Sorpresa anale

Frequento l’ultimo anno di liceo scientifico e da circa sei mesi sono insieme ad una mia compagna

di classe, Carlotta.
Dopo circa due settimane da quando eravamo insieme me la diede per la prima volta, e da quel
giorno, quasi ogni pomeriggio me la portavo a casa, e sperimentavamo sempre nuove posizioni.
Un pomeriggio le telefonai dicendole che avevo una sorpresa, e la feci venire a casa mia.
Naturalmente capi’ subito di che tipo di sorpresa si trattava, e si presento’ vestita con un paio di
jeans elasticizzati, da cui si potevano vedere il suo culo sodo come il marmo, e il solco della sua
fica, perche’ non aveva le mutandine.
Dopo averla spogliata la misi sul letto matrimoniale dei miei, dove cominciammo subito a fare un
69; mentre lei mi spompinava io potevo sentire i suoi umori caldi cominciare a colare dalla fica, ne
presi un po’ sul dito e gilelo ficcai nel culo per lubrificarlo.
Inizialmente si oppose, ma quando il suo buco vergine cominciava ad allargarsi comincio’ a provare
piacere, e mi disse di continuare a sditalinarla.
Il suo culo si allargava a vista d’occhio, e Carlotta era talmente impegnata a prendersi il mio cazzo
in gola che non si accorse del vibratore che avevo preso in mano, e che subito le ficcai in culo.
Entro’ con una facilita’ estrema, tutto su per lo sfintere, e a questo punto le ficcai pure il mio cazzo,
nella fica grondante.
Potevo sentire il dildo attraverso il sottile strato di pelle tra il suo culo e la fica, e mentre Carlotta
agitava sempre piu’ forte quel vibratore nel suo culo io pompavo con decisione quella fica sbragata.
Tirai fuori il mio cazzo dalla fica, per svuotare subito dopo la mia sborra nella sua bocca, che bevve
tutta avidamente.
Carlotta, lasciandosi il dildo nello sfintere, si arrabbio’ per la velocita’ del mio orgasmo, e mi disse
che voleva sentire il mio cazzo nel suo culo; ma si era dimenticata della sorpresa.
Scesi dal letto, aprii l’armadio e feci uscire mio fratello, che si era nascosto.
Mio fratello ha 28 anni, ed e’ pure fidanzato, ma ero riuscito a convincerlo.
Era gia’ completamente nudo, e Carlotta, senza capire piu’ niente si getto’ sul suo cazzo (che’ ahime’
e’ molto piu’ grande del mio) e lo prese completamente in gola.
Mi stesi sul letto a pancia in su’, adagiai Carlotta sopra di me e la penetrai nuovamente nella fica
bollente, mentre mio fratello comincio’ ad incularla.
I gemiti di Carlotta erano fortissimi mentre io e mio fratello la pompavamo come due dannati, io
nella fica e lui nel culo, e dopo circa 10 minuti di affanni versammo la nostra sborra nuovamente
dentro la sua bocca, e un rivolo di sperma scorreva fuori da essa , scivolando sul collo.

IL CAVALIERE, LE CORTIGIANE E LE SOUBRETTE(II atto)

II atto.

Dopo una breve pausa, i due illustri viziosi, chiesero alle due cortigiane di distendersi sul lettone a baldacchino; entrambe in posizione supina, di spalancare le cosce, aprire per bene con le dita le rispettive passere(una pelosa, quella di donna Vittoria, l’altra depilata, quella di Veneranda); perché, avevano voglia d’infilarvi dentro le loro lingue.

 

Il cav: che dici, prof, a queste due nostre cortigiane, le facciamo distendere sul lettone come due vacche e, gli lecchiamo le fighe, facendole sbrodare come due  «Elena di Troie»!?

Il prof: oh! eccellente idea, caro cavaliere! Anche a me, è venuta voglia d’assaporare le passere di queste due dolci signore!

I due, le leccarono appassionatamente, facendole sbrodare per ben due volte; ma poi, la voglia di cazzo si fece più pressante e, allora…….

Donna vittoria: adesso, desidero che un grosso palo di carne sfondi la mia figa! tu, Veneranda?

Veneranda: anch’io! La mia passerona infuocata, desidera essere penetrata da un tronco carneo.

Il cav: che dici, prof, ci distendiamo su questo meraviglioso e soffice lettone a baldacchino e, ci facciamo cavalcare a «spegni moccolo» da queste due belle troie?

IL prof: ottima idea, cav! cosi, le sborro in figa; io, preferirei donna Vittoria.

Il cav: ok, accordato; ma poi, facciamo un breve «changer la Reine »! (cambiare la dama)

Il prof: ma, certamente!

I due illustri pervertiti, si distesero sull’enorme lettone a baldacchino; e le due donne, gli saltarono sopra «a cavalcioni»; e, li cavalcarono a fasi alterne, facendoli sborrare, nelle rispettive fighe.

Donna Vittoria: ahhhhh!!! Sììììì!!!! tutto dentro, tutto dentro, Sìì!! anche un po’ nel culo! Ahhhh!!! Sto scolando sbroda, come una vacca sìììììì!!!!

Veneranda: anch’io, anch’io, scolo, come una lurida vacca! Ahhhh!!!!!!!!

Il cav: mmm!! Bella giumenta; anch’io, sto sborrando come un porco, sì! Come un porco, vengo, vengo, vengooooo!!!! Ohhhhh!!!!

Il prof. dai, troiona, altri due colpi e, vengo anch’io, sììììììììì!!! Sììììì!!! Vengo, sborrooooooooo!!!!!!!! Sììììììììììììììì!!!!1 Uhmmmmm!!!!!!

Il cav: allora, prof, me le procuri, queste pollastre?

Il prof: certo, cavaliere! Le faccio sapere domani nel tardo pomeriggio

Il cav: D’Accordo, aspetto una sua chiamata.

 

L’indomani, donna vittoria, presenta sua figlia Patrizia al cav Cavalcanti.

 

 

“il quale, inizia a palpeggiarla”.

 

Il cav: prego, accomodatevi!

Donna Vittoria: vi presento mia figlia Patty!

Il cav: oh! Molto lieto! Bella  mora, ehm bellissime forme, fisico da top model!

Patty, esclama dentro di se: “proprio, un vecchio depravato, porco pure”!

Patty: ehm! Piacere è mio, cavaliere! Ha visto, che bel fisico; posso fare televisione, posso entrare nel mondo dello spettacolo!?

Il cav: oh! Ma tu, puoi fare tutto quello che vuoi, dolcezza; basta, essere un po’ gentile!

Patty: gentile, in che senso, si spieghi meglio.

Il cav: beh! Per entrare in quel mondo ed avere successo, bisogna: “aprire molte porte ed anche portoni”, bisogna soddisfare le voglie più nascoste e perverse di qualche capo, sia uomo che donna.

Patty: ma poi, la carriera è garantita?

Il cav: beh! Al 90% si!

Patty: capito.

Il cav: beh! Io direi di dare un occhiata alle grazie corporee di questa dolce donzella; che ne pensate, donna Vittoria!?

Donna Vittoria: beh! Non saprei; se lei, vuole!?

Patty: se al cavaliere, fa piacere, potrei anche farlo!

Il cav: perfetto; allora, io direi di fare un bel giochino. Dolcezza, mentre tu, ti spogli, tua madre, inizia a masturbarmi e poi, a farmi una bella pompa; cosi, posso contemplare meglio le tue splendide forme. Oh! Naturalmente, a buon rendere!

Donna vittoria: io ci sto!

Patty: bene; allora, inizio a spogliarmi.

Il cav: bene, che si aprano le “danze”! ah, un momento; qui, ci vuole un sottofondo musicale adatto.

Diede ordine ai suoi servi di mettere come sottofondo musicale un brano adatto alla situazione, eseguito dal mitico: “Fausto Papetti”.

Patty, mentre iniziava a spogliarsi ed ancheggiare lentamente: “le va bene cosi, cavaliere!?

Il cav: mmm!! Va benissimo! Che stupendo corpo, beata quella gran zoccola di tua madre che, t’ha messo al mondo; e che, è qui presente! Ve lo siete fatto scaricare tutto nell’utero da quell’ ufficiale eh! Vi prego, donna vittoria, vi supplico! Continuate, continuate a segarmi, sì, cosi, su e giù, su e giù, con quella mano! Sì, sto godendo come un maiale, sì, come un porco! Ohh!!

Donna Vittoria: certo, cavaliere! E, volete sapere una cosa?

Il cav: ditemi, ditemi, donna vittoria, sono tutt’orecchie, lo sapete che, queste cose, mi fanno salire la libido!

Donna Vittoria: mi è piaciuto molto, farmi scaricare quel fiume di sborra dentro la mia cavità uterina! E cosi, ho concepito e fatto nascere questo bel bocciolo di ragazza!

Il cav: ohhh!!! Divino! Adesso, succhiatelo, succhiatelo a modo vostro; e tu, dolcezza spalanca le gambe e sparati un bel ditalino solenne, sì! Sparati un ditalino, masturbati come una troietta in calore, fammi vedere, come pisci di sbroda!

Patty. Molto volentieri, cavaliere, le faccio pure lo squirting; tanto, non sono più vergine!

Il cav: ah, sìì!! E, chi ti ha sverginata, chi ti ha sverginata!?

Patty: un mio compagno di scuola di colore; un giorno, m’ha ficcato tutti i suoi trenta centimetri di minchia nella figa, deflorandomi e, facendo sgorgare molto sangue “ dalla mia fessura fresca d’apertura”;

sangue che, poi lui, m’ha obbligata  a raccogliere con un cucchiaino,  versare in un bicchiere di vetro e, bere mescolato alla sua calda e densa sborra. È stata per me un’esperienza davvero eccitante!

Il cav: ah, sì! Sei anche un emoporca, adoro le porno- vampire che si eccitano succhiando il sangue delle loro prede; e, le emoporche che si attizzano alla vista del sangue, sei capitata, come il cacio sui maccheroni; nel festino che organizzerò qui, nel mio castello la prossima settimana, ho intenzione di organizzare un piccolo spettacolino di emoporche e porno vampire.

Patty: fantastico, sarà un vero piacere!

Il cav: ti prego, ti prego, Patty, continua, continua a smanettarti quella fighetta! Mmm!!! Sììì!! Cosi!  E voi, donna Vittoria, succhiate con voluttà il mio cazzo! Che scoppia, scoppia di libido!

Patty: ahhh!!! Sììììì, adesso, squirto, squirto mmm!!!! Ahhhhhhhhh!!!!!

Il cav: OHHHH!!! Sìììì!!!! Fammi vedere come squirti! Oh! Che fantastica colata di sbroda! Mmm!!! succhiate, succhiate, donna Vittoria, sto per venire, ahhhh!!! Vengoo!! Sììììì!!! Ingoiate tutttoooooo!!!!!!!

Dopo un breve spuntino, nonostante la sua avanzata età, all’arnese del cavaliere, gli viene di nuovo voglia di eiaculare.

Il cav: carissime dame, mi è venuto duro di nuovo l’uccello; che ne dite di un bel bis!?

Donna Vittoria: vi va bene un fugace pompino, da parte di entrambe, madre e figlia?

Il cav: mmm!!! Intrigante la cosa! Ma poi, mi promettete che vi lesbicate?

Donna Vittoria: eh, eh. Eh, caro cavaliere; qui, dobbiamo salire di prezzo, trattasi di lesbo –incesto!

Il cav: oh, ma per me va benissimo! Vi allettano 2500 euro in più?

Donna Vittoria: ma certamente che, ci fanno gola, vero Patty?

Patty: beh! Potrei comprarmi il nuovo I-phone!

Donna vittoria: col vostro permesso, cavaliere, devo dire una cosa a mia figlia.

Il cav: prego, fate pure!

Donna Vittoria: ascolta, tesoro; questo, è un gran porco, depravato ed anche pervertito, assecondiamolo in tutto e per tutto; cosi, gli spilliamo anche un po’ di soldi; e magari, se fa lo stronzo, potremmo anche ricattarlo, ok?

Patty: d’accordo, mamma! Ma, non credi che adesso, stiamo un po’ esagerando!?

Donna Vittoria: ahh! Tranquilla; lui, è ricco sfondato, possiede un patrimonio di diverse decine di milioni di euro; pensa, che ha un conto in banca destinato solo ai suoi festini bunga -bunga.

Patty: capisco, mamma!

Donna Vittoria: allora, viva il vecchio!

Patty: viva il vecchio imperatore malato di sesso!

Donna Vittoria: caro cavaliere, io e mia figlia, siamo pronte per il lesbo – incesto –show!

Il cav: bene! Iniziate a sbaciucchiarvi lingua contro lingua; poi tu, Patty, afferra in bocca i capezzoli dei grossi seni di tua madre e, ciucciali, ciucciali proprio come facevi da “piccola”, quando lei, t’allattava! Sìì!! Prima il destro, poi il sinistro, ohhh! Questa zoccoletta, allatta ancora al seno di sua madre ahh!! Com’è bello, mi sto deliziando al biondo Dio! Sììì!!! Mmm!!1 ma adesso, distendetevi sul lettone e, fate un bel lesbo –sessantanove! La figlia, lecca la fregna della mamma, e la mamma, delizia la patatina della figlia! Sì, cosi mi piacete, leccatevi come due luride zoccole mmm!!! Ohhh!!

Donna Vittoria: vi stiamo piacendo, cavaliere!?

Il cav: sto godendo veramente! Adesso, venite qua, succhiatemelo ancora, voglio venirvi in faccia e sulle tette!

Donna Vittoria: certo, cavaliere! Noi due, Siam’ qui per esaudire tutti i vostri desideri più proibiti e perversi! (e per spillarvi soldi), pensarono fra di loro.

Il cav: ohhhh!!! Sììì!!! Sto venendo, sto venendo!

Donna vittoria: sì, schizzate pure in faccia, un po’ sulle tette, sì anche a mia figlia! Sì, sulle tette, sulle tette!

Il cav: adesso, io mi distendo sul lettone, nudo, come madre natura m’ha creato, voi due, accovacciatevi su di me; e, bagnate il mio corpo con la vostra calda pioggia dorata! Sììì!!! Ahhh!!! Stupendo, pisciate, piscite come due vacche! Mmm!!!1 ohhhh!!!

Le due: “pisccccc”!!

Donna vittoria: che ne pensate di mia figlia?

Il cav: è una gran puttana, troia come sua madre, talis mater, talis filias, talis!

Frattanto, arriva la telefonata del prof Vaccariello; il quale, comunica al cavaliere di aver trovato le ragazze.

Il cav: chi è che rompe a quest’ora! Pronto!?

Il prof: cav, sono Paolone, ho trovato le pollastre che cercavi!

Il cav: oh! Bene, prof, le facciamo venire qui la prossima settimana, sono belle, ruspanti!?

Il prof: ruspantissime, due vere maiale, le ho collaudate di persona!

Il cav: d’accordo, allora t’aspetto la prossima settimana!

Il prof: d’accordissimo, un salutone!

Il cav. salute a voi!

Fine II atto

XOGLIE SCBROSE DI UNA MONACA DI CLAUSURA(ripubblicazione)

Voglie scabrose di una suora di clausura.

Di Mimmo L scrittore hard production

 

Miei cari/e  amici/e trasgressivi/e

Questa che vi sto per raccontare è la storia di suor Clara(al secolo Alessia), un avvenente quarantenne alta all’incirca un metro e settantacinque, bruna, occhi verdi, quarta abbondante di reggiseno e figa pelosa.

Lei da anni vive in un convento di monache di clausura ed ovviamente, ha fatto voto di castità; ma, come tutte le donne di questa terra, avverte il bisogno materiale di darsi piacere, di esaudire i desideri della carne, mettendosi sola soletta nella sua cella, distesa sul suo lettino, con le cosce spalancate, a volte sditalinandosi, a volte ficcando dentro la sua figa un vibromassaggiatore a batteria che, tiene nascosto sotto il letto, pratica che l’ha portata all’auto sverginamento.

Durante le sue frequenti masturbazioni  i desideri e le sue fantasie erotiche, perverse e,  a volte estreme s’ appollano su padre Andrea un giovane sacerdote trentenne, alto, bruno e ben dotato; anche lui in cerca d’avventure segrete per dare sfogo ed appagare i piaceri della carne che, ufficialmente, non può soddisfare a causa del suo voto di castità e del divieto imposto dalla chiesa ai sacerdoti di convogliare a giuste nozze divieto valevole ovviamente  anche per le suore.

Un bel dì suor Clara si sveglia di buon mattino(quella notte, non era riuscita a prendere sonno a causa delle fantasie perverse su padre Andrea e delle frequenti sditalinate e auto scopate col sexy toy).

Nonostante, avesse raggiunto l’orgasmo diverse volte lei avvertiva il bisogno di ricevere nella sua desolata figa un vero cazzo di carne; che, la potesse appagare definitivamente! E, cosi decise di recarsi dal  sacerdote con la scusa di confessarsi; e, nel segreto della confessione, raccontargli di queste sue fantasie e, tentare di sedurlo.

Suor Clara: buongiorno padre!

Don Andrea: oh! Buongiorno suor Clara; “il signore sia con te”! quale buon vento, ti porta da queste parti stamani!

Suor Clara: “ è con il tuo spirito”! ascolti; è da questa notte, passata insonne che, ho avvertito il bisogno di confessarmi in quanto, ho un grosso problema che, mi turba e, mi assilla che, non riesco a risolvere penso che Satana si sia impossessato della mia anima e di tutta me stessa.

Don Andrea: oh! Questo è molto grave; oltre all’assoluzione c’è bisogno di una vera e propria pratica d’esorcismo per scacciare il demonio che è dentro di te! Prego  mettiti in ginocchio e, sfogati pure.

Suor Clara: ascolti; come tutte le normali donne di questo mondo, ho un irrefrenabile desiderio di appagare i miei piaceri carnali e, nonostante tutte le notti, me la sbrigo ovviamente da sola, masturbandomi e, auto penetrandomi con un giocattolino che, tengo nascosto sotto  il letto, ho sempre voglia, ho voglia di assaporare  un vero membro di carne, di far entrare dentro di me un fiume di sperma(mentre si confessava, iniziava a toccarsi alzandosi l’abito da suora e, mostrando al giovane prete la sua coscia ricoperta da un autoreggente merlettata nera; era molto in calore la sorella quella mattina mmmm)!

Buona musica e tentazione per padre Andrea che le sussurrò: “oh! Questo è molto grave; qui ci vuole subito un rito di esorcismo”! e, alzatosi la tonaca, tirato fuori il suo bel cazzo duro, pregò la monaca che, nel frattempo si era sbottonata  l’abito mettendo in mostra le sue mammelle, inesplorate dalla mano dell’uomo: oh! Ti prego suor Clara inizia a leccarmi il cazzo partendo dalle palle; fallo passare in mezzo alle tette; oh! Come godo, come godo!! Sei sublime! Mmmm!! Bacia la cappella; espia, espia i tuoi peccati; devo ammettere che, sotto l’abito sacro della monaca si nasconde una gran femmina bona e troia! Guarda, guarda come succhia e lecca bene, come fa ballare il mio cazzo in mezzo alle sue tette! Oh! Dai continua, continua suor Clara; il tuo nome da suora è anche arrapante!

Dopo che lo ebbe per bene riscaldato ed eccitato con quel celestiale pompino e, quella meravigliosa spagnoletta, suor Clara supplicò padre Andrea di farle leccare le sue scarpe e odorare i suoi calzini neri

Suor Clara: la supplico padre, mi permetta di levarle le scarpe, me le faccia leccare e, mi faccia odorare i suoi calzini!

Don Andrea:prego ancella del peccato fai pure, prostrati dinanzi a me e dai sfogo alle tue depravazioni, slacciando i miei sandali, leccandoli e odorando i miei calzini!

Suor Clara: mi prostro ai suoi piedi, le tolgo i sandali, li lecco e le odoro i suoi calzini come una fedele serva!

Dopo il rito dei sandali e dei calzini padre Andrea che, nel frattempo si era denudato, si mise faccia al muro con le braccia aperte ad x e implorò suor Clara di leccargli il buco del culo e di dargli anche qualche sculacciata perché a lui piaceva molto.

Don Andrea: ti supplico, t’imploro! Inginocchiati dietro di me! Leccami il buco del culo! E, da molto tempo che desidero che qualcuno me lo faccia; addolcisci le mie ragadi! Mmm!! Che lingua che hai suor Claraaa!!

Ad un certo punto: adesso sculacciami si, sculacciami, puniscimi per il peccato che sto commettendo; sii brava; ti prego, sculacciamiiiii!!!

Suor Clara: adesso desidero anch’io essere punita, voglio essere sculacciata!

E, inarcando la schiena in avanti: “le mostro il mio culo; avanti, mi sculacci per bene! E, poi me lo lecchi; oh! Continui, continui a sculacciarmi; mi faccia spurgare per bene tutto il mio peccato; prima di entrare nel paradiso della goduria”!

Don andrea: contenta sorella peccatrice?

Suor Clara:  si soddisfatta; adesso, voglio godere come un anima dannata, voglio che mi lecchiate il buco del culo ed infine il mio sesso, in modo ch’io possa essere ben lubrificata e purificata per ricevere il vostro tronco carneo!

Don Andrea: ai suoi voleri sorella peccatrice!

Suor Clara nel frattempo si era denudata, rimanendo in autoreggenti e con il copricapo ; padre Andrea aveva in sacrestia  un lettino che, utilizzava per fare la pennichella pomeridiana, si distesero entrambi in posizione sessantanove(detta anche del congresso del corvo) e, suor Clara iniziò a succhiare e leccare quel meraviglioso tronco carneo mai visto prima; e, prima d’infilarselo nella sua accogliente, carnosa e calda bocca esclamò: “sia benedetta questa stupenda e grossa verga di carne che, finalmente ho l’onore di vedere dopo tanti anni di castità; e, che s’appresta ad entrare nella mia bocca carnosa e, successivamente nel mio sesso focoso! Che arde dal desiderio di riceverla! Mmm!!! E, detto questo se la ficcò  quasi con violenza in bocca iniziando a leccare e succhiare forsennatamente e voluttuosamente come un’indemoniata; mentre padre Andrea inizia dapprima ad esplorare con le dita la fregna cespugliosa della monaca peccatrice, sentì  che era bagnata fradicia ed esclamò: “oh! Com’è bagnata questa meravigliosa passera! Oh! Si,si, questa è tutta da leccare ed assaporare con il mio stantuffo! Si vede che sei vogliosa sorella”! e cosi, benedetta la figa anche lui iniziò a leccare ed ingoiare tutta quella sbroda come un essere posseduto dal demonio.

Dopo quel celestiale sessantanove  padre Andrea fece distendere sul lettino con le cosce spalancate la monaca, Le  montò sopra e, Le ficcò tutta la sua verga nella sua accogliente e lubrificatafregna; appena la punta della cappella fece il suo ingresso nella vagina suor Clara dimenticandosi di essere suora e di stare in una sacrestia  pronunciò le seguenti frasi: “ahhhhhh!!!!  Benvenuto, benvenuto cazzo mio! Si! Stantuffami, sfondami tutta, fin dentro le mie viscere! Mi sento una gran puttana e troiaaa!! Sto diventando un colabrodo di sbrodaa”!!

Don Andrea, anche lui dimenticando di essere un prete: si, si prendilo tutto monaca in calore, posseduta dal demonio! E, dimmi ti piacerebbe leccare le fighe delle altre sorelle!

Suor Clara: si! Si! Continua, continua a penetrarmi; lurido porco! Mi piacerebbe leccare la figa della madre superiora; lei è abbastanza in carne e mi piace!

Don Andrea: ah! Allora monaca peccatrice come assoluzione dai tuoi peccati, gli e la dovrai leccare tante volte finché non la farai squirtare tutta!

Suor Clara: ok., ok ma adesso squirto io; squirto, vengo! Sbrodoo!! Ahhhh!!!!! Dio sia benedettooo!!!!!!

Don Andrea; oh! Dio sborro, sborro!(tirò fuori il suo cazzo dalla fregna della monaca e Le schizzò tutta la sua sborra un po’ sulle tette, un po’ in faccia e qualche goccia in bocca; erano piene le palle del prete) ed esclamò: “ave Clara piena di sborraaaa”!!!!!

L’assoluzione

Quello stesso giorno, nel tardo pomeriggio padre Andrea convoca presso la sua canonica suor Clara e la madre superiore suor Celestina(al secolo Sonia),anche lei , un avvenente quarantenne, alta all’incirca un metro e settanta, bionda, abbastanza in carne.

Dopo aver  bevuto un bicchierino  di amaro del frate a testa, padre Andrea prega la madre superiora di sedersi alla poltrona con le cosce spalancate e il vestito alzato e, suor Clara di inginocchiarsi, di spostare leggermente le mutandine classiche nere e, di iniziare a leccare la fregna sella sua diretta superiora; mentre lui le guardava e, si masturbava.

Don Andrea: la prego suor Celestina, si segga alla poltrona, si alzi il vestito e spalanchi le cosce; suor Clara s’inginocchierà al suo cospetto; oh! Meglio d’avanti a sua maestà la figa, Le chiederà perdono dei suoi peccati, Le sposterà le mutandine e, inizierà a leccargliela finchè lei non avrà appagato il suo piacere!

Suor Celestina: beè veramente padre come lei sa questo, va contro le regole del convento; ma, se lei mi concede una piccola trasgressione, farò uno strappo alla regola!

Don andrea: e, quale sarebbe questa piccola trasgressione?

Suor Celestina: avrei bisogno  d’incontrarmi col giardiniere del convento; sa, è un bell’uomo e a me, piace molto!

Don Andrea: d’accordo Le è concesso! Ma, adesso faccia quello che Le ho ordinato, La prego; io mi darò piacere, guardandovi!

Suor Celestina: ai vostri voleri; padre Andrea!

La madre superiora si stravaccò sulla poltrona, aprendo oscenamente le cosce, ordinò a Suor clara di prostrarsi, chiederle perdono ed infine leccargliela di santa ragione fino a strapparle di dosso le mutandine e, farle raggiungere un subliminare orgasmo; mentre padre Andrea ……..

Vi prego, continuate, continuate, monache assatanate!  Ohhh!! Sborroooo!! Io ti assolvo dai tuoi peccati suor Claraaaaa!!! Ohhh!! Che bella goduriaaaa!!! Che, mi avete regalatooo!!

Suor Celestina: mmmm!! Continua, continua, sorella; facciamo divertire questo porco! Vengo, vengo, vengono!! Oh!! Sant’iddio benedetto anime del purgatorioooo!!!

Suor Clara  vide finalmente l’avverarsi  di due sogni; il primo, di sedurre ed essere psseduta  dal giovane prete, il secondo quello di aver leccato la figa della sua diretta superiora. Fine

Note dell’autore

Questo racconto è il frutto della fantasia del sottoscritto pertanto i personaggi sono inventati ed ogni riferimento alla realtà è puramente casuale.

Non vi è nel sottoscritto la benché minima intenzione di offendere la suscettibilità e la coscienza di chi legge; trattasi esclusivamente di una fantasia e di un gioco erotico.

 


 

 

 

 

L’estetista

Ciao, mi chiamo Simona e sono una ragazza di 29 anni di Roma.
Prima di parlarvi della mia ultima avventura, voglio brevemente parlarvi di me.
Sono fidanzata da 8 anni con Flavio, un ragazzo fantastico che mi ha avviato ai piaceri sessuali e mi
ha fatto accumulare tutta l’esperienza che ho.
Lui mi definisce un’acqua cheta in quanto, grazie alla sua teoria che “in amore è vietato vietare”, mi
sono aperta a tutte le esperienze che mi ha proposto e che mi danno e gli danno piacere.
Sono (siamo) dei nudisti, anzi naturisti convinti (e forse anche un po’ esibizionisti), regolarmente
iscritti a una federazione e trascorriamo la maggior parte delle vacanze nei villaggi naturisti o nelle
spiagge libere laziali e toscane dove il nudismo è tollerato.
Giro il più possibile nuda per casa perchè so che a lui piace, ho sperimentato il rapporto anale e il
triangolo con due uomini (Flavio ha voluto farmi sentire al centro dell’attenzione e ho potuto così
tenere in mano e spompinare due cazzi, farmi toccare da altre mani oltre alle sue e sentirmi
finalmente piena in ogni buco).
Ultimamente però ha espresso il desiderio di un triangolo con lui al centro dell’attenzione.
Come per la precedente esperienza non volevamo affidarci a professionisti del sesso ma al giro di
amici che frequentiamo. Io però sono stata presa alla sprovvista.
Amici suoi, single, che mi volevano scopare ne esistono parecchi, amiche mie, single che vogliono
scoparsi il mio uomo non ne ho (sono tutte accoppiate e non mi sento ancora pronta per l’orgia).
Dopo una settimana di meditazioni ecco la botta di fortuna.
Mi recai da Antonella, la mia estetista per la periodica depilazione alle ascelle, in una piovosa
giornata di primavera.
Arrivata arrabbiatissima per l’immancabile blocco della circolazione romana, mi rilassai grazie alle
sue sapienti mani e al teporino del suo centro estetico.
Quel giorno decisi di effettuare anche la depilazione inguinale.
Generalmente è una cosa che faccio io ma quel giorno, per essere più sexy e accontentare le ripetute
richieste di Flavio, decisi di effettuare una depilazione totale lasciando solo un minuscolo ciuffo di
peli sopra il clitoride.
Pensavo che Antonella riuscisse ad effettuare la depilazione con indosso gli slip ma, per come
l’avevo chiesta io, mi disse che mi dovevo togliere le mutandine.
Terminato il lavoro, dopo depilazione, massaggi, creme deinfiammatorie ecc. anche se toccata da
una donna, la temperatura della mia passera cominciava gradualmente a salire.
Antonella se ne accorse e me la massaggiò con maggior delicatezza e sensualità fino a farmi avere
un’erezione del clitoride e un rigonfiamento delle grandi labbra che meravigliò anche me.
Improvvisamente mi disse:
“Hai una fighetta meravigliosa e come te l’ho fatta adesso io è davvero arrapante. Inoltre ho sempre
avuto invidia delle tue poppe grosse e sode (porto la quarta e malgrado passo quasi tutte le ore a
casa nuda non ha cedimenti) mentre le mie sono striminzite e non mi vuole nessuno”.
Io, generalmente non sono portata per l’amore saffico ma quella situazione e quel caldo mi avevano
tremendamente eccitato.
Prontamente dissi: “Le vuoi vedere e toccare?”
Non se lo fece ripetere due volte, mi sfilò il maglioncino e mi slacciò il reggiseno affondando le
mani nelle mie tette e leccandomi i capezzoli già turgidi per l’eccitazione.
Una mano poi abbandonò il mio seno e scese fino alla mia passera, già abbondantemente fradicia
per infilarci senza fatica due dita. Venni in brevissimo tempo e quindi insoddisfatta, nuda e
fremente le dissi:
“Lascia giudicare a me se le tue tette sono striminzite!”.
Si aprì e sfilò il camice: indossava soltanto un perizoma nero e un reggiseno nero di pizzo.
Sfilato quest’ultimo mi apparve un seno di seconda misura turgidissimo con due piccoli ma
durissimi capezzoli che guardavano insù e che avrebbero fatto a felicità di Flavio.
Mi avvinghiai a quelle poppe e successivamente mi dedicai alla sua passera, nascosta da un
triangolino di peli molto curato. Infilai la lingua nella sua figa profondamente, come se fosse un
cazzo e nel giro di breve tempo raggiunse anch’essa l’orgasmo.
Passata la foga, mentre con calma ci rivestivamo, mi disse:
“Simona sei bellissima. Avevo una gran voglia di vederti nuda e di scoparti, ma anche Flavio è un
gran figo. Chissà che scopate ti fai con lui. Non so cosa darei per vedere, sentire e avere un po’ per
me quel meraviglioso cazzo.”
Detto fatto.
Le raccontai di quanto siamo aperti in campo sessuale e che stavamo cercando una focosa ragazza
per un rapporto a tre in cui Flavio fosse il centro dell’attenzione.
Ci accordammo per la sera stessa dopo avere detto a Flavio, via cellulare, che avevo tre sorprese per
quella sera e ospiti a cena.
La sera stessa presentai Antonella a Flavio e la cena trascorse tranquillamente.
Terminato il dessert attaccai con il mio progetto:
“Tesoro, dopo parecchie insistenze guarda che cosa ho fatto oggi grazie ad Antonella” e detto ciò
sollevai la gonna con le autoreggenti mostrando il mio sesso perfettamente rosa e liscio come quello
di una bimba ma con il ciuffo di peli biondi sul clitoride.
Flavio non credette ai suoi occhi, la sua donna che mostra la figa, depilata secondo i suoi canoni, in
presenza di ospiti. Improvvisamente capì e iniziò ad eccitarsi. Io subito aggiunsi:
“….e non è finita, so che Antonella ha delle tettine con i capezzoli all’insù come piacciono a te”;
subito dopo Antonella si tolse il golf lasciando le sue poppe subito in bella vista (avevamo
preventivamente concordato che non doveva portare il reggiseno).
Infine dissi:
“Flavio alzati, la nostra ospite ha espresso il desiderio di vedere e sentire il tuo cazzo”.
Lui si alzò e disse:
“Prego Antonella, serviti pure”.
Mentre Flavio si toglieva la camicia restando a torso nudo, Antonella abbassò i pantaloni e le
mutande al mio uomo dicendo solo
“Cielo! Che spettacolo” e subito dopo fece sparire l’uccello all’interno della sua bocca. Io nel
frattempo mi ero denudata e mi stavo sgrillettando selvaggiamente. Flavio e io denudammo
successivamente Antonella e iniziammo a fare una serie di trenini.
Prima Antonella, inginocchiata, riprese a spompinare Flavio mentre io sdraiata a terra, mentre
ricominciavo a sgrillettarmi, infilai la mia testa tra le sue cosce e ripresi a leccarle la figa come nel
pomeriggio.
Cercai di leccarle anche il perineo e di palparle il culo.
Flavio poi prese Antonella alla pecorina e io mi misi sotto Flavio per leccargli e succhiargli le palle.
Poi venne finalmente il mio turno.
Mi sdraiai e ofrii tutto il mio sesso a Flavio che dopo pochi colpi di lingua mi fece venire e mi disse
“è la figa più liscia che abbia mai leccato” e mentre continuava a slinguazzarmi e farmi urlare di
piacere, Antonella stava dedicando particolare attenzione con le sue mani e la sua bocca alle mie
poppe e ai miei capezzoli.
Fu infine la volta di Flavio sdraiarsi. Io inforcai subito il suo uccello, che ormai aveva la cappella
viola per la congestione e la durata dell’erezione. In fondo Antonella era stata trombata e io ancora
no.
Mentre mi dimenavo con lo smorzacandela (la mia posizione preferita perchè anche se sodi in
quella posizione le mie poppe ondeggiano bene provocando reciproca eccitazione a me e al
partner), Antonella allargò la figa di fronte al viso di Flavio e iniziò a farsela seviziare con la lingua.
Nel frattempo, io accarezzavo e stringevo le poppe ad Antonella e lei continuava a riservare
particolare attenzione a un mio seno (con la mano) e a un mio capezzolo (con la bocca).
Flavio mi esplose dentro una grande quantità di sborra e una volta estratto il suo cazzo, io e
Antonella lo ripulimmo con attenzione.
Fu una serata indimenticabile.
Antonella partecipò spesso ai nostri giochini erotici e ci fece compagnia anche nelle spiagge
nudiste.
Ora stiamo meditando l’orgia (amici accoppiati come detto non mancano).
Non appena lo faremo ve lo racconteremo.

Aspettando l’ammucchiata

Al secondo appuntamento, vieni a casa nostra, che mio marito non c’è ancora.
Tu sei molto eccitato dall’idea di quello che faremo (ed anch’io, anche se cerco di non farlo capire) e
vorresti cominciare subito.
Ma io voglio aspettare che arrivi Francesco.
Ci mettiamo in salotto, a chiacchierare, ma dopo un poco tu sei visibilmente distratto dalla visione
delle mie cosce; vengono fuori prepotentemente dalla gonna, che, troppo stretta, è risalita
notevolmente.
Mi metti una mano fra le gambe, ma io sono nervosa.
Ti chiedo di smettere, perché, ti ripeto, voglio aspettare mio marito.
Ti convinci e riprendiamo a chiacchierare.
Ora la gonna è salita davvero un po’ troppo; devono proprio vedersi anche le mutandine!
Le tocchi e sotto senti un paradiso di morbidezze, già umide.
Ti lascio fare per un poco, ma poi, ritornando in me, ti blocco la mano, afferrandoti il polso, e ti
chiedo di smettere.
Ancora chiacchiere, ma ormai la mia mente è partita, il mio pensiero è al sesso, al sesso alla mia
maniera.
Ma perché tarda a venire Francesco?
Non so se riuscirò a resistere ancora!
Tu, lentamente, ma non di nascosto, ti abbassi la lampo.
Seguo i tuoi movimenti con la coda dell’occhio, un po’ sorridendo ed un po’ nervosa. Infili una
mano nella patta e afferri la minchia.
La tiri fuori.
E’ già dura.
La scoppoli completamente, poi, con tutte e due le mani, fai risalire la pelle a ricoprire il glande e la
tieni ben tesa dalla base e, malizioso, mi chiedi se mi piace.
Mi conosco bene, e perciò evito di guardarla.
“Smettila”, ti dico, con un sorrisino.
“Ma guardalo un attimo. Ti piace o no?”, insisti.
Resisto; riesco ancora a resistere.
Ed allora, piano piano, mi sfiori un ginocchio con la cappella.
Abbasso lo sguardo ed appena i miei occhi la incontrano si fanno umidi di desiderio.
Mi porto le mani al seno.
Da sopra la camicia me lo accarezzo, non perdendo di vista il cazzo e leccandomi, nel contempo, le
labbra.
Poi con la destra vengo ad impadronirmene. Continua a leggere Aspettando l’ammucchiata

In giro nel parco

 

Appena ho un momento libero ne approfitto per uscire con la mia fidata macchina fotografica, carico qualche obbiettivo nello zaino e vado in giro alla ricerca di qualche buon soggetto da immortalare. Di solito porto uno zoom tuttofare per le foto di street o reportage, un macro per fotografare fiori e insetti e un altro zoom tele per i soggetti più lontani. Con questi tre obbiettivi riesco ad affrontare ogni situazione. Spesso non ho voglia o tempo di spostarmi molto per cui mi limito ad andare semplicemente sulla spiaggia di fronte a casa mia o in un parco poco distante. Un sabato pomeriggio di dicembre decisi di andare nel parco, poco prima della chiusura, per cercare qualche bel soggetto da fotografare con la luce dorata del sole prossimo al tramonto. Il parco era praticamente deserto, salutai i custodi all’ingresso e mi inoltrai nei vialetti alberati. All’interno del parco c’è anche un laghetto artificiale e di fianco una piccola collinetta ottenuta con la terra dello scavo del laghetto. Si può salire fino in cima alla collinetta percorrendo un vialetto che partendo dalla base in un paio di tornate arriva al culmine da cui si può discendere da una scalinata. Il mattino il parco è molto frequentato da podisti e da gente che ha voglia di fare un po’ di movimento, mentre all’imbrunire ci sono solo anziani che chiacchierano e coppiette in cerca di intimità. Queste ultime si concentrano principalmente sulle panchine nel vialetto che sale sulla collinetta, dove la vegetazione le copre da sguardi indiscreti. Quel pomeriggio però non c’era nessuno ed io mi aggiravo nei vialetti fotografando qualche timido fiorellino invernale o qualche foglia dall’aspetto insolito. Ad un tratto mentre ero chinato a fotografare un fiore sentii un chiacchiericcio provenire alle mie spalle. Era una coppietta di adolescenti che si dirigeva verso la collina. Camminavano abbracciati verso di me sorridendosi e scambiandosi qualche bacio. Decisi di riprenderli così, nonostante avessi un’ottica macro a focale fissa,  puntai l’obbiettivo e scattai un paio di foto. Man mano che si avvicinavano l’inquadratura si restringeva sempre di più e, quando furono a 4-5 metri, li riprendevo in primo piano. I due si accorsero che li fotografavo ma non si mostrarono infastiditi, anzi si arrestarono e la ragazza sfoderò un sorriso sfrontato e sbarazzino. Continuai a scattare divertito e contento di avere trovato due modelli spontanei e disponibili. Feci loro cenno di attendere un momento e velocemente cambiati obbiettivo alla macchina montando lo zoom 24-70 che mi avrebbe consentito inquadrature a figura intera senza dovermi allontanare dalla coppia.  I due cominciarono a mettersi in posa facendo mille espressioni diverse. Lei fece un palloncino con il chewing gum che stava masticando, subito imitata dal ragazzo, poi si baciarono ancora ed infine si abbracciarono tenendo il viso rivolto verso la macchina. In pochi minuti scattai numerose foto. Poi feci per ringraziarli e salutarli ma mi chiesero di aspettare perché volevano fare altre foto. Acconsentii volentieri inquadrandoli di nuovo con la macchina. Questa volta però non fecero le espressioni buffe e spensierate che avevano fatto prima. Lui si mise in piedi mentre lei si inginocchiò davanti a lui cingendogli le gambe con le braccia e guardandolo con il capo sollevato. Poi si piazzarono l’una davanti all’altro e lui la cinse da dietro posizionando una mano sull’orlo dei suoi jeans. Insomma erano pose da modelli di pubblicità sexi. Scattai lo stesso riservandomi poi di scegliere quelle che mi piacevano. Terminai gli scatti, chiesi loro un indirizzo mail per mandargli le foto e li salutai.  Ripresi il mio giro nel parco alla ricerca di qualche altra immagine da portare a casa. Gironzolai un po’ quindi decisi di andare in cima alla collinetta fare qualche ripresa con lo zoom 70-200. Imboccai il vialetto che portava alla cima e dopo cinque minuti ero arrivato alla sommità. Innestai lo zoom e cominciai a scrutare dal mirino alla ricerca di soggetti da riprendere, magari un uccello posato nella vegetazione sottostante. Scrutando nel folto inquadrai invece la coppietta di prima. Erano seduti su una panchina a circa 15-20 metri da me e si scambiavano abbracci ed effusioni. Regolai lo zoom alla focale massima e decisi di fare un po’ il guardone. I due erano avvinghiati e lui le aveva già infilato una mano sotto il maglioncino per toccarle il seno. Le bocche erano incollate e le lingue frugavano avidamente. La ragazza teneva le mani intorno alla testa del fidanzatino mentre questi continuava a carezzarle il seno. Poi le prese una mano e se la mise sulla patta dei pantaloni invitandola a toccargli il membro. La ragazza non si tirò indietro, anzi vedevo benissimo che con la mano tastava il membro ormai duro del ragazzo seppure da sopra la stoffa. Lui si fece più audace e le sollevò il maglioncino per succhiarle il seno. Vidi due belle tette spuntare fuori dal reggiseno e sparire in bocca al ragazzo. Lui le succhiava alternando l’una e l’altra mentre lei muoveva la mano sempre più velocemente sul suo membro costretto nella morsa dei pantaloni. Ad un certo punto lui si staccò e incapace di resistere ulteriormente si sbottonò i pantaloni, aprì la zip tirando fuori il cazzo duro. La ragazza diede un rapido sguardo intorno per accertarsi se arrivasse qualcuno poi, vedendo che non c’era nessuno, impugnò il cazzo del fidanzato muovendo la mano velocemente. A lui però una sega non bastava, voleva di più. Con movimento dolce ma deciso, posò una mano sul capo della ragazza spingendolo verso il basso. Lei lo assecondò e posò la bocca sul membro turgido. Io continuavo a godermi la scena dal mirino della macchina fotografica eccitato dello spettacolo e dal vedere senza essere visto. Scattavo foto e mi sembrava di guardare come dal buco di una serratura. Il ragazzo teneva sempre le mani tra i seni della ragazza che chinata continuava a fargli un pompino. Continuarono così per un po’ fin quando lei sollevo la testa e disse qualcosa all’orecchio di lui. Si alzarono entrambi e la ragazza si sbottonò i jeans abbassandoli alle caviglie, si chinò dando le spalle al ragazzo e, poggiando le mani sulla panchina, gli offrì  la fica spalancata. Lui le fu subito dentro iniziando a darle colpi vigorosi. Fu in quel momento che la ragazza volse il capo nella mia direzione e, forse per un luccichio del sole morente sulla lente del mio obbiettivo, mi individuò. Staccai subito la macchina dall’occhio abbassandola e pensando che i due avrebbero detto o fatto qualcosa; non accadde nulla  invece, i due continuarono come se nulla fosse. Riavvicinai l’occhio al mirino e  inquadrai di nuovo la scena. Vidi la ragazza che teneva la testa rivolta verso di me e mi sorrideva mentre il ragazzo da dietro continuava a stantuffarle la fica. Ad un certo punto la piccola esibizionista mi fece anche un cenno con il pugno chiuso ed il pollice alzato come a dirmi: è tutto ok. Ero un po’ perplesso dall’audacia dei due giovani amanti appassionati. Il ragazzo pompava con foga tenendo le mani strette ai fianchi della ragazza mentre le tette ballonzolavano per i colpi del focoso amante.  I due continuarono ancora per un po’ poi lei si alzò e disse al ragazzo di sedersi sulla panchina, poi voltatasi nella mia direzione, spalancò le gambe e si sedette anche lei sul cazzo ritto del fidanzato. La vedevo cavalcare infilata sul palo di carne mentre con una mano si toccava le mammelle e con l’altra si sditalinava la fica. Era uno spettacolo travolgente per la furia con la quale i due ci davano dentro e per la bellezza del corpo della ninfetta. Improvvisamente si fermarono e lei sempre stando seduta sul cazzo ritto disse qualcosa al ragazzo, li vidi parlottare mentre lei non cessava di muovere il bacino, poi la sentii gridare verso di me: “Ehi fotografo non startene tutto da solo, vieni qua a farti una sega!” Ebbi un attimo di smarrimento per la sorpresa ma poi, incapace di ragionare, abbandonai la mia posizione dirigendomi verso i ragazzi. “Dai tiralo fuori e facci vedere come te lo meni, lo so che ci stai guardando da una vita e che vorresti scoparmi come fa lui.” Come un automa abbassai la lampo dei pantaloni e tirai fuori il cazzo duro e bagnato. Cominciai a farmi una sega mentre i due avevano ripreso a scopare furiosamente. Lei aveva ricominciato a cavalcare furiosamente mentre con la mano si tormentava la fica oscenamente aperta e penetrata dal cazzo del compagno. Teneva gli occhi fissi sul mio cazzo che mi menavo furiosamente. Improvvisamente lei venne e solo perché lui fu lesto a tapparle la bocca non urlò.  Andammo avanti ancora per un po’ fin quando il ragazzo disse che stava per venire. Allora la ragazza si alzò dal suo cazzo e si mise in ginocchio prendendoglielo in bocca, quindi mi fece cenno di avvicinarmi. Obbedii e lei prese a spompinare anche me. Prendeva in bocca alternativamente i due cazzi masturbandoci contemporaneamente. Venimmo insieme irrorandole il viso di sperma caldo. Ci sedemmo tutti e tre sulla panchina. “Voglio tutte le foto” mi disse lei.

 

In palestra

Finalmente mi ero deciso a iscrivermi in palestra!

Dopo vani tentativi di andare a correre la mattina presto o la sera al ritorno dall’ufficio, tentativi sempre naufragati dopo un paio di giorni, avevo deciso di andare in palestra durante le due ore di spacco che avevo al lavoro. Trovai una palestra vicino al mio ufficio ed il primo settembre cominciai a frequentare. A quell’ora la palestra era praticamente deserta, infatti oltre a me c’erano solo tre culone inchiavabili tipo la Merkel e un  ragazzo di colore che faceva da inserviente al proprietario-istruttore. Avevo tutti gli attrezzi a disposizione ma la voglia non era troppa per cui passavo la maggior parte del tempo sul tapis roulant o alla cyclette. Le tre vegliarde fingevano di  impegnarsi ma in realtà pensavano più a chiacchierare che a fare gli esercizi. L’unico che si impegnava a fondo era Patrick, l’inserviente che, dopo il turno del mattino, ripuliva e metteva  a posto gli attrezzi e poi si metteva anche lui a fare esercizi insieme a noi. Verso le due finalmente smettevo la tortura e andavo nello spogliatoio a fare la doccia per poi tornare al lavoro. Nel primo mese di frequenza scambiai poche parole con gli altri, mi limitavo a fare i miei esercizi da solo senza fare conversazione. Poi col passare del tempo, forse con l’esempio del ragazzo che veramente si impegnava, presi a fare gli esercizi insieme a lui e devo dire che cominciavo anche a vedere qualche (modesto) risultato in termini di tono muscolare. Un giorno, avevo appena terminato la sessione, mi recai nello spogliatoio e vi trovai Patrick che si apprestava a fare la doccia. Mi spogliai e mi infilai sotto il getto dell’acqua calda. La stessa cosa fece il ragazzo e per poco non mi venne un colpo: aveva un cazzo enorme. Ovviamente era in fase di riposo ma già così era lungo il doppio del mio! Non che io sia un buon termine di paragone ma quello era veramente lungo. Patrick si accorse che lo fissavo con un’espressione di sgomento e si mise a ridere. Uscimmo entrambi dalla doccia e cominciammo ad asciugarci con gli asciugamani. Appena lui ebbe finito rimase di nuovo nudo ed io non potei evitare di guardargli ancora l’uccello cercando di immaginare come  sarebbe stato in erezione. Non potei fare a meno di commentare “Con quell’attrezzo che ti ritrovi sarai l’idolo delle ragazze!” “Non posso dire di no – rispose – ma a volte mi imbarazza perché ogni volta che mi spoglio tutti hanno la tua reazione, rimangono a bocca aperta. Spesso evito di fare la doccia con gli altri perché mi scoccia che mi guardino. Con le ragazze però effettivamente me la spasso.” Finimmo di rivestirci e tornai al lavoro. La volta successiva però,  quando mi recai a fare la doccia Patrick mi seguì e cominciò a spogliarsi anche lui. “Ma non hai detto che ti imbarazzava fare la doccia con gli altri?” Mi sorrise e rispose “Non fraintendere è solo un caso, devo andare via anche io”. Fui costretto di nuovo all’umiliazione del confronto. Il mio mi sembrava addirittura più piccolo del solito! Continuavo a fissare il cazzo del ragazzo e mi sorpresi di nuovo a desiderare di vedere quel palo eretto. “Se così è il doppio del mio, quando sei eccitato cosa sarà? – gli dissi – Tu sei una causa di depressione per gli altri uomini.” Sorrise divertito mostrando i suoi denti bianchissimi. “Qualche volta te lo faccio vedere, se prometti di non deprimerti troppo.” Terminai di rivestirmi e ritornai in ufficio. La sera a casa raccontai a mia moglie del ragazzo e del suo uccello notevole e lei, come immaginavo, espresse tutto il suo entusiasmo e la voglia di vederlo da vicino. “Per ora ti devi accontentare di questo” le dissi abbassandomi i pantaloni e ficcandole il mio cazzo in bocca. “Cercherò di farmelo bastare” rispose. Prese a succhiarmelo con piacere, come aveva sempre fatto, ma ben presto mi fece capire che voleva essere scopata per bene. Non ebbi difficoltà ad accontentarla, la feci mettere appoggiata al divano del salone e la scopai da dietro venendole sul capace culo. Appena finimmo mi disse: “E allora quando me lo porti a vedere?” “Presto” risposi. Le volte successive in palestra non ebbi l’occasione di incontrare il ragazzo negli spogliatoi finché un giorno l’istruttore a metà lezione ebbe una telefonata e dovette andare via lasciandoci soli visto che le tre befane quel giorno non erano venute. Finii di fare gli esercizi della scheda e mi avviai verso lo spogliatoio. “Aspetta” mi disse Patrick “Voglio farti vedere una cosa.” Dopo aver chiuso a chiave la porta della palestra mi raggiunse e cominciò a spogliarsi. Appena fu completamente nudo prese il suo smartphone e cominciò ad armeggiare con lo schermo. “Ho bisogno di un piccolo aiuto” disse. In un primo momento non capii, poi vidi che con una mano teneva il telefonino e con l’altra si toccava l’uccello mentre teneva gli occhi incollati allo schermo. Mi avvicinai e vidi che stava guardando un film porno sul telefonino. Ecco l’aiuto di cui parlava! Devo dire che lo stratagemma aveva funzionato benissimo. Il suo cazzo nero si ergeva in tutto il suo splendore. Quasi trenta centimetri di carne turgida sfidava la forza di gravità puntando al cielo. “Posso toccarlo?” gli chiesi. Mi guardo con un’espressione incerta. “Non fraintendere – gli dissi – non sono omosessuale, anzi sono sposato con figli e questa e la prima volta che tocco il cazzo di un altro uomo, se si escludono le seghe fatte in compagnia dei miei amici quando avevo 13 anni.” “Fa pure” rispose. Afferrai l’uccello con la mano destra: era duro come il marmo ma caldo e pulsante. Restai qualche secondo immobile indeciso se lasciarlo o continuare a tenerlo stretto. Decisi di assecondare il mio istinto che mi diceva di non mollarlo. Fissai Patrick negli occhi e non lessi espressioni di fastidio o sgomento, forse non era la prima volta che gli capitava. Non so se consapevolmente iniziai a muovere la mano lentamente. Il ragazzo chiuse gli occhi e inarcò le reni sporgendosi in avanti. Continuai a masturbarlo aumentando il ritmo mentre con l’altra mano gli presi i testicoli, stringendoli leggermente. Continuai a muovere la mano alternando colpi veloci a colpi più lenti. Finalmente Patrick emise un gemito e venne inondando il pavimento di sperma caldo. Non dicemmo nulla mentre ci  rivestivamo, poi ci salutammo e andai al lavoro. La sera a casa raccontai tutto a mia moglie e, come al solito, dovetti spegnere con il mio cazzo l’eccitazione che le avevo provocato. “Voglio vederlo anche io – ribadì – trova il modo di portarlo qui.”  Due giorni dopo ero di nuovo in palestra e appena lo vidi subito mi venne un’idea per portarlo da mia moglie. “Senti Patrick – gli dissi – volevo chiederti se ti andava di farti fare qualche foto, sai ho l’hobby della fotografia ed un amico mi ha chiesto  se gli faccio delle foto per il catalogo della sua fabbrica di intimo. Tu hai “l’attrezzatura” giusta per riempire i boxer da uomo.  Ti porto via solo un paio di ore sabato mattina e guadagni pure qualcosa. Che ne dici?” Accettò volentieri e così ci demmo appuntamento per il sabato successivo a casa mia. Arrivò puntuale e lo introdussi subito nel piccolo studio fotografico che avevo allestito nel garage di casa mia. “Questa è mia moglie e poserà per l’intimo femminile insieme a te” Diedi a Patrick una serie di boxer da indossare e lo accompagnai in una stanzetta a fianco dove avrebbe potuto spogliarsi e indossarli. Mia moglie era già pronta con un completo perizoma e reggiseno pushup che indossava sotto l’accappatoio. In pochi minuti Patrick fu pronto e devo dire che faceva un bellissimo effetto il suo corpo palestrato e muscoloso e quel cazzo statuario che si delineava all’interno dei boxer aderenti. Cominciammo a scattare delle foto con mia moglie che si metteva sempre in modo da stare a contatto con il ragazzo praticamente strusciandosi addosso a lui. Ad un certo punto le dissi di togliersi il reggiseno e di abbracciare Patrick da dietro mettendogli una mano sul bordo dei boxer come se volesse infilarla dentro. Li lasciai in quella posizione per un po’ di tempo fingendo di dover regolare la macchina fotografica e i flash. Vedevo il ragazzo in evidente difficoltà per il contatto con i seni di mia moglie sulla schiena e la mano che si muoveva sul suo ventre. Mi accorsi che il suo cazzo aveva iniziato a crescere. Dissi a mia moglie di infilare la mano un po’ più dentro. Fu la fine, Patrick non riuscì più a controllarsi ed il suo cazzo si erse completamente. “Così non posso scattare” dissi. “Aspetta – disse mia moglie – ci penso io.” Si inginocchiò davanti a Patrick e gli abbassò il boxer liberandogli il cazzo di ebano. Lo prese in bocca ingoiandolo quasi tutto. Patrick mi guardo con sguardo interrogativo ma io lo rassicurai con un sorriso. Mia moglie intanto gli faceva un pompino. Presi a scattare foto forsennatamente, arrapato a mia volta. Mia moglie era assatanata e muoveva le mani e la bocca con voluttà sul cazzo enorme del ragazzo.   Ad un certo punto si staccò da lui, si tolse gli slip e si mise sul divano che era nella stanza con il culo rivolto verso di lui, le gambe spalancate e la fica bagnata di desiderio. “Chiavami Patrick” Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte e le infilò il cazzo nella fica iniziando a fotterla vigorosamente. Mia moglie urlava di piacere, io scattavo foto furiosamente. Vedevo dal mirino della macchina fotografica  il palo d’ebano entrare e uscire dalla fica di mia moglie riempendola tutta. Zoomavo ingrandendo i particolari e scattando foto ravvicinate. Poi posai la macchina e mi avvicinai alla coppia, tirai fuori il cazzo e lo infilai in bocca a mia moglie. Tramite la sua bocca sentivo la veemenza dei colpi che Patrick le dava da dietro. Per un fortunato caso venimmo tutti e tre insieme, io in bocca a lei Patrick nella sua fica, mia moglie contraendo contemporaneamente fica e labbra. Ci abbandonammo esausti sul divano, mia moglie seduta al centro con le mani strette intorno ai due cazzi come se temesse di svegliarsi da un sogno.

MIA MOGLIE IN MEZZO A NOI

Mia moglie in mezzo a noi – prima parte

 

Quello che vado a raccontarvi è un racconto realmente accaduto,

da anni mi passava per la mente di avere,di provare ad avere un rapporto di sesso a tre assieme a mia moglie Daniela,( 37 anni, io 45 ) la quale non cedette mai alle mie numerose richieste fatte nel tempo.

Premetto che all’età di circa 20-25 anni, io provai questo tipo di esperienza con una coppia della mia provincia, trovai questo gioco molto intrigante, eccitante,proibito allo stesso tempo, scopare una donna matura, con il marito nello stesso letto, mi terrorizzò nei primi minuti, poi fui messo a mio agio con le richieste premurose della donna, e da quel momento fu tutto molto più semplice.

Ma torniamo a noi, una sera, dopo cena, parlando con mia moglie le dissi che avevo messo un annuncio su internet, per cercare un singolo che potesse, giocando con noi, stimolare il nostro rapporto, che comunque andava a gonfie vele,la sua risposta fu come sempre che ero il solito porco, e che comunque se avesse accettato di fare sesso in tre, avrebbe preferito una donna,affermando che si sarebbe sentita più a suo agio.

Egoisticamente, a me non interessava avere un’altra donna nel letto, ma bensì un uomo, che mi aiutasse a portarla al massimo dell’eccitazione. Voglio precisare che non sono bsx, ma immaginarla alle prese con due cazzi l’avrei preferito di gran lunga.

Una sere durante un rapporto, gli rammentai come sarebbe stato eccitante per lei avere un’altro cazzo in bocca mentre io la stavo scopando da dietro, lei girandosi verso di me con un dito in bocca mi disse, ( cosi ? ), mentre succhiava il dito facendolo entrare e uscire dalla bocca, le risposi che se preferiva, aveva sempre un’ altro buco libero ed accogliente, disse solo,( poi ci penserò) e finimmo la scopata con una venuta celestiale da parte mia, visto l’eccitamento.

Nei giorni e settimane seguenti, furono in molti a rispondere all’annuncio,molti dei quali con foto (esplicite e non) e numeri di telefono per contattarli. Ero molto felice di ciò, significava che le foto di mia moglie allegate all’annuncio erano gradite a molti. Nonostante tutto, moltissimi ho dovuto cestinarli, rinunciando alla loro offerta, non rientrando nei parametri che mi ero imposto, alcuni eccessivamente giovani, altri troppo anziani,alcuni da come scrivevano, si intuiva che erano già esperti di questo tipo di rapporti e scrivevano dettagliatamente come avrebbero preso mia moglie e quanto l’avrebbero fatta godere, alcuni invece elogiando i loro attributi da bull.

Un pomeriggio uscendo in terrazza, mia moglie si accorse che ero in contatto con qualcuno su skype e volle vedere chi era e cosa ci dicevamo, l’immagine non c’era,perciò non potevamo nemmeno sapere con chi eravamo in contatto, ma a lei piaceva per come parlava o meglio scriveva. Continua a leggere MIA MOGLIE IN MEZZO A NOI

MIA NIPOTE IN VENDITA (primo capitolo)

Mia nipote in vendita

prologo

 

Filomena, è un’ex infermiera “caposala”, da poco in pensione, bellissima sessantenne, alta 1,60, bruna, capelli cortissimi e ricci, formosetta, quinta abbondante di reggiseno, culo ben sodo e, una figa ancora contornata da una folta “boscaglia nera”.

Lei, rimasta vedova da circa dieci anni, vive di sola pensione che, per le molteplici spese di casa e qualche vizietto, ovviamente non le basta.

Sin da quando viveva il marito che, di professione faceva il pescatore, di conseguenza costretto a restare fuori di casa per parecchie settimane(tranne nel periodo di fermo biologico) ella, aveva “ed Ha” una relazione saltuaria con Marcello “ausiliario socio -sanitario presso l’ospedale dove lavorava”, un bel ragazzo di vent’anni più giovane di lei, castano, alto all’incirca 1,70, corporatura media ed un mediocre arnese; ma, a lei non importava;  in quanto, felicemente appagata ed anche perché lui, è un abile leccatore di fregne.

Filomena “per gli amici e colleghi: Mena la responsabile”, ha una figlia, Mariella, bellissima quarantenne, bruna, sposata con una figlia, Kimberly, stupenda biondina, diciannovenne, alta, fisico da top model, amante del ballo ed esperta in arti marziali.

Con tutta onestà, a Marcello, oltre a Mena, interessavano “sessualmente parlando”, sia Mariella che Kimberly; ma poiché lei, era una donna seria ed onesta  e, la sua relazione con lui “nonostante, fosse vedova”doveva rimanere segreta, non acconsentì mai a creare “si dice dalle nostre parti” una sorta di cooperativa a sfondo sessuale(mamma, figlia, nipote), pur potendone approfittare in quanto, rimaneva quasi sempre al verde; perché, doveva  aiutare per quel che poteva anche sua figlia il cui marito non aveva un lavoro fisso.

Un bel dì di qualche anno addietro “eravamo in piena estate”, a Mariella, si presenta l’urgenza di rifare l’impianto termo-idraulico della sua abitazione perché, obsoleto e faceva acqua da tutte le parti.

Per poter far questo, non avendo a disposizione la somma necessaria, fu costretta a chiedere a sua madre un prestito personale; la quale,  a sua volta,ne fece richiesta presso la banca dov’era accreditata la pensione; ma, affinché tale richiesta andasse a buon fine, la banca, le  chiese  l’avallo di un garante e lei, pensa bene di rivolgersi al suo amico Marcello   che, per pura combinazione, incontrò  davanti al Colorado Caffè; lui, si offrì subito di aiutarla ma in cambio di una prestazione sessuale extra.

All’inizio, si mostra abbastanza titubante, rimproverandolo  di avere sempre un chiodo fisso ovvero, fottersi Mariella e Kimberly, offrendo all’istante il proprio corpo come ha sempre fatto in cambio di qualche regalino saltuario; ma poi, riflettendo un po’ e, sapendo che la nipote è una ragazza: viziata e viziosa, pensa bene di proporre un incontro a tre (Marcello, nonna nipote), in cambio di qualche ricarica telefonica o, al massimo qualche bel braccialetto di bigiotteria per comprare il suo silenzio.           

Capitolo primo

 

 

 

Mena: ciao, Marcello, come va? È da un po’ di tempo che non ti si vede! Che c’è, non ti piaccio più!? Sto iniziando a diventare vecchia, rincoglionita, vero!?

Marcello: no, ma che dici! Sai, ho avuto molto da fare in questo periodo e, non potevo venire a trovarti; sai che, sei la mia zoccolona, responsabile preferita. Tu, come va, sempre alle prese con i soliti problemi!?

Mena: beh, abbastanza bene!Solo, che Mariella, ha necessità di ristrutturare casa, ed ha bisogno di soldi, abbiamo chiesto diecimila euro di prestito personale alla mia banca; e, mi hanno detto che ci vuole un garante e, sinceramente, non so a chi rivolgermi; eventualmente, me lo faresti tu,  questo piccolo piacerino!?

Marcello. Beh! Volendo si potrebbe, dipende da cosa mi “offriresti” in cambio, oltre alla solita scopata saltuaria! Rispose con malizia.

Mena: tu, cosa vorresti in più?

Marcello: mah! Un bell’incontro a tre con tua figlia, magari a cose fatte, incontro al quale, parteciperesti come “maitresse”, guardona che, si masturba vedendo sua figlia scopare!

Mena: ah,ah,ah!!! Ma tu, sei fissato! T’ho già detto un sacco di volte che, mia figlia e mia nipote, non si toccano, non sono in V E N D I T A!  Se vuoi, adesso possiamo andare a casa mia e, possiamo fare una cosa veloce, una sveltina!Ti prometto che a Mariella, te la faccio scopare col pensiero.

Marcello: come sarebbe col pensiero!?

Mena: mentre scopi con me, chiudi gl’occhi e fai finta di scopare con lei! Dai, entriamo nel bar, offrimi un succo di frutta e un gratta e vinci e, ti faccio un bel pompino veloce, Immagina che te lo stia  facendo la mia Mariella.

Marcello: ok, affare fatto! Sai che quando ti vedo mi viene sempre il cazzo duro! Ma, mi prometti che per quell’affare del prestito, ti fai venire qualche idea geniale, insomma mi organizzeresti un giro di zoccole!? Anche vedove mi andrebbero bene; tu, vai sempre al cimitero e, qualche vedova allupata, in calore la trovi sempre.

Mena: ok! Ma, non  ti prometto niente.

Entrarono nel bar e, dopo aver preso il succo di frutta ed il gratta e vinci, si diressero verso casa. Mena, dopo essersi spogliata completamente nuda, mostra a Marcello una foto di sua figlia in mutandine e reggiseno (scattata di nascosto), ponendo in essere una solenne sditalinata in piedi con le cosce aperte di fronte allo specchio dell’armadio della sua camera da letto; e, lo invitò, dapprima a segarsi e, scoparsela col pensiero, poi constatato che il suo arnese era pronto per essere spompinato, lo fece sdraiare sul lettone e iniziò a leccare e succhiare con voluttà.

Mena: questa è la foto di mia figlia; avanti, toglile le mutandine e il reggiseno! Leccale la figa,porco!mentre io, ti guardo e mi faccio un bel ditalino, mmm!!! Si dai, fatti una sega! Sii!! bastardo sii!!ti piace, eh! Ahhh!!!

adesso, scopala,scopala, lurido depravato! Sii!! tutto nella figa, tutto nella figa!mmmm!!! sii!! continua, continua!E tu, troia, accontenta Marcello!

Marcello: Bella troia Mariella! E tu, sei una gran zoccolona, ficcati le dita in quella fregna!

Mena: ti piace, come si masturba la tua zoccola responsabile! Vedo che, il tuo cazzo è diventato duro, mmm!!Adesso, distenditi sul letto, che ti faccio un bel pompino ed ingoio tutta la sborra! Intanto tu, continua a fantasticare su Mariella.

Marcello: ohhh!!! si, Mariella!! leccami pure la cappella; mmm!!! e, leccala, Marièèèè!!!! Adesso, succhialo, succhialo, come fa quella gran troia di tua madre! Ahhh!! Mariella, sborro, sborro, Mariellaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!! Ingoia, ingoia tutto si! Sei brava come quella gran baldracca di tua madre!

Mena: ti è piaciuto!? Allora, sto piacere?

Marcello: si può fare; tu, intanto ricordati di organizzare l’harem delle vedove in calore.

Mena: ascolta, tu sai che il martedì, mi reco al cimitero a trovare mio marito; sicuramente, mi dovrei incontrare con Franca, una mia amica anche lei vedova di pochi anni più grande di me, dovrei chiedere a lei!

Marcello: ehm! Com’è questa Franca!?

Mena: è una bellissima donna, robusta, sesta di reggiseno; solo che, ha i capelli bianchi,penso che, dovrebbe piacerti, no?

Marcello: beh! A prescindere dall’età e dal colore dei capelli, l’importante è che non sia una stecca di bigliardo e, che non abbia una figa simile ad una fettina di carne impanata.

Mena: no, no, ormai, conosco i tuoi gusti, so che a te piace la donna vacca; comunque, ti faccio sapere.

Marcello: va bene! Ora, ti lascio.

Mena: vedo che, ti stai toccando, vuoi farti ancora  una sega?

Marcello: se, lo vuoi tu!

Mena: facciamo una cosa; ora, vado a farmi una doccia, tu mi segui e, mentre m’insaponi la schiena, con l’altra mano, appoggia il cazzo vicino al buco del culo.

Marcello: mmm!! Molto volentieri, tesoro!

E, mentre le insaponava la schiena, Marcello si fece un’altra solenne sega; con la punta della capocchia poggiata vicino allo sfintere della sbrodolosa responsabile, sborrando per l’ennesima volta, invocando il suo nome. “ohhh!! sborr, Menina! Siii!! Meninaaaa”!!!!!

mena: sei proprio un gran porcellone!

Marcello: e tu, sei una gran vacca! Ora, devo proprio  andare, si è ormai fatto tardi; allora, mi fai sapere?

Mena: non preoccuparti; comunque, fatti sentire, sai che a me piace anche essere intrattenuta per telefono!

Marcello: d’accordo, tesoro, ti saluto; ah, ti lascio qualche spicciolino per pagare il caffè a Lisetta, la tua vicina di casa, non si sa mai!

Mena: ah, ma quella non te la dà! Dice che è abbastanza soddisfatta di suo marito.

Marcello: oh! No, non sto dicendo niente! E che, mi eccita sapere che la tua vicina di casa sa che ti fai trombare da uno più giovane.

Mena: uhmm!! Che figlio di buona donna che, sei!

Fine primo capitolo

 

 

 

Il mio migliore amico

 

Ci incontrammo per caso dopo circa dieci anni dall’ultima volta che ci eravamo visti. Marco era di tre anni più giovane di me ed era il fratello del mio compagno di studi Andrea. Avevo frequentato casa loro quotidianamente per moltissimi anni dalla scuola media all’università finché, dopo la laurea, ognuno aveva preso la sua strada e la frequentazione si era fatta più rada. Poi io mi ero sposato e dopo un paio di anni anche Marco aveva impalmato una ragazza di Bergamo andando a vivere nella città della moglie. Ed ora dopo dieci anni ci incontravamo di nuovo a Napoli. Quanti ricordi! Praticamente ero cresciuto a casa loro e con Marco in particolare c’era stato sempre un rapporto privilegiato. Con il fratello avevo frequentato le stesse scuole, la stessa facoltà, poi il pomeriggio mi trasferivo a casa loro per studiare insieme. Dopo lo studio spesso capitava che  Andrea dovesse andare da qualche parte con il fratello più grande o con un genitore ed io rimanevo con Marco aspettando mio padre che venisse a riprendermi. Nei primi anni quando capitava questa cosa ci mettevamo a leggere o guardavamo la televisione o giocavamo a qualcosa, poi verso i 15 anni (lui ne aveva 13) scoprimmo qualcosa di più divertente da fare: il sesso. La loro casa era molto grande e c’erano molti posti in cui stare in santa pace. In uno di questi, un locale adibito a ripostiglio, scoprimmo che il padre conservava la rivista Playmen, la versione italiana di Playboy! Per degli adolescenti in piena tempesta ormonale era una vera e propria manna. Appena rimanevamo soli in casa ci fiondavamo a guardare le ragazze nude ritratte nella rivista. Dal guardare al toccarsi il passo fu breve e, oserei dire, obbligato. Dopo aver sfogliato un po’ di riviste, sceglievamo la ragazza che ci piaceva e tiravamo fuori i nostri membri masturbandoci. Un giorno mentre eravamo intenti a questa pratica mi venne l’impulso di provare una sensazione nuova. Avevamo sfogliato già qualche rivista e stavamo scegliendo la ragazza su cui fantasticare, avevamo i pantaloni già abbassati per sfogare ancora una volta i nostri istinti quando mi venne la voglia di provare a toccare il pene di Marco. Lui mi lasciò fare e così continuai a tenerglielo in mano. Come sensazione non era un gran che. Poi cominciai a sentire che diveniva duro e la cosa mi piacque. Iniziai a muovere la mano su e giù, prima lentamente poi più velocemente. Intanto anche il mio membro si era eretto. Invitai Marco a toccarmi anche lui. Lo fece. Aumentai il ritmo del movimento e Marco dopo qualche secondo mi venne in mano. Poi cominciò a muovere la sua mano e a masturbarmi. In breve venni anche io. La cosa ci piacque moltissimo per cui da allora ci toccavamo a vicenda rendendo la masturbazione una pratica molto più appagante. Ovviamente quando eravamo da soli continuavamo a toccarcelo per conto nostro, ma quando eravamo insieme uno masturbava l’altro. Una sera che i  genitori erano fuori città  miei amici mi chiesero di restare a dormire da loro. Andrea andò a dormire in una stanza con la nonna mentre io ero  in camera con Marco. Dopo un po’ che eravamo a letto sentii Marco infilarsi nel mio letto e accendere una torcia elettrica. Vidi che sorrideva e che aveva una rivista. “Oggi facciamo una cosa diversa – mi disse – e aprì la rivista.” Non era una delle solite, era una rivista porno. C’erano amplessi di ogni tipo. In breve tempo i nostri membri erano belli duri e già l’uno teneva in pugno il pene dell’altro. Marco mi fermò la mano. “Aspetta, voglio fare una cosa. Però mi devi promettere che dopo fai lo stesso anche a me.” Promisi. Marco prese il mio membro e se lo mise in bocca. Cominciò a leccarlo tutto. La sensazione che provavo era bellissima anche se ovviamente nessuno dei due aveva mai fatto o ricevuto quella cosa. Il fatto che me lo leccasse mi eccitava moltissimo e all’improvviso venni. Marco si ripulì il viso e poi mi indicò il suo membro che era già duro. Non ebbi alcun problema a prenderglielo in bocca. Come avevo fatto io anche Marco venne quasi subito.  La nostra esperienza omosessuale però si fermò lì. Non provammo mai ad avere rapporti anali. Non rinnego nulla pur essendo consapevole di essere fondamentalmente eterosessuale. Mi piaceva quel che facevamo insieme. Abbiamo continuato a masturbarci a vicenda  per anni anche quando io ero fidanzato con quella che poi sarebbe diventata mia moglie. L’ultima volta che lo facemmo fu a casa mia qualche mese dopo che mi ero sposato. Marco era venuto per dare un’occhiata al mio pc che aveva qualche problema e dopo che lo aveva sistemato io gli dissi se voleva vedere una cosa interessante. Aprii una cartella di foto e avviai la presentazione. Erano foto che avevo scattato a mia moglie con la macchinetta digitale. Erano foto di nudo. Avevo ripreso mia moglie in ogni posizione, ma soprattutto a gambe aperte. Vedevo Marco guardare il grosso sedere di mia moglie, la vulva pelosa oscenamente spalancata con le dita, il seno abbondante. Ci toccammo ancora una volta  l’un l’altro e poi ce lo prendemmo in bocca reciprocamente. Dopo qualche mese Marco, come detto,  si fidanzò con una ragazza di Bergamo e se ne andò a vivere da lei. Ora dopo più di dieci anni ci incontravamo ancora. Mi raccontò che la sua storia era finita e che era tornato a Napoli a casa dei suoi. Chiacchierammo ancora un po’ del più e del meno poi mi sembrò naturale invitarlo a cena per quella sera. Accettò di buon grado dicendo che gli avrebbe fatto bene distrarsi un po’. Quella sera verso le otto venne a casa nostra portando in dono una bottiglia di vino. Mia moglie lo salutò con gran calore e la cena si svolse in un’atmosfera di serena amicizia. Dopo cena ci mettemmo comodi seduti sui divani a continuare la chiacchierata. Mia moglie conosceva Marco da quanto conosceva me e quindi si era vestita in maniera informale, aveva un corto abitino di maglina, molto aderente in verità. L’abito la fasciava completamente mettendo in risalto le forme generose di cui era dotata. Non indossava il reggiseno, come faceva sempre quando stava a casa. Si vedevano chiaramente i capezzoli sotto la leggera stoffa del vestitino, così come i contorni del minuscolo tanga. Più di una volta vidi Marco sbirciare nella profonda scollatura dell’abito di mia moglie o guardarle le gambe mentre stava seduta ed il sedere quando era in piedi. La cosa non mi infastidiva minimamente, anzi mi eccitava.  Eravamo seduti sul divano, mia moglie alla mia destra e Marco sulla poltrona a fianco. Quando mia moglie si alzò per prendere dei bicchieri in cucina le diedi una pacca sul sedere, quando si risedette le misi un braccio intorno alle spalle facendo ricadere la mano sul suo seno. Continuammo a parlare ed io con indifferenza le infilai una mano nella scollatura toccandole un seno. Marco non sembrava per nulla infastidito o turbato dal mio comportamento e continuava a chiacchierare normalmente. Vidi però che spesso il suo sguardo cadeva tra le gambe di mia moglie semiaperte a causa della seduta bassa del divano. L’abito era molto corto e stando seduta le si vedevamo le mutandine candide. Chiesi a mia moglie di andare a fare del caffè e quando rimanemmo soli dissi ridendo a Marco “Ha finito di guardare tra le gambe di mia moglie?” “Capirai – mi rispose – non vedo nulla di nuovo, ti ricordi quando mi facesti vedere quelle foto? Ho visto Elena nuda in tutte le posizioni, quindi non cambia nulla se le guardo le mutandine. Continua a leggere Il mio migliore amico

Le ripetizioni di letteratura

 

Ero arrabbiato con mia moglie. Ancora una volta mi aveva coinvolto senza dirmi nulla. E non era la prima volta che succedeva. Mia moglie è specializzata nel promettere miei favori alle persone. Se qualcuno va a chiederle che io faccia qualcosa lei accetta per me senza dirmi nulla, così io mi trovo impegnato a mia insaputa. Questa volta si trattava di dar ripetizioni di italiano alle due figlie della nostra portinaia. Le due ragazze avevano rimediato un debito in italiano e la madre aveva chiesto a mia moglie se io avessi potuto dare loro qualche ripetizione. Mia moglie aveva ovviamente accettato con entusiasmo assicurandole che anche io sarei stato felice di farlo e mi trovai coinvolto in una serie di lezioni da tenere un paio di pomeriggi la settimana per tutto il mese di luglio. E così il lunedì successivo alle 15 si presentarono le mie due allieve, Naomi ed Ester  che frequentavano la stessa classe perché Ester, la più grande, aveva perso un anno. Erano davvero carine, piccole, more con una frangetta sbarazzina che incorniciava un visino delizioso. Sembravano gemelle, si somigliavano in tutto, anche nel fisico, minuto ma fornito di un bel seno abbondante che notai sotto la candida maglietta che lo ricopriva.   Durante la prima lezione mi resi subito conto che il loro livello di preparazione era davvero bassissimo. Feci fare loro un tema che poi leggemmo insieme, non c’era una frase scritta correttamente! Visto che ormai ero in ballo decisi di fare le cose seriamente e quindi dissi loro di venire ogni giorno per tutto il mese. Facemmo una settimana di temi a ripetizione per cercare di migliorare un po’ l’esposizione e l’ortografia. La seconda settimana decisi di  far leggere loro ogni giorno un brano da commentare. Alle 15, come al solito, si presentarono a casa mia. Notai subito un cambiamento: entrambe indossavano un paio di pantaloncini cortissimi e una canottiera bianca abbastanza larga da lasciare vedere benissimo che sotto non indossavano reggiseno. Ebbi il mio bel da fare per non cadere continuamente in tentazione e guardare le loro bellissime mammelle che sembravano voler saltare fuori ad ogni minimo movimento.  Anche il secondo giorno si presentarono puntuali e vestite come il giorno prima. Si sedettero al tavolo di studio posizionandosi una alla mia destra e l’altra alla mia sinistra. Cominciammo a leggere da un unico testo che tenevo davanti a me. Poiché il libro da cui leggevamo era unico si avvicinarono a me unendo le loro sedie alla mia, mettendo un braccio dietro di me per vedere meglio il libro al centro. Io tenevo le mie braccia in grembo sotto il tavolo e sentivo il contatto dei loro seni appoggiati alle mie braccia. Mi sentivo un po’ a disagio ma non mi mossi continuando a leggere. Al termine del brano chiesi loro di spostarsi con le sedie mettendosi di fronte a me e di dirmi  cosa avessero capito di quello che avevamo letto.  Si misero sull’altro lato del tavolo e mentre la più grande iniziava a parlare, la più piccola si mise in ginocchio sulla sedia poggiando mi gomiti sul tavolo. Attraverso la scollatura della maglietta vedevo il suo seno nudo e i capezzoli. Prestai poca attenzione a quello che diceva la sorella. Quando la prima ebbe finito di commentare, iniziò a parlare l’altra mentre anche Ester assumeva la sua stessa posizione. Adesso avevo due bellissimi seni da guardare e l’attenzione per quello che dicevano era nulla, guardavo solo senza sentire nulla. Finalmente quella lezione finì e ci demmo appuntamento al giorno successivo.  Per la terza lezione dissi alla grande di sedersi di fronte a me e scrivere una relazione su quanto avevamo letto il giorno prima mentre l’altra si mise al mio fianco per leggere un altro brano. Questa volta misi io il mio braccio sullo schienale della sua sedia alla mia destra mentre lei si accostava a me per leggere. Dopo qualche minuto che leggeva feci scivolare la mia mano dallo schienale alla sua spalla. Non disse nulla continuando a leggere. Dopo qualche minuto Naomi cambiò posizione poggiando un braccio sul tavolo, io allora feci scivolare la mia mano sotto la sua ascella sfiorando con le dita la sua mammella. Mi feci più audace e le diedi un leggero pizzicotto sulla mammella che avevo sfiorato. Non disse nulla. Infilai una mano nell’apertura della canottiera e le afferrai il seno. Lo racchiusi nella mia mano e rimasi immobile, tenni la mano in quella posizione fin quando finì di leggere il brano. A quel punto si alzò in piedi cedendo il posto alla sorella. Anche Ester si posizionò seduta alla mia destra e iniziò a leggere ed io ripetei l’operazione che avevo fatto in precedenza con la sorella toccandole il seno. Anche lei non disse nulla e lasciò che la palpeggiassi fino alla fine del brano. Terminammo la lezione e prima di andarsene mi salutarono entrambe con un bacio sulla guancia lasciandomi solo con il mio membro eretto stretto nei pantaloni. Attesi con ansia l’inizio della quarta lezione. Puntuali come i giorni precedenti le due ragazze bussarono alla mia porta: indossavano entrambe un corta gonna e la solita canottiera. Come il giorno precedente dissi ad una di scrivere la relazione mentre l’altra avrebbe letto un brano. Fu a quel punto che Naomi mi disse “Professore, poiché ho difficoltà a leggere, le spiace se mi siedo sulle sue ginocchia?” Annuii e la ragazza si sollevo la gonna per non sedercisi sopra e poggiò le nude membra sulla mia gambe. La sorella intanto si era posizionata di fronte a noi, in ginocchio sulla sedia e scriveva tenendo i gomiti poggiati sul tavolo. Praticamente dalla scollatura vedevo le due mammelle nude penzolare. Attraverso la leggera stoffa dei pantaloni sentivo il sesso caldo della ragazzina poggiato sulle mie gambe. L’erezione fu immediata. Il mio membro premeva contro le natiche di Naomi che continuava a leggere tranquilla. Non resistetti più di tanto e le infilai le mani sotto la gonna accarezzandole le cosce lisce, poi feci risalire le mani verso il suo ventre. Ebbe un sussulto. “Mi fa il solletico” mi disse.   “Scusa, non volevo, – risposi imbarazzato – smetto subito.” “No, no tenga pure la mano, se vuole, mi fa piacere.” Intanto Ester aveva interrotto la scrittura della relazione e mi guardava con un sorriso sfrontato. “A mia sorella piace essere accarezzata, professore, a me invece piace accarezzare.” Ero sbalordito e colto di sorpresa dalla sfrontatezza delle due ragazze. Decisi di stare al gioco. “E cosa ti piace accarezzare?” le dissi. “Beh mi piace accarezzare i ragazzi o anche mia sorella.” “E cosa ti piace accarezzare dei ragazzi?” le chiesi conoscendo già la risposta. Infatti mi disse “Professore non faccia l’ingenuo, lo sa cosa piace farsi accarezzare  ai ragazzi. Ce l’hanno sempre duro e come lo tocco un po’ mi vengono in mano.” Ero sbalordito dalla sfacciataggine della ragazza. Continuò “Recentemente poi ho imparato una cosa nuova che mia sorella non conosce ancora. Se vuole le mostro cosa so fare. “ “Fammi vedere allora” le dissi. Si avvicino a noi e fece alzare Naomi dalla mie gambe, poi si mise in ginocchio davanti a me e disse alla sorella più piccola di fare lo stesso. Mi sbottonò i pantaloni ed estrasse il mio membro eretto. “Guardi cosa ho imparato a fare – mi disse – so che ai ragazzi piace molto.” Così dicendo si infilò il mio pene in bocca e cominciò a leccarmelo. Continua a leggere Le ripetizioni di letteratura

Mia mamma gennaro e il suo papino parte 2

 

Eccomi di nuovo pronto a raccontare di un altra bella cavalcata tra gennaro il suo rozzo papino e della mia dolce mammina succhiacazzi
come sempre se volete fare un commento o darmi un suggerimento potete scrivere o aggiungermi su msn
trasgressionepura@hotmail.itLa settimana scorsa sono stato davvero molto male, ho iniziato con una febbricola che poi si è trasformata in una iperpiressia molto grave. Finchè avevo la febbricola mamma continuava a scendere dalla “mamma” di gennaro per farsi la sua buona dose di cazzo che il amichetto amorevolmente gli offriva spesso insieme al suo caro papino. devo ammettere che mamma era proprio brava a casa infatti continuava a essere la dolce mammina di sempre…era davanti al cazzo duro che smetteva di essere razionale e si trasformava in una puttana.
Dopo un paio di giorno di febbricola la temperatura aumento e arrivo a poco più di 39 stavo molto male e in qualche modo prevalse l’istinto materno di non scendere a suchiare il cazzo ma di restare vicino a me, ma evidentemente la voglia era tanta….fatto sta che mentre stavo a letto molto stordito sento bussare la porta e indovinate chi era?
bravi il mio amichetto gennaro, era molto trasandato, aveva un pantaloncino corto che metteva in mostra il suo pacco e le sue gambe belle villose e una magliettina di quelle che si usano per casa.
Appena entrò lo sentii dire :” pina mia mamma ti vuole, ha detto che h comprato dei nuovi gelati a calippo e te li vuole far assaggiare…perchè non scendi?” e mia mamma di tutta risposta :” gennaro dì a tua mamma che avrei davvero tanta voglia di assaggiare un bel calippo ma ho antonio con la febbre alta e non mi va di lasciarlo solo…”
A quel punto gennaro volle vedermi ed entrò in stanza…ragazzi il suo pacco si era fatto gonfissimo e si poteva intravedere un pò di cappella che usciva dalla parte inferiore dei pantaloncini…io stavo molto male ed ero intontino ma comunque comprendevo e capivo e come se capivo quel cazzone…fatto sta che abbracciandomi non so se lo fece apposta ma premette il suo cazzo contro il mio fianco…
beh ragazzi decisi che era il momento di fare il rincoglionito più totale così alle domande di gennaro rispondevo in modo vago o completamente sbagliato…beh la natura è stata molto ma molto generosa con gennaro con il cazzone che si ritrova ma non tanto col cervello fatto sta che cadde nella trappola e in mia presenza disse a mia mamma
:” il frocetto di tuo figlio non capisce un cazzo potresti succhiarmelo ora davanti a lui e lui non capirebbe nulla…dai ora ti porto il calippo sopra ok? Continua a leggere Mia mamma gennaro e il suo papino parte 2

UNA ZIA PORCELLA (Seconda Parte)

 

(…CONTINUA DALLA PRIMA PARTE…)
Elisa in un lampo scalcia via le
scarpe, si sfila la maglietta, sgancia la gonna e si toglie le mutandine.
Un altro secondo ed è distesa tra le mie gambe e mi lecca l’uccello, unto dagli umori della zietta,
come fosse un gelato.
Come tecnica è un po’ strana ma niente affatto spiacevole.
Adriana osserva rapita la nipote e si sgrilletta con furia.
Per contribuire anch’io mi contorco un po’ e riesco ad infilarmi tra le sue gambe, ricominciando a
leccare.
Evidentemente Elisa è più che pronta a ricevere la sua parte perché mi molla l’uccello e, salitami
sopra, se lo infila in corpo.
Ha la fichetta decisamente stretta ed al momento fa una smorfietta di fastidio ma una volta entrato
completamente sento che si rilassa notevolmente.
Ha uno stile decisamente differente da Adriana, meno irruente, meno aggressivo, si fotte da sola
lentamente, facendo entrare ed uscire il mio cazzo centimetro per centimetro; è anche molto più
silenziosa della zia e si gode la penetrazione con un basso mormorio cadenzato.
Trovandosi a fica vuota Adriana decide di arrangiarsi come può.
Si alza, apre un cassetto di un mobile e ne tira fuori una valigetta.
Quando la apre riesco a vedere un vera e propria collezione di vibratori.
Ne prende un paio di varie misure e si stravacca nuovamente sul letto.
Sceltone uno se lo infila nella fica a gambe spalancate e ci osserva che scopiamo.
Con Elisa è chiaro che spetta a me prendere le redini in mano, quindi decido di cambiare: la
rovescio sul letto, le alzo le gambe fin sopra la testa e, inginocchiato davanti a lei glielo rimetto
dentro.
La bambina guaisce ma non protesta, anche perché non gliene do certo il tempo.
Adriana mi incita continuando a ficcarsi con forza il vibratore nella fica.
“Dai, sbattila per bene. Falle sentire il cazzo fino in fondo. Allargale per bene la fichetta.”
Agguanta un secondo vibratore, decisamente più piccolo del primo, se lo punta sullo sfintere anale e
si penetra lentamente.
“Cazzo quanto mi piace.”
Balbetta riprendendo a fottersi da sola.
Lo spettacolo mi ha distratto per un attimo, ma le pulsazione della figa di Elisa attorno al mio cazzo
mi fanno ritornare al lavoro che sto facendo: mi guarda ad occhi spalancati e lucidi, con una buffa
espressione sorpresa stampata sulla faccia.
Fa piccoli respiri ansimanti e mi stringe le braccia sempre più forte poi punta la testa contro il
cuscino, inarca la schiena e viene contro il mio cazzo con un lungo e sibilante sospiro.
Io mi fermo per darle il tempo di riprendere fiato ma Adriana è in agguato, si è avvicinata a quattro
zampe ed ora reclama un po’ di attenzioni.
Mi fa scostare e si piazza in mezzo alle gambe di Elisa con un vibratore in mano.
“Mentre coccolo un po’ Elisa, perché non riprendi da dove avevamo interrotto?” mi dice
sculettando.
Io mi sacrifico più che volentieri.
Mentre lei inizia a leccare di buona lena la nipotina infilandole contemporaneamente in fica il
vibratore, io ricomincio a fotterla da dietro. Non passano nemmeno cinque minuti ed Elisa si tende
di nuovo: deve essere una caratteristica di famiglia venire a raffica!
Il culo di Adriana è proprio sotto il mio naso ed essendo un attrazione per me irresistibile, dopo
averlo tormentato con un dito, mi accingo a riempirlo con il cazzo.
Mi sfilo dalla sua fica e lo punto sull’entrata posteriore.
“Aspetta.” mi blocca Adriana,
Sposta le ginocchia e si stende sulla pancia, poi si prende le chiappe e le allarga.
“Così mi piace di più.”
Per me va più che bene: mi metto a cavalcioni sulle sue gambe reggendomi con una mano, mentre
con l’altra punto l’uccello al suo buco ed inizio a spingere.
La cappella si fa strada e, quando e quasi passata, mi lascio cadere di peso su di lei penetrandola di
colpo tutto in una volta.
Lei grida e stringe i denti poi sibila un “Porco!”.
Prendo a stantuffarla con una certa cattiveria mentre lei non stacca più la bocca dalla fica di Elisa.
Sento che la sborra, già fin troppo trattenuta nelle palle, mi ribolle pronta a schizzare: penso un
attimo ad Elisa che ha avuto una razione davvero piccola di cazzo, ma la voglia di scaricarmi in
quel budello bollente mi sta sopraffacendo.
Sto quasi per sfilarmi dal culo di Adriana ma lei mi previene.
“Vienimi dentro.” rantola abbandonando la fica della nipote.
“Riempimi il culo, dai.”
Mi fermo per un attimo
“E Elisa?” riesco a chiedere in un piccolo moto di altruismo.
Adriana gira la testa verso di me e sorride.
“Te lo facciamo ridiventare duro noi, non preoccuparti”
Questo è molto probabile.
“Quand’é così!” mi rimetto a pomparla sbattendola con cattiveria, affondando in lei quasi con rabbia
e godendo nel sentire il suo sfintere contrarsi attorno alla mia asta.
Lei continua a tenersi le natiche divaricate ed è tesa all’indietro come un arco.
Mi sprona a riempirle il culo, a farle un clistere di sborra, a sfondarla. Io alzo gli occhi un attimo
giusto in tempo per vedere Elisa che si è impadronita del vibratore e lo fa andare a tutta forza.
Sento l’orgasmo montare, tendo le braccia e sferro gli ultimo fortissimi colpi nel culo di Adriana che
a sua volta sta raggiungendo il climax del piacere.
Do un altro colpo, rimango piantato a fondo nel suo culo e schizzo come un geiser nel suo intestino,
gorgogliano un frammentato “Veeengggooo.” nel suo orecchio.
Mi abbatto sopra di lei, che è venuta proprio quando le ho irrorato il budello, e rimango li
boccheggiante senza fiato.
Con uno sforzo riesco a sfilarmi da lei e a rotolarle al fianco.
Lei si solleva con fatica sulle ginocchia; si passa una mano fra le natiche e la ritira coperta di
sperma.
“Cazzo quanta ne hai fatta!” esclama. “Hahufff” e tutto quello che, almeno per il momento, riesco a
dire.
Adriana mi guarda e sorride. Sento Elisa che si muove accanto a me, avanza lentamente al mio
fianco e si appropria del mio cazzo che, lentamente ma inesorabilmente, si sta ammosciando.
“Posso?” chiede. E’ certamente una domanda retorica perché senza aspettare risposta lo prende in
bocca ripulendolo per bene.
Io chiudo gli occhi e prendo un attimo di pausa.
Quando li riapro nipote e zia sono impegnate in un 69 da urlo.
C’è un sordo ronzio che invade la camera: sono i vibratori che vanno a tutto spiano.
Adriana ne ha infilato uno nella fica di Elisa e la ragazza ha ricambiato e raddoppiato, infilandone
uno per buco della zietta.
Si leccano con trasporto ed io decido di approfittare per godermi lo spettacolo e riposarmi un po’.
Almeno per il momento dimentiche di me, si trastullano tra di loro; dall’affiatamento è evidente che
non si tratta della prima volta che si dedicano a questi passatempi.
Hai capito Adriana?
Le piace, e non poco, il cazzo, rimorchia uno sconosciuto e se lo fotte, si fa la nipotina, ha una
collezione di vibratori: davvero un bel tipetto.
Mentre penso a queste cose le due porcelle hanno deciso che è il momento di riprendere in mano un
attrezzo di carne, si sciolgono dall’abbraccio e si buttano sul mio uccello che, dato lo spettacolo,
aveva già iniziato a dare segni di ripresa.
Con due bocche e due lingue che gli si dedicano per bene la ripresa diventa quella di una Ferrari da
Formula Uno ed in men che non si dica è pronto a dare nuovamente battaglia.
“Stavolta tocca ad Elisa.” dichiara Adriana tirando nuovamente su di se la ragazza e riprendendo a
leccarla.
La nipotina sembra decisamente gradire sia la leccata sia la prospettiva di godersi il mio cazzo.
La posizione è ottimale: è praticamente alla pecorina con la zia sotto la pancia. Mi metto dietro di
lei e saggio con un dito l’accoglienza della fichetta: è fradicia di umori.
Intanto Adriana da un’altra succhiata al mio cazzo tanto per sicurezza.
Io mi goderei anche il pompino ma Adriana la pensa diversamente: si sfila l’uccello di bocca e lo
punta alla fichetta della nipote.
Una bella spinta e le sono dentro.
La prendo per i fianchi e inizio a sbatterla per bene mentre lei si dedica a leccare la zia, ricambiata
per benino (con qualche interruzione per darmi una salpata alle palle.
Ditemi che sono monomaniacale, ma il buchino posteriore di Elisa mi alletta parecchio.
Tanto per esperimento lo stuzzico con un dito.
La ragazza solleva la testa.
“li no, non l’ho mai preso!” mi avverte.
Avete presente che effetto fa sventolare un drappo rosso davanti al naso di un toro? SI? U – GUA –
LE !!
Adriana lo capisce al volo ed interviene.
“E’ una buona occasione per provare, Elisa.”
La ragazza tenta di divincolarsi ma Adriana le blocca il sedere abbracciandola, mentre io mi sfilo
dalla fichetta.
“Mi farà male!” protesta la ragazza, anche se con non troppa convinzione.
“Solo al momento.” ribatte Adriana convinta.
“Poi vedrai che gusto! Non hai visto me prima?”
“Si, ma tu ci sei abituata!”
“E lo sarai anche tu!”
Mentre si scambiano queste battute mi sono dedicato al buchino di Elisa, giocandoci con le dita.
Passo alla lingua e si nota subito la differenza: la ragazza rabbrividisce ma sembra gradire quel tipo
di leccata.
Spingo la punta della lingua nel forellino e sento che si contrae, stringendomela. Continua a leggere UNA ZIA PORCELLA (Seconda Parte)

UNA ZIA PORCELLA (Prima Parte)

 

 

E’ davvero una bella cavalla.
Questo è stato il commento che ho sentito su di lei quella sera.
Non che possa trovarmi in disaccordo, anzi, solo che il termine non mi piace troppo, ha l’aria di
essere qualcosa di spregiativo e siccome io le donne in genere le adoro preferisco usare altri
aggettivi più consoni.
Comunque il tutto è accaduto in un centro commerciale in città.
Ci ero andato solo per godermi un po’ di aria condizionata e per dare una sbirciata alle vetrine ed
invece ho avuto l’occasione di sbirciare ben altro.
Stavo guardando una magnifica vetrina di intimo femminile, altra mia grandissima passione, ed ero
un po’ perso con la testa tra pizzi, merletti, tanga, reggiseni, calze velate ed altri “ammennicoli” del
genere.
Il difficile è immaginarli indossati dal corpo giusto ma mettendomi d’impegno ci riesco piuttosto
bene.
Il commento lo fanno due ragazzi che, fermi davanti alla vetrina successiva, stanno osservando con
notevole interesse qualcosa
all’interno.
Incuriosito mi avvicino facendo finta di niente e do un’occhiata anch’io.
Alla faccia del bicarbonato di soda, si tratta davvero di un bellissimo esemplare, direi se
concordassi con il termine usato dai due.
Dico invece che si tratta di una bellissima donna: circa quarant’anni, mora, capelli lunghi fino a
metà schiena, abbronzata ma non troppo, ovvero quella magnifica tonalità caffellatte che valorizza
la pelle, un bel seno che tende una semplice camicetta bianca, un sedere “a mandolino” da urlo
inguainato da una gonna nera piuttosto attillata, due gambe da modella infilate in sandali dal tacco
alto e, guarda guarda, un sottilissimo braccialetto da caviglia; uno spettacolo.
E lo spettacolo è anche migliore perché sta scegliendo tra una decina di completini vari che in
genere definisco “da sesso”.
Non posso fare a meno di restare a guardarla ed immaginare quale potrebbe acquistare, mentre i due
ragazzi si allontanano: lo spettacolo è troppo poco esplicito per interessarli.
Io invece persevero, rimango ad ammirarmela finché non decide l’acquisto.
Strano ma vero è lo stesso che le avrei scelto io, una guepierre completa di reggicalze, tutto di raso
bluette con bordura in pizzo sempre bluette ma di una tonalità leggermente più chiara e con coppe a
balconcino, calze (e dico calze, non autoreggenti) in tinta, sottilissimo tanga satinato ed collarina in
tinta con un piccolo fiocchetto turchese.
Accidenti, beato l’uomo che ammirerà lo spettacolo.
Si fa impacchettare il tutto, paga ed esce.
Non resisto alla tentazione di seguirla per un tratto, anche perché ha un modo di ancheggiare che è
tutto un programma.
Si ferma davanti a varie vetrine; controlla la merce esposta; entra in un negozio; si accende una
sigaretta ed io sempre dietro.
Come pedinatore devo essere proprio una schiappa perché dopo una decina di minuti si è
perfettamente accorta che la stò seguendo, ogni tanto si volta e dà una sbirciatina controllando se ci
sono.
Porca miseria, non solo non protesta e non fa niente per seminarmi, ma alla vetrina successiva, dopo
l’ennesima sbirciata, con la scusa di controllare una cosa sul fondo della vetrina si piega a novanta
gradi spingendo il culetto in fuori e piazzandolo direttamente sulla linea di tiro dei miei occhi.
Chissà, forse le piace farsi ammirare.
Invece, al negozio successivo, appoggia la borsa per guardare un
paio di prodotti e poi si allontana senza riprenderla.
Come scusa è vecchia come il mondo ma questo non fa differenza: scatto veloce, afferro la borsa e
la seguo.
La riprendo fuori dal negozio e mi avvicino.
Facciamo le presentazioni, lei si chiama Adriana e partono le solite smancerie, i soliti complimenti,
le solite cosette varie più la punzecchiata finale “Sarebbe stato un peccato perdere un completino
bello come questo.”
“Nessun imbarazzo da parte sua ne tantomeno un gesto di meraviglia riguardo al fatto che cosa c’è
nella borsa.
“Piace anche a te questo tipo di biancheria?” chiede.
“Eccome, l’adoro! Anche se a dire la verità preferisco ammirarla dal vivo e, come dire, con il…
ripieno giusto.”
Espressione maliziosa da parte sua: allarga leggermente le braccia e sussurra:
“Un ripieno così andrebbe bene?”
Cosa dovrei rispondere, secondo voi?
“Assolutamente perfetto!”
Le prendo la borsa della merce e le porgo il braccio, lei si appoggia leggermente e partiamo.
Strano ma vero, il beato che godrà della vista di quell’articolo sarò proprio io.
In meno di un quarto dora siamo a casa sua.
Lascio la macchina in garage e saliamo con l’ascensore.
Durante il tragitto abbiamo chiacchierato del più e del meno come due semplici amici, senza
nessunissimo gesto compromettente.
Arrivati nel suo appartamento ci sediamo in salotto continuando a parlare; dopo una decina di
minuti di chiacchiere sempre più tendenziose, la maggior parte riguardanti la biancheria intima
piccante fa la sua mossa.
“Vuoi qualcosa da bere?” mi chiede,
“Caffè, te…” attimo di pausa e risatina soffocata.
“…Me?”
Non posso fare a meno di ridere assieme a lei, è una battuta talmente vecchia da aver bisogno delle
bretelle per stare su.
Comunque sto al gioco.
“Te, naturalmente!”
“Mi aspetti qui per un paio di minuti?”
fa alzandosi e lisciando la gonna.
“Molto volentieri.”
Sparisce nel corridoio ed io pregusto il momento in cui la rivedrò.
Cinque minuti più tardi rientra: è avvolta in un kimono blu scuro con degli aironi grigio perla
ricamati e indossa lo stesso paio di sandali neri.
Si avvicina a me mentre mi alzo in piedi.
“A te il compito.” dice sporgendo in avanti il bacino ed indicando il nodo che tiene chiusa la
cintura.
Ne tiro i bandoli ed il kimono si apre: lei abbassa leggermente le
spalle e l’indumento cade silenziosamente ai suoi piedi.
Come avevo previsto il completino le sta a meraviglia.
Ruota lentamente su se stessa permettendomi di ammirarla dalla testa ai piedi.
Il bluette risalta sulla sua pelle abbronzata valorizzandola perfettamente.
Senza rendermene conto in un minuto me la trovo addosso in un bacio da capogiro.
Si è incollata a me come una tellina, facendo aderire ogni centimetro del suo corpo al mio.
Sento attraverso la camicia i suo i seni dai capezzoli eretti contro il petto mentre il suo pube si
strofina contro il mio con un lento movimento ondeggiante, poi si abbassa lentamente senza perdere
il contatto, mi slaccia i pantaloni e mi tira fuori l’uccello che ormai ha la densità del marmo.
Mi stimola con le labbra e la lingua poi, finalmente lo prende in bocca.
Rimango lì a godermi il servizio per qualche istante poi la prendo sotto le ascelle e la costringo ad
alzarsi.
E’ il mio turno ad inginocchiarmi avanti a le, le faccio appoggiare un piede su una sedia, scosto gli
slip ed infilo la lingua tra le sue grandi labbra; ha il pube coperto solo da una strisciolina di peli neri
larga meno di due centimetri mentre il resto dell’inguine è liscio e depilato alla perfezione.
Prendo a leccarla con passione e lei, quasi subito mi afferra la testa ruotando il ventre contro la mia
bocca. Continua a leggere UNA ZIA PORCELLA (Prima Parte)

[ CONCORSO 2013 ] – La Rossa

Rammento che tutti i miei racconti sono veri, situazioni e nomi compresi. Liberissimi di non credermi…
Su un noto socialnetwork ho conosciuto Paola. Ci siamo scambiati il nostro indirizzo di posta e successivamente il telefono. Lei, sposata con un notaio, senza figli, abita a in una città a pochi  chilometri da me. Iniziamo la nostra frequentazione virtuale, nel mondo dove puoi dire tutto, fare tutto…metterti a nudo, sicuro e protetto dallo schermo di un PC. Mi racconta del marito che ama e che l’ama ma, preso dal suo lavoro, la trascura mentre lei a 43 anni si sente ancora nel pieno della vita. Certo le assicura un tenore di vita elevato ma, mi dice, che non si vive di solo pane…e per questo ha iniziato a conoscere persone nuove anche se solo virtualmente. Mi racconta che il PC portatile regalatole dal marito e Internet le hanno aperto un mondo nuovo. Ha iniziato con la navigazione in siti porno e di racconti erotici, spesso riconoscendosi nelle fantasie delle protagoniste  e che mi ha contattato per curiosità a causa del mio nick. Iniziamo un fitto scambio di mail, mi confida le sue fantasie…io le mie…decidiamo di incontrarci per il solito caffè. Ci vediamo di mattina in un anonimo bar della sua città. E’ bella, alta, formosa, solare ma soprattutto è Rossa, come non ne avevo mai viste…di quelle dai riccioli rossi, con le lentiggini sul viso e sul decoltè. Dice di trovarmi simpatico che con me riesce ad aprirsi…facciamo un giro in macchina facendomi giurare che non la sfiorerò. Nel tepore dell’auto mi confida che ha tre desideri che vorrebbe realizzare: fare l’amore con due uomini contemporaneamente di cui uno negro e mostruosamente dotato, fare la puttana in un albergo e incontrare una coppia con lei bisex. Le dico che se vuole posso realizzare i suoi desideri, nel rispetto della persona e della privacy dicendole il mestiere che faccio e spingerla a fidarsi di me…cosa che avviene. Le racconto cosa vorrei fare per realizzare i suoi desideri e noto che le guance diventano rosse e inizia a muoversi sul sedile stringendo e allargando le gambe. Le chiedo se è eccitata, mi risponde di sì…le tocco un ginocchio…si ritrae…le dico che se dobbiamo scopare seppure con altri prima o poi la dovrò pur toccare…si rilassa. Inizio a massaggiarle il ginocchio..poi la coscia infilando la mano sotto la gonna fino ad arrivare alla sua fica che inizio a massaggiare seppur coperta da collant e mutandine…Le prendo la mano e me la porto sul pacco. Dapprima timidamente poi con maggior vigore inizia a massaggiarmelo. Mi sbottono, abbasso lo slip e salta fuori come una molla…lei sgrana gli occhi dallo stupore..me lo impugna e inizia a segarmelo. Le prendo la testa, la faccio piegare e le dico che voglio un anticipo…(fortuna che siamo in un posto isolato). Mi dice che non l’ha mai fatto, io le rispondo che è ora di incominciare visto anche ciò che dovrà affrontare per soddisfare i suoi desideri e dapprima solo con la lingua poi con le labbra inizia a succhiarmelo. La sua inesperienza si vede e…si sente (con i denti), ma gradualmente le dico come fare e sempre gradualmente viene fuori un talento naturale. Se lo succhia, se lo lecca come un calippo…se lo ingoia…mentre io scosto collant e mutandine e seppur a fatica inizio a sditalinarla…Inizia il suo su e giù, stringendo le labbra quando scende e risucchiando quando risale…il trattamento dà i suoi frutti e dopo un pò le riempio la gola di sperma…Lei fà per ritirarsi ma le spingo la testa sul cazzo obbligandola a ingoiare tutto. Quando ha finito si rialza..ha il viso sconvolto..-Mi è piaciuto-, mi dice, -anche se ora ci vorrebbe altro, ma non posso trattenermi, devo correre a casa…ma tu organizzami una mattina di fuoco al più presto possibile, mi raccomando-. -Tranquilla le dico, al più presto avrai mie notizie…-. Ci salutiamo con un bacio.

Prima di realizzare i tuoi desideri voglio averti prima da solo perchè, per ciò che ho in mente, dopo non sarai più la stessa. La mia proposta non ammetteva repliche e ci incontrammo a casa sua in una giornata che il marito era fuori città per lavoro, mi accolse con una gonna sopra il ginocchio, calze nere sorrette da reggicalze, camicetta a fiori che a stento conteneva le sue tettone. Mi offrì da bere sedendosi sul divano accanto a me, presi a carezzarla le gambe, ancora un pò irrigidita mi lasciò fare, finchè arrivai al suo nido che trovai caldo e umido. Sembrò sciogliersi e prese a massaggiarmi il cazzo sopra il pantalone, mi sbottonò e inizio a spompinarmi, oramai aveva imparato come fare e la sua lingua saettava lungo l’asta leccandomi anche i coglioni. La stesi, le sfilai le mutandine e presi a leccarle la fica, era dolce, succosa e più leccavo più si bagnava, le presi il clito tra le labbra succhiandoglielo come un piccolo cazzo. Iniziò a dimenarsi – o cazzo…che bello…succhiami…fammi godere – le infilai due dita mentre leccavo e lei partì per il primo orgasmo. Senza darle il tempo di riprendersi le alzai le gambe e la infilzai in profondità finchè non sentii il collo dell’utero sotto la mia cappella. La pompai in velocità, dando bordate sempre più forti e profonde – daiiiii…di più….scopami…spaccami…fammi sentire una zoccola…sono una zoccola, la tua zoccola….fammi godere…godooooo….vengooooooo – me la scopai per una mezz’ora senza darle il tempo di riprendersi da un orgasmo all’altro finchè anche io, la limite, le sborrai dentro tutto il mio succo…- AHHHH…come sei caldo….ti sento tutto…riempimi….che bello…come godo…ancora un pò daiiiiiii…vengo di nuovo…. – Dopo gli ultimi colpi ci stendemmo su letto, rilassati a coccolarci. Ci misi poco per riprendermi, del resto con una donna del genere ci vuole veramente poco. Iniziai a titillarle i capezzoli che si indurirono subito e che presi subito a succhiare impastandole le tette con le mani. Ricoprivo di baci la sua bocca, il viso, dietro le orecchie, scendendo sul collo e risalendo. La portai di nuovo al massimo della eccitazione tanto che riapri le gambe per accogliermi di nuovo. Sprofondai in lei come un coltello caldo nel burro, era bagnatissima anche a causa dei precedenti orgasmi e presi a pomparmela di gusto. Ora però volevo assaggiare il suo culetto che tanto mi faceva impazzire, tenendola distesa le alzai le gambe e con la cappella iniziai a titillarle il buco del culo, alternando leggere penetrazioni a raccolta dei suoi succhi per lubrificarla bene..-Fai piano – mi disse, – è la prima volta – Fui delicatissimo come al mio solito, lasciai passare la cappella faceldola abituare alla intrusione, poi presi a fare dei leggeri movimenti avanti e indietro, sentendola di volta in volta sempre più ricettiva. Nel frattempo lubrificavo l’asta con la saliva e i suoi succhi che raccoglievo dalla fica, finchè il mio cazzo riuscì a scorrere per bene. Mi accorsi che non le facevo male…aveva una dote naturale a prenderlo dietro. Iniziai a pomparmela alternando colpi in fica e nel culo, lei si dimenava in preda ai continui orgasmi, quando la inculavo le infilavo un pollice in fica e quando me la scopavo le mettevo un dito nel culo. Questa sorta di doppia penetrazione la fece esplodere in un potente orgasmo, il suo corpo sembrava scosso dalle convulsioni, le sue tette ballavano, il viso era di un rosso acceso, le tappai la bocca con un bacio quasi a raccogliere il suo piacere dentro di me. Infine si accasciò quasi senza forze mentre continuavo a pomparla – basta -, mi disse – non ne posso più, lasciami abituare, non ho mai goduto così intensamente -. Mi sfilai con l’uccello ancora duro, mi stesi, le presi la testa e le guidai la bocca sul mio cazzo. Prese a succhiarmelo come le avevo insegnato, le dissi di farlo più velocemente, lei obbedì, andava su e giù con la testa sempre più velocemente, finchè sentii la sborra montarmi dai coglioni, la bloccai e le scaricai in bocca tutto il mio succo. Lei tentò di divincolarsi come la prima volta, ma non glielo permisi, anzi, le turai il naso costringendola ad ingoiare tutto. Stanco e soddisfatto ci fumammo una sigaretta con lei accoccolata sul mio petto. Mi chiese – come hai intenzione di realizzare le mie fantasie? – Le risposi: – Per fare la puttana ho un amico che gestisce un albergo, prendiamo una camera lì, metto un annuncio per reperire maschi, decidiamo il giorno e ti regalo la tua giornata da vera puttana, ovviamente dovrai dargliela anche al mio amico. Per la coppia con lei bisex, nessun problema, ho una coppia di amici ospitali e per il Superdodato ne conosco uno ma è pericoloso.- Perchè?- mi chiese, -perchè è dotato in modo mostruoso e poi una volta iniziato non si ferma davanti a niente, quindi eventualmente devi decidere prima fin dove vuoi arrivare perchè se è vero che i limiti non li supera è anche vero che se decidi di prenderlo e dove prenderlo poi devi farlo perchè un colosso del genere non posso fermarlo.- -E’ un mio desiderio farlo con un superdotato e comunque se mi sarai vicino credo di riuscire a farlo e poi se ci passa un bambino credo ci passa un cazzo no? Il culo però no, almeno per il momento…quello lo prenderai tu insieme a lui, per il resto seghe, spagnole, pompini e penetrazione in fica-. Ci lasciammo con la promessa che ci saremmo rivisti presto. Continua a leggere [ CONCORSO 2013 ] – La Rossa

L’estate è carica di emozioni

Trovarsi in una spiaggetta paradisiaca e solamente con poche persone con Laura non può che riservare piacevoli sorprese.
Ma ieri è stato piacevolissimo e particolarissimo.
Sbarcati da una barchetta ci siamo trovati su una spiaggia isolata, con un baretto stile messicano sulla spiaggia, musica di sotto sfondo e mare cristallino.
Sulla barca, non so neppure io perché, mi sono messo a fissare il rigonfiamento che un ragazzo aveva in mezzo alle gambe.
Laura, senza dire nulla, ovviamente si accorge dei miei sguardi.
Dopo poco che siamo in spiaggia, mi dice di essere particolarmente eccitata.
Mi dice pure che mi vuole vedere con il cazzo di quel ragazzo in bocca.
Ma cosa dici Laura, abbiamo sempre fatto le cose assieme, calmati.
Laura con calma appunto mi sussurra nell’orecchio: non te lo stò mica chiedendo, lo devi fare e basta, ti ho visto che gli stavi guardando il cazzo, datti da fare immediatamente.
Lo so che quando Laura fa così non c’è modo di dissuaderla…
La cosa però ovviamente mi stuzzica, conquistare il ragazzo e farmi spiare da Laura non mi dispiace.
Mi alzo e passeggio per la spiaggia.
Vedo il ragazzo al bar, mi avvicino.
Scambio due chiacchere, bevo una cosa con lui.
Non so proprio come iniziare la cosa, gli occhi mi cadono sempre sul suo cazzo, lui se né accorto e sembra assolutamente non infastidito.
Senti, è inutile che ci giriamo troppo in giro, vorrei farti un pompino, vorrei raccontarlo a mia moglie e vorrei che lei ci spiasse.
Luca mi risponde che però vuole vedere chi è mia moglie, io la indico, è la donna in topless sulla sdraio rossa.
Il ragazzo si incammina verso Laura, vedo che si stringono la mano, parlano 1 minuto e lui torna indietro.
Laura deve essere proprio porcellina, mi piace pensare che mi succhierai il cazzo per farle un piacere…
Pochi passi all’interno dalla spiaggia, bella vegetazione che regala fresco e intimità.
Luca si accorge che facendo quei pochi passi il mio cazzo è diventato durissimo, anche il suo sembra già pronto.
Lui si appoggia ad un albero, io senza dire più nulla mi inginocchio e tiro giù il costume.
Ha un cazzo bello grosso, già pronto. Continua a leggere L’estate è carica di emozioni

Vacanza


Finalmente, finalmente in vacanza.
Erano giorni che ci preparavamo io e mia moglie per una vacanza tutta avventura in Turchia. I
pericoli?
<<non succedera’ nulla>>, dicevamo con tranquillita’ e con l’incoscienza di chi ha 24 anni ed e’ da
poco sposato.
E’ davvero bella la Turchia, la gente ti guarda curiosa ma ti sorride, l’architettura, sembra quasi di
vedere dei tappeti volanti…….
Il primo giorno passa serenamente; noto si curiosita’ nei nostri confronti, ma soprattutto su di mia
moglie, giovane e’ bella e……. bionda.
In molti si girano per guardarla, la cosa mi preoccupa e infastidisce un po’, forse anche lei!
Le consiglio di non vestire succinta: mettera’ per il resto dei giorni pantaloni leggerissimi.
La sera in albergo, pero’ diamo libero sfogo ai nostri istinti, lasciandoci andare ad amplessi sfrenati
che in verita’ sono anche dovuti alla strana situazione che si e’ creata di quasi disagio.
Istanbul e’ bella ma decidiamo di visitare l’interno.
Affittiamo fuoristrada e tenda, ci facciamo spiegare bene tutto il tragitto che durera’ in totale circa
tre giorni.
Partiamo, ora siamo lontani dalla citta’, siamo piu’ distesi e anche contenti per l’avventura appena
intrapresa, nel caso di non arrivo ci verrebbero a cercare e questo ci rende tranquilli, la vacanza e’
vacanza.
Il tempo ci e’ favorevole, caldo si, ma le nuvole a tratti ci proteggono dal sole. Il paesaggio si fra
brullo e molto irregolare, la strada sterrata che percorriamo e’ pero’ buona.
Siamo stanchi, sono le dodici circa, in lontananza vediamo una specie di grotta.
Ci fermiamo nei pressi, scendiamo e entriamo dentro, l’oscurita’ ci avvolge, chiudiamo gli
occhi…pian piano ci abituiamo al buio.
E’ bellissima la grotta, grande e soprattutto fresca, ci stendiamo a terra e cominciamo a parlare……
poi ci addormentiamo.
Vengo risvegliato piu tardi, da qualcosa di piacevole e mia moglie che giocherella col mio pene.
Faccio finta di dormire ma lo sento durissimo; lei sale e scende con la mano in maniera sapiente,
dalla prima notte di nozze ad oggi ne sono passati di rapporti: lei e’ stata una brava alunna, ha
imparato in fretta e bene.
Ora sento la sua lingua, mi sta’ facendo un pompino meraviglioso, lo fa con lentezza, quasi per non
disturbarmi, io faccio finta ancora un po, poi mi volto lei e’ nuda: gia’ tutta nuda.
Mi guarda assatanata, mi alzo la prendo di spalle e la appoggio ad una roccia che fa al caso, la infilo
subito e comincio a stantuffarla violentemente, lei urla, gemita………. wow che scopata.
Ci ributtiamo di nuovo a terra, esausti, e’ stata breve ma intensa.
<<sono le 5.00>> dice lei……….
<< cazzo >> dico io, secondo la tabella di marcia siamo gia’ in ritardo di 2 ore, meglio andare
subito.
Ci rivestiamo e ripartiamo.
Stiamo in silenzio, i nostri occhi sono troppo impegnati ad osservare quel paesaggio strano,
affascinante, cosi’ diverso dal nostro.
Ora sono le 11.00, camminiamo al buio, ma dobbiamo raggiungere quella costruzione consigliata
per passare la notte……. eccola, deve essere quella; scendiamo ed entriamo con la luce dei fari,
fortunatamente buoni.
All’interno troviamo un lume ad olio, proviamo ad accendere……… si, e’ fatta, funziona.
Pensavamo di trovare qualcuno, invece, la casa e li da sola, giusto con qualche branda e vettovaglia
messa li quasi per caso, l’importante e’ avere un riparo.
Ci abbracciamo, tutto e’ fantastico, quasi fiabesco.
Ci baciamo con foga, sono di nuovo eccitato, ci struscichiamo, pian piano ci svestiamo, le sue tette,
una terza, premono contro il mio petto villoso, sto’ scoppiando di nuovo la spingo verso la brandina,
mi ferma capisco che le fa un po schifo, faremo in piedi…….. la bacio le succhio i capezzoli, poi lei
scende di nuovo sul mio cazzo me lo succhia con avidita’………………
Ho la testa che mi scoppia, c’e’ silenzio, pian piano mi sveglio, voglio toccarmi la testa……. ma non
ci riesco sono legato, legato alla parete con braccia e gambe larghe.
Chiamo mia moglie ma non risponde nessuno, grido aiuto……silenzio.
Ora vedo bene, sono in una stanza abbastanza grande legato ad una parete, di fronte la porta in
legno con spioncino, ma mia moglie?
Sento dei passi, qualcuno apre la porta, viene dentro, mi slega, mi prende sulle spalle e mi porta via,
io sono incapace di reagire, forse mi hanno drogato.
Facciamo tutto un corridoio, ora sento delle voci……… ora quella di mia moglie che chiede aiuto, mi
agito ma e’ inutile mi muovo a stento.
Entriamo in una stanza, mi legano di nuovo a parete e mi spogliano, mia moglie e legata, anch’essa
nuda, ad un tavolo attorno alcuni uomini che la palpeggiano, mi chiama, ha paura, io parlo a stento.
Cosa succede?
Chi e’ costui?
Qualcuno si avvicina, sembra il capo della banda: si perche’ ho l’impressione di esser stato rapito
non so’ da quale temibile banda turca………..
Si avvicina col suo seguito di uomini fidati a mia moglie, parla a coloro i quali sino a poc’anzi la
massaggiavano, parlocchia con i suoi uomini, i loro occhi sembrano vogliosi, temo che……….
Sono tutti e cinque nudi, a parte la situazione e la drammaticita’ degli eventi, sono dei begli uomini
robusti muscolosi e dei cazzi enormi, suppongo una media di 22 cm.
gli altri quattro cominciano a leccare mia moglie con gusto, il capo comincia a titillare la fica di mia
moglie col suo glande, mia moglie comincia ad urlare, ma un tremendo ceffone la stordisce.
Il capo ora la penetra, lei si ridesta, un’altro le mette il cazzo in bocca con foga, lei sembra
rimettere….. e’ uno spettacolo terrificante ed allo stesso tempo eccitante: cinque energumeni stanno
pompando mia moglie alla grande.
Gli altri due le liberano le mani e le portano ai propri cazzi invitandola a masturbarli ed
accompagnando il gesto con la propria mano; l’ultimo le lecca
le tette.
Continua cosi’ in maniera lenta e quasi con arte; penso che se continua cosi’ a mia moglie
comincera’ a piacere…….. in effetti comincio a vedere mia moglie contorcersi di piacere…. e da sola
ora masturba i due uomini, insomma ho l’impressione di assistere ad un rapporto multiplo
consensiente………ma il mio cazzo e’ teso! Continua a leggere Vacanza

Da RaccontiEros.it, Racconto: Vacanza

Festa di Carnevale


Era il giorno di Carnevale ed io mi dovevo recare ad una festa in maschera con la mia cara amica
Anna che era stata la protagonista diverse volte di alcuni miei sogni erotici.
Anna è una ragazza non molto alta, con delle belle gambe, una bocca da pompinara, un seno a
coppa di champagne ed un culo molto attraente che parla da solo.
Busso al suo citofono e salgo; mentre lei si prepara, rimango a parlare con il padre del più e del
meno.
Arriva lei che si era travestita da puttana, aveva un vestito di pelle nera, calze a rete, tacchi a spillo,
un fiocco intorno al collo, una borsetta nera ed era truccata molto pesantemente; appena l’ho vista
ho sentito il desiderio di incularla senza pietà.
Mi dice che con noi deve venire anche una sua cara amica e mi chiede se al ritorno possiamo
riaccompagnarla.
Dopo un po’ arriva Katia l’amica di cui avevo già sentito parlare (fidanzata) ed i miei occhi non
possono credere a quello che vedono: Katia è una ragazza stupenda con un viso angelicamente
meraviglioso, con delle gambe bellissime ed affusolate, un seno grande e molto ben proporzionato e
dulcis in fundo un gran bel culo molto sodo ed alto, e non ultimo era mascherata da ballerina di
Charleston con tanto di sigaretta e di bocchino.
Ci rechiamo alla festa e qui non riesco a distogliere lo sguardo da Katia, e nei pantaloni ho un cazzo
che fa le bizze.
Balliamo e ci divertiamo; sto un po’ con l’una ed un po’ con l’altra perché ci stavano troppi farfalloni
intorno.
Anna mi si struscia addosso un po’ troppo, la sua mano cade distrattamente (così pensavo io) sulla
mia patta.
Finisce la serata e ci rechiamo ad accompagnare Katia.
“Come trovi Katia ?” mi fa Anna.
“Simpatica” rispondo io.
“E questo è tutto quello che sai dire?”
“E questa bocca dove la metti?” infilandole un dito in bocca.
“E questo seno non ti piace?” accarezzandolo con una mano.
Non riesco più a guidare, mi fermo su una piazzola di emergenza e saliamo tutti dietro.
Katia mi sfila i pantaloni ed i boxer mentre Anna le lecca il seno.
Anna e Katia si dividono fameliche il mio cazzo che è come non mai. Continua a leggere Festa di Carnevale

Sorpresa di San Valentino


Io voglio molto bene a mia moglie Linda anche se sessualmente la vorrei un po’ piu’ porca, nel
senso che scopiamo in modo tradizionale, mentre io avrei voglia di sodomizzarla e di sborrarle in
faccia quando mi fa’ uno dei suoi meravigliosi pompini, ma mi sono sempre accontentato perche’
l’amo.
La vigilia di s. valentino, quando la sera sono tornato da lavoro, ho visto sul tavolo della cucina un
biglietto con su scritto: sono dalla mamma.
Sorrisi, perche’ sapevo che era andata a comprarmi il regalo per il giorno dopo, posai il biglietto sul
tavolo e sono andato a farmi una doccia.
Quando fini’ di lavarmi ho sentito suonare alla porta, mi sono messo l’accappatoio e sono andato ad
aprire.
Era Loretta, una ragazza che io molte volte ho fantasticato di scopare, vicina di casa e allieva di mia
moglie, docente in matematica.
Cercavo Linda, mi disse, dovevo dirle una cosa importante, io risposi che era uscita, ma che se
voleva poteva attenderla e lei accetto’.
Ti faccio un drink, le dissi, e andai a prepararlo.
Subito notai in lei uno sguardo insolito e con curiosita’ le ho chiesto cosa la turbava.
Sai, tu non mi hai mai fatto capire se io ti piaccio o no, forse i miei seni sono piccoli?
Con decisione si alzo’ la maglietta, me li mostro’ e comincio’ a toccarli, poi, senza smettere di
fissarmi, comincio’ a toccarseli con una mano mentre l’altra scese giu’ fino alle mutandine, dentro la
fica che penetro’ con un dito.
Ti voglio, mi imploro’.
Era come se stessi sognando e volevo saltarle addosso, ma ho resistito e le ho detto di andare a casa
perche’ non avrei tradito mia moglie.
Ok, disse, ho capito, Linda puoi uscire, avevi ragione, e a sorpresa, mentre Loretta si stava
ricomponendo, vidi spuntare mia moglie che dirigendosi verso di me mi ringrazio’.
Ti amo e ti ricompenserò regalandoti una cosa che hai desiderato tanto.
Era stato uno scherzo, la interruppe Loretta, ma almeno ti sei eccitato alla mia esibizione?
Guarda, rispose Linda, e aprendomi l’accappatoio le mostro’ il mio cazzo che diventato enorme
stava per scoppiare. Continua a leggere Sorpresa di San Valentino

In tre si chiava meglio

Io ed Elena siamo fidanzati da dieci anni e fra meno di un mese ci sposiamo.
Abbiamo colto l’occasione che i lavori a casa nostra sono quasi ultimati per prenderci una settimana
di assoluto riposto in riviera.
E’ agosto e l’Italia soffoca sotto una cappa di afa assoluta.
Non tira un filo di vento neanche in spiaggia, tanto che anche Elena, che abitualmente si ciba di
raggi solari, ha difficoltà a stare per più di mezz’ora lontana dall’ombra refrigerante dell’ombrellone.
Per fortuna lei il sole lo ha già preso prima ed è già super abbronzata, dai capelli ai piedi, natiche
comprese.
Elena, perché ve ne facciate un’idea, è una bella ragazza emiliana doc, bionda con gli occhi verdi e
con due poppe da dormirci in mezzo.
E’ alta quasi un metro e ottanta e, benchè in carne, è certo un gran bel pezzo di figliola, una di
quelle che quando passa gli uomini si girano e magari ci fanno anche un pensierino.
Non che mi dispiaccia, anzi.
A volte letteralmente godo nel vedere le reazioni di chi le sta intorno, specie nelle spiagge affollate
come qui in riviera.
Notare gli sguardi dei guardoni di turno, magari spaparazzati su un ombrellone vicino al nostro con
moglie grassa e figlio idiota al seguito.
A volte aggiungo un po’ di malizia alla provocazione del suo corpo pieno di curve e allora, mentre
le spalmo la crema, cerco di scostarle il costume scoprendo represse zone cangiandi delle sue
mammelle o del suo culo.
In acqua, mi lego a lei come un polipo, la bacio e intanto premo con il pacco sulla sua inguine.
Ricordo che la prima volta che l’ho presa in acqua lei c’era rimasta di sasso.
Non se l’aspettava. Intorno a noi i bagnanti starnazzavano, sbuffavano, giocavano o semplicemente
si lasciavano portare dalle onde.
Io estrassi dai boxer il mio arnese e tenendo le labbra serrate sulle sue scostai il suo costume e la
impalai.
Il contrasto tra il freddo dell’acqua marina ed il caldo della sua figa quasi mi faceva venire.
Ma mi controllai e allora cominciai a chiavarla, lasciandola trasportare dalle onde.
Vedevo i suoi capezzoli indurirsi sotto il costume bagnato, allora abbassai la testa fino ad
immergermi in quel ben di Dio.
La tenevo a me col cazzo e con le mani ben arpionate sul suo culo, in quel momento leggero come
una nuvola.
Ed il mio dito non potè fare a meno di scivolare verso l’orifizio anale e di perforarlo.
Elena mi diceva
“ma dai, ci possono vedere”, ma intanto accompagnava il moto delle onde con gesti secchi del
bacino e ad ogni tonfo apriva la bocca e mi baciava.
“Sei un maiale” mi diceva.
“E tu una porca” rispondevo.
“Mi piace fare la porca”.
“Eppure non lo sei abbastanza…”.
Lei mi guarda e mi dice:
“E’ sempre per quella solita storia del privè?”
“Sì”
“Ma lo sai che mi fa paura”.
“A me no”.
Lei mi bacia e mi dice: “Vedremo”.
Purtroppo quel vedremo non si è mai concretizzato in realtà e ancora oggi vivo con il desiderio di
scopare con Elena e altre persone insieme.
Adesso sta prendendo il sole di fianco a me, in questa calda giornata d’agosto, tra file d’ombrelloni
colorati e maree di gente che non conosciamo intorno a noi.
Ho sempre pensato che la spiaggia sia la patria dell’ozio e del voyeurismo.
Ma i miei occhi sono solo per lei, per le sue curve, per le sue poppe immense e la sua pelle
abbronzata.
Lei sta leggendo un libro che le ho regalato prima di partire per il mare.
Si tratta di una raccolta di racconti erotici più o meno spinti, alcuni tratti da storie vere e vissute,
altri frutto della fantasia dei loro anonimi autori.
Io l’ho già letto e mi è piaciuto parecchio.
Ed anche ad Elena sembra piacere, dato che non si stacca mai da quelle pagine che divora con
avidità.
Vorrei tanto che lei adesso appoggiasse il libro, si girasse verso di me, aprisse lentamente le gambe
e, richiamando la mia attenzione, si scostasse il costume per mostrarmi le labbra gonfie della sua
figa.
Vorrei che maliziosamente si infilasse un dito nella fessura della figa e si sditalinasse come una
maiala in calore.
Vorrei vedere il suo dito bagnarsi e lo vorrei succhiare.
E invece legge, ed io sto ad ascoltare la musica che viene dagli altoparlanti del bagno Pincopallino.
Apro anche il giornale, ma lo richiudo dopo poco.
Resto a sentire le conversazioni assurde dei nostri vicini d’ombrellone, poi la mia attenzione è presa
da un gemito che viene dalla parte di Elena.
Giro la testa lentamente per vedere cosa succede. Continua a leggere In tre si chiava meglio