Innamorata e Sottomessa

Marco era rientrato prima quella sera.Convivevamo ormai da un mese e mezzo ,dopo che le nostre strade si erano incontrate casualmente in ambito lavorativo. Lui consulente informatico , io receptionist dell’azienda per la quale lui era diventato consulente.
Sentii la macchina nel vialetto di ghiaia, poi la porta di casa.Entro’ a passi veloci, precipitandosi in cucina senza dire una parola.Si avvicino’ a me lentamente, da dietro.Finsi di non accorgermene.Poi di colpo mi palpo’ il sedere, con forza, mentre finivo di sciacquare l’insalata. Sussultai.
Non mi ero ancora abituata a questo suo nuovo rituale: ogni sera mi strizzava il sedere, come a sottolinearne il possesso.
Lo riteneva la parte più bella del mio corpo ed io apprezzavo questa cosa , anche se i suoi modi non sempre erano dei più delicati : ho sempre pensato che era il suo modo, un po’ rude, di salutarmi. Ma mi coglieva di sorpresa, ogni volta.
Le sue dita affondavano energicamente nelle mie natiche, come artigli.Sentivo il suo respiro, sul collo. Era gia’ eccitato.
La relazione con Marco era nata una sera dopo che usciti a cena eravamo finiti a letto .. trovando un’affinità inaspettata : a lui piaceva condurre il gioco e dominare , a me piaceva essere comandata e giudata al piacere.

Piano piano questa pratica era diventata il nostro modo di amarci , prendendo sempre più piede..ma finendo quasi sempre con coccole e dolcezza.

Poi con una mano sciolse il nodo al grembiule. Tremai. Sapevo cosa mi aspettava.
“Sei splendida..” – mi sussurro’ all’orecchio.
Arrossii, mentre le sue mani si insinuavano sotto le mie braccia.
“Ti voglio..” – sibilo’ accarezzandomi il seno.
Poi di colpo mi strinse entrambe le tette
“Adesso!” – aggiunse, perentorio.
Sospirai.
Una cosa che mi piaceva fare e che sapevo eccitarlo era resistere..farmi desiderare..fare la scontrosa..fare quella che non voleva farsi sottomettere .. resistere il più possibile .. e poi lasciarmi andare e fargli fare tutto ciò che desiderava.
Anche se la sera prima avevo tirato troppo la corda e lui in modo inaspettato ma ancor più eccitante mi aveva punita in modo molto deciso .

“Ora non posso, caro… Devo preparare la cena!” – replicai timidamente.
“Non hai capito: ho detto che ho voglia di te, in questo momento…” -disse “Vuoi farmi perdere altro tempo a discutere?” – aggiunse poi,infilandomi una mano tra le gambe.
Deglutii.
“Cerca di capire…Ho i fornelli da tenere sott’occhio…” sospirai,cercando di non farmi prendere dall’eccitazione ma cercando di sembrare riluttante.

La sua mano saliva tra le coscie, raggiungendo lentamente l’inguine.Tremavo al pensiero di quel che stava per accadere.
“Tu continua a cucinare…” – mormoro’ accarezzandomi l’interno coscia.
“Al resto ci penso io..” – aggiunse con un sorrisetto.
Mi salto’ il cuore in gola.”No, aspetta, dai…” – sussurrai, cercando di allontanargli le mani da sotto la gonna. “Adesso non mi va…” – dissi in tono calmo ma deciso.
“E con questo? ” – replico’ “Non mi sembra d’aver chiesto il tuo consenso…” – sibilo’.
Era vero. Man mano che il nostro rapporto prendeva piede non gli era mai importato nulla della mia disponibilita’ e di soddifare per prima cosa i miei piaceri.. era sempre lui a godere , magari più volte ..e poi a regalarmi come “premio” un’orgasmo.. ma la cosa mi piaceva e mi eccitava in modo incredibile.
Mi sollevo’ la gonna, continuando a frugarmi tra le gambe con l’altra mano.
Io mi bloccai, come parallizata e con una mano tolsi la sua dal mio corpo.
“Spogliati!” – ordino’ a bassa voce.
Chiusi il rubinetto. E gli occhi.
Sentii il rumore della cerniera dei suoi jeans.
“Ti prego, no..” – esclamai, con voce mista tra l’impaurito e l’eccitato. Ero incapace di ribellarmi , sciolta tra le sue mani
Mi sfioro’ il pube, stuzzicandomi attraverso gli slip. Avvampai. Sapeva che non sapevo resistergli. Ma non volevo cedere.
Mi aggrappai ai bordi del lavandino, resi scivolosi dall’acqua.
Poi lentamente sentii le sue dita insinuarsi sotto le mutandine.
“Fermati, per favore…” – sussurrai, rossa in volto. Ma non intendeva ragioni. E lo sapevo.
Cercai di concentrarmi su cio’ che stavo facendo prima del suo arrivo. Non volevo dargli la soddisfazione di arrendermi alle sue avances.
Finsi di occuparmi dell’insalata, prendendo un coltello per tagliarla. Lui se ne accorse e mi blocco’ il polso in una stretta micidiale.
“Cosa hai intenzione di fare, piccola?” – borbotto’, scambiandolo per un gesto di rivolta. Trattenni il respiro.
“Sai che ti potresti ferire giocando con queste cose, vero?” – mi rimprovero’ come fossi una bambina dispettosa.
“Non stringere cosi’, mi fa male…” – supplicai.
“Non mi piacciono le ribellioni… dovresti saperlo!” – affermo’ facendosi serio, mentre raccoglieva il coltello, ancora umido.
“Volevo solo finire di preparare la cena..” – mormorai.
Zitta!” – ribatte’ seccato. “Non cercare scuse…” – disse afferrandomi per i capelli. ”
“E adesso vediamo se hai imparato la lezione” – disse abbassandosi i pantaloni.
Sapevo di non avere scelta ma volevo rendergli la vita difficile e mi divincolai cercando di ricompormi. Mi abbassai istintivamente la gonna.
“Vuoi proprio farmi perdere la pazienza, eh?” – disse sfilandosi la cintura.
“N-no, nooo..” – gridai, quasi in lacrime.
“Guai a te se ti muovi, troietta!” – ringhio’,vavvolgendosi la fibbia nel palmo della mano. Era furibondo.Come la sera prima.
“Perdonami, ti prego.. Faro’ tutto qello che vuoi, ma le frustate come ieri sera noo!” supplicai, terrorizzata.
“Te le risparmio se mi dimostri che hai capito chi comanda!” – sibilo’ gettando a terra la cintura. Con l’altra mano stringeva ancora il coltello. Lo avvicino’alla gonna, infilando la lama sul fianco destro, sotto lo spacco.
Ero sconvolta.Stava diventando sempre piu sadico e perverso e la cosa mi eccitava sempre più.
Con un gesto secco taglio’ un pezzo di stoffa vicino alla mia coscia.
Io sussultai. Un sonoro “STRAAAP!” squarcio’ la gonna.
Lui mugolo’, come una bestia arrapata, stracciandomi il vestito e gettandolo sul pavimento, assieme al coltello.
Tramavo, non solo per il freddo.
“Guarda guarda…sei già bagnata” – mormoro’ sfiorandomi gli slip.
“E questi?” – domando’ con aria inquisitoria. “Allora lo fai apposta?!”
Un brivido mi scosse tutta.
“Quante volte ti ho detto che non sopporto l’intimo che non hai comprato con me, eh?”
“E’ vero, scusami…” – sussurrai intimorita.
“Non ho avuto tempo di cambiarmi tornando dal lavoro…” – aggiunsi – “… eppoi il tuo perizoma preferito era a lavare..” – dissi quasi sottovoce.
Sapevo che non mi avrebbe creduto. E che con quelle scuse correvo il rischio di farlo infuriare ancora di piu’. Ma da una parte non sopportavo che mi imponesse cosa mettere anche quando lui non c’era e di non indossare l’intimo che avevo prima di conoscerlo .. dall’altra , per dirla tutta,il suo arrivo a casa anticipato e le sue voglie improvvise mi avevano colta impreparata.

Lui non disse una parola. Si limito’ a guardarmi e quello sguardo era ancor più eccitante abbinato agli insulti e le minacce.
Io prima rimasi immobile poi mi girai dandogli le spalle. Non avevo il coraggio di voltarmi. All’improvviso sentii le sue mani sui fianchi.
Le sue dita si insinuavano tra l’elastico degli slip e la pelle sudata. Chiusi gli occhi. Ormai non c’era via di scampo e per la verità non vedevo l’ora di continuare.
Mi abbasso’ le mutandine di scatto, facendomi trasalire. “Vedrai che la prossima volta non te lo dimenticherai…” – sibilo’.
Sapeva come farmi eccitare . E ci riusciva sempre.
La vista delle mie natiche nude lo fece gorgogliare. Le afferro’ con entrambe le mani, divaricandole leggermente.
Sudavo freddo, mentre mi massaggiava appassionatamente il sedere.
“Li’ no, ti supplico.. Mi fa ancora male da ieri sera…” – mormorai.
“Peggio per te, troietta..” – sussurrò abbassandosi i boxer.
“Ti chiedo per favore.. abbi pieta’!” – supplicai con finta voce tremula.
“Non ho voglia di discutere.. Spalanca le cosce!” – ordino’ seccato.
Non avevo intenzione di contraddirlo ma neanche di farmi sfondare ancora il sedere come la sera precedente dove per essermi ribellata troppo si vendicò frustandomi e sodomizzandomi fino a farmi sanguinare.
Ma evidentemente non gli era bastato. Sentivo gia’ la punta del pene nell’insenatura tra le natiche. “Allora?” – incalzo’, nervosamente.
Non avevo scelta. Abbassai il capo e divaricai le gambe.
Lui sembrava appagato dalla mia resa. Ma non al punto di rinunciare a godere.
“Fai piano… Ti prego!” – implorai, stringendo i denti.
“Apri le chiappe e chiudi la bocca!” – replico’, prendendoselo in mano.
Era cosi’ umiliante. E lui lo faceva apposta anche perchè sapeva che a me piaceva…
Allargai le natiche per fargli spazio. Poi chiusi gli occhi.
“E adesso godi, puttana!” – urlò’ schiaffandomelo dentro con violenza.
Cacciai un urlo straziato. Che sporco sadico! Chissa’ com’era contento di farmi soffrire cosi’… Di vedermi umiliata, come una baldracca qualunque… di sapermi eccitata come una cagna in calore..
“Toh, prendi..zoccola! Lo devi sentire fino in gola!” – annaspava mentre me lo spingeva sempre piu’ a fondo. Era un animale. E io la sua preda
indifesa. Sentivo la rabbia con cui accompagnava ogni colpo di reni. Mi sconquassava. Dovetti aggrapparmi con tutte le mie forze al lavandino per non finire addosso al muro. Spingeva dentro sempre piu’velocemente. Mi faceva un male , ma il male mi eccitava e sentivo salire in me il piacere
Qualche lacrima colava copiosamente portarono con se il trucco, ormai sfatto. Pompava senza tregua e ogni suo colpo mi sfondava tutta, non solo l’ano..
“Voglio sentirti godere, troia! Partecipa, muovi il culo..!” – mi esortava.
Cercai di resistere. Ma finii per assecondarlo.
“Seee..cosiii’..stringi di piu’ le chiappe, brava!” – mugulo’,afferrandomi per i fianchi e tirandomi a se’. Lo sentii fino in fondo. Mi mancava
l’aria.
“Oooh..che bello..Tutto dentro!” – ribadi’ lui, nel caso non me ne fossi accorta. La sua cappella mi pulsava nello sfintere. Sentivo quel palo di carne che mi stantuffava senza sosta tra le chiappe. Mi sentivo sfondata completamente. Feci un profondo respiro, spossata da tutta quella forza bruta.
Lui si agitava come un ossesso, assaporando ogni spinta pelvica. Non saprei dire quanto duro’ ma sembrava non finire mai.
Avevo ancora gli occhi lucidi quando sentii un caldo e lungo fiotto appiccicoso dentro.
Ansimo’ inondandomi di sperma.
Io ero come drogata. Non riuscivo piu’ a capire cosa stesse accadendo, ne’ dove fossi..
Ma ci penso’ lui a riportarmi alla realta’, estrendo il pene di colpo e schiaffeggiandomi le natiche, ancora gocciolanti.
“Sei sempre più brava, tesoro..ogni giorno di più” – sussurro’ soddisfatto,
Lo vidi ancora in piedi, dietro di me, mentre si sistemava i pantaloni.
Io ero semi-accasciata sul lavandino, cercavo di riprendermi.
“Vatti a lavare, cara..Mi servi pulita..alla cena ci penso io ” – ridacchio’,allacciandosi la cintura.
” La serata è appena cominciata … e ricordati che ti amo..”
“Anche io ..” dissi incredula di me stessa…

Sono Martina e di mestiere sono una escort

Ciao, sono Martina, vivo a Torino e sono una escort. Una fantastica e bellissima escort alta e snella, dalla chioma lunga color cioccolato e dagli occhi penetranti. Amo il mio lavoro per la libertà che mi permette e per gli incontri che mi offre. Ho un caratteraccio, sono lunatica, ipersensibile e vanitosa. Adoro i bei vestiti, i pistacchi, il caffé lungo e la musica latina. Infondo dentro sono un po’ tamarra, quando sono in macchina, mi piace ascoltare la radio a tutto volume! Non sopporto la Nutella, la volgarità e la maleducazione per tutto il resto penso che potremo arrivare ad un compromesso.

Sta venendo, lo capisco dal suo sguardo perso e lontano. C’è quasi, così aumento il ritmo, gli lascio cinque secondi e poi, slam! Si affloscia sopra di me e ci rimane a peso morto. Odio quando lo fanno! A malapena riesco a respirare. Subito glisso, – scusami caro, devo andare un attimo in bagno – e scivolo fuori dal letto e mi infilo sotto la doccia.

Quando torno è pronto per un secondo round e siccome non è malaccio sotto le coperte, lo accontento con slancio. Questa volta prendo il controllo e mi piazzo sopra di lui con un’agile mossa onde evitare conclusioni poco piacevoli. Non protesta e io arrivo subito al sodo. Mi muovo al galoppo presa dalla gioia irresistibile del buon sesso e non ci metto molto a venire. Anche lui, sotto la mia foga, mi afferra i seni e ci immerge il viso e dopo poco… Slam!

Cado al suo fianco esausta e quasi mi appisolo, quando sento l’odore irritante del fumo e apro scocciata un occhio. Lui mi guarda sorridendo e inspirando una lunga boccata. I suoi occhi sono dolci e soddisfatti e io mi sforzo per sollevare le labbra verso l’alto e rispondere con il mio sguardo più felice.
Martina, mi sono trovato proprio bene con te – dice quando ci siamo rivestiti, – per questo avrei una richiesta da farti.
Sentiamo.
Lui abbassa gli occhi e sembra imbarazzato. È un omone grande e grosso, con una posizione di tutto rispetto all’interno di una famosa multinazionale. La sua figura mi sovrasta, ma adesso sembra così buffo mentre non osa neppure guardarmi.
È da qualche tempo che ho una fantasia e solo tu puoi realizzarla. Se mia moglie lo sapesse chiederebbe il divorzio immediatamente!
Arriva al dunque?
Vedi mi piacerebbe che tu usassi un po’ di forza con me.
Vuoi che sia più aggressiva? – domando senza capire.
Si, qualcosa del genere. Mi piacerebbe che mi dessi qualche ordine, che mi dicessi cosa fare…
Inizio a capire che cosa ha in mente. – Vuoi essere sottomesso? – sputo fuori.
Esatto! Sapevo che avresti capito! E puoi farlo?
Posso farlo? Penso di si. Rispondo che ci devo pensare e che mi faccio risentire.

Lo richiamo il giorno dopo. Mi sento pronta per questa avventura e fisso un appuntamento per il giovedì seguente, a casa mia alle 13:00. Mi preparo con cura all’incontro, mi iscrivo ad una chat di slave master, mi informo sull’argomento, compro una tutina in latex e stivali alti fino al ginocchio per il vestiario, poi mi procuro un frustino e un paio di manette al sexy shop di fiducia.

Quando arriva giovedì sono pronta! La tutina di latex mi sta da urlo e mi sento una vera dominatrice , non vedo l’ora di provare il mio nuovo giochino che sta arrotolato su una sedia. Si presenta in abiti da ufficio e noto in lui una scintilla nuova negli occhi quando mi vede: è seriamente eccitato! Decidiamo assieme la safe word come si dice in gergo e il gioco ha finalmente inizio!

La mia voce si abbassa subito di due toni mentre scandisco le parole: spogliati e mettiti a quattro zampe.

Lui ubbidisce e inizia a sbottonarsi la camicia.
Come si dice? – chiedo severa bloccandolo.
Si, padrona.
Molto meglio, riprendi pure… schiavo.
Con un gesto rapido prendo il frustino, mentre sento qualcosa impossessarsi di me, è un senso di euforia mai provata prima. Ho in mano la situazione e so esattamente cosa voglio fare!
Dunque procediamo con ordine. La mia vittima si è denudata e si trova a quattro zampe sul mio pavimento. Con un gesto lento e deciso, avvicino lo stivale al suo viso – leccalo! – ordino.
E lui ubbidiente apre la bocca e inizia a passare la lingua sulla superficie liscia della scarpa.
Mettici più impegno!
E lui aumenta il ritmo delle slinguate. Ma siccome non mi sento soddisfatta alzo il frustino e inizio a batterlo sulle sue natiche con la giusta dose di fermezza.
Dì che sono la tua unica padrona!
Sei la mia unica padrona!
Ancora! – e do altri colpi.
Sei la mia unica padrona e signora! – grida lui.
Incredibile, quanto possa essere eccitante indossare un tutino di latex e tenere in mano un frustino! Mi sento potente! Ogni timore è scomparso. Il ruolo mi è entrato come un guanto.

Ho trascorso un’ora che non dimenticherò facilmente. Non so se ripeterò l’esperienza, per ora ho appeso nell’armadio la tutina in latex e ho riposto il frustino nel cassetto delle meraviglie, prima o poi vi racconterò del mio cassetto… ma questa è un’altra storia!
A presto
baci a tutti
Martina

FINALMENTE UN FRATELLINO

ciao a tutti. Voglio raccontarvi una mia vera esperienza di un annetto fa. Vi spiego meglio: i miei genitori hanno avuto me quand’erano ancora minorenni cioè all’età di 16 anni, poi dopo un paio d’anni volevano un altro figlio, ma purtroppo non arrivava, così hanno provato tutti i metodi esistenti al modo, ospedali, cliniche ecc ma niente ancora, perché mio padre è diventato infertile, e un po’ vi hanno rinunciato.

Adesso, invece, i miei hanno 34 anni e io sono diventato maggiorenne avendo 18 anni, non ci speravo più neanche io oramai. Un detto dice: 2mai dire mai”! Ed infatti, un giorno tornando a casa da scuola, mia madre mi dice: Ivan lo sai che molto probabilmente avrai il tanto desiderato fratellino? E io un pò sorpreso le dico: ma se papà non può più? E lei: giacchè sei diventsto maggiorenne certe cose ormai te le posso dire senza nessun tipo di timore o problemi di nessun tipo…bè ma un ultimo modo rimasto ci sarebbe! Io: e quale sarebbe? Mi spiega: ai mai sentito parlare di uomini che fanno da donatori di sperma, cioè che donano il proprio seme a coppie in difficoltà di avere un figlio come me e papà, chiaramente devono essere sani e “adatti” in tutti i sensi? No mai sentito…non vi potevate ricordare un pò prima? Lei: e ora lo abbiamo appreso e ne abbiamo avuto il coraggio…Io le domando ancora: e chi vi farebbe da donatore di sperma? Lo avete già scelto? Mia mamma: ma certo figlio mio! sarà un collega di lavoro di papà, solo che non sta in ufficio come papà, ma come lavoro fa l’intonachista sempre nella stessa ditta e non è sposato è single. Io: e quanti anni ha? Lei: è più grande di noi, ha 46 anni. Ci a portato tutte le analisi che gli abbiamo chiesto ed è più che consono! Io: a ok bene. Lei: oggi pomeriggio, giacchè io sono nel periodo fertile, quando sia tuo padre che il suo collega finiranno di lavorare, verranno direttamente qui a casa nostra…ma te Ivan…diciamo forse è meglio che esci o vai a casa di qualche amico…vedi un po te…Ma io non capendola molto le chiedo con tono curioso: E perché mai me ne dovrei andare? In che modo te lo donerà il suo sperma? Mia madre arrossendo un pò mi dice: vedi caro figlio mio…lo sai che noi abbiamo provato affinché io rimanessi incinta, già tutti i metodi esistenti e possibili al mondo…e l’unico modo rimasto, efficace e sicuro è…è quello per via naturale capisci….

Io per un po non capisco più niente e alquanto scioccato dopo essere tornato in me…gli rispondo: aaa ecco perché non vuoi che sto anchio…però lo sai che ora mi hai fatto ricordare che proprio tra un po queste cose le studieremo con la prof di scienze? Lei: a bello allora. E io le chiedo: mamma, potrei rimanere anchio quando viene il donatore, così lo conosco anchio, e…se tu e papà me lo acconsentite, vorrei tanto rimanre ad assistere a questa inseminazione naturale perché sono davvero molto curiosio! Allora potrei? Dai su ti prego mami…Lei: ma sei proprio sicuro Ivan? Io: sìì lai detto tu stessa che ora che o 18 anni molte cose le posso vedere, sentire e sapere! Così quando le studieremo a scuola io saprò gia abbastanza di come avviene la donazione di sperma e magari potrò raccontarla a tutta la classe! Lei: e vabbene come vuoi.

Verso le 18.30 sentiamo suonare il campanello: erano mio padre ed il suo collega di lavoro! Mia madre va ad aprire la porta ed ecco che dietro mio padre vedo entrare il futuro donatore: un omone molto alto (poi mi dice che è alto 1.96 cm!), magro, con un aspetto davvero virile, con la barba e piercing alle orecchie, sopracciglio e naso, capelli corti a cresta, vestito ancora con le  robe da lavoro e scarpe antinfortunistiche sudice…ci presentiamo tutti quanti e papà, guardando anche mia mamma mi dice: ma pure tu devi stare qui con noi adesso? Non mi sembra davvero il caso Ivan, penso che tua madre ti abbia già parlato…e io sì sì starò presente pure io…nonché Gino il collega e donatore dice: e che fa fallo stare presente pure lui tanto è grande e pure curioso vero? E io: sìsì ma certo! Dopo aver bevuto delle birre il tizio va a pisciare in bagno e torna in salotto dove stavamo seduti sui divani io mio padre e mia madre sedendo accanto a lei; e incomicia ad accarezzarle le coscie, la faccia, il seno…poi pian piano Gino e mia madre incominciano a limonare, lui la incomincia a spogliare, toglie reggiseno, lei le toglie la tuta di sopra lasciando vedere un fisico davvero imponente: muscoloso, peloso e tatuaggi sulle spalle petto e collo, e le ciuccia le tette, poi il perizoma e gli lecca la passera e le fa i ditalini forti tanto da farle uscire forte più volte il liquido a fontanelle e facendola gia gridare un po’…dopo un po’ Gino si alza in piedi facendo abbassare mia madre che li tocca il suo pacco da cui si riesce già a vedere una verga davvero di grosso calibro…e infatti appena gli abbassa giù la tuta io e mio padre rimaniano a bocca aperta e molto scioccati! Mai visto un cazzone così enorme!! minimo di 22 cm bello largo e venoso e palle grossissime pieno di tanto sperma caldo! Dopo che Gino si toglie del tutto scarpe, tuta e calzini bianchi sporchi così stando a piedi (anzi a piedoni nudi facendo 47! mi disse) nudi non scivola sul pavimento e ce la può montare bene, mia madre incomincia a fargli i bocchini e le spagnole e Gino le sputava in bocca; dopo un po quest’ultimo si siede sul divano e ce la incomincia a montare da dietro sempre più forte tanto che lei incomincia a gridare forte dal piacere però, ma io e mio padre abbiamo avuto paura che le facesse davvero male con quel cazzone da paura!  Poi la mette a pecorina scopandocela tirando schiaffi forti sul sedere tanto da farlo diventare rossissimo; come se non bastasse la prende in braccio e la scopa fortissimo stando in piedi! Dopo un po decidiamo di andare in camera mia anche se i letti erano un po piccoli per Gino che si mette coi piedi fuori e mia madre sopra che li fa qualche altro bocchino, poi ce la tromba dinuovo dietro, ma poi incomincia a scoparsela sempre più forte tanto da sentire i classici rumori forti “scttà sctà scttàà!!” che ce la sbatteva davanti..ed ecco che dopo una decina di minuti sentiamo un grido forte di piacere di Gino mentre inonda di caldo ed abbondante sperma mia madre gemendo pure lei!

Dopo un paio di giorni vediamo che mia madre non è rimasta incinta…infatti ci è voluta una seconda volta per rimanere incinta sempre con io e mio padre presenti ad assistere! E per mia fortuna è un maschio! Un bel fratellino!

Miraccomando a commentare! vi siete eccitati? Chi vuole essere al posto di Gino? ?

In giro nel parco

 

Appena ho un momento libero ne approfitto per uscire con la mia fidata macchina fotografica, carico qualche obbiettivo nello zaino e vado in giro alla ricerca di qualche buon soggetto da immortalare. Di solito porto uno zoom tuttofare per le foto di street o reportage, un macro per fotografare fiori e insetti e un altro zoom tele per i soggetti più lontani. Con questi tre obbiettivi riesco ad affrontare ogni situazione. Spesso non ho voglia o tempo di spostarmi molto per cui mi limito ad andare semplicemente sulla spiaggia di fronte a casa mia o in un parco poco distante. Un sabato pomeriggio di dicembre decisi di andare nel parco, poco prima della chiusura, per cercare qualche bel soggetto da fotografare con la luce dorata del sole prossimo al tramonto. Il parco era praticamente deserto, salutai i custodi all’ingresso e mi inoltrai nei vialetti alberati. All’interno del parco c’è anche un laghetto artificiale e di fianco una piccola collinetta ottenuta con la terra dello scavo del laghetto. Si può salire fino in cima alla collinetta percorrendo un vialetto che partendo dalla base in un paio di tornate arriva al culmine da cui si può discendere da una scalinata. Il mattino il parco è molto frequentato da podisti e da gente che ha voglia di fare un po’ di movimento, mentre all’imbrunire ci sono solo anziani che chiacchierano e coppiette in cerca di intimità. Queste ultime si concentrano principalmente sulle panchine nel vialetto che sale sulla collinetta, dove la vegetazione le copre da sguardi indiscreti. Quel pomeriggio però non c’era nessuno ed io mi aggiravo nei vialetti fotografando qualche timido fiorellino invernale o qualche foglia dall’aspetto insolito. Ad un tratto mentre ero chinato a fotografare un fiore sentii un chiacchiericcio provenire alle mie spalle. Era una coppietta di adolescenti che si dirigeva verso la collina. Camminavano abbracciati verso di me sorridendosi e scambiandosi qualche bacio. Decisi di riprenderli così, nonostante avessi un’ottica macro a focale fissa,  puntai l’obbiettivo e scattai un paio di foto. Man mano che si avvicinavano l’inquadratura si restringeva sempre di più e, quando furono a 4-5 metri, li riprendevo in primo piano. I due si accorsero che li fotografavo ma non si mostrarono infastiditi, anzi si arrestarono e la ragazza sfoderò un sorriso sfrontato e sbarazzino. Continuai a scattare divertito e contento di avere trovato due modelli spontanei e disponibili. Feci loro cenno di attendere un momento e velocemente cambiati obbiettivo alla macchina montando lo zoom 24-70 che mi avrebbe consentito inquadrature a figura intera senza dovermi allontanare dalla coppia.  I due cominciarono a mettersi in posa facendo mille espressioni diverse. Lei fece un palloncino con il chewing gum che stava masticando, subito imitata dal ragazzo, poi si baciarono ancora ed infine si abbracciarono tenendo il viso rivolto verso la macchina. In pochi minuti scattai numerose foto. Poi feci per ringraziarli e salutarli ma mi chiesero di aspettare perché volevano fare altre foto. Acconsentii volentieri inquadrandoli di nuovo con la macchina. Questa volta però non fecero le espressioni buffe e spensierate che avevano fatto prima. Lui si mise in piedi mentre lei si inginocchiò davanti a lui cingendogli le gambe con le braccia e guardandolo con il capo sollevato. Poi si piazzarono l’una davanti all’altro e lui la cinse da dietro posizionando una mano sull’orlo dei suoi jeans. Insomma erano pose da modelli di pubblicità sexi. Scattai lo stesso riservandomi poi di scegliere quelle che mi piacevano. Terminai gli scatti, chiesi loro un indirizzo mail per mandargli le foto e li salutai.  Ripresi il mio giro nel parco alla ricerca di qualche altra immagine da portare a casa. Gironzolai un po’ quindi decisi di andare in cima alla collinetta fare qualche ripresa con lo zoom 70-200. Imboccai il vialetto che portava alla cima e dopo cinque minuti ero arrivato alla sommità. Innestai lo zoom e cominciai a scrutare dal mirino alla ricerca di soggetti da riprendere, magari un uccello posato nella vegetazione sottostante. Scrutando nel folto inquadrai invece la coppietta di prima. Erano seduti su una panchina a circa 15-20 metri da me e si scambiavano abbracci ed effusioni. Regolai lo zoom alla focale massima e decisi di fare un po’ il guardone. I due erano avvinghiati e lui le aveva già infilato una mano sotto il maglioncino per toccarle il seno. Le bocche erano incollate e le lingue frugavano avidamente. La ragazza teneva le mani intorno alla testa del fidanzatino mentre questi continuava a carezzarle il seno. Poi le prese una mano e se la mise sulla patta dei pantaloni invitandola a toccargli il membro. La ragazza non si tirò indietro, anzi vedevo benissimo che con la mano tastava il membro ormai duro del ragazzo seppure da sopra la stoffa. Lui si fece più audace e le sollevò il maglioncino per succhiarle il seno. Vidi due belle tette spuntare fuori dal reggiseno e sparire in bocca al ragazzo. Lui le succhiava alternando l’una e l’altra mentre lei muoveva la mano sempre più velocemente sul suo membro costretto nella morsa dei pantaloni. Ad un certo punto lui si staccò e incapace di resistere ulteriormente si sbottonò i pantaloni, aprì la zip tirando fuori il cazzo duro. La ragazza diede un rapido sguardo intorno per accertarsi se arrivasse qualcuno poi, vedendo che non c’era nessuno, impugnò il cazzo del fidanzato muovendo la mano velocemente. A lui però una sega non bastava, voleva di più. Con movimento dolce ma deciso, posò una mano sul capo della ragazza spingendolo verso il basso. Lei lo assecondò e posò la bocca sul membro turgido. Io continuavo a godermi la scena dal mirino della macchina fotografica eccitato dello spettacolo e dal vedere senza essere visto. Scattavo foto e mi sembrava di guardare come dal buco di una serratura. Il ragazzo teneva sempre le mani tra i seni della ragazza che chinata continuava a fargli un pompino. Continuarono così per un po’ fin quando lei sollevo la testa e disse qualcosa all’orecchio di lui. Si alzarono entrambi e la ragazza si sbottonò i jeans abbassandoli alle caviglie, si chinò dando le spalle al ragazzo e, poggiando le mani sulla panchina, gli offrì  la fica spalancata. Lui le fu subito dentro iniziando a darle colpi vigorosi. Fu in quel momento che la ragazza volse il capo nella mia direzione e, forse per un luccichio del sole morente sulla lente del mio obbiettivo, mi individuò. Staccai subito la macchina dall’occhio abbassandola e pensando che i due avrebbero detto o fatto qualcosa; non accadde nulla  invece, i due continuarono come se nulla fosse. Riavvicinai l’occhio al mirino e  inquadrai di nuovo la scena. Vidi la ragazza che teneva la testa rivolta verso di me e mi sorrideva mentre il ragazzo da dietro continuava a stantuffarle la fica. Ad un certo punto la piccola esibizionista mi fece anche un cenno con il pugno chiuso ed il pollice alzato come a dirmi: è tutto ok. Ero un po’ perplesso dall’audacia dei due giovani amanti appassionati. Il ragazzo pompava con foga tenendo le mani strette ai fianchi della ragazza mentre le tette ballonzolavano per i colpi del focoso amante.  I due continuarono ancora per un po’ poi lei si alzò e disse al ragazzo di sedersi sulla panchina, poi voltatasi nella mia direzione, spalancò le gambe e si sedette anche lei sul cazzo ritto del fidanzato. La vedevo cavalcare infilata sul palo di carne mentre con una mano si toccava le mammelle e con l’altra si sditalinava la fica. Era uno spettacolo travolgente per la furia con la quale i due ci davano dentro e per la bellezza del corpo della ninfetta. Improvvisamente si fermarono e lei sempre stando seduta sul cazzo ritto disse qualcosa al ragazzo, li vidi parlottare mentre lei non cessava di muovere il bacino, poi la sentii gridare verso di me: “Ehi fotografo non startene tutto da solo, vieni qua a farti una sega!” Ebbi un attimo di smarrimento per la sorpresa ma poi, incapace di ragionare, abbandonai la mia posizione dirigendomi verso i ragazzi. “Dai tiralo fuori e facci vedere come te lo meni, lo so che ci stai guardando da una vita e che vorresti scoparmi come fa lui.” Come un automa abbassai la lampo dei pantaloni e tirai fuori il cazzo duro e bagnato. Cominciai a farmi una sega mentre i due avevano ripreso a scopare furiosamente. Lei aveva ricominciato a cavalcare furiosamente mentre con la mano si tormentava la fica oscenamente aperta e penetrata dal cazzo del compagno. Teneva gli occhi fissi sul mio cazzo che mi menavo furiosamente. Improvvisamente lei venne e solo perché lui fu lesto a tapparle la bocca non urlò.  Andammo avanti ancora per un po’ fin quando il ragazzo disse che stava per venire. Allora la ragazza si alzò dal suo cazzo e si mise in ginocchio prendendoglielo in bocca, quindi mi fece cenno di avvicinarmi. Obbedii e lei prese a spompinare anche me. Prendeva in bocca alternativamente i due cazzi masturbandoci contemporaneamente. Venimmo insieme irrorandole il viso di sperma caldo. Ci sedemmo tutti e tre sulla panchina. “Voglio tutte le foto” mi disse lei.

 

In palestra

Finalmente mi ero deciso a iscrivermi in palestra!

Dopo vani tentativi di andare a correre la mattina presto o la sera al ritorno dall’ufficio, tentativi sempre naufragati dopo un paio di giorni, avevo deciso di andare in palestra durante le due ore di spacco che avevo al lavoro. Trovai una palestra vicino al mio ufficio ed il primo settembre cominciai a frequentare. A quell’ora la palestra era praticamente deserta, infatti oltre a me c’erano solo tre culone inchiavabili tipo la Merkel e un  ragazzo di colore che faceva da inserviente al proprietario-istruttore. Avevo tutti gli attrezzi a disposizione ma la voglia non era troppa per cui passavo la maggior parte del tempo sul tapis roulant o alla cyclette. Le tre vegliarde fingevano di  impegnarsi ma in realtà pensavano più a chiacchierare che a fare gli esercizi. L’unico che si impegnava a fondo era Patrick, l’inserviente che, dopo il turno del mattino, ripuliva e metteva  a posto gli attrezzi e poi si metteva anche lui a fare esercizi insieme a noi. Verso le due finalmente smettevo la tortura e andavo nello spogliatoio a fare la doccia per poi tornare al lavoro. Nel primo mese di frequenza scambiai poche parole con gli altri, mi limitavo a fare i miei esercizi da solo senza fare conversazione. Poi col passare del tempo, forse con l’esempio del ragazzo che veramente si impegnava, presi a fare gli esercizi insieme a lui e devo dire che cominciavo anche a vedere qualche (modesto) risultato in termini di tono muscolare. Un giorno, avevo appena terminato la sessione, mi recai nello spogliatoio e vi trovai Patrick che si apprestava a fare la doccia. Mi spogliai e mi infilai sotto il getto dell’acqua calda. La stessa cosa fece il ragazzo e per poco non mi venne un colpo: aveva un cazzo enorme. Ovviamente era in fase di riposo ma già così era lungo il doppio del mio! Non che io sia un buon termine di paragone ma quello era veramente lungo. Patrick si accorse che lo fissavo con un’espressione di sgomento e si mise a ridere. Uscimmo entrambi dalla doccia e cominciammo ad asciugarci con gli asciugamani. Appena lui ebbe finito rimase di nuovo nudo ed io non potei evitare di guardargli ancora l’uccello cercando di immaginare come  sarebbe stato in erezione. Non potei fare a meno di commentare “Con quell’attrezzo che ti ritrovi sarai l’idolo delle ragazze!” “Non posso dire di no – rispose – ma a volte mi imbarazza perché ogni volta che mi spoglio tutti hanno la tua reazione, rimangono a bocca aperta. Spesso evito di fare la doccia con gli altri perché mi scoccia che mi guardino. Con le ragazze però effettivamente me la spasso.” Finimmo di rivestirci e tornai al lavoro. La volta successiva però,  quando mi recai a fare la doccia Patrick mi seguì e cominciò a spogliarsi anche lui. “Ma non hai detto che ti imbarazzava fare la doccia con gli altri?” Mi sorrise e rispose “Non fraintendere è solo un caso, devo andare via anche io”. Fui costretto di nuovo all’umiliazione del confronto. Il mio mi sembrava addirittura più piccolo del solito! Continuavo a fissare il cazzo del ragazzo e mi sorpresi di nuovo a desiderare di vedere quel palo eretto. “Se così è il doppio del mio, quando sei eccitato cosa sarà? – gli dissi – Tu sei una causa di depressione per gli altri uomini.” Sorrise divertito mostrando i suoi denti bianchissimi. “Qualche volta te lo faccio vedere, se prometti di non deprimerti troppo.” Terminai di rivestirmi e ritornai in ufficio. La sera a casa raccontai a mia moglie del ragazzo e del suo uccello notevole e lei, come immaginavo, espresse tutto il suo entusiasmo e la voglia di vederlo da vicino. “Per ora ti devi accontentare di questo” le dissi abbassandomi i pantaloni e ficcandole il mio cazzo in bocca. “Cercherò di farmelo bastare” rispose. Prese a succhiarmelo con piacere, come aveva sempre fatto, ma ben presto mi fece capire che voleva essere scopata per bene. Non ebbi difficoltà ad accontentarla, la feci mettere appoggiata al divano del salone e la scopai da dietro venendole sul capace culo. Appena finimmo mi disse: “E allora quando me lo porti a vedere?” “Presto” risposi. Le volte successive in palestra non ebbi l’occasione di incontrare il ragazzo negli spogliatoi finché un giorno l’istruttore a metà lezione ebbe una telefonata e dovette andare via lasciandoci soli visto che le tre befane quel giorno non erano venute. Finii di fare gli esercizi della scheda e mi avviai verso lo spogliatoio. “Aspetta” mi disse Patrick “Voglio farti vedere una cosa.” Dopo aver chiuso a chiave la porta della palestra mi raggiunse e cominciò a spogliarsi. Appena fu completamente nudo prese il suo smartphone e cominciò ad armeggiare con lo schermo. “Ho bisogno di un piccolo aiuto” disse. In un primo momento non capii, poi vidi che con una mano teneva il telefonino e con l’altra si toccava l’uccello mentre teneva gli occhi incollati allo schermo. Mi avvicinai e vidi che stava guardando un film porno sul telefonino. Ecco l’aiuto di cui parlava! Devo dire che lo stratagemma aveva funzionato benissimo. Il suo cazzo nero si ergeva in tutto il suo splendore. Quasi trenta centimetri di carne turgida sfidava la forza di gravità puntando al cielo. “Posso toccarlo?” gli chiesi. Mi guardo con un’espressione incerta. “Non fraintendere – gli dissi – non sono omosessuale, anzi sono sposato con figli e questa e la prima volta che tocco il cazzo di un altro uomo, se si escludono le seghe fatte in compagnia dei miei amici quando avevo 13 anni.” “Fa pure” rispose. Afferrai l’uccello con la mano destra: era duro come il marmo ma caldo e pulsante. Restai qualche secondo immobile indeciso se lasciarlo o continuare a tenerlo stretto. Decisi di assecondare il mio istinto che mi diceva di non mollarlo. Fissai Patrick negli occhi e non lessi espressioni di fastidio o sgomento, forse non era la prima volta che gli capitava. Non so se consapevolmente iniziai a muovere la mano lentamente. Il ragazzo chiuse gli occhi e inarcò le reni sporgendosi in avanti. Continuai a masturbarlo aumentando il ritmo mentre con l’altra mano gli presi i testicoli, stringendoli leggermente. Continuai a muovere la mano alternando colpi veloci a colpi più lenti. Finalmente Patrick emise un gemito e venne inondando il pavimento di sperma caldo. Non dicemmo nulla mentre ci  rivestivamo, poi ci salutammo e andai al lavoro. La sera a casa raccontai tutto a mia moglie e, come al solito, dovetti spegnere con il mio cazzo l’eccitazione che le avevo provocato. “Voglio vederlo anche io – ribadì – trova il modo di portarlo qui.”  Due giorni dopo ero di nuovo in palestra e appena lo vidi subito mi venne un’idea per portarlo da mia moglie. “Senti Patrick – gli dissi – volevo chiederti se ti andava di farti fare qualche foto, sai ho l’hobby della fotografia ed un amico mi ha chiesto  se gli faccio delle foto per il catalogo della sua fabbrica di intimo. Tu hai “l’attrezzatura” giusta per riempire i boxer da uomo.  Ti porto via solo un paio di ore sabato mattina e guadagni pure qualcosa. Che ne dici?” Accettò volentieri e così ci demmo appuntamento per il sabato successivo a casa mia. Arrivò puntuale e lo introdussi subito nel piccolo studio fotografico che avevo allestito nel garage di casa mia. “Questa è mia moglie e poserà per l’intimo femminile insieme a te” Diedi a Patrick una serie di boxer da indossare e lo accompagnai in una stanzetta a fianco dove avrebbe potuto spogliarsi e indossarli. Mia moglie era già pronta con un completo perizoma e reggiseno pushup che indossava sotto l’accappatoio. In pochi minuti Patrick fu pronto e devo dire che faceva un bellissimo effetto il suo corpo palestrato e muscoloso e quel cazzo statuario che si delineava all’interno dei boxer aderenti. Cominciammo a scattare delle foto con mia moglie che si metteva sempre in modo da stare a contatto con il ragazzo praticamente strusciandosi addosso a lui. Ad un certo punto le dissi di togliersi il reggiseno e di abbracciare Patrick da dietro mettendogli una mano sul bordo dei boxer come se volesse infilarla dentro. Li lasciai in quella posizione per un po’ di tempo fingendo di dover regolare la macchina fotografica e i flash. Vedevo il ragazzo in evidente difficoltà per il contatto con i seni di mia moglie sulla schiena e la mano che si muoveva sul suo ventre. Mi accorsi che il suo cazzo aveva iniziato a crescere. Dissi a mia moglie di infilare la mano un po’ più dentro. Fu la fine, Patrick non riuscì più a controllarsi ed il suo cazzo si erse completamente. “Così non posso scattare” dissi. “Aspetta – disse mia moglie – ci penso io.” Si inginocchiò davanti a Patrick e gli abbassò il boxer liberandogli il cazzo di ebano. Lo prese in bocca ingoiandolo quasi tutto. Patrick mi guardo con sguardo interrogativo ma io lo rassicurai con un sorriso. Mia moglie intanto gli faceva un pompino. Presi a scattare foto forsennatamente, arrapato a mia volta. Mia moglie era assatanata e muoveva le mani e la bocca con voluttà sul cazzo enorme del ragazzo.   Ad un certo punto si staccò da lui, si tolse gli slip e si mise sul divano che era nella stanza con il culo rivolto verso di lui, le gambe spalancate e la fica bagnata di desiderio. “Chiavami Patrick” Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte e le infilò il cazzo nella fica iniziando a fotterla vigorosamente. Mia moglie urlava di piacere, io scattavo foto furiosamente. Vedevo dal mirino della macchina fotografica  il palo d’ebano entrare e uscire dalla fica di mia moglie riempendola tutta. Zoomavo ingrandendo i particolari e scattando foto ravvicinate. Poi posai la macchina e mi avvicinai alla coppia, tirai fuori il cazzo e lo infilai in bocca a mia moglie. Tramite la sua bocca sentivo la veemenza dei colpi che Patrick le dava da dietro. Per un fortunato caso venimmo tutti e tre insieme, io in bocca a lei Patrick nella sua fica, mia moglie contraendo contemporaneamente fica e labbra. Ci abbandonammo esausti sul divano, mia moglie seduta al centro con le mani strette intorno ai due cazzi come se temesse di svegliarsi da un sogno.

La fruttivendola

 

 

Le vacanze estive quest’anno le avevo programmato all’insegna del riposo assoluto: due settimane in campagna dai parenti di mia moglie, quindici giorni senza fare assolutamente nulla eccetto mangiare e dormire e soprattutto senza guidare, visto che ogni giorno per lavoro macino chilometri su chilometri. Il primo giorno la mia vacanza ha rispettato in pieno il programma ma il secondo ecco che mia moglie mi chiede di andare a comprare della frutta. A nulla sono valse le mie proteste, sono dovuto andare dal fruttivendolo che, per mia fortuna, distava poco dalla casa ma non tanto da poterci andare a piedi. Con lo stesso entusiasmo con cui si va dal dentista mi sono messo in macchina e, presa la lista, sono partito. Fortunatamente nei paesini di campagna non ci sono problemi di traffico e di parcheggio per cui in pochi minuti sono arrivato proprio davanti alla bottega che mi avevano indicato. Parcheggio, scendo dall’auto, prendo le buste vuote ed entro: mi accoglie una visione da favola. Il fruttivendolo era una fruttivendola e che ragazza! Alta, bruna abbronzata, lunghi capelli corvini raccolti in una coda di cavallo e, soprattutto, un fisico da pin up. Indossava un paio di jeans attillatissimi e una canottiera azzurra che fasciava il suo ampio e sostenuto decolté, un davanzale davvero notevole, non indossava reggiseno e distinguevo chiaramente il rigonfiamento dei capezzoli. Restai letteralmente senza parole, impietrito, all’ingresso del negozio. La ragazza sfoggiò un sorriso a trentadue denti e mi chiese cosa desiderassi. “Frutta” dissi. “Ehm, quale?” mi chiese. “Questa – risposi – me ne dà un chilo.” “Questi sono peperoni” mi fece notare sorridendo ironicamente. Ero nel pallone più totale, fortunatamente mi ricordai di avere la lista, la presi e gliela consegnai. Mentre preparava le cose scritte nell’elenco non le toglievo gli occhi di dosso. Molte cose segnate si trovavano nelle ceste poste in basso per cui ogni volta che si abbassava i miei occhi si tuffavano nella sua scollatura o, se mi dava le spalle, si perdevano nel suo sedere immenso. Aveva quasi finito di preparare il tutto quando mi chiese se fossi del posto. Le risposi che ero in ferie e che sarei rimasto solo due settimane in vacanza. Mi disse che lei era stata in vacanza al mare in Puglia e mi fece vedere alcune foto che aveva sul cellulare. Fui felice di poter ammirare quel capolavoro della natura: un due pezzi ridottissimo copriva a malapena un corpo da favola. Sentivo l’eccitazione crescere in me di pari passo ad una sensazione di calore asfissiante. In realtà il calore non era solo una sensazione perché anche lei si sventolava continuamente ed era madida di sudore. L’idillio fu interrotto dall’ingresso di una cliente, pagai ed uscii. Il resto della giornata fu occupata dal pensiero continuo e martellante della fruttivendola e del suo fisico da sballo. Il giorno dopo alle otto ero già pronto per uscire ed andare a fare la spesa. Mia moglie mi disse: “Sapevo che non avresti resistito a stare senza far nulla tutto il giorno, fortunatamente qui siamo in tanti e occorre comprare qualcosa tutti i giorni.” Annuii con un sorriso e la baciai sulla fronte dicendole “Solo tu mi capisci.” Impiegai ancora meno tempo a raggiungere il negozio.  Giusi – così si chiamava – era dentro, oggi indossava un’altra canottiera e una minigonna che metteva in risalto le lunghe gambe color ambra. Chiacchierammo un po’, si interessò molto al mio lavoro, mi chiese della mia famiglia. Poi mi parlò di lei, mi disse che proprio prima dell’estata era stata mollata dal fidanzato  – che pazzo – e che aveva trascorso le vacanze da sola. Finalmente cominciò a prepararmi le cose che mi occorrevano o meglio quelle che mi venivano in mente perché non avevo la lista e non sapevo assolutamente cosa prendere. Quello che mi interessava era che le cose di trovassero in basso in modo da potermi perdere in quella abbondanza di delizie. Ad un certo punto alzai lo sguardo e vidi alcune bottiglie di vino in alto sugli scaffali. Stranamente non erano a portata di mano ma quasi a tre metri di altezza, per cui occorreva una scaletta per prenderle. Le chiesi il motivo e mi disse che più di una volta i clienti nel prenderle le avevano fatte cadere e visto che nemmeno si vendevano tanto perché erano ritenute costose dalla gente del posto, che il vino se lo faceva da sola,  le aveva messe in alto e le prendeva su richiesta. Mi venne un colpo di genio e le chiesi di prendermene una. Prese la scaletta e vi salì sopra. Le porte del paradiso si aprirono al mio sguardo. Le guardai tra le cosce ammirando quelle due colonne di carne che si riunivano in due colline colore dell’oro ricoperte da minuscole mutandine bianche che lasciavano uscire ciuffetti di peli neri prima di perdersi nel profondo delle natiche. Le chiesi di prendere un’altra bottiglia più distante, si ripresentò la visione celestiale. Ne chiesi una terza e per la terza volta fui elevato nell’empireo. Ero completamente sconvolto, sentivo il mio membro pulsare e premere nei pantaloni. Avrei voluto affondare le mani nei suoi glutei e, ancora sulla scala, infilare la mia lingua nella sua foresta di peli neri. Ovviamente mi astenni dal fare qualcosa. Non ebbi il coraggio di osare per il timore che qualcuno potesse entrare nel negozio. Presi la mia roba, pagai e tornai a casa. Ero così eccitato che non diedi tempo a mia moglie di mettere a posto quello che avevo portato. La cinsi alle spalle, le sollevai la gonna, le abbassai le mutandine e la penetrai da dietro. Bastarono pochi colpi per farmi venire sul suo sedere capiente (anche mia moglie non era per niente male). La feci girare sollevandola e mettendola sul tavolo a gambe aperte, affondai la bocca nella sua vulva ancora bagnata e la leccai in profondità facendola godere.  Non era la prima volta che mi succedeva per cui mia moglie non  trovò nulla di strano nel mio comportamento. Spesso facevamo l’amore appena svegli o al mattino prima di andare al lavoro quando la vedevo uscire dalla doccia o quando ne uscivo io con il pene già eretto. Insomma non mi ci voleva nulla per infiammarmi e prenderla in qualsiasi momento della giornata. Ricordiamo ancora entrambi con piacere una memorabile domenica mattina quando l’avevo montata mentre lei montava a sua volta la panna.   Dopo un’oretta però una spiacevole sorpresa: ero di nuovo eccitato ed il mio pensiero correva a Giusi, alla visione delle sue cosce abbronzate, al suo seno, al suo didietro. Il mattino dopo con la scusa del caldo uscii alle sette. Arrivai al negozio nel paesino deserto, non avevo incontrato anima viva nel pur breve tragitto. Giusi era sulla porta, aveva appena terminato di sistemare la merce e si sventolava con una cartoncino di quelli che usava per scrivere i prezzi. Mi accolse con il solito sorriso e mi chiese se il vino mi era piaciuto. Le risposi che lo avevamo finito e che me ne occorreva altro. “Ne ho quanto ne vuoi” mi disse prendendo la scala. Anche questa mattina indossava la solita canottiera e la minigonna. Salì in alto e rividi  le due corsie dell’autostrada di carne che conduceva alla sua aiuola di peli neri ricoperti di candido pizzo. Mentre ero intento alla celestiale visione mi chiese di tenerle la scala “Non vorrei cadere, è vecchia e poco sicura.” Mi avvicinai al nirvana che si apriva al di sopra del mio capo. Potevo sentire il profumo che emanava dal suo sesso distante non più di un metro dal mio naso. Sentivo l’eccitazione divampare nel mio corpo e concentrarsi nel mio pene turgido di desiderio. Prese una bottiglia di vino e scese dalla scala. Si appoggiò a me che tenevo le due mani sul lati della scala, mi scostai repentinamente per timore che il contatto tradisse il mio stato. Risalì sulla scala per prendere un’altra bottiglia, guardai di nuovo, eccitazione si aggiunse a eccitazione. Ridiscese e ancora una volta sfiorò il mio corpo sospinto verso di lei. Questa volta non mi scostai subito ero teso come un arco ed attendevo solo un minimo cenno da parte sua, un segnale, una parola, per agguantarla e farla mia. Invece con un agile movimento si sottrasse al mio abbraccio e mi chiese cos’altro volessi. Ero confuso, perplesso. Possibile che non si fosse accorta che la desideravo e che mi stava facendo impazzire. Possibile che non si fosse accorta che le guardavo tra le gambe quando montava sulla scala, che scrutavo nella sua scollatura quando si chinava. Possibile che non si fosse accorta del mio membro eretto che formava un evidente rigonfiamento nei pantaloni e che doveva aver sentito quando ci eravamo toccati. Non riuscivo a capire: forse le piaceva essere oggetto del mio desiderio ma non aveva intenzione di concedersi, voleva solo torturarmi e farmi sbavare dietro di lei. Mi sentivo frustrato ma ero impotente, non potevo metterle le mani addosso anche se il suo corpo mi faceva impazzire di desiderio. Mi ripeté la domanda se desiderassi altro. Chiesi altre cose distrattamente e quando le ebbe preparate mi fece il conto. Pagai e stavo per raccogliere la merce ed uscire quando decisi di fare un tentativo per vedere se ci stava o meno. Le dissi “Ma quando mi farai provare la tua roba migliore?” “Quale?” mi rispose. Era il momento, dovevo rischiare il tutto per tutto, se fosse andata bene avrei avute aperte le porte del paradiso, se fosse andata male potevo sempre dire che aveva capito male: “Quella che hai tra le gambe.” Mi guardò un attimo senza dire nulla, non mi sembrava offesa né mi sembrava che non avesse capito bene, dallo sguardo però non riuscivo ad intuire quale sarebbe stata la sua reazione. Poi uscì dal banco e si diresse verso l’ingresso, chiuse la porta di vetro a chiave e girò il cartello da Aperto a Chiuso, quindi si voltò di nuovo verso di me e infilò le due mani nell’ampia scollatura, tirò fuori le due mammelle e mi disse: “Intanto assaggia questi due meloni.” Aveva appena pronunciato l’ultima sillaba che già le mie labbra si erano chiuse su uno dei suoi capezzoli succhiandolo avidamente. Con le mani intanto le avevo afferrato entrambe le natiche e stringevo vigorosamente. Staccai la bocca dal suo seno e la baciai con passione. Le nostre lingue si intrecciarono in un vortice di eccitazione. Sembravamo due assetati che hanno trovato la loro fonte di acqua fresca. Le ficcai un dito nell’ano mentre la spingevo verso il mio sesso turgido ma ancora imprigionato nella sua gabbia di stoffa. “Aspetta – mi disse – non qui, andiamo sul retro.” Entrammo in una porta dietro il bancone e ci trovammo nel retrobottega, un piccolo locale con alcune cassette di frutta e una brandina. Ci buttammo sul giaciglio per consumare il nostro amplesso. Mi tolse la camicia baciandomi sul petto e succhiandomi a sua volta i capezzoli. Io nel frattempo mi ero tolto le scarpe e slacciato la cintura dei pantaloni. Lei completò l’opera aprendo la chiusura a liberando finalmente il mio sesso impennato. Lo impugnò e se lo mise in bocca. Succhiava avidamente dandomi sferzate di piacere. Le sfilai la canottiera afferrandole il seno e ricominciai a tormentarlo con le mani, poi le misi le mani sui lati della testa e cominciai a muoverla su e giù mentre lei teneva sempre in bocca il mio sesso. Mi venne il desiderio di assaporare il suo. La staccai da me, la feci distendere sul letto e le sfilai la minigonna e le mutandine: ai miei occhi si aprì la bellissima foresta nera solcata da una lingua di lava rossa e bagnata. Volli immergere la mia bocca in quel lago a forma di fiore rosso. Mi aprii la strada con la lingua tra gli anfratti della sua caverna di piacere, succhiai il nettare odoroso che mi aveva inebriato quando sulla scala ne avevo sentito l’aroma. Giusi mugolava e mi teneva le mani ben salde sul capo. Leccai, succhiai, rovistai con la lingua finché non mi ordinò, implorandomi, di prenderla. La penetrai dolcemente affondando contemporaneamente il viso nel suo seno immenso. Mi sembrava di essere avvolto completamente da lei, eravamo una sola entità. Cominciai a muovermi dentro di lei affondando la mia verga di carne nelle sue profondità: ogni colpo sempre più forte e sempre più profondo. Aumentai man mano il ritmo assecondando i suoi movimenti e gli incitamenti che mi dava. Il suo ansimare si fece più forte e veloce all’unisono con il mio. Eravamo entrambi madidi di sudore. I nostri respiri componevano una sinfonia ritmata con il cigolio della brandina. Ancora qualche momento ed esplodemmo entrambi nel gran finale: Giusi con un urlo strozzato venne affondandomi le unghie nella schiena e in uno spasmo di piacere io, un attimo dopo di lei, inarcai la schiena e dopo aver dato l’ultimo colpo di reni  estrassi il mio membro dalla sua vulva vibrante per l’orgasmo appena provato. Lo afferrò subito con una mano sostituendola alla vagina e muovendola velocemente. Le venni sul ventre inondandola di caldo umore, poi mi accasciai su di lei, unimmo le nostre labbra e ci abbandonammo esausti al momento catartico che segue l’estasi.

 

 

Un aperitivo al cioccolato

L’acqua calda della doccia scende lungo il mio corpo nudo, mi massaggio delicatamente il corpo col bagnoschiuma. Una profumazione orientale si sprigiona nella stanza da bagno, facendo vagare la mia mente in luoghi lontani,paradisiaci, spiagge bianche,  mare azzurro e giornate piene di sole. Sono rilassata e compiaciuta, mi accarezzo i seni con le mani, massaggiandoli lentamente e delicatamente, scendo lungo il mio ventre piatto e poi dietro suimiei glutei sodi.

Verso sulla mani un altro po’ di bagnoschiuma ed inizio a massaggiarmi i piedi, salendo su per le caviglie, fino alle cosce affusolate.
Il mio corpo è così tonico, la palestra ha un effetto veramente positivo sulla mia forma fisica, non solo per gli attrezzi che uso, ma per gli incontri che faccio e che mi consento un’attività aerobica extra almeno tre volte la settimana. Come mi piacciono gli uomini muscolosi, i bicipiti pulsanti da accarezzare, i pettorali da leccare, le gambe muscolose da cui farsi stringere,i glutei solidi che nascondono il buchetto dell’ano da slinguacciare, i cazzi duri che ti scopano in tutti i buchi e posizioni…. mmm.

Ecco cosa manca sulla spiaggia un bel bagnante moro e abbronzato.

Ho ancora voglia, quanta voglia.
Inizio a sciacquarmi usando l’acqua fredda, i capezzoli sono sempre più dritti e duri, dirigo il getto freddo sulla mia vagina, apro le grandi labbra e inizio a massaggiarmi. L’eccitazione cresce, voglio un orgasmo! Continuo a risciacquare il mio corpo eliminando ogni residuo di sapone. Infilo un ditino nel culetto è aperto e voglioso anche lui, ne infilo un altro e stantuffo un altro po’.

Chiudo l’acqua ed esco dalla doccia, mi asciugo delicatamente ed inizio a prepararmi per la serata, resistendo all’impulso di masturbarmi e arrivare così all’appuntamento con un bel po’ di fame…

Non trascuro alcun particolare: Carlo adora i piedini ben curati, li massaggio con un olio
idratante e rifinisco la manicure con uno smalto rosso brillante, infilo le autoreggenti nere, con il bordo di pizzo alto, proprio come piace a lui,completo l’intimo con un body nero e rosso di pizzo aperto sia sul seno che sulle mie parti basse.

E’ da molto che non ci vediamo e, soprattutto, che non ci facciamo una bella scopata.

Un vestitino a fascia nero mi aderisce completamente al corpo, arrivando a coprirmi fino a metà coscia, stivali di pelle nera coi tacchi a spillo chiodo di pelle e un tocco di profumo… ok sono pronta. Mi specchio e non posso fare a meno di eccitarmi di nuovo, farei perdere la testa a chiunque.

Suona il campanello, chi può essere rischio di fare tardi al mio appuntamento… uff!!!
E’ Tinè, il ragazzo capoverdiano che fa da badante al mio vicino Umberto. E’ un bel ragazzone creolo, prima di venire in Italia faceva l’animatore turistico  in un villaggio, è lì che ha imparato molto bene l’italiano.  Non ci siamo mai parlati, anche se ha un corpo statutario.
Apro la porta: “Ciao”.
“Ciao, avrei finito lo zucchero e Umberto vuole un caffè. Puoi prestarmene un po’?”.
“Certo, ora lo prendo”.

Mi piego verso lo scaffale basso in cucina, sento il vestito che sale scoprendo le gambe e avvolgendo, se possibile, ancora di più il mio sedere.

Sento una mano infilarsi fra le mie cosce e arrivare alla mia fighetta, che era pronta ad esplodere già da un pezzo. Resto in quella posizione, sono già eccitata e disponibile. Sento un dito sfregarmi le grandi labbra ed impregnarsi dei miei umori. Ora gira la mano inducendomi ad allargare le gambe. Infila un dito nella fighetta e poi subito un altro, inizia a stantuffarmi delicatamente  facendomi gemere di piacere. Mi solleva il vestito e con una mano mi spinge la schiena verso il basso, mettendo così in bella mostra la mia fighetta rasata di fresco.
Sento qualcosa di duro poggiarsi sul mio clitoride e strusciarsi contro di esso furiosamente facendomi gemere ancora di più. Mi allarga la fighetta con le mani e lo sento entrare, finalmente! Grosso e duro, entra dentro lentamente, poco alla volta. Inizio ad urlare dal piacere, i suoi movimenti sono lenti e delicati, accendendo in me ancora più desiderio.

Sono al limite del piacere, lo voglio sentire in tutta la sua forza: “Scopami, dai più forte! Fammi tua!!” E all’improvviso i suoi movimenti si fanno più veloci e, cazzo! sento un bruciore improvviso e caccio un urlo di dolore e piacere: “E’ enorme!” Ora sento le sue palle gonfie sbattere contro la mia fighetta accaldata e dolorante. Mi possiede tutta, con forza e vigore, urlo come un’assatanata senza mai riprendere fiato.

Con una mano mi sgrilletto il clitoride e esplodo in un’enorme orgasmo, bagnando tutto quel lungo cazzone coi miei umori.

Esce dalla mia fighetta e risistema quell’enorme pacco nei pantaloni, non dandomi neanche il tempo di poterci giocare un po’.

Si piega, prende lo zucchero e si gira verso la porta.
“Devo andare, il caffè sarà venuto su ormai.”
“Aspetta, io… stanotte posso prepararti un buon caffè se ti và.”
“Verrò a suonare alla tua porta quando rientri” e chiuse la porta dietro di sé.

Sistemo il vestito, un ultimo sguardo allo specchio e mi avvio, Carlo mi sta aspettando, certo dopo questo aperitivo speriamo che la cena sia sostanziosa, male che va c’è lo spuntino di mezzanotte ad aspettarmi…

 

Come si fa?

 

 

Da quel primo orgasmo dentro una panda ne era passato di tempo, i miei compagni di classe mi annoiavano… a mala pena sapevano dove mettere le mani… sgrillettavano la figa come se stessero scrollando il mouse… non parliamo della lingua poi… la ficcavano in gola e facevano avanti indietro: volevano pomiciarmi o soffocarmi?!?!? Mi mancava Roberto mi aveva fatto impazzire con la sua lingua lungo il collo… ogni suo movimento era per darmi piacere, ma non l’avevo più sentito da quella sera, probabilmente non ero abbastanza donna per lui o forse il problema era l’amicizia con mio cugino… chissà…

Io avevo sempre più voglia, spesso mi guardavo allo specchio… nuda… e iniziavo a massaggiarmi i capezzoli turgidi e la fighetta umidiccia, ma non riuscivo a venire… volevo un altro orgasmo, volevo godere, strillare di piacere, sentire il mio ventre esplodere, ma niente.

Un fine settimana si presentò un’occasione inaspettata, i miei genitori e i miei zii furono invitati ad un matrimonio e lasciarono mio cugino, Carlo, a casa per badare alla “piccoletta” della famiglia. Naturalmente sbuffò, aveva altri programmi per il we, ma non ebbe scelta.

Cenammo con una pizza, lui bevve una birra e io una coca cola, verso le dieci della sera mi mandò a letto. io gli avevo proposto di uscire, di andare a ballare, giurai di non dire niente a nessuno, ma non ci fu verso di convincerlo, aveva troppa paura che qualcuno ci vedesse e facesse la spia ai nostri genitori.

Salii in camera mia mi misi a letto, ma non riuscivo ad addormentarmi ero irrequieta, insoddisfatti, sentivo un forte desiderio di godere, misi una mano nelle mutandine e una sul seno, inizia a massaggiarmi pensando a Roberto, avrei dovuto segargli il caxxo o succhiarlo e invece avevo fatto la figura della bambina e non si era più fatto vivo…

Ma come si faceva? Come si faceva godere un uomo? L’avevo preso in mano ai miei compagni di classe, ma erano dei ragazzini, due menate e venivano. lui,invece, era un uomo…

Decisi di chiedere a mio cugino, tolsi il pigiama ed infilai un vestitino bianco, con le bretelline, non era molto scollato, ma si distinguevano chiaramente i capezzoli dritti come chiodi. Era corto, di solito lo indossavo con i leggings, ma non avevo voglia di metterli, mi copriva di poco il kuletto. Mi massaggia la farfallina con il vestito, il tessuto era leggermente ruvido, mi eccitai ancora di più e un po’ di liquido mi scese fra le gambe bagnando il vestito.

Scesi di sotto, Carlo stava guardando la tv e bevendo un altra birra, non distinguevo le immagini, ma sentivo ansimare, mi avvicinai stava guardando un porno. I suoi pantaloni erano tirati giù, la mano destra massaggiava il suo caxxo. Non era grande come quello di Roberto, ma era più grosso, più tozzo. Lo accarezzava su e giù ora lentamente ora velocemente, ansimava. Mi avvicianai lentamente per non farmi sentire. Guardai lo schermo della Tv: una tipa tutta nuda con delle enormi tette aveva inghiottito un caxxo enorme e si muoveva con la bocca avanti indietro, l’uomo le teneva una mano dietro la testa e accompagnava il movimento rendendolo sempre più veloce e infilando il caxxo sempre più in fondo.

Era così eccitante, tirai giù una spallina del vestito e mi strinsi un capezzolo fra le dita, l’altro mano sotto a cercare la fighetta bagnata. Inizia a massaggiarmi e a godere guardando quella scena in tv. Mi ero talmente eccitata da non accorgermi che Carlo mi aveva visto e si era girato verso di me. Continuava a masturbarsi guardandomi godere. “Perché non vieni qui vicino a me? In due si gode meglio.” Mi misi seduta sul divano, ero diventata tutta rosso per la vergogna. “Vuoi un goccio di birra?” Bevvi un paio di sorsate. La mano di Carlo si infilò fra le mie cosce. ” Hai un bel vestitino, vediamo cosa c’è qua sotto… è tutta molla. Ti piace giocarci?” “Si” risposi con un filo di voce. “Che belle tette grosse cuginetta. Mi sono fatto tante di quelle seghe pensando ai tuoi capezzoli duri… Bevi un altro po’ rilassati” Con la lingua iniziò a leccarmi i capezzoli, si muoveva avanti e indietro velocemente, mi leccava con avidità, poi iniziò a succhiarmelo prima lentamente e delicatamente poi sempre più avidamente. La sua mano intanto accarezzava le mie grandi labbra, insinuandosi piano piano attraverso la fessurina. “Posso continuare?” “Si” non sapevo dire altro “Voglio godere, fammi godere, voglio venire”. “D’accordo” disse “abbiamo tutta la notte, ti farò impazzire di piacere. Sei vergine o ti sei fatta già fottere?”

“Sono vergine, non ho mai fatto un pompino, come si fa?”

“Davvero? Non si direbbe!!! Ah!Ah! Ah!”

“Stronzo, non c’è niente da ridere! Insegnami!”

“Che cuginetta puttanella!! Vieni mettiti in ginocchio sul mio fianco, ora piegati e lasciati guidare. Apri la bocca troietta e ingoialo” Mi spinse la testa su e giù con la mano, delicatamente, mentre con l’altra mano mi ha alzato il vestitino iniziando a massaggiarmi la fighetta. Grondavo, ero bagnatissima, inizia a ingoiare il cazzo sempre più velocemente e in profondita. carlo mi tolse la mano dalla testa, infilandola sotto un mio seno e tirando un capezzolo. “Si, così, brava che pompinara nata che sei!” Ad un certo punto tirai su la testa e urlai di piacere, avevo avuto un orgasmo violento, chiusi istintivamente le gambe, ogni contatto mi faceva impazzire di piacere. “Continua a succhiare!”Con la mano Carlo mi rinfilò il cazzo in bocca. Continuai a spompinarlo, mentre con una mano lui si accarezzava le palle!!! All’improvviso venne, mi riempì la bocca di calda sborra, era amara, non mi piaceva, aprì la bocca per sputarla. Carlo mi infilò tre dita in bocca raccolse la sua sborra e me la spalmò sulle guance, sul collo e sul resto del viso. “Non male come prima volta, ma hai ancora da imparare, lavati e torna qui” Feci come mi disse, la sua sborra era appiciccosa,  mi ripulii con cura e rimisi a posto la spallina del vestito. Tornai di là, mi fece sedere sulle sue ginocchia, mi tirò giù le spalline scoprendo i seni, mi passò una birra “Vedi, quella si che sa fare un gran pompino! Lecca le palle e il caxxo, con la lingua arriva fino al buchetto del kulo” “Che schifo” dissi. “Scommetto che fra un po’ lo farai, hai la stoffa della troietta, il caxxo ti piace troppo. Hai i capezzoli già duri” “La vuoi smettere di dirmi troia ecc ecc?” dissi alzandomi e mentendomi a sedere al suo fianco. “No” disse sdraiandomi con una mano e versandomi della birra gelata sulle tette, gemetti e iniziò a succhiarmele velocemente passando dall’una all’altra voracemente. Le stringeva con vigore, le leccava. Ad un certo punto scese giù e iniziò a passarmi la lingua sulla passerina, sorseggiava la birra e leccava. Il clito si fece duro ci giocava con la lingua come aveva fatto coi capezzoli, leccando voracemente. Il mio respiro si faceva sempre più affannoso, inizia a muovere il bascino su e giù, gli misi una mano sulla nuca, volevo che la sua lingua continuasse a leccarmi. “Sto per venire” gridai. Smise di colpo e si tirò su “Vuoi che continui? Vieni qua e leccami il caxxo, guarda come è di nuovo grosso e duro. Leccalo e leccami le palle. Così, brava, lecca o si succhia le palle, ora scendi con la lingua, così lecca lì e avvicinati giù piano verso il culetto” “No” dissi “mi fa schifo” “Fallo troia vedrai che ti piacerà, poi ti lecco tutta quella fighetta calda e ti faccio urlare di nuovo. Lecca, non vuoi imparare a fare un bel pompino per Roberto?” “Rimasi senza parole” “Muoviti, fa come ti dico, lo saprò quello che gli piace fare e farsi fare” Mi guardò con un sorrisetto compiaciuto “Non vorrai fare di nuovo la figura della santarellina…” Mi misi in ginocchio davanti a Carlo presi il caxxo fra le mani e inizia a massaggiarlo per farlo indurire per bene, lo misi in bocca e lo ingoiai tutto fino alle palle sue giù, bagnandolo tutto con la mia saliva, afferrai la base stringendola nel mio pugno e continuai succhiando il glande come se fosse il calipso. Scesi con la lingua leccando il frenulo avidamente, scesi con la lingua lungo tutto il caxxo e ingoia prima la palla destra e poi la sinistra, tirandole leggermente con la bocca, come se volessi ingoiarle. Leccai sempre più giù, finchè con la lingua non sono arrivata al buchetto del kulo. Passai la lingua tutto intorno a lungo e poi la infilai leggermente nel buchetto slinguettandolo. Con calma sono risalita su continuando a spompinare il caxxo. Tenevo la base fra le mie mani, massaggiando con i pollici le palle e con i palmi la base. Le mie mani si bagnavano con la mia saliva che colava giù dal quel bel caxxone duri. Ero eccitattissima, Carlo aveva ansimato e goduto tutto il tempo, dicendomi che ero brava che lo facevo impazzire dal piacere. “Ora ti faccio godere io” disse. Mettiti sul divano a carponi, abbassa la schiena , così tieni la fighetta all’aria bella aperta. Brava così a pecorina, Però che bel culetto sodo che hai, come vorrei spaccartelo tutto” Mi diede due schiaffetti sulle chiappe e mentre le massaggiava me le allargava scoprendo la fighetta. “La prossima volta te la radi, come quella in tv, agli uomini piace senza peli, si lecca meglio”. Ad un certo punto sentii qualcosa di bagnato e freddo strusciarmi su e giù. “Cos’è?” “E’ la bottiglia della birra. Ti sto accarezzando con la bottiglia, ti piace?” “Si, è piacevole” mise via la bottiglia e iniziò a massaggiarmi con le dita, infilando dentro un dito “E’ veramente stretta, così Roberto non t’ha scopata mai? Ora te la sdidalino un po’.Ecco il succo, ora è più buona da leccare” La lingua si infilò dentro le grandi labbra, leccando le piccole, il clito si fece duro… lo sgrillettava con la lingua, leccando voracemente . ad un certo punto inizò a succhiarlo con le labbra. Urlavo di piacere e ansimavo. Le mie tette strusciavano sul divano di pelle, misi sotto le mie mani per stringerle e godere di più. Carlo iniziò a leccarmi una chiappa, mi sputò nel buchetto del kulo. Mi misi una mano sulla fighetta bagnata e continuai a massaggiarla urlicchiando e godendo. Sentii un dito farsi strada nel culetto, era stretto mi fece male all’inizio e poi iniziò a piacermi. “Bene, bene che bel buchetto”. Carlo mi infilò il pollice e l’indice nella fighetta e il medio nel culetto. Mi pompo’ così per diversi minuti, schiaffeggiandomi la chiappa destra. Urlai con tutto il fiato che avevo in corpo, ebbi un altro orgasmo. Poi un altro urlo, mi aveva morso il culetto. “Godi troia, godi”. Ero sfinita mi stesi lunga sul divano e mi addormentai con l’impressione che la mia iniziazione era appena cominciata e che avrei goduto ancora molto.

Il mio primo orgasmo

 

 

 

Il mio primo orgasmo, seduta nel sedile posteriore di una panda.

Ero poco più che una bambina, le tette già grosse, una terza abbondante,

saltavano fuori da una magliettina scollata, invitanti, tonde e sode. Indossavo

un paio di jeans, non avevo ancora intenzione di lasciarlo giocare con la mia

farfallina. Meglio un paio di jeans avevo pensato, capirà che lì è off limits.

Ai piedi un paio di sandali nove cm di tacco a spillo, nere di pelle lucida.

Lui molto più grande di me, già così uomo, già così vissuto. Capelli scuri,

ricci, barba leggermente incolta…

Sono seduta sul sedile posteriore, siamo andati in un posto isolato. è seduto

accanto a me sento il suo respiro sul mio collo, mi guarda dritta negli occhi e

inizia a baciarmi il collo, prima lo sfiora con le labbra e poi inizia a

leccarlo con la lingua, colpetti leggeri e poi leccate sempre più profonde ed

intense. Il mio respiro cresce e diventa sempre più corto, mi piace voglio che

continui ancora e ancora  la sua mano scivola dal mio collo alla mia tetta,

tira in giù la maglietta scoprendo un reggiseno nero di pizzo, con l’altra mano

si infila sotto la maglietta, corre lungo la schiena e mi slaccia il

reggiseno.

Ora può liberare la tetta e iniziare a giocare con il capezzolo… lo afferra

fra due dita e lo stringe. Per un attimo sento dolore, ma poi l’eccitazione

prende il sopravvento. Sono nelle sue mani, nn capisco più nulla, fino al

giorno prima giocavo con le bambole ed ora mi ritrovavo fra le braccia di un

uomo che giocava con il mio capezzolo e il mio collo… ero proprio io?

In un attimo si è staccato dal mio collo e mi ha sfilato la maglietta e

scaraventato via il reggiseno, la sua bocca si fionda sulle mie tette, le lecca

le mordicchia tira i capezzoli con le dita ed io inizio ad urlare dal piacere,

la sua mano scende ancora di più … vuole la mia figa.

Io stringo le mie gambe, non voglio   ancora no, ma  fra le cosce mi sento

tutta bagnata, fradicia zuppa.

Allora continua a giocare ancora con le mie tette facendomi ansimare di

piacere e urlare stringe i capezzoli sempre più forte urla di dolore e di

piacere si mescolano ormai non capisco pià nulla voglio godere sempre di più.

La sua mano insiste fra le mie cosce, mi slaccia i jeans e si infila con dito

nelle mie mutandine. “Sei tutta bagnata troietta, lasciami fare…” inizia a

sfregare il clitoride, godo sempre di più, ogni mia resistenza è ormai vinta,

lo lascio fare mi sfila i jeans e le mutande, sono nuda ora… inizia a

massaggiarmi la figa sempre più forte sempre più violentemente.

Mi accorgo che mi guarda e sorride, o è un ghigno di soddisfazione. non riesco

a trattenermi e urlo con tutto il fiato che ho in corpo è come se una violenta

esplosione mi fosse esplosa fra le cosce, la sua mano è fradicia, fradicia del

mio liquido.

“Hai goduto, vero?” si avvicina la mano alla bocca, mentre con l’altra si

masturba il cazzo che ha tirato fuori dai pantaloni. Se lo sega mentre lecca il

mio liquido, pochi minuti e viene, un getto di sperma caldo esce dal suo cazzo

e finisce sul vetro. “Lo vedi? è tutta colpa tua…  Rivestiti, ti riporto a

casa”.

 

Le ripetizioni di letteratura

 

Ero arrabbiato con mia moglie. Ancora una volta mi aveva coinvolto senza dirmi nulla. E non era la prima volta che succedeva. Mia moglie è specializzata nel promettere miei favori alle persone. Se qualcuno va a chiederle che io faccia qualcosa lei accetta per me senza dirmi nulla, così io mi trovo impegnato a mia insaputa. Questa volta si trattava di dar ripetizioni di italiano alle due figlie della nostra portinaia. Le due ragazze avevano rimediato un debito in italiano e la madre aveva chiesto a mia moglie se io avessi potuto dare loro qualche ripetizione. Mia moglie aveva ovviamente accettato con entusiasmo assicurandole che anche io sarei stato felice di farlo e mi trovai coinvolto in una serie di lezioni da tenere un paio di pomeriggi la settimana per tutto il mese di luglio. E così il lunedì successivo alle 15 si presentarono le mie due allieve, Naomi ed Ester  che frequentavano la stessa classe perché Ester, la più grande, aveva perso un anno. Erano davvero carine, piccole, more con una frangetta sbarazzina che incorniciava un visino delizioso. Sembravano gemelle, si somigliavano in tutto, anche nel fisico, minuto ma fornito di un bel seno abbondante che notai sotto la candida maglietta che lo ricopriva.   Durante la prima lezione mi resi subito conto che il loro livello di preparazione era davvero bassissimo. Feci fare loro un tema che poi leggemmo insieme, non c’era una frase scritta correttamente! Visto che ormai ero in ballo decisi di fare le cose seriamente e quindi dissi loro di venire ogni giorno per tutto il mese. Facemmo una settimana di temi a ripetizione per cercare di migliorare un po’ l’esposizione e l’ortografia. La seconda settimana decisi di  far leggere loro ogni giorno un brano da commentare. Alle 15, come al solito, si presentarono a casa mia. Notai subito un cambiamento: entrambe indossavano un paio di pantaloncini cortissimi e una canottiera bianca abbastanza larga da lasciare vedere benissimo che sotto non indossavano reggiseno. Ebbi il mio bel da fare per non cadere continuamente in tentazione e guardare le loro bellissime mammelle che sembravano voler saltare fuori ad ogni minimo movimento.  Anche il secondo giorno si presentarono puntuali e vestite come il giorno prima. Si sedettero al tavolo di studio posizionandosi una alla mia destra e l’altra alla mia sinistra. Cominciammo a leggere da un unico testo che tenevo davanti a me. Poiché il libro da cui leggevamo era unico si avvicinarono a me unendo le loro sedie alla mia, mettendo un braccio dietro di me per vedere meglio il libro al centro. Io tenevo le mie braccia in grembo sotto il tavolo e sentivo il contatto dei loro seni appoggiati alle mie braccia. Mi sentivo un po’ a disagio ma non mi mossi continuando a leggere. Al termine del brano chiesi loro di spostarsi con le sedie mettendosi di fronte a me e di dirmi  cosa avessero capito di quello che avevamo letto.  Si misero sull’altro lato del tavolo e mentre la più grande iniziava a parlare, la più piccola si mise in ginocchio sulla sedia poggiando mi gomiti sul tavolo. Attraverso la scollatura della maglietta vedevo il suo seno nudo e i capezzoli. Prestai poca attenzione a quello che diceva la sorella. Quando la prima ebbe finito di commentare, iniziò a parlare l’altra mentre anche Ester assumeva la sua stessa posizione. Adesso avevo due bellissimi seni da guardare e l’attenzione per quello che dicevano era nulla, guardavo solo senza sentire nulla. Finalmente quella lezione finì e ci demmo appuntamento al giorno successivo.  Per la terza lezione dissi alla grande di sedersi di fronte a me e scrivere una relazione su quanto avevamo letto il giorno prima mentre l’altra si mise al mio fianco per leggere un altro brano. Questa volta misi io il mio braccio sullo schienale della sua sedia alla mia destra mentre lei si accostava a me per leggere. Dopo qualche minuto che leggeva feci scivolare la mia mano dallo schienale alla sua spalla. Non disse nulla continuando a leggere. Dopo qualche minuto Naomi cambiò posizione poggiando un braccio sul tavolo, io allora feci scivolare la mia mano sotto la sua ascella sfiorando con le dita la sua mammella. Mi feci più audace e le diedi un leggero pizzicotto sulla mammella che avevo sfiorato. Non disse nulla. Infilai una mano nell’apertura della canottiera e le afferrai il seno. Lo racchiusi nella mia mano e rimasi immobile, tenni la mano in quella posizione fin quando finì di leggere il brano. A quel punto si alzò in piedi cedendo il posto alla sorella. Anche Ester si posizionò seduta alla mia destra e iniziò a leggere ed io ripetei l’operazione che avevo fatto in precedenza con la sorella toccandole il seno. Anche lei non disse nulla e lasciò che la palpeggiassi fino alla fine del brano. Terminammo la lezione e prima di andarsene mi salutarono entrambe con un bacio sulla guancia lasciandomi solo con il mio membro eretto stretto nei pantaloni. Attesi con ansia l’inizio della quarta lezione. Puntuali come i giorni precedenti le due ragazze bussarono alla mia porta: indossavano entrambe un corta gonna e la solita canottiera. Come il giorno precedente dissi ad una di scrivere la relazione mentre l’altra avrebbe letto un brano. Fu a quel punto che Naomi mi disse “Professore, poiché ho difficoltà a leggere, le spiace se mi siedo sulle sue ginocchia?” Annuii e la ragazza si sollevo la gonna per non sedercisi sopra e poggiò le nude membra sulla mia gambe. La sorella intanto si era posizionata di fronte a noi, in ginocchio sulla sedia e scriveva tenendo i gomiti poggiati sul tavolo. Praticamente dalla scollatura vedevo le due mammelle nude penzolare. Attraverso la leggera stoffa dei pantaloni sentivo il sesso caldo della ragazzina poggiato sulle mie gambe. L’erezione fu immediata. Il mio membro premeva contro le natiche di Naomi che continuava a leggere tranquilla. Non resistetti più di tanto e le infilai le mani sotto la gonna accarezzandole le cosce lisce, poi feci risalire le mani verso il suo ventre. Ebbe un sussulto. “Mi fa il solletico” mi disse.   “Scusa, non volevo, – risposi imbarazzato – smetto subito.” “No, no tenga pure la mano, se vuole, mi fa piacere.” Intanto Ester aveva interrotto la scrittura della relazione e mi guardava con un sorriso sfrontato. “A mia sorella piace essere accarezzata, professore, a me invece piace accarezzare.” Ero sbalordito e colto di sorpresa dalla sfrontatezza delle due ragazze. Decisi di stare al gioco. “E cosa ti piace accarezzare?” le dissi. “Beh mi piace accarezzare i ragazzi o anche mia sorella.” “E cosa ti piace accarezzare dei ragazzi?” le chiesi conoscendo già la risposta. Infatti mi disse “Professore non faccia l’ingenuo, lo sa cosa piace farsi accarezzare  ai ragazzi. Ce l’hanno sempre duro e come lo tocco un po’ mi vengono in mano.” Ero sbalordito dalla sfacciataggine della ragazza. Continuò “Recentemente poi ho imparato una cosa nuova che mia sorella non conosce ancora. Se vuole le mostro cosa so fare. “ “Fammi vedere allora” le dissi. Si avvicino a noi e fece alzare Naomi dalla mie gambe, poi si mise in ginocchio davanti a me e disse alla sorella più piccola di fare lo stesso. Mi sbottonò i pantaloni ed estrasse il mio membro eretto. “Guardi cosa ho imparato a fare – mi disse – so che ai ragazzi piace molto.” Così dicendo si infilò il mio pene in bocca e cominciò a leccarmelo. Continua a leggere Le ripetizioni di letteratura

[ CONCORSO 2013 ] – La Rossa

Rammento che tutti i miei racconti sono veri, situazioni e nomi compresi. Liberissimi di non credermi…
Su un noto socialnetwork ho conosciuto Paola. Ci siamo scambiati il nostro indirizzo di posta e successivamente il telefono. Lei, sposata con un notaio, senza figli, abita a in una città a pochi  chilometri da me. Iniziamo la nostra frequentazione virtuale, nel mondo dove puoi dire tutto, fare tutto…metterti a nudo, sicuro e protetto dallo schermo di un PC. Mi racconta del marito che ama e che l’ama ma, preso dal suo lavoro, la trascura mentre lei a 43 anni si sente ancora nel pieno della vita. Certo le assicura un tenore di vita elevato ma, mi dice, che non si vive di solo pane…e per questo ha iniziato a conoscere persone nuove anche se solo virtualmente. Mi racconta che il PC portatile regalatole dal marito e Internet le hanno aperto un mondo nuovo. Ha iniziato con la navigazione in siti porno e di racconti erotici, spesso riconoscendosi nelle fantasie delle protagoniste  e che mi ha contattato per curiosità a causa del mio nick. Iniziamo un fitto scambio di mail, mi confida le sue fantasie…io le mie…decidiamo di incontrarci per il solito caffè. Ci vediamo di mattina in un anonimo bar della sua città. E’ bella, alta, formosa, solare ma soprattutto è Rossa, come non ne avevo mai viste…di quelle dai riccioli rossi, con le lentiggini sul viso e sul decoltè. Dice di trovarmi simpatico che con me riesce ad aprirsi…facciamo un giro in macchina facendomi giurare che non la sfiorerò. Nel tepore dell’auto mi confida che ha tre desideri che vorrebbe realizzare: fare l’amore con due uomini contemporaneamente di cui uno negro e mostruosamente dotato, fare la puttana in un albergo e incontrare una coppia con lei bisex. Le dico che se vuole posso realizzare i suoi desideri, nel rispetto della persona e della privacy dicendole il mestiere che faccio e spingerla a fidarsi di me…cosa che avviene. Le racconto cosa vorrei fare per realizzare i suoi desideri e noto che le guance diventano rosse e inizia a muoversi sul sedile stringendo e allargando le gambe. Le chiedo se è eccitata, mi risponde di sì…le tocco un ginocchio…si ritrae…le dico che se dobbiamo scopare seppure con altri prima o poi la dovrò pur toccare…si rilassa. Inizio a massaggiarle il ginocchio..poi la coscia infilando la mano sotto la gonna fino ad arrivare alla sua fica che inizio a massaggiare seppur coperta da collant e mutandine…Le prendo la mano e me la porto sul pacco. Dapprima timidamente poi con maggior vigore inizia a massaggiarmelo. Mi sbottono, abbasso lo slip e salta fuori come una molla…lei sgrana gli occhi dallo stupore..me lo impugna e inizia a segarmelo. Le prendo la testa, la faccio piegare e le dico che voglio un anticipo…(fortuna che siamo in un posto isolato). Mi dice che non l’ha mai fatto, io le rispondo che è ora di incominciare visto anche ciò che dovrà affrontare per soddisfare i suoi desideri e dapprima solo con la lingua poi con le labbra inizia a succhiarmelo. La sua inesperienza si vede e…si sente (con i denti), ma gradualmente le dico come fare e sempre gradualmente viene fuori un talento naturale. Se lo succhia, se lo lecca come un calippo…se lo ingoia…mentre io scosto collant e mutandine e seppur a fatica inizio a sditalinarla…Inizia il suo su e giù, stringendo le labbra quando scende e risucchiando quando risale…il trattamento dà i suoi frutti e dopo un pò le riempio la gola di sperma…Lei fà per ritirarsi ma le spingo la testa sul cazzo obbligandola a ingoiare tutto. Quando ha finito si rialza..ha il viso sconvolto..-Mi è piaciuto-, mi dice, -anche se ora ci vorrebbe altro, ma non posso trattenermi, devo correre a casa…ma tu organizzami una mattina di fuoco al più presto possibile, mi raccomando-. -Tranquilla le dico, al più presto avrai mie notizie…-. Ci salutiamo con un bacio.

Prima di realizzare i tuoi desideri voglio averti prima da solo perchè, per ciò che ho in mente, dopo non sarai più la stessa. La mia proposta non ammetteva repliche e ci incontrammo a casa sua in una giornata che il marito era fuori città per lavoro, mi accolse con una gonna sopra il ginocchio, calze nere sorrette da reggicalze, camicetta a fiori che a stento conteneva le sue tettone. Mi offrì da bere sedendosi sul divano accanto a me, presi a carezzarla le gambe, ancora un pò irrigidita mi lasciò fare, finchè arrivai al suo nido che trovai caldo e umido. Sembrò sciogliersi e prese a massaggiarmi il cazzo sopra il pantalone, mi sbottonò e inizio a spompinarmi, oramai aveva imparato come fare e la sua lingua saettava lungo l’asta leccandomi anche i coglioni. La stesi, le sfilai le mutandine e presi a leccarle la fica, era dolce, succosa e più leccavo più si bagnava, le presi il clito tra le labbra succhiandoglielo come un piccolo cazzo. Iniziò a dimenarsi – o cazzo…che bello…succhiami…fammi godere – le infilai due dita mentre leccavo e lei partì per il primo orgasmo. Senza darle il tempo di riprendersi le alzai le gambe e la infilzai in profondità finchè non sentii il collo dell’utero sotto la mia cappella. La pompai in velocità, dando bordate sempre più forti e profonde – daiiiii…di più….scopami…spaccami…fammi sentire una zoccola…sono una zoccola, la tua zoccola….fammi godere…godooooo….vengooooooo – me la scopai per una mezz’ora senza darle il tempo di riprendersi da un orgasmo all’altro finchè anche io, la limite, le sborrai dentro tutto il mio succo…- AHHHH…come sei caldo….ti sento tutto…riempimi….che bello…come godo…ancora un pò daiiiiiii…vengo di nuovo…. – Dopo gli ultimi colpi ci stendemmo su letto, rilassati a coccolarci. Ci misi poco per riprendermi, del resto con una donna del genere ci vuole veramente poco. Iniziai a titillarle i capezzoli che si indurirono subito e che presi subito a succhiare impastandole le tette con le mani. Ricoprivo di baci la sua bocca, il viso, dietro le orecchie, scendendo sul collo e risalendo. La portai di nuovo al massimo della eccitazione tanto che riapri le gambe per accogliermi di nuovo. Sprofondai in lei come un coltello caldo nel burro, era bagnatissima anche a causa dei precedenti orgasmi e presi a pomparmela di gusto. Ora però volevo assaggiare il suo culetto che tanto mi faceva impazzire, tenendola distesa le alzai le gambe e con la cappella iniziai a titillarle il buco del culo, alternando leggere penetrazioni a raccolta dei suoi succhi per lubrificarla bene..-Fai piano – mi disse, – è la prima volta – Fui delicatissimo come al mio solito, lasciai passare la cappella faceldola abituare alla intrusione, poi presi a fare dei leggeri movimenti avanti e indietro, sentendola di volta in volta sempre più ricettiva. Nel frattempo lubrificavo l’asta con la saliva e i suoi succhi che raccoglievo dalla fica, finchè il mio cazzo riuscì a scorrere per bene. Mi accorsi che non le facevo male…aveva una dote naturale a prenderlo dietro. Iniziai a pomparmela alternando colpi in fica e nel culo, lei si dimenava in preda ai continui orgasmi, quando la inculavo le infilavo un pollice in fica e quando me la scopavo le mettevo un dito nel culo. Questa sorta di doppia penetrazione la fece esplodere in un potente orgasmo, il suo corpo sembrava scosso dalle convulsioni, le sue tette ballavano, il viso era di un rosso acceso, le tappai la bocca con un bacio quasi a raccogliere il suo piacere dentro di me. Infine si accasciò quasi senza forze mentre continuavo a pomparla – basta -, mi disse – non ne posso più, lasciami abituare, non ho mai goduto così intensamente -. Mi sfilai con l’uccello ancora duro, mi stesi, le presi la testa e le guidai la bocca sul mio cazzo. Prese a succhiarmelo come le avevo insegnato, le dissi di farlo più velocemente, lei obbedì, andava su e giù con la testa sempre più velocemente, finchè sentii la sborra montarmi dai coglioni, la bloccai e le scaricai in bocca tutto il mio succo. Lei tentò di divincolarsi come la prima volta, ma non glielo permisi, anzi, le turai il naso costringendola ad ingoiare tutto. Stanco e soddisfatto ci fumammo una sigaretta con lei accoccolata sul mio petto. Mi chiese – come hai intenzione di realizzare le mie fantasie? – Le risposi: – Per fare la puttana ho un amico che gestisce un albergo, prendiamo una camera lì, metto un annuncio per reperire maschi, decidiamo il giorno e ti regalo la tua giornata da vera puttana, ovviamente dovrai dargliela anche al mio amico. Per la coppia con lei bisex, nessun problema, ho una coppia di amici ospitali e per il Superdodato ne conosco uno ma è pericoloso.- Perchè?- mi chiese, -perchè è dotato in modo mostruoso e poi una volta iniziato non si ferma davanti a niente, quindi eventualmente devi decidere prima fin dove vuoi arrivare perchè se è vero che i limiti non li supera è anche vero che se decidi di prenderlo e dove prenderlo poi devi farlo perchè un colosso del genere non posso fermarlo.- -E’ un mio desiderio farlo con un superdotato e comunque se mi sarai vicino credo di riuscire a farlo e poi se ci passa un bambino credo ci passa un cazzo no? Il culo però no, almeno per il momento…quello lo prenderai tu insieme a lui, per il resto seghe, spagnole, pompini e penetrazione in fica-. Ci lasciammo con la promessa che ci saremmo rivisti presto. Continua a leggere [ CONCORSO 2013 ] – La Rossa

Piacevole Sorpresa

Ciao due settimane fa mi è successo una cosa molto eccitante.
Sono a casa sotto la doccia, erano le 23 ed un certo punto sento suonare il campanello, esco di corsa e mi infilo qualcosa mi sembra una camicia di quelle lunghe. Apro la posta e mi trovo davanti marco il mio vicino di pianerottolo, scusa se ti disturbo ma mi è venuta una voglia di scoparti tutta.
Cosa? Sì dai che so che ti piace certe paroline. Allora dato che in doccia mi aveva interrotto mentre mi stavo masturbando io gli dico che non sarà così facile, mi doveva far eccitare di nuovo.
All’inizio non era molto a sto agio lo faccio entrare in salotto e gli dico di sedersi per terra, lui lo fa’,io intanto mi sono messa davanti a lui con le gambe divaricate ma in piedi. Incomincio a toccarmi le gambe una carezza lenta che sale fino al clitoride, per eseguire dei movimenti circolari e lenti, lui mi sta a guardare con la bocca aperta, io continuo fino a che non vedo un pò di imbarazzo negli occhi di marco, allora gli chiedo se sta comodo ma lui mi dice che lui era comodo ma che il sto cazzo incominciava a stare stretto chiuso nei pantaloni.
Allora svestiti,non se lo fece ripetere una seconda volta,con un gesto veloce e sicuro si sfila i jeans e li butta via e così anche con gli slip, mentre si massaggiava l’arnese io continuavo la mia esplorazione di me. Marco mi ferma la mano con fare sicuro e mi dice che ci penserà lui a me e alla mia fica. Continua a leggere Piacevole Sorpresa

Travestimenti: la crocerossina

io ancora vestita da infermiera.lui ancora col dito nella MIA FIGA MI FA GEMERE, OH SÌÌ STUZZICA IL CLITORIDE AH ANCORA IL DITO SI MUOVE CON SAPIENZA, POI SI AVVICINA AL SENO PER MANGIARLO CON AVIDITÀ, MENTRE IL CAZZO DURO SI INFILA DENTRO IN FIGA E ESCE,GIÙ SÙ LA BOCCA SULLE TETTE MMMM MI PIACE MENTRE GLI ALTRI SI ACCOPPIANO NOI CI SPOSTIAMO IN UNA STANZA, UN LETTO GRANDE, CON LACCI E VIBRA, PALETTI, FRUSTE, C’È L’IMBARAZZO DELLA SCELTA, LEGO LUI AL LETTO, I POLSI IN MODO CHE IO POSSO FARGLI DI TUTTO. Gli prendo il cazzo lo lecco tutto, dalle palle,belle rasate alla cappella dove lo ciuccio con vigore lui a un gemito ah sììì mi dice che gli piace che sono una pompinara una troia o sììì io sono bagnata. Poi il mio dito mentre la bocca è impegnata sul cazzo, si infila nel buchino del sedere del bel maschione, ricordate, lui è legato,io mascherata ah la sua goduria mi piace mentre con delicatezza infilo il dito mi tolgo il cazzo dalla bocca, e lo guardo gli piace, tolgo il dito,con l’altra mano e mettendo la figa in faccia, quasi, all’uomo, mi passo il dito in mezzo alle grandi labbra. Oh gemo sì entra nella figa l’uomo mi chiede di fermarmi perché vorrebbe che lo liberassi dai lacci, e così faccio. Bene troia ora ti sistemo io quella bella figa e quel culetto. Mi lega al letto, le mani, come io ho fatto con lui, per poi prendere un frustino per darmelo con piccoli colpi sul clitoride. Mmmm sìì ancora ma non si sofferma con il gioco, appoggia la frusta e preme in bocca un capezzolo, ci gioca con la lingua, lo morde, mentre un dito continua a solleticare il clitoride mmmm sì alzo il bacino x fargli capire che lo voglio, sentire dentro ma lui non è della mia stessa idea. Prende un vibra, bello grosso, e luogo, sarà stato 25 cm, me lo mette in bocca,(mi sto bagnando) lo bagno tutto, ciuccia gatta, sù dai fammi vedere come sei affamata,mmmm sì , continuo a gemere e allargo le gambe perché sapevo cosa,e dove voleva mettere quell’ affare,dentro di me in figa, mentre me lo infila in figa entra un ragazzo ci guarda mentre io miagolo di puro piacere oh sì il vibra lo muove sù giù, dentro fuori ancora la figa è stra bagnata io che vorrei il cazzo e non plastica, il ragazzo che guardava intanto si avvicina e si fa una sega vicino alla mia faccia, mmmm sì il vibra si toglie e lui ci appoggia la bocca ah sìì che sensazione sì lecca lecca la figa il clitoride ancora mentre l’altro mi slega le mani, per poi mettere il suo cazzo in bocca ah gli esce un gemito dalla bocca io con la bocca piena e la figa divorata dall’altro me la godo mi bagna anche il sedere si fermano tutti e due x farmi alzare uno si sdraia sul letto, io a cavalcioni infilo il cazzo duro il figa l’altro mi palpa i seni, metre cavalco oh sì mi stimola il clitoride mi piace sì mi alzo e affondo sul cazzo sempre più veloce con lussuria mi metto il vibra in bocca e agli uomini piace, quello sotto di me viene con un grido mentre l’altro mi mette a 90 e infila il suo unto di vasellina in culo lo muove dentro e fuori mi piace sì ancora mi sbatte l’altro mi stuzzica il clitoride e la figa con le dita ne infila 2 o 3 in figa e comincia a seguire lo stesso ritmo del cazzo nel sedere. Dentro fuori più volte fino a farmi venire insieme al cazzone che è infilato nel culo….
piaciuta?

By: Rosi Pagani

La collega che non ti aspetti

Nell’azienda dove lavoro su un totale di circa venti persone ci sono solo due donne, entrambe in amministrazione. Sarà perché siamo tutte persone educate o perché lavoriamo insieme da tanti anni ma nessuno ha mai fatto allusioni o proposte o le ha mai importunate minimamente. Eppure sono molto carine anche se diverse l’una dall’altra. Una si chiama Livia ed è una quarantenne bruna formosa, veste sempre abiti attillati, con profonde scollature che mettono in risalto il suo seno prosperoso, l’altra, Ornella, ha qualche anno in più, è minuta, bionda, occhi azzurri e preferisce indossare minigonne vertiginose e pantaloni a vita bassa. A dire il vero, nei primi tempi in cui lavoravamo insieme, spesso lo sguardo mi cadeva nella scollatura della prima o mi capitava di guardare le cosce nude della seconda o addirittura il perizoma che faceva capolino dal di dietro dei pantaloni. Ma col tempo non ci ho fatto quasi più caso e la vita lavorativa è trascorsa tranquilla per molti anni. Un’altra cosa che le distingue (oltre al fatto di essere le sole due donne) è che abitano vicino all’ufficio, mentre noi maschi veniamo tutti dal capoluogo distante una trentina di chilometri dal lavoro. In realtà la mia azienda era nata nel capoluogo e poi si era trasferita in provincia approfittando dell’opportunità di avere una sede più ampia a prezzo vantaggioso nella nuova Zona Industriale. Quindi i vecchi dipendenti venivano tutti dalla zona della vecchia sede, mentre loro due, le ultime assunte, sono del posto. Stare in una nuova Area di Sviluppo Industriale ha anche qualche svantaggio legato soprattutto alle insufficienti infrastrutture tra cui la centralina telefonica che spesso va in tilt lasciando le aziende della zona isolate dal mondo. Uno di questi black out si verificò proprio un giorno in cui dovevo fare una serie di operazioni bancarie importantissime e non rimandabili. Eravamo senza collegamento internet e se non avessi inviato gli ordini in banca prima delle 12, avremmo avuto serie difficoltà. Stavo appunto maledicendo la compagnia telefonica che non si decideva a potenziare la centralina, quando la mia collega bionda mi disse che se volevo potevamo andare a casa sua dove avrei potuto usufruire del suo pc e del collegamento internet. Accettai senza indugio perché, come ho accennato, non potevo rischiare di non effettuare le operazioni bancarie previste per quel giorno. Ci mettemmo in macchina quindi e raggiungemmo casa sua distante un paio di chilometri dall’ufficio. Appena entrati, mi mostrò il portatile che teneva su un tavolo nel salone, lo accese e si sedette sul divano alla mia sinistra mettendosi a leggere una rivista. Fortunatamente il collegamento internet funzionava benissimo per cui in un quarto d’ora riuscii a fare tutto quel che dovevo. Visto che c’ero ne approfittai per leggere anche la posta e controllare alcuni siti che consultavo quotidianamente per lavoro. Fu proprio mentre compivo queste operazioni che di sottecchi rivolsi lo sguardo ad Ornella seduta sul divano. Era sempre intenta a sfogliare la rivista tranquillamente eppure c’era qualcosa che non quadrava. Tralasciai un attimo di leggere quel che c’era scritto sullo schermo e la fissai attentamente. Indossava una maglietta bianca e la solita minigonna di jeans. Ma invece di stare seduta come normalmente stanno sedute le donne con le gambe chiuse rivolte a destra o a sinistra, lei stava seduta con le gambe semi aperte. Ovviamente lo sguardo mi cadde proprio lì e finalmente capii quello che non quadrava: non indossava le mutandine! Mi sforzai di capire se fosse venuta in ufficio senza o se le aveva tolte dopo, ma il fatto era che non le indossava. Non riuscivo a staccare gli occhi da lei e lei quasi avesse sentito il mio sguardo abbassò la rivista guardandomi. Cercai di rivolgere lo sguardo verso il pc ma, vuoi per il fatto di essere stato sorpreso a guardarla vuoi per la mia tardiva reazione, non riuscii a dissimulare quello che in realtà stavo facendo: guardarla tra le gambe. Lei accennò un sorriso e aprì ancora di più le gambe. Continua a leggere La collega che non ti aspetti

COME UNA RAGAZZINA A 47 ANNI

Sei bellissima nel letto ad attendermi, i tuoi lungi capelli neri adagiati sul cuscino in attesa del paradiso. Sembri una leonessa pronta a ruggire e bruciare.

Le tue forme sono perfette, i tuoi immensi seni tra le tue mani e le tue gambe già pronte ad accogliere emozioni infinite. Il tuo sesso è magnifico, liscio come la seta cinese e splendidamente gonfio di un oceano di inferno pronto ad esplodere.

Adagio al mia bocca tra le tue gambe e inizio a gustare avidamente il frutto della tua passione.

Dolcissimo e magico.

Sento la tua clitoride tra mie labbra gonfia e immensa, la succhio, la mangio e la strizzo con le mie labbra. I tuoi gemiti iniziano a farsi incessanti, le mie dita entrano in te a cercare quall’angolo di magia immerso nella tua calda passione. Sei un lago dolcissimo. La mia lingua ora ha attenzione solo per il tuo punto G ormai quasi in splendida mostra, senti le mie dita e la mia lingua, inizi a gridare e stringermi a te tenedomi per i capelli. Una calda fontanella sgorga dal tuo sesso. Ne bevo avidamente come se fosse un’oasi in un rovente deserto.

Ti voglio.

Ti voglio.

Ora voglio farti sentire tutto me stesso.

Voglio prenderti subito con tutto il vigore e la forza possibile.

Sei un lago Mia Regina e il mio cazzo è enorme gonfio.

Ti prendo Mia Regina.

 Ora.

Tutto in te, subito, fino a fartelo sentire in gola.

Un grido di dolore esce dalle tue labbra, io ti bacio ad annichilire quella sensazione ma sento che stai impazzendo, che lo vuoi tutto. Ti senti quasi spaccare ma sai che in attimo sarà piacere assoluto.

Inizio a pomparti come non mai, una danza costante e lunghissima detro di te; mi senti a lungo uscire ed entrare sempre più profondo, profondissimo in te. Sento le tue grida e il tuo ansimare sempre più forte e violento. Esco dal tuo sesso e inizio stimolarti con le mie labbra mentre le mie mani strizzano i tuoi immensi seni quasi a farli scoppiare; un caldo getto inonda e riempie la mia bocca e tu gridi al mondo il piacere del tuo orgasmo. Ti bacio con il frutto della tua passione tra le mie labbra e ne beviamo assieme mentre il mio cazzo torna padrone del tuo sesso.

La mia mano continua prendersi cura del tuo seno, e,mentre il mio cazzo ti pompa imperterrito e potente,

senti la mia mano libera accarezzare tua gamba sinistra e salire; ora il mio dito ti cerca. Cerca il tuo ano, lo accarezza mentre il mio cazzo è tutto in te, così profondo da sentirlo quasi uscire dalla tua gola, si Mia Regina il mio dito inizia a farsi strada nel tuo culetto, grodande degli umori dei tuoi orgasmi; lo senti entrare e senti una magica sensazione di pienezza. il mio dito medio è tutto nel tuo ano e con la mano ti stringo a me; quel dito profondissimo nel tuo ano, il cazzo profondo in te che ti pompa frenetico e la mia mano non ti danno vie di fuga: sei mia! Non puoi scappare!

Ti senti gongia, piena, provi una magnifica sensazione e infinite scosse nel sestire quel sottile lembo di carne che separa la tua fika e il tuo ano essere stimolato e coccolato dalle mie dita. Un oragsmo immenso ti prende, ti senti scoppiare e gridi come fossi presa dal demonio ma io non mi fermo. Continuo io tuoi orgasmi diventano frequenti e ormai si susseguono ad un ritmo incessante. Le lenzuola sono un lago, sono intrise di tutto il tuo essere donna. Esco da te e vedo la tua fika splendidamente aperta e spaccata

ti tocco e sento il tuo tuo punto G gonfio e immenso ora è la mia bocca a volerlo!

Ti lecco, senti tutta la mia lingua sbattere sul tuo punto G dentro la tua fika; non riesci più trattenerti e mi riempi la mia bocca della tua calda fontanella incolore, insapore e lunghissima, interminabile!

Ora ancora la mia lingua e le mie dita a non dar tregua al tuo sesso!

Si! La tua estasi arriva in cielo!

Ancora! Si Mia Regina!

Le mie dita e la mia bocca si fermano. Ora senti tutto il mio cazzo in te! Ti senti pompare come mai hai provato in vita tua: 5-6-7-8-9 colpi potentissimi! Esco da te ancora, e, ancora con la mai lingua pronta a bere avidamente quel caldo getto che sgorga tutto tra le mie labbra. Mi fermo e riprendo a pomparti mentre ti bacio e beviamo ancora il succo magico del tuo piacere.

Si Mia Regina è ora… è ora che tu perda la tua verginità come se fossi una ragazzina.

Si!

Lo voglio!

Si!

Lo vogliamo!

Mi fermo, ti bacio e senti la punta del mio pene apppoggiarsi sul tuo ano, cercarlo, quasi provocarlo.

Senti il mio cazzo bagnato di te. È ora che mi prenda la tua verginità. Inizi a sentirlo entrare delicatamente, una sensazione strana ma bellissima, fortissima, senti il tuo anellino tirarsi e arpirsi, si Mia Regina lo senti! Senti qualcosa di grosso appena dentro di te che con tutta la delicatezza del mondo si fa largo in te, lentamente, lo senti entrare ed uscire da te!

Senti scosse e fremiti nuovi, mai provati.

Ogni volta che mi muovo, lo senti sempre più in te, gonfio, grosso ed enorme, le tue grida sono incontenibili, ora ti senti, tirare, aprire, quasi a romperti ma le scosse e i brividi che provi sono sensazioni fortissime.

Provi un incredibile cockatil di piacere e dolore, provi magia!

Ti senti usata ma magnifica, ti senti troia, ti senti terribilmente viva!

Ora lo senti tutto in te, ti senti piena come non mai, gonfia e aperta, il tuo ansimare è rapidissimo e tuoi respiri fortissimi; mi fermo profondo in te ti lascio abituare a quella grossa presenza che si è presa la tua verginità.

Ti senti pienamente donna.

Ha ora inizio inizio la danza più proibita della tua vita.

Ti bacio e ricomincio a muovermi in te profondissimo nel tuo ormai non più vergine. Riprendo a farmi masturbare delicatamente dal tuo ano strettissimo.

Le tue grida sono il canto degli angeli dell’inferno!

Movimenti sempre più lunghi, uscire da te e spingere… Sempre di più. Ogni spinta è un piccolo passo in più dentro di te, piccoli passi tra paradiso e inferno.

Ti piace da impazzire, ti senti piena, ti senti spaccare senza romperti.

Mia Regina, ora sei aperta, voglio farti provare infinito piacere e scosse di dolore!

Il mio cazzo entra ed esce frenetico dal tuo culo, so cosa ti sto regalando, piacere e dolore ma le tua grida, mi dicono che sei in paradiso! Sento i umori sul mio cazzo quando sono quasi tutto fuori di te mentre ti pompo, sento i tuoi orgasmi lubrificare il mio cazzo enerme e gonfio con il tuo dolce nettare, mi senti entrare sempre più profondo in te ma ora il dolore è diventato solo piacere. Il tuo nettare rende tutto dolce, liscio e scorrevole.

È estasi Mia Regina!

Ti pompo frenetico forte e durissimo stringendo le tue gambe al mio cazzo tutto dentro di te, profondissimo dentro il tuo culo!

Ti senti viva come non mai!

Senti il mio cazzo pomparti con un vigore immenso, senti il mio cazzo che da dentro il tuo culo accarezza il tuo punto G! Una sensazione magica bellissima di pienezza che non hai mai provato! Ti sento ancora sgorgare e gridare il tuo immenso piacere, non riesco più a contenermi e ti pompo con tutta la forza che, come se ti volessi portare all’inferno!

Si sono all’estasi!

Si è ora!

Esco da te, avvicino il mio cazzo gonfissimo e pulsante al tuo viso, lo prendi tra le tue labbra e senti un getto bollente inondare la tua bocca! Io grido di infinito piacere e sussulti di passione sgorgano nella tua bocca fino a riempirla!

Mi rilasso e ti bacio e bevo assieme a te il frutto del mio piacere, del piacere che ho provato nel rubare la tua verginità e farti sentire donna come non mai in vita tua!

Ti senti come una ragazzina a 47 anni!

tina e lui quarto atto

Dopo la scoperta del “buco” (vedi il mio primo racconto) abbiamo preso l’abitudine ad andarci spesso per prendere il sole nudi o quasi, è veramente molto eccitante mettere in mostra la mia Tina e vedere i cazzi duri di tutti quei ragazzi che aspettavano solo che lei si girasse per mettere in mostra ora il culo e le tette ora la fica a malapena coperta dal tanga, infatti lei teneva sempre il tanga perché trovava più eccitante far intravedere la fica che mostrarla nuda.

Ma un giorno è successa una cosa che all’inizio mi ha preoccupato, lei ha avuto dei giramenti di testa ed anche quasi uno svenimento; ho quindi insistito per andare da un dottore a Torvaianica.

La accompagno in macchina ed andiamo al primo ambulatorio che ho trovato, ci viene ad aprire un bellissimo dottore sulla trentina, abbronzato e con un corpo atletico che si intravedeva attraverso il camice.

La accompagniamo dentro, le apre il leggero vestitino che aveva indossato e la fa distendere sul lettino ed io mi siedo su una poltroncina davanti alla scrivania.

Comincia a massaggiarle le tempie ed il collo e mi tranquillizza dicendo che si tratta solo di un leggero colpo di sole.

Io che conosco mia moglie capisco che si è ripresa e si sta gustando i massaggi di quel bel fustone, infatti gli chiede di massaggiarle anche le spalle ….. e poi anche il seno, io resto a bocca aperta, ma al dottore non pare vero e continua pian piano a massaggiarle tutto il corpo come richiesto.

Dopo poco lei si leva il tanga e chiede al dottore di scendere più in basso con le mani e guardandomi mi dice: “a te non dispiace vero?”

Io resto a bocca aperta ma il cazzo mi diventa immediatamente duro, anche perché sotto il camice vedo il bozzo del medico molto interessante e anche Tina se ne era accorta ed aveva infilato le mani sotto il camice e vedevo che trafficava.

A quel punto gli ha chiesto di levarsi il camice perché faceva caldo, cosa che lui ha fatto immediatamente ed è restato nudo con un cazzo veramente notevole e lei, dopo avermi lanciato uno sguardo ed aver visto che mi stavo masturbando, l’ha preso in bocca succhiandolo come una forsennata.

Poco dopo lui l’ha tirato fuori dalla sua bocca e l’ha scopata come un pazzo.

Dopo una decina di minuti lo ha preso in mano e le ha sborrato sulla pancia, mentre lei crollava sul lettino sfinita.

Ma non è finita qui, quella puttanella mi ha ordinato di lavarla ben bene e quindi di leccargliela tutta per sentire il sapore del maschio, il dottore a quella vista è tornato alla carica e mentre Tina era sopra di me alla pecorina che gliela leccavo, vedevo il cazzo di lui di nuovo durissimo che la scopava come un forsennato, finché l’ha tirato fuori e mi ha sborrato in faccia.

Devo dire che anche sentire il sapore del maschio mi è piaciuto molto.

Anche questa è una storia assolutamente vera, ma non è finita qui, abbiamo avuto tante altre esperienze, che forse vi racconterò e tante godute, finché …….è diventata mamma e presa dai gemelli (eh si ne sono arrivati due insieme!)  o forse dalla sua maternità, pian piano ha scordato le stupende esperienze esibizionistiche e non solo…

Oggi il nostro rapporto si è molto raffreddato, praticamente facciamo vite separate, frequentiamo persone diverse, lei casa-chiesa-opere pie ed io sono qui a ricordare e, pur se ho scoperto che scrivere queste avventure così intime mi eccita molto, mi fa soffrire pensare che tutto questo non succederà più!

A meno che non riesca a trovare una signora che voglia diventare prima di tutto mia amica per dividere viaggi e vacanze e poi provare a ricreare insieme situazioni così intriganti per entrambi.

Sarà possibile? Io ci spero sempre ed aspetto commenti o proposte, mi potete inviare email al: lap69@tiscali.it per corrispondenza e scambi di sogni e desideri. Io continuo a sognare ma vi aspetto e chissà…..

 

Festa della donna

La nostra amica Barbara voleva festeggiare l’8 marzo con alcune sue amiche, Anna ,Paola, Renata e Monica presso il night club di un suo caro amico dove ci sarebbe stato uno spettacolo di strip maschile per sole donne,e poi dopo la mezzanotte io e gli altri mariti avremmo potuto raggiungerle e avremmo fatto follie fino all’alba e mi aveva domandato se Laura era disposta ad andare con loro, io ho fatto presente a Barbara che avrei aderito molto volentieri alla sua proposta  ma  Laura come lei ben sapeva aveva  frequentatole scuole dalle suore e le avevano inculcato delle idee assurde per quanto riguarda il sesso,lei non concepiva il rapporto al di fuori del matrimonio quindi sapendo che ci sarebbe stato lo strip non sarebbe mai andata.
Barbara mi ha richiamato il giorno dopo dicendomi che se io fossi stato d’accordo lei aveva trovato il modo per portare Laura  alla festa, e anche di farle cambiare idea sul sesso in quanto aveva parlato con il suo amico Carlo,e questi gli aveva detto che se avesse voluto avrebbe parlato con gli strip man  e poteva organizzare qualcosa di veramente eccezionale per loro. A questo punto la curiosità si è fatta grande e ho chiesto se eventualmente avessi potuto assistere allo spettacolo,Barbara mi ha detto che c’era una sala con un finto specchio che veniva usata per controllare che nel salone fosse tutto tranquillo e avrei potuto tenere d’occhio la situazione. A Laura abbiamo detto che lei e le altre donne sarebbero andate a mangiarsi una pizza e poi sarebbero andate in discoteca dove io e gli altri mariti le avremmo raggiunte più tardi.
La sera dell’8 marzo alle 19 Barbara e le altre amiche sono passate a prendere Laura
E sono andate in pizzeria dove Barbara ha provveduto a far  bere  Laura un po’ più del solito non ubriacarla, ma renderla un po’ più euforica .Io intanto mi  sono recato al night di Carlo come d’accordo , gli altri mariti sapevano che  mi avrebbero dovuto coprire e ci saremmo ritrovati tutti all’una di notte. Uscite dalla pizzeria sono andate in una discoteca li vicino dove Barbara sapeva che per quella sera era obbligatoria la prenotazione difatti non le hanno fatte entrare, a quel punto Barbara ha proposto di andare in un locale di un suo amico e che ci avrebbero telefonato per spostare il ritrovo. Detto fatto alle 20,30 Barbara e le altre sono arrivate al locale e gli è stato assegnato un tavolo proprio in prossimità del palco e in una posizione che dalla saletta si poteva vedere benissimo. Il locale non era molto grande,  c’era una musica  bassa e molto sensuale e ospitava circa una settantina  di donne molte delle quali già frementi per lo spettacolo che da li a poco avrebbe avuto inizio, sui tavolini c’erano delle bottiglie di spumante e dei mazzi di mimosa.
Mia moglie Laura è una 40enne taglia 46 con 3a di seno ed  è ancora una donna piacente da come vedo gli altri uomini che la guardano quando usciamo insieme.
Quella sera era vestita con una minigonna (io adoro le minigonne) una camicetta calze autoreggenti e un completo intimo molto sexy che le aveva regalato  Barbara proprio per la festa della Donna .
Dalla saletta potevo vedere Laura  un po’ euforica  che rideva scherzava con le altre e forse dopo un paio di bicchieri di spumante anche un po’ alticcia. Le luci nella sala si sono abbassate e  sul palco che invece si è illuminato sono comparsi otto ragazzoni di cui  4 bianchi e 4 neri che hanno incominciato a ballare invitando alcune signore del pubblico, dopo un po’ uno alla volta hanno riaccompagnato le signore ai tavolini e hanno dato inizio allo strip. Io guardavo Laura e la vedevo un po’ a disagio ma le altre la schernivano dicendo che quella sera era la loro festa e che si divertivano un mondo  e poi bastava che guardasse come si comportavano le altre donne tra cui c’erano ragazze,ma anche tante madri di famiglia e erano chiaramente molto eccitate. Terminato lo strip nuovamente i ragazzoni sono scesi tra quella folla di donne con addosso solo il tanga tra il tripudio generale ,tutte che volevano essere invitate a ballare e stringersi tra le braccia quei fustoni, i ragazzi ne scelsero alcune e le portarono sul palco e dopo hanno ballato avvinghiate a quei maschioni cercando di palparseli il più possibile. Io incominciavo a spazientirmi erano già le 10,30 e non era ancora successo nulla di particolare, anzi Laura,Barbara e le altre non erano neanche state avvicinate,Carlo mi guardava e si è messo a ridere dicendomi che  per fare le cose bene ci vuole pazienza , bisogna aspettare che  il vino,la musica,e l’atmosfera agiscano sui freni inibitori, adesso inizia la vera sorpresa.
Gli 8 ragazzi dopo essersi fatti sfilare i tanga dalle signore le riaccompagnano ai tavoli , e poi mentre 2 di loro portano sul palco alcuni tavolini gli altri 6 si avvicinano a Laura e alle sue amiche e le portano sul palco incominciando a ballare  stringendo le donne e strusciandosi contro con fare seducente, vedo il ragazzo che balla con Laura la stringe e il suo pene eretto preme sulla gonna di Laura intanto le accarezza la schiena  e piano piano scende sul suo sedere, Barbara non resiste a sentire il cazzo del suo accompagnatore sfregarle il ventre e  incomincia spogliarsi seguita a ruota da Monica e Anna che prendono in mano le aste dei loro  accompagnatori e dopo averle massaggiate un po’ incominciano a spompinarle, l’accompagnatore di Laura a quel punto prende la mano di Laura e la guida sul suo uccello e quando Laura cerca di ritrarla gli mostra le sue amiche in pieno  coinvolgimento erotico  e l e altre donne presenti in sala che vorrebbero essere al suo posto,poi con la mano le solleva la gonna e gli tocca il culo ,vedo Laura disorientata , ma intanto anche Renata e Paola si sono fatte prendere dall’euforia erotica e sono anche loro già nude, rimane solo Laura da spogliare  e Barbara e Renata  gli si avvicinano e incominciano spogliarla vedo che Laura non è pienamente d’accordo,ma loro non so cosa gli dicono e alla fine  si lascia spogliare. Paola e Anna intanto sono state fatte sdraiare su due tavolini e stanno godendo come pazze Paola con un cazzo nero in bocca e un cazzo bianco in figa ,mentre  Anna sta spompinando due cazzi bianchi in contemporanea e il terzo ragazzo
Con la testa tra le sue cosce gli sta leccando
la figa accuratamente depilata. Barbara si inginocchia e fa inginocchiare anche Laura e Renata davanti agli altri 3 ragazzi e dice loro di mettersi in fila e passare a farsi fare un pompino incominciando da lei poi da Renata e infine da Laura spostandosi spesso  tipo roulette russa  e avrebbe vinto quella che fosse riuscita a ottenere almeno due sborrate in bocca su tre, intanto Carlo mi ha detto che sarebbe sceso anche lui sul palco e di non farmi troppe seghe perché da li a poco lo avrei raggiunto .Non so chi abbia vinto la Roulette,anche perché in seguito gli altri ragazzi hanno voluto partecipare anche loro,poi due dei ragazzi hanno preso Laura e la hanno sdraiata sul tavolino uno gli ha allargato le cosce e ha incominciato a leccargli la figa pelosa mentre l’altro gli  offriva il suo cazzone nero da succhiare, Carlo intanto era sceso in sala e salito sul palco ha incominciato a scopare  Barbara ho visto che mormorava qualcosa all’orecchio di Barbara, che si è messa a ridere, quindi è arrivato un cameriere che portava  delle bende e le ha consegnate a Barbara la quale le ha distribuite alle amiche dicendo che sarebbe stato molto più eccitante  fare sesso senza vedere con chi lo facevi,tutte hanno indossato la benda, Laura sulle prime si  opposta ma a quel punto doveva stare al gioco  .Dopo averla bendata alcuni ragazzi hanno incominciato a toccarla dappertutto  e Carlo mi ha fatto segno di raggiungerlo,mi  sono spogliato e sono salito sul palco,e anche se ho sempre voluto scoparmi Renata sono subito andato da Laura il mio uccello stava per scoppiare poi a vedere uno dei neri che se la stava scopando  ero eccitato come non mai, gli ho messo il cazzo in bocca e mi sono fatto fare un pompino aggiungendo alla fine anche il mio sperma a quello che già  le colava dal viso, poi quando il nero ha finito mi sono infilato tra le sue cosce umide di sperma e l’ho scopata ,mentre  Carlo gli toccava le tette e gli dava il suo uccello da succhiare poi  le hanno messe alla pecorina e siamo tornati giocare alla Roulette russa  scopandole un po’ per uno mentre gli altri si facevano fare i pompini e dopo anni di  rifiuto assoluto sono finalmente riuscito a incularla dopo che uno dei ragazzi non sapendolo gli aveva rotto il culo seguito a ruota dagli altri che da tempo non vedevano un culo vergine. e anche le altre amiche hanno avuto la loro dose di cazzi in culo ,intanto i camerieri in sala di davano da fare con le altre donne che reclamavano la loro parte.Alle 24,30  Carlo mi ha chiamato e mi ha mandato a  vestirmi poi ha chiamato Barbara dicendo di chiamare le sue amiche perché tra poco sarebbero state aperte le porte per permettere agli uomini fuori di raggiungere le compagne, Barbara chiamò le amiche e  raccolti i vestiti corsero ai bagni per rimettersi in ordine . Noi siamo ufficialmente arrivati alle ore, 01,20,in modo di dargli tempo per riordinarsi e farsi una doccia,
Quando siamo entrati Laura era ancora un po’ euforica, ci siamo baciati e ho sentito ancora nella sua bocca il sapore un po’ aspro dello sperma,quando gli ho chiesto se si era divertita mi ha risposto che  la serata era andata bene ma che voleva ora ballare con me.

Lo strascico di un compleanno


Quella sera Debora l’aveva passata con vecchi amici, una compagnia che lei frequentava tre o
quattro anni prima e che in qualche modo era rimasta legata: vuoi perché lei ancora lavorava con
altre ragazze che stavano nel gruppo, vuoi perché le unioni che quella compagnia aveva generato
legavano attraverso fili invisibili tutti gli ex componenti.
L’occasione dell’incontro fu un compleanno.
Mario aveva, quel giorno,trentadue anni.
I compleanni sono quelle cose che si fanno anche se non interessano a nessuno, l’occasione per
trovarsi, per stare insieme senza sforzare la mente alla ricerca di uno scopo intelligente.
Debora si era allontanata in un silenzio rancoroso quando il gruppo aveva cominciato a generare
troppe coppie, si sentiva arrabbiata senza sapere il perché; era felice per Gianna e per Sabrina ma
per se soffriva molto.
Non trovava attraente nessuno dei maschi e sentiva forte il bisogno di amare, di essere amata, per
quasi due anni evitò il contatto con loro, poi, piano piano si era riavvicinata.
Mario ci aveva provato con lei una volta, l’aveva chiamata a casa, le aveva chiesto di uscire: aveva
rifiutato.
Non che gli dispiacesse del tutto, questo no, era anche simpatico, solo che non la eccitava, non gli
piaceva ed era insicura, proprio come quella sera.
Cosa succede quando due labbra vengono in contatto? – Ciao Mario, auguri smack, smack.
Il caso, forse aveva fatto si che parte delle labbra di Mario sfiorassero le sue: quel fuggevole
contatto la lasciò inebetita.
Era forse alla frutta? Ventisei anni, mai avuto un rapporto sessuale con un uomo; Cristo, quello era
un uomo, un uomo che non le piaceva neanche tanto, perché mai avrebbe dovuto avere un effetto
simile su di lei? Passo, quell’attimo di sbandamento passo immediatamente fra l’imbarazzo
reciproco, ma durante tutta la serata di tanto in tanto fece capolino nuovamente, i suoi turbamenti
muovevano fino al centro della sua femminilità, costringendola a stringere le gambe come a
soffocare qualcosa che si muoveva fra le sue cosce.
A casa Debora sali le scale, si lavò e si infilo una vestaglietta leggera: Il caldo afoso non contribuiva
a placare quella forma d’ansia che l’aveva presa, spense le luci lasciando lievemente aperte le
imposte.
Chiuse gli occhi e si preparo al sonno.
… la solita storia di sempre, due palle, che abbiamo da dirci, io però che avrei fatto a casa, tanto vale
uscire un po con vecchi amici, i compleanni, che palle , io ho ventisei anni, sono sola, lui mi voleva
baciare sono sicura che lo voleva fare, come cavolo sii fa a sbagliare mira, però è stato bello non mi
interessa niente di lui niente: lui lo sa che non mi frega niente di lui, io già glielo detto, e poi come
si fa a chiedere ad una ragazza: perché non usciamo? Si va beh io gli ho chiesto anche perché, io,
sai che roba.
Se ci avesse provato in modo diverso forse ma no, che sto dicendo: mai, nemmeno morta, e poi lui
mi ha risposto, perché secondo te Debora, perché? Forse volevi scoparmi, scoparmi e basta, maiale.
Chissà cos’ è fare all’amore, i baci e le carezze, le mani che accarezzano altre mani… altri corpi,
come nei film Il sonno era sparito completamente lasciando il posto ad un languore che la
pervadeva.
La sua piccola figura si muoveva nel grande letto cercando di liberarsi dall’eccitazione che le aveva
fatto sollevare i capezzoli, la sua pelle vibrava e il contatto con le lenzuola stava divenendo erotico.
Debora si attorcigliò attorno al cuscino serrando le gambe.
Poi si arrese all’ eccitazione accarezzandosi leggermente i seni, seguendo il contorno del roseo
capezzolo, stringendolo lievemente: la sua mano scese febbrilmente, scavando fra le lenzuola e
scostando violentemente il cuscino, ultimo avamposto della tranquillità.
La sua piccola mano passo attraverso gli slip, sollevo la sottile stoffa e scese.
Prima un dito fugace, poi due, rapidi, a volte lenti, seguivano i contorni della sua cosina, aprivano
lievemente le sue morbide carni cercando un ristoro che non sapeva trovare.
Debora conosceva il suo corpo anche se raramente si permetteva di godere; Dio, essere toccata e
posseduta da un uomo, si se Mario fosse li ora gli avrebbe dato tutto, avrebbe fatto tutto quello che
lui gli avesse chiesto.
L’eccitazione era totale: nella sua testa viaggiavano corpi maschili, corpi reali, corpi di pubblicità, il
corpo di Mario che la toccava, la mano di Mario era la sua mano. Continua a leggere Lo strascico di un compleanno

Un sogno molto eccitante

Avevo preso appuntamento  dal mio parrucchiere, un gran bel figo, io finivo il turno alle 22 e mi ha dato l’app. X le 22 15 arrivo in negozio e mi fa accomodare sùkla poltrona lava teste, comincia a bagnarmi i capelli con movimenti lenti e circolari mi massaggia la testa,io mi rilasso chiudendo gli occhi, poi finito mi fa abbondare davanti allo specchio x farmi la messa in piega, comincia ad asciugarmi la testa ad un certo punto si ferma e mi guarda il seno che era in evidenza da una maglietta attillata e un reggiseno molto contenitivo. Mi soffia sul petto e mi scappa da ridere,sapete quella risata leggera, e avevo mangiato la foglia. Lo fisso dallo specchio e gli dico, che se non fa la prima mossa non sarebbe successo niente,non l’avessi mai detto, chiude la porta a chiave, tira la tendina della vetrina e arriva da me. Si mette dietro io ancora seduta, mi palpa il seno, con arroganza. Me lo stringe e lo solleva poi con un gesto mi libera il seno facendolo scavalcare la scollatura a v per palparlo meglio mi stringe i capezzoli tra le dita,mmmm intanto io lo guardavo dallo specchio. China la testa in avanti e lo prende tra le labbra il capezzolo diventa turgido sotto la sua lingua che me lo lecca in circolo, mmmm che sensazione fantastica, io indossavo un mini e x me è stato facile arrivare con la mano là dove la voglia cominciava a bagnarmi, mi alzo la mini fino alla vita, restando seduta, lui dalla sua posizione dietro di me ancora con la bocca sul seno guarda la mano,la mia, accarezzare le mutandine sempre più energicamente. Poi ah lui continua la danza della bocca sulle tette, osserva come infilo il dito tra la stoffa e il clitoride. La voglia intanto dentro di me cresceva, mentre si stacca dal seno mi si para davanti aprendo le mie gambe affonda la testa là per leccarla tutta mentre io gli tiro fuori il cazzo ormai duro x l’eccitazione. Lo accarezzo tutto è bello duro, avrei voluto prenderlo in bocca ma io ero troppo distante x fare il pompino. Lui continua la slinguazzata alla figa entra con la lingua affondando la sua bocca nelle grandi labbra, mi da gemere di piacere, x poi tirarsi sù e mettendosi più vicino xchè la mia bocca possa premerlo. Mmmm lo sento gemere quando gli faccio una leccata luogo il membro eretto, la mia bocca allora si apre per affondare tra le sue gambe e comincia la danza più vecchia del mondo io ogni tanto tiro sù la testa x guardare la sua espressione, mi eccita ancora di più e giù con la bocca sul pene, bagnato molto bagnato mi fa alzare dalla poltrona e mi porta in uno stanzino, il magazzino dietro mi tira sù la mini e si mette dietro x metterlo in figa io con il dito mi tocco il clitoride, lo sento entrare oh sìì mi prende un seno con la mano, e comincia a spingere dentro il cazzone duro sìì ad ogni sbattimento un gemito mi esce dalla bocca ah sì sempre più infondo, così mi sbatte tutta un colpo un’altro e un’altro e un’altro ancora e ancora mentre mi stringe il seno si aggrappa ad esso con tutte e due le mani per dare colpi sempre più profondi io piegata e appoggiata con le mani potevo solo prenderlo in figa dopo l’ennesima spinta ancora più profonda lui viene ancora prima di me, con fare si toglie il pene dalla mia figa x farmelo mangiare finché è ancora duro, in continuo il pompino, si allontana x guardarmi mi chiede se ho voglia di masturbarmi davanti a lui, io allora mi siedo x terra e allargo le gambe e la figa bagnata, infilo due dita in figa…

By: Rosi Pagani

Frutta & Amore


Non la conosco.
Non so il suo nome né da dove venga.
Eppure non abbandona la mia mente, neppure per un istante.
Ogni giorno la vedo, ma lei sembra neanche sapere che esisto.
L’aria è profumata di primavera.
Si sente quasi l’odore dell’erba appena tagliata.
Un odore che mi ricorda l’infanzia.
Quando dietro casa giocavo sui prati appena rasati.
Chissà dove ha trascorso l’infanzia.
All’angolo della via hanno aperto una gelateria.
Ci andiamo spesso, con glia amici, il gelato è buono.
Adoro quello con la frutta.
Quello con le fragole. Amo le fragole.
Mi piace morderle gentilmente per romperle a metà.
Poi guardarle. Hanno la forma del tempio femminile.
Il succo che cola lungo il centro ricorda gli umori del desiderio.
La parte centrale, dove il colore è meno intenso, ricorda le labbra della vita. Chissà se a lei
piacciono le fragole.
Spero di incontrarla un giorno.
Di portela fermare. Di conoscere il suo nome.
È alta, forse troppo. Il corpo magro, affusolato.
I capelli rossi come il tramonto le scendono sulle spalle.
Il viso sembra di quelli senza passato. Senza futuro. Immortale.
È primavera. Indossa gonne aderenti.
Quelle che disegnano i sogni. Il seno è proporzionato.
Non è piccolo, non è enorme.
Di quelli che resteresti a baciare per tutta la notte.
Le notti d’estate.
Quando il caldo è mitigato da una leggera brezza.
Quando il vino sposa la polpa delle pesche.
Le adoro con il vino rosso.
Mi piace addentare la polpa soda e vellutata delle pesche.
Mi piace sentirla sulle labbra. Mi piace succhiarla.
Come il seno di una donna. Come il suo seno.
La vedo quasi sempre da lontano.
Mentre il suo passo leggero disegna traiettorie rotonde sul selciato.
Ieri non sapevo chi fosse. Neppure oggi lo so.
Quando la incrocio abbasso lo sguardo. Non per timidezza.
Adoro le sue caviglie.
Mi piace guardare l’angolo che formano, seguire quel pendio che distrattamente precipita dentro una
scarpa in pelle scura.
Strano, ora che ci penso indossa sempre scarpe scure.
Solo una volte ne ho catturato lo sguardo.
Gli occhi grandi e verdi. Il verde del mare.
A casa ho preso un kiwi.
L’ho sbucciato con cura. Come se stessi spogliando una donna.
La sua polpa fibrosa, il suo gusto che pizzica il palato.
L’ho baciato.
Come se baciassi lei.
Poi l’ho guardato.
Lo guardato ad occhi chiuso, vedendolo con le mani.
A volte indossa pantaloni. Di quelli stretti.
Fasciano le sue gambe come una pelle.
Le gambe sono lunghe.
Obelischi innalzati al cielo.
Vorrei percorrerle come in estate si percorre una strada tra i boschi.
Con i finestrini abbassati.
Vorrei respirarne la fragranza.
Come respiriamo gli odori del bosco.
Guardo una ciliegia.
Tenera miniatura del suo rotondo sedere.
Poggio le mie labbra sul frutto.
Le mie labbra toccano la sua pelle di rosa.
Mangio la ciliegia a piccoli morsi. Dieci, cento, mille.
La mangio come se stessi mordicchiando le sue carni.
Adoro il suo sedere. Profuma di ciliegia.
Ma non la conosco.
Qualche volta mi siedo sulla panchina vicina al suo portone.
Aspetto di vederla.
Chiudo gli occhi e aspetto. La sento.
Avverto le vibrazioni che trasmette. Ne sento il profumo.
Tengo gli occhi chiusi, allungando quel piacere strano del rischio.
Il rischio di attendere troppo e non vederla.
La seguo con lo sguardo. Seguo il suo profilo.
L’altra notte ho giocato con le prugne.
Le addentavo e ne succhiavo il succo.
Con la lingua raccoglievo le gocce abbondanti che la polpa seviziata dal morso rilasciava.
Sentivo il suo profumo. Lo immaginavo.
Era come se la mia lingua percorresse la sua infinità.
Come se bevessi il suo piacere.
Ho preso un’altra prugna.
Con un coltello ne ho tagliato uno spicchio.
Piccolo, in modo che potessi solo insinuare la mia lingua. Sono andato alla finestra. Da dove posso
vedere la sua.
Sperando di rubarle un momento.
Nell’attesa la mia lingua si insinua nel frutto che tengo in mano.
Sto leccando lei. Sto leccando il frutto. Un solo istante.
Si affaccia alla finestra. La vedo tendere il collo come catturata da un rumore.
Affondo la lingua nel frutto. Affondo la lingua in lei.
Rientra. In tempo perché io ne possa bere il piacere. Qui indisturbato.
Mentre la penso distesa su un letto di nuvole.
Appena coperta da un velo di petali.
Io la prendo piano, come fosse prezioso cristallo. Le sollevo appena il bacino, giusto quel poco.
Entro con la mia lingua nei suoi segreti.
Il tremito del suo piacere ricorda il fruscio delle foglie carezzate dal vento prima di un temporale.
La prugna è tutta nella mia bocca.
Ammorbidita dalla mia lingua e dal suo piacere. Insisto, fino a quando non c’è più polpa.
Solo il nocciolo. Fino a quando sento il gemito del suo profondo.
Succhio il nocciolo, come fosse la sua clitoride.
Lo succhio fino a quando mi duole la mascella, fino a quando la lingua sfinita non si abbandona
nella bocca.
Oggi. Già il gran giorno.
Le ho scritto un biglietto. Anonimo.
L’ho invitata a prendere un gelato.
Lei non mi conosce. Io non conosco il suo nome.
Non sa neppure come riconoscermi.
Se verrà dovrò trovare la forza di rompere le catene che mi rinchiudono nel mio silenzio.
Le ho scritto una poesia.
“il sapore vellutato del profumo di primavera,
così spesso ed intenso da vivere a lungo.
È quello che respiro ogni volta che la tua vita incrocia la mia.
Vedo il tuo corpo galleggiare tra le nuvole della mia mente.
Ed il tuo sorriso aprire i cancelli delle mie illusioni.
Vorrei baciare i tuoi sogni, carezzare le tue paure, respirare i tuoi sospiri.
Ti offro il sogno in cambio del tempo, la luna in cambio del sogno me stesso in cambio del sogno…”
Poi ho avvolto la poesia ed il biglietto in attorno al gambo di una rosa.
La più lunga che ho trovato.
Ad una ad una ho tolte le spine più grosse.
Come se stessi togliendo i suoi abiti.
Con i denti ho staccato la punta alle spine rimaste.
Così che non si ferisse.
Ho lasciato la rosa sul suo zerbino.
Chiusa in una scatola di plastica trasparente.
Che ne contenesse il profumo per regalarglielo in una intensa vampata.
Come un orgasmo improvviso.
Chissà se verrà. Io sono qui. Seduto ad un tavolo.
Aspetto che la mia vita riconquisti un senso nuovo.
La vedo dal fondo del viale.
Il mio cuore sale alla gola. Il mio respiro si infrange ad ogni suo passo.
Si avvicina.
Indossa una gonna elegante, di quelle appena sopra il ginocchio.
Adoro le sue ginocchia.
Vorrei carezzarle piano con un dito, fino a sentire il suo invito a salire
Ad abbandonare quella pelle per incontrare il suo desiderio.
Sopra la camicia appena scollata indossa una giacca leggera in renna.
Morbida, come la sua pelle.
È ad un metro da me, si siede ad un tavolo vicino.
Non sembra impaziente. È calma.
Come calmo è il conquistatore dopo una battaglia vinta.
Incrociando le gambe mi concede un tratto della sua coscia appena abbronzata.
I miei occhi si perdono nella risalita fino all’orlo della gonna.
Vorrei vedere di più. Continua a leggere Frutta & Amore