LA DOMESTICA UCRAINA

 

 

Quando decisi di assumere Olga, lo feci perché necessitavo di un’altra presenza che potesse darmi una mano a sistemare e riordinare per bene casa, visto che sono sempre stato uno scansafatiche e un confusionario.
Lei si presentò come una donna volenterosa, umile; come una donna che aveva bisogno a tutti i costi di un lavoro come quello per guadagnare dei soldi che le avrebbero permesso di sistemarsi e di dare un equilibrio alla propria vita.

Al suo primo giorno di lavoro, le feci vedere la casa e le illustrai le varie stanze dell’appartamento: era molto concentrata e seguiva bene le mie indicazioni. Dimostrava perfettamente di avere i requisiti che cercavo.

Dopo una settimana, cominciai a vederla molto più sciolta e cominciammo anche a conversare nei momenti in cui io ritornavo stanco da lavoro e lei smontava. Mi faceva molte domande sulla mia vita, curiosando soprattutto sul mio attuale stato sentimentale.

Un giorno, dopo essere rientrato da lavoro, la trovai con la sua solita tenuta da domestica, ma con l’aggiunta di tacchi e calze a rete che avvaloravano le sinuose gambe e le splendide caviglie che madre natura le aveva donato: era molto diversa da come l’avevo vista nei giorni precedenti, e sembrava aver perso quell’imbarazzo e quella timidezza iniziali; era molto più sicura e mi rivolgeva la parola in modo diverso:

“Già tornato? Stavo prendendomi una pausa.”
“Beh, sì. Oggi sono piuttosto stanco e ho deciso di tornare prima per schiacciare un riposino e recuperare le forze.”

Lei annuì e, senza dirmi nulla, si alzò e tornò 5 minuti dopo con una tisana preparatami allo scopo di rilassarmi e distendere la mente.

“Grazie, ma non dovevi. Il tuo orario lavorativo è finito e non sei più tenuta a pormi i tuoi “servigi”.”
“Ma no, si figuri. Lo faccio con piacere. Ho trovato raramente persone come lei che mi ascoltano e che si interessano un po’ della mia vita.”

La conversazione ebbe fine in quel momento, e Olga prese le sue cose e uscì di casa.

Il giorno dopo, dopo aver fatto ritorno a casa lei non c’è, ma notai delle macchie di non so che sul letto che ho in camera; inoltre le lenzuola erano tutte stropicciate, come se ci avesse dormito o saltato qualcuno sopra. Mi avvicinai per vedere cosa fossero quelle macchie, e non riuscii a capira cosa fossero: era un liquido attaccaticcio che mi unse subito le mani.

Successivamente ritornai a casa con l’intento di chiedere spiegazioni ad Olga di quanto trovato il giorno prima nella mia camera:

“Olga, mi spieghi perché ieri la mia camera era ridotta così? Ho trovato, per giunta, delle macchie sulle lenzuola di non so cosa. Sapresti darmi una spiegazione?”

Silenzio.

Le riformulai la domanda, e la seconda volta questa fu la sua risposta:

“Signor N., ieri decisi di schiacciare un pisolino vista la mia stanchezza…per quanto riguarda le macchie, non saprei dirle…mi scusi tanto.”

Per un attimo notai di nuovo la Olga timida e inibita che ho conosciuto 2 settimane prima circa, alché le dico di non preoccuparsi e di fare più attenzione la prossima volta.

La volta successiva, salito a casa, vidi un’Olga che mai prima ebbi potuto ammirare: mezza nuda con calze a rete, tacchi e reggiseno; trucco agli occhi ammaliante, e rossetto rosso messo su delle labbra da fare invidia. Mi trovai un po’ spiazzato e le chiesi come mai si fosse fatta trovare da me in questo modo:

“Olga, come mai sei “vestita” in questo modo? Vorrei me lo spiegassi”

“Ma come.. davvero non lo capisce? Ora le do qualche indizio che potrà farle capire cosa erano quelle macchie che erano presenti ieri sul suo letto…”

Neanche il tempo di finire di dire quella frase, che si alzò e mi infilò la lingua in bocca mantenendomi la testa con la mano sinistra; mentre con la destra aveva stretto il mio cazzo in una morsa. Mi accorsi che era davvero vogliosa e che tutte le volte precedenti mi aveva fatto il filo ed io come uno stupido non abboccai.
Il momento del bacio finì per fare sì che lei si abbassasse e tirasse fuori il mio cazzo durissimo ed eccitato, e per far sì che lei potesse affondarlo nella sua enorme bocca: ne uscì un pompino fantastico che mai prima nessuna mi aveva fatto; mentre mi spompinava e mi manteneva il cazzo, l’altra mano mi toccava le palle e cominciò a succhiare quest’ultime alternatamente col cazzo.
Ormai ero arrapatissimo e cominciavo a dirle cose porchissime del tipo: ”vai, troia, fammi godere”, oppure ”avrei dovuto capire prima di che natura fossi fatta”. Più io le dicevo queste cose, e più si arrapava e affondava il cazzo nelle sue fauci.
Ero al limite dell’arrapamento, e, dopo aver tolto completamente i pantaloni, la presi e la scaraventai sul divano. Le tolsi tutto, e lasciai le calze coi tacchi in quanto mi eccitavano molto; dopodiché cominciai a leccarle la fica, facendola ansimare e dire frasi in ucraino che ovviamente non potevo capire. Ma intuitivamente penso volessero dire ”vai, continua”, perché mi stringeva forte i capelli e mi affondava la testa sempre di più. Dopo la leccata, la presi di forza, e la misi a pecorina: glielo sbattei dentro con talmente tanta veemenza e velocità che lei non ebbe nemmeno il tempo di accorgersi di averlo preso; ne scaturirono urla e frasi di piacere:

”Vai, vai! Sfondami, padrone.. sì, padrone.. è proprio così che mi piace chiamare chi mi scopa così”

“Vai, troia. Ubbidisci al tuo padrone e prendilo tutto”

Andavo sempre più veloce e decisi di metterle una mano sulla bocca per non farla urlare, ma anche perché la cosa mi arrapava tantissimo. Dopo la pecorina, decisi di voler sborrare in un modo che avevo sempre sognato: le tolsi i tacchi e decisi di stringere il mio fiero cazzo fra i suoi piedi, e di cominciare ad andare su e giù. E dopo 5 minuti abbondanti di sega, arrivai: ero un fiume in piena, e lei si catapultò velocemente a prenderlo tutto in bocca: non rimase traccia di sperma.

“Ecco..” disse dopo averlo ingoiato tutto. E aggiunse:

“Era questo ciò che cercavo: uno stipendio ed un cazzo sicuro ogni giorno”

Fu il più bel rientro a casa mai avuto. E quello era solo il primo di tanti lunghi rientri…

Nunzio Angerame