Voglia di te. Di ogni singola goccia.

Come una troia succhio e ingoio tutto il suo sperma

Una volta scesa dal treno mi precipitai a prendere un taxi al volo. Pensando
di essere in ritardo. Una donna che si fa attendere è normale, specialmente
al primo incontro, ma sapendo che il tempo che poteva dedicarmi non era tantissimo
non potevo concedermi di fare qualcosa di simile. Arrivammo praticamente insieme
al ristorante che avevamo scelto e dopo esserci presentati di persona, ci
accomodammo al tavolo che già da una settimana avevamo prenotato.
Ripercorrere a voce tutti i pensieri sino ad allora solo scritti tra noi era emozionante,
come del resto era intrigante pensare che c’eravamo sempre ripromessi
che mai ci saremmo incontrati. “Ho deciso che mi tratterò qui qualche giorno. Mi sono
così presa due giorni di “ferie” e mi girerò con calma la tua città.
Le dissi spiazzandolo, mentre assaggiava i vari antipasti.
“E cosa hai detto con tuo marito e figlie?” Non aspettò nemmeno la mia risposta,
e dal modo frettoloso che stava utilizzando, non era difficile comprendere che stava
temendo pretendessi altro del suo tempo per me nei giorni futuri. “Ehi! stai sereno,
non ti chiederò di rincontrarci, so bene che non ti è possibile, e per quanto riguarda
me, se ancora ti interessa, sappi che a casa ho semplicemente detto che sono qui
e intendo visitare con calma la città perchè mi serve staccare la spina”
Si rese conto che avevo percepito la sua paranoia, ma allo stesso tempo
comprese, che davvero avevo bisogno di allontanarmi dai problemi che avevo a
casa e che nessun poteva obbligarmi a non farlo. Continuammo così a parlare
del suo lavoro, dei suoi impegni, dei nostri sogni, anche se ormai l’arrivo del caffè
stava annunciando che a breve ci saremmo dovuti salutare. Non volli farmi cogliere
dalla malinconia, decisi perciò di continuare a godermi gli ultimi nostri attimi nel
migliore dei modi per poi tenere nel nostro cuore per lungo tempo, o sempre,
questa nostra boccata d’aria o finestra, sul chi eravamo o rappresentavamo,
come fosse un premio e non una condanna.
Come da accordi, dividemmo il conto, anche se lui a pagare tutto ci provò più volte
e mentre lo salutai dal taxi, sorrisi come meglio potevo, ma non certo perchè ne
avessi davvero voglia. Un quarto d’ora dopo, mi raggiunse con un sms, dicendomi
che era stato bene e che se fosse stato il nostro unico incontro lo avrebbe portato
con sè per sempre con immenso piacere e che sapevo bene cosa volesse dire con
quelle parole. Non potevo pensarci troppo su, cercai perciò di pensare a cosa
avrei voluto visitare e chiesi qualche consiglio al taxista. Rimasi a bighellonare
per le stradine, perchè di rintanarmi già in albergo non mi andava. E non mi riusciva
pur se avrei voluto, rispondere a quel sms. Ormai mi conosceva bene e quindi
ero certa che immaginasse il perchè del mio silenzio. Il mattino seguente, decisi di dirgli
che da quel momento ero una turista, che stavo uscendo dal Hotel Astor e che senza una meta precisa avrei inziato a girare per la città: in effetti dove andare
lo sapevo bene, ma non volevo potesse sembrargli come un invito a raggiungermi,
perchè anche se mi sarebbe piaciuto moltissimo, sapevo che non poteva permettersi
passi falsi. Camminai sino alle prime ore del pomeriggio, passando da una Chiesa, ad
un Museo, visitando la Piazza e le botteghe che la circondavano.
Era davvero splendida Perugia!
Lo era persino con il cielo che da un attimo all’altro minacciava un temporale.
Mi fermai al bar per farmi un toast e dicendomi che forse era meglio se prendevo
un taxi per tornare in albergo, aspettai di potermi comperare
un ombrello perchè come sempre non lo avevo messo in valigia e se avessi deciso
di uscire di sera, mi sarebbe venuto utile.
Mentre aprivo la porta della mia stanza, il telefonino prese a suonarmi, nel cercarlo pensai alle mie figlie, a mio marito, invece rimasi sorpresa nel vedere sul display il suo nome.
Raccontai che ero stanca ma soddisfatta del mio giro turistico solitario e che
sentivo che mi stava davvero rigenerando, e non nascosi che era mia intenzione
riposarmi qualche ora, per poi dopo cena andare a rintanarmi in un teatro o cinema.
“Se posso ci sentiamo tra poco, ora devo salutarti” mi disse facendomi percepire
che la cosa lo infastidiva ma non poteva fare diversamente.
Mentre facevo la doccia, mi arrivò un suo sms,
dove mi diceva che per farsi perdonare mi aveva appena mandato dei fiori.
Ancora una volta non riuscì a dire una parola di risposta e trovai saggio aspettare
mi venissero consegnati i fiori, per dire un grazie e che era stato un pensiero molto bello,
ma che non doveva farsene alcun problema. Alla porta nel frattempo, qualcuno stava
bussando. Aprì senza nemmeno chiedere chi fosse e rimasi di stucco nel vedere
che un fascio enorme di margherite e gerbere erano consegnate da lui.
Non mi chiese se poteva entrare, entrò mentre credo che con il solo sguardo stessi esternando tutta la mia felicità nel vederlo. Scherzando mi domandò se mai stessi aspettando qualcuno, lo fece avvicinadosi a pochi centimetri da me.
Sentivo il cuore battermi forte in petto, come quando da bambina facevo una marachella e temevo venisse scoperta, e dove puntualmente mi dicevo di non rischiare e invece poi mi ci tuffavo anema e core perchè non sapevo rinunciare a quanto desideravo. Mentre il cuore accellerava, mi ritrovai a sfilargli la maglietta che indossava, lo facevo tra un bacio e una parola, mentre le sue mani facevano cadere a terra il mio accappatoio e mi spingeva verso il letto. Pochi attimi dopo eravamo tra le lenzuola ad arrotolarci con passione, mentre lui mi confessava, che non poteva non rivedermi e che anche se sapeva che stavamo forse sbagliando, di fare quello sbaglio era l’unica cosa che da tempo desiderava ed era certovolessi anche io. In poche ore entrambi avevamo avuto modo di scambiarci diverse vette del nostro piacere più intimo, e ci eravamo completamente dimenticati di tutto quello che fuori dalla stanza era presente. Continua a leggere Voglia di te. Di ogni singola goccia.

FINALMENTE UN FRATELLINO

ciao a tutti. Voglio raccontarvi una mia vera esperienza di un annetto fa. Vi spiego meglio: i miei genitori hanno avuto me quand’erano ancora minorenni cioè all’età di 16 anni, poi dopo un paio d’anni volevano un altro figlio, ma purtroppo non arrivava, così hanno provato tutti i metodi esistenti al modo, ospedali, cliniche ecc ma niente ancora, perché mio padre è diventato infertile, e un po’ vi hanno rinunciato.

Adesso, invece, i miei hanno 34 anni e io sono diventato maggiorenne avendo 18 anni, non ci speravo più neanche io oramai. Un detto dice: 2mai dire mai”! Ed infatti, un giorno tornando a casa da scuola, mia madre mi dice: Ivan lo sai che molto probabilmente avrai il tanto desiderato fratellino? E io un pò sorpreso le dico: ma se papà non può più? E lei: giacchè sei diventsto maggiorenne certe cose ormai te le posso dire senza nessun tipo di timore o problemi di nessun tipo…bè ma un ultimo modo rimasto ci sarebbe! Io: e quale sarebbe? Mi spiega: ai mai sentito parlare di uomini che fanno da donatori di sperma, cioè che donano il proprio seme a coppie in difficoltà di avere un figlio come me e papà, chiaramente devono essere sani e “adatti” in tutti i sensi? No mai sentito…non vi potevate ricordare un pò prima? Lei: e ora lo abbiamo appreso e ne abbiamo avuto il coraggio…Io le domando ancora: e chi vi farebbe da donatore di sperma? Lo avete già scelto? Mia mamma: ma certo figlio mio! sarà un collega di lavoro di papà, solo che non sta in ufficio come papà, ma come lavoro fa l’intonachista sempre nella stessa ditta e non è sposato è single. Io: e quanti anni ha? Lei: è più grande di noi, ha 46 anni. Ci a portato tutte le analisi che gli abbiamo chiesto ed è più che consono! Io: a ok bene. Lei: oggi pomeriggio, giacchè io sono nel periodo fertile, quando sia tuo padre che il suo collega finiranno di lavorare, verranno direttamente qui a casa nostra…ma te Ivan…diciamo forse è meglio che esci o vai a casa di qualche amico…vedi un po te…Ma io non capendola molto le chiedo con tono curioso: E perché mai me ne dovrei andare? In che modo te lo donerà il suo sperma? Mia madre arrossendo un pò mi dice: vedi caro figlio mio…lo sai che noi abbiamo provato affinché io rimanessi incinta, già tutti i metodi esistenti e possibili al mondo…e l’unico modo rimasto, efficace e sicuro è…è quello per via naturale capisci….

Io per un po non capisco più niente e alquanto scioccato dopo essere tornato in me…gli rispondo: aaa ecco perché non vuoi che sto anchio…però lo sai che ora mi hai fatto ricordare che proprio tra un po queste cose le studieremo con la prof di scienze? Lei: a bello allora. E io le chiedo: mamma, potrei rimanere anchio quando viene il donatore, così lo conosco anchio, e…se tu e papà me lo acconsentite, vorrei tanto rimanre ad assistere a questa inseminazione naturale perché sono davvero molto curiosio! Allora potrei? Dai su ti prego mami…Lei: ma sei proprio sicuro Ivan? Io: sìì lai detto tu stessa che ora che o 18 anni molte cose le posso vedere, sentire e sapere! Così quando le studieremo a scuola io saprò gia abbastanza di come avviene la donazione di sperma e magari potrò raccontarla a tutta la classe! Lei: e vabbene come vuoi.

Verso le 18.30 sentiamo suonare il campanello: erano mio padre ed il suo collega di lavoro! Mia madre va ad aprire la porta ed ecco che dietro mio padre vedo entrare il futuro donatore: un omone molto alto (poi mi dice che è alto 1.96 cm!), magro, con un aspetto davvero virile, con la barba e piercing alle orecchie, sopracciglio e naso, capelli corti a cresta, vestito ancora con le  robe da lavoro e scarpe antinfortunistiche sudice…ci presentiamo tutti quanti e papà, guardando anche mia mamma mi dice: ma pure tu devi stare qui con noi adesso? Non mi sembra davvero il caso Ivan, penso che tua madre ti abbia già parlato…e io sì sì starò presente pure io…nonché Gino il collega e donatore dice: e che fa fallo stare presente pure lui tanto è grande e pure curioso vero? E io: sìsì ma certo! Dopo aver bevuto delle birre il tizio va a pisciare in bagno e torna in salotto dove stavamo seduti sui divani io mio padre e mia madre sedendo accanto a lei; e incomicia ad accarezzarle le coscie, la faccia, il seno…poi pian piano Gino e mia madre incominciano a limonare, lui la incomincia a spogliare, toglie reggiseno, lei le toglie la tuta di sopra lasciando vedere un fisico davvero imponente: muscoloso, peloso e tatuaggi sulle spalle petto e collo, e le ciuccia le tette, poi il perizoma e gli lecca la passera e le fa i ditalini forti tanto da farle uscire forte più volte il liquido a fontanelle e facendola gia gridare un po’…dopo un po’ Gino si alza in piedi facendo abbassare mia madre che li tocca il suo pacco da cui si riesce già a vedere una verga davvero di grosso calibro…e infatti appena gli abbassa giù la tuta io e mio padre rimaniano a bocca aperta e molto scioccati! Mai visto un cazzone così enorme!! minimo di 22 cm bello largo e venoso e palle grossissime pieno di tanto sperma caldo! Dopo che Gino si toglie del tutto scarpe, tuta e calzini bianchi sporchi così stando a piedi (anzi a piedoni nudi facendo 47! mi disse) nudi non scivola sul pavimento e ce la può montare bene, mia madre incomincia a fargli i bocchini e le spagnole e Gino le sputava in bocca; dopo un po quest’ultimo si siede sul divano e ce la incomincia a montare da dietro sempre più forte tanto che lei incomincia a gridare forte dal piacere però, ma io e mio padre abbiamo avuto paura che le facesse davvero male con quel cazzone da paura!  Poi la mette a pecorina scopandocela tirando schiaffi forti sul sedere tanto da farlo diventare rossissimo; come se non bastasse la prende in braccio e la scopa fortissimo stando in piedi! Dopo un po decidiamo di andare in camera mia anche se i letti erano un po piccoli per Gino che si mette coi piedi fuori e mia madre sopra che li fa qualche altro bocchino, poi ce la tromba dinuovo dietro, ma poi incomincia a scoparsela sempre più forte tanto da sentire i classici rumori forti “scttà sctà scttàà!!” che ce la sbatteva davanti..ed ecco che dopo una decina di minuti sentiamo un grido forte di piacere di Gino mentre inonda di caldo ed abbondante sperma mia madre gemendo pure lei!

Dopo un paio di giorni vediamo che mia madre non è rimasta incinta…infatti ci è voluta una seconda volta per rimanere incinta sempre con io e mio padre presenti ad assistere! E per mia fortuna è un maschio! Un bel fratellino!

Miraccomando a commentare! vi siete eccitati? Chi vuole essere al posto di Gino? ?

Aspettando l’ammucchiata

Colleghi sorpresi a scopare in ufficio

Al secondo appuntamento, vieni a casa nostra, che mio marito non c’è ancora.
Tu sei molto eccitato dall’idea di quello che faremo (ed anch’io, anche se cerco di non farlo capire) e
vorresti cominciare subito.
Ma io voglio aspettare che arrivi Francesco.
Ci mettiamo in salotto, a chiacchierare, ma dopo un poco tu sei visibilmente distratto dalla visione
delle mie cosce; vengono fuori prepotentemente dalla gonna, che, troppo stretta, è risalita
notevolmente.
Mi metti una mano fra le gambe, ma io sono nervosa.
Ti chiedo di smettere, perché, ti ripeto, voglio aspettare mio marito.
Ti convinci e riprendiamo a chiacchierare.
Ora la gonna è salita davvero un po’ troppo; devono proprio vedersi anche le mutandine!
Le tocchi e sotto senti un paradiso di morbidezze, già umide.
Ti lascio fare per un poco, ma poi, ritornando in me, ti blocco la mano, afferrandoti il polso, e ti
chiedo di smettere.
Ancora chiacchiere, ma ormai la mia mente è partita, il mio pensiero è al sesso, al sesso alla mia
maniera.
Ma perché tarda a venire Francesco?
Non so se riuscirò a resistere ancora!
Tu, lentamente, ma non di nascosto, ti abbassi la lampo.
Seguo i tuoi movimenti con la coda dell’occhio, un po’ sorridendo ed un po’ nervosa. Infili una
mano nella patta e afferri la minchia.
La tiri fuori.
E’ già dura.
La scoppoli completamente, poi, con tutte e due le mani, fai risalire la pelle a ricoprire il glande e la
tieni ben tesa dalla base e, malizioso, mi chiedi se mi piace.
Mi conosco bene, e perciò evito di guardarla.
“Smettila”, ti dico, con un sorrisino.
“Ma guardalo un attimo. Ti piace o no?”, insisti.
Resisto; riesco ancora a resistere.
Ed allora, piano piano, mi sfiori un ginocchio con la cappella.
Abbasso lo sguardo ed appena i miei occhi la incontrano si fanno umidi di desiderio.
Mi porto le mani al seno.
Da sopra la camicia me lo accarezzo, non perdendo di vista il cazzo e leccandomi, nel contempo, le
labbra.
Poi con la destra vengo ad impadronirmene. Continua a leggere Aspettando l’ammucchiata

Il dominatore (2° episodio)

Dominatore controlla la sua schiava sessuale

Naturalmente mi sbagliavo e dovevano trascorrere ancora alcuni anni prima che potessi
comprendere pienamente come gestire quello straordinario potere. Ma alla fine imparai che non
esisteva alcuna possibilità di generalizzare, non esisteva alcuna regola fissa, ma che ogni persona
era diversa, ed ad ogni persona occorreva adattarsi, individuandone i punti deboli, per poterli poi
accuratamente sfruttare al momento opportuno.
A 24 anni ero ormai pronto, la fine della mia carriera scolastica mi aprì un nuovo affascinante
mondo. Iniziai a “Lavorare” nell’azienda di famiglia, e decisi che la mia vita sarebbe stata dedicata
allo studio delle persone, delle donne in particolare. Per tanto mi feci assegnare un incarico di
supervisore alla gestione del personale che mi portava continuamente in giro per il mondo,
trascorrendo periodi di tempo abbastanza lunghi nelle varie consociate.
Non avevo e non ho alcuna preferenza particolare in fatto di donne, mi piacciono tutte, e ciò è
perfettamente naturale in quanto ognuna di esse rappresenta non solo un piacere sessuale ma una
sfida con me stesso, quindi ciò che più mi attrae in una donna è la sua inaccessibilità.
Come dimenticare la mia prima esperienza con una sfida impossibile, l’ultimo anno
d’università ????. Lei si chiamava Giovanna, 45 anni ancora decisamente piacente. Era la direttrice
del dipartimento di scienza del comportamento.
Una sfida affascinante per me giovane temerario, bella, matura, intelligente. Sposata, con solida
posizione finanziaria, madre e moglie felice, apparentemente inattaccabile.
Inizia a frequentare assiduamente l’istituto studiandone le abitudini, cogliendo ogni occasione per
parlarle. Divenni uno di casa all’istituto, mi feci amico una delle segretarie, ed in breve divenni
molto più che un amico per lei, e la sfruttai per carpirle informazioni su Giovanna.
Sembrava assolutamente perfetta ed inattaccabile, allora con un’intuizione improvvisa cambia
tattica e incominciai ad indagare sulla famiglia. Il figlio non si prestava allo scopo, troppo giovane,
ma il marito appariva interessante. Cinquantenne di bell’aspetto, affermato medico con ambizioni
politiche, mi parve subito un possibile obiettivo. Concentrai tutte le mie attenzioni su di lui, e mi
avvalsi della collaborazione di un investigatore. Dopo un solo mese, la figura che appariva davanti
ai miei occhi era ben diversa da quella di partenza. Dopo 3 mesi ero assolutamente raggiante e
rimiravo le sue foto in compagnia della giovane amante.
Non mi lasciai prendere dall’euforia e continuai il mio lavoro meticoloso, attendendo con pazienza
l’arma decisiva. E l’arzillo ed arrapato professore non mi fece attendere troppo. Il mio informatore
scoprì che la giovane amante era in realtà solo una delle tante, quasi tutte infermiere degli ospedali
nei quali il professore lavorava, stesi la mia rete e poche settimane dopo il professore era in
trappola.
Poche foto rubate in uno degli sgabuzzini dell’ospedale, ma inequivocabili, una giovane biondina
amorevolmente inginocchiata ai piedi dell’augusto professore, intenta a succhiare amorevolmente il
suo più che rispettabile uccello, o appoggiata al muro con le gambe avvinghiate alla vita dell’uomo.
Ancora non mi accontentai, chiesi al mio informatore più informazioni, gli dissi di concentrarsi
sulla lista delle amanti del professore e di controllarne stipendi carriera, ogni cosa.
Sei mesi dopo l’inizio della mia offensiva ero pienamente soddisfatto, avevo sottomano un dossier
molto ricco, l’elenco completo delle amanti del professore, foto compromettenti ed uno studio
comparative tra le carriere e gli stipendi delle stesse e quelli delle altre infermiere. Ero pronto al
passo finale. Mi preparai accuratamente e mi presentai nell’ufficio di Giovanna “Ciao Claudio,
cercavi me ?” disse lei quando mi vide, con il suo sorriso cordiale.
Io rimasi molto serio “Avrei bisogno di parlarle in privato signora Giovanna” le dissi “Adesso non
posso, potremmo fare più tardi” rispose lei senza curarsi molto di me “Veramente no, è una
questione molto importante e delicata, soprattutto per lei ” calcai la mano, “ma anche molto
urgente” conclusi. Lei smise di sorridere “Non capisco, comunque in questo momento non posso
proprio” rispose infastidita “Debbo insistere, per il suo stesso interesse” insistetti e lei a questo
punto cedette.
“Va bene entra e chiudi la porta” disse e io lo feci “Spero sia veramente importante, farò tardi ad
una riunione importante” disse, io mi ero accomodato sulla poltrona davanti alla sua scrivania
“Allora di che cosa si tratta” mi incalzò spazientita “Io ho un amico giornalista, un giovane di
grande volontà, di recente ha condotto un’inchiesta sul funzionamento degli ospedali Italiani e
proprio ieri me ne ha mostrato i risultati” dissi interrompendomi.
Lei attese qualche istante che riprendessi, poi impaziente intervenne “Che cosa centro io con tutto
questo” disse guardando l’orologio. “Suo marito non è il prof. Lamberti ?” dissi e la vidi trasalire “Il
professor Lamberti primario del San Patrizio ed assessore alla sanità del comune ?” domandai io
con fare sicuro “Certo e con ciò ?” domandò lei, “Il mio amico ora lo conosce probabilmente molto
meglio di lei” dissi e senza attendere la sua risposta, presi dalla borsa il dossier e lo appoggiai sulla
scrivania davanti alle sue mani.
Lei si sforzò di mantenere un atteggiamento compassato “Che cosa ti fa pensare che sia interessata a
questa roba ?” disse io scossi il capo “Non penso che lei sia interessata, ma sono convinto che lei
farebbe meglio ad esserlo, quel dossier può portare un sacco di problemi per lei e suo marito”
risposi con calma, lei mi guardò confusa, poi con le mani che tremavano impercettibilmente, aprì il
dossier.
Per i successivi 5 minuti, non staccò gli occhi dai fogli che lentamente sfogliava. Avevo
opportunamente impaginato il dossier, nella prima parte le considerazioni generiche, rubate
all’interno dell’ospedale, le voci di corridoio. Poi le foto del marito di lei con l’amichetta, e i dati
della ragazza. Poi il lungo elenco delle altre amanti del professore e l’analisi comparativa di carriere
e stipendi, infine a completare il dossier le foto dell’incontro nello sgabuzzino dell’ospedale.
Mentre leggeva il suo viso era lo specchio delle emozioni che provava, ed io potevo leggere il suo
volto come se stessi leggendo i fogli stessi. Quando giunse alle foto finali, chiuse di scatto il dossier
con un gemito soffocato. Era smarrita,. confusa, arrabbiata, si guardava intorno senza sapere che
cosa fare.
“Venga, sarà meglio proseguire altrove, lei è troppo sconvolta” le dissi premuroso, ritirai il dossier e
la aiutai ad infilarsi la giacca, e la condussi fuori dall’ufficio. “Dove mi stai portando ?” domandò,
“In un posto più tranquillo, conosce il bar dall’altra parte della piazza, a questora è abbastanza
tranquillo” “No, potremmo incontrare gente che conosco, o dio dove possiamo andare” gemette lei
“Se vuole, il mio appartamento non dista molto da qui” buttai li io e lei subito accettò “Si andrà
benissimo” disse.
Pochi minuti dopo eravamo nel mio appartamento, la feci accomodare e le diedi qualche cosa di
forte da bere “E` tremendo, tremendo, la mia vita sarà distrutta per colpa di quel porco” disse
mentre sorseggiava il liquore, la lasciai sfogare. Lei continuava a pensare ad alta voce “Che cosa
posso fare cosa posso fare” diceva affranta, poi si riscosse ricordandosi della mia presenza
“Claudio, il tuo amico è proprio intenzionato a pubblicare la ricerca ?” domandò ed io annuì “Non
esiste un modo per convincerlo a non farlo, possiamo pagare, pagare bene” disse Giovanna
disperata “Non fornisca al mio amico altri elementi a supporto della sua ricerca, credo ne abbia già
a sufficienza “Già, hai ragione, ma deve essere possibile fare qualche cosa, non è possibile che la
mia vita e quella di mio figlio vengano spazzate via così” gemette disperata “Forse qualche cosa si
può fare ” dissi io e lei immediatamente reagì.
“Cosa hai detto, si può fare qualche cosa” domandò lei ansiosa “Dimmi ti prego spiegami “Si forse
qualche cosa si può fare, o meglio, posso fare qualche cosa”, dissi con calma “Che cosa per carità
dimmi tutto”. “Il mio amico ha con me un grosso debito, infatti come vedi sono riuscito a farmi dare
copia del dossier, io posso impedirgli di pubblicarlo” dissi con calma, lei parve dapprima sollevata,
poi divenne improvvisamente seria “Tu puoi impedire la pubblicazione di questa roba, ma non l’hai
fatto, allora dimmi che cosa vuoi tu per non pubblicare il dossier” disse dura.
Era veramente intelligente, non vi era ombra di dubbio, di li a pochi minuti avrei saputo se i miei
calcoli erano esatti “Non denaro, stai tranquilla, io ne ho sin troppo. Ma tu sei una donna splendida,
intelligente bella, inaccessibile, ed a me le cose inaccessibili piacciono, piacciono moltissimo.” Feci
una pausa, lei restò immobile “Adesso io mi alzerò e me ne andrò in camera se non vuoi veder
pubblicata quell’inchiesta, spogliati e raggiungimi di la, altrimenti conosci la strada” dissi e mi alzai
sorridendole “Bastardo” sibilò lei io annuì “Questo è certo, come è certo che tu verrai di la, e ti
comporterai come la più perfetta delle puttane, e farai di tutto perché la cosa mi piaccia, dal
momento che da questo dipende la tua vita futura” le dissi gelido, e senza attendere risposta mi
allontanai iniziando a spogliarmi.
Entrai in camera lasciando la porta aperta, accesi la luce e mi spogliai lentamente e mi stesi nudo
sul letto. Ero eccitato, tremendamente eccitato, e non rimasi deluso. Passarono alcuni minuti in cui
lei rimase in assoluto silenzio, poi incominciai a sentire l’eccitante rumore dei vestiti che lei si stava
togliendo e poco dopo lei comparve sulla porta nuda, con le braccia tentava di coprirsi pudicamente.
‘Spegni la luce per favore” disse umilmente “No, voglio vedere tutto, anzi smetti di coprirti” le dissi
autoritario, e lei con rassegnazione tolse la braccia mostrandosi a me.
Era bella, veramente bella, snella, ma con seni pieni ed ancora sodi per i suoi 45 anni, le feci cenno
di raggiungermi, e lei obbedì inginocchiandosi sul letto al mio fianco. Le mie mani presero a
scorrere sul suo corpo, mentre lei si irrigidiva “Rilassati e vedrai sarà meglio di quanto immagini” le
dissi, mentre la mia mano le accarezzava le sode chiappe. Si rilassò, ma s’irrigidì quando le presi
una mano e la portai al cazzo eccitato.
“Coraggio, sembri una ragazzina alle prime armi, una signora come te, deve saper fare molto
meglio” le dissi, e lei si riscosse, le sue carezze diventarono più piacevoli, la accarezzai tra le gambe
e risalii verso il pube, questa volta cnon s’irrigidii nemmeno quando presi ad accarezzarle il
clitoride. La mano scorreva esperta lungo la mia asta, le sue dita solleticavano piacevolmente il
glande eccitato.
“Hai una mano deliziosa Giovanna, ma sono convinto che la tua bocca sarà ancora meglio” dissi.
Lei rassegnata si chinò e le sue labbra raggiunsero il glande. Le dischiuse e lasciò timidamente
affondare il glande nella sua bocca iniziando a leccarlo con la lingua, poi la sua testa iniziò a
muoversi avanti ed indietro “Se lo succhi così capisco perché tuo marito si fa spompinare negli
sgabuzzini. Dovresti guardare quelle foto per imparare, quella ragazza ci sa davvero fare con il
cazzo” le dissi malignamente, lei s’irrigidii ma non smise di succhiare, anzi dopo pochi istanti, la
sua lingua divenne più veloce, la testa accentuò i movimenti ed il mio cazzo incominciò ad
affondare sempre più nella sua bocca. Continua a leggere Il dominatore (2° episodio)

Elena, quella troia di mia moglie in calore (1° episodio)

Mia moglie Elena prima di fare un'orgia con altri 20 uomini

Mia moglie Elena si eccita solamente se viene guardata da altri uomini nelle parti intime.
Per questo motivo usa solo gonne sempre cortissime e la sua biancheria è composta solamente da
perizomi minuscoli e trasparenti (non trovandoli facilmente sul mercato se li costruisce con del
pizzo).
Usa solo reggicalze che costantemente escono dalla gonna ogni volta che si inchina o si siede, non
porta reggiseno e le sue tette non grandi ma ben formate escono sempre da scollature o camice
trasparenti.
Ogni volta che ci muoviamo in macchina si masturba alzandosi la gonna e togliendosi la camicia in
modo che i passanti le guardino le tette ed i camionisti, da più in alto, la figa sempre depilata ed
umida.
E’ specialista in pompini ne avrà fatti più di 10.000 è gli piace guardare film o foto porno e mentre
mi succhia l’uccello si sditalina freneticamente.
Quando si reca a comprare cassette pornografiche esce di casa completamente nuda (solo con
reggicalze e tacchi a spillo) coperta solo da una piccola giacchetta, percorre a piedi tutto il tragitto
inchinandosi ogni tanto a raccogliere qualcosa, arriva al negozio dove il prorietario un lurido
grassone non la fa mai pagare.
Dopo alcuni mesi ho capito perchè.
Mi sono appostato fuori dalla porta e ho visto mia moglie Elena che si toglieva la giacca davanti a
tutti, rimaneva nuda, il grassone cominciava a toccarli le tette e la figa mentre gli altri uomini si
liberavano l’uccello dai pantaloni. In un batter d’occhio mia moglie stava spompinando il
proprietario e nello stesso momento uno la inculava violentemente mentre un altro la pistonava con
foga in vagina. quando il grassone le sborrò in bocca subito un altro prese il suo posto e così via nel
culo nella vagina ed in bocca per mezz’ora. Continua a leggere Elena, quella troia di mia moglie in calore (1° episodio)

La vedova del secondo piano

Logo Racconti Erotici - www.raccontieros.itQuel sabato pareva procedere proprio come l’avevo immaginato.
Monica, mia moglie, era partita la mattina alle 7 per andare a trovare una cara amica ricoverata in una clinica di Bologna e sarebbe ritornata soltanto la sera dopo.
Dopo averla accompagnata alla stazione tornai a casa e per prima cosa iniziai a preparare un buon ragù che mi sarei gustato a cena dopodichè soltanto divano, tv e computer, insomma assoluto relax, proprio come piace a me.
Saranno state le sei del pomeriggio quando sentii suonare alla porta e sbuffando andai ad aprire trovandomi di fronte Mariagrazia, un’inquilina del secondo piano, che da quando un paio d’anni prima era rimasta vedova, ogni tanto veniva a casa nostra per farsi due chiacchiere con Monica.
Devo dire di non averla mai trovata molto simpatica, forse perchè spesso esagera nel piangersi addosso oltre ad essere troppo logorroica; unico punto a suo favore è che malgrado la non più giovane età conserva un fisico asciutto e ancora in forma ma soprattutto non mi dispiacciono affatto le sue gambe, con quella carnagione così chiara, e che non disdegna di mettere in risalto indossando non di rado vestiti piuttosto corti….proprio come in quel tardo pomeriggio settembrino.
Naturalmente cercava mia moglie ma quando le dissi della sua assenza non riuscì a nascondere una certa delusione.
MAR: Peccato, era soltanto per invitarvi dopo cena a bere uno spumantino da me.
Non mi sembrò gentile lasciarla sulla soglia così mi scostai per farla accomodare e subito dopo le chiesi se l’invito era legato a qualche ricorrenza particolare.
MAR: Nulla di eccezionale….visto che oggi sono arrivata alla “tenera età” di 68 anni e mi avrebbe fatto piacere condividere con voi un piccolo brindisi….da sola non è il massimo.
Rimasi nel contempo meravigliato per i suoi anni portati veramente alla grande e un po’ imbarazzato perchè non sapevo se era opportuno farmi avanti per brindare io insieme a lei ma mentre cercavo la soluzione più elegante per trarmi da quell’impaccio fu lei a risolvere subito i miei dubbi…
MAR: Anche se mi farebbe piacere non mi azzardo neppure a chiederti di salire da solo……lo so bene che sei uno che vuole starsene in santa pace…..
Ma quel brindisi mi stava improvvisamente allettando…….
IO: E se ti dicessi che invece mi farebbe piacere?
Mi guardò abbastanza sorpresa poi rispose
MAR: Credi che a Monica possa dar fastidio?
IO: Sai che è gelosa per principio ma visto che si tratta di un semplice brindisi posso anche decidere di non dirle nulla…non ci vedo nulla di male
MAR: Sono molto contenta, adesso mi vado a fare un bel bagno caldo e a mangiare qualcosa…se ti sta bene dalle nove in poi puoi salire quando vuoi.
Le dissi che a quell’ora andava benissimo e lei tornò a casa sua.
Dopo una bella doccia e un bel piatto di tagliatelle al ragù, salii da lei poco dopo le nove e un quarto con una bottiglia di Berlucchi che proprio all’ultimo momento ricordai di avere nel mobile bar.
IO: Mi dispiace che sia ancora da mettere in fresco
MAR: Non dovevi disturbarti ma sono contenta….lo gradisco molto…lo metto subito nel freezer

Poi mi fece accomodare sul suo bel divano a tre posti di tessuto rosso granata e lei nel frattempo andò ad inserire nel lettore dell’impianto stereo un cd di musica classica, dandomi modo di ammirare le sue ancora invidiabili forme tenute così poco nascoste da quel corto vestito di maglina leggera …… mmmmm….l’attempata vedova mi stava facendo eccitare troppo!!
Venne a sedersi sistemandosi sul lato opposto al mio e cominciammo a chiacchierare del più e del meno…… soprattutto lei. Dopo un pò mi disse di avere la necessità di distendere per qualche minuto le gambe sul tavolino di cristallo posto dinanzi al divano chiedendomi se mi avesse dato fastidio. La rassicurai del contrario così lei si sfilò le infradito e facendosi scivolare leggermente sullo schienale si sistemò in quella più comoda posizione.
IO: Hai i piedini di una ragazzina…. complimenti|
MAR: Grazie Claudio, ma ogni tanto mi fanno un pò tribolare per via della circolazione… così sono costretta, soprattutto a fine giornata, a farli riposare insieme alle mie povere gambe.
IO: Non pensi che un bel massaggino sarebbe molto più efficiente?
MAR: Penso di si, qualche volta lo faccio da sola, non è il massimo ma sicuramente costa molto meno……..
IO: Qualcuno dice che me la cavo benino e se ti andasse di provare …. sono più che disponibile.
Girò lo sguardo verso di me sfoderando un sorriso leggermente malizioso…
MAR: Se è gratis…. lo accetto volentieri!
IO: Sono pronto, scendo un attimo a prendere un flaconcino d’unguento profumato per massaggi, chiamo Monica per salutarla e tra cinque minuti sono di ritorno.
MAR: Anche l’unguento…. allora è una cosa seria…. io intanto tolgo lo champagne dal frigo e quando risali lo stappiamo!
Mentre uscivo mi consigliò di mettermi più in libertà visto il caldo afoso che era ricomparso in quei giorni.
Pensai che aveva proprio ragione e prima di risalire indossai una polo e un paio di pantaloncini corti al posto della camicia e dei jeans e ai piedi comode ciabattine da mare a sostituire le ingombranti scarpe da passeggio.

Sul tavolino di cristallo era già pronto il vassoio con il Berlucchi e due flute. Facemmo il primo brindisi di quella calda serata….. e dopo aver nuovamente riempito i bicchieri lei andò a rimettere la bottiglia in fresco. Era arrivato il momento di dedicarmi ai suoi piedini bisognosi di un pò di sollievo.
Mi sedetti ben composto su un lato del divano e a quel punto dissi a Mariagrazia che poteva poggiare i piedi sulle mie gambe. Si levò le ciabattine e si distese poggiando la testa sul bracciolo e subito dopo i miei pantaloncini accolsero le sue sensuali estremità.
Iniziai a toccarli molto delicatamente sul dorso e sotto la pianta per poi dedicarmi un poco alle dita minute dei suoi piedini con quelle molto più vigorose delle mie mani. Erano curati alla perfezione come perfette trovai le sue unghie laccate e lucidissime.
MAR: Ma lo sai che sei bravissimo?
Lo disse a voce bassa, quasi sospirando.
In quei tre o forse quattro minuti il mio sguardo era rimasto concentrato solo in quel punto e quando, alle sue parole, lo spostai sul resto del suo corpo sussultai all’istante. Nel distendere le gambe verso di me il suo mini vestito evidentemente non aveva fatto altrettanto…. lasciandomi godere della inaspettata visione di quelle mutandine di seta bianca sotto le quali il trasparire dell’oscuro cespuglio mi portò ad una eccitazione immediata.
Fortunatamente Mariagrazia, completamente abbandonata al mio “massaggino”, se ne stava ad occhi chiusi e per qualche istante potei continuare ad osservare quello spettacolo in mezzo alle sue gambe……..e per evitare inmbarazzi successivi volli interrompere un momento con la scusa di sorseggiare un po’ di spumante. Le spostai i piedi per potermi sporgere verso il tavolino. Lei probabilmente si accorse di essersi quasi “denudata” si tirò il bordo del vestito verso le ginocchia nel momento in cui si rimetteva seduta per gustarsi con me ancora un pò di “bollicine”.
MAR: Ma hai già finito?
IO: Nooooooo, era solo un breve preliminare…… adesso sarò più professionale…
Ridendo poggiai sul tavolo il mio bicchiere ormai vuoto, lei sorseggiò le ultime gocce e fece altrettanto. Ci rimettemmo subito posizionati come prima ma stavolta la vidi attenta a non scoprirsi oltre il lecito.
Stavolta le mie mani cominciarono a muoversi più decise di prima e dopo qualche minuto notai la sua mano destra abbandonare la spalliera del divano per spostarsi appena sopra il ginocchio tenendo l’altra poggiata appena sotto il suo petto. Io pian piano spostai i suoi piedi dalle mie gambe verso la mia pancia concentrandomi nuovamente sulle dita ora quasi impercettibilmente sudate insieme alla pianta.
MAR: Vorrei andare a lavarmeli, credo sia meglio per te!
Per tutta risposta li avvicinai al mio volto e iniziai ad annusarli voluttuosamente in ogni punto, sopra….sotto….tra le dita…..
IO: Hanno un profumo stupendo…. non pensarci neppure!
Rimase in silenzio per alcuni secondi poi quasi con vergogna cominciò a sussurrare….
MAR: Claudio, ho paura a dirlo ma ti devo confessare una cosa……
IO: Non devi avere paura di nulla….dimmi pure….senza problemi
Ancora attimi di silenzio prima di ascoltare la sua sofferta confessione….
MAR: Mi stai facendo eccitare in un modo inimmaginabile!!!!!
IO: E questo ti fa paura? Io credo di essere eccitato come e più di te!!!!!
MAR: Fermiamoci qui, ti prego, hai trent’anni meno di me e una moglie dolcissima e che mi è amica….. non mi sembra giusto tutto questo…
IO: Forse non è giusto ma in questo momento desidero soltanto continuare a godermi con te questa serata che trovo straordinariamente colma di erotismo….. è il tuo compleanno… e tutti e due abbiamo la stessa voglia…sei davvero convinta di doverci fermare proprio ora?
Mariagrazia si coprì il volto con la mano che prima poggiava sul vestito come a voler meditare sulle mie parole….. poi emise un lungo sospiro che l’aiutò a riprendere fiato….
MAR: No Claudio, non mi voglio fermare!!!!
Ripresi ad accarezzarle i piedi ora poggiati sul mio petto, vidi la mano che poco prima le copriva il viso scivolare in basso per poggiarsi all’altezza del ventre mentre l’altra andò a nascondersi sotto il vestito fermandosi all’interno della coscia destra. Mi chinai quel poco che mi consentisse di inebriarmi ancora del conturbante odore dei suoi piedini sempre più sudati e quando finalmente mi decisi percorrerli con la mia lingua il mio pene divenne duro in pochi istanti. Li leccai provando un gusto sublime che crebbe ancor di più quando. una ad una, presi a succhiarle tutte le dita e a quel punto vidi il repentino movimento della mano di Mariagrazia per spostarsi proprio nel mezzo delle sue cosce ancora nascoste da quel vestitino ormai divenuto superfluo. Cominciò a toccarsi aprendo istintivamente le gambe….il mio sudore non provocato dal caldo ma dall’eccitazione aumentò il suo incedere nel vedere quel dito medio strofinarsi lungo quel tratto di seta già umida. La mia inaspettata compagna di quella notte da favola aprì un momento gli occhi incontrando subito il mio sguardo “estasiato”, mi sorrise e smise di toccarsi spostando la sua mano nuovamente sulla spalliera del divano….. ora la bagnata trasparenza di quella seta mi stava mostrando quel cespuglio nero diviso da un solco roseo spaventosamente dilatato!!!!!!!!
Si alzò quasi di scatto e rimettendosi le infradito mi disse che doveva andare un secondo in bagno chiedendomi intanto di riempire i bicchieri…… cosa che feci molto volentieri.
Tornò in salotto dopo una decina di minuti almeno. Dai movimenti provenienti dal bagno avevo capito che si era voluta fare una veloce doccia anche perchè le punte dei suoi capelli lunghi solo sino alle spalle erano in qualche punto leggermente bagnate. Mancava ormai poco alla mezzanotte e io ridendo le ricordai che quello era l’ultimo brindisi dedicato al suo compleanno.
MAR: Allora finiamo la bottiglia entro dieci minuti…… vorrà dire che dopo la mezzanotte il mio modesto spumante dolce lo berremo brindando solamente a questa pazza e quasi inverosimile serata….
Mariagrazia riportò in cucina bottiglia e flute ormai vuoti e quando rientrò nel salottino feci il cenno di rimettermi a sedere sul divano lei mi afferrò la mano per accompagnarmi nella sua stanza…..
MAR: Qui forse si sta un pò più comodi……
Così dicendo si andò a sedere nel centro del suo lettone e muovendo la mano mi fece cenno di accomodarmi lì sopra con lei. Non aspettavo altro.
MAR: Vuoi continuare il massaggio qui?
IO: Soltanto ai tuoi dolci piedini?
MAR: Decidi tu dove vuoi…..
Le sollevai il vestito di maglina sfilandoglielo per poi riporlo sul fondo del letto. Il suo seno nudo e chiaro come il resto della sua pelle lo trovai perfetto per i miei gusti… non eccessivamente prosperoso e con i capezzoli non troppo accennati…. l’aiutai a distendersi….. si era cambiata le mutandine…. sempre di seta ma di un rosa tenue…. e in trasparenza l’ombra del suo cespuglio…. e la mia voglia ebbe il sopravvento sul “massaggio”….. dovevo subito annusare e assaporare tutto il resto del suo corpo.
Quasi le feci male nella foga di sedermi su di lei ancora vestito per poter iniziare a leccarla sul collo, sulle spalle e poi sul seno iniziando a succhiarle quei capezzoli che sentii inturgidirsi tra le mie labbra…. poi andai più giù per provare i suoi sapori più nascosti…sentii le sue mani quasi strapparmi la Lacoste di dosso e subito dopo afferrarmi e slacciare il bottone che teneva chiusa la parte superiore dei miei pantaloncini…. mi abbassai la lampo e li tolsi gettandoli lontano….. scesi un attimo dal letto per sfilarmi gli slip… il mio cazzo era turgido all’inverosimile… dal mio glande vidi uscire le prime gocce premonitrici….. le vide anche Mariagrazia che alzò il busto per piegarsi verso me…. afferrò le mie natiche con le sue piccole mani e la sua lingua andò a pulire quel mio liquido di piacere prima di sentire la sua bocca vogliosa impossessarsi del mio membro ancor più voglioso….. mi tirai indietro e la spinsi risoluto sulle lenzuola, le aprii le gambe e finalmente tuffai il mio viso in mezzo alle sue cosce……
Le mie narici apirarono l’odore più gratificante mai sentito e la mia bocca fu riempita dall’umore più libidinoso mai assaggiato….. me ne ci cibai in modo forsennato fino a quando sentii Mariagrazia implorarmi di possederla.
Fui subito sopra di lei e la penetrai immediatamente…. il mio membro pulsante scivolò in fondo alla sua caverna infuocata…. la sua bocca andò a cercare la mia prendendo possesso della mia lingua impastata dal suo intimo succo….. le unghie delle sue mani quasi penetrarono la mia schiena….le sue gambe avvinghiate intorno al mio bacino cominciarono a tremare come tutto il resto del suo corpo……poi staccò la sua bocca dalla mia per emettere subito dopo un gemito irreale e mentre il suo orgasmo quasi spasmodico la travolgeva totalmente io cominciai a inondare la sua immensa fica, chissà da quanto tempo inviolata, da una incredibile serie di schizzi del mio bollente sperma.
Trascorsero almeno cinque minuti prima che i nostri corpi trovassero la forza di dividersi dopo quell’amplesso così appagante e coinvolgente……
Indossai i miei vestiti mentre Mariagrazia si mise addosso solo una t-shirt che a malapena le copriva il pube.
Tornammo in salotto e poco dopo ci gustammo beati un bicchiere del fresco spumantino dolce…….non commentammo quanto era appena accaduto…..tutto era stato talmente bello che ad entrambi sembrò la cosa più giusta per non scalfire quell’atmosfera stupenda e forse difficilmente ripetibile. Mi congedai da lei dandole un semplice ma tenero bacio sulle labbra.
Scendendo i primi gradini mi voltai solo un momento per osservare pensieroso la porta ormai chiusa della “vedova del secondo piano”…………………………………………………………….

La fruttivendola

Ragazza nuda nel letto a pancia in giù mi offre il suo culo

 

 

Le vacanze estive quest’anno le avevo programmato all’insegna del riposo assoluto: due settimane in campagna dai parenti di mia moglie, quindici giorni senza fare assolutamente nulla eccetto mangiare e dormire e soprattutto senza guidare, visto che ogni giorno per lavoro macino chilometri su chilometri. Il primo giorno la mia vacanza ha rispettato in pieno il programma ma il secondo ecco che mia moglie mi chiede di andare a comprare della frutta. A nulla sono valse le mie proteste, sono dovuto andare dal fruttivendolo che, per mia fortuna, distava poco dalla casa ma non tanto da poterci andare a piedi. Con lo stesso entusiasmo con cui si va dal dentista mi sono messo in macchina e, presa la lista, sono partito. Fortunatamente nei paesini di campagna non ci sono problemi di traffico e di parcheggio per cui in pochi minuti sono arrivato proprio davanti alla bottega che mi avevano indicato. Parcheggio, scendo dall’auto, prendo le buste vuote ed entro: mi accoglie una visione da favola. Il fruttivendolo era una fruttivendola e che ragazza! Alta, bruna abbronzata, lunghi capelli corvini raccolti in una coda di cavallo e, soprattutto, un fisico da pin up. Indossava un paio di jeans attillatissimi e una canottiera azzurra che fasciava il suo ampio e sostenuto decolté, un davanzale davvero notevole, non indossava reggiseno e distinguevo chiaramente il rigonfiamento dei capezzoli. Restai letteralmente senza parole, impietrito, all’ingresso del negozio. La ragazza sfoggiò un sorriso a trentadue denti e mi chiese cosa desiderassi. “Frutta” dissi. “Ehm, quale?” mi chiese. “Questa – risposi – me ne dà un chilo.” “Questi sono peperoni” mi fece notare sorridendo ironicamente. Ero nel pallone più totale, fortunatamente mi ricordai di avere la lista, la presi e gliela consegnai. Mentre preparava le cose scritte nell’elenco non le toglievo gli occhi di dosso. Molte cose segnate si trovavano nelle ceste poste in basso per cui ogni volta che si abbassava i miei occhi si tuffavano nella sua scollatura o, se mi dava le spalle, si perdevano nel suo sedere immenso. Aveva quasi finito di preparare il tutto quando mi chiese se fossi del posto. Le risposi che ero in ferie e che sarei rimasto solo due settimane in vacanza. Mi disse che lei era stata in vacanza al mare in Puglia e mi fece vedere alcune foto che aveva sul cellulare. Fui felice di poter ammirare quel capolavoro della natura: un due pezzi ridottissimo copriva a malapena un corpo da favola. Sentivo l’eccitazione crescere in me di pari passo ad una sensazione di calore asfissiante. In realtà il calore non era solo una sensazione perché anche lei si sventolava continuamente ed era madida di sudore. L’idillio fu interrotto dall’ingresso di una cliente, pagai ed uscii. Il resto della giornata fu occupata dal pensiero continuo e martellante della fruttivendola e del suo fisico da sballo. Il giorno dopo alle otto ero già pronto per uscire ed andare a fare la spesa. Mia moglie mi disse: “Sapevo che non avresti resistito a stare senza far nulla tutto il giorno, fortunatamente qui siamo in tanti e occorre comprare qualcosa tutti i giorni.” Annuii con un sorriso e la baciai sulla fronte dicendole “Solo tu mi capisci.” Impiegai ancora meno tempo a raggiungere il negozio.  Giusi – così si chiamava – era dentro, oggi indossava un’altra canottiera e una minigonna che metteva in risalto le lunghe gambe color ambra. Chiacchierammo un po’, si interessò molto al mio lavoro, mi chiese della mia famiglia. Poi mi parlò di lei, mi disse che proprio prima dell’estata era stata mollata dal fidanzato  – che pazzo – e che aveva trascorso le vacanze da sola. Finalmente cominciò a prepararmi le cose che mi occorrevano o meglio quelle che mi venivano in mente perché non avevo la lista e non sapevo assolutamente cosa prendere. Quello che mi interessava era che le cose di trovassero in basso in modo da potermi perdere in quella abbondanza di delizie. Ad un certo punto alzai lo sguardo e vidi alcune bottiglie di vino in alto sugli scaffali. Stranamente non erano a portata di mano ma quasi a tre metri di altezza, per cui occorreva una scaletta per prenderle. Le chiesi il motivo e mi disse che più di una volta i clienti nel prenderle le avevano fatte cadere e visto che nemmeno si vendevano tanto perché erano ritenute costose dalla gente del posto, che il vino se lo faceva da sola,  le aveva messe in alto e le prendeva su richiesta. Mi venne un colpo di genio e le chiesi di prendermene una. Prese la scaletta e vi salì sopra. Le porte del paradiso si aprirono al mio sguardo. Le guardai tra le cosce ammirando quelle due colonne di carne che si riunivano in due colline colore dell’oro ricoperte da minuscole mutandine bianche che lasciavano uscire ciuffetti di peli neri prima di perdersi nel profondo delle natiche. Le chiesi di prendere un’altra bottiglia più distante, si ripresentò la visione celestiale. Ne chiesi una terza e per la terza volta fui elevato nell’empireo. Ero completamente sconvolto, sentivo il mio membro pulsare e premere nei pantaloni. Avrei voluto affondare le mani nei suoi glutei e, ancora sulla scala, infilare la mia lingua nella sua foresta di peli neri. Ovviamente mi astenni dal fare qualcosa. Non ebbi il coraggio di osare per il timore che qualcuno potesse entrare nel negozio. Presi la mia roba, pagai e tornai a casa. Ero così eccitato che non diedi tempo a mia moglie di mettere a posto quello che avevo portato. La cinsi alle spalle, le sollevai la gonna, le abbassai le mutandine e la penetrai da dietro. Bastarono pochi colpi per farmi venire sul suo sedere capiente (anche mia moglie non era per niente male). La feci girare sollevandola e mettendola sul tavolo a gambe aperte, affondai la bocca nella sua vulva ancora bagnata e la leccai in profondità facendola godere.  Non era la prima volta che mi succedeva per cui mia moglie non  trovò nulla di strano nel mio comportamento. Spesso facevamo l’amore appena svegli o al mattino prima di andare al lavoro quando la vedevo uscire dalla doccia o quando ne uscivo io con il pene già eretto. Insomma non mi ci voleva nulla per infiammarmi e prenderla in qualsiasi momento della giornata. Ricordiamo ancora entrambi con piacere una memorabile domenica mattina quando l’avevo montata mentre lei montava a sua volta la panna.   Dopo un’oretta però una spiacevole sorpresa: ero di nuovo eccitato ed il mio pensiero correva a Giusi, alla visione delle sue cosce abbronzate, al suo seno, al suo didietro. Il mattino dopo con la scusa del caldo uscii alle sette. Arrivai al negozio nel paesino deserto, non avevo incontrato anima viva nel pur breve tragitto. Giusi era sulla porta, aveva appena terminato di sistemare la merce e si sventolava con una cartoncino di quelli che usava per scrivere i prezzi. Mi accolse con il solito sorriso e mi chiese se il vino mi era piaciuto. Le risposi che lo avevamo finito e che me ne occorreva altro. “Ne ho quanto ne vuoi” mi disse prendendo la scala. Anche questa mattina indossava la solita canottiera e la minigonna. Salì in alto e rividi  le due corsie dell’autostrada di carne che conduceva alla sua aiuola di peli neri ricoperti di candido pizzo. Mentre ero intento alla celestiale visione mi chiese di tenerle la scala “Non vorrei cadere, è vecchia e poco sicura.” Mi avvicinai al nirvana che si apriva al di sopra del mio capo. Potevo sentire il profumo che emanava dal suo sesso distante non più di un metro dal mio naso. Sentivo l’eccitazione divampare nel mio corpo e concentrarsi nel mio pene turgido di desiderio. Prese una bottiglia di vino e scese dalla scala. Si appoggiò a me che tenevo le due mani sul lati della scala, mi scostai repentinamente per timore che il contatto tradisse il mio stato. Risalì sulla scala per prendere un’altra bottiglia, guardai di nuovo, eccitazione si aggiunse a eccitazione. Ridiscese e ancora una volta sfiorò il mio corpo sospinto verso di lei. Questa volta non mi scostai subito ero teso come un arco ed attendevo solo un minimo cenno da parte sua, un segnale, una parola, per agguantarla e farla mia. Invece con un agile movimento si sottrasse al mio abbraccio e mi chiese cos’altro volessi. Ero confuso, perplesso. Possibile che non si fosse accorta che la desideravo e che mi stava facendo impazzire. Possibile che non si fosse accorta che le guardavo tra le gambe quando montava sulla scala, che scrutavo nella sua scollatura quando si chinava. Possibile che non si fosse accorta del mio membro eretto che formava un evidente rigonfiamento nei pantaloni e che doveva aver sentito quando ci eravamo toccati. Non riuscivo a capire: forse le piaceva essere oggetto del mio desiderio ma non aveva intenzione di concedersi, voleva solo torturarmi e farmi sbavare dietro di lei. Mi sentivo frustrato ma ero impotente, non potevo metterle le mani addosso anche se il suo corpo mi faceva impazzire di desiderio. Mi ripeté la domanda se desiderassi altro. Chiesi altre cose distrattamente e quando le ebbe preparate mi fece il conto. Pagai e stavo per raccogliere la merce ed uscire quando decisi di fare un tentativo per vedere se ci stava o meno. Le dissi “Ma quando mi farai provare la tua roba migliore?” “Quale?” mi rispose. Era il momento, dovevo rischiare il tutto per tutto, se fosse andata bene avrei avute aperte le porte del paradiso, se fosse andata male potevo sempre dire che aveva capito male: “Quella che hai tra le gambe.” Mi guardò un attimo senza dire nulla, non mi sembrava offesa né mi sembrava che non avesse capito bene, dallo sguardo però non riuscivo ad intuire quale sarebbe stata la sua reazione. Poi uscì dal banco e si diresse verso l’ingresso, chiuse la porta di vetro a chiave e girò il cartello da Aperto a Chiuso, quindi si voltò di nuovo verso di me e infilò le due mani nell’ampia scollatura, tirò fuori le due mammelle e mi disse: “Intanto assaggia questi due meloni.” Aveva appena pronunciato l’ultima sillaba che già le mie labbra si erano chiuse su uno dei suoi capezzoli succhiandolo avidamente. Con le mani intanto le avevo afferrato entrambe le natiche e stringevo vigorosamente. Staccai la bocca dal suo seno e la baciai con passione. Le nostre lingue si intrecciarono in un vortice di eccitazione. Sembravamo due assetati che hanno trovato la loro fonte di acqua fresca. Le ficcai un dito nell’ano mentre la spingevo verso il mio sesso turgido ma ancora imprigionato nella sua gabbia di stoffa. “Aspetta – mi disse – non qui, andiamo sul retro.” Entrammo in una porta dietro il bancone e ci trovammo nel retrobottega, un piccolo locale con alcune cassette di frutta e una brandina. Ci buttammo sul giaciglio per consumare il nostro amplesso. Mi tolse la camicia baciandomi sul petto e succhiandomi a sua volta i capezzoli. Io nel frattempo mi ero tolto le scarpe e slacciato la cintura dei pantaloni. Lei completò l’opera aprendo la chiusura a liberando finalmente il mio sesso impennato. Lo impugnò e se lo mise in bocca. Succhiava avidamente dandomi sferzate di piacere. Le sfilai la canottiera afferrandole il seno e ricominciai a tormentarlo con le mani, poi le misi le mani sui lati della testa e cominciai a muoverla su e giù mentre lei teneva sempre in bocca il mio sesso. Mi venne il desiderio di assaporare il suo. La staccai da me, la feci distendere sul letto e le sfilai la minigonna e le mutandine: ai miei occhi si aprì la bellissima foresta nera solcata da una lingua di lava rossa e bagnata. Volli immergere la mia bocca in quel lago a forma di fiore rosso. Mi aprii la strada con la lingua tra gli anfratti della sua caverna di piacere, succhiai il nettare odoroso che mi aveva inebriato quando sulla scala ne avevo sentito l’aroma. Giusi mugolava e mi teneva le mani ben salde sul capo. Leccai, succhiai, rovistai con la lingua finché non mi ordinò, implorandomi, di prenderla. La penetrai dolcemente affondando contemporaneamente il viso nel suo seno immenso. Mi sembrava di essere avvolto completamente da lei, eravamo una sola entità. Cominciai a muovermi dentro di lei affondando la mia verga di carne nelle sue profondità: ogni colpo sempre più forte e sempre più profondo. Aumentai man mano il ritmo assecondando i suoi movimenti e gli incitamenti che mi dava. Il suo ansimare si fece più forte e veloce all’unisono con il mio. Eravamo entrambi madidi di sudore. I nostri respiri componevano una sinfonia ritmata con il cigolio della brandina. Ancora qualche momento ed esplodemmo entrambi nel gran finale: Giusi con un urlo strozzato venne affondandomi le unghie nella schiena e in uno spasmo di piacere io, un attimo dopo di lei, inarcai la schiena e dopo aver dato l’ultimo colpo di reni  estrassi il mio membro dalla sua vulva vibrante per l’orgasmo appena provato. Lo afferrò subito con una mano sostituendola alla vagina e muovendola velocemente. Le venni sul ventre inondandola di caldo umore, poi mi accasciai su di lei, unimmo le nostre labbra e ci abbandonammo esausti al momento catartico che segue l’estasi.

 

 

Un aperitivo al cioccolato

Donna sensuale pizzoTroiona si fa inculare da un negro superdotato

L’acqua calda della doccia scende lungo il mio corpo nudo, mi massaggio delicatamente il corpo col bagnoschiuma. Una profumazione orientale si sprigiona nella stanza da bagno, facendo vagare la mia mente in luoghi lontani,paradisiaci, spiagge bianche,  mare azzurro e giornate piene di sole. Sono rilassata e compiaciuta, mi accarezzo i seni con le mani, massaggiandoli lentamente e delicatamente, scendo lungo il mio ventre piatto e poi dietro suimiei glutei sodi.

Verso sulla mani un altro po’ di bagnoschiuma ed inizio a massaggiarmi i piedi, salendo su per le caviglie, fino alle cosce affusolate.
Il mio corpo è così tonico, la palestra ha un effetto veramente positivo sulla mia forma fisica, non solo per gli attrezzi che uso, ma per gli incontri che faccio e che mi consento un’attività aerobica extra almeno tre volte la settimana. Come mi piacciono gli uomini muscolosi, i bicipiti pulsanti da accarezzare, i pettorali da leccare, le gambe muscolose da cui farsi stringere,i glutei solidi che nascondono il buchetto dell’ano da slinguacciare, i cazzi duri che ti scopano in tutti i buchi e posizioni…. mmm.

Ecco cosa manca sulla spiaggia un bel bagnante moro e abbronzato.

Ho ancora voglia, quanta voglia.
Inizio a sciacquarmi usando l’acqua fredda, i capezzoli sono sempre più dritti e duri, dirigo il getto freddo sulla mia vagina, apro le grandi labbra e inizio a massaggiarmi. L’eccitazione cresce, voglio un orgasmo! Continuo a risciacquare il mio corpo eliminando ogni residuo di sapone. Infilo un ditino nel culetto è aperto e voglioso anche lui, ne infilo un altro e stantuffo un altro po’.

Chiudo l’acqua ed esco dalla doccia, mi asciugo delicatamente ed inizio a prepararmi per la serata, resistendo all’impulso di masturbarmi e arrivare così all’appuntamento con un bel po’ di fame…

Non trascuro alcun particolare: Carlo adora i piedini ben curati, li massaggio con un olio
idratante e rifinisco la manicure con uno smalto rosso brillante, infilo le autoreggenti nere, con il bordo di pizzo alto, proprio come piace a lui,completo l’intimo con un body nero e rosso di pizzo aperto sia sul seno che sulle mie parti basse.

E’ da molto che non ci vediamo e, soprattutto, che non ci facciamo una bella scopata.

Un vestitino a fascia nero mi aderisce completamente al corpo, arrivando a coprirmi fino a metà coscia, stivali di pelle nera coi tacchi a spillo chiodo di pelle e un tocco di profumo… ok sono pronta. Mi specchio e non posso fare a meno di eccitarmi di nuovo, farei perdere la testa a chiunque.

Suona il campanello, chi può essere rischio di fare tardi al mio appuntamento… uff!!!
E’ Tinè, il ragazzo capoverdiano che fa da badante al mio vicino Umberto. E’ un bel ragazzone creolo, prima di venire in Italia faceva l’animatore turistico  in un villaggio, è lì che ha imparato molto bene l’italiano.  Non ci siamo mai parlati, anche se ha un corpo statutario.
Apro la porta: “Ciao”.
“Ciao, avrei finito lo zucchero e Umberto vuole un caffè. Puoi prestarmene un po’?”.
“Certo, ora lo prendo”.

Mi piego verso lo scaffale basso in cucina, sento il vestito che sale scoprendo le gambe e avvolgendo, se possibile, ancora di più il mio sedere.

Sento una mano infilarsi fra le mie cosce e arrivare alla mia fighetta, che era pronta ad esplodere già da un pezzo. Resto in quella posizione, sono già eccitata e disponibile. Sento un dito sfregarmi le grandi labbra ed impregnarsi dei miei umori. Ora gira la mano inducendomi ad allargare le gambe. Infila un dito nella fighetta e poi subito un altro, inizia a stantuffarmi delicatamente  facendomi gemere di piacere. Mi solleva il vestito e con una mano mi spinge la schiena verso il basso, mettendo così in bella mostra la mia fighetta rasata di fresco.
Sento qualcosa di duro poggiarsi sul mio clitoride e strusciarsi contro di esso furiosamente facendomi gemere ancora di più. Mi allarga la fighetta con le mani e lo sento entrare, finalmente! Grosso e duro, entra dentro lentamente, poco alla volta. Inizio ad urlare dal piacere, i suoi movimenti sono lenti e delicati, accendendo in me ancora più desiderio.

Sono al limite del piacere, lo voglio sentire in tutta la sua forza: “Scopami, dai più forte! Fammi tua!!” E all’improvviso i suoi movimenti si fanno più veloci e, cazzo! sento un bruciore improvviso e caccio un urlo di dolore e piacere: “E’ enorme!” Ora sento le sue palle gonfie sbattere contro la mia fighetta accaldata e dolorante. Mi possiede tutta, con forza e vigore, urlo come un’assatanata senza mai riprendere fiato.

Con una mano mi sgrilletto il clitoride e esplodo in un’enorme orgasmo, bagnando tutto quel lungo cazzone coi miei umori.

Esce dalla mia fighetta e risistema quell’enorme pacco nei pantaloni, non dandomi neanche il tempo di poterci giocare un po’.

Si piega, prende lo zucchero e si gira verso la porta.
“Devo andare, il caffè sarà venuto su ormai.”
“Aspetta, io… stanotte posso prepararti un buon caffè se ti và.”
“Verrò a suonare alla tua porta quando rientri” e chiuse la porta dietro di sé.

Sistemo il vestito, un ultimo sguardo allo specchio e mi avvio, Carlo mi sta aspettando, certo dopo questo aperitivo speriamo che la cena sia sostanziosa, male che va c’è lo spuntino di mezzanotte ad aspettarmi…

 

Mia mamma e gennaro parte 2

Racconti Porno - www.raccontieros.it

 

Salve ragazzi sono di nuovo io con una altro racconto che vede protagonista sempre la mia mammina e quel super dotato di gennaro
se volete contattarmi il mio contatto è sempre
[email protected] passata una settimana da quando avevo sorpreso mia mamma a scopare con il mio amico di infanzia gennaro e ancora non potevo capacitarmi di come fosse potuta succedere questa cosa ma la cosa che più mi sembrava assurda era che non potevo non segarmi ripensato a quel cazzo duro e venoso entrare nella figa vogliosa e bagnata di mia mamma…quella stessa figa dalla quale io ero uscito….
quello che vi raconto è successo ieri… mi sono dovuto recare all’università per sostenere un esame importante e mia mamma sarebbe rimasta sola tutta la giornata visto che mio padre lavorava….ieri contattai gennaro e venni a sapere che anche lui sarebbe rimasto a casa da solo…naturalmente era chiaro che il mio amichetto sarebbe salito e avrebbe chiavato quella troia di mia mamma. Mamma era sempre più strana, sempre più rilassata e come non comprenderla visto che si faceva galoppare da quel porcone voglioso di gennaro con quel cazzo sempre scapocchiato???
un cazzone venoso che come ricordo è lungo ben 23 cm…
Fatto sta che poco prima di sostenere l’esame decisi di chiamare mia mamma per vedere cosa stesse facendo e vuoi per fortuna vuoi che sono destinato a essere un figlio di puttana contento mentre parlavo con lei sentii il campanello della porta bussare…”Mamma chi è?” ” è Gennaro…”
“cosa vuol….” “scusami antonio ma devo andare la mamma di gennaro mi vuole, Ciao!”
Che stronza! io la chiamavo per avere un pò di conforto e lei mi abbandona per un cazzo?
Era successo infatti che quando gennaro busso aveva il pisello fuori e mia mamma vedendolo moscio non poteva non farglielo diventare duro…ma ormai lo avrete capito…mia mamma è una zoccola e gli piace il cazzo….
Passarono due ore e io sostenni l’esame prendendo 30 e lode! Decisi di richiamarla per dirle del voto e per farmi fare qualche bel complimento ma naturalmente mia mamma aveva in mente un altro programma….
“Pronto?” (in sottofondo sentivo mamma che godeva come una troia ma la cosa che mi eccitava di più era sentire il rumore della lingua di gennaro che passava tra le labbra di mia mamma)
“Mamma ho preso 30 e lode!”
“siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii bravooooooooooooooooooooooooo”, naturalmente la sua reazione era un modo per poter urlare il suo godimento senza che io sospettassi di nulla….naturalmente io sapevo che lei si stava facendo galoppare…quella cessa!
“mamma ma che stai facendo?”
“nulla figlioletto mio…. sono così contenta…mmm siiii il mio ometto così bravo…”
ad un certo punto sentii in sottofondo ” e io?”
e mamma cercando di coprire il telefono per non farmi sentire ” ma dai genny non fare il geloso lo sai che sei il mio stallone ma fammelo abbabbiare un pò ad antonio sennò rompe lo sai anche tu”
” si hai ragione è proprio un coglione ma ora te lo schiatto tutto in culo e voglio che tu continui a parlare con lui…”
a questo punto quella stronza di mia mamma invece di dissuaderlo si mise addirittura a pecorina!
“antonio mmm….” ” mamma che c’è sempre che ti stai sforzando…”
“beh sto in bagno oggi non ho avuto tempo di andarci pur di preparare la cena al mio ometto…”
intanto sentivo chiaramente le palle piene di gennaro sbattere sul culo di mia mamma e la cosa mi eccitava tanto…non potevo restare col cazzo duro in aula così decisi di andare in bagno…
“mamma ma cos’è questo rumore ritmatico?” e lei:” amore è la goccia d’acqua che cade si senti?
si si si la gocci entra nel buco del lavandino” a questo punto iniziarono entrambi a ridere ma io non riescivo a provare rabbia….ma solo eccitazione così iniziai a segarmi nel bagno dell’uni…
“mamma ma c’è qualcuno?” “no amore che dici!”
“ma io sento delle voci!” “amore ma sarà la televisione…”
“mamma ma non stai in bagno?”
“a si e sarà una interferenza” intanto quel porco di gennaro si era avvicinato al cell e aveva iniziato ad ansimare per farmi sentire…quel bastardo! ma quanto ci sapeva fare!
mamma ricopri di nuovo il cell e senti gennaro dirle:” troia stao per sborrare ma non voglio venirti in culo voglio farla bere ad antonio!” e mia mamma:”ma sei scemo e come facciamo?”
e lui:”prendi la coca cola che sborro dentro così la beve quel coglione di tuo figlio,quella zoccoletta di tua figlia e quel cornuto di tuo marito!”
“antonio dai torna presto così festeggiamo… lo sai che gennaro mi ha portato una bella bottiglia di coca cola?” e io da bravo coglione:”ma come è gentile :) quando torno lo ringrazio” e lei:”sisi ringrazialo io già ci ho pensato…” e certo che ci aveva pensato quella zoccola gli aveva dato anche il culo!
fu allora che sentii rumori cagneschi fortissimi! i due porci avevano sborrato…
ragazzi…quella sera bevi la coca cola molto ma molto volentieri…ma le sorprese non erano finite….gennaro aveva sborrato due volte….volete sapere come lo sapevo? beh quando quella sera mi andai a mettere a letto il cuscino aveva delle chiazze acri al gusto e all’odore….beh ragazzi quella sera feci proprio un bel sogno SBORRATO!

Ragazzi questo racconto mi è stato suggerito da un lettore spero vi sia piaciuto
scusatemi in anticipo per i dialoghi ma non sono molto bravo col discorso diretto
per consigli e suggerimenti
[email protected] o su skype trasgressione.pura

Mia mamma gennaro e il suo papino parte 2

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Eccomi di nuovo pronto a raccontare di un altra bella cavalcata tra gennaro il suo rozzo papino e della mia dolce mammina succhiacazzi
come sempre se volete fare un commento o darmi un suggerimento potete scrivere o aggiungermi su msn
[email protected] settimana scorsa sono stato davvero molto male, ho iniziato con una febbricola che poi si è trasformata in una iperpiressia molto grave. Finchè avevo la febbricola mamma continuava a scendere dalla “mamma” di gennaro per farsi la sua buona dose di cazzo che il amichetto amorevolmente gli offriva spesso insieme al suo caro papino. devo ammettere che mamma era proprio brava a casa infatti continuava a essere la dolce mammina di sempre…era davanti al cazzo duro che smetteva di essere razionale e si trasformava in una puttana.
Dopo un paio di giorno di febbricola la temperatura aumento e arrivo a poco più di 39 stavo molto male e in qualche modo prevalse l’istinto materno di non scendere a suchiare il cazzo ma di restare vicino a me, ma evidentemente la voglia era tanta….fatto sta che mentre stavo a letto molto stordito sento bussare la porta e indovinate chi era?
bravi il mio amichetto gennaro, era molto trasandato, aveva un pantaloncino corto che metteva in mostra il suo pacco e le sue gambe belle villose e una magliettina di quelle che si usano per casa.
Appena entrò lo sentii dire :” pina mia mamma ti vuole, ha detto che h comprato dei nuovi gelati a calippo e te li vuole far assaggiare…perchè non scendi?” e mia mamma di tutta risposta :” gennaro dì a tua mamma che avrei davvero tanta voglia di assaggiare un bel calippo ma ho antonio con la febbre alta e non mi va di lasciarlo solo…”
A quel punto gennaro volle vedermi ed entrò in stanza…ragazzi il suo pacco si era fatto gonfissimo e si poteva intravedere un pò di cappella che usciva dalla parte inferiore dei pantaloncini…io stavo molto male ed ero intontino ma comunque comprendevo e capivo e come se capivo quel cazzone…fatto sta che abbracciandomi non so se lo fece apposta ma premette il suo cazzo contro il mio fianco…
beh ragazzi decisi che era il momento di fare il rincoglionito più totale così alle domande di gennaro rispondevo in modo vago o completamente sbagliato…beh la natura è stata molto ma molto generosa con gennaro con il cazzone che si ritrova ma non tanto col cervello fatto sta che cadde nella trappola e in mia presenza disse a mia mamma
:” il frocetto di tuo figlio non capisce un cazzo potresti succhiarmelo ora davanti a lui e lui non capirebbe nulla…dai ora ti porto il calippo sopra ok? Continua a leggere Mia mamma gennaro e il suo papino parte 2