l’infermiera di notte

 

Avevo 20 anni quando improvvisamente mi dovetti ricoverare  in clinica per operarmi di appendicite. Non avevo mai avuto fastidi ma il medico chirurgo da cui fui visitato per una irritazione al colon disse che andavo operato abbastanza in fretta. Entrai in clinica un lunedì ed iniziai una serie di accertamenti e di cure disintossicanti perché avevo preso troppi medicinali. Non sapevo il giorno in cui mi avrebbero operato e quindi mi preparai ad una lunga permanenza. Non avevo nulla da fare e spesso me ne andavo in giro per il reparto scambiando qualche parola con gli altri pazienti e con il personale. Avevo già adocchiato un paio di infermiere che sotto il bianco camice mostravano belle rotondità ma quella che colpì la mia attenzione particolare fu una infermiera che faceva sempre il turno di notte. Era una signora sui 35-38 anni, mora, labbra carnose, occhi verdi. Aveva lunghi capelli che ovviamente portava sempre raccolti in una cuffietta e delle curve mozzafiato a malapena contenute nella stretta uniforme che indossava. Fin dal primo giorno che l’avevo vista la avevo anche desiderata. Avrei voluto affondare la testa nel suo procace seno e stringere tra le mani le sue mammelle che vedevo costrette nel camice da lavoro. Nonostante diversi approcci non riuscii a scambiare più di qualche parola con lei, forse per la differenza di età visto che avrebbe potuto essere mia madre. Venni però a sapere che faceva sempre il turno di notte in quanto era separata dal marito e di giorno non aveva a chi lasciare la figlia piccola che invece di notte dormiva con una cugina. Trascorse qualche altro giorno e un pomeriggio sul tardi venni chiamato da uno dei medici che mi comunicò che l’indomani mattina sarei stato operato. Mi diedero un purgante e mi dissero di prepararmi per la tricotomia, ossia per la rasatura completa dei peli sul ventre e sul pube. Chiesi un rasoio per compiere da solo l’operazione ma mi fu detto che era previsto che l’eseguisse il personale paramedico e di andare in camera e aspettare. Feci come mi avevano detto e mi misi a letto a leggere. Trascorsero alcune ore, si fece quasi buio ma nessuno veniva a radermi. Attesi un altro po’ di tempo, poi spazientito andai in medicheria per vedere che fine avevano fatto. Trovai la signora che aveva preso servizio per il turno di notte e le spiegai che aspettavo qualcuno per prepararmi all’intervento. Rosaria, così si chiamava, guardò negli ordini di servizio e vide che il mio nome era in lista. “Come è possibile – mi disse – si sono dimenticati di mandarti l’infermiere?” “E ora come si fa? – risposi – mica mi posso operare senza tricotomia? Vabbè mi dia l’attrezzatura che faccio da solo.” “Non è possibile – rispose – è vietato dal regolamento, se ti ferisci passo un guaio.” “Effettivamente non sono molto esperto –le dissi- però non dovrebbe essere una cosa complicata.” Fece qualche telefonata per vedere se negli altri reparti ci fosse qualche suo collega che potesse fare l’operazione ma quella sera non c’erano infermieri uomini disponibili in tutta la clinica. Nel reparto di medicina c’erano solo lei è una ragazzina di 20 anni appena assunta. “Sembra proprio che dovrò provvedere io –mi disse- va in camera che arrivo.”   “Come sarebbe a dire provvedo io? –risposi- avrei qualcosa da obiettare.” “Senti, o così o niente. Se non ti fai radere da me domani non ti operi e poi mi fai prendere una cazziata dal direttore. Dai cosa vuoi che sia, cinque minuti ed abbiamo finito.” “Ma lei mi deve radere i peli del pube! Io dovrei stare nudo mentre lei mi insapona e mi rade proprio sul mio …ehm coso?” “Non sarà il primo che vedo e, spero, neanche l’ultimo” mi disse con un sorriso ammiccante. “Forza, va in camera che arrivo.” Mio malgrado dovetti andare in camera e aspettare l’infermiera per compiere l’operazione di rasatura, mi stesi sul letto ed abbassai il pantalone del pigiama in modo da scoprire solo il ventre e il pube tenendo ben celato il mio membro. Dopo pochi minuti Rosaria venne in camera con in mano un bacile di metallo, un rasoio e degli asciugamani. Appena mi vide scoppiò a ridere “Ma che fai – mi disse – ti scopri a metà? Devi togliere i pantaloni del pigiama sennò si bagnano e inoltre devo raderti anche intorno al tuo “coso” come lo chiami tu. Forza, non mi dire che non ti fai vedere nudo da tua madre.” “Sì – risposi – ma lei non mi tocca lì” “Ma io non ti “tocco”, io devo compiere un’operazione precisa, medica, professionale e poi vedi indosso anche i guanti di gomma.” Mi rassegnai e mi sfilai i pantaloni del pigiama rimanendo nudo dalla cintola in giù, Rosaria posizionò l’asciugamani sotto il mio sedere e poi cominciò a tagliare i peli con le forbici. Quando ebbero raggiunto una lunghezza minima cominciò ad insaponarmi il ventre e quello che rimaneva del mio povero pube. Devo dire che un po’ perché ero molto imbarazzato, un po’ perché cercavo di non pensare a quello che stava succedendo, un po’ perché lei era molto professionale non ebbi alcuna reazione particolare al maneggio del mio membro, rimasi tranquillo osservandola mentre compiva l’operazione. Uno dei motivi della mia riluttanza era dipeso anche dal fatto che temevo che il fatto che una donna mi toccasse il membro avrebbe potuto scatenare qualche reazione molto imbarazzante per me. Invece tutto sembrava andare per il giusto verso. Dopo avere insaponato, Rosaria iniziò la rasatura dei peli rimanenti. In breve tempo terminò l’operazione  riducendomi come un pollo spennato. “Non ti muovere -mi disse- vado a prendere una cosa.” Uscì dalla stanza per rientrare poco dopo con un vasetto di crema. “Così non soffrirai per l’irritazione della pelle.” Aprì il vasetto e prese un’abbondante quantità di crema che cominciò a spalmarmi sulla parte depilata. Spalmò la crema sul ventre poi sul pube e all’interno delle cosce, poi me ne spalmò anche un po’ sulla base del mio membro. Fu allora che iniziai ad avvertire un certo turbamento, cercai di distrarmi guardando il soffitto e pensando ad altro, ma avvertivo il tocco della mano di Rosaria, che nel frattempo aveva tolto i guanti, sul mio pene e cominciai ad eccitarmi. In pochi istanti il mio membro cominciò a crescere nelle mani dell’infermiera. Avrei voluto scomparire. “Scusa –le dissi- è una reazione involontaria.” Lei sorrise, “non ti preoccupare, è normale, sto qui a toccarti da mezzora sarebbe stato anormale che non fosse successo nulla.” Mentre parlava però non aveva smesso di spalmare la crema ed il mio membro non aveva smesso di crescere raggiungendo in breve una completa erezione. Rosaria mi guardò negli occhi e disse “Aspetta ora ci penso io.” Lo impugnò e spingendo la mano in basso scopri il mio glande rosso e umido. Cominciò a muovere la mano su e giù stringendo forte, poi abbassò la testa e lo prese in bocca. Sentivo la sua lingua sul mio membro e le sue labbra stringere. Muoveva la testa su e giù facendolo sparire tutto in bocca. Le infilai una mano nel camice afferrando le sue mammelle e le tirai fuori. Rosaria smise di succhiarmi il membro e lo racchiuse tra le sue mammelle iniziando a masturbarmi, vedevo i due capezzoli induriti puntati verso di me. Alternava il massaggio con il seno a ripetute leccate sul mio membro eretto. Le sollevai la testa baciandola e le sfilai completamente il camice. Sotto indossava solo un paio di autoreggenti bianche e un minuscolo perizoma, senza reggiseno. Aveva un corpo magnifico, curve abbondanti e un seno da far paura. Mi avventai contro quelle montagne di carne succhiando avidamente i capezzoli duri e scuri. La feci stendere sul mio lettino e, scostandole il perizoma con le dita, affondai la mia bocca nella sua vulva bagnata di desiderio.  Mi lasciò fare per qualche minuto poi disse “Prendimi!” Si scostò con le dita il minuscolo indumento ed io con le mie dita le aprii la vulva infilandole il mio membro eretto. Iniziai a spingere dentro di lei mentre con la bocca mi deliziavo succhiandole le mammelle. I miei colpi aumentarono di intensità e vigore facendo cigolare il letto di metallo. Puntai i piedi sul letto per fare presa ed avere una base più stabile per affondare meglio nella sua carne. Lei spalanco all’inverosimile le cosce aprendosi tutta al mio palo di carne. All’improvviso ebbe un tremito e chiuse le gambe avvinghiandomi a lei. Io spinsi ancora più a fondo il mio membro e finalmente lei venne mordendomi su una spalla. La baciai infilandole la lingua in bocca e continuai a spingere dentro di lei. Bastarono pochi colpi per farmi raggiungere un orgasmo dirompente ed estrassi il mio membro dalla sua vagina inondandole il ventre di bianco sperma. Rimanemmo a lungo così abbracciati, uno sull’altro, i ventri sigillati dal mio seme. Poi Rosaria si scosse e rigirandosi mi fece stendere sulla schiena. Iniziò a baciarmi il petto, il seno e cominciò a scendere verso il mio ventre liscio. Mi riprese il membro in bocca che in pochi secondi era di nuovo eretto. Cominciò a succhiarlo ripulendolo di ogni residuo del precedente amplesso. Con una mano mi massaggiava i testicoli mentre con la bocca percorreva ogni centimetro del mio pene. Bastarono pochi minuti di massaggio combinato bocca mano per farmi venire con un gemito nella sua bocca. Leccò avidamente ogni stilla del mio sperma e poi ci baciammo scambiandoci il sapore acre del mio vigoroso seme.