UNA ZIA PORCELLA (Prima Parte)

 

 

E’ davvero una bella cavalla.
Questo è stato il commento che ho sentito su di lei quella sera.
Non che possa trovarmi in disaccordo, anzi, solo che il termine non mi piace troppo, ha l’aria di
essere qualcosa di spregiativo e siccome io le donne in genere le adoro preferisco usare altri
aggettivi più consoni.
Comunque il tutto è accaduto in un centro commerciale in città.
Ci ero andato solo per godermi un po’ di aria condizionata e per dare una sbirciata alle vetrine ed
invece ho avuto l’occasione di sbirciare ben altro.
Stavo guardando una magnifica vetrina di intimo femminile, altra mia grandissima passione, ed ero
un po’ perso con la testa tra pizzi, merletti, tanga, reggiseni, calze velate ed altri “ammennicoli” del
genere.
Il difficile è immaginarli indossati dal corpo giusto ma mettendomi d’impegno ci riesco piuttosto
bene.
Il commento lo fanno due ragazzi che, fermi davanti alla vetrina successiva, stanno osservando con
notevole interesse qualcosa
all’interno.
Incuriosito mi avvicino facendo finta di niente e do un’occhiata anch’io.
Alla faccia del bicarbonato di soda, si tratta davvero di un bellissimo esemplare, direi se
concordassi con il termine usato dai due.
Dico invece che si tratta di una bellissima donna: circa quarant’anni, mora, capelli lunghi fino a
metà schiena, abbronzata ma non troppo, ovvero quella magnifica tonalità caffellatte che valorizza
la pelle, un bel seno che tende una semplice camicetta bianca, un sedere “a mandolino” da urlo
inguainato da una gonna nera piuttosto attillata, due gambe da modella infilate in sandali dal tacco
alto e, guarda guarda, un sottilissimo braccialetto da caviglia; uno spettacolo.
E lo spettacolo è anche migliore perché sta scegliendo tra una decina di completini vari che in
genere definisco “da sesso”.
Non posso fare a meno di restare a guardarla ed immaginare quale potrebbe acquistare, mentre i due
ragazzi si allontanano: lo spettacolo è troppo poco esplicito per interessarli.
Io invece persevero, rimango ad ammirarmela finché non decide l’acquisto.
Strano ma vero è lo stesso che le avrei scelto io, una guepierre completa di reggicalze, tutto di raso
bluette con bordura in pizzo sempre bluette ma di una tonalità leggermente più chiara e con coppe a
balconcino, calze (e dico calze, non autoreggenti) in tinta, sottilissimo tanga satinato ed collarina in
tinta con un piccolo fiocchetto turchese.
Accidenti, beato l’uomo che ammirerà lo spettacolo.
Si fa impacchettare il tutto, paga ed esce.
Non resisto alla tentazione di seguirla per un tratto, anche perché ha un modo di ancheggiare che è
tutto un programma.
Si ferma davanti a varie vetrine; controlla la merce esposta; entra in un negozio; si accende una
sigaretta ed io sempre dietro.
Come pedinatore devo essere proprio una schiappa perché dopo una decina di minuti si è
perfettamente accorta che la stò seguendo, ogni tanto si volta e dà una sbirciatina controllando se ci
sono.
Porca miseria, non solo non protesta e non fa niente per seminarmi, ma alla vetrina successiva, dopo
l’ennesima sbirciata, con la scusa di controllare una cosa sul fondo della vetrina si piega a novanta
gradi spingendo il culetto in fuori e piazzandolo direttamente sulla linea di tiro dei miei occhi.
Chissà, forse le piace farsi ammirare.
Invece, al negozio successivo, appoggia la borsa per guardare un
paio di prodotti e poi si allontana senza riprenderla.
Come scusa è vecchia come il mondo ma questo non fa differenza: scatto veloce, afferro la borsa e
la seguo.
La riprendo fuori dal negozio e mi avvicino.
Facciamo le presentazioni, lei si chiama Adriana e partono le solite smancerie, i soliti complimenti,
le solite cosette varie più la punzecchiata finale “Sarebbe stato un peccato perdere un completino
bello come questo.”
“Nessun imbarazzo da parte sua ne tantomeno un gesto di meraviglia riguardo al fatto che cosa c’è
nella borsa.
“Piace anche a te questo tipo di biancheria?” chiede.
“Eccome, l’adoro! Anche se a dire la verità preferisco ammirarla dal vivo e, come dire, con il…
ripieno giusto.”
Espressione maliziosa da parte sua: allarga leggermente le braccia e sussurra:
“Un ripieno così andrebbe bene?”
Cosa dovrei rispondere, secondo voi?
“Assolutamente perfetto!”
Le prendo la borsa della merce e le porgo il braccio, lei si appoggia leggermente e partiamo.
Strano ma vero, il beato che godrà della vista di quell’articolo sarò proprio io.
In meno di un quarto dora siamo a casa sua.
Lascio la macchina in garage e saliamo con l’ascensore.
Durante il tragitto abbiamo chiacchierato del più e del meno come due semplici amici, senza
nessunissimo gesto compromettente.
Arrivati nel suo appartamento ci sediamo in salotto continuando a parlare; dopo una decina di
minuti di chiacchiere sempre più tendenziose, la maggior parte riguardanti la biancheria intima
piccante fa la sua mossa.
“Vuoi qualcosa da bere?” mi chiede,
“Caffè, te…” attimo di pausa e risatina soffocata.
“…Me?”
Non posso fare a meno di ridere assieme a lei, è una battuta talmente vecchia da aver bisogno delle
bretelle per stare su.
Comunque sto al gioco.
“Te, naturalmente!”
“Mi aspetti qui per un paio di minuti?”
fa alzandosi e lisciando la gonna.
“Molto volentieri.”
Sparisce nel corridoio ed io pregusto il momento in cui la rivedrò.
Cinque minuti più tardi rientra: è avvolta in un kimono blu scuro con degli aironi grigio perla
ricamati e indossa lo stesso paio di sandali neri.
Si avvicina a me mentre mi alzo in piedi.
“A te il compito.” dice sporgendo in avanti il bacino ed indicando il nodo che tiene chiusa la
cintura.
Ne tiro i bandoli ed il kimono si apre: lei abbassa leggermente le
spalle e l’indumento cade silenziosamente ai suoi piedi.
Come avevo previsto il completino le sta a meraviglia.
Ruota lentamente su se stessa permettendomi di ammirarla dalla testa ai piedi.
Il bluette risalta sulla sua pelle abbronzata valorizzandola perfettamente.
Senza rendermene conto in un minuto me la trovo addosso in un bacio da capogiro.
Si è incollata a me come una tellina, facendo aderire ogni centimetro del suo corpo al mio.
Sento attraverso la camicia i suo i seni dai capezzoli eretti contro il petto mentre il suo pube si
strofina contro il mio con un lento movimento ondeggiante, poi si abbassa lentamente senza perdere
il contatto, mi slaccia i pantaloni e mi tira fuori l’uccello che ormai ha la densità del marmo.
Mi stimola con le labbra e la lingua poi, finalmente lo prende in bocca.
Rimango lì a godermi il servizio per qualche istante poi la prendo sotto le ascelle e la costringo ad
alzarsi.
E’ il mio turno ad inginocchiarmi avanti a le, le faccio appoggiare un piede su una sedia, scosto gli
slip ed infilo la lingua tra le sue grandi labbra; ha il pube coperto solo da una strisciolina di peli neri
larga meno di due centimetri mentre il resto dell’inguine è liscio e depilato alla perfezione.
Prendo a leccarla con passione e lei, quasi subito mi afferra la testa ruotando il ventre contro la mia
bocca.
“Dio, si! Sei bravissimo!” mormora,
“Li, leccami li, sul grilletto.”
Guida la mia testa ed io obbedisco più che volentieri.
Dopo cinque minuti di quel trattamento le gambe, le iniziano a tremare, ansima sempre più
rapidamente e, con un ultimo sussulto, viene contro la mia lingua.
E’ senza fiato, ma mi prende la mano e mi guida in camera da letto.
Mi fa distendere, scalcia via le scarpe e, dopo essersi assicurata che il mio cazzo sia duro al punto
giusto con un paio di risucchi da primato, mi scavalca e se lo infila nella fica.
Da come agisce è evidente che le piace condurre il gioco: per me di sicuro non è un problema, la
lascio fare molto volentieri.
La sento pulsare contro di me e già questo rende difficile resistere, poi inizia a cavalcare
impalandosi da sola.
Si punta contro il mio petto e agita il bacino in una danza erotica da infarto; io nel frattempo mi
dedico con la bocca alle sue
tette e con le mani al suo culo, impastandolo e massaggiandolo.
Sembra indiavolata, si sfila l’uccello dalla fica, si rigira di schiena e se lo rinfila dentro, ora ho sotto
gli occhi il suo culetto favoloso incorniciato dalle sottili striscioline del reggicalze.
L’ano palpita invitante a ritmo con la cavalcata ed io l’assaggio con un dito, lei mugola e rincula per
quanto le permette il mio cazzo infilandosi più in profondità il mio dito
“Siii!” mormora, ” Ancora!”
Eseguo prontamente ed un altro dito segue il primo.
Lei si sbatte con più forza reggendosi con una mano alle mie gambe e con l’altra tormentandosi i
capezzoli.
Con un brivido che la scuote completamente viene una seconda volta.
Non mi è mai capitata una donna come questa.
Cambia di nuovo: lascia le mie gambe e, con un rapido contorcimento, si mette accosciata sopra di
me, che continuo a tenerle infilate nel culo due dita.
Continua così per un paio di minuti, borbottando frasi prive di senso e mugolando di libidine.
Dal canto mio sto faticando un mondo a trattenermi, se non mi concede un attimo di respiro le
schizzo nella figa a tempo di record.
Per mia fortuna si è nuovamente stancata della posizione, si alza in piedi, fa un giro su se stessa e si
piazza a cavalcioni della mia faccia.
“Leccami ancora, mi piace come l’hai fatto prima.”
Per me è una benedizione, mi stava sfiancando.
La sua figa gronda di umori tanto che all’interno delle cosce le calze sono completamente intrise di
ciprigna.
Mi applico di lingua, ma questa volta un paio di passaggi sullo
sfintere anale glieli do davvero volentieri.
Lei accoglie queste attenzioni con dei mugolii più accentuati.
Mi sto impegnando su quel lavoro così piacevole quando un rumore dal soggiorno mi blocca
completamente.
Rimango lì ad orecchie tese con la lingua sul suo grilletto ad ascoltare attentamente: inutile, sono
delle chiavi che girano nella serratura della porta di casa.
Mi aspetto da un momento all’altro la fatidica frase:
“Cielo, mio marito!”
Invece lei, per quanto sono convinto abbia sentito perfettamente il rumore, se ne frega altamente, mi
passa una mano tra i capelli e mi preme la faccia verso il pube.
Per quanto sul chi vive ricomincio a leccarle il clitoride e già che ci sono le infilo un paio di dita
nella figa.
Il duplice trattamento da presto effetti e nell’arco di un paio di minuti viene di nuovo.
Cavolo, se non si può definire multiorgasmica questa!?
TRE orgasmi nell’arco di si e no un quarto d’ora!
Ma non è soddisfatta, mi ha riempito la faccia di broda calda ma vuole il resto, si piazza a quattro
zampe sul letto e sculetta nella mia direzione.
Dai, prendimi da dietro.” Mi invita.
Per fortuna la leccata e la distrazione mi hanno fatto passare il grosso della tensione, altrimenti…
Inginocchiato dietro a lei le punto il cazzo alla fica e glielo pianto dentro d’un colpo solo.
Iniziamo a muoverci contemporaneamente in qualcosa che sembra più un incontro di lotta che una
scopata.
Sono talmente immerso in quella battaglia che non mi accorgo minimamente che la porta si apre
finché la figura entrata non si piazza proprio davanti a noi.
Alzo gli occhi e mi trovo davanti una ragazzina che forse (spero) arrivi a diciotto anni.
Il rumore di prima, dunque, non era frutto della mia immaginazione.
Mi blocco nella fica di Adriana e resto impalato a guardare la ragazza che ci sta osservando con
enorme interesse nonché una buona dose di libidine negli occhi Adriana alza la testa, sorride e
“Ciao, Elisa.” dice come se niente fosse.
Al tempo, prego!
Chi cavolo è la nuova arrivata?
Il dubbio lo scioglie Elisa stessa rispondendo al saluto di Adriana.
“Ciao zia!” e si china a darle un bacio sulle labbra.
Segue un secondo bacio, un terzo, un quarto: finiscono con un lingua in bocca stile gastroscopia
mentre Adriana, tanto per mantenere l’allenamento si agito sul mio uccello.
Quando si staccano hanno il fiatone e non dalla fatica si intende.
Adriana fa sedere la ragazza sul bordo del letto e fa le presentazioni.
“Ti presento Elisa, la mia nipotina. Ogni tanto viene a trovarmi ed a tenermi un po’ di compagnia.”
immagino di che tipo.
“Non per guastare la festa, ma non ti sembra un po’ giovane?” bisbiglio all’orecchio di Adriana che,
staccatasi dal mio cazzo, si è distesa al mio fianco.
“Ha passato i 19 da un paio di mesi.”
Replica lei tranquilla: tiro un sospiro mentale di sollievo perché in effetti ne mostra più o meno 15.
“Saluta il mio amico.”
Elisa si sporge verso di me ma anziché stringermi la mano mi agguanta l’uccello e gli da una
sgrullata.
“Piacere.” dice.
Alla faccia del cazzo.
“Piacere mio” rispondo.
Elisa si volta verso sua zia.
“Mi dispiace di averti disturbato.”
Sarà vero, ma non molla il cazzo.
“Se vuoi torno più tardi.”
Adriana le guarda la mani e quello che stringe, poi sorride e le accarezza un seno attraverso la
camicetta.
“Non disturbi mai, piccola.
E visto che ci sei, hai voglia di darmi una mano?”
Ho un brivido e non capisco se si tratta di eccitazione o paura: l’idea di farmela con due fighe
contemporaneamente mi aggrada parecchio ma, avendo già sperimentato Adriana, non so mica se ci
riesco a tenerle a bada.
La ragazza sorride e fa cenno di si con la testa.
“Allora datti da fare, bambina”
Dichiara asciutta Adriana, sistemandosi il cuscino dietro alla testa, preparandosi a godersi lo
spettacolo.

 

(…CONTINUA…)