Bermuda

 


Erano arrivati in aereo il giorno prima, faceva molto caldo nonostante fosse autunno inoltrato e sicuramente sarebbe stato possibile fare il bagno ancora per qualche settimana.
All’aeroporto Marco e Licia erano stati accolti da Stefania e Fabio due amici di Licia che si erano trasferiti in quelle isole del sud per motivi di lavoro.
Marco era ormai un medico affermato, Licia dopo l’università aveva fondato una compagnia di import export per il sud America e aveva guadagnato un sacco di soldi.
Erano una coppia molto felice ed affiatata, lavoravano nello stesso campo di Licia, erano i responsabili dell’agenzia di viaggio più importante di Hamilton.
Lei aveva 26 anni, non molto alta, magra e con i capelli lunghi di color rosso, lui invece era alto, muscoloso e con i capelli biondi.
Dopo i soliti saluti e convenevoli li accompagnarono a casa loro, una bella villa in riva al mare, completamente immersa nella ricca vegetazione locale e lontana da tutte le altre case . Marco e Licia erano stanchi e prima di fare un giro dell’isola preferirono riposare un po’ nella loro stanza.
Marco si spogliò prima di sua moglie e sdraiatosi sul letto si mise a guardarla mentre faceva la stessa cosa.
Lei cominciò con il togliersi le scomode scarpe nere con il tacco, quindi slacciò la gonna attillata scoprendo due magnifiche gambe inguainate in collant bianchi molto provocanti.
Licia sapeva di avere addosso lo sguardo attento ed eccitato di Fabio, per questo fece tutti i movimenti in modo molto lento cercando di attrarre la attenzione di lui sulle parti più rotonde e sexy del suo meraviglioso corpo.
Quindi si mise seduta tutta nuda su una sedia aspettando che lui facesse la prima mossa. Marco si abbassò gli slip, mise le mani sul pene e muovendo su e giù in modo regolare lo inturgidì per bene, quindi si alzò e si avvicinò a lei glielo strusciò sulla pelle, prese la sua testa tra le mani e glielo mise in bocca.
Subito si sentì scossa da un brivido, sentiva quel cazzo caldo che scivolava tra le labbra, sentiva che la sua saliva prendeva un sapore diverso, dolciastro, un sapore che conosceva bene, che aveva assaggiato tante volte.
La sua lingua seguiva la curva del glande, quindi scendeva lungo il corpo sino ad arrivare alle palle che poi prendeva in bocca fingendo di morsicarle. Amava il suo uomo, lo aveva sempre amato, non lo avrebbe mai tradito, anche se in passato per una volta sola non era riuscita a trattenersi.
Mentre continuava a leccare il cazzo, si mise a ricordare cosa era successo.
Aveva forse 20 anni ed era al mare con delle amiche; una sera, erano uscite per mangiare una pizza e poco prima di ritornare in campeggio lei e la sua amica Loredana erano state avvicinate da due ragazzi molto belli, di origine tedesca, che volevano portarle a ballare.
Lei non voleva, ma Loredana aveva insistito tanto che alla fine aveva ceduto. I due erano simpatici e avevano dei modi galanti, le avevano fatte ballare per tutta la sera, cosa cui lei non era abituata, e alla fine, forse per il troppo bere, aveva acconsentito ad andare con uno dei due a passeggiare sulla spiaggia.
Mentre lei parlava dei suoi studi, si era accorta che l’atmosfera intorno a loro due stava cambiando; si sentiva strana, tesa, la testa le girava un po’ e quasi per gioco, senza realmente volerlo, le sue mani si erano abbassate ed erano andate appoggiarsi sulla patta di Karl.
Non avrebbe voluto farlo, ma ormai non riusciva a staccare le mani dal quel gonfiore che pian piano andava aumentando di dimensioni.
Sentì un brivido intenso e incontenibile in mezzo alle gambe, delle gocce, non so se di sudore o di eccitazione, le scesero lungo le cosce.
Non osava muoversi, dentro di se pregava che fosse lui a respingerla e a riportarla a casa o a fare la seconda mossa; e infatti Karl liberò dai pantaloncini corti il cazzo e glielo mise tra le mani.
Era un cazzo grosso, non più di quello del suo ragazzo, ma diverso; era la prima volta che ne toccava un altro e si sentiva un po’ a disagio.
Non ricordava bene cosa era successo in seguito se non che lui l’aveva stesa sulla sabbia, le aveva slacciato il body, aperto molto delicatamente la figa e infilato il pene tra le piccole labbra.
Mentre lui si muoveva affannosamente sopra di lei, Licia aveva la mente occupata da tanti pensieri; le piaceva quel ragazzo, le piaceva avere il suo cazzo dentro, le piaceva essere in un luogo pubblico con le gambe aperte all’inverosimile e le piaceva pensare che da li non molto lui le sarebbe venuto addosso e anche lei avrebbe goduto.
E infatti quando il ragazzo le spruzzò il suo seme tra le gambe, sentendo gli
schizzi che le colpivano le pareti della vagina Licia non poté che urlare dal piacere.
Si risvegliò da quel sogno, durato appena un attimo, quando Marco cominciò a passare la lingua tra le sue gambe.
Era molto bravo in quella tecnica, e in quel frangente il presente la eccitava più dei ricordi, per questo smise di pensare e si concentrò solo sulla lingua di suo marito che le frullava il clitoride.
Quella sera stessa, i loro amici li portarono in giro per la città; era un posto pieno di luci e la gente ballava per le strade; la temperatura non era molto alta e Licia aveva indossato un abito corto e stretto di colore rosso, con sotto delle autoreggenti sexy color carne; mentre camminava al fianco dei suoi amici, Licia non poté fare a meno di notare gli sguardi pieni di desiderio che le lanciavano gli uomini del posto; forse, pensò, si era vestita in modo un po’ troppo conturbante, comunque non la offendevano, non erano volgari, ed essere guardata non è che le dispiacesse molto.
Entrarono in un locale moderno, con delle luci al neon dappertutto e una musica tipica che si diffondeva in ogni angolo; bevvero tutti qualcosa di forte, e parlarono per quasi due ore.
Poi ad un certo punto Stefania che era andata alla toilette per sistemarsi un po’ sembrava non dovesse più ritornare al tavolino.
Licia si alzò per andare a vedere se le era successo qualcosa .
Si ritrovò in un corridoio, il posto era molto buio ed umido, non le piaceva essere lì da sola.
Arrivata in bagno poi non aveva trovato Stefania ma, mentre si apprestava a tornare da Marco, sentì delle voci provenire da una porta semichiusa; le era sembrato di udire la voce di Stefania e in effetti quando sbirciò dalla porta la vide.
Dentro c’era un salottino con due divani, e sopra uno di questi era sdraiata Stefania, per terra c’erano le sue scarpe e i collant; aveva un cazzo dentro la fica e un cazzo in bocca, due uomini di colore la stavano sbattendo e non sembrava che le dispiacesse.
Come faceva a fare ciò che stava facendo con suo marito di là che la aspettava?
Licia stava pensando a questo quando improvvisamente sentì delle mani che da dietro le stringevano le natiche e qualcosa di duro le premeva sullo spacco.
Si girò di scatto e si trovò di fronte un negro con un cazzo equino tra le gambe.
Non aveva mai visto un uccello così grande e rimase disorientata.
Il negro approfittò di quell’attimo di confusione mentale, la prese per i fianchi, le tirò fuori le tette e la spinse sul divano libero.
Stefania, sull’altro divano continuava a mugolare e a godere come non mai; guardò in faccia Licia che sembrava un po’ sconcertata e le fece un gesto d’intesa.
In un primo momento Licia avrebbe voluto urlare e scappare via, nessuno la tratteneva, ma la vista della sua amica e di quel cazzo enorme, nero, del colore dell’ebano, l’avevano eccitata moltissimo.
Senza provare sensi di colpa si lasciò sfilare le mutandine e toccare in mezzo alle gambe; era già tutta bagnata e desiderava solo di essere penetrata: chissà che sensazioni avrebbe provato di li a poco nell’avere dentro di se quel cazzo enorme?
Mentre il negro si posizionava bene per poterla sbattere, con la coda dell’occhio vide che uno dei due uomini che si stavano scopando la sua amica, si era staccato da Stefania e con il cazzo ancora duro le si stava avvicinando. In un attimo se lo ritrovò in bocca e cominciò a succhiare con trasporto.
L’altro, che nel frattempo si era posizionato tra le sue gambe aperte le appoggiò il pene gigantesco all’imboccatura della fica e dette un poderoso colpo di reni che la fece rimanere senza fiato.
L’uomo spingeva come un forsennato, non le dava tregua, Licia non faceva in tempo a riprendersi da un affondo che già un altro stava per cominciare.
La fica le faceva male da morire, non era mai stata dilatata così tanto, ma il dolore era misto a piacere e per nulla al mondo ci avrebbe rinunciato. Avrebbe voluto che Marco fosse lì a guardarla mentre quel cazzo enorme le sfondava la fica.
Questo pensiero la fece godere più di una volta in pochissimi minuti.
Non lo aveva mai fatto con due uomini, sentiva una strana sensazione di continuità, come se il suo corpo fosse un ponte di collegamento tra due sponde, da una parte entrava e dall’altra usciva, sembravano uno solo, si confondevano in un’unica meravigliosa immagine di bellezza.
Aveva perso il conto di quante volte era venuta, aveva coscienza solo del cazzo che aveva in bocca, del cazzo che aveva nella fica e della sue bellissime gambe coperte dalle calze soffici sollevate verso il soffitto.
Tutto finì in pochi attimi; sentì delle urla e delle parole in una lingua straniera che non riuscì a decifrare, poi vide arrivarsi addosso un’ondata di sborra che le ricoprì i capelli, gli occhi e le guance.
Anche l’uomo che la stava scopando era sul punto di venire, infatti ad un certo punto smise di penetrarla avvicinandole il cazzo alla bocca.
Visto da così vicino faceva ancora più paura, non riusciva neppure ad imboccare la cappella, con la lingua cercava di stuzzicarne la punta mentre con le due mani cercava di farlo godere.
Il primo e il secondo schizzo le arrivarono direttamente in gola, era così tanta da impedirle di respirare e non poté far altro che deglutire, gli altri schizzi invece le andarono ad inzaccherare i capelli ed il seno.
Sembrava ricoperta di panna montata, si sentiva sazia e sfinita.
Quando si furono lavate e sistemate, le due amiche senza dover dire niente, si misero d’accordo di non dire nulla e ritornarono dai loro mariti.
Licia faceva fatica a camminare, le faceva male il bacino e sentiva la fica tutta arrossata; non riusciva a capire come avesse potuto comportarsi così, tutto sino a quel momento era andato perfettamente tra loro due ma solo a pensare alla situazione in cui si era trovata la faceva tremare tutta dal godimento, lo avrebbe rifatto subito anche in mezzo alla strada.
Il giorno dopo si alzarono tutti molto presto e andarono sulla spiaggia; la giornata prima sembrava un sogno irreale forse un’idea da dimenticare.
Poche barche a vela approfittavano della brezza mattutina per fare una puntata al largo, alcuni pescatori invece lanciavano le canne dal pontile di legno del vecchio porto.
Licia aveva indosso una tuta bianca, molto attillata ed i capelli raccolti in due lunghi codini che le ricadevano sulle spalle, Marco invece portava dei pantaloncini corti con immagini tipiche della flora locale.
Fabio e Stefania li portarono in una piccola baia isolata, in cui le donne, dicevano, avrebbero potuto prendere il sole senza essere disturbate da nessuno.
Arrivati sul posto, dopo un’oretta di corsa le due ragazze si misero in costume e si sdraiarono sugli asciugamani, mentre i due uomini si divertivano a nuotare non lontano dalla riva.
Stefania ad un cero punto, senza che Licia avesse detto niente, cominciò a parlare di quanto era accaduto il giorno prima:
le chiese se le era piaciuto il regalo di benvenuto che le aveva preparato –
Licia rimase un attimo senza parole poi disse che non aveva mai provato nulla del genere, che adesso si sentiva un po’ in colpa ma che in vita sua non aveva mai goduto così tanto.
Stefania finì la discussione dicendo che prima della partenza le avrebbe fatto provare situazioni altrettanto coinvolgenti.
Proprio in quel momento ritornarono i due uomini e Licia non ebbe il tempo di replicare.
Tutti e quattro restarono sdraiati sulla sabbia calda per diverso tempo, poi Fabio e Stefania, dopo aver confabulato un po’ tra di loro si alzarono e si allontanarono con fare malizioso verso la boscaglia retrostante.
Anche Marco e Licia avevano avuto una mezza idea di fare qualcosa, ma con gli amici lì vicino non avevano osato, adesso però era tutta un’altra cosa. Marco era molto eccitato e non aspettò molto ad allungare le mani per accarezzare il seno della sua ragazza e per toglierle il costume due pezzi che indossava.
Le sue mani scorrevano lungo il corpo di Licia come a volerlo plasmare di nuovo, le loro bocche si sfioravano per brevi istanti molto intensi.
I due erano ormai nudi, in balia del vento che soffiava sui loro corpi stesi al sole, ad un osservatore casuale sarebbe sembrato di vedere un solo corpo.
Il cazzo di Marco era durissimo e bagnato dagli umori di Licia scivolava velocemente su e giù per la fica.
Licia ansimava così forte che probabilmente Fabio e Stefania li stavano sentendo e questo li eccitava ancora di più; era bello pensare che da un momento all’altro avrebbero potuto tornare e trovarli in quella posizione.
Lo schizzo di sperma la colpì in pieno volto, non era niente confronto a quello preso il giorno prima, ma era la sborra che lei amava e questo la riempiva di piacere e la faceva godere anche più intensamente ma in modo più pulito, meno selvaggio.
Restarono stesi a riposare per più di un’ora poi si decisero ad andare a cercare i due amici che non erano ancora tornati. In costume da bagno entrarono nel bosco tenendosi per mano.
C’era un bel fresco li sotto, l’umidità non dava fastidio anzi rilassava la pelle cotta dal sole.
Sentirono i primi sospiri prima ancora di scorgerli.
Erano appoggiati su un manto di foglie larghe, Stefania era messa alla pecorina con le mani tenute contro un albero mentre Fabio da dietro la prendeva con tutta la forza, avevano tutti e due un bel corpo, sia Marco che Licia se ne erano accorti e in loro sembrava ritornare un bagliore di eccitazione, nonostante avessero appena fatto l’amore.
Licia mise una mano dentro il suo costume e cominciò a toccarsi, muovendo il bacino avanti e indietro in modo ritmico e voluttuoso; Marco guardava sia lei che la coppia poco distante, era molto eccitato, dal costume attillato si poteva vedere un gonfiore spropositato mentre gli occhi avevano assunto un’espressione allucinata.
Con un gesto rapido mise il suo cazzo in mano alla ragazza che, senza staccare gli occhi dai loro amici, cominciò a menarglielo con foga.
Erano tutti molto vicini tra loro e in poco tempo ai sospiri della prima coppia si aggiunsero quelli della seconda.
Non c’era bisogno di dire niente, in quei frangenti il senso del pudore non ha più alcuna importanza, ci si amava così, liberamente, a distanza, lanciandosi degli sguardi incrociati colmi di passione e desiderio.
I due uomini sbattevano le rispettive mogli, mentre le due donne si tenevano per mano.
Era una quadretto che a Marco e Licia ricordava i libri di De Sade letti nella solitudine della camera da letto; ora erano lì insieme ad un’altra coppia, senza alcuna paura, senza paura di sbagliare o di mettersi in ridicolo, solo con il desiderio di immedesimarsi negli alberi e negli animali della foresta di amare e urlare senza reticenza.
Nel tempo passato sdraiati sulle foglie a nessuno venne in mente uno scambio; forse sarebbe stato bello ed intrigante, ma avrebbe rovinato quella atmosfera già così complice e paradisiaca.
Quando i due uomini vennero il loro sperma investì le ragazze e alcune gocce di provenienza diversa si mischiarono e andarono ad adagiarsi sulla pelle umida e arrossata di Licia e Stefania.
Rimasero così a lungo, uniti non solo dalla passione ma anche da quelle gocce di sperma appiccicoso che adesso colava dalle curve del seno lungo i
fianchi, dal collo sottile e affusolato alle spalle delicate.
Non c’era stato bisogno di aggiungere nulla, non sapevano se lo avrebbero rifatto, erano solo contenti di averlo fatto e di aver suggellato la loro amicizia in quel modo così strano.
Per il resto del pomeriggio presero in affitto una barca a vela e fecero il giro dell’isola; la giornata era splendida, il sole era alto e in lontananza si potevano vedere delle nubi bianche allungate all’orizzonte come delle colline coperte di neve.
Poterono guardare la barriera corallina, passarono vicino alle barche dei pescatori e comprarono da loro del pesce fresco da cucinare quella sera.
Licia era molto brava a guidare la barca, si destreggiava bene con le corde e le vele, non c’erano scossoni e lo scafo sembrava filare senza attrito come su una lastra di ghiaccio.
Ritornarono al porticciolo quando il sole aveva imporporato le onde e le nuvole di un manto rossastro.
La sera si trovano a casa con altre cinque coppie e dopo aver mangiato il pesce fatto sulla griglia e bevuto dell’ottimo vino bianco si ritrovarono intorno al bersò a parlare.
Verso mezzanotte uno degli invitati propose di fare un gioco un po’ piccante.
Ognuno aveva in mano un foglio e doveva scrivere sopra il nome di una donna che era presente, quindi piegare la zona del foglio che conteneva il nome e passarlo alla persona che aveva di fianco.
Questa doveva scrivere il nome di un uomo e passare il foglio nuovamente, e così via scrivendo poi: un luogo della casa o del giardino, cosa queste persone dovevano fare, come dovevano comportarsi e cosa dovevano dire. All’inizio non era nato come un gioco erotico ma pian piano che andava avanti cominciavano a comparire delle fasi non troppo innocenti sino poi a sconfinare del tutto nell’indecenza o quasi.
Non era mancato lo spogliarello, era stata Stefania ed essere spogliata da un vicino di casa; poi era stata la volta di una negretta molto carina che aveva dovuto infilare la mano dentro gli slip di Fabio e tirare fuori una pallina precedentemente nascosta; Marco aveva dovuto scambiare i propri abiti con quelli di una ragazza bionda non più alta di 1 metro e 50 e la cosa era stata abbastanza ridicola.
Licia non era ancora stata messa in gioco, era seduta sul divano con dei bellissimi pantaloni di raso e una camicetta bianca molto larga.
Si ricordava di qualcosa di simile che le era successo molti anni prima, ma non ricordava bene cosa.
Poi le venne in mente, era stato ai tempi della scuola, in terza media, quando era andata in gita a Siena con la sua classe.
Aveva appena compiuto 13 anni nella stanza dell’albergo con lei c’erano altre tre sue amiche, quella sera stavano parlando dei ragazzi della loro classe, quando avevano sentito bussare piano alla porta.
Una sua compagna era andata ad aprire e si era trovata davanti proprio quelli di cui stavano parlando.
Li avevano fatti entrare furtivamente (per fortuna nessun professore li aveva sentiti) e adesso tutti erano seduti sul letto matrimoniale in silenzio.
C’era una strana atmosfera, si sapeva bene cosa stessero pensando sia le ragazze che i ragazzi, ma nessuno aveva il coraggio di parlare.
Finalmente uno dei ragazzi aveva proposto di fare un gioco nuovo; si trattava di mettere dei fogliettini con scritte delle penitenze in un cappello e separatamente altri fogliettini con i nomi delle ragazze e dei ragazzi. Il gioco consisteva nell’estrarre una persona e farle fare la penitenza di nascosto nel bagno o se era coraggiosa lì davanti a tutti.
La prima persona estratta era una sua amica e aveva dovuto baciare con la lingua uno dei ragazzi a sua scelta; la seconda persona invece era stata un ragazzo che aveva dovuto togliere le scarpe a tutte le ragazze e baciare loro i piedi; la terza volta toccò a lei, aveva il cuore in gola in attesa che venisse pescata la penitenza che doveva fare .
Si trattava di fare una sega al ragazzo che ce l’aveva più lungo.
Lei in altre parole avrebbe dovuto tirarlo fuori a tutti e quattro i ragazzi e poi smanettare il più lungo sino a farlo venire.
I ragazzi cominciarono col tirarlo fuori e a farlo vedere tutti baldanzosi, Licia aveva la faccia tutta rossa per la vergogna, non sapeva cosa fare e alla fine ne scelse uno quasi a caso.
Lo prese in mano molto delicatamente facendo praticamente svenire il ragazzino di turno per l’eccitazione.
Le sue manine delicate cominciarono a muoversi su e giù lentamente per quel coso caldo e un po’ puzzolente che non conosceva bene, ma che in un certo senso la attraeva.
Tutti gli altri guardavano incuriositi e desiderosi di provare, tanto che alla fine erano quattro le coppie che facevano la stessa cosa.
Una ragazzina, forse più esperta delle altre, lo prese anche in bocca; il ragazzo di Licia le chiese di fare lo stesso ma lei non ci pensò neppure.
Licia indossava una gonna lunga con sotto delle calze blu; il suo ragazzo continuava a guardarle le gambe ma
gli sarebbe piaciuto poter vedere di più, così si fece coraggio e cominciò ad accarezzargliele arrivando sino alle mutandine.
Sino a quel punto Licia non disse nulla, ma più oltre si sarebbe opposta; per fortuna il ragazzo non proseguì.
Gli bastò infatti toccare quel punto per sborrare nelle mani della ragazzina.
Adesso si trovava davanti a degli uomini adulti, a fianco di suo marito ma la sensazione non era molto diversa.
Il foglio che stavano leggendo adesso imponeva ad una donna bionda di 35 anni di prenderlo in bocca a due uomini
per 2 minuti.
Tra questi c’era anche Marco e la cosa l’aveva ingelosita non poco. Vedeva la bocca di lei che si abbassava alternativamente sui due cazzi già duri, li inumidiva bene con la lingua, poi li risucchiava con forza facendo degli strani suoni con la bocca.
Poi toccò di nuovo alla sua amica Stefania farsi sbattere sul tavolo della cucina dal marito.
Infine toccò anche a lei; avrebbe dovuto andare insieme ad un ragazzo del posto molto giovane, non sembrava avere più 20 anni, in una stanza da letto, e qui spogliarsi e farselo mettere nel culo mentre gli altri sbirciavano dalla grande porta a vetri del terrazzo.
Era rimasta scioccata dalla proposta, non sapeva se accettare o meno, la cosa la attraeva ma non sapeva come avrebbe reagito Marco.
Tutti la guardavano ma non sapeva decidersi, quando la mano di Marco di appoggiò sulla sua e le fece un sorriso di consenso, sembrava molto tranquillo.
Lei allora si alzò e prese il ragazzo per mano portandoselo dietro verso la loro stanza da letto.
Qui chiusero la porta a chiave mentre tutti gli altri si apprestavano a raggiungere il balcone per non perdersi neppure una scena.
Quando Marco guardò attraverso la vetrata vide la sua ragazza già nuda con indosso solo delle mutandine nere molto sexy e dei collant color castoro che stava aiutando il ragazzo a togliere i pantaloni.
Era ancora bellissima coma quando l’aveva conosciuta, come aveva fatto lui a spingerla a fare una cosa del genere.
Adesso avrebbe voluto opporsi, ma non osava muoversi, un po’ lo eccitava l’idea che più avrebbe aspettato per intervenire e più quel gioco sarebbe diventato irreparabile e lei avrebbe avuto dentro di se un cazzo che non era il suo. La cosa lo sconvolgeva.
Licia adesso lo stava guardando attraverso la finestra e si vedeva dal suo sguardo che ormai era decisa e che sarebbe arrivata sino in fondo. All’improvviso si era alzata e
aveva portato il ragazzo proprio vicino alla finestra, a mezzo metro dal marito, qui aveva tirato fuori il cazzo del giovane e con viso malizioso, guardando Marco, si era chinata e lo aveva preso in bocca più che poteva.
Marco credette di svenire, non era preparato a quanto stava vedendo e lo sconvolgeva la porcaggine di sua moglie.
Adesso si stavano sistemando per la penetrazione; Licia si era abbassata i collant sino alle ginocchia e aveva appoggiato le gambe sul letto, mentre il ragazzo con un dito stava preparando la strada a qualcosa di molto più grosso.
Glielo mise dentro lentamente, poi spinse più forte strappandole un urlo che si udì anche sul balcone e cominciò a pompare con metodo.
Licia aveva la testa portata in addietro, la bocca aperta e gli occhi sbarrati per il dolore; solo di tanto in tanto apriva gli occhi per vedere se il marito la stava ancora guardando.
Il gioco durò meno di 5 minuti ma sembrò interminabile, finì con il ragazzo di colore che le schizzava il suo sperma sulle natiche e sulle gambe velate dai collant ; ad un certo punto il padrone di casa bussò alla finestra e i due dentro smisero di scopare, Licia si rivestì e uscì dalla porta.
Non appena si incontrarono il primo gesto di Marco fu quello di abbracciarla forte e dirle che la amava, lei sorrise e si baciarono in modo appassionato.
La prima settimane alle bermuda era trascorsa in modo molto piacevole, entrambi avevano visto e fatto molto sesso; era stato come scoprire per la prima volta cosa voleva dire lasciarsi andare in modo assoluto e fare sesso come immersi in una realtà virtuale, però piacevolmente reale.
Il giorno prima della partenza Fabio e Stefania li portarono per l’ultima volta a fare un giro nel centro di Hamilton, Stefania disse che aveva preparato una sorpresa per loro due, una sorpresa che li avrebbe resi enormemente contenti.
Arrivati in prossimità di un vecchio alberghetto dei sobborghi, Stefania e Fabio si fermarono ed entrarono salutando il padrone come se lo conoscessero da tempo.
Quindi salirono le scale ed entrarono nella camera 207.
Dentro c’era un letto con delle lenzuola bianche, la mobilia era assai scarsa, c’era solo una sedia e una vecchia cassapanca di legno.
La finestra era grande ma il sole non dava fastidio perchè la veneziana abbassata lasciava filtrare solo qualche raggio. Stefania prese Licia per mano e la fece accomodare sul letto, quindi prese un foulard nero e la bendò; le tolse le scarpe e le accarezzò i piedi.
Licia indossava una gonna lunga bianca e sotto portava dei collant color castoro fini e delicati.
Stefania le scoprì le gambe e gliele divaricò leggermente, facendo vedere che sotto non portava le mutande.
Marco pareva molto eccitato e anche Fabio non sembrava indifferente, tanto che ad un certo punto si alzò e si avvicinò a Licia, le accarezzò il viso poi le mise una mano in mezzo alle gambe massaggiandole la fica.
Licia non sapeva chi fosse a toccarla e questo la eccitava molto. Contemporaneamente Stefania aveva tirato fuori il cazzo a Marco e gli stava facendo un meraviglioso bocchino.
Fabio tirò fuori dalla tasca della giacca una forbice e cominciò a tagliare i collant proprio in mezzo alle gambe, quindi prese un rasoio e dopo aver cosparso la fica gi schiuma la depilò.
Marco osservava tutto, incuriosito da quel gioco.
Fabio le leccò la fica, passando la lingua sul clitoride e spingendola sino dentro la fessura, poi si tirò fuori il cazzo dai pantaloni, divaricò per bene le gambe alla ragazza e iniziò a sbattersela.
Licia mandava dei gridolini molto forti a tempo con le spinte dell’uomo, mentre Marco stava quasi per sborrare nella bocca di Stefania.
Da quella posizione Marco riusciva a vedere perfettamente il cazzo dell’amico che entrava ed usciva dalla figa di Licia la quale teneva le gambe aggrovigliate intorno alla sua schiena.
Poi cambiarono posizione Licia tolse il foulard dagli occhi e si stese con la schiena sul petto di Fabio e facendo perno con la pianta dei piedi sul letto si rinfilò dentro il cazzo, quindi fece segno a Marco di avvicinarsi e di leccargliela.
Lui si avvicinò e un po’ riluttante, tentando di restare il più lontano possibile dal cazzo di Fabio, cominciò a leccarle le grandi labbra e la vulva.
Licia però prese tra le mani la sua testa e la spinse più verso il basso di modo che potesse leccarle il clitoride e le piccole labbra.
Marco poteva sentire i gorgoglio della fica di sua moglie e il rumore che faceva il cazzo di Fabio quando entrava.
Poi ad un tratto sentì un sibilo, non riuscì subito a capire cosa fosse, poi vide la sborra uscire dal cazzo dell’amico e andare a coprire la fica di Licia.
Uno schizzo per poco non colpì anche lui.
Fabio a questo punto si alzò e avvicinò il cazzo alla bocca di Licia che si mise a leccarlo mentre Marco continuava a leccarle
la fica tutta bagnata.
Poi avvicinò il cazzo e a sua volta si mise a scoparla.
Era sdraiato sul corpo di sua moglie, aveva il viso vicino al suo, poteva guardarla negli occhi ma non poteva baciarla perchè nella bocca aveva un cazzo pieno di sperma che stava ritornando duro.
Quando Fabio ebbe riacquistato le forze tolse il pene dalla bocca di Licia e disse a Marco di mettersi sotto di lei.
Scoparono per un po’ da soli poi Fabio infilò un dito nel culo di Licia che ebbe un sobbalzo quindi le appoggiò l’uccello e ve lo spinse dentro molto delicatamente.
Licia si sentiva completamente riempita, sentiva due cazzi che si muovevano all’unisono dentro di lei, sentiva che si strusciavano tra loro appena divisi da un sottile strato di pelle.
Il suo corpo era toccato da quattro mani che si scambiavano sulle sue tette, sul culo, sui fianchi, la sua lingua si alternava con altre due lingue; non sapeva più chi fosse sotto di lei e chi sopra.
Alla fine venne l’orgasmo, un fuoco la prese dal basso ventre e le salì, attraverso il petto, sino alla testa, quasi come un’esplosione, e insieme vennero anche i due uomini che le versarono in pancia tutto il frutto del loro piacere.

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