QUELLA PORCA DI MIA MADRE 2

Il Culo di mia madre

Era un’estate iniziata come tante altre mia madre mi chiese di accompagnarla in vacanza, mentre mio padre restava a casa dato che doveva lavorare, andammo a stare una settimana nella nostra villetta la mare.
Il giorno dopo che siamo arrivati mia madre mi propone di andare al mare e ci dirigiamo verso la spiaggia però non notai subito che si trattava di una spiaggia per nudisti, a mia madre piace molto stare nuda a prendere il sole,in fatti quando mio padre non c’è in villa prende sempre il sole nuda in terrazzo, ma a me non piaceva, mi sentivo a disagio tutte le volte che mi ha costretto ad accompagnarla e mi mettevo nudo mi veniva sempre il cazzo duro e mi mettevo in imbarazzo anche se negli ultimi anni ho imparato a controllarmi un po’, comunque arriviamo in spiaggia troviamo un posto dove stendere i due asciugamani e poi iniziamo a spogliarci, mia madre inizialmente resta in costume poi toglie il reggiseno mostrando la sua bella quinta naturale e dopo le mutandine mostrando la sua fica pelosa ma ben curata e le sue cosce da 48 enne grosse con un sedere altrettanto grosso anche se con qualche smagliatura,ma nel complesso una donna eccitante, tantè che molti uomini e ragazzi si giravano verso di lei a guardarla.
Mia madre andò a farsi il bagno mentre io restavo sulla spiaggia poi al suo ritorno si asciugò mettendosi al sole ed io mi andai a fare il bagno, dopo un po’ che ero in acqua mi girai verso la spiaggia e notai che mia madre non c’era allora uscii dall’acqua e mi feci un giro per tutto lo stabilimento balneare per trovarla, fino a quando arrivai in una specie di vicoletto e mi ritrovai una scena incredibile mia madre che scopava con tre uomini, uno nella fica, uno nel culo e uno in bocca per la sua insaziabile voglia, mi sono goduto tutta la scena di come la montavano da vera vacca fino a quando le sborrano da per tutto, dopo di che vado via per non farmi vedere ma quella scene mi era rimasta impressa e mi ha eccitato tantissimo, arrivo in spiaggia e una quindicina di minuti dopo arriva mia madre con un aria stremata:
< mi spalmeresti l’abbronzante voglio prendere il sole>
< si certo >
lei si sdraio a pancia sotto ed iniziai a spalmarle sulle spalle e fin sulla schiena l’abbronzante, però mentre lo facevo avevo sempre davanti agli occhi la scena di poco fa e il pene mi veniva durissimo tanto che mentre le spalmavo l’olio il mio cazzo si strusciava prima sul suo culo e poi sulla sua coscia ma lei anche se sono sicuro che se ne era accorta non mi aveva detto nulla, dopo aver finito vada a farmi nuovamente il bagno per cercare di raffreddare i bollori.
Arrivata l’ora di pranzo andiamo a casa e tutta la giornata prosegue normalmente, il giorno dopo andiamo al mare però mi porta presto ad una spiaggia libera dove non c’era nessuno e anche li si mette nuovamente nuda:
< ma qui non è una spiaggia nudisti>
< si lo so ma visto che non c’è nessuno e da qui il nudismo e praticato non ci trovo nulla di male a stare nuda>
<ok>
< dai togli anche tu il costume, se dovesse venir gente allora te lo rimetti>
io avevo il pacco che si stava gonfiando, oltre ad avere sempre quella scena di ieri in testa non scopavo da circa un mese ed avevo le palle davvero gonfie e prima o poi sarei esploso, mia madre nel frattempo si sdraia a pancia sotto sull’asciugamano e mi chiede di spalmarle l’abbronzante io come sempre obbedisco, parto dalle spalle e continuo fino a fermarmi sopra la schiena:
< dai continua anche sul culo e sulle cosce>
< va bene>
continuai ed arrivai a spalmarglielo anche sul suo culone, lo accarezzavo da tutte le parti e a lei sembrava piacere:
< ma lo sai che sei bravo >
< grazie e tu hai davvero un bel culo lo sai?!>
< davvero? Ti ringrazio.allora ti do il permesso di massaggiarlo tutto il tempo che vuoi>
< ti ringrazio >
cosi continuai le accarezzai il culo, nel farlo scesi fra le sue natiche fino a trovare il suo ano, lo massaggiai un po’, poi delicatamente li feci entrare il mio indice destro tutto dentro, lei sobbalzò un attimo e poi inizio a dondolare il suo culo per far meglio entrare il mio dito, iniziai a muoverlo su e giù:
<dai su continua, non ti fermare >
così continuai, poi con le altre dita scesi più giù e le toccai la fica che era tutta bagnata e si stava aprendo per l’eccitazione, a quel punto tolsi l’indice dal culo di mia madre e lo feci entrare insieme al medio nella sua vagina e la masturbai tutta, mentre il pollice lo affondai nel suo ano:
< dai si continua non fermarti sei bravissimo>
lei ansimava sempre di più, mentre nella sua fica sentivo lo sciacquettio delle mie dita segno che si stava bagnando tutta, poi:
< perchè non ti siedi sulle mie gambe e continui da li il tuo massaggio?!>
così feci mi sedetti sulle sue gambe e continuai a masturbarla, mentre con il bacino muovevo avanti e in dietro il mio pene oramai indurito che strusciava fra le sue natiche sfiorando il suo ano, non ce la facevo più dal mio pene iniziavano ad uscire le prime gocce di sperma segno che stavo per cedere, a quel punto tolsi la mano dalla fica di mia madre mi misi su di lei, puntai il mio pene sul suo ano e lo spinsi prima con un po’ di forza e poi entrò tutto dentro il suo culo,lei sbattè un po’ il culo per agevolarmi l’ingresso, la bloccai con le braccia e iniziai a spingere:
< siiii bravissimo continua così più forte dai più forte montami come una puledra fammi sentire tutta la tua mazza dentro il mio culo>
non mi feci pregare e continuai , ma dato che ero straeccitato dopo pochi colpi venni subito e le riempii il culo di sborra, restai un po su di lei e poi le sfilai il cazzo dal culo e mi sedetti accanto a lei, mentre mi stavo alzando per andare a fare il bagno mi fermò:
< bè ora che mi hai messo la voglia ti vuoi fermare così?>
si girò a allargò le gambe come in una spaccata invitandomi ad entrare anche nella sua fica e così feci la presi da sotto le cosce e la penetrai iniziai a pomparla con sempre più forza sempre più velocemente fino a quando non venimmo insieme lei mi bagnò tutto il pene e l’asciugamano dei suoi umori e io le sborrai nella fica tutto lo sperma che mi restava, diedi qualche altro colpo per far uscire anche l’ultima goccia di sperma e poi le sfilai il cazzo dalla fica che lei prontamente prese a leccare tutto, poi mi alzai e andai a farmi il bagno:
< sei stato davvero bravissimo, non pensavo avessi una mazza così grossa e dura, la prossima volta che hai bisogno di sfogarti fammi sapere sono a tua disposizione>
< grazie sei una mamma speciale> e così andai a farmi il bagno ,ma da quel giorno in avanti tutte le volte che dovevo sfogarmi sapevo come fare.

 

By Edo Phoenix

IL CAVALIERE, LE CORTIGIANE E LE SOUBRETTE(iii ATTO)

III atto
Bunga bunga
La settimana successiva, il prof Paolone, si presenta con le due “pollastre” al castello del cavaliere; e, questa volta, a fare gli onori di casa, è donna Vittoria.
Il prof: buongiorno, donna Vittoria! Ho appuntamento con il cav Rodolfo.
Donna Vittoria: oh! Professore illustrissimo, i miei rispetti! Loro, sono le due ragazze!?
Il prof: sì, ve le presento; lei, è Rosistella Galatini, soubrette; e lei, è Caterina detta Catia, “Velina”. Ragazze, lei è donna Vittoria, la governante del cav Cavalcanti.
Rosy: molto lieta! Mi può chiamare anche Rosy.
Catia: Enchanté!
Donna vittoria: attendete un attimo che, vi annuncio al cavaliere.
Il prof: prego!
Donna vittoria: permesso, cavaliere?
Il cav: avanti!
Donna Vittoria: scusate, cav, di là, c’è il prof Vaccariello con le due ragazze.
Il cav: prego, lo faccia accomodare!
Il cav: oh! Caro professore!
Il prof: esimio cavaliere! Le presento queste due splendide girl’s.
Ul cav: incantato dalla vostra bellezza! Piacere, Rodolfo cavalcanti.
Rosy: grazie, molto gentile; io, sono Rosistella; ma, mi può chiamare pure Rosy; e, sono una showgirl.
Catia: piacere è mio; io, mi chiamo Caterina; ma, tutti mi chiamano Catia e, sono una velina.
Il cav: suppongo che, il qui presente prof Vaccariello, detto simpaticamente: “ditta Paolone & Vaccariello”, per il suo essere traffichino, da buon napoletano, vi abbia già accennato il motivo per cui, vi ho fatte venire qui.
Rosy: sì, sì, ha parlato di una festa in suo onore.
Il cav: trattasi di una festa; ma, contornata da una buona dose di sesso, sesso sfrenato ed anche un pochettino estremo; ovviamente, in cambio di un ottima ricompensa, economica e di carriera, sia nel mondo dello spettacolo , sia nel mondo della politica; il tutto, subordinato alle vostre prestazioni sessuali, ovvero al vostro essere più porche e zoccole possibili.
Rosy: o, se è per questo, non ci sono assolutamente problemi, caro cavaliere! A me, è sempre piaciuta la politica, mi sarebbe piaciuto fare la deputata o, la senatrice; e, per raggiungere tale obbiettivo, sarei disposta a tutto, il mio livello di troiagine non ha limiti, leccherei e succhierei i cazzi di qualsiasi dirigente; e, se fossero donne, la mia lingua, non esiterebbe neanche un minuto a lustrare le loro fighe, mi farei aprire la fregna, penetrare il culo fino a sfondarmi il retto, da qualsiasi cazzo, di qualsiasi misura, anche di colore!
Il cav: bene, bene, grande troia, la ragazza! E tu, Caterina?
Catia: beh! Anch’io, la penso alla stessa maniera; visto che, in buona sostanza, per avere successo nella vita, bisogna vendersi tutto; io, sarei disposta anche a vendermi mia madre, se, ce l’avessi ancora in vita.
Il cav: perfetto, cosi mi piacciono le femmine, servili, luride e sgualdrine, sessualmente parlando. Che dice, prof, le facciamo accomodare nella sala dei letti; cosi, le facciamo esibire in un lesbo-show? So, che a lei piace tanto.
Il prof: ah! Per me non ci sono problemi, le lesbicate, mi fanno impazzire, mi eccito in un battibaleno, quasi, quasi, sborro nelle mutande! Che ne pensate, ragazze?
Rosy: magnifico! Tanto noi, siamo bisex, ogni tanto, una lesbicata fra di noi ce la facciamo, vero Catia?
Catia: confermo, la mia figa, si è già inumidita, cola!
Il cav: perfetto; ora, ci facciamo servire dalle mie cameriere, un ottimo caffè con degli squisiti frollini, fatti dall’esperte mani della governante donna Vittoria!
Dopo che ebbero sorbito il caffè e, mangiato i frollini, i due pervertiti, in compagnia delle due porche ragazze, si accomodarono nella sala dei letti, sala dove, l’arzillo e perverso cavaliere, dava sfogo alle sue voglie più indicibili.
Il lesbo-show, s’aperse con un eccitante strip, con annessa pizzica tarantata, ballo molto gradito ed apprezzato dal cavaliere; che, assieme al suo compagno di merenda Paolone, era seduto in poltrona, con un pizzico di voyeurismo, si masturbava divinamente; pardon, si masturbavano entrambi.
Il cav: guarda, Paolone, che spettacolo meraviglioso! Sì, sì, sculettate e contorcetevi come due zoccole accaldate! Toglietevi le mutandine mentre ballate! Mmm!!! Che gran troia, la Rosy! A questa, gli farei fare la ministra della salute pubblica, sotto la scrivania., però!
Il prof: anche la Catia, è una gran porca, guarda un po’ come sbaciucchia bene! Mmm!!1 sì, cosi, succhia, lecca, torturale i capezzoli a quella troia focosa della Rosy!
Dopo quel lussurioso spettacolo preliminare, le due girl, si distesero sul lettone che, il cavaliere, aveva sistemato appositamente in un angolino della grande sala dei letti; e, inscenarono un bel lesbo-sessantanove.
Rosy: dai, Catia, da brava, ti prego! Affonda la tua bollente lingua fin’infondo alla mia fregna, bagnata fradicia! Ohhh!! Sto sbrodando come una troiaaa!!! Ahhhh!!! Che voglia di cazzo che, mi è venuta!
Catia: anche tu, fa entrare la tua lingua nella mia fighetta colante! Senti, com’è bollente e ben lubrificata! Sììì!!! Ahhh!!!! Giocala , giocala, sul clitorideee!! Mmm!!! Sììì!!! Sei formidabile Rosyy!!
Il cav: che spettacolo arrapante, a momenti sborro!
Il prof: anch’io, anch’io! La mia cappella, ha cambiato colore, da violacea, è diventata rossa!
Rosy: ascolta, Ketty; a me, è venuta voglia di cazzo; vedo che, questi due, stanno godendo come porci nel guardarci. Io, ho nella borsetta, un vibratore bi- fallo; che dici, li stendiamo, facendoli guardare mentre, ci scopiamo a vicenda!?
Catia: bellissima idea!
Rosy, estrasse dalla sua sac à main(borsetta), il vibratore bi- fallo.
Rosy: gentili signori, concludiamo questo lesbo-show, con una vicendevole e solenne scopata fra noi due!
Il cav: prego, fate pure, deliziate i nostri occhi, appagate i nostri cazzi!
Si sedettero, l’una di fronte all’altra; e, si ficcarono quel vibratore nelle rispettive fregne, godendo e, ansimando come due vitelle in procinto di diventare vacche.
Rosy: ti prego, Ketty, ti prego, sfondami tutta, sfondami tutta, fammi sentire, troia delle troie, baldracca delle baldracche, sgualdrina delle sgualdrine, ahhh!! Sììì!!! Mi stai facendo sbrodare pure l’anima! Sìììì!!!! Chiamami puttana delle puttaneee!!
catia: anch’io, sto sbrodando come una lurida puttanella, schifosa! Mmmm!!! Ahhhh!!! Sìììììì!!! Rosyyyyyyy!!!!
Rosy: adesso, tesoro, mi è venuta voglia di prenderlo in culo; ti prego, Caterina, ficcamelo tutto nel culo! Guarda, mi metto a pecora, a 90 gradi, come una lurida vacca zozzona! Sì, sono una zozzona lurida, sfoga cazzi! Darei l’anima al diavolo, pur di diventare una lady in carriera!
Catia: sì, tesoro; adesso, te lo ficco tutto in culo! Anch’io, farei l’impossibile, pur di diventar qualcuno. Mi venderei mia madre, sì, mia madre!
Il prof: visto, caro cav!? le donne, farebbero voto a Satana, pur di diventar famose!(non tutte n d a). guarda, come l’incula, guarda, come l’incula! Sì, sì, sto sborrando!
Il cav: certo! Anch’io, sto venendo; avviciniamoci e, schizziamole addosso, a queste due troiette! Sì! Avviciniamoci e…..
Il prof:sìììì!!! Ohhh!!! Sborrooooo!!!!
Il cav: anch’io! Ahhhhhhh!!! Sìììì!!!!!!!
E, i corpi delle due girl, furono schizzati del loro caldo sperma!
Rosy: i signori, si possono ritenere soddisfatti?
Il cav: sì, è stato stupendo! Ecco un piccolo regalino per voi!(mille euro a cranio).
Rosy: oh! Grazie, molto gentile e generoso, col gentil sesso! Allora, per quando è prevista, la festa bunga bunga?
Il cav: facciamo per questo fine settimana, se non avete nulla in contrario.
Rosy: io, non ho impegni; tu, Catia?
Catia: neanch’io!
Il cav: allora, prof, organizzi per domenica sera.
Il prof: ai suoi comandi, cavaliere!
La domenica sera, si presentarono al castello del cavaliere: “Rosistella, Catia; oltre, naturalmente le dame di corte”(donna Vittoria, accompagnata da sua figlia Patrizia; che a sua volta, era in compagnia dell’amico di colore Mustafà, quello che l’aveva deflorata e di due bellissime e graziosissime girl,Felicia e Natasha, anch’esse amiche di scuola).
La serata, s’aprì con un’apericena di benvenuto e, un balletto introduttivo di pizzica di corteggiamento.
Il cav: buonasera, buonasera a tutti! Un saluto particolare a queste splendide ragazze e, alle mie due fedeli cortigiane, donna vittoria, governante e Veneranda, cameriera. Ora, vi prego di accomodarvi nella sala da pranzo!
Dopo, aver mangiato, ostriche e champagne e, dopo la pizzica, il cav, diede inizio al bunga bunga finale, fece vestire le ragazze a seconda dei suoi gusti, chi da infermiera, chi da suora, chi da poliziotta; quest’ultimo travestimento, venne chiesto con una certa autorità a la Rosy.
S’accomodò in una stanza illuminata con luci rosse, fece mettere le ragazze in fila indiana dietro la porta; ed ognuna di loro, aveva il compito di offrigli uno spettacolino privato, senza che l’una, vedesse l’altra; in parole povere, creando un atmosfera mistery.
Il cav: ora, mie dolcissime ragazze, ad ognuna di voi, affiderò un ruolo; a te, Patrizia, affiderò il ruolo di sexy infermiera, a te, Catia il ruolo di suora in calore e a te, Rosy, il ruolo di sexy poliziotta; perché, questa sera tu, sarai la “maitresse” della casa.
Rosy: perché, proprio a me, cavaliere?
Il cav: perché, mi sei entrata subito nel sangue; e, voglio fare di te, la stella della politica cittadina! E quindi, voglio verificare se, hai un carattere autoritario e, sei in grado di dominare queste ragazze .
Rosy: la ringrazio infinitamente, cavaliere, per la preferenza; farò del mio meglio!
Il cav: bene, le ragazze che ho testé nominato, possono recarsi nel camerino per cambiarsi; lì, troveranno i vestiti, mentre io, mi accomodo nella camera a luci rosse e, mi farò trovare denudato.
Il cav: iniziamo dalla più giovane. Prego, infermiera Patrizia, inizia a mostrare le tue splendide e giovani forme agl’occhi del tuo cavaliere; che, è malato ed ha bisogno delle tue amorevoli cure!
Patty: lo farò con molto piacere, mio dolce cavaliere, afflitto e sconsolato! Adesso, sta a guardare come mi spoglio, eseguendo un bel balletto!
Si tolse il camice da infermiera; e sotto, aveva un bell’intimo di pizzo, composto da peri, autoreggenti , reggicalze e reggiseno bianco, se lo levò molto lentamente, ballando e sculettando come una zoccoletta, troietta, In quella penombra illuminata soltanto da un fil di luce rossa, facendo risvegliare le voglie proibite del cavaliere vizioso!
Il cav: mmm!! che spettacolo lussureggiante! Vieni qua, avvicinati, fatti toccare quella bella figa semi rasata! Ohhh!! Sìììì!! Com’ è bella, umida! Siìììì!!! Adesso, abbassati un pochino, fammi palpeggiare le tette! Sì, le tette! Mmm!!! Come sono belle, gonfie! Spero che presto, ri riempiano di latte! Ohh!! Sìì!! Toccami il cazzo, toccami il cazzo! Sìììì!!! Tocca, tocca, anche le palle! Adesso, succhialo, troietta! So che, ti piace l’asta stagionata!
E, concluse il suo primo prive, con un mezzo voluttuoso pompino.
Il cav: grazie, basta così, Patty, fatti un bel ditalino? Ok!
Avanti la suora!
Catia: ave, mio imperatore! Cosa, posso fare per lei!?
Il cav: ascolti, suor Caterina; io, sono un cavaliere, afflitto e sconsolato! E, solo le tette e la figa di una suora, potranno farmi riacquistare la serenità di cui, ho bisogno.
Prego, suor Caterina, inizi pure la sua opera di bene, si spogli, mi faccia vedere le sue delizie carnali; che, nasconde sotto quell’abito da monaca di clausura in calore!
Catia: certo, lo farò con molto piacere! Guarda e godi, porco! Cosi, riacquisterai la tua serenità interiore!
Il cav: sì, cosi, mi piaci, dammi pure del porco! Perché, io sono un porco, pervertito! Sì, spogliati e sculetta, zoccola di una monaca! Ohh!! Sììì!! Le collant, le collant nere, mi fanno impazzire! Ahhh!! Ora, mi sego come un piorco guardone!
Quando Catia, s’ebbe denudata a metà, rimanendo in perizoma e reggiseno, il cav: “adesso, inginocchiati davanti al fallo del tuo imperatore! Ricordati che, io sono il tuo Dio, il mio cazzo la sostanza che ti sazierà in eterno, facendoti entrare nel paradiso dei piaceri perduti; e, sedere sul trono della lussuria e del peccato e, il mio sperma, la bevanda che, ti disseterà! Avanti, rispondi: “me lo ricorderò per tutta la vita, adorerò il tronco carneo del mio imperatore per l’eternità,nei secoli dei secoli ora pro nobis”!
Catia, ripeté.
Il cav: adesso, fammi mettere la mano in mezzo alle tette; poi, fammi palpare la fregna, mmm!!! Com’è bella, depilata! Mmm!!! Adesso, succhialo, finiscilo di ciucciare come, ha precedentemente fatto quella gran troietta della mia infermiera! Sììì!! Ohhh!! Mmmm!! Sìììì!!! Vengo, vengo uhhh!!1 suor Caterina! Che, fantastica bocca che, hai! Ahhh!!! Sìììì!!! Sborrooooo!!!! Sììì!!! mmm!!!! ahhh!! Sì, ingoia, ingoia tutto! Dissetati col mio prezioso nettare.
Perfetto, puoi andare. Che entri la sexy poliziotta!
Rosy: salute a voi, mio dolcissimo imperatore! Cosa può fare, quest’umile servitrice dello stato per vossignoria!
Il cav: senta, agente, io sono un uomo abituato sempre a comandare; ma, a volte, sento il bisogno interiore d’essere dominato, di provare le brezza d’essere sottomesso, umiliato; ma non da un uomo, da una donna, energica e autoritaria; insomma, una maschiaccia!
Rosy: hah! E allora, io sono l’ispettrice di polizia Galatini, inizia ad inginocchiarti, leccami la punta degli stivaloni, lurido porco!
Il cav: obbedisco, signora ispettrice, m’inginocchierò come un servo, fa col suo padrone, in questo caso, con la sua padrona!
Rosy: bravo. Adesso, mettiti faccia al muro; cosi, t’ammanetto.
Il cav: sì, ammanettami pure; e, dammi qualche sculacciata. Sììì!! Ahh!! Continua, voglio essere il tuo schiavo, il tuo servo! Adesso, denudati, ti supplico! Voglio, prima annusare le tue mutandine e poi, leccare ed adorare la tua figa! Sì, io adoro la figa, ne sono devoto.
Rosy: leccamela come Dio comanda, lurido leccafregne!
Il cav: ti prego, ti supplico, continua ad insultarmi! Sto godendo come un maiale!
Rosy: ah! Ti piace, eh! Depravato; e allora, lecca, lecca come un cane sì, devi leccare tutto, come un cane! Sì, vai sul clitoride! Succhialo, succhialo come un dannato! Adesso, striscia con la lingua sulle cosce, sulle “coscie”!
Mmm!!! bagnale con la tua saliva, lurido verme schifoso! Lecca, lecca con devozione; sì, anche i piedi!
Il cav: adesso, Rosy, ti prego, pisciami, pisciami in faccia!
Rosy: certo! Te, lurido porco, assapora il mio scroscio di pioggia dorata!
Il cav: sei stata sublime; ora, andiamo nella sala dei letti; e, ci godiamo un bel lesbo-incesto.
Il cav: ed ora, miei cari amici ed amiche, vi prego di accomodarvi nella sala dei letti; dove, assisteremo ad un eccitante lesbo-incesto-show, posto in essere dalla mia fedele e servile governante Vittoria assieme a sua figlia Patrizia; mentre tutti noi, formeremo un bel girotondo intorno a loro e, ci masturberemo guardandole; gli uomini, si facciano una sega e le donne un solenne ditalino!
Donna Vittoria: ora, figliola, comincia a sbaciucchiarmi in bocca; mentre io, con la mano inizio a riscaldarti la fighetta!
Patrizia: sei fantastica, mamma; continua, continua a smanettarmi la figa! Mentre io, ti sbaciucchio e, slinguazzo tutta! Sì, cosi, ahhh!!!! Tocca, tocca, toccaaaa!! Facciamo divertire questi porci e queste troie borghesi, unghie pittate, tutte incipriate ed ingioiellate! Guarda, come smanettano le loro fregne infracidite e “represse”, queste gran zoccole!
Donna Vittoria: mmmm!!! Guarda, guarda come si segano quei gran viziosi e pervertiti dei colletti bianchi! Ahh! C’è anche qualcuno col vizietto! Guarda, quei due gay, come si menano la sega a vicenda!
Adesso, io mi distendo sul lettone, tu ti metti a sessantanove; cosi, ci lecchiamo a vicenda le fregne! Poi, li stendiamo con una bella lesbo-scopata! “la mamma, scopa la figlia; cosi, accontentiamo tutta la famiglia”!
Patrizia: iohh!! Mamma! Continua, continua con quella lingua! Sìììì!!! Sul clitoride! Mmm!!! Adesso, voglio un cazzo, sì, un cazzo!
Donna vittoria: anche tu, Patty, mi stai facendo sbrodare come una vecchia puttana-zoccola! E, in questo caso, anche lesby! Ahhh!!! sììì!!! Anch’io, desidero ardentemente un cazzo! Facciamo una cosa; prima tu, scopi me e, mi fai finire di sbrodare, e poi, io trombo te!
Patty: ok. Mamma, come vuoi tu!
Intanto, il cav: “ guardate, guardate, come si trombano a vicenda, quelle due gran troie! Sìììì!!! Ahhhh!!! Sto sborrando come un porco troglodita!
Il prof: stupendo, divino! Anch’io, sto sborrando, come un lurido pervertito! Sìììì!!! Ohhh!!!! Sborrr…..!!!
Veneranda: io, ho squirtato per ben tre volte ed ho la vescica piena, che faccio?
Il cav: avvicinati e, pisciale addosso, pisciale addosso, riempile di pioggia dorata! Anche tu, Rosy ed anche tu, Catia! Ahhh!! Sììì mmm!! Ahhh!!!
Dopo un breve spuntino ricostituente, il cav: “ed ora, miei cari amici, concludiamo questa bellissima festa piccante, con una fantastica ed eccitantissima gang bang bukkake. Prego, signore e signori, divertitevi pure, sfogate cazzi, leccate fregne ed appagate culi”!
In mezzo a tutto quel groviglio di carne umana, cazzi che riempivano bocche focose e carnose; e, sfondavano culi e fighe di signore e “signori” dell’alta società, del mondo dello spettacolo e, della politica; ad avere la meglio, fu la Rosy che, si sorbì i trenta centimetri di minchia nera e scapocchiata di Mustafa, l’amico di Patrizia.
Rosy: mmm!!1 sììì!!! Tutto dentro, tutto dentro, avanti, bel negrone! Sfondami il culo, sfondami il culo! Sììììì!!! Fin dentro l’intestino, lo voglio sentire! Ahhhh!!!!! Uhhhh!!!!
Mustafa: ahhh!!! Sìììì!!! Sboro, sboroooo!!!! Tuttto! Pure coglioni!
Rosy: sì! Riempimi tutto il corpo, sì! Anche un po’ in bocca!
Assieme a Mustafa, anche gli altri eiacularono, riempiendo i corpi femminili di un fiume di calda sborra!
La festa si concluse, con lo show delle sexy vampire di Patty end girl.
Il cav: spero vi siate divertiti, miei cari amici e mie care amiche! Nell’augurarvi una buona notte, vi do appuntamento al prossimo bunga bunga.
Fine
Nota dell’autore
La storia è frutto della mia fantasia, completamente inventata; pertanto, ogni riferimento a fatti e personaggi reali, è puramente casuale
Mimmo L scrittore hard production email: [email protected]

LA Zia

Era in estate e venne a trovarci un paio di settimane da noi a casa mia zia la sorella maggiore di mia madre, una donna di 50 anni anche se ne dimostrava 40 , capelli lunghi neri una sesta di seno un culo bello grosso anche se in costume si vedeva un accenno di cellulite sul sedere e le cosce, fianchi larghi e di bellezza normale, io ho sempre avuto un debole per lei sin da piccolo segreto che non ho mai rivelato a nessuno.
Un giorno i miei erano fuori tutto il giorno ed io rimasi a casa da solo con mia zia, il pomeriggio vagavo per casa non sapendo che fare quando d’un tratto mia zia mi chiama e andiamo nel salone e iniziamo a fare due chiacchiere che da tanto che non ne facevamo, infondo con lei mi confidavo molto più che con i miei genitori:
< allora come va l’università?>
< Bene>
<ti vedo inquieto oggi è successo qualcosa?>
< No Zia è solo che non so proprio che fare oggi>
< ti senti annoiato? Con la tua ragazza come va?
< con lei bene>
< fate sesso?>
a quella domanda rimasi di stucco ma risposi:
< si certo>
< e come lo fate?cosa fate di bello in quei momenti?>
< sai le cose classiche ma la cosa che mi piace di più e quando facciamo sesso anale >
a quelle parole la conversazione di venne più intrigante
< davvero ti piace fare sesso anale? Anche a me piace tanto sai ti confido un segreto, mi piace farmi montare e farmi scopare come una troia il culo,però sono tantissimi anni che non lo faccio, miraccomando è un segreto che resta fra noi questo>
< certo Zia >
sa che quello che mi dice resta sempre fra noi
< spero che alla tua ragazza piaccia farlo?>
< non proprio sai però mi piace sentirla godere in quei momenti mi eccito da matti>
< sai la invidio proprio mi piacerebbe farmi inculare >
< peccato però Zia se mi posso permettere tu hai un bellissimo culo e a me piace molto>
< ti ringrazio davvero di piace? Anche se un po’ cellulitico?>
< Si si certo>
d’un tratto si alza viene davanti a me si gira di spalle e si alza la gonna e si abbassa le mutandine
< zia ma che fai?>
< è un mio regalo per il bel complimento che mi hai fatto>
dopo di che si leva completamente le mutandine e rimane senza da sotto la gonna, e mentre si gira le do una pacca sul culo da sotto la gonna e lei ne sembra felice.
< cosa ti piace del mio culo?>
< che è grosso >
< cosi ti piace il culo grosso?>
< anche il seno grosso se per questo>
a quel punto il gioco messo in atto da mia zia continua si alza la maglietta scollata e se la toglie e mi mostra il suo generosissimo seno, prende la mia mano destra e ma la porta sul suo seno
< dai stringilo tranquillo non essere timido >
ed io senza farmi pregare le strinsi il seno con entrambe le mani, dopo di che si rimette la maglietta e mi ringrazia per la mia sincerità ed onestà nei suoi confronti, però sentivo sotto il mio pene che era diventato duro, dopo un po’ che continuava la chiacchierata decido di andare in camera.
Passarono due giorni da quel pomeriggio ed eravamo nuovamente soli in casa, mia zia stava facendo le pulizie ed anche se era in casa indossava una gonna che le arrivava poco sopra il ginocchio e una maglietta scollata e abbastanza trasparente dal quale si vedeva che non portava il reggiseno, mentre era china a raccogliere la polvere da terra le passai a canto e le diedi una pacca sul sedere, lei sobbalzò un attimo e mi sorrise:
< se ti va fallo tutte le volte che vuoi >
< grazie Zia, sei mitica >
dopo l’aiutai a scendere dalla scala mentre toglieva la polvere dalle mensole nel corridoio e l’afferrai per i fianchi, dopo essere scesa dalle scale fa un piccolo saltello dall’ultimo scalino e come oramai avevo avuto il permesso le do un’altra pacca sul sedere e come risposta sempre un suo sorriso, mentre è in bagno davanti alla lavatrice per metterci i panni sporchi mi avvicino e l’abbraccio da dietro:
< che fai?>
< ho voglia di abbracciarti>
il mio pene era duro e anche lei se ne era accorta:
<guarda che da sotto non porto le mutandine>
come sentii quelle parole le misi una mano in mezzo alle gambe fin sotto la gonna per accertarmi che fosse vero ed infatti era senza mutandine, a quella scoperta il mio pene divenne ancora più duro e la voglia salì in me, iniziai a palparle la fica con tutta la mano mentre lei si ritraeva indietro spingendo il suo culo contro il mio pene, poi con le dita piano piano le allargo la patata, fino a farle entrare dentro e iniziare a masturbarla, ad ogni movimento sentivo il suo ansimare sempre più forte e la sua fica bagnarsi sempre di più:
< dai su continua, fammi godere … >
< certo che ti faccio godere>
la faccio abbassare in avanti le alzo la gonna e le inizio a baciare il culo e le faccio divaricare le gambe, poi le infilo le dita nella fica già bagnata ed inizio a masturbarla sempre di più sempre più forte e lei gode come una porca non riesce a trattenersi le piace troppo:
< si continua così, ancora continua più forte>
le alzai completamente la gonna e continuai a masturbarla e sentivo fra le dita lo sciacquettio dei suoi umori che colavano dalla fica sul pavimento sembrava si fosse urinata a dosso e dopo essersi liberata si accasciò ansimante come per una corsa sulla lavatrice gonfiando ripetutamente il suo seno, nel frattempo mi abbasso i pantaloni e le mutande e tiro fuori il mio cazzo oramai durissimo e lo punto sulla fica oramai aperta di mia zia, lei sente il mio glande:
< cosa fai ? Su fallo entrare ho voglia di cazzo>
non me lo feci ripetere due volte e le penetrai e continuai a spingere sempre di più aggrappandomi ai suoi fianchi mentre lei godeva:
< dai si più forte, più forte dai montami, fammi sentire la tua cagna,dimmi che sono una troia!>
< sei la mia troia una puttana da montare!>
< si bravissimo così ancora di più!>
continuai a sbatterla fino a quando non sborrai nella sua fica, le tirai fuori il cazzo lei si girò verso di me e con voce gonfia ed ancora eccitatissima mi dice:
< ne voglio ancora e poi mi devi inculare ricordi che mi piace?! Vieni stallone mio ora ti porto in paradiso>
mi portò in camera sua mentre la sua fica grondava ancora dei suoi umori e di sperma, si spogliò completamente si mise in posizione supina sul letto e li la montai e iniziai a sfondarle il culo facendola urlare di piacere
< si dai continua più forte, spaccami il culo dai lo voglio!>
< certo cara la mia troia che te lo spacco il culo>
e così continuai ancora mentre dalla sua fica i suoi umori avevano oramai bagnato tutte le lenzuola, fino a quando una seconda volta non vengo le faccio un clistere di sborra.
Restai su di lei per un po’ poi le sfilai il cazzo dal culo le si sdraio sul suo letto sfinita e mi ringrazia per la bella scopata:
< ti ringrazio proprio ne avevo davvero una gran voglia>
< tutte le volte che vuoi dimmelo che scopiamo>
< grazie porcellino mio>
dandomi un bacio in bocca e leccandomi il pene.

 

By: Edo Phoenix

From Racconti Eros, post LA Zia

Le vacanze da zia Maria

Non sono mai andato in vacanza con i miei genitori. Sembra strana questa affermazione ma è la pura verità. I miei genitori non hanno mai preso le ferie estive, avevano il loro negozio di parrucchieri ed hanno sempre lavorato dal martedì al sabato –i lunedì i parrucchieri sono chiusi- la domenica invece lavoravano a porte chiuse (per timore dei vigili urbani) e questo per tutto l’anno agosto compreso. Noi tre figli ogni estate venivamo puntualmente mandati in giro ospiti di parenti che fittavano la casa al mare, in particolare la sorella di mia madre che partiva a giugno e tornava a settembre (allora si poteva fare). Verso i dieci anni però mi proposero di andare un mese in vacanza con una delle poche amiche di mia madre, una certa Maria che viveva con la vecchia madre e non era sposata e che ogni anno faceva due mesi di vacanze al mare. Ci andai poco convinto ma visto che l’alternativa era restare a Napoli a far nulla (nei primi anni 70 la TV iniziava alle cinque del pomeriggio) pensai che almeno avrei potuto fare qualche bagno a mare cosa che adoravo. Appena arrivai a casa dell’amica di mia madre mi accorsi che non ero l’unico ospite perché Maria aveva invitato anche una sua nipote e la figlia di un’altra sua amica entrambe mie coetanee. Devo dire che quell’estate mi divertii moltissimo, oltre a noi c’era anche la sorella di Maria che aveva preso in fitto un’altra casa e aveva quattro figli, tre figlie femmine e un maschio, dai 6 ai 13 anni per cui insieme formavamo un gruppo molto affiatato sia in spiaggia che la sera nelle interminabili passeggiate. Il mese di vacanza passò in un baleno ma l’anno successivo ci ritrovammo ancora tutti insieme per una vacanza spensierata e così anche l’anno dopo. Ormai eravamo diventati tutti una sola famiglia anche se per un solo mese all’anno. Sembravamo davvero una madre con i suoi figli, ricordo che una volta che non so per quale motivo rifiutavo di lavarmi, Maria, che ormai chiamavo zia, mi trascinò di peso in bagno e dopo avermi denudato completamente mi ficcò nella vasca da bagno e mi diede una bella strigliata. La porta del bagno non aveva chiave e così spesso capitava che qualcuno la spalancasse mentre ero dentro o che io entrassi mentre Maria o una delle ragazze lo usava. Ma non c’era malizia perché non ero ancora interessato al sesso. Ricordo che spesso Maria, poiché il bagno era minuscolo, si cambiava il costume in casa davanti alle ragazze e a me mostrandosi completamente nuda. La cosa mi aveva sempre lasciato indifferente anche se Maria aveva due tettone e un culone da sballo. Arrivò così anche l’estate del mio quarto soggiorno estivo con Maria. Avevo ormai 13 anni ed ero passato dalla fanciullezza alla pubertà: mi erano spuntati i primi peli sul pube e, durante l’inverno, avevo scoperto il piacere di toccarmi il cazzo guardando le figure dei giornalini per adulti. Ci ritrovammo di nuovo tutti per riprendere la vita vacanziera di tutti gli anni: bagni di mare, pranzi, passeggiate e giochi di società. Qualcosa in me però era cambiato. Guardavo le femmine con un altro occhio. Anche le ragazze erano cambiate fisicamente, gli erano cresciute le tette e le forme si erano arrotondate. Loro però sembrava che mi trattassero sempre allo stesso modo, come un fratello, ero io che mi sentivo diverso: avevo il cazzo sempre duro e ogni occasione era buona per farmi una sega. Avevo acquistato di nascosto dei giornalini per adulti che tenevo sotto il materasso e ogni pomeriggio, mentre tutti riposavano, io mi facevo delle seghe colossali nella mia stanzetta, immaginando di scoparmi tutte le ragazze e anche la zia Maria. Lei in particolare mi ossessionava anche in sogno. Non aveva smesso di mostrarsi nuda e quelle sue tettone mi facevano letteralmente impazzire, era la protagonista assoluta delle mie fantasie erotiche. Ormai i miei occhi erano costantemente puntati sulle sue tette. Al mattino appena sveglio le vedevo dalla trasparenza della camicia da notte che indossava senza reggiseno, poi le rivedevo al cambio del costume e poi ancora quando usciva dal bagno dopo aver fatto la doccia. Infine la sera si spogliava e rimetteva la camicia da notte trasparente. Era una vera e propria tortura! Ormai me lo menavo almeno tre volte al giorno, in bagno nel mare mentre facevo il bagno ma soprattutto disteso nel mio lettino. La mia stanza era stata ricavata nell’ingresso della casa e quindi chi entrava in casa entrava direttamente nella mia stanzetta e poi tramite una veranda molto ampia, che fungeva anche da soggiorno e stanza da pranzo, si accedeva al resto della casa ed alle stanze dove dormivano la zia Maria e le due ragazze. Il pomeriggio io mi ritiravo nella mia stanza e abbassavo l’avvolgibile della veranda per cui mi isolavo dal resto della casa. Un pomeriggio ero come al solito disteso sul letto della mia stanza con un giornaletto aperto in una mano mentre con l’altra mi toccavo il cazzo, quando bussarono alla porta. Nascosi il fumetto sotto il materasso, mi ricomposi ed aprii la porta. Era Margherita, una delle figlie della sorella di Maria, che aveva litigato con la madre e era venuta dalla zia. Le dissi che tutti riposavano ma lei mi rispose che visto che ormai ero sveglio e che non aveva voglia di ritornare a casa mi avrebbe fatto compagnia. Si sedette sul letto e cominciammo a chiacchierare. Io però ero ancora arrapato visto che ero stato interrotto nel bel mezzo di una sega e il cazzo mi premeva nel costume. Cercai di nascondere la mia evidente erezione ma mi accorsi che gli occhi di Margherita erano fissi sul rigonfiamento che tentavo goffamente di nascondere. Non avevo mai considerato Margherita come oggetto di desiderio in quanto tra tutte quelle ragazze era la più bruttina, senza quasi seno e con un’espressione ebete stampata sul viso, ma l’eccitazione era troppo forte per cui non andai molto per il sottile. Tirai fuori un giornalino da sotto il materasso e le dissi se voleva guardarlo. Pensavo che avrebbe rifiutato invece accettò subito. Si avvicinò a me e cominciò a sfogliare le pagine. Era uno di quei fumetti degli anni 70 che oggi definiremmo erotici, mostravano l’atto sessuale ma senza far vedere i genitali, solo tette e culi, il resto veniva lasciato alla fantasia del lettore. Per i tredicenni dell’epoca però bastava e avanzava. Chiesi a Margherita se le faceva piacere vedere il mio cazzo, lei si mise a ridere ma non disse di no. Eh ma tu cosa mi fai vedere? – le dissi. Mi fai vedere la tua fica? Continuò a ridere facendo di no con la testa. L’espressione sempre più ebete. Dai non vale che io te lo faccio vedere e tu non fai niente – dissi. Ma le sempre ridendo rifiutò ancora. Dai che siamo soli e non ci vede nessuno, insistei, basta che ti alzi la gonna e ti abbassi un po’ le mutandine, solo un attimo. Non si mosse, però non fermò nemmeno la mia mano che le tirava su la gonna, scoprendole le cosce e le mutandine bianche. La vista del candido pezzo di cotone ebbe l’effetto scatenante sulla mia libido, con un rapido gesto mi abbassai il costume liberando il mio cazzo turgido e umido di desiderio. Margherita rimase immobile con gli occhi fissi sul mio membro eretto. Adesso fammela vedere – le dissi – io te l’ho fatto vedere. Visto che non si muoveva mi avvicinai e con un rapido gesto le afferrai le mutandine facendole scivolare verso il basso. Con mia sorpresa sollevò le natiche per farsele sfilare. Adesso eravamo entrambi con il sesso scoperto, io in piedi di fronte a lei seduta sul letto a gambe larghe. Vedevo la sua fichetta coperta di una peluria bionda tra le due cosce aperte. Afferrai il mio cazzo con la mano e cominciai a farmi una sega. Margherita immobile guardava la mia mano scorrere sul mio cazzo e il glande apparire e scomparire. Decisi di osare di più, mi sedetti sul letto a fianco a lei e le presi la mano mettendogliela sul mio cazzo. Non si fece pregare per stingerlo e cominciò a farmi una sega come mi aveva visto fare prima. Io nel frattempo cominciai a toccarle la fica. Durò un attimo perché venni con un gemito riempendole la mano di sperma caldo. Margherita come se si fosse svegliata da un sogno (o da un incubo) si alzò, si ripulì la mano, rimise le mutandine e aperta la porta andò via lasciandomi nudo e svuotato sul lettino. Il resto della giornata trascorse come al solito ma la sera fui costretto a farmi un’altra sega eccitato dalla vista delle tettone di zia Maria. Il giorno dopo non vedevo l’ora che venisse il momento del riposino pomeridiano speranzoso di ripetere l’esperienza con Margherita e appena terminato il pranzo mi ritirai subito in camera. Dopo un po’ tutti gli altri andarono a dormire e nella casa regnò il silenzio. Io ero sul mio lettino ed avevo tirato fuori da sotto il materasso i migliori giornalini che avevo per farmi fare una sega memorabile da Margherita. Dopo un’ora però nessuno si era fatto vivo, avevo sfogliato tutti i giornalini, il cazzo era duro all’inverosimile ma nessuno bussava alla porta. Avevo corso troppo con la fantasia, l’esperienza sarebbe rimasta unica (nel senso di una sola volta). Non mi restava che farmi da solo l’ennesima sega. Presi il giornalino con l’eroina dalle tette più grosse, mi spogliai completamente nudo e con il pensiero rivolto a zia Maria cominciai a menarmelo. Ad un certo punto posai il giornalino e decisi di chiudere gli occhi per concentrarmi meglio su quelle tettone burrose. Dopo qualche istante però ebbi la sensazione di non essere solo, riaprii gli occhi e mi accorsi di avere tragicamente ragione. Zia Maria era lì nelle stanza, in piedi a fianco al mio letto e mi guardava sgomenta. Nella fretta di andare ad aspettare Margherita mi ero dimenticato di abbassare l’avvolgibile della veranda e zia Maria alzatasi per andare in bagno mi aveva visto nudo sul letto. Farfugliai qualche parola di scuse e diventai rosso come un peperone. Lei mi chiese dove avessi preso quei giornalini ed io fui costretto ad ammettere che li avevo comprati tutti di nascosto. Ma quanti ne hai? – mi disse – e soprattutto, dove li tieni? Alzai il materasso e le mostrai la mia collezione. Ero sicuro che mi avrebbe fatto una ramanzina da levarmi la pelle e che mi avrebbe rimandato immediatamente dai miei genitori. Invece cominciò a ridere prima sommessamente e poi a crepapelle. Io intanto da una parte mi sentivo rincuorato ma dall’altra mi vergognavo ancora di più visto che ero ancora completamente nudo anche se il cazzo mi si era completamente smosciato. Zia Maria mi disse che avremmo dovuto parlare un po’ e così dicendo andò ad abbassare l’avvolgibile, poi si sedette a fianco a me sul lettino. Cominciò a farmi il solito discorso sui rischi di una visione distorta del sesso data da quei giornalini e sul rischio di un eccessivo ricorso alla masturbazione, anche se sapeva che alla mia età gli ormoni corrono impazziti. Poi mi chiese quante volte lo facessi. Io risposi timidamente due. Alla settimana? – disse. Al giorno! – risposi. Ma come è possibile? Pensi solo a quello? Tutto il giorno con quei giornalini? Veramente non sono solo i giornalini – le dissi – sei anche tu che ti spogli continuamente e mi fai vedere tutto. Ma l’ho sempre fatto – rispose – non vedi nulla di nuovo. Sì ma quest’anno è diverso, zia, ogni volta che ti vedo nuda sento una cosa che mi tira dentro e poi mi diventa duro. Non è possibile, non me ne sono mai accorta, tu sei ancora un bambino. Cos’è che ti eccita tanto in me? Il tuo grosso seno zia, ogni volta che lo vedo vorrei toccarlo. Ma sono io, la zia Maria, è come se fossi la tua mamma! Ma non sei la mia mamma e le tue tettone mi fanno diventare matto! Mentre dicevo queste parole, che mai avrei pensato di riuscire a dirle, il mio sguardo era fisso sulla scollatura della camicia da notte della zia Maria e, dato che ormai mi ero tranquillizzato circa la reazione della zia, non avevo più vergogna anche se ero ancora nudo. La reazione fu quasi immediata, il cazzo mi divenne duro. Ma guarda questo! – disse – Ma che fai mi guardi le tette e ti arrapi? Ma sei un piccolo maialino! Pensi solo alle cose zozze. Così dicendo la zia tirò fuori una mammella e me la porse. Io la presi in bocca cominciando a succhiare avidamente il capezzolo. Rimasi così attaccato mentre lei mi prendeva il cazzo con la mano e cominciava a menarmelo. Vieni qui – disse – adeso ci pensa la tua zia. Tirò fuori anche l’altra tetta ed io cominciai a succhiare e strizzare anche quella. Che sensazione celestiale, finalmente potevo toccare gli oggetti del mio desiderio. Avrei voluto rimanere con il viso affondato nelle tette di zia Maria per sempre, avrei voluto tenerle sempre strette nelle mie mani. La zia però all’improvviso me le tolse da bocca e lasciò il mio cazzo. Non feci in tempo a mostrarle la mia delusione che me lo prese in bocca cominciando a succhiarlo avidamente. Era troppo per me e venni subito. Si alzò, mi baciò in fronte e mi disse: Da oggi in poi ci pensa la tua zia a te! E così fu, ogni giorno dopo pranzo andavo nella mia stanzetta e dopo un po’ la zia Maria veniva e mi faceva godere delle sue tettone e mi faceva dei memorabili pompini. Purtroppo fu quella l’ultima estate che andai in vacanza con lei.

SCOPATA DA TUO FIGLIO (storia vera)

Di solito racconto storie estreme, totalmente inventate. Ma questa volta voglio raccontarvi una storia reale al cento per cento, che ha il suo che di estremo.
In quel periodo mi scopavo Anna, una splendida quarant’enne divorziata con figlio di diciannove anni a carico, che avevo conosciuto andandola a trovare a casa sua. Anna faceva e fa tutt’ora l’architetto. Ci siamo conosciuti in una festa, tramite amici comuni, e in poco tempo abbiamo iniziato a frequentarci diventando amici di letto. Non era una vera e propria storia d’amore la nostra, eravamo semplicemente trombamici.
Quando Anna aveva voglia veniva da me. Scopavamo, e poi uscivamo a mangiarci una pizza.
Anche all’epoca mi piaceva scribacchiare e pubblicare racconti osceni, spesso estremi, e Anna li leggeva tutti e le piacevano.
A letto poi, le cose che la eccitavano di più oltre alle leccatine nelle parti intime, erano le parolacce e le porcate che le sussurravo.
Impazziva nel sentirsi chiamare, puttana, zoccola, troia, vacca da monta. Godeva come una pazza quando mentre la scopavo le dicevo che mi sarebbe piaciuto scoparla con altri tre uomini, vederla leccare la fica a un’altra donna, spompinare un senegalese ecc ecc.
Quel pomeriggio, Anna era venuta da me per la solita scopata, ma era stressata al massimo per questioni di lavoro. Io la scopavo, ma lei dallo stress non provava niente, fingeva soltanto di godere.
La sua fica era asciutta, i suoi capezzoli ritirati.
“Se vuoi smettiamo!” le faccio, mentre la sto pompando tra le sue cosce.
“No, continua!”mi fa lei.
“Ma tu non stai godendo!” le dico io.
“Sì scusa, sono stressata!” mi risponde lei.
“Allora smettiamo!” le propongo di nuovo io.
“No!” mi fa lei, “Fammi eccitare, dimmi delle porcate!” mi chiede, e io parto con il mio repertorio.
“Sei proprio una gran troia, una puttana, una vogliosa di cazzo…” vado avanti, ma lei niente, rimane fredda come un manichino.
“Ti scoperei in mezzo a tutti, vorrei vederti prendere tre cazzi contemporaneamente, vorrei vederti leccare la fica alle tue amiche…” e lei niente, fredda, passiva, con una fica asciutta come quella di una novant’enne.
“Di più, di più! Dimmi cose più spinte!” mi chiede lei, e io spingo la mia fantasia al massimo.
“Vorrei vederti stuprare in un cesso pubblico, vorrei vederti scopare con XXXXXX la tua attrice preferita, vorrei vederti sborrare addosso da tutti gli uomini che conosci …” e lei niente, ancora niente, sempre fredda come un pezzo di ghiaccio.
A quel punto, non so come e perché, mi passa proprio per la testa suo figlio. Un bel ragazzo, attraente, con un bel fisico, e spontaneamente me ne esco con quella provocazione.
“Vorrei vederti scopare da tuo figlio!”
“Ma che cazzo stai dicendo!!!” mi grida lei in faccia, e quel suo incazzarsi per quella battuta quasi mi diverte, per questo ne sparo un’altra.
“Secondo me, il tuo Gabry, si infilerebbe volentieri tra le cosce della sua bella mammina!” le dico io, e lei, sotto di me, mi molla un ceffone dritto in faccia. Ma oltre al ceffone, quello che sento in quel momento è la sua fica bagnarsi all’improvviso.
Se fosse stato per quel ceffone, avrei smesso con quella storia di suo figlio, ma nel sentire la sua fica bagnarsi all’improvviso, mi sono ritrovato a pensare che quella fantasia sì la infastidiva, ma sotto sotto la eccitava pure. E il fatto che eccitasse lei, eccitava pure me. Per questo ho continuato, e dopo averla afferrata per i polsi, per evitare che mi arrivassero altre sberle, ho continuato a infierire con quella fantasia.
“Credimi è così, non c’è nulla di male, lui a diciannove anni e gli ormoni a mille, e tu sei una gran bella donna!”
“Ma sono sua madre, testa di cazzo!!!” mi grida in faccia lei.
“La cosa lo eccita di più! Mai sentito parlare del fascino del proibito?” continuo a infierire, e intanto continuo a sentire la sua fica farsi sempre più bagnata.
“Mio figlio non è un pervertito!”grida lei.
“Ho visto come ti guarda il culo!” rispondo io. E anche se sinceramente in quei momenti stavo spudoratamente inventando, e non sapevo e non so tutt’ora se veramente suo figlio nutriva in lei qualche erotica attrazione, comunque, un paio di volte che mi ero fermato a casa sua a cenare, mi era capitato di incrociare gli occhi del giovane Gabriele puntare dritti verso il culetto di mammina, chinata a tirar fuori l’arrosto dal forno. Ma su questo non c’è nulla di male, un bel culo è un bel culo, e vien spontaneo guardarlo, e non importa se è della tua ragazza, dalla tua collega o di tua madre, tua sorella, o tua figlia.
Comunque sono andato avanti, e dalle battutine, sono passato a descriverle quelle perverse fantasie.
“Secondo me prima o poi si infila nel tuo letto, e forte com’è ti costringerà a essere la sua puttana per una notte intera!”
“Smettila!!!” mi grida lei.
“Sentirai il suo cazzo dentro la tua fica, o forse prima te lo sbatterà in bocca, e ti disseterà con la sua sborra, e alla fine piacerà anche a te, adorerai essere la sua troia. Gli concederai di tutto…
Ad un certo punto, Anna non parlava più, mi guardava soltanto, e ansimava di piacere. E a quel punto, ho voluto fare una prova.
“Okay, basta, scusa, sono stato uno scemo!” le sussurro, “Parliamo di quel calciatore che ti piace tanto!”
“No!” mi fa lei, “Continua!” mi chiede, e io a quella richiesta mi sento impazzire.
“Ammettilo che ti piace!” la sfido.
“Sì, mi piace!” mi fa lei, e io riprendo a darci dentro con quella perversa fantasia.
“Secondo me, si fa delle fantasie su di te, Anna! Dovresti provare a provocarlo, per vedere come reagisce, tipo girare semi nuda per la casa, infilarti nel suo letto di notte…”
Anna sotto di me impazziva alle mie parole.
“A dire il vero dovresti scopartelo. Giusto per insegnarli anche come si fa a far godere una donna!”
A un certo punto a voluto stare sopra lei, e non l’ho vista mai, cavalcare così.
“Infondo è anche un tuo diritto. Lo mantieni, gli paghi gli studi e i vizi, è giusto che sia tu la prima a godere del suo cazzo!”
Io continuavo a sparare oscenità, e lei sopra di me impazziva sempre di più. La sua fica era un lago, il suo corpo scottava da sangue che le ribolliva.
“Mio dio, pacherei oro per vederti fargli un pompino. Anzi a essere sincero vorrei scoparti insieme a lui!”
“Sì, sì, sì continua, continua!!!” gridava Anna sopra di me, ad occhi chiusi.
“Potrei insegnarli tante cose sul sesso e sulle donne, e tu faresti da cavia. Ogni madre dovrebbe mettere il proprio corpo a disposizione di suo figlio, e insegnarli l’arte del far godere.”
Ovviamente, non credevo minimamente alle cose che dicevo. Le dicevo soltanto perché eccitava Anna, e il fatto che Anna era eccitata per quelle perverse fantasie, eccitava anche me. E più io mi spingevo a dire cose sempre più perverse, più lei sopra di me godeva come una matta.
“Dovresti scoparti anche la sua ragazza, giusto per vedere se è la ragazza giusta per tuo figlio…”
Continuavo io.
“Anzi, ce la scopiamo in due, davanti ai suoi occhi. Così gli facciamo vedere come deve fare per farla godere.
Andavo avanti,
“Sarebbe anche bello, che tu ti faccia sbattere dai suoi amici, quando non hanno di meglio da fare, e passano pomeriggi interi davanti alla play -station.”
E ancora.
“Visto che i genitori della sua ragazza ti stanno antipatici, perché non li seduci e te li scopi?”
Sparavo stupidagini perverse, senza fermarmi. Poi, ad un certo punto, mi sono alzato sfilandomela da sopra, e con forza l’ho messa a pecorina.
“Ora facciamo un bel gioco!” le ho sussurrato. “Facciamo finta che io sia il tuo Gabriele!”
Ho iniziato a scoparmela così.
“Sei una troia mamma, sei una troia!!!” le gridavo io addosso, sforzandomi persino di imitare la voce di suo figlio.
“Sì Gabriele, amore mio, fai godere mamma!!!” rispondeva lei, e così siamo andati avanti, a suon di battute e risposte, simulando quel rapporto incestuoso tra lei e suo figlio.
Di tutte le scopate con Anna, non ricordo una più intensa.
Dopo essere venuti, nel classico momento post-orgasmo, siamo rimasti per un po’ in silenzio, ognuno a pensare ai fatti propri e a fumarsi una sigaretta.
“Ma davvero una cosa così ti piacerebbe?” le ho chiesto poi spontaneamente, sorridendole.
“Che cosa?” mi chiede lei.
“Farti scopare da tuo figlio!” le rispondo io.
“Ma che cazzo dici, sei fuori!” è stata la sua risposta, prima di alzarsi e andare in bagno.
Quando è tornata in camera, di quella cosa non ne ha più voluto parlare, e più non ne abbiamo parlato, ma comunque non ci sono dubbi, che mentre scopavamo, quelle perverse fantasie su suo figlio, l’avevano mandata in ecstasy.

ORGIA IN FAMIGLIA

La cazzata l’abbiamo fatta io e mia moglie. Volevamo apparire ai nostri figli come due genitori moderni e alla fine ci siamo ritrovati invischiati in una situazione che mai avremmo pensato.
Tutto è iniziato quando Manuela, mia moglie, ha trovato una canna nel giubbotto di nostro figlio Marco, che a sentir lui gli era stata regalata la sera prima a una festa. Subito è partita la classica discussione in famiglia su droghe leggere, droghe pensanti, su ciò che giusto e ciò che è sbagliato, con io che mi sforzavo di spiegare ai miei figli che una canna può anche passare, basta solo non passare a roba più forte e nociva.
In parole povere, all’apice della discussione, un po’ sfidati da mio figlio Marco, io e Manuela abbiamo deciso di fumarci quella canna in compagnia dei nostri figli, nella tranquillità e nella privacy del salotto di casa nostra. Infondo eravamo tutti convinti che si trattasse solo di una semplice canna.
L’abbiamo accesa, ce la siamo passata, un tiro due tiri, tre tiri. Ho sentito la mia testa leggera, ridevo senza alcun motivo, e intorno a me tutti ridevano. A un certo punto mi è venuta voglia di ballare, mi sono alzato in piedi e mi sono messo a ballare, e tutti intorno a me ballavano. Poi, mi è venuta improvvisamente voglia di spogliarmi, e senza pensarci due volte ho iniziato a spogliarmi, e come mi spogliavo io, si spogliava mia moglie, mia figlia mio figlio.
Quella canna l’abbiamo accesa verso le undici di sera. Alle undici e dieci ballavamo tutti nudi in soggiorno. Alle undici e venti eravamo tutti distesi sul tappeto del soggiorno a toccarci palpeggiarci senza ritegno. E alle undici e vent’otto, eravamo completamente partiti.
Mi sono ritrovato seduto sulla mia poltrona, con mia figlia in ginocchio davanti a me che mi leccava il cazzo.
Manuela, distesa sul tappeto, si faceva sbattere da Marco come una puttana che non vede un cazzo da dieci anni.
Stavo impazzendo dall’eccitazione che mi dava la lingua di mia figlia, e godevo nel vedere come mio figlio si sbattesse mia moglie.
Volevo scopare anch’io. Mi sono alzato dalla poltrona, sul tappeto ho messo Lisa a pecorina, e prendendola per i fianchi ho iniziato a penetrare la sua giovane fica stretta, e mentre me la scopavo, continuavo a guardare mio figlio, sbattersi mia moglie.
“Vieni avanti papà!” mi fa ad un cento punto mio figlio. Le sue intenzioni, le ho già capite. Così con una sculacciata faccio avanzare Lisa, fino a farla ritrovare sopra a sua madre a sessantanove.
Manuela da sotto inizia a leccarmi le palle. Marco divarica ancor più le cosce di sua madre, poi senza farle del male afferra sua sorella per i capelli e le abbassa la testa.
“Lecca la fica di mamma!” le ordina, e Lisa obbedisce, e Manuela da sotto non ci pensa due volte a ricambiarle il favore.
“Dammi il cinque, papà!” mi fa mio figlio.
Inconsciamente, sono venuto dentro mia figlia, e l’orgasmo che ho avuto è stato così forte che oltre aver riempito la mia principessa, sono riuscito pure a sbiancare il volto di mia moglie.
“Voglio due cazzi!” è stata la sua richiesta, una volta che ci siamo sciolti da quella posizione.
Mi sono disteso, il mio cazzo era ancora duro. Mia moglie è montata sopra di me, mentre mio figlio ha iniziato a prenderla analmente da dietro.
“Il marito in fica, e il figlio in culo! Cosa può pretendere di più una donna!” è stata la sua battuta, mentre ce la sbattevamo in due.
“E io, che faccio?” ci ha chiesto Lisa, quasi in disparte.
“Siediti qui sul sofà!” le fa Manuela, e Lisa si è seduta sul sofà, di fronte a sua madre. Manuela le ha aperto le cosce, iniziando avidamente a leccarle la fica. Siamo andati avanti così, finché Manuela non ne ha avuto abbastanza, e Lisa a voluto prendere il suo posto.
A quel punto, ho voluto essere io quello dietro. Sbattevo il cazzo in culo a mia figlia, e intanto spingevo la sua testa tra le cosce di sua madre.
A mezzanotte in punto, siamo caduti esausti sul tappeto, e lì ci siamo addormentati.
Vi lascio solo immaginare l’imbarazzo del risveglio.
“Dimentichiamoci tutto, non è successo niente!” sono state le sole parole di mia moglie.
Sono passate un paio di settimane da quella sera, e io non faccio altro che pensarci e ripensarci. L’effetto della canna è completamente sparito, ma non vi è giorno che non mi prenda la voglia di rifare quell’insana orgia in famiglia.

PS : I miei racconti sono storie di fantasia. Nei miei racconti tutti i protagonisti sono maggiorenni e consenzienti. Per quanto spinte o estreme, le mie storie non vogliono essere di cattivo esempio, ma solo divertire letteralmente un pubblico adulto, appassionato del genere erotico

IL CAVALIERE, LE CORTIGIANE E LE SOUBRETTE(II atto)

II atto.

Dopo una breve pausa, i due illustri viziosi, chiesero alle due cortigiane di distendersi sul lettone a baldacchino; entrambe in posizione supina, di spalancare le cosce, aprire per bene con le dita le rispettive passere(una pelosa, quella di donna Vittoria, l’altra depilata, quella di Veneranda); perché, avevano voglia d’infilarvi dentro le loro lingue.

 

Il cav: che dici, prof, a queste due nostre cortigiane, le facciamo distendere sul lettone come due vacche e, gli lecchiamo le fighe, facendole sbrodare come due  «Elena di Troie»!?

Il prof: oh! eccellente idea, caro cavaliere! Anche a me, è venuta voglia d’assaporare le passere di queste due dolci signore!

I due, le leccarono appassionatamente, facendole sbrodare per ben due volte; ma poi, la voglia di cazzo si fece più pressante e, allora…….

Donna vittoria: adesso, desidero che un grosso palo di carne sfondi la mia figa! tu, Veneranda?

Veneranda: anch’io! La mia passerona infuocata, desidera essere penetrata da un tronco carneo.

Il cav: che dici, prof, ci distendiamo su questo meraviglioso e soffice lettone a baldacchino e, ci facciamo cavalcare a «spegni moccolo» da queste due belle troie?

IL prof: ottima idea, cav! cosi, le sborro in figa; io, preferirei donna Vittoria.

Il cav: ok, accordato; ma poi, facciamo un breve «changer la Reine »! (cambiare la dama)

Il prof: ma, certamente!

I due illustri pervertiti, si distesero sull’enorme lettone a baldacchino; e le due donne, gli saltarono sopra «a cavalcioni»; e, li cavalcarono a fasi alterne, facendoli sborrare, nelle rispettive fighe.

Donna Vittoria: ahhhhh!!! Sììììì!!!! tutto dentro, tutto dentro, Sìì!! anche un po’ nel culo! Ahhhh!!! Sto scolando sbroda, come una vacca sìììììì!!!!

Veneranda: anch’io, anch’io, scolo, come una lurida vacca! Ahhhh!!!!!!!!

Il cav: mmm!! Bella giumenta; anch’io, sto sborrando come un porco, sì! Come un porco, vengo, vengo, vengooooo!!!! Ohhhhh!!!!

Il prof. dai, troiona, altri due colpi e, vengo anch’io, sììììììììì!!! Sììììì!!! Vengo, sborrooooooooo!!!!!!!! Sììììììììììììììì!!!!1 Uhmmmmm!!!!!!

Il cav: allora, prof, me le procuri, queste pollastre?

Il prof: certo, cavaliere! Le faccio sapere domani nel tardo pomeriggio

Il cav: D’Accordo, aspetto una sua chiamata.

 

L’indomani, donna vittoria, presenta sua figlia Patrizia al cav Cavalcanti.

 

 

“il quale, inizia a palpeggiarla”.

 

Il cav: prego, accomodatevi!

Donna Vittoria: vi presento mia figlia Patty!

Il cav: oh! Molto lieto! Bella  mora, ehm bellissime forme, fisico da top model!

Patty, esclama dentro di se: “proprio, un vecchio depravato, porco pure”!

Patty: ehm! Piacere è mio, cavaliere! Ha visto, che bel fisico; posso fare televisione, posso entrare nel mondo dello spettacolo!?

Il cav: oh! Ma tu, puoi fare tutto quello che vuoi, dolcezza; basta, essere un po’ gentile!

Patty: gentile, in che senso, si spieghi meglio.

Il cav: beh! Per entrare in quel mondo ed avere successo, bisogna: “aprire molte porte ed anche portoni”, bisogna soddisfare le voglie più nascoste e perverse di qualche capo, sia uomo che donna.

Patty: ma poi, la carriera è garantita?

Il cav: beh! Al 90% si!

Patty: capito.

Il cav: beh! Io direi di dare un occhiata alle grazie corporee di questa dolce donzella; che ne pensate, donna Vittoria!?

Donna Vittoria: beh! Non saprei; se lei, vuole!?

Patty: se al cavaliere, fa piacere, potrei anche farlo!

Il cav: perfetto; allora, io direi di fare un bel giochino. Dolcezza, mentre tu, ti spogli, tua madre, inizia a masturbarmi e poi, a farmi una bella pompa; cosi, posso contemplare meglio le tue splendide forme. Oh! Naturalmente, a buon rendere!

Donna vittoria: io ci sto!

Patty: bene; allora, inizio a spogliarmi.

Il cav: bene, che si aprano le “danze”! ah, un momento; qui, ci vuole un sottofondo musicale adatto.

Diede ordine ai suoi servi di mettere come sottofondo musicale un brano adatto alla situazione, eseguito dal mitico: “Fausto Papetti”.

Patty, mentre iniziava a spogliarsi ed ancheggiare lentamente: “le va bene cosi, cavaliere!?

Il cav: mmm!! Va benissimo! Che stupendo corpo, beata quella gran zoccola di tua madre che, t’ha messo al mondo; e che, è qui presente! Ve lo siete fatto scaricare tutto nell’utero da quell’ ufficiale eh! Vi prego, donna vittoria, vi supplico! Continuate, continuate a segarmi, sì, cosi, su e giù, su e giù, con quella mano! Sì, sto godendo come un maiale, sì, come un porco! Ohh!!

Donna Vittoria: certo, cavaliere! E, volete sapere una cosa?

Il cav: ditemi, ditemi, donna vittoria, sono tutt’orecchie, lo sapete che, queste cose, mi fanno salire la libido!

Donna Vittoria: mi è piaciuto molto, farmi scaricare quel fiume di sborra dentro la mia cavità uterina! E cosi, ho concepito e fatto nascere questo bel bocciolo di ragazza!

Il cav: ohhh!!! Divino! Adesso, succhiatelo, succhiatelo a modo vostro; e tu, dolcezza spalanca le gambe e sparati un bel ditalino solenne, sì! Sparati un ditalino, masturbati come una troietta in calore, fammi vedere, come pisci di sbroda!

Patty. Molto volentieri, cavaliere, le faccio pure lo squirting; tanto, non sono più vergine!

Il cav: ah, sìì!! E, chi ti ha sverginata, chi ti ha sverginata!?

Patty: un mio compagno di scuola di colore; un giorno, m’ha ficcato tutti i suoi trenta centimetri di minchia nella figa, deflorandomi e, facendo sgorgare molto sangue “ dalla mia fessura fresca d’apertura”;

sangue che, poi lui, m’ha obbligata  a raccogliere con un cucchiaino,  versare in un bicchiere di vetro e, bere mescolato alla sua calda e densa sborra. È stata per me un’esperienza davvero eccitante!

Il cav: ah, sì! Sei anche un emoporca, adoro le porno- vampire che si eccitano succhiando il sangue delle loro prede; e, le emoporche che si attizzano alla vista del sangue, sei capitata, come il cacio sui maccheroni; nel festino che organizzerò qui, nel mio castello la prossima settimana, ho intenzione di organizzare un piccolo spettacolino di emoporche e porno vampire.

Patty: fantastico, sarà un vero piacere!

Il cav: ti prego, ti prego, Patty, continua, continua a smanettarti quella fighetta! Mmm!!! Sììì!! Cosi!  E voi, donna Vittoria, succhiate con voluttà il mio cazzo! Che scoppia, scoppia di libido!

Patty: ahhh!!! Sììììì, adesso, squirto, squirto mmm!!!! Ahhhhhhhhh!!!!!

Il cav: OHHHH!!! Sìììì!!!! Fammi vedere come squirti! Oh! Che fantastica colata di sbroda! Mmm!!! succhiate, succhiate, donna Vittoria, sto per venire, ahhhh!!! Vengoo!! Sììììì!!! Ingoiate tutttoooooo!!!!!!!

Dopo un breve spuntino, nonostante la sua avanzata età, all’arnese del cavaliere, gli viene di nuovo voglia di eiaculare.

Il cav: carissime dame, mi è venuto duro di nuovo l’uccello; che ne dite di un bel bis!?

Donna Vittoria: vi va bene un fugace pompino, da parte di entrambe, madre e figlia?

Il cav: mmm!!! Intrigante la cosa! Ma poi, mi promettete che vi lesbicate?

Donna Vittoria: eh, eh. Eh, caro cavaliere; qui, dobbiamo salire di prezzo, trattasi di lesbo –incesto!

Il cav: oh, ma per me va benissimo! Vi allettano 2500 euro in più?

Donna Vittoria: ma certamente che, ci fanno gola, vero Patty?

Patty: beh! Potrei comprarmi il nuovo I-phone!

Donna vittoria: col vostro permesso, cavaliere, devo dire una cosa a mia figlia.

Il cav: prego, fate pure!

Donna Vittoria: ascolta, tesoro; questo, è un gran porco, depravato ed anche pervertito, assecondiamolo in tutto e per tutto; cosi, gli spilliamo anche un po’ di soldi; e magari, se fa lo stronzo, potremmo anche ricattarlo, ok?

Patty: d’accordo, mamma! Ma, non credi che adesso, stiamo un po’ esagerando!?

Donna Vittoria: ahh! Tranquilla; lui, è ricco sfondato, possiede un patrimonio di diverse decine di milioni di euro; pensa, che ha un conto in banca destinato solo ai suoi festini bunga -bunga.

Patty: capisco, mamma!

Donna Vittoria: allora, viva il vecchio!

Patty: viva il vecchio imperatore malato di sesso!

Donna Vittoria: caro cavaliere, io e mia figlia, siamo pronte per il lesbo – incesto –show!

Il cav: bene! Iniziate a sbaciucchiarvi lingua contro lingua; poi tu, Patty, afferra in bocca i capezzoli dei grossi seni di tua madre e, ciucciali, ciucciali proprio come facevi da “piccola”, quando lei, t’allattava! Sìì!! Prima il destro, poi il sinistro, ohhh! Questa zoccoletta, allatta ancora al seno di sua madre ahh!! Com’è bello, mi sto deliziando al biondo Dio! Sììì!!! Mmm!!1 ma adesso, distendetevi sul lettone e, fate un bel lesbo –sessantanove! La figlia, lecca la fregna della mamma, e la mamma, delizia la patatina della figlia! Sì, cosi mi piacete, leccatevi come due luride zoccole mmm!!! Ohhh!!

Donna Vittoria: vi stiamo piacendo, cavaliere!?

Il cav: sto godendo veramente! Adesso, venite qua, succhiatemelo ancora, voglio venirvi in faccia e sulle tette!

Donna Vittoria: certo, cavaliere! Noi due, Siam’ qui per esaudire tutti i vostri desideri più proibiti e perversi! (e per spillarvi soldi), pensarono fra di loro.

Il cav: ohhhh!!! Sììì!!! Sto venendo, sto venendo!

Donna vittoria: sì, schizzate pure in faccia, un po’ sulle tette, sì anche a mia figlia! Sì, sulle tette, sulle tette!

Il cav: adesso, io mi distendo sul lettone, nudo, come madre natura m’ha creato, voi due, accovacciatevi su di me; e, bagnate il mio corpo con la vostra calda pioggia dorata! Sììì!!! Ahhh!!! Stupendo, pisciate, piscite come due vacche! Mmm!!!1 ohhhh!!!

Le due: “pisccccc”!!

Donna vittoria: che ne pensate di mia figlia?

Il cav: è una gran puttana, troia come sua madre, talis mater, talis filias, talis!

Frattanto, arriva la telefonata del prof Vaccariello; il quale, comunica al cavaliere di aver trovato le ragazze.

Il cav: chi è che rompe a quest’ora! Pronto!?

Il prof: cav, sono Paolone, ho trovato le pollastre che cercavi!

Il cav: oh! Bene, prof, le facciamo venire qui la prossima settimana, sono belle, ruspanti!?

Il prof: ruspantissime, due vere maiale, le ho collaudate di persona!

Il cav: d’accordo, allora t’aspetto la prossima settimana!

Il prof: d’accordissimo, un salutone!

Il cav. salute a voi!

Fine II atto

Puttanella fa un Threesome con due uomini

La cugina bisbetica domata

Mia cugina si fa scopare sul divano

 

“Ciao Franco!

“Silvia?
“Si! Sono io!
“Chi non muore si risente!
“E già! Ti chiederai perché ti sto chiamando?
Silvia e Franco sono cugini, figli di due fratelli. Si
erano persi di vista da circa quattro anni, dai funerali del nonno. Due settimane prima c’erano stati quelli della nonna.
Franco per motivi di salute non aveva potuto partecipato alle esequie.
“Già! Di cosa si tratta!
“Per telefono non posso dirti nulla! Potremmo incontrarci da
me! Nel mio ufficio!
“Che cosa devi dirmi di così importante!
“Te l’ho detto! Per telefono è meglio evitare! Allora quando
potresti venire? Fissiamo un appuntamento! Adesso!
“Mi hai messo addosso una curiosità fastidiosa! Ti conosco
bene e so che, una del tuo ceto, deve avere dei seri motivi per scomodarsi a
contattare un parente che non frequenta da molti anni! Ho una proposta da
farti! Potresti venire tu da me, considera che sono ancora convalescente!
“Va bene! Ma preferirei incontrarti da solo!
“Sono da solo! Caterina ha accompagnato Luca ad Alessandria,
per i campionati nazionali under sedici di Volley, quindi, oggi pomeriggio
potrebbe andare!
Caterina è la moglie di Franco.
“Va bene! Ci vediamo oggi pomeriggio! verso le tre! Ciao
“Ciao!
Silvia amministra un’azienda che opera nel settore
dell’editoria.
E’ una donna in carriera, cinica e determinata. Ha una forte
personalità, con un super ego che è intollerante verso chiunque tocchi o sfiori
i suoi interessi. Ha un carattere indisponente e interpreta la vita come una
competizione, da vincere ad ogni costo. E’ un tipo ostico e non accetta sconfitte
umilianti che possano metterla in ridicolo. 
Nonostante sia una donna attraente
e di aspetto incantevole, gli uomini gli girano alla larga, per evitare di
doversi scontrare con il suo brutto carattere. Si è diffusa la voce che sia una
donna frigida.
E’ stata sposata con un imprenditore che operava nel settore
dell’edilizia. Dopo appena due anni di matrimonio, è fuggito disperato,
sputtanandola come donna cinica e fredda, che pensa solo alla carriera e alle apparenze.
Lei, vendicativa come Medea, ha utilizzato le sue influenze autorevoli
per rendergli la vita difficile, fino a farlo fallire.
Quel pomeriggio arrivò con la Mercedes grigia metallizzata che parcheggiò nel cortile della casa di Franco.
Silvia scese con eleganza dal l’auto, con passo sicuro
salì i due gradini che portavano alla porta d’ingresso.
Franco era in accappatoio di flanella. Alcuni colpi di tosse
segnalarono una condizione di salute ancora precaria.
“Ciao Franco!
“Ciao Silvia! Vieni! Accomodati in salotto! Ti va un caffè?
Ho messo la caffettiera sul fuoco!
“Si volentieri!
Franco ritornò con un vassoio sul quale c’erano due tazzine
fumanti e alcuni biscotti.
“Allora? Che cosa spinge una donna del tuo livello a far
visita ad un umile parente?
“Tua moglie! O dovrei dire quella zoccola di tua moglie!
Franco, si bloccò con un biscotto in mano, allibito, restando
con la bocca aperta.
“Mia moglie? Scusami ma non capisco?
“O sei un ingenuo oppure non capisci un cazzo delle donne!
“Senti vieni qui, chiami zoccola mia moglie e poi mi
insulti? Ma chi cazzo ti credi di essere!
“A tutto c’è una spiegazione!
“Dammela!
“Due settimane fa, ai funerali della nonna, ho avuto un
confronto duro con tua moglie! Da come parlava e cosa diceva mi sono resa conto
che quella puttana conosceva molti particolari della mia vita privata! Aspetti
che solo quel coglione del mio ex marito sapeva. La faccenda mi puzzava. Così
ho incaricato un’agenzia d’investigazione di seguire quello stronzo e cosa
scopro? Che s’incontra con quella zoccola di tua moglie, di nascosto, e cosa
fantastica, scopano come maiali alle tue spalle!
Ecco queste sono le foto! Come
vedi! Dall’espressione del volto di quella troiona si intuisce il suo estremo diletto
a chiavare con il mio ex marito!
Franco raccolse le foto, che Silvia aveva gettato sul
tavolino. Le passò in rassegna, fissandole con un’espressione indefinibile. Si
grattò un sopracciglio e si morse le labbra, senza dire nulla.
Silvia studiava il volto di Franco, cercando di capire che
cosa stesse passando per la testa del cugino.
Lei sperava di farla pagare a quella troia della moglie, che
l’aveva offesa e sfidata. Si stava prendendo la sua vendetta. IL cugino la
prenderà male e, sicuramente, l’avrebbe cacciata fuori di casa. Così quella
troia imparava, una volta per tutte, la sua lezione di vita.
Franco raccolse le foto facendo un mazzetto. Poi fissando
Silvia le posò a fianco del vassoio del caffè.
Con un dito si grattò il labbro inferiore.
Lei aspettava compiaciuta che lui parlasse.
Però il sorriso gli rimase impresso sulle labbra, quando un
manrovescio colpì violentemente il suo bel visino. Lo schiaffo fu talmente energico
che la donna fu scaraventata a terra.
Silvia si toccò le labbra doloranti. I polpastrelli si erano
sporcati di sangue. Dopo essersi ripresa dallo shock, alzò il capo.
“Che cazzo ti è preso! Sei impazzito!
Franco si tolse l’accappatoio rimanendo in boxe. Grugnisce e
stringendo i denti, si avventa su di lei come un feroce rapace. Gli afferra i
capelli e la trascina fino ad una cassettiera posta nel corridoio.
“Cazzo! Sei impazzito! Ma che fai? Mi stai facendo male!
aaaaaaaaaaaaaa
Silvia, nel parapiglia generale, cercò di afferrare la
borsetta per prendere il cellulare. Ma fu anticipata da Franco che con una
mossa da calciatore la fece volare oltre il divano.
“Sei impazzito! Stronzo! Lasciami! mi fai male!
Il cugino si siede sopra di lei e dopo una violenta lotta, riesce a bloccargli le
braccia dietro le spalle. Nello stesso istante, premendo il ginocchio sopra la
zona lombare, la tiene placcata con la faccia schiacciata a terra. Poi da un
cassetto estrae un paio di manette e le chiude attorno ai suoi polsi.
“Dio mio! Sei impazzito! Toglile! Hai capito! Che cazzo vuoi
fare! Ti faccio arrestare Bastardo!
“Ti presenti qui! Come una stronza! Animata da spirito di
vendetta! Per il tuo orgoglio da quattro soldi ferito! Mi insulti! E poi mi mostri le foto del misfatto! Hai violato la privacy di mia moglie! Sei arrogante
e stronza! Non hai pensato ad una variante?
“Quale?
“Io e Caterina condividiamo tutto! Siamo una coppia aperta! Lei
scopa con chi gli aggrada, poi mi racconta tutto!
Silvia rimase basita e senza parole. Poi….
“Bastardo! Pervertito e Cornuto! Lasciami andare! Perché mi
hai picchiata e ammanettata?
“Perché ho capito che razza di donna sei! Vuoi dominare
tutti quelli che ti stanno attorno! vero? Ma adesso sarai tu la schiava! Cagna!
Silvia per quanto si sforzasse di ribellarsi, dentro di se
sentiva che quella violenza gli suscitava dei sentimenti contraddittori, che
prima di allora non aveva mai provato. Il suo corpo fremeva e quella
sottomissione forzata gli provocava sensazioni quasi piacevoli.
“Per prima cosa! Via i vestiti! Ti voglio vedere nuda come
un verme!
Lei strabuzzò gli occhi, ma non disse nulla.
Lui si accanì su sua cugina come una furia cieca. Gli
strappò la camicetta; tirò via la gonna e le scarpe, lasciandola con gli
autoreggenti. Poi afferrò gli orli delle mutande e le lacerò. Il reggiseno fece
la stessa fine.
Silvia era scioccata e confusa, guardava il cugino come una
bestia braccata dalla paura; si sentiva in trappola, ipnotizzata dalla ferocia
di quel folle pervertito. Era impaurita. Respirava con affanno. Avvertiva il
pericolo in ogni suo gesto. Gli tremava la schiena, la pelle reagiva rabbrividendo,
come se fosse colpita da un vento gelido.
Era la prima volta che si trovava in una situazione di totale
sottomissione, in cui non era lei a comandare. Si sentiva come un oggetto in
balia delle onde. 
IL cugino la guardava con uno sguardo glaciale, dalla testa
ai piedi.
“E’ mai possibile che una donna bella come te! Sia frigida?
Lo so! Stronza! So tutto di te! Caterina mi ha raccontato tutto! E ho capito
che razza di donna sei! Mi sei sempre stata sulle palle! Anche da ragazza
quando te la tiravi avrei voluto prenderti a calci nel culo! Ora guardati! Sei
ammanettata e stesa a terra nuda! La grande Manager, che fa tremare i suoi
dipendenti! Ora sei li, a terra, nuda come un verme! Lo sai che posso fare di
te quello che voglio!
“Ti prego lasciami andare! Che cazzo ti sei messo in testa?
Ti mando in galera! Bastardo! Cornuto!
“Voglio darti una lezione di vita! Voglio insegnarti la
differenza sottile che c’è tra un dominatore e un pezzo di merda cinico e
indifferente al piacere come te!
“non me ne fotte un cazzo dei tuoi insegnamenti di merda!
Stronzo liberami subito!
“Lo sai che cosa vuol dire dominare? e sai quale è
differenza tra il piacere e il dolore?
“Dimmela! visto che non posso fare altro che ascoltare le
tue stronzate!
“Il dominatore prova piacere nell’infliggere dolore alla sua
schiava! Lo scopo del dominatore non è quello di dare piacere, perché sa che la
schiava potrebbe fingere. Il piacere gli deriva dalla certezza che le sue
torture producono dolore e sofferenza. Più la schiava soffre e più gode!
“Queste sono le farneticazioni di uno scellerato maniaco
sessuale!
“Ti sbagli! Sono attitudini del tutto naturali! Che madre
natura ha elargito

generosamente all’uomo! Se la dominazione e il sopruso fossero stati un
crimine insensato, la natura li avrebbe soppressi o negati! Ma tu sai che
l’ingiustizia e la prepotenza producono benessere mentre la virtù solo povertà!
E’ la legge del più forte sul debole la vera regola di vita! che governa le
umane vicende, sublimati nella ferocia dei predatori come il lupo e il leone! La
vita si regge sull’equilibrio del bene e del male, con pari dignità. Dalla
distruzione nasce sempre qualcosa di nuovo e costruttivo! L’ordine e le regole,
senza il male, non producono nulla, si ridurrebbero a noia e avvilimento della
vita!

“Che cazzo di filosofia di vita è questa! Bastardo fascista!
“E’ una filosofia che tu applichi tutti i giorni e, direi,
nel modo sbagliato! Ora ho intenzione di correggerti!
“Vai a fanculo! Stronzo!
La voce di Silvia celava uno stato di tensione dei sensi
eccitati. Lo sguardo era lucido e il corpo fremeva, ma non di paura.
“Mi eccita vederti implorare! Guarda! ho il cazzo che non
sta più nelle mutande! Mmm
Così dicendo lo tirò fuori, poi si inginocchiò davanti a lei,
e afferrandogli i capelli la costrinse ad alzare la testa. Poi brandendo il nerbo
puntò la cappella contro la sua faccia. Umiliandola,la schiaffeggiò con il nerbo che
brandiva come una mazza!
“Maniaco! Sono tua cugina cazzo! Lo sai?
“mmm questo rende la situazione più eccitante! Mmm
l’incesto! Mi piace! Succhia! cagna! Lo sai riconoscere un cazzo? To! Per una
volta fammi vedere che sai fare un pompino! come una vera vacca!
“Che cazzo! Sei un maniaco! Lasciami iiiiii mmmmmmmm
La grossa cappella era completamente schiacciata contro le
labbra. Franco strappò con forza i capelli, il dolore la costrinsero ad aprire
la bocca.
Alla fine Silvia si arrese al male lancinante del cuoio
capelluto. Aprì la bocca e il cazzo si infilò come un serpente nelle gote, fino
alla gola.
“To to to to.. cagna maledetta! Succhia il cazzo di tuo
cugino! Mmm è incesto! Non ti fa sballare l’idea? ahahahahah
Silvia, con il cazzo infilato nella bocca, non riusciva ad
emettere alcun suono, oltre a mugugni soffocati dal grosso cazzo che entrava
senza alcun riguardo. Lo stato di soggezione, incoscientemente la costringeva
ad assecondare quel folle dominatore, quasi rassegnata al ruolo di schiava.

Franco la teneva ferma spingendo il cazzo in profondità.
Nello stesso tempo tirava i capelli con forza. Ad un tratto si accorge che gli
occhi azzurri di Silvia erano stralunati e lei arrancava con il petto cercando
di respirare. La saliva usciva dai lati della bocca sotto forma di bollicine
schiumose.
Capisce che la cugina è in difficoltà e lo sfila via.
Subito dopo la vede tossire e sputare rivoli di saliva e
vomito.
“Bastardo! Stavo … sof..f.. focando ooooooo aiutoo iiiiii
“E tu collabora! Cagna! Devi accettare il dolore! Per
compiacermi!
Silvia, riprese fiato,  ricambiava il suo sguardo con la stessa
intensità. C’era una luce strana. L’aggressività di Franco stava producendo un
effetto inaudito.
“Riprendi a succhiare cagna!
Silvia, riluttante, iniziò a sottostare a quella protervia
senza replicare. Ci fu solo un tentativo di ribellione, ma poi si fermò. Lui,
incalzò quella labile reazione con una serie di schiaffi.
“Aaaaaaaaaaaaaa bastardooooooooooo
“Tu collabora!
Con forza gli prese la testa e puntò di nuovo il cazzo
contro la sua bocca. Usando le stesse manieri forti, tirando con forza i
capelli, quasi a volerglieli staccare. Stavolta lei lo accolse.
“Così mi piaci! Mmmmmm cazzo ora si che si ragiona!
Dopo…
“Toglimi le manette!
Franco guardò sua cugina. Il tono della voce era cambiato.
“No! Non ancora! Anzi ho ancora una cosa da fare! Scommetto
che ti piacerà!
Si allontanò per pochi minuti e ritornò con una pallina da ping
pong e un foulard.
“Che cazzo vuoi fare!
“Per quello che ho intenzione di fare per te è meglio se
taci!
“No ooooo sei pazzo ooo!
Tenendogli la testa bloccata gli infilò la pallina in bocca
imbavagliandola con il fazzoletto.
“mmmmmm mmmmmm
“non capisco cosa vuoi dirmi! Hahahahahahah
Franco costrinse sua cugina a sdraiarsi con il ventre sul
pavimento. Gli girò attorno per alcuni minuti. Lei cercava di seguirlo con lo
sguardo, girando il capo. I suoi occhi erano terrorizzati.
“Il tuo culo è bello! Il punto d’incontro delle cosce è
quanto di meglio abbia mai visto finora! Si! Lo ammetto! Sei un gran pezzo di
fica! Lo hai mai preso nel culo?

“mmmmmmmmmmm

“Guarda il mio cazzo! È bello duro e pronto a invadere la
corsia di emergenza, a tutta velocità! Hahahah Ma non è come tu credi! La
sodomia deve avere come compagna la forza dell’aria!
“mmmmmmmm – (Silvia si agitava preoccupata da quelle parole
inquietanti).
Franco si procurò un lungo cordolo. Da una parte fece un
occhiello dentro il quale ci infilò il capo opposto. Era un cappio.
“Il patibolo è pronto! Ora vediamo cosa sai fare!
Avvolse il cappio attorno al collo di Silvia. Si piazzò
dietro di lei, costringendola ad allargare le gambe, mettendogli a disposizione
del suo sguardo le parti intime.
“Bene! Bene! Mmmm certo che hai un culo che invoglia a
penetrarlo! Sono impressionato! Stimola molta lussuria! Chissà quanti
maschietti che hai torturato hanno sognato di poterlo sfondare!
Mentre parlava con il dito medio iniziò a lavorarsi gli orli
del pertugio. Spinse forte fino a farlo entrate tutto nell’ano.
“mmmmmmmmmmmm (singulto di sofferenza di Silvia)
“ahahahahah  Cazzo!
Non l’hai mai preso nel culo! Ahahah sono fortunato! Direi che sei pronta ad
affrontare la prova del fuoco! Si sarà per te un rito d’iniziazione hahahahaha.
Così dicendo s’impossessò di un grosso cuscino del divano e
lo collocò sotto il ventre di Silvia, in modo tale che il suo posteriore puntasse
verso l’alto.
“Sai! Prima di violare questo tempio sacro, vorrei divertirmi
con la bocca!
Franco si tuffò gioioso tra i glutei candidi e sobri, e
separandoli espose alla sua lussuria il pertugio dell’ano. Era ancora stretto e
chiuso. Le rigature dell’orifizio erano attaccate e ci volle forza per
separarli e mettere in luce le parti interne. La bocca, attratta da quelle
delizia, si attaccò come una ventosa e la lingua razzolava furiosa con la punta
nel piccolo foro. La saliva lo aveva lubrificato a dovere. Un dito sostituì la
lingua e s’insinuò per due terzi all’interno.
“mmmmmmmmmmmmmm (singulto di Silvia)
Franco era super eccitato da quella visione superba. Il buco
era stato dilatato con una trivellazione forzata. Così tenendogli le gambe
aperte al massimo si inginocchiò in mezzo, avvicinandosi con il bacino il più
possibile. Quando la cappella del cazzo urtò contro l’apertura anale, fece
scendere un grosso rivolo di sputo che impregnò la cappella e il foro, poi la spalmò
con cura attorno ai bordi. La punta del pungolo iniziò a spingere con energia.
“mmmmmmmmmmmm (singulto di Silvia)
Il buco era troppo stretto, così al primo tentativo il nerbo
scivolò verso il basso, penetrando per due terzi nella fenditura della fica
grondante di umori vaginali, che ne avevano facilitato l’ingresso in modo involontario.
“Cazzo! Sei bagnata come una fontana! Ahahah stai godendo
ahahahaha a quello ci penserò dopo! Ora voglio sfondarti il culo!
“mmmmmmmmmmmmmm (singulti di rabbia e di ribellione)
“Riproviamo!
Punto nuovamente la cappella contro il buco anale, ma prima penetrò
nuovamente con due dita, facendoli girare come un mestolo. I bordi dell’ano lentamente
cedettero, adattandosi alle dimensioni dell’invasore.
“Ora non potrai più sfuggirmi! Ahahah
La punta del cazzo stavolta scivolò dentro quel tempio allargando
con forza l’orifizio anale.
“mmmmmmmmmmmmmmmmm (singulto di dolore)
“to stronza! Ora di spacco il culo!
Una possente spinta permise di far penetrare l’intero corno nel
pertugio, e nello stesso istante, il corpo di Silvia sussultò come se fosse
stato colpito da un potente saetta.

Franco afferrò il cordolo e spingeva dentro lo sfintere di
sua cugina, tenendo teso al massimo il laccio e costringendola ad agitarsi,
mentre il cappio si stringeva attorno al collo.
“vedi! Stai facendo il gioco del nemico! Più ti agiti e più
godo e più tu rischi di soffocare!
“mmmmmmmmmm (singulti indecifrabili)
Il gioco della sodomia e della forza dell’aria andò avanti
per parecchi minuti. Silvia si stava sfiancando, e non riusciva più a tenere la
posizione ideale per evitare di soffocarsi. Franco colse quel cedimento e
lentamente lasciò le briglie.
Dopo alcuni colpi profondi e secchi si staccò da sua cugina.
Gli tolse il bavaglio e le manette.
“Ba….. bastardo oooooo stavo soffo….candoooooooooo
“Se provi a scappare ti lego pure la gambe!
Dopo un intenso sguardo:
“Non scappo!
Dopo alcuni minuti di indecisione. Gli tolse le manette. Silvia
non si mosse, restando adagiata sul pavimento, rassegnata nel suo ruolo di
schiava.
Lui sorrise in segno di trionfo. La bisbetica sembrava
domata. Ma c’era ancora tanto da fare.
Lei, su invito di Franco, dopo averlo segato, riprese
nuovamente a succhiare il cazzo. Sembrava più docile e ubbidiente.
La sua personalità sembrava addomesticata, apparendo docile come una cavalla selvaggia domata dal suo
padrone.
Franco, non ancora convinto, per sicurezza tenne il cappio, per prevenire eventuali tentativi di fuga, ma anche incitarla con
forza quando il pompino rallentava.
“Basta ora! Cammina a quattro zampe!
“Cosa?
Franco in risposta gli posò un piede sul collo e la spinse giù,
fino a schiacciare la guancia del viso sul pavimento.
“Non devi replicare! Sono io il padrone! Hai capito?
“Si!
Silvia attaccò a camminare a carponi, girando attorno a suo
cugino. Stava aspettando con ansia, che lui facesse qualcosa o l’obbligasse a
soddisfare i suoi desideri folli, di qualunque genere.
Franco la fissava con bramosia, mentre gattonava ai suoi
piedi. Ogni tanto la toccava con la pianta dei piedi lisciandogli la schiena e
le natiche.
Quei tocchi fugaci facevano venire i brividi a Silvia.
L’attesa l’eccitavano e la rendevano impaziente.
“Cribbio! Hai un corpo stupendo! Tutti questi anni a
preservalo per chi? Quando avresti potuto goderti la vita! Una carriera? Per
quale scopo? Solo per far soffrire la gente? Ora sarai tu a soffrire! Cagna!
Franco si era procurato un frustino da fante. L’ippica era
la sua passione e quando poteva faceva dei lunghi itinerari al galoppo della
sua cavalla preferita.
La bacchetta di cuoio veniva maneggiata con destrezza, e
piegata davanti allo sguardo eccitato di Silvia. Lui si era avvicinato al suo
viso e con un sorriso malizioso sfregò il frustino nella sua bocca bagnandolo
con la saliva, poi lo passò in quella di Silvia e lei reagì mostrando i denti
come i cani rognosi.
“Sei ancora selvaggia! Ora il tuo padrone ti addomestica!
Vuoi?
“Si! mmmmmmmm
Si sedette sul culo di Silvia. Da dietro iniziò a sferzare
dei colpi secchi che impattarono violentemente sulla pelle candida delle
natiche, lasciando dei segni rossi.
“aaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaa
“galoppa cavallina storna! Op! Op! Dai fammi vedere come sai
correre!

Ogni volta che il frustino si abbatteva sui glutei suscitava
un dolore acuto.
Silvia, nonostante il male lancinante, sopportava tutto. La
sottomissione la poneva in una condizione di grazia ascetica. Era piacevole giacere
alla volontà di un altro. La sua figa fremeva e il suo basso ventre tremava dal
piacere, provocati dalle sferzate della frusta, ma soprattutto, quello che la
faceva impazzire era la mente di suo cugino. Il suo atteggiamento perverso l’aveva
affascinata. Sentirsi alla mercè di quel folle era una sensazione straordinaria.
Da brividi.
“Ho la figa in tumulto! Chiavami bastardo! Violentami!
Chiavami ora! Monta la tua cagna! Completa la tua nefanda azione incestuosa!
Le suppliche di Silvia, erano un vero e proprio trionfo per
Franco, che sentiva il suo potere incidere sul carattere della cugina. La
temibile manager infine era domata ed era ai suoi piedi. Implorante.
“A suo tempo! Non ho ancora finito!
Silvia ebbe un brivido alla schiena e quelle parole la
mettevano in agitazione perché il cugino era imprevedibile! Ma la condizione di
assoluta dipendenza dalla voluttà traviata di Franco gli faceva sballare la
testa.
Lui l’afferrò di nuovo dai capelli. Lei lo seguì senza
opporre alcuna resistenza. Come un docile agnellino. Il cappio si era stretta
attorno al collo e quando lui tirava, si stringeva fino a bloccargli il
respiro.
La trascinò in camera da letto. La prese in braccio e la
gettò sul materasso a gambe all’aria. Riprese le manette. Gliele serrò attorno
ai polsi assicurandoli alla barra della spalliera.
Poi si procurò una cravatta e la bendò.
“Devi sentirti in completa balia degli eventi! Devi avvertire
sulla tua pelle le

sensazioni che si provano, quando dipendi dalla follia di un
altro! Ti piaceva sottomettere i tuoi dipendenti? Imponendo la tua volontà
nevrotica? Anche quella era una forma di eccitazione! Comandare è come
chiavare! Ma nel tuo caso era puro cinismo isterico! Ora sentirai sulla tua
pelle quelle umilianti sensazioni!

“Franco! Sto impazzendo! Sei diabolico! Mi stai facendo
provare sensazioni incredibili!
Non ottenne risposta. Si accorse di essere sola, avvolta in
un silenzio inquietante.
“Dove sei? Franco?
Franco sapeva dosare i momenti di attesa con quelli di
accanimento.
Silvia, era sul letto bendata e assicurata con le manette
alla spalliera. Si sentiva smarrita. Il suo corpo vibrava e fremeva, come se
fosse stato lanciato nel vuoto assoluto senza punti di riferimento.
Poi sentì il respiro di Franco attorno al suo collo e quella
improvvisa comparsa gli fece rabbrividire la pelle dall’emozione.
Nello stesso istante, percepì qualcosa di freddo che stava carezzando
i suoi capezzoli. Era una sensazione gelida ma dannatamente piacevole.
“mmmmm mi piace mmmm mmmmmmm
Erano stimoli estremi, che si contrapponevano, come il buio
e la luce. Silvia era in affanno. Il suo corpo veniva cotto a fuoco lento. Cibo
che Franco masticava lentamente, cercando il punto adatto che potesse dargli
piacere, il suo dolore.
Silvia tremava come un fuscello, il suo fisico trasalì,
quando avvertì che il freddo si stava spandendo fino a raggiungere le sue parti
intime.
Il clitoride bruciava come se qualcuno lo stesse riscaldando
con la fiamma ossidrica. IL gelo si era trasformato in qualcosa di rovente. Era
una sensazione che la scombussolava dandogli delle impressioni troppo forti. Ma
quello che accendeva la sua mente era la situazione di completa sottomissione a
suo cugino. Si trovava totalmente soggiogata al suo perverso gioco erotico. Una
situazione mentale assolutamente eccitante che la proiettava in un limbo sublime
di puro godimento estetico.
Franco prese a leccare i capezzoli, mordendoli con le labbra
tra i denti.
I cubetti di ghiaccio raffreddavano i capezzoli ed il
clitoride e quando li sentiva gelidi, tale da sciogliere l’algido solido in
rivoli di acqua, si avvicinava con la bocca e succhiava con forza, dissetando
la sete di sesso, che agitava il corpo di entrambi gli amanti.
Mmmmmmmm diooooooooooo sto impazzendooooo! Franco chiavami iiiiii
ora aaaaa
Si spostava su e giù, poi si concentro sui capezzoli duri
come fragole, e dopo averli congelati con il ghiaccio, faceva colare cera
liquida, caldissima, provocando un salto termico sconvolgente.
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa oddio oooooooooo
aaaaaaaaaaaaaaaa
Franco, si era eccitato da quella situazione incandescente, guardava
sua cugina fremere, mentre il cazzo duro, pulsava  dalla voglia di possedere quel corpo
infiammato dal desiderio e pronto a immolarsi alle sue perversioni.
Alla fine, vinto dalla brama, si gettò tra le sue cosce
aperte. Prima di penetrarla l’abbracciò toccandola con foga. La bocca di lei si
fuse alla sua, fino a togliergli il fiato.
Silvia sembrava posseduta dal demonio dell’eros. Esaltata
dalla consistenza del cazzo di Franco, che premeva contro il suo pube.
Simultaneamente avvertiva il corpo del cugino che pesava sul suo schiacciato
contro il materasso. Le sue mani erano fissate alla spalliera, unite alle
manette. Avrebbe voluto liberarsi per poter stringere quell’uomo diabolico.
Graffiarlo, toccarlo, tirarlo, possederlo fisicamente. La sua mente era
infuocata dalla lussuria e fremeva come le fiamme dell’inferno. Cieca e madida
di sudore, respirava con affanno, come una preda in trappola. Suo cugino
odorava di maschio, lo percepiva attraverso la pelle accaldata e bagnata, resa
sensibile da quella situazione estrema.
Franco capì che era arrivato il momento di scatenare
quell’uragano.
“Ti prego liberami!
Franco fece scattare le manette e sciolse i polsi di Silvia.
Lei non perse tempo, agguantò suo cugino fino a
disarcionarlo. Ora lui era sotto di lei. Silvia sentiva il volume del cazzo che
premeva contro le fenditure della sua figa infiammata dalla brama di essere
posseduta.
Non attese neanche un secondo. Il gesto fu fulmineo. Il
cazzo entrò profondamente nella vagina affamata di nuove sensazioni.
“aaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmm si iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii è
meraviglioso

oooo finalmente eeeeeee sei mio ooooooo mmmmmmmmmmm bastardo,
cornuto mmmm

“cagna…. Muoviti… fammi godere….. voglio sentire il tuo
corpo bruciare come le fiamme dell’inferno ooooo
“Si si mmmmmmmm godo oooooooooooooooo godo oooooooooo sei
un diavolo! meraviglioso e perverso come me …. Mmmm aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaagggfff
Alla fine Silvia si lasciò andare, inebriandosi la mente di
nuove sensazioni ed ebbe il suo primo orgasmo.
La bisbetica era stata domata dal suo padrone.
Così va la vita
Guzzon59

Il pompino

Tutto ebbe inizio con un banale incidente.
Il natale scorso stavamo trascorrendo la settimana bianca presso una ridente e pittoresca località di montagna. Mia moglie Caterina, che vantava un trascorso sportivo invernale amatoriale di tutto rispetto, volle esagerare cimentandosi nella discesa libera, su un tratto fuori pista, scosceso e pericoloso.
Risultato: perse il controllo e nella caduta libera si procurò la frattura multipla della gamba sinistra e la lesione composta della scapola destra, ergo, sessanta giorni di convalescenza.
I problemi della vita si annunciarono subito difficoltosi.
In primis: Caterina dovendo restare a casa ferma, non poteva più accompagnare nostra figlia Chiara a Scuola, quindi toccava a me provvedere.
In secondo: Eravamo comproprietari di un bar, che Caterina gestiva insieme alla sorella Emilia, una ragazzina di quaranta anni, singola, libertina e poco affidabile.
Terzo: Mio fratello Arturo, religioso, in quel periodo si trovava missionario all’estero, perciò su di lui non si poteva fare alcun affidamento.
Quarto: L’unico genitore in vita, era anziano, rimbambito e ospite di una casa di riposo.
Risultato:
Oltre a dover accompagnare Chiara a scuola, avrei dovuto ridimensionare l’impegno di lavoro, di commercialista, ed occuparmi del Bar, destino crudele, perché voleva significare una gestione condivisa con quella pazza di mia cognata.
Per quanto riguardava il mio lavoro, non c’erano problemi, perché Ugo, il socio in affari, offrì subito il suo sostegno, occupandosi dell’ufficio e di tutte le scartoffie finanziarie.
Mia figlia Chiara, è una deliziosa teenager, alle soglie dei diciotto anni, incasinata, all’epoca frequentava il quarto anno del liceo linguistico, presso una scuola situata in località periferica distante più di trenta chilometri.
Per raggiungere l’istituto avrebbe potuto utilizzare il treno, ma tale scelta ci era apparsa gravosa e pericoloso per una giovane ragazza, perché l’obbligava a partire alle sei del mattino per arrivare in orario a scuola. Ci sembrò un sacrificio enorme.
Così, tutte le mattine, alle sette e mezza e il pomeriggio, alle tre, mi occupavo del trasporto di Chiara.
Ora torniamo alla natura di questo racconto.
Erano le tre del pomeriggio del quattordici febbraio, il giorno di S.Valentino, stavo riportando Chiara a casa, quando suonò il cellulare.
Era Emilia.
“Dovresti correre subito qui!
“Sto accompagnando Chiara a casa!
“E’ urgente! Porta anche lei!
Mi rivolsi a Chiara:
“Tesoro c’è un cambiamento di programma! La zia Emilia mi vuole subito al Bar! Dobbiamo raggiungerla per sapere che cosa è successo!
“Tranquillo papà! Con la mamma era la regola!
Ripresi il cellulare:
“Va bene! Arriviamo tra dieci minuti!
Giunti al bar.
“Allora?
“Devo correre a casa! L’amministratore condominiale mi ha informato che l’appartamento sotto il mio è allegato. Ha già chiamato un idraulico e mi sta aspettando per aprire la porta! Ciao ci vediamo dopo!
Pensai: pazza com’è probabile che sia stata lei a lasciare il rubinetto del bagno aperto!
Saltellando sui tacchi scappò via.
Il Bar era affollato di ragazzini, il garzone si dava da fare a servire bevande e quanto altro chiedeva la clientela. Dietro il bancone c’era Ilary, la sua ragazza.
“Tutto a posto?
“Si! Va bene!
Chiara si sedette ad un tavolino tra il bancone e le toilette. Tirò fuori alcuni libri e iniziò a leggere.
“Tesoro hai fame? Vuoi qualcosa?
“Una cioccolata e una brioche se non disturbo!
“Ci penso io! Vedrai è la migliore cioccolata che tu abbia mai degustato! In questo mese è quello che ho imparato a fare meglio! Ahahah
Dopo alcuni minuti gliela servì. Mi ringraziò facendomi cenno con il capo, un gesto che mosse i lunghi capelli biondi che ondeggiarono sui libri.
Era trascorso già una mezzora abbondante ed Emilia non si vedeva ancora.
Chiamai Giorgio (il garzone).
“Giò, dovrei andare al bagno! Ci pensi tu alla cassa?
“Certo!
Appena libero corsi di filato nei bagni, cercando di trattenere l’impellente bisogno fisiologico.
Dentro c’erano alcuni ragazzini che stavano chiacchierando davanti ai lavandini. Il primo bagno era occupato, così entrai in quello successivo che era a ridosso del muro. Dall’altra parte c’erano i bagni delle ragazze.
Sapevo che il terzo bagno delle donne, quello che condivideva lo stesso muro con il mio, era da tempo fuori uso.
Dopo alcuni minuti, mentre ero intento a pisciare, percepì dei rumori che provenivano dal bagno delle donne, e precisamente da quello attiguo.
Qualche imbecille di ragazza aveva ignorato il cartello fuori uso e si era infilato dentro. Mi ripromisi di dire ad Ilary di andare a verificare ed eventualmente di chiudere lo stanzino a chiave.
La tipa che in quel momento stava dall’altra parte, si muoveva con la delicatezza di un elefante. Sentivo urti, fregamenti e colpi secchi contro la parete,
La tramezza di cartongesso, non attutiva il rumore perché era spessa pochi centimetri.
Pensai: ma che cazzo stava combinando quella?
Stavo imprecando, quando un particolare attirò la mia attenzione. In passato non ci avevo fatto caso, ma guardandolo attentamente, notai che il porta sapone era molto distante dal lavabo. Inoltre dai lati filtrava una strana luminosità. Incuriosito lo afferrai senza alcuna precauzione e me lo trovai in mano, staccato dal muro.
Rimasi basito, quando vidi che cosa celava sotto. C’era un foro largo circa sei centimetri. Mi abbassai e cosa sconvolgente vidi qualcuno che si muoveva dall’altra parte.
Fui assalito da un forte imbarazzo che mi spinse velocemente a spegnere la luce. Volevo evitare che la tipa dall’altro lato del muro facesse la stessa cosa o notasse la luminosità e scoprisse il foro da guardone pervertito.
In quel momento capì anche il motivo per il quel il bagno era fuori uso.
Stavo attendendo, che si spegnesse la luce dall’altra parte, quando mi assalì una forte curiosità di sbirciare attraverso il foro.
Esitai prima di fare quel gesto, ma lo sforzo di rispettare la privacy della sconosciuta cedette alla volontà morbosa di spiare e cosi, mi inginocchiai appoggiando un occhio sul foro.
Il buco era esattamente posto all’altezza del grembo della sconosciuta. Il bacino era scoperto. In quel momento la ragazza mostrava il culo.
Con una mano si teneva la gonna in jeans alzata. L’altra non la vedevo perché mi dava la schiena.
Non potei fare a meno di apprezzare le fattezze perfette di quel sedere.
Era rotondo come un mandolino e dalla tonicità dei glutei s’intuiva che la ragazza doveva essere molto giovane.
In quel momento mi assalì una voglia di guardare ogni particolare di quel corpo tondo e ben tornito. Fui anche fortunato perché avvenne il miracolo che speravo. La tipa si girò verso di me mostrandomi una fica imberbe, completamente rasata.
Fui sorpreso, quando scoprì dove era finita l’altra mano e osservando con attenzione mi resi conto di un particolare che mi sconvolse l’inguine. La tipa si stava sgrillettando la figa.
La ragazza teneva le gambe allargate quel tanto da permettere alle dita della mano di razzolare nell’incavo vaginale. Il foro era esattamente allineato alla sua figa e potevo vedere quel gesto nei minimi particolari. Le labbra grosse e paffute si erano già arrossate.
La sua mano indugiava nervosa nella vagina strofinando con forza le grosse labbra.
Concentrai subito l’attenzione su quel gesto e mi parve persino di sentirla ansimare.
La scena mi eccitò a tal punto che mi venne la voglia di tirarlo fuori e accordarmi alle note piacevoli di quella sinfonia sensuale.
Continuai a stare in ginocchio, a spiare eccitato quella ragazza che si stava sditalinando con frenesia la fregna.
Alla fine, prevalse l’istinto animalesco primordiale. La scena era troppo appetitosa per la mia fantasia infiammata, che del resto non dovette sforzarsi eccessivamente ad immaginare, considerato che l’oggetto del desiderio era lì davanti, in bella vista.
La cerniera lampo in ogni caso era già aperta, quindi fu sufficiente tirarlo fuori e iniziare una piacevole pugnetta, e così feci.
La situazione in pochi minuti cambiò completamente.
C’era solo una sottile parete a dividere un desiderio morboso condiviso, che come una malattia contagiosa aveva infettato i miei sensi e quelli della ragazza.
Ci muovevamo all’unisono, in una perfetta sinergia corporea, lei a sgrillettarsi la figa e io a strapazzare un cazzo che era diventato duro e voluminoso.
Stavo menando il palo, incantato ad ammirare l’incavo vaginale della ragazza, quando mi venne in mente un episodio accaduto alcuni mesi prima.
All’improvviso dentro di me si fece strada un’idea folle che una persona ragionevole l’avrebbe ritenuta da manicomio, ma in quel momento, con la testa arroventata dal desiderio, parve un azzardo che poteva avere successo.
Un mese primo, beccai il mio socio Ugo a navigare in siti porno. Non era una novità, perché conoscevo la mente contorta di quel maiale.
Ma la cosa che mi colpì quel giorno fu la visione di alcuni video clip che Ugo, mi mostrava con risate sguaiate.
Un video in particolare mi aveva colpito, quello in cui si vedeva una ragazza, chiusa in bagno, mentre s’impegnava a far un succulento pompino a uno sconosciuto, che aveva infilato il cazzo nel buco della tramezza divisoria, uguale a quello che avevo davanti. Il genere si chiamava gloryhole.
Pensai: la situazione è la stessa, che cosa sarebbe successo se lo avessi fatto? in quel momento un’azione del genere poteva avere successo?
Era eccitato come un montone in calore. La mano menava con frenesia un cazzo che per durezza avrebbe potuto sollazzare le dolci morbidezze di quel postribolo di piacere.
L’occasione fa l’uomo ladro….
Accadde in modo meccanico, pensiero e azione, agirono d’istinto, mi alzai e spinsi la cappella nel foro e lo penetrai fino in fondo.
La parete non era spessa quindi una parte abbondante del cazzo si era senz’altro manifestato dall’altra parte, come un miraggio.
I rumori, infatti, cessarono all’istante, persino il respiro della tipa. Il mio invece riprese in modo convulso, caratterizzando una attesa snervante che mi stava facendo impazzire i sensi.
Ero completamente calcato contro la parete, con il cazzo duro infilato nel foro in attesa del miracolo, o per lo meno mi aspettavo una reazione simile a quella che avevo visto nei video clip.
Si dice che la fortuna aiuta gli audaci, e così fu.
Con mio grande gaudio avvenne il primo e sublime contatto.
Una mano della sconosciuta si era stretta attorno al cazzo e lo accarezzava con dolcezza, come se fosse un animale vivo. La delicatezza di quel contatto mi fece capire che la ragazza doveva essere molto eccitata.
Il gesto, con il passare del tempo, diventò sempre più sicuro e determinato, fino a trasformarsi in una sublime e veloce pugnetta.
Gemevo in silenzio per paura di rompere quell’incantesimo. La ragazza mi stava praticando una sega vigorosa e continua.
Le sue mani si muovevano lungo l’asta con una stretta energica e decisa. Ogni tanto percepivo un contatto sulla cappella, poi capì che era la sua lingua.
Quei contatti fugaci con la lingua mi fecero sperare di poter avere una attenzione particolare anche dalla sua bocca.
Così fu, per la mia gran gioia! quando attaccò a succhiare stavo quasi per perdere le forze nelle gambe.
Mi abbracciai il muro immaginando quella stupenda ragazza dall’altra parte che si stava accanendo sul mio cazzo.
Il pompino si rivelò un gesto divino, perché era ben fatto, e la tipo dimostrava di avere talento e dimestichezza con il cazzo, una vera esperta in materia.
La sua bocca ingollava il cazzo stimolandolo con le labbra e la lingua.
La zona lombare fu aggredita da brividi profondi che mi davano un senso di vertigine pazzesco.
Stentavo a credere che quello che stava succedendo, ma stava accadendo veramente, una esperienza unica e straordinaria.
La tipo alternava a momenti di sega a quelli del pompino. Agiva frenetica e con grande slancio emotivo. Il cazzo era in suo completo potere e lo stava stimolando come meglio gradiva, persino con le tette.
Ma alcuni minuti dopo, lo scenario cambiò completamente. Stavolta rimasi sconvolto, perché il contatto mi sembrava diverso e le parti più morbido.
All’improvviso capì, una luce illumino subito la mia mente, cazzo non poteva essere vero, era pazzesco, ma quei teneri contatti erano le sue parti intime, che si avvolgevano attorno al cazzo.
Mio dio, il sogno si era realizzato. Il cazzo si trovava incuneato in mezzo allo scoscio della ragazza e stava strofinando con forza la nicchia vaginale, nel punto d’unione delle cosce, stimolando le parti molle e umide della fica imberbe.
Mi girava la testa. La ragazza si era scatenata senza porsi limiti, agendo come una baccante ubriaca e indemoniata dal dio Eros.
Percepivo il dolce tepore delle parti molli arrossate dal desiderio, che strisciavano sul volume del cazzo, che scorrendo le trascinava con se.
Non era finito li. Le sorprese erano solo all’inizio.
Perché, all’improvviso, la tipa tenendo saldo il cazzo iniziò a schiacciare la cappella tra le labbra vaginale e dopo aver rovistato con insistenza, come d’incanto, avvertì un caldo infernale avvolgere il cazzo.
Tutto mi sembrava assurdo, ma la ragazza era riuscita nel suo intendo di infilare il cazzo nella fica e subito iniziare a muoveva il bacino per darsi piacere.
Mi vennero le vertigini e stavo letteralmente perdendo il controllo, perché avrei voluto distruggere quel muro.
La sconosciuta, intanto, coinvolta emotivamente in quel pazzesco rapporto, si muoveva verso il muro, probabilmente si era messa a pecorina, gustandosi il voluminoso cazzo interamente ficcato nella fica.
In quei momenti restavo pressato contro il muro, fermo, totalmente schiacciato contro la parete, per favorire l’azione della sconosciuta, che muoveva il suo bacino verso il muro tenendosi il cazzo saldamente ficcato nella vagina.
Fu una esperienza incredibile e mi sembrava di impazzire e avrei voluto annientare la tramezza per poter entrare in quel bagno. La mia fantasia galoppava a cento all’ora, immaginando quella splendida fanciulla a pecora, mentre si muoveva davanti a me. Cribbio doveva essere una scena infernale.
Il caldo cunicolo vaginale avvolgeva e scivolata attorno al cazzo, suscitandomi sensazioni sublimi e meravigliose.
In quelle circostanze era impossibile resistere oltre a quelle sensazioni da brivido, così in pochi minuti arrivai a capolinea. Dalle radici del cazzo si svilupparono gli stimoli che preannunciavano un imminente sborrata, una colata lavica che stava esplodendo come un vulcano impazzito.
I conati furono talmente forti che, nel delirio dei sensi, afferrai qualsiasi cosa che avesse consistenza. Il bordo del lavandino, il rubinetto, la carte igienica che presi a morsi a causa del godimento intenso che si stava sprigionando dall’inguine.
“Mmmmmmmmmmmmm oooooooooooooooo
Era una situazione infernale e troppo eccitante per poter resistere oltre.
Mi abbandonai ad una copiosa sborrata, che finì tutta dentro la fica di quella sconosciuta donna passionale.
Il corpo, totalmente schiacciato contro la parete, tremava tutto.
Dopo alcuni minuti di stasi ripresi fiato e mi trovai con il cazzo ancora infilato nel buco. Dall’altra parte non si sentivano più rumori. Una folata di aria fresca colpi il membro avvisandomi che oltre quella parete non c’era più nessuno nessuna fonte di calore a dargli conforto.
Lo tirai subito fuori e notai che il tronco era completamente coperto di una sostanza spessa e limacciosa. Impregnai un dito e l’annusai.
Erano gli umori vaginali della ragazza, segno che anche lei aveva goduto.
Mi sistemai in fretta.
Quando uscì dal bagno trovai Chiara immersa nella lettura, Ilary impegnata a pulire il bancone ed Emilia, sopraggiunta durante la mia assenza, che stava servendo alcuni clienti.
Tutte e tre si girarono verso di me, in un perfetto sincronismo, sorridendo.
Alcuni minuti dopo fui assalito da un dilemma angosciante:
Notai che l’unica donna ad indossare la gonna in jeans era mia figlia Chiara.
Così va la vita
Guzzon59

La sega.

Mi fa un pompino micidiale
..mi chiamo Giulia, ho trenta due anni, sono singola e vivo a Roma.
Nel mese di Marzo dell’anno scorso ho ospitato per alcuni giorni il mio fratellino Roberto, poiché doveva partecipare ad un concorso pubblico per un impiego statale.
Il fratellino, in quel periodo, si era lanciato negli studi con molto accanimento e, somatizzando lo stress del momento, si aggirava per casa come uno zombi, soppesando libri e fogli che leggeva nervoso dove gli capitava.
In quei giorni, per evitare di disturbarlo, gli avevo lasciato a disposizione l’appartamento e, adeguandomi alle sue esigenze di studio, mi ero trasferita a casa di un amico.
Alla vigilia della prova d’esame telefonai a Roberto, per accertare che stesse bene e fargli gli auguri. Lo chiamai più volte, senza ottenere alcuna risposta, anzi, dopo alcuni minuti, era la segreteria telefonica a rispondere.
Cominciai a preoccuparmi.
Cosi decisi di raggiungerlo e dissi al mio amico che forse sarebbe stato meglio se avessi passato la vigilia degli esami a casa, accanto a mio fratello, per dargli fiducia e sicurezza. Era il mio fratellino e come sorella maggiore avevo il dovere morale di sostenerlo in quella prova così importante per la sua vita.
Appena arrivata, trovai la casa immersa in un silenzio totale. Non si sentiva volare una mosca. Pensai che stesse studiando nella sua stanza. Andai in camera da letto, posai la borsa e dopo aver fatto toilette mi avviai verso la camera occupata da Roberto. Lui non c’era. Il letto era completamente disfatto e coperto di fogli e libri sparsi in ogni dove. Sulla poltrona giacevano i vestiti e un accappatoio di spugna, che era ancora umido.
Mi avviai allora verso il salottino. La stanza era in penombra, illuminata a tratti dalla luce proiettata dal televisore, acceso senza il sonoro.
La porta era semiaperta. Mi avvicinai e, prima di spalancarla, mi bloccai all’istante, perché attraverso la fessura vidi una scena che mi lasciò basita.
La natura intima di quel gesto consigliava di allontanarsi immediatamente dal posto.
Ma era anche una scena di straordinaria carica sensuale ed emotiva.
Roberto era adagiato sul divano completamente nudo. Il suo corpo muscoloso occupava tutto il mio campo visivo. La testa era appoggiata all’indietro. Gli occhi erano chiusi.
Ma quello che contorse le mie budella fu la sua mano destra. Era saldamente attaccata al cazzo e si muoveva lentamente su e giù.
Il membro di Roberto, mi colpì come una folgore, perché era grosso, rigido e s’innalzava dal suo grembo piatto come un possente obelisco. Un magnifico esemplare di cazzo. La cappella grossa e rotonda, rifletteva la luce intermittente del televisore.
Roberto non stava guardando nulla, ma dall’espressione del viso s’intuiva che lo stato d’estasi stava immaginando fantastici scenari erotici.
Seguivo coinvolta la sua mano, scendere su e giù, e dentro di me cominciai a sentire un forte turbamento, che scombussolava tutto il basso ventre.
Il suo corpo era scolpito magnificamente, nulla a che vedere con quello adiposo e flaccido del mio amico. Un giovane bello e prestante.
La virilità del suo membro, rispecchiava palesemente una forza e un’energia che solo ad immaginarla scatenata dentro di me, mi faceva increspare la pelle.
In pochi minuti fui completamente ipnotizzata dal suo cazzo. Lo fissavo e fremevo a vederlo torturato insistentemente dalla sua mano.
Mi venne una gran voglia di toccarmi la figa, già abbondantemente fradicia. Le dita si impregnarono subito del fluido umorale secreto in abbondanza, affondando entro labbra infiammata dal desiderio, e quel contatto mi fece subito tremare il corpo.
Mi toccai con violenza il seno, e trovai una forte sensibilità nei capezzoli turgidi come granelli di diamante.
Roberto intanto, ignaro della situazione, continuava a darsi piacere e io a restare li, come una scema a fissarlo, intensamente, in silenzio, senza perdermi nulla di ogni piccolo particolare. Un adone, con il petto spazioso, le braccia forti, il ventre piatto, le gambe robuste, ed un cazzo maestoso, che mi aveva completamente sedotto.
Fratello o no, in quel momento vedevo un meraviglioso esemplare di maschio che mi stava suscitando una libidine che a stento riuscivo a controllare.
Dopo l’ennesimo strofinamento della vulva vaginale, mi assalì una gran voglia di toccare quello scettro, di sentirlo palpitare tre le mani. Di strapazzarlo, baciarlo, leccarlo come il più squisito gelato cha abbia mai assaggiato.
Pensiero e azione, si susseguirono automaticamente e mi inginocchiai ed entrai nella stanza gattonando come un perfido felino, in procinto di saltare su quella prelibata preda.
Roberto continuava ignaro a tenere gli occhi chiusi, e a darsi il sublime piacere.
Quando gli fui a ridosso, finalmente potei vedere quella meraviglia a distanza ravvicinata. Cribbio, quanto era possente!
Mi soffermai incantata ad ammirare il palo fraterno, le nervature, il prepuzio robusto e la bellissima cappella, divisa divinamente dalle due parti del glande in tensione.
L’apertura in cima era cosparsa di liquido seminale, la pelle era talmente tirata che potevo vedere i reticolati delle venature che si dipanavano come fiumi in piena. I coglioni, grossi e pendenti, si muovevano al ritmo della mano. Le gambe erano aperte e io potevo indugiare in mezzo, in ginocchio, a fissare ammaliata quel miracolo della natura.
Lentamente mi spogliai, via la camicetta, via la gonna, restando in reggiseno e mutande.
Mi accostai con la faccia per annusare l’odore del suo sesso. Nello stesso istante avevo ripreso a stimolarmi la figa.
La situazione era incredibilmente eccitante: Roberto stravaccato sul divano, con le gambe aperte, a masturbarsi con gusto, ed io, inginocchiata tra le sue cosce, a seguire l’evoluzione di quel gesto conturbante e a dare piacere alla vulva vaginale, infiammata dal desiderio.
Alla fine, travolta da una follia erotica impossibile da gestire, appoggiai le labbra sulla cappella e presi a leccare il glande e nello stesso istante le mani si strinsero attorno a quella di Roberto accompagnandola nella sua corsa di piacere.
“Che cazzo? Giulia? Ma che cazzo!
“SSSS ti prego! Lasciami fare! Ti prego!
Roberto si era destato dall’estasi e sgranando gli occhi mi fissava come se avesse davanti a se un’aliena sbarcata da chissà quale mondo lontano. Mi guardava impacciato. Tentò di ritrarsi, stringendo le gambe per cercare di allontanarsi da me, ma gli fu impossibile disfarsi della mia presenza, perché mantenni la posizione, come un valoroso soldato, tenendomi saldamente attaccata al suo scettro che serravo con forza e con entrambi le mani.
“Roby… ti prego! Lasciami fare! Ti prego ooooo
Ero talmente eccitata di stringere in mano il suo cazzo, che in quel momento lo avrei ammazzato se solo mi avesse impedito di andare oltre.
L’effetto piacevole della sega stava comunque avendo la meglio.
Le mie mani continuarono il lavoretto al posto delle sue, e suo malgrado, un po alla volta stava abbassando la barriera di imbarazzo alzata a difesa delle sue ultime forze.
“Giulia! È… è sbagliato!
“Non m’importa nulla! Ho voglia di darti piacere! Di toccare questo cazzo meraviglioso! Lasciami fare!
“Io ti lascio fare! Sei la sorella maggiore! Ma mettiti nei miei panni?
“Ci sono! Sono tua sorella! E allora?
“Be! Se non ci vedi nulla di sbagliato! È tutto tuo!
“mmmm così mi piace mmmmmmm
Finalmente cedette. Mi sedetti al suo fianco completamente esposta sul suo ventre, a deliziarmi e a giocare con il suo cazzo duro.
Lo segavo, lo leccavo, lo succhiavo soppesando i suoi stupendi coglioni, sodi e duri come roccia.

From Racconti Eros, post La sega.