Roberto, lo schiavo di Sandra al telefono erotico

Per gentile concessione di Roberto (nome di fantasia) vi proponiamo una testimonianza davvero interessante, un racconto che mette a nudo il suo approccio con il vasto e piccante mondo delle linee erotiche.

“Sono Roberto, un ragazzo sulla trentina nato e cresciuto nella periferia di Roma. Ho sempre nutrito una grande passione nei confronti del sesso, anche se ad essere sincero il mio aspetto più perverso mi ha più e più volte trascinato su fronti davvero poco tradizionali! Per dirla in parole povere, sono sempre stato un grande amante del sesso vissuto in maniera passiva, ed è per questo che nutrivo e nutro tuttora molta curiosità verso rapporti dove io figuro come la “vittima” di una donna matura: preferisco femmine stagionate perché dalla loro hanno una miriade di esperienze e di conoscenze che sanno bene come sfruttare per intensificare i rapporti sessuali o che, ancor meglio, sanno dirottare ottimamente a che diventino un’arma per schiavizzare i ragazzi che gli capitano sotto tiro. Le donne mature hanno un loro perché, un fascino particolare, una marcia in più rispetto alle ragazze della mia età.

E proprio grazie al telefono erotico ho avuto l’occasione di diventarlo io, uno di quegli schiavi: una notte di marzo ho deciso di chiamare un numero erotico 899 a basso costo con l’obiettivo di farmi passare una donna matura. Volevo mettermi in contatto con una signora che sapesse eccitarmi, che fosse disposta ad avere un rapporto a distanza con me e a dispensare consigli su come rendermi ancor più attraente agli occhi delle sue coetanee.

Lei aveva poco più di 50 anni e disse di chiamarsi Sandra. Mi raccontava di essere una donna molto provocante (almeno in quanto a tono di voce posso confermare fosse davvero così!), di essere bionda, con una quinta di seno e con qualche ritocchino portato a termine qua e la giusto per rafforzare un’autostima personale già piuttosto spiccata di suo. La telefonista ha così cominciato a chiedermi chi fossi, cosa facessi nella vita, quali fossero i miei interessi e soprattutto di spiegarle le ragioni per le quali nutrissi tanto interesse nei confronti delle donne come lei. Dopo una breve conversazione iniziale la situazione ha via via iniziato a spingersi oltre, tanto è vero che pochi minuti dopo mi sono ritrovato estremamente eccitato e con una gran voglia di proseguire quella meravigliosa avventura a distanza! Anche Sandra cominciava a toccarsi ed io pure.

Ha iniziato a provocarmi con alcune parole mirate, chiedendomi cosa le avrei fatto se mai avessi avuto modo di poterla toccare, anche se il vero apice è stato quando è toccato lei dirmi cosa avrebbe combinato a me nell’ipotesi in cui ci fossimo ritrovati faccia a faccia: impazzivo dalla voglia di provare tutti quei giochi che diceva di voler fare, ed il fatto di esserci conosciuti in un ambiente del tutto virtuale e di non poterla toccare fisicamente mi eccitava ancora di più. La distanza diventava un ulteriore motivo di estasi, anziché figurare come ostacolo.

La conversazione è durata circa un’oretta, al termine della quale ho raggiunto un piacere tanto intenso e appagante da voler riprovare l’esperimento più e più volte nelle settimane a venire! Chi vuol provare qualcosa di nuovo e di realmente piccante dia retta me: chiami un telefono erotico e non se ne pentirà affatto!”

Ecco il sito che Roberto visita abitualmente, alla ricerca di abili centraliniste erotiche, tra cui certamente spicca la Sandra protagonista della storia:

http://www.sandra899.it/

Sequestrato

La mia Padrona era stanca delle mie continue fughe. Era già accaduto troppe volte che mentre lei dormiva io ne approfittassi per sgattaiolare via. Questa volta aveva deciso di impedirmelo, ma io questo non lo sapevo ancora quando la raggiunsi.
Così dopo una serata tutto sommato tranquilla, in cui il mio unico impegno era stato quello di massaggiarle i piedi per rilassarla della giornata di lavoro, mi fece entrare nella sua camera con la borsa dei legacci.
Ero vestito con gli indumenti femminili che di solito indosso quando sono da lei: una guaina costrittiva stretta con gancetti, calze nere fini, scarpe nere di vernice con tacco a spillo di 7 cm, gonna stretch a tubo fin sopra le ginocchia, camicetta di raso.
Mi ordinò di spogliarmi, per cui mi tolsi tutto mentre lei mi esaminava dandomi giudizi sulla mia scelta degli abiti, finche rimasi completamente nudo. Mi fece alzare in piedi e stare di fronte a lei. Prese per primo un vecchio foulard, lo appallottolò ottenendone una palla di circa 6-7 cm di diametro e me lo cacciò ghignando in bocca premendo con due dita finche non scomparve dietro le labbra, che rimasero comunque semiaperte a causa della grandezza della palla.
Tra di esse fece passare una sciarpina lunga e stretta, che annodò con forza dietro la nuca forzando la palla ancora di più in fondo all bocca; non contenta vi appoggiò sopra una corta cinghia di cuoio, sagomata con rientranze all’altezza degli angoli delle labbra per inserirsi tra i denti, e ne tirò la fibbia finche non udì un mio gemito di dolore, dando però poi un ulteriore strappo per tirarla di un buco in più!
Al che il gemito divenne un ululato, mentre l’occhio mi scappava al grande specchio di fronte a me, in cui vedevo la mia faccia deformata da tutte quelle costrizioni.
“Ti piace guardarti allo specchio, eh?”
Feci sì con la testa mentre lei prendeva una cinghia di tela grigia con una fibbia autostringente, lunga un paio di metri, che non aveva mai usato prima. Scartò le manopole senza dita, di stoffa nera, coi lacci, fatte per imprigionarvi
le mani. Ne fui felice perché da come si stavano mettendo le cose immaginavo che volesse bloccarmi la fuga con dei legacci a prova di evasione. Con quelle manopole l’uso delle dita è completamente escluso, se me le avesse messe sarei stato veramente alla sua mercé.
Il fatto che non le usasse mi fece sperare di avere qualche possibilità di fuga. Mi strinse invece la cinghia in vita e la fissò tirandola con una forza tale da farle apparire sul viso l’espressione di chi sta compiendo un grosso sforzo fisico; considerata la sua muscolatura potete quindi immaginare la tensione che stava dando alla cinghia. Me ne accorsi infatti dal senso di soffocamento dato dalla pressione, e dal solco scavato nella carne dei fianchi, cosa che potevo notare nel specchio.
L’estremità libera della cinghia, lunga quasi un metro, la portò dietro, annodandola in mezzo alla schiena con tantissimi nodi per renderne difficoltoso lo scioglimento. Prese poi un legaccio in stoffa verde, lo ripiegò in due, me ne avvolse un’estremità a cappio intorno a un polso e fece per unire anche l’altro dietro la schiena. Poi cambiò idea:
“Non mi piace” disse, incrociandomeli invece davanti.
Strano, pensai, dovrebbe sapere che così è più facile liberarsi, primo perché si può vedere come e dove sono i nodi, poi perché si possono sempre usare i denti, e infine perché risulta comunque più facile muoversi con le mani davanti che dietro. Ma avevo fatto i conti senza l’oste. Strinse i legacci in modo inaudito, provocandomi un dolore sordo già dopo pochi secondi, vedevo la stoffa penetrare per diversi millimetri nel polso, intorno al quale come si sa non vi è ciccia ma solo ossa.
Avvolse ogni polso e poi, con un metodo ormai collaudato, strinse la corda su se stessa tra un polso e l’altro, provocando così l’effetto di uno stringimento ulteriore, per quanto ormai quasi impossibile.
Guardavo la Padrona con espressione supplicante, per farle capire che non potevo reggere tale pressione per molto, avrei perso l’uso delle mani, ma dal suo sguardo beffardo di risposta capivo che non avrebbe avuto alcuna pietà.
Del resto in una lettera precedente avevo fatto l’errore di esprimere una mia opinione poco lusinghiera su di lei, e cioè che stava un po’ perdendo la sua verve di padrona, e questo l’aveva fatta terribilmente incazzare. Ecco perché di quella tensione inaudita attorno ai miei polsi, che stavano subendo la sua giusta ira.
Quando rimase poco più di un metro di corda, la fece passare attorno alla cinghia in vita, in mezzo alla pancia; non fu facile perché non vi era alcun gioco tra la cinghia e la carne ma cercai di agevolare la mia Padrona trattenendo il respiro e stringendo la pancia: riuscii solo a guadagnare un paio millimetri, tanto era tesa la mia costrizione. Fu sufficiente appena a far passare la corda che venne tesa violentemente mandando i polsi a sbattere contro il corpo e bloccando le braccia in una posizione innaturale, leggermente piegate verso l’alto, con i gomiti in fuori. Infatti la lunghezza delle braccia porterebbe normalmente i polsi ad incrociarsi all’altezza dei genitali.
Ma lei sicuramente voleva evitare che io potessi toccarmeli traendo un qualsiasi godimento dalla mia posizione. Per fortuna non pensò di legarmi i polsi ai genitali, altro modo per scoraggiare qualsiasi movimento pena l’autocastrazione. Meglio il suo sistema, pensai sollevato!!!
Anche l’estremità di quei legacci venne portata dietro alla schiena, in posizione centrale, e il motivo mi venne confermato verbalmente dalla Padrona:
“Ora voglio vedere come arrivi ai nodi!”
I polsi mi pulsavano già e cominciavano a diventare insensibili, dopo nemmeno un minuto, come avrei fatto a reggere? Avrei comunque dovuto farlo, questo era certo. Lei mi guardava sorridendo con l’aria di chi pensa
“e ora liberati se ne sei capace!!!” Continua a leggere Sequestrato

Desiderio di sottomissione

Inginocchiata davanti a lei, inizio a baciarle e leccarle i piedi, guardandola aspetto un suo cenno per dirigermi più in alto.
aprire i pantaloni e ritrovarmi ad annusare il suo membro, desiderarlo, spostare l’intimo per poi dedicarmi al suo cazzo.
un pompino lungo ne segue, alternato a dolci baci, calde leccate e vogliosi risucchi.
le offro il mio corpo, qualsiasi mio buco è il suo, libero di godere dove più la eccita.
Il mio desiderio piu’ grande è ripulire il suo seme dopo l’orgasmo, per non perderne una sola goccia.
Da brava cagnetta, per farla eccitare ulteriormente, mentre le faccio un pompino passionale,dove accolgo il suo cazzo fino in gola, strofino la mia fica sulla sua gamba, libero di sentire quanto piacere mi procura avere l’onore di leccarla.
Accucciata sulle gambe porto dunque la fica contro le sue caviglie, mi sforzo di venire avanti per strusciarmi a lei, l’immagine che ne deriva è la seguente: le tette alte che poggiano contro le sue palle, i capezzoli turgidi che strofinano su di esse, si bagnano della mia bava mentre ingoio il membro pulsante, le mani lungo il fianco attendono frementi di toccare quella calda carne che scompare nella mia bocca.
….faccio un cenno per farle capire la mia ovvia disponibilità nell’essere scopata, mi stacco dal suo membro per fare una piccola rotazione su me stessa, a quattro zampe mi giro e le offro il mio fondoschiena, lo alzo, per farle capire che se vuole, basta un gesto e potrebbe scoparmi.
Qui la mia immagine cambia: la faccia distesa sul pavimento, le cosce larghe e la mia voce eccitata di sottofondo che implora di essere usata in qualsiasi buco a suo piacimento.
Chiudo gli occhi ed attendo, la sento salire su di me, sulla sua cagna da monta, zuppa dei suoi umori, della saliva che non è riuscita a contenere nella bocca piena del membro, mi tiene per la coda lunga e schiacciandomi a terra mi porta i piedi alle spalle e Ansimando inizio a ringraziarla e a pregarla di sfondarmi, di farmi male, di umiliarmi.
le chiedo di avere l’onore di leccare i suoi piedi mentre lei mi monta.
Meravigliosa è la scena che si crea in quella stanza, io, la sua vacca, sfrontata, elegante, vacca sofisticata, troia, ammiccante….
Lei, un uomo ai miei occhi bellissimo, trasformatosi in Padrone, mi scopa ed ha il pieno controllo su di me.
il piede scivola veloce fino ad arrivare dentro la mia bocca, inizio a leccarlo mentre mi sento allargare il culo, a dovere.
Sento la sua eccitazione crescere insieme alla mia, so che ormai non riuscirebbe piu’ a fermarsi quindi mi lascio andare, mi lascio inculare mentre sento chiaramente dei colpi sul sedere, netti, precisi, costanti, uno schiaffo dopo l’altro fino a sentirmi totalmente in suo possesso. Lei è compiaciuto nello sputarmi in faccia e contemporaneamente nello scoparmi la bocca con il piede.
‘’bestia da cazzo, ora si che sei stupenda’’, ‘’ora si che puoi essere te stessa’’ , sono le uniche parole che sento dopo molto tempo, mai sentite parole piu’ vere, piu’ sentite, piu’ belle.

Ad ogni suo sputo la ringrazio.
la mia bocca,oscenamente larga per accogliere il suo piede, ansimante mi faccio cosi scopare la bocca mentre mi sfonda il culo dolorante ma voglioso, come la mia fica, che cola in modo osceno i miei umori.
sento allentarsi le pareti del mio culo, ogni cosa in me si arrende ai suoi colpi che mi aprono, presa dall’eccitazione inizio a succhiare più forte il piede, mi sento troia, troia come non mai e questo lei lo percepisce e la incita ad aumentare i colpi, gli schiaffi, gli sputi,
siamo ormai in uno stato di degrado, splendido e zuppo di umori.
Ormai arresa ovunque, mi concedo a lei.
Continua a leggere Desiderio di sottomissione

Storia di una schiava (I parte)

Silvia è una splendida trentacinquenne, alta, con lunghi capelli, magnifici fianchi ed eccitantissimi

seni; è un’affermata professionista nella sua città titolare di rinomatissimo studio d’architettura.
Sessualmente trova soddisfazione sia con uomini sia con altre donne.
Marta ha ventitré anni.
Anch’essa è alta, slanciata, splendida ragazza.
Studia all’università.
Abita in provincia ma, per essere più vicina alla facoltà, ha deciso di trasferirsi in città.
Silvia ha messo un annuncio sul giornale per trovare una cameriera che si occupi a mezza giornata
della sua grande casa.
All’annuncio risponde Marta che, per mantenersi agli studi e per vivere in città, vuole trovare un
lavoro part-time che le consenta di guadagnare qualcosa e di avere tempo a disposizione.
La studentessa si reca nello studio di Silvia che, dopo una breve anticamera, la riceve.
La professionista è favorevolmente impressionata dalla ragazza, le piace come tipo.
Anche Marta prova istintivamente simpatia per la donna.
È quasi ora di pranzo.
Per parlare più tranquillamente Silvia invita al ristorante la ragazza.
Questa espone le sue richieste.
Facilmente trovano un accordo.
Poiché Marta deve ancora trovare una casa, Silvia le offre, come parte dello stipendio, l’ospitalità in
casa sua.
Così la ragazza avrà più tempo per studiare non dovendo trasferirsi ogni volta per andare al lavoro.
La ragazza, entusiasta e riconoscente, accetta.
Subito nel pomeriggio si reca nella nuova casa che la ospiterà. Silvia ritorna in ufficio e la ragazza
comincia i primi lavori domestici.
L’attrattiva tra le due donne è forte.
Silvia è una Dominatrice nata.
Le piace sottomettere altre donne o uomini.
Vuole essere servita, adorata, ubbidita, soddisfare sui suoi sottomessi ogni suo istinto.
Marta è ancora molto giovane.
Non ha mai avuto esperienze sessuali diverse da quelle convenzionali.
Tuttavia è fortemente attirata dalla forte personalità della sua datrice di lavoro.
Quando le parla non riesce a sostenere lo sguardo ed abbassa sempre la testa. Silvia nota questa
cosa e le fa piacere.
Probabilmente la sua ospite è una potenziale schiava.
La ragazza vuole fare bella impressione con la donna.
Lavora bene e duramente.
Quando la Signora lavora in casa la sera, senza che le sia stato richiesto, le porta da bere e subito,
silenziosamente, si allontana per non disturbare.
Quando la Signora, accidentalmente, lascia cadere qualche cosa, Marta accorre, si inginocchia e, da
quella posizione, restituisce l’oggetto a Silvia che, riconoscente, lo prende.
Mentre è in ginocchio osserva con attenzione le belle gambe della donna, i magnifici piedi e le
splendide scarpe con il tacco alto che sempre la donna indossa.
Più di una volta ha provato l’istinto, per lei strano, di chinarsi e di baciarle i piedi e le scarpe.
Ma si è sempre trattenuta.
Silvia si rende conto che la ragazza è soggiogata dalla sua forte personalità.
Ogni tanto, quando è un po’
eccitata, lascia cadere appositamente qualcosa.
Marta, durante la giornata mentre studia all’università o mentre lavora in casa, si sorprende più volte
a pensare alla sua datrice di lavoro.
Le rivede le belle gambe che può osservare quando le sta inginocchiata innanzi.
Le rivede le scarpe e, col pensiero, una volta si immagina di leccargliele mentre ancora sono
indossate.
Subito si desta, ma si accorge di essere eccitata.
Non le era mai successo di essere attratta da un’altra donna.
Non le era mai successo di eccitarsi nel pensare di umiliarsi a lei.
Un giorno, mentre riordina la casa, nello spogliatoio trova un paio di mutandine col pizzo della
Signora.
Senza pensarci le porta al naso. L’indumento è stato usato il giorno prima e porta ancora l’odore del
sesso della donna.
Marta prova un fremito.
Continua a leggere Storia di una schiava (I parte)

Racconto di un pescatore


Giorgio come tutte le domeniche si trovava su una riva di un famoso
fiume della pianura padana.
Il sole stava salendo e lui ormai aveva finito di pescare.
Si mosse con la barca verso l’insenatura che lui ed altri usavano come porticciolo, e noto’ subito che
qualcosa non andava per il verso giusto.
Vide un automobile di grossa cilindrata parcheggiata di fronte al capanno dove metteva a dimora gli
attrezzi e sentiva le urla di un uomo.
Attracco’ cercando di fare meno rumore possibile, scese e si nascose dietro il suo capanno cercando
di guardare da una finestra laterale cose stesse succedendo.
Rimase a bocca aperta nel vedere la scena che si svolgeva nel suo capanno.
Due energumeni vigilavano sulla porta mentre un terzo aiutava una elegantissima donna a
sodomizzare un uomo dall’apparenza insignificante, anche perché’ era nudo e riverso su un lettino e
di piu’ non si riusciva a capire.
Evidentemente era una specie di regolamento di conti che avevano pensato di regolare in un luogo
fuori da occhi indiscreti come quei capanni potevano sembrare a prima vista.
La donna dava ordini e l’energumeno eseguiva.
Il poveretto legato, urlava e supplicava pietà, mentre l’uomo alto circa 2 metri e una vita passata in
palestra gli infliggeva senza battere ciglio le varie punizioni.
La situazione non era del tutto chiara quando dopo pochi minuti, la donna inizio’ a spogliarsi.
Giorgio capì che forse non era un semplice regolamento di conti ma una pratica sessuale di quelle
strane che i ricchi si permettono e si organizzano perché annoiati e senza stimoli.
Nel pensare questo urto’ un attrezzo e fu scoperto.
Fu subito preso e portato in malo modo dentro al capanno.
La donna lo guardava con aria di sfida e mentre lui cercava di spiegare che quello era il suo
capanno lei continuava imperterrita a spogliarsi.
Rimase nuda, completamente nuda, e finalmente gli rivolse la parola.
” e cosi’ sei tu il proprietario di questo letamaio …. Bene per ricompensarti dell’utilizzo che ne
stiamo facendo ti onorero’ con le mie attenzioni sempre che tu non intenda invece essere PAGATO
dai miei ragazzi.”
Giorgio capi’ al volo e rispose che preferiva avere a che fare con lei, e che lui non avrebbe mai detto
nulla a nessuno e anzi se volevano potevano tornare li anche altre volte e lui non avrebbe più
disturbato.
La donna diede ordine ai ragazzi di spogliarlo.
I due giganti eseguirono l’ordine con estrema perizia e delicatezza, Giorgio aveva 23 anni alto 1,75
fisico normale, ma non certo atletico.
Giorgio chiese chi era l’uomo riverso sulla sua branda e la donna gli rispose con una sonora risata
che l’essere era il suo servo – marito.
La donna si avvicino’ a Giorgio, lo annuso’ a distanza e quindi lo tocco, prima sul petto poi scese e
senza tanti giri gli prese in mano il cazzo, aveva un colore scuro e un odore pungente, era sudaticcio
e dava l’impressione di essere molto poco pulito.
La donna lo palpo’ una o due volte e poi si annuso’ le mani e disse:
“Ci si lava poco da queste parti eh ?”
Giorgio arrossi’ e si spavento’ un poco ma la donna lo tranquillizzo’ subito
” ma la cosa non ci dispiace perché’ devi sapere che io ho sempre con me il cesso personale, eccolo
la sul tuo letto”
Il marito venne sbavagliato e gli fu ordinato di pulire con la lingua il cazzo di Giorgio; il quale fu
preso da un senso di angoscia e si senti’ sperduto.
Non aveva mai fatto certe cose e non sapeva come reagire.
Gli fecero capire tutto i due giganti che letteralmente lo sollevarono e lo portarono a portata di
“cesso”.
L’uomo, senza guardarlo neppure, apri’ la bocca e con la lingua si fece scivolare in bocca il cazzo di
Giorgio, che tra l’altro era molle come non mai.
L’uomo inizio’ a leccare esternamente le pelle del prepuzio e inizio’ a leccare le palle pelose e
puzzolenti.
Giorgio non capiva più nulla ma si rendeva conto che la cosa gli provocava un certo turbamento.
Si volto’ verso la donna che nel frattempo aveva iniziato a toccarsi il seno con una mano e la figa
con l’altra.
La donna vedendolo gli ordino’ di urinare nella bocca dell’uomo, ma Giorgio non riusciva proprio a
fare una cosa del genere, sia perché provava pena per l’uomo cesso sia perché non era in condizioni
per pisciare.
La donna glielo urlo’ di nuovo ma nulla!
Finche’ non gli arrivo’ un colpo preciso alla schiena e capi’ che doveva sforzarsi altrimenti le cose
sarebbero andate per il verso sbagliato.
Si concentro’ e finalmente inizio’ a pisciare; ne fece davvero tanta perché’ era da almeno 3 ore che
non pisciava più e rimase senza fiato quando si rese conto che l’uomo con in bocca il suo cazzo
aveva bevuto TUTTO! non gli era sfuggita nemmeno una goccia.
Stranamente finito di urinare si senti’ eccitato e in breve tempo gli si impenno il suo ragguardevole
cazzone.
Pian piano che si induriva gli si scopriva la cappella e cosi’ l’uomo li sotto pote’ con la lingua pulire
anche i residui biancastri e odorosi che si formano sotto il prepuzio.
Erano almeno due giorni che non si lavava e di roba sulla cappella e sotto il fungone ne aveva in
quantità, l’uomo ad un certo punto provo’ una smorfia di disgusto e Giorgio capendolo cerco’ di
ritrarsi, ma fu rimesso a forza al suo posto.
Con il cazzo in tiro al massimo Giorgio inizio’ a provare molto piacere per il pompino da favola che
gli stava facendo l’uomo e gli scappo un mugolio leggerissimo.
La donna a quel punto li interruppe e ordino’ loro di sedersi sul lettino.
Giorgio si sedette e noto’ che l’uomo affianco era completamente depilato e aveva una erezione da
paura.
Non aveva mai visto un uomo depilato e la cosa lo eccitava molto.
La donna se ne accorse e gli ordino’ di giocare con il cazzo del marito mentre le si sarebbe data da
fare con il suo arnese.
Gli si inginocchio’ di fronte e si infilo’ l’enorme cazzo di Giorgio fino in fondo alla gola.
A Giorgio manco’ il fiato per la forza e la precisione con cui si sentiva risucchiare il cazzo. Continua a leggere Racconto di un pescatore

Innamorata e Sottomessa

Marco era rientrato prima quella sera.Convivevamo ormai da un mese e mezzo ,dopo che le nostre strade si erano incontrate casualmente in ambito lavorativo. Lui consulente informatico , io receptionist dell’azienda per la quale lui era diventato consulente.
Sentii la macchina nel vialetto di ghiaia, poi la porta di casa.Entro’ a passi veloci, precipitandosi in cucina senza dire una parola.Si avvicino’ a me lentamente, da dietro.Finsi di non accorgermene.Poi di colpo mi palpo’ il sedere, con forza, mentre finivo di sciacquare l’insalata. Sussultai.
Non mi ero ancora abituata a questo suo nuovo rituale: ogni sera mi strizzava il sedere, come a sottolinearne il possesso.
Lo riteneva la parte più bella del mio corpo ed io apprezzavo questa cosa , anche se i suoi modi non sempre erano dei più delicati : ho sempre pensato che era il suo modo, un po’ rude, di salutarmi. Ma mi coglieva di sorpresa, ogni volta.
Le sue dita affondavano energicamente nelle mie natiche, come artigli.Sentivo il suo respiro, sul collo. Era gia’ eccitato.
La relazione con Marco era nata una sera dopo che usciti a cena eravamo finiti a letto .. trovando un’affinità inaspettata : a lui piaceva condurre il gioco e dominare , a me piaceva essere comandata e giudata al piacere.

Piano piano questa pratica era diventata il nostro modo di amarci , prendendo sempre più piede..ma finendo quasi sempre con coccole e dolcezza.

Poi con una mano sciolse il nodo al grembiule. Tremai. Sapevo cosa mi aspettava.
“Sei splendida..” – mi sussurro’ all’orecchio.
Arrossii, mentre le sue mani si insinuavano sotto le mie braccia.
“Ti voglio..” – sibilo’ accarezzandomi il seno.
Poi di colpo mi strinse entrambe le tette
“Adesso!” – aggiunse, perentorio.
Sospirai.
Una cosa che mi piaceva fare e che sapevo eccitarlo era resistere..farmi desiderare..fare la scontrosa..fare quella che non voleva farsi sottomettere .. resistere il più possibile .. e poi lasciarmi andare e fargli fare tutto ciò che desiderava.
Anche se la sera prima avevo tirato troppo la corda e lui in modo inaspettato ma ancor più eccitante mi aveva punita in modo molto deciso .

“Ora non posso, caro… Devo preparare la cena!” – replicai timidamente.
“Non hai capito: ho detto che ho voglia di te, in questo momento…” -disse “Vuoi farmi perdere altro tempo a discutere?” – aggiunse poi,infilandomi una mano tra le gambe.
Deglutii.
“Cerca di capire…Ho i fornelli da tenere sott’occhio…” sospirai,cercando di non farmi prendere dall’eccitazione ma cercando di sembrare riluttante.

La sua mano saliva tra le coscie, raggiungendo lentamente l’inguine.Tremavo al pensiero di quel che stava per accadere.
“Tu continua a cucinare…” – mormoro’ accarezzandomi l’interno coscia.
“Al resto ci penso io..” – aggiunse con un sorrisetto.
Mi salto’ il cuore in gola.”No, aspetta, dai…” – sussurrai, cercando di allontanargli le mani da sotto la gonna. “Adesso non mi va…” – dissi in tono calmo ma deciso.
“E con questo? ” – replico’ “Non mi sembra d’aver chiesto il tuo consenso…” – sibilo’.
Era vero. Man mano che il nostro rapporto prendeva piede non gli era mai importato nulla della mia disponibilita’ e di soddifare per prima cosa i miei piaceri.. era sempre lui a godere , magari più volte ..e poi a regalarmi come “premio” un’orgasmo.. ma la cosa mi piaceva e mi eccitava in modo incredibile.
Mi sollevo’ la gonna, continuando a frugarmi tra le gambe con l’altra mano.
Io mi bloccai, come parallizata e con una mano tolsi la sua dal mio corpo.
“Spogliati!” – ordino’ a bassa voce.
Chiusi il rubinetto. E gli occhi.
Sentii il rumore della cerniera dei suoi jeans.
“Ti prego, no..” – esclamai, con voce mista tra l’impaurito e l’eccitato. Ero incapace di ribellarmi , sciolta tra le sue mani
Mi sfioro’ il pube, stuzzicandomi attraverso gli slip. Avvampai. Sapeva che non sapevo resistergli. Ma non volevo cedere.
Mi aggrappai ai bordi del lavandino, resi scivolosi dall’acqua.
Poi lentamente sentii le sue dita insinuarsi sotto le mutandine.
“Fermati, per favore…” – sussurrai, rossa in volto. Ma non intendeva ragioni. E lo sapevo.
Cercai di concentrarmi su cio’ che stavo facendo prima del suo arrivo. Non volevo dargli la soddisfazione di arrendermi alle sue avances.
Finsi di occuparmi dell’insalata, prendendo un coltello per tagliarla. Lui se ne accorse e mi blocco’ il polso in una stretta micidiale.
“Cosa hai intenzione di fare, piccola?” – borbotto’, scambiandolo per un gesto di rivolta. Trattenni il respiro.
“Sai che ti potresti ferire giocando con queste cose, vero?” – mi rimprovero’ come fossi una bambina dispettosa.
“Non stringere cosi’, mi fa male…” – supplicai.
“Non mi piacciono le ribellioni… dovresti saperlo!” – affermo’ facendosi serio, mentre raccoglieva il coltello, ancora umido.
“Volevo solo finire di preparare la cena..” – mormorai.
Zitta!” – ribatte’ seccato. “Non cercare scuse…” – disse afferrandomi per i capelli. ”
“E adesso vediamo se hai imparato la lezione” – disse abbassandosi i pantaloni.
Sapevo di non avere scelta ma volevo rendergli la vita difficile e mi divincolai cercando di ricompormi. Mi abbassai istintivamente la gonna.
“Vuoi proprio farmi perdere la pazienza, eh?” – disse sfilandosi la cintura.
“N-no, nooo..” – gridai, quasi in lacrime.
“Guai a te se ti muovi, troietta!” – ringhio’,vavvolgendosi la fibbia nel palmo della mano. Era furibondo.Come la sera prima.
“Perdonami, ti prego.. Faro’ tutto qello che vuoi, ma le frustate come ieri sera noo!” supplicai, terrorizzata.
“Te le risparmio se mi dimostri che hai capito chi comanda!” – sibilo’ gettando a terra la cintura. Con l’altra mano stringeva ancora il coltello. Lo avvicino’alla gonna, infilando la lama sul fianco destro, sotto lo spacco.
Ero sconvolta.Stava diventando sempre piu sadico e perverso e la cosa mi eccitava sempre più.
Con un gesto secco taglio’ un pezzo di stoffa vicino alla mia coscia.
Io sussultai. Un sonoro “STRAAAP!” squarcio’ la gonna.
Lui mugolo’, come una bestia arrapata, stracciandomi il vestito e gettandolo sul pavimento, assieme al coltello.
Tramavo, non solo per il freddo.
“Guarda guarda…sei già bagnata” – mormoro’ sfiorandomi gli slip.
“E questi?” – domando’ con aria inquisitoria. “Allora lo fai apposta?!”
Un brivido mi scosse tutta.
“Quante volte ti ho detto che non sopporto l’intimo che non hai comprato con me, eh?”
“E’ vero, scusami…” – sussurrai intimorita.
“Non ho avuto tempo di cambiarmi tornando dal lavoro…” – aggiunsi – “… eppoi il tuo perizoma preferito era a lavare..” – dissi quasi sottovoce.
Sapevo che non mi avrebbe creduto. E che con quelle scuse correvo il rischio di farlo infuriare ancora di piu’. Ma da una parte non sopportavo che mi imponesse cosa mettere anche quando lui non c’era e di non indossare l’intimo che avevo prima di conoscerlo .. dall’altra , per dirla tutta,il suo arrivo a casa anticipato e le sue voglie improvvise mi avevano colta impreparata.

Lui non disse una parola. Si limito’ a guardarmi e quello sguardo era ancor più eccitante abbinato agli insulti e le minacce.
Io prima rimasi immobile poi mi girai dandogli le spalle. Non avevo il coraggio di voltarmi. All’improvviso sentii le sue mani sui fianchi.
Le sue dita si insinuavano tra l’elastico degli slip e la pelle sudata. Chiusi gli occhi. Ormai non c’era via di scampo e per la verità non vedevo l’ora di continuare.
Mi abbasso’ le mutandine di scatto, facendomi trasalire. “Vedrai che la prossima volta non te lo dimenticherai…” – sibilo’.
Sapeva come farmi eccitare . E ci riusciva sempre.
La vista delle mie natiche nude lo fece gorgogliare. Le afferro’ con entrambe le mani, divaricandole leggermente.
Sudavo freddo, mentre mi massaggiava appassionatamente il sedere.
“Li’ no, ti supplico.. Mi fa ancora male da ieri sera…” – mormorai.
“Peggio per te, troietta..” – sussurrò abbassandosi i boxer.
“Ti chiedo per favore.. abbi pieta’!” – supplicai con finta voce tremula.
“Non ho voglia di discutere.. Spalanca le cosce!” – ordino’ seccato.
Non avevo intenzione di contraddirlo ma neanche di farmi sfondare ancora il sedere come la sera precedente dove per essermi ribellata troppo si vendicò frustandomi e sodomizzandomi fino a farmi sanguinare.
Ma evidentemente non gli era bastato. Sentivo gia’ la punta del pene nell’insenatura tra le natiche. “Allora?” – incalzo’, nervosamente.
Non avevo scelta. Abbassai il capo e divaricai le gambe.
Lui sembrava appagato dalla mia resa. Ma non al punto di rinunciare a godere.
“Fai piano… Ti prego!” – implorai, stringendo i denti.
“Apri le chiappe e chiudi la bocca!” – replico’, prendendoselo in mano.
Era cosi’ umiliante. E lui lo faceva apposta anche perchè sapeva che a me piaceva…
Allargai le natiche per fargli spazio. Poi chiusi gli occhi.
“E adesso godi, puttana!” – urlò’ schiaffandomelo dentro con violenza.
Cacciai un urlo straziato. Che sporco sadico! Chissa’ com’era contento di farmi soffrire cosi’… Di vedermi umiliata, come una baldracca qualunque… di sapermi eccitata come una cagna in calore..
“Toh, prendi..zoccola! Lo devi sentire fino in gola!” – annaspava mentre me lo spingeva sempre piu’ a fondo. Era un animale. E io la sua preda
indifesa. Sentivo la rabbia con cui accompagnava ogni colpo di reni. Mi sconquassava. Dovetti aggrapparmi con tutte le mie forze al lavandino per non finire addosso al muro. Spingeva dentro sempre piu’velocemente. Mi faceva un male , ma il male mi eccitava e sentivo salire in me il piacere
Qualche lacrima colava copiosamente portarono con se il trucco, ormai sfatto. Pompava senza tregua e ogni suo colpo mi sfondava tutta, non solo l’ano..
“Voglio sentirti godere, troia! Partecipa, muovi il culo..!” – mi esortava.
Cercai di resistere. Ma finii per assecondarlo.
“Seee..cosiii’..stringi di piu’ le chiappe, brava!” – mugulo’,afferrandomi per i fianchi e tirandomi a se’. Lo sentii fino in fondo. Mi mancava
l’aria.
“Oooh..che bello..Tutto dentro!” – ribadi’ lui, nel caso non me ne fossi accorta. La sua cappella mi pulsava nello sfintere. Sentivo quel palo di carne che mi stantuffava senza sosta tra le chiappe. Mi sentivo sfondata completamente. Feci un profondo respiro, spossata da tutta quella forza bruta.
Lui si agitava come un ossesso, assaporando ogni spinta pelvica. Non saprei dire quanto duro’ ma sembrava non finire mai.
Avevo ancora gli occhi lucidi quando sentii un caldo e lungo fiotto appiccicoso dentro.
Ansimo’ inondandomi di sperma.
Io ero come drogata. Non riuscivo piu’ a capire cosa stesse accadendo, ne’ dove fossi..
Ma ci penso’ lui a riportarmi alla realta’, estrendo il pene di colpo e schiaffeggiandomi le natiche, ancora gocciolanti.
“Sei sempre più brava, tesoro..ogni giorno di più” – sussurro’ soddisfatto,
Lo vidi ancora in piedi, dietro di me, mentre si sistemava i pantaloni.
Io ero semi-accasciata sul lavandino, cercavo di riprendermi.
“Vatti a lavare, cara..Mi servi pulita..alla cena ci penso io ” – ridacchio’,allacciandosi la cintura.
” La serata è appena cominciata … e ricordati che ti amo..”
“Anche io ..” dissi incredula di me stessa…

LEGATA

 

Laura ha sempre avuto in pugno la via vita sessuale e ha sempre controllato le mie voglie sessuali.
A me piace che sia così, anzi la amo in maniera esagerata anche per questo.
Mi ha preso, usato, umiliato con attenzione ed amore.
La noia che c’era anni fa è scomparsa sommersa da emozioni erotiche complicate, difficili da accettare in un primo momento ma estremamente goduriose dopo.
E ogni tanto anch’io cerco qualche novità, cerco di metterci qualche cosa di mio.
Come sabato scorso…
Ho preparato una cenetta buona buona, atmosfera romantica, per nascondere la mia sorpresa.
Tutto come da copione, baci teneri e carezze.
Finché Laura si è trovata con le braccia legate dietro la schiena, solamente coperta dalla biancheria intima.
All’inizio Laura non capiva.
Era inginocchiata, le mani legate strette, la cera calda che le scorreva sul corpo…
In poco tempo la sua situazione di schiava iniziava a piacerle.
Quel lieve bruciore di cera la eccitava enormemente, l’impossibilità di reagire anche.
E forse si aspettava anche una sorpresa…
E così quando dalla porta si è udito un suono Laura non si è preoccupata più di tanto.
Prima di aprire l’ho bendata con una mia cravatta…
E poco dopo 4 mani percorrevano il corpo di mia moglie, le mie e quelli di un amico, un ragazzo di colore jamaicano che insegna inglese nella mia ditta.
Laura non sapeva che era il terzo …
Non ero un grosso problema però…
Anzi, non sapere che la stesse toccando la eccitava a dismisura.
Un colpo di forbici, reggiseno e slip tolti senza dover scomodare la schiava…
la cera continuava a cadere sui seni, sull’ombelico e sulla piccola parte pelosa della fichetta di Laura.
Lei era immobile, sospirava solamente per il piacere.
Un pene le si appoggiò alle labbra.
La bocca di Laura immediatamente si aprì e lei senza sapere cosa e a chi iniziò a leccare.
Era il mio cazzo, Laura lo riconobbe subito per il suo sapore.
Le labbra e la Lingua di mia moglie sono esperte, avide…
Sembra possa godere a succhiare dei cazzi…
Ho tolto le corde ai polsi di Laura, mi sono seduto e le ho portato la testa vicino al mio cazzo.
Continua a leccare, divorami il cazzo come solo tu sai fare…
E Laura immerge tutta la bocca sul mio cazzo, le arriva in gola provocandole qualche conato.
E adesso così a 4 zampe sul tappeto Laura era una preda perfetta per il ragazzo di colore.
Che senza nessun preambolo, dopo averle sputato sul buchino, le appoggia la sua enorme cappella e
inizia a premere.
Laura capisce che quello che sta premendo sul suo culo è qualche cosa di enorme.
Si ferma un secondo, estrae il cazzo dalla sua bocca e mi sussurra – Mmmhhhh, allora mi vuoi viziare questa sera!
Non ha quasi tempo per finire la frase che l’enorme asta le si conficca tutta nel culo. Continua a leggere LEGATA

Da RaccontiEros.it, Racconto: LEGATA

Sono Martina e di mestiere sono una escort

Ciao, sono Martina, vivo a Torino e sono una escort. Una fantastica e bellissima escort alta e snella, dalla chioma lunga color cioccolato e dagli occhi penetranti. Amo il mio lavoro per la libertà che mi permette e per gli incontri che mi offre. Ho un caratteraccio, sono lunatica, ipersensibile e vanitosa. Adoro i bei vestiti, i pistacchi, il caffé lungo e la musica latina. Infondo dentro sono un po’ tamarra, quando sono in macchina, mi piace ascoltare la radio a tutto volume! Non sopporto la Nutella, la volgarità e la maleducazione per tutto il resto penso che potremo arrivare ad un compromesso.

Sta venendo, lo capisco dal suo sguardo perso e lontano. C’è quasi, così aumento il ritmo, gli lascio cinque secondi e poi, slam! Si affloscia sopra di me e ci rimane a peso morto. Odio quando lo fanno! A malapena riesco a respirare. Subito glisso, – scusami caro, devo andare un attimo in bagno – e scivolo fuori dal letto e mi infilo sotto la doccia.

Quando torno è pronto per un secondo round e siccome non è malaccio sotto le coperte, lo accontento con slancio. Questa volta prendo il controllo e mi piazzo sopra di lui con un’agile mossa onde evitare conclusioni poco piacevoli. Non protesta e io arrivo subito al sodo. Mi muovo al galoppo presa dalla gioia irresistibile del buon sesso e non ci metto molto a venire. Anche lui, sotto la mia foga, mi afferra i seni e ci immerge il viso e dopo poco… Slam!

Cado al suo fianco esausta e quasi mi appisolo, quando sento l’odore irritante del fumo e apro scocciata un occhio. Lui mi guarda sorridendo e inspirando una lunga boccata. I suoi occhi sono dolci e soddisfatti e io mi sforzo per sollevare le labbra verso l’alto e rispondere con il mio sguardo più felice.
Martina, mi sono trovato proprio bene con te – dice quando ci siamo rivestiti, – per questo avrei una richiesta da farti.
Sentiamo.
Lui abbassa gli occhi e sembra imbarazzato. È un omone grande e grosso, con una posizione di tutto rispetto all’interno di una famosa multinazionale. La sua figura mi sovrasta, ma adesso sembra così buffo mentre non osa neppure guardarmi.
È da qualche tempo che ho una fantasia e solo tu puoi realizzarla. Se mia moglie lo sapesse chiederebbe il divorzio immediatamente!
Arriva al dunque?
Vedi mi piacerebbe che tu usassi un po’ di forza con me.
Vuoi che sia più aggressiva? – domando senza capire.
Si, qualcosa del genere. Mi piacerebbe che mi dessi qualche ordine, che mi dicessi cosa fare…
Inizio a capire che cosa ha in mente. – Vuoi essere sottomesso? – sputo fuori.
Esatto! Sapevo che avresti capito! E puoi farlo?
Posso farlo? Penso di si. Rispondo che ci devo pensare e che mi faccio risentire.

Lo richiamo il giorno dopo. Mi sento pronta per questa avventura e fisso un appuntamento per il giovedì seguente, a casa mia alle 13:00. Mi preparo con cura all’incontro, mi iscrivo ad una chat di slave master, mi informo sull’argomento, compro una tutina in latex e stivali alti fino al ginocchio per il vestiario, poi mi procuro un frustino e un paio di manette al sexy shop di fiducia.

Quando arriva giovedì sono pronta! La tutina di latex mi sta da urlo e mi sento una vera dominatrice , non vedo l’ora di provare il mio nuovo giochino che sta arrotolato su una sedia. Si presenta in abiti da ufficio e noto in lui una scintilla nuova negli occhi quando mi vede: è seriamente eccitato! Decidiamo assieme la safe word come si dice in gergo e il gioco ha finalmente inizio!

La mia voce si abbassa subito di due toni mentre scandisco le parole: spogliati e mettiti a quattro zampe.

Lui ubbidisce e inizia a sbottonarsi la camicia.
Come si dice? – chiedo severa bloccandolo.
Si, padrona.
Molto meglio, riprendi pure… schiavo.
Con un gesto rapido prendo il frustino, mentre sento qualcosa impossessarsi di me, è un senso di euforia mai provata prima. Ho in mano la situazione e so esattamente cosa voglio fare!
Dunque procediamo con ordine. La mia vittima si è denudata e si trova a quattro zampe sul mio pavimento. Con un gesto lento e deciso, avvicino lo stivale al suo viso – leccalo! – ordino.
E lui ubbidiente apre la bocca e inizia a passare la lingua sulla superficie liscia della scarpa.
Mettici più impegno!
E lui aumenta il ritmo delle slinguate. Ma siccome non mi sento soddisfatta alzo il frustino e inizio a batterlo sulle sue natiche con la giusta dose di fermezza.
Dì che sono la tua unica padrona!
Sei la mia unica padrona!
Ancora! – e do altri colpi.
Sei la mia unica padrona e signora! – grida lui.
Incredibile, quanto possa essere eccitante indossare un tutino di latex e tenere in mano un frustino! Mi sento potente! Ogni timore è scomparso. Il ruolo mi è entrato come un guanto.

Ho trascorso un’ora che non dimenticherò facilmente. Non so se ripeterò l’esperienza, per ora ho appeso nell’armadio la tutina in latex e ho riposto il frustino nel cassetto delle meraviglie, prima o poi vi racconterò del mio cassetto… ma questa è un’altra storia!
A presto
baci a tutti
Martina

Il dominatore (2° episodio)

Naturalmente mi sbagliavo e dovevano trascorrere ancora alcuni anni prima che potessi
comprendere pienamente come gestire quello straordinario potere. Ma alla fine imparai che non
esisteva alcuna possibilità di generalizzare, non esisteva alcuna regola fissa, ma che ogni persona
era diversa, ed ad ogni persona occorreva adattarsi, individuandone i punti deboli, per poterli poi
accuratamente sfruttare al momento opportuno.
A 24 anni ero ormai pronto, la fine della mia carriera scolastica mi aprì un nuovo affascinante
mondo. Iniziai a “Lavorare” nell’azienda di famiglia, e decisi che la mia vita sarebbe stata dedicata
allo studio delle persone, delle donne in particolare. Per tanto mi feci assegnare un incarico di
supervisore alla gestione del personale che mi portava continuamente in giro per il mondo,
trascorrendo periodi di tempo abbastanza lunghi nelle varie consociate.
Non avevo e non ho alcuna preferenza particolare in fatto di donne, mi piacciono tutte, e ciò è
perfettamente naturale in quanto ognuna di esse rappresenta non solo un piacere sessuale ma una
sfida con me stesso, quindi ciò che più mi attrae in una donna è la sua inaccessibilità.
Come dimenticare la mia prima esperienza con una sfida impossibile, l’ultimo anno
d’università ????. Lei si chiamava Giovanna, 45 anni ancora decisamente piacente. Era la direttrice
del dipartimento di scienza del comportamento.
Una sfida affascinante per me giovane temerario, bella, matura, intelligente. Sposata, con solida
posizione finanziaria, madre e moglie felice, apparentemente inattaccabile.
Inizia a frequentare assiduamente l’istituto studiandone le abitudini, cogliendo ogni occasione per
parlarle. Divenni uno di casa all’istituto, mi feci amico una delle segretarie, ed in breve divenni
molto più che un amico per lei, e la sfruttai per carpirle informazioni su Giovanna.
Sembrava assolutamente perfetta ed inattaccabile, allora con un’intuizione improvvisa cambia
tattica e incominciai ad indagare sulla famiglia. Il figlio non si prestava allo scopo, troppo giovane,
ma il marito appariva interessante. Cinquantenne di bell’aspetto, affermato medico con ambizioni
politiche, mi parve subito un possibile obiettivo. Concentrai tutte le mie attenzioni su di lui, e mi
avvalsi della collaborazione di un investigatore. Dopo un solo mese, la figura che appariva davanti
ai miei occhi era ben diversa da quella di partenza. Dopo 3 mesi ero assolutamente raggiante e
rimiravo le sue foto in compagnia della giovane amante.
Non mi lasciai prendere dall’euforia e continuai il mio lavoro meticoloso, attendendo con pazienza
l’arma decisiva. E l’arzillo ed arrapato professore non mi fece attendere troppo. Il mio informatore
scoprì che la giovane amante era in realtà solo una delle tante, quasi tutte infermiere degli ospedali
nei quali il professore lavorava, stesi la mia rete e poche settimane dopo il professore era in
trappola.
Poche foto rubate in uno degli sgabuzzini dell’ospedale, ma inequivocabili, una giovane biondina
amorevolmente inginocchiata ai piedi dell’augusto professore, intenta a succhiare amorevolmente il
suo più che rispettabile uccello, o appoggiata al muro con le gambe avvinghiate alla vita dell’uomo.
Ancora non mi accontentai, chiesi al mio informatore più informazioni, gli dissi di concentrarsi
sulla lista delle amanti del professore e di controllarne stipendi carriera, ogni cosa.
Sei mesi dopo l’inizio della mia offensiva ero pienamente soddisfatto, avevo sottomano un dossier
molto ricco, l’elenco completo delle amanti del professore, foto compromettenti ed uno studio
comparative tra le carriere e gli stipendi delle stesse e quelli delle altre infermiere. Ero pronto al
passo finale. Mi preparai accuratamente e mi presentai nell’ufficio di Giovanna “Ciao Claudio,
cercavi me ?” disse lei quando mi vide, con il suo sorriso cordiale.
Io rimasi molto serio “Avrei bisogno di parlarle in privato signora Giovanna” le dissi “Adesso non
posso, potremmo fare più tardi” rispose lei senza curarsi molto di me “Veramente no, è una
questione molto importante e delicata, soprattutto per lei ” calcai la mano, “ma anche molto
urgente” conclusi. Lei smise di sorridere “Non capisco, comunque in questo momento non posso
proprio” rispose infastidita “Debbo insistere, per il suo stesso interesse” insistetti e lei a questo
punto cedette.
“Va bene entra e chiudi la porta” disse e io lo feci “Spero sia veramente importante, farò tardi ad
una riunione importante” disse, io mi ero accomodato sulla poltrona davanti alla sua scrivania
“Allora di che cosa si tratta” mi incalzò spazientita “Io ho un amico giornalista, un giovane di
grande volontà, di recente ha condotto un’inchiesta sul funzionamento degli ospedali Italiani e
proprio ieri me ne ha mostrato i risultati” dissi interrompendomi.
Lei attese qualche istante che riprendessi, poi impaziente intervenne “Che cosa centro io con tutto
questo” disse guardando l’orologio. “Suo marito non è il prof. Lamberti ?” dissi e la vidi trasalire “Il
professor Lamberti primario del San Patrizio ed assessore alla sanità del comune ?” domandai io
con fare sicuro “Certo e con ciò ?” domandò lei, “Il mio amico ora lo conosce probabilmente molto
meglio di lei” dissi e senza attendere la sua risposta, presi dalla borsa il dossier e lo appoggiai sulla
scrivania davanti alle sue mani.
Lei si sforzò di mantenere un atteggiamento compassato “Che cosa ti fa pensare che sia interessata a
questa roba ?” disse io scossi il capo “Non penso che lei sia interessata, ma sono convinto che lei
farebbe meglio ad esserlo, quel dossier può portare un sacco di problemi per lei e suo marito”
risposi con calma, lei mi guardò confusa, poi con le mani che tremavano impercettibilmente, aprì il
dossier.
Per i successivi 5 minuti, non staccò gli occhi dai fogli che lentamente sfogliava. Avevo
opportunamente impaginato il dossier, nella prima parte le considerazioni generiche, rubate
all’interno dell’ospedale, le voci di corridoio. Poi le foto del marito di lei con l’amichetta, e i dati
della ragazza. Poi il lungo elenco delle altre amanti del professore e l’analisi comparativa di carriere
e stipendi, infine a completare il dossier le foto dell’incontro nello sgabuzzino dell’ospedale.
Mentre leggeva il suo viso era lo specchio delle emozioni che provava, ed io potevo leggere il suo
volto come se stessi leggendo i fogli stessi. Quando giunse alle foto finali, chiuse di scatto il dossier
con un gemito soffocato. Era smarrita,. confusa, arrabbiata, si guardava intorno senza sapere che
cosa fare.
“Venga, sarà meglio proseguire altrove, lei è troppo sconvolta” le dissi premuroso, ritirai il dossier e
la aiutai ad infilarsi la giacca, e la condussi fuori dall’ufficio. “Dove mi stai portando ?” domandò,
“In un posto più tranquillo, conosce il bar dall’altra parte della piazza, a questora è abbastanza
tranquillo” “No, potremmo incontrare gente che conosco, o dio dove possiamo andare” gemette lei
“Se vuole, il mio appartamento non dista molto da qui” buttai li io e lei subito accettò “Si andrà
benissimo” disse.
Pochi minuti dopo eravamo nel mio appartamento, la feci accomodare e le diedi qualche cosa di
forte da bere “E` tremendo, tremendo, la mia vita sarà distrutta per colpa di quel porco” disse
mentre sorseggiava il liquore, la lasciai sfogare. Lei continuava a pensare ad alta voce “Che cosa
posso fare cosa posso fare” diceva affranta, poi si riscosse ricordandosi della mia presenza
“Claudio, il tuo amico è proprio intenzionato a pubblicare la ricerca ?” domandò ed io annuì “Non
esiste un modo per convincerlo a non farlo, possiamo pagare, pagare bene” disse Giovanna
disperata “Non fornisca al mio amico altri elementi a supporto della sua ricerca, credo ne abbia già
a sufficienza “Già, hai ragione, ma deve essere possibile fare qualche cosa, non è possibile che la
mia vita e quella di mio figlio vengano spazzate via così” gemette disperata “Forse qualche cosa si
può fare ” dissi io e lei immediatamente reagì.
“Cosa hai detto, si può fare qualche cosa” domandò lei ansiosa “Dimmi ti prego spiegami “Si forse
qualche cosa si può fare, o meglio, posso fare qualche cosa”, dissi con calma “Che cosa per carità
dimmi tutto”. “Il mio amico ha con me un grosso debito, infatti come vedi sono riuscito a farmi dare
copia del dossier, io posso impedirgli di pubblicarlo” dissi con calma, lei parve dapprima sollevata,
poi divenne improvvisamente seria “Tu puoi impedire la pubblicazione di questa roba, ma non l’hai
fatto, allora dimmi che cosa vuoi tu per non pubblicare il dossier” disse dura.
Era veramente intelligente, non vi era ombra di dubbio, di li a pochi minuti avrei saputo se i miei
calcoli erano esatti “Non denaro, stai tranquilla, io ne ho sin troppo. Ma tu sei una donna splendida,
intelligente bella, inaccessibile, ed a me le cose inaccessibili piacciono, piacciono moltissimo.” Feci
una pausa, lei restò immobile “Adesso io mi alzerò e me ne andrò in camera se non vuoi veder
pubblicata quell’inchiesta, spogliati e raggiungimi di la, altrimenti conosci la strada” dissi e mi alzai
sorridendole “Bastardo” sibilò lei io annuì “Questo è certo, come è certo che tu verrai di la, e ti
comporterai come la più perfetta delle puttane, e farai di tutto perché la cosa mi piaccia, dal
momento che da questo dipende la tua vita futura” le dissi gelido, e senza attendere risposta mi
allontanai iniziando a spogliarmi.
Entrai in camera lasciando la porta aperta, accesi la luce e mi spogliai lentamente e mi stesi nudo
sul letto. Ero eccitato, tremendamente eccitato, e non rimasi deluso. Passarono alcuni minuti in cui
lei rimase in assoluto silenzio, poi incominciai a sentire l’eccitante rumore dei vestiti che lei si stava
togliendo e poco dopo lei comparve sulla porta nuda, con le braccia tentava di coprirsi pudicamente.
‘Spegni la luce per favore” disse umilmente “No, voglio vedere tutto, anzi smetti di coprirti” le dissi
autoritario, e lei con rassegnazione tolse la braccia mostrandosi a me.
Era bella, veramente bella, snella, ma con seni pieni ed ancora sodi per i suoi 45 anni, le feci cenno
di raggiungermi, e lei obbedì inginocchiandosi sul letto al mio fianco. Le mie mani presero a
scorrere sul suo corpo, mentre lei si irrigidiva “Rilassati e vedrai sarà meglio di quanto immagini” le
dissi, mentre la mia mano le accarezzava le sode chiappe. Si rilassò, ma s’irrigidì quando le presi
una mano e la portai al cazzo eccitato.
“Coraggio, sembri una ragazzina alle prime armi, una signora come te, deve saper fare molto
meglio” le dissi, e lei si riscosse, le sue carezze diventarono più piacevoli, la accarezzai tra le gambe
e risalii verso il pube, questa volta cnon s’irrigidii nemmeno quando presi ad accarezzarle il
clitoride. La mano scorreva esperta lungo la mia asta, le sue dita solleticavano piacevolmente il
glande eccitato.
“Hai una mano deliziosa Giovanna, ma sono convinto che la tua bocca sarà ancora meglio” dissi.
Lei rassegnata si chinò e le sue labbra raggiunsero il glande. Le dischiuse e lasciò timidamente
affondare il glande nella sua bocca iniziando a leccarlo con la lingua, poi la sua testa iniziò a
muoversi avanti ed indietro “Se lo succhi così capisco perché tuo marito si fa spompinare negli
sgabuzzini. Dovresti guardare quelle foto per imparare, quella ragazza ci sa davvero fare con il
cazzo” le dissi malignamente, lei s’irrigidii ma non smise di succhiare, anzi dopo pochi istanti, la
sua lingua divenne più veloce, la testa accentuò i movimenti ed il mio cazzo incominciò ad
affondare sempre più nella sua bocca. Continua a leggere Il dominatore (2° episodio)

Come si fa?

 

 

Da quel primo orgasmo dentro una panda ne era passato di tempo, i miei compagni di classe mi annoiavano… a mala pena sapevano dove mettere le mani… sgrillettavano la figa come se stessero scrollando il mouse… non parliamo della lingua poi… la ficcavano in gola e facevano avanti indietro: volevano pomiciarmi o soffocarmi?!?!? Mi mancava Roberto mi aveva fatto impazzire con la sua lingua lungo il collo… ogni suo movimento era per darmi piacere, ma non l’avevo più sentito da quella sera, probabilmente non ero abbastanza donna per lui o forse il problema era l’amicizia con mio cugino… chissà…

Io avevo sempre più voglia, spesso mi guardavo allo specchio… nuda… e iniziavo a massaggiarmi i capezzoli turgidi e la fighetta umidiccia, ma non riuscivo a venire… volevo un altro orgasmo, volevo godere, strillare di piacere, sentire il mio ventre esplodere, ma niente.

Un fine settimana si presentò un’occasione inaspettata, i miei genitori e i miei zii furono invitati ad un matrimonio e lasciarono mio cugino, Carlo, a casa per badare alla “piccoletta” della famiglia. Naturalmente sbuffò, aveva altri programmi per il we, ma non ebbe scelta.

Cenammo con una pizza, lui bevve una birra e io una coca cola, verso le dieci della sera mi mandò a letto. io gli avevo proposto di uscire, di andare a ballare, giurai di non dire niente a nessuno, ma non ci fu verso di convincerlo, aveva troppa paura che qualcuno ci vedesse e facesse la spia ai nostri genitori.

Salii in camera mia mi misi a letto, ma non riuscivo ad addormentarmi ero irrequieta, insoddisfatti, sentivo un forte desiderio di godere, misi una mano nelle mutandine e una sul seno, inizia a massaggiarmi pensando a Roberto, avrei dovuto segargli il caxxo o succhiarlo e invece avevo fatto la figura della bambina e non si era più fatto vivo…

Ma come si faceva? Come si faceva godere un uomo? L’avevo preso in mano ai miei compagni di classe, ma erano dei ragazzini, due menate e venivano. lui,invece, era un uomo…

Decisi di chiedere a mio cugino, tolsi il pigiama ed infilai un vestitino bianco, con le bretelline, non era molto scollato, ma si distinguevano chiaramente i capezzoli dritti come chiodi. Era corto, di solito lo indossavo con i leggings, ma non avevo voglia di metterli, mi copriva di poco il kuletto. Mi massaggia la farfallina con il vestito, il tessuto era leggermente ruvido, mi eccitai ancora di più e un po’ di liquido mi scese fra le gambe bagnando il vestito.

Scesi di sotto, Carlo stava guardando la tv e bevendo un altra birra, non distinguevo le immagini, ma sentivo ansimare, mi avvicinai stava guardando un porno. I suoi pantaloni erano tirati giù, la mano destra massaggiava il suo caxxo. Non era grande come quello di Roberto, ma era più grosso, più tozzo. Lo accarezzava su e giù ora lentamente ora velocemente, ansimava. Mi avvicianai lentamente per non farmi sentire. Guardai lo schermo della Tv: una tipa tutta nuda con delle enormi tette aveva inghiottito un caxxo enorme e si muoveva con la bocca avanti indietro, l’uomo le teneva una mano dietro la testa e accompagnava il movimento rendendolo sempre più veloce e infilando il caxxo sempre più in fondo.

Era così eccitante, tirai giù una spallina del vestito e mi strinsi un capezzolo fra le dita, l’altro mano sotto a cercare la fighetta bagnata. Inizia a massaggiarmi e a godere guardando quella scena in tv. Mi ero talmente eccitata da non accorgermi che Carlo mi aveva visto e si era girato verso di me. Continuava a masturbarsi guardandomi godere. “Perché non vieni qui vicino a me? In due si gode meglio.” Mi misi seduta sul divano, ero diventata tutta rosso per la vergogna. “Vuoi un goccio di birra?” Bevvi un paio di sorsate. La mano di Carlo si infilò fra le mie cosce. ” Hai un bel vestitino, vediamo cosa c’è qua sotto… è tutta molla. Ti piace giocarci?” “Si” risposi con un filo di voce. “Che belle tette grosse cuginetta. Mi sono fatto tante di quelle seghe pensando ai tuoi capezzoli duri… Bevi un altro po’ rilassati” Con la lingua iniziò a leccarmi i capezzoli, si muoveva avanti e indietro velocemente, mi leccava con avidità, poi iniziò a succhiarmelo prima lentamente e delicatamente poi sempre più avidamente. La sua mano intanto accarezzava le mie grandi labbra, insinuandosi piano piano attraverso la fessurina. “Posso continuare?” “Si” non sapevo dire altro “Voglio godere, fammi godere, voglio venire”. “D’accordo” disse “abbiamo tutta la notte, ti farò impazzire di piacere. Sei vergine o ti sei fatta già fottere?”

“Sono vergine, non ho mai fatto un pompino, come si fa?”

“Davvero? Non si direbbe!!! Ah!Ah! Ah!”

“Stronzo, non c’è niente da ridere! Insegnami!”

“Che cuginetta puttanella!! Vieni mettiti in ginocchio sul mio fianco, ora piegati e lasciati guidare. Apri la bocca troietta e ingoialo” Mi spinse la testa su e giù con la mano, delicatamente, mentre con l’altra mano mi ha alzato il vestitino iniziando a massaggiarmi la fighetta. Grondavo, ero bagnatissima, inizia a ingoiare il cazzo sempre più velocemente e in profondita. carlo mi tolse la mano dalla testa, infilandola sotto un mio seno e tirando un capezzolo. “Si, così, brava che pompinara nata che sei!” Ad un certo punto tirai su la testa e urlai di piacere, avevo avuto un orgasmo violento, chiusi istintivamente le gambe, ogni contatto mi faceva impazzire di piacere. “Continua a succhiare!”Con la mano Carlo mi rinfilò il cazzo in bocca. Continuai a spompinarlo, mentre con una mano lui si accarezzava le palle!!! All’improvviso venne, mi riempì la bocca di calda sborra, era amara, non mi piaceva, aprì la bocca per sputarla. Carlo mi infilò tre dita in bocca raccolse la sua sborra e me la spalmò sulle guance, sul collo e sul resto del viso. “Non male come prima volta, ma hai ancora da imparare, lavati e torna qui” Feci come mi disse, la sua sborra era appiciccosa,  mi ripulii con cura e rimisi a posto la spallina del vestito. Tornai di là, mi fece sedere sulle sue ginocchia, mi tirò giù le spalline scoprendo i seni, mi passò una birra “Vedi, quella si che sa fare un gran pompino! Lecca le palle e il caxxo, con la lingua arriva fino al buchetto del kulo” “Che schifo” dissi. “Scommetto che fra un po’ lo farai, hai la stoffa della troietta, il caxxo ti piace troppo. Hai i capezzoli già duri” “La vuoi smettere di dirmi troia ecc ecc?” dissi alzandomi e mentendomi a sedere al suo fianco. “No” disse sdraiandomi con una mano e versandomi della birra gelata sulle tette, gemetti e iniziò a succhiarmele velocemente passando dall’una all’altra voracemente. Le stringeva con vigore, le leccava. Ad un certo punto scese giù e iniziò a passarmi la lingua sulla passerina, sorseggiava la birra e leccava. Il clito si fece duro ci giocava con la lingua come aveva fatto coi capezzoli, leccando voracemente. Il mio respiro si faceva sempre più affannoso, inizia a muovere il bascino su e giù, gli misi una mano sulla nuca, volevo che la sua lingua continuasse a leccarmi. “Sto per venire” gridai. Smise di colpo e si tirò su “Vuoi che continui? Vieni qua e leccami il caxxo, guarda come è di nuovo grosso e duro. Leccalo e leccami le palle. Così, brava, lecca o si succhia le palle, ora scendi con la lingua, così lecca lì e avvicinati giù piano verso il culetto” “No” dissi “mi fa schifo” “Fallo troia vedrai che ti piacerà, poi ti lecco tutta quella fighetta calda e ti faccio urlare di nuovo. Lecca, non vuoi imparare a fare un bel pompino per Roberto?” “Rimasi senza parole” “Muoviti, fa come ti dico, lo saprò quello che gli piace fare e farsi fare” Mi guardò con un sorrisetto compiaciuto “Non vorrai fare di nuovo la figura della santarellina…” Mi misi in ginocchio davanti a Carlo presi il caxxo fra le mani e inizia a massaggiarlo per farlo indurire per bene, lo misi in bocca e lo ingoiai tutto fino alle palle sue giù, bagnandolo tutto con la mia saliva, afferrai la base stringendola nel mio pugno e continuai succhiando il glande come se fosse il calipso. Scesi con la lingua leccando il frenulo avidamente, scesi con la lingua lungo tutto il caxxo e ingoia prima la palla destra e poi la sinistra, tirandole leggermente con la bocca, come se volessi ingoiarle. Leccai sempre più giù, finchè con la lingua non sono arrivata al buchetto del kulo. Passai la lingua tutto intorno a lungo e poi la infilai leggermente nel buchetto slinguettandolo. Con calma sono risalita su continuando a spompinare il caxxo. Tenevo la base fra le mie mani, massaggiando con i pollici le palle e con i palmi la base. Le mie mani si bagnavano con la mia saliva che colava giù dal quel bel caxxone duri. Ero eccitattissima, Carlo aveva ansimato e goduto tutto il tempo, dicendomi che ero brava che lo facevo impazzire dal piacere. “Ora ti faccio godere io” disse. Mettiti sul divano a carponi, abbassa la schiena , così tieni la fighetta all’aria bella aperta. Brava così a pecorina, Però che bel culetto sodo che hai, come vorrei spaccartelo tutto” Mi diede due schiaffetti sulle chiappe e mentre le massaggiava me le allargava scoprendo la fighetta. “La prossima volta te la radi, come quella in tv, agli uomini piace senza peli, si lecca meglio”. Ad un certo punto sentii qualcosa di bagnato e freddo strusciarmi su e giù. “Cos’è?” “E’ la bottiglia della birra. Ti sto accarezzando con la bottiglia, ti piace?” “Si, è piacevole” mise via la bottiglia e iniziò a massaggiarmi con le dita, infilando dentro un dito “E’ veramente stretta, così Roberto non t’ha scopata mai? Ora te la sdidalino un po’.Ecco il succo, ora è più buona da leccare” La lingua si infilò dentro le grandi labbra, leccando le piccole, il clito si fece duro… lo sgrillettava con la lingua, leccando voracemente . ad un certo punto inizò a succhiarlo con le labbra. Urlavo di piacere e ansimavo. Le mie tette strusciavano sul divano di pelle, misi sotto le mie mani per stringerle e godere di più. Carlo iniziò a leccarmi una chiappa, mi sputò nel buchetto del kulo. Mi misi una mano sulla fighetta bagnata e continuai a massaggiarla urlicchiando e godendo. Sentii un dito farsi strada nel culetto, era stretto mi fece male all’inizio e poi iniziò a piacermi. “Bene, bene che bel buchetto”. Carlo mi infilò il pollice e l’indice nella fighetta e il medio nel culetto. Mi pompo’ così per diversi minuti, schiaffeggiandomi la chiappa destra. Urlai con tutto il fiato che avevo in corpo, ebbi un altro orgasmo. Poi un altro urlo, mi aveva morso il culetto. “Godi troia, godi”. Ero sfinita mi stesi lunga sul divano e mi addormentai con l’impressione che la mia iniziazione era appena cominciata e che avrei goduto ancora molto.

[CONCORSO 2013] – il sogno diventato realtà

Caspita e nato come un gioco x me……
ed invece ora eccomi quì a raccontare
LA MIA PRIMA VOLTA
io ero super agitata da giorni..
tra un tira e molla che durava da un bel pò
mesi direi…
il suo primo ordine era di farmi trovare bendata, bendata in intimo dietro la porta
ma io come al solito sempre in ritardo non ero ancora pronta al suo arrivo
perciò mi trovò in camera da letto
Io bendata e in intimo
tremavo dalla paura ma appena appoggiate le sue mani sulle mie spalle
mi ritrovai in un altra dimensione, a parer mio paradisiaca ….
cominciò col massaggiarmi dolcemente, poi, qualcosa molto lentamente in me è cambiato senza che io stessa me ne accorgessi. Lui mi ha cambiato, quasi senza farmene accorgere. Non ero di certo una slave, non lo sono neppure ora, non adesso, non ancora.
Ad un tratto la sua bocca si avvicinò al mio orecchio donandomi un brivido bagnato e mi disse soavemente “ora girati, piano”.
Io lo feci, e capii immediatamente che di fronte a me avevo una entità superiore, quell’entità che prima di allora, avevo sentito solo x telefono.
Un brivido gelato mi corse lungo tutta la schiena. Io deglutii e…. la situazione si stava facendo seria, non era un gioco, o un provare a vedere che cosa significava entrare nel suo mondo bdsm che per mesi da spettatrice ho cercato curiosa di capire e che credevo con arroganza di avere capito.
La sua voce e il suo magnetismo erano carchi di sicurezza ed io mi sono sentita immediatamente catturata dal magnetismo e dal potere di Edoardo…..

a quel punto mi ha fatto imparare la posizione dell’ATTESA “

la prossima volta mi aspetterai così”

ora rispondi…..

si …SIGNORE…dissi io.

 

Ora il Padrone, aveva preso il sopravvento sull’uomo, l’orgoglio sull’amore, il desiderio sul razionale. Ora io dovevo piegarmi come canna al suo vento. Un vento fatto di suoi desideri che dovevo fare miei, per non spezzarmi sotto l’amarezza della donna. Quando LUI mi tocca, quando LUI  gioca non sento il freddo del distacco, non sento il vomito di una rabbia sopita e riversata su di me, sento al contrario una sferzata di sensazioni.
Resto inebriata fra il dolore e il piacere.
Un lampo nella mia mente, un dolore nel mio corpo, un piacere che si scatena dentro di te, nella mia anima.

Perfetto – disse lui- il gioco consiste proprio in questo: nell’alternanza di piacere e dolore, fino a che non e’ più possibile distinguerne i confini; per questo vedremo di definirli. Non ti ho imbavagliata apposta perché  tu possa esprimerti liberamente

 

Io non so quando e come, ma eseguo quello che LUI mi ordina poiché LUI è autorevole e poiché so che LUI  non farà mai nulla che mi possa portare conseguenze.

Si perché non è una strada facile quella della schiava.
Non si sale la scale tutta d’un fiato.

 

……. Ero troppo agitata per pensare,……. e

 lascio decidere al mio corpo (in fondo era la soluzione migliore): il mio corpo cooperò……

LUI  mi fu addosso, e afferrò la mia mascella con la mano, e mi costrinse a spalancare la bocca e la tenne così, col viso vicinissimo al suo, per un istante, prima di affondare la sua lingua nella mia bocca, se ne  impadronì  la succhiò, mi morse il labbro, continuando a tenermi  la mascella stretta tra le dita,  io non retrocedevo, gli risposi con una furia pari alla sua.

Poi sempre senza parole, fui lasciata sola. Un silenzio di tomba mi circondava, la mia curiosità insieme a una tenue paura avvolgevano il mio corpo,pronta a percepire qualsiasi rumore cercando di capire dove era Edw,   Mi mancava, mi mancava la sua presenza. Avevo bisogno di LUI. Pensai :“Sento dei passi,sta tornando, cosa starà facendo, dal rumore sento che appoggia non so che cosa per terra”… i miei pensieri si  bloccarono ero spaventata, spaventata e eccitata e non volevo fermarmi, ero spaventata eccitata e curiosa. Mi aveva chiamato slave. Ancora quella parola. Mi fece capire chi ero e chi era LUI  riportandomi alla bocca un altro spontaneo

….“Si signore”…..

Tra me e me pensavo, è meraviglioso essere slave, essere oggetto del Padrone. Se avessi saputo che essere slave era così eccitante avrei chiesto di fare una sessione con LUI già mesi fa.

E’ naturale sentirsi slave dinnanzi a LUI, riconoscere che LUI è il Padrone. E’ naturale lasciarsi guidare da LUI è naturale diventare slave con LUI, in questo percorso alla ricerca di me stessa, del lato erotico del bdsm. Quindi per me essere qui a raccontare ciò che ho imparato è naturale. Confortata dai miei pensieri  mi lascio andare……

“Vedi Jade, ancora prima che IO  venissi da te oggi, sapevo già nella mia testa che percorso avresti fatto con me, lo so da mesi, e so che ora non ti è chiaro. So che ora non sai chi sei, o dove ti condurrò, e non è necessario che tu lo sappia. Perché basta solo che lo sappia IO…

 Io so già che cosa diventerai e fin dove ti saprò spingere per soddisfarmi, tu devi lasciarti andare in un percorso che sarà lungo e a volte tortuoso, ma che ti spingerà a conoscere te stessa nel tuo profondo, i tuoi limiti le tue inclinazioni, e ti aiuterà a valorizzare le tue capacità e cambierà il tuo modo di porti nei confronti degli altri facendoti diventare più forte, sicura, paziente. Ciò che ti chiedo è solo quello di avere fiducia in me, e di non chiedere, perché non ti risponderò”. I miei pensieri si moltiplicavano come formiche impazzite. Era vero! LUI voleva trasformarmi in una slave.

Io non avevo capito prima cosa fosse bdsm. Il bdsm in se e per se, è tortura, umiliazione, dolore, costrizione, ridicolizzazioni, sottomissione, ordini, ma è sbagliato pensarla così. Il bdsm con Edw.  è il piacere di lasciarsi trasportare in un mondo avvincente di fantasia che dona sensazioni impagabili fortissime a volte incontrollabili, scariche di adrenalina pure come solo una droga, o il bungy jumping, o qualunque altra cosa estrema lo potrebbe fare. Non è bdsm fine a se stesso, padrona o slave fini a se stesso ma molto di più. E’ tutto un mondo di sensazioni. Sensazioni così forti da essere avvertite anche giorni dopo, mesi dopo, tutta la vita. E’ comunione stretta e pura con due entità alla scoperta di emozioni fortissime che è indescrivibile poterle raccontare. Bisogna provare! Dal canto mio,sono ancora frastornata di quanto accaduto e incredula……. “

 Mi sento veramente una cagna e ne sono orgogliosa. Il mio Signore sa come si trattano le schiave. Mi sento orgogliosa di appartenergli.

 Ora mi metto a quattro zampe e così, ma  per alcuni secondi mi manca il fiato. Mi sento in una condizione innaturale mai poi, il mio corpo si adatta e il respiro torna normale in  questo modo… gli dico “ SIGNORE” mi scappa la pipì….
Davanti a me non vedo Edw.  perchè,sono ancora bendata . Mi schiocca le dita davanti al viso, devo seguirlo.
Cammino a carponi lungo il corridoio, davanti a me i suoi passi. Poi una stanza, il bagno. Mi dice di fermarmi mentre,
sento il pavimento e le mie mani che vi si appoggiano.
è a quel punto mi concede di espletare le mie funzioni…

Sento Edw. che mi si avvicina, si china verso di me e mi accarezza la testa. Con voce dolce di derisione mi dice “da brava, ora si continua

La mia autodistruzione della dignità non era mai arrivata a tanto, ma ugualmente non riesco a sottrarmi…..

È meraviglioso….

E sempre a carponi ritornammo in camera è più

precisamente vicino al letto….

E il  mio Signore mi  chiese…….. Continua a leggere [CONCORSO 2013] – il sogno diventato realtà

Una serata elegante

Laura ha invitato Barbara a cena.
Io sarei dovuto uscire, ma un imprevisto mi blocca a casa.
La prima serata che ho conosciuto Barbara era stata “punitiva” , stasera invece dovrebbe essere solo una serata normale…. Forse!
Barbara suona alla porta, apro, la vedo.
Camicetta bianca di seta, tubino stretto stretto, calze nere con riga dietro, scarpa nera con tacco 12…. Mamma mia, sembra che io abbia capito male le intenzioni.
Laura mi vede un po’ imbarazzato, quell’abbigliamento così esageratamente sexy non me lo aspettavo.
La cena la consumiamo in un attimo, poche parole, solo sguardi intensi.
Barbara ha un rossetto rosso fuoco, e combinato all’abbigliamento, mi mette veramente a disagio.
Laura come al solito invece si diverte a vedermi così.
Rilassati, è meglio, essere troppo rigidi può essere doloroso, mi sussurra facendosi però sentire da Barbara.
Siamo in sala, io mi verso un rhum, cerco di fare il disinvolto.
In realtà vorrei andarmene.
Laura mette su della musica e inizia a ballare.
Barbara continua a fissarmi con un sorriso malizioso sulle labbra.
Si apre un bottone… il reggiseno in pizzo bianco si fa notare subito.
Senti, mi dice Laura, ho raccontato a Barbara di quanto tu sia diventato disponibile e servizievole, spero non te ne dispiaccia… ho raccontato che hai succhiato un bel cazzo in spiaggia per me….
Barbara si è eccitata molto a sapere che il mio uomo non discute ma esaudisce quelli che sono i miei capricci.
Io non so che dire, sorseggio il rhum nella speranza che mi dia un po’ di sicurezza.
Ne bevo un altro e poi un altro ancora….
Guardo Laura ballare sinuosamente… certo che sono disponibile Amore, lo sono sempre stato….
Barbara ride, si alza e si mette a ballare anche lei… con quei tacchi sembra altissima…
Iniziano a baciarsi, io inizio ad eccitarmi.
Allora Barbara che vuoi? Devo esaudire i capricci di Laura, credo che Laura voglia che esaudisca anche i tuoi…
Barbara continua a ballare, Laura le sbottona la camicetta lentamente.
Lo sai cosa voglio da un uomo mi dice… Continua a leggere Una serata elegante

Femminilizzazione e strap-on

Un giorno mi trovai con la voglia di provare un esperienza sessuale diversa dalla solita routine, un amico mi aveva raccontato di essere andato da una signora, una quarantenne molto carina che faceva la Mistress di professione e che gli aveva fatto provare sensazioni mai provate prima con nessuna donna con cui era stato.

Sono sempre stato molto scettico su queste considerazioni assolute,però non potevo nascondere che mi aveva incuriosito e dopo essermi fatto dare il numero la chiamai:
“Pronto?”
“Salve,ciao, mi ha dato il tuo numero un mio amico, non so se ricordi…”
“Si certo ricordo benissimo, cosa posso fare per te?”
“Il mio amico mi ha detto che tu sei una Mistress e quindi…bè insomma vorrei provare.”
Dopo qualche secondo di silenzio mi rispose con un tono di voce completamente diverso e molto più autoritario.
“Tu vorresti provare? Conosci qualcosa di quello che faccio? Qualche pratica?”
“Non so nulla sinceramente, ma vorrei provare se per lei va bene Signora.”
“Chiamami Padrona se proprio vuoi immedesimarti nella parte, posso riceverti domani dalle 20 in poi.” Non era una domanda, non avevo margine di contrattazione, o accettavo oppure sapevo già che non l’avrei vista; questa telefonata era già un test per mettermi alla prova e per capire quanto potevo essere disposto a sottostare ai suoi desideri.
“Sento che sei indeciso, addio.”
“Aspetti,aspetti… Padrona, per me va benissimo domani all’orario che mi ha detto.” In realtà avevo già preso impegni con una ragazza conosciuta da poco, ma la curiosità  ormai aveva preso il sopravvento sul resto.
“Bene, allora ci vediamo domani.” Non mi salutò ma chiuse il telefono senza darmi il tempo di rispondere.
Chiamai subito il mio amico per avere ragguagli in merito non sapendo bene cosa sarebbe successo e raccontandogli la telefonata.
“è strano che ti riceva con così poco preavviso,solitamente i tempi con lei sono abbastanza lunghi e ti fa attendere diverse settimane per aumentare il mistero e la curiosità.”
Gli chiesi alcune informazioni ma non riuscii a cavargli nulla di quello che già sapevo e questo m’incuriosì sempre di più.
Il giorno successivo all’ora fissata suonai il campanello all’indirizzo che mi aveva dato e dopo qualche attimo di attesa mi venne ad aprire… La mia immaginazione aveva fatto si che mi aspettassi una donna vestita in pelle con frusta in mano e invece, la donna che vidi vestiva sobriamente,un completo gonna e camicetta come se fosse appena tornata dal lavoro.
Era una donna molto bella,capelli neri ondulati, occhi di un intenso color verde, le labbra erano carnose ma non esagerate, il trucco, leggero faceva risaltare il suo freddo sguardo.
“Seguimi.”
Arrivammo in una stanza senza finestre  dove  mi fece accomodare su un divanetto rosso.
Mi sedetti sul divano e iniziai con lo sguardo a perlustrare la stanza, non c’era nulla appeso che mi desse qualche indicazione, mi aspettavo di vedere una sala di tortura, con fruste, scudisci e ogni genere di perversione ma invece ai muri erano appesi delle copie di alcuni quadri di Munch e alcune tele raffiguranti passi della divina commedia.
Mi colpii un quadro raffigurante un uomo prostrato ai piedi di uno specchio,nello specchio si potevano vedere solo i piedi di una donna ma niente di più.
“Vedo che sei rimasto colpito dal quel quadro.” Mi disse, seguendo il mio sguardo.
“Effettivamente si,lasci che mi presento, sono Francesco ci siamo sentiti ieri, sono qui per…”
Con un gesto secco della mano mi bloccò subito. “So per cosa sei qui non preoccuparti sto solo decidendo cosa fare di te…”
Non seppi cosa rispondere ma mi limitai a rimanere zitto abbassando lo sguardo a terra.
“Bene, vieni con me, iniziamo subito, seguimi.”
Mi fece strada verso una porta che non avevo notato prima che scoprii essere un bagno.
“Ora spogliati completamente, dovrò rasarti tutto, quindi non muoverti altrimenti rischierò di farti male.”
Mi spogliai completamente e rimasi nudo davanti a lei che mi osservava con curiosità, si avvicinò e iniziò a spalmarmi il corpo con una crema profumata, poi, partendo dai piedi iniziò a radermi con cura,senza fretta, mi depilò le palle,il cazzo e il buco del culo senza poi tralasciare nessun punto.
Fatto questo disse.
“Ecco ora va molto meglio, ora passiamo alla seconda fase, dobbiamo vestirti nel modo giusto.”
Dicendo questo un lampo accese i suoi occhi, mi portò nella stanza adiacente che era un enorme guardaroba con ogni tipo d’indumento,scarpe e ovunque specchi che riflettevano la mia nudità.
“Ora provati questi.”
Mi porse alcuni completi di lingerie di pizzo, perizoma, autoreggenti, reggicalze,reggiseni, li guardai senza capire cosa dovevo fare, ma la risposta arrivò subito sotto forma di uno schiaffo che mi colpì in piena faccia.
“Non voglio vederti esitare, ora farai quello che io dirò hai capito? Sarai la mia puttanella e per esserlo dovrai indossare questi! Ora provateli e vediamo come ti stanno Troietta.”
Diventai rosso in viso a sentirmi chiamare così, non ho mai avuto nessuna esperienza omosessuale in vita mia, nemmeno con una trans sono mai andato e non avrei mai pensato di eccitarmi all’idea di indossare questi indumenti femminili…
iniziai provando ad indossare un completo perizoma e reggiseno color argento, le calze erano color carne associate a un reggicalze e una volta fattorimasi davanti a lei per farmi guardare.
“Non ci siamo proprio, questo colore non ti dona,provati quello bianco avanti.”
Feci come mi aveva chiesto ed effettivamente guardandomi allo specchio non potei fare a meno di ammettere che aveva ragione.Le calze autoreggenti bianche modellavano le mie gambe muscolose e il perizoma bianco metteva in risalto il mio culo sodo.
“Ora ci siamo,il bianco ti si addice, sei una troietta ma sei anche vergine in questo campo, il bianco oggi sarà il tuo colore, ora indossa queste scarpe e il vestito.”
Mi porse un paio di scarpe con il tacco non troppo fine e un vestito color panna che mi fasciava completamente il corpo.
“Sei proprio carina lo sai? Mancano ancora alcuni dettagli e sei proprio perfetta Puttanella, seguimi.”
Tornammo in bagno e mi fece accomodare su una sedia di fronte allo specchio, iniziò quindi a truccarmi meticolosamente, non un trucco pesante e volgare ma qualcosa di leggero, i colori mettevano in risalto il taglio dei miei occhi, il rossetto lucido faceva risaltare le mie labbra; non paga del trattamento mi dipinse anche le unghie delle mani e infine mi mise una parrucca bionda in testa pettinandomela fino a quando non fu completamente soddisfatta.
“Guardati troietta non sei bellissima? Sei una puttanella in cerca di qualcuno che la sfondi vero? ” Continua a leggere Femminilizzazione e strap-on

Corte spietata


La corteggiavo da moltissimo tempo, l’amavo con tutte le mie forze; lei lo sapeva e aveva
cominciato a giocare con la cosa.
Una sera dopo aver accettato di venire ad una festa con me mi ha detto di avere male a una caviglia;
col la scusa mi ha poi chiesto di massaggiargliela. Io, naturalmente, lo ho subito fatto.
Dopo cinque minuti di massaggi mi ha chiesto di massaggiarle anche il piede. Le ho risposto che
non mi sembrava il caso di toglierle la scarpa in discoteca davanti a tutti.
“Se mi ami dimostrarlo.”
La cosa mi imbarazzava moltissimo c’era un sacco di gente che conoscevo ma ho deciso di fare
quello che mi chiedeva.
Pochi decine di minuti più tardi ero inginocchiato davanti a lei in camera sua e le stavo leccando i
piedi sudati dopo che lei aveva ballato tutta la sera con le scarpe da ginnastica.
Mi fece una proposta: quando saremo stati in compagnia sarei stato il suo ragazzo, ma, soli, sarei
stato il suo schiavo.
In compagnia potevo baciarla e comportarmi come avrei fatto con la mia ragazza, ma una volta soli
dovevo servirla, riverirla, fare le sue faccende domestiche e tutto ciò che lei avesse voluto.
Accettai.
Incominciò per me un periodo di continue umiliazione e eccitazione continua.
Ero il suo schiavo e dovevo servirla in tutto: fungere da posacenere quando lei fumava;
massaggiarle i piedi o leccarli mentre lei guardava la televisione sdraiata sul divano; servirla a
tavola; portarle la colazione a letto; riordinare la sua casa; cucinare per lei; pulire le sue scarpe;
restare accovacciato per essere usato come uno sgabello durante le sue telefonate.
Accettavo tutto questo perchè lo trovavo terribilmente eccitante e mi innamoravo ogni giorno di
più. Continua a leggere Corte spietata