La sostituta

Quando la Signorina Cristina ci lasciò per andare in pensione, nell’ufficio regnava grande
commozione ed autentico rammarico, sarebbe stato difficile sostituirla e tutti noi ne avremmo presto
sentito la mancanza.
Ma tra i più giovani e meno esperti vi era anche la speranza che al suo posto arrivasse qualche
ragazza più carina e meno austera di lei a ravvivare l’ambiente.
Io conoscendo molto bene il nostro Boss, non cullavo certe illusioni, il signor Ringhetti è sempre
stato un uomo tutto d’un pezzo, tutto casa e lavoro e la ragazza che avrebbe sostituito Cristina
sarebbe stata solo più giovane, ma ugualmente austera ed asessuata.
Ed infatti quello che avevo previsto accadde puntualmente ed in ufficio giunse Katia una giovane
appena diplomata, 19 anni, decisamente alta, con un fisico imponente.
Katia si dimostrò subito degna erede di Cristina, efficiente, ma di poche parole, sobria se non
addirittura castigata nel vestire.
Mai un abito troppo aderente o una gonna che fosse al di sopra del ginocchio.
Ben presto anche la fantasia dei più giovani si spense e Katia s’integrò perfettamente nell’ufficio
senza destare alcun disturbo al ritmo regolare del lavoro.
Eppure vi era qualche cosa di strano in quella ragazza, qualche cosa di molto simile ad una
maschera, che nascondeva…… non sapevo nemmeno io dire che cosa, ma lo sentivo, lo intuivo.
All’inizio non feci molto caso a quella sensazione anzi cercai di scacciarla dalla mia mente ed
apparentemente ci riuscii.
Tra le mansioni che svolgo in ufficio, vi è anche quella di gestire la rete informatica ed un giorno
facendo delle normali analisi statistiche mi accorsi che negli ultimi tempi era cresciuto il numero
dei collegamenti ai siti erotici Internet.
Pensai subito che fosse stata la delusione per la sostituzione della signorina Cristina con Katia a
spingere i più giovani alla ricerca di uno sfogo che avevano sperato di trovare nella nuova assunta.
Sono sempre stato accondiscendente verso le evasioni dei giovani dell’ufficio a patto che il lavoro
non ne risenta, ma decisi comunque d’indagare con discrezione per individuare i responsabili dir
loro qualche parola paterna ed evitare che la situazione degenerasse.
Se la cosa fosse giunta alle orecchie di Ringhetti, le conseguenze per i malcapitati avrebbero potuto
essere pesanti…..
La legge impedisce controlli diretti, ma con un minimo d’esperienza, è comunque possibile
individuare con un ragionevole margine d’incertezza che utilizza i terminali per collegarsi ai siti
internet.
Occorre solo un poco di pazienza e di spirito d’osservazione. Incominciai subito ad indagare.
Due giorni dopo me ne stavo alla mia scrivania guardando incredulo il risultato delle mie indagini.
Nessuno dei ragazzi aveva minimamente mutato le proprie abitudini, vi erano collegamenti, ma
episodici, e comunque limitati per frequenza e durata, ma vi era un nuovo utente che usava molto
Internet e quasi sempre per collegarsi a siti erotici.
La mia incredulità era legata al fatto che quell’utente era Katia.
Vi doveva essere un’errore, dovevo svolgere ulteriori indagini, scoprire se qualcuno usava il suo
terminale in sua assenza.
Era l’unica spiegazione possibile.
Mi misi nuovamente all’opera, sorvegliando i collegamenti in rete e girovagando nell’ufficio con
aria indifferente quando si verificavano collegamenti a siti proibiti.
Ma dopo altri due giorni d’incredula osservazione, dovetti arrendermi, il segreto frequentatore di siti
erotici, era proprio lei, l’irreprensibile ed austera Katia.
Arrendermi all’evidenza e ritrovarmi eccitato fu praticamente la stessa cosa.
Allo stesso tempo mi ricordai di quell’iniziale insistita sensazione che aveva caratterizzato i primi
giorni dopo l’arrivo di Katia, ora sapevo che era vero,
Katia nascondeva qualche cosa, e la sua era veramente una maschera e la sua aria da signorina a
modo nascondeva un sangue bollente.
Per alcuni giorni rimasi inerte, senza sapere che cosa fare, ma limitandomi a spiarla nella speranza
che cambiasse atteggiamento, ma nulla accadde se non il crescere della mia eccitazione.
Continuando a spiarla, scoprii che aveva un recapito Email anonimo, ed presone uno anch’io
incominciai ad inviarle messaggi.
All’inizio cercai di trattenermi, di essere molto velato nei miei messaggi, ma le sue risposte furono
talmente eccitanti che ben presto mi ritrovai ad abbandonare ogni inibizione.
Le chiesi d’inviarmi una sua foto, e di nascosto la spiai mentre usava lo scanner dell’ufficio per
digitalizzarla ed inviarla.
Quando finalmente la vidi comparire sullo schermo del computer, stentai a riconoscerla, sembrava
un’altra donna, senza gli occhiali, con un vestitino aderente che metteva in risalto insospettabili
curve, una minigonna generosissima che lasciava quasi interamente scoperte le lunghe e ben tornite
gambe.
Continua ad insistere sino a che lei non m’inviò delle foto nude e poi mi spinsi ancora più in la e la
convinsi a riprendersi mentre si masturbava con gli oggetti più disparati.
Ormai Katia costellava i miei sogni, impazzivo per lei e non pensavo ad altro che a possederla.
Decisi che l’avrei ricattata e costretta a sottostare nella realtà a tutte le voglie sulle quali avevamo
fantasticato via Email.
Una sera la attesi al parcheggio, e quando lei giunse per prendere la sua macchina, scesi e mi parai
davanti a lei.
Katia ebbe un sussulto
“Mario, mi ha spaventata” disse ricomponendosi e riassumendo la maschera impassibile e distaccata
“Smettila di recitare Katia, so benissimo che fingi….” le dissi, e per un attimo Katia parve perdere il
controllo, ma si riprese e ribattè
“E` impazzito, non so di che cosa stia parlando…..” assumendo un’aria indignata.
“Davvero, vediamo se queste ti rinfrescheranno la memoria…..” sogghignai io, e le sciorinai davanti
agli occhi alcune delle sue foto più audaci. Katia sbiancò in volto
“Ma io…….. non capisco, …. come ha fatto” farfugliò continuando a fissare le foto
“Semplice, queste foto me le hai inviate tu, ho meglio le hai inviate a Roberto, che è la stessa
cosa……” le spiegai, continuando a sorridere maliziosamente.
Finalmente Katia sollevò gli occhi fissandomi inorridita
“Cosa vuole, cosa vuole da me …..” disse smarrita
“Voglio tutte le cose che mi hai promesso telematicamente, altrimenti……” dissi io iniziando a
riporre le foto.
Lei con un gesto disperato me le strappò di mano e sibilò
“Bastardo….” io non mi scomposi e continuai a sorridere
“Tienile pure io posso stamparne altre, e domattina Ringhetti potrebbe scoprire quanto si sia
sbagliato nel giudicarti la naturale erede di Cristina…..”
Katia abbassò gli occhi, incapace di fissarmi
“La prego, non lo faccia, farò tutto quello che vuole…..” disse con un filo di voce.
“Prendi la tua macchina e seguimi” le intimai e senza restare a controllare salii in macchina e
l’avviai.
Un quarto d’ora dopo fermavo la macchina davanti a casa mia e poco dopo anche Katia faceva lo
stesso.
Salimmo con l’ascensore, senza pronunciare parola, eravamo soli, ed io approfittai per baciarla e
palparle golosamente i seni grandi e sodi.
Lei rimase immobile come un pezzo di ghiaccio, ma non si sottrasse.
Entrati nell’appartamento, andai a sedermi sulla poltrona, mentre lei rimaneva in piedi
“Ora spogliati, voglio vedere quanto sei troia nella realtà” le dissi, e dopo un lungo e rassegnato
sospiro, Katia iniziò a spogliarsi, ed era ancora più bella che nelle foto.
Come facesse a nascondere quei seni prorompenti, o le natiche impertinenti sotto i vestiti da ufficio
non lo capirò mai, ma la donna di fronte a me era veramente stupenda.
La mia erezione divenne incontenibile quando realizzai che, seguendo quanto le avevo chiesto con
la mia ultima email, si era depilata il pube.
Freneticamente mi slacciai i pantaloni e ne estrassi il cazzo terribilmente eretto
“Ora vedremo se sei veramente la brava pompinara che dici di essere, vieni qui e succhiamelo” le
dissi, e Katia lentamente, si avvicinò ed inginocchiatasi tra le mie gambe, si chinò avvolgendo le
morbide labbra intorno alla mia cappella.
I suoi lunghi capelli lisci iniziarono a solleticarmi il ventre, mentre la sua testa iniziava a muoversi e
la sua lingua prendeva a vellicarmi l’asta. Continua a leggere La sostituta

Il lato B

 

Non l’avevo mai presa in considerazione finché, ad una riunione aziendale, non le guardai il culo. Era bello sporgente e ben proporzionato e stava su una meraviglia. Ma guarda, pensai, non me ne ero mai accorto. La mia collega Loana era ritenuta da tutti simpatica ma poco attraente: aveva circa 35 anni,  magra, seno inesistente, viso ordinario, insomma nulla che ti facesse pensare a fare sesso con lei. Dalla sua aveva una enorme simpatia e molta disponibilità nel lavoro. Poi quel giorn,o guardandola da dietro appoggiata alla scrivania, mi accorsi che una qualità ce l’aveva: il culo. Glielo dissi apertamente, con tono scherzoso,  durante una telefonata “Sai, pensavo che tu fossi completamente da buttare ed invece guardandoti bene ho visto che hai un bel lato B.” Lei come al solito rispose simpaticamente circa le sue qualità nascoste che non si fermavano al suo sedere. Da quel giorno ogni volta che ci sentivamo al telefono lei mi diceva “Ciao, sono lato B.” La cosa con l’andar del tempo mi stuzzicava sempre più e volli vedere se era possibile approfondire l’argomento. Durante un’ennesima telefonata le dissi “Ma qualcun altro lo ha apprezzato o me ne sono accorto solo io?” “Beh adesso vuoi sapere troppo, mi rispose, ma poi perché ti interessa, hai sempre detto che sono brutta.” Effettivamente aveva ragione, non avevo mai pensato a lei come partner per un incontro piccante ma da quando mi ero accorto di quel culo così ben fatto mi era venuta la voglia di, scusate il gioco di parole, toccare con mano. L’occasione si presentò ad una successiva riunione alla quale Loana si presentò con un pantalone bianco di lino. Praticamente era come se non avesse nulla addosso, vedevo il rosa della sua carne al di sotto dei pantaloni ed un perizoma bianco che da sotto la cintura spariva tra le sue natiche. Prestai poca attenzione a quello che si disse nella riunione, stavo solo attento a puntare gli occhi sul suo culo ogni volta che si alzava e, ora che ci rifletto, mi sembrò che si alzasse spesso. Alla fine della riunione con mia grande sorpresa mi chiese se l’accompagnavo a casa visto che ero di strada ed io ovviamente accettai con entusiasmo. Ci mettemmo in macchina e in una decina di minuti giungemmo davanti a casa sua, una villetta bifamiliare che condivideva con i genitori. “Ti inviterei a bere qualcosa – mi disse – ma stasera sono davvero stanchissima e vorrei andare subito a letto, tanto più che sono sola in casa.” Avevo sperato in un fine serata diverso ma non sono il tipo insistente che cerca a tutti i costi di infilarsi nel letto di una donna, per cui le augurai buona notte, anche se erano le 9 di sera, e le aprii lo sportello dall’interno dell’auto sperando almeno di guardarle il sedere mentre scendeva. Loana scese dall’auto e si avviò verso la porta di ingresso ma, fatto solo qualche passo, cadde rovinosamente a terra. Balzai giù dall’auto e corsi verso di lei per vedere cosa fosse accaduto. Mi tranquillizzò dicendomi di essere inciampata e di non essersi fatta niente, per cui l’aiutai a rialzarsi. Appena poggiò il piede a terra però lanciò un urlo di dolore: si era procurata una distorsione e non poteva stare in piedi. La presi in braccio e la portai dentro casa. Mi chiese di portarla direttamente in camera da letto e di poggiarla sul letto, poi mi pregò di uscire per permetterle di svestirsi ed indossare qualcosa di più comodo.  Obbedii e mi recai nel salone. Dopo qualche minuto mi richiamò in camera; aveva indossato una vestaglia e stava stesa sul letto dove l’avevo lasciata. Le chiesi di lasciarmi guardare il piede che le faceva male, mi sedetti sul letto e lei mi porse il piede infortunato. A prima vista non sembrava avere nulla di rotto e non era nemmeno gonfio, comunque le consigliai di mettere del ghiaccio. Mi disse che l’avrebbe fatto senz’altro. Poi all’improvviso cominciò a ridere. Le chiesi perché ridesse. “Quello che mi fa male – rispose – non è il piede, ma il lato B che ho battuto cadendo.” “Dovresti mettere qualcosa anche lì – le risposi – non vorrei che si rovinasse l’unica cosa bella che ti rimane.” Sorridendo mi mandò a quel paese, poi aggiunse: “Ma se chiedessi di mettermi un po’ di crema sul sedere visto che io non ci riesco ti scandalizzeresti?” “Ma se non aspetto altro, risposi, finalmente ho l’occasione di vedere questo tuo bel culetto.” “Sì ma solo perché sono immobilizzata e non ho altri a cui chiedere, comunque penserò che sono al mare e che mi stai spalmando l’abbronzante così non mi vergogno.” Detto questo mi mise tra le mani un tubetto e, messasi a pancia in sotto, aprì la vestaglia e la sollevò fino alla vita.  Rimasi senza fiato, aveva un culo perfetto, come era stato possibile che nessuno di noi se ne fosse mai accorto.  E non solo il culo era perfetto ma tutto il lato inferiore, due cosce tornite bellissime che finivano con due natiche statuarie. Mi ricordava quella famosa pubblicità di uno slip femminile che per anni aveva tappezzato di manifesti tutta la città facendo camminare noi uomini a naso all’aria. “Cavolo – le dissi – e tu tenevi questo ben di dio e non lo dicevi a nessuno?” “Ma siete stati voi a non guardare bene – mi rispose – vi siete sempre fermati al lato superiore senza andare oltre. E’ vero non ho le tette ma ho questo culetto delizioso. Comunque non sei qui per guardare ma per mettermi la crema, quindi bando alle ciance e datti da fare.” La mia intenzione era proprio quella di darmi da fare ma non nel senso che intendeva lei, quel culo mi era entrato nel cervello e di lì l’immagine si trasmetteva direttamente al mio uccello che già dava segni di irrequietezza. Cominciai quindi a spalmarle la crema sulle natiche: erano così lisce e sode! Coprii di crema ogni centimetro di pelle facendo in modo che venisse assorbita tutta, poi con nonchalance infilai un dito sotto il filo del perizoma e lo feci scendere giù fino al buchetto del suo culo. Cominciai a girare intorno col dito mentre con l’altra mano massaggiavo le natiche, Loana non disse nulla e questo mi incoraggiò ad essere più audace. Spinsi il dito più in basso verso la sua fica e, aprendole le labbra, lo infilai dentro. Era completamente bagnata! Presi a sditalinarla prima dolcemente poi sempre più velocemente. Contemporaneamente mi sbottonai i pantaloni estraendo il mio cazzo ormai ritto e duro. Come se avesse avuto gli occhi dietro la testa Loana allungò la mano impugnandolo e iniziando a muoverla su e giù. Poi si voltò, si tolse completamente la vestaglia e chinandosi sul mio cazzo lo prese in bocca. La sua lingua si muoveva freneticamente sul mio glande, mentre le sue labbra stringevano il mio cazzo in un morbido morso, alzava e abbassava la testa facendolo sparire tutto nelle sua bocca. Era davvero brava, ma io a quel punto volevo scoparmela. Le tolsi il cazzo dalla bocca e le aprii le gambe, lei con le mani si aprì la vulva invitandomi a penetrarla. Lo infilai tutto dentro e cominciai a scoparla forsennatamente, lei mi avvolse le gambe dietro la schiena imprigionandomi. Puntai i piedi sul letto e affondai i colpi nella sua fica. Venne mugolando di piacere stringendo il mio cazzo dentro di lei. “Adesso ti darò anche quello che tu vuoi – mi disse – il mio lato B.” Si rimise a pancia in sotto offrendomi quel capolavoro della natura. Puntai il mio cazzo ancora bagnato dei suoi umori e lo infilai nel suo culo. Le afferrai i fianchi con le mani e cominciai a pompare. Bastarono pochi colpi per farmi venire inondandole il culo di un caldo fiotto di sperma. Mi abbandonai su di lei e rimanemmo lunghi attimi esausti e appagati. Da quel giorno ogni riunione si concluse puntualmente a casa sua dove godevo di quel culo perfetto.

Da RaccontiEros.it, Racconto: Il lato B

[ CONCORSO 2013 ] – I nostri discorsi di amanti virtuali..

Cosi ..di primo mattino..?
Buongiorno….
Sei già  a lavoro..? Beh….come proposta iniziale… Un bel caffè ..!
Mi porti a letto un bel caffè bollente.. Ti sei alzata presto..hai gia’ girovagato svogliatamente
per la casa…e facendo rumori assordanti che mi hanno svegliato..mi sono rigirato nel letto proponendomi
di fartela pagare…sai che mi piace trattenermi a letto… Sei andata in bagno..hai fatto le tue cose….
Poi sei andata in cucina..per fare il caffè intanto ti sei infilata sotto la doccia…e ancora semibagnata..
avvolta in un telo…ti sei avvicinata al letto..portandomi il caffè’ su un vassoio…le tue splendide tette
dondolavano..ad ogni passo..e giunta al mio letto…ti sei seduta accanto a me ..mi hai costretto a
girarmi per guardarti e mi hai detto..: ehi..Pask…sveglia…il caffè’ lo vuoi..corretto…?..e con
sguardo malizioso hai..guardato le tue tette..fresche e pronte per essere..succhiate..!
—–
– Va bene come proposta mattutina?..e allora…continua tu…che avrei ancora un po di..sonno…
e mi piace gustarmi questa permanenza a letto…….
– Ma figurati se mi alzo per farti il caffé … te lo puoi scordare!
Controllo sotto le coperte se c’é vita, appoggio i quarti posteriori e confido in un penetrante
colpo di anche … del resto si puó parlare dopo.
– Dai ti prego… Lo sai che senza caffè’ ..non riesco proprio a..svegliarmi..
-Intanto mi sono innervosita, mi vesto e vado a lavorare, perché non é possibile che si strofini una
robina umida e semiaperta senza avere alcuna reazione apprezzabile, se non la richiesta di un caffé …
ma dai!

———————-

 Dopo circa due ore…

 –        Ok… Mi sono svegliato completamente..la mia erezione e’ persistente e fin da quando
ho sentito il rumore della porta quando sei andata via,,il pensiero di una bella scopata augurale del
mattino ..specialmente oggi che me la proponevi in un modo carino..non mi ha più’ abbandonato.
Ho pensato a mille alternative…ma nessuna mi piaceva. Chissa’ cosa stara’ facendo in ufficio..
incazzata e delusa.. Accettera’ le avances del collega? Del barista.. Del benzinaio? Mmmmm..so di cosa
e’ capace…la troietta..!!
Le donne deluse per un mancato sesso…sono terribili e vendicative..! Mi alzo..mi infilo sotto la
doccia…e…a stento devo frenare il mio impulso di masturbarmi..pensando a te..! Mi insapono..
ed apprezzo la mia erezione…mi sciacquo velocemente…indirizzando il getto su di lui..lo giro..
lo accarezzo…e penso a come sarebbe stato bello se fossi stata tua prendertene cura..gia’
dal primo risveglio..! So di cosa sei capace…delle tue potenzialita’..sei davvero irresistibile..
quando prendi l’iniziativa..e quando…hai deciso di andare avanti e dar sfogo alla tua carica erotica.,,!
Peccato..forse dovro’ rimediare…in qualche modo facendomi perdonare..! Mi vesto ed esco…prendo
l’auto e mi fermo dal giornalaio.,,poi dal fioraio..per una rosa…per te! Devo riconquistarti subito
sapendo che..sei capricciosa..! Continua a leggere [ CONCORSO 2013 ] – I nostri discorsi di amanti virtuali..

L’archivista

 

 

Nell’azienda in cui lavoro abbiamo un addetto all’archiviazione dei documenti, il signor Lucio, un signore in pensione, sulla settantina, lontano parente del titolare, che se ne sta in uno stanzone enorme pieno di scaffali e scatole di documenti. Il suo lavoro consiste nell’archiviare ogni documento prodotto dall’azienda passandolo in uno scanner per averne una copia in pdf e poi riponendolo in una scatola sugli scaffali divisi per mese e anno. Inevitabilmente ogni volta che uno di noi va in archivio per una pratica è costretto a scambiare qualche parola con lui e invariabilmente il discorso cade sulle donne e sulle sue avventure sessuali al limite dell’incredibile. Nella sua vita fare sesso è stata l’occupazione principale e, a suo dire, ha avuto centinaia di donne di ogni età, spesso anche più donne nella stessa giornata. La più grossa l’ha sparata ultimamente quando ci ha raccontato che una volta di mattina si è fatto due prostitute, il pomeriggio è stato con l’amante e la sera a casa con la moglie. Tra di noi impiegati è diventata quasi una barzelletta e quando qualcuno racconta qualcosa di poco credibile lo prendiamo in giro chiamandolo signor Lucio. Visto che però siamo anche abbastanza affiatati tra di noi e pronti allo scherzo abbiamo deciso di giocarne uno al signor Lucio. Abbiamo approfittato del fatto che nella settimana di ferragosto siamo rimasti solo in sei in azienda, senza direttore e titolare, per organizzare un brutto tiro al nostro archivista. Uno di noi che si occupa della manutenzione degli apparati elettronici dell’azienda ha installato una webcam in archivio proprio alle spalle della sua scrivania e poi abbiamo contattato una escort chiedendole di venire una mattina in azienda per un regalo ad un amico. Volevamo vedere la sua reazione con una ragazza pronta a starci, eravamo sicuri che avrebbe dovuto accontentarsi, data l’età, di sbavarle dietro. La ragazza si è presentata  in azienda di mattina verso le dieci ed io le ho fatto indossare il camice della donna delle pulizie spiegandole cosa avrebbe dovuto fare. L’ho accompagnata nell’archivio e ho detto al signor Lucio che la ragazza era l’addetta alle pulizie che sostituiva quella solita che era in ferie e che si sarebbe trattenuta un’oretta nella stanza per mettere a posto e pulire. L’ho lasciata lì e sono corso nella stanza dei miei colleghi che già erano davanti al pc pronti a farsi quattro risate alle spalle dell’ignaro vecchietto. La ragazza quindi a cominciato a far finta di pulire gironzolando nei pressi della scrivania del signor Lucio. Sotto il camice aveva indossato solo la biancheria intima, perizoma e reggiseno a balconcino, e calze autoreggenti. Aveva poi abbottonato solo qualche bottone in modo che si potesse sbirciare facilmente all’interno. Ed infatti il nostro amico non le toglieva gli occhi di dosso. Lo vedevamo seguire ogni minimo movimento della ragazza e addirittura sporgersi per vedere meglio quando lei è salita su una scala per pulire più in alto. Noi intanto sghignazzavamo dandoci gomitate di complicità al pensiero della tortura che stavamo infliggendo allo sfortunato archivista. Ad un certo punto la ragazza ha iniziato a spolverare sulla scrivania del signor Lucio sporgendosi in avanti con la scollatura del camice ben aperta. Poi si è spostata dall’altra parte facendogli  scostare la sedia e mettendosi tra lui e la scrivania con il sedere all’altezza del suo viso. Si è chinata in avanti mettendoglielo sotto il naso. A quel punto il signor Lucio non ha resistito più, le ha infilato le mani sotto il camice afferrandole le natiche dicendo ”Ma tu sei proprio zoccola!” Noi quasi cadevamo dalle sedie per il troppo ridere. Ma improvvisamente le risate si sono arrestate in gola. Il signor Lucio ha fatto sedere la ragazza al suo posto,  si è sbottonato i pantaloni ed ha estratto un cazzo di notevolissime dimensioni, ritto e duro, e glielo ha messo in bocca. Continua a leggere L’archivista

La ragazza delle pulizie

L’appuntamento era alle 12 di ogni giorno nel nostro ufficio. A quell’ora Sabrina l’addetta alle pulizie smetteva di lavorare e veniva nella nostra stanza per firmare il foglio presenze. Il foglio  si trovava strategicamente  sulla scrivania posta al centro della stanza cosi che, quando lei si chinava per firmare, quelli delle scrivanie davanti si godevano lo spettacolo della sua profonda scollatura e quelli delle scrivanie di dietro godevano della vista del perizoma che immancabilmente usciva dai suoi pantaloni a vita bassa. L’appuntamento era sacro, dal lunedì al venerdì. E ne valeva la pena. Sabrina era una maggiorata con un fisico e atteggiamenti da pornostar. Tutti avevamo perso la testa per lei. Durante l’orario di lavoro indossava un ampio camice che copriva tutto, ma al momento di andare via lasciava bene in vista le grazie abbondanti di cui madre natura l’aveva fornita. Un seno monumentale e una sedere scultoreo fasciati da abiti attillatissimi. Tutti più o meno ci avevano provato con lei ma nessuno, a quanto mi risulta, era riuscito ad avere successo. In effetti anche io avevo fatto le mie avances ricevendo un cortese ma fermo rifiuto. Era successo un sabato mattina quando Sabrina mi aveva chiesto se l’accompagnavo ad acquistare una macchina fotografica compatta da portare in vacanza, visto che mi intendevo di fotografia. Dopo l’acquisto ci eravamo fermati nella mia auto nel parcheggio del centro commerciale a chiacchierare un po’. Quel giorno indossava una minigonna che lasciava poco all’immaginazione e, stando seduta, le vedevo chiaramente le mutandine candide tra le cosce tornite. Sopra poi aveva un corpetto di pizzo nero che le conteneva a fatica il seno prorompente. Vedendo che non le staccavo gli occhi di dosso, mi chiese “Ti piace il mio corpetto?” Io le risposi che mi piaceva il corpetto ed anche quello che conteneva e che era crudele a torturarmi in quel modo. Lei sorrise e poi mi disse “Guarda fin che vuoi ma fermati lì. Non ho intenzione di iniziare storie con persone dello stesso ambiente lavorativo. Per cui nessuno di voi ragazzi ha alcuna speranza di portarmi a letto anche se ci avete provato tutti.” Rimasi un po’ deluso ma rispettai il suo volere trovandomi effettivamente d’accordo con lei. Meglio tenere separati i due ambiti. Passarono così parecchi mesi senza che si presentasse un’occasione per ritornare sull’argomento. Tutti noi continuavamo a goderci lo spettacolo quotidiano e a fare commenti e battute tra di noi, ma nessuno riuscì a colpire nel segno. Un giorno recandomi in archivio per cercare alcune pratiche la trovai mentre faceva un po’ di pulizia sugli scaffali che erano stati appena liberati da vecchi documenti che avevamo mandato al macero.  Mi sorrise e mi disse “Posso chiederti una cosa?” “Dimmi pure risposi.” “Ho un problema un po’ particolare e non so come risolverlo. Sono stata invitata ad una serata trasgressiva in un club privato e vorrei indossare un tanga in strass con sopra due copricapezzoli dello stesso tipo. Ho comprati questi due on line ma non mi vanno.” Così dicendo mi mostrò due dischetti di strass rossi del diametro di  7-8 cm con una cordicella dorata ed un fiocchettino al centro. “Scusa che vuol dire non mi vanno? Mica li fanno di diverse misure? Li predi li attacchi sui capezzoli e basta.” “Effettivamente è come dici tu – rispose – ma quelli che ho comprati mi coprono i capezzoli ma lasciano scoperta parte dell’aureola intorno.”  “Non è possibile – le dissi – li avrai messi male.” “No, li ho messi bene, è che ho le aureole intorno ai capezzoli troppo grandi e questi cosi non le coprono tutte.” Il clima si stava facendo caldo, il pensiero del seno di Sabrina con i due capezzoli e le due aureole che immaginavo enormi mi faceva salire il sangue alla testa. Me ne uscii con una frase scema. “Avrei bisogno di vedere, non è possibile.” Invece di mandarmi a quel paese, Sabrina mi disse “Beh, qui non è possibile, facciamo così incontriamoci al parcheggio B del centro commerciale stasera quando esci dal lavoro così ti faccio vedere che ho ragione io.” E, così dicendo, uscì dall’archivio lasciandomi da solo incapace di ricordarmi perché mi trovavo lì.  Inutile dire che le ore successive mi videro molto poco applicato al lavoro, guardavo solo l’orologio aspettando l’orario di uscita. Finalmente la giornata lavorativa finì e mi fiondai in macchina, mi diressi al centro commerciale e parcheggiai dove lei mi aveva indicato. Dopo qualche minuto lei giunse, parcheggiò di fianco a me e salì sulla mia auto. Indossava dei jeans a vita bassa praticamente cuciti addosso e un maglioncino bianco con scollo a V che lasciava vedere l’abbondante decolté. “Allora – le dissi – hai portato il completo?” “Certo.” E così dicendo tirò fuori i due copricapezzoli rossi che mi aveva mostrato al mattino. “E tu dici che ti vanno piccoli?” Senza parlare infilò una mano nella scollatura e tirò fuori una mammella poggiandoci sopra il copricapezzolo. Effettivamente un’area di circa un centimetro di aureola rimaneva scoperta. “Vedi che mi vanno piccoli? Come faccio? Non mi piace così, la devono coprire tutta.” Lanciò via l’oggetto rimanendo con il seno scoperto al di fuori del maglioncino. Con un gesto fulmineo ci posi sopra la mia mano. Lei non disse nulla ed io la tenni lì carezzandole il seno. Poi fattomi coraggio infilai la mano nel maglioncino tirando fuori anche l’altra mammella. Che sensazione stupenda! Avevo le mani piene dei suoi seni, stringevo i capezzoli tra le dita poi soppesavo le mammelle e poi ancora stringevo leggermente per apprezzarne la morbidezza e la consistenza. La baciai, sempre tenendole il seno tra le mani. Avevo desiderato quel momento per anni ed ora finalmente potevo toccare l’oggetto del mio desiderio. Avvicinai la testa al suo seno e cominciai a succhiarlo. Che sensazione inebriante, sentivo con la lingua i suoi capezzoli farsi turgidi, affondavo completamente in quella collina burrosa.   La attrassi a me facendola stendere sulle mie gambe. Aveva il viso rivolto verso di me e la nuca poggiata sul mio grembo. La baciai ancora una volta e poi ripresi ad armeggiare con il suo seno. Avrei voluto avere altre mani perché due mi sembravano insufficienti. Mi feci più audace e infilai la mano destra nei suoi pantaloni. Incontrai subito il suo pube  che mi accorsi essere completamente depilato. Mi spinsi più in basso mentre lei per agevolarmi si sbottonò i pantaloni aprendo le gambe. Raggiunsi la sua vulva bagnata e ci infilai il dito medio. Era completamente inondata di umore vaginale, spinsi a fondo il dito muovendolo delicatamente. Sabrina mugolava di piacere. Ad un certo punto mi disse “Tirati giù i pantaloni voglio succhiartelo.” Non me lo feci ripetere due volte e in un baleno di sbottonai i pantaloni tirandoli giù fino al ginocchio insieme ai boxer. Il mio membro si ergeva turgido, Sabrina lo impugno facendo emergere il glande lucido e lo mise in bocca. Ero in Paradiso. La sua lingua percorreva ogni centimetro del mio membro, succhiando avidamente. Rimanemmo così interminabili istanti poi lei mi disse “Adesso prendimi.” Reclinai il sedile passeggero e lei si sfilò completamente i pantaloni stendendosi ed aprendo le gambe. Incurante del fatto che eravamo in un parcheggio dove avrebbero potuto vederci mi misi sopra di lei e la penetrai. Ero estasiato. Con entrambe le mani stringevo i suoi seni, con la bocca cercavo la sua. Cominciai a spingere prima dolcemente poi aumentando leggermente il ritmo. Sabrina cominciò a mugolare, poi emise degli urli strozzati, poi cominciò a dire “Sì,sì!” Ad un certo punto non si contenne più e ad alta voce mi esortava a spingere più intensamente. Finalmente, con un urlo liberatorio, venne. Io che non avevo ancora raggiunto l’apice del piacere continuavo stare dentro di lei e a muovermi con colpi sempre più violenti e ravvicinati. Poi, quando sentii di essere ad un passo dall’orgasmo estrassi repentinamente il membro dalla sua vagina e Sabrina lo afferrò con una mano guidandomi verso di lei e muovendo la mano velocemente. Le venni addosso inondandole il ventre di sperma caldo. Poi mi adagiai su di lei baciandola ripetutamente. Con le mani giocherellavo ancora con il suo seno accarezzandolo e stuzzicandole i capezzoli. Appena ci fummo un po’ ripresi dall’estasi del sesso le chiesi “Ma come mai hai cambiato idea? Non dicevi di non volere mischiare lavoro e rapporti personali?” “Non ho cambiato idea – mi disse – è cambiata la situazione. In realtà ho sempre desiderato fare l’amore con te, ma fino ad oggi non potevo.” “Perché, – le chiesi – cosa è successo oggi?” “Ho dato le dimissioni.”

Sabrina

Stefano era un giovane uomo d’affari sulla quarantina. Sabrina, una mora assai bella e disponibile,
la sua segretaria. Proprio grazie alla sua disponibilità aveva ottenuto quel posto. Erano già due
settimane da quando, dopo un colloquio non molto brillante, s’era prontamente tolta la giacca del
tailleur e accovacciata fra le gambe di Stefano glielo aveva succhiato, senza neanche il preservativo,
da vera troia in calore. Del resto gli uomini ricchi e potenti l’avevano sempre eccitata. Non si può
neanche dire che lo facesse per puro interesse: le piaceva davvero farsi scopare da chi la faceva
sentire sottomessa.
Da quel giorno Stefano era stato troppo preso dal lavoro per avere il tempo di spassarsela con lei. Era
in città un ricco americano, Mr. Jones, che possedeva delle azioni di una società che Stefano voleva
assolutamente comprare. Dopo un colloquio telefonico non molto incoraggiante, Stefano pensò che
l’ultima carta che aveva da giocare era proprio Sabrina. La istruì per bene sull’affare da trattare e le
ordinò di usare tutte le armi pur di convincere Mr.Jones; altrimenti quel posto poteva scordarselo.
L’americano alloggiava in una suite all’Excelsior. Sabrina si presentò verso le cinque del
pomeriggio. Le aprì la porta un giovane collaboratore di Mr.Jones, un giovanottone biondo e
aitante, che la introdusse nello studio del suo capo. Questi era stravaccato dietro la scrivania, le
scarpe sul tavolo all’uso americano. Sabrina – camicetta di seta sotto la quale si intravedeva un
minuscolo top, minigonna nera, calze attillate e scarpe col tacco – prese posto davanti a lui.
Cominciò a parlargli della questione così come Stefano le aveva detto, Mr. Jones la lasciava parlare
incuriosito più che altro di vedere fin dove la ragazza si sarebbe spinta. Quando Sabrina ebbe finito
di parlare l’americano le disse semplicemente che l’affare non gli interessava e che il colloquio
poteva considerarsi concluso.
Sabrina allora gettò via la camicetta, salì sul tavolo e cominciò a sbottonare la camicia di Mr.Jones.
Arrivata alla fine dei bottoni, gli passò una mano sulla patta e sentì che sotto il cazzo era già
abbastanza duro. “Datti da fare, troia!”, le disse lui, tirando giù la lampo e premendole il viso verso
il suo membro. Continua a leggere Sabrina

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