Due sexy studentesse

 

Sono seduto a studiare nella sala lettura della mia facoltà. All’improvviso sento una voce molto dolce che attira la mia attenzione.
Distolgo per un attimo lo sguardo dai libri e vedo uno spettacolo decisamente sensuale. Lei è seduta di fronte, indossa una minigonna molto corta che le fascia in modo perfetto la parte superiore delle cosce accavallate. Sono belle, interminabili e sode. Indossa un top bianco dal quale s’intravede la forma del seno in tutta la sua bellezza. E’ decisamente bella, capelli neri, lisci, lunghi, un viso dolce e allo stesso tempo malizioso, labbra carnose e occhi neri decisamente espressivi. E’ un angelo, penso che debba avere circa ventidue anni.
Resto incantato per circa 2 minuti finché non si accorge che le sto guardando le gambe sotto la scrivania.
Decido il tutto per tutto, alzo lo sguardo e la fisso negli occhi. Lei mi guarda, un attimo interminabile, mi sorride e, con molta eleganza accavalla le gambe invertendole di posizione. Per un attimo intravedo le sue mutandine di pizzo bianche. Sento un brivido lungo la schiena, mi alzo e m’incammino verso il bagno.
Al ritorno le passo vicino e noto che sulla sua scrivania ci sono gli stessi libri del mio esame, è un’occasione da non perdere, e così m’avvicino, le sorrido.
– Ciao, ti va di avere uno scambio d’opinioni sull’ultima lezione del corso ? -.
Lei mi risponde che in quel momento va molto di fretta, ma mi lascia il suo indirizzo e mi chiede se ho voglia di passare per casa sua in serata.
Così la sera mi preparo e vado da lei. Arrivato sotto casa sua, citofono e una voce mi prega di salire.
Busso alla porta e aspetto finche non viene ad aprirmi una ragazza davvero bella, bionda, alta circa come me (1,77 cm) e con un corpo da modella. Indossa un pigiama molto aderente dal quale si nota la forma del suo seno molto prorompente.
– Sei l’amico di Marina ? –
– Si -, rispondo io, – Ci siamo conosciuti oggi all’Università –
– Bene, Marina sta facendo la doccia, ma cosa fai lì davanti alla porta, entra. –
Così dicendo si gira e comincia a percorrere il corridoio.
Non posso che notare il suo culo perfetto in ogni centimetro che ancheggia in tutta la sua bellezza.
Mi fa accomodare in una stanza molto accogliente, arredata con gusto, con molti pupazzi.
Lei si siede di fronte e mi dice:
– Marina mi ha detto che anche tu stai studiando l’esame di fisica, che palle ! –
– Effettivamente – le rispondo – è molto noioso, ma ci fa capire come funzionano molte cose –
– Ma !, non so cosa ci trovi d’interessante – mi dice. – Io mi chiamo Milena e tu ? –
– Mi chiamo Marco – le rispondo.
Così dopo esserci presentati e aver parlato per circa 5 minuti del più e del meno, appare Marina in tutto il suo splendore, con addosso solo l’accappatoio e i capelli ancora bagnati:
– Ciao Marco – mi dice,
– Ciao Marina, sei bellissima – le rispondo sorridendo.
Non so dove abbia trovato il coraggio di dirle quelle parole, ma davanti a così tanta bellezza è difficile non esprimere i propri pensieri.
Marina guarda l’amica e le sorride.
– Grazie – mi risponde e guardando la mia cartellina mi dice:
– Ma sei pazzo? Cosa hai fatto, hai portato i libri ? –
– Veramente pensavo … – un po’ imbarazzato le rispondo.
– Non m’interessa quello che pensavi – mi risponde in tono secco, ma sorridendo.
– Stasera voglio divertirmi un po’ e mandare affanculo l’Università. Cosa ne dici se mangiamo qualcosa e poi facciamo qualche gioco ? –
– Ok, per me va bene –
– Adesso voltati per favore che voglio vestirmi – mi dice.
Così mi giro verso Milena e, senza farlo apposta, vedo il riflesso di Marina nel vetro dell’infisso del balcone. Ho un erezione istantanea. Inoltre noto Milena che guarda Marina con uno sguardo malizioso che provoca in me un aumento dell’eccitazione. Ha un corpo bellissimo, due gambe meravigliose, il pelo è folto e nero, il culo è qualcosa di stupendo, senza alcuna imperfezione, alto, sodo e carnoso.
La vedo mentre indossa le mutandine, poi il reggiseno e infine una maglietta bianca.
– Bene ora puoi girarti – mi dice.
E’ perfetta, non ho mai visto una ragazza così bella.
– Forza, andiamo a mangiare qualcosa, ho una fame incredibile – dice Milena.
Così ce ne andiamo in cucina dove trovo la tavola apparecchiata per tre, e, al centro del tavolo, una bottiglia di vino rosso da due litri.
Dopo avere cenato e bevuto abbastanza, Marina esce dalla cucina, torna con un mazzo di carte in mano e dice:
– Ora facciamo un gioco. Chi prende la carta più alta è costretto a bersi un bicchiere di vino tutto di un fiato. –
– Io ci sto – risponde Milena sorridendo.
– Anche per me va bene – rispondo io.
Così scherzando e ridendo ci finiamo ben 2 litri di vino.
Tra un bicchiere e l’altro sento un calore diffondersi in tutto il corpo e lo stesso vale per Marina che comincia a farsi vento con il bordo della sua maglietta, scoprendo così le mutandine e il reggiseno.
Mi alzo per andare in bagno, ma mi accorgo che mi tremano le gambe e chiedo aiuto alle ragazze.
Loro mi sorreggono e mi accompagnano.
– Bene, ora faccelo vedere – mi dice Marina guardandomi con aria da fanciulla maliziosa .
Non me lo faccio ripetere due volte e così mi sbottono la cerniera dei pantaloni, tiro fuori il cazzo e faccio una pisciata interminabile.
– Niente male il ragazzo – dice Milena
Appena finito, non mi danno neanche il tempo di pulirmi che sento una mano accarezzarmi il cazzo, lo impugna e lo tira, costringendomi ad andare nella stanza da letto.
Mi sbattono sul letto, accendono lo stereo e una luce soffusa rossa invade la stanza.
Cominciano entrambe a danzare muovendosi in modo sinuoso, abbracciandosi e strofinandosi tra loro.
Si spogliano lentamente mentre si baciano, vedo le loro lingue muoversi e intrecciarsi con estrema abilità percorrendo tutto il corpo.
Restano solo con le mutandine. Milena ha un tanga nero meraviglioso con un filino che gli attraversa le chiappe.
Si avvicinano e mi tolgono tutti i vestiti, non mi sembra vero, sento le loro mani e le lingue dappertutto, mentre cerco in tutti i modi di palpare e di baciare le grosse tette di Milena e le tonde chiappe di Marina.
– Marco, hai un cazzo bellissimo, ne ho visti di più lunghi, ma mai così largo – mi dice Marina.
Milena finisce di spogliarsi e la osservo in tutta la sua bellezza. Ha un seno molto grosso con due capezzoli che sembrano due ciucciotti. Il pelo è biondo e le labbra della fica sembrano una seconda bocca.
– Vogliamo che ci chiavi con forza, in tutte le posizioni e in tutti i buchi, ti faremo godere tantissimo. – Mi dice mentre si lecca la mano e comincia a masturbarmi.
Sento le sue dita che scorrono lungo la mia asta oramai dura come il marmo, nonostante l’alcol mi scorre nel sangue. Continua a leggere Due sexy studentesse

Con il prete nel confessionale

Sono un donna giovane di 28 anni, carina con un bel corpo e vi racconto una storia che mi e’ accaduta veramente. Da pochi anni mi ero laureata e da un po’ che frequentavo la chiesa xche’ mi faceva sentire meglio e da li conobbi un prete , un uomo di 55 anni non molto alto di corporatura media ma molto consistente. All’inizio quando lo conobbi provavo inquietudine ma poi incominciare a sentire qualcosa di diverso e forte verso di lui specialmente quando mi fissava con quei occhi profondo , ogni volta che entravo in chiesa. Volevo capire meglio cosa era questa cosa che sentivo e cosi’ un giorno me lo feci presentare da vicino da una donna piu’ grande di me che frequentava anche lei la chiesa, da vicno era molto gentile e aveva una voce piu’ dolce a differenza di quando svolgeva le messe,Cosi’ entrai nelle sue simpatie e incomiciammo a sentirci per telefono e durante le confessioni incominciai a capire che il mio corpo sentiva qualche forte atttrazione improvvisa verso di lui. Ma lui non si tiro’ indietro anzi quando percepi’ questa situazione in me mi invito’ ad un incontro piu’ privato e io accettai All’inizio pensavo che lui scherzasse quando mi aveva detto di recarmi per il nostro incontro. Ma il suo tono di voce, dall’altra parte della cornetta, era assolutamente serio, e sapevo che era già abbastanza eccitato e pieno di aspettativa .Arrivo’ il giorno dell’ incontro e quando arrivai in chiesa il suono dei miei tacchi sul pavimento

si amplificava, riecheggiava, disperdendosi tutt’intorno.
Sedute alla prima panca davanti all’altare stavano due vecchine piegate
su di loro, bisbigliando preghiere con in mano il rosario.
Le vetrare colorate, sulle quali erano ritratti in stile gotico la
Santa Trinità, più numerosi martiri e santi, venivano
colpite dalla luce del sole, che proiettava arcobaleni sfocati sulle
piastrelle.
C’era un clima di pace e serenità. E io mi sentivo così
fuori posto lì dentro, così blasfema. Stavo facendo
entrare il peccato nella casa del Signore.
ammettere alcuna replica. Nè io feci molto per oppormi.
Io rappresentavo la lussuria, lì dentro. In tutta la sua
magnificenza. Lì dove si predicavano la castità, il
matrimonio, la fede e la purezza del corpo e della mente, io varcavo la
soglia vestita dei più sporchi pensieri, di tentazione, di
desideri peccaminosi.
Il cappotto invernale mi copriva del tutto e il collo era protetto
dalla sciarpa. Lui aveva pensato ad un preciso abbigliamento,pudica e semplice.
Percorrevo la navata in silenzio come lui mi avevo detto di fare, guardando il Cristo in Croce, fatto in legno, in alto sopra l’altare.
Mi guardai intorno. Non c’era traccia di lui. Sapevo che era da qualche
parte,
Mi diressi al confessionale e mi ci chiusi dentro.
Dall’altra parte non c’era nessuno, silenzio assoluto.
Il cuore mi martellava in petto ed ero scossa da tremiti per tutto il
corpo, non tanto per il freddo, quanto per l’agitazione. Ero in preda
all’ansia ,secondo la mia visione e l’interpretazione,  era un uomo molto esigente quando si trattava di mettere in pratica i suoi sogni erotici. Doveva essere
tutto come aveva pianificato, la voce i discorsi per cell facevano capire molto.
A un tratto sentii il rumore distinto della porta al di là del
divisorio che si apriva. Un’ombra passò davanti alla grata.
Qualcuno si sedette e chiuse accuratamente la porta.
– Tu non devi ascoltarmi, capito? – si limitò a dirmi, deciso.
Io assentii con la testa, trattenendo il fiato.
– Devi solo fare tutto quello che ti dico.
Feci di nuovo cenno di sì. Dalla mia bocca uscivano piccole nuvolette
di vapore condensato. Osavo a stento respirare, tanto ero nervosa.
Lui emise un sospiro di compiacimento.
– Bellissima sei lo sai , noto in te qualcosa di nascosto ma bello e voglio capirti affondo e mi chiese se avevo mai pensato a lui in questi mesi e io rimasi perplessa in quel momento ma era la verita’ e gli dissi di si..

-Ora apri molto lentamente il cappotto, ma tienilo addosso.
Io portai le mani coperte da un paio di guanti leggerissimi di pizzo al
primo bottone e, con un colpo deciso ma lento, lo sfilai dall’asola.
Accarezzai il tessuto pesante del cappotto, mentre mi accngevo ad
aprire anche il secondo. Feci lo stesso con il terzo ed il quarto. Poi,
con fare seducente, scostai i lembi del cappotto, in modo che potesse
vedere il mio corpo.
Lui ammirò il mio abbigliamento. Portavo dei jeans aderenti con un maglioncino aderente di color rosa, sotto un bel reggiseno nero un po’ trasparente e perizoma.
Il suo respiro si era fatto affannoso, e a volte rantolava. Stava perdendo la testa.
– Brava. Sei stata proprio brava. Sei proprio come ti volevo. –
sussurrò. Poi si alzo’ ,si avvicino’, mi accarezzo’ i cappelli e le tempie mettendosi dietro di me mentre ero seduta e li mi  passo una mano sopra la tua
testa e piano piano scese sul collo, accarezzando la  mia pelle tenera e morbida, sussurandomi: cosa senti ??? e io risposi : padre sento un calore e rilassamento , cosi’ lui mi alzo’ le braccia e con un movimento lento e piacevole mi alzo’ il maglioncino facedomi rimanere solo col reggiseno . La mia eccitazione era evidente tanto che si notavano i capezzoli ingrossati nel reggiseno trasparente, incomincio’ a toccarmi sui fianchi ,la vagina pulsare per l’eccitazione e
presto sentii la vischiosità dei miei umori bagnarmi il perizoma e tutta la
zona del perineo. Colavano, tanto ero eccitata.
– Ora  alzati e mettiti in posizione frontale verso di me e girati, allarga le gambe e  appoggia le mani sulla sedia , cosi’ feci e cosi’ facendo mi sbottono’ i jeans che portavo e con molta destrezza li abbasso e rimasi per in quella posizione mostrando tutto il culo.L’ambiente era
stretto, e la posizione era molto scomoda. Ma l’idea che la mia
fighetta fradicia e  il mio culetto fossero totalmente esposti
alla sua vista mi faceva bagnare copiosamente. Lui se ne accorse e
ghignò.
– Sei proprio una troietta, una cagna vogliosa. Vorresti farti scopare
tutta, non è vero? Vorresti farti montare dal mio cazzo duro,
dillo.
Io esitai, non sapendo se volesse davvero che parlassi o voleva solo insultarmi..
– Dillo – mi ordinò, sibilando.
– Sì, è vero, vorrei farmi montare dal tuo cazzo – esclamai, vogliosa.
– Ti piace, vero, lo vorresti spompinare?
Io annuii.
– Sì, sì, lo vorrei spompinare.
Sentivo il rumore della sua mano che stava masturbando il suo attributo.
– Avanti, dimmi che cosa vorresti fare con il mio cazzo in bocca, descrivimelo. Parla, puttanella.
Il mio respiro era ansante e irregolare. Mi stavo eccitando da morire.
– Vorrei prenderlo in bocca, spingerlo fino alla gola. Leccarlo tutto e
succhiarlo. Vorrei passare la lingua sulla punta del tuo cazzo,
baciarla e stuzzicare la cappella. Vorrei sentirlo riempirmi tutta la
bocca con il suo spessore, sentirlo tutto per intero. Prenderlo in
mano e leccare le palle gonfie e calde.
La sua mano si agitava sempre di più sul suo membro, tra poco sarebbe venuto.
quando si avvicino’ da dietro mi fece alzare e mi incomincio’ a toccarmi sul collo e a baciarmi sul collo e contemporaneamente e leccarli , poi mi tolse il reggiseno e mi fece girare e baciandomi il collo e scendendo sul petto e sui seni , mi piaceva un sacco era dolce ma sentivo che poteva essere anche molto violento..
Avevo i seni gonfi e alti per l’eccitazione e non riuscivo piu’ a controllarmi, lui li stringeva e li sollevava.,mi dovetti mordere la lingua per non cedere
all’impulso di urlare.
In quel momento lui mi disse. Adesso chiudi
il cappotto, esci ed entra qui dove sono io.
Io non me lo feci ripetere due volte.
Mi chiusi stretto, stretto il giubbotto addosso e lo raggiunsi. Le
vecchiette erano sparite, eravamo da soli, ora. Meglio ancora.
Aprii la porta e lo vidi. Si era spogliato del tutto, i vestiti gettati
a terra e il suo enorme cazzo svettante in mano. Avrei voluto farmi
scopare subito.
Lui però aveva ben altro in mente. Chiusi la porta per bene. Continua a leggere Con il prete nel confessionale

Innamorata e Sottomessa

Marco era rientrato prima quella sera.Convivevamo ormai da un mese e mezzo ,dopo che le nostre strade si erano incontrate casualmente in ambito lavorativo. Lui consulente informatico , io receptionist dell’azienda per la quale lui era diventato consulente.
Sentii la macchina nel vialetto di ghiaia, poi la porta di casa.Entro’ a passi veloci, precipitandosi in cucina senza dire una parola.Si avvicino’ a me lentamente, da dietro.Finsi di non accorgermene.Poi di colpo mi palpo’ il sedere, con forza, mentre finivo di sciacquare l’insalata. Sussultai.
Non mi ero ancora abituata a questo suo nuovo rituale: ogni sera mi strizzava il sedere, come a sottolinearne il possesso.
Lo riteneva la parte più bella del mio corpo ed io apprezzavo questa cosa , anche se i suoi modi non sempre erano dei più delicati : ho sempre pensato che era il suo modo, un po’ rude, di salutarmi. Ma mi coglieva di sorpresa, ogni volta.
Le sue dita affondavano energicamente nelle mie natiche, come artigli.Sentivo il suo respiro, sul collo. Era gia’ eccitato.
La relazione con Marco era nata una sera dopo che usciti a cena eravamo finiti a letto .. trovando un’affinità inaspettata : a lui piaceva condurre il gioco e dominare , a me piaceva essere comandata e giudata al piacere.

Piano piano questa pratica era diventata il nostro modo di amarci , prendendo sempre più piede..ma finendo quasi sempre con coccole e dolcezza.

Poi con una mano sciolse il nodo al grembiule. Tremai. Sapevo cosa mi aspettava.
“Sei splendida..” – mi sussurro’ all’orecchio.
Arrossii, mentre le sue mani si insinuavano sotto le mie braccia.
“Ti voglio..” – sibilo’ accarezzandomi il seno.
Poi di colpo mi strinse entrambe le tette
“Adesso!” – aggiunse, perentorio.
Sospirai.
Una cosa che mi piaceva fare e che sapevo eccitarlo era resistere..farmi desiderare..fare la scontrosa..fare quella che non voleva farsi sottomettere .. resistere il più possibile .. e poi lasciarmi andare e fargli fare tutto ciò che desiderava.
Anche se la sera prima avevo tirato troppo la corda e lui in modo inaspettato ma ancor più eccitante mi aveva punita in modo molto deciso .

“Ora non posso, caro… Devo preparare la cena!” – replicai timidamente.
“Non hai capito: ho detto che ho voglia di te, in questo momento…” -disse “Vuoi farmi perdere altro tempo a discutere?” – aggiunse poi,infilandomi una mano tra le gambe.
Deglutii.
“Cerca di capire…Ho i fornelli da tenere sott’occhio…” sospirai,cercando di non farmi prendere dall’eccitazione ma cercando di sembrare riluttante.

La sua mano saliva tra le coscie, raggiungendo lentamente l’inguine.Tremavo al pensiero di quel che stava per accadere.
“Tu continua a cucinare…” – mormoro’ accarezzandomi l’interno coscia.
“Al resto ci penso io..” – aggiunse con un sorrisetto.
Mi salto’ il cuore in gola.”No, aspetta, dai…” – sussurrai, cercando di allontanargli le mani da sotto la gonna. “Adesso non mi va…” – dissi in tono calmo ma deciso.
“E con questo? ” – replico’ “Non mi sembra d’aver chiesto il tuo consenso…” – sibilo’.
Era vero. Man mano che il nostro rapporto prendeva piede non gli era mai importato nulla della mia disponibilita’ e di soddifare per prima cosa i miei piaceri.. era sempre lui a godere , magari più volte ..e poi a regalarmi come “premio” un’orgasmo.. ma la cosa mi piaceva e mi eccitava in modo incredibile.
Mi sollevo’ la gonna, continuando a frugarmi tra le gambe con l’altra mano.
Io mi bloccai, come parallizata e con una mano tolsi la sua dal mio corpo.
“Spogliati!” – ordino’ a bassa voce.
Chiusi il rubinetto. E gli occhi.
Sentii il rumore della cerniera dei suoi jeans.
“Ti prego, no..” – esclamai, con voce mista tra l’impaurito e l’eccitato. Ero incapace di ribellarmi , sciolta tra le sue mani
Mi sfioro’ il pube, stuzzicandomi attraverso gli slip. Avvampai. Sapeva che non sapevo resistergli. Ma non volevo cedere.
Mi aggrappai ai bordi del lavandino, resi scivolosi dall’acqua.
Poi lentamente sentii le sue dita insinuarsi sotto le mutandine.
“Fermati, per favore…” – sussurrai, rossa in volto. Ma non intendeva ragioni. E lo sapevo.
Cercai di concentrarmi su cio’ che stavo facendo prima del suo arrivo. Non volevo dargli la soddisfazione di arrendermi alle sue avances.
Finsi di occuparmi dell’insalata, prendendo un coltello per tagliarla. Lui se ne accorse e mi blocco’ il polso in una stretta micidiale.
“Cosa hai intenzione di fare, piccola?” – borbotto’, scambiandolo per un gesto di rivolta. Trattenni il respiro.
“Sai che ti potresti ferire giocando con queste cose, vero?” – mi rimprovero’ come fossi una bambina dispettosa.
“Non stringere cosi’, mi fa male…” – supplicai.
“Non mi piacciono le ribellioni… dovresti saperlo!” – affermo’ facendosi serio, mentre raccoglieva il coltello, ancora umido.
“Volevo solo finire di preparare la cena..” – mormorai.
Zitta!” – ribatte’ seccato. “Non cercare scuse…” – disse afferrandomi per i capelli. ”
“E adesso vediamo se hai imparato la lezione” – disse abbassandosi i pantaloni.
Sapevo di non avere scelta ma volevo rendergli la vita difficile e mi divincolai cercando di ricompormi. Mi abbassai istintivamente la gonna.
“Vuoi proprio farmi perdere la pazienza, eh?” – disse sfilandosi la cintura.
“N-no, nooo..” – gridai, quasi in lacrime.
“Guai a te se ti muovi, troietta!” – ringhio’,vavvolgendosi la fibbia nel palmo della mano. Era furibondo.Come la sera prima.
“Perdonami, ti prego.. Faro’ tutto qello che vuoi, ma le frustate come ieri sera noo!” supplicai, terrorizzata.
“Te le risparmio se mi dimostri che hai capito chi comanda!” – sibilo’ gettando a terra la cintura. Con l’altra mano stringeva ancora il coltello. Lo avvicino’alla gonna, infilando la lama sul fianco destro, sotto lo spacco.
Ero sconvolta.Stava diventando sempre piu sadico e perverso e la cosa mi eccitava sempre più.
Con un gesto secco taglio’ un pezzo di stoffa vicino alla mia coscia.
Io sussultai. Un sonoro “STRAAAP!” squarcio’ la gonna.
Lui mugolo’, come una bestia arrapata, stracciandomi il vestito e gettandolo sul pavimento, assieme al coltello.
Tramavo, non solo per il freddo.
“Guarda guarda…sei già bagnata” – mormoro’ sfiorandomi gli slip.
“E questi?” – domando’ con aria inquisitoria. “Allora lo fai apposta?!”
Un brivido mi scosse tutta.
“Quante volte ti ho detto che non sopporto l’intimo che non hai comprato con me, eh?”
“E’ vero, scusami…” – sussurrai intimorita.
“Non ho avuto tempo di cambiarmi tornando dal lavoro…” – aggiunsi – “… eppoi il tuo perizoma preferito era a lavare..” – dissi quasi sottovoce.
Sapevo che non mi avrebbe creduto. E che con quelle scuse correvo il rischio di farlo infuriare ancora di piu’. Ma da una parte non sopportavo che mi imponesse cosa mettere anche quando lui non c’era e di non indossare l’intimo che avevo prima di conoscerlo .. dall’altra , per dirla tutta,il suo arrivo a casa anticipato e le sue voglie improvvise mi avevano colta impreparata.

Lui non disse una parola. Si limito’ a guardarmi e quello sguardo era ancor più eccitante abbinato agli insulti e le minacce.
Io prima rimasi immobile poi mi girai dandogli le spalle. Non avevo il coraggio di voltarmi. All’improvviso sentii le sue mani sui fianchi.
Le sue dita si insinuavano tra l’elastico degli slip e la pelle sudata. Chiusi gli occhi. Ormai non c’era via di scampo e per la verità non vedevo l’ora di continuare.
Mi abbasso’ le mutandine di scatto, facendomi trasalire. “Vedrai che la prossima volta non te lo dimenticherai…” – sibilo’.
Sapeva come farmi eccitare . E ci riusciva sempre.
La vista delle mie natiche nude lo fece gorgogliare. Le afferro’ con entrambe le mani, divaricandole leggermente.
Sudavo freddo, mentre mi massaggiava appassionatamente il sedere.
“Li’ no, ti supplico.. Mi fa ancora male da ieri sera…” – mormorai.
“Peggio per te, troietta..” – sussurrò abbassandosi i boxer.
“Ti chiedo per favore.. abbi pieta’!” – supplicai con finta voce tremula.
“Non ho voglia di discutere.. Spalanca le cosce!” – ordino’ seccato.
Non avevo intenzione di contraddirlo ma neanche di farmi sfondare ancora il sedere come la sera precedente dove per essermi ribellata troppo si vendicò frustandomi e sodomizzandomi fino a farmi sanguinare.
Ma evidentemente non gli era bastato. Sentivo gia’ la punta del pene nell’insenatura tra le natiche. “Allora?” – incalzo’, nervosamente.
Non avevo scelta. Abbassai il capo e divaricai le gambe.
Lui sembrava appagato dalla mia resa. Ma non al punto di rinunciare a godere.
“Fai piano… Ti prego!” – implorai, stringendo i denti.
“Apri le chiappe e chiudi la bocca!” – replico’, prendendoselo in mano.
Era cosi’ umiliante. E lui lo faceva apposta anche perchè sapeva che a me piaceva…
Allargai le natiche per fargli spazio. Poi chiusi gli occhi.
“E adesso godi, puttana!” – urlò’ schiaffandomelo dentro con violenza.
Cacciai un urlo straziato. Che sporco sadico! Chissa’ com’era contento di farmi soffrire cosi’… Di vedermi umiliata, come una baldracca qualunque… di sapermi eccitata come una cagna in calore..
“Toh, prendi..zoccola! Lo devi sentire fino in gola!” – annaspava mentre me lo spingeva sempre piu’ a fondo. Era un animale. E io la sua preda
indifesa. Sentivo la rabbia con cui accompagnava ogni colpo di reni. Mi sconquassava. Dovetti aggrapparmi con tutte le mie forze al lavandino per non finire addosso al muro. Spingeva dentro sempre piu’velocemente. Mi faceva un male , ma il male mi eccitava e sentivo salire in me il piacere
Qualche lacrima colava copiosamente portarono con se il trucco, ormai sfatto. Pompava senza tregua e ogni suo colpo mi sfondava tutta, non solo l’ano..
“Voglio sentirti godere, troia! Partecipa, muovi il culo..!” – mi esortava.
Cercai di resistere. Ma finii per assecondarlo.
“Seee..cosiii’..stringi di piu’ le chiappe, brava!” – mugulo’,afferrandomi per i fianchi e tirandomi a se’. Lo sentii fino in fondo. Mi mancava
l’aria.
“Oooh..che bello..Tutto dentro!” – ribadi’ lui, nel caso non me ne fossi accorta. La sua cappella mi pulsava nello sfintere. Sentivo quel palo di carne che mi stantuffava senza sosta tra le chiappe. Mi sentivo sfondata completamente. Feci un profondo respiro, spossata da tutta quella forza bruta.
Lui si agitava come un ossesso, assaporando ogni spinta pelvica. Non saprei dire quanto duro’ ma sembrava non finire mai.
Avevo ancora gli occhi lucidi quando sentii un caldo e lungo fiotto appiccicoso dentro.
Ansimo’ inondandomi di sperma.
Io ero come drogata. Non riuscivo piu’ a capire cosa stesse accadendo, ne’ dove fossi..
Ma ci penso’ lui a riportarmi alla realta’, estrendo il pene di colpo e schiaffeggiandomi le natiche, ancora gocciolanti.
“Sei sempre più brava, tesoro..ogni giorno di più” – sussurro’ soddisfatto,
Lo vidi ancora in piedi, dietro di me, mentre si sistemava i pantaloni.
Io ero semi-accasciata sul lavandino, cercavo di riprendermi.
“Vatti a lavare, cara..Mi servi pulita..alla cena ci penso io ” – ridacchio’,allacciandosi la cintura.
” La serata è appena cominciata … e ricordati che ti amo..”
“Anche io ..” dissi incredula di me stessa…

Sono Martina e di mestiere sono una escort

Ciao, sono Martina, vivo a Torino e sono una escort. Una fantastica e bellissima escort alta e snella, dalla chioma lunga color cioccolato e dagli occhi penetranti. Amo il mio lavoro per la libertà che mi permette e per gli incontri che mi offre. Ho un caratteraccio, sono lunatica, ipersensibile e vanitosa. Adoro i bei vestiti, i pistacchi, il caffé lungo e la musica latina. Infondo dentro sono un po’ tamarra, quando sono in macchina, mi piace ascoltare la radio a tutto volume! Non sopporto la Nutella, la volgarità e la maleducazione per tutto il resto penso che potremo arrivare ad un compromesso.

Sta venendo, lo capisco dal suo sguardo perso e lontano. C’è quasi, così aumento il ritmo, gli lascio cinque secondi e poi, slam! Si affloscia sopra di me e ci rimane a peso morto. Odio quando lo fanno! A malapena riesco a respirare. Subito glisso, – scusami caro, devo andare un attimo in bagno – e scivolo fuori dal letto e mi infilo sotto la doccia.

Quando torno è pronto per un secondo round e siccome non è malaccio sotto le coperte, lo accontento con slancio. Questa volta prendo il controllo e mi piazzo sopra di lui con un’agile mossa onde evitare conclusioni poco piacevoli. Non protesta e io arrivo subito al sodo. Mi muovo al galoppo presa dalla gioia irresistibile del buon sesso e non ci metto molto a venire. Anche lui, sotto la mia foga, mi afferra i seni e ci immerge il viso e dopo poco… Slam!

Cado al suo fianco esausta e quasi mi appisolo, quando sento l’odore irritante del fumo e apro scocciata un occhio. Lui mi guarda sorridendo e inspirando una lunga boccata. I suoi occhi sono dolci e soddisfatti e io mi sforzo per sollevare le labbra verso l’alto e rispondere con il mio sguardo più felice.
Martina, mi sono trovato proprio bene con te – dice quando ci siamo rivestiti, – per questo avrei una richiesta da farti.
Sentiamo.
Lui abbassa gli occhi e sembra imbarazzato. È un omone grande e grosso, con una posizione di tutto rispetto all’interno di una famosa multinazionale. La sua figura mi sovrasta, ma adesso sembra così buffo mentre non osa neppure guardarmi.
È da qualche tempo che ho una fantasia e solo tu puoi realizzarla. Se mia moglie lo sapesse chiederebbe il divorzio immediatamente!
Arriva al dunque?
Vedi mi piacerebbe che tu usassi un po’ di forza con me.
Vuoi che sia più aggressiva? – domando senza capire.
Si, qualcosa del genere. Mi piacerebbe che mi dessi qualche ordine, che mi dicessi cosa fare…
Inizio a capire che cosa ha in mente. – Vuoi essere sottomesso? – sputo fuori.
Esatto! Sapevo che avresti capito! E puoi farlo?
Posso farlo? Penso di si. Rispondo che ci devo pensare e che mi faccio risentire.

Lo richiamo il giorno dopo. Mi sento pronta per questa avventura e fisso un appuntamento per il giovedì seguente, a casa mia alle 13:00. Mi preparo con cura all’incontro, mi iscrivo ad una chat di slave master, mi informo sull’argomento, compro una tutina in latex e stivali alti fino al ginocchio per il vestiario, poi mi procuro un frustino e un paio di manette al sexy shop di fiducia.

Quando arriva giovedì sono pronta! La tutina di latex mi sta da urlo e mi sento una vera dominatrice , non vedo l’ora di provare il mio nuovo giochino che sta arrotolato su una sedia. Si presenta in abiti da ufficio e noto in lui una scintilla nuova negli occhi quando mi vede: è seriamente eccitato! Decidiamo assieme la safe word come si dice in gergo e il gioco ha finalmente inizio!

La mia voce si abbassa subito di due toni mentre scandisco le parole: spogliati e mettiti a quattro zampe.

Lui ubbidisce e inizia a sbottonarsi la camicia.
Come si dice? – chiedo severa bloccandolo.
Si, padrona.
Molto meglio, riprendi pure… schiavo.
Con un gesto rapido prendo il frustino, mentre sento qualcosa impossessarsi di me, è un senso di euforia mai provata prima. Ho in mano la situazione e so esattamente cosa voglio fare!
Dunque procediamo con ordine. La mia vittima si è denudata e si trova a quattro zampe sul mio pavimento. Con un gesto lento e deciso, avvicino lo stivale al suo viso – leccalo! – ordino.
E lui ubbidiente apre la bocca e inizia a passare la lingua sulla superficie liscia della scarpa.
Mettici più impegno!
E lui aumenta il ritmo delle slinguate. Ma siccome non mi sento soddisfatta alzo il frustino e inizio a batterlo sulle sue natiche con la giusta dose di fermezza.
Dì che sono la tua unica padrona!
Sei la mia unica padrona!
Ancora! – e do altri colpi.
Sei la mia unica padrona e signora! – grida lui.
Incredibile, quanto possa essere eccitante indossare un tutino di latex e tenere in mano un frustino! Mi sento potente! Ogni timore è scomparso. Il ruolo mi è entrato come un guanto.

Ho trascorso un’ora che non dimenticherò facilmente. Non so se ripeterò l’esperienza, per ora ho appeso nell’armadio la tutina in latex e ho riposto il frustino nel cassetto delle meraviglie, prima o poi vi racconterò del mio cassetto… ma questa è un’altra storia!
A presto
baci a tutti
Martina

Le mutandine

di Veronique Amado
Il professor D. si alzò alla solita ora, fece colazione con caffelatte e biscotti ed accarezzò il suo
cane.
Si pettinò davanti allo specchio del bagno, prese la sua borsa con i libri ed uscì.
Passò davanti alla buca delle lettere, si guardò intorno per controllare che nessuno lo stesse
osservando, la aprì e tirò fuori un paio di mutandine.
Da donna.
Usate.
Questa storia si ripeteva tutte le mattine da oltre un mese: il professore usciva di casa e nella buca
delle lettere trovava delle mutandine da donna già indossate. Quella mattina erano di seta, color
champagne.
Le strofinò tra le mani per sentirne la morbidezza, poi le mise nella tasca del cappotto e si avviò
verso l’università.
Dal primo giorno che aveva ricevuto questa strana missiva, tentava di capire chi poteva essere la
responsabile di ciò.
Stava pensando ad una studentessa, il suo corso era frequentato da molte ragazze e lui riscuoteva un
certo successo con le donne, forse il fascino della cultura, ma non riusciva ad individuarla.
Il professore viveva con la madre, un’anziana donna che trascorreva i mesi invernali in riviera dove
la temperatura mite le calmava i dolori.
Il prossimo fine settimana avrebbe dovuto farle visita, la settimana prima non era andato.
Solitamente prendeva il treno il venerdì alle quindici e dieci ed in un paio d’ore giungeva a
destinazione, ma la settimana precedente era rimasto a casa sperando che la misteriosa “postina” si
rivelasse.
Speranza rimasta vana dato che non aveva ricevuto né visite né telefonate.
Giunse in facoltà con un certo anticipo, si recò in biblioteca a consultare il giornale poi andò
nell’aula 12.
Cominciò la lezione, ma man mano che parlava si accorgeva che la sua mente vagava altrove,
ritornava alla tasca del cappotto dove aveva riposto le mutandine trovate la mattina, e scrutava la
prima fila dove una ragazza bionda pareva sorridergli.
Le parole gli uscivano automaticamente dalla bocca: dopo vent’anni di insegnamento poteva
permettersi di parlare senza doversi concentrare su quello che doveva dire, una parte del suo
cervello ripeteva il contenuto della lezione, mentre i suoi pensieri aleggiavano liberamente.
Guardava la ragazza bionda, avrà avuto una ventina d’anni, aveva i capelli lisci e lunghi che le
incorniciavano il viso illuminato dagli occhi verdi.
Il corpo era magro, ma la maglia lasciava indovinare un seno sodo e grande.
Immaginava di accarezzare quel seno, vedeva le sue mani sulla carne rosa e morbida della ragazza,
l’avrebbe baciata e toccata dappertutto.
Si accorse che stava continuando a fissarla e che stava per avere un’erezione.
Distolse lo sguardo e si impose di concentrarsi sulla lezione.
Alle undici si interruppe: “Bene, per oggi abbiamo finito, riprenderemo il discorso domani.”
Mentre stava raccogliendo i suoi appunti sparsi sul tavolo, si avvicinò la ragazza che aveva fissato.
“Professore, come ha potuto Frazer scrivere “Il ramo d’oro” senza un’osservazione diretta
dell’oggetto della sua ricerca, come si può spiegare un fenomeno senza studiarlo, osservarlo…”
“Perché Frazer, così come facevano i suoi contemporanei, si poneva in un’ottica di superiorità
rispetto agli uomini primitivi, riteneva la cultura occidentale superiore a quella dei primitivi ed in
grado di spiegarla senza dover ricorrere all’osservazione diretta. Solo successivamente si affermò
necessità della ricerca sul campo e di strumenti propri per l’analisi antropologica.”
“Professore, lei dice sempre delle cose così interessanti… domani di cosa ci parlerà?”
“Credo che cominceremo Durkheim.”
“A domani, allora…”
“A domani.”
La guardò allontanarsi e non potè fare a meno di osservarle il sedere modellato dai jeans, piccolo e
sodo, ci avrebbe affondato le mani e non le avrebbe tolte più.
Era lei, sì, doveva essere lei, ne era sicuro.
Lui l’aveva fissata per tutta la lezione, certamente lei se n’era accorta e dopo si era avvicinata con
una scusa.
L’indomani l’avrebbe invitata a prendere un aperitivo dopo la lezione, e magari anche a cena la sera.
Tornò a casa dove Maria, la colf, gli aveva preparato il pranzo e mangiò. Rimasto solo tirò fuori le
mutandine dalla tasca del cappotto, le annusò e se le strofinò sul viso pensando a lei, poi le mise in
una busta di plastica e le infilò nel cassetto dove conservava anche le altre.
Doveva approfittare dell’assenza della madre, dopo la cena al ristorante avrebbe portato la ragazza a
casa.
Il professore era un bell’uomo, dopo la separazione dalla moglie era tornato a vivere con la madre,
non aveva figli.
Mentre la madre era al mare, ne approfittava per portare qualche collega a casa, ma le sue preferite
erano le studentesse, non aveva intenzione di risposarsi, la sua nuova vita gli piaceva ed era
sufficientemente libero, forse avrebbe dovuto trovarsi un pied-à-terre per quando non aveva la casa
a sua disposizione.
Il mattino dopo fece colazione ed uscì.
Quando giunse davanti alla buca delle lettere, si accertò di essere solo e la aprì: pizzo rosso. Le
prese, le avvicinò al viso per annusarle e le mise in tasca.
Arrivato all’università, si fermò a parlare con alcuni colleghi ma continuava a guardarsi intorno per
cercare di vederla passare.
Impresa impossibile, la facoltà a quell’ora brulicava di studenti, dato che la maggior parte dei corsi
stava per iniziare.
Raggiunse l’aula e sistemò gli appunti sulla cattedra, cominciò a parlare introducendo l’argomento
della lezione e con lo sguardo percorse tutta la prima fila.
Nulla. La cercò negli altri posti. Non c’era. Quel giorno lei era assente, eppure le mutandine le
aveva trovate. Perché mettergliele nella buca e poi non farsi vedere? Quella storia lo stava facendo
impazzire, voleva trovare la donna che le aveva indossate, la desiderava, la voleva.
Mentre stava parlando, era trascorsa quasi un’ora, si aprì la porta e la vide entrare.
Percorse le scale dell’aula magna e raggiunse la prima fila dove c’era un posto libero.
Si sedette e gli sorrise. Finalmente era arrivata. Non avrebbe sopportato l’idea di non vederla più.
Alla fine della lezione lei si avvicinò alla cattedra.
“Credo di aver perso gran parte della lezione di oggi.”
E’ fatta – pensò lui – sta cercando una scusa per attaccare discorso.
“Potrei riassumergliela al bar, magari davanti ad un aperitivo, che ne dice?”
“D’accordo, tanto non avrei più nulla da seguire oggi.”
Tra una pizzetta e un salatino riuscì a strapparle un invito a cena.
Quando tornò a casa, avvisò Maria che avrebbe mangiato fuori quella sera.
Passò a prenderla davanti all’università dove si erano dati appuntamento.
Cenetta in un ristorantino tranquillo, poi finalmente a casa.
La guardò spogliarsi, quando tolse il reggiseno vide due seni rosa tondi e sodi come se li era
immaginati.
“Queste le tengo io, ovviamente” disse quando lei si sfilò le mutandine.
La ragazza sorrise e fece finta di non capire.
Si inebriò con il profumo della sua carne, bevve i suoi nettari e la inondò con i propri.
Le ragazze giovani gli davano la carica, la prese ripetutamente, senza stancarsi, finché sfiniti non si
abbandonarono ad un sonno ristoratore.
Ma durò poco, perché lui si svegliò dopo poche ore e ricominciò a possederla alternando il piacere
al riposo, in un gioco che si continuò fino al mattino successivo. Dopo colazione la riaccompagnò a
casa e andò all’università, per fortuna era venerdì ed il giorno successivo non avrebbe avuto lezione.
Quando rientrò a casa, trovò un biglietto di Maria che gli ricordava che la sera sarebbe stata
impegnata nella preparazione della cena a casa del conte e della giovane moglie, un tipo strano, lui,
che chiamava gli amici con dei numeri al posto dei nomi.
Nel biglietto c’erano anche gli auguri di buon compleanno – me ne ero quasi dimenticato – pensò lui
e sul tavolo spiccava un pacchettino infiocchettato.
Lo aprì e c’erano un paio di mutandine.
Da donna.
Usate.

XOGLIE SCBROSE DI UNA MONACA DI CLAUSURA(ripubblicazione)

Voglie scabrose di una suora di clausura.

Di Mimmo L scrittore hard production

 

Miei cari/e  amici/e trasgressivi/e

Questa che vi sto per raccontare è la storia di suor Clara(al secolo Alessia), un avvenente quarantenne alta all’incirca un metro e settantacinque, bruna, occhi verdi, quarta abbondante di reggiseno e figa pelosa.

Lei da anni vive in un convento di monache di clausura ed ovviamente, ha fatto voto di castità; ma, come tutte le donne di questa terra, avverte il bisogno materiale di darsi piacere, di esaudire i desideri della carne, mettendosi sola soletta nella sua cella, distesa sul suo lettino, con le cosce spalancate, a volte sditalinandosi, a volte ficcando dentro la sua figa un vibromassaggiatore a batteria che, tiene nascosto sotto il letto, pratica che l’ha portata all’auto sverginamento.

Durante le sue frequenti masturbazioni  i desideri e le sue fantasie erotiche, perverse e,  a volte estreme s’ appollano su padre Andrea un giovane sacerdote trentenne, alto, bruno e ben dotato; anche lui in cerca d’avventure segrete per dare sfogo ed appagare i piaceri della carne che, ufficialmente, non può soddisfare a causa del suo voto di castità e del divieto imposto dalla chiesa ai sacerdoti di convogliare a giuste nozze divieto valevole ovviamente  anche per le suore.

Un bel dì suor Clara si sveglia di buon mattino(quella notte, non era riuscita a prendere sonno a causa delle fantasie perverse su padre Andrea e delle frequenti sditalinate e auto scopate col sexy toy).

Nonostante, avesse raggiunto l’orgasmo diverse volte lei avvertiva il bisogno di ricevere nella sua desolata figa un vero cazzo di carne; che, la potesse appagare definitivamente! E, cosi decise di recarsi dal  sacerdote con la scusa di confessarsi; e, nel segreto della confessione, raccontargli di queste sue fantasie e, tentare di sedurlo.

Suor Clara: buongiorno padre!

Don Andrea: oh! Buongiorno suor Clara; “il signore sia con te”! quale buon vento, ti porta da queste parti stamani!

Suor Clara: “ è con il tuo spirito”! ascolti; è da questa notte, passata insonne che, ho avvertito il bisogno di confessarmi in quanto, ho un grosso problema che, mi turba e, mi assilla che, non riesco a risolvere penso che Satana si sia impossessato della mia anima e di tutta me stessa.

Don Andrea: oh! Questo è molto grave; oltre all’assoluzione c’è bisogno di una vera e propria pratica d’esorcismo per scacciare il demonio che è dentro di te! Prego  mettiti in ginocchio e, sfogati pure.

Suor Clara: ascolti; come tutte le normali donne di questo mondo, ho un irrefrenabile desiderio di appagare i miei piaceri carnali e, nonostante tutte le notti, me la sbrigo ovviamente da sola, masturbandomi e, auto penetrandomi con un giocattolino che, tengo nascosto sotto  il letto, ho sempre voglia, ho voglia di assaporare  un vero membro di carne, di far entrare dentro di me un fiume di sperma(mentre si confessava, iniziava a toccarsi alzandosi l’abito da suora e, mostrando al giovane prete la sua coscia ricoperta da un autoreggente merlettata nera; era molto in calore la sorella quella mattina mmmm)!

Buona musica e tentazione per padre Andrea che le sussurrò: “oh! Questo è molto grave; qui ci vuole subito un rito di esorcismo”! e, alzatosi la tonaca, tirato fuori il suo bel cazzo duro, pregò la monaca che, nel frattempo si era sbottonata  l’abito mettendo in mostra le sue mammelle, inesplorate dalla mano dell’uomo: oh! Ti prego suor Clara inizia a leccarmi il cazzo partendo dalle palle; fallo passare in mezzo alle tette; oh! Come godo, come godo!! Sei sublime! Mmmm!! Bacia la cappella; espia, espia i tuoi peccati; devo ammettere che, sotto l’abito sacro della monaca si nasconde una gran femmina bona e troia! Guarda, guarda come succhia e lecca bene, come fa ballare il mio cazzo in mezzo alle sue tette! Oh! Dai continua, continua suor Clara; il tuo nome da suora è anche arrapante!

Dopo che lo ebbe per bene riscaldato ed eccitato con quel celestiale pompino e, quella meravigliosa spagnoletta, suor Clara supplicò padre Andrea di farle leccare le sue scarpe e odorare i suoi calzini neri

Suor Clara: la supplico padre, mi permetta di levarle le scarpe, me le faccia leccare e, mi faccia odorare i suoi calzini!

Don Andrea:prego ancella del peccato fai pure, prostrati dinanzi a me e dai sfogo alle tue depravazioni, slacciando i miei sandali, leccandoli e odorando i miei calzini!

Suor Clara: mi prostro ai suoi piedi, le tolgo i sandali, li lecco e le odoro i suoi calzini come una fedele serva!

Dopo il rito dei sandali e dei calzini padre Andrea che, nel frattempo si era denudato, si mise faccia al muro con le braccia aperte ad x e implorò suor Clara di leccargli il buco del culo e di dargli anche qualche sculacciata perché a lui piaceva molto.

Don Andrea: ti supplico, t’imploro! Inginocchiati dietro di me! Leccami il buco del culo! E, da molto tempo che desidero che qualcuno me lo faccia; addolcisci le mie ragadi! Mmm!! Che lingua che hai suor Claraaa!!

Ad un certo punto: adesso sculacciami si, sculacciami, puniscimi per il peccato che sto commettendo; sii brava; ti prego, sculacciamiiiii!!!

Suor Clara: adesso desidero anch’io essere punita, voglio essere sculacciata!

E, inarcando la schiena in avanti: “le mostro il mio culo; avanti, mi sculacci per bene! E, poi me lo lecchi; oh! Continui, continui a sculacciarmi; mi faccia spurgare per bene tutto il mio peccato; prima di entrare nel paradiso della goduria”!

Don andrea: contenta sorella peccatrice?

Suor Clara:  si soddisfatta; adesso, voglio godere come un anima dannata, voglio che mi lecchiate il buco del culo ed infine il mio sesso, in modo ch’io possa essere ben lubrificata e purificata per ricevere il vostro tronco carneo!

Don Andrea: ai suoi voleri sorella peccatrice!

Suor Clara nel frattempo si era denudata, rimanendo in autoreggenti e con il copricapo ; padre Andrea aveva in sacrestia  un lettino che, utilizzava per fare la pennichella pomeridiana, si distesero entrambi in posizione sessantanove(detta anche del congresso del corvo) e, suor Clara iniziò a succhiare e leccare quel meraviglioso tronco carneo mai visto prima; e, prima d’infilarselo nella sua accogliente, carnosa e calda bocca esclamò: “sia benedetta questa stupenda e grossa verga di carne che, finalmente ho l’onore di vedere dopo tanti anni di castità; e, che s’appresta ad entrare nella mia bocca carnosa e, successivamente nel mio sesso focoso! Che arde dal desiderio di riceverla! Mmm!!! E, detto questo se la ficcò  quasi con violenza in bocca iniziando a leccare e succhiare forsennatamente e voluttuosamente come un’indemoniata; mentre padre Andrea inizia dapprima ad esplorare con le dita la fregna cespugliosa della monaca peccatrice, sentì  che era bagnata fradicia ed esclamò: “oh! Com’è bagnata questa meravigliosa passera! Oh! Si,si, questa è tutta da leccare ed assaporare con il mio stantuffo! Si vede che sei vogliosa sorella”! e cosi, benedetta la figa anche lui iniziò a leccare ed ingoiare tutta quella sbroda come un essere posseduto dal demonio.

Dopo quel celestiale sessantanove  padre Andrea fece distendere sul lettino con le cosce spalancate la monaca, Le  montò sopra e, Le ficcò tutta la sua verga nella sua accogliente e lubrificatafregna; appena la punta della cappella fece il suo ingresso nella vagina suor Clara dimenticandosi di essere suora e di stare in una sacrestia  pronunciò le seguenti frasi: “ahhhhhh!!!!  Benvenuto, benvenuto cazzo mio! Si! Stantuffami, sfondami tutta, fin dentro le mie viscere! Mi sento una gran puttana e troiaaa!! Sto diventando un colabrodo di sbrodaa”!!

Don Andrea, anche lui dimenticando di essere un prete: si, si prendilo tutto monaca in calore, posseduta dal demonio! E, dimmi ti piacerebbe leccare le fighe delle altre sorelle!

Suor Clara: si! Si! Continua, continua a penetrarmi; lurido porco! Mi piacerebbe leccare la figa della madre superiora; lei è abbastanza in carne e mi piace!

Don Andrea: ah! Allora monaca peccatrice come assoluzione dai tuoi peccati, gli e la dovrai leccare tante volte finché non la farai squirtare tutta!

Suor Clara: ok., ok ma adesso squirto io; squirto, vengo! Sbrodoo!! Ahhhh!!!!! Dio sia benedettooo!!!!!!

Don Andrea; oh! Dio sborro, sborro!(tirò fuori il suo cazzo dalla fregna della monaca e Le schizzò tutta la sua sborra un po’ sulle tette, un po’ in faccia e qualche goccia in bocca; erano piene le palle del prete) ed esclamò: “ave Clara piena di sborraaaa”!!!!!

L’assoluzione

Quello stesso giorno, nel tardo pomeriggio padre Andrea convoca presso la sua canonica suor Clara e la madre superiore suor Celestina(al secolo Sonia),anche lei , un avvenente quarantenne, alta all’incirca un metro e settanta, bionda, abbastanza in carne.

Dopo aver  bevuto un bicchierino  di amaro del frate a testa, padre Andrea prega la madre superiora di sedersi alla poltrona con le cosce spalancate e il vestito alzato e, suor Clara di inginocchiarsi, di spostare leggermente le mutandine classiche nere e, di iniziare a leccare la fregna sella sua diretta superiora; mentre lui le guardava e, si masturbava.

Don Andrea: la prego suor Celestina, si segga alla poltrona, si alzi il vestito e spalanchi le cosce; suor Clara s’inginocchierà al suo cospetto; oh! Meglio d’avanti a sua maestà la figa, Le chiederà perdono dei suoi peccati, Le sposterà le mutandine e, inizierà a leccargliela finchè lei non avrà appagato il suo piacere!

Suor Celestina: beè veramente padre come lei sa questo, va contro le regole del convento; ma, se lei mi concede una piccola trasgressione, farò uno strappo alla regola!

Don andrea: e, quale sarebbe questa piccola trasgressione?

Suor Celestina: avrei bisogno  d’incontrarmi col giardiniere del convento; sa, è un bell’uomo e a me, piace molto!

Don Andrea: d’accordo Le è concesso! Ma, adesso faccia quello che Le ho ordinato, La prego; io mi darò piacere, guardandovi!

Suor Celestina: ai vostri voleri; padre Andrea!

La madre superiora si stravaccò sulla poltrona, aprendo oscenamente le cosce, ordinò a Suor clara di prostrarsi, chiederle perdono ed infine leccargliela di santa ragione fino a strapparle di dosso le mutandine e, farle raggiungere un subliminare orgasmo; mentre padre Andrea ……..

Vi prego, continuate, continuate, monache assatanate!  Ohhh!! Sborroooo!! Io ti assolvo dai tuoi peccati suor Claraaaaa!!! Ohhh!! Che bella goduriaaaa!!! Che, mi avete regalatooo!!

Suor Celestina: mmmm!! Continua, continua, sorella; facciamo divertire questo porco! Vengo, vengo, vengono!! Oh!! Sant’iddio benedetto anime del purgatorioooo!!!

Suor Clara  vide finalmente l’avverarsi  di due sogni; il primo, di sedurre ed essere psseduta  dal giovane prete, il secondo quello di aver leccato la figa della sua diretta superiora. Fine

Note dell’autore

Questo racconto è il frutto della fantasia del sottoscritto pertanto i personaggi sono inventati ed ogni riferimento alla realtà è puramente casuale.

Non vi è nel sottoscritto la benché minima intenzione di offendere la suscettibilità e la coscienza di chi legge; trattasi esclusivamente di una fantasia e di un gioco erotico.

 


 

 

 

 

Un pomeriggio di fuoco

Sembrava un pomeriggio come tanti: cielo coperto, brezza leggera e un freddo che avrebbe
intimorito un orso polare.
Ero solo in casa, immerso nella lettura quando il ronzio del campanello interrompe i miei pensieri.
Non aspettavo visite, così mi reco scocciato alla porta immaginandomi già la faccia del venditore di
enciclopedie.
Apro e rimango di stucco: di fronte a me avevo una ragazza di circa 20 anni, alta, mora, occhi verdi,
e con un seno che a stento stava nel maglione di lana.
Mi porge la mano e mi fa: “ciao, io sono Laura, la nuova vicina.
Sto facendo il giro degli inquilini per conoscerli, ma a quanto pare oggi pomeriggio ci sei solo tu…”.
Rimango per qualche secondo senza parole, poi mi presento a mia volta e la invito a prendere un
caffè.
La faccio accomodare vicino al caminetto e mentre metto su la caffettiera lei si toglie il soprabito.
Indossa una minigonna da urlo, mostrando due gambe mozzafiato.
Cominciamo a parlare delle solite cose, quando d’un tratto lei si blocca e rimane a guardarmi in
silenzio, faccio fatica a sostenere il suo sguardo, ma non c’è né bisogno, le sue labbra si avvicinano
alle mie e ci uniamo in un bacio lungo e appassionato.
Veloci le mie mani corrono sotto il suo maglione, accarezzando quel magnifico seno.
La prendo per mano e la porto in camera da letto. In un lampo siamo nudi, i nostri corpi si
avvinghiano.
Comincio a baciarla sul collo, sulle spalle, sui capezzoli fino a scendere tra le sue gambe, comincio
a giocare con il clitoride, mentre lei si muove a scatti sotto i colpi della mia lingua, pochi secondi e
viene squassata da un lungo orgasmo.
Mi guarda e dice “ora tocca a me”, poi mi spinge dolcemente sul letto e in un secondo ingoia il mio
membro.
Lo lecca come se fosse la cosa più naturale del mondo, cerco di resistere, ma alla fine le scarico il
mio seme in gola.
Non se ne fa sfuggire una goccia, poi risale e mi bacia appassionatamente.
Si sdraia e mi invita ad appoggiare il mio fallo tra i suoi seni. Inizia un massaggio dolcissimo e in
men che non si dica sono di nuovo sull’attenti.
Appena raggiunta la piena erezione mi sposta e mi prega in un orecchio di penetrarla.
Non me lo faccio ripetere, comincio a scivolare lentamente in lei, poi sempre più forte, ma non
voglio venire così: mi giro sulle spalle e la faccio salire su di me, ora e lei a dare il ritmo, sempre
più veloce, sento l’orgasmo salire in lei, veniamo insieme, in un abbraccio lunghissimo.
Mi bacia ancora e mi ringrazia, poi crolla al mio fianco e ci addormentiamo.
Quando mi sveglio la trovo già vestita, accoccolata vicino al fuoco.
Mi rivesto e mi porto alle sue spalle.
La ringrazio in un orecchio e le chiedo di restare a cena da me.
Accetta, ma prima deve andare a fare delle compere.
La lascio andar via, non dopo un ultimo bacio, e mi appresto a preparare la cena, già pregustando
ciò che seguirà…

Il Bagnino pompa sempre due volte

Quell’estate dopo il diploma avevo trovato un posticino da bagnino presso il lido Rivabianca di
Rimini, ed alloggiavo a casa di un mio cugino più grande che mi aveva aiutato a trovare quel
lavoretto.
Era la prima vacanza indipendente, lontano dai miei, e mi ripromettevo di fare follie.
Avevo fatto amicizia con un ragazzo scozzese e con lui ogni sera, ogni notte, facevamo nuove
esperienze.
Le ragazze sembrava che fossero lì ad aspettarci da sempre, era difficile che non si arrivasse al
dunque già la seconda, o terza, volta che ci si incontrava.
Certo Jack lo scozzese, rosso, era un bestione ma anch’io abbronzato e dopo un anno di palestra mi
difendevo bene.
A metà agosto ci procurammo due inviti per la festa di compleanno della contessina Burlenghi (il
nome è di fantasia, la contessina no).
Per l’occasione Jack, che ormai s’era trasferito da me da qualche giorno, mi consigliò di depilarmi
per mettere meglio in rilievo le masse muscolari come faceva lui da anni.
Ci aiutammo reciprocamente per la depilazione, facemmo una doccia e con i nostri vestiti più
aderenti andammo alla festa che si preannunciava ricca di possibilità cuccatorie.
All’inizio la festa si rivelò una mezza delusione, tutto in etichetta, tutto organizzato, molti nobili
genitori che affollavano la pinetina privata.
All’una di notte fu servita la torta al bordo della piscina grande e dopo qualche bicchiere di
champagne molti cominciarono a salutare ed andar via.
Avevo perso di vista Jack, mentre non perdevo di vista una deliziosa biondina di cui non sapevo
definire l’età perchè sotto un viso dolce, quasi infantile, mostrava un corpo niente male.
Mentre la gente diminuiva cercavo di farmi notare dalla ragazza ma intuii che questa
volontariamente mi ignorava.
Non sapevo che fare, la serata era ancora calda e lo champagne stava facendo il suo effetto, andai
un po’ distante fra gli alberi per togliermi la maglietta e rimanere più fresco in canotta.
Nel toglierla sentii dei rumori provenire da dietro un cespuglio, in silenzio mi avvicinai attratto da
quei mugolii che riconoscevo sempre meglio.
Infatti, era Jack che po-derosamente stava scopando con una signora dell’alta società.
Mi allontanai delicatamente e mi sedetti sul bordo della piscina piccola mentre con la mano
massaggiavo il mio membro e lo liberavo mentre cresceva ripensando alla vista di prima.
Ero tentato, in fondo con Jack avevamo fatto trio più volte le sere precedenti, mi specchiai
nell’acqua mi vidi più bello e prestante del solito, mi feci coraggio, mi alzai, mi voltai …e mi
ritrovai di fronte la ragazza di prima che mi aveva seguito.
Istintivamente misi le mani sulla patta dei pantaloni, per coprirmi, ma lei mi fece cenno – con un
dito – di tacere, si avvicinò e mi tolse la canotta.
Le sue mani cominciarono a scorrere sulla mia pelle glabra, che sensazione ! dei brividi sottopelle
pervadevano tutto il mio corpo.
Dai bicipiti passò ai pettorali, quasi massaggiati da un movimento rotatorio che si concluse sui
capezzoli …un pizzicotto, un bacio …ero in estasi …e poi le sue mani cinsero il mio torace toccando
la schiena. Le sue labbra fra i miei seni, la sua lingua umida che scendeva lungo gli addominali
…hummm …ero bloccato ed incredulo nello stesso tempo mentre il mio pene con forza voleva
partecipare.
La rialzai, la penetrai in bocca con la lingua mentre la spogliavo ad occhi chiusi.
Ripetei quasi i suoi gesti …le succhiai i seni e portai la mia faccia di fronte alle sue mutandine di
pizzo ormai umide, le tolsi, stavo per affondare in lei la mia lingua quando mi sentii tirar su a mia
volta.
Ero ancora preso dalle sensazioni che mi dava la mia “nuova pelle” quando mi sfilò i pantaloni, io
mi tolsi i mocassini con i piedi stessi, ero in costume da bagno (indossato per ogni evenienza)
quando mi trascinò nella piscina.
Lì all’ingresso dove l’acqua superava appena la cintura mi abbassò il bianco costume mentre il mio
pene si ergeva con la punta fuori dall’acqua.
Dopo un attimo la sua bocca cinse il glande mentre le sue mani giocavano sott’acqua con le mie
palle, sentivo che stavo per esplodere, l’aiutai portando la mia mano sulla sua testa, …sentii lo
sbattere sul pelo dell’acqua… venni, profondamente, …mi accasciai esausto, nelle sensazioni più che
nelle forze.
Mi sdraiai per terra, sul bordo della piscina, con le gambe aperte nell’acqua mentre lei continuava ad
estrarre da me fino all’ultima goccia di sperma.
Quando riaprii gli occhi vidi Jack e la signora che ci guardavano, …Jack – dissi – ed in quel mentre
la ragazza smise di succhiare e disse “mamma!”.
E sì si trattava proprio di sua madre, la quale però non si scompose per nulla e ad un gesto di Jack
entrarono in piscina, e ci separarono.
La serata cominciata con nuove sensazioni di pelle, proseguì in un modo imprevedibile, in un’orgia
di piaceri indescrivibili.

La figlia era brava, ma la mamma …

La Vigilessa

Mi trovavo a Milano per un concorso ed ero ospitato a casa di mio zio.
C’era una festa rionale ed incuriositi io e mio zio eravamo andati a vedere le maschere.
Ad un certo punto mentre stavamo camminando, notammo un posto di blocco della polizia
municipale e vidi mio zio avvicinarsi alla macchina: conosceva la vigilessa e me la presentò.
Rosaria, questo era il suo nome, era stupenda, bionda, occhi cerulei, una bellissima bocca con un
rossetto rosso fiammante, altissima all’incirca 1.80, aveva delle gambe lunghe ed affusolate, dei seni
duri e prosperosi che sembrava volessero bucare la giacca, ed indossava il solito completo dei vigili
(gonna, camicia, cravatta e giacca).
Non riuscivo a distoglierle gli occhi da dosso e penso che lei se ne accorse.
La salutammo e ce ne andammo.
Chiesi a mio zio se Rosaria fosse fidanzata, ma lui mi freddò dicendomi che era addirittura sposata
e madre di due bambini; al ché pensai che sarebbe stata la protagonista di qualche mio sogno
erotico.
Tuttavia, non riuscivo a distogliere il pensiero da lei, addirittura nel pomeriggio mi tirai una sega
pensando a lei.
Il giorno dopo uscii, questa volta da solo, per andare a fare qualche compera.
All’improvviso mi sento chiamare e non posso credere ai miei occhi:
“E’ Rosaria”.
Mi fermo a salutarla ed incominciamo a discorrere del più e del meno. Lei mi dice che non ha molta
fretta, tanto i bambini li ha lasciati alla baby-sitter e quindi la invito al bar.
Ci sediamo e lei mi fa le solite domande di routine, poi all’improvviso mi chiede se ho la ragazza ed
io rispondo di sì, anche se in questo periodo c’è un po’ di burrasca tra di noi.
Ad un certo punto accavalla le gambe e noto che indossa un paio di mutandine di pizzo bianco e
quasi svengo per l’eccitazione.
Il tempo vola, non ce ne accorgiamo e vista l’ora lei deve andare.
Pago il conto e la accompagno a prendere la macchina.
Lei pretende di accompagnarmi a casa, mentre stiamo in auto, lei mi fa:
“Hai impegni per stasera?”, alla mia risposta negativa, lei
“Stasera non posso uscire, mio ma rito è fuori per lavoro, la mia baby-sitter non c’è ed io mi annoio
a restare in casa da sola.
Ti va di farmi compagnia?
Ti preparerò anche la cena”.
Non posso rifiutare una serata così allettante, la sua sola presenza mi inebria ed accetto la proposta.
Quando ci salutiamo mi dice di non dire dell’appuntamento allo zio.
La sera, mi ritrovo davanti alla sua porta con un mazzo di fiori.
Busso il campanello e dopo un po’ me la ritrovo sull’uscio più stupenda che mai ed indossa una tuta
felpata e da come le ballonzolano i seni non indossa il reggiseno.
Mi saluta dandomi un bacio sulla guancia e togliendomi i fiori dalle mani ringraziandomi.
La cena è già pronta e ci accomodiamo a tavola uno di fronte all’altro ed io le chiedo dove siano i
suoi figli e lei mi dice che sono passati i nonni e li hanno portati a casa loro.
Noto che nella cena lei ha abbondato con spezie ed aromi vari e già pregusto, forse soprattutto
spero, in un finale a sorpresa.
Dopo la cena la aiuto a lavare i piatti e più di una volta, le struscio addosso la patta dura.
Ci accomodiamo sul divano, lei prima si sdraia appoggiando la testa sulle mie gambe, poi si rialza e
mi chiede di farle un massaggio.
La incomincio a massaggiare, lei chiude gli occhi e geme, poi mentre sembra in estasi la massaggio
sempre più giù fino ad incontrare il suo seno sodo e turgido.
A questo punto le infilo la mano sotto la felpa, le incomincio a titillare le aureole ed i capezzoli e lei
sembra come ipnotizzata.
Quando sono in procinto di cacciare il mio uccello dalla patta, lei si rialza di scatto e, scura in viso,
mi dice
“Vado a mettermi qualcosa di più comodo”.
Ormai pensando, di aver affrettato i tempi e di aver fatto una brutta figura, mi rassegno all’idea di
dovermene andare, quando la vedo entrare; indossa la divisa di quando la incontrai la prima volta e
mi dice:
“L’altra volta, ho notato come mi guardavi con la divisa, l’ho indossata per te, ma tu devi farmi
godere come una porca”.
Mi avvicino a lei ed incomincio ad accarezzarla sulla divisa, le pastrugno il seno ed il culo alto e
sodo, e ci baciamo molto profondamente, la sua lingua sembra un frullatore, mi lecca dappertutto,
mi leva la cravatta e quasi mi soffoca. Io le sollevo la gonna e le abbasso le mutandine e le sfrego
l’uccello in mezzo alle gambe senza penetrarla.
Lei si dimena e geme come indemoniata, continua a bacia
rmi ed a leccarmi su tutto il corpo(io sono ormai nudo).
Le tolgo la giacca, la cravatta, la gonna e la camicetta.
Anche lei ormai è nuda, è bellissima ha una pelle bianchissima, ha una grande fica con una peluria
bionda, i seni sono più belli di quanto non avessi immaginato ed il culo è sensazionale.
La bacio e l’abbraccio appassionatamente e lei mi dice che non ha mai tradito il marito, ma dal
primo giorno che mi ha visto ha desiderato farsi scopare da me.
Lei si inginocchia e incomincia a spompinarmi, non è molto esperta però è lei che è una bomba e
dopo un po’ mi fa venire come un torrente in piena.
Lo sperma le impiastriccia i capelli, il viso, il seno. Io lo raccolgo con le dita e glielo offro da bere e
lei per niente schifata se lo ingoia estasiata.
A questo punto è il suo turno e le infilo la testa tra le belle cosce e comincio a slinguazzarle la fica
che è un mare caldo di umori. Continua a leggere La Vigilessa

Carmen La Meretrice(poesia erotica ripubblicazione)

Carmen la meretrice di Mimmo L scrittore hard production

Poesia erotica

Introduzione

La prostituzione, per essere più eleganti, il meretricio, è stato ed è il mestiere più antico del mondo.

Nei tempi passati, quando la prostituzione era legale, era anche fonte di guadagno primario, sia per quelle donne coraggiose, che andavano a fare la quindicina nei casini, sia per quelle donne, o ragazze, che tale coraggio non avevano, e allora, si mettevano ad esercitare, il cosiddetto meretricio abusivo in proprio.

Negli anni trenta e quaranta, quando la guerra imperversava, e la fame, si faceva sentire, molte ragazze, anche sedicenni, si davano a questo tipo di mestiere, le trovavi nelle stradine strette e chiuse dei centri storici delle città(parlo della puglia), sedute vicino alle porte delle loro case, seminude, per attrarre l’attenzione dei ragazzi che all’epoca, non si potevano permettere di frequentare i casini, in quanto, il  costo della prestazione, era cinquanta lire.

E, allora, per dare sfogo alle loro esigenze di natura sessuale, andavano da queste ragazze, le quali, si prendevano dalle cinque alle dieci lire a prestazione, incorrendo molto spesso nel pericolo delle malattie veneree (scolo, sifilide), per via della mancanza di controllo igienico sanitario.

Questi brevi versi, sono dedicati, ad una signora che, all’indomani della chiusura delle case di tolleranza, continuò ad esercitare il mestiere, fino a tarda età, nella sua abitazione nel centro storico di un paese in provincia di Bari.

Il suo nome, ovviamente di fantasia, è Carmen, Carmen la meretrice, onore ed eterno riposo a lei.

 

Affacciata alla finestra fin dal mattino, aspettava qualche ragazzo, per fargli un bel pompino!

e. quando ne adocchiava uno!, lo chiamava: Sali!, Sali!, bel giovanotto, che con cinquemila lire, ti faccio un bel chinotto!

Dai!, su!, non aver paura, non ti mangio mica!, ti faccio assaggiare la mia bella fica!

Lei, era bionda come il sole! E in estate, portava in bella mostra, le sue belle tettone!

Quando un cazzo non gli garbava, lei da grande esperta esclamava:oh!, bel giovanotto, quest’arnese, è proprio un bel casotto!

 

Non posso nemmeno scapocchiarlo!, perché ha la cresta del gallo!

E, quando un ragazzo raggiungeva l’orgasmo! Ahh!, gemeva, e avvertiva come suo dovere, far finta di godere!

Eri davvero una grande porno attrice, ora riposa in pace, Carmen la meretrice!

MIA NIPOTE IN VENDITA (capitolo IV)

Mia nipote in vendita

Capitolo IV

Il venerdì, come da accordi presi Marcello si presenta a casa di Mena, al solito orario ovvero, alle11.00, portando in dono un chilo e mezzo di carne d’asino, da mangiare, un po’ cruda e un po’ cotta ed eventualmente improvvisare un giochino erotico un po’ particolare, fuori dalla normale routine.

Mena, poiché faceva molto caldo, per non scontentarlo, lo accolse in sottana ed intimo nero, calze autoreggenti , scarpe decolté tacco 12 ed infine una veletta nera in testa, in parole povere vestendo i panni di una vedova accaldata che aveva bisogno d’esser consolata.

Marcello: buongiorno tesoro! Come promesso, t’ho portato la carne d’asino, spero ti piaccia e, piaccia anche a Mariella.

Mena: oh grazie! Sicuramente le piacerà. Ti piace, come mi sono vestita, con la sottana, autoreggenti e veletta!?

Marcello: mmmm!! Molto arrapante, da vera vedova assatanata, desiderosa di ricevere, condoglianze un po’ particolari!

Mena: sciocchino! Io, sono una vedova, una vedova allegra, molto allegra!

Marcello: dai, forza gioia! Che, mi sta già venendo duro il cazzo.

Mena: mmm! Che porcellone! Aspetta, metto la carne in frigo e, diamo inizio alle nostre porcherie.

Marcello: non vuoi assaggiarla?

Mena:oh! Preferisco la tua, di carne! Comunque, assaggiamone un po’.

Marcello: si, assaggia una fettina e un po’ di salsiccia fatta a punta di coltello.

Mena: squisita! Bravo il macellaio.

Marcello: ti va di fare un giochino erotico strano, con la carne!?

Mena: che giochino?

Marcello: ora, ce ne portiamo un po’ in camera da letto; e, dopo esserti spogliata e stravaccata sul letto, cosce aperte come una balena, ti ficchi un po’ di salsiccia nella fregna e la fettina te la strusci sulle tette.

Mena: che gran porco, pervertito! Comunque, è molto intrigante; e tu, che faresti, ti faresti una sega, guardandomi!?

Marcello: no, io te la leccherò, ingoiando sbroda e salsiccia.

Mena: ok, ci sto! Ma, mi prometti che, mi aiuti?

Marcello: va bene, promesso, ti aiuto!

Mena: e io, ti giuro che sarò la tua zoccola, puttana, finché mi resterà da vivere!

Marcello: mi piaci, Menina, mi sei sempre piaciuta; fin da quando, t’ho vista per la prima volta in ospedale; e, per “attaccare bottoni”, ti ho offerto il cappuccino e il cornetto, sai io ho un debole per le donne mature e robuste, mi fanno impazzire!

Mena: lo so, lo so, porcellino! Me ne ero accorta sin dal primo momento, ti confesso che a me è sempre piaciuto fare l’amore con uomini più giovani; e, di conseguenza, anche tu mi sei piaciuto subito, mi hai ispirato fiducia dal primo istante che t’ho visto, notai che eri un ragazzo diverso dagli altri colleghi; che, stavano lì solo a spettegolare, facendomi passare per una capo troia e non per una caposala. Perciò, ti dissi subito di si.

Marcello: a proposito di colleghi; mi hanno raccontato che, da giovane, ti davi molto da fare, eri una gran pompinara, vero?

Mena: ahh! Non dar retta, sono chiacchiere di corsia, al massimo, avrò fatto qualche pompino, inginocchiandomi sotto la scrivania del direttore sanitario! Per disobbligarmi di qualche piccolo favore ricevuto; come del resto, faccio con te; ma, niente di più.

Intanto, erano già in camera da letto; e Mena, stava per iniziare il suo solito spogliarello preliminare di fronte allo specchio dell’armadio. Ma prima, pregò Marcello di sbaciucchiarla tutta e consolarla come una donna fresca, fresca di vedovanza.

Mena: oh! Ti prego, Marcello, ti supplico! Abbracciami forte, sbaciucchiami tutta, dalle guance fino alle tette! Poi, pian pianino, solleva la veletta; e ……. Saziami, saziami  di bacii!! Desidero essere consolata come si fa con una donna fresca, fresca di vedovanza! Mentre io, con la mano, ti sbottono i pantaloni e, inizio a maneggiare il tuo cazzo che, sento già divenuto duro, cotto al punto giusto, pronto ad entrare nella mia figa che sta già colando di sbroda! Siii!! Mmm!!!  Continua, continua a sbaciucchiarmi tutta!  Ohhhh!!! Dammi la tua lingua! Mmm!! Sii!! Leccami, leccami il collo, bagnalo con la tua saliva! Ahhhh!!! Succhiami, succhiami le orecchie, si, cosi! Prima il destro, poi il sinistro! Ahhhhhhhh!!!!!!!! Mi sono eccitata tuttaaaaaa!!!! Ahhhhhh!!! Siiii!!! Mmmm!!!!! Sono una peccatrice, zoccola, puttana, sgualdrina e latrinaaa!!!!!  Urlò a squarciagola.

Fatti questi preliminari un po’ strani, Marcello le ordinò di posizionarsi di fronte allo specchio; mentre lui, messosi dietro di lei, continuava a baciarle il collo e toccarle il culo, massaggiandole anche un po’ la schiena a direzione dell’osso sacro.

Marcello: ora, mettiti di fronte allo specchio, levati la sottana sculettando come una gran vacca, spalanca le cosce come una lurida e ficcati le dita nella figa; ohhh!! Sii!! Che spettacolo sublime!

Mena: oh! Si, tesoro; a me, piace spogliarmi! Tu continua a sbaciucchiarmi e consolarmi, accarezzami le spalle oh! Si, cosi! Massaggiami la  schiena ohhh!!  Si! A direzione dell’osso sacro! Ahhh!! Sii!! Che sollievo, sai farlo proprio bene, hai le mani d’oro.

Marcello: ora, distenditi sul lettone, fammi  prima vedere come, ti fai il ditalino;  poi, prendi la salsiccia, mettine un po’ in bocca, masticala per bene ed ingoiala,  il resto  ficcatela tutta nella fregna, lurida, bagascia! Che, arrivo io e ti lecco: “figa e mi mangio la salsiccia”, mentre tu, prendi la fettina e te la strusci sul corpo.

Mena: come desideri, gran porcellone! Adesso, sta a vedere cosa ti combina la tua Menina!

Marcello: sii!! Cosi, mi piacii!! Stravaccati  sul letto come una grande balena; e, masturbati, Menina, masturbati  come una zoccola, sei la mia  zoccola, la mia puttana! Ahhh!! Siii!! Mmmm!!!

Mena: guarda, guarda  porcellone, come mi sditalino! Ahhh!! Siii!! Ahhh!! Mmm!!!

Marcello: adesso, ficcati quella salsiccia nella fregna!  Mmm!! Da brava, tutta dentro, tutta dentro!

Mena: ahhh!!! Com’è freddaa!!  Mmm!! Sto godendo come una pazza!  Adesso, leccamela! Ti prego, leccamela, come Dio comanda!

Marcello: certo, grande puttanona, troiona, te la lecco forsennatamente come Dio comanda,  facendoti sbrodare come una lurida zoccola, facendoti sburrare pure l’anima!

Mena: ahhhhh!!! Siii!!! Continua, continua! Mangia pure la carne siii!!! Ahhhhh!!! Sto sburrando, sto sburrandooo!!!  Siii!!! Dammelo in bocca, lo voglio in bocca!

Marcello: certo, tesoro, ti finisco in bocca! Metti la fettina della carne sulle tette, ci metto sopra un po’ di sborra e, ti faccio assaggiare : “carne e sborra”!

Mena: si, si, assaggerò questa prelibatezza, carne alla sborra; ma, adesso dammelo in bocca; che, te lo succhio doverosamente come una serva farebbe col suo porco padrone!

Marcello: oh! Succhialo, succhialo come una puttana latrina! Si! Fino in gola! Pure i coglioni!  Ohhh!! Siii!! Meninaa!! Sborrooo!!! Si, sborro sulla carneeee!!

Mena: si, sborra sulla carne!

Marcello: sborrrr……!!!!!  Siii!!! Uhmmmmm!!!!!  Meninaaaaaaaaaa!!!!!!! Adesso, mangiatela, mangiatela, ohhh!! Ahhh!! Mm!!!

Mena, per la prima volta assaggiò la carne d’asino “cruda”, condita con la sborra di Marcello, trovandola molto saporita e, volle fare il bis.

Mena: sei stato bene con me, oggi? Ci siamo divertiti ed abbiamo fatto un sacco di porcherie.

Marcello: certo, sei stata fantastica, amore! Allora, quando iniziano i lavori a casa di tua figlia!?

Mena: la prossima settimana, dovremmo andare in banca per richiedere il prestito, tu sei disponibile?

Marcello: da lunedì, sto in ferie per  dieci giorni; quando vuoi, mi chiami.

Mena: ok! Ascolta, lunedì, viene a passare un periodo di vacanza da me, mia nipote Kimberly; e, “non credo, possiamo vederci”; comunque , ti chiamo qualche giorno prima per farti sapere, quando dobbiamo andare in banca.

Marcello: mm! Allora, festa grande! Paga tutto, nonna!

Mena: beh! Si, lei per me, stravede, abbiamo un ottimo rapporto; e poi …. L’accontento sempre.

Marcello: ma, le ricariche al cellulare, le faccio io!

Mena: e, io ricambio facendo la zoccola!

Marcello: a me, piacciono questi tipi di rapporto con le donne, se sono più di una, meglio ancora; la donna zoccola, mi piace molto.

Mena: ancora, non la finisci! Ma, vuoi rimanere proprio in mutande!

(Mena, continua ancora a far l’indiana, non dicendogli di Kimberly).

Fine IV capitolo

 

 

 

 

MIA NIPOTE IN VENDITA(capitolo III)

Mia nipote in vendita

Capitolo III

Passa qualche giorno; e, dopo aver riflettuto abbastanza, Franca telefona a Mena per dargli la risposta, risposta aimè negativa.

Franca: pronto, Mena? Ciao, sono Franca.

Mena. Oh! Franca carissima. Allora, qual è la tua decisione?

Franca: ascolta, purtroppo la mia decisione è negativa; perché, dopo aver abbastanza riflettuto, sono giunta alla determinazione che, questa cosa non fa per me. Sai, essendo profondamente cattolica ed avendo giurato fedeltà eterna a mio marito sul letto di morte,  non mi sento portata per  fare questo genere di cose, passerei per una spergiura e, nello stesso tempo,  anche per una “sgualdrina”.

Mena: ohh! Quanti problemi ti fai! Si tratta solo di un oretta, di un incontro  una tantum! E poi, non è che devi fare molto;  può darsi che, appena, inizi a spogliarti, lui sborri in un battibaleno. Ed infine, ti guadagneresti il centone!

Franca: no, Mena, no. Accettando il regalino, mi sentirei mercificata, passerei per prostituta, ti ringrazio per aver pensato a me; ma, non posso accettare.

Mena: ahh! Che bigotta, bizzoca, anche la Maddalena era una prostituta! Poi si convertì.

Dopo aver riagganciato con Franca, squilla di nuovo il cellulare, era Kimberly che, gli chiedeva se poteva andare al paese a passare una settimana di vacanza in sua compagnia.

Kimberly: ciao, nonna, sono Kim! Volevo chiederti se la prossima settimana, posso venire al paese a passare un periodo di relax in tua compagnia.

Mena: ciao, bella di nonna! Certo che puoi; vieni da sola o, col tuo fidanzato?

Kim: no, da sola! Perché, il mio fidanzato è andato in vacanza con i suoi genitori in quel di Gallipoli.

Mena: ah, benissimo! Allora, dormi con me; e, per darti il benvenuto, ti preparo una bella focaccia barese che, a te piace tanto!

Kim: Uhnmm! Wow! “Buena”! Ascolta, nonna, potrei chiederti un piccolo piacerino!?

Mena: dimmi, gioia! Sai che nonna Mena , è sempre pronta a soddisfare tutti i tuoi “capricci,” anche  di nascosto dai tuoi genitori.(rispose in maniera maliziosa).

Kim: ascolta, avrei bisogno di un bel braccialetto con perle colorate “di bigiotteria”, sai che a me piacciono molto! Ed anche dei soldi per pagare la retta della palestra; sai, questo mese, mamma e papà, hanno avuto molte spese e, non hanno potuto pagarla.

Mena: d’accordo per il braccialetto! E dimmi, a quanto ammonta la retta?

Kim:  beh! A circa duecento euro, dai ti prego nonna Mena! altrimenti, non posso partecipare alla gara nazionale di judo che si terrà a Roma il prossimo settembre, ti prometto che ti ci porto assieme!

Mena: ascolta tesoro, io al momento non dispongo di quella cifra; però, potresti guadagnartela, facendo un piccolo lavoretto per me ed indirettamente anche per tua madre e tuo padre che come sai, devono ristrutturare casa ed hanno bisogno del prestito personale che richiederò alla banca, per il quale ci vuole l’avallo di un garante. Però, mi devi promettere che, rimarrà un segreto fra noi due, nessuno deve e dovrà mai venirlo a sapere, ne tantomeno mamma e papà, altrimenti finiamo male entrambe.

Kim: d’accordo nonna! Sarò una tomba, ti giuro che rimarrà un segreto fra noi due. Dimmi, che lavoretto dovrei fare?

Mena: stammi bene a sentire, cocca di nonna; tu, ti ricordi di quel mio ex collega che ogni tanto, mi chiama al cellulare, per sapere come sto?

Kim: chi, Marcello?

Mena: esatto. Devi sapere che con lui, ho una relazione saltuaria fin da quando viveva la buonanima di tuo nonno.

Kim:  eh, eh, eh! Birichina la nonna! Ogni tanto, un piccolo cornino ce lo mettevi al nonno. Perché, ti piace, è un bel ragazzo? Una volta l’ho sentito al telefono ed ha una bella voce.

Mena: beh! Si, mi piace e, mi è sempre piaciuto; poi lui, mi ha risolto parecchi problemi, sia di ordine burocratico, sia di ordine economico; essendo anche sindacalista. Quelle ricariche a sorpresa che arrivano sul tuo cellulare ed anche su quello di tua madre, me le fa lui; in cambio di qualche ora lieta, tu mi capisci.

Kim: ho capito! E lui, che c’entra col prestito?

Mena:  beh, gli ho chiesto di farmi da garante ed ha subito accettato, sai di quei favori bisogna, in un certo qual modo disobbligarsi; e, gli ho promesso un qualcosa di diverso dal solito rapporto sessuale che, abbiamo saltuariamente.

Kim: e cosi, hai pensato di coinvolgere me.

Mena:  in verità, non ho pensato subito a te, ho cercato di coinvolgere una mia amica, anch’essa vedova; ma lei, ha rifiutato perché molto bigotta. E cosi, ho pensato a te; perché, ogni qualvolta vengo a casa tua a passare il week end, sento provenire dalla tua cameretta, dei forti gemiti di piacere; e, di conseguenza, immagino, ti stia sgrillettando come una zoccoletta! E cosi, anch’io apro le cosce e mi smanetto la figa come una dannata, ovviamente pensando a Marcello; ed anche perché, fra noi due c’è una certa complicità.

Kim:beh! Si, nonna ogni tanto, mi masturbo; ma, ti confesso che, sono ancora vergine, col mio ragazzo non ho fatto ancora niente, al massimo un po’ di petting, pomiciata e un “succhiotto”! il rapporto completo e.. “la deflorazione”, solo dopo il matrimonio.

Mena: con lui, non dovrai avere rapporto completo, al massimo uno spogliarello, ti fai dare una leccata alla fighetta e, tutt’al più gli fai un pompino; ovviamente io,  sarò presente, vi guarderò e mi masturberò.

Kim: d’accordo nonna, per te, questo ed altro! L’importante è che non si arrivi al rapporto completo, altrimenti, cosa gli racconto al mio ragazzo?

Mena: non preoccuparti, lascia fare me, io lo conosco bene e, puoi star tranquilla!

Kim: va bene,  nonna; allora, ci vediamo lunedì!?

Mena: d’accordo, tesoro, bacio e, mi raccomando, acqua in bocca.

Kim: tranquilla, mu@@@@@!!!

Mena, si fa chiamare da Marcello; ma, non gli dice nulla di Kim “vuole fargli una sorpresa”, anzi lo sgrida nuovamente.

Marcello: ciao, cosa c’è!? Ti prode la figa, vuoi farti un ditalino telefonico!?

Mena: no, no nulla di tutto ciò! Senti un po’, cocco di mamma, cos’hai deciso, mi fai da garante?

Marcello: si, si, si può fare; purché, non mi ritrovi rate insolute da pagare, altrimenti, cosa gli racconto a mia moglie? Tu, piuttosto, hai trovato qualche vedova in calore?

Mena: delle rate, non devi preoccuparti, farò l’addebito sul conto corrente; il garante, è giusto una formalità, per quanto riguarda la vedova, ho chiesto a quella mia amica, Franca e, purtroppo non ne vuol sapere, si vergogna ed è anche bigotta; temo che, dovrai  accontentarti della mia fregna e di quelle di mia figlia e mia nipote, queste ultime  col pensiero, però.

Marcello: cazzarola! E, non gli potevi offrirle qualcosa a quella vedova?

Mena: già fatto, gli ho offerto cento euro ma … niente da fare, è tosta!

Marcello: accidenti! E, ora, come facciamo!?

Mena, con sarcasmo e ironia: “come facevano gli uomini antichi, si mangiavano prima il suolo e poi la mollica”!

Marcello: dai, zoccolona, convinci Mariella e Kim, ti prometto che, oltre al garante, ti faccio un bel regalo!

Mena: oh, allora, sei una testa di rapaa!! Ti ho già detto un sacco di volte che, quelle due, non si toccano; tu, ti venderesti tua figlia?

Marcello: no, no!

Mena: e neanch’io!  Quindi se ti conviene, gioca con me; altrimenti, trovati qualcun’altra, disposta a dividerti con sua figlia, sua nipote! Cosi, ti riduce con le pezze al culo!

Marcello: ok, ok! Accetto il tuo consiglio. Ma, adesso, mi sta venendo il cazzo duro, dove sei?

Mena. sono a casa, spaparanzata sul divano, con la mano dentro il pigiama  e, mi sto già stuzzicando la figa! Tu, dove sei, alla cabina telefonica? Vuoi fare una ricarichetta a Kim?

Marcello: si, sono in cabina, quasi, quasi, mi sparo una sega mettendo la mano in tasca.

Mena: mmm!! Scommetto che, stai pensando a Kim!

Marcello: si! Ho voglia di leccarla tutta, dalle tette alla fighetta!

Mena: mm!! Che porcello! Sai che, adesso s’è fatta più robusta, quella zoccoletta!? Uhmm! Ha certe coscione e un culo da sballo; se la vedi, sborri in men che  non si dica!

Marcello: e infatti, sto sborrando, mi sto sporcando tutte le mutande, ahhh!! Siii!! Kimberly!

Mena: apposto!? Ora, quando ci vediamo?

Marcello: mah, potremmo vederci venerdì mattina, ho il turno di pomeriggio.

Mena: d’accordo! Allora, t’aspetto a casa,  al solito orario, portami una bella cosa!

Marcello: che, vuoi di bello!

Mena. vorrei assaggiare un po’ di carne d’asino cruda, fatta un po’ a fettine e, un po’ a salsiccia, portamene un chilo; cosi, la faccio assaggiare anche a Mariella.

Marcello: ok! E tu, come ti fai trovare?

Mena: tu, come mi desidereresti?

Marcello: vestita tutta di nero, come quelle vedove “siciliane” da consolare.

Mena. ok, accontentato! Mi faccio trovare come una triste vedova che, ha bisogno d’esser consolata e …  “lisciata il pelo”.

Marcello: mmm!! Adesso, mi fai arrivare di nuovo! D’accordo ora, ti do la buona notte!

Mena: bacio a te e, notte!

Fine terzo capitolo

Vacanza a sharm

Estate 2012, vado in vacanza con mia moglie a sharm El sheikh, decidiamo di andare a mangiare in un ristorante italiano e ci fanno accomodare in un’angolo molto tranquillo del ristorante,cominciamo la cena con frutti di mare e spumante, dopo la seconda bottiglia e l’effetto afrodisiaco dei frutti di mare, comincio a fare cattivi pensieri contemplando il décolleté di mia moglie,una quarta molto piena, senza reggiseno, il cazzo comincia a gonfiarsi e a quel punto metto la mano tra le cosce di mia moglie che accetta di buon grado, allargandole al primo sfiorarle, salgo su e mi accorgo che la troia non ha messo le mutande, praticamente era coperta da un leggerissimo abito nero e così mi eccito ancor di più, la sento già bagnata fradicia che con molta facilta il dito medio gli scivola dentro, mi guarda arrapata e si morde le labbra, quasi a dirmi voglio il cazzo, nel frattempo non ci eravamo accorti che un cameriere egiziano aveva visto le nostre movenze, al che mia moglie mi blocca la mano e mi fa segno che il cameriere si è accorto della situazione. Ci ricomponiamo, aspettiamo che il cazzo mi ritorni moscio e andiamo via. Arrivati nel villaggio, saliamo in camera chiudo la porta, mi giro e vedo mia moglie che si piega a 90 gradi, si alza il vestito e mi dice “ora voglio essere scopata come una troia” A queste parole il cazzo mi diventa come il marmo, gli schiaffeggio il culo e mi ci infilo con tutta la lingua, il sapore di fradicio mi cola dai lati della bocca, comincio a infilzarla con le dita e la troia lancia un grido che testimonia l’arrivo del suo primo orgasmo, a quel punto mi spinge spalle alla finestra con l’intento di prenderlo in bocca, e fu in quel momento che decisi di volermela chiavare fuori al balconcino, all’inizio fece un po’ di resistenza ma quando mi accomodai sulla poltroncina in vimini col cazzo in tiro lei non resistette e comincio a ingoiare tutto il palo di carne e nervi, dopo un cinque minuti di pompa, la alzo per sederla sull’asta e di colpo si accorge che il cameriere del ristorante e proprio sotto il balconcino che si sta menando, alla vista dell’uomo mia moglie si ritira giù ma mentre fa capolino lascia cadere l’occhio su un palo di 23 centimetri e a quel punto mi sussurra nell’orecchio ” mamma mia ma hai visto che cazzo che ha?” E io a quelle parole non resisto e gli rispondo” ti piace eh? Puttana! ” E lei di rimando mi fa “voglio che mi scopi mentre lui ci guarda e si masturba” a quel punto mi zittii, la misi a pecora con il volto rivolto all’uomo e cominciai a stantuffarla, la troia godeva talmente tanto che gli orgasmi si susseguivano, si contorceva come una cagnetta posseduta da un asino, e mentre la scopavo continuava a fissare l’uomo che armeggiava il suo grosso cazzo con movimenti lenti ma lunghi e questo faceva si che la grossa rosea cappella venisse fuori come un largo fungo, e più la torace fuori è la zoccola più si eccitava, gli tolsi il cazzo dalla fica e indirizzai il mio cazzo sul buco del culo, ma era talmente facile penetrarla che dopo un dieci minuti di dentro e fuori il cazzo entrava come se stessi scopandole la fica, e a quel punto non potetti resistere alla voglia di svuotarmi,la girai verso di me e mentre lei fissava l’uomo gli versai tutto il mio nettare tra faccia e tette, restammo così per un paio di minuti, ma non perché eravamo stremati ma solo perché la troia mi disse “aspetta voglio vederlo sborrare” e dopo poco l’uomo a mo’ di idrante innaffio i cespugli vicini con quattro getti potentissimi e un paio di colate lente. A quel punto rientrammo e mia moglie mi disse “ringrazia che domani si ritorna in Italia, altrimenti non lo lasciavo più giù!” Fu la prima volta che mia moglie si eccitava alla vista di un terzo personaggio.

Come si fa?

 

 

Da quel primo orgasmo dentro una panda ne era passato di tempo, i miei compagni di classe mi annoiavano… a mala pena sapevano dove mettere le mani… sgrillettavano la figa come se stessero scrollando il mouse… non parliamo della lingua poi… la ficcavano in gola e facevano avanti indietro: volevano pomiciarmi o soffocarmi?!?!? Mi mancava Roberto mi aveva fatto impazzire con la sua lingua lungo il collo… ogni suo movimento era per darmi piacere, ma non l’avevo più sentito da quella sera, probabilmente non ero abbastanza donna per lui o forse il problema era l’amicizia con mio cugino… chissà…

Io avevo sempre più voglia, spesso mi guardavo allo specchio… nuda… e iniziavo a massaggiarmi i capezzoli turgidi e la fighetta umidiccia, ma non riuscivo a venire… volevo un altro orgasmo, volevo godere, strillare di piacere, sentire il mio ventre esplodere, ma niente.

Un fine settimana si presentò un’occasione inaspettata, i miei genitori e i miei zii furono invitati ad un matrimonio e lasciarono mio cugino, Carlo, a casa per badare alla “piccoletta” della famiglia. Naturalmente sbuffò, aveva altri programmi per il we, ma non ebbe scelta.

Cenammo con una pizza, lui bevve una birra e io una coca cola, verso le dieci della sera mi mandò a letto. io gli avevo proposto di uscire, di andare a ballare, giurai di non dire niente a nessuno, ma non ci fu verso di convincerlo, aveva troppa paura che qualcuno ci vedesse e facesse la spia ai nostri genitori.

Salii in camera mia mi misi a letto, ma non riuscivo ad addormentarmi ero irrequieta, insoddisfatti, sentivo un forte desiderio di godere, misi una mano nelle mutandine e una sul seno, inizia a massaggiarmi pensando a Roberto, avrei dovuto segargli il caxxo o succhiarlo e invece avevo fatto la figura della bambina e non si era più fatto vivo…

Ma come si faceva? Come si faceva godere un uomo? L’avevo preso in mano ai miei compagni di classe, ma erano dei ragazzini, due menate e venivano. lui,invece, era un uomo…

Decisi di chiedere a mio cugino, tolsi il pigiama ed infilai un vestitino bianco, con le bretelline, non era molto scollato, ma si distinguevano chiaramente i capezzoli dritti come chiodi. Era corto, di solito lo indossavo con i leggings, ma non avevo voglia di metterli, mi copriva di poco il kuletto. Mi massaggia la farfallina con il vestito, il tessuto era leggermente ruvido, mi eccitai ancora di più e un po’ di liquido mi scese fra le gambe bagnando il vestito.

Scesi di sotto, Carlo stava guardando la tv e bevendo un altra birra, non distinguevo le immagini, ma sentivo ansimare, mi avvicinai stava guardando un porno. I suoi pantaloni erano tirati giù, la mano destra massaggiava il suo caxxo. Non era grande come quello di Roberto, ma era più grosso, più tozzo. Lo accarezzava su e giù ora lentamente ora velocemente, ansimava. Mi avvicianai lentamente per non farmi sentire. Guardai lo schermo della Tv: una tipa tutta nuda con delle enormi tette aveva inghiottito un caxxo enorme e si muoveva con la bocca avanti indietro, l’uomo le teneva una mano dietro la testa e accompagnava il movimento rendendolo sempre più veloce e infilando il caxxo sempre più in fondo.

Era così eccitante, tirai giù una spallina del vestito e mi strinsi un capezzolo fra le dita, l’altro mano sotto a cercare la fighetta bagnata. Inizia a massaggiarmi e a godere guardando quella scena in tv. Mi ero talmente eccitata da non accorgermi che Carlo mi aveva visto e si era girato verso di me. Continuava a masturbarsi guardandomi godere. “Perché non vieni qui vicino a me? In due si gode meglio.” Mi misi seduta sul divano, ero diventata tutta rosso per la vergogna. “Vuoi un goccio di birra?” Bevvi un paio di sorsate. La mano di Carlo si infilò fra le mie cosce. ” Hai un bel vestitino, vediamo cosa c’è qua sotto… è tutta molla. Ti piace giocarci?” “Si” risposi con un filo di voce. “Che belle tette grosse cuginetta. Mi sono fatto tante di quelle seghe pensando ai tuoi capezzoli duri… Bevi un altro po’ rilassati” Con la lingua iniziò a leccarmi i capezzoli, si muoveva avanti e indietro velocemente, mi leccava con avidità, poi iniziò a succhiarmelo prima lentamente e delicatamente poi sempre più avidamente. La sua mano intanto accarezzava le mie grandi labbra, insinuandosi piano piano attraverso la fessurina. “Posso continuare?” “Si” non sapevo dire altro “Voglio godere, fammi godere, voglio venire”. “D’accordo” disse “abbiamo tutta la notte, ti farò impazzire di piacere. Sei vergine o ti sei fatta già fottere?”

“Sono vergine, non ho mai fatto un pompino, come si fa?”

“Davvero? Non si direbbe!!! Ah!Ah! Ah!”

“Stronzo, non c’è niente da ridere! Insegnami!”

“Che cuginetta puttanella!! Vieni mettiti in ginocchio sul mio fianco, ora piegati e lasciati guidare. Apri la bocca troietta e ingoialo” Mi spinse la testa su e giù con la mano, delicatamente, mentre con l’altra mano mi ha alzato il vestitino iniziando a massaggiarmi la fighetta. Grondavo, ero bagnatissima, inizia a ingoiare il cazzo sempre più velocemente e in profondita. carlo mi tolse la mano dalla testa, infilandola sotto un mio seno e tirando un capezzolo. “Si, così, brava che pompinara nata che sei!” Ad un certo punto tirai su la testa e urlai di piacere, avevo avuto un orgasmo violento, chiusi istintivamente le gambe, ogni contatto mi faceva impazzire di piacere. “Continua a succhiare!”Con la mano Carlo mi rinfilò il cazzo in bocca. Continuai a spompinarlo, mentre con una mano lui si accarezzava le palle!!! All’improvviso venne, mi riempì la bocca di calda sborra, era amara, non mi piaceva, aprì la bocca per sputarla. Carlo mi infilò tre dita in bocca raccolse la sua sborra e me la spalmò sulle guance, sul collo e sul resto del viso. “Non male come prima volta, ma hai ancora da imparare, lavati e torna qui” Feci come mi disse, la sua sborra era appiciccosa,  mi ripulii con cura e rimisi a posto la spallina del vestito. Tornai di là, mi fece sedere sulle sue ginocchia, mi tirò giù le spalline scoprendo i seni, mi passò una birra “Vedi, quella si che sa fare un gran pompino! Lecca le palle e il caxxo, con la lingua arriva fino al buchetto del kulo” “Che schifo” dissi. “Scommetto che fra un po’ lo farai, hai la stoffa della troietta, il caxxo ti piace troppo. Hai i capezzoli già duri” “La vuoi smettere di dirmi troia ecc ecc?” dissi alzandomi e mentendomi a sedere al suo fianco. “No” disse sdraiandomi con una mano e versandomi della birra gelata sulle tette, gemetti e iniziò a succhiarmele velocemente passando dall’una all’altra voracemente. Le stringeva con vigore, le leccava. Ad un certo punto scese giù e iniziò a passarmi la lingua sulla passerina, sorseggiava la birra e leccava. Il clito si fece duro ci giocava con la lingua come aveva fatto coi capezzoli, leccando voracemente. Il mio respiro si faceva sempre più affannoso, inizia a muovere il bascino su e giù, gli misi una mano sulla nuca, volevo che la sua lingua continuasse a leccarmi. “Sto per venire” gridai. Smise di colpo e si tirò su “Vuoi che continui? Vieni qua e leccami il caxxo, guarda come è di nuovo grosso e duro. Leccalo e leccami le palle. Così, brava, lecca o si succhia le palle, ora scendi con la lingua, così lecca lì e avvicinati giù piano verso il culetto” “No” dissi “mi fa schifo” “Fallo troia vedrai che ti piacerà, poi ti lecco tutta quella fighetta calda e ti faccio urlare di nuovo. Lecca, non vuoi imparare a fare un bel pompino per Roberto?” “Rimasi senza parole” “Muoviti, fa come ti dico, lo saprò quello che gli piace fare e farsi fare” Mi guardò con un sorrisetto compiaciuto “Non vorrai fare di nuovo la figura della santarellina…” Mi misi in ginocchio davanti a Carlo presi il caxxo fra le mani e inizia a massaggiarlo per farlo indurire per bene, lo misi in bocca e lo ingoiai tutto fino alle palle sue giù, bagnandolo tutto con la mia saliva, afferrai la base stringendola nel mio pugno e continuai succhiando il glande come se fosse il calipso. Scesi con la lingua leccando il frenulo avidamente, scesi con la lingua lungo tutto il caxxo e ingoia prima la palla destra e poi la sinistra, tirandole leggermente con la bocca, come se volessi ingoiarle. Leccai sempre più giù, finchè con la lingua non sono arrivata al buchetto del kulo. Passai la lingua tutto intorno a lungo e poi la infilai leggermente nel buchetto slinguettandolo. Con calma sono risalita su continuando a spompinare il caxxo. Tenevo la base fra le mie mani, massaggiando con i pollici le palle e con i palmi la base. Le mie mani si bagnavano con la mia saliva che colava giù dal quel bel caxxone duri. Ero eccitattissima, Carlo aveva ansimato e goduto tutto il tempo, dicendomi che ero brava che lo facevo impazzire dal piacere. “Ora ti faccio godere io” disse. Mettiti sul divano a carponi, abbassa la schiena , così tieni la fighetta all’aria bella aperta. Brava così a pecorina, Però che bel culetto sodo che hai, come vorrei spaccartelo tutto” Mi diede due schiaffetti sulle chiappe e mentre le massaggiava me le allargava scoprendo la fighetta. “La prossima volta te la radi, come quella in tv, agli uomini piace senza peli, si lecca meglio”. Ad un certo punto sentii qualcosa di bagnato e freddo strusciarmi su e giù. “Cos’è?” “E’ la bottiglia della birra. Ti sto accarezzando con la bottiglia, ti piace?” “Si, è piacevole” mise via la bottiglia e iniziò a massaggiarmi con le dita, infilando dentro un dito “E’ veramente stretta, così Roberto non t’ha scopata mai? Ora te la sdidalino un po’.Ecco il succo, ora è più buona da leccare” La lingua si infilò dentro le grandi labbra, leccando le piccole, il clito si fece duro… lo sgrillettava con la lingua, leccando voracemente . ad un certo punto inizò a succhiarlo con le labbra. Urlavo di piacere e ansimavo. Le mie tette strusciavano sul divano di pelle, misi sotto le mie mani per stringerle e godere di più. Carlo iniziò a leccarmi una chiappa, mi sputò nel buchetto del kulo. Mi misi una mano sulla fighetta bagnata e continuai a massaggiarla urlicchiando e godendo. Sentii un dito farsi strada nel culetto, era stretto mi fece male all’inizio e poi iniziò a piacermi. “Bene, bene che bel buchetto”. Carlo mi infilò il pollice e l’indice nella fighetta e il medio nel culetto. Mi pompo’ così per diversi minuti, schiaffeggiandomi la chiappa destra. Urlai con tutto il fiato che avevo in corpo, ebbi un altro orgasmo. Poi un altro urlo, mi aveva morso il culetto. “Godi troia, godi”. Ero sfinita mi stesi lunga sul divano e mi addormentai con l’impressione che la mia iniziazione era appena cominciata e che avrei goduto ancora molto.

Il mio primo orgasmo

 

 

 

Il mio primo orgasmo, seduta nel sedile posteriore di una panda.

Ero poco più che una bambina, le tette già grosse, una terza abbondante,

saltavano fuori da una magliettina scollata, invitanti, tonde e sode. Indossavo

un paio di jeans, non avevo ancora intenzione di lasciarlo giocare con la mia

farfallina. Meglio un paio di jeans avevo pensato, capirà che lì è off limits.

Ai piedi un paio di sandali nove cm di tacco a spillo, nere di pelle lucida.

Lui molto più grande di me, già così uomo, già così vissuto. Capelli scuri,

ricci, barba leggermente incolta…

Sono seduta sul sedile posteriore, siamo andati in un posto isolato. è seduto

accanto a me sento il suo respiro sul mio collo, mi guarda dritta negli occhi e

inizia a baciarmi il collo, prima lo sfiora con le labbra e poi inizia a

leccarlo con la lingua, colpetti leggeri e poi leccate sempre più profonde ed

intense. Il mio respiro cresce e diventa sempre più corto, mi piace voglio che

continui ancora e ancora  la sua mano scivola dal mio collo alla mia tetta,

tira in giù la maglietta scoprendo un reggiseno nero di pizzo, con l’altra mano

si infila sotto la maglietta, corre lungo la schiena e mi slaccia il

reggiseno.

Ora può liberare la tetta e iniziare a giocare con il capezzolo… lo afferra

fra due dita e lo stringe. Per un attimo sento dolore, ma poi l’eccitazione

prende il sopravvento. Sono nelle sue mani, nn capisco più nulla, fino al

giorno prima giocavo con le bambole ed ora mi ritrovavo fra le braccia di un

uomo che giocava con il mio capezzolo e il mio collo… ero proprio io?

In un attimo si è staccato dal mio collo e mi ha sfilato la maglietta e

scaraventato via il reggiseno, la sua bocca si fionda sulle mie tette, le lecca

le mordicchia tira i capezzoli con le dita ed io inizio ad urlare dal piacere,

la sua mano scende ancora di più … vuole la mia figa.

Io stringo le mie gambe, non voglio   ancora no, ma  fra le cosce mi sento

tutta bagnata, fradicia zuppa.

Allora continua a giocare ancora con le mie tette facendomi ansimare di

piacere e urlare stringe i capezzoli sempre più forte urla di dolore e di

piacere si mescolano ormai non capisco pià nulla voglio godere sempre di più.

La sua mano insiste fra le mie cosce, mi slaccia i jeans e si infila con dito

nelle mie mutandine. “Sei tutta bagnata troietta, lasciami fare…” inizia a

sfregare il clitoride, godo sempre di più, ogni mia resistenza è ormai vinta,

lo lascio fare mi sfila i jeans e le mutande, sono nuda ora… inizia a

massaggiarmi la figa sempre più forte sempre più violentemente.

Mi accorgo che mi guarda e sorride, o è un ghigno di soddisfazione. non riesco

a trattenermi e urlo con tutto il fiato che ho in corpo è come se una violenta

esplosione mi fosse esplosa fra le cosce, la sua mano è fradicia, fradicia del

mio liquido.

“Hai goduto, vero?” si avvicina la mano alla bocca, mentre con l’altra si

masturba il cazzo che ha tirato fuori dai pantaloni. Se lo sega mentre lecca il

mio liquido, pochi minuti e viene, un getto di sperma caldo esce dal suo cazzo

e finisce sul vetro. “Lo vedi? è tutta colpa tua…  Rivestiti, ti riporto a

casa”.

 

Mia mamma e gennaro parte 2

 

Salve ragazzi sono di nuovo io con una altro racconto che vede protagonista sempre la mia mammina e quel super dotato di gennaro
se volete contattarmi il mio contatto è sempre
[email protected] passata una settimana da quando avevo sorpreso mia mamma a scopare con il mio amico di infanzia gennaro e ancora non potevo capacitarmi di come fosse potuta succedere questa cosa ma la cosa che più mi sembrava assurda era che non potevo non segarmi ripensato a quel cazzo duro e venoso entrare nella figa vogliosa e bagnata di mia mamma…quella stessa figa dalla quale io ero uscito….
quello che vi raconto è successo ieri… mi sono dovuto recare all’università per sostenere un esame importante e mia mamma sarebbe rimasta sola tutta la giornata visto che mio padre lavorava….ieri contattai gennaro e venni a sapere che anche lui sarebbe rimasto a casa da solo…naturalmente era chiaro che il mio amichetto sarebbe salito e avrebbe chiavato quella troia di mia mamma. Mamma era sempre più strana, sempre più rilassata e come non comprenderla visto che si faceva galoppare da quel porcone voglioso di gennaro con quel cazzo sempre scapocchiato???
un cazzone venoso che come ricordo è lungo ben 23 cm…
Fatto sta che poco prima di sostenere l’esame decisi di chiamare mia mamma per vedere cosa stesse facendo e vuoi per fortuna vuoi che sono destinato a essere un figlio di puttana contento mentre parlavo con lei sentii il campanello della porta bussare…”Mamma chi è?” ” è Gennaro…”
“cosa vuol….” “scusami antonio ma devo andare la mamma di gennaro mi vuole, Ciao!”
Che stronza! io la chiamavo per avere un pò di conforto e lei mi abbandona per un cazzo?
Era successo infatti che quando gennaro busso aveva il pisello fuori e mia mamma vedendolo moscio non poteva non farglielo diventare duro…ma ormai lo avrete capito…mia mamma è una zoccola e gli piace il cazzo….
Passarono due ore e io sostenni l’esame prendendo 30 e lode! Decisi di richiamarla per dirle del voto e per farmi fare qualche bel complimento ma naturalmente mia mamma aveva in mente un altro programma….
“Pronto?” (in sottofondo sentivo mamma che godeva come una troia ma la cosa che mi eccitava di più era sentire il rumore della lingua di gennaro che passava tra le labbra di mia mamma)
“Mamma ho preso 30 e lode!”
“siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii bravooooooooooooooooooooooooo”, naturalmente la sua reazione era un modo per poter urlare il suo godimento senza che io sospettassi di nulla….naturalmente io sapevo che lei si stava facendo galoppare…quella cessa!
“mamma ma che stai facendo?”
“nulla figlioletto mio…. sono così contenta…mmm siiii il mio ometto così bravo…”
ad un certo punto sentii in sottofondo ” e io?”
e mamma cercando di coprire il telefono per non farmi sentire ” ma dai genny non fare il geloso lo sai che sei il mio stallone ma fammelo abbabbiare un pò ad antonio sennò rompe lo sai anche tu”
” si hai ragione è proprio un coglione ma ora te lo schiatto tutto in culo e voglio che tu continui a parlare con lui…”
a questo punto quella stronza di mia mamma invece di dissuaderlo si mise addirittura a pecorina!
“antonio mmm….” ” mamma che c’è sempre che ti stai sforzando…”
“beh sto in bagno oggi non ho avuto tempo di andarci pur di preparare la cena al mio ometto…”
intanto sentivo chiaramente le palle piene di gennaro sbattere sul culo di mia mamma e la cosa mi eccitava tanto…non potevo restare col cazzo duro in aula così decisi di andare in bagno…
“mamma ma cos’è questo rumore ritmatico?” e lei:” amore è la goccia d’acqua che cade si senti?
si si si la gocci entra nel buco del lavandino” a questo punto iniziarono entrambi a ridere ma io non riescivo a provare rabbia….ma solo eccitazione così iniziai a segarmi nel bagno dell’uni…
“mamma ma c’è qualcuno?” “no amore che dici!”
“ma io sento delle voci!” “amore ma sarà la televisione…”
“mamma ma non stai in bagno?”
“a si e sarà una interferenza” intanto quel porco di gennaro si era avvicinato al cell e aveva iniziato ad ansimare per farmi sentire…quel bastardo! ma quanto ci sapeva fare!
mamma ricopri di nuovo il cell e senti gennaro dirle:” troia stao per sborrare ma non voglio venirti in culo voglio farla bere ad antonio!” e mia mamma:”ma sei scemo e come facciamo?”
e lui:”prendi la coca cola che sborro dentro così la beve quel coglione di tuo figlio,quella zoccoletta di tua figlia e quel cornuto di tuo marito!”
“antonio dai torna presto così festeggiamo… lo sai che gennaro mi ha portato una bella bottiglia di coca cola?” e io da bravo coglione:”ma come è gentile 🙂 quando torno lo ringrazio” e lei:”sisi ringrazialo io già ci ho pensato…” e certo che ci aveva pensato quella zoccola gli aveva dato anche il culo!
fu allora che sentii rumori cagneschi fortissimi! i due porci avevano sborrato…
ragazzi…quella sera bevi la coca cola molto ma molto volentieri…ma le sorprese non erano finite….gennaro aveva sborrato due volte….volete sapere come lo sapevo? beh quando quella sera mi andai a mettere a letto il cuscino aveva delle chiazze acri al gusto e all’odore….beh ragazzi quella sera feci proprio un bel sogno SBORRATO!

Ragazzi questo racconto mi è stato suggerito da un lettore spero vi sia piaciuto
scusatemi in anticipo per i dialoghi ma non sono molto bravo col discorso diretto
per consigli e suggerimenti
[email protected] o su skype trasgressione.pura

Mia mamma gennaro e il suo papino parte 2

 

Eccomi di nuovo pronto a raccontare di un altra bella cavalcata tra gennaro il suo rozzo papino e della mia dolce mammina succhiacazzi
come sempre se volete fare un commento o darmi un suggerimento potete scrivere o aggiungermi su msn
[email protected] settimana scorsa sono stato davvero molto male, ho iniziato con una febbricola che poi si è trasformata in una iperpiressia molto grave. Finchè avevo la febbricola mamma continuava a scendere dalla “mamma” di gennaro per farsi la sua buona dose di cazzo che il amichetto amorevolmente gli offriva spesso insieme al suo caro papino. devo ammettere che mamma era proprio brava a casa infatti continuava a essere la dolce mammina di sempre…era davanti al cazzo duro che smetteva di essere razionale e si trasformava in una puttana.
Dopo un paio di giorno di febbricola la temperatura aumento e arrivo a poco più di 39 stavo molto male e in qualche modo prevalse l’istinto materno di non scendere a suchiare il cazzo ma di restare vicino a me, ma evidentemente la voglia era tanta….fatto sta che mentre stavo a letto molto stordito sento bussare la porta e indovinate chi era?
bravi il mio amichetto gennaro, era molto trasandato, aveva un pantaloncino corto che metteva in mostra il suo pacco e le sue gambe belle villose e una magliettina di quelle che si usano per casa.
Appena entrò lo sentii dire :” pina mia mamma ti vuole, ha detto che h comprato dei nuovi gelati a calippo e te li vuole far assaggiare…perchè non scendi?” e mia mamma di tutta risposta :” gennaro dì a tua mamma che avrei davvero tanta voglia di assaggiare un bel calippo ma ho antonio con la febbre alta e non mi va di lasciarlo solo…”
A quel punto gennaro volle vedermi ed entrò in stanza…ragazzi il suo pacco si era fatto gonfissimo e si poteva intravedere un pò di cappella che usciva dalla parte inferiore dei pantaloncini…io stavo molto male ed ero intontino ma comunque comprendevo e capivo e come se capivo quel cazzone…fatto sta che abbracciandomi non so se lo fece apposta ma premette il suo cazzo contro il mio fianco…
beh ragazzi decisi che era il momento di fare il rincoglionito più totale così alle domande di gennaro rispondevo in modo vago o completamente sbagliato…beh la natura è stata molto ma molto generosa con gennaro con il cazzone che si ritrova ma non tanto col cervello fatto sta che cadde nella trappola e in mia presenza disse a mia mamma
:” il frocetto di tuo figlio non capisce un cazzo potresti succhiarmelo ora davanti a lui e lui non capirebbe nulla…dai ora ti porto il calippo sopra ok? Continua a leggere Mia mamma gennaro e il suo papino parte 2

[ CONCORSO 2013 ] – La Rossa

Rammento che tutti i miei racconti sono veri, situazioni e nomi compresi. Liberissimi di non credermi…
Su un noto socialnetwork ho conosciuto Paola. Ci siamo scambiati il nostro indirizzo di posta e successivamente il telefono. Lei, sposata con un notaio, senza figli, abita a in una città a pochi  chilometri da me. Iniziamo la nostra frequentazione virtuale, nel mondo dove puoi dire tutto, fare tutto…metterti a nudo, sicuro e protetto dallo schermo di un PC. Mi racconta del marito che ama e che l’ama ma, preso dal suo lavoro, la trascura mentre lei a 43 anni si sente ancora nel pieno della vita. Certo le assicura un tenore di vita elevato ma, mi dice, che non si vive di solo pane…e per questo ha iniziato a conoscere persone nuove anche se solo virtualmente. Mi racconta che il PC portatile regalatole dal marito e Internet le hanno aperto un mondo nuovo. Ha iniziato con la navigazione in siti porno e di racconti erotici, spesso riconoscendosi nelle fantasie delle protagoniste  e che mi ha contattato per curiosità a causa del mio nick. Iniziamo un fitto scambio di mail, mi confida le sue fantasie…io le mie…decidiamo di incontrarci per il solito caffè. Ci vediamo di mattina in un anonimo bar della sua città. E’ bella, alta, formosa, solare ma soprattutto è Rossa, come non ne avevo mai viste…di quelle dai riccioli rossi, con le lentiggini sul viso e sul decoltè. Dice di trovarmi simpatico che con me riesce ad aprirsi…facciamo un giro in macchina facendomi giurare che non la sfiorerò. Nel tepore dell’auto mi confida che ha tre desideri che vorrebbe realizzare: fare l’amore con due uomini contemporaneamente di cui uno negro e mostruosamente dotato, fare la puttana in un albergo e incontrare una coppia con lei bisex. Le dico che se vuole posso realizzare i suoi desideri, nel rispetto della persona e della privacy dicendole il mestiere che faccio e spingerla a fidarsi di me…cosa che avviene. Le racconto cosa vorrei fare per realizzare i suoi desideri e noto che le guance diventano rosse e inizia a muoversi sul sedile stringendo e allargando le gambe. Le chiedo se è eccitata, mi risponde di sì…le tocco un ginocchio…si ritrae…le dico che se dobbiamo scopare seppure con altri prima o poi la dovrò pur toccare…si rilassa. Inizio a massaggiarle il ginocchio..poi la coscia infilando la mano sotto la gonna fino ad arrivare alla sua fica che inizio a massaggiare seppur coperta da collant e mutandine…Le prendo la mano e me la porto sul pacco. Dapprima timidamente poi con maggior vigore inizia a massaggiarmelo. Mi sbottono, abbasso lo slip e salta fuori come una molla…lei sgrana gli occhi dallo stupore..me lo impugna e inizia a segarmelo. Le prendo la testa, la faccio piegare e le dico che voglio un anticipo…(fortuna che siamo in un posto isolato). Mi dice che non l’ha mai fatto, io le rispondo che è ora di incominciare visto anche ciò che dovrà affrontare per soddisfare i suoi desideri e dapprima solo con la lingua poi con le labbra inizia a succhiarmelo. La sua inesperienza si vede e…si sente (con i denti), ma gradualmente le dico come fare e sempre gradualmente viene fuori un talento naturale. Se lo succhia, se lo lecca come un calippo…se lo ingoia…mentre io scosto collant e mutandine e seppur a fatica inizio a sditalinarla…Inizia il suo su e giù, stringendo le labbra quando scende e risucchiando quando risale…il trattamento dà i suoi frutti e dopo un pò le riempio la gola di sperma…Lei fà per ritirarsi ma le spingo la testa sul cazzo obbligandola a ingoiare tutto. Quando ha finito si rialza..ha il viso sconvolto..-Mi è piaciuto-, mi dice, -anche se ora ci vorrebbe altro, ma non posso trattenermi, devo correre a casa…ma tu organizzami una mattina di fuoco al più presto possibile, mi raccomando-. -Tranquilla le dico, al più presto avrai mie notizie…-. Ci salutiamo con un bacio.

Prima di realizzare i tuoi desideri voglio averti prima da solo perchè, per ciò che ho in mente, dopo non sarai più la stessa. La mia proposta non ammetteva repliche e ci incontrammo a casa sua in una giornata che il marito era fuori città per lavoro, mi accolse con una gonna sopra il ginocchio, calze nere sorrette da reggicalze, camicetta a fiori che a stento conteneva le sue tettone. Mi offrì da bere sedendosi sul divano accanto a me, presi a carezzarla le gambe, ancora un pò irrigidita mi lasciò fare, finchè arrivai al suo nido che trovai caldo e umido. Sembrò sciogliersi e prese a massaggiarmi il cazzo sopra il pantalone, mi sbottonò e inizio a spompinarmi, oramai aveva imparato come fare e la sua lingua saettava lungo l’asta leccandomi anche i coglioni. La stesi, le sfilai le mutandine e presi a leccarle la fica, era dolce, succosa e più leccavo più si bagnava, le presi il clito tra le labbra succhiandoglielo come un piccolo cazzo. Iniziò a dimenarsi – o cazzo…che bello…succhiami…fammi godere – le infilai due dita mentre leccavo e lei partì per il primo orgasmo. Senza darle il tempo di riprendersi le alzai le gambe e la infilzai in profondità finchè non sentii il collo dell’utero sotto la mia cappella. La pompai in velocità, dando bordate sempre più forti e profonde – daiiiii…di più….scopami…spaccami…fammi sentire una zoccola…sono una zoccola, la tua zoccola….fammi godere…godooooo….vengooooooo – me la scopai per una mezz’ora senza darle il tempo di riprendersi da un orgasmo all’altro finchè anche io, la limite, le sborrai dentro tutto il mio succo…- AHHHH…come sei caldo….ti sento tutto…riempimi….che bello…come godo…ancora un pò daiiiiiii…vengo di nuovo…. – Dopo gli ultimi colpi ci stendemmo su letto, rilassati a coccolarci. Ci misi poco per riprendermi, del resto con una donna del genere ci vuole veramente poco. Iniziai a titillarle i capezzoli che si indurirono subito e che presi subito a succhiare impastandole le tette con le mani. Ricoprivo di baci la sua bocca, il viso, dietro le orecchie, scendendo sul collo e risalendo. La portai di nuovo al massimo della eccitazione tanto che riapri le gambe per accogliermi di nuovo. Sprofondai in lei come un coltello caldo nel burro, era bagnatissima anche a causa dei precedenti orgasmi e presi a pomparmela di gusto. Ora però volevo assaggiare il suo culetto che tanto mi faceva impazzire, tenendola distesa le alzai le gambe e con la cappella iniziai a titillarle il buco del culo, alternando leggere penetrazioni a raccolta dei suoi succhi per lubrificarla bene..-Fai piano – mi disse, – è la prima volta – Fui delicatissimo come al mio solito, lasciai passare la cappella faceldola abituare alla intrusione, poi presi a fare dei leggeri movimenti avanti e indietro, sentendola di volta in volta sempre più ricettiva. Nel frattempo lubrificavo l’asta con la saliva e i suoi succhi che raccoglievo dalla fica, finchè il mio cazzo riuscì a scorrere per bene. Mi accorsi che non le facevo male…aveva una dote naturale a prenderlo dietro. Iniziai a pomparmela alternando colpi in fica e nel culo, lei si dimenava in preda ai continui orgasmi, quando la inculavo le infilavo un pollice in fica e quando me la scopavo le mettevo un dito nel culo. Questa sorta di doppia penetrazione la fece esplodere in un potente orgasmo, il suo corpo sembrava scosso dalle convulsioni, le sue tette ballavano, il viso era di un rosso acceso, le tappai la bocca con un bacio quasi a raccogliere il suo piacere dentro di me. Infine si accasciò quasi senza forze mentre continuavo a pomparla – basta -, mi disse – non ne posso più, lasciami abituare, non ho mai goduto così intensamente -. Mi sfilai con l’uccello ancora duro, mi stesi, le presi la testa e le guidai la bocca sul mio cazzo. Prese a succhiarmelo come le avevo insegnato, le dissi di farlo più velocemente, lei obbedì, andava su e giù con la testa sempre più velocemente, finchè sentii la sborra montarmi dai coglioni, la bloccai e le scaricai in bocca tutto il mio succo. Lei tentò di divincolarsi come la prima volta, ma non glielo permisi, anzi, le turai il naso costringendola ad ingoiare tutto. Stanco e soddisfatto ci fumammo una sigaretta con lei accoccolata sul mio petto. Mi chiese – come hai intenzione di realizzare le mie fantasie? – Le risposi: – Per fare la puttana ho un amico che gestisce un albergo, prendiamo una camera lì, metto un annuncio per reperire maschi, decidiamo il giorno e ti regalo la tua giornata da vera puttana, ovviamente dovrai dargliela anche al mio amico. Per la coppia con lei bisex, nessun problema, ho una coppia di amici ospitali e per il Superdodato ne conosco uno ma è pericoloso.- Perchè?- mi chiese, -perchè è dotato in modo mostruoso e poi una volta iniziato non si ferma davanti a niente, quindi eventualmente devi decidere prima fin dove vuoi arrivare perchè se è vero che i limiti non li supera è anche vero che se decidi di prenderlo e dove prenderlo poi devi farlo perchè un colosso del genere non posso fermarlo.- -E’ un mio desiderio farlo con un superdotato e comunque se mi sarai vicino credo di riuscire a farlo e poi se ci passa un bambino credo ci passa un cazzo no? Il culo però no, almeno per il momento…quello lo prenderai tu insieme a lui, per il resto seghe, spagnole, pompini e penetrazione in fica-. Ci lasciammo con la promessa che ci saremmo rivisti presto. Continua a leggere [ CONCORSO 2013 ] – La Rossa

[ CONCORSO 2013 ] – Sera di fine estate

Siamo sulla porta del bar, un pomeriggio di fine estate, inizia a piovere, vedo la strada coprirsi di macchie più scure, il vento soffia, l’odore di pioggia misto al tuo profumo giunge alle mie narici. Osservo in lontananza le persone che iniziano a correre, ma vengo distratto dalla tua mano che mi cerca:
” Ci dobbiamo salutare adesso,…vado a casa”
” Ti accompagno se vuoi, non ti preoccupare, ho la macchina a pochi metri,”.
Accetti il mio invito, ricordandomi che abiti non distante. I nostri sguardi si incrociano e decidiamo di andare,  correndo sotto la pioggia sempre più insistente, ti prendo per mano per avvicinarti a me , quasi a volerti trattenere; la mia mano sul fianco ti accompagna in macchina dopo averti aperto la portiera. Partiamo.
Infili le dita tra i capelli divenuti umidi e ti lamenti che sono bagnati.
“Sei molto bella anche così, in disordine” sorridi, e mi ringrazi della cortesia, poi mi omaggi della tua bellezza alzando leggermente la gonna. Mostri le gambe, stupende, e osservi senza farti notare la mia reazione. Schiaccio sull ‘acceleratore, poche svolte per prendere una strada che porta fuori città; Ovviamente mi chiedi spiegazioni.
“Dove stai andando, io abito dall’altra parte, che intenzioni hai?”
“Lo so, ma… ho voglia di stare con te” Sorridi; continuo dicendo:”Dai, facciamo un giro sotto la pioggia, poi ti porto a casa ” .Un passaggio a livello ed un treno molto lento ci costringono ad una sosta. Spengo il motore. Ti guardo negli occhi, e ripeto:
“Sei bellissima” Tocco i tuoi capelli e sospiro; penso a quanta fatica sto facendo, sarebbe cosi semplice dirglielo…
“Perchè sospiri, cosa c’è che non va?
Un attimo di esitazione poi, mi volto verso di te.
” Mi piaci…e….voglio baciarti!”
” Anche tu mi piaci…”sorridiamo entrambi poi mi avvicino e le nostre labbra si uniscono, nascondendo le lingue che fanno conoscenza. Il segnalatore del passaggio a livello smette di suonare, purtroppo ci dobbiamo staccare. Possiamo ripartire, penso a questa situazione, sei al mio fianco e, non voglio certo portarti a casa, sono felice di passare questi momenti assieme a te, quindi non voglio rovinarmi la serata. Imbocco lo svincolo della superstrada, premo il gas ed inserisco le marce una dopo l’altra con rapidità.
” Di sicuro non mi porti a casa, cos’hai in mente adesso?”
” Non ti preoccupare, fidati di me!” Passo di gran lunga il limite di velocità, solo 60 km ci separano dal mare, e mentre vedo le nubi scomparire in lontananza fantastico su che potrebbe accadere. Parcheggiamo sul lungomare a pochi passi da un ristorantino con vista sul molo, il sole è ormai nascosto e all’orizzonte rimane solo un leggero chiarore arancione che sfuma dal rosso, al viola per poi confondersi con il blu della sera. Scendi ,ti sitemi la gonna,  fai alcuni passi e mi perdo ad osservarti:  i piedi uno davanti all’altro, un tacco 12, le gambe toniche che si muovono decise, che portamento! Muovi le anche in una maniera che fa sognare, che donna meravigliosa sei. Mi precipito immediatamete davanti a te,  per bloccare il tuo movimento e  ti bacio nuovamente. Ti sento partecipe e rilassata, sei a tuo agio e mi fa piacere. Tengo i tuoi fianchi in maniera energica, quasi ti sollevo, hai un corpo stupendo e lo sguardo cade nella scollatura, i tuoi seni non esagerati sono proporzionati alla corporatura. Fortunatamente l’aria fredda portata dal vento fa irrigidire i tuoi capezzoli che spuntano da sotto il vestito. Ti copri con un braccio e con quell’aria indispettita esclami:
” Cosa guardi?!” Mi scansi, sistemi la borsa sulla spalla e con le braccia conserte, continui con quel passo deciso avanzando verso il ristorante. Ritorno al tuo fianco accompagnandoti in questo tragitto.  Un’ ottima cena, romantica, accompagnata da un buon vino e una vista meravigliosa.  Pago il conto ed usciamo per fare due passi, ti tengo stretta a me,  la temperatura si è abbassata ed inizi ad avere freddo. “Forse ho bevuto troppo vino, mi gira la testa” Mi chiedi di rientrare. Un bacio prima di salire in macchina e riprendiamo la via del ritorno. Mentre guido ti osservo quando fai scorrere la mano sulla coscia, accarezzandola, prosegui sotto la gonna, fino a farla scomparire tra le gambe. Te la stai toccando e ti mordi le labbra. Questo spettacolo mi eccita, guardi i pantaloni dove noti chiaramante il mio gonfiore, allora allunghi una mano ed inizi a toccarlo. Sono costretto a rallentare e a trovare un posto dove sostare. Una stradina di prima periferia mostra uno spiazzo e una serie di alberi; Mi fermo. Mi guardi con aria compiaciuta:
“Allora ti piaccio, non dovrei al primo appuntamento, ma non resisto, sono sicura che non ti dispiacerà!”  Non riesco nemmeno a rispondere, mi slacci la cintura, i pantaloni ed è tra le tue mani. Scopri lentamente la punta,  lo stringi con decisione ed inizi un lentissimo su e giù, mentre guardandomi aspetti un mio sospiro. L’inizio della svolta è proprio questo, la tua bocca si avvicina al mio membro, per forza al massimo dell’eccitazione, ed inizia a baciarlo ed a leccarlo, scorri con la lingua tutta l’asta soffermandoti sul glande. Stai aspettando un mio movimento, che arriva deciso, con la mano spingo delicatamente la tua testa per farti capire le mie intenzioni. Mi assecondi volentieri, apri la bocca e lo lasci entrare fino in fondo,lo accogli delicatamente. Sali e scendi senza fargli prendere aria,  tutte le volte che sei in cima succhi dolcemente il glande e mi fai impazzire di piacere. In questo modo resisto ben poco. Sto per esplodere, cerchi di ingoiarlo con movimenti lenti e controllati vuoi rilassare la gola in modo che possa entrare del tutto. Quando finalmente riesci e, con la mano, tieni i testicoli ed io mi lascio andare; Il mio sperma scende nella gola ed accompagni ogni contrazione con dei mugolii. Da togliere il respiro, sei bravissima,  mi hai fatto venire così intensamente,  questo è veramente un momento fantastico. Continui a succhiarlo per accogliere anche l’ultima goccia del mio seme. Con quell’aria compiaciuta mi osservi mentre lo baci e mi lasci rilassare; dopo aver abbassato il parasole dalla tua parte ed aver scoperto lo specchio, ti controlli il trucco, leggero, e rinnovi il lucida labbra. Continua a leggere [ CONCORSO 2013 ] – Sera di fine estate

Mia mamma e gennaro….una bella giornata di mare…

 

Salve a tutti eccomi qui pronto a raccontarvi altre storie sulle avventure di mia mamma.
Per chi non mi conoscesse può leggere i precedenti racconti e farsi un idea.
Volevo raccontarvi di quello che è successo questa estate….
Io con la mia famiglia abbiamo deciso di andare al mare per sfuggire al grande caldo di questa estate a Napoli….naturalmente io da buon amichetto ho invitato il mio miglior amico Gennaro che come potete immaginare ha accettato di buon grado di venire con noi….siamo arrivati al mare e subito ci siamo spogliati negli spogliatoi che erano tre cabine attaccate un po’ malandate in verità piene di rattoppi per chiudere i buchi….
appena usciti non potei non notare gennaro….come è di moda a napoli aveva un costume a mutandina che ahime lasciava intravedere le sue grazie e subito notai gli occhi vogliosi di quella cagna di mia mamma manco non avesse visto un cazzo da anni…fosse stato per lei gli avrebbe fatto un bucchino con sburrata in bocca davanti a tutti….
andammo a mare ma mia mamma e gennaro preferirono rimanere sopra….non fecero nulla non vi preoccupate li tenevo sott’occhio…non appena salimmo loro iniziarono a scendere io mi asciugai e loro continuavano a stare in ammollo…ma erano abbastanza distanti….
notai che gennaro ogni tanto si mordeva le labbra….e allora capii… gennaro si stava facendo una sega con il piede di mia mamma sott’acqua!!! bastardi….lui che non evitava di scoparsi mia mamma nemmeno quando io gentilmente lo avevo portato con me….e lei sempre puttana e cagna!
Li raggiunsi a mare chiaramente seccati per il mio arrivo…il mare era agitato quindi non riuscivo a vedere il fondo ma a un certo punto gennaro iniziò a giocare con me buttandomi sott’acqua…era un modo per farsi continuare la sega e poter ansimare come un porco….dopo circa due minuti gennaro fece una megasborrata in acqua mentre io ero ancora sotto….quando mi rialzai notai che i due stronzi ridevano….sulla mia faccia c’erano fili di sborra che mia mamma con la scusa di accarezzarmi mi tolse….
sapevo che per gennaro quella sborrata era solo che un antipasto…lui da bravo stallone doveva montare…decidemmo di cambiarci i costumi e andammo negli spogliatoi…mamma in quello centrale e noi in quelli laterali….attraverso i fori dopo neanche
un minuto vidi uscire da un buco della cabina di mamma un grande cazzo….di 23 cm….era gennaro…mamma da brava mammina inizio a lubrificarlo con la bocca….passava la lingua ovunque da esperta pompinara sapeva che doveva soffermarsi sulla base della cappella e sulla regione del frenulo….sentii gennaro dirle che era proprio fortunato ad avere la mamma di un amico così e sopratutto un amico coglioncello come me…usci fuori e andai dietro la cabine… Continua a leggere Mia mamma e gennaro….una bella giornata di mare…