Una valchiria bionda avvinghiata che mi penetrava

 

L’esame di analisi alla facoltà di economia e commercio era da sempre considerato lo spauracchio per tutti o quasi gli studenti del nostro corso, a causa sopratutto della presenza della professoressa Martelli, una fissata, rigida e poco disposta a concedere attenuanti a studenti di economia che non avevano certo la necessità di questa materia di studio, del tutto complementare alla nostra formazione.
Dopo 3 anni di studi ed esami, mancava giusto questo esame per concludere il primo livello di laurea e così, mi misi d’accordo con Alessandro il mio compagno di università per preparare l’esame della sessione di settembre e vederci quasi tutti i pomeriggi di agosto per concludere la nostra preparazione.

Un angelo biondo alto e sensuale…

Alessandro, un ragazzo snello, con una carnagione chiara e quei tratti quasi femminili avrebbe potuto fare il modello e sfilare nelle passerelle.
Le sue gambe lunghe e le mani perfette, gli donavano una grazia che era invidiata sopratutto dalle nostre amiche comuni.
Per chi osasse pensare che fosse gay o bisex, allora, sarebbe rimasto stupito dal successo che aveva con le ragazze ma anche le donne mature che spesso lo cercavano con stratagemmi di ogni tipo.

Quel pomeriggio di agosto dedicato allo studio faceva veramente caldo.
Da settimane, la calura non abbandonava la città e diventava anche difficile riuscire a concentrarsi sugli studi.
Tutte le scuse erano buone per prendersi una pausa, per distrarsi, per riprendersi da quella cappa di caldo umido che faceva girare la testa.
A metà di quel pomeriggio, rendendoci conto che la concentrazione calava, ci prendemmo una pausa.
Del resto, era chiaro da un po che nessuno dei due riusciva a stare concentrato sulla materia di studio.
Non so come, forse Alex, dopo aver servito una bibita fredda, mi propose di dare un’occhiata ad un suo book fotografico salvato all’interno del suo portatile.
Il suo tono era quasi ambiguo… una sorta di sorrisino quasi invisibile era comparso fra le sue labbra.
Lasciava certamente capire che le foto non erano quelle solo del suo cane o della moto che da un anno aveva comprato.

Incontri trans ad agosto.

In effetti, dopo aver scorso le prime decine di foto, alcune delle quali in compagnia di ragazze in situazioni cosiddette ordinarie, iniziavano a comparire immagini di sesso fra lui ed una paio di donne.
Una addirittura, avrà avuto il doppio dei suoi anni.
Alessandro nudo aveva un fisico eccezionale, due glutei fantastici, migliori della maggior parte delle donne che conoscevo ed un membro di tutto rispetto.
Mano a mano che le immagini scorrevano, io ero sempre più eccitato e complice anche il caldo, sudavo sempre di più.
Anche Alex percepiva il mio stato e la sua voce nel descrivere le immagini diventava sempre più morbida e sensuale, rallentando il ritmo e quasi percepivo il calore del suo corpo.
Mi sentivo quasi a disagio nel provare una sensazione del tutto nuova, mai percepita sin d’ora.
Ad un certo punto, si passò ad un’altra serie di immagini.
Si, era sempre lui…non ci potevo credere, in abiti femminili, tacco 12, abitino bianco, parrucca e trucco…
Ero eccitatissimo e cominciai immediatamente ad avere un’erezione incontrollata.
Anche Alex si accorse di questo,non so come.
Forse la mia voce era tremante, forse il mio sguardo…
Fu a questo punto che mi Alex suggerì di andare a farmi una doccia mentre lui sarebbe andato a preparare due caffè per alzare il livello di tensione di quel caldo pomeriggio.
Mi buttai sotto la doccia ma l’erezione non smetteva e non riuscivo neppure un secondo a levarmi dalla testa l’immagine di quell’angelo biondo, quella gnocca alta su quei trampoli con quel visino eccitantissimo.
Decisi di uscire dalla doccia e mentre cercavo un asciugamano mi trovai quell’angelo sui tacchi come nella foto, in abitino sensuale e femminile bianco di fronte a me che mi porgeva l’asciugamano.
Ero scioccato, il mio pene raggiunse la massima erezione e puntava verso di lui.
Lei/lui mi avvolse e mi asciugò e mi accompagno sino al letto dove continuando ad asciugarmi si chinò sul mio pene e cominciò a succhiarmelo.
Arrivai in meno di un minuto nella sua bocca.
A questo punto, la valchiria bionda cominciò a leccarmi il buco del culo e dopo 3 minuti di continuo ammorbidimento, iniziò ad allargarlo.
Non so come(ero in uno stato di totale eccitazione) mi ritrovai inginocchiato con lei/lui che mi possedeva con forza e passione.
Mi lasciai trasportare senza fare nulla.
Ero come in trans incapace di parlare e di prendere decisioni ma felice.

I pomeriggi di agosto successivi non furono più la solita cosa dopo quel giorno.
Ah… l’esame, certo, andò tutto bene.

Lo voglio anch’io

Gabriella quel giorno si sentiva strana, aveva voglia di qualcosa ma non sapeva bene cosa.
Certo il fatto di dover andare a vedere la partita di suo fratello non è che la entusiasmasse più di tanto, ma volente o nolente glielo aveva promesso.
Oltretutto non si prospettava neanche una bella partita in quanto la squadra avversaria era proprio scarsa, ultima in classifica ancora senza vittorie.
La partita naturalmente andò secondo le previsioni, vittoria schiacciante.
Ma tra gli avversari c’era stato un ragazzo che quantunque l’esito fosse ormai scontato si era dannato l’anima per cercare di svegliare dal torpore i compagni di squadra, era alto, certamente più alto di lei, e l’aspetto deponeva certamente a suo favore.
Gabriella rimase colpita non solo dal suo aspetto fisico ma soprattutto dalla grinta dimostrata in campo e chiedendo informazioni in giro venne a sapere che si chiamava Claudio, e aveva vent’anni, tre più di lei.

Non era come i suoi clienti, sulla 40enni (Gabriella ha un profilo su Escort Padova) … era giovane e con un corpo scolpito …
Senza che neanche lei sapesse il perché decise che lo doveva conoscere, e con la scusa di aspettare suo fratello all’uscita degli spogliatoi, attendeva l’occasione giusta per potergli parlare.
E l’occasione gli si presentò su un cuscino di broccato, infatti suo fratello uscì dallo spogliatoio parlando proprio con Claudio.
Lei, com’era solita fare, s’intromise nel discorso e riuscì a catturare del tutto l’attenzione del ragazzo.
Riuscì a far passare per un’idea di suo fratello l’invito ad andare a bere una bibita a casa loro, tanto lei sapeva che il suo fratellone sarebbe dovuto uscire subito, aveva giusto il tempo per cambiarsi.
Erano seduti in cucina, lui con una Coca in mano e lei per dimostrarsi più grande della sua età con una birra.
L’approccio di Gabriella non fu certo dei migliori ma Claudio capì subito cosa voleva da lui quella ragazzina e non la fece attendere troppo.
Dopo un po’ infatti, le si avvicinò, la prese per la vita e dopo averla attirata a se la baciò sulle labbra.
Gabriella rimase un attimo disorientata da quel bacio ma poi prese a partecipare anche lei e infilò la lingua tra le labbra di Claudio.
La mano di lui le si infilò sotto la magliettina sino ad arrivare al seno che cominciò subito a palpare con un certo gusto.
Gabriella si lasciò andare tra le sue braccia, e mentre la sua manina si avvicinava alla patta dei pantaloni di Claudio, lui le sfilò la maglietta.
Le sue tette non erano grandi ma Claudio non ci fece nemmeno caso, per lui era più importante toccarle, le dimensioni non gli interessavano più di tanto.
Gabriella però non era soddisfatta, infatti allontanò la testa di Claudio e con voce rotta gli disse di leccargliele.
Lui non se lo fece ripetere due volte e con molta calma prese a leccarla, prima un seno poi l’altro, alternandosi tra i due capezzoli che nel frattempo erano diventati di pietra.
Ma la troietta ne voleva di più, si avvinghiò con le gambe a lui e lo fece andare in salotto, lì cominciò prima a togliergli la camicia e, mentre lui continuava da solo lei si stese sul tappeto chiamandolo a se, lui però si sedette su una poltrona perché, disse, si voleva godere lo spettacolo.
Gabriella allora, si sollevò leggermente da terra e si sfilò i jeans, rimanendo con le sole mutandine rosa.
I suoi occhi brillavano per l’eccitazione, tutto il suo corpo era un fremito, voleva che Claudio la penetrasse in quel momento, lo voleva più di ogni altra cosa al mondo.
Claudio in piedi su di lei, la guardava mentre languidamente distesa sul tappeto, gli si offriva.
Ma non aveva intenzione di approfittarne subito, la voleva tenere un po’ sulla corda.
Stava per sfilarsi anche le mutandine ma lui la fermò.
Anche Claudio era nudo quando si inginocchiò su Gabriella poggiando il suo membro tra i suoi seni.
Poi le prese i capezzoli tra le dita e cominciò a stringerli, Gabriella sentì dolore e per non dargliela vinta non disse niente, ma dai suoi occhi sgorgarono due lacrimoni.
Claudio gli vide e desiderò ardentemente penetrare quel corpo giovane e pieno di vita, desideroso di dare e ricevere piacere.
Invece si alzò da lei e la fece girare, poi la fece mettere carponi e le si piazzò dietro. Il respiro di Gabriella si faceva sempre più affannoso, voleva girarsi per guardare cosa faceva lui, ma non ne aveva il coraggio.
Le dita di Claudio cominciarono a carezzarla prima leggere e poi sempre più insistenti, la fece girare di nuovo, negli occhi di Gabriella si leggeva solo la voglia di essere penetrata, di sentire quel cazzo duro dentro di se; Claudio le sfilò le mutandine rosa e le fece allargare le gambe, le appoggiò la mano destra sul monte di Venere avendo l’accortezza di infilarle il medio nella fessura, lei ebbe un sussulto e Claudio ritirò svelto la mano.
Gabriella non ce la faceva più, non capiva più niente, lo voleva dentro in quel preciso momento, più Claudio la toccava, più in lei saliva la curva dell’orgasmo; la voglia la consumava dall’interno, era disperata, voleva che lui la facesse godere.
Claudio allora si sistemò sopra di lei, la punta del pene era appena sopra la sua fessura, poi all’improvviso si lasciò cadere schiacciandola col proprio peso, a Gabriella sfuggì tutta l’aria dai polmoni mentre lui la scopava.
Il corpo di lei si muoveva all’unisono con quello di Claudio. Gemiti le sfuggivano dalla gola, mai in vita sua aveva goduto tanto come in quel momento.
Il peso di lui la schiacciava sul tappeto, ma Gabriella quasi non se ne accorgeva, tutta la sua attenzione era rivolta a quel pene che, duro come la roccia, si muoveva dentro di se facendola godere.
Gabriella sperava che quel momento non avesse mai fine, voleva che tutto ciò che stava avvenendo tra le sue gambe continuasse all’infinito.
La bocca di Claudio si unì alla sua carica di passione.
Gabriella non voleva che finisse tutto e tentò di usare i muscoli interni per bloccarlo, ma lui era troppo forte e continuò a muoversi dentro di lei facendola sentire al settimo cielo.
Gabriella gli strinse le gambe attorno ai fianchi inarcando la schiena, ormai il suo corpo era tutt’uno con quello di Claudio.
Non sapeva se fosse riuscita a resistere ancora a lungo, il piacere era troppo intenso, lo voleva adesso e Claudio parve leggerle nella mente perché subito venne ad ondate dentro di lei!
Ma lui non era ancora soddisfatto, si inginocchiò a fianco a Gabriella e le mise una mano sotto la testa e poi con molta calma la invitò a ripulirgli il cazzo.
Gabriella rimase interdetta, proprio non se l’aspettava, ma non se lo fece ripetere due volte, e sebbene per lei fosse un’esperienza nuova cominciò a leccarglielo con colpetti veloci di lingua.
Ma a Claudio così non andava affatto bene e approfittando di un attimo che il glande era vicino alle labbra di Gabriella le spinse la testa e glielo affondò in gola.
Lei sentendosi quel grosso corpo estraneo in gola ebbe un conato di vomito ma la voce autoritaria di Claudio glielo bloccò.
Claudio si stava eccitando di nuovo sia alla vista dello sguardo supplicante di Gabriella, sia al contatto delle labbra di lei con i suoi peli, e piano piano cominciò a chiavarle la bocca.
E quando lui venne di nuovo nella sua bocca, Gabriella per evitare di soffocare non poté far altro che ingoiare tutto lo sperma che, come un fiume in piena, lui le stava riversando in gola.

Roberto, lo schiavo di Sandra al telefono erotico

Per gentile concessione di Roberto (nome di fantasia) vi proponiamo una testimonianza davvero interessante, un racconto che mette a nudo il suo approccio con il vasto e piccante mondo delle linee erotiche.

“Sono Roberto, un ragazzo sulla trentina nato e cresciuto nella periferia di Roma. Ho sempre nutrito una grande passione nei confronti del sesso, anche se ad essere sincero il mio aspetto più perverso mi ha più e più volte trascinato su fronti davvero poco tradizionali! Per dirla in parole povere, sono sempre stato un grande amante del sesso vissuto in maniera passiva, ed è per questo che nutrivo e nutro tuttora molta curiosità verso rapporti dove io figuro come la “vittima” di una donna matura: preferisco femmine stagionate perché dalla loro hanno una miriade di esperienze e di conoscenze che sanno bene come sfruttare per intensificare i rapporti sessuali o che, ancor meglio, sanno dirottare ottimamente a che diventino un’arma per schiavizzare i ragazzi che gli capitano sotto tiro. Le donne mature hanno un loro perché, un fascino particolare, una marcia in più rispetto alle ragazze della mia età.

E proprio grazie al telefono erotico ho avuto l’occasione di diventarlo io, uno di quegli schiavi: una notte di marzo ho deciso di chiamare un numero erotico 899 a basso costo con l’obiettivo di farmi passare una donna matura. Volevo mettermi in contatto con una signora che sapesse eccitarmi, che fosse disposta ad avere un rapporto a distanza con me e a dispensare consigli su come rendermi ancor più attraente agli occhi delle sue coetanee.

Lei aveva poco più di 50 anni e disse di chiamarsi Sandra. Mi raccontava di essere una donna molto provocante (almeno in quanto a tono di voce posso confermare fosse davvero così!), di essere bionda, con una quinta di seno e con qualche ritocchino portato a termine qua e la giusto per rafforzare un’autostima personale già piuttosto spiccata di suo. La telefonista ha così cominciato a chiedermi chi fossi, cosa facessi nella vita, quali fossero i miei interessi e soprattutto di spiegarle le ragioni per le quali nutrissi tanto interesse nei confronti delle donne come lei. Dopo una breve conversazione iniziale la situazione ha via via iniziato a spingersi oltre, tanto è vero che pochi minuti dopo mi sono ritrovato estremamente eccitato e con una gran voglia di proseguire quella meravigliosa avventura a distanza! Anche Sandra cominciava a toccarsi ed io pure.

Ha iniziato a provocarmi con alcune parole mirate, chiedendomi cosa le avrei fatto se mai avessi avuto modo di poterla toccare, anche se il vero apice è stato quando è toccato lei dirmi cosa avrebbe combinato a me nell’ipotesi in cui ci fossimo ritrovati faccia a faccia: impazzivo dalla voglia di provare tutti quei giochi che diceva di voler fare, ed il fatto di esserci conosciuti in un ambiente del tutto virtuale e di non poterla toccare fisicamente mi eccitava ancora di più. La distanza diventava un ulteriore motivo di estasi, anziché figurare come ostacolo.

La conversazione è durata circa un’oretta, al termine della quale ho raggiunto un piacere tanto intenso e appagante da voler riprovare l’esperimento più e più volte nelle settimane a venire! Chi vuol provare qualcosa di nuovo e di realmente piccante dia retta me: chiami un telefono erotico e non se ne pentirà affatto!”

Ecco il sito che Roberto visita abitualmente, alla ricerca di abili centraliniste erotiche, tra cui certamente spicca la Sandra protagonista della storia:

http://www.sandra899.it/

Bermuda

 


Erano arrivati in aereo il giorno prima, faceva molto caldo nonostante fosse autunno inoltrato e sicuramente sarebbe stato possibile fare il bagno ancora per qualche settimana.
All’aeroporto Marco e Licia erano stati accolti da Stefania e Fabio due amici di Licia che si erano trasferiti in quelle isole del sud per motivi di lavoro.
Marco era ormai un medico affermato, Licia dopo l’università aveva fondato una compagnia di import export per il sud America e aveva guadagnato un sacco di soldi.
Erano una coppia molto felice ed affiatata, lavoravano nello stesso campo di Licia, erano i responsabili dell’agenzia di viaggio più importante di Hamilton.
Lei aveva 26 anni, non molto alta, magra e con i capelli lunghi di color rosso, lui invece era alto, muscoloso e con i capelli biondi.
Dopo i soliti saluti e convenevoli li accompagnarono a casa loro, una bella villa in riva al mare, completamente immersa nella ricca vegetazione locale e lontana da tutte le altre case . Marco e Licia erano stanchi e prima di fare un giro dell’isola preferirono riposare un po’ nella loro stanza.
Marco si spogliò prima di sua moglie e sdraiatosi sul letto si mise a guardarla mentre faceva la stessa cosa.
Lei cominciò con il togliersi le scomode scarpe nere con il tacco, quindi slacciò la gonna attillata scoprendo due magnifiche gambe inguainate in collant bianchi molto provocanti.
Licia sapeva di avere addosso lo sguardo attento ed eccitato di Fabio, per questo fece tutti i movimenti in modo molto lento cercando di attrarre la attenzione di lui sulle parti più rotonde e sexy del suo meraviglioso corpo.
Quindi si mise seduta tutta nuda su una sedia aspettando che lui facesse la prima mossa. Marco si abbassò gli slip, mise le mani sul pene e muovendo su e giù in modo regolare lo inturgidì per bene, quindi si alzò e si avvicinò a lei glielo strusciò sulla pelle, prese la sua testa tra le mani e glielo mise in bocca.
Subito si sentì scossa da un brivido, sentiva quel cazzo caldo che scivolava tra le labbra, sentiva che la sua saliva prendeva un sapore diverso, dolciastro, un sapore che conosceva bene, che aveva assaggiato tante volte.
La sua lingua seguiva la curva del glande, quindi scendeva lungo il corpo sino ad arrivare alle palle che poi prendeva in bocca fingendo di morsicarle. Amava il suo uomo, lo aveva sempre amato, non lo avrebbe mai tradito, anche se in passato per una volta sola non era riuscita a trattenersi.
Mentre continuava a leccare il cazzo, si mise a ricordare cosa era successo.
Aveva forse 20 anni ed era al mare con delle amiche; una sera, erano uscite per mangiare una pizza e poco prima di ritornare in campeggio lei e la sua amica Loredana erano state avvicinate da due ragazzi molto belli, di origine tedesca, che volevano portarle a ballare.
Lei non voleva, ma Loredana aveva insistito tanto che alla fine aveva ceduto. I due erano simpatici e avevano dei modi galanti, le avevano fatte ballare per tutta la sera, cosa cui lei non era abituata, e alla fine, forse per il troppo bere, aveva acconsentito ad andare con uno dei due a passeggiare sulla spiaggia.
Mentre lei parlava dei suoi studi, si era accorta che l’atmosfera intorno a loro due stava cambiando; si sentiva strana, tesa, la testa le girava un po’ e quasi per gioco, senza realmente volerlo, le sue mani si erano abbassate ed erano andate appoggiarsi sulla patta di Karl.
Non avrebbe voluto farlo, ma ormai non riusciva a staccare le mani dal quel gonfiore che pian piano andava aumentando di dimensioni.
Sentì un brivido intenso e incontenibile in mezzo alle gambe, delle gocce, non so se di sudore o di eccitazione, le scesero lungo le cosce.
Non osava muoversi, dentro di se pregava che fosse lui a respingerla e a riportarla a casa o a fare la seconda mossa; e infatti Karl liberò dai pantaloncini corti il cazzo e glielo mise tra le mani.
Era un cazzo grosso, non più di quello del suo ragazzo, ma diverso; era la prima volta che ne toccava un altro e si sentiva un po’ a disagio.
Non ricordava bene cosa era successo in seguito se non che lui l’aveva stesa sulla sabbia, le aveva slacciato il body, aperto molto delicatamente la figa e infilato il pene tra le piccole labbra.
Mentre lui si muoveva affannosamente sopra di lei, Licia aveva la mente occupata da tanti pensieri; le piaceva quel ragazzo, le piaceva avere il suo cazzo dentro, le piaceva essere in un luogo pubblico con le gambe aperte all’inverosimile e le piaceva pensare che da li non molto lui le sarebbe venuto addosso e anche lei avrebbe goduto.
E infatti quando il ragazzo le spruzzò il suo seme tra le gambe, sentendo gli
schizzi che le colpivano le pareti della vagina Licia non poté che urlare dal piacere.
Si risvegliò da quel sogno, durato appena un attimo, quando Marco cominciò a passare la lingua tra le sue gambe.
Era molto bravo in quella tecnica, e in quel frangente il presente la eccitava più dei ricordi, per questo smise di pensare e si concentrò solo sulla lingua di suo marito che le frullava il clitoride.
Quella sera stessa, i loro amici li portarono in giro per la città; era un posto pieno di luci e la gente ballava per le strade; la temperatura non era molto alta e Licia aveva indossato un abito corto e stretto di colore rosso, con sotto delle autoreggenti sexy color carne; mentre camminava al fianco dei suoi amici, Licia non poté fare a meno di notare gli sguardi pieni di desiderio che le lanciavano gli uomini del posto; forse, pensò, si era vestita in modo un po’ troppo conturbante, comunque non la offendevano, non erano volgari, ed essere guardata non è che le dispiacesse molto.
Entrarono in un locale moderno, con delle luci al neon dappertutto e una musica tipica che si diffondeva in ogni angolo; bevvero tutti qualcosa di forte, e parlarono per quasi due ore.
Poi ad un certo punto Stefania che era andata alla toilette per sistemarsi un po’ sembrava non dovesse più ritornare al tavolino.
Licia si alzò per andare a vedere se le era successo qualcosa .
Si ritrovò in un corridoio, il posto era molto buio ed umido, non le piaceva essere lì da sola.
Arrivata in bagno poi non aveva trovato Stefania ma, mentre si apprestava a tornare da Marco, sentì delle voci provenire da una porta semichiusa; le era sembrato di udire la voce di Stefania e in effetti quando sbirciò dalla porta la vide.
Dentro c’era un salottino con due divani, e sopra uno di questi era sdraiata Stefania, per terra c’erano le sue scarpe e i collant; aveva un cazzo dentro la fica e un cazzo in bocca, due uomini di colore la stavano sbattendo e non sembrava che le dispiacesse.
Come faceva a fare ciò che stava facendo con suo marito di là che la aspettava?
Licia stava pensando a questo quando improvvisamente sentì delle mani che da dietro le stringevano le natiche e qualcosa di duro le premeva sullo spacco.
Si girò di scatto e si trovò di fronte un negro con un cazzo equino tra le gambe.
Non aveva mai visto un uccello così grande e rimase disorientata.
Il negro approfittò di quell’attimo di confusione mentale, la prese per i fianchi, le tirò fuori le tette e la spinse sul divano libero.
Stefania, sull’altro divano continuava a mugolare e a godere come non mai; guardò in faccia Licia che sembrava un po’ sconcertata e le fece un gesto d’intesa.
In un primo momento Licia avrebbe voluto urlare e scappare via, nessuno la tratteneva, ma la vista della sua amica e di quel cazzo enorme, nero, del colore dell’ebano, l’avevano eccitata moltissimo.
Senza provare sensi di colpa si lasciò sfilare le mutandine e toccare in mezzo alle gambe; era già tutta bagnata e desiderava solo di essere penetrata: chissà che sensazioni avrebbe provato di li a poco nell’avere dentro di se quel cazzo enorme?
Mentre il negro si posizionava bene per poterla sbattere, con la coda dell’occhio vide che uno dei due uomini che si stavano scopando la sua amica, si era staccato da Stefania e con il cazzo ancora duro le si stava avvicinando. In un attimo se lo ritrovò in bocca e cominciò a succhiare con trasporto.
L’altro, che nel frattempo si era posizionato tra le sue gambe aperte le appoggiò il pene gigantesco all’imboccatura della fica e dette un poderoso colpo di reni che la fece rimanere senza fiato.
L’uomo spingeva come un forsennato, non le dava tregua, Licia non faceva in tempo a riprendersi da un affondo che già un altro stava per cominciare.
La fica le faceva male da morire, non era mai stata dilatata così tanto, ma il dolore era misto a piacere e per nulla al mondo ci avrebbe rinunciato. Avrebbe voluto che Marco fosse lì a guardarla mentre quel cazzo enorme le sfondava la fica.
Questo pensiero la fece godere più di una volta in pochissimi minuti.
Non lo aveva mai fatto con due uomini, sentiva una strana sensazione di continuità, come se il suo corpo fosse un ponte di collegamento tra due sponde, da una parte entrava e dall’altra usciva, sembravano uno solo, si confondevano in un’unica meravigliosa immagine di bellezza.
Aveva perso il conto di quante volte era venuta, aveva coscienza solo del cazzo che aveva in bocca, del cazzo che aveva nella fica e della sue bellissime gambe coperte dalle calze soffici sollevate verso il soffitto.
Tutto finì in pochi attimi; sentì delle urla e delle parole in una lingua straniera che non riuscì a decifrare, poi vide arrivarsi addosso un’ondata di sborra che le ricoprì i capelli, gli occhi e le guance.
Anche l’uomo che la stava scopando era sul punto di venire, infatti ad un certo punto smise di penetrarla avvicinandole il cazzo alla bocca.
Visto da così vicino faceva ancora più paura, non riusciva neppure ad imboccare la cappella, con la lingua cercava di stuzzicarne la punta mentre con le due mani cercava di farlo godere.
Il primo e il secondo schizzo le arrivarono direttamente in gola, era così tanta da impedirle di respirare e non poté far altro che deglutire, gli altri schizzi invece le andarono ad inzaccherare i capelli ed il seno.
Sembrava ricoperta di panna montata, si sentiva sazia e sfinita.
Quando si furono lavate e sistemate, le due amiche senza dover dire niente, si misero d’accordo di non dire nulla e ritornarono dai loro mariti.
Licia faceva fatica a camminare, le faceva male il bacino e sentiva la fica tutta arrossata; non riusciva a capire come avesse potuto comportarsi così, tutto sino a quel momento era andato perfettamente tra loro due ma solo a pensare alla situazione in cui si era trovata la faceva tremare tutta dal godimento, lo avrebbe rifatto subito anche in mezzo alla strada.
Il giorno dopo si alzarono tutti molto presto e andarono sulla spiaggia; la giornata prima sembrava un sogno irreale forse un’idea da dimenticare.
Poche barche a vela approfittavano della brezza mattutina per fare una puntata al largo, alcuni pescatori invece lanciavano le canne dal pontile di legno del vecchio porto.
Licia aveva indosso una tuta bianca, molto attillata ed i capelli raccolti in due lunghi codini che le ricadevano sulle spalle, Marco invece portava dei pantaloncini corti con immagini tipiche della flora locale.
Fabio e Stefania li portarono in una piccola baia isolata, in cui le donne, dicevano, avrebbero potuto prendere il sole senza essere disturbate da nessuno.
Arrivati sul posto, dopo un’oretta di corsa le due ragazze si misero in costume e si sdraiarono sugli asciugamani, mentre i due uomini si divertivano a nuotare non lontano dalla riva. Continua a leggere Bermuda

Da RaccontiEros.it, Racconto: Bermuda

Con il prete nel confessionale

Sono un donna giovane di 28 anni, carina con un bel corpo e vi racconto una storia che mi e’ accaduta veramente. Da pochi anni mi ero laureata e da un po’ che frequentavo la chiesa xche’ mi faceva sentire meglio e da li conobbi un prete , un uomo di 55 anni non molto alto di corporatura media ma molto consistente. All’inizio quando lo conobbi provavo inquietudine ma poi incominciare a sentire qualcosa di diverso e forte verso di lui specialmente quando mi fissava con quei occhi profondo , ogni volta che entravo in chiesa. Volevo capire meglio cosa era questa cosa che sentivo e cosi’ un giorno me lo feci presentare da vicino da una donna piu’ grande di me che frequentava anche lei la chiesa, da vicno era molto gentile e aveva una voce piu’ dolce a differenza di quando svolgeva le messe,Cosi’ entrai nelle sue simpatie e incomiciammo a sentirci per telefono e durante le confessioni incominciai a capire che il mio corpo sentiva qualche forte atttrazione improvvisa verso di lui. Ma lui non si tiro’ indietro anzi quando percepi’ questa situazione in me mi invito’ ad un incontro piu’ privato e io accettai All’inizio pensavo che lui scherzasse quando mi aveva detto di recarmi per il nostro incontro. Ma il suo tono di voce, dall’altra parte della cornetta, era assolutamente serio, e sapevo che era già abbastanza eccitato e pieno di aspettativa .Arrivo’ il giorno dell’ incontro e quando arrivai in chiesa il suono dei miei tacchi sul pavimento

si amplificava, riecheggiava, disperdendosi tutt’intorno.
Sedute alla prima panca davanti all’altare stavano due vecchine piegate
su di loro, bisbigliando preghiere con in mano il rosario.
Le vetrare colorate, sulle quali erano ritratti in stile gotico la
Santa Trinità, più numerosi martiri e santi, venivano
colpite dalla luce del sole, che proiettava arcobaleni sfocati sulle
piastrelle.
C’era un clima di pace e serenità. E io mi sentivo così
fuori posto lì dentro, così blasfema. Stavo facendo
entrare il peccato nella casa del Signore.
ammettere alcuna replica. Nè io feci molto per oppormi.
Io rappresentavo la lussuria, lì dentro. In tutta la sua
magnificenza. Lì dove si predicavano la castità, il
matrimonio, la fede e la purezza del corpo e della mente, io varcavo la
soglia vestita dei più sporchi pensieri, di tentazione, di
desideri peccaminosi.
Il cappotto invernale mi copriva del tutto e il collo era protetto
dalla sciarpa. Lui aveva pensato ad un preciso abbigliamento,pudica e semplice.
Percorrevo la navata in silenzio come lui mi avevo detto di fare, guardando il Cristo in Croce, fatto in legno, in alto sopra l’altare.
Mi guardai intorno. Non c’era traccia di lui. Sapevo che era da qualche
parte,
Mi diressi al confessionale e mi ci chiusi dentro.
Dall’altra parte non c’era nessuno, silenzio assoluto.
Il cuore mi martellava in petto ed ero scossa da tremiti per tutto il
corpo, non tanto per il freddo, quanto per l’agitazione. Ero in preda
all’ansia ,secondo la mia visione e l’interpretazione,  era un uomo molto esigente quando si trattava di mettere in pratica i suoi sogni erotici. Doveva essere
tutto come aveva pianificato, la voce i discorsi per cell facevano capire molto.
A un tratto sentii il rumore distinto della porta al di là del
divisorio che si apriva. Un’ombra passò davanti alla grata.
Qualcuno si sedette e chiuse accuratamente la porta.
– Tu non devi ascoltarmi, capito? – si limitò a dirmi, deciso.
Io assentii con la testa, trattenendo il fiato.
– Devi solo fare tutto quello che ti dico.
Feci di nuovo cenno di sì. Dalla mia bocca uscivano piccole nuvolette
di vapore condensato. Osavo a stento respirare, tanto ero nervosa.
Lui emise un sospiro di compiacimento.
– Bellissima sei lo sai , noto in te qualcosa di nascosto ma bello e voglio capirti affondo e mi chiese se avevo mai pensato a lui in questi mesi e io rimasi perplessa in quel momento ma era la verita’ e gli dissi di si..

-Ora apri molto lentamente il cappotto, ma tienilo addosso.
Io portai le mani coperte da un paio di guanti leggerissimi di pizzo al
primo bottone e, con un colpo deciso ma lento, lo sfilai dall’asola.
Accarezzai il tessuto pesante del cappotto, mentre mi accngevo ad
aprire anche il secondo. Feci lo stesso con il terzo ed il quarto. Poi,
con fare seducente, scostai i lembi del cappotto, in modo che potesse
vedere il mio corpo.
Lui ammirò il mio abbigliamento. Portavo dei jeans aderenti con un maglioncino aderente di color rosa, sotto un bel reggiseno nero un po’ trasparente e perizoma.
Il suo respiro si era fatto affannoso, e a volte rantolava. Stava perdendo la testa.
– Brava. Sei stata proprio brava. Sei proprio come ti volevo. –
sussurrò. Poi si alzo’ ,si avvicino’, mi accarezzo’ i cappelli e le tempie mettendosi dietro di me mentre ero seduta e li mi  passo una mano sopra la tua
testa e piano piano scese sul collo, accarezzando la  mia pelle tenera e morbida, sussurandomi: cosa senti ??? e io risposi : padre sento un calore e rilassamento , cosi’ lui mi alzo’ le braccia e con un movimento lento e piacevole mi alzo’ il maglioncino facedomi rimanere solo col reggiseno . La mia eccitazione era evidente tanto che si notavano i capezzoli ingrossati nel reggiseno trasparente, incomincio’ a toccarmi sui fianchi ,la vagina pulsare per l’eccitazione e
presto sentii la vischiosità dei miei umori bagnarmi il perizoma e tutta la
zona del perineo. Colavano, tanto ero eccitata.
– Ora  alzati e mettiti in posizione frontale verso di me e girati, allarga le gambe e  appoggia le mani sulla sedia , cosi’ feci e cosi’ facendo mi sbottono’ i jeans che portavo e con molta destrezza li abbasso e rimasi per in quella posizione mostrando tutto il culo.L’ambiente era
stretto, e la posizione era molto scomoda. Ma l’idea che la mia
fighetta fradicia e  il mio culetto fossero totalmente esposti
alla sua vista mi faceva bagnare copiosamente. Lui se ne accorse e
ghignò.
– Sei proprio una troietta, una cagna vogliosa. Vorresti farti scopare
tutta, non è vero? Vorresti farti montare dal mio cazzo duro,
dillo.
Io esitai, non sapendo se volesse davvero che parlassi o voleva solo insultarmi..
– Dillo – mi ordinò, sibilando.
– Sì, è vero, vorrei farmi montare dal tuo cazzo – esclamai, vogliosa.
– Ti piace, vero, lo vorresti spompinare?
Io annuii.
– Sì, sì, lo vorrei spompinare.
Sentivo il rumore della sua mano che stava masturbando il suo attributo.
– Avanti, dimmi che cosa vorresti fare con il mio cazzo in bocca, descrivimelo. Parla, puttanella.
Il mio respiro era ansante e irregolare. Mi stavo eccitando da morire.
– Vorrei prenderlo in bocca, spingerlo fino alla gola. Leccarlo tutto e
succhiarlo. Vorrei passare la lingua sulla punta del tuo cazzo,
baciarla e stuzzicare la cappella. Vorrei sentirlo riempirmi tutta la
bocca con il suo spessore, sentirlo tutto per intero. Prenderlo in
mano e leccare le palle gonfie e calde.
La sua mano si agitava sempre di più sul suo membro, tra poco sarebbe venuto.
quando si avvicino’ da dietro mi fece alzare e mi incomincio’ a toccarmi sul collo e a baciarmi sul collo e contemporaneamente e leccarli , poi mi tolse il reggiseno e mi fece girare e baciandomi il collo e scendendo sul petto e sui seni , mi piaceva un sacco era dolce ma sentivo che poteva essere anche molto violento..
Avevo i seni gonfi e alti per l’eccitazione e non riuscivo piu’ a controllarmi, lui li stringeva e li sollevava.,mi dovetti mordere la lingua per non cedere
all’impulso di urlare.
In quel momento lui mi disse. Adesso chiudi
il cappotto, esci ed entra qui dove sono io.
Io non me lo feci ripetere due volte.
Mi chiusi stretto, stretto il giubbotto addosso e lo raggiunsi. Le
vecchiette erano sparite, eravamo da soli, ora. Meglio ancora.
Aprii la porta e lo vidi. Si era spogliato del tutto, i vestiti gettati
a terra e il suo enorme cazzo svettante in mano. Avrei voluto farmi
scopare subito.
Lui però aveva ben altro in mente. Chiusi la porta per bene. Continua a leggere Con il prete nel confessionale

Racconto di un pescatore


Giorgio come tutte le domeniche si trovava su una riva di un famoso
fiume della pianura padana.
Il sole stava salendo e lui ormai aveva finito di pescare.
Si mosse con la barca verso l’insenatura che lui ed altri usavano come porticciolo, e noto’ subito che
qualcosa non andava per il verso giusto.
Vide un automobile di grossa cilindrata parcheggiata di fronte al capanno dove metteva a dimora gli
attrezzi e sentiva le urla di un uomo.
Attracco’ cercando di fare meno rumore possibile, scese e si nascose dietro il suo capanno cercando
di guardare da una finestra laterale cose stesse succedendo.
Rimase a bocca aperta nel vedere la scena che si svolgeva nel suo capanno.
Due energumeni vigilavano sulla porta mentre un terzo aiutava una elegantissima donna a
sodomizzare un uomo dall’apparenza insignificante, anche perché’ era nudo e riverso su un lettino e
di piu’ non si riusciva a capire.
Evidentemente era una specie di regolamento di conti che avevano pensato di regolare in un luogo
fuori da occhi indiscreti come quei capanni potevano sembrare a prima vista.
La donna dava ordini e l’energumeno eseguiva.
Il poveretto legato, urlava e supplicava pietà, mentre l’uomo alto circa 2 metri e una vita passata in
palestra gli infliggeva senza battere ciglio le varie punizioni.
La situazione non era del tutto chiara quando dopo pochi minuti, la donna inizio’ a spogliarsi.
Giorgio capì che forse non era un semplice regolamento di conti ma una pratica sessuale di quelle
strane che i ricchi si permettono e si organizzano perché annoiati e senza stimoli.
Nel pensare questo urto’ un attrezzo e fu scoperto.
Fu subito preso e portato in malo modo dentro al capanno.
La donna lo guardava con aria di sfida e mentre lui cercava di spiegare che quello era il suo
capanno lei continuava imperterrita a spogliarsi.
Rimase nuda, completamente nuda, e finalmente gli rivolse la parola.
” e cosi’ sei tu il proprietario di questo letamaio …. Bene per ricompensarti dell’utilizzo che ne
stiamo facendo ti onorero’ con le mie attenzioni sempre che tu non intenda invece essere PAGATO
dai miei ragazzi.”
Giorgio capi’ al volo e rispose che preferiva avere a che fare con lei, e che lui non avrebbe mai detto
nulla a nessuno e anzi se volevano potevano tornare li anche altre volte e lui non avrebbe più
disturbato.
La donna diede ordine ai ragazzi di spogliarlo.
I due giganti eseguirono l’ordine con estrema perizia e delicatezza, Giorgio aveva 23 anni alto 1,75
fisico normale, ma non certo atletico.
Giorgio chiese chi era l’uomo riverso sulla sua branda e la donna gli rispose con una sonora risata
che l’essere era il suo servo – marito.
La donna si avvicino’ a Giorgio, lo annuso’ a distanza e quindi lo tocco, prima sul petto poi scese e
senza tanti giri gli prese in mano il cazzo, aveva un colore scuro e un odore pungente, era sudaticcio
e dava l’impressione di essere molto poco pulito.
La donna lo palpo’ una o due volte e poi si annuso’ le mani e disse:
“Ci si lava poco da queste parti eh ?”
Giorgio arrossi’ e si spavento’ un poco ma la donna lo tranquillizzo’ subito
” ma la cosa non ci dispiace perché’ devi sapere che io ho sempre con me il cesso personale, eccolo
la sul tuo letto”
Il marito venne sbavagliato e gli fu ordinato di pulire con la lingua il cazzo di Giorgio; il quale fu
preso da un senso di angoscia e si senti’ sperduto.
Non aveva mai fatto certe cose e non sapeva come reagire.
Gli fecero capire tutto i due giganti che letteralmente lo sollevarono e lo portarono a portata di
“cesso”.
L’uomo, senza guardarlo neppure, apri’ la bocca e con la lingua si fece scivolare in bocca il cazzo di
Giorgio, che tra l’altro era molle come non mai.
L’uomo inizio’ a leccare esternamente le pelle del prepuzio e inizio’ a leccare le palle pelose e
puzzolenti.
Giorgio non capiva più nulla ma si rendeva conto che la cosa gli provocava un certo turbamento.
Si volto’ verso la donna che nel frattempo aveva iniziato a toccarsi il seno con una mano e la figa
con l’altra.
La donna vedendolo gli ordino’ di urinare nella bocca dell’uomo, ma Giorgio non riusciva proprio a
fare una cosa del genere, sia perché provava pena per l’uomo cesso sia perché non era in condizioni
per pisciare.
La donna glielo urlo’ di nuovo ma nulla!
Finche’ non gli arrivo’ un colpo preciso alla schiena e capi’ che doveva sforzarsi altrimenti le cose
sarebbero andate per il verso sbagliato.
Si concentro’ e finalmente inizio’ a pisciare; ne fece davvero tanta perché’ era da almeno 3 ore che
non pisciava più e rimase senza fiato quando si rese conto che l’uomo con in bocca il suo cazzo
aveva bevuto TUTTO! non gli era sfuggita nemmeno una goccia.
Stranamente finito di urinare si senti’ eccitato e in breve tempo gli si impenno il suo ragguardevole
cazzone.
Pian piano che si induriva gli si scopriva la cappella e cosi’ l’uomo li sotto pote’ con la lingua pulire
anche i residui biancastri e odorosi che si formano sotto il prepuzio.
Erano almeno due giorni che non si lavava e di roba sulla cappella e sotto il fungone ne aveva in
quantità, l’uomo ad un certo punto provo’ una smorfia di disgusto e Giorgio capendolo cerco’ di
ritrarsi, ma fu rimesso a forza al suo posto.
Con il cazzo in tiro al massimo Giorgio inizio’ a provare molto piacere per il pompino da favola che
gli stava facendo l’uomo e gli scappo un mugolio leggerissimo.
La donna a quel punto li interruppe e ordino’ loro di sedersi sul lettino.
Giorgio si sedette e noto’ che l’uomo affianco era completamente depilato e aveva una erezione da
paura.
Non aveva mai visto un uomo depilato e la cosa lo eccitava molto.
La donna se ne accorse e gli ordino’ di giocare con il cazzo del marito mentre le si sarebbe data da
fare con il suo arnese.
Gli si inginocchio’ di fronte e si infilo’ l’enorme cazzo di Giorgio fino in fondo alla gola.
A Giorgio manco’ il fiato per la forza e la precisione con cui si sentiva risucchiare il cazzo. Continua a leggere Racconto di un pescatore

Elena la moglie in calore


Io intanto tornai a casa per aspettare quella troia di mia moglie.
Lei entrò dalla porta ed io feci finta di essere sorpreso ed incazzato.
Lei tentava a malapena di coprirsi i genitali con quella minuscola giacchetta mentre io gli urlavo :
“troia dove sei stata in quelle condizioni”.
Lei farfugliando qualcosa cercò di giustificarsi come al solito di essersi masturbata in strada, io
replicai urlando :
“ma se sei piena di sperma dalla testa ai piedi e puzzi come una latrina, fammi vedere la figa!”.
Lei si mise sul divano e spalancò le gambe, io le mollai una sberla e le dissi:
“guarda in che condizioni ti sei fatta ridurre, hai una fregna viola e tumefatta nella quale ci
passerebbe un treno, senza parlare del buco del culo che sta ancora grondando di sperma e sangue”.
Ricordandomi allora quello che le aveva fatto il padrone del negozio gli infilai tutta la mia mano
dentro la figa, ma per non essere da meno gli misi dentro anche l’altra e cominciai a stantuffare con
tutte e due le mani, intanto feci partire la videocassetta che precedentemente avevo messo nel
videoregistratore.
“Guarda in che condizioni ti sei fatta sfondare puttana”,
urlai a mia moglie; io continuavo ad andare su e giù mentre lei cominciava a godere e la fregna
assumeva dimensioni enormi.
Intanto il filmato partii proprio con la mano del proprietario del negozio tutta dentro la figa di mia
moglie, le se ne accorse e tentò di bloccare la trasmissione io allora la fermai e senza pietà
cominciai ad incularla violentemente.
“E così ti sei masturbata in strada”,
urlai mentre nel video passavano le immagini di Elena chiavata in bocca e nell’ano.
Lei era ammutolita non rispondeva e rivedendosi così troia ricominciava ad eccitarsi nuovamente.
Quando io rividi i cinquanta uomini che entrarono per scoparsi mia moglie le venni violentemente
nell’ano, mentre lei venne masturbandosi con il telecomando quando si rivide pisciata in faccia da
tutti.
Alla fine di tutta la rappresentazione lei si vergognava come una matta e io le dissi che se deve farsi
scopare in quella maniera allora bisognava cercare di guadagnarci qualcosa.
Il giorno dopo andammo da un produttore di film pornografici che mi aveva segnalato il
proprietario del negozio di videocassette.
Ci accolse subito nel suo studio, era un lercio grassone che disse:
“così sua moglie vuole fare l’attrice porno?”
Lei rispose subito:
“Si”,
“bene disse lui”
alzandosi verso di lei ,
“spogliati che vediamo come sei fatta,”
lei mi guardò io acconsentii e lei cominciò a togliersi i vestiti, rimase a seno nudo che il grassone
cominciò subito a palpeggiare, si tolse la gonna e rimase in reggicalze, non si era messa il perizoma
ed il tipo le mise la mano nella figa per vedere quanto grande fosse.
“Bene”, disse
“non sarà difficile farti scopare da tre o quattro uomini, ma all’inizio dovrai cominciare dal basso,
inginocchiati e fammi un pompino!”
Lei subito mi guardò e cominciò a succhiarli l’uccello.
Intanto entrarono due uomini con un grosso cane alano, capìì subito cosa stava per succedere ma
Elena non vedeva dietro le spalle.
Il cane cominciò a leccarli la figa, aveva già il cazzo tutto in tiro,
Elena si accorse di quello che accadeva e smise di spompinare il produttore dicendo che non voleva
farsi penetrare da un cane, lui si sedette e li rimpiazzò la bocca sul suo cazzo dicendo che se voleva
diventare un’attrice porno doveva cominciare dagli animali.
Io ero viola di vergogna e di rabbia non sapevo dove mettermi , il produttore mi guardava ridendo
mentre l’alano avvinghiò mia moglie messa alla pecorina con le zampe anteriori e cominciò a
chiavarla. era una scena torrida mia moglie scopata da un cane che con foga la stantuffava mentre
spompinava l’uccello del grassone, vennero tutti e tre contemporaneamente, il produttore sborrò in
bocca a Elena che con compiacimento di tutti inghiotti tutto lo sperma.
Il cane, che con il suo grosso cazzo rosso paonazzo entrava ed usciva freneticamente dalla figa
enorme di mia moglie, con un mugolio le venne nella fregna ed Elena anche lei da schifosa maiala
si fece venire l’orgasmo dalla penetrazione di un cane.
Dopo che il cazzo del cane non senza difficoltà fu estratto da mia moglie il proprietario cominciò a
tirare fuori i contratti, mentre gli altri due muscolosi buttafuori già nudi ed eccitati con due cazzi
enormi si presero Elena, ancora frastornata, e se la scoparono a sandwich, uno la stantuffava
nell’ano e l’altro in figa contemporaneamente.
Era la prima volta che mia moglie si scopava degli sconosciuti con me presente in sala e questo la
eccitava ancora di più perchè nel mentre che firmavo le formalità lei mi urlava di guardarla come
godeva.
Finito di firmare i contratti presi il cane con il quale mia moglie avrebbe dovuto convivere per un
mese prima del film ed andai a casa lasciando Elena a gambe spalancate e fregna gocciolante che
non aveva ancora finito di essere sbattuta dai due energumeni, le sarebbe servito come allenamento.

Sara


Quando entrai, l’ingresso era in penombra, Sara teneva le persiane chiuse per il caldo, entrai e mi
chiusi la porta alle spalle mentre lei si era già incamminata precedendomi, verso camera sua.
Quella casa la conoscevo bene, l’avevo frequentata per anni, eppure mi sembrò estranea, o
cambiata.
In realtà non era cambiato nulla.
Il grande salone a destra dell’ingresso, col pianoforte alla parete, in fondo, e il tavolo quasi al centro
della stanza, i quadri di Enrico Baj e Mirò, la Menorah sul caminetto, la grande libreria dietro il
muretto basso in pietra serena, proprio davanti alla porta.
Sara camminava davanti a me, con indosso una maglietta bianca, a piedi nudi, senza mutande.
La maglietta arrivava appena sotto le cosce, a coprire il bel sedere tondo.
Aprì la porta di camera e andò spedita verso la finestra.
Sotto il davanzale, in terra, una grande busta della spesa piena di roba.
“Tieni” – mi disse e mi porse una bustata di libri e quaderni buttati alla rinfusa.
Presi la busta in braccio e le chiesi se non aveva una borsa di tela o qualcosa che non rischiasse di
rompersi.
“Non ho una borsa da darti, ne hai già una delle mie, anzi la potevi portare eppoi cosa vuoi sei tu
che devi portar via le tue cose per me restano qui”.
Era davvero arrabbiata, gli occhi stretti e tutto il corpo teso, io le dissi parliamo perché la tensione
mi faceva star male e perché andar via così mi era impossibile, la carezzai sul bel viso moro e
abbronzato, voltò la testa di scatto a sinistra, ritraendosi.
Le sfiorai i capelli ricci che sentivo morbidi e bellissimi al tatto, lei allora non si ritrasse, mi
abbracciò forte piangendo e la sentivo tutta addosso a me, quel bel corpo caldo al già caldo
pomeriggio di luglio.
Mi faceva sentire un carnefice.
Poi sapeva bene che questo che succedeva, era un groviglio di contraddizioni.
Di amori che si intrecciavano, di infedeltà incrociate, intrecciate dal tempo nonostante il grande
affetto e l’amore che avevamo da darci.
Anch’io la strinsi forte a me, ero commosso, non sapevo cosa dire, mi veniva da piangere.
Sara mi parlava tra singhiozzi, sospiri, diceva
“io non ce la faccio, non posso non posso mi manchi da impazzire mi manca il tuo bel corpo il tuo
profumo mi manca fare l’amore con te”.
Mi implorava di ripensarci che lei capiva, che mi ero preso una sbandata estiva, che Mariella non
mi amava, e che neanch’io l’amavo, che era un’ipocrita falsa bugiarda, una falsa amica, una troia.
Era vero che non l’amavo. Forse.
Parlava di Mariella e sapevo che aveva anche ragione.
Questo era il problema, sapevo che Mariella era il mio paese dei balocchi, non un amore e che le
prime tempeste ci avrebbero sbriciolato.
Ma adoravo quel Luna Park, quel paese dei balocchi in cui smarrirmi, vendere l’abbecedario,
diventare asino.
Disse “io lo so che non l’ami quella merda e lo so che stai facendoti male per conto tuo. Resta qui
oggi. Non andare. Resta qui e stai con me.”
Si stava così in piedi, in camera sua, abbracciati e stretti e lei mi baciava sul collo, accarezzandomi
la testa.
Le dissi
“Non si può, io ho deciso Sara, non si può continuare così lo sai…”
Mentre parlavo la sua mano si spinse tra di noi, dentro il nostro abbraccio, sulla mia pancia e sotto
la cintura dei pantaloni.
Mi massaggiava e era già duro per conto suo.
Sara si inginocchiò lentamente, dopo avermi sbottonato la camicia, e i pantaloni.
Le tenevo la testa tra le mani chiamandola puttana, tegame, succhialo troia…
Era il nostro modo di giocare.
La sentivo sorridere mentre mi faceva il pompino, ogni tanto alzava la testa e sempre tenendolo in
bocca mi guardava con gli occhi ben aperti.
Mi appoggiai al muro, accanto alla porta di camera.
Le dissi
“Sara, voltati”.
Sara smise di succhiarmelo e si mise a quattro zampe sul pavimento porgendomi il culo. Continua a leggere Sara

Da RaccontiEros.it, Racconto: Sara

Sorpresa anale

Frequento l’ultimo anno di liceo scientifico e da circa sei mesi sono insieme ad una mia compagna

di classe, Carlotta.
Dopo circa due settimane da quando eravamo insieme me la diede per la prima volta, e da quel
giorno, quasi ogni pomeriggio me la portavo a casa, e sperimentavamo sempre nuove posizioni.
Un pomeriggio le telefonai dicendole che avevo una sorpresa, e la feci venire a casa mia.
Naturalmente capi’ subito di che tipo di sorpresa si trattava, e si presento’ vestita con un paio di
jeans elasticizzati, da cui si potevano vedere il suo culo sodo come il marmo, e il solco della sua
fica, perche’ non aveva le mutandine.
Dopo averla spogliata la misi sul letto matrimoniale dei miei, dove cominciammo subito a fare un
69; mentre lei mi spompinava io potevo sentire i suoi umori caldi cominciare a colare dalla fica, ne
presi un po’ sul dito e gilelo ficcai nel culo per lubrificarlo.
Inizialmente si oppose, ma quando il suo buco vergine cominciava ad allargarsi comincio’ a provare
piacere, e mi disse di continuare a sditalinarla.
Il suo culo si allargava a vista d’occhio, e Carlotta era talmente impegnata a prendersi il mio cazzo
in gola che non si accorse del vibratore che avevo preso in mano, e che subito le ficcai in culo.
Entro’ con una facilita’ estrema, tutto su per lo sfintere, e a questo punto le ficcai pure il mio cazzo,
nella fica grondante.
Potevo sentire il dildo attraverso il sottile strato di pelle tra il suo culo e la fica, e mentre Carlotta
agitava sempre piu’ forte quel vibratore nel suo culo io pompavo con decisione quella fica sbragata.
Tirai fuori il mio cazzo dalla fica, per svuotare subito dopo la mia sborra nella sua bocca, che bevve
tutta avidamente.
Carlotta, lasciandosi il dildo nello sfintere, si arrabbio’ per la velocita’ del mio orgasmo, e mi disse
che voleva sentire il mio cazzo nel suo culo; ma si era dimenticata della sorpresa.
Scesi dal letto, aprii l’armadio e feci uscire mio fratello, che si era nascosto.
Mio fratello ha 28 anni, ed e’ pure fidanzato, ma ero riuscito a convincerlo.
Era gia’ completamente nudo, e Carlotta, senza capire piu’ niente si getto’ sul suo cazzo (che’ ahime’
e’ molto piu’ grande del mio) e lo prese completamente in gola.
Mi stesi sul letto a pancia in su’, adagiai Carlotta sopra di me e la penetrai nuovamente nella fica
bollente, mentre mio fratello comincio’ ad incularla.
I gemiti di Carlotta erano fortissimi mentre io e mio fratello la pompavamo come due dannati, io
nella fica e lui nel culo, e dopo circa 10 minuti di affanni versammo la nostra sborra nuovamente
dentro la sua bocca, e un rivolo di sperma scorreva fuori da essa , scivolando sul collo.

Innamorata e Sottomessa

Marco era rientrato prima quella sera.Convivevamo ormai da un mese e mezzo ,dopo che le nostre strade si erano incontrate casualmente in ambito lavorativo. Lui consulente informatico , io receptionist dell’azienda per la quale lui era diventato consulente.
Sentii la macchina nel vialetto di ghiaia, poi la porta di casa.Entro’ a passi veloci, precipitandosi in cucina senza dire una parola.Si avvicino’ a me lentamente, da dietro.Finsi di non accorgermene.Poi di colpo mi palpo’ il sedere, con forza, mentre finivo di sciacquare l’insalata. Sussultai.
Non mi ero ancora abituata a questo suo nuovo rituale: ogni sera mi strizzava il sedere, come a sottolinearne il possesso.
Lo riteneva la parte più bella del mio corpo ed io apprezzavo questa cosa , anche se i suoi modi non sempre erano dei più delicati : ho sempre pensato che era il suo modo, un po’ rude, di salutarmi. Ma mi coglieva di sorpresa, ogni volta.
Le sue dita affondavano energicamente nelle mie natiche, come artigli.Sentivo il suo respiro, sul collo. Era gia’ eccitato.
La relazione con Marco era nata una sera dopo che usciti a cena eravamo finiti a letto .. trovando un’affinità inaspettata : a lui piaceva condurre il gioco e dominare , a me piaceva essere comandata e giudata al piacere.

Piano piano questa pratica era diventata il nostro modo di amarci , prendendo sempre più piede..ma finendo quasi sempre con coccole e dolcezza.

Poi con una mano sciolse il nodo al grembiule. Tremai. Sapevo cosa mi aspettava.
“Sei splendida..” – mi sussurro’ all’orecchio.
Arrossii, mentre le sue mani si insinuavano sotto le mie braccia.
“Ti voglio..” – sibilo’ accarezzandomi il seno.
Poi di colpo mi strinse entrambe le tette
“Adesso!” – aggiunse, perentorio.
Sospirai.
Una cosa che mi piaceva fare e che sapevo eccitarlo era resistere..farmi desiderare..fare la scontrosa..fare quella che non voleva farsi sottomettere .. resistere il più possibile .. e poi lasciarmi andare e fargli fare tutto ciò che desiderava.
Anche se la sera prima avevo tirato troppo la corda e lui in modo inaspettato ma ancor più eccitante mi aveva punita in modo molto deciso .

“Ora non posso, caro… Devo preparare la cena!” – replicai timidamente.
“Non hai capito: ho detto che ho voglia di te, in questo momento…” -disse “Vuoi farmi perdere altro tempo a discutere?” – aggiunse poi,infilandomi una mano tra le gambe.
Deglutii.
“Cerca di capire…Ho i fornelli da tenere sott’occhio…” sospirai,cercando di non farmi prendere dall’eccitazione ma cercando di sembrare riluttante.

La sua mano saliva tra le coscie, raggiungendo lentamente l’inguine.Tremavo al pensiero di quel che stava per accadere.
“Tu continua a cucinare…” – mormoro’ accarezzandomi l’interno coscia.
“Al resto ci penso io..” – aggiunse con un sorrisetto.
Mi salto’ il cuore in gola.”No, aspetta, dai…” – sussurrai, cercando di allontanargli le mani da sotto la gonna. “Adesso non mi va…” – dissi in tono calmo ma deciso.
“E con questo? ” – replico’ “Non mi sembra d’aver chiesto il tuo consenso…” – sibilo’.
Era vero. Man mano che il nostro rapporto prendeva piede non gli era mai importato nulla della mia disponibilita’ e di soddifare per prima cosa i miei piaceri.. era sempre lui a godere , magari più volte ..e poi a regalarmi come “premio” un’orgasmo.. ma la cosa mi piaceva e mi eccitava in modo incredibile.
Mi sollevo’ la gonna, continuando a frugarmi tra le gambe con l’altra mano.
Io mi bloccai, come parallizata e con una mano tolsi la sua dal mio corpo.
“Spogliati!” – ordino’ a bassa voce.
Chiusi il rubinetto. E gli occhi.
Sentii il rumore della cerniera dei suoi jeans.
“Ti prego, no..” – esclamai, con voce mista tra l’impaurito e l’eccitato. Ero incapace di ribellarmi , sciolta tra le sue mani
Mi sfioro’ il pube, stuzzicandomi attraverso gli slip. Avvampai. Sapeva che non sapevo resistergli. Ma non volevo cedere.
Mi aggrappai ai bordi del lavandino, resi scivolosi dall’acqua.
Poi lentamente sentii le sue dita insinuarsi sotto le mutandine.
“Fermati, per favore…” – sussurrai, rossa in volto. Ma non intendeva ragioni. E lo sapevo.
Cercai di concentrarmi su cio’ che stavo facendo prima del suo arrivo. Non volevo dargli la soddisfazione di arrendermi alle sue avances.
Finsi di occuparmi dell’insalata, prendendo un coltello per tagliarla. Lui se ne accorse e mi blocco’ il polso in una stretta micidiale.
“Cosa hai intenzione di fare, piccola?” – borbotto’, scambiandolo per un gesto di rivolta. Trattenni il respiro.
“Sai che ti potresti ferire giocando con queste cose, vero?” – mi rimprovero’ come fossi una bambina dispettosa.
“Non stringere cosi’, mi fa male…” – supplicai.
“Non mi piacciono le ribellioni… dovresti saperlo!” – affermo’ facendosi serio, mentre raccoglieva il coltello, ancora umido.
“Volevo solo finire di preparare la cena..” – mormorai.
Zitta!” – ribatte’ seccato. “Non cercare scuse…” – disse afferrandomi per i capelli. ”
“E adesso vediamo se hai imparato la lezione” – disse abbassandosi i pantaloni.
Sapevo di non avere scelta ma volevo rendergli la vita difficile e mi divincolai cercando di ricompormi. Mi abbassai istintivamente la gonna.
“Vuoi proprio farmi perdere la pazienza, eh?” – disse sfilandosi la cintura.
“N-no, nooo..” – gridai, quasi in lacrime.
“Guai a te se ti muovi, troietta!” – ringhio’,vavvolgendosi la fibbia nel palmo della mano. Era furibondo.Come la sera prima.
“Perdonami, ti prego.. Faro’ tutto qello che vuoi, ma le frustate come ieri sera noo!” supplicai, terrorizzata.
“Te le risparmio se mi dimostri che hai capito chi comanda!” – sibilo’ gettando a terra la cintura. Con l’altra mano stringeva ancora il coltello. Lo avvicino’alla gonna, infilando la lama sul fianco destro, sotto lo spacco.
Ero sconvolta.Stava diventando sempre piu sadico e perverso e la cosa mi eccitava sempre più.
Con un gesto secco taglio’ un pezzo di stoffa vicino alla mia coscia.
Io sussultai. Un sonoro “STRAAAP!” squarcio’ la gonna.
Lui mugolo’, come una bestia arrapata, stracciandomi il vestito e gettandolo sul pavimento, assieme al coltello.
Tramavo, non solo per il freddo.
“Guarda guarda…sei già bagnata” – mormoro’ sfiorandomi gli slip.
“E questi?” – domando’ con aria inquisitoria. “Allora lo fai apposta?!”
Un brivido mi scosse tutta.
“Quante volte ti ho detto che non sopporto l’intimo che non hai comprato con me, eh?”
“E’ vero, scusami…” – sussurrai intimorita.
“Non ho avuto tempo di cambiarmi tornando dal lavoro…” – aggiunsi – “… eppoi il tuo perizoma preferito era a lavare..” – dissi quasi sottovoce.
Sapevo che non mi avrebbe creduto. E che con quelle scuse correvo il rischio di farlo infuriare ancora di piu’. Ma da una parte non sopportavo che mi imponesse cosa mettere anche quando lui non c’era e di non indossare l’intimo che avevo prima di conoscerlo .. dall’altra , per dirla tutta,il suo arrivo a casa anticipato e le sue voglie improvvise mi avevano colta impreparata.

Lui non disse una parola. Si limito’ a guardarmi e quello sguardo era ancor più eccitante abbinato agli insulti e le minacce.
Io prima rimasi immobile poi mi girai dandogli le spalle. Non avevo il coraggio di voltarmi. All’improvviso sentii le sue mani sui fianchi.
Le sue dita si insinuavano tra l’elastico degli slip e la pelle sudata. Chiusi gli occhi. Ormai non c’era via di scampo e per la verità non vedevo l’ora di continuare.
Mi abbasso’ le mutandine di scatto, facendomi trasalire. “Vedrai che la prossima volta non te lo dimenticherai…” – sibilo’.
Sapeva come farmi eccitare . E ci riusciva sempre.
La vista delle mie natiche nude lo fece gorgogliare. Le afferro’ con entrambe le mani, divaricandole leggermente.
Sudavo freddo, mentre mi massaggiava appassionatamente il sedere.
“Li’ no, ti supplico.. Mi fa ancora male da ieri sera…” – mormorai.
“Peggio per te, troietta..” – sussurrò abbassandosi i boxer.
“Ti chiedo per favore.. abbi pieta’!” – supplicai con finta voce tremula.
“Non ho voglia di discutere.. Spalanca le cosce!” – ordino’ seccato.
Non avevo intenzione di contraddirlo ma neanche di farmi sfondare ancora il sedere come la sera precedente dove per essermi ribellata troppo si vendicò frustandomi e sodomizzandomi fino a farmi sanguinare.
Ma evidentemente non gli era bastato. Sentivo gia’ la punta del pene nell’insenatura tra le natiche. “Allora?” – incalzo’, nervosamente.
Non avevo scelta. Abbassai il capo e divaricai le gambe.
Lui sembrava appagato dalla mia resa. Ma non al punto di rinunciare a godere.
“Fai piano… Ti prego!” – implorai, stringendo i denti.
“Apri le chiappe e chiudi la bocca!” – replico’, prendendoselo in mano.
Era cosi’ umiliante. E lui lo faceva apposta anche perchè sapeva che a me piaceva…
Allargai le natiche per fargli spazio. Poi chiusi gli occhi.
“E adesso godi, puttana!” – urlò’ schiaffandomelo dentro con violenza.
Cacciai un urlo straziato. Che sporco sadico! Chissa’ com’era contento di farmi soffrire cosi’… Di vedermi umiliata, come una baldracca qualunque… di sapermi eccitata come una cagna in calore..
“Toh, prendi..zoccola! Lo devi sentire fino in gola!” – annaspava mentre me lo spingeva sempre piu’ a fondo. Era un animale. E io la sua preda
indifesa. Sentivo la rabbia con cui accompagnava ogni colpo di reni. Mi sconquassava. Dovetti aggrapparmi con tutte le mie forze al lavandino per non finire addosso al muro. Spingeva dentro sempre piu’velocemente. Mi faceva un male , ma il male mi eccitava e sentivo salire in me il piacere
Qualche lacrima colava copiosamente portarono con se il trucco, ormai sfatto. Pompava senza tregua e ogni suo colpo mi sfondava tutta, non solo l’ano..
“Voglio sentirti godere, troia! Partecipa, muovi il culo..!” – mi esortava.
Cercai di resistere. Ma finii per assecondarlo.
“Seee..cosiii’..stringi di piu’ le chiappe, brava!” – mugulo’,afferrandomi per i fianchi e tirandomi a se’. Lo sentii fino in fondo. Mi mancava
l’aria.
“Oooh..che bello..Tutto dentro!” – ribadi’ lui, nel caso non me ne fossi accorta. La sua cappella mi pulsava nello sfintere. Sentivo quel palo di carne che mi stantuffava senza sosta tra le chiappe. Mi sentivo sfondata completamente. Feci un profondo respiro, spossata da tutta quella forza bruta.
Lui si agitava come un ossesso, assaporando ogni spinta pelvica. Non saprei dire quanto duro’ ma sembrava non finire mai.
Avevo ancora gli occhi lucidi quando sentii un caldo e lungo fiotto appiccicoso dentro.
Ansimo’ inondandomi di sperma.
Io ero come drogata. Non riuscivo piu’ a capire cosa stesse accadendo, ne’ dove fossi..
Ma ci penso’ lui a riportarmi alla realta’, estrendo il pene di colpo e schiaffeggiandomi le natiche, ancora gocciolanti.
“Sei sempre più brava, tesoro..ogni giorno di più” – sussurro’ soddisfatto,
Lo vidi ancora in piedi, dietro di me, mentre si sistemava i pantaloni.
Io ero semi-accasciata sul lavandino, cercavo di riprendermi.
“Vatti a lavare, cara..Mi servi pulita..alla cena ci penso io ” – ridacchio’,allacciandosi la cintura.
” La serata è appena cominciata … e ricordati che ti amo..”
“Anche io ..” dissi incredula di me stessa…

Sara (la mia ex)

Quando entrai, l’ingresso era in penombra, Sara teneva le persiane chiuse per il caldo, entrai e mi
chiusi la porta alle spalle mentre lei si era già incamminata precedendomi, verso camera sua.
Quella casa la conoscevo bene, l’avevo frequentata per anni, eppure mi sembrò estranea, o
cambiata.
In realtà non era cambiato nulla.
Il grande salone a destra dell’ingresso, col pianoforte alla parete, in fondo, e il tavolo quasi al centro
della stanza, i quadri di Enrico Baj e Mirò, la Menorah sul caminetto, la grande libreria dietro il
muretto basso in pietra serena, proprio davanti alla porta.
Sara camminava davanti a me, con indosso una maglietta bianca, a piedi nudi, senza mutande.
La maglietta arrivava appena sotto le cosce, a coprire il bel sedere tondo.
Aprì la porta di camera e andò spedita verso la finestra.
Sotto il davanzale, in terra, una grande busta della spesa piena di roba.
“Tieni” – mi disse e mi porse una bustata di libri e quaderni buttati alla rinfusa.
Presi la busta in braccio e le chiesi se non aveva una borsa di tela o qualcosa che non rischiasse di
rompersi.
“Non ho una borsa da darti, ne hai già una delle mie, anzi la potevi portare eppoi cosa vuoi sei tu
che devi portar via le tue cose per me restano qui”.
Era davvero arrabbiata, gli occhi stretti e tutto il corpo teso, io le dissi parliamo perché la tensione
mi faceva star male e perché andar via così mi era impossibile, la carezzai sul bel viso moro e
abbronzato, voltò la testa di scatto a sinistra, ritraendosi.
Le sfiorai i capelli ricci che sentivo morbidi e bellissimi al tatto, lei allora non si ritrasse, mi
abbracciò forte piangendo e la sentivo tutta addosso a me, quel bel corpo caldo al già caldo
pomeriggio di luglio.
Mi faceva sentire un carnefice.
Poi sapeva bene che questo che succedeva, era un groviglio di contraddizioni.
Di amori che si intrecciavano, di infedeltà incrociate, intrecciate dal tempo nonostante il grande
affetto e l’amore che avevamo da darci.
Anch’io la strinsi forte a me, ero commosso, non sapevo cosa dire, mi veniva da piangere.
Sara mi parlava tra singhiozzi, sospiri, diceva
“io non ce la faccio, non posso non posso mi manchi da impazzire mi manca il tuo bel corpo il tuo
profumo mi manca fare l’amore con te”.
Mi implorava di ripensarci che lei capiva, che mi ero preso una sbandata estiva, che Mariella non
mi amava, e che neanch’io l’amavo, che era un’ipocrita falsa bugiarda, una falsa amica, una troia.
Era vero che non l’amavo. Forse.
Parlava di Mariella e sapevo che aveva anche ragione.
Questo era il problema, sapevo che Mariella era il mio paese dei balocchi, non un amore e che le
prime tempeste ci avrebbero sbriciolato.
Ma adoravo quel Luna Park, quel paese dei balocchi in cui smarrirmi, vendere l’abbecedario,
diventare asino.
Disse “io lo so che non l’ami quella merda e lo so che stai facendoti male per conto tuo. Resta qui
oggi. Non andare. Resta qui e stai con me.”
Si stava così in piedi, in camera sua, abbracciati e stretti e lei mi baciava sul collo, accarezzandomi
la testa.
Le dissi
“Non si può, io ho deciso Sara, non si può continuare così lo sai…”
Mentre parlavo la sua mano si spinse tra di noi, dentro il nostro abbraccio, sulla mia pancia e sotto
la cintura dei pantaloni.
Mi massaggiava e era già duro per conto suo.
Sara si inginocchiò lentamente, dopo avermi sbottonato la camicia, e i pantaloni.
Le tenevo la testa tra le mani chiamandola puttana, tegame, succhialo troia…
Era il nostro modo di giocare.
La sentivo sorridere mentre mi faceva il pompino, ogni tanto alzava la testa e sempre tenendolo in
bocca mi guardava con gli occhi ben aperti.
Mi appoggiai al muro, accanto alla porta di camera.
Le dissi
“Sara, voltati”.
Sara smise di succhiarmelo e si mise a quattro zampe sul pavimento porgendomi il culo.
La testa voltata all’indietro, le labbra socchiuse.
Era bagnata, le accarezzai la fica piano piano, poi mi chinai e cominciai a baciargliela.
Aveva solo una maglietta, niente mutande, il culo cosi` all’aria, pronto.
La potta fradicia un po’ per l’eccitazione, un po’ per la mia saliva.
Risalii piano lungo il solco delle natiche, leccandola lungo la schiena, mi misi appiccicato dietro di
lei baciandole il collo, poi mi alzai e inginocchiato dietro di lei, le strinsi le natiche con le mani,
allargandole.
Poggiai il glande sul buco, su quel suo buco che avevo riempito tante volte, riempiendola d’amore e
di sofferenza, come per riempirle l’anima.
Ma le chiedevo sempre se lo voleva.
Era parte della nostra ritualità sessuale e dei nostri giochi tra innamorati.
Le chiesi
“Dove lo vuoi èh troia, dimmi dove lo vuoi”.
Sara rispose con una specie di mugolio, un si e un mugolio
“Inculami” -disse
“Voglio che mi rompi il culo”.
Le tiravo i capelli mentre spingevo e affondavo il cazzo in quel buco meravigliosamente elastico e
dilatato.
Sara aveva sempre degli strani gesti nel rapporto sessuale.
La stavo prendendo dietro, le tiravo i capelli, e lei sporse una mano dietro di se per sentire quanto
fosse dentro.
C’ero appena in punta e lei disse
“di più, inculami, rompimi il culo, voglio sentire il tuo cazzo dentro tutto dentro”.
Sembrava un’invasata, dimenava i glutei perché entrassi più a fondo dentro di lei, in quel buco nero
a precipizio sul suo piacere.
Lentamente entrai fino a metà, Sara continuava a appoggiarsi su una mano sola a terra, con l’altra
mi massaggiava i testicoli, poi tornava a sentire quanto fossi dentro, finché cominciò a masturbarsi.
La guardavo come si guarda una persona estranea, trasfigurata da questa sodomia assurda, da un
chiavata d’addio mentre ci lasciavamo e io ero passato a prendere le mie cose.
Mi pregò di non goderle dentro.
-“Dentro no ti prego, continuo con la bocca, ti faccio venire in bocca”.
Lo tirai fuori e Sara si sdraiò sulla schiena.
Mi masturbavo sopra di lei.
Sorrideva, aveva quella faccia soddisfatta da bambina pigra che aveva sempre dopo un orgasmo.
Mi inarcai sopra di lei e glielo infilai in bocca.
Praticamente la chiavai in bocca, cominciai a sbatterla forte sempre più veloce e non riuscivo a
venire, Sara aveva delle specie di conati, perché le premevo sul palato e sudavo e sbuffavo come un
trattore finché non sentii partire tutto, i miei movimenti, il calore, e fui nel nulla.
Le riempii la gola di sperma, sentivo che tossiva, tossiva e beveva e continuava a ingoiare.
Ricominciai a pensare dopo un secolo o due, non so quanto tempo, per me furono un attimo, o
duecento anni.
Pensai Ingoia, troia.
Ci sdraiammo vicini, sul pavimento.
Il pavimento era fresco, e passava un filo di vento.
Avevo questa brezza addosso.
Alzai un po’ la testa, voltandomi verso Sara che era appoggiata sulla mia spalla.
La giornata era iniziata così.

RICATTATI DAGLI AMICI DI NOSTRO FIGLIO

Io e mia moglie siamo una coppia trasgressiva, ci piace incontrare altre coppie e singoli trasgressivi. Per farlo frequentiamo club, dove ci sentiamo liberi di vivere la nostra trasgressione. Ovviamente, le nostre scappatelle, le teniamo nascoste a tutti. Soprattutto a nostro figlio Federico.

Quel pomeriggio, quando ho aperto la porta e mi sono ritrovato davanti sei amici di Federico, pensavo che fossero venuti lì per cercarlo.
“Federico è a scuola di pianoforte!” li ho detto io, e uno di quelli mi ha fatto intendere che erano lì per parlare con noi, per questo gli ho fatti accomodare in salotto.

Quando ho visto quelle foto mi sono sentito male. Non so come abbiano fatto, fatto sta, erano riusciti a fotografarci in una delle nostre serate trasgressive. Una decina di foto che ritraevano mia moglie farsi scopare da altre donne, e io vestito da donna farmi fottere da altri uomini.
Ho intuito subito che avevano intenzione di ricattarci. Mi sentivo uno schifo, alla sola idea di essere raggirato da sei ragazzetti appena maggiorenni. Ma tremavo all’idea che Federico scoprisse la bisessualità mia e di sua madre.
“Quanto volete per tenere la bocca chiusa?” li ho chiesto, senza tanti preamboli.
“Voliamo solo una cosa!” mi risponde quello che sembrava essere il boss del gruppo.
“Cioè?” gli chiedo io.
“Cioè, lei!”mi risponde lo stesso, indicando mia moglie.
Era ovvio che da mia moglie non desideravano una torta di mele ma bensì altro, ma io non potevo proprio permettere.
“Non ci penso nemmeno!” è stata la mia risposta.
“Bene!” mi risponde l’amico di mio figlio, “Vorrà dire che Federico saprà i gusti del suo papà!” mi fa, mostrandomi una foto sul suo palmare, con io che prendevo in bocca due cazzi.
A quel punto ho cominciato a trattare offrendo soldi, vacanze, motorini nuovi. Ma loro niente.
Ad un certo punto lo stesso ragazzotto mi minaccia con il palmare in mano.
“O ti decidi, o spediamo le foto a Federico!”

Io e mia moglie a quel punto non abbiamo avuto scelta. Seguendo gli ordini di quei sei, siamo saliti in camera nostra. Mi hanno legato a una poltrona, giusto per impedirmi di avere qualche reazione. Mi hanno tappato persino la bocca, ma non mi hanno bendato, visto che volevano che io vedessi.
Hanno ordinato a mia moglie di spogliarsi completamente nuda, e subito dopo si sono spogliati anche loro.
Tanto per iniziare hanno preteso da lei un pompino a testa con ingoio, poi una volta distesa sul letto hanno iniziato a scoparsela in sei. Tutti e sei contemporaneamente.
L’hanno messa a pecorina. Un cazzo in fica, uno in culo, e due in bocca, e gli altri due individui segati dalle mani di mia moglie.
Di tanto in tanto si davano il cambio. Chi sotto passava sopra, chi dietro davanti. Dalla mano alla fica, dal culo alla bocca.
All’inizio mi veniva la nausea a vederli trattare come una puttana la mia signora, la madre di mio figlio. Poi, davanti a quell’orgia mi sono ritrovavo uno spettatore eccitato.

Sono andati avanti per ore, a usarla a loro piacimento. Quando se ne sono andati pensavo che tutto fosse finito, invece non era così. Il ricatto continua, oramai da mesi.

Ogni giovedì per lavoro mi devo recare a Firenze. Parto alle due, e torno alle nove di sera. Ultimamente chiedo a mio figlio Federico di accompagnarmi, così se mi sento stanco durante il viaggio continua a guidare lui.
Lui, da bravo ragazzo viene con me ogni volta, ma la storia della mia stanchezza è solo una balla. La torbida verità è che ogni giovedì porto mio figlio con me, per permettere ai suoi amici di andare a casa nostra a scoparsi sua madre.

PS : I miei racconti sono storie di fantasia. Nei miei racconti tutti i protagonisti sono maggiorenni e consenzienti. Per quanto spinte o estreme, le mie storie non vogliono essere di cattivo esempio, ma solo divertire letteralmente un pubblico adulto, appassionato del genere erotico

ORGIA IN FAMIGLIA

La cazzata l’abbiamo fatta io e mia moglie. Volevamo apparire ai nostri figli come due genitori moderni e alla fine ci siamo ritrovati invischiati in una situazione che mai avremmo pensato.
Tutto è iniziato quando Manuela, mia moglie, ha trovato una canna nel giubbotto di nostro figlio Marco, che a sentir lui gli era stata regalata la sera prima a una festa. Subito è partita la classica discussione in famiglia su droghe leggere, droghe pensanti, su ciò che giusto e ciò che è sbagliato, con io che mi sforzavo di spiegare ai miei figli che una canna può anche passare, basta solo non passare a roba più forte e nociva.
In parole povere, all’apice della discussione, un po’ sfidati da mio figlio Marco, io e Manuela abbiamo deciso di fumarci quella canna in compagnia dei nostri figli, nella tranquillità e nella privacy del salotto di casa nostra. Infondo eravamo tutti convinti che si trattasse solo di una semplice canna.
L’abbiamo accesa, ce la siamo passata, un tiro due tiri, tre tiri. Ho sentito la mia testa leggera, ridevo senza alcun motivo, e intorno a me tutti ridevano. A un certo punto mi è venuta voglia di ballare, mi sono alzato in piedi e mi sono messo a ballare, e tutti intorno a me ballavano. Poi, mi è venuta improvvisamente voglia di spogliarmi, e senza pensarci due volte ho iniziato a spogliarmi, e come mi spogliavo io, si spogliava mia moglie, mia figlia mio figlio.
Quella canna l’abbiamo accesa verso le undici di sera. Alle undici e dieci ballavamo tutti nudi in soggiorno. Alle undici e venti eravamo tutti distesi sul tappeto del soggiorno a toccarci palpeggiarci senza ritegno. E alle undici e vent’otto, eravamo completamente partiti.
Mi sono ritrovato seduto sulla mia poltrona, con mia figlia in ginocchio davanti a me che mi leccava il cazzo.
Manuela, distesa sul tappeto, si faceva sbattere da Marco come una puttana che non vede un cazzo da dieci anni.
Stavo impazzendo dall’eccitazione che mi dava la lingua di mia figlia, e godevo nel vedere come mio figlio si sbattesse mia moglie.
Volevo scopare anch’io. Mi sono alzato dalla poltrona, sul tappeto ho messo Lisa a pecorina, e prendendola per i fianchi ho iniziato a penetrare la sua giovane fica stretta, e mentre me la scopavo, continuavo a guardare mio figlio, sbattersi mia moglie.
“Vieni avanti papà!” mi fa ad un cento punto mio figlio. Le sue intenzioni, le ho già capite. Così con una sculacciata faccio avanzare Lisa, fino a farla ritrovare sopra a sua madre a sessantanove.
Manuela da sotto inizia a leccarmi le palle. Marco divarica ancor più le cosce di sua madre, poi senza farle del male afferra sua sorella per i capelli e le abbassa la testa.
“Lecca la fica di mamma!” le ordina, e Lisa obbedisce, e Manuela da sotto non ci pensa due volte a ricambiarle il favore.
“Dammi il cinque, papà!” mi fa mio figlio.
Inconsciamente, sono venuto dentro mia figlia, e l’orgasmo che ho avuto è stato così forte che oltre aver riempito la mia principessa, sono riuscito pure a sbiancare il volto di mia moglie.
“Voglio due cazzi!” è stata la sua richiesta, una volta che ci siamo sciolti da quella posizione.
Mi sono disteso, il mio cazzo era ancora duro. Mia moglie è montata sopra di me, mentre mio figlio ha iniziato a prenderla analmente da dietro.
“Il marito in fica, e il figlio in culo! Cosa può pretendere di più una donna!” è stata la sua battuta, mentre ce la sbattevamo in due.
“E io, che faccio?” ci ha chiesto Lisa, quasi in disparte.
“Siediti qui sul sofà!” le fa Manuela, e Lisa si è seduta sul sofà, di fronte a sua madre. Manuela le ha aperto le cosce, iniziando avidamente a leccarle la fica. Siamo andati avanti così, finché Manuela non ne ha avuto abbastanza, e Lisa a voluto prendere il suo posto.
A quel punto, ho voluto essere io quello dietro. Sbattevo il cazzo in culo a mia figlia, e intanto spingevo la sua testa tra le cosce di sua madre.
A mezzanotte in punto, siamo caduti esausti sul tappeto, e lì ci siamo addormentati.
Vi lascio solo immaginare l’imbarazzo del risveglio.
“Dimentichiamoci tutto, non è successo niente!” sono state le sole parole di mia moglie.
Sono passate un paio di settimane da quella sera, e io non faccio altro che pensarci e ripensarci. L’effetto della canna è completamente sparito, ma non vi è giorno che non mi prenda la voglia di rifare quell’insana orgia in famiglia.

PS : I miei racconti sono storie di fantasia. Nei miei racconti tutti i protagonisti sono maggiorenni e consenzienti. Per quanto spinte o estreme, le mie storie non vogliono essere di cattivo esempio, ma solo divertire letteralmente un pubblico adulto, appassionato del genere erotico

Un compleanno particolare

E’ estate, ho 43 anni, siamo al mare nella nostra casa in Liguria, oggi è il compleanno di mia moglie
Luisa che compie 40 anni, con noi ci sono le due sorelle Paola di 36 e Sandra di 35.
Usciamo al ristorante, è sabato ed è abbastanza affollato, dopo un risotto alla marinara, i tempi si
allungano e siamo al pesce verso le 11, per cui rinunciando al dessert decidiamo di brindare a casa.
Arrivati, mentre le ragazze sono sul balcone a guardare le stelle, prendo dal frigorifero una bottiglia
di Veux Cliquot, nel far questo mi viene una strana idea: se versassi alcune gocce di sonnifero nel
vino potrei realizzare il sogno nascosto ma mai assopito di scoprire le bellezze nascoste di mia
cognata Paola e perché no di baciarla ed accarezzarla nelle parti intime.
Detto fatto aggiungo una decina di gocce a tutti e tre i bicchieri (non posso permettermi che le altre
si sveglino) e con indifferenza offro i bicchieri sul terrazzo.
Passano circa 10 minuti e tutte e tre hanno sonno, dopo un quarto d’ora dormono tutte e tre.
Paola e Sandra sono in un letto matrimoniale, mia moglie nell’altra camera.
Aspetto 20 minuti poi mi alzo e inizialmente con cautela tocco Paola su un fianco, non da nessun
cenno di risposta, tocco anche Sandra ed è lo stesso.
A questo punto abbasso il lenzuolo, Paola è sul fianco destro, con molta cautela sollevo la T-shirt
fino alle spalle, così addormentata pesa un quintale! Con fatica le abbasso lo slip fino alle
ginocchia…
Che culo divino, una rotondità cosi perfetta delle natiche è degna di un’adolescente e tale sembra
anche per le piccole mammelle, il pube dai peli scuri ma radi, i fianchi stretti.
Lentamente e delicatamente penetro con l’indice tra i peli del pube, apro le grandi labbra ed infine
entro nella vagina, mi muovo lentamente, nessun segno di movimento da parte di lei.
Ora esco dalla vagina e mi avvicino al bruno fiore dell’ano dischiudo le natiche e senza fatica sono
dentro di lei, dopo poco c’è un ostacolo.. è la popò!
Estraggo il dito ed annuso è forte ed inebriante!
Mi fermo per un istante a contemplarla il pene ritto, accanto a lei Sandra è prona, le sollevo la corta
camicia da notte, le abbasso le mutandine e a questo punto prendo la telecamera e le riprendo,
avvicinandomi e allontanandomi dai loro culetti nudi.
Appoggio la telecamera, mi avvicino a Paola e, con fatica la giro supina, mi sdraio sopra di lei. il
pene ritto, ma impacciato nella ricerca della sua vagina, al fine sono dentro di lei, mi muovo
lentamente, lei apre gli occhi e dice “è giorno?” per risposta la bacio sulla bocca.
Vengo fuori di lei, in questo, forse per la stimolazione addominale o per il precedente massaggio
rettale, dice con un filo di voce:
“devo andare in bagno”.
L’aiuto ad alzarsi, barcolla, l’accompagno sul w.c., defeca, devo aiutarla in tutto compreso nel
pulirsi. La riaccompagno al letto, la faccio coricare prona. Continua a leggere Un compleanno particolare

La prima volta

 

Io e Laura eravamo all’estero x lavoro.
era un periodo che il sesso tra di noi era piuttosto monotono, un giro all’estero ci avrebbe sicuramente fatto bene.
Un pomeriggio siamo a camminare in centro.
Vediamo un sexy shop, Laura senza dire nulla si infila dentro.
Potremmo comprare qualche cosa, che dici?
Magari qualche olio, un vibro, delle manette…
Laura sa che io voglio sesso un po’ diverso, qualche cosa di più trasgressivo.
Anche Laura vorrebbe ma manca sempre l’occasione e la volontà vera di rompere il muro della trasgressione.
Giriamo tutto il negozio, passiamo al reparto video e lì ci accorgiamo che c’è una scala che scende.
Prendiamo la scala per vedere cosa c’è di sotto…
Un corridoio lungo con tante cabine dove alcuni uomini e alcune coppiette guardano film porno facendo sesso.
Laura non sembra imbarazzata, anzi sfodera un sorrisetto mai conosciuto.
Poi altre stanze con vetri che circondano una stanzetta dove una coppia stà facendo sesso e facendosi guardare.
Ci fermiamo un po’ lì, guadiamo e ci eccitiamo.
A Laura ripeto che la vorrei vedere soddisfare altri uomini….
Le mi dice che lo sa, e che è comunque la sua stessa fantasia vedermi con un uomo…. Oddio…
Io dalla prima volta che Laura mi ha detto questa cosa ho iniziato a pensarci… e a volerlo!
Comunque usciamo dalla stanzetta, continuiamo questo labirinto di perversione, sperando che ci riservi qualche altra novità.
E così è stato…
In fondo c’è un’altra stanza piccolina, con una sedia e alcuni buchi nelle pareti….
Avevamo visto qualche volta il Glory hole in qualche filmetto porno a casa….
Dai Laura, iniziamo così, nessuno ti vede, fammi vedere mia moglie che succhia un cazzo…
Laura mi dice che non lo sa, mi dice di entrare e vedere e aspettare un pochino…
È eccitata, vorrebbe, ma chissà poi cosa succederà, il nostro rapporto magari si rovina, ecc. ecc.
Comunque già essere dentro per me è una conquista….
Dopo poco, pochissimo spunta un cazzo da un buco…
Dai Laura prendilo almeno in mano, accarezzalo…
Laura lo fa, lo stringe nella sua mano, il cazzo è già duro, ma diventa durissimo…
Ci sono dei buchi dove gli uomini possono guardarti, tirati giù il top e scopri i seni…
Laura lo fa e senza che io aggiunga nulla si inginocchia e prende il cazzo in bocca.
Le fa un pompino stupendo, forse perché è il primo che vedo.
Laura quanto ti amo così…
Marco, mi dice, stà per venire, adesso tocca a te. Continua a leggere La prima volta

FINALMENTE UN FRATELLINO

ciao a tutti. Voglio raccontarvi una mia vera esperienza di un annetto fa. Vi spiego meglio: i miei genitori hanno avuto me quand’erano ancora minorenni cioè all’età di 16 anni, poi dopo un paio d’anni volevano un altro figlio, ma purtroppo non arrivava, così hanno provato tutti i metodi esistenti al modo, ospedali, cliniche ecc ma niente ancora, perché mio padre è diventato infertile, e un po’ vi hanno rinunciato.

Adesso, invece, i miei hanno 34 anni e io sono diventato maggiorenne avendo 18 anni, non ci speravo più neanche io oramai. Un detto dice: 2mai dire mai”! Ed infatti, un giorno tornando a casa da scuola, mia madre mi dice: Ivan lo sai che molto probabilmente avrai il tanto desiderato fratellino? E io un pò sorpreso le dico: ma se papà non può più? E lei: giacchè sei diventsto maggiorenne certe cose ormai te le posso dire senza nessun tipo di timore o problemi di nessun tipo…bè ma un ultimo modo rimasto ci sarebbe! Io: e quale sarebbe? Mi spiega: ai mai sentito parlare di uomini che fanno da donatori di sperma, cioè che donano il proprio seme a coppie in difficoltà di avere un figlio come me e papà, chiaramente devono essere sani e “adatti” in tutti i sensi? No mai sentito…non vi potevate ricordare un pò prima? Lei: e ora lo abbiamo appreso e ne abbiamo avuto il coraggio…Io le domando ancora: e chi vi farebbe da donatore di sperma? Lo avete già scelto? Mia mamma: ma certo figlio mio! sarà un collega di lavoro di papà, solo che non sta in ufficio come papà, ma come lavoro fa l’intonachista sempre nella stessa ditta e non è sposato è single. Io: e quanti anni ha? Lei: è più grande di noi, ha 46 anni. Ci a portato tutte le analisi che gli abbiamo chiesto ed è più che consono! Io: a ok bene. Lei: oggi pomeriggio, giacchè io sono nel periodo fertile, quando sia tuo padre che il suo collega finiranno di lavorare, verranno direttamente qui a casa nostra…ma te Ivan…diciamo forse è meglio che esci o vai a casa di qualche amico…vedi un po te…Ma io non capendola molto le chiedo con tono curioso: E perché mai me ne dovrei andare? In che modo te lo donerà il suo sperma? Mia madre arrossendo un pò mi dice: vedi caro figlio mio…lo sai che noi abbiamo provato affinché io rimanessi incinta, già tutti i metodi esistenti e possibili al mondo…e l’unico modo rimasto, efficace e sicuro è…è quello per via naturale capisci….

Io per un po non capisco più niente e alquanto scioccato dopo essere tornato in me…gli rispondo: aaa ecco perché non vuoi che sto anchio…però lo sai che ora mi hai fatto ricordare che proprio tra un po queste cose le studieremo con la prof di scienze? Lei: a bello allora. E io le chiedo: mamma, potrei rimanere anchio quando viene il donatore, così lo conosco anchio, e…se tu e papà me lo acconsentite, vorrei tanto rimanre ad assistere a questa inseminazione naturale perché sono davvero molto curiosio! Allora potrei? Dai su ti prego mami…Lei: ma sei proprio sicuro Ivan? Io: sìì lai detto tu stessa che ora che o 18 anni molte cose le posso vedere, sentire e sapere! Così quando le studieremo a scuola io saprò gia abbastanza di come avviene la donazione di sperma e magari potrò raccontarla a tutta la classe! Lei: e vabbene come vuoi.

Verso le 18.30 sentiamo suonare il campanello: erano mio padre ed il suo collega di lavoro! Mia madre va ad aprire la porta ed ecco che dietro mio padre vedo entrare il futuro donatore: un omone molto alto (poi mi dice che è alto 1.96 cm!), magro, con un aspetto davvero virile, con la barba e piercing alle orecchie, sopracciglio e naso, capelli corti a cresta, vestito ancora con le  robe da lavoro e scarpe antinfortunistiche sudice…ci presentiamo tutti quanti e papà, guardando anche mia mamma mi dice: ma pure tu devi stare qui con noi adesso? Non mi sembra davvero il caso Ivan, penso che tua madre ti abbia già parlato…e io sì sì starò presente pure io…nonché Gino il collega e donatore dice: e che fa fallo stare presente pure lui tanto è grande e pure curioso vero? E io: sìsì ma certo! Dopo aver bevuto delle birre il tizio va a pisciare in bagno e torna in salotto dove stavamo seduti sui divani io mio padre e mia madre sedendo accanto a lei; e incomicia ad accarezzarle le coscie, la faccia, il seno…poi pian piano Gino e mia madre incominciano a limonare, lui la incomincia a spogliare, toglie reggiseno, lei le toglie la tuta di sopra lasciando vedere un fisico davvero imponente: muscoloso, peloso e tatuaggi sulle spalle petto e collo, e le ciuccia le tette, poi il perizoma e gli lecca la passera e le fa i ditalini forti tanto da farle uscire forte più volte il liquido a fontanelle e facendola gia gridare un po’…dopo un po’ Gino si alza in piedi facendo abbassare mia madre che li tocca il suo pacco da cui si riesce già a vedere una verga davvero di grosso calibro…e infatti appena gli abbassa giù la tuta io e mio padre rimaniano a bocca aperta e molto scioccati! Mai visto un cazzone così enorme!! minimo di 22 cm bello largo e venoso e palle grossissime pieno di tanto sperma caldo! Dopo che Gino si toglie del tutto scarpe, tuta e calzini bianchi sporchi così stando a piedi (anzi a piedoni nudi facendo 47! mi disse) nudi non scivola sul pavimento e ce la può montare bene, mia madre incomincia a fargli i bocchini e le spagnole e Gino le sputava in bocca; dopo un po quest’ultimo si siede sul divano e ce la incomincia a montare da dietro sempre più forte tanto che lei incomincia a gridare forte dal piacere però, ma io e mio padre abbiamo avuto paura che le facesse davvero male con quel cazzone da paura!  Poi la mette a pecorina scopandocela tirando schiaffi forti sul sedere tanto da farlo diventare rossissimo; come se non bastasse la prende in braccio e la scopa fortissimo stando in piedi! Dopo un po decidiamo di andare in camera mia anche se i letti erano un po piccoli per Gino che si mette coi piedi fuori e mia madre sopra che li fa qualche altro bocchino, poi ce la tromba dinuovo dietro, ma poi incomincia a scoparsela sempre più forte tanto da sentire i classici rumori forti “scttà sctà scttàà!!” che ce la sbatteva davanti..ed ecco che dopo una decina di minuti sentiamo un grido forte di piacere di Gino mentre inonda di caldo ed abbondante sperma mia madre gemendo pure lei!

Dopo un paio di giorni vediamo che mia madre non è rimasta incinta…infatti ci è voluta una seconda volta per rimanere incinta sempre con io e mio padre presenti ad assistere! E per mia fortuna è un maschio! Un bel fratellino!

Miraccomando a commentare! vi siete eccitati? Chi vuole essere al posto di Gino? ?

In giro nel parco

 

Appena ho un momento libero ne approfitto per uscire con la mia fidata macchina fotografica, carico qualche obbiettivo nello zaino e vado in giro alla ricerca di qualche buon soggetto da immortalare. Di solito porto uno zoom tuttofare per le foto di street o reportage, un macro per fotografare fiori e insetti e un altro zoom tele per i soggetti più lontani. Con questi tre obbiettivi riesco ad affrontare ogni situazione. Spesso non ho voglia o tempo di spostarmi molto per cui mi limito ad andare semplicemente sulla spiaggia di fronte a casa mia o in un parco poco distante. Un sabato pomeriggio di dicembre decisi di andare nel parco, poco prima della chiusura, per cercare qualche bel soggetto da fotografare con la luce dorata del sole prossimo al tramonto. Il parco era praticamente deserto, salutai i custodi all’ingresso e mi inoltrai nei vialetti alberati. All’interno del parco c’è anche un laghetto artificiale e di fianco una piccola collinetta ottenuta con la terra dello scavo del laghetto. Si può salire fino in cima alla collinetta percorrendo un vialetto che partendo dalla base in un paio di tornate arriva al culmine da cui si può discendere da una scalinata. Il mattino il parco è molto frequentato da podisti e da gente che ha voglia di fare un po’ di movimento, mentre all’imbrunire ci sono solo anziani che chiacchierano e coppiette in cerca di intimità. Queste ultime si concentrano principalmente sulle panchine nel vialetto che sale sulla collinetta, dove la vegetazione le copre da sguardi indiscreti. Quel pomeriggio però non c’era nessuno ed io mi aggiravo nei vialetti fotografando qualche timido fiorellino invernale o qualche foglia dall’aspetto insolito. Ad un tratto mentre ero chinato a fotografare un fiore sentii un chiacchiericcio provenire alle mie spalle. Era una coppietta di adolescenti che si dirigeva verso la collina. Camminavano abbracciati verso di me sorridendosi e scambiandosi qualche bacio. Decisi di riprenderli così, nonostante avessi un’ottica macro a focale fissa,  puntai l’obbiettivo e scattai un paio di foto. Man mano che si avvicinavano l’inquadratura si restringeva sempre di più e, quando furono a 4-5 metri, li riprendevo in primo piano. I due si accorsero che li fotografavo ma non si mostrarono infastiditi, anzi si arrestarono e la ragazza sfoderò un sorriso sfrontato e sbarazzino. Continuai a scattare divertito e contento di avere trovato due modelli spontanei e disponibili. Feci loro cenno di attendere un momento e velocemente cambiati obbiettivo alla macchina montando lo zoom 24-70 che mi avrebbe consentito inquadrature a figura intera senza dovermi allontanare dalla coppia.  I due cominciarono a mettersi in posa facendo mille espressioni diverse. Lei fece un palloncino con il chewing gum che stava masticando, subito imitata dal ragazzo, poi si baciarono ancora ed infine si abbracciarono tenendo il viso rivolto verso la macchina. In pochi minuti scattai numerose foto. Poi feci per ringraziarli e salutarli ma mi chiesero di aspettare perché volevano fare altre foto. Acconsentii volentieri inquadrandoli di nuovo con la macchina. Questa volta però non fecero le espressioni buffe e spensierate che avevano fatto prima. Lui si mise in piedi mentre lei si inginocchiò davanti a lui cingendogli le gambe con le braccia e guardandolo con il capo sollevato. Poi si piazzarono l’una davanti all’altro e lui la cinse da dietro posizionando una mano sull’orlo dei suoi jeans. Insomma erano pose da modelli di pubblicità sexi. Scattai lo stesso riservandomi poi di scegliere quelle che mi piacevano. Terminai gli scatti, chiesi loro un indirizzo mail per mandargli le foto e li salutai.  Ripresi il mio giro nel parco alla ricerca di qualche altra immagine da portare a casa. Gironzolai un po’ quindi decisi di andare in cima alla collinetta fare qualche ripresa con lo zoom 70-200. Imboccai il vialetto che portava alla cima e dopo cinque minuti ero arrivato alla sommità. Innestai lo zoom e cominciai a scrutare dal mirino alla ricerca di soggetti da riprendere, magari un uccello posato nella vegetazione sottostante. Scrutando nel folto inquadrai invece la coppietta di prima. Erano seduti su una panchina a circa 15-20 metri da me e si scambiavano abbracci ed effusioni. Regolai lo zoom alla focale massima e decisi di fare un po’ il guardone. I due erano avvinghiati e lui le aveva già infilato una mano sotto il maglioncino per toccarle il seno. Le bocche erano incollate e le lingue frugavano avidamente. La ragazza teneva le mani intorno alla testa del fidanzatino mentre questi continuava a carezzarle il seno. Poi le prese una mano e se la mise sulla patta dei pantaloni invitandola a toccargli il membro. La ragazza non si tirò indietro, anzi vedevo benissimo che con la mano tastava il membro ormai duro del ragazzo seppure da sopra la stoffa. Lui si fece più audace e le sollevò il maglioncino per succhiarle il seno. Vidi due belle tette spuntare fuori dal reggiseno e sparire in bocca al ragazzo. Lui le succhiava alternando l’una e l’altra mentre lei muoveva la mano sempre più velocemente sul suo membro costretto nella morsa dei pantaloni. Ad un certo punto lui si staccò e incapace di resistere ulteriormente si sbottonò i pantaloni, aprì la zip tirando fuori il cazzo duro. La ragazza diede un rapido sguardo intorno per accertarsi se arrivasse qualcuno poi, vedendo che non c’era nessuno, impugnò il cazzo del fidanzato muovendo la mano velocemente. A lui però una sega non bastava, voleva di più. Con movimento dolce ma deciso, posò una mano sul capo della ragazza spingendolo verso il basso. Lei lo assecondò e posò la bocca sul membro turgido. Io continuavo a godermi la scena dal mirino della macchina fotografica eccitato dello spettacolo e dal vedere senza essere visto. Scattavo foto e mi sembrava di guardare come dal buco di una serratura. Il ragazzo teneva sempre le mani tra i seni della ragazza che chinata continuava a fargli un pompino. Continuarono così per un po’ fin quando lei sollevo la testa e disse qualcosa all’orecchio di lui. Si alzarono entrambi e la ragazza si sbottonò i jeans abbassandoli alle caviglie, si chinò dando le spalle al ragazzo e, poggiando le mani sulla panchina, gli offrì  la fica spalancata. Lui le fu subito dentro iniziando a darle colpi vigorosi. Fu in quel momento che la ragazza volse il capo nella mia direzione e, forse per un luccichio del sole morente sulla lente del mio obbiettivo, mi individuò. Staccai subito la macchina dall’occhio abbassandola e pensando che i due avrebbero detto o fatto qualcosa; non accadde nulla  invece, i due continuarono come se nulla fosse. Riavvicinai l’occhio al mirino e  inquadrai di nuovo la scena. Vidi la ragazza che teneva la testa rivolta verso di me e mi sorrideva mentre il ragazzo da dietro continuava a stantuffarle la fica. Ad un certo punto la piccola esibizionista mi fece anche un cenno con il pugno chiuso ed il pollice alzato come a dirmi: è tutto ok. Ero un po’ perplesso dall’audacia dei due giovani amanti appassionati. Il ragazzo pompava con foga tenendo le mani strette ai fianchi della ragazza mentre le tette ballonzolavano per i colpi del focoso amante.  I due continuarono ancora per un po’ poi lei si alzò e disse al ragazzo di sedersi sulla panchina, poi voltatasi nella mia direzione, spalancò le gambe e si sedette anche lei sul cazzo ritto del fidanzato. La vedevo cavalcare infilata sul palo di carne mentre con una mano si toccava le mammelle e con l’altra si sditalinava la fica. Era uno spettacolo travolgente per la furia con la quale i due ci davano dentro e per la bellezza del corpo della ninfetta. Improvvisamente si fermarono e lei sempre stando seduta sul cazzo ritto disse qualcosa al ragazzo, li vidi parlottare mentre lei non cessava di muovere il bacino, poi la sentii gridare verso di me: “Ehi fotografo non startene tutto da solo, vieni qua a farti una sega!” Ebbi un attimo di smarrimento per la sorpresa ma poi, incapace di ragionare, abbandonai la mia posizione dirigendomi verso i ragazzi. “Dai tiralo fuori e facci vedere come te lo meni, lo so che ci stai guardando da una vita e che vorresti scoparmi come fa lui.” Come un automa abbassai la lampo dei pantaloni e tirai fuori il cazzo duro e bagnato. Cominciai a farmi una sega mentre i due avevano ripreso a scopare furiosamente. Lei aveva ricominciato a cavalcare furiosamente mentre con la mano si tormentava la fica oscenamente aperta e penetrata dal cazzo del compagno. Teneva gli occhi fissi sul mio cazzo che mi menavo furiosamente. Improvvisamente lei venne e solo perché lui fu lesto a tapparle la bocca non urlò.  Andammo avanti ancora per un po’ fin quando il ragazzo disse che stava per venire. Allora la ragazza si alzò dal suo cazzo e si mise in ginocchio prendendoglielo in bocca, quindi mi fece cenno di avvicinarmi. Obbedii e lei prese a spompinare anche me. Prendeva in bocca alternativamente i due cazzi masturbandoci contemporaneamente. Venimmo insieme irrorandole il viso di sperma caldo. Ci sedemmo tutti e tre sulla panchina. “Voglio tutte le foto” mi disse lei.

 

Il dominatore (2° episodio)

Naturalmente mi sbagliavo e dovevano trascorrere ancora alcuni anni prima che potessi
comprendere pienamente come gestire quello straordinario potere. Ma alla fine imparai che non
esisteva alcuna possibilità di generalizzare, non esisteva alcuna regola fissa, ma che ogni persona
era diversa, ed ad ogni persona occorreva adattarsi, individuandone i punti deboli, per poterli poi
accuratamente sfruttare al momento opportuno.
A 24 anni ero ormai pronto, la fine della mia carriera scolastica mi aprì un nuovo affascinante
mondo. Iniziai a “Lavorare” nell’azienda di famiglia, e decisi che la mia vita sarebbe stata dedicata
allo studio delle persone, delle donne in particolare. Per tanto mi feci assegnare un incarico di
supervisore alla gestione del personale che mi portava continuamente in giro per il mondo,
trascorrendo periodi di tempo abbastanza lunghi nelle varie consociate.
Non avevo e non ho alcuna preferenza particolare in fatto di donne, mi piacciono tutte, e ciò è
perfettamente naturale in quanto ognuna di esse rappresenta non solo un piacere sessuale ma una
sfida con me stesso, quindi ciò che più mi attrae in una donna è la sua inaccessibilità.
Come dimenticare la mia prima esperienza con una sfida impossibile, l’ultimo anno
d’università ????. Lei si chiamava Giovanna, 45 anni ancora decisamente piacente. Era la direttrice
del dipartimento di scienza del comportamento.
Una sfida affascinante per me giovane temerario, bella, matura, intelligente. Sposata, con solida
posizione finanziaria, madre e moglie felice, apparentemente inattaccabile.
Inizia a frequentare assiduamente l’istituto studiandone le abitudini, cogliendo ogni occasione per
parlarle. Divenni uno di casa all’istituto, mi feci amico una delle segretarie, ed in breve divenni
molto più che un amico per lei, e la sfruttai per carpirle informazioni su Giovanna.
Sembrava assolutamente perfetta ed inattaccabile, allora con un’intuizione improvvisa cambia
tattica e incominciai ad indagare sulla famiglia. Il figlio non si prestava allo scopo, troppo giovane,
ma il marito appariva interessante. Cinquantenne di bell’aspetto, affermato medico con ambizioni
politiche, mi parve subito un possibile obiettivo. Concentrai tutte le mie attenzioni su di lui, e mi
avvalsi della collaborazione di un investigatore. Dopo un solo mese, la figura che appariva davanti
ai miei occhi era ben diversa da quella di partenza. Dopo 3 mesi ero assolutamente raggiante e
rimiravo le sue foto in compagnia della giovane amante.
Non mi lasciai prendere dall’euforia e continuai il mio lavoro meticoloso, attendendo con pazienza
l’arma decisiva. E l’arzillo ed arrapato professore non mi fece attendere troppo. Il mio informatore
scoprì che la giovane amante era in realtà solo una delle tante, quasi tutte infermiere degli ospedali
nei quali il professore lavorava, stesi la mia rete e poche settimane dopo il professore era in
trappola.
Poche foto rubate in uno degli sgabuzzini dell’ospedale, ma inequivocabili, una giovane biondina
amorevolmente inginocchiata ai piedi dell’augusto professore, intenta a succhiare amorevolmente il
suo più che rispettabile uccello, o appoggiata al muro con le gambe avvinghiate alla vita dell’uomo.
Ancora non mi accontentai, chiesi al mio informatore più informazioni, gli dissi di concentrarsi
sulla lista delle amanti del professore e di controllarne stipendi carriera, ogni cosa.
Sei mesi dopo l’inizio della mia offensiva ero pienamente soddisfatto, avevo sottomano un dossier
molto ricco, l’elenco completo delle amanti del professore, foto compromettenti ed uno studio
comparative tra le carriere e gli stipendi delle stesse e quelli delle altre infermiere. Ero pronto al
passo finale. Mi preparai accuratamente e mi presentai nell’ufficio di Giovanna “Ciao Claudio,
cercavi me ?” disse lei quando mi vide, con il suo sorriso cordiale.
Io rimasi molto serio “Avrei bisogno di parlarle in privato signora Giovanna” le dissi “Adesso non
posso, potremmo fare più tardi” rispose lei senza curarsi molto di me “Veramente no, è una
questione molto importante e delicata, soprattutto per lei ” calcai la mano, “ma anche molto
urgente” conclusi. Lei smise di sorridere “Non capisco, comunque in questo momento non posso
proprio” rispose infastidita “Debbo insistere, per il suo stesso interesse” insistetti e lei a questo
punto cedette.
“Va bene entra e chiudi la porta” disse e io lo feci “Spero sia veramente importante, farò tardi ad
una riunione importante” disse, io mi ero accomodato sulla poltrona davanti alla sua scrivania
“Allora di che cosa si tratta” mi incalzò spazientita “Io ho un amico giornalista, un giovane di
grande volontà, di recente ha condotto un’inchiesta sul funzionamento degli ospedali Italiani e
proprio ieri me ne ha mostrato i risultati” dissi interrompendomi.
Lei attese qualche istante che riprendessi, poi impaziente intervenne “Che cosa centro io con tutto
questo” disse guardando l’orologio. “Suo marito non è il prof. Lamberti ?” dissi e la vidi trasalire “Il
professor Lamberti primario del San Patrizio ed assessore alla sanità del comune ?” domandai io
con fare sicuro “Certo e con ciò ?” domandò lei, “Il mio amico ora lo conosce probabilmente molto
meglio di lei” dissi e senza attendere la sua risposta, presi dalla borsa il dossier e lo appoggiai sulla
scrivania davanti alle sue mani.
Lei si sforzò di mantenere un atteggiamento compassato “Che cosa ti fa pensare che sia interessata a
questa roba ?” disse io scossi il capo “Non penso che lei sia interessata, ma sono convinto che lei
farebbe meglio ad esserlo, quel dossier può portare un sacco di problemi per lei e suo marito”
risposi con calma, lei mi guardò confusa, poi con le mani che tremavano impercettibilmente, aprì il
dossier.
Per i successivi 5 minuti, non staccò gli occhi dai fogli che lentamente sfogliava. Avevo
opportunamente impaginato il dossier, nella prima parte le considerazioni generiche, rubate
all’interno dell’ospedale, le voci di corridoio. Poi le foto del marito di lei con l’amichetta, e i dati
della ragazza. Poi il lungo elenco delle altre amanti del professore e l’analisi comparativa di carriere
e stipendi, infine a completare il dossier le foto dell’incontro nello sgabuzzino dell’ospedale.
Mentre leggeva il suo viso era lo specchio delle emozioni che provava, ed io potevo leggere il suo
volto come se stessi leggendo i fogli stessi. Quando giunse alle foto finali, chiuse di scatto il dossier
con un gemito soffocato. Era smarrita,. confusa, arrabbiata, si guardava intorno senza sapere che
cosa fare.
“Venga, sarà meglio proseguire altrove, lei è troppo sconvolta” le dissi premuroso, ritirai il dossier e
la aiutai ad infilarsi la giacca, e la condussi fuori dall’ufficio. “Dove mi stai portando ?” domandò,
“In un posto più tranquillo, conosce il bar dall’altra parte della piazza, a questora è abbastanza
tranquillo” “No, potremmo incontrare gente che conosco, o dio dove possiamo andare” gemette lei
“Se vuole, il mio appartamento non dista molto da qui” buttai li io e lei subito accettò “Si andrà
benissimo” disse.
Pochi minuti dopo eravamo nel mio appartamento, la feci accomodare e le diedi qualche cosa di
forte da bere “E` tremendo, tremendo, la mia vita sarà distrutta per colpa di quel porco” disse
mentre sorseggiava il liquore, la lasciai sfogare. Lei continuava a pensare ad alta voce “Che cosa
posso fare cosa posso fare” diceva affranta, poi si riscosse ricordandosi della mia presenza
“Claudio, il tuo amico è proprio intenzionato a pubblicare la ricerca ?” domandò ed io annuì “Non
esiste un modo per convincerlo a non farlo, possiamo pagare, pagare bene” disse Giovanna
disperata “Non fornisca al mio amico altri elementi a supporto della sua ricerca, credo ne abbia già
a sufficienza “Già, hai ragione, ma deve essere possibile fare qualche cosa, non è possibile che la
mia vita e quella di mio figlio vengano spazzate via così” gemette disperata “Forse qualche cosa si
può fare ” dissi io e lei immediatamente reagì.
“Cosa hai detto, si può fare qualche cosa” domandò lei ansiosa “Dimmi ti prego spiegami “Si forse
qualche cosa si può fare, o meglio, posso fare qualche cosa”, dissi con calma “Che cosa per carità
dimmi tutto”. “Il mio amico ha con me un grosso debito, infatti come vedi sono riuscito a farmi dare
copia del dossier, io posso impedirgli di pubblicarlo” dissi con calma, lei parve dapprima sollevata,
poi divenne improvvisamente seria “Tu puoi impedire la pubblicazione di questa roba, ma non l’hai
fatto, allora dimmi che cosa vuoi tu per non pubblicare il dossier” disse dura.
Era veramente intelligente, non vi era ombra di dubbio, di li a pochi minuti avrei saputo se i miei
calcoli erano esatti “Non denaro, stai tranquilla, io ne ho sin troppo. Ma tu sei una donna splendida,
intelligente bella, inaccessibile, ed a me le cose inaccessibili piacciono, piacciono moltissimo.” Feci
una pausa, lei restò immobile “Adesso io mi alzerò e me ne andrò in camera se non vuoi veder
pubblicata quell’inchiesta, spogliati e raggiungimi di la, altrimenti conosci la strada” dissi e mi alzai
sorridendole “Bastardo” sibilò lei io annuì “Questo è certo, come è certo che tu verrai di la, e ti
comporterai come la più perfetta delle puttane, e farai di tutto perché la cosa mi piaccia, dal
momento che da questo dipende la tua vita futura” le dissi gelido, e senza attendere risposta mi
allontanai iniziando a spogliarmi.
Entrai in camera lasciando la porta aperta, accesi la luce e mi spogliai lentamente e mi stesi nudo
sul letto. Ero eccitato, tremendamente eccitato, e non rimasi deluso. Passarono alcuni minuti in cui
lei rimase in assoluto silenzio, poi incominciai a sentire l’eccitante rumore dei vestiti che lei si stava
togliendo e poco dopo lei comparve sulla porta nuda, con le braccia tentava di coprirsi pudicamente.
‘Spegni la luce per favore” disse umilmente “No, voglio vedere tutto, anzi smetti di coprirti” le dissi
autoritario, e lei con rassegnazione tolse la braccia mostrandosi a me.
Era bella, veramente bella, snella, ma con seni pieni ed ancora sodi per i suoi 45 anni, le feci cenno
di raggiungermi, e lei obbedì inginocchiandosi sul letto al mio fianco. Le mie mani presero a
scorrere sul suo corpo, mentre lei si irrigidiva “Rilassati e vedrai sarà meglio di quanto immagini” le
dissi, mentre la mia mano le accarezzava le sode chiappe. Si rilassò, ma s’irrigidì quando le presi
una mano e la portai al cazzo eccitato.
“Coraggio, sembri una ragazzina alle prime armi, una signora come te, deve saper fare molto
meglio” le dissi, e lei si riscosse, le sue carezze diventarono più piacevoli, la accarezzai tra le gambe
e risalii verso il pube, questa volta cnon s’irrigidii nemmeno quando presi ad accarezzarle il
clitoride. La mano scorreva esperta lungo la mia asta, le sue dita solleticavano piacevolmente il
glande eccitato.
“Hai una mano deliziosa Giovanna, ma sono convinto che la tua bocca sarà ancora meglio” dissi.
Lei rassegnata si chinò e le sue labbra raggiunsero il glande. Le dischiuse e lasciò timidamente
affondare il glande nella sua bocca iniziando a leccarlo con la lingua, poi la sua testa iniziò a
muoversi avanti ed indietro “Se lo succhi così capisco perché tuo marito si fa spompinare negli
sgabuzzini. Dovresti guardare quelle foto per imparare, quella ragazza ci sa davvero fare con il
cazzo” le dissi malignamente, lei s’irrigidii ma non smise di succhiare, anzi dopo pochi istanti, la
sua lingua divenne più veloce, la testa accentuò i movimenti ed il mio cazzo incominciò ad
affondare sempre più nella sua bocca. Continua a leggere Il dominatore (2° episodio)

Elena, quella troia di mia moglie in calore (1° episodio)

Mia moglie Elena si eccita solamente se viene guardata da altri uomini nelle parti intime.
Per questo motivo usa solo gonne sempre cortissime e la sua biancheria è composta solamente da
perizomi minuscoli e trasparenti (non trovandoli facilmente sul mercato se li costruisce con del
pizzo).
Usa solo reggicalze che costantemente escono dalla gonna ogni volta che si inchina o si siede, non
porta reggiseno e le sue tette non grandi ma ben formate escono sempre da scollature o camice
trasparenti.
Ogni volta che ci muoviamo in macchina si masturba alzandosi la gonna e togliendosi la camicia in
modo che i passanti le guardino le tette ed i camionisti, da più in alto, la figa sempre depilata ed
umida.
E’ specialista in pompini ne avrà fatti più di 10.000 è gli piace guardare film o foto porno e mentre
mi succhia l’uccello si sditalina freneticamente.
Quando si reca a comprare cassette pornografiche esce di casa completamente nuda (solo con
reggicalze e tacchi a spillo) coperta solo da una piccola giacchetta, percorre a piedi tutto il tragitto
inchinandosi ogni tanto a raccogliere qualcosa, arriva al negozio dove il prorietario un lurido
grassone non la fa mai pagare.
Dopo alcuni mesi ho capito perchè.
Mi sono appostato fuori dalla porta e ho visto mia moglie Elena che si toglieva la giacca davanti a
tutti, rimaneva nuda, il grassone cominciava a toccarli le tette e la figa mentre gli altri uomini si
liberavano l’uccello dai pantaloni. In un batter d’occhio mia moglie stava spompinando il
proprietario e nello stesso momento uno la inculava violentemente mentre un altro la pistonava con
foga in vagina. quando il grassone le sborrò in bocca subito un altro prese il suo posto e così via nel
culo nella vagina ed in bocca per mezz’ora. Continua a leggere Elena, quella troia di mia moglie in calore (1° episodio)

In palestra

Finalmente mi ero deciso a iscrivermi in palestra!

Dopo vani tentativi di andare a correre la mattina presto o la sera al ritorno dall’ufficio, tentativi sempre naufragati dopo un paio di giorni, avevo deciso di andare in palestra durante le due ore di spacco che avevo al lavoro. Trovai una palestra vicino al mio ufficio ed il primo settembre cominciai a frequentare. A quell’ora la palestra era praticamente deserta, infatti oltre a me c’erano solo tre culone inchiavabili tipo la Merkel e un  ragazzo di colore che faceva da inserviente al proprietario-istruttore. Avevo tutti gli attrezzi a disposizione ma la voglia non era troppa per cui passavo la maggior parte del tempo sul tapis roulant o alla cyclette. Le tre vegliarde fingevano di  impegnarsi ma in realtà pensavano più a chiacchierare che a fare gli esercizi. L’unico che si impegnava a fondo era Patrick, l’inserviente che, dopo il turno del mattino, ripuliva e metteva  a posto gli attrezzi e poi si metteva anche lui a fare esercizi insieme a noi. Verso le due finalmente smettevo la tortura e andavo nello spogliatoio a fare la doccia per poi tornare al lavoro. Nel primo mese di frequenza scambiai poche parole con gli altri, mi limitavo a fare i miei esercizi da solo senza fare conversazione. Poi col passare del tempo, forse con l’esempio del ragazzo che veramente si impegnava, presi a fare gli esercizi insieme a lui e devo dire che cominciavo anche a vedere qualche (modesto) risultato in termini di tono muscolare. Un giorno, avevo appena terminato la sessione, mi recai nello spogliatoio e vi trovai Patrick che si apprestava a fare la doccia. Mi spogliai e mi infilai sotto il getto dell’acqua calda. La stessa cosa fece il ragazzo e per poco non mi venne un colpo: aveva un cazzo enorme. Ovviamente era in fase di riposo ma già così era lungo il doppio del mio! Non che io sia un buon termine di paragone ma quello era veramente lungo. Patrick si accorse che lo fissavo con un’espressione di sgomento e si mise a ridere. Uscimmo entrambi dalla doccia e cominciammo ad asciugarci con gli asciugamani. Appena lui ebbe finito rimase di nuovo nudo ed io non potei evitare di guardargli ancora l’uccello cercando di immaginare come  sarebbe stato in erezione. Non potei fare a meno di commentare “Con quell’attrezzo che ti ritrovi sarai l’idolo delle ragazze!” “Non posso dire di no – rispose – ma a volte mi imbarazza perché ogni volta che mi spoglio tutti hanno la tua reazione, rimangono a bocca aperta. Spesso evito di fare la doccia con gli altri perché mi scoccia che mi guardino. Con le ragazze però effettivamente me la spasso.” Finimmo di rivestirci e tornai al lavoro. La volta successiva però,  quando mi recai a fare la doccia Patrick mi seguì e cominciò a spogliarsi anche lui. “Ma non hai detto che ti imbarazzava fare la doccia con gli altri?” Mi sorrise e rispose “Non fraintendere è solo un caso, devo andare via anche io”. Fui costretto di nuovo all’umiliazione del confronto. Il mio mi sembrava addirittura più piccolo del solito! Continuavo a fissare il cazzo del ragazzo e mi sorpresi di nuovo a desiderare di vedere quel palo eretto. “Se così è il doppio del mio, quando sei eccitato cosa sarà? – gli dissi – Tu sei una causa di depressione per gli altri uomini.” Sorrise divertito mostrando i suoi denti bianchissimi. “Qualche volta te lo faccio vedere, se prometti di non deprimerti troppo.” Terminai di rivestirmi e ritornai in ufficio. La sera a casa raccontai a mia moglie del ragazzo e del suo uccello notevole e lei, come immaginavo, espresse tutto il suo entusiasmo e la voglia di vederlo da vicino. “Per ora ti devi accontentare di questo” le dissi abbassandomi i pantaloni e ficcandole il mio cazzo in bocca. “Cercherò di farmelo bastare” rispose. Prese a succhiarmelo con piacere, come aveva sempre fatto, ma ben presto mi fece capire che voleva essere scopata per bene. Non ebbi difficoltà ad accontentarla, la feci mettere appoggiata al divano del salone e la scopai da dietro venendole sul capace culo. Appena finimmo mi disse: “E allora quando me lo porti a vedere?” “Presto” risposi. Le volte successive in palestra non ebbi l’occasione di incontrare il ragazzo negli spogliatoi finché un giorno l’istruttore a metà lezione ebbe una telefonata e dovette andare via lasciandoci soli visto che le tre befane quel giorno non erano venute. Finii di fare gli esercizi della scheda e mi avviai verso lo spogliatoio. “Aspetta” mi disse Patrick “Voglio farti vedere una cosa.” Dopo aver chiuso a chiave la porta della palestra mi raggiunse e cominciò a spogliarsi. Appena fu completamente nudo prese il suo smartphone e cominciò ad armeggiare con lo schermo. “Ho bisogno di un piccolo aiuto” disse. In un primo momento non capii, poi vidi che con una mano teneva il telefonino e con l’altra si toccava l’uccello mentre teneva gli occhi incollati allo schermo. Mi avvicinai e vidi che stava guardando un film porno sul telefonino. Ecco l’aiuto di cui parlava! Devo dire che lo stratagemma aveva funzionato benissimo. Il suo cazzo nero si ergeva in tutto il suo splendore. Quasi trenta centimetri di carne turgida sfidava la forza di gravità puntando al cielo. “Posso toccarlo?” gli chiesi. Mi guardo con un’espressione incerta. “Non fraintendere – gli dissi – non sono omosessuale, anzi sono sposato con figli e questa e la prima volta che tocco il cazzo di un altro uomo, se si escludono le seghe fatte in compagnia dei miei amici quando avevo 13 anni.” “Fa pure” rispose. Afferrai l’uccello con la mano destra: era duro come il marmo ma caldo e pulsante. Restai qualche secondo immobile indeciso se lasciarlo o continuare a tenerlo stretto. Decisi di assecondare il mio istinto che mi diceva di non mollarlo. Fissai Patrick negli occhi e non lessi espressioni di fastidio o sgomento, forse non era la prima volta che gli capitava. Non so se consapevolmente iniziai a muovere la mano lentamente. Il ragazzo chiuse gli occhi e inarcò le reni sporgendosi in avanti. Continuai a masturbarlo aumentando il ritmo mentre con l’altra mano gli presi i testicoli, stringendoli leggermente. Continuai a muovere la mano alternando colpi veloci a colpi più lenti. Finalmente Patrick emise un gemito e venne inondando il pavimento di sperma caldo. Non dicemmo nulla mentre ci  rivestivamo, poi ci salutammo e andai al lavoro. La sera a casa raccontai tutto a mia moglie e, come al solito, dovetti spegnere con il mio cazzo l’eccitazione che le avevo provocato. “Voglio vederlo anche io – ribadì – trova il modo di portarlo qui.”  Due giorni dopo ero di nuovo in palestra e appena lo vidi subito mi venne un’idea per portarlo da mia moglie. “Senti Patrick – gli dissi – volevo chiederti se ti andava di farti fare qualche foto, sai ho l’hobby della fotografia ed un amico mi ha chiesto  se gli faccio delle foto per il catalogo della sua fabbrica di intimo. Tu hai “l’attrezzatura” giusta per riempire i boxer da uomo.  Ti porto via solo un paio di ore sabato mattina e guadagni pure qualcosa. Che ne dici?” Accettò volentieri e così ci demmo appuntamento per il sabato successivo a casa mia. Arrivò puntuale e lo introdussi subito nel piccolo studio fotografico che avevo allestito nel garage di casa mia. “Questa è mia moglie e poserà per l’intimo femminile insieme a te” Diedi a Patrick una serie di boxer da indossare e lo accompagnai in una stanzetta a fianco dove avrebbe potuto spogliarsi e indossarli. Mia moglie era già pronta con un completo perizoma e reggiseno pushup che indossava sotto l’accappatoio. In pochi minuti Patrick fu pronto e devo dire che faceva un bellissimo effetto il suo corpo palestrato e muscoloso e quel cazzo statuario che si delineava all’interno dei boxer aderenti. Cominciammo a scattare delle foto con mia moglie che si metteva sempre in modo da stare a contatto con il ragazzo praticamente strusciandosi addosso a lui. Ad un certo punto le dissi di togliersi il reggiseno e di abbracciare Patrick da dietro mettendogli una mano sul bordo dei boxer come se volesse infilarla dentro. Li lasciai in quella posizione per un po’ di tempo fingendo di dover regolare la macchina fotografica e i flash. Vedevo il ragazzo in evidente difficoltà per il contatto con i seni di mia moglie sulla schiena e la mano che si muoveva sul suo ventre. Mi accorsi che il suo cazzo aveva iniziato a crescere. Dissi a mia moglie di infilare la mano un po’ più dentro. Fu la fine, Patrick non riuscì più a controllarsi ed il suo cazzo si erse completamente. “Così non posso scattare” dissi. “Aspetta – disse mia moglie – ci penso io.” Si inginocchiò davanti a Patrick e gli abbassò il boxer liberandogli il cazzo di ebano. Lo prese in bocca ingoiandolo quasi tutto. Patrick mi guardo con sguardo interrogativo ma io lo rassicurai con un sorriso. Mia moglie intanto gli faceva un pompino. Presi a scattare foto forsennatamente, arrapato a mia volta. Mia moglie era assatanata e muoveva le mani e la bocca con voluttà sul cazzo enorme del ragazzo.   Ad un certo punto si staccò da lui, si tolse gli slip e si mise sul divano che era nella stanza con il culo rivolto verso di lui, le gambe spalancate e la fica bagnata di desiderio. “Chiavami Patrick” Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte e le infilò il cazzo nella fica iniziando a fotterla vigorosamente. Mia moglie urlava di piacere, io scattavo foto furiosamente. Vedevo dal mirino della macchina fotografica  il palo d’ebano entrare e uscire dalla fica di mia moglie riempendola tutta. Zoomavo ingrandendo i particolari e scattando foto ravvicinate. Poi posai la macchina e mi avvicinai alla coppia, tirai fuori il cazzo e lo infilai in bocca a mia moglie. Tramite la sua bocca sentivo la veemenza dei colpi che Patrick le dava da dietro. Per un fortunato caso venimmo tutti e tre insieme, io in bocca a lei Patrick nella sua fica, mia moglie contraendo contemporaneamente fica e labbra. Ci abbandonammo esausti sul divano, mia moglie seduta al centro con le mani strette intorno ai due cazzi come se temesse di svegliarsi da un sogno.