Con il prete nel confessionale

Sono un donna giovane di 28 anni, carina con un bel corpo e vi racconto una storia che mi e’ accaduta veramente. Da pochi anni mi ero laureata e da un po’ che frequentavo la chiesa xche’ mi faceva sentire meglio e da li conobbi un prete , un uomo di 55 anni non molto alto di corporatura media ma molto consistente. All’inizio quando lo conobbi provavo inquietudine ma poi incominciare a sentire qualcosa di diverso e forte verso di lui specialmente quando mi fissava con quei occhi profondo , ogni volta che entravo in chiesa. Volevo capire meglio cosa era questa cosa che sentivo e cosi’ un giorno me lo feci presentare da vicino da una donna piu’ grande di me che frequentava anche lei la chiesa, da vicno era molto gentile e aveva una voce piu’ dolce a differenza di quando svolgeva le messe,Cosi’ entrai nelle sue simpatie e incomiciammo a sentirci per telefono e durante le confessioni incominciai a capire che il mio corpo sentiva qualche forte atttrazione improvvisa verso di lui. Ma lui non si tiro’ indietro anzi quando percepi’ questa situazione in me mi invito’ ad un incontro piu’ privato e io accettai All’inizio pensavo che lui scherzasse quando mi aveva detto di recarmi per il nostro incontro. Ma il suo tono di voce, dall’altra parte della cornetta, era assolutamente serio, e sapevo che era già abbastanza eccitato e pieno di aspettativa .Arrivo’ il giorno dell’ incontro e quando arrivai in chiesa il suono dei miei tacchi sul pavimento

si amplificava, riecheggiava, disperdendosi tutt’intorno.
Sedute alla prima panca davanti all’altare stavano due vecchine piegate
su di loro, bisbigliando preghiere con in mano il rosario.
Le vetrare colorate, sulle quali erano ritratti in stile gotico la
Santa Trinità, più numerosi martiri e santi, venivano
colpite dalla luce del sole, che proiettava arcobaleni sfocati sulle
piastrelle.
C’era un clima di pace e serenità. E io mi sentivo così
fuori posto lì dentro, così blasfema. Stavo facendo
entrare il peccato nella casa del Signore.
ammettere alcuna replica. Nè io feci molto per oppormi.
Io rappresentavo la lussuria, lì dentro. In tutta la sua
magnificenza. Lì dove si predicavano la castità, il
matrimonio, la fede e la purezza del corpo e della mente, io varcavo la
soglia vestita dei più sporchi pensieri, di tentazione, di
desideri peccaminosi.
Il cappotto invernale mi copriva del tutto e il collo era protetto
dalla sciarpa. Lui aveva pensato ad un preciso abbigliamento,pudica e semplice.
Percorrevo la navata in silenzio come lui mi avevo detto di fare, guardando il Cristo in Croce, fatto in legno, in alto sopra l’altare.
Mi guardai intorno. Non c’era traccia di lui. Sapevo che era da qualche
parte,
Mi diressi al confessionale e mi ci chiusi dentro.
Dall’altra parte non c’era nessuno, silenzio assoluto.
Il cuore mi martellava in petto ed ero scossa da tremiti per tutto il
corpo, non tanto per il freddo, quanto per l’agitazione. Ero in preda
all’ansia ,secondo la mia visione e l’interpretazione,  era un uomo molto esigente quando si trattava di mettere in pratica i suoi sogni erotici. Doveva essere
tutto come aveva pianificato, la voce i discorsi per cell facevano capire molto.
A un tratto sentii il rumore distinto della porta al di là del
divisorio che si apriva. Un’ombra passò davanti alla grata.
Qualcuno si sedette e chiuse accuratamente la porta.
– Tu non devi ascoltarmi, capito? – si limitò a dirmi, deciso.
Io assentii con la testa, trattenendo il fiato.
– Devi solo fare tutto quello che ti dico.
Feci di nuovo cenno di sì. Dalla mia bocca uscivano piccole nuvolette
di vapore condensato. Osavo a stento respirare, tanto ero nervosa.
Lui emise un sospiro di compiacimento.
– Bellissima sei lo sai , noto in te qualcosa di nascosto ma bello e voglio capirti affondo e mi chiese se avevo mai pensato a lui in questi mesi e io rimasi perplessa in quel momento ma era la verita’ e gli dissi di si..

-Ora apri molto lentamente il cappotto, ma tienilo addosso.
Io portai le mani coperte da un paio di guanti leggerissimi di pizzo al
primo bottone e, con un colpo deciso ma lento, lo sfilai dall’asola.
Accarezzai il tessuto pesante del cappotto, mentre mi accngevo ad
aprire anche il secondo. Feci lo stesso con il terzo ed il quarto. Poi,
con fare seducente, scostai i lembi del cappotto, in modo che potesse
vedere il mio corpo.
Lui ammirò il mio abbigliamento. Portavo dei jeans aderenti con un maglioncino aderente di color rosa, sotto un bel reggiseno nero un po’ trasparente e perizoma.
Il suo respiro si era fatto affannoso, e a volte rantolava. Stava perdendo la testa.
– Brava. Sei stata proprio brava. Sei proprio come ti volevo. –
sussurrò. Poi si alzo’ ,si avvicino’, mi accarezzo’ i cappelli e le tempie mettendosi dietro di me mentre ero seduta e li mi  passo una mano sopra la tua
testa e piano piano scese sul collo, accarezzando la  mia pelle tenera e morbida, sussurandomi: cosa senti ??? e io risposi : padre sento un calore e rilassamento , cosi’ lui mi alzo’ le braccia e con un movimento lento e piacevole mi alzo’ il maglioncino facedomi rimanere solo col reggiseno . La mia eccitazione era evidente tanto che si notavano i capezzoli ingrossati nel reggiseno trasparente, incomincio’ a toccarmi sui fianchi ,la vagina pulsare per l’eccitazione e
presto sentii la vischiosità dei miei umori bagnarmi il perizoma e tutta la
zona del perineo. Colavano, tanto ero eccitata.
– Ora  alzati e mettiti in posizione frontale verso di me e girati, allarga le gambe e  appoggia le mani sulla sedia , cosi’ feci e cosi’ facendo mi sbottono’ i jeans che portavo e con molta destrezza li abbasso e rimasi per in quella posizione mostrando tutto il culo.L’ambiente era
stretto, e la posizione era molto scomoda. Ma l’idea che la mia
fighetta fradicia e  il mio culetto fossero totalmente esposti
alla sua vista mi faceva bagnare copiosamente. Lui se ne accorse e
ghignò.
– Sei proprio una troietta, una cagna vogliosa. Vorresti farti scopare
tutta, non è vero? Vorresti farti montare dal mio cazzo duro,
dillo.
Io esitai, non sapendo se volesse davvero che parlassi o voleva solo insultarmi..
– Dillo – mi ordinò, sibilando.
– Sì, è vero, vorrei farmi montare dal tuo cazzo – esclamai, vogliosa.
– Ti piace, vero, lo vorresti spompinare?
Io annuii.
– Sì, sì, lo vorrei spompinare.
Sentivo il rumore della sua mano che stava masturbando il suo attributo.
– Avanti, dimmi che cosa vorresti fare con il mio cazzo in bocca, descrivimelo. Parla, puttanella.
Il mio respiro era ansante e irregolare. Mi stavo eccitando da morire.
– Vorrei prenderlo in bocca, spingerlo fino alla gola. Leccarlo tutto e
succhiarlo. Vorrei passare la lingua sulla punta del tuo cazzo,
baciarla e stuzzicare la cappella. Vorrei sentirlo riempirmi tutta la
bocca con il suo spessore, sentirlo tutto per intero. Prenderlo in
mano e leccare le palle gonfie e calde.
La sua mano si agitava sempre di più sul suo membro, tra poco sarebbe venuto.
quando si avvicino’ da dietro mi fece alzare e mi incomincio’ a toccarmi sul collo e a baciarmi sul collo e contemporaneamente e leccarli , poi mi tolse il reggiseno e mi fece girare e baciandomi il collo e scendendo sul petto e sui seni , mi piaceva un sacco era dolce ma sentivo che poteva essere anche molto violento..
Avevo i seni gonfi e alti per l’eccitazione e non riuscivo piu’ a controllarmi, lui li stringeva e li sollevava.,mi dovetti mordere la lingua per non cedere
all’impulso di urlare.
In quel momento lui mi disse. Adesso chiudi
il cappotto, esci ed entra qui dove sono io.
Io non me lo feci ripetere due volte.
Mi chiusi stretto, stretto il giubbotto addosso e lo raggiunsi. Le
vecchiette erano sparite, eravamo da soli, ora. Meglio ancora.
Aprii la porta e lo vidi. Si era spogliato del tutto, i vestiti gettati
a terra e il suo enorme cazzo svettante in mano. Avrei voluto farmi
scopare subito.
Lui però aveva ben altro in mente. Chiusi la porta per bene. Continua a leggere Con il prete nel confessionale

Sesso … da Morire

Finalmente mi ha invitata a cena a casa sua. E sarà una serata davvero speciale visto che ogni volta
che mi vede “mi mangia con gli occhi”. E’ un ragazzo molto bello, alto, muscoloso, capelli neri,
occhi scuri, orecchino (che io trovo molto sensuale), e penso che a letto sia una forza!
Vediamo, cosa mi metto? Qualcosa di molto sexy … reggiseno di pizzo nero, perizoma di pizzo
nero, calze autoreggenti, maglietta di pizzo molto trasparente, minigonna, tacchi alti. Mmmm,
penso proprio di riuscire a fare colpo così.
Trucco leggero, tranne la bocca … rossetto rosso fuoco che evidenzia bene le mie labbra carnose;
capelli lunghi, sciolti, sulle spalle.
Sono già eccitata da morire al pensiero delle sue mani sul mio corpo, della sua bocca che lecca ogni
centimetro di me. Mmmm, ho una voglia incredibile di sesso. Comincio a toccarmi in mezzo alle
gambe, penetrando nella mia fica con quasi tutta la mano … mmmm … non mi basta; vado di là, in
cucina, e prendo uno di quei grossi cetrioli. Sono eccitata e la mia fica è bagnatissima. Allargo le
gambe, tiro su un po’ la gonna, scoprendo del tutto le mie gambe, e appena il mio sedere rotondo e
sodo; scosto un po’ le mutandine e comincio a strusciarmi sulla fica quell’enorme cetriolo … mmmm
… oh Dio ho i brividi che mi percorrono tutto il corpo; me lo infilo tutto dentro, lo tiro dentro e fuori
prima lentamente … così … mmmm … e ora più veloce, veloce … aaahhh … mi sento morire dal
piacere, sto per venire … aaahhh … fantastico!
Sono in ritardo, mi ritocco un po’ il trucco; mi viene un’idea; mi metto un dito in mezzo alle gambe,
tiro fuori un po’ del “mio liquido” e me lo metto sul collo, come profumo. Mi sa che mi salta
addosso appena entro. Va beh, correrò il rischio.
Bene direi che ci siamo. Esco di casa e mi avvio verso il suo appartamento. Per strada tutti mi
guardano. E’ una cosa che mi fa impazzire, tutti questi occhi puntati addosso, che mi desiderano,
che mi vogliono. Mi piace essere bella, sensuale, desiderabile …
Eccomi arrivata. Suono il campanello; lui mi viene ad aprire dopo qualche secondo. Oh Dio è
proprio bello: jeans, maglietta nera, aderente, senza maniche, che mette in risalto tutti i suoi
muscoli; capelli tirati un po’ su, con un po’ di gel. Mi guarda, mi fa i complimenti, mi da due baci
sulla guancia come saluto. Deve aver sentito l’odore della mia fica, che mi sono messa addosso; ho
visto il suo pene indurirsi sotto i pantaloni.
Mi fa entrare, mi offre un bicchiere di spumante, facciamo un brindisi; lui attacca un po’ di musica,
ci mettiamo in divano e chiacchieriamo un po’. Lui mi osserva … mi guarda le gambe quasi
completamente scoperte, il seno che si intravede sotto la maglietta trasparente, la sensuale bocca
rossa. Glielo leggo negli occhi quello che mi vorrebbe fare …
Si avvicina alla mia bocca continuando a fissarla, mi annusa; il mio odore lo fa impazzire. Comincia
a baciarmi e a leccarmi le labbra, il collo. Mi mette una mano sulla gamba e comincia ad
accarezzarmi, salendo sempre più su; mi alza la gonna, scoprendo il mio sedere e la mia fica,
appena coperta dal piccolissimo perizoma di pizzo. Mmmm … mi fa impazzire, sento le sue mani
che scostano le mutandine ed entrano nella mia fica … mmmm e poi risalgono prendendomi il
sedere, e poi più su tirandomi giù il reggiseno, scoprendomi così del tutto i seni, che prende tra le
mani. Sono bagnatissima, eccitata da morire. Voglio sentirlo tutto dentro di me, voglio che mi
faccia morire di piacere.
Continua a toccarmi dappertutto, senza staccare le labbra dalla mia bocca e dal mio collo. Mi
spoglia, completamente nuda; lui ancora vestito mi prende in braccio. Sento i suoi muscoli sul mio
corpo; mi distende delicatamente sul suo letto, continuando a baciarmi e a toccarmi. La sua mano
entra ed esce da me, facendomi impazzire.
Sento la sua lingua, la sua lingua che, dal collo, comincia a scendere … mi prende in bocca i seni ,
mordendoli; poi scende sul ventre, ed arriva alla mia fica. Mmmm me la lecca tutta … mi penetra
con la lingua … me la bacia. Mi fa impazzire. Poi scende ancora e mi lecca le gambe; poi risale e si
ferma ancora a leccarmi la fica … mmmm …e i seni … e il collo … e la bocca.
Mi gira a pancia in giù e ricomincia a baciarmi e a leccarmi la schiena, il sedere, e ancora la fica …
mmmm. Si ferma, si spoglia continuando a guardarmi e a desiderarmi più che mai. E’
completamente nudo anche lui ora; ha un corpo splendido e un pene meraviglioso, grande,
durissimo. Mi avvicino a lui, glielo prendo tra le mani; lui mi guarda eccitatissimo; poi mi avvicino
con la bocca, comincio a leccarglielo, a baciarlo, lo prendo in bocca quasi tutto … mi piace da
morire il suo pene, lo sto facendo impazzire. Continuo a leccarlo, a prenderlo in bocca fino alla
gola, gli faccio passare la mia lingua tutta attorno … mmmm … lo prendo ancora in mano, lo faccio
passare tra i miei seni, lo riprendo in bocca … poi mi fermo, non voglio che goda ora, deve godere
dentro di me; mi rimetto sul letto a pancia in giù; lui si mette sopra di me, e mi penetra da dietro …
mmmm … Appena me lo mette dentro, mi sento già impazzire dal piacere. Comincia ad andare su e
giù, con quel pene durissimo … e dopo qualche secondo … aaahhh … la testa mi gira, i brividi mi
pervadono il corpo, sento il suo respiro sempre più forte su di me, e … godiamo tutti e due insieme
come matti, sento il suo sperma che mi riempie. Oh Dio, fantastico!
Non mi basta, lo voglio ancora, e anche lui, lo sento, ce l’ha ancora duro. Tiro su un po’ il sedere, lui
me lo tira fuori dalla fica e me lo mette nel culo. Il buco è ancora stretto, lo bagna con la lingua …
mmmm … mi fa morire … ed entra lentamente con il pene, piano, un po’ alla volta, ecco è tutto
dentro … aaahhh … muoio … mi piace da morire … mmmm … comincia a muoversi, sento le sue
mani che mi stringono i fianchi, sento il suo respiro … mi fa impazzire … mmmm … e godiamo
ancora tutti e due insieme. Oh Dio ho ancora il corpo che trema dal piacere.
Lo tira fuori, si distende accanto a me, mi mette un braccio sopra il corpo, e ci guardiamo, a lungo,
negli occhi. Non c’è bisogno di parole.

Innamorata e Sottomessa

Marco era rientrato prima quella sera.Convivevamo ormai da un mese e mezzo ,dopo che le nostre strade si erano incontrate casualmente in ambito lavorativo. Lui consulente informatico , io receptionist dell’azienda per la quale lui era diventato consulente.
Sentii la macchina nel vialetto di ghiaia, poi la porta di casa.Entro’ a passi veloci, precipitandosi in cucina senza dire una parola.Si avvicino’ a me lentamente, da dietro.Finsi di non accorgermene.Poi di colpo mi palpo’ il sedere, con forza, mentre finivo di sciacquare l’insalata. Sussultai.
Non mi ero ancora abituata a questo suo nuovo rituale: ogni sera mi strizzava il sedere, come a sottolinearne il possesso.
Lo riteneva la parte più bella del mio corpo ed io apprezzavo questa cosa , anche se i suoi modi non sempre erano dei più delicati : ho sempre pensato che era il suo modo, un po’ rude, di salutarmi. Ma mi coglieva di sorpresa, ogni volta.
Le sue dita affondavano energicamente nelle mie natiche, come artigli.Sentivo il suo respiro, sul collo. Era gia’ eccitato.
La relazione con Marco era nata una sera dopo che usciti a cena eravamo finiti a letto .. trovando un’affinità inaspettata : a lui piaceva condurre il gioco e dominare , a me piaceva essere comandata e giudata al piacere.

Piano piano questa pratica era diventata il nostro modo di amarci , prendendo sempre più piede..ma finendo quasi sempre con coccole e dolcezza.

Poi con una mano sciolse il nodo al grembiule. Tremai. Sapevo cosa mi aspettava.
“Sei splendida..” – mi sussurro’ all’orecchio.
Arrossii, mentre le sue mani si insinuavano sotto le mie braccia.
“Ti voglio..” – sibilo’ accarezzandomi il seno.
Poi di colpo mi strinse entrambe le tette
“Adesso!” – aggiunse, perentorio.
Sospirai.
Una cosa che mi piaceva fare e che sapevo eccitarlo era resistere..farmi desiderare..fare la scontrosa..fare quella che non voleva farsi sottomettere .. resistere il più possibile .. e poi lasciarmi andare e fargli fare tutto ciò che desiderava.
Anche se la sera prima avevo tirato troppo la corda e lui in modo inaspettato ma ancor più eccitante mi aveva punita in modo molto deciso .

“Ora non posso, caro… Devo preparare la cena!” – replicai timidamente.
“Non hai capito: ho detto che ho voglia di te, in questo momento…” -disse “Vuoi farmi perdere altro tempo a discutere?” – aggiunse poi,infilandomi una mano tra le gambe.
Deglutii.
“Cerca di capire…Ho i fornelli da tenere sott’occhio…” sospirai,cercando di non farmi prendere dall’eccitazione ma cercando di sembrare riluttante.

La sua mano saliva tra le coscie, raggiungendo lentamente l’inguine.Tremavo al pensiero di quel che stava per accadere.
“Tu continua a cucinare…” – mormoro’ accarezzandomi l’interno coscia.
“Al resto ci penso io..” – aggiunse con un sorrisetto.
Mi salto’ il cuore in gola.”No, aspetta, dai…” – sussurrai, cercando di allontanargli le mani da sotto la gonna. “Adesso non mi va…” – dissi in tono calmo ma deciso.
“E con questo? ” – replico’ “Non mi sembra d’aver chiesto il tuo consenso…” – sibilo’.
Era vero. Man mano che il nostro rapporto prendeva piede non gli era mai importato nulla della mia disponibilita’ e di soddifare per prima cosa i miei piaceri.. era sempre lui a godere , magari più volte ..e poi a regalarmi come “premio” un’orgasmo.. ma la cosa mi piaceva e mi eccitava in modo incredibile.
Mi sollevo’ la gonna, continuando a frugarmi tra le gambe con l’altra mano.
Io mi bloccai, come parallizata e con una mano tolsi la sua dal mio corpo.
“Spogliati!” – ordino’ a bassa voce.
Chiusi il rubinetto. E gli occhi.
Sentii il rumore della cerniera dei suoi jeans.
“Ti prego, no..” – esclamai, con voce mista tra l’impaurito e l’eccitato. Ero incapace di ribellarmi , sciolta tra le sue mani
Mi sfioro’ il pube, stuzzicandomi attraverso gli slip. Avvampai. Sapeva che non sapevo resistergli. Ma non volevo cedere.
Mi aggrappai ai bordi del lavandino, resi scivolosi dall’acqua.
Poi lentamente sentii le sue dita insinuarsi sotto le mutandine.
“Fermati, per favore…” – sussurrai, rossa in volto. Ma non intendeva ragioni. E lo sapevo.
Cercai di concentrarmi su cio’ che stavo facendo prima del suo arrivo. Non volevo dargli la soddisfazione di arrendermi alle sue avances.
Finsi di occuparmi dell’insalata, prendendo un coltello per tagliarla. Lui se ne accorse e mi blocco’ il polso in una stretta micidiale.
“Cosa hai intenzione di fare, piccola?” – borbotto’, scambiandolo per un gesto di rivolta. Trattenni il respiro.
“Sai che ti potresti ferire giocando con queste cose, vero?” – mi rimprovero’ come fossi una bambina dispettosa.
“Non stringere cosi’, mi fa male…” – supplicai.
“Non mi piacciono le ribellioni… dovresti saperlo!” – affermo’ facendosi serio, mentre raccoglieva il coltello, ancora umido.
“Volevo solo finire di preparare la cena..” – mormorai.
Zitta!” – ribatte’ seccato. “Non cercare scuse…” – disse afferrandomi per i capelli. ”
“E adesso vediamo se hai imparato la lezione” – disse abbassandosi i pantaloni.
Sapevo di non avere scelta ma volevo rendergli la vita difficile e mi divincolai cercando di ricompormi. Mi abbassai istintivamente la gonna.
“Vuoi proprio farmi perdere la pazienza, eh?” – disse sfilandosi la cintura.
“N-no, nooo..” – gridai, quasi in lacrime.
“Guai a te se ti muovi, troietta!” – ringhio’,vavvolgendosi la fibbia nel palmo della mano. Era furibondo.Come la sera prima.
“Perdonami, ti prego.. Faro’ tutto qello che vuoi, ma le frustate come ieri sera noo!” supplicai, terrorizzata.
“Te le risparmio se mi dimostri che hai capito chi comanda!” – sibilo’ gettando a terra la cintura. Con l’altra mano stringeva ancora il coltello. Lo avvicino’alla gonna, infilando la lama sul fianco destro, sotto lo spacco.
Ero sconvolta.Stava diventando sempre piu sadico e perverso e la cosa mi eccitava sempre più.
Con un gesto secco taglio’ un pezzo di stoffa vicino alla mia coscia.
Io sussultai. Un sonoro “STRAAAP!” squarcio’ la gonna.
Lui mugolo’, come una bestia arrapata, stracciandomi il vestito e gettandolo sul pavimento, assieme al coltello.
Tramavo, non solo per il freddo.
“Guarda guarda…sei già bagnata” – mormoro’ sfiorandomi gli slip.
“E questi?” – domando’ con aria inquisitoria. “Allora lo fai apposta?!”
Un brivido mi scosse tutta.
“Quante volte ti ho detto che non sopporto l’intimo che non hai comprato con me, eh?”
“E’ vero, scusami…” – sussurrai intimorita.
“Non ho avuto tempo di cambiarmi tornando dal lavoro…” – aggiunsi – “… eppoi il tuo perizoma preferito era a lavare..” – dissi quasi sottovoce.
Sapevo che non mi avrebbe creduto. E che con quelle scuse correvo il rischio di farlo infuriare ancora di piu’. Ma da una parte non sopportavo che mi imponesse cosa mettere anche quando lui non c’era e di non indossare l’intimo che avevo prima di conoscerlo .. dall’altra , per dirla tutta,il suo arrivo a casa anticipato e le sue voglie improvvise mi avevano colta impreparata.

Lui non disse una parola. Si limito’ a guardarmi e quello sguardo era ancor più eccitante abbinato agli insulti e le minacce.
Io prima rimasi immobile poi mi girai dandogli le spalle. Non avevo il coraggio di voltarmi. All’improvviso sentii le sue mani sui fianchi.
Le sue dita si insinuavano tra l’elastico degli slip e la pelle sudata. Chiusi gli occhi. Ormai non c’era via di scampo e per la verità non vedevo l’ora di continuare.
Mi abbasso’ le mutandine di scatto, facendomi trasalire. “Vedrai che la prossima volta non te lo dimenticherai…” – sibilo’.
Sapeva come farmi eccitare . E ci riusciva sempre.
La vista delle mie natiche nude lo fece gorgogliare. Le afferro’ con entrambe le mani, divaricandole leggermente.
Sudavo freddo, mentre mi massaggiava appassionatamente il sedere.
“Li’ no, ti supplico.. Mi fa ancora male da ieri sera…” – mormorai.
“Peggio per te, troietta..” – sussurrò abbassandosi i boxer.
“Ti chiedo per favore.. abbi pieta’!” – supplicai con finta voce tremula.
“Non ho voglia di discutere.. Spalanca le cosce!” – ordino’ seccato.
Non avevo intenzione di contraddirlo ma neanche di farmi sfondare ancora il sedere come la sera precedente dove per essermi ribellata troppo si vendicò frustandomi e sodomizzandomi fino a farmi sanguinare.
Ma evidentemente non gli era bastato. Sentivo gia’ la punta del pene nell’insenatura tra le natiche. “Allora?” – incalzo’, nervosamente.
Non avevo scelta. Abbassai il capo e divaricai le gambe.
Lui sembrava appagato dalla mia resa. Ma non al punto di rinunciare a godere.
“Fai piano… Ti prego!” – implorai, stringendo i denti.
“Apri le chiappe e chiudi la bocca!” – replico’, prendendoselo in mano.
Era cosi’ umiliante. E lui lo faceva apposta anche perchè sapeva che a me piaceva…
Allargai le natiche per fargli spazio. Poi chiusi gli occhi.
“E adesso godi, puttana!” – urlò’ schiaffandomelo dentro con violenza.
Cacciai un urlo straziato. Che sporco sadico! Chissa’ com’era contento di farmi soffrire cosi’… Di vedermi umiliata, come una baldracca qualunque… di sapermi eccitata come una cagna in calore..
“Toh, prendi..zoccola! Lo devi sentire fino in gola!” – annaspava mentre me lo spingeva sempre piu’ a fondo. Era un animale. E io la sua preda
indifesa. Sentivo la rabbia con cui accompagnava ogni colpo di reni. Mi sconquassava. Dovetti aggrapparmi con tutte le mie forze al lavandino per non finire addosso al muro. Spingeva dentro sempre piu’velocemente. Mi faceva un male , ma il male mi eccitava e sentivo salire in me il piacere
Qualche lacrima colava copiosamente portarono con se il trucco, ormai sfatto. Pompava senza tregua e ogni suo colpo mi sfondava tutta, non solo l’ano..
“Voglio sentirti godere, troia! Partecipa, muovi il culo..!” – mi esortava.
Cercai di resistere. Ma finii per assecondarlo.
“Seee..cosiii’..stringi di piu’ le chiappe, brava!” – mugulo’,afferrandomi per i fianchi e tirandomi a se’. Lo sentii fino in fondo. Mi mancava
l’aria.
“Oooh..che bello..Tutto dentro!” – ribadi’ lui, nel caso non me ne fossi accorta. La sua cappella mi pulsava nello sfintere. Sentivo quel palo di carne che mi stantuffava senza sosta tra le chiappe. Mi sentivo sfondata completamente. Feci un profondo respiro, spossata da tutta quella forza bruta.
Lui si agitava come un ossesso, assaporando ogni spinta pelvica. Non saprei dire quanto duro’ ma sembrava non finire mai.
Avevo ancora gli occhi lucidi quando sentii un caldo e lungo fiotto appiccicoso dentro.
Ansimo’ inondandomi di sperma.
Io ero come drogata. Non riuscivo piu’ a capire cosa stesse accadendo, ne’ dove fossi..
Ma ci penso’ lui a riportarmi alla realta’, estrendo il pene di colpo e schiaffeggiandomi le natiche, ancora gocciolanti.
“Sei sempre più brava, tesoro..ogni giorno di più” – sussurro’ soddisfatto,
Lo vidi ancora in piedi, dietro di me, mentre si sistemava i pantaloni.
Io ero semi-accasciata sul lavandino, cercavo di riprendermi.
“Vatti a lavare, cara..Mi servi pulita..alla cena ci penso io ” – ridacchio’,allacciandosi la cintura.
” La serata è appena cominciata … e ricordati che ti amo..”
“Anche io ..” dissi incredula di me stessa…

Una ragazza complicata

Donna nuda con grosse tette nella sauna

 

Esci con noi una sera . Cosi ti svaghi un pò . Basta pensare al passato e a quella che ha già un’altro nel letto”
“Dai ma sembrerei vostro padre a uscire con voi !”
“Non è vero, se ti dico di uscire con noi è perché mi fa piacere e puoi senza problemi. Abbiamo vent’anni e tu trenta non cinquanta !Sei prenotato per sabato prossimo”.
” Ci penserò”
” No tu vieni. Sabato pomeriggio ti chiamo per l’orario così ti presento qualche mia amica “.
Mia cugina Claudia si era presa a cuore la mia storia personale.
Una delusione d’amore scottante e senza ancora un senso mi aveva affossato nelle ultime settimane e non riuscivo a sorridere.
Una serie di problemi di salute poi mi avevano stroncato la voglia di uscire e reagire.
Anche se devo premettere che la storia appena conclusa era con una ragazza di nove anni più piccola di me, una serata con un gruppo di ragazzi e ragazze di vent’anni mi sembrava un po’ eccessiva.
La paura di sembrare un pesce fuor d’acqua era alta. Erano un’altra generazione al mio confronto.
La settimana passò tra viaggi di lavoro e casini vari: onestamente mi ero programmato un week end di riposo e non avevo nessuna intenzione di chiamarla per prendere accordi per il sabato sera.
Ero più propenso a una serata poco sociale: magari andare con gli amici a vedere la partita e bere una birra in qualche locale. Quella pazza si dimenticherà della “prenotazione” pensavo .
Ma .. è mia cugina e come me ha una memoria di ferro e soprattutto un senso della famiglia Elevato. Aveva deciso che mi avrebbe fatto svagare e niente poteva farle cambiare idea.
Sabato pomeriggio mi recai in biblioteca a prendere un paio di libri che da tempo volevo leggere.
Di rientro mi fermai al parchetto del paese ; nonostante fosse fine ottobre era ancora un pomeriggio dalla temperatura gradevole e quindi trovata una panchina mi misi a leggere .
Preso dalla lettura di quel libro non mi accorsi dell’arrivo di mia cugina e di una sua amica.
“Buon pomeriggio” mi urlò avvicinandosi all’orecchio e facendomi sobbalzare.
“Tu sei fuori .. mi vuoi morto ” le dissi appena riuscii a riprendermi
“Scherzetto ! Cosa leggi di bello ? Le solite cose noiose ?”
“Lascia perdere , abbiamo gusti di lettura diversi lo sai”
“Ok ok . Ma tu la conosci la Ste vero?” mi disse indicandomi la sua amica
“Ehm .. direi di no” le dissi io
“Ops … comunque lei è Stefania. Ste lui è Marco mio cugino quello che stasera si unirà a noi .. perché ti ricordi che stasera tu esci con noi vero?”
Se fino a quel momento avrei cercato di trovare mille scuse pur di non uscire con mia cugina e i suoi amici quella sera ,la visione di Stefania fu invece la molla per far scattare in me la voglia di provare ad uscire con quel gruppo di ventenni.
Stefania appariva tutto il contrario di una ragazza appariscente :indossava dei pantaloni color verde militare, un giubbotto leggero slacciato e sotto un maglioncino lilla ,non era molto truccata (il giusto senza esagerare) e aveva la faccia di una ragazza dolce , timida , riservata e senza troppi grilli per la testa.
L’avevo già vista in paese ma non sapevo fosse una delle migliori amiche di mia cugina ne avevo mai pensato a lei come una possibile conquista.
Mia cugina si accorse subito del modo in cui iniziai a guardare la sua amica e cercò di buttarla sul parlare della serata e di altre cavolate mentre iniziammo a passeggiare.
Io cercavo di stare ai discorsi e di tirare in mezzo anche la sua amica che appariva sempre più come una ragazza timida e senza troppo interesse a parlare.
Sorrideva , annuiva ma credo che in mezzora di chiacchierata e camminata sentii la sua voce 3 volte in tutto .
“Ok cugina mi hai convinto . Ci vediamo stasera. Se è libero porto anche Filippo ok ?( è un mio amico più giovane di me al quale mia cugina fa il filo da mesi) Ti passiamo noi a prendere tanto siamo di strada ok? ”
“Si dai bravo porta Filippo almeno non ti senti solo .”disse mia cugina ridendo
“Dobbiamo essere per le 22 al parcheggio del bowling , poi si decide dove andare” concluse.
Ci salutammo ( riuscii a sentire dire a Stefania un ciao) e loro proseguirono per la strada mentre io mi fermai per aprire il cancello e salire a casa.
Lo ammetto : mi girai di proposito e notai il lato b di Stefania
Ne rimasi subito attratto tanto che salito in casa presi il cellulare e mandai il seguente messaggio a mia cugina ” Ma oltre che un culetto interessante la tua amica ha anche la lingua? Sembra che gli sto già sul culo , stasera mi odierete tutti … ”
Dopo cinque minuti mi rispose ” Ah ah sapevo mi avresti scritto così . E’ molto timida. . guarda che è una tipa complicata ti avverto . Però è single”
Le risposi : ” Dio benedica la complicazione se ha un culo simile. A stasera !”

L’idea di rivedere Stefania mi stuzzicava ed era forse l’unico motivo per il quale quella sera avevo deciso di uscire con un gruppo di ventenni scalmanati e con i quali forse non sarei riuscito ad avere un dialogo sensato ( visto anche il primo approccio pomeridiano).
Chiamai Filippo , non aveva impegni e decise di unirsi a noi . Chiesi a lui informazioni su Stefania e mi disse : ” La vedo spesso , prendiamo lo stesso pullman la mattina per andare alla metropolitana.. credo di non aver mai sentito la sua voce . Carina ma dai .. non fa per te una così . Ti metti in una caccia complicata”.
Andiamo bene !

Uscii di casa verso le 21.50 ; Filippo passò a prendermi in macchina e salito squillai al cellulare di mia cugina come segnale del ” Stiamo arrivando inizia a scendere ”
Arrivammo ed era come sempre era in perenne ritardo.
Suonai al suo citofono e le urlai ” Muoviti sei sempre la solita ”
Lei : ” uffa che palle che sei due minuti e sono giù . Sono sola a casa stasera devo chiudere tutto”
Aspettai armeggiando con la radio della macchina di Filippo cercando di trovare della musica il meno politica possibile tra i suoi cd .
Ad un certo punto sentii aprire il cancello . Era finalmente mia cugina ; per la prima volta la vedevo vestita un po’ più Elegante del solito . Era ora !
” Si va a caccia stasera?” le dissi ridendo mentre saliva in macchina
“Scemo non iniziare e non cercare a tutti i costi di farmi fare qualche brutta figura con i miei amici o non vi porto più”
” Va bene .. sembri più mia mamma che mia cugina” le dissi ” Devo fare le presentazioni o Filippo te lo ricordi?”
Lei arrossi , salutò Filippo e poi iniziò ad armeggiare imbarazzata con il cellulare.
” Io ti ho omaggiato della mia presenza però tu mi fai conoscere meglio la tua amica complicata stasera” le dissi girandomi verso di lei
” Guarda che è davvero complicata , ha gusti difficili e se la tira un po’ . Poi è timidissima lascia perdere.”
“Si vede che è tua amica allora” le dissi ridendo “ok farò tutto da solo”
” Ti avverto che sono molto legata a lei. Per di più stasera si ferma a dormire da me perché papà è al concerto con Federico ( mio cugino) e stanotte sono sola. Cerca di non farla arrabbiare”
“Vi tengo compagnia anche io posso vero? Prometto che non te la ingravido . ”
“Scemo tanto non riuscirai neanche a farti dare il cellulare”
“Punto ad altro”
“Sei sempre il solito.. quasi mi pento di averti invitato!”
1,65,capelli e occhi neri, il seno non grande ma ben definito, quella sera Stefania si presentò con dei jeans chiari aderenti , camicetta e maglioncino con sopra un giubbotto bianco.
La salutai e lei ricambiò con un ciao e un sorriso.
Passi avanti pensai. Dovevo averla fissata per tutto il tempo che ci fermammo nel parcheggio perché risaliti in macchina dopo aver deciso la destinazione , oltre a non aver capito dove eravamo diretti ( scoprì dopo sui navigli) mi subii la ramanzina di mia cugina sul fatto che
” Anche i sassi hanno capito che hai l’ormone vispo per lei..ma cerca di non fare cazzate .. te lo dico per te .. quella non la smolli e se cerchi un’altra delusione è fatta proprio a proposito .. non so più come dirtelo che è complicata”.
Grazie della fiducia e della paternale pensai .
Filippo fu invece molto più maschilista : “Secondo me non l’ha mai data .. quindi in effetti mi sa di missione complicata . E poi .. dai non è niente di eccezionale . Carina ma niente di più ! La conosco di vista ma .. io punterei a qualcuna più facile”. Ecco … il materialista… ma più dicevano cosi più mi sembrava una scommessa da vincere. Continua a leggere Una ragazza complicata

Sono Martina e di mestiere sono una escort

Ciao, sono Martina, vivo a Torino e sono una escort. Una fantastica e bellissima escort alta e snella, dalla chioma lunga color cioccolato e dagli occhi penetranti. Amo il mio lavoro per la libertà che mi permette e per gli incontri che mi offre. Ho un caratteraccio, sono lunatica, ipersensibile e vanitosa. Adoro i bei vestiti, i pistacchi, il caffé lungo e la musica latina. Infondo dentro sono un po’ tamarra, quando sono in macchina, mi piace ascoltare la radio a tutto volume! Non sopporto la Nutella, la volgarità e la maleducazione per tutto il resto penso che potremo arrivare ad un compromesso.

Sta venendo, lo capisco dal suo sguardo perso e lontano. C’è quasi, così aumento il ritmo, gli lascio cinque secondi e poi, slam! Si affloscia sopra di me e ci rimane a peso morto. Odio quando lo fanno! A malapena riesco a respirare. Subito glisso, – scusami caro, devo andare un attimo in bagno – e scivolo fuori dal letto e mi infilo sotto la doccia.

Quando torno è pronto per un secondo round e siccome non è malaccio sotto le coperte, lo accontento con slancio. Questa volta prendo il controllo e mi piazzo sopra di lui con un’agile mossa onde evitare conclusioni poco piacevoli. Non protesta e io arrivo subito al sodo. Mi muovo al galoppo presa dalla gioia irresistibile del buon sesso e non ci metto molto a venire. Anche lui, sotto la mia foga, mi afferra i seni e ci immerge il viso e dopo poco… Slam!

Cado al suo fianco esausta e quasi mi appisolo, quando sento l’odore irritante del fumo e apro scocciata un occhio. Lui mi guarda sorridendo e inspirando una lunga boccata. I suoi occhi sono dolci e soddisfatti e io mi sforzo per sollevare le labbra verso l’alto e rispondere con il mio sguardo più felice.
Martina, mi sono trovato proprio bene con te – dice quando ci siamo rivestiti, – per questo avrei una richiesta da farti.
Sentiamo.
Lui abbassa gli occhi e sembra imbarazzato. È un omone grande e grosso, con una posizione di tutto rispetto all’interno di una famosa multinazionale. La sua figura mi sovrasta, ma adesso sembra così buffo mentre non osa neppure guardarmi.
È da qualche tempo che ho una fantasia e solo tu puoi realizzarla. Se mia moglie lo sapesse chiederebbe il divorzio immediatamente!
Arriva al dunque?
Vedi mi piacerebbe che tu usassi un po’ di forza con me.
Vuoi che sia più aggressiva? – domando senza capire.
Si, qualcosa del genere. Mi piacerebbe che mi dessi qualche ordine, che mi dicessi cosa fare…
Inizio a capire che cosa ha in mente. – Vuoi essere sottomesso? – sputo fuori.
Esatto! Sapevo che avresti capito! E puoi farlo?
Posso farlo? Penso di si. Rispondo che ci devo pensare e che mi faccio risentire.

Lo richiamo il giorno dopo. Mi sento pronta per questa avventura e fisso un appuntamento per il giovedì seguente, a casa mia alle 13:00. Mi preparo con cura all’incontro, mi iscrivo ad una chat di slave master, mi informo sull’argomento, compro una tutina in latex e stivali alti fino al ginocchio per il vestiario, poi mi procuro un frustino e un paio di manette al sexy shop di fiducia.

Quando arriva giovedì sono pronta! La tutina di latex mi sta da urlo e mi sento una vera dominatrice , non vedo l’ora di provare il mio nuovo giochino che sta arrotolato su una sedia. Si presenta in abiti da ufficio e noto in lui una scintilla nuova negli occhi quando mi vede: è seriamente eccitato! Decidiamo assieme la safe word come si dice in gergo e il gioco ha finalmente inizio!

La mia voce si abbassa subito di due toni mentre scandisco le parole: spogliati e mettiti a quattro zampe.

Lui ubbidisce e inizia a sbottonarsi la camicia.
Come si dice? – chiedo severa bloccandolo.
Si, padrona.
Molto meglio, riprendi pure… schiavo.
Con un gesto rapido prendo il frustino, mentre sento qualcosa impossessarsi di me, è un senso di euforia mai provata prima. Ho in mano la situazione e so esattamente cosa voglio fare!
Dunque procediamo con ordine. La mia vittima si è denudata e si trova a quattro zampe sul mio pavimento. Con un gesto lento e deciso, avvicino lo stivale al suo viso – leccalo! – ordino.
E lui ubbidiente apre la bocca e inizia a passare la lingua sulla superficie liscia della scarpa.
Mettici più impegno!
E lui aumenta il ritmo delle slinguate. Ma siccome non mi sento soddisfatta alzo il frustino e inizio a batterlo sulle sue natiche con la giusta dose di fermezza.
Dì che sono la tua unica padrona!
Sei la mia unica padrona!
Ancora! – e do altri colpi.
Sei la mia unica padrona e signora! – grida lui.
Incredibile, quanto possa essere eccitante indossare un tutino di latex e tenere in mano un frustino! Mi sento potente! Ogni timore è scomparso. Il ruolo mi è entrato come un guanto.

Ho trascorso un’ora che non dimenticherò facilmente. Non so se ripeterò l’esperienza, per ora ho appeso nell’armadio la tutina in latex e ho riposto il frustino nel cassetto delle meraviglie, prima o poi vi racconterò del mio cassetto… ma questa è un’altra storia!
A presto
baci a tutti
Martina

RICATTATI DAGLI AMICI DI NOSTRO FIGLIO

Io e mia moglie siamo una coppia trasgressiva, ci piace incontrare altre coppie e singoli trasgressivi. Per farlo frequentiamo club, dove ci sentiamo liberi di vivere la nostra trasgressione. Ovviamente, le nostre scappatelle, le teniamo nascoste a tutti. Soprattutto a nostro figlio Federico.

Quel pomeriggio, quando ho aperto la porta e mi sono ritrovato davanti sei amici di Federico, pensavo che fossero venuti lì per cercarlo.
“Federico è a scuola di pianoforte!” li ho detto io, e uno di quelli mi ha fatto intendere che erano lì per parlare con noi, per questo gli ho fatti accomodare in salotto.

Quando ho visto quelle foto mi sono sentito male. Non so come abbiano fatto, fatto sta, erano riusciti a fotografarci in una delle nostre serate trasgressive. Una decina di foto che ritraevano mia moglie farsi scopare da altre donne, e io vestito da donna farmi fottere da altri uomini.
Ho intuito subito che avevano intenzione di ricattarci. Mi sentivo uno schifo, alla sola idea di essere raggirato da sei ragazzetti appena maggiorenni. Ma tremavo all’idea che Federico scoprisse la bisessualità mia e di sua madre.
“Quanto volete per tenere la bocca chiusa?” li ho chiesto, senza tanti preamboli.
“Voliamo solo una cosa!” mi risponde quello che sembrava essere il boss del gruppo.
“Cioè?” gli chiedo io.
“Cioè, lei!”mi risponde lo stesso, indicando mia moglie.
Era ovvio che da mia moglie non desideravano una torta di mele ma bensì altro, ma io non potevo proprio permettere.
“Non ci penso nemmeno!” è stata la mia risposta.
“Bene!” mi risponde l’amico di mio figlio, “Vorrà dire che Federico saprà i gusti del suo papà!” mi fa, mostrandomi una foto sul suo palmare, con io che prendevo in bocca due cazzi.
A quel punto ho cominciato a trattare offrendo soldi, vacanze, motorini nuovi. Ma loro niente.
Ad un certo punto lo stesso ragazzotto mi minaccia con il palmare in mano.
“O ti decidi, o spediamo le foto a Federico!”

Io e mia moglie a quel punto non abbiamo avuto scelta. Seguendo gli ordini di quei sei, siamo saliti in camera nostra. Mi hanno legato a una poltrona, giusto per impedirmi di avere qualche reazione. Mi hanno tappato persino la bocca, ma non mi hanno bendato, visto che volevano che io vedessi.
Hanno ordinato a mia moglie di spogliarsi completamente nuda, e subito dopo si sono spogliati anche loro.
Tanto per iniziare hanno preteso da lei un pompino a testa con ingoio, poi una volta distesa sul letto hanno iniziato a scoparsela in sei. Tutti e sei contemporaneamente.
L’hanno messa a pecorina. Un cazzo in fica, uno in culo, e due in bocca, e gli altri due individui segati dalle mani di mia moglie.
Di tanto in tanto si davano il cambio. Chi sotto passava sopra, chi dietro davanti. Dalla mano alla fica, dal culo alla bocca.
All’inizio mi veniva la nausea a vederli trattare come una puttana la mia signora, la madre di mio figlio. Poi, davanti a quell’orgia mi sono ritrovavo uno spettatore eccitato.

Sono andati avanti per ore, a usarla a loro piacimento. Quando se ne sono andati pensavo che tutto fosse finito, invece non era così. Il ricatto continua, oramai da mesi.

Ogni giovedì per lavoro mi devo recare a Firenze. Parto alle due, e torno alle nove di sera. Ultimamente chiedo a mio figlio Federico di accompagnarmi, così se mi sento stanco durante il viaggio continua a guidare lui.
Lui, da bravo ragazzo viene con me ogni volta, ma la storia della mia stanchezza è solo una balla. La torbida verità è che ogni giovedì porto mio figlio con me, per permettere ai suoi amici di andare a casa nostra a scoparsi sua madre.

PS : I miei racconti sono storie di fantasia. Nei miei racconti tutti i protagonisti sono maggiorenni e consenzienti. Per quanto spinte o estreme, le mie storie non vogliono essere di cattivo esempio, ma solo divertire letteralmente un pubblico adulto, appassionato del genere erotico

SCOPATA DA TUO FIGLIO (storia vera)

Di solito racconto storie estreme, totalmente inventate. Ma questa volta voglio raccontarvi una storia reale al cento per cento, che ha il suo che di estremo.
In quel periodo mi scopavo Anna, una splendida quarant’enne divorziata con figlio di diciannove anni a carico, che avevo conosciuto andandola a trovare a casa sua. Anna faceva e fa tutt’ora l’architetto. Ci siamo conosciuti in una festa, tramite amici comuni, e in poco tempo abbiamo iniziato a frequentarci diventando amici di letto. Non era una vera e propria storia d’amore la nostra, eravamo semplicemente trombamici.
Quando Anna aveva voglia veniva da me. Scopavamo, e poi uscivamo a mangiarci una pizza.
Anche all’epoca mi piaceva scribacchiare e pubblicare racconti osceni, spesso estremi, e Anna li leggeva tutti e le piacevano.
A letto poi, le cose che la eccitavano di più oltre alle leccatine nelle parti intime, erano le parolacce e le porcate che le sussurravo.
Impazziva nel sentirsi chiamare, puttana, zoccola, troia, vacca da monta. Godeva come una pazza quando mentre la scopavo le dicevo che mi sarebbe piaciuto scoparla con altri tre uomini, vederla leccare la fica a un’altra donna, spompinare un senegalese ecc ecc.
Quel pomeriggio, Anna era venuta da me per la solita scopata, ma era stressata al massimo per questioni di lavoro. Io la scopavo, ma lei dallo stress non provava niente, fingeva soltanto di godere.
La sua fica era asciutta, i suoi capezzoli ritirati.
“Se vuoi smettiamo!” le faccio, mentre la sto pompando tra le sue cosce.
“No, continua!”mi fa lei.
“Ma tu non stai godendo!” le dico io.
“Sì scusa, sono stressata!” mi risponde lei.
“Allora smettiamo!” le propongo di nuovo io.
“No!” mi fa lei, “Fammi eccitare, dimmi delle porcate!” mi chiede, e io parto con il mio repertorio.
“Sei proprio una gran troia, una puttana, una vogliosa di cazzo…” vado avanti, ma lei niente, rimane fredda come un manichino.
“Ti scoperei in mezzo a tutti, vorrei vederti prendere tre cazzi contemporaneamente, vorrei vederti leccare la fica alle tue amiche…” e lei niente, fredda, passiva, con una fica asciutta come quella di una novant’enne.
“Di più, di più! Dimmi cose più spinte!” mi chiede lei, e io spingo la mia fantasia al massimo.
“Vorrei vederti stuprare in un cesso pubblico, vorrei vederti scopare con XXXXXX la tua attrice preferita, vorrei vederti sborrare addosso da tutti gli uomini che conosci …” e lei niente, ancora niente, sempre fredda come un pezzo di ghiaccio.
A quel punto, non so come e perché, mi passa proprio per la testa suo figlio. Un bel ragazzo, attraente, con un bel fisico, e spontaneamente me ne esco con quella provocazione.
“Vorrei vederti scopare da tuo figlio!”
“Ma che cazzo stai dicendo!!!” mi grida lei in faccia, e quel suo incazzarsi per quella battuta quasi mi diverte, per questo ne sparo un’altra.
“Secondo me, il tuo Gabry, si infilerebbe volentieri tra le cosce della sua bella mammina!” le dico io, e lei, sotto di me, mi molla un ceffone dritto in faccia. Ma oltre al ceffone, quello che sento in quel momento è la sua fica bagnarsi all’improvviso.
Se fosse stato per quel ceffone, avrei smesso con quella storia di suo figlio, ma nel sentire la sua fica bagnarsi all’improvviso, mi sono ritrovato a pensare che quella fantasia sì la infastidiva, ma sotto sotto la eccitava pure. E il fatto che eccitasse lei, eccitava pure me. Per questo ho continuato, e dopo averla afferrata per i polsi, per evitare che mi arrivassero altre sberle, ho continuato a infierire con quella fantasia.
“Credimi è così, non c’è nulla di male, lui a diciannove anni e gli ormoni a mille, e tu sei una gran bella donna!”
“Ma sono sua madre, testa di cazzo!!!” mi grida in faccia lei.
“La cosa lo eccita di più! Mai sentito parlare del fascino del proibito?” continuo a infierire, e intanto continuo a sentire la sua fica farsi sempre più bagnata.
“Mio figlio non è un pervertito!”grida lei.
“Ho visto come ti guarda il culo!” rispondo io. E anche se sinceramente in quei momenti stavo spudoratamente inventando, e non sapevo e non so tutt’ora se veramente suo figlio nutriva in lei qualche erotica attrazione, comunque, un paio di volte che mi ero fermato a casa sua a cenare, mi era capitato di incrociare gli occhi del giovane Gabriele puntare dritti verso il culetto di mammina, chinata a tirar fuori l’arrosto dal forno. Ma su questo non c’è nulla di male, un bel culo è un bel culo, e vien spontaneo guardarlo, e non importa se è della tua ragazza, dalla tua collega o di tua madre, tua sorella, o tua figlia.
Comunque sono andato avanti, e dalle battutine, sono passato a descriverle quelle perverse fantasie.
“Secondo me prima o poi si infila nel tuo letto, e forte com’è ti costringerà a essere la sua puttana per una notte intera!”
“Smettila!!!” mi grida lei.
“Sentirai il suo cazzo dentro la tua fica, o forse prima te lo sbatterà in bocca, e ti disseterà con la sua sborra, e alla fine piacerà anche a te, adorerai essere la sua troia. Gli concederai di tutto…
Ad un certo punto, Anna non parlava più, mi guardava soltanto, e ansimava di piacere. E a quel punto, ho voluto fare una prova.
“Okay, basta, scusa, sono stato uno scemo!” le sussurro, “Parliamo di quel calciatore che ti piace tanto!”
“No!” mi fa lei, “Continua!” mi chiede, e io a quella richiesta mi sento impazzire.
“Ammettilo che ti piace!” la sfido.
“Sì, mi piace!” mi fa lei, e io riprendo a darci dentro con quella perversa fantasia.
“Secondo me, si fa delle fantasie su di te, Anna! Dovresti provare a provocarlo, per vedere come reagisce, tipo girare semi nuda per la casa, infilarti nel suo letto di notte…”
Anna sotto di me impazziva alle mie parole.
“A dire il vero dovresti scopartelo. Giusto per insegnarli anche come si fa a far godere una donna!”
A un certo punto a voluto stare sopra lei, e non l’ho vista mai, cavalcare così.
“Infondo è anche un tuo diritto. Lo mantieni, gli paghi gli studi e i vizi, è giusto che sia tu la prima a godere del suo cazzo!”
Io continuavo a sparare oscenità, e lei sopra di me impazziva sempre di più. La sua fica era un lago, il suo corpo scottava da sangue che le ribolliva.
“Mio dio, pacherei oro per vederti fargli un pompino. Anzi a essere sincero vorrei scoparti insieme a lui!”
“Sì, sì, sì continua, continua!!!” gridava Anna sopra di me, ad occhi chiusi.
“Potrei insegnarli tante cose sul sesso e sulle donne, e tu faresti da cavia. Ogni madre dovrebbe mettere il proprio corpo a disposizione di suo figlio, e insegnarli l’arte del far godere.”
Ovviamente, non credevo minimamente alle cose che dicevo. Le dicevo soltanto perché eccitava Anna, e il fatto che Anna era eccitata per quelle perverse fantasie, eccitava anche me. E più io mi spingevo a dire cose sempre più perverse, più lei sopra di me godeva come una matta.
“Dovresti scoparti anche la sua ragazza, giusto per vedere se è la ragazza giusta per tuo figlio…”
Continuavo io.
“Anzi, ce la scopiamo in due, davanti ai suoi occhi. Così gli facciamo vedere come deve fare per farla godere.
Andavo avanti,
“Sarebbe anche bello, che tu ti faccia sbattere dai suoi amici, quando non hanno di meglio da fare, e passano pomeriggi interi davanti alla play -station.”
E ancora.
“Visto che i genitori della sua ragazza ti stanno antipatici, perché non li seduci e te li scopi?”
Sparavo stupidagini perverse, senza fermarmi. Poi, ad un certo punto, mi sono alzato sfilandomela da sopra, e con forza l’ho messa a pecorina.
“Ora facciamo un bel gioco!” le ho sussurrato. “Facciamo finta che io sia il tuo Gabriele!”
Ho iniziato a scoparmela così.
“Sei una troia mamma, sei una troia!!!” le gridavo io addosso, sforzandomi persino di imitare la voce di suo figlio.
“Sì Gabriele, amore mio, fai godere mamma!!!” rispondeva lei, e così siamo andati avanti, a suon di battute e risposte, simulando quel rapporto incestuoso tra lei e suo figlio.
Di tutte le scopate con Anna, non ricordo una più intensa.
Dopo essere venuti, nel classico momento post-orgasmo, siamo rimasti per un po’ in silenzio, ognuno a pensare ai fatti propri e a fumarsi una sigaretta.
“Ma davvero una cosa così ti piacerebbe?” le ho chiesto poi spontaneamente, sorridendole.
“Che cosa?” mi chiede lei.
“Farti scopare da tuo figlio!” le rispondo io.
“Ma che cazzo dici, sei fuori!” è stata la sua risposta, prima di alzarsi e andare in bagno.
Quando è tornata in camera, di quella cosa non ne ha più voluto parlare, e più non ne abbiamo parlato, ma comunque non ci sono dubbi, che mentre scopavamo, quelle perverse fantasie su suo figlio, l’avevano mandata in ecstasy.

FINALMENTE UN FRATELLINO

ciao a tutti. Voglio raccontarvi una mia vera esperienza di un annetto fa. Vi spiego meglio: i miei genitori hanno avuto me quand’erano ancora minorenni cioè all’età di 16 anni, poi dopo un paio d’anni volevano un altro figlio, ma purtroppo non arrivava, così hanno provato tutti i metodi esistenti al modo, ospedali, cliniche ecc ma niente ancora, perché mio padre è diventato infertile, e un po’ vi hanno rinunciato.

Adesso, invece, i miei hanno 34 anni e io sono diventato maggiorenne avendo 18 anni, non ci speravo più neanche io oramai. Un detto dice: 2mai dire mai”! Ed infatti, un giorno tornando a casa da scuola, mia madre mi dice: Ivan lo sai che molto probabilmente avrai il tanto desiderato fratellino? E io un pò sorpreso le dico: ma se papà non può più? E lei: giacchè sei diventsto maggiorenne certe cose ormai te le posso dire senza nessun tipo di timore o problemi di nessun tipo…bè ma un ultimo modo rimasto ci sarebbe! Io: e quale sarebbe? Mi spiega: ai mai sentito parlare di uomini che fanno da donatori di sperma, cioè che donano il proprio seme a coppie in difficoltà di avere un figlio come me e papà, chiaramente devono essere sani e “adatti” in tutti i sensi? No mai sentito…non vi potevate ricordare un pò prima? Lei: e ora lo abbiamo appreso e ne abbiamo avuto il coraggio…Io le domando ancora: e chi vi farebbe da donatore di sperma? Lo avete già scelto? Mia mamma: ma certo figlio mio! sarà un collega di lavoro di papà, solo che non sta in ufficio come papà, ma come lavoro fa l’intonachista sempre nella stessa ditta e non è sposato è single. Io: e quanti anni ha? Lei: è più grande di noi, ha 46 anni. Ci a portato tutte le analisi che gli abbiamo chiesto ed è più che consono! Io: a ok bene. Lei: oggi pomeriggio, giacchè io sono nel periodo fertile, quando sia tuo padre che il suo collega finiranno di lavorare, verranno direttamente qui a casa nostra…ma te Ivan…diciamo forse è meglio che esci o vai a casa di qualche amico…vedi un po te…Ma io non capendola molto le chiedo con tono curioso: E perché mai me ne dovrei andare? In che modo te lo donerà il suo sperma? Mia madre arrossendo un pò mi dice: vedi caro figlio mio…lo sai che noi abbiamo provato affinché io rimanessi incinta, già tutti i metodi esistenti e possibili al mondo…e l’unico modo rimasto, efficace e sicuro è…è quello per via naturale capisci….

Io per un po non capisco più niente e alquanto scioccato dopo essere tornato in me…gli rispondo: aaa ecco perché non vuoi che sto anchio…però lo sai che ora mi hai fatto ricordare che proprio tra un po queste cose le studieremo con la prof di scienze? Lei: a bello allora. E io le chiedo: mamma, potrei rimanere anchio quando viene il donatore, così lo conosco anchio, e…se tu e papà me lo acconsentite, vorrei tanto rimanre ad assistere a questa inseminazione naturale perché sono davvero molto curiosio! Allora potrei? Dai su ti prego mami…Lei: ma sei proprio sicuro Ivan? Io: sìì lai detto tu stessa che ora che o 18 anni molte cose le posso vedere, sentire e sapere! Così quando le studieremo a scuola io saprò gia abbastanza di come avviene la donazione di sperma e magari potrò raccontarla a tutta la classe! Lei: e vabbene come vuoi.

Verso le 18.30 sentiamo suonare il campanello: erano mio padre ed il suo collega di lavoro! Mia madre va ad aprire la porta ed ecco che dietro mio padre vedo entrare il futuro donatore: un omone molto alto (poi mi dice che è alto 1.96 cm!), magro, con un aspetto davvero virile, con la barba e piercing alle orecchie, sopracciglio e naso, capelli corti a cresta, vestito ancora con le  robe da lavoro e scarpe antinfortunistiche sudice…ci presentiamo tutti quanti e papà, guardando anche mia mamma mi dice: ma pure tu devi stare qui con noi adesso? Non mi sembra davvero il caso Ivan, penso che tua madre ti abbia già parlato…e io sì sì starò presente pure io…nonché Gino il collega e donatore dice: e che fa fallo stare presente pure lui tanto è grande e pure curioso vero? E io: sìsì ma certo! Dopo aver bevuto delle birre il tizio va a pisciare in bagno e torna in salotto dove stavamo seduti sui divani io mio padre e mia madre sedendo accanto a lei; e incomicia ad accarezzarle le coscie, la faccia, il seno…poi pian piano Gino e mia madre incominciano a limonare, lui la incomincia a spogliare, toglie reggiseno, lei le toglie la tuta di sopra lasciando vedere un fisico davvero imponente: muscoloso, peloso e tatuaggi sulle spalle petto e collo, e le ciuccia le tette, poi il perizoma e gli lecca la passera e le fa i ditalini forti tanto da farle uscire forte più volte il liquido a fontanelle e facendola gia gridare un po’…dopo un po’ Gino si alza in piedi facendo abbassare mia madre che li tocca il suo pacco da cui si riesce già a vedere una verga davvero di grosso calibro…e infatti appena gli abbassa giù la tuta io e mio padre rimaniano a bocca aperta e molto scioccati! Mai visto un cazzone così enorme!! minimo di 22 cm bello largo e venoso e palle grossissime pieno di tanto sperma caldo! Dopo che Gino si toglie del tutto scarpe, tuta e calzini bianchi sporchi così stando a piedi (anzi a piedoni nudi facendo 47! mi disse) nudi non scivola sul pavimento e ce la può montare bene, mia madre incomincia a fargli i bocchini e le spagnole e Gino le sputava in bocca; dopo un po quest’ultimo si siede sul divano e ce la incomincia a montare da dietro sempre più forte tanto che lei incomincia a gridare forte dal piacere però, ma io e mio padre abbiamo avuto paura che le facesse davvero male con quel cazzone da paura!  Poi la mette a pecorina scopandocela tirando schiaffi forti sul sedere tanto da farlo diventare rossissimo; come se non bastasse la prende in braccio e la scopa fortissimo stando in piedi! Dopo un po decidiamo di andare in camera mia anche se i letti erano un po piccoli per Gino che si mette coi piedi fuori e mia madre sopra che li fa qualche altro bocchino, poi ce la tromba dinuovo dietro, ma poi incomincia a scoparsela sempre più forte tanto da sentire i classici rumori forti “scttà sctà scttàà!!” che ce la sbatteva davanti..ed ecco che dopo una decina di minuti sentiamo un grido forte di piacere di Gino mentre inonda di caldo ed abbondante sperma mia madre gemendo pure lei!

Dopo un paio di giorni vediamo che mia madre non è rimasta incinta…infatti ci è voluta una seconda volta per rimanere incinta sempre con io e mio padre presenti ad assistere! E per mia fortuna è un maschio! Un bel fratellino!

Miraccomando a commentare! vi siete eccitati? Chi vuole essere al posto di Gino? ?

Culo per malocchio

Saresti disposto a lasciarti toccare le parti intime da un uomo?
Ma come ti salta in mente e perchè?
Perchè se vuoi annullare le negatività di cui ti lamenti sarà necessario che tu acconsenta!
Ma perchè?
Perchè la persona che vorrebbe entrare in intimità con te ha attivato una procedura così efficace che io posso solo descriverti la qualità dei suoi desideri e dirti che ne riceverai la manifestazione oggi stesso!
E da te che ci sono venuto a fare?
Perche questa è la modalità che lui ha scelto per averti?
E io dovrei prestarmi al suo luridume senza poter reagire?
Ti posso solo dire che non te ne dovrai pentire!
Ah, pure questo! Mi fidavo di te anche come donna. E tu mi vendi a un omosessuale….
Ma io non ti vendo a nessuno, tu sei venuto a chiedere quello che vedevo e che sei stato tu a provocare!
Come sono stato io a provocare?
Si, sei stato tu a cominciare e poi ti sei tirato indietro!
Ma tu sei matta: è stato quello che mi ha toccato quando non potevo muovermi!
Bè, tu ti sei fatto “assaggiare”, diciamo!
Insomma non posso sfuggire…a…a… questo schifo!
Ma è proprio questo che ti piacerà di più… godere di schifo!
Fu quando tornai in spiaggia nel pomeriggio. Entrai nella cabina per mettermi il costume e lui apparve mentre mi ero già tolto shorts e mutande ed ero nudo.
Ecco che ti posso ammirare in tutto il tuo splendore!
Restai fermo e lasciai che si avvicinasse. Feci anche per mollargli una specie di ceffone e fu allora che afferrandomi la mano in aria, mi fece ruotare e con l’altra mano mi entrò fra le natiche e mi afferrò per i testicoli, immobilizzandomi istantaneamente e facendomi allargare le gambe.
Ero faccia alla parete di legno e improvvisamente lo sentii tutto dietro con… la lingua. Poi con entrambe le mani mi afferrò le due mele e le divaricò mentre si abbassava in ginocchio e io lo lasciai leccare come un forsennato.
Sentii la sua lingua nel buco…sul buco… che cominciava ad entrare…il calore della saliva e la lingua che…non riscivo a scacciare. Ora le sue mani mi palpeggiavano il pube liberamente, mi afferravano il pene, lo scappucciavano, lo facevano gonfiare…ne spremevano sfacciatamente le prime gocce di liquido prostatico e mi strappavano orribili mugolii di un piacere che, terribile ma vero, era già orgasmo.
Mi piegai spontaneamente in avanti, poggiando le mani su una traversa di legno della parete e lasciai che mi penetrasse con due dita, lentamente, volgarmente, trattandomi come una cagna in calore e…e facendomi venire subito e subito sborrandomi dentro completamente.
Anche ui versai il mio latte sul pavimento e fra le sue mani che ne raccolsero una parte, lo mescolarono al suo e salirono fino alla mia faccia…alla mia bocca, forzandomi ad assaggiarlo, annusarlo e berlo.
Poi mi voltò e cominciò ad agitarmi in faccia il suo pene, il suo ventre e il suo petto villoso, i capezzoli che spuntavano oscenamente rosei, come il suo glande, il suo cazzo che emergeva nel pelo nero schiacciandomelo sulla bocca. Non aveva fretta di incularmi ancora, evidentemente certo di non destare più reazioni ostili.
Lecca, ragazzo…lecca e fammi godere. Godrai anche tu…ancora! Ho visto che lo sperma ti piace!
Brutto frocio! – Sbottai nonostante lo stato di godimento che stavo subendo.
Mi pare che non ti dispiaccia poi tanto…quindi sappi che c’è un buchino nella parete dietro di noi e che occhi indiscreti hanno visto tutto e sono pronti ad ampliare l’orizzonte del tuo ingresso nel mondo omosessuale.
Cominciò a chiavarmi la bocca freneticamente per interrompere le mie possibilitò di parola mentre uno scricchiolio mi avvertiva del nuovo ingresso. Vidi con la coda dell’occhio l’altro che entrava.
Il ragazzo è veramente carino e pure consenziente, alla fine, io tuttavia lo legherei al carretto.
Aveva in mano una specie di rotolo di corda.
Fagli finire il pompino! – poi rivolto a me – si chiama fellazio, sono sicuro che detto così ti piacerà anche di più, lecca caro, voglio sentire la punta della tua lingua sull’uretere!
Sentii che ce l’aveva aperto come una fichetta e feci quello che chiedeva. Il fiiotto di sperma mi colpì in faccia, mi entrò nel naso e in bocca ed era…era buono.
Ora avevo anche l’altro di fronte che mi prese le mani, mi diede un paio di giri intorno ai polsi e avvolse l’altro capo alla traversa della parete mantenendo in mano l?estremità, poi mi scivolò sotto e mi fece chinare sopra di lui e la sua nudità, impalandomi sul suo membro eretto.
Fui penetrato anche da lui e, mentre mi alzava ritmicamente, anche l’altro cominciò a premermi il buco con il suo pene ancora intriso di sperma.
Mi stavano scopando in due, avevo dentro due cazzi e miagolavo senza ritegno, ma piano, per non farmi udire oltre le pareti della cabina, speravo, perchè il godimento era una specie di fiume che mi invadeva a ondate o come una cascata che toglieva il respiro e mi sbatteva da una parete all’altra di un “canion” di vergognoso piacere.
I due si incitavano a a sborrarmi dentro l’uno sul glande dell’altro, stretti dall’anello del mio sfintere e sfondandolo come la fica di una vacca.
Mi chiavarono per un tempo infinito e quando vennero uno sopra l’altro e dentro di me, io ero venuto già tre o quattro volte e l’odore di sperma aveva ormai impregnato, credo, anche il legno delle pareti.

COSTRETTI A FARLO (una perversa eccitante disavventura in famiglia)

 

Non avrei mai pensato di ritrovarmi in un’esperienza del genere. Avevo sentito parlare del tizio che entrava nelle case, faceva rapine, e poi costringeva i mal capitati a compiere atti osceni. Ma mai avrei pensato che fosse capitato a me.
Doveva essere una cena in famiglia, io, la mia Alessia, e i nostri rispettivi genitori.
C’è ne stavamo in salotto, a prenderci il caffè e il digestivo, quando quello ci è apparso davanti, vestito tale e quale come il protagonista di Arancia meccanica.
Prima ci ha chiesto di tirare fuori soldi e gioielli, poi, ci ha obbligato a passarci una canna, e infine a spogliarsi tutti quanti nudi. Io, la mia ragazza, i miei genitori, e i suoi genitori.
E a quel punto, approfittandosi della pistola che aveva in mano, e della roba che avevamo fumato, ha dato il via al suo perverso gioco.
Senza rendermene nemmeno conto, mi sono ritrovato inginocchiato sul tappeto del salotto. Le mie mani stringevano i fianchi di mia madre, e con colpi ripetuti mi spingevo dentro di lei, spingendo il mio cazzo dentro la sua fica.
Sotto di noi, distesa sotto a mia madre a sessantanove, c’era Barbara, la mamma di Alessia, la mia futura suocera, costretta da quel pazzo a leccare la passera di mia madre, e a massaggiarmi le palle.
Davanti a mia madre, seduti sul divano, c’era mio padre e Alessia. Erano seduti una sopra l’altro, mio padre stando sotto Alessia era costretto a penetrarla, mentre mia madre, con la testa fra le loro cosce era costretta a leccarle il clitoride.
Ovviamente in quel perverso gioco, c’era anche il padre della mia Alessia, costretto, in piedi sopra al divano, a infialare il cazzo in bocca della figlia.
Ero sconvolto, spaventato ma anche terribilmente eccitato. Forse per la cosa che avevo fumato, o forse molto semplicemente perché godevo nel fare quello che stavo facendo.
Per un po’ mi sentì in colpa per questo, ma poi mi resi conto che infondo non ero l’unico lì dentro a godere di quel perverso gioco, e la cosa, mi fece sentire in un certo senso apposto con la mia coscienza, e libero di assaporare quel perverso piacere che provavo.
Tutti lì dentro stavano godendo, di quel depravato gioco.
Godeva mia madre, e lo intuivo dai suoi sgorganti umori, dalle contrazioni della sua fica, e dallo stesso modo che mi sculettava addosso. Godeva Barbara, la mamma di Alessia, e questo lo capivo semplicemente nel modo in cui mi toccava le palle. E quando per un attimo il cazzo mi scivolò fuori dalla fica di mia madre, senza che nessuno le dicesse niente, me lo succhiò, per poi rifilarmelo dentro.
Godeva Alessia, la mia Alessia. Lo capivo dalle sue guance rosse, dai suoi capezzoli turgidi, dalla sua fica bagnata, e dal modo che si muoveva sopra a mio padre, e spompinava il suo.
E ovviamente, godeva anche mio padre e il suo, nel fare quello che stavano facendo.
Ed io ero eccitatissimo di tutto quello che vedevo e provato.
Poi, ad un certo punto, il tizio, quel pazzo che ci aveva costretti a quel gioco, iniziò a spogliarsi, abbandonò persino la sua pistola, che a guardar bene mi accorsi che era niente di più che una pistola giocattolo, e nudo e disarmato, quel ragazzo di colore, si avvicinò a noi.
A quel punto, avremmo potuto prenderlo, fermarlo, e mettere fine al tutto. Infondo, eravamo tre uomini, contro uno.
Potevamo benissimo farlo, ma non lo abbiamo fatto.
“Mettiglielo al culo!” ha sussurrato a mio padre. E lui, senza controbattere ha sollevato la mia ragazza, infilando il suo cazzo rigido su per il suo culetto.
“Fammi un po’ di posto!” a domandato poi quel pazzo a mia madre, e piazzandosi davanti alla mia ragazza glielo ha sbattuto dentro.
Avrei dovuto incazzarmi per una cosa così, invece mi sono ritrovato eccitato ancora di più all’idea che la mia Alessia, si stava facendo sbattere da mio padre e da uno sconosciuto di colore.
A nessuno gli venne in mente di fermare quel gioco. Oramai da vittime di quel pazzo, ci eravamo trasformati in suoi complici.
Mia madre, senza che lui glielo chiedesse, iniziò a leccarli quella sue nere chiappe, come se fossero di cioccolata, per poi iniziare con la punta della lingua a leccagli il buco del culo.
Alessia, la mia Alessia gridava dal piacere, e mio padre e quel pazzo se la pompavano a dovere.
Andammo avanti così, finché quel pazzo non decise di rendere quel perverso gioco ancor più perverso di quello che già era.
“La tua mammina, con la sua lingua mi ha fatto venire voglia!” mi disse. “Mettimelo al culo!” mi ordinò poi. A quel punto, avrei potuto dirgli di no, mettergli le mani intorno al collo e immobilizzarlo. Ma non l’ho fatto. E quello che ho fatto, è stato semplicemente continuare a obbedire.
Così, senza tanto pensarci, glielo ho infilato in culo, a quel perfetto sconosciuto che continuava a pomparsi la mia ragazza. E quello, poi, ha ordinato a mia madre di mettersi dietro di me, e di aiutarmi nel farlo godere. A Barbara, la mamma di Alessia, ha chiesto di farle succhiare le sue belle tette. E ad Enzo, il papà di Alessia, di sbatterglielo in bocca a mio padre.
Nessuno di noi si è rifiutato, tutti hanno accettato di continuare in quel suo perverso gioco.
Io, per la prima volta nella mia vita, mi sono ritrovato a inculare un uomo, e mentre lo facevo, sentivo il pube di mia madre spingersi contro le mie chiappe, mentre lei mi sussurrava:
“Bravo, così! Inculalo! Inculalo!”
Trovai persino eccitante, vedere mio padre fare un pompino ad un altro uomo. A guardar bene la cosa non sembrava proprio dispiacere, ne a lui, ne a Enzo.
Alessia e quel pazzo, si misero a giocare con le tette di sua madre, una quarta gonfia di latte, visto che stava ancora allattando il fratellino di Alessia, che quella sera era rimasto a casa con la babysitter.
Alessia e quel pazzo, le palpavano le tette, e da quei turgidi capezzoli il latte schizzava fuori.
Ad un certo punto, continuando a incularmi quel pazzo, mi allungai, e mi feci spruzzare del latte in bocca.
“Dammene un po’ anche a me!” mi chiese mia madre, e prendendomi per i capelli, mi fece girare il volto, per poi appoggiare le sue labbra alle mie, e iniziare a limonare, con quel latte materno in bocca.

Per il momento ci fermiamo qui. Se la storia è troppo forte per i vostri gusti, vi chiediamo scusa.
Se invece volete conoscere il seguito, fateci sapere con un semplice messaggio qui sotto, e saremmo entusiasti di accontentarvi.
BlueJack

Postribulus. Al Venus Club. Racconto

Finalmente si incontrarono nel cesso del vecchio cinema a luci rosse di viale Manteca.
Era uno stanzone sporco e puzzolente con quattro pisciatoi luridi e otturati nelle cui vaschette sbeccate stagnava una fetida mistura di sperma rancido e di piscia giallastra e schiumosa. Tutt’attorno, sulle mattonelle semisconnesse delle pareti, si stendevano a perdita d’occhio scritte e disegni osceni, con enormi cazzi in erezione vergati con i pennarelli colorati e i più bizzarri inviti alle ancor più bizzarre pratiche sessuali.
Dopo essersi guardato attorno per qualche secondo, Piero si calò lentamente le brache mostrando il bel cazzo di adolescente, già duro, e il culo glabro, ma assai ben tornito e muscoloso. “Ficcamelo dentro!” – disse con espressione libidinosa, leccandosi le labbra tumide. “Certo, aspettavo che tu me lo chiedessi…io ce l’ho già duro da un pezzo….” – rispose Alberto, aprendosi la patta e tirando fuori un enorme cazzo duro e rugoso, con la cappella gonfia, paonazza e gocciolante che si ergeva in tutta la sua prorompente vitalità da un cespuglio di peli nerissimi e ispidi che coprivano due coglioni di dimensioni impressionanti. Strofinatosi rapidamente con la mano la cappella sempre più fradicia, l’uomo emise un grido gutturale e introdusse il suo membro virile nel buco del culo di Piero, mentre questi incominciava a masturbarsi freneticamente dimenando il deretano. “Cazzo…cazzo…!! Era un secolo che non godevo così!” – disse fra gli spasmi di piacere, mentre i colpi si facevano sempre più rapidi e violenti. In quel momento, nell’attiguo cesso femminile, Marilina, che aveva osservato la scena attraverso un buco della parete, allungava la sua mano leggera lungo il ventre, verso la fica umida e pulsante, godendosi lo spettacolo di quei due magnifici cazzi in azione.
L’uomo e il ragazzo stavano raggiungendo l’orgasmo fra grida di piacere e rauche imprecazioni. Un rutto stereofonico siglò la conclusione dell’inculata: entrambi erano soddisfatti e sazi.
Marilina aveva osservato tutto attentamente dalla sua postazione, masturbandosi in silenzio. Raggiunto che ebbe l’orgasmo, proruppe però in un gridolino di piacere che la tradì. “Piero, hai sentito?” – disse Alberto. “Si, c’è qualcuno nascosto qui”. Ed entrambi spalancarono le porte di tutti i cessi per trovare l’intruso. Nessuno. “Ma io sono sicuro di aver sentito un mugolio e com’è vero iddio mi voglio inculare quello zozzo…”grugnì Alberto uscendo dal cesso maschile ed imboccando la porta dell’attiguo stanzino.
Lo spettacolo che gli si presentò davanti lo lasciò di stucco: una splendida ragazza giaceva accasciata in terra in preda alla spossatezza dell’orgasmo. Era quasi completamente nuda: una camicetta rossa, sbottonata, le copriva a stento le spalle, mostrando due tette dure e sode senza reggipetto. La minigonna nera che si era tolta giaceva abbandonata per terra, insieme con un paio di mutandine di pizzo bianche. La ragazza con le cosce allargate, stava ancora accarezzandosi la fica dalla quale fuorusciva una broda biancastra e profumata. I suoi occhi erano semichiusi. Alberto, nonostante avesse appena terminato di incularsi l’amico, e nonostante la sua netta preferenza per il sesso maschile, venne preso da una improvvisa eccitazione. Con il membro ancora mezzo duro e gocciolante di sperma si avvicinò alla ragazza, la sollevò da terra senza che lei emettesse un grido, le passo alle spalle e le infilò il cazzo in culo. Piero entrò in quel momento, guardò la scena per un attimo, ruttò un’altra volta e, senza pensarci su, mise a sua volta il cazzo davanti alla bocca di Marilina che lo afferrò con le labbra e incomnciò a succhiarlo con voluttà. Stranamente nè l’uno nè l’altro dei due amici pensò minimamente alla splendida fica bagnata che restava abbandonata a se stessa. Marilina, stordita dal suo primo orgasmo e dalla presenza contemporanea di quei due straordinari cazzi, lasciò che Aberto la inculasse, mentre seguitò a spompinare Piero, ma fu stupefatta del fatto che la sua deliziosa fichetta, ella quale andava orgogliosa, fosse così trascurata. Senza riuscire a parlare a causa del cazzo di Piero che le riempiva la bocca, emise un grugnito e indicò con la mano la fica aperta e grondante. I due rimasero indifferenti. Marilina insistette e ricominciò a masturbarsi con forza. Solo a questo punto Piero si rese conto della gaffe, ma non era nella sua natura infilarlo nelle fiche femminili. Senza interrompere il pompino, con alcuni movimenti acrobatici si tolse una scarpa e una calza, ne trasse un piede zozzo e puzzolente, se lo grattò scaccolandosi e quindi, tenendo la fica della ragazza aperta con due dita, le infilò dentro l’alluce, muovendolo in su e in giù e strofinandole il clitoride.
L’effetto fu prodigioso. I tre raggiunsero contemporaneamente l’orgasmo: Alberto, che inculava Marilina, venne ulteriormente stimolato dall’alluce di Piero il cui movimento ritmato egli percepiva attraverso la sottile parete che separava la fica dal buco del culo; Marilina, sottoposta alla duplice pressione e con quel po’ po’ di cazzo fra le labbra, resa ancor più sensibile dalla precedente masturbazione, non resistette a lungo ed esplose in un orgasmo che provocò in lei quasi una convulsione, facendola cadere a terra fra gli spasmi; Piero, che fino a quel momento si era retto su di una gamba sola, cadde fragorosamente per terra in preda all’orgasmo, con l’alluce ancora saldamente conficcato nella fica prensile di Marilina.
Inondata di sperma, la ragazza giaceva supina sul pavimento del cesso. Piero, con il cazzo in mano ancora duro e grondante, ansimava sorridente. Alberto, truce come sempre, bestemmiava di piacere.
Frattanto il capitano Fuck, vecchio porcello impenitente, gran puttaniere e grandissimo ubriacone, frequentatore di sordidi bar e di cinema porno, stava seduto ad un tavolino del “Boston Pub”, proprio di fronte al “Venus Club”, il locale a luci rosse più zozzo della città, massaggiandosi vistosamente il rigonfiamento anteriore dei calzoni. Sotto la patta, un cazzo di considerevoli dimensioni, completamente tatuato, si trovava già in stato di erezione in attesa di un buco dove infilarsi. Il cazzo del capitano puzzava di pesce lontano un miglio e nessuno resisteva a sedersi accanto a lui quando era in erezione (vale a dire quasi sempre). Solo le puttane più arrapate, come la Wilma e la Cynthia, se lo filavano e, passando per le vie del quartiere, riconoscevano l’inconfondibile odore di “orgasmo di mare” che promanava il suo membro. Così lo avvicinavano e se lo portavano al “Venus”. Qui scendevano nel cesso sottostante la sala e si facevano fottere a piacere.
La Cynthia, in particolare, aveva una caratteristica che non dispiaceva affatto a quel porcone del capitano: a causa di un difetto allo sfintere, ogni volta che aveva un orgasmo (e spesso anche un po’ prima) era colta da un piccolo attacco di dissenteria. Un getto tiepido di cacca molle inondava la pancia e le cosce di chi la stava scopando (sempre alla pecoreccia, lei in piedi con torso in avanti, lui alle sue spalle con le chiappe di lei in mano). A volte il getto era così forte da investire anche il petto e la faccia dell’ignaro scopatore. Molti non gradivano e se ne andavano incazzatissimi e schifati. Altri, e tra questi il capitano Fuck, amavano oltre misura il gioco e non perdevano l’occasione per “bersi” un po’ della cacca di Cynthia, che oltretutto puzzava maledettamente perchè la donna mangiava quasi solo porri e fagioli con aglio e cipolle (e forse era questa una delle cause della sua anomalia). Wilma invece aveva un’altra caratteristica che l’aveva resa nota nella zona: si era fatta punzonare sulle grandi labbra della fica cinque bottoni d’argento con la punta all’infuori, cosicchè chiunque se la scopava provava una particolare sensazione. I più delicati subivano qualche piccola lacerazione, ma non era che un’occasione in più per farsi asciugare il sangue con la lingua e prolungare il piacere dopo l’orgasmo.
Uno dei più affezionati clienti della due puttane era Hugo, un senegalse alto due metri e nero come la pece, dotato di un gigantesco membro color cioccolato che le due donne si succhiavano almeno una volta al giorno come un cornetto gelato. Per lo più lo facevano gratis, tale era il piacere che provavano a lavorarsi il cazzo del negrone, il quale non si faceva intimorire nè dalla cacca molle, nè tantomeno dalla fica borchiata, ma godeva come un matto a sbattersi le due amiche contemporaneamente, nel cesso del “Venus” e, qualche volta, di notte, anche sul marciapiede.
Purtroppo Hugo non poteva sopportare l’odore del cazzo del capitano Fuck, così come il capitano non poteva tollerare il colore della pelle del cazzo di Hugo. I due non andavano d’accordo. Anzi non si potevano vedere affatto. L’unica cosa che avevano in comune erano le fiche di Wilma e Cynthia, ma anche questo fatto li rendeva nervosi.
Quel giorno, però, … qualcosa di nuovo era nell’aria: attorno al localaccio frequentato dai nostri amici, si aggirava da qualche giorno un transessuale brasiliano. Una certa Alycia o Lycia, inguainata in un tubino rosso, con un paio di tette al silicone da far venire l’infarto, ma soprattutto con un cazzo dalle stranissime proprietà “retrattili”. All’apparenza era appena un piccolo brandello di carne molliccia che occhieggiava fra i peli del pube, ma se adeguatamente stimolato emergeva in tutta la sua lunghezza e possanza: oltre ventidue centimetri!
La brasiliana attaccò subito discorso con Hugo che l’aveva adocchiata dalla sua postazione di lavavetri, al centro del viale. Incerto sul suo sesso, il negrone le cacciò una mano fra le cosce e, non sentendo niente, si convinse che fosse una donna. Le propose quindi di scendere con lui nel sotterraneo dopo aver concordato un prezzo adeguato. Scendendo le ripide scale Alycia sculettava come una maledetta, mentre il senegalese sentiva il sangue gonfiargli i vasi cavernosi. Seguendola a pochi passi incominciò ad aprirsi la patta estraendo il cazzo rosso e marrone già duro. Giunti davanti alla porta del cesso la brasiliana si voltò e, vedendo quell’affare, esclamò: “Mariajesus! Que mannubrio!”. “Ti piace, piccola?” domandò Hugo facendoglielo dondolare davanti al naso. “Ora lo potrai assaggiare!” e glie lo ficcò in bocca per un primo pompino. Alycia si mise e succhiare e a slinguare con arte sopraffina (solo un uomo sa che cosa significa un vero pompino), eccitandosi, mentre il suo piccolo membro cresceva dentro le mutandine. Quando sentì di averlo ormai completamente duro si alzò, sollevò la gonna, abbassò le mutandine e mostrò con orgoglio i ventidue centimetri di carne in erezione. Il negro rimase allibito: “Tu, tu…tu…” disse in preda allo stupore, ma non fece in tempo a finire la frase che la brasiliana gli era già passata alle spalle e gli aveva infilato il cazzone nel culo. Divincolandosi Hugo cercò di liberarsi, ma non fece altro che accrescere il godimento di Alycia che, stretta a lui in una presa di ferro, andava su e giù come uno stantuffo. Bisogna dire che il negrone non era mai stato inculato in vita sua e aveva sempre tenuto ben distinti i due sessi. Questa volta, però, era stato vittima di un tranello o di un abbaglio. Sta di fatto che si trovava nel cesso del suo localaccio preferito a farsi inchiappettare da un transessuale brasiliano superdotato e la cosa, nonostante lo strepito, non gli dispiaceva affatto. Infatti lasciò fare e lasciò anche che Alycia, impegnata nell’inculata, da dietro gli prendesse in mano il cazzo e gli facesse una supersega. Una doppia sborrata degna delle cascate del Niagara concluse l’operazione.

Anche il capitano Fuck aveva notato la brasiliana dall’altro lato del viale e non tardò ad avvicinarla, preceduto dal suo puzzo segnalatore. Le mise una manaccia sul culo, si toccò il cazzo durissimo e le indicò il cesso sotterraneo. La brasiliana gli sorrise e lo precedette con un cenno d’intesa giù dalle scale. Quando la strafiga si fermò esitò un attimo prima di voltarsi. Poi roteò il culo tenendosi le mani sui fianchi e sollevando lievemente la minigonna fin sopra le giarrettiere. Fu allora che il capitano scorse un grosso membro nero e gommoso che sbrendolava sotto la minigonna appena sollevata. Ad un tocco della mano del capitano il membro incominciò a gonfiarsi e a sollevarsi in tutto il suo splendore: si trattava di un superbo cazzo nero e ben modellato, lungo oltre trenta centimetri e durissimo. Ora stava lì piantato in mezzo alle gambe di quella strafiga, in attesa di essere succhiato dalla bocca avida del capitano. Appena le labbra di lui si dischiusero il cazzone ebbe un fremito, poi il pompino si fece sempre più intenso: con la lingua veloce gli leccava le palle sode, la cappella, gli contornava il glande bruno e percorreva le nervature pulsanti. Dopo qualche minuto di trattamento la strafiga emise un gemito, poi un urlo e sborrò copiosamente nella bocca di Fuck, inondandogli la faccia e la camicia di sperma caldo. Ma non bastava. Il capitano aveva spompinato la brasiliana tenendosi il cazzo tatuato e masturbandosi ferocemente, ma non aveva ancora raggiunto l’orgasmo. Con la bocca ancora piena di sborra, sputazzando a destra e a manca infilò il suo cazzo nel culo della strafiga portando a termine l’operazione con massimo piacere. Un prolungato suono gutturale coronò l’impresa che venne applaudita anche da Piero e Alberto, da Hugo, Cynthia e Wilma i quali avevano assistito allo spettacolo dalla rampa delle scale non resistendo alla tentazione di guardare. Eccitatissimi avevano dato vita ad un’ammucchiata: Alberto si stava inculando Piero che si faceva fare un pompino da Wilma, mentre Hugo si scopava Cynthia che a sua volta stava leccando il buco del culo di Alberto.

L’IMPROVVISATA

 

Com’è iniziato tutto con Laura?
Ogni volta che facevamo l’amore ci raccontavamo le nostre fantasie.
Vorrei vederti con un altro, vorrei provare l’emozione del tradimento – le mie solite fantasie.
Mmmmmhhhh, non dirmelo con troppo convincimento, lo sai che potrebbe anche succedere, mi rispondeva lei senza imbarazzo.
Era un gioco, solo un gioco per tenere vivo il rapporto .
Poi a volte qualche uscita serale, con Laura che per mia richiesta si vestiva estremamente sexy, con trasparenze, tacchi, lingerie in mostra….
E in quelle serate si parlottava sui maschi che la guardavano, lei ne era compiaciuta, io anche.
Avere una bellissima moglie che accetta di giocare, lasciandoti fissare i limiti del gioco è estremamente interessante.
Perché se io chiedevo cose, lei le faceva…. Sempre però dicendomi “attento, cerca di chiedermi cosa sei in grado di sopportare”
Praticamente io credevo di condurre il gioco, in realtà Laura mi stava trascinando con i suoi ammiccamenti in un mondo nuovo.
Ho avuto una fidanzata anni prima che giocava con queste mie emozioni, aveva fatto un pompino a mio fratello una sera, ma la nostra storia era finita, non c’era stato altro.
Laura sapeva di questo, sapeva che mi ero eccitato molto solamente a raccontarlo.
Comunque le mie fantasie erano quelle, le fantasie di Laura invece non le sapevo, perché ero io a parlare, lei gestiva la cosa di nascosto.
Io ero sempre più insistente, lei cercava ogni situazione per provocarmi e farmi raccontare.
E fu così che successe, nel modo più giusto che doveva succedere, senza programmazione, senza preavviso o preparazione.
Un giorno tornai a casa, dopo il lavoro.
Entrai a casa e non sentii Laura salutarmi.
Mi tolsi le scarpe, cercai in salotto e in cucina. Laura non c’era.
Andai verso la camera da letto.
Sentii dei gemiti che provenivano da lì.
La porta era socchiusa.
Senza farmi sentire guardai dentro.
Laura era a letto con un ragazzo, stava scopando.
Lei era su di lui, rivolta verso la porta.
Lo stava cavalcando come si deve, gemeva godendo.
Le mani di lui le stringevano i seni.
Vedevo il cazzo entrare ed uscire dentro alla fica di mia moglie.
Rimasi bloccato per non so quanto tempo.
Non riuscivo a capire le mie emozioni, volevo entrare nella camera urlando e prendendo a pugni lei e lui.
Ma rimasi bloccato sulla porta, come una statua di marmo.
Mi accorsi però che il mio cazzo era diventato durissimo e gocciolava dall’eccitazione.
Adesso Laura si stava facendo scopare alla pecorina, il cazzo di lui entrava dentro la fica bagnatissima di mia moglie.
Che fare? Cazzo, potevamo parlarne prima, potevamo discutere.
Il ragazzo la sta sbattendo per bene, lei ora è sotto, le gambe si stanno avvinghiando su di lui, si stanno baciando in maniera estremamente erotica….
Vedo la schiena del ragazzo inarcarsi… sento un gemito, un altro… stà schizzando dentro a Laura.
Amore, ti sei goduto lo spettacolo? – mi dice Laura guardandomi negli occhi?
ti ho fatto vedere tutto il film che desideravi, ti è piaciuto?
Io non so come reagire, non posso dirle che è una troia perché le ho sempre detto che quella situazione l’avrei apprezzata, non posso dirle che non sono eccitato visto che i pantaloni non riescono a mascherare la mia eccitazione. Continua a leggere L’IMPROVVISATA

UNA FUGA VELOCE

Avevamo pochissimo tempo, io e Cristina, la mia nuova collega, per poter gustarci una fuga di sesso.
Cristina è una mia nuova collega, 15 anni meno di me, un concentrato di sensualità esagerata, una voglia di trasgredire immensa.
E così dopo poche settimane iniziamo a stuzzicarci via skype….
E dopo poco ci raccontiamo anche le nostre fantasie nascoste.
Comunque, la settimana scorsa mi trovo per combinazione la casa libera.
Perché non proviamo a vedere che succede? – le dico quasi imbarazzato.
Certo, scrivere non mi basta più, ho voglia di vedere se sei veramente così fantasioso, mi risponde lei immediatamente.
Siamo a casa, ci spogliamo e per la prima volta possiamo guardare i nostro corpi.
Cristina è veramente seducente, morbida e burrosa, pelle profumata di femmina, un piccolo ciuffetto sulla fica e un culo splendido.
Ci baciamo appassionatamente, ci tocchiamo, la nostra saliva passa da una bocca all’altra…
Cristina vuole farmi schizzare massaggiandomi la cappella solo con un dito….
Vuole fare godere solo me oggi, vuole sentirsi usata….
Dopo avermi leccato ovunque inizia a premere il tipo sul mio cazzo gonfissimo.
Con l’altra mano però mi stà massaggiando il buco….. Mmmmmhhh che sensazione…. Ogni volta che inizio a godere Cristina si ferma….
Prende le gocce dal mio cazzo con le dita e me le passa a volte sulle labbra e a volte sul buco…..
E poi inizia a massaggiare di nuovo…. E con il dito dell’altra mano preme sul buco….
Senti? Lo sai che hai già due dita infilate dentro? Guardami, adesso le succhio….
E la vedo con le due dita dentro la sua bocca, e di nuovo dentro al culo e ancora in bocca….
Il suo indice massaggia la cappella, vedendola succhiarsi l’altra mano un’eccitazione nuova mi assale…schizzo come una fontana, Cristina spalma tuaa la sperma sulla mia pancia, poi la lecca e poi mi sputa saliva e sperma sulle labbra….
Bevo tutto, la bacio…le chiedo ancora saliva…
E poi ci buttiamo sotto la doccia…. Mi lava, la lavo….
Cristina si inginocchia…. Vuole sentire la mia pipì calda sul suo corpo….
L’accontento, vorrei anch’io la sua….
Mmmmhhhh com’è calda, fammela ovunque….
Appena finito la lavo tutta di nuovo….
Le mi gira, mi appoggia al muro della doccia e mi lecca ancora dietro…..
Aspetta Cristina, alzati – le dico.
Lei si alza, senza dire nulla si gira e appoggia le mani al muro, inarca la schiena….
Insapona bene il mio culo, so quello che vuoi farmi.
Mentre sento le sue parole le stò già versando il doccia schiuma nel buco…
Il mio cazzo è di nuovo durissimo, lo appoggio sul buchino, spingo….
Entra tutto, sento un piccolo grido di dolore…..
Fallo, spingilo dentro tutto, il mio culo non ha mai preso un cazzo…. Sfondami, ti prego….
Inizio a scoparle il culo con forza, le nel frattempo si masturba il clitoride…..
Sento che ha un orgasmo, un altro… trema, e queste vibrazioni mi fanno schizzare di nuovo anche a me….
Le vengo dentro, continuo a scoparla ancora un po’….
E poi sono esausto, lei è esausta……
Mi dice che la prossima volta vorrà più tempo per lei…. Come le avevo promesso vorrà scoparmi anche lei…

Tutti al mare

un giorno una mia amica diciottenne mi invita alla sua casa al mare con sua madre e sua zia, due donne splendide una di 45 anni ( la zia ) e l’altra di 50 anni ( la madre ), la mia amica una ragazza dal fisico asciutto, capelli neri lisci lunghi fino al sedere, una terza di seno, un culo sodo, un viso angelico.
Il giorno della partenza mi vennero a prendere in macchina, scese per prima la mia amica poi a salutarmi la madre e la zia, la madre una donna di altezza media formosa con una sesta di seno come la sorella del resto, bionda tinta con capelli lisci e lunghi, fianchi larghi e coscie belle grosse e un culo grosso con un po’ di cellulite e un po’ di pancetta, e la sorella differiva da lei solo nel colore dei capelli che erano neri, ma nel complesso due belle donne.
Salii in macchina e partimmo, dopo qualche ora di viaggio arrivammo nella loro casa al mare, il primo giorno disfammo valige e ci riposammo, il giorno dopo andammo in spiaggia prendemmo l’ombrellone e ci togliemmo e vestiti e rimanemmo solo con i costumi, per primi fummo io e la zia della mia amica a farci il bagno e durante la nuotata rompemmo il ghiaccio ed entrammo subito in confidenza, poi uscimmo e fu la volta della mia amica con la madre, mentre loro facevano il bagno io e la zia ci sedemmo sugli asciugamani lei si tolse il reggiseno mostrando il suo generosissimo seno e mi chiese se la cosa mi imbarazzasse e io risposi di no dopo di che mi chiese di spalmarle l’abbronzante, si sdraiò di pancia sull’asciugamano ed io iniziai a spalmarglielo scendendo dalle spalle fino giù alla schiena e lei mi chiese anche di spalmarglielo sul sedere e sulle coscie ed io acconsentii, un’oretta dopo si gira e mi chiede di spalmarglielo sul seno ed io inizia a spalmarglielo massaggiando con dolcezza quei seni stupendi quasi a non voler più smettere poi scesi fino al bacino che nonostante un po’ di pancetta era molto bello da massaggiare, poco dopo tornarono dal bagno la mia amica con la madre e si misero anche loro a prendere un po’ di sole e arrivate a mezzogiorno ci rivestimmo ed andammo a casa a pranzare.
Dopo aver finito pulimmo ed andammo a riposarci verso le 18,00 la mia amica e la madre uscirono per fare un po’ di spesa ed io e la zia rimanemmo in casa da soli, io ne approfittati a leggere e sentire un po’ di musica e lei per farsi una doccia.
Dopo che ebbe finito in bagno si asciugò i capelli e si rivestì solo con un asciugamano e poi venne in camera mia e mi chiese se poteva restare li sull’altro letto a mettersi lo smalto rosso sulle unghie dei piedi e così fece, si sedette sul letto e iniziò la sua opera sedendosi l’asciugamani si aprì lasciando trasparire il seno e la fica pelosa, io con la coda dell’occhio la guardai e mi si gonfiarono i pantaloncini, lei se ne accorse e dopo aver finito si sedette sul mio letto ed iniziò ad accarezzarmi sempre di più il pene da sopra i pantaloncini, fino a quando non mi li abbassò ed iniziò a leccarmi il cazzo per farmelo venire ancora più duro, dopo si tolse completamente l’asciugamano e si mise su di me e facemmo un bel 69, io iniziai a leccarle tutta la fica prima le grandi e poi le piccole labbra fino ad entrare nella vagina esplorandola tutta e lei dal canto suo a leccarmi tutto il cazzo iniziava a godere.
Io la feci sdraiare sul letto, le allargai le gambe e la penetrai nella vagina con forza e spingevo sempre di più sempre di più e lei godeva, mentre la afferravo da sotto le cosce, ed entrambi ballavamo insieme al piccolo letto che era per una persona sola, era stupendo vedere quel seno sobbalzare ad ogni colpo e sentirla godere e volerlo sempre più dentro sempre di più, la sua fica si apriva per l’eccitazione, i suoi capezzoli si indurivano come marmo e gridava sempre di più ad ogni colpo che riceveva tanto che la sua fica iniziò a bagnarsi tutta, bagnando il mio cazzo, entrambi continuammo a scopare, ignari che dal balcone aperto coperto solo da una tenda trasparente il nostro vicino si gustava lo spettacolo di me che montavo la zia della mia amica e la scopavo e le che godeva come non mai, e lui iniziò a masturbarsi alla nostra vista, fino a quando non torna in casa eccitato e prende la moglie da parte ed inizia a scoparsela. Continua a leggere Tutti al mare

Inseminazione artificiale

Mi chiamo Marco e vorrei raccontare quanto mi e’ successo alcuni anni fa.
A quel tempo avevo circa 19 anni e stavo con una ragazza di 16 di nome Maria. Era una rossa tutto
pepe e non perdevamo occasione per fare l’amore.
In verità’ la cosa non era cosi’ semplice, la mia famiglia e la sua erano numerose e cosi’ avere un
vero letto a disposizione era cosa ardua.
Ci arrangiavamo in macchina o a casa di amici studenti fuori sede, comunque sempre in situazioni
di fortuna.
I fratelli maggiori di Maria erano sposati ed uno conduceva un ristorante insieme a sua moglie.
Una estate, durante le vacanze, la cognata di Maria mi propose di dare una mano al ristorante per
una settimana.
Lei ed il fratello di Maria abitavano in una villa in campagna e non avrebbero avuto problemi ad
ospitarmi, anche Maria aveva accettato la proposta e cosi’ avremmo potuto stare insieme quasi tutto
il giorno.
Arrivo’ quindi il primo giorno di lavoro: una fatica tremenda, caldo fuori, caldo in cucina ma io già’
mi pregustavo la serata con Maria.
Non potete immaginare la mia sorpresa quando, a sera, mi venne mostrata la mia stanza: il letto era
matrimoniale e, ulteriore sorpresa, avrei diviso la camera con Maria.
Devo riconoscere che ero abbastanza imbarazzato, come a letto insieme a casa di suo fratello ?
Maria si accorse del mio imbarazzo e mi spiego’ che suo fratello e sua cognata Francesca “non
erano alla antica”.
Quella notte fu indimenticabile.
Maria si presento’ a letto vestita con una leggerissima camicia da notte e…niente sotto.
Rimasi basito nel vederla cosi’ bella, i capelli sciolti sulle spalle, la pelle bianca tipica delle rosse, la
camicia da notte che evidenziava i suoi piccoli seni sodi ed i rigonfiamenti dei capezzoli già turgidi.
Lei sali’ in ginocchio sul letto guardandomi dritto negli occhi, poi prese ad accarezzarmi il viso.
“Sei molto simpatico a mio fratello ed a Francesca, anzi lei mi ha detto che ti trova molto bello”.
Dicendo questo era salita a cavalcioni delle mie gambe e lentamente aveva cominciato ad
accarezzarmi il petto indulgendo su i capezzoli.
Mi lasciai fare il suo massaggio diventava sempre più sensuale finche’ si chino’ a baciarmi i
capezzoli, a quel punto il mio cazzo era già in tiro, lei scivolo’ giù e, prendendolo in mano,
comincio’ a succhiarlo.
Era bravissima: le sue labbra lo avvolgevano mentre la sua lingua scorreva lungo il bordo della
cappella. Il suo lavoro ed il vederla china su di me, i rossi capelli arruffati, mi faceva impazzire, ero
immobile, completamente nelle sue mani, anzi nella sua bocca…
Non volevo pero’ venirle in bocca, non quando avevamo finalmente a disposizione un vero letto, la
girai ed iniziai a leccarle la passera.
Era già bagnata e dal ciuffo di peli rossi che la contornava veniva un odore agrodolce che mi
inebriava.
Iniziai a leccarla con più’ impeto, le presi il clitoride tra le labbra, a lei usci’ un gemito.
Cercai di zittirla con una mano, avevo paura che ci sentissero ma lei ansimando mi disse:
“Stai tranquillo, sanno tutto…”.
Non me lo feci ripetere, la portai sulla soglia dell’orgasmo quindi la tirai a me ed iniziai a
penetrarla.
Lei godeva e si dimenava come una pazza io ero sull’orlo di venire e, come al solito, uscii per non
venirle dentro.
Lo facevamo per paura che lei restasse incinta, quindi la feci girare alla pecorina dopo una buona
lubrificazione iniziai ad affondare nel suo meno pericoloso buco del culo.
Non essendo la prima volta non le feci male, lei godeva come una pazza pronunciando mezze frasi
incomprensibili.
Io stantuffavo come un forsennato e sentivo le mie palle sbattere contro la sua figa.
Fu in quel momento che mi accorsi che la porta era socchiusa e che qualcuno ci stava spiando. Mi
fermai un attimo,
“Che fai, non fermarti” disse Maria. Io rimasi interdetto per un momento, certo se quel qualcuno,
suo fratello o sua cognata, avesse avuto qualcosa da dire avrebbe già fatto irruzione nella stanza,
quindi mi sforzai di ignorarlo e ripresi a stantuffare.
Fu un orgasmo tanto violento quello che ci colse che cademmo stravolti sul letto. Rimasi cosi’,
appoggiato alla schiena di Maria finche’ il mio uccello non si sgonfio’ ed usci’ fuori da solo.
Ci addormentammo uno affianco all’altro e dormimmo fino al mattino. Il giorno dopo, mentre
andavamo al ristorante, confidai a Maria quanto era successo la sera prima.
Lei non si mostro’ sorpresa anzi, parlandomi di suo fratello e sua cognata mi disse:
“Mio fratello e Francesca hanno dei problemi, anzi mio fratello ha dei problemi. Stanno cercando di
avere dei bambini attraverso l’inseminazione artificiale. Io e Francesca siamo molto amiche. Lei si
e’ confidata con me, siamo molto amiche. Lei e mio fratello non hanno rapporti da un po’, avrà’
voluto godersi lo spettacolo”.
Devo dire che la naturalezza con cui lo disse mi lasciarono un po’ allibito.
Comunque le notti successive la scena si ripeté e noi continuammo a dare spettacolo.
Il giorno seguente, al ristorante, il fratello di Maria ci disse che avrebbe dovuto allontanarsi per
qualche giorno per partecipare ad una manifestazione fieristica del settore, credo si chiamasse
CIBUS.
Quella sera cenammo in tre: io Maria e Francesca. Maria e Francesca erano veramente molto
amiche nonostante la differenza di età’ (Francesca aveva più di 30 anni) ed io mi immedesimai nel
ruolo dell’uomo di casa.
Stappai il vino, versai da bere, mi offrii di lavare i piatti.
Dopo cena ci sistemammo tutti e tre sul divano per guardare un film.
La pellicola non era male e mi distrassi un attimo, quando posai nuovamente gli occhi su Maria vidi
che si era seduta alle spalle di Francesca sulla spalliera del divano e le massaggiava le spalle.
Francesca indossava una leggerissima canottiera di lino a cui Maria aveva abbassato le spalline per
massaggiarla meglio, cosi’ facendo pero’ l’indumento si era abbassato fino a quasi scoprire il seno di
Francesca.
Iniziai a sudare, le mani di Maria scendevano sulle spalle, poi risalivano, ad un tratto invece di
salire sulla schiena passarono sul davanti e le sue mani cinsero il seno di Francesca.
Francesca aveva gli occhi chiusi, mugolo’ leggermente e reclino’ la testa indietro per appoggiarla sul
grembo di Maria.
Rimasi esterrefatto a guardarle mentre le attenzioni di Maria si erano decisamente spostate sul seno
della cognata e le titilla va i capezzoli.
Il mio cervello scivolo’ tutto lungo la mia spina dorsale arrestandosi solo all’altezza dei coglioni, il
mio cazzo si risveglio’ impetuosamente, la sudorazione aumentava.
Incrociai gli occhi di Maria, aveva un’aria furbetta e maliziosa, pareva che mi provocasse.
Io ero al limite del controllo, il cazzo premeva contro la patta dei pantaloni. Continua a leggere Inseminazione artificiale

Il falegname

Il falegname

Mario, era un bravo falegname, nel settore lui era il migliore.
Un giorno la bella signora del palazzo di fronte la bottega di Mario, scese a trovarlo.
Buongiorno ! mario, Buongiorno !
Lei e’ il famoso signor Mario suppongo ? disse la signora, Mario ancor prima di rispondere , doveva un po’ riprendersi da quella stupefacente visione.
La signora , capelli ricci lunghi e rossi , con un seno prorompente che voleva scappare dalla camicetta appena sbottonata, gonna nera sopra le ginocchia con spacco laterale e autoreggenti con merletto che facevano intravedere la carne di seta.
La signora appunto , non si rendeva ancora conto perche Mario non rispondeva, finche’ mario disse:
oH mi scusi signora ero un po’ svogliato, si sono Mario, per servirla.
Bene !! rispose la sig… mi dovrebbe fare un lavoretto di falegnameria a casa mia , ho alcuni cassetti da farle sistemare e un mobile da costruire per metterci alcuni oggetti di bigiotteria.
Benissimo, disse Mario, saro’ da lei domattina,.
Il giorno dopo alle 9 del mattino Mario il falegname suono’ il campanello della casa dove l’aspettava la signora.
Oh buongiorno !! esclama la signora appena aprendo la porta .
Si accomodi in salotto che arrivo subito, il tempo di dare una cosa alla mia amica e arrivo…
In cucina l’amica intanto aveva un po’ sbirciato curiosa , sentendo la voce di un uomo e quindi chiede all’amica chi fosse , il falegname !! rispose la signora , ma e’ un bell’uomo e che spalle
Enormi ha , bella gente ti porti in casa complimenti !! la signora un po irritata gli risponde : ma cosa dici, l’ho fatto venire per farmi aggiustare i cassetti del mio armadio , non farti strane idee, anzi guarda, resta a farmi compagnia cosi’ stiamo tutti piu’ tranquilli. !!
Con piacere !! rispose l’amica..e si diressero nel salotto.
Bene sig . Mario questa e’ la mia amica Flora… e…e lei come si chiama signora ? disse mario..ha gia’ scusi.. io sono Roberta !!
Bene adesso possiamo vedere il lavoro, andiamo in camera da letto e le faccio vedere l’armadio coi cassetti d’aggiustare.
Mario comincia a controllare e provare , poi ne deduce : ci sono delle piccole modifiche da fare e delle incollature alle guide, lavoro che posso fare anche qui’ se le va bene!! certo che va bene faccia pure quello che deve fare, noi ci metteremo comodi in salotto !
Lentamente Mario incomincia a incollare le guide dei cassetti e intanto una striscia di colla vinilica bianca gli cade sui pantaloni vicino la lampo e non se ne accorge
Poi va nel salotto e chiede alla signora se per caso avesse uno straccio per pulire le entuali gocce cadute x terra …ma..le due donne si accorgono che (sempre stando sedute sul divano) , che.. i pantaloni avevano quella striscia bianca , che faceva presupporre una traccia di sperma, si guardano in faccia e sorridono, poi flora allungando la mano verso i pantaloni di Mario , gli dice …ma che cos’ha nei pantaloni , posso ?? e con un dito raccoglie quella materia bianca , poi porta il dito unto verso il naso per odorare , ma Mario la blocca , credendo che volesse assaggiarlo, ferma !! disse, e’ colla !! cosa credeva che fosse sperma ??….le due donne sbuffarono a ridere e non riuscivano a farmarsi…cosi’ mario penso’ di allontanarsi…ma Roberta lo fermo’ dicendo, scusi Mario ha ragione avevamo capito cosi’…pero’ sa …il colore e la consistenza e’ simile , quindi e’ normale che ci siamo sbagliati….pero’ noto che il discorso lo ha fatto eccitare, perche’ vedo che dove c’era la colla adesso e’ molto piu’ gonfio !! e quindi mette la mano proprio sulla cerniera dove il cazzo era gia’ duro all’estremo e solo al pensiero di quelle due belle gnocche , era quasi x esplodere.
Senza esitare Roberta abbasso’ la lampo e il cazzo schizzo fuori come una molla..zack…e lei subito lo prese in mano e successivamente in bocca…dicendo, mi consente di leccarlo ? Ma certo signora, non chiedo di meglio.
Intanto l’amica sul divano incominciava a lisciarsi una tetta con la mano mentre l’altra era giu’ sulle mutandine che si dimenava…, guardando l’amica succhiare il cazzone di Mario gia’ aveva la figa bagnata e non osava andare dai due che giocavano a pochi metri…ma dopo averlo ciucciato un po’ quel cazzo, Roberta decide di far partecipe anche all’amica e la chiama…Flora dai che c’e’ n’e’ per tutte due , vieni…!! poi la bacia e indirizza la bocca sul cazzo umido di saliva …cosi insieme lo leccarono e insieme si toccavano le fighe , succhiavano il cazzo e si baciavano, le lingue giocavano come trottole attorno quel cazzo , poi Roberta si abbasso’ verso flora e incomincio’ a leccare la figa
E mentre Flora continuava a succhiargli i cazzo, Mario con le dita incomincia a giocare nella figa e nel culo di roberta che si era messa alla pecorina.
Per un po’ di minuti continuarono cosi’…poi Roberta finisce di leccare la figa di flora e si alza allunga le mani nel cazzo dicendo, adesso la sua figa e’ bagnata al punto giusto, pronta per accogliere te !!…e quindi con la mano spinge il cazzo nella figa di flora…
E mario con colpo secco lo mise dentro dicendo : Tutto per te !!
Mario cosi’ incomincio’ a scoparla..ma roberta, non rimase a guardare , anzi si abbasso’ sotto i due e mentre il cazzo scopava flora, lei con la lingua leccava tutto .
Quel cazzo entrava ed usciva e quando usciva l’aspettava la lingua di roberta…che succhiava tutto cio che trovava.
Adesso lo voglio io !! disse Roberta, si mette alla pecorina ed esclama , sfondami !!
Mario non se lo fece ripetere due volte, intanto flora incomincia a slinguarsi Roberta finche’ Mario esclama, adesso ti aspetta il culo !! …esce il cazzo e dopo averlo bagnato di saliva , lo infila nel culo di Roberta che con un grido esclama : siiii !! sfondami falegname , hai un cazzo duro come il legno, sfondami, fammelo sentire quanto e’ duro..e poi; godooooooooooooo !!
Dai bastardo falegname , sfondami, sfondami, fammi sentire questo cazzo duro , dai che vengooooo
Cosi’ Mario con un cazzo pronto come un vulcano in eruzione esce da quel culo ormai bagnato come un bigne’ alla crema…e porta ilcazzo alla bocca delle due donne , esclamando : troie adesso e’ pronto per sborrare, succhiate tutto…e sbrasch !!…esce uno schizzo caldo e possente che riempie le due bocche assetate.
Le due donne leccano fino all’ultima goccia e tra uno scambio di baci e lingue, puliscono perfettamente tutto il cazzo, bevendo tutto quel nettare delizioso.
Accarezzandosi dolcemente con le mani , le due donne e il falegname stanchi e appagati si rilassarono sfiniti.. tutti insieme sul divano.

In giro nel parco

 

Appena ho un momento libero ne approfitto per uscire con la mia fidata macchina fotografica, carico qualche obbiettivo nello zaino e vado in giro alla ricerca di qualche buon soggetto da immortalare. Di solito porto uno zoom tuttofare per le foto di street o reportage, un macro per fotografare fiori e insetti e un altro zoom tele per i soggetti più lontani. Con questi tre obbiettivi riesco ad affrontare ogni situazione. Spesso non ho voglia o tempo di spostarmi molto per cui mi limito ad andare semplicemente sulla spiaggia di fronte a casa mia o in un parco poco distante. Un sabato pomeriggio di dicembre decisi di andare nel parco, poco prima della chiusura, per cercare qualche bel soggetto da fotografare con la luce dorata del sole prossimo al tramonto. Il parco era praticamente deserto, salutai i custodi all’ingresso e mi inoltrai nei vialetti alberati. All’interno del parco c’è anche un laghetto artificiale e di fianco una piccola collinetta ottenuta con la terra dello scavo del laghetto. Si può salire fino in cima alla collinetta percorrendo un vialetto che partendo dalla base in un paio di tornate arriva al culmine da cui si può discendere da una scalinata. Il mattino il parco è molto frequentato da podisti e da gente che ha voglia di fare un po’ di movimento, mentre all’imbrunire ci sono solo anziani che chiacchierano e coppiette in cerca di intimità. Queste ultime si concentrano principalmente sulle panchine nel vialetto che sale sulla collinetta, dove la vegetazione le copre da sguardi indiscreti. Quel pomeriggio però non c’era nessuno ed io mi aggiravo nei vialetti fotografando qualche timido fiorellino invernale o qualche foglia dall’aspetto insolito. Ad un tratto mentre ero chinato a fotografare un fiore sentii un chiacchiericcio provenire alle mie spalle. Era una coppietta di adolescenti che si dirigeva verso la collina. Camminavano abbracciati verso di me sorridendosi e scambiandosi qualche bacio. Decisi di riprenderli così, nonostante avessi un’ottica macro a focale fissa,  puntai l’obbiettivo e scattai un paio di foto. Man mano che si avvicinavano l’inquadratura si restringeva sempre di più e, quando furono a 4-5 metri, li riprendevo in primo piano. I due si accorsero che li fotografavo ma non si mostrarono infastiditi, anzi si arrestarono e la ragazza sfoderò un sorriso sfrontato e sbarazzino. Continuai a scattare divertito e contento di avere trovato due modelli spontanei e disponibili. Feci loro cenno di attendere un momento e velocemente cambiati obbiettivo alla macchina montando lo zoom 24-70 che mi avrebbe consentito inquadrature a figura intera senza dovermi allontanare dalla coppia.  I due cominciarono a mettersi in posa facendo mille espressioni diverse. Lei fece un palloncino con il chewing gum che stava masticando, subito imitata dal ragazzo, poi si baciarono ancora ed infine si abbracciarono tenendo il viso rivolto verso la macchina. In pochi minuti scattai numerose foto. Poi feci per ringraziarli e salutarli ma mi chiesero di aspettare perché volevano fare altre foto. Acconsentii volentieri inquadrandoli di nuovo con la macchina. Questa volta però non fecero le espressioni buffe e spensierate che avevano fatto prima. Lui si mise in piedi mentre lei si inginocchiò davanti a lui cingendogli le gambe con le braccia e guardandolo con il capo sollevato. Poi si piazzarono l’una davanti all’altro e lui la cinse da dietro posizionando una mano sull’orlo dei suoi jeans. Insomma erano pose da modelli di pubblicità sexi. Scattai lo stesso riservandomi poi di scegliere quelle che mi piacevano. Terminai gli scatti, chiesi loro un indirizzo mail per mandargli le foto e li salutai.  Ripresi il mio giro nel parco alla ricerca di qualche altra immagine da portare a casa. Gironzolai un po’ quindi decisi di andare in cima alla collinetta fare qualche ripresa con lo zoom 70-200. Imboccai il vialetto che portava alla cima e dopo cinque minuti ero arrivato alla sommità. Innestai lo zoom e cominciai a scrutare dal mirino alla ricerca di soggetti da riprendere, magari un uccello posato nella vegetazione sottostante. Scrutando nel folto inquadrai invece la coppietta di prima. Erano seduti su una panchina a circa 15-20 metri da me e si scambiavano abbracci ed effusioni. Regolai lo zoom alla focale massima e decisi di fare un po’ il guardone. I due erano avvinghiati e lui le aveva già infilato una mano sotto il maglioncino per toccarle il seno. Le bocche erano incollate e le lingue frugavano avidamente. La ragazza teneva le mani intorno alla testa del fidanzatino mentre questi continuava a carezzarle il seno. Poi le prese una mano e se la mise sulla patta dei pantaloni invitandola a toccargli il membro. La ragazza non si tirò indietro, anzi vedevo benissimo che con la mano tastava il membro ormai duro del ragazzo seppure da sopra la stoffa. Lui si fece più audace e le sollevò il maglioncino per succhiarle il seno. Vidi due belle tette spuntare fuori dal reggiseno e sparire in bocca al ragazzo. Lui le succhiava alternando l’una e l’altra mentre lei muoveva la mano sempre più velocemente sul suo membro costretto nella morsa dei pantaloni. Ad un certo punto lui si staccò e incapace di resistere ulteriormente si sbottonò i pantaloni, aprì la zip tirando fuori il cazzo duro. La ragazza diede un rapido sguardo intorno per accertarsi se arrivasse qualcuno poi, vedendo che non c’era nessuno, impugnò il cazzo del fidanzato muovendo la mano velocemente. A lui però una sega non bastava, voleva di più. Con movimento dolce ma deciso, posò una mano sul capo della ragazza spingendolo verso il basso. Lei lo assecondò e posò la bocca sul membro turgido. Io continuavo a godermi la scena dal mirino della macchina fotografica eccitato dello spettacolo e dal vedere senza essere visto. Scattavo foto e mi sembrava di guardare come dal buco di una serratura. Il ragazzo teneva sempre le mani tra i seni della ragazza che chinata continuava a fargli un pompino. Continuarono così per un po’ fin quando lei sollevo la testa e disse qualcosa all’orecchio di lui. Si alzarono entrambi e la ragazza si sbottonò i jeans abbassandoli alle caviglie, si chinò dando le spalle al ragazzo e, poggiando le mani sulla panchina, gli offrì  la fica spalancata. Lui le fu subito dentro iniziando a darle colpi vigorosi. Fu in quel momento che la ragazza volse il capo nella mia direzione e, forse per un luccichio del sole morente sulla lente del mio obbiettivo, mi individuò. Staccai subito la macchina dall’occhio abbassandola e pensando che i due avrebbero detto o fatto qualcosa; non accadde nulla  invece, i due continuarono come se nulla fosse. Riavvicinai l’occhio al mirino e  inquadrai di nuovo la scena. Vidi la ragazza che teneva la testa rivolta verso di me e mi sorrideva mentre il ragazzo da dietro continuava a stantuffarle la fica. Ad un certo punto la piccola esibizionista mi fece anche un cenno con il pugno chiuso ed il pollice alzato come a dirmi: è tutto ok. Ero un po’ perplesso dall’audacia dei due giovani amanti appassionati. Il ragazzo pompava con foga tenendo le mani strette ai fianchi della ragazza mentre le tette ballonzolavano per i colpi del focoso amante.  I due continuarono ancora per un po’ poi lei si alzò e disse al ragazzo di sedersi sulla panchina, poi voltatasi nella mia direzione, spalancò le gambe e si sedette anche lei sul cazzo ritto del fidanzato. La vedevo cavalcare infilata sul palo di carne mentre con una mano si toccava le mammelle e con l’altra si sditalinava la fica. Era uno spettacolo travolgente per la furia con la quale i due ci davano dentro e per la bellezza del corpo della ninfetta. Improvvisamente si fermarono e lei sempre stando seduta sul cazzo ritto disse qualcosa al ragazzo, li vidi parlottare mentre lei non cessava di muovere il bacino, poi la sentii gridare verso di me: “Ehi fotografo non startene tutto da solo, vieni qua a farti una sega!” Ebbi un attimo di smarrimento per la sorpresa ma poi, incapace di ragionare, abbandonai la mia posizione dirigendomi verso i ragazzi. “Dai tiralo fuori e facci vedere come te lo meni, lo so che ci stai guardando da una vita e che vorresti scoparmi come fa lui.” Come un automa abbassai la lampo dei pantaloni e tirai fuori il cazzo duro e bagnato. Cominciai a farmi una sega mentre i due avevano ripreso a scopare furiosamente. Lei aveva ricominciato a cavalcare furiosamente mentre con la mano si tormentava la fica oscenamente aperta e penetrata dal cazzo del compagno. Teneva gli occhi fissi sul mio cazzo che mi menavo furiosamente. Improvvisamente lei venne e solo perché lui fu lesto a tapparle la bocca non urlò.  Andammo avanti ancora per un po’ fin quando il ragazzo disse che stava per venire. Allora la ragazza si alzò dal suo cazzo e si mise in ginocchio prendendoglielo in bocca, quindi mi fece cenno di avvicinarmi. Obbedii e lei prese a spompinare anche me. Prendeva in bocca alternativamente i due cazzi masturbandoci contemporaneamente. Venimmo insieme irrorandole il viso di sperma caldo. Ci sedemmo tutti e tre sulla panchina. “Voglio tutte le foto” mi disse lei.

 

Buon Natale Matteo!

Avevo guidato poco meno di un paio di ore ed ero finalmente arrivata sotto casa dei miei amici, approfittando dell’assenza dei bambini, senza essere vista, avevo scaricato i doni dalla macchina e proposto a Lupin una simpatica gag notturna …

Quando tutti dormiranno indosserai l’abito di babbo natale ed io ti farò qualche foto con il mio cellulare immortalandoti mentre entri dalla finestra e poni sotto l’albero i regali, così alla mattina, quando i bambini si alzeranno, non solo saranno felici dei regali, ma anche delle foto che sono riuscita a fare a Babbo Natale, che ne dite? La moglie fu entusiasta della cosa, ma sottolineò immediatamente di non contare su di lei in quanto era stanca e sarebbe crollata subito dopo la cena, Lupin invece per strappare un sogno ai bambini accettò immediatamente il ruolo.

L’indomani ci sarebbero stati moltissimi bambini a pranzo e le foto avrebbero acceso sicuramente la loro immaginazione, l’ idea avrebbe quindi di certo fatto parlare con un notevole entusiasmo molti di loro, già li immaginavamo sparlottare di Babbo Natale sotto l’immenso albero in sala splendido come ogni anno, con il presepe posto ai suoi piedi curato in ogni minimo dettaglio ed il suggestivo coro degli angeli, che contribuiva a rendere tutto così fiabesco e magico … sapevamo sarebbe stato un vero “capolavoro” così quando tutti furono a dormire, io e Lupin, iniziammo a mettere i doni nei vari sacchi di juta, incollai la barba e lo invitai ad andare a vestirsi nella sua stanza – rimanendo d’accordo che il colpo di tosse di Babbo Natale avrebbe annunciato il suo ingresso dalla finestra – corsi a spegnere le luci e sgattaiolai nella mia camera, non avevo infatti detto a nessuno che avrei atteso quel magico vecchio dalla lunga barba bianca, vestita da angioletto, oddio … l’intento era di essere un angioletto, ma i miei stivali bianchi sino alle ginocchia, le calze color carne , la minigonna ed il top di latex color ghiaccio arricchiti di ali piumate e una rete d’orata tutto facevano tranne che farmi apparire così paradisiaca, mi misi così dietro la porta e aspettai il segnale stabilito, cenno che tardò ben poco a farsi sentire, fotografai la finestra aperta, e il vecchio uomo che faceva entrare i pesanti sacchi, lo immortalai mentre posizionava i pacchettini tra le luci, bisbigliandogli di tanto in tanto un “gira il viso” – “fatti vedere di più” -”chinati” – “alzati”

tutto era perfetto, l’atmosfera unica e io usci finalmente dalla stanza, lasciando Babbo Natale di stucco per qualche attimo “Lucreziaaaaaaaa, ma come ti sei conciata? sei bellissima!” “fatti fare qualche fotografia pure tu!!” – “solo le ali da dietro …dai!! ” mi fece così’ qualche foto, commentando qualche mia posa non troppo puritana, risi chiedendogli se con un viso come il mio poteva mai aspettarsi qualcosa di troppo serio, abbassò gli occhi, accennando ad un lieve sorriso, sorriso che io mi apprestai a sfiorare con le dita, mentre avvicinando la mia bocca alla sua sussurravo ”Lupin, tra le mille cose, ho dimenticato il tuo regalo a casa, credo sia giusto farmi perdonare ora non trovi?” scostai la barba e presi a frugarlo con la mia lingua, mordendo le sue labbra morbide e maliziose, i miei occhi entrarono dentro i suoi ed io mi ritrovai a spogliare quel Babbo Natale molto velocemente, mentre lui era altrettanto preso a denudare l’angelo più peccaminoso del paradiso, le mie gambe strusciarono e si intrecciarono con le sue, le mie unghie rigarono le sue spalle, i suoi denti mordicchiavano il mio collo, i miei seni eccitati, i brividi percorrevano i nostri corpi, le nostre voglie come l’intermittenza delle luci si alternavano in noi, il suo respiro si intrecciava al mio e i suoni sussurrati tra un bacio e l’altro sembravano vere e propri ululati. Eravamo finalmente distesi sul tappeto, persi e dispersi tra i nostri desideri, io strusciavo il mio corpo sul suo lentamente, la mia lingua lo tesseva in ogni sua parte, godendo di quel suo irrigidirsi, di quel suo membro ormai indecentemente voglioso e duro, So che non dovrei chiederlo ad un angelo, ma desidererei che tu lo prendessi tra le tue labbra Lucrezia, non chiedevo di meglio, feci scivolare la punta della mia lingua dal suo petto verso il basso, solleticando la sua punta che mi seguiva come impazzita, percorsi il suo nervo e raggiunsi i suoi testicoli, li avvolsi con la mia saliva, mordendoli, succhiandoli, mentre lui stringeva i pugni e mi diceva di non fermarmi, continuai così per qualche altro attimo, poi risai sull’asta del piacere, feci sparire il suo membro nella mia gola diverse volte , per poi alzarmi e restare in piedi a guardarlo pochissimi attimi, le sue mani accarezzarono i miei stivali , mentre io scostai lievemente la brasiliana che indossavo , mi chinai su di lui, presi tra le mie dita il suo membro e ci scivolai sopra, godendomi ogni suo centimetro, ogni sua vena, godendomi il suo viso, le smorfie della sua bocca priva di saliva, piano, pianissimo scesi e salì sopra al suo crea popoli, sino a godere insieme …

lo baciai dolcemente rialzandomi, per poi svignarmela sola soletta nella mia stanza

“Buon Natale Matteo!”, dissi chiudendo la porta.

… già Buon Natale!

Tina e lui quinto atto

Come avevo promesso vi racconto un’altra vecchia storia.

In occasione di una vacanza a Parigi, avevo saputo dell’esistenza di una sauna mista frequentata da uomini, ma anche da qualche donna e da travestiti, a me sono sempre piaciuti, la loro femminilità scoppia fuori dai loro corpi e sono capaci di esaltarla al massimo, inoltre l’esperienza col dottore (vedi storia precedente) mi aveva fatto tornare la voglia di assaporare un bel cazzo.

Ne ho parlato con la mia porcellina e, siccome la cosa la eccitava, ci siamo andati.

Il locale non era molto grande, su due piani con cabine private ma anche una grande stanza con specchi e vetri, così chiunque poteva assistere.

Siamo andati di sabato pomeriggio ed era piena di uomini ma anche molti travestiti, donne nessuna, quindi la mia Tina era al centro dell’attenzione già al suo ingresso.

Si era cambiata in uno spogliatoio riservato alla preparazione dei travestiti e, dopo, mi ha confessato che era molto eccitata a vedere queste stupende creature col cazzo che usciva dai microscopici tanga, quindi quando è uscita era tutta bagnata sotto all’asciugamani che aveva intorno alla vita, le splendide tette invece erano fuori alla vista di tutti.

Lentamente siamo scesi nel sottosuolo e dopo aver distrattamente guardato un film porno su uno schermo, lei è entrata nella stanza con specchi e vetri per mettersi in mostra.

Immediatamente fuori la folla di uomini è aumentata e tutti col cazzo in mano mentre sbavavano, senza sapere che sarebbe bastato entrare, ma evidentemente a loro piaceva anche così!

Vedere Tina così ammirata mi ha fatto eccitare a dismisura e, quando una travestita si è avvicinata, non ho resistito ed ho cominciato ad accarezzarla, dopo qualche bacio le ho chiesto se voleva entrare con me per raggiungere Tina ed ha subito accettato.
Appena dentro le ho tolto il reggiseno ed ho scoperto due tette piccole, solo accennate ma deliziose, quindi dopo un po’ di bacini sono sceso giù ad occuparmi del gioiello della deliziosa Sophie.

Con la coda dell’occhio ho visto Tina molto eccitata da questo gioco e soprattutto fuori i cazzi in movimento aumentavano sempre più, davvero fantastico; a quel punto ho cominciato a leccare il bel cazzo e subito dopo l’ho preso in bocca mentre Tina si sgrillettava a più non posso e si avvicinava a noi molto interessata a ciò che avevo in bocca e quasi subito me lo ha tolto ed ha cominciato ad occuparsene lei ordinandomi di leccarle la fica da bravo cagnolino!

La porca stava proprio godendo perché colava come una fontana ed io ero felice di bere tutto, però sapevo che non avrebbe resistito molto, infatti poco dopo si è messa alla pecorina ed ha chiesto a Sophie se voleva scoparla, ma lei ha detto che non voleva la fica, ma il suo buchetto dietro. Naturalmente Tina non ce la faceva più ed ha accettato, ma prima mi ha ordinato di stare sotto a guardare come si faceva inculare da un’altra donna e di leccare tutto quello che usciva.

Godeva come una pazza e il fatto che tanta gente stesse guardando la rendeva ancora più porca, infatti ad un certo punto quasi al massimo del piacere sono cominciate a scendere le prime gocce di pipì che mi ha ordinato di bere, era la prima volta per me, ma devo dire che non mi è dispiaciuto affatto….all’inizio, perché dopo è uscito un getto davvero forte che ho avuto difficoltà ad ingoiare, ma con Tina che mi leccava il cazzo…..ho buttato tutto giù, davvero una leccornia!

Abbiamo goduto come pazzi e quando siamo usciti siamo andati direttamente a farci una doccia e dopo un bel tea ristoratore….

Anche questa è una storia assolutamente vera, ma non è finita qui, abbiamo avuto tante altre esperienze, che forse vi racconterò e tante godute, finché …….è diventata mamma e presa dai gemelli (eh si ne sono arrivati due insieme!)  o forse dalla sua maternità, pian piano ha scordato le stupende esperienze esibizionistiche e non solo…

Oggi il nostro rapporto si è molto raffreddato, praticamente facciamo vite separate, frequentiamo persone diverse, lei casa-chiesa-opere pie ed io sono qui a ricordare e, pur se ho scoperto che scrivere queste avventure così intime mi eccita molto, mi fa soffrire pensare che tutto questo non succederà più!

A meno che non riesca a trovare una signora che voglia diventare prima di tutto mia amica per dividere viaggi e vacanze e poi provare a ricreare insieme situazioni così intriganti per entrambi.

Sarà possibile? Io ci spero sempre ed aspetto commenti o proposte, mi potete inviare email al: [email protected] per corrispondenza e scambi di sogni e desideri. Io continuo a sognare ma vi aspetto e chissà…..

 

LA FORMULA DEL PIACERE [(CULO + CAZZO) + (CAZZO + CULO)]

LA FORMULA DEL PIACERE
[(CULO + CAZZO) + (CAZZO + CULO)]

by
BlueJack

Ecco a voi, un erotico racconto dedicato ai bei tempi del liceo, e delle okkupazioni scolastiche…buona lettura.

Ogni anno al liceo D’Annunzio, nelle due settimane che precedevano le vacanze natalizie, organizzavamo un’occupazione scolastica, e non tanto perché in quel periodo dell’anno vicino al Natale, ci sentivamo più motivati verso i problemi scolastici, politici o sociali in generale, tanto da organizzare un’occupazione. Ma perché ogni anno, arrivati a dicembre, eravamo esausti di interrogazioni, compiti in classe, e ore ed ore passate sui libri. Perciò, ogni anno, con l’occupazione davamo un taglio a tutto.

Durante il giorno, in quelle nostre giornate auto gestite da noi studenti, organizzavamo dei laboratori di studio collettivo, oppure delle discussioni, sui temi forti che ci circondavano di carattere politico e sociale. Infondo, anche in quelle giornate ci si imparava qualcosa.
Di notte invece, le uniche lezioni, l’unico argomento, era il sesso, il puro libero sfrenato piacere.
Dalla mezzanotte in punto, alle sei del mattino del giorno dopo, lungo i corridoi, nelle aule, nei laboratori, nella palestra, nei bagni, e persino nell’aula insegnati del liceo D’Annunzio, c’erano soltanto ragazzi e ragazze che giravano nudi e crudi, e che si accoppiavano nei modi più possibili e immaginabili.
In ogni classe che entravi, c’era una vera e propria orgia in atto. Se volevi, potevi rimanertene da parte a guardare tutto quel guazzabuglio di corpi, di culi, tette, cazzi e fiche che ci davano dentro senza ritegno. Oppure, se volevi, potevi avvicinarti e ficcarti dentro. A volte, c’era persino la gara di chi organizzava l’ammucchiata più numerosa. E una volta, ricordo ancora che si arrivò ad organizzare una mega orgia in palestra, con tutti i studenti presenti all’occupazione. Se non ricordo male, eravamo in tutto un’ottantina tra ragazzi e ragazze. Provatevi soltanto immaginare ottanta adolescenti con gli ormoni a mille, appena maggiorenni, che ci danno dentro in una mega studentesca scopata di gruppo.
Durante quelle occupazioni, riuscivi a sfogarti ogni genere di prurito sessuale. E scopare, durante quelle notti era tassativamente obbligatorio. I studenti che alla mezzanotte in punto non accettavano di spogliarsi nudi, venivano sbattuti fuori dal liceo e potevo rientrare solo la mattina seguente.

Quella notte, io e Lucio c’è ne stavamo rinchiusi per conto nostro nell’aula di matematica, con Katia e Vanessa, due nostre compagne di studi.
Avevamo appena concluso una bella scopata in quattro, quando a un certo punto Katia se ne esce con una novità.
“Vi va di provare la formula del piacere!?” esclamò, guardando me e Lucio.
“Che roba è?” le chiesi io, e lei sorridendo si alzò in piedi raggiunse la lavagna e afferrato un gessetto, iniziò a scrivere una formula matematica alquanto strana.

[(CULO + CAZZO) + (CAZZO + CULO)]

“Che roba è?” le domandai di nuovo io.
“E’ una cosa che abbiamo provato ieri, con due della sezione G!” ci rispose Vanessa.
“Vi va di provare?”domandò poi Katia.
“Se è una cosa per godere, volentieri!”rispose Lucio per tutti e due. E così le ragazze ci invitarono a seguirle alla lettera, e fu Vanessa che cominciò a dare le istruzioni.
Seguendo Vanessa, io e Lucio ci distendemmo a terra, incrociando le gambe, e mettendo i nostri genitali uno addosso all’altro. La sensazione non mi fu piacevole.
“Ma che roba è?” protestò Lucio, con le sue palle e il suo uccello attaccato al mio.
“Se è una roba gay, io non ci sto!”mi misi a brontolare io. Lucio era il mio migliore amico, gli volevo bene, ma non mi andava proprio di fare porcherie con lui, e lui era della mia stessa medesima idea.
“Fidatevi ragazzi!” ci tranquillizzò Katia.
“Però per prima cosa questi due cazzi devono stare belli dritti!” esclamò Vanessa, che piegandosi sui nostri piselli afflosciati, iniziò prima a leccarceli, poi a spompinarceli, e quando i nostri soldatini iniziarono a mettersi sull’attenti, con le sue tette belle sode iniziò a massaggiarceli.
“Voilà!!!” esclamò a un certo punto. Io alzai gli occhi e vidi il mio cazzo eretto, contrapposto al cazzo eretto del mio migliore amico. I nostri due membri erano come due soldatini sull’attenti che si stavamo appoggiando reciprocamente di schiena.
“Ora possiamo cominciare!” sussurrò maliziosamente Vanessa, guardando Katia, e subito dopo si mise a cavalcioni sopra il mio amico, appoggiando il suo bel culo al suo cazzo eretto. Alzai lo sguardo, e vidi il cazzo del mio amico, incastonarsi tra le sode chiappe di Vanessa.
Katia si avvicinò, si mise sopra di me, e fece la stessa medesima cosa che Vanessa aveva fatto con il mio amico.
“Adesso siamo tutti quanti pronti!” esclamò Katia sopra di me, sbattendomi le sue tette in faccia.
“Pronti a fare cosa?” domandai io, già eccitato da quel particolare spinto gioco che stava per iniziare.
“A fare questo!” mi risposero tutte e due in coro, e tutte e due, iniziarono prima a comprimere i loro culetti una addosso all’altra, e poi a muoversi su e giù.
E nel bel mezzo di quei due culi contrapposti, che si muovevano su e giù lentamente, c’erano i nostri due cazzi, spiaccicati uno sull’altro, stretti quasi da far male in quella morsa di chiappe.
Iniziai a godere, e non soltanto io. Le ragazze ci stavano massaggiando, masturbando, scopando con i loro stessi culetti.
Godevo, godevo come un pazzo. Godevo come non avevo mai goduto. Godevo nel sentire il culo di Katia spingere sul mio cazzo, godevo al contatto con quelle quattro chiappe, con quei due culi, e persino il calore che emanavano mi faceva godere. E anche se mi vergognavo ad ammettere persino a me stesso, godevo anche nel sentire il contatto con il cazzo eretto del mio amico, e con le sue stesse palle gonfie, spiaccicate sulle mie. Mi facevano godere le tette di Katia che avevo in faccia, le mie mani che toccavano il suo culo, ma soprattutto la consapevolezza che in quel perverso gioco a quattro, non stavo godendo soltanto io, ma tutti, tutti e quattro.

Il primo a venire fu Lucio. Dal suo cazzo eretto, spiaccicato al mio, eruttò un fiotto di sperma, che ricadde inondando il suo e il mio di membro.
“Scusa amico…” sussurrò lui, con la voce soffocata dall’eccitazione.
“Di niente…”risposi io. Quella cosa, quel suo sperma caldo, più che infastidirmi mi aveva eccitato ancor di più.
Eruttai anch’io, e subito dopo tornò a sborrare pure lui. Sborravamo in continuazione, ma i nostri cazzi continuavano a rimanere eretti, e le nostre palle gonfie. Ci insozzavamo a vicenda, sporcando contemporaneamente i culetti delle ragazze, e tutto quel sperma eruttato andava a lubrificare la meccanica di quel nostro perverso gioco.
A un certo punto, le ragazze aumentarono la velocità e l’intensità di quel loro sbattersi e muoversi di culi. Ad un tratto, sopra di noi parevano due indemoniate. Con quei due loro sodi culetti sembravano volerci spiaccicare i nostri due cazzi, da tanto che ci stringevano nella calda morsa delle loro chiappe. E noi due, io e il mio amico, non facevamo altro che godere e sborrare, sborrare e godere.

Non ricordo più quanto durò il tutto. Il piacere ti fa perdere persino la condizione del tempo. Ricordo che ad un certo punto sentì un liquido caldo, colpire il mio uccello e iniziare a scorrere giù fino alle mie cosce, alle mie palle.
“Ma che stai facendo!?”gridò Katia all’amica.
“Scusatemi…”rispose Vanessa. “Ma quando sono eccitata di brutto non riesco a trattenere la pipì!”
“Falla!” gridai io.
“Che cosa!?” mi domandò lei.
“PISCIAAA!!!” gridò estasiato Lucio.
“Se lo fai tu lo faccio anch’io!!!” mormorò Katia a occhi chiusi.
“Okay…”le rispose Vanessa, e tre secondi dopo, due getti caldi iniziarono a colpire i nostri cazzi spiaccicati uno sull’altro.

Andammo avanti così. Con le due ragazze che continuavamo a masturbarci con i loro due culetti, e a inondarci con la loro urina, mentre io e Lucio non facevamo altro che godere e sborrare, sborrare e godere.
Andammo avanti così, fino alla fine, fino all’apice del piacere più intenso. Fino che le ragazze stesse, stremate da quell’originale perverso gioco a quattro non si abbandonarono esauste su noi stessi.
Quando mi sono rialzato in piedi mi sono avvicinato alla lavagna dove Katia aveva scritto quella formula, e con un sorriso divertito sulle labbra la tornai a rileggere.

[(CULO + CAZZO) + (CAZZO + CULO)]

C’era una cosa che Katia si era dimenticata di scrivere. Il risultato. Afferrai così il gessetto e lo scrissi io.

= GODIMENTO SICURO
Fine

Cari amiche e cari amici, spero che questa mia adolescenziale storia vi sia piaciuta.
Lasciate un commento, voi che di qui passate.
Come dico sempre io, la cosa più divertente nel postare racconti erotici, sia per chi scrive che per chi legge, è il scambiarsi reciprochi commenti dove tra amici sconosciuti (come lo siamo noi) ci si diverte a discutere sulle più proibite erotiche fantasie che noi tutti infondo abbiamo.

Un abbraccio, a presto.
BlueJack