Aspettando l’ammucchiata

Al secondo appuntamento, vieni a casa nostra, che mio marito non c’è ancora.
Tu sei molto eccitato dall’idea di quello che faremo (ed anch’io, anche se cerco di non farlo capire) e
vorresti cominciare subito.
Ma io voglio aspettare che arrivi Francesco.
Ci mettiamo in salotto, a chiacchierare, ma dopo un poco tu sei visibilmente distratto dalla visione
delle mie cosce; vengono fuori prepotentemente dalla gonna, che, troppo stretta, è risalita
notevolmente.
Mi metti una mano fra le gambe, ma io sono nervosa.
Ti chiedo di smettere, perché, ti ripeto, voglio aspettare mio marito.
Ti convinci e riprendiamo a chiacchierare.
Ora la gonna è salita davvero un po’ troppo; devono proprio vedersi anche le mutandine!
Le tocchi e sotto senti un paradiso di morbidezze, già umide.
Ti lascio fare per un poco, ma poi, ritornando in me, ti blocco la mano, afferrandoti il polso, e ti
chiedo di smettere.
Ancora chiacchiere, ma ormai la mia mente è partita, il mio pensiero è al sesso, al sesso alla mia
maniera.
Ma perché tarda a venire Francesco?
Non so se riuscirò a resistere ancora!
Tu, lentamente, ma non di nascosto, ti abbassi la lampo.
Seguo i tuoi movimenti con la coda dell’occhio, un po’ sorridendo ed un po’ nervosa. Infili una
mano nella patta e afferri la minchia.
La tiri fuori.
E’ già dura.
La scoppoli completamente, poi, con tutte e due le mani, fai risalire la pelle a ricoprire il glande e la
tieni ben tesa dalla base e, malizioso, mi chiedi se mi piace.
Mi conosco bene, e perciò evito di guardarla.
“Smettila”, ti dico, con un sorrisino.
“Ma guardalo un attimo. Ti piace o no?”, insisti.
Resisto; riesco ancora a resistere.
Ed allora, piano piano, mi sfiori un ginocchio con la cappella.
Abbasso lo sguardo ed appena i miei occhi la incontrano si fanno umidi di desiderio.
Mi porto le mani al seno.
Da sopra la camicia me lo accarezzo, non perdendo di vista il cazzo e leccandomi, nel contempo, le
labbra.
Poi con la destra vengo ad impadronirmene.
Lo afferro e provo la voluttà di sentirne il calore contro il palmo della mano.
Lo scappello lentamente, poi lo ricopro e poi comincio a masturbarlo di gusto.
Con la sinistra, intanto, mi sono scoperta una tetta e me la palpo e mi strizzo il capezzolo.
Continuo ancora così per un po’, ma ora ho voglia di sentire fra le mani tutto quello che hai fra le
gambe.
Con le dita dentro la patta cerco di toccarti le palle, ma con i pantaloni ci sono delle difficoltà.
Così te li sbottono rapidamente e te li abbasso fino alle cosce. Finalmente tutto è più agevole.
Con una mano vengo a toccarti voluttuosamente fra le gambe, mentre con l’altra non smetto di
scoprirti e ricoprirti, ritmicamente, il glande.
Mi sento arrapata, con una tetta di fuori, le cosce scoperte, le labbra umide, così intenta a darti
piacere.
“Vuoi che ti succhi i coglioni?”, ti chiedo.
Certo che lo vuoi, mi fai capire!
Mi inginocchio fra le tue gambe e prima te li lecco, poi me ne infilo uno in bocca e te lo ciuccio,
dosando la forza del risucchio per non farti male.
“Dio, quanto sei troia, quanto sei brava”, ansimi,
“e come se ci fossi nata con la minchia in bocca tu!!!”.
E io te lo dimostro sempre di più, abbandonando ogni tanto le palle e risalendo con una spanna di
lingua di fuori, lungo il cazzo, fino alla punta, lasciandoti una scia di saliva.
Capisco che continuando così tu puoi venire da un momento all’altro. Richiami la mia attenzione
sulle prime gocce di liquido che escono dalla tua fessura e io corro a leccarmele.
Ma voglio che il gioco continui, così cambiamo.
“Toccami la fica”, ti faccio.
Ti alzi e mi lecchi il mento e le labbra, già lucide della mia saliva, mentre con la punta dell’uccello
mi sfreghi un capezzolo.
Io, intanto, mi tiro su la gonna e allargo le gambe.
Afferri il cavallo delle mie mutandine; è già fradicio dei miei succhi.
Lo prendi con due mani e lo strappi.
Ho un sussulto, come se mi avessi già toccato.
Affondi la mano fra le mie cosce e ti impadronisci della mia sorca.
Mi dici che è carnosa, abbondante, e che fra i peli si apre in una fessura bagnata, viscida, scivolosa,
accogliente.
Mi afferri il clitoride fra pollice e indice e lo stringi per provocarmi piacere.
“Tira fuori le tette, vacca”, mi chiedi, continuando. Io, febbrilmente, mi sbottono la camicetta, la
apro e mi esco le mammelle da sopra il reggiseno, perché so che è un modo più troiesco, più che
con il seno completamente denudato, come una verginella.
Ti lecchi la mano libera e mi impasti le zinne, poi, con l’indice e il pollice mi afferro un capezzolo e
me lo stringi fino a farmi male.
“Allargami la fica, ti prego!”, invoco.
Ti siedi e mi chiedi di preparartela.
Restando seduta, appoggio i piedi alla sedia e con le mani mi allargo le grandi labbra.
Mi dai l’indice in bocca, da bagnare, e io lo succhio con la stessa animalesca passione con la quale
faccio i pompini.
Me lo cacci dentro la prugna e mi stantuffi un po’.
Ora mi dai indice e medio da ciucciare e poi me li infili dentro.
Continui, aggiungendo l’anulare, e stantuffi, stantuffi, in un rumore liquido e arrapante.
Sono io ora che ti afferro la mano e me la tiro fuori dalla sorca.
Me la porto alla bocca e la insalivo tutta; poi me la riappoggio fra le gambe e mi riallargo le grandi
labbra.
Il mio buco è diventato paonazzo, quasi viola, dalla voglia.
Mi appoggi
la mano all’ingresso e forzi.
Poco sforzo e scivola dentro che è un piacere. Io spingo forte contro di te e me la godo,
strapazzandomi, fra l’altro, il grilletto.
“Non venire subito; c’è ancora da godere”, mi fai, e mi liberi la fica.
“Fottimi allora”.
“Certo maialona!”.
Mi alzo e mi appoggio al tavolo, con le gambe divaricate.
Mi vieni dietro e col cazzo fra le mani me lo spennelli fra le cosce, sulla fica, sul perineo, fra le
natiche.
Poi fletti le ginocchia, lo appoggi all’imboccatura della prugnona e, con una spinta dei fianchi, mi
penetri.
Oh, che goduria; il tuo cazzo ci sguazza che è un piacere dentro di me!!!. “Ti piace chiavare, vero
porcona?”, mi incalzi;
“ti piace farti fottere come una cagna.
E tieni, goditela tutta la minchia dentro”; e intanto mi scopi con molto vigore.
“Si, si, fottimi tutta”, dico con la voce roca.
“E ora te lo metto nel culo, te lo slargo tutto”.
E mi bagni di saliva il buco del culo con le dita, tiri fuori il cazzo dalla fica, ne bagni la coppola e
me lo appoggi dietro.
Una piccolissima spinta e scivola dentro.
Mi dici che il mio culo è meravigliosamente stretto e che il mio intestino ti avvolge la minchia come
un guanto.
Mi allarghi le chiappe per darmelo tutto e spingi fino a poggiare il tuo pube contro l’interno delle
mie natiche.
Mi dice che sono uno spettacolo così, appoggiata alla scrivania con la gonna sollevata, gli slip a
brandelli e l’ano oscenamente dilatato, aderente al tuo cazzo fino ad assumerne la forma!!!
Non resisti più e mi riempi il budello di sborra bollente e abbondante.
Mi sfili l’uccello dal culo e ti siedi esausto, ma ancora arrapato, perché l’atmosfera è davvero
eccitante e questa scopata anticipata non era messa nel conto.
Mi pulisco con un fazzoletto di carta, poi mi siedo anch’io.
Ti guardo e guardo il tuo cazzo quasi del tutto molle, ma ancora grosso.
Capisci che sono piena di voglie, anche perché non sono ancora venuta. “Vuoi che ti lecchi il
pacchio, troia?”, mi chiedi.
“Si, slinguami”, ti faccio e intanto mi riallargo la fica. Avvicini la sedia e ti chini sul mio ventre.
Accumuli molta saliva in bocca e me la fai colare sulla prugna.
Quando lo sputo mi tocca ho un sussulto, come se mi avesse penetrato un cazzo di dimensioni
spropositate!
Mi impasti tutto, peli, grandi labbra, clitoride, con le dita.
Poi vieni a slapparmi.
Mi lecchi il grilletto di punta, poi ti ci attacchi con tutta la bocca; me lo succhi e me lo mordicchi.
Scendi più in basso continuando a leccare e mi infili la lingua dentro.
Mi lecchi tutte le cosce; me le inondi di saliva.
Poi vieni alle natiche.
Le allarghi e, continuando nel tuo lavoro di lingua, arrivi al culo.
E’ ancora caldo e aperto della recente inculata.
Lo ammorbidisci di saliva e lo penetri con la punta della lingua.
Ripercorri indietro la strada.
Ti fermi a leccarmi il perineo, con il naso dentro la mia fica.
Ritorni su, verso il grilletto, e sopra ci trovi il mio indice che lo massaggia furiosamente.
Intrufoli la lingua e mi slappi, in una gara a darmi piacere, fra la tua bocca e la mia mano.
Sto per venire, con un ansimare profondo, pesante, quando … drin drin, suonano alla porta.
Porca vacca!
Non so come potrebbe prenderla mio marito!
Occorre fare in fretta. In un attimo ci siamo ricomposti alla bene e meglio.
Tu ti sei rialzato mutande e pantaloni; io ho ricoperto le tette e abbassato la gonna.
Vado ad aprire, ma sono ancora maledettamente rossa in viso.
Francesco entra e ci saluta.
L’aria è densa di un odore inequivocabile; odore di sesso!
“Forse vi ho disturbato, scusatemi!”, dice mio marito ammiccante.
“Fammi vedere come te l’ha ridotta?”, continua.
Ed io appoggio il sedere al tavolo, mi sollevo la gonna, fletto leggermente le ginocchia, afferro con
le mani le grandi labbra e me le tendo verso l’esterno, mostrandogli, mostrandovi, la sorca rosa,
bagnata, viscida…