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SCOPATA DA TUO FIGLIO (storia vera)

marzo 30th, 2014 by JACK S. MILTON | Posted in Incesto, Racconti Erotici   No Comments »

Di solito racconto storie estreme, totalmente inventate. Ma questa volta voglio raccontarvi una storia reale al cento per cento, che ha il suo che di estremo.
In quel periodo mi scopavo Anna, una splendida quarant’enne divorziata con figlio di diciannove anni a carico, che avevo conosciuto andandola a trovare a casa sua. Anna faceva e fa tutt’ora l’architetto. Ci siamo conosciuti in una festa, tramite amici comuni, e in poco tempo abbiamo iniziato a frequentarci diventando amici di letto. Non era una vera e propria storia d’amore la nostra, eravamo semplicemente trombamici.
Quando Anna aveva voglia veniva da me. Scopavamo, e poi uscivamo a mangiarci una pizza.
Anche all’epoca mi piaceva scribacchiare e pubblicare racconti osceni, spesso estremi, e Anna li leggeva tutti e le piacevano.
A letto poi, le cose che la eccitavano di più oltre alle leccatine nelle parti intime, erano le parolacce e le porcate che le sussurravo.
Impazziva nel sentirsi chiamare, puttana, zoccola, troia, vacca da monta. Godeva come una pazza quando mentre la scopavo le dicevo che mi sarebbe piaciuto scoparla con altri tre uomini, vederla leccare la fica a un’altra donna, spompinare un senegalese ecc ecc.
Quel pomeriggio, Anna era venuta da me per la solita scopata, ma era stressata al massimo per questioni di lavoro. Io la scopavo, ma lei dallo stress non provava niente, fingeva soltanto di godere.
La sua fica era asciutta, i suoi capezzoli ritirati.
“Se vuoi smettiamo!” le faccio, mentre la sto pompando tra le sue cosce.
“No, continua!”mi fa lei.
“Ma tu non stai godendo!” le dico io.
“Sì scusa, sono stressata!” mi risponde lei.
“Allora smettiamo!” le propongo di nuovo io.
“No!” mi fa lei, “Fammi eccitare, dimmi delle porcate!” mi chiede, e io parto con il mio repertorio.
“Sei proprio una gran troia, una puttana, una vogliosa di cazzo…” vado avanti, ma lei niente, rimane fredda come un manichino.
“Ti scoperei in mezzo a tutti, vorrei vederti prendere tre cazzi contemporaneamente, vorrei vederti leccare la fica alle tue amiche…” e lei niente, fredda, passiva, con una fica asciutta come quella di una novant’enne.
“Di più, di più! Dimmi cose più spinte!” mi chiede lei, e io spingo la mia fantasia al massimo.
“Vorrei vederti stuprare in un cesso pubblico, vorrei vederti scopare con XXXXXX la tua attrice preferita, vorrei vederti sborrare addosso da tutti gli uomini che conosci …” e lei niente, ancora niente, sempre fredda come un pezzo di ghiaccio.
A quel punto, non so come e perché, mi passa proprio per la testa suo figlio. Un bel ragazzo, attraente, con un bel fisico, e spontaneamente me ne esco con quella provocazione.
“Vorrei vederti scopare da tuo figlio!”
“Ma che cazzo stai dicendo!!!” mi grida lei in faccia, e quel suo incazzarsi per quella battuta quasi mi diverte, per questo ne sparo un’altra.
“Secondo me, il tuo Gabry, si infilerebbe volentieri tra le cosce della sua bella mammina!” le dico io, e lei, sotto di me, mi molla un ceffone dritto in faccia. Ma oltre al ceffone, quello che sento in quel momento è la sua fica bagnarsi all’improvviso.
Se fosse stato per quel ceffone, avrei smesso con quella storia di suo figlio, ma nel sentire la sua fica bagnarsi all’improvviso, mi sono ritrovato a pensare che quella fantasia sì la infastidiva, ma sotto sotto la eccitava pure. E il fatto che eccitasse lei, eccitava pure me. Per questo ho continuato, e dopo averla afferrata per i polsi, per evitare che mi arrivassero altre sberle, ho continuato a infierire con quella fantasia.
“Credimi è così, non c’è nulla di male, lui a diciannove anni e gli ormoni a mille, e tu sei una gran bella donna!”
“Ma sono sua madre, testa di cazzo!!!” mi grida in faccia lei.
“La cosa lo eccita di più! Mai sentito parlare del fascino del proibito?” continuo a infierire, e intanto continuo a sentire la sua fica farsi sempre più bagnata.
“Mio figlio non è un pervertito!”grida lei.
“Ho visto come ti guarda il culo!” rispondo io. E anche se sinceramente in quei momenti stavo spudoratamente inventando, e non sapevo e non so tutt’ora se veramente suo figlio nutriva in lei qualche erotica attrazione, comunque, un paio di volte che mi ero fermato a casa sua a cenare, mi era capitato di incrociare gli occhi del giovane Gabriele puntare dritti verso il culetto di mammina, chinata a tirar fuori l’arrosto dal forno. Ma su questo non c’è nulla di male, un bel culo è un bel culo, e vien spontaneo guardarlo, e non importa se è della tua ragazza, dalla tua collega o di tua madre, tua sorella, o tua figlia.
Comunque sono andato avanti, e dalle battutine, sono passato a descriverle quelle perverse fantasie.
“Secondo me prima o poi si infila nel tuo letto, e forte com’è ti costringerà a essere la sua puttana per una notte intera!”
“Smettila!!!” mi grida lei.
“Sentirai il suo cazzo dentro la tua fica, o forse prima te lo sbatterà in bocca, e ti disseterà con la sua sborra, e alla fine piacerà anche a te, adorerai essere la sua troia. Gli concederai di tutto…
Ad un certo punto, Anna non parlava più, mi guardava soltanto, e ansimava di piacere. E a quel punto, ho voluto fare una prova.
“Okay, basta, scusa, sono stato uno scemo!” le sussurro, “Parliamo di quel calciatore che ti piace tanto!”
“No!” mi fa lei, “Continua!” mi chiede, e io a quella richiesta mi sento impazzire.
“Ammettilo che ti piace!” la sfido.
“Sì, mi piace!” mi fa lei, e io riprendo a darci dentro con quella perversa fantasia.
“Secondo me, si fa delle fantasie su di te, Anna! Dovresti provare a provocarlo, per vedere come reagisce, tipo girare semi nuda per la casa, infilarti nel suo letto di notte…”
Anna sotto di me impazziva alle mie parole.
“A dire il vero dovresti scopartelo. Giusto per insegnarli anche come si fa a far godere una donna!”
A un certo punto a voluto stare sopra lei, e non l’ho vista mai, cavalcare così.
“Infondo è anche un tuo diritto. Lo mantieni, gli paghi gli studi e i vizi, è giusto che sia tu la prima a godere del suo cazzo!”
Io continuavo a sparare oscenità, e lei sopra di me impazziva sempre di più. La sua fica era un lago, il suo corpo scottava da sangue che le ribolliva.
“Mio dio, pacherei oro per vederti fargli un pompino. Anzi a essere sincero vorrei scoparti insieme a lui!”
“Sì, sì, sì continua, continua!!!” gridava Anna sopra di me, ad occhi chiusi.
“Potrei insegnarli tante cose sul sesso e sulle donne, e tu faresti da cavia. Ogni madre dovrebbe mettere il proprio corpo a disposizione di suo figlio, e insegnarli l’arte del far godere.”
Ovviamente, non credevo minimamente alle cose che dicevo. Le dicevo soltanto perché eccitava Anna, e il fatto che Anna era eccitata per quelle perverse fantasie, eccitava anche me. E più io mi spingevo a dire cose sempre più perverse, più lei sopra di me godeva come una matta.
“Dovresti scoparti anche la sua ragazza, giusto per vedere se è la ragazza giusta per tuo figlio…”
Continuavo io.
“Anzi, ce la scopiamo in due, davanti ai suoi occhi. Così gli facciamo vedere come deve fare per farla godere.
Andavo avanti,
“Sarebbe anche bello, che tu ti faccia sbattere dai suoi amici, quando non hanno di meglio da fare, e passano pomeriggi interi davanti alla play -station.”
E ancora.
“Visto che i genitori della sua ragazza ti stanno antipatici, perché non li seduci e te li scopi?”
Sparavo stupidagini perverse, senza fermarmi. Poi, ad un certo punto, mi sono alzato sfilandomela da sopra, e con forza l’ho messa a pecorina.
“Ora facciamo un bel gioco!” le ho sussurrato. “Facciamo finta che io sia il tuo Gabriele!”
Ho iniziato a scoparmela così.
“Sei una troia mamma, sei una troia!!!” le gridavo io addosso, sforzandomi persino di imitare la voce di suo figlio.
“Sì Gabriele, amore mio, fai godere mamma!!!” rispondeva lei, e così siamo andati avanti, a suon di battute e risposte, simulando quel rapporto incestuoso tra lei e suo figlio.
Di tutte le scopate con Anna, non ricordo una più intensa.
Dopo essere venuti, nel classico momento post-orgasmo, siamo rimasti per un po’ in silenzio, ognuno a pensare ai fatti propri e a fumarsi una sigaretta.
“Ma davvero una cosa così ti piacerebbe?” le ho chiesto poi spontaneamente, sorridendole.
“Che cosa?” mi chiede lei.
“Farti scopare da tuo figlio!” le rispondo io.
“Ma che cazzo dici, sei fuori!” è stata la sua risposta, prima di alzarsi e andare in bagno.
Quando è tornata in camera, di quella cosa non ne ha più voluto parlare, e più non ne abbiamo parlato, ma comunque non ci sono dubbi, che mentre scopavamo, quelle perverse fantasie su suo figlio, l’avevano mandata in ecstasy.

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: SCOPATA DA TUO FIGLIO (storia vera)

ORGIA IN FAMIGLIA

marzo 29th, 2014 by JACK S. MILTON | Posted in Incesto, orgia, trasgressivo   No Comments »

La cazzata l’abbiamo fatta io e mia moglie. Volevamo apparire ai nostri figli come due genitori moderni e alla fine ci siamo ritrovati invischiati in una situazione che mai avremmo pensato.
Tutto è iniziato quando Manuela, mia moglie, ha trovato una canna nel giubbotto di nostro figlio Marco, che a sentir lui gli era stata regalata la sera prima a una festa. Subito è partita la classica discussione in famiglia su droghe leggere, droghe pensanti, su ciò che giusto e ciò che è sbagliato, con io che mi sforzavo di spiegare ai miei figli che una canna può anche passare, basta solo non passare a roba più forte e nociva.
In parole povere, all’apice della discussione, un po’ sfidati da mio figlio Marco, io e Manuela abbiamo deciso di fumarci quella canna in compagnia dei nostri figli, nella tranquillità e nella privacy del salotto di casa nostra. Infondo eravamo tutti convinti che si trattasse solo di una semplice canna.
L’abbiamo accesa, ce la siamo passata, un tiro due tiri, tre tiri. Ho sentito la mia testa leggera, ridevo senza alcun motivo, e intorno a me tutti ridevano. A un certo punto mi è venuta voglia di ballare, mi sono alzato in piedi e mi sono messo a ballare, e tutti intorno a me ballavano. Poi, mi è venuta improvvisamente voglia di spogliarmi, e senza pensarci due volte ho iniziato a spogliarmi, e come mi spogliavo io, si spogliava mia moglie, mia figlia mio figlio.
Quella canna l’abbiamo accesa verso le undici di sera. Alle undici e dieci ballavamo tutti nudi in soggiorno. Alle undici e venti eravamo tutti distesi sul tappeto del soggiorno a toccarci palpeggiarci senza ritegno. E alle undici e vent’otto, eravamo completamente partiti.
Mi sono ritrovato seduto sulla mia poltrona, con mia figlia in ginocchio davanti a me che mi leccava il cazzo.
Manuela, distesa sul tappeto, si faceva sbattere da Marco come una puttana che non vede un cazzo da dieci anni.
Stavo impazzendo dall’eccitazione che mi dava la lingua di mia figlia, e godevo nel vedere come mio figlio si sbattesse mia moglie.
Volevo scopare anch’io. Mi sono alzato dalla poltrona, sul tappeto ho messo Lisa a pecorina, e prendendola per i fianchi ho iniziato a penetrare la sua giovane fica stretta, e mentre me la scopavo, continuavo a guardare mio figlio, sbattersi mia moglie.
“Vieni avanti papà!” mi fa ad un cento punto mio figlio. Le sue intenzioni, le ho già capite. Così con una sculacciata faccio avanzare Lisa, fino a farla ritrovare sopra a sua madre a sessantanove.
Manuela da sotto inizia a leccarmi le palle. Marco divarica ancor più le cosce di sua madre, poi senza farle del male afferra sua sorella per i capelli e le abbassa la testa.
“Lecca la fica di mamma!” le ordina, e Lisa obbedisce, e Manuela da sotto non ci pensa due volte a ricambiarle il favore.
“Dammi il cinque, papà!” mi fa mio figlio.
Inconsciamente, sono venuto dentro mia figlia, e l’orgasmo che ho avuto è stato così forte che oltre aver riempito la mia principessa, sono riuscito pure a sbiancare il volto di mia moglie.
“Voglio due cazzi!” è stata la sua richiesta, una volta che ci siamo sciolti da quella posizione.
Mi sono disteso, il mio cazzo era ancora duro. Mia moglie è montata sopra di me, mentre mio figlio ha iniziato a prenderla analmente da dietro.
“Il marito in fica, e il figlio in culo! Cosa può pretendere di più una donna!” è stata la sua battuta, mentre ce la sbattevamo in due.
“E io, che faccio?” ci ha chiesto Lisa, quasi in disparte.
“Siediti qui sul sofà!” le fa Manuela, e Lisa si è seduta sul sofà, di fronte a sua madre. Manuela le ha aperto le cosce, iniziando avidamente a leccarle la fica. Siamo andati avanti così, finché Manuela non ne ha avuto abbastanza, e Lisa a voluto prendere il suo posto.
A quel punto, ho voluto essere io quello dietro. Sbattevo il cazzo in culo a mia figlia, e intanto spingevo la sua testa tra le cosce di sua madre.
A mezzanotte in punto, siamo caduti esausti sul tappeto, e lì ci siamo addormentati.
Vi lascio solo immaginare l’imbarazzo del risveglio.
“Dimentichiamoci tutto, non è successo niente!” sono state le sole parole di mia moglie.
Sono passate un paio di settimane da quella sera, e io non faccio altro che pensarci e ripensarci. L’effetto della canna è completamente sparito, ma non vi è giorno che non mi prenda la voglia di rifare quell’insana orgia in famiglia.

PS : I miei racconti sono storie di fantasia. Nei miei racconti tutti i protagonisti sono maggiorenni e consenzienti. Per quanto spinte o estreme, le mie storie non vogliono essere di cattivo esempio, ma solo divertire letteralmente un pubblico adulto, appassionato del genere erotico

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: ORGIA IN FAMIGLIA

IL CAVALIERE, LE CORTIGIANE E LE SOUBRETTE(II atto)

marzo 23rd, 2014 by mimmo story | Posted in Incesto, Trio   No Comments »

II atto.

Dopo una breve pausa, i due illustri viziosi, chiesero alle due cortigiane di distendersi sul lettone a baldacchino; entrambe in posizione supina, di spalancare le cosce, aprire per bene con le dita le rispettive passere(una pelosa, quella di donna Vittoria, l’altra depilata, quella di Veneranda); perché, avevano voglia d’infilarvi dentro le loro lingue.

 

Il cav: che dici, prof, a queste due nostre cortigiane, le facciamo distendere sul lettone come due vacche e, gli lecchiamo le fighe, facendole sbrodare come due  «Elena di Troie»!?

Il prof: oh! eccellente idea, caro cavaliere! Anche a me, è venuta voglia d’assaporare le passere di queste due dolci signore!

I due, le leccarono appassionatamente, facendole sbrodare per ben due volte; ma poi, la voglia di cazzo si fece più pressante e, allora…….

Donna vittoria: adesso, desidero che un grosso palo di carne sfondi la mia figa! tu, Veneranda?

Veneranda: anch’io! La mia passerona infuocata, desidera essere penetrata da un tronco carneo.

Il cav: che dici, prof, ci distendiamo su questo meraviglioso e soffice lettone a baldacchino e, ci facciamo cavalcare a «spegni moccolo» da queste due belle troie?

IL prof: ottima idea, cav! cosi, le sborro in figa; io, preferirei donna Vittoria.

Il cav: ok, accordato; ma poi, facciamo un breve «changer la Reine »! (cambiare la dama)

Il prof: ma, certamente!

I due illustri pervertiti, si distesero sull’enorme lettone a baldacchino; e le due donne, gli saltarono sopra «a cavalcioni»; e, li cavalcarono a fasi alterne, facendoli sborrare, nelle rispettive fighe.

Donna Vittoria: ahhhhh!!! Sììììì!!!! tutto dentro, tutto dentro, Sìì!! anche un po’ nel culo! Ahhhh!!! Sto scolando sbroda, come una vacca sìììììì!!!!

Veneranda: anch’io, anch’io, scolo, come una lurida vacca! Ahhhh!!!!!!!!

Il cav: mmm!! Bella giumenta; anch’io, sto sborrando come un porco, sì! Come un porco, vengo, vengo, vengooooo!!!! Ohhhhh!!!!

Il prof. dai, troiona, altri due colpi e, vengo anch’io, sììììììììì!!! Sììììì!!! Vengo, sborrooooooooo!!!!!!!! Sììììììììììììììì!!!!1 Uhmmmmm!!!!!!

Il cav: allora, prof, me le procuri, queste pollastre?

Il prof: certo, cavaliere! Le faccio sapere domani nel tardo pomeriggio

Il cav: D’Accordo, aspetto una sua chiamata.

 

L’indomani, donna vittoria, presenta sua figlia Patrizia al cav Cavalcanti.

 

 

“il quale, inizia a palpeggiarla”.

 

Il cav: prego, accomodatevi!

Donna Vittoria: vi presento mia figlia Patty!

Il cav: oh! Molto lieto! Bella  mora, ehm bellissime forme, fisico da top model!

Patty, esclama dentro di se: “proprio, un vecchio depravato, porco pure”!

Patty: ehm! Piacere è mio, cavaliere! Ha visto, che bel fisico; posso fare televisione, posso entrare nel mondo dello spettacolo!?

Il cav: oh! Ma tu, puoi fare tutto quello che vuoi, dolcezza; basta, essere un po’ gentile!

Patty: gentile, in che senso, si spieghi meglio.

Il cav: beh! Per entrare in quel mondo ed avere successo, bisogna: “aprire molte porte ed anche portoni”, bisogna soddisfare le voglie più nascoste e perverse di qualche capo, sia uomo che donna.

Patty: ma poi, la carriera è garantita?

Il cav: beh! Al 90% si!

Patty: capito.

Il cav: beh! Io direi di dare un occhiata alle grazie corporee di questa dolce donzella; che ne pensate, donna Vittoria!?

Donna Vittoria: beh! Non saprei; se lei, vuole!?

Patty: se al cavaliere, fa piacere, potrei anche farlo!

Il cav: perfetto; allora, io direi di fare un bel giochino. Dolcezza, mentre tu, ti spogli, tua madre, inizia a masturbarmi e poi, a farmi una bella pompa; cosi, posso contemplare meglio le tue splendide forme. Oh! Naturalmente, a buon rendere!

Donna vittoria: io ci sto!

Patty: bene; allora, inizio a spogliarmi.

Il cav: bene, che si aprano le “danze”! ah, un momento; qui, ci vuole un sottofondo musicale adatto.

Diede ordine ai suoi servi di mettere come sottofondo musicale un brano adatto alla situazione, eseguito dal mitico: “Fausto Papetti”.

Patty, mentre iniziava a spogliarsi ed ancheggiare lentamente: “le va bene cosi, cavaliere!?

Il cav: mmm!! Va benissimo! Che stupendo corpo, beata quella gran zoccola di tua madre che, t’ha messo al mondo; e che, è qui presente! Ve lo siete fatto scaricare tutto nell’utero da quell’ ufficiale eh! Vi prego, donna vittoria, vi supplico! Continuate, continuate a segarmi, sì, cosi, su e giù, su e giù, con quella mano! Sì, sto godendo come un maiale, sì, come un porco! Ohh!!

Donna Vittoria: certo, cavaliere! E, volete sapere una cosa?

Il cav: ditemi, ditemi, donna vittoria, sono tutt’orecchie, lo sapete che, queste cose, mi fanno salire la libido!

Donna Vittoria: mi è piaciuto molto, farmi scaricare quel fiume di sborra dentro la mia cavità uterina! E cosi, ho concepito e fatto nascere questo bel bocciolo di ragazza!

Il cav: ohhh!!! Divino! Adesso, succhiatelo, succhiatelo a modo vostro; e tu, dolcezza spalanca le gambe e sparati un bel ditalino solenne, sì! Sparati un ditalino, masturbati come una troietta in calore, fammi vedere, come pisci di sbroda!

Patty. Molto volentieri, cavaliere, le faccio pure lo squirting; tanto, non sono più vergine!

Il cav: ah, sìì!! E, chi ti ha sverginata, chi ti ha sverginata!?

Patty: un mio compagno di scuola di colore; un giorno, m’ha ficcato tutti i suoi trenta centimetri di minchia nella figa, deflorandomi e, facendo sgorgare molto sangue “ dalla mia fessura fresca d’apertura”;

sangue che, poi lui, m’ha obbligata  a raccogliere con un cucchiaino,  versare in un bicchiere di vetro e, bere mescolato alla sua calda e densa sborra. È stata per me un’esperienza davvero eccitante!

Il cav: ah, sì! Sei anche un emoporca, adoro le porno- vampire che si eccitano succhiando il sangue delle loro prede; e, le emoporche che si attizzano alla vista del sangue, sei capitata, come il cacio sui maccheroni; nel festino che organizzerò qui, nel mio castello la prossima settimana, ho intenzione di organizzare un piccolo spettacolino di emoporche e porno vampire.

Patty: fantastico, sarà un vero piacere!

Il cav: ti prego, ti prego, Patty, continua, continua a smanettarti quella fighetta! Mmm!!! Sììì!! Cosi!  E voi, donna Vittoria, succhiate con voluttà il mio cazzo! Che scoppia, scoppia di libido!

Patty: ahhh!!! Sììììì, adesso, squirto, squirto mmm!!!! Ahhhhhhhhh!!!!!

Il cav: OHHHH!!! Sìììì!!!! Fammi vedere come squirti! Oh! Che fantastica colata di sbroda! Mmm!!! succhiate, succhiate, donna Vittoria, sto per venire, ahhhh!!! Vengoo!! Sììììì!!! Ingoiate tutttoooooo!!!!!!!

Dopo un breve spuntino, nonostante la sua avanzata età, all’arnese del cavaliere, gli viene di nuovo voglia di eiaculare.

Il cav: carissime dame, mi è venuto duro di nuovo l’uccello; che ne dite di un bel bis!?

Donna Vittoria: vi va bene un fugace pompino, da parte di entrambe, madre e figlia?

Il cav: mmm!!! Intrigante la cosa! Ma poi, mi promettete che vi lesbicate?

Donna Vittoria: eh, eh. Eh, caro cavaliere; qui, dobbiamo salire di prezzo, trattasi di lesbo –incesto!

Il cav: oh, ma per me va benissimo! Vi allettano 2500 euro in più?

Donna Vittoria: ma certamente che, ci fanno gola, vero Patty?

Patty: beh! Potrei comprarmi il nuovo I-phone!

Donna vittoria: col vostro permesso, cavaliere, devo dire una cosa a mia figlia.

Il cav: prego, fate pure!

Donna Vittoria: ascolta, tesoro; questo, è un gran porco, depravato ed anche pervertito, assecondiamolo in tutto e per tutto; cosi, gli spilliamo anche un po’ di soldi; e magari, se fa lo stronzo, potremmo anche ricattarlo, ok?

Patty: d’accordo, mamma! Ma, non credi che adesso, stiamo un po’ esagerando!?

Donna Vittoria: ahh! Tranquilla; lui, è ricco sfondato, possiede un patrimonio di diverse decine di milioni di euro; pensa, che ha un conto in banca destinato solo ai suoi festini bunga -bunga.

Patty: capisco, mamma!

Donna Vittoria: allora, viva il vecchio!

Patty: viva il vecchio imperatore malato di sesso!

Donna Vittoria: caro cavaliere, io e mia figlia, siamo pronte per il lesbo – incesto –show!

Il cav: bene! Iniziate a sbaciucchiarvi lingua contro lingua; poi tu, Patty, afferra in bocca i capezzoli dei grossi seni di tua madre e, ciucciali, ciucciali proprio come facevi da “piccola”, quando lei, t’allattava! Sìì!! Prima il destro, poi il sinistro, ohhh! Questa zoccoletta, allatta ancora al seno di sua madre ahh!! Com’è bello, mi sto deliziando al biondo Dio! Sììì!!! Mmm!!1 ma adesso, distendetevi sul lettone e, fate un bel lesbo –sessantanove! La figlia, lecca la fregna della mamma, e la mamma, delizia la patatina della figlia! Sì, cosi mi piacete, leccatevi come due luride zoccole mmm!!! Ohhh!!

Donna Vittoria: vi stiamo piacendo, cavaliere!?

Il cav: sto godendo veramente! Adesso, venite qua, succhiatemelo ancora, voglio venirvi in faccia e sulle tette!

Donna Vittoria: certo, cavaliere! Noi due, Siam’ qui per esaudire tutti i vostri desideri più proibiti e perversi! (e per spillarvi soldi), pensarono fra di loro.

Il cav: ohhhh!!! Sììì!!! Sto venendo, sto venendo!

Donna vittoria: sì, schizzate pure in faccia, un po’ sulle tette, sì anche a mia figlia! Sì, sulle tette, sulle tette!

Il cav: adesso, io mi distendo sul lettone, nudo, come madre natura m’ha creato, voi due, accovacciatevi su di me; e, bagnate il mio corpo con la vostra calda pioggia dorata! Sììì!!! Ahhh!!! Stupendo, pisciate, piscite come due vacche! Mmm!!!1 ohhhh!!!

Le due: “pisccccc”!!

Donna vittoria: che ne pensate di mia figlia?

Il cav: è una gran puttana, troia come sua madre, talis mater, talis filias, talis!

Frattanto, arriva la telefonata del prof Vaccariello; il quale, comunica al cavaliere di aver trovato le ragazze.

Il cav: chi è che rompe a quest’ora! Pronto!?

Il prof: cav, sono Paolone, ho trovato le pollastre che cercavi!

Il cav: oh! Bene, prof, le facciamo venire qui la prossima settimana, sono belle, ruspanti!?

Il prof: ruspantissime, due vere maiale, le ho collaudate di persona!

Il cav: d’accordo, allora t’aspetto la prossima settimana!

Il prof: d’accordissimo, un salutone!

Il cav. salute a voi!

Fine II atto

 

 

 

 

 

Presentazione standard1threesome

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: IL CAVALIERE, LE CORTIGIANE E LE SOUBRETTE(II atto)

La cugina bisbetica domata

febbraio 19th, 2014 by Guzzon 59 | Posted in Incesto   No Comments »

Racconti Erotici Incestuosi

 

“Ciao Franco!

“Silvia?
“Si! Sono io!
“Chi non muore si risente!
“E già! Ti chiederai perché ti sto chiamando?
Silvia e Franco sono cugini, figli di due fratelli. Si
erano persi di vista da circa quattro anni, dai funerali del nonno. Due settimane prima c’erano stati quelli della nonna.
Franco per motivi di salute non aveva potuto partecipato alle esequie.
“Già! Di cosa si tratta!
“Per telefono non posso dirti nulla! Potremmo incontrarci da
me! Nel mio ufficio!
“Che cosa devi dirmi di così importante!
“Te l’ho detto! Per telefono è meglio evitare! Allora quando
potresti venire? Fissiamo un appuntamento! Adesso!
“Mi hai messo addosso una curiosità fastidiosa! Ti conosco
bene e so che, una del tuo ceto, deve avere dei seri motivi per scomodarsi a
contattare un parente che non frequenta da molti anni! Ho una proposta da
farti! Potresti venire tu da me, considera che sono ancora convalescente!
“Va bene! Ma preferirei incontrarti da solo!
“Sono da solo! Caterina ha accompagnato Luca ad Alessandria,
per i campionati nazionali under sedici di Volley, quindi, oggi pomeriggio
potrebbe andare!
Caterina è la moglie di Franco.
“Va bene! Ci vediamo oggi pomeriggio! verso le tre! Ciao
“Ciao!
Silvia amministra un’azienda che opera nel settore
dell’editoria.
E’ una donna in carriera, cinica e determinata. Ha una forte
personalità, con un super ego che è intollerante verso chiunque tocchi o sfiori
i suoi interessi. Ha un carattere indisponente e interpreta la vita come una
competizione, da vincere ad ogni costo. E’ un tipo ostico e non accetta sconfitte
umilianti che possano metterla in ridicolo. 
Nonostante sia una donna attraente
e di aspetto incantevole, gli uomini gli girano alla larga, per evitare di
doversi scontrare con il suo brutto carattere. Si è diffusa la voce che sia una
donna frigida.
E’ stata sposata con un imprenditore che operava nel settore
dell’edilizia. Dopo appena due anni di matrimonio, è fuggito disperato,
sputtanandola come donna cinica e fredda, che pensa solo alla carriera e alle apparenze.
Lei, vendicativa come Medea, ha utilizzato le sue influenze autorevoli
per rendergli la vita difficile, fino a farlo fallire.
Quel pomeriggio arrivò con la Mercedes grigia metallizzata che parcheggiò nel cortile della casa di Franco.
Silvia scese con eleganza dal l’auto, con passo sicuro
salì i due gradini che portavano alla porta d’ingresso.
Franco era in accappatoio di flanella. Alcuni colpi di tosse
segnalarono una condizione di salute ancora precaria.
“Ciao Franco!
“Ciao Silvia! Vieni! Accomodati in salotto! Ti va un caffè?
Ho messo la caffettiera sul fuoco!
“Si volentieri!
Franco ritornò con un vassoio sul quale c’erano due tazzine
fumanti e alcuni biscotti.
“Allora? Che cosa spinge una donna del tuo livello a far
visita ad un umile parente?
“Tua moglie! O dovrei dire quella zoccola di tua moglie!
Franco, si bloccò con un biscotto in mano, allibito, restando
con la bocca aperta.
“Mia moglie? Scusami ma non capisco?
“O sei un ingenuo oppure non capisci un cazzo delle donne!
“Senti vieni qui, chiami zoccola mia moglie e poi mi
insulti? Ma chi cazzo ti credi di essere!
“A tutto c’è una spiegazione!
“Dammela!
“Due settimane fa, ai funerali della nonna, ho avuto un
confronto duro con tua moglie! Da come parlava e cosa diceva mi sono resa conto
che quella puttana conosceva molti particolari della mia vita privata! Aspetti
che solo quel coglione del mio ex marito sapeva. La faccenda mi puzzava. Così
ho incaricato un’agenzia d’investigazione di seguire quello stronzo e cosa
scopro? Che s’incontra con quella zoccola di tua moglie, di nascosto, e cosa
fantastica, scopano come maiali alle tue spalle!
Ecco queste sono le foto! Come
vedi! Dall’espressione del volto di quella troiona si intuisce il suo estremo diletto
a chiavare con il mio ex marito!
Franco raccolse le foto, che Silvia aveva gettato sul
tavolino. Le passò in rassegna, fissandole con un’espressione indefinibile. Si
grattò un sopracciglio e si morse le labbra, senza dire nulla.
Silvia studiava il volto di Franco, cercando di capire che
cosa stesse passando per la testa del cugino.
Lei sperava di farla pagare a quella troia della moglie, che
l’aveva offesa e sfidata. Si stava prendendo la sua vendetta. IL cugino la
prenderà male e, sicuramente, l’avrebbe cacciata fuori di casa. Così quella
troia imparava, una volta per tutte, la sua lezione di vita.
Franco raccolse le foto facendo un mazzetto. Poi fissando
Silvia le posò a fianco del vassoio del caffè.
Con un dito si grattò il labbro inferiore.
Lei aspettava compiaciuta che lui parlasse.
Però il sorriso gli rimase impresso sulle labbra, quando un
manrovescio colpì violentemente il suo bel visino. Lo schiaffo fu talmente energico
che la donna fu scaraventata a terra.
Silvia si toccò le labbra doloranti. I polpastrelli si erano
sporcati di sangue. Dopo essersi ripresa dallo shock, alzò il capo.
“Che cazzo ti è preso! Sei impazzito!
Franco si tolse l’accappatoio rimanendo in boxe. Grugnisce e
stringendo i denti, si avventa su di lei come un feroce rapace. Gli afferra i
capelli e la trascina fino ad una cassettiera posta nel corridoio.
“Cazzo! Sei impazzito! Ma che fai? Mi stai facendo male!
aaaaaaaaaaaaaa
Silvia, nel parapiglia generale, cercò di afferrare la
borsetta per prendere il cellulare. Ma fu anticipata da Franco che con una
mossa da calciatore la fece volare oltre il divano.
“Sei impazzito! Stronzo! Lasciami! mi fai male!
Il cugino si siede sopra di lei e dopo una violenta lotta, riesce a bloccargli le
braccia dietro le spalle. Nello stesso istante, premendo il ginocchio sopra la
zona lombare, la tiene placcata con la faccia schiacciata a terra. Poi da un
cassetto estrae un paio di manette e le chiude attorno ai suoi polsi.
“Dio mio! Sei impazzito! Toglile! Hai capito! Che cazzo vuoi
fare! Ti faccio arrestare Bastardo!
“Ti presenti qui! Come una stronza! Animata da spirito di
vendetta! Per il tuo orgoglio da quattro soldi ferito! Mi insulti! E poi mi mostri le foto del misfatto! Hai violato la privacy di mia moglie! Sei arrogante
e stronza! Non hai pensato ad una variante?
“Quale?
“Io e Caterina condividiamo tutto! Siamo una coppia aperta! Lei
scopa con chi gli aggrada, poi mi racconta tutto!
Silvia rimase basita e senza parole. Poi….
“Bastardo! Pervertito e Cornuto! Lasciami andare! Perché mi
hai picchiata e ammanettata?
“Perché ho capito che razza di donna sei! Vuoi dominare
tutti quelli che ti stanno attorno! vero? Ma adesso sarai tu la schiava! Cagna!
Silvia per quanto si sforzasse di ribellarsi, dentro di se
sentiva che quella violenza gli suscitava dei sentimenti contraddittori, che
prima di allora non aveva mai provato. Il suo corpo fremeva e quella
sottomissione forzata gli provocava sensazioni quasi piacevoli.
“Per prima cosa! Via i vestiti! Ti voglio vedere nuda come
un verme!
Lei strabuzzò gli occhi, ma non disse nulla.
Lui si accanì su sua cugina come una furia cieca. Gli
strappò la camicetta; tirò via la gonna e le scarpe, lasciandola con gli
autoreggenti. Poi afferrò gli orli delle mutande e le lacerò. Il reggiseno fece
la stessa fine.
Silvia era scioccata e confusa, guardava il cugino come una
bestia braccata dalla paura; si sentiva in trappola, ipnotizzata dalla ferocia
di quel folle pervertito. Era impaurita. Respirava con affanno. Avvertiva il
pericolo in ogni suo gesto. Gli tremava la schiena, la pelle reagiva rabbrividendo,
come se fosse colpita da un vento gelido.
Era la prima volta che si trovava in una situazione di totale
sottomissione, in cui non era lei a comandare. Si sentiva come un oggetto in
balia delle onde. 
IL cugino la guardava con uno sguardo glaciale, dalla testa
ai piedi.
“E’ mai possibile che una donna bella come te! Sia frigida?
Lo so! Stronza! So tutto di te! Caterina mi ha raccontato tutto! E ho capito
che razza di donna sei! Mi sei sempre stata sulle palle! Anche da ragazza
quando te la tiravi avrei voluto prenderti a calci nel culo! Ora guardati! Sei
ammanettata e stesa a terra nuda! La grande Manager, che fa tremare i suoi
dipendenti! Ora sei li, a terra, nuda come un verme! Lo sai che posso fare di
te quello che voglio!
“Ti prego lasciami andare! Che cazzo ti sei messo in testa?
Ti mando in galera! Bastardo! Cornuto!
“Voglio darti una lezione di vita! Voglio insegnarti la
differenza sottile che c’è tra un dominatore e un pezzo di merda cinico e
indifferente al piacere come te!
“non me ne fotte un cazzo dei tuoi insegnamenti di merda!
Stronzo liberami subito!
“Lo sai che cosa vuol dire dominare? e sai quale è
differenza tra il piacere e il dolore?
“Dimmela! visto che non posso fare altro che ascoltare le
tue stronzate!
“Il dominatore prova piacere nell’infliggere dolore alla sua
schiava! Lo scopo del dominatore non è quello di dare piacere, perché sa che la
schiava potrebbe fingere. Il piacere gli deriva dalla certezza che le sue
torture producono dolore e sofferenza. Più la schiava soffre e più gode!
“Queste sono le farneticazioni di uno scellerato maniaco
sessuale!
“Ti sbagli! Sono attitudini del tutto naturali! Che madre
natura ha elargito

generosamente all’uomo! Se la dominazione e il sopruso fossero stati un
crimine insensato, la natura li avrebbe soppressi o negati! Ma tu sai che
l’ingiustizia e la prepotenza producono benessere mentre la virtù solo povertà!
E’ la legge del più forte sul debole la vera regola di vita! che governa le
umane vicende, sublimati nella ferocia dei predatori come il lupo e il leone! La
vita si regge sull’equilibrio del bene e del male, con pari dignità. Dalla
distruzione nasce sempre qualcosa di nuovo e costruttivo! L’ordine e le regole,
senza il male, non producono nulla, si ridurrebbero a noia e avvilimento della
vita!

“Che cazzo di filosofia di vita è questa! Bastardo fascista!
“E’ una filosofia che tu applichi tutti i giorni e, direi,
nel modo sbagliato! Ora ho intenzione di correggerti!
“Vai a fanculo! Stronzo!
La voce di Silvia celava uno stato di tensione dei sensi
eccitati. Lo sguardo era lucido e il corpo fremeva, ma non di paura.
“Mi eccita vederti implorare! Guarda! ho il cazzo che non
sta più nelle mutande! Mmm
Così dicendo lo tirò fuori, poi si inginocchiò davanti a lei,
e afferrandogli i capelli la costrinse ad alzare la testa. Poi brandendo il nerbo
puntò la cappella contro la sua faccia. Umiliandola,la schiaffeggiò con il nerbo che
brandiva come una mazza!
“Maniaco! Sono tua cugina cazzo! Lo sai?
“mmm questo rende la situazione più eccitante! Mmm
l’incesto! Mi piace! Succhia! cagna! Lo sai riconoscere un cazzo? To! Per una
volta fammi vedere che sai fare un pompino! come una vera vacca!
“Che cazzo! Sei un maniaco! Lasciami iiiiii mmmmmmmm
La grossa cappella era completamente schiacciata contro le
labbra. Franco strappò con forza i capelli, il dolore la costrinsero ad aprire
la bocca.
Alla fine Silvia si arrese al male lancinante del cuoio
capelluto. Aprì la bocca e il cazzo si infilò come un serpente nelle gote, fino
alla gola.
“To to to to.. cagna maledetta! Succhia il cazzo di tuo
cugino! Mmm è incesto! Non ti fa sballare l’idea? ahahahahah
Silvia, con il cazzo infilato nella bocca, non riusciva ad
emettere alcun suono, oltre a mugugni soffocati dal grosso cazzo che entrava
senza alcun riguardo. Lo stato di soggezione, incoscientemente la costringeva
ad assecondare quel folle dominatore, quasi rassegnata al ruolo di schiava.

Franco la teneva ferma spingendo il cazzo in profondità.
Nello stesso tempo tirava i capelli con forza. Ad un tratto si accorge che gli
occhi azzurri di Silvia erano stralunati e lei arrancava con il petto cercando
di respirare. La saliva usciva dai lati della bocca sotto forma di bollicine
schiumose.
Capisce che la cugina è in difficoltà e lo sfila via.
Subito dopo la vede tossire e sputare rivoli di saliva e
vomito.
“Bastardo! Stavo … sof..f.. focando ooooooo aiutoo iiiiii
“E tu collabora! Cagna! Devi accettare il dolore! Per
compiacermi!
Silvia, riprese fiato,  ricambiava il suo sguardo con la stessa
intensità. C’era una luce strana. L’aggressività di Franco stava producendo un
effetto inaudito.
“Riprendi a succhiare cagna!
Silvia, riluttante, iniziò a sottostare a quella protervia
senza replicare. Ci fu solo un tentativo di ribellione, ma poi si fermò. Lui,
incalzò quella labile reazione con una serie di schiaffi.
“Aaaaaaaaaaaaaa bastardooooooooooo
“Tu collabora!
Con forza gli prese la testa e puntò di nuovo il cazzo
contro la sua bocca. Usando le stesse manieri forti, tirando con forza i
capelli, quasi a volerglieli staccare. Stavolta lei lo accolse.
“Così mi piaci! Mmmmmm cazzo ora si che si ragiona!
Dopo…
“Toglimi le manette!
Franco guardò sua cugina. Il tono della voce era cambiato.
“No! Non ancora! Anzi ho ancora una cosa da fare! Scommetto
che ti piacerà!
Si allontanò per pochi minuti e ritornò con una pallina da ping
pong e un foulard.
“Che cazzo vuoi fare!
“Per quello che ho intenzione di fare per te è meglio se
taci!
“No ooooo sei pazzo ooo!
Tenendogli la testa bloccata gli infilò la pallina in bocca
imbavagliandola con il fazzoletto.
“mmmmmm mmmmmm
“non capisco cosa vuoi dirmi! Hahahahahahah
Franco costrinse sua cugina a sdraiarsi con il ventre sul
pavimento. Gli girò attorno per alcuni minuti. Lei cercava di seguirlo con lo
sguardo, girando il capo. I suoi occhi erano terrorizzati.
“Il tuo culo è bello! Il punto d’incontro delle cosce è
quanto di meglio abbia mai visto finora! Si! Lo ammetto! Sei un gran pezzo di
fica! Lo hai mai preso nel culo?

“mmmmmmmmmmm

“Guarda il mio cazzo! È bello duro e pronto a invadere la
corsia di emergenza, a tutta velocità! Hahahah Ma non è come tu credi! La
sodomia deve avere come compagna la forza dell’aria!
“mmmmmmmm – (Silvia si agitava preoccupata da quelle parole
inquietanti).
Franco si procurò un lungo cordolo. Da una parte fece un
occhiello dentro il quale ci infilò il capo opposto. Era un cappio.
“Il patibolo è pronto! Ora vediamo cosa sai fare!
Avvolse il cappio attorno al collo di Silvia. Si piazzò
dietro di lei, costringendola ad allargare le gambe, mettendogli a disposizione
del suo sguardo le parti intime.
“Bene! Bene! Mmmm certo che hai un culo che invoglia a
penetrarlo! Sono impressionato! Stimola molta lussuria! Chissà quanti
maschietti che hai torturato hanno sognato di poterlo sfondare!
Mentre parlava con il dito medio iniziò a lavorarsi gli orli
del pertugio. Spinse forte fino a farlo entrate tutto nell’ano.
“mmmmmmmmmmmm (singulto di sofferenza di Silvia)
“ahahahahah  Cazzo!
Non l’hai mai preso nel culo! Ahahah sono fortunato! Direi che sei pronta ad
affrontare la prova del fuoco! Si sarà per te un rito d’iniziazione hahahahaha.
Così dicendo s’impossessò di un grosso cuscino del divano e
lo collocò sotto il ventre di Silvia, in modo tale che il suo posteriore puntasse
verso l’alto.
“Sai! Prima di violare questo tempio sacro, vorrei divertirmi
con la bocca!
Franco si tuffò gioioso tra i glutei candidi e sobri, e
separandoli espose alla sua lussuria il pertugio dell’ano. Era ancora stretto e
chiuso. Le rigature dell’orifizio erano attaccate e ci volle forza per
separarli e mettere in luce le parti interne. La bocca, attratta da quelle
delizia, si attaccò come una ventosa e la lingua razzolava furiosa con la punta
nel piccolo foro. La saliva lo aveva lubrificato a dovere. Un dito sostituì la
lingua e s’insinuò per due terzi all’interno.
“mmmmmmmmmmmmmm (singulto di Silvia)
Franco era super eccitato da quella visione superba. Il buco
era stato dilatato con una trivellazione forzata. Così tenendogli le gambe
aperte al massimo si inginocchiò in mezzo, avvicinandosi con il bacino il più
possibile. Quando la cappella del cazzo urtò contro l’apertura anale, fece
scendere un grosso rivolo di sputo che impregnò la cappella e il foro, poi la spalmò
con cura attorno ai bordi. La punta del pungolo iniziò a spingere con energia.
“mmmmmmmmmmmm (singulto di Silvia)
Il buco era troppo stretto, così al primo tentativo il nerbo
scivolò verso il basso, penetrando per due terzi nella fenditura della fica
grondante di umori vaginali, che ne avevano facilitato l’ingresso in modo involontario.
“Cazzo! Sei bagnata come una fontana! Ahahah stai godendo
ahahahaha a quello ci penserò dopo! Ora voglio sfondarti il culo!
“mmmmmmmmmmmmmm (singulti di rabbia e di ribellione)
“Riproviamo!
Punto nuovamente la cappella contro il buco anale, ma prima penetrò
nuovamente con due dita, facendoli girare come un mestolo. I bordi dell’ano lentamente
cedettero, adattandosi alle dimensioni dell’invasore.
“Ora non potrai più sfuggirmi! Ahahah
La punta del cazzo stavolta scivolò dentro quel tempio allargando
con forza l’orifizio anale.
“mmmmmmmmmmmmmmmmm (singulto di dolore)
“to stronza! Ora di spacco il culo!
Una possente spinta permise di far penetrare l’intero corno nel
pertugio, e nello stesso istante, il corpo di Silvia sussultò come se fosse
stato colpito da un potente saetta.

Franco afferrò il cordolo e spingeva dentro lo sfintere di
sua cugina, tenendo teso al massimo il laccio e costringendola ad agitarsi,
mentre il cappio si stringeva attorno al collo.
“vedi! Stai facendo il gioco del nemico! Più ti agiti e più
godo e più tu rischi di soffocare!
“mmmmmmmmmm (singulti indecifrabili)
Il gioco della sodomia e della forza dell’aria andò avanti
per parecchi minuti. Silvia si stava sfiancando, e non riusciva più a tenere la
posizione ideale per evitare di soffocarsi. Franco colse quel cedimento e
lentamente lasciò le briglie.
Dopo alcuni colpi profondi e secchi si staccò da sua cugina.
Gli tolse il bavaglio e le manette.
“Ba….. bastardo oooooo stavo soffo….candoooooooooo
“Se provi a scappare ti lego pure la gambe!
Dopo un intenso sguardo:
“Non scappo!
Dopo alcuni minuti di indecisione. Gli tolse le manette. Silvia
non si mosse, restando adagiata sul pavimento, rassegnata nel suo ruolo di
schiava.
Lui sorrise in segno di trionfo. La bisbetica sembrava
domata. Ma c’era ancora tanto da fare.
Lei, su invito di Franco, dopo averlo segato, riprese
nuovamente a succhiare il cazzo. Sembrava più docile e ubbidiente.
La sua personalità sembrava addomesticata, apparendo docile come una cavalla selvaggia domata dal suo
padrone.
Franco, non ancora convinto, per sicurezza tenne il cappio, per prevenire eventuali tentativi di fuga, ma anche incitarla con
forza quando il pompino rallentava.
“Basta ora! Cammina a quattro zampe!
“Cosa?
Franco in risposta gli posò un piede sul collo e la spinse giù,
fino a schiacciare la guancia del viso sul pavimento.
“Non devi replicare! Sono io il padrone! Hai capito?
“Si!
Silvia attaccò a camminare a carponi, girando attorno a suo
cugino. Stava aspettando con ansia, che lui facesse qualcosa o l’obbligasse a
soddisfare i suoi desideri folli, di qualunque genere.
Franco la fissava con bramosia, mentre gattonava ai suoi
piedi. Ogni tanto la toccava con la pianta dei piedi lisciandogli la schiena e
le natiche.
Quei tocchi fugaci facevano venire i brividi a Silvia.
L’attesa l’eccitavano e la rendevano impaziente.
“Cribbio! Hai un corpo stupendo! Tutti questi anni a
preservalo per chi? Quando avresti potuto goderti la vita! Una carriera? Per
quale scopo? Solo per far soffrire la gente? Ora sarai tu a soffrire! Cagna!
Franco si era procurato un frustino da fante. L’ippica era
la sua passione e quando poteva faceva dei lunghi itinerari al galoppo della
sua cavalla preferita.
La bacchetta di cuoio veniva maneggiata con destrezza, e
piegata davanti allo sguardo eccitato di Silvia. Lui si era avvicinato al suo
viso e con un sorriso malizioso sfregò il frustino nella sua bocca bagnandolo
con la saliva, poi lo passò in quella di Silvia e lei reagì mostrando i denti
come i cani rognosi.
“Sei ancora selvaggia! Ora il tuo padrone ti addomestica!
Vuoi?
“Si! mmmmmmmm
Si sedette sul culo di Silvia. Da dietro iniziò a sferzare
dei colpi secchi che impattarono violentemente sulla pelle candida delle
natiche, lasciando dei segni rossi.
“aaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaa
“galoppa cavallina storna! Op! Op! Dai fammi vedere come sai
correre!

Ogni volta che il frustino si abbatteva sui glutei suscitava
un dolore acuto.
Silvia, nonostante il male lancinante, sopportava tutto. La
sottomissione la poneva in una condizione di grazia ascetica. Era piacevole giacere
alla volontà di un altro. La sua figa fremeva e il suo basso ventre tremava dal
piacere, provocati dalle sferzate della frusta, ma soprattutto, quello che la
faceva impazzire era la mente di suo cugino. Il suo atteggiamento perverso l’aveva
affascinata. Sentirsi alla mercè di quel folle era una sensazione straordinaria.
Da brividi.
“Ho la figa in tumulto! Chiavami bastardo! Violentami!
Chiavami ora! Monta la tua cagna! Completa la tua nefanda azione incestuosa!
Le suppliche di Silvia, erano un vero e proprio trionfo per
Franco, che sentiva il suo potere incidere sul carattere della cugina. La
temibile manager infine era domata ed era ai suoi piedi. Implorante.
“A suo tempo! Non ho ancora finito!
Silvia ebbe un brivido alla schiena e quelle parole la
mettevano in agitazione perché il cugino era imprevedibile! Ma la condizione di
assoluta dipendenza dalla voluttà traviata di Franco gli faceva sballare la
testa.
Lui l’afferrò di nuovo dai capelli. Lei lo seguì senza
opporre alcuna resistenza. Come un docile agnellino. Il cappio si era stretta
attorno al collo e quando lui tirava, si stringeva fino a bloccargli il
respiro.
La trascinò in camera da letto. La prese in braccio e la
gettò sul materasso a gambe all’aria. Riprese le manette. Gliele serrò attorno
ai polsi assicurandoli alla barra della spalliera.
Poi si procurò una cravatta e la bendò.
“Devi sentirti in completa balia degli eventi! Devi avvertire
sulla tua pelle le

sensazioni che si provano, quando dipendi dalla follia di un
altro! Ti piaceva sottomettere i tuoi dipendenti? Imponendo la tua volontà
nevrotica? Anche quella era una forma di eccitazione! Comandare è come
chiavare! Ma nel tuo caso era puro cinismo isterico! Ora sentirai sulla tua
pelle quelle umilianti sensazioni!

“Franco! Sto impazzendo! Sei diabolico! Mi stai facendo
provare sensazioni incredibili!
Non ottenne risposta. Si accorse di essere sola, avvolta in
un silenzio inquietante.
“Dove sei? Franco?
Franco sapeva dosare i momenti di attesa con quelli di
accanimento.
Silvia, era sul letto bendata e assicurata con le manette
alla spalliera. Si sentiva smarrita. Il suo corpo vibrava e fremeva, come se
fosse stato lanciato nel vuoto assoluto senza punti di riferimento.
Poi sentì il respiro di Franco attorno al suo collo e quella
improvvisa comparsa gli fece rabbrividire la pelle dall’emozione.
Nello stesso istante, percepì qualcosa di freddo che stava carezzando
i suoi capezzoli. Era una sensazione gelida ma dannatamente piacevole.
“mmmmm mi piace mmmm mmmmmmm
Erano stimoli estremi, che si contrapponevano, come il buio
e la luce. Silvia era in affanno. Il suo corpo veniva cotto a fuoco lento. Cibo
che Franco masticava lentamente, cercando il punto adatto che potesse dargli
piacere, il suo dolore.
Silvia tremava come un fuscello, il suo fisico trasalì,
quando avvertì che il freddo si stava spandendo fino a raggiungere le sue parti
intime.
Il clitoride bruciava come se qualcuno lo stesse riscaldando
con la fiamma ossidrica. IL gelo si era trasformato in qualcosa di rovente. Era
una sensazione che la scombussolava dandogli delle impressioni troppo forti. Ma
quello che accendeva la sua mente era la situazione di completa sottomissione a
suo cugino. Si trovava totalmente soggiogata al suo perverso gioco erotico. Una
situazione mentale assolutamente eccitante che la proiettava in un limbo sublime
di puro godimento estetico.
Franco prese a leccare i capezzoli, mordendoli con le labbra
tra i denti.
I cubetti di ghiaccio raffreddavano i capezzoli ed il
clitoride e quando li sentiva gelidi, tale da sciogliere l’algido solido in
rivoli di acqua, si avvicinava con la bocca e succhiava con forza, dissetando
la sete di sesso, che agitava il corpo di entrambi gli amanti.
Mmmmmmmm diooooooooooo sto impazzendooooo! Franco chiavami iiiiii
ora aaaaa
Si spostava su e giù, poi si concentro sui capezzoli duri
come fragole, e dopo averli congelati con il ghiaccio, faceva colare cera
liquida, caldissima, provocando un salto termico sconvolgente.
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa oddio oooooooooo
aaaaaaaaaaaaaaaa
Franco, si era eccitato da quella situazione incandescente, guardava
sua cugina fremere, mentre il cazzo duro, pulsava  dalla voglia di possedere quel corpo
infiammato dal desiderio e pronto a immolarsi alle sue perversioni.
Alla fine, vinto dalla brama, si gettò tra le sue cosce
aperte. Prima di penetrarla l’abbracciò toccandola con foga. La bocca di lei si
fuse alla sua, fino a togliergli il fiato.
Silvia sembrava posseduta dal demonio dell’eros. Esaltata
dalla consistenza del cazzo di Franco, che premeva contro il suo pube.
Simultaneamente avvertiva il corpo del cugino che pesava sul suo schiacciato
contro il materasso. Le sue mani erano fissate alla spalliera, unite alle
manette. Avrebbe voluto liberarsi per poter stringere quell’uomo diabolico.
Graffiarlo, toccarlo, tirarlo, possederlo fisicamente. La sua mente era
infuocata dalla lussuria e fremeva come le fiamme dell’inferno. Cieca e madida
di sudore, respirava con affanno, come una preda in trappola. Suo cugino
odorava di maschio, lo percepiva attraverso la pelle accaldata e bagnata, resa
sensibile da quella situazione estrema.
Franco capì che era arrivato il momento di scatenare
quell’uragano.
“Ti prego liberami!
Franco fece scattare le manette e sciolse i polsi di Silvia.
Lei non perse tempo, agguantò suo cugino fino a
disarcionarlo. Ora lui era sotto di lei. Silvia sentiva il volume del cazzo che
premeva contro le fenditure della sua figa infiammata dalla brama di essere
posseduta.
Non attese neanche un secondo. Il gesto fu fulmineo. Il
cazzo entrò profondamente nella vagina affamata di nuove sensazioni.
“aaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmm si iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii è
meraviglioso

oooo finalmente eeeeeee sei mio ooooooo mmmmmmmmmmm bastardo,
cornuto mmmm

“cagna…. Muoviti… fammi godere….. voglio sentire il tuo
corpo bruciare come le fiamme dell’inferno ooooo
“Si si mmmmmmmm godo oooooooooooooooo godo oooooooooo sei
un diavolo! meraviglioso e perverso come me …. Mmmm aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaagggfff
Alla fine Silvia si lasciò andare, inebriandosi la mente di
nuove sensazioni ed ebbe il suo primo orgasmo.
La bisbetica era stata domata dal suo padrone.
Così va la vita
Guzzon59

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: La cugina bisbetica domata

Il pompino

febbraio 17th, 2014 by Guzzon 59 | Posted in Incesto   No Comments »
Tutto ebbe inizio con un banale incidente.
Il natale scorso stavamo trascorrendo la settimana bianca presso una ridente e pittoresca località di montagna. Mia moglie Caterina, che vantava un trascorso sportivo invernale amatoriale di tutto rispetto, volle esagerare cimentandosi nella discesa libera, su un tratto fuori pista, scosceso e pericoloso.
Risultato: perse il controllo e nella caduta libera si procurò la frattura multipla della gamba sinistra e la lesione composta della scapola destra, ergo, sessanta giorni di convalescenza.
I problemi della vita si annunciarono subito difficoltosi.
In primis: Caterina dovendo restare a casa ferma, non poteva più accompagnare nostra figlia Chiara a Scuola, quindi toccava a me provvedere.
In secondo: Eravamo comproprietari di un bar, che Caterina gestiva insieme alla sorella Emilia, una ragazzina di quaranta anni, singola, libertina e poco affidabile.
Terzo: Mio fratello Arturo, religioso, in quel periodo si trovava missionario all’estero, perciò su di lui non si poteva fare alcun affidamento.
Quarto: L’unico genitore in vita, era anziano, rimbambito e ospite di una casa di riposo.
Risultato:
Oltre a dover accompagnare Chiara a scuola, avrei dovuto ridimensionare l’impegno di lavoro, di commercialista, ed occuparmi del Bar, destino crudele, perché voleva significare una gestione condivisa con quella pazza di mia cognata.
Per quanto riguardava il mio lavoro, non c’erano problemi, perché Ugo, il socio in affari, offrì subito il suo sostegno, occupandosi dell’ufficio e di tutte le scartoffie finanziarie.
Mia figlia Chiara, è una deliziosa teenager, alle soglie dei diciotto anni, incasinata, all’epoca frequentava il quarto anno del liceo linguistico, presso una scuola situata in località periferica distante più di trenta chilometri.
Per raggiungere l’istituto avrebbe potuto utilizzare il treno, ma tale scelta ci era apparsa gravosa e pericoloso per una giovane ragazza, perché l’obbligava a partire alle sei del mattino per arrivare in orario a scuola. Ci sembrò un sacrificio enorme.
Così, tutte le mattine, alle sette e mezza e il pomeriggio, alle tre, mi occupavo del trasporto di Chiara.
Ora torniamo alla natura di questo racconto.
Erano le tre del pomeriggio del quattordici febbraio, il giorno di S.Valentino, stavo riportando Chiara a casa, quando suonò il cellulare.
Era Emilia.
“Dovresti correre subito qui!
“Sto accompagnando Chiara a casa!
“E’ urgente! Porta anche lei!
Mi rivolsi a Chiara:
“Tesoro c’è un cambiamento di programma! La zia Emilia mi vuole subito al Bar! Dobbiamo raggiungerla per sapere che cosa è successo!
“Tranquillo papà! Con la mamma era la regola!
Ripresi il cellulare:
“Va bene! Arriviamo tra dieci minuti!
Giunti al bar.
“Allora?
“Devo correre a casa! L’amministratore condominiale mi ha informato che l’appartamento sotto il mio è allegato. Ha già chiamato un idraulico e mi sta aspettando per aprire la porta! Ciao ci vediamo dopo!
Pensai: pazza com’è probabile che sia stata lei a lasciare il rubinetto del bagno aperto!
Saltellando sui tacchi scappò via.
Il Bar era affollato di ragazzini, il garzone si dava da fare a servire bevande e quanto altro chiedeva la clientela. Dietro il bancone c’era Ilary, la sua ragazza.
“Tutto a posto?
“Si! Va bene!
Chiara si sedette ad un tavolino tra il bancone e le toilette. Tirò fuori alcuni libri e iniziò a leggere.
“Tesoro hai fame? Vuoi qualcosa?
“Una cioccolata e una brioche se non disturbo!
“Ci penso io! Vedrai è la migliore cioccolata che tu abbia mai degustato! In questo mese è quello che ho imparato a fare meglio! Ahahah
Dopo alcuni minuti gliela servì. Mi ringraziò facendomi cenno con il capo, un gesto che mosse i lunghi capelli biondi che ondeggiarono sui libri.
Era trascorso già una mezzora abbondante ed Emilia non si vedeva ancora.
Chiamai Giorgio (il garzone).
“Giò, dovrei andare al bagno! Ci pensi tu alla cassa?
“Certo!
Appena libero corsi di filato nei bagni, cercando di trattenere l’impellente bisogno fisiologico.
Dentro c’erano alcuni ragazzini che stavano chiacchierando davanti ai lavandini. Il primo bagno era occupato, così entrai in quello successivo che era a ridosso del muro. Dall’altra parte c’erano i bagni delle ragazze.
Sapevo che il terzo bagno delle donne, quello che condivideva lo stesso muro con il mio, era da tempo fuori uso.
Dopo alcuni minuti, mentre ero intento a pisciare, percepì dei rumori che provenivano dal bagno delle donne, e precisamente da quello attiguo.
Qualche imbecille di ragazza aveva ignorato il cartello fuori uso e si era infilato dentro. Mi ripromisi di dire ad Ilary di andare a verificare ed eventualmente di chiudere lo stanzino a chiave.
La tipa che in quel momento stava dall’altra parte, si muoveva con la delicatezza di un elefante. Sentivo urti, fregamenti e colpi secchi contro la parete,
La tramezza di cartongesso, non attutiva il rumore perché era spessa pochi centimetri.
Pensai: ma che cazzo stava combinando quella?
Stavo imprecando, quando un particolare attirò la mia attenzione. In passato non ci avevo fatto caso, ma guardandolo attentamente, notai che il porta sapone era molto distante dal lavabo. Inoltre dai lati filtrava una strana luminosità. Incuriosito lo afferrai senza alcuna precauzione e me lo trovai in mano, staccato dal muro.
Rimasi basito, quando vidi che cosa celava sotto. C’era un foro largo circa sei centimetri. Mi abbassai e cosa sconvolgente vidi qualcuno che si muoveva dall’altra parte.
Fui assalito da un forte imbarazzo che mi spinse velocemente a spegnere la luce. Volevo evitare che la tipa dall’altro lato del muro facesse la stessa cosa o notasse la luminosità e scoprisse il foro da guardone pervertito.
In quel momento capì anche il motivo per il quel il bagno era fuori uso.
Stavo attendendo, che si spegnesse la luce dall’altra parte, quando mi assalì una forte curiosità di sbirciare attraverso il foro.
Esitai prima di fare quel gesto, ma lo sforzo di rispettare la privacy della sconosciuta cedette alla volontà morbosa di spiare e cosi, mi inginocchiai appoggiando un occhio sul foro.
Il buco era esattamente posto all’altezza del grembo della sconosciuta. Il bacino era scoperto. In quel momento la ragazza mostrava il culo.
Con una mano si teneva la gonna in jeans alzata. L’altra non la vedevo perché mi dava la schiena.
Non potei fare a meno di apprezzare le fattezze perfette di quel sedere.
Era rotondo come un mandolino e dalla tonicità dei glutei s’intuiva che la ragazza doveva essere molto giovane.
In quel momento mi assalì una voglia di guardare ogni particolare di quel corpo tondo e ben tornito. Fui anche fortunato perché avvenne il miracolo che speravo. La tipa si girò verso di me mostrandomi una fica imberbe, completamente rasata.
Fui sorpreso, quando scoprì dove era finita l’altra mano e osservando con attenzione mi resi conto di un particolare che mi sconvolse l’inguine. La tipa si stava sgrillettando la figa.
La ragazza teneva le gambe allargate quel tanto da permettere alle dita della mano di razzolare nell’incavo vaginale. Il foro era esattamente allineato alla sua figa e potevo vedere quel gesto nei minimi particolari. Le labbra grosse e paffute si erano già arrossate.
La sua mano indugiava nervosa nella vagina strofinando con forza le grosse labbra.
Concentrai subito l’attenzione su quel gesto e mi parve persino di sentirla ansimare.
La scena mi eccitò a tal punto che mi venne la voglia di tirarlo fuori e accordarmi alle note piacevoli di quella sinfonia sensuale.
Continuai a stare in ginocchio, a spiare eccitato quella ragazza che si stava sditalinando con frenesia la fregna.
Alla fine, prevalse l’istinto animalesco primordiale. La scena era troppo appetitosa per la mia fantasia infiammata, che del resto non dovette sforzarsi eccessivamente ad immaginare, considerato che l’oggetto del desiderio era lì davanti, in bella vista.
La cerniera lampo in ogni caso era già aperta, quindi fu sufficiente tirarlo fuori e iniziare una piacevole pugnetta, e così feci.
La situazione in pochi minuti cambiò completamente.
C’era solo una sottile parete a dividere un desiderio morboso condiviso, che come una malattia contagiosa aveva infettato i miei sensi e quelli della ragazza.
Ci muovevamo all’unisono, in una perfetta sinergia corporea, lei a sgrillettarsi la figa e io a strapazzare un cazzo che era diventato duro e voluminoso.
Stavo menando il palo, incantato ad ammirare l’incavo vaginale della ragazza, quando mi venne in mente un episodio accaduto alcuni mesi prima.
All’improvviso dentro di me si fece strada un’idea folle che una persona ragionevole l’avrebbe ritenuta da manicomio, ma in quel momento, con la testa arroventata dal desiderio, parve un azzardo che poteva avere successo.
Un mese primo, beccai il mio socio Ugo a navigare in siti porno. Non era una novità, perché conoscevo la mente contorta di quel maiale.
Ma la cosa che mi colpì quel giorno fu la visione di alcuni video clip che Ugo, mi mostrava con risate sguaiate.
Un video in particolare mi aveva colpito, quello in cui si vedeva una ragazza, chiusa in bagno, mentre s’impegnava a far un succulento pompino a uno sconosciuto, che aveva infilato il cazzo nel buco della tramezza divisoria, uguale a quello che avevo davanti. Il genere si chiamava gloryhole.
Pensai: la situazione è la stessa, che cosa sarebbe successo se lo avessi fatto? in quel momento un’azione del genere poteva avere successo?
Era eccitato come un montone in calore. La mano menava con frenesia un cazzo che per durezza avrebbe potuto sollazzare le dolci morbidezze di quel postribolo di piacere.
L’occasione fa l’uomo ladro….
Accadde in modo meccanico, pensiero e azione, agirono d’istinto, mi alzai e spinsi la cappella nel foro e lo penetrai fino in fondo.
La parete non era spessa quindi una parte abbondante del cazzo si era senz’altro manifestato dall’altra parte, come un miraggio.
I rumori, infatti, cessarono all’istante, persino il respiro della tipa. Il mio invece riprese in modo convulso, caratterizzando una attesa snervante che mi stava facendo impazzire i sensi.
Ero completamente calcato contro la parete, con il cazzo duro infilato nel foro in attesa del miracolo, o per lo meno mi aspettavo una reazione simile a quella che avevo visto nei video clip.
Si dice che la fortuna aiuta gli audaci, e così fu.
Con mio grande gaudio avvenne il primo e sublime contatto.
Una mano della sconosciuta si era stretta attorno al cazzo e lo accarezzava con dolcezza, come se fosse un animale vivo. La delicatezza di quel contatto mi fece capire che la ragazza doveva essere molto eccitata.
Il gesto, con il passare del tempo, diventò sempre più sicuro e determinato, fino a trasformarsi in una sublime e veloce pugnetta.
Gemevo in silenzio per paura di rompere quell’incantesimo. La ragazza mi stava praticando una sega vigorosa e continua.
Le sue mani si muovevano lungo l’asta con una stretta energica e decisa. Ogni tanto percepivo un contatto sulla cappella, poi capì che era la sua lingua.
Quei contatti fugaci con la lingua mi fecero sperare di poter avere una attenzione particolare anche dalla sua bocca.
Così fu, per la mia gran gioia! quando attaccò a succhiare stavo quasi per perdere le forze nelle gambe.
Mi abbracciai il muro immaginando quella stupenda ragazza dall’altra parte che si stava accanendo sul mio cazzo.
Il pompino si rivelò un gesto divino, perché era ben fatto, e la tipo dimostrava di avere talento e dimestichezza con il cazzo, una vera esperta in materia.
La sua bocca ingollava il cazzo stimolandolo con le labbra e la lingua.
La zona lombare fu aggredita da brividi profondi che mi davano un senso di vertigine pazzesco.
Stentavo a credere che quello che stava succedendo, ma stava accadendo veramente, una esperienza unica e straordinaria.
La tipo alternava a momenti di sega a quelli del pompino. Agiva frenetica e con grande slancio emotivo. Il cazzo era in suo completo potere e lo stava stimolando come meglio gradiva, persino con le tette.
Ma alcuni minuti dopo, lo scenario cambiò completamente. Stavolta rimasi sconvolto, perché il contatto mi sembrava diverso e le parti più morbido.
All’improvviso capì, una luce illumino subito la mia mente, cazzo non poteva essere vero, era pazzesco, ma quei teneri contatti erano le sue parti intime, che si avvolgevano attorno al cazzo.
Mio dio, il sogno si era realizzato. Il cazzo si trovava incuneato in mezzo allo scoscio della ragazza e stava strofinando con forza la nicchia vaginale, nel punto d’unione delle cosce, stimolando le parti molle e umide della fica imberbe.
Mi girava la testa. La ragazza si era scatenata senza porsi limiti, agendo come una baccante ubriaca e indemoniata dal dio Eros.
Percepivo il dolce tepore delle parti molli arrossate dal desiderio, che strisciavano sul volume del cazzo, che scorrendo le trascinava con se.
Non era finito li. Le sorprese erano solo all’inizio.
Perché, all’improvviso, la tipa tenendo saldo il cazzo iniziò a schiacciare la cappella tra le labbra vaginale e dopo aver rovistato con insistenza, come d’incanto, avvertì un caldo infernale avvolgere il cazzo.
Tutto mi sembrava assurdo, ma la ragazza era riuscita nel suo intendo di infilare il cazzo nella fica e subito iniziare a muoveva il bacino per darsi piacere.
Mi vennero le vertigini e stavo letteralmente perdendo il controllo, perché avrei voluto distruggere quel muro.
La sconosciuta, intanto, coinvolta emotivamente in quel pazzesco rapporto, si muoveva verso il muro, probabilmente si era messa a pecorina, gustandosi il voluminoso cazzo interamente ficcato nella fica.
In quei momenti restavo pressato contro il muro, fermo, totalmente schiacciato contro la parete, per favorire l’azione della sconosciuta, che muoveva il suo bacino verso il muro tenendosi il cazzo saldamente ficcato nella vagina.
Fu una esperienza incredibile e mi sembrava di impazzire e avrei voluto annientare la tramezza per poter entrare in quel bagno. La mia fantasia galoppava a cento all’ora, immaginando quella splendida fanciulla a pecora, mentre si muoveva davanti a me. Cribbio doveva essere una scena infernale.
Il caldo cunicolo vaginale avvolgeva e scivolata attorno al cazzo, suscitandomi sensazioni sublimi e meravigliose.
In quelle circostanze era impossibile resistere oltre a quelle sensazioni da brivido, così in pochi minuti arrivai a capolinea. Dalle radici del cazzo si svilupparono gli stimoli che preannunciavano un imminente sborrata, una colata lavica che stava esplodendo come un vulcano impazzito.
I conati furono talmente forti che, nel delirio dei sensi, afferrai qualsiasi cosa che avesse consistenza. Il bordo del lavandino, il rubinetto, la carte igienica che presi a morsi a causa del godimento intenso che si stava sprigionando dall’inguine.
“Mmmmmmmmmmmmm oooooooooooooooo
Era una situazione infernale e troppo eccitante per poter resistere oltre.
Mi abbandonai ad una copiosa sborrata, che finì tutta dentro la fica di quella sconosciuta donna passionale.
Il corpo, totalmente schiacciato contro la parete, tremava tutto.
Dopo alcuni minuti di stasi ripresi fiato e mi trovai con il cazzo ancora infilato nel buco. Dall’altra parte non si sentivano più rumori. Una folata di aria fresca colpi il membro avvisandomi che oltre quella parete non c’era più nessuno nessuna fonte di calore a dargli conforto.
Lo tirai subito fuori e notai che il tronco era completamente coperto di una sostanza spessa e limacciosa. Impregnai un dito e l’annusai.
Erano gli umori vaginali della ragazza, segno che anche lei aveva goduto.
Mi sistemai in fretta.
Quando uscì dal bagno trovai Chiara immersa nella lettura, Ilary impegnata a pulire il bancone ed Emilia, sopraggiunta durante la mia assenza, che stava servendo alcuni clienti.
Tutte e tre si girarono verso di me, in un perfetto sincronismo, sorridendo.
Alcuni minuti dopo fui assalito da un dilemma angosciante:
Notai che l’unica donna ad indossare la gonna in jeans era mia figlia Chiara.
Così va la vita
Guzzon59

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Il pompino

La sega.

febbraio 9th, 2014 by Lyla | Posted in Incesto   No Comments »
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..mi chiamo Giulia, ho trenta due anni, sono singola e vivo a Roma.
Nel mese di Marzo dell’anno scorso ho ospitato per alcuni giorni il mio fratellino Roberto, poiché doveva partecipare ad un concorso pubblico per un impiego statale.
Il fratellino, in quel periodo, si era lanciato negli studi con molto accanimento e, somatizzando lo stress del momento, si aggirava per casa come uno zombi, soppesando libri e fogli che leggeva nervoso dove gli capitava.
In quei giorni, per evitare di disturbarlo, gli avevo lasciato a disposizione l’appartamento e, adeguandomi alle sue esigenze di studio, mi ero trasferita a casa di un amico.
Alla vigilia della prova d’esame telefonai a Roberto, per accertare che stesse bene e fargli gli auguri. Lo chiamai più volte, senza ottenere alcuna risposta, anzi, dopo alcuni minuti, era la segreteria telefonica a rispondere.
Cominciai a preoccuparmi.
Cosi decisi di raggiungerlo e dissi al mio amico che forse sarebbe stato meglio se avessi passato la vigilia degli esami a casa, accanto a mio fratello, per dargli fiducia e sicurezza. Era il mio fratellino e come sorella maggiore avevo il dovere morale di sostenerlo in quella prova così importante per la sua vita.
Appena arrivata, trovai la casa immersa in un silenzio totale. Non si sentiva volare una mosca. Pensai che stesse studiando nella sua stanza. Andai in camera da letto, posai la borsa e dopo aver fatto toilette mi avviai verso la camera occupata da Roberto. Lui non c’era. Il letto era completamente disfatto e coperto di fogli e libri sparsi in ogni dove. Sulla poltrona giacevano i vestiti e un accappatoio di spugna, che era ancora umido.
Mi avviai allora verso il salottino. La stanza era in penombra, illuminata a tratti dalla luce proiettata dal televisore, acceso senza il sonoro.
La porta era semiaperta. Mi avvicinai e, prima di spalancarla, mi bloccai all’istante, perché attraverso la fessura vidi una scena che mi lasciò basita.
La natura intima di quel gesto consigliava di allontanarsi immediatamente dal posto.
Ma era anche una scena di straordinaria carica sensuale ed emotiva.
Roberto era adagiato sul divano completamente nudo. Il suo corpo muscoloso occupava tutto il mio campo visivo. La testa era appoggiata all’indietro. Gli occhi erano chiusi.
Ma quello che contorse le mie budella fu la sua mano destra. Era saldamente attaccata al cazzo e si muoveva lentamente su e giù.
Il membro di Roberto, mi colpì come una folgore, perché era grosso, rigido e s’innalzava dal suo grembo piatto come un possente obelisco. Un magnifico esemplare di cazzo. La cappella grossa e rotonda, rifletteva la luce intermittente del televisore.
Roberto non stava guardando nulla, ma dall’espressione del viso s’intuiva che lo stato d’estasi stava immaginando fantastici scenari erotici.
Seguivo coinvolta la sua mano, scendere su e giù, e dentro di me cominciai a sentire un forte turbamento, che scombussolava tutto il basso ventre.
Il suo corpo era scolpito magnificamente, nulla a che vedere con quello adiposo e flaccido del mio amico. Un giovane bello e prestante.
La virilità del suo membro, rispecchiava palesemente una forza e un’energia che solo ad immaginarla scatenata dentro di me, mi faceva increspare la pelle.
In pochi minuti fui completamente ipnotizzata dal suo cazzo. Lo fissavo e fremevo a vederlo torturato insistentemente dalla sua mano.
Mi venne una gran voglia di toccarmi la figa, già abbondantemente fradicia. Le dita si impregnarono subito del fluido umorale secreto in abbondanza, affondando entro labbra infiammata dal desiderio, e quel contatto mi fece subito tremare il corpo.
Mi toccai con violenza il seno, e trovai una forte sensibilità nei capezzoli turgidi come granelli di diamante.
Roberto intanto, ignaro della situazione, continuava a darsi piacere e io a restare li, come una scema a fissarlo, intensamente, in silenzio, senza perdermi nulla di ogni piccolo particolare. Un adone, con il petto spazioso, le braccia forti, il ventre piatto, le gambe robuste, ed un cazzo maestoso, che mi aveva completamente sedotto.
Fratello o no, in quel momento vedevo un meraviglioso esemplare di maschio che mi stava suscitando una libidine che a stento riuscivo a controllare.
Dopo l’ennesimo strofinamento della vulva vaginale, mi assalì una gran voglia di toccare quello scettro, di sentirlo palpitare tre le mani. Di strapazzarlo, baciarlo, leccarlo come il più squisito gelato cha abbia mai assaggiato.
Pensiero e azione, si susseguirono automaticamente e mi inginocchiai ed entrai nella stanza gattonando come un perfido felino, in procinto di saltare su quella prelibata preda.
Roberto continuava ignaro a tenere gli occhi chiusi, e a darsi il sublime piacere.
Quando gli fui a ridosso, finalmente potei vedere quella meraviglia a distanza ravvicinata. Cribbio, quanto era possente!
Mi soffermai incantata ad ammirare il palo fraterno, le nervature, il prepuzio robusto e la bellissima cappella, divisa divinamente dalle due parti del glande in tensione.
L’apertura in cima era cosparsa di liquido seminale, la pelle era talmente tirata che potevo vedere i reticolati delle venature che si dipanavano come fiumi in piena. I coglioni, grossi e pendenti, si muovevano al ritmo della mano. Le gambe erano aperte e io potevo indugiare in mezzo, in ginocchio, a fissare ammaliata quel miracolo della natura.
Lentamente mi spogliai, via la camicetta, via la gonna, restando in reggiseno e mutande.
Mi accostai con la faccia per annusare l’odore del suo sesso. Nello stesso istante avevo ripreso a stimolarmi la figa.
La situazione era incredibilmente eccitante: Roberto stravaccato sul divano, con le gambe aperte, a masturbarsi con gusto, ed io, inginocchiata tra le sue cosce, a seguire l’evoluzione di quel gesto conturbante e a dare piacere alla vulva vaginale, infiammata dal desiderio.
Alla fine, travolta da una follia erotica impossibile da gestire, appoggiai le labbra sulla cappella e presi a leccare il glande e nello stesso istante le mani si strinsero attorno a quella di Roberto accompagnandola nella sua corsa di piacere.
“Che cazzo? Giulia? Ma che cazzo!
“SSSS ti prego! Lasciami fare! Ti prego!
Roberto si era destato dall’estasi e sgranando gli occhi mi fissava come se avesse davanti a se un’aliena sbarcata da chissà quale mondo lontano. Mi guardava impacciato. Tentò di ritrarsi, stringendo le gambe per cercare di allontanarsi da me, ma gli fu impossibile disfarsi della mia presenza, perché mantenni la posizione, come un valoroso soldato, tenendomi saldamente attaccata al suo scettro che serravo con forza e con entrambi le mani.
“Roby… ti prego! Lasciami fare! Ti prego ooooo
Ero talmente eccitata di stringere in mano il suo cazzo, che in quel momento lo avrei ammazzato se solo mi avesse impedito di andare oltre.
L’effetto piacevole della sega stava comunque avendo la meglio.
Le mie mani continuarono il lavoretto al posto delle sue, e suo malgrado, un po alla volta stava abbassando la barriera di imbarazzo alzata a difesa delle sue ultime forze.
“Giulia! È… è sbagliato!
“Non m’importa nulla! Ho voglia di darti piacere! Di toccare questo cazzo meraviglioso! Lasciami fare!
“Io ti lascio fare! Sei la sorella maggiore! Ma mettiti nei miei panni?
“Ci sono! Sono tua sorella! E allora?
“Be! Se non ci vedi nulla di sbagliato! È tutto tuo!
“mmmm così mi piace mmmmmmm
Finalmente cedette. Mi sedetti al suo fianco completamente esposta sul suo ventre, a deliziarmi e a giocare con il suo cazzo duro.
Lo segavo, lo leccavo, lo succhiavo soppesando i suoi stupendi coglioni, sodi e duri come roccia.

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: La sega.

COSTRETTI A FARLO (una perversa eccitante disavventura in famiglia)

febbraio 4th, 2014 by BlueJack | Posted in Incesto, orgia, Racconti Erotici   12 Comments »

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Non avrei mai pensato di ritrovarmi in un’esperienza del genere. Avevo sentito parlare del tizio che entrava nelle case, faceva rapine, e poi costringeva i mal capitati a compiere atti osceni. Ma mai avrei pensato che fosse capitato a me.
Doveva essere una cena in famiglia, io, la mia Alessia, e i nostri rispettivi genitori.
C’è ne stavamo in salotto, a prenderci il caffè e il digestivo, quando quello ci è apparso davanti, vestito tale e quale come il protagonista di Arancia meccanica.
Prima ci ha chiesto di tirare fuori soldi e gioielli, poi, ci ha obbligato a passarci una canna, e infine a spogliarsi tutti quanti nudi. Io, la mia ragazza, i miei genitori, e i suoi genitori.
E a quel punto, approfittandosi della pistola che aveva in mano, e della roba che avevamo fumato, ha dato il via al suo perverso gioco.
Senza rendermene nemmeno conto, mi sono ritrovato inginocchiato sul tappeto del salotto. Le mie mani stringevano i fianchi di mia madre, e con colpi ripetuti mi spingevo dentro di lei, spingendo il mio cazzo dentro la sua fica.
Sotto di noi, distesa sotto a mia madre a sessantanove, c’era Barbara, la mamma di Alessia, la mia futura suocera, costretta da quel pazzo a leccare la passera di mia madre, e a massaggiarmi le palle.
Davanti a mia madre, seduti sul divano, c’era mio padre e Alessia. Erano seduti una sopra l’altro, mio padre stando sotto Alessia era costretto a penetrarla, mentre mia madre, con la testa fra le loro cosce era costretta a leccarle il clitoride.
Ovviamente in quel perverso gioco, c’era anche il padre della mia Alessia, costretto, in piedi sopra al divano, a infialare il cazzo in bocca della figlia.
Ero sconvolto, spaventato ma anche terribilmente eccitato. Forse per la cosa che avevo fumato, o forse molto semplicemente perché godevo nel fare quello che stavo facendo.
Per un po’ mi sentì in colpa per questo, ma poi mi resi conto che infondo non ero l’unico lì dentro a godere di quel perverso gioco, e la cosa, mi fece sentire in un certo senso apposto con la mia coscienza, e libero di assaporare quel perverso piacere che provavo.
Tutti lì dentro stavano godendo, di quel depravato gioco.
Godeva mia madre, e lo intuivo dai suoi sgorganti umori, dalle contrazioni della sua fica, e dallo stesso modo che mi sculettava addosso. Godeva Barbara, la mamma di Alessia, e questo lo capivo semplicemente nel modo in cui mi toccava le palle. E quando per un attimo il cazzo mi scivolò fuori dalla fica di mia madre, senza che nessuno le dicesse niente, me lo succhiò, per poi rifilarmelo dentro.
Godeva Alessia, la mia Alessia. Lo capivo dalle sue guance rosse, dai suoi capezzoli turgidi, dalla sua fica bagnata, e dal modo che si muoveva sopra a mio padre, e spompinava il suo.
E ovviamente, godeva anche mio padre e il suo, nel fare quello che stavano facendo.
Ed io ero eccitatissimo di tutto quello che vedevo e provato.
Poi, ad un certo punto, il tizio, quel pazzo che ci aveva costretti a quel gioco, iniziò a spogliarsi, abbandonò persino la sua pistola, che a guardar bene mi accorsi che era niente di più che una pistola giocattolo, e nudo e disarmato, quel ragazzo di colore, si avvicinò a noi.
A quel punto, avremmo potuto prenderlo, fermarlo, e mettere fine al tutto. Infondo, eravamo tre uomini, contro uno.
Potevamo benissimo farlo, ma non lo abbiamo fatto.
“Mettiglielo al culo!” ha sussurrato a mio padre. E lui, senza controbattere ha sollevato la mia ragazza, infilando il suo cazzo rigido su per il suo culetto.
“Fammi un po’ di posto!” a domandato poi quel pazzo a mia madre, e piazzandosi davanti alla mia ragazza glielo ha sbattuto dentro.
Avrei dovuto incazzarmi per una cosa così, invece mi sono ritrovato eccitato ancora di più all’idea che la mia Alessia, si stava facendo sbattere da mio padre e da uno sconosciuto di colore.
A nessuno gli venne in mente di fermare quel gioco. Oramai da vittime di quel pazzo, ci eravamo trasformati in suoi complici.
Mia madre, senza che lui glielo chiedesse, iniziò a leccarli quella sue nere chiappe, come se fossero di cioccolata, per poi iniziare con la punta della lingua a leccagli il buco del culo.
Alessia, la mia Alessia gridava dal piacere, e mio padre e quel pazzo se la pompavano a dovere.
Andammo avanti così, finché quel pazzo non decise di rendere quel perverso gioco ancor più perverso di quello che già era.
“La tua mammina, con la sua lingua mi ha fatto venire voglia!” mi disse. “Mettimelo al culo!” mi ordinò poi. A quel punto, avrei potuto dirgli di no, mettergli le mani intorno al collo e immobilizzarlo. Ma non l’ho fatto. E quello che ho fatto, è stato semplicemente continuare a obbedire.
Così, senza tanto pensarci, glielo ho infilato in culo, a quel perfetto sconosciuto che continuava a pomparsi la mia ragazza. E quello, poi, ha ordinato a mia madre di mettersi dietro di me, e di aiutarmi nel farlo godere. A Barbara, la mamma di Alessia, ha chiesto di farle succhiare le sue belle tette. E ad Enzo, il papà di Alessia, di sbatterglielo in bocca a mio padre.
Nessuno di noi si è rifiutato, tutti hanno accettato di continuare in quel suo perverso gioco.
Io, per la prima volta nella mia vita, mi sono ritrovato a inculare un uomo, e mentre lo facevo, sentivo il pube di mia madre spingersi contro le mie chiappe, mentre lei mi sussurrava:
“Bravo, così! Inculalo! Inculalo!”
Trovai persino eccitante, vedere mio padre fare un pompino ad un altro uomo. A guardar bene la cosa non sembrava proprio dispiacere, ne a lui, ne a Enzo.
Alessia e quel pazzo, si misero a giocare con le tette di sua madre, una quarta gonfia di latte, visto che stava ancora allattando il fratellino di Alessia, che quella sera era rimasto a casa con la babysitter.
Alessia e quel pazzo, le palpavano le tette, e da quei turgidi capezzoli il latte schizzava fuori.
Ad un certo punto, continuando a incularmi quel pazzo, mi allungai, e mi feci spruzzare del latte in bocca.
“Dammene un po’ anche a me!” mi chiese mia madre, e prendendomi per i capelli, mi fece girare il volto, per poi appoggiare le sue labbra alle mie, e iniziare a limonare, con quel latte materno in bocca.

Per il momento ci fermiamo qui. Se la storia è troppo forte per i vostri gusti, vi chiediamo scusa.
Se invece volete conoscere il seguito, fateci sapere con un semplice messaggio qui sotto, e saremmo entusiasti di accontentarvi.
BlueJack

Mia Nipote in vendita (capitolo V)

gennaio 23rd, 2014 by mimmo story | Posted in Incesto, incontri   No Comments »

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Capitolo V

 

“Nonostante Kimberly non volesse farsi deflorare, desiderava  con ardore che il tronco carneo di Marcello, gli arrivasse fin dentro le viscere, implorandolo di sverginarle il culo. Nonna Mena, in quell’occasione, si dimostrò una vera maitresse e disse: “se vuoi il culo di mia nipote, dovrai mostrarmi  due banconote da cento euro, dovrai farmele annusare, voglio sentire il profumo dei soldi”.

Arriva Kim

Il lunedì, di buon mattino, Kim arriva al paese, a casa di nonna Mena.

Mena: buongiorno Kim! Benarrivata; come mai di buon ora?

Kim: buongiorno, nonna Mena! Sai, non riuscivo a dormire; e cosi, ho pensato bene di alzarmi presto e prendere il primo autobus, come stai?

Mena: io, sto bene, hai fatto colazione?

Kim: veramente si; ma, un caffettino, lo prendo molto volentieri.

Mena: allora, gioia, che mi racconti di bello!

Kim: tutto bene, se non fosse per questo problema della ristrutturazione della casa.

Mena: già, bel problemaccio; per fortuna, grazie alla disponibilità dell’amico Marcello, posso avere il prestito dalla banca; che, vi risolverà il problema dal punto di vista economico. Sai, lui è una persona molto disponibile e brava, solo che, gli piace la figa.

Kim: beh! Io penso che è disponibile solo perché, c’è di mezzo quella, altrimenti …

Mena: ehm in un certo senso sì; ma, è un grande amico, mi avrebbe comunque aiutata. A proposito, proviamo a chiamarlo, vediamo se è disponibile, se si, possiamo fare più tardi, l’incontro; ovviamente se, ti va!

Kim: no, sono stanca del viaggio e poi, ho appena finito il mio ciclo mestruale, possiamo fare per domani.

Mena: ok! Ti vuoi riposare un po’? sono ancora le 7.00 del mattino, non ho rifatto il letto, magari, mi poggio ancora un po’ anch’io.

Kim: ok, cosi, mi riposo le gambe.

Infilatesi nel letto, la nonna, colta da un “improvviso attacco di libido”, inizia ad esplorare il giovane corpo della nipote.

Mena: devo farti un complimento, tesoro!

Kim: dimmi, nonna.

Mena: hai un corpo favoloso, delle stupende cosce ben tornite e, una bella fighetta semi rasata! Mmm!!! La sento molto umida!

Kim: oh! Grazie nonna, non ti conoscevo sotto questo aspetto, devo dedurre che a te, piacciono anche le donne, in modo particolare le ragazze!

Mena: a dir la verità, a me, son sempre piaciuti gli uomini, più giovani di me, ma gli uomini; però, lavorando tanti anni in ospedale, ed avendo visto, oltre ai cazzi di tutte le età e di qualsiasi le misure, anche fighe in qualsiasi maniera(pelose, depilate, giovani, vecchie), mi è entrata dentro di me, un non so Ché di mascolinità; in parole povere, mi stanno incuriosendo anche le donne.

Kim: e brava nonna Mena! Ed ora, che fai, mi sgrilletti!?

Mena: oh! Sì, tesoro! Facciamoci un bel ditalino a vicenda, io a te, tu a me! Sì, tocca, tocca!

Kim: si, anche tu, hai ancora una bella figa, nonostante l’età! Ahhh!! Mi stai facendo eccitareee!! Ahhh!! Continua, nonna, ti prego, continua a sgrillettareee!!!

Mena: anche tu, Kim, vai su e giù, su e giù, si, sul piripicchio! “clitoride” ohhh!!! Continua, con quelle dita ahhh!!!!

Dopo aver raggiunto l’orgasmo, nonna e nipote, s’addormentarono abbracciate; e, quando s’ebbero risvegliate, s’era fatto già mezzogiorno.

Mena:  cavolo, Kim! è già mezzogiorno, menomale che la focaccia la preparai ieri sera.(dopo che ebbero finito di mangiare e preso il caffè).

Kim: buona la focaccia! Ora, che facciamo, nonna, chiamiamo Marcello e, fissiamo per domani?

Mena: certo, tesoro, ora lo chiamiamo.

“pronto, Marcello”?

Marcello. Ciao Mena! Allora, hai fissato l’appuntamento con la banca?

Mena: ho appena chiamato il direttore; e, gli ho detto che, ho trovato il garante; e lui, mi ha fissato l’appuntamento per venerdì mattina alle 10.00.

Marcello: ok, d’accordo; allora, a venerdì mattina!

Mena: ok,va bene.  Senti un po’, ti ho chiamato per chiederti se, potevamo vederci prima.

Marcello: per fare “chèè”!? Non c’è tua nipote?

Mena: beh, si! Ma, non è per quello; è che, ti devo spiegare alcune cose, mia nipote è a conoscenza della realtà oggettiva.

Marcello. Ok, possiamo fare domani mattina al solito orario?

Mena: va bene, ti aspetto! O, giacché ci sei, portami un gratta e vinci; e, se ci riesci un braccialetto di bigiotteria, con perle colorate per mia nipote.

Marcello: va bene!

Mena: a buon rendere!

Marcello: uhm! A buon rendere, quando, quando parte tua nipote?

Mena: tu, sei un *cacacazzo*, “chiaro e tondo”! Tranquillo, con me, nulla è perduto;  non si sa mai, può darsi che, Kim va al mare da sola e noi due, possiamo fare “qualcosa di giorno”.

Marcello: va bene, gioia!

Mena: ehm, senti, tesoro, puoi fare una ricarica sul cellulare di Kim?

Marcello: che tritapalle che, sei! E tu, fammi toccare le cosce.

Mena: tu, vieni preparato “capisci a me”, poi mangiando, mangiando, vien l’appetito!

Marcello: preparato di quanto?

Mena: beh, a me servirebbero due carte verdi, “se per caso, mia nipote non va a mare, con una scusa, ce ne andiamo giù in cantina; lì, ho una branda e, possiamo fare i comodi nostri”.

Marcello: mmm!! Al sol pensiero, mi sta venendo duro; tua nipote, è lì?

Mena si, è su in camera.

Marcello: allora, possiamo fare qualcosa al telefono!

Mena: no, no, adesso, sta per scendere; domani si pensa, ok?

Marcello: ok. Ci vediamo domani al solito orario.

Mena: d’accordo, tesoro, bacio!

È fatta, kim! Domani, gli facciamo la sorpresa.

Kim: certo che, è un tipo di larghe pretese, il tuo Marcello!

Mena: si, ma io riesco ad ottenere qualsiasi cosa in cambio di strane gesta erotico –sessuali, ivi compreso il sesso telefonico.

Kim: e, brava nonna Mena, brava! Sei anche un po’ perversa.

Mena: devo confessarti che, con Marcello, ho imparato tante cose; per esempio lui, è stato il primo a leccarmi la figa, nessuno me l’aveva fatto prima d’allora; e, mi ha anche aperto il culo.

Kim: insomma, a tarda età, hai scoperto le meraviglie del sesso.

Mena: in un certo senso si.

Si era ormai fatta ora di cena; e, nonna Mena aveva preparato: “fettine di carne d’asino arrosto, con contorno di agli sottolio”, piatto molto gradito da Kim che, le chiese da chi avesse avuto la ricetta degli agli, lei, le rispose che glie l’aveva data la sua vicina di casa Lisetta.

Il mattino seguente, Marcello, prima di presentarsi da Mena, le telefona; per chiederle, conferma dell’appuntamento.

Marcello: allora, posso venire?

Mena: certo, tesoro!

Marcello: che facciamo?

Mena, gli risposa un po’ sorniona: “beh! Veramente c’è mia nipote, non credo, possiamo fare un granché”.

Marcello: oh! Per la miseria! Ho portato le carte verdi; avevi detto che ce ne andavamo giù nello scantinato!?

Mena: tu, vieni, poi vediamo; mangiando, mangiando, vien l’appetito!

Marcello, inizia a fregarsi le mani: “allora, mi fai far qualcosina con tua nipote”!?

Mena: ancoraa!! Non stai zitto, * quando parli”!

Non passa neanche un quarto d’ora, e Marcello era già sul posto, citofona e, gli viene a rispondere, niente popò di meno che: “Kimberly”.

Marcello: ehm ciao, sono Marcello, c’è la nonna?

Kim: si, Sali.

Marcello: buongiorno, io sono Marcello.

Kim: ciao, piacere, io son Kimberly, la nipote di Filomena; ma, può chiamarmi anche kim.

Marcello: Kimberly, che strano nome americano che, hai; perché?

Kim: veramente, mia madre, è un’appassionata di fiction americane; e di conseguenza, le piacciono molto anche i nomi dei protagonisti; e cosi, a me, che sono figlia unica, m’ha dato questo nome.

Marcello: complimenti, hai un bel nome e, sei anche una bellissima ragazza. Ma, la nonna dov’è?

Kim: è in bagno che, si sta facendo una doccia; comunque grazie del complimento, anche lei è una persona simpatica, ho sentito la sua voce al telefono; ogni tanto, quando la nonna viene a casa per il week end, rispondo io al suo cellulare.

Marcello: si, mi ricordo, ma ti  prego, dammi del tu; non vergognarti, io e nonna Mena, siamo stati colleghi di lavoro e siamo amici di vecchia data; sai, “io, t’ho vista nascere”.

Kim: ok, va bene, Marcello, ti do del tu! Toglimi una curiosità, quanti anni hai?

Marcello: io, ne ho 43; tu, invece ne hai quasi 20 e, potresti essere mia figlia.

kim: eh! Si, e, sono anche cintura nera di judo. Ah! Ecco che arriva nonna!

Marcello: uhm! Pericolosa la ragazza.

(Mena, era in vestaglia trasparente, autoreggenti e mutandine di pizzo nere).

Mena: ciao, Marcello! allora, hai visto mia nipote!?

Marcello: certo, che l’ho vista, abbiamo anche chiacchierato un po’!

Mena: ehm, ti piace!?

Marcello: beh! Si, è una bellissima ragazza.

Mena: eh! Sì, è come la nonna! Allora, che mi hai portato di bello!

Marcello: beh! Un paio di gratta e vinci, la ricarica e il bracciale per Kimberly.

Kim: wow! Grazie, gentilissimo! Non dovevi disturbarti, posso darti un bacio?

Marcello: certo che puoi, gioia!

E Kim, arrossendo, gli diede un bacio sulla bocca: “mu@@@!! Grazie ancora”!

Mena: allora, tesoro! Vuoi vedere la mia “collezione di farfalle”!?

Marcello: ehm, veramente … ehm! Dove ce l’hai!?

Mena: su, nella cameretta.

Marcello, chiamandola in disparte: “oh! E, a tua nipote, cosa gli racconti!? non avevi detto che, ce ne andavamo giù in cantina”!?

Mena: tranquillo,  ho in serbo una sorpresa; ti piace, come s’è vestita!?

(Kim, indossava un jeans, vita bassa, una canotta rossa molto corta, aveva tutto il ventre e l’ombelico in bella mostra e, si notava il bordo del suo perizoma viola).

Marcello: che gran figlia di …..

Mena: di, di, avanti, continua!?

Marcello: beh! Di una baldracca, vacca svizzera, bagascia!

Mena: si, sono proprio una donna senza pudore, per necessità, metto in vendita il corpo di mia nipote! A proposito, hai portato le carte verdi?

Marcello: t’ho già detto di sì!

Mena: allora, sta zitto e, fa tutto ciò che ti dirò, una raccomandazione, non sverginarla; perché, vuol arrivare vergine all’altare, per una promessa fatta al suo ragazzo.

Marcello: ok, poi mi finisci tu!?

Mena: si, poi alla fine “scopi con me e, sborri nella mia figa”, mi raccomando; che, il tutto rimanga dentro queste quattro mura.

Marcello: tranquilla, tutto ciò che faremo, rimarrà in quella stanzetta; anzi, uscito di qua, non ho fatto niente.

Mena: bravo, cosi mi piaci. Ehm, Kim!?

Kim: si, nonna!?

Mena: accompagnami su, nella stanzetta, facciamo vedere la collezione di farfalle a questo baldo giovanotto!

Kim: d’accordo!

Una volta saliti su, Mena chiede a sua nipote di spogliarsi molto lentamente, per mostrare, le sue tonificate grazie corporee; e, a Marcello, di denudarsi e masturbarsi mentre, guarda entrambe(nipote fare lo strip e nonna, menarsi un solenne ditalino, in piedi a cosce aperte, come piaceva a lui).

Mena: inizia a spogliarti molto lentamente Kim, mostra a questo gran porcone le tue grazie corporee! Sì, cosi , apri bene le gambe! E, smanettati la passerina! Dai, zoccoletta!  E tu, gran porcone, tira giù, pantaloni e mutande, prendi il tuo bel cazzo in mano e, masturbati, menati un “trimone”(menati una sega), mentre io, mi faccio un bel ditalino come piace a te, in piedi, cosce aperte, come una gran vacca! Sìììì!!! Ahhh!!! Sììì!!! Ohhhh!!! Ti piace, gran porcone! Ahhhh!!!!

Marcello: siete proprio due grandi bagasce, nonna e nipote! Sìì!! Continuate cosi, sditalinatevi come due luride troie!

Intanto, Kimberly: “ahhhh!!! Mi sto eccitando come una bella zoccoletta! Sììì!! Ahhhh!!! Voglio che, me la lecchi, Marcello! sì, leccamela, fammi venire come una troia, sì, fammi sbrodare come una lurida! Ahhhh!! Uhmmmm!!! Ahhhh!!! Sìììììììììììììììììììì!!!!!!!!!!!

Mena: aspetta, prima che glie la lecchi, facci un bel ditalino ciascuno; poi, te lo succhiamo a dovere.

Marcello: come desiderate. Oh! Che belle fregne bagnate! Mmm!!! belli i peli! E tu, Kim, ce l’hai semi rasata ed anche bagnata fradicia! Mmm!! Ahhh!!!

Kim: sì, son tutta un colabrodo! Sì, smanetta, smanetta il clitoride! Mmmm!! Toccami, toccami, toccami tutttaaaaaaaaa!!!!!!

Kimberly, raggiunse un primo orgasmo.

Mena: adesso, succhiamoglielo un po’; poi, ce la facciamo leccare entrambe.

Kim: devo confessarti una cosa, nonna; a me, piace molto prenderlo in bocca, sì, a me piace fare i pompini!

Mena: anche nonna, adorava ed adora fare, pompini, ad ingoio e risucchio; solo che, da giovane, li facevo a qualsiasi ragazzo che, mi piaceva; ora, li faccio solo a questo gran porcellone! Come vedi, caro Marcello, ti trovi di fronte ad una nonna zoccola e troia ed una nipote troietta e zoccoletta!

Marcello: sì, Mena, adoro trovarmi in queste situazioni; ma, vi prego, succhiatemelo, succhiatemelo bene, come due insaziabili forsennate! Sì, cosi, leccatemi pure i coglioni! Ah! Che ingorda che, sei, Kim! danne un po’ anche a nonna, sì, cosi! Come due luride “zoccoLE”!

Adesso, prima che, ve le lecchi, desidero vedervi slinguazzare le rispettive fregne in un bel lesbo-sessantanove!

Mena: come vuoi; io, mi stravacco sul letto e, Kim, mi salta sopra con le sue belle coscione divaricate.

Kim: fantastico, cara nonna! Cosi, avrai l’opportunità di assaggiare la mia giovane passera ancora chiusa, ancora inesplorata da un tronco carneo.

Mena: sì, Kim, hai una fighetta fantastica, ancora acerba; ma, colante di piacere, desiderosa d’essere appagata; e, se mi consenti, anche sfondata!

Kim: anche tu, nonna, hai una figa ancora ben lubrificata; mmm!! Sì, mi piace! Se non era per la promessa fatta a Marco, me la farei volentieri sfondare da Marcello; ma, non posso.

Mena: ti prego, Kim, continua a leccare, mi stai facendo sburrare come una vacca quando piscia! Sììììììììììì!!!!! Mmmm!!! Ahhhhh!! Sburroooo!!!!!

Marcello: adesso, venite qua, inginocchiatevi dinanzi al mio cazzo, adoratelo e succhiatelo! Sì, proprio cosi, adoratelo come se fosse un Dio; e, succhiatelo come due troie vogliose.

Mena: certo, come il mio porcellone desidera! Forza Kim, diamoci da fare, soddisfiamo le voglie di questo depravato, pervertito, prostriamoci dinanzi a questo bel  tronco carneo, lecchiamogli prima i coglioni e poi, ce lo ficchiamo in bocca a fasi alterne, prima tu, poi io. Slurp, slurp, mu, mu, mu!

Marcello: oh! Che goduria celestiale! Sìì! Forza, grandi troie! Adorate e venerate il vostro Dio cazzo, sìì! Vai Kim con la lingua su quella cappella, ummm!! Che gran pompinara che, sei! Adesso, stravaccatevi sul letto a mo’ di zoccole, vacche che stanno per figliare, voglio leccarvela ad entrambe, nonna e nipote.

Kim: fantastico!

Mena: eccoti servito su di un “letto d’oro”, una vecchia vacca zoccola e, una giovane vitella in calore.

Kim: che bella lingua che hai Marcèèèè!!!  Ahhh!!! Sìììì!!!! Continua a slinguazzare come un porco! Ahhhhhh!!!! Sìììììììììì!!!!!!!! Mi piaceeeeeee!!!!!!

Mentre Mena si sditalinava: “oh! Marcello, dai una botta anche a me, con quella lingua! Fammi finire di sburrare; ahhhh!! Fantasticoo!! Sburro come una luridaaaa”!!!

Kim: non ci crederete ma, mi è venuta voglia di assaporare il cazzo, voglio sentirlo nelle mie viscere, lo voglio nel culooo!!!

Marcello: se vuoi, te lo posso sverginare io; tanto, non se ne accorgerà nessuno; l’importante è, avere l’imene intatta, non trovi!?

Kim: si! Ti prego, Marcè, fammi il culo; ma, sculacciami un po’, “voglio essere prima punita per aver, in parte, infranto la promessa fatta al mio ragazzo”.

Marcello: come vuoi, se ti piace!

Mena: un momento, tesoro! Se vuoi il culo di mia nipote, dovrai prima mostrarmi le due carte verdi, farmele annusare, voglio sentire il profumo dei soldi!

Marcello: come madame Filomena desidera!  Ti stai comportando come una vera maitresse!

Marcello, con una mano, faceva annusare i soldi, con l’altra, masturbava la figa di Mena.

Mena: adesso, puoi fare del deretano di mia nipote, ciò che desideri.

Marcello: agl’ordini, madame Filomena! Kim, mettiti a pecora; che, inizio a sculacciarti come uno zio, farebbe con la sua nipotina birichina!

Kim: eccomi, zio! Sculacciami per bene; ahhhh!! Ti prego, più forte, ahhhhhh!!! Sìì!!!

Marcello: sei una zoccoletta!?

Kim: sì, sono una zoccoletta, troietta!

Marcello: sei una puttanella!?

Kim: sì, sono una puttanella! Ti prego, più forte con quelle sculacciate, sìììì!!! Ahhh!!! Sì, la mia fighetta gocciola e, il mio culo desidera il tuo cazzo!

Mena: vuoi assaggiare, la cintura  dei pantaloni del nonno, Kim?

Kim. sì, le cintate sono più efficaci.

Mena: tieni, Marcello, frustala a dovere, questa zoccoletta!

Dopo, averle dato numerose cintate, ed averla fatta urlare e, nello stesso tempo godere per il dolore ed il piacere, Marcello deflorò  il rosso culetto di Kimberly; ma prima, cosparse le sue chiappe con dell’olio extravergine d’oliva e, ne mise anche un po’ nello sfintere, al fine di addolcire il bruciore delle frustate ed alleviare il dolore della penetrazione.

Mena: adesso, ficcaglielo in culo, porco! Appoggia la punta della capocchia, piano, piano, dolce, dolce! Sì, cosi, mmm!!! Mi eccita, vederti inculare mia nipote.

Kim: sì, dai, spingi, spingi, ahhhh!! Uhhhh!!! Sììììì!!!!! Com’è belloo!!

Le uscì un po’ di sangue.

Kim: sì, ti prego, continua, continua, fammelo arrivare fino infondo alle viscere! Sì, da bravo, ahhhhh!!! Mmmmm!!!!!

Mena: sì, bravo, sfondale tutto il buco del culo, a quella gran zoccoletta! Sì, bravissimo cosi!  Sto sburrando come una puttana vecchia!

Kim: OH! Sì, Marcello, fa come dice la nonna, sfondami tutta, sfondami! Spaccami le reni, ahhhh!!! Sìììììììììììììììììììì!!!!! Ahhhhhhhhh!!!!!!!!!

Marcello: dolcezza, sto sborrando, sìì!! Sborro mmm!!

Kim: aspetta, tesoro, vienimi in bocca! Sì, in bocca, voglio assaporare ed ingoiare la tua sborra!

Mena: sì, Marcello, sburrale in bocca, a quella gran bucchina, troina!

Marcello: ahhhh!! Tieni, assaggia, sìììììì ahhhh!!! Sborrooooooo!!!!!! Sììììììììì!!!!!!

Mena: dammene un po’ anche a me; sai che, mi piace!

Marcello: ma, non ce n’è più lei, mi ha svuotato tutti i coglioni!

Mena: fa niente, mi accontento di leccarti la capocchia a mo’ di gelato alla fragola, mmm!!! Squisita! Slurp, slurp!  Ahh! Siii!! Fece anche un bel  ruttino.

Mena: hai visto che bella sorpresa, gran porcellone!?

Marcello: lo sapevo che, in un modo o, nell’altro, mi avresti accontentato; per questo, ti voglio bene, grande zoccolona! Possiamo incontrarci qualche altra volta, Kim; o, naturalmente, col consenso ed in presenza della nonna!

Mena: ah, no, no! Non ti fare illusioni; questa, è la prima ed ultima volta; da ora in poi, c’incontreremo solo noi due, come abbiamo sempre fatto.

Marcello: va bene, tesoro, ai tuoi ordini!

Il venerdì della stessa settimana, Marcello “come da promessa”,si presenta in banca; e, oltre a Mena, incontra anche Mariella e Kim.

Mena: lei è Mariella, mia figlia e lei, è “Kimberly, mia nipote”.

Marcello: molto lieto, io sono Marcello, ex collega di lavoro di tua madre.

Mariella: grazie, per quello che, stai facendo per lei, ed anche per me.

E, a quel punto, approfittando dell’assenza momentanea di sua madre che, era andata allo sportello per prelevare un po’ di contante, e di Kimberly che, s’era allontanata perché ricevette una telefonata, gli fa una confessione: “sai, lei mi ha parlato sempre bene di te; ma, ho sempre saputo che, voi due avete una relazione saltuaria; però, lei, non sa  che, io so.

Marcello: hai una mamma meravigliosa, Mariella! Ti posso assicurare che, vi porta sempre nel suo cuore, te e Kim!

Mariella: grazie di cuore, Marcello. (E, gli diede un bacio sulla guancia).

Fine.

Capitoli precedenti.

http://www.raccontieros.it/racconti-erotici-trio/mia-nipote-venditaprimo-capitolo/

http://www.raccontieros.it/incontri/mia-nipote-venditaxapitolo-ii/

http://www.raccontieros.it/racconti-erotici-etero/mia-nipote-venditacapitolo-iii/

http://www.raccontieros.it/racconti-erotici-etero/mia-nipote-venditacapitolo-iv/

 

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Mia Nipote in vendita (capitolo V)

Il mio fratellone

gennaio 7th, 2014 by Lyla | Posted in Incesto   5 Comments »

 

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Io e mio fratello siamo quasi coetanei, solo un anno di differenza, ed io sono
la maggiore:
Mi chiamo Sara, ho 27 anni, un mio impiego e vivo in un appartamento in città.
Mio fratello, Ugo, 26 anni, vive nella mia stessa città da solo: è istruttore diplomato ISEF da poco,
campione di arti marziali e di bodybuilding.
Vive facendo l’istruttore in diversi club della città.
Purtroppo e’ imbranato come non mai: alla sua eta’ non ha ancora uno straccio di ragazza, e pensare
che delle mie amiche e colleghe che frequentano due palestre dove lui lavora commentano di lui:
“Ugo tuo fratello? E’ mio istruttore di fitness, me lo mangerei, e’ un fusto immenso!” oppure:
“Ugo non e’ come la sua sorella Sara, pensare che lei se ne fa due al mese di fusti come e meglio di
Ugo: devo dirle di spiegare come e’ fatto il mondo ad Ugo, oppure e’ meglio che gli faccia fare un
po’ di pratica io, cosa ne dici? Hai visto che spalle e che fianchi stretti? Deve avere un…..!” ed
anche:
“Mio fratello lo ha visto in doccia ed in sauna ieri, dice che gli piacerebbe avere la “dotazione” di
Ugo: per non parlare del fisico!” e cosi’ via.
Sono un po’ preoccupata perche’……..no forse devo dire che “ero” un po’ preoccupata. Ma veniamo
al dunque.
Io ed Ugo abbiamo deciso di affittare un miniappartamento all’Elba assieme per un mese: avremmo
potuto dividere le spese, ed approfittare delle due stanzette separate, in caso di conquiste (almeno
cosi’ io gli ho detto).
Normalmente io giro per casa seminuda, sono abituata cosi’ mi piace vedere il mio corpo nei
numerosissimi specchi che nel mio appartamento: faccio un sacco di cose per tenermi in forma e per
migliorare sempre piu’ il mio corpo.
Cosi’ senza falsi pudori in casa con Ugo, in vacanza, mi comportavo come a casa mia: le prime
volte che mi ha visto arrossiva; ed io:
“Ehi fratellone, non scandalizzarti per cosi’ poco, ti ricordi quando eravamo piccoli e facevamo il
bagno o la doccia assieme? Siamo fratelli. Anzi, fatti coraggio e gira anche tu per casa solo con gli
slip!”
Ugo pero’ girava al massimo in canottiera e short!
Ed io ammiravo il suo fisico atletico ed ormai abbronzato, vedevo le sue gambe guizzare di muscoli
ed il petto e le braccia…… mmmmmhhmmmhhhh, peccato che fosse mio fratello!
Doveva proprio essere uno strano periodo per il mio fratellone, chissa’.. forse come avevo sentito
dire stava quasi per fare una conquista e quella tipa non si e’ concessa, oppure chissa’ cosa altro!
Fatto sta che ogni mattina prima di alzarsi, lo sentivo guaire come un cagnolino e sospirare sempre
piu’ forte, attraverso il sottile tavolato che divideva le nostre due stanze del miniappartamento
vacanziero.
Non mi ci vuol molto a capire le cose, anche perche’ la cosa succedeva solo se non avevo “ospiti” in
camera mia per la notte.
Quindi una mattina, sicura di quello che avrei potuto vedere con i miei occhi, mi alzai in silenzio e
mi avvicinai alla porta della stanza di Ugo.
La porta era socchiusa, ed attraverso lo spazio fra lo stipite ed il battente, che quel furbacchione
aveva lasciato, potei constatare che……. non mi sbagliavo: sdraiato sul letto, il fratello si sparava dei
solenni segoni, bello e tranquillo, senza agitarsi e alla fine veniva in un modo veramente potente,
sborrava con sussulto ed un bel getto a fontanella si sprecava nel pugno della sua mano dentro ad un
fazzoletto.
Non sono mai stata una santarellina, ne’ mi e’ mai andato a genio che un ragazzo virile come Ugo
dovesse soddisfarsi da se’ in.
Vedendo tutto quel ben di dio sciupato, mi veniva male.
Ma come era possibile?
Ogni mattina la stessa storia, possibile che non trovasse mai soddisfazione la sera a letto con
qualche ragazza?
Dopo tre o quattro mattine mi appostai alla sua porta troppo tardi e cosi’ mi persi lo spettacolo
abituale.
Il fratellone aveva gia’ finito ed ora sembrava addormentato; certo anche lui era in vacanza, e
probabilmente aveva deciso di prendersela con comodo.
Il suo cazzo, benche’ floscio, era comunque grosso e tremendamente invitante!
Non so cosa mi prese in quell’istante, ma la parte della guardona mi ando’ improvvisamente stretta
ed entrai nella stanza…
Volevo provare a farlo godere io che non ero certo la ultima arrivata in fatto di sesso, sapevo come
maneggiare un uccello, avevo gia’ fatto godere un sacco di uomini!!
Cominciai allora ad accarezzargli le palle, adagio adagio per non svegliarlo e fargli credere che si
trattasse di un bel sogno.
Quando iniziai a sentire i coglioni duri e la pelle che fremeva sotto le mie dita, aprii la bocca e mi
misi a leccare e a succhiare tutta l’asta fino alla cappella rosea e umida.
Lo sentivo che si gonfiava sotto le mie mani e la mia lingua, dentro la mia bocca e solo allora
cominciai a muoverlo con la mano.
In bocca sentivo il sapore dello sperma della sua sega di poco prima ed era una piacevole
anticipazione del sapore che avrei gustato alla fine.
Non sapevo come avrebbe reagito lui quando si fosse svegliato e, nell’incertezza, ero come timorosa
che si accorgesse di qualcosa, quindi cercavo di fare tutto piu’ delicatamente possibile…
Ma ad un pompino e’ sempre un pompino..
Sentii una mano passarmi tra i capelli e poi la stessa mi tirava la testa contro le sue palle in modo
che il suo cazzo mi fini’ in gola, tanto lo avevo ingoiato. Il fratellone si era svegliato, eccome!!
Continuai a leccare come una forsennata ma lui, per farmi capire esattamente cosa pensasse della
situazione, ribalto’ le posizioni.
Mi fece sdraiare e senza dire una parola mi allargo’ le gambe e ando’ a frugare nella mia fica, che a
quel punto era fradicia come un temporale. (altro…)

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Il mio fratellone

VACANZE NATALIZIE A COURMAYEUR

dicembre 19th, 2013 by mimmo story | Posted in Incesto, orgia   No Comments »

Vacanze natalizie a Courmayeur

Siamo a natale, i coniugi: Aldino Mangiacolombi e, Lauretta Latroietta, l’uno, direttore di banca, l’altra ,prorompente  dottoressa in medicina, decidono di trascorrere le vacanze natalizie, investendo, le loro laute tredicesime, nonostante la crisi e, i debiti accumulati durante l’anno con il vizio del gioco, nella famosa località sciistica valdostana di Courmayeur.

La famiglia Mangiacolombi- Latroietta , è composta, oltre che, da marito e moglie, anche da due figli, Alessandro, ragazzo ventenne, studente in medicina e, Carlotta, di un anno più piccola, diplomata in ragioneria e, disoccupata.

Il loro modello famigliare è di tipo moderno; ovvero, di larghe vedute, specie dal punto di vista erotico- sessuale; loro, non hanno tabu e, quando sono tutti a casa e, ne hanno voglia, non si fanno alcun problema a praticare sesso fra loro, a volte, organizzano festini a luci rosse, coinvolgendo altri amici ed amiche.

Aldino: “ragazzi!  Io, e vostra madre, vi dobbiamo dare una bellissima notizia”!

Alessandro: “quale sarebbe”?

Aldino: “beè! Quest’anno, abbiamo deciso di trascorrere il natale a Courmayeur”!

Carlotta: “Courmayeur!? Ma, è fantastico, papi! Cosi, oltre a sciare, approfittiamo per fare nuove amicizie e, nuove esperienze erotiche; penso che, fra tutta quella gente di media-alta borghesia cioè del nostro rango, ci sarà qualcuno che, la pensi come noi, dal punto di vista sessuale”!

Lauretta: “ certo; contenti, ragazzi”?

Alessandro: “ contentissimi”!

Aldino: io, direi di festeggiare la notizia, con un bel brindisi! E, proporrei a voi due, donne di famiglia, di esibirvi in un eccitante “lesbo- spettacolo”!

Lauretta: io son d’accordo; tu Carlotta?

Carlotta: anch’io mamma!

Dopo , aver sorseggiato un limoncello , le due donne, esaudiscono la richiesta del capo famiglia, eseguendo dapprima un appassionante ed eccitante lesbicata sul divano che, era in cucina; con i due, padre-figlio che, guardavano e, si masturbavano! Per concludere il tutto con un voluttuoso pompino, facendosi venire in bocca, ingoiando tutto lo sperma.

Una volta, giunti sul posto, con la loro fiammante Mercedes rossa, all’ingresso della località sciistica, in mezzo ad una coltre di neve, incontrano una prorompente ragazza dalle curve mozzafiato, da copertina che, attira subito l’attenzione morbosa di Alessandro e Carlotta.

Aldino: scusi! Signorina?

.. prego?

Aldino: emmm!! Stiamo cercando l’hotel Tre meloni.

La ragazza: l’hotel Tre meloni? È proprio qui, a duecento metri sulla destra; comunque, ci lavoro io, come donna delle pulizie; mi presento, mi chiamo Laretta!

Alessandro: mmm!! Laretta, Laretta, che fighetta!!

Carlotta: ehi, porcellino! Sta zitto, un po’ di contegno! Oh! Piace pure a me; visto che, lavora nell’hotel in cui alloggeremo, perché, non escogitiamo uno stratagemma per attirare la sua attenzione?  le sussurrò in un orecchio.

Arrivata in hotel, accompagnata dalla strafiga Laretta, la famiglia Mangiacolombi, si trova di fronte, un portiere d’albergo, di origine romana, bruno, bassino; ma , con un pisellone di 22 centimetri, un po’ ingenuo, bruttino che, di nome, faceva Natalino.

Lauretta: buongiorno, mi scusi, ci dovrebbe essere un prenotazione a nome della famiglia: Mangiacolombi-Latroietta!

Natalino:  ora vediamo.. eccola! Le vostre camere, sono la 122 e la 123!

Lauretta: grazie, gentilissimo!

Natalino: prego! Ma, chi è “la troietta”?

Lauretta: sono io, prego dottoressa Latroietta!! Rispose seccata e, un po’ maliziosa.

Natalino: Latroietta! A troiona!

Lauretta: come a detto scusi?

Natalino: emm! Niente, parlavo de politica!

Laretta: oh! Lo perdoni; è soltanto un po’ ingenuo!

Saliti  e, sistemati in camera, i ragazzi, escogitarono un trucco, per far si che, Laretta, salisse in camera da loro; e cosi, si docciarono , lasciando la porta del box doccia, completamente aperta, in modo da allagare la stanza per giustificare l’intervento della donna delle pulizie.

Entrata in camera, Laretta, si trova di fronte, oltre alla stanza piena d’acqua, ad uno spettacolo a dir poco scandaloso; i due ragazzi, si erano distesi, completamente nudi sul letto, con lei che, maneggiava e slinguettava , il grosso tronco carneo del fratello.

Laretta, all’inizio, restò scandalizzata; tanto che, incominciò a lanciare qualche parolaccia,” in dialetto romanesco” all’indirizzo dei due ragazzi; i quali, le spiegarono che, la loro famiglia, era scevra da ogni tabu; e, le chiesero di unirsi a loro, per fare una cosina a tre; ovvero, un orgetta natalizia.

La ragazza, in un primo momento, gli rispose di no; ma poi, vista l’insistenza dei giovani focosi,  accettò, condizionando la sua partecipazione all’orgetta ad un regalino di natale, che i due, le avrebbero consegnato  durante il cenone.

I ragazzi, acconsentirono e cosi, diedero inizio all’incontro ravvicinato a tre; con Carlotta che, leccava e successivamente  scopava col sexy toy Laretta e, Alessandro che, la penetrava nel culo in un  susseguirsi di scambio di ruoli e posizioni del kamasutra.

Durante il classico cenone natalizio, la famiglia Mangiacolombi, conosce e, prende amicizia con un altra  coppia di coniugi ; anch’essi di mentalità aperta.

Loro sono: il comm Oronzo Scapocchione, titolare dell’omonima ditta di preservativi e sua moglie, Dolores Rodriguez Pelosa di origine spagnola; che, poi si scoprirà essere una vecchia amante di Lauretta.

E, insieme, dopo una sciata, andata non molto bene ad Aldino e, una partitina a poker, dove ad avere la peggio è la famiglia Mangiacolombi, perseguitata dalla sfiga, organizzano una mega, anal-gang bang-bukake, con la partecipazione straordinaria di Laretta e del portiere Natalino; con Dolores e, Lauretta, regine assolute.

Dopo la festa, la tempesta!

Rientrati a casa, i coniugi Mangiacolombi,  si trovarono di fronte a due sgradite sorprese: il conto Bancario di entrambi in rosso di parecchie decine di migliaia di euro e, l’ufficiale giudiziario sulla porta di casa;
che, il dott Aldino tenta di corrompere offrendo in cambio della chiusura di un occhio prestazioni sessuali da parte di moglie e figlia.

Fine.

 

 

 

 

 

Presentazione standard1

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: VACANZE NATALIZIE A COURMAYEUR

La mia cara zia F.

ottobre 6th, 2013 by Lyla | Posted in Incesto, Racconti Erotici   No Comments »

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Era la sera della vigilia di natale, tutta la famiglia e riunita a casa dei nonni. Ci sono proprio tutti zii,
zie e cugini, e c’è anche lei mia zia F.
Spesso era stata la protagonista dei miei libidinosi sogni adolescenziali, ed ora anche se era passato
qualche anno non passava certo inosservata. Il suo aspetto di donna matura, ha quaranta anni, i suoi
lunghi capelli castani che le ricadono boccoluti sulle spalle, le sue labbra carnose, i suoi occhi verdi,
ma sopra tutto il suo generoso seno, che lei evidenzia sempre indossando camicette o top
attillatissimi, le conferiscono quell’aria da porca che aveva anche quella sera.
Sedeva a tavola accanto a me, ed io non riuscivo a staccare gli occhi dalla scollatura della sua
camicetta di seta bianca, intravedevi i suoi seni avvolti in un reggiseno di pizzo nero, e fantasticavo.
Lei mi sorrideva e chiacchierava amabilmente con me, era impossibile che non si fosse accorta dei
miei sguardi, infatti verso la fine della cena mi disse
<hai degli occhi bellissimi> io interpretai la sua frase come un invito e fatto più audace allungai una
mano sotto il tavolo fino alle sua gambe, mi insinua nel profondo spacco della sua gonna di pelle
nera e l’appoggiai sulle sue gambe, temevo il peggio, ma lei sorrise e esclamo
<questo vino rosso così forte mi da alla testa> le riempi il bicchiere, lo vuoto subito, e dopo passo la
sua mano sopra la mia patta, il mio cazzo era duro, pietrificato, lo accarezzo un’attimo, poi apri
leggermente le gambe. Io non ho resistito all’invito ed ho lasciato salire la mia mano lungo le sue
cosce avvolte in fini calze nere fino alla sua fica, era calda, ho scostato le mutandine.
Lei mi guardava, i suoi occhi erano lucidi, si inumidì le labbra con la lingua e disse <voglio un pò
di carne> sfilai il dito, nascondendolo con il tovagliolo lo portai alla bocca e lo ripulii, il suo
sguardo non si staccava da me, le passai il vassoio della carne.
Terminata la cena ci fu la noiosissima cerimonia dello scambio dei regali, io non mi allontanavo
troppo da lei così da riempirle sempre il calice di champagne e da sfruttare ogni occasione per
sfiorare il suo corpo.
Verso l’una tutti cominciarono a salutare i parenti ed a fare ritorno a casa, lei indosso la pelliccia e
venne a salutare mentre le davo un casto bacio da nipote a zia le leccai il lobo con la lingua, lei mi
disse
<ho ancora una fame> poi andò via.
Usci subito dopo di lei, la vidi salire in macchina e mettere in moto, la seguii e la raggiunsi sul
portone di casa sua, mi sorrise e mi fece entrare.
Le infilai la lingua in bocca la sua era calda, si muoveva abilmente. Sentivo la sua mano che mi
slacciava i calzoni, che lo tirava fuori, appena fu libero le dissi
<hai ancora fame troia>
<si> la spinsi giù a terra in ginocchio, lei subito lo prese in bocca cominciando a succhiarlo
avidamente, avvolsi una mano nei suoi lunghi capelli per guidare il ritmo di quel meraviglioso
pompino, ma non vene era bisogno evidentemente ai miei piedi vi era una delle più abili troie della
città. (altro…)

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: La mia cara zia F.

La visita inattesa

ottobre 3rd, 2013 by antonio marino | Posted in Incesto, Racconti Erotici, trasgressivo   1 Comment »

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Mi apprestavo a passare un’altra serata davanti al televisore quando suonò il citofono: era mia figlia. La visita era inaspettata, mi venne il dubbio che mi avesse avvertito con una telefonata o un sms, ma nei miei ricordi non c’era nulla quindi potevo esprimere la mia sincera sorpresa senza timore di passare per il solito distratto. A dire il vero negli ultimi due anni le mie facoltà mentali avevano subito un notevole rallentamento a causa della separazione da mia moglie. Vivevo in un limbo fatto di ricordi e dei bei momenti passati insieme alla mia famiglia. Il mio cervello si era fermato a quella fatidica data di due anni prima quando mia moglie mi aveva confessato di avere un altro e di volere stare con lui. In realtà non me lo aveva confessato, mi aveva solo informato. Avevamo subito iniziato le pratiche per la separazione e in pochi mesi avevamo venduto la casa dove abitavamo ed avevamo acquistato due appartamenti più piccoli ai capi opposti della città, onde evitare di incontrarci anche per caso. Mia figlia era rimasta a vivere con la madre per mera comodità: era vicino all’università, i suoi amici vivevano quasi tutti in zona compreso il suo ragazzo. Mia moglie aveva poi preferito mantenere la sua indipendenza rimanendo a vivere da sola senza trasferirsi a casa dell’amante.  Di tanto in tanto, spesso in verità,  mia figlia veniva a passare qualche giorno da me, preavvisandomi con una telefonata o un sms. Questa volta però non lo aveva fatto ma, ovviamente, non c’era alcun problema, visto che non avevo nulla a fare o qualcuno da vedere, come ogni sera da due anni. Appena entrò dalla porta vidi che aveva un espressione corrucciata sul volto. Ci sedemmo in salotto e tentai di capire cosa avesse. Le chiesi se per caso aveva litigato con la madre, ma mi rispose che andava tutto bene. Le chiesi quindi se le fosse successo qualcosa, ma mi tranquillizzò dicendomi che andava tutto bene, che stava bene e che non le era successo nulla di grave: il problema era il suo ragazzo. Mi tranquillizzai, era un problema di cuore. Ero stato sempre il confidente privilegiato per gli affari di cuore di mia figlia. Conoscevo tutto della sua vita sentimentale e sessuale. Non so il motivo ma Eliana preferiva parlare con me piuttosto che con la madre dei suoi problemi di cuore. Aveva iniziato a dodici anni a chiedermi spiegazioni di tutto ciò che non conosceva nel campo dei sentimenti e del sesso ed io avevo cercato di rispondere nel modo più naturale e semplice possibile. Mi aveva raccontato di tutti i suoi flirt, di tutti i ragazzi che le facevano la corte, avevamo parlato del suo corpo e della sua sessualità. Avevo dovuto vincere la naturale ritrosia e l’imbarazzo che un uomo prova nel parlare di certi argomenti con la propria figlia ma, alle soglie della adolescenza, Eli era una persona informata e cosciente di quello che avviene quando un uomo e una donna decidono di stare insieme. Mia moglie aveva lasciato che le cose proseguissero in quel modo non so se per convinzione che fosse meglio così o perché le faceva comodo. A quindici anni mia figlia aveva avuto le sue prime esperienze sessuali, qualche palpeggiamento e qualche carezza intima, mi aveva raccontato della prima volta che aveva visto e toccato il membro eretto di un suo fidanzatino e avevamo riso del suo imbarazzo e della sua reazione quando il ragazzo le era venuto nella mano. Un giorno mi aveva quasi fatto venire un colpo quando mi aveva chiesto di parlare del sesso orale,  l’idea che mia figlia prendesse in bocca il membro di un ragazzo non mi faceva impazzire ma pensai che tanto comunque l’avrebbe fatto e che quindi era meglio se lo faceva preparata. A diciassette poi aveva fatto l’amore per la prima volta. Me ne aveva parlato con la massima naturalezza e tranquillità ed io l’avevo ascoltata e rassicurata nei suoi dubbi. Aveva poi avuto un paio di relazioni con altri ragazzi prima di conoscere Riccardo, il suo attuale ragazzo, con cui stava da circa un anno. A dire il vero Riccardo non incontrava tutte le mie simpatie ma, pur esprimendo le mie perplessità,  rispettavo la volontà di mia figlia. Negli ultimi tempi però avevo notato che tra i due i litigi erano abbastanza frequenti. Ero convinto che avessero poco o nulla in comune e che questo fosse motivo di continui attriti tra i due. Ritenevo Riccardo meno maturo rispetto ad Eliana che spesso mi parlava di sue richieste che somigliavano più a capricci di un bambino che a reali esigenze.  Mia figlia però diceva di amarlo ed io ne prendevo atto.  Visto che eravamo in periodo pre vacanze estive, pensai che avessero litigato per decidere dove andare ma mia figlia mi disse che non era quello il motivo. Le chiesi allora cosa fosse successo.   Mi disse che quella sera Riccardo era andata da lei a casa visto che mia moglie avrebbe trascorso la notte a casa del suo amante e anche loro ne avevano approfittato per stare un po’ tranquilli. Dopo aver mangiato una pizza avevano cominciato a scambiarsi qualche effusione, poi carezze sempre più audaci finché si erano ritrovati nudi e eccitati entrambi.  A quel punto però Riccardo aveva cercato di penetrarla nell’ano. Lei si era divincolata e lui si era arrabbiato moltissimo dicendole che ne aveva voglia e che lei doveva starci. Mia figlia aveva cercato di fargli capire che certe decisioni vanno prese insieme e che le cose come un rapporto anale vanno fatte solo se condivise e volute da entrambi. Il ragazzo però non aveva voluto sentire ragioni, aveva tentato di bloccarla sotto il suo peso e di penetrarla ancora nell’ano. Mia figlia a quel punto aveva reagito con violenza alla violenza colpendolo nel basso ventre e lasciandolo a terra dolorante. Si era rivestita e uscendo gli aveva detto che tra loro era tutto finito e di non farsi trovare lì al suo ritorno. Aveva bisogno di raccontare l’accaduto a qualcuno di cui si fidasse pienamente e quindi era venuta da me, che mi ero sempre dimostrato pronto ad ascoltarla senza giudicare.  In effetti avrei voluto dirle che avevo cercato di farle capire quanto quel ragazzo non fosse adatto a lei ma ritenni che ormai l’avesse capito da sola e che era giusto così, che lei facesse le sue esperienze, per quanto dolorose fossero. Mi disse che aveva voglia di farsi una doccia perché non sopportava di avere addosso il suo odore ed anche perché sentiva un certo fastidio, come un bruciore,  nel punto in cui lui aveva cercato di penetrarla, forse con un po’ di acqua fredda sarebbe passato. Andò in bagno ed aprì l’acqua della doccia, attese che divenisse calda e ci si infilò sotto per lavare via il suo dolore insieme all’odore del suo ormai ex fidanzato. Dopo una mezz’ora circa uscì dal bagno avvolta in un candido accappatoio e con i capelli ancora bagnati, si sedette sul divano di fianco a me e mi appoggiò le gambe in grembo. Rimanemmo  qualche attimo in silenzio poi ci guardammo negli occhi e scoppiammo a ridere entrambi. “Che imbecille – disse – e che idiota io a innamorarmi di lui. Se ripenso a tutto il tempo che siamo stati insieme non riesco a trovare nemmeno una cosa degna di essere conservata nella memoria. Ma è meglio così, che non mi resti più nulla di lui nemmeno il ricordo. Anzi, per ora una cosa di lui mi rimane.” “Cosa?” le chiesi. Mi guardo sorridendo e mi disse “Il bruciore al sedere!” Riprendemmo a ridere. “No davvero, non scherzo, ho provato a metterci un po’ di acqua fredda ma il bruciore non passa. Inoltre non riesco a vedere cosa ho, perché non ci dai tu un occhiata?” La richiesta di mia figlia non mi sorprese più di tanto. Ero abituato a vederla nuda e lei era abituata a vedere nudi noi genitori. Spesso, quando vivevamo ancora tutti insieme entrava nel bagno mentre ero intento a fare la doccia o a radermi per fare la pipì che, a suo dire, non poteva più trattenere. Andammo quindi in camera sua dove si tolse l’accappatoio stendendosi sul letto a pancia in sotto e divaricando leggermente le gambe. Mi sedetti a fianco a lei e con le dita le divaricai leggermente le natiche. A prima vista sia l’ano che l’area più scura intorno non presentavano lesioni o ferite. “Eppure mi brucia – mi disse – proprio al centro. Forse quello stupido è riuscito a infilarmelo un po’ dentro.” “Aspetta vedo se ho qualcosa da mettere” le dissi. Andai in bagno e tra le varie creme e pomate riuscii a trovare qualcosa che mi sembrava adatto alla bisogna. Ritornai in camera da letto dove Eliana stava ancora stesa a pancia in sotto e di nuovo con le dita le allargai leggermente le natiche spalmandole un po’ di crema intorno all’orifizio anale. Continuai con il dito a stendere ben bene la crema sull’area intorno e, ad un certo punto sentii mia figlia mugolare. “Ti ho fatto male?” le chiesi. “No, no, – mi rispose – continua, questo massaggio mi rilassa molto.” Ripresi a massaggiarle l’ano e poi man mano passai alle natiche, alla schiena, alle gambe ed infine all’interno delle cosce.  Qui, nello sfiorare la sua fessura mi accorsi che era bagnata!  Mia figlia si stava eccitando al tocco delle mie mani! Mi fermai ritraendo la mano. “Perché ti fermi?” mi disse girandosi sulla schiena. Vedevo mia figlia nuda stesa sul letto, con la testa alzata e le gambe leggermente divaricate e sollevate. La guardai al centro del folto pube di peli neri e vidi chiaramente le rosse labbra umide. “Eliana, tu ti stai eccitando, – le dissi – io sono tuo padre e tu ti fai toccare e ti ecciti.” “Preferisco che mi tocchi tu piuttosto che quell’idiota” mi rispose. E così dicendo mi prese la mano e se la mise sul suo seno. Sentivo sotto le mani la sua bella mammella soda che riempiva completamente la mia mano. Fui incapace di toglierla. Eliana mi prese l’altra mano e se la mise tra le cosce stringendole. La sua vulva calda e bagnata premeva contro le mie dita. Ero però paralizzato e rimasi immobile. Fu ancora mia figlia a scuotermi dicendo “Dai papà, infilami un dito dentro. Lo so che anche tu sei eccitato.” Così dicendo mi mise una mano sul ventre toccandomi il membro eretto da sopra la stoffa. Ero completamente frastornato ma, reagendo come un automa, le infilai un dito nella vagina e cominciai a spingerlo a fondo. Eliana nel frattempo mi aveva sbottonato i pantaloni, aveva tirato fuori il mio pene ed aveva iniziato a succhiarlo avidamente. Mi lasciai andare all’estasi del momento, erano due anni che non stavo con una donna e fino ad ora avevo soddisfatto le mie voglie masturbandomi come un adolescente. Eliana tirò fuori il mio membro dalla bocca e mi baciò, poi mi disse “Prendimi papà, voglio sentirti dentro di me.” Mi alzai in piedi per mettermi su di lei e penetrarla tra le gambe ma Eliana mi fermò e mi disse “Lo voglio nel culo, così quell’imbecille impara!” Si voltò mettendosi a pancia in sotto e con la schiena inarcata mi offrì il suo sedere. Presi il mio membro con un mano e lo puntai verso il suo orifizio. Il mio glande era turgido e umido per la saliva di mia figlia, il suo orifizio era morbido per l’abbondante crema che avevo spalmato. Fu necessaria solo una piccola pressione perché l’ano di mia figlia si aprisse accogliendo tutto il mio membro ritto. Eliana non emise una parola. Cominciai a spingere delicatamente poi, man mano, aumentai il ritmo. Con le mani le afferrai le mammelle che ballonzolavano per i colpi che le davo e le strinsi. Affondai nel suo sfintere con maggior vigore pompando sempre più intensamente. Mia figlia mi incitava a spingere più forte e a non fermarmi. Dopo qualche istante la sentii fremere sotto di me e, urlando di piacere, ebbe un orgasmo dirompente. Il suo godimento ebbe su di me un effetto scatenante per cui anche io venni e le inondai l’ano di sperma caldo.

 

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Come si fa?

ottobre 2nd, 2013 by SAMYGRANDE | Posted in Etero, Incesto, Racconti Erotici, schiavi & padroni, Sex, trasgressivo   No Comments »

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Da quel primo orgasmo dentro una panda ne era passato di tempo, i miei compagni di classe mi annoiavano… a mala pena sapevano dove mettere le mani… sgrillettavano la figa come se stessero scrollando il mouse… non parliamo della lingua poi… la ficcavano in gola e facevano avanti indietro: volevano pomiciarmi o soffocarmi?!?!? Mi mancava Roberto mi aveva fatto impazzire con la sua lingua lungo il collo… ogni suo movimento era per darmi piacere, ma non l’avevo più sentito da quella sera, probabilmente non ero abbastanza donna per lui o forse il problema era l’amicizia con mio cugino… chissà…

Io avevo sempre più voglia, spesso mi guardavo allo specchio… nuda… e iniziavo a massaggiarmi i capezzoli turgidi e la fighetta umidiccia, ma non riuscivo a venire… volevo un altro orgasmo, volevo godere, strillare di piacere, sentire il mio ventre esplodere, ma niente.

Un fine settimana si presentò un’occasione inaspettata, i miei genitori e i miei zii furono invitati ad un matrimonio e lasciarono mio cugino, Carlo, a casa per badare alla “piccoletta” della famiglia. Naturalmente sbuffò, aveva altri programmi per il we, ma non ebbe scelta.

Cenammo con una pizza, lui bevve una birra e io una coca cola, verso le dieci della sera mi mandò a letto. io gli avevo proposto di uscire, di andare a ballare, giurai di non dire niente a nessuno, ma non ci fu verso di convincerlo, aveva troppa paura che qualcuno ci vedesse e facesse la spia ai nostri genitori.

Salii in camera mia mi misi a letto, ma non riuscivo ad addormentarmi ero irrequieta, insoddisfatti, sentivo un forte desiderio di godere, misi una mano nelle mutandine e una sul seno, inizia a massaggiarmi pensando a Roberto, avrei dovuto segargli il caxxo o succhiarlo e invece avevo fatto la figura della bambina e non si era più fatto vivo…

Ma come si faceva? Come si faceva godere un uomo? L’avevo preso in mano ai miei compagni di classe, ma erano dei ragazzini, due menate e venivano. lui,invece, era un uomo…

Decisi di chiedere a mio cugino, tolsi il pigiama ed infilai un vestitino bianco, con le bretelline, non era molto scollato, ma si distinguevano chiaramente i capezzoli dritti come chiodi. Era corto, di solito lo indossavo con i leggings, ma non avevo voglia di metterli, mi copriva di poco il kuletto. Mi massaggia la farfallina con il vestito, il tessuto era leggermente ruvido, mi eccitai ancora di più e un po’ di liquido mi scese fra le gambe bagnando il vestito.

Scesi di sotto, Carlo stava guardando la tv e bevendo un altra birra, non distinguevo le immagini, ma sentivo ansimare, mi avvicinai stava guardando un porno. I suoi pantaloni erano tirati giù, la mano destra massaggiava il suo caxxo. Non era grande come quello di Roberto, ma era più grosso, più tozzo. Lo accarezzava su e giù ora lentamente ora velocemente, ansimava. Mi avvicianai lentamente per non farmi sentire. Guardai lo schermo della Tv: una tipa tutta nuda con delle enormi tette aveva inghiottito un caxxo enorme e si muoveva con la bocca avanti indietro, l’uomo le teneva una mano dietro la testa e accompagnava il movimento rendendolo sempre più veloce e infilando il caxxo sempre più in fondo.

Era così eccitante, tirai giù una spallina del vestito e mi strinsi un capezzolo fra le dita, l’altro mano sotto a cercare la fighetta bagnata. Inizia a massaggiarmi e a godere guardando quella scena in tv. Mi ero talmente eccitata da non accorgermi che Carlo mi aveva visto e si era girato verso di me. Continuava a masturbarsi guardandomi godere. “Perché non vieni qui vicino a me? In due si gode meglio.” Mi misi seduta sul divano, ero diventata tutta rosso per la vergogna. “Vuoi un goccio di birra?” Bevvi un paio di sorsate. La mano di Carlo si infilò fra le mie cosce. ” Hai un bel vestitino, vediamo cosa c’è qua sotto… è tutta molla. Ti piace giocarci?” “Si” risposi con un filo di voce. “Che belle tette grosse cuginetta. Mi sono fatto tante di quelle seghe pensando ai tuoi capezzoli duri… Bevi un altro po’ rilassati” Con la lingua iniziò a leccarmi i capezzoli, si muoveva avanti e indietro velocemente, mi leccava con avidità, poi iniziò a succhiarmelo prima lentamente e delicatamente poi sempre più avidamente. La sua mano intanto accarezzava le mie grandi labbra, insinuandosi piano piano attraverso la fessurina. “Posso continuare?” “Si” non sapevo dire altro “Voglio godere, fammi godere, voglio venire”. “D’accordo” disse “abbiamo tutta la notte, ti farò impazzire di piacere. Sei vergine o ti sei fatta già fottere?”

“Sono vergine, non ho mai fatto un pompino, come si fa?”

“Davvero? Non si direbbe!!! Ah!Ah! Ah!”

“Stronzo, non c’è niente da ridere! Insegnami!”

“Che cuginetta puttanella!! Vieni mettiti in ginocchio sul mio fianco, ora piegati e lasciati guidare. Apri la bocca troietta e ingoialo” Mi spinse la testa su e giù con la mano, delicatamente, mentre con l’altra mano mi ha alzato il vestitino iniziando a massaggiarmi la fighetta. Grondavo, ero bagnatissima, inizia a ingoiare il cazzo sempre più velocemente e in profondita. carlo mi tolse la mano dalla testa, infilandola sotto un mio seno e tirando un capezzolo. “Si, così, brava che pompinara nata che sei!” Ad un certo punto tirai su la testa e urlai di piacere, avevo avuto un orgasmo violento, chiusi istintivamente le gambe, ogni contatto mi faceva impazzire di piacere. “Continua a succhiare!”Con la mano Carlo mi rinfilò il cazzo in bocca. Continuai a spompinarlo, mentre con una mano lui si accarezzava le palle!!! All’improvviso venne, mi riempì la bocca di calda sborra, era amara, non mi piaceva, aprì la bocca per sputarla. Carlo mi infilò tre dita in bocca raccolse la sua sborra e me la spalmò sulle guance, sul collo e sul resto del viso. “Non male come prima volta, ma hai ancora da imparare, lavati e torna qui” Feci come mi disse, la sua sborra era appiciccosa,  mi ripulii con cura e rimisi a posto la spallina del vestito. Tornai di là, mi fece sedere sulle sue ginocchia, mi tirò giù le spalline scoprendo i seni, mi passò una birra “Vedi, quella si che sa fare un gran pompino! Lecca le palle e il caxxo, con la lingua arriva fino al buchetto del kulo” “Che schifo” dissi. “Scommetto che fra un po’ lo farai, hai la stoffa della troietta, il caxxo ti piace troppo. Hai i capezzoli già duri” “La vuoi smettere di dirmi troia ecc ecc?” dissi alzandomi e mentendomi a sedere al suo fianco. “No” disse sdraiandomi con una mano e versandomi della birra gelata sulle tette, gemetti e iniziò a succhiarmele velocemente passando dall’una all’altra voracemente. Le stringeva con vigore, le leccava. Ad un certo punto scese giù e iniziò a passarmi la lingua sulla passerina, sorseggiava la birra e leccava. Il clito si fece duro ci giocava con la lingua come aveva fatto coi capezzoli, leccando voracemente. Il mio respiro si faceva sempre più affannoso, inizia a muovere il bascino su e giù, gli misi una mano sulla nuca, volevo che la sua lingua continuasse a leccarmi. “Sto per venire” gridai. Smise di colpo e si tirò su “Vuoi che continui? Vieni qua e leccami il caxxo, guarda come è di nuovo grosso e duro. Leccalo e leccami le palle. Così, brava, lecca o si succhia le palle, ora scendi con la lingua, così lecca lì e avvicinati giù piano verso il culetto” “No” dissi “mi fa schifo” “Fallo troia vedrai che ti piacerà, poi ti lecco tutta quella fighetta calda e ti faccio urlare di nuovo. Lecca, non vuoi imparare a fare un bel pompino per Roberto?” “Rimasi senza parole” “Muoviti, fa come ti dico, lo saprò quello che gli piace fare e farsi fare” Mi guardò con un sorrisetto compiaciuto “Non vorrai fare di nuovo la figura della santarellina…” Mi misi in ginocchio davanti a Carlo presi il caxxo fra le mani e inizia a massaggiarlo per farlo indurire per bene, lo misi in bocca e lo ingoiai tutto fino alle palle sue giù, bagnandolo tutto con la mia saliva, afferrai la base stringendola nel mio pugno e continuai succhiando il glande come se fosse il calipso. Scesi con la lingua leccando il frenulo avidamente, scesi con la lingua lungo tutto il caxxo e ingoia prima la palla destra e poi la sinistra, tirandole leggermente con la bocca, come se volessi ingoiarle. Leccai sempre più giù, finchè con la lingua non sono arrivata al buchetto del kulo. Passai la lingua tutto intorno a lungo e poi la infilai leggermente nel buchetto slinguettandolo. Con calma sono risalita su continuando a spompinare il caxxo. Tenevo la base fra le mie mani, massaggiando con i pollici le palle e con i palmi la base. Le mie mani si bagnavano con la mia saliva che colava giù dal quel bel caxxone duri. Ero eccitattissima, Carlo aveva ansimato e goduto tutto il tempo, dicendomi che ero brava che lo facevo impazzire dal piacere. “Ora ti faccio godere io” disse. Mettiti sul divano a carponi, abbassa la schiena , così tieni la fighetta all’aria bella aperta. Brava così a pecorina, Però che bel culetto sodo che hai, come vorrei spaccartelo tutto” Mi diede due schiaffetti sulle chiappe e mentre le massaggiava me le allargava scoprendo la fighetta. “La prossima volta te la radi, come quella in tv, agli uomini piace senza peli, si lecca meglio”. Ad un certo punto sentii qualcosa di bagnato e freddo strusciarmi su e giù. “Cos’è?” “E’ la bottiglia della birra. Ti sto accarezzando con la bottiglia, ti piace?” “Si, è piacevole” mise via la bottiglia e iniziò a massaggiarmi con le dita, infilando dentro un dito “E’ veramente stretta, così Roberto non t’ha scopata mai? Ora te la sdidalino un po’.Ecco il succo, ora è più buona da leccare” La lingua si infilò dentro le grandi labbra, leccando le piccole, il clito si fece duro… lo sgrillettava con la lingua, leccando voracemente . ad un certo punto inizò a succhiarlo con le labbra. Urlavo di piacere e ansimavo. Le mie tette strusciavano sul divano di pelle, misi sotto le mie mani per stringerle e godere di più. Carlo iniziò a leccarmi una chiappa, mi sputò nel buchetto del kulo. Mi misi una mano sulla fighetta bagnata e continuai a massaggiarla urlicchiando e godendo. Sentii un dito farsi strada nel culetto, era stretto mi fece male all’inizio e poi iniziò a piacermi. “Bene, bene che bel buchetto”. Carlo mi infilò il pollice e l’indice nella fighetta e il medio nel culetto. Mi pompo’ così per diversi minuti, schiaffeggiandomi la chiappa destra. Urlai con tutto il fiato che avevo in corpo, ebbi un altro orgasmo. Poi un altro urlo, mi aveva morso il culetto. “Godi troia, godi”. Ero sfinita mi stesi lunga sul divano e mi addormentai con l’impressione che la mia iniziazione era appena cominciata e che avrei goduto ancora molto.

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Mia zia e mia madre

settembre 20th, 2013 by Lyla | Posted in Incesto   1 Comment »

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Fu durante le vacanze di Pasqua che mia zia 45enne, separata dal marito, venne a stare qualche giorno da noi, come faceva abbastanza spesso, a far compagnia a mia madre vedova, di tre anni più anziana di lei. Mia zia era una donna non bellissima, ma ben formata, non molto alta, con un seno abbondante e un sedere prorompente sorretto da cosce sode e belle gambe che fasciava sempre con calze velate color fumè: il tutto era abbastanza per solleticare il mio desiderio di ventenne, aumentato anche dai discorsi che le sentivo fare con mia madre sul fatto che non volevano rassegnarsi alla loro età ad una vita di clausura. Un pomeriggio mia zia stava riposando sul letto matrimoniale, notai subito che il vestito le aveva scoperto buona parte delle cosce: riuscivo a vedere le calze autoreggenti e parte delle sue mutandine; l’eccitazione mi salì alle stelle, ed approfittando del fatto che mia madre era in bagno, decisi di spararmi velocemente una sega a due passi da mia zia che dormiva. Stavo quasi per venire quando mi accorsi della presenza di mia madre che mi strattonò alle spalle cercando di portarmi via: rimasi sorpreso e imbarazzatissimo ma non riuscii a controllare l’orgasmo e venni sporcando anche, con uno schizzo, il vestito di mia madre. Alle richieste di spiegazioni da parte di mia madre risposi bofonchiando qualcosa del tipo “non stavo facendo nulla” e mi ritirai nella mia stanza pieno di vergogna. (altro…)

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[ CONCORSO 2013 ] – Io mamma e il mio ragazzo “versione integrale”

settembre 16th, 2013 by mimmo story | Posted in concorso2013, Incesto   2 Comments »

Racconti Porno Erotici

Io, mamma e il mio ragazzo

Di Mimmo L scrittore hard production

Prologo

Carissimi amici e carissime amiche

Questa è la storia di Angela e Marco, due ragazzi  trentenni, lei, alta, bruna, capelli lunghi, cosce lunghe e ben tornite e un seno da far spavento, lui, alto un metro e settanta, bruno, fisico atletico  e …. Una minchia abbastanza sostanziosa.

Loro, amano il sesso a 360 gradi, piace fare tutto, anche sesso telefonico; mentre, lei parla con l’operatrice, lui le lecca appassionatamente e voluttuosamente la figa, facendola sbrodare come una gran troia.

Durante una di queste loro strane performance, Angela, viene attratta dalla caliente voce di Vulcania, operatrice dell’899, una bella cinquantenne, bionda, capelli cortissimi, abbastanza prosperosa.

Dopo ripetute insistenze, riesce ad ottenere un appuntamento dal vivo con lei, al quale si presenta assieme a Marco e, scopre che la misteriosa operatrice Vulcania, in realtà è sua madre.

Dopo lo sgomento iniziale e un accesa discussione, Angela, con un piccolo ricatto  convince Laura(questo è il suo vero nome), ad avere un lesbo –rapporto con lei e, dopo un piccolo gioco sado –maso con Marco a farsi trombare da quest’ultimo.

Prima parte

 

In un mite pomeriggio d’autunno, Marco aveva da poco terminato di sistemare un PC ; in quanto, il suo lavoro è perito informatico.  e, per smaltire un po’ di stress accumulato, decide di recarsi a casa della sua ragazza che, abita  poco distante da lui; per passare un paio d’ore in sua compagnia e delle sue strane gesta erotico – sessuali.

Angela:  ciao tesoro! Qual buon vento, ti porta ad essere qui a quest’ora?

Marco: beh! sai, ho appena finito  di sistemare il PC ad un cliente e cosi, ho pensato bene di passare da te per “smaltire un po’ di stress accumulato”; e, di godere delle tue strane performance sessuali.

Angela: mmm!! Vedo che, sei molto eccitato! Ma ti prego, accomodati  che, ci facciamo uno scotch  wiski a cranio e poi, inizio a farti uno strip e un bel pompino di riscaldamento!

Marco: fantastico! Ho già il cazzo bello,  duro!

Dopo il wiski ed aver mangiucchiato qualche pasticcino secco, Angela inizia a far eccitare Marco eseguendo, ancheggiando lentamente, un arrapante striptease di fronte allo specchio dell’armadio della sua camera da letto , divaricando scandalosamente le cosce, ficcandosi lentamente le dita nella sua fregna che, nel frattempo, sbollentava di piacere; mentre Marco, calatosi, pantaloni e boxer, si sedeva alla poltroncina segandosi come un forsennato.

Angela: si! Ti piace come, sculetto eh! Gran porcone! Mmm!! Ammira il mio gran culo e, di riflesso le mie tette! E, segati, segati  come un dannato porco!

Marco: oh! Si ti prego, tesoro, continua, continua a sculettare come una zoccola! Si! Mi piace, si! Apri quelle cosce da gran troia mm!! ficcati tutte le dita dentro quella fantastica figa!

Angela: si! Guarda, guarda come mi masturbo , maiale! Ahhh!! Mmm!! Ti piaccio, gran porcone!

Marco: si tesoro! Sei fantastica, sei proprio una gran puttana di professione!

A sorpresa, Angela apre l’anta dell’armadio e tira fuori un vibratore di quelli funzionanti a pile, ficcandoselo bruscamente nella fregna, ormai colante di umori vaginali, urlando di piacere.

Dopo quell’eccitante preliminare, Angela, rimasta soltanto in autoreggenti e stivaloni a mezza coscia neri , s’avvicina al suo ragazzo, mettendogli i piedi in faccia, prima il piede destro, poi quello sinistro: “ora, stai aspettando che io te lo succhi, vero, gran carognone”!?

Marco: oh! Si ti prego, il mio cazzo scoppia!

Angela: certo, che, te lo succhio! Ma prima, dovrai ubbidire ad un mio ordine!

Marco: si, si! Faccio tutto quello che, desideri, te lo giuro! Ma ti prego, fammi sborrare!

Angela: mi sfilerai prima gli stivaloni, dando una leggera leccata alla suola, mi raccomando, molto lentamente! Poi, le autoreggenti, annusandole e leccandole , poi mi dovrai annusare, baciare e leccare i piedi, voluttuosamente e con servilismo, ficcando la lingua in mezzo alle dita come un vero slave, mi adorerai come una Dea! Se, lo saprai fare bene, la tua dolce ragazza, nonché padrona , ti farà un bel pompino e, come premio finale , ti farà leccare la sua figa infracidita!

Marco: come desideri, tesoro!

Angela: no! Devi rispondermi: “obbedisco padrona”! avanti, rispondi, schiavo!

Marco: obbedisco, padrona!

Angela: si cosi, mi piaci!

Dopo che, s’ebbe fatta servire a dovere; ed aver constatato che s’era comportato bene, Angela, come promesso, regala a Marco il pompino tanto atteso.

Angela: e,  bravo il mio schiavetto! Adesso, ti meriti il pompino!

Marco. Oh! Si ti prego, succhialo, succhialo come una dannata troia! Tanto a te, ti piace succhiarlo ohhh!! Che bocca divina che, hai!

All’improvviso, Angela, tirando fuori la verga dalla sua carnosa   bocca: “ascolta, mi sto eccitando come una vacca! La mia figa è intrisa di sbroda, desidero che tu me la lecchi”!

Marco: oh! Si tesoro! Mettiamoci a sessantanove sul lettone!

Angela:eh! No, io proporrei un bel giochino!

Marco: mmm!! Uno di quei tuoi soliti giochini strani!?

Angela: si certo! Ora, io mi stravacco sul letto, con le cosce ben aperte, tu inizi a leccarmela, mentre io, faccio una telefonata al telefono erotico li c’è  una porcona matura che si chiama Vulcania; e, cosi, mentre tu lecchi me, facendomi godere e squirtare come una lurida zoccola io, virtualmente glie la lecco a lei!

Marco: oh! Eccitante! Ma poi, mi prometti che ingoi la mia sborra?

Angela: si, si! E ti pulisco pure la cappella!

Marco: che, depravata, pervertita che sei!

Angela: ti piaccio eh!?

Marco: certo che mi piaci! Sei la donna porca che, ho sempre desiderato!

Voce telefonica:”benvenute su lesbo-hot-line! Premere uno per parlare con la vostra porcellona preferita”!

Operatrice: “pronto! Sono Simona la porcona, ho la figa bagnata! Pronta per essere leccata”!

Angela: pronto? Ciao Simona, sono Angela, una bisex , vorrei Vulcania, la mia milf preferita!

Simona: ciao Angela! Un attimo che te la passo, la tua porcona preferita! Slurp, slurp mu@@@@!! Porcella!

Vulcania: pronto! Amore! Dì tutto alla tua Vulcania! Che, c’hai voglia d’una bella  leccata!? Oh! Son qua tutta per te! Con le cosce spalancate e, la mia figa pelosa , pronta a ricevere la tua lingua! Senti il mio clito com’è duro! Mi sto già bagnando!

Angela: mmm! Oh! Vulcania! Il fatto è che, sono stravaccata sul lettone come una gran troia! E, c’è questo porco, lecca fregne del mio ragazzo  che, me la sta leccando come uno spudorato! Ed io sto avvertendo  il desiderio di leccare una gran figa matura e pelosa come la tua!

Vulcania: oh, che porcellina! Si! È tutta tua, la mia fregna  in calore! Anzi, fai una cosa, inizia a mordicchiarmi e succhiarmi i capezzoloni! Mi sono diventati duri come le pietre! Vieni qua, ficca la testa in mezzo alla mia abbondante latteria!

Angela: ahh! Sii!! Fantastico! La mia figa, langue di piacere! E, tu!   Continua a slinguazzare, porco lecchino! Che misura di reggiseno hai, Vulcania!?

Vulcania: oh! Le mie tette, sono enormi, ho la settima! Dai, mi sto eccitando veramente, ciuccia, ciuccia i capezzoli! Immagina che dentro, ci sia il latte, tiralo fuori, riempiti la bocca, troietta! Immagina che sia sborra!

Angela: oh! Si, Vulcania! È veramente celestiale, ti ciuccio il latte dalle tette! Mmm!! Mi sto riempendo la bocca! Immagino che è la sborra di Marco!

Vulcania; ora, vai giù con la lingua, passando per le cosce, leccamele! E, poi, ficcala nella figa! Che, sta eruttando di vampate di piacere e di calore! Da gran porca prossima alla menopausa, quale io sono!

Angela: siii! Mi eccitano moltissimo, le fregne mature! Te la lecco, porca, scrofa! Ahhh!! Sto squirtandoo! Più forte, Marco con quella lingua! Siii!! Ahhhh!! Mmmm!!! Squirtooooooooooo!!!!

Vulcania, che si stava sditalinando veramente: “si, tesoro! Forse, non ci crederai ma, ni sto facendo veramente un ditalino! Mmmm!! Godo come una porca! Ahhhh!!  Siii!! Sbrodooooo!!!! Fantastico, tesoroooo”!!!!!

Angela: ascolta, Vulcania, posso chiederti di che città sei?

Vulcania: certo! Io, sono di Roma e tu? Perché, questa domanda?

Angela: che strana coincidenza, anch’io sono di Roma! Che ne diresti se un giorno, c’incontrassimo e, facciamo una bella “spadellata” di sesso dal vivo, magari assieme al mio ragazzo ?

Vulcania: eh, no, cocca mia! Per regolamento non si può, per noi è proibito, incontrare clienti! Possiamo solo fare sesso virtuale.

Angela: oh! No, ti prego, Vulki! Fa uno strappo alla regola! Ti prometto che, rimarrà un segretissimo segreto!

Vulcania: ma, perché ci tieni tanto ad incontrarmi?

Angela: sai sono rimasta attratta dalla tua caldissima e bellissima voce e, mi piacerebbe vederti e conoscerti in carne ed ossa!

Vulcania: ascolta, amore, so di rischiare il posto di lavoro; ma, per te, farò un eccezione, sento che, sei una cliente diversa dalle altre, ho notato, dalla tua voce che, il sesso, ce l’hai nel sangue  ed ho avvertito una diversa sensazione; quasi, stessi dialogando con mia figlia. Ma, prima che scade il tempo, vorrei chiederti il tuo numero di cellulare cosi, io ti mando il mio via sms e, ci accordiamo per l’incontro ok? Ma, ti prego gioia,  non farne parola con nessuno; altrimenti, sono guai per me.

Angela: ma è fantastico! Aspetta che, ti do  il mio recapito  e, non preoccuparti, sarò una tomba! mu@@@!!

Dopo che, le ebbe dato il suo numero ed ebbe riagganciato, Angela, riprese a spompinare con passione la verga del suo ragazzo che … (altro…)

Cugine

agosto 27th, 2013 by Lyla | Posted in Incesto   No Comments »

cugine-racconti-porno

Una tranquilla mattina di qualche anno fa.
Sono nella mia casa di campagna con alcuni miei parenti, quando mio zio invita me , i miei cugini e
le mie cugine ad andare in piscina .
La piscina è privata ed è nel giardino della casa di un suo amico che però è partito e gli ha lasciato
via libera per andare tutte le volte che vuole.
Trascorriamo lì tutta la giornata.
Il posto mi piace, è isolato, tranquillo e facile da raggiungere; insomma un buon posto dove
ritornare.
Un paio di giorni dopo chiedo un pò ai miei cugini chi vuole ritornarci, ma le uniche entusiaste
della proposta sono le mie due cugine Emanuela e Stefania.
Sono entrambe molto belle e quindi non mi dispiace andarci con loro. Anzi!
Una volta volta arrivati lì ci togliamo i vestiti e rimaniamo solo con i costumi.
Mi siedo subito sul prendisole mentre guardo le mie due cugine svestirsi.
Sono davvero molto interessanti e mi eccito per la situazione.
Anche loro si sdraiano sul prendisole, una alla mia destra e l’altra alla mia sinistra.
Dopo un pò Emanuela si mette a sedere e si sfila il reggiseno, subito dopo imitata da Stefania.
La mia eccitazione cresce e francamente non so a chi guardare.
Emanuela subito se ne accorge e mi dice perché visto che siamo soli non ci spogliamo
completamente e prendiamo il sole integrale?
Detto questo si toglie subito gli slip e mi mette con molta delicatezza una mano nel boxer tastando il
mio pene diventato ormai enorme.
Nel frattempo Stefania è già in ginocchio vicino a me, tutta nuda, con quei due seni sodi modellati
da anni di nuoto, che mi accarezza prima il petto e poi scende anche lei nel mio boxer per
accarezzarmi le palle. (altro…)

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Cugine

Chiara, mia sorella

agosto 20th, 2013 by Lyla | Posted in Incesto   No Comments »

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Una volta ho fatto l’amore con mia sorella.
E’ stato qualche anno fa, nel ’90.
Eravamo nella casa di campagna e dormivamo tutti e due nel lettone degli ospiti, perché avevamo
ceduto le nostre camerette a degli amici dei nostri genitori.
Erano le vacanze di pasqua e noi arrivammo con la mamma il mercoledì.
Io avevo appena dato un esame all’Università e Chiara (nome ovviamente falso), mia sorella,
cominciava a prepararsi per la maturità.
Io ero rilassato e sereno, Chiara insomma…era arrivata carica di libri e dizionari e mi chiese di darle
una mano.
Fino alla Domenica passammo le giornate dormendo fino a tardi, parlando della nostra vita e di
come mi trovassi a Urbino (dove stavo benissimo, lontano da una famiglia che adoro ma che è
anche parecchio ansiogena).
La domenica sera successe il patatrac.
Ho già detto che era nervosa, la sorellina (insomma, tanto sorellina: è alta 1.75).
Quando telefonava Silvia, la mia ragazza (che era a Torino dai suoi), dava anche segni di squilibrio
da gelosia.
Quella sera poi siamo stati due ore al telefono e lei (Chiara) urlava che aspettava una telefonata e
così via.
Andammo a letto dopo un litigio e senza darci la buonanotte, né dirci niente dopo che ci eravamo
mandati affanculo reciprocamente.
Dormivo già da un po’ quando mi accorsi, svegliandomi lentamente, che chiara aveva il culo voltato
verso di me, mi teneva la mano e me la teneva sulle sue natiche.
Feci finta di continuare a dormire, intanto mi eccitavo sempre di più, finché non mi uscì fuori dalle
mutande.
Chiara si spinse di più verso di me, lasciò la mano e si sfregava al mio cazzo duro contro le sue
mutandine, infilato tra le gambe.
Allora smisi di fingere di dormire e la strinsi alla vita.
Lei cercò di divincolarsi (cosa che non capivo).
Le abbassai le mutandine e guidai con la mano il cazzo sulle labbra della figa, che era bagnata e
pronta. (altro…)

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Chiara, mia sorella

Mia cugina in sogno

luglio 29th, 2013 by Lyla | Posted in Incesto   No Comments »

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Spesso sogno mia cugina.
E’ sempre stata molto bella, ma nel sogno io aggiungo una qualità importante: ha la capacità di
trasformarsi nella donna che più le piace essere.
E ovviamente è molto più porca di quanto sia nella vita reale…
Sogno, per esempio, di uscire con lei, la sera, per andare a cena.
Usciamo insieme, e lei è infagottata in una maglietta molto larga, un paio di pantaloni senza forma e
scarpe basse.
Con uno zainetto sulle spalle.
Usciamo, lei sale in macchina e sta zitta .
Poi, piano piano, inizia ad ansimare piano, come se qualcosa la eccitasse.
E dopo qualche chilometro mi dice di fermarmi
“appena trovo un posto tranquillo”.
Nel sogno, io credo sempre che stia male… trovo un viottolo di campagna e giro subito.
E invece non sta male: ha solo bisogno di cambiare.
Esce dall’auto e inizia a togliersi i vestiti di dosso.
Sotto ha una biancheria normale, di cotone bianco.
E’ molto bella, anche così.
Ma mi guarda, con gli occhi torbidi, e mi dice
“dimmi che amica vuoi, questa sera”.
E’ in piedi davanti a me.
E io inizi o a immaginare come la vorrei.
“Le gambe un po’ più lunghe, i fianchi un po’ più stretti” le dico.
“Vorrei più bocca… una bocca che faccia venire voglia di morderla”.
Le labbra le si gonfiano piano…
“dimmi quando ti basta”. (altro…)

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Mia cugina in sogno

La Famiglia

luglio 28th, 2013 by Lyla | Posted in Incesto   2 Comments »

il-vizio-di-famiglia
Era uno di quei giorni passati tra la noia per non sapere cosa fare e la disperata ricerca di una
qualche occupazione che potesse ingannare il tempo fino all’ ora di cena.
Mi venne in mente di telefonare a mio cugino, che di solito era ben felice di incontrarmi per farci
qualche partita col suo nuovo videogioco, e così feci.
Mi rispose mia zia Rossella, avrei riconosciuto quella voce da porca tra mille, che mi disse che
anche loro erano tutti a casa e che io e la mia famiglia saremmo stati i benvenuti.
Ci incamminammo verso le 18 io, mia sorella, mia madre e mio padre.
Dopo una buona mezz’ora di traffico cittadino, arrivammo a destinazione.
Ci aprì la porta mia zia, arrapante come sempre e sempre di più al centro dei miei sogni libidinosi.
Indossava uno stretto maglioncino bianco e sotto nessuna traccia di reggiseno, una gonna nera lunga
fino al ginocchio e un paio di scarpe con i tacchi alti nere.
A quella vista qualcosa cominciò a muoversi e a pulsare dentro i miei pantaloni ma la sensazione
svanì quasi subito, quando arrivarono anche mio cugino, sua sorella e suo padre per accoglierci.
Mio cugino mi trascino immediatamente nella sua stanza per mostrarmi il nuvo gioco per PC che
aveva acquistato ma dopo alcuni minuti, la nostra attenzione fu attratta da degli strani rumori
provenienti dalla stanza accanto.
Incuriositi ci impegnammo per capire da dove venissero, e la nostra curiosità, fu subito soddisfatta
da una porta socchiusa, vedemmo con grande meraviglia una scena che non mancò di eccitarci
notevolmente: mia madre era inginocchiata davanti a mio zio, con la gonna alzata a scoprire un paio
di calze bianche tenute su da giarrettiere, e con in bocca il cazzo di lui, mentre con la mano destra si
toccava il buco del culo, emettendo dei mugolii soffocati dalle dimensioni del membro che ormai
aveva dovuto raggiungerle la gola.
Per nulla scioccati, continuammo a goderci la scena fino a che mio zio con uno scatto repentino, le
sfilo il cazzo di bocca per sborrarle sulla faccia, che mia madre non mancò di ripulire con cura
ingoiando quel mare di sperma. (altro…)

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La mia prima incestuosa volta

luglio 19th, 2013 by Lyla | Posted in Incesto   1 Comment »

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La mia prima incestuosa volta, con mia sorella, mi aveva liberato di tutte le mie paure riguardo al sesso. Era stato bello, era stato dolce. Era stato in un certo senso educativo.
Tutto ciò che la mia sorella mi aveva insegnato ora l’avrei messo in pratica con quella sottospecie di ragazza con cui stavo che si fingeva santarellina mentre si fotteva il mio migliore amico.
L’avevo chiamata per uscire proponendole di andare al cinema all’aperto e poi una passeggiata lungo la spiaggia, magari mangiando un gelato.
Non aveva fatto obiezioni.
Passai a prenderla a casa, entrammo al cinema scegliendo i posti più alti dell’impalcatura, quelli meno trafficati. 
Mi guardò ed evidenzio il fatto che i miei occhi erano diversi, notava una luce nuova, quella luce che non aveva mai notato fino ad allora.
Indossava una magliettina leggermente scollata dal quale si intravedeva il canale dei suoi seni, quello dove spesso – e fino ad allora – era andato a morire il mio desiderio con lavori di mano.
Al calare delle luci, incominciai a solleticarre la sua fantasia intruffolando le mie mani sotto la sua magliettina, e cercando i suoi seni. 
Mi guardò sorpresa, allontanando la mia mano da essi e redarguendomi – ma che fai potrebbero vederci.
- E tu lasciali guardare.
- Cosa?
- Lasciami fare!
- No! (altro…)

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: La mia prima incestuosa volta

La moglie di mio padre

luglio 19th, 2013 by Lyla | Posted in Incesto   No Comments »

scopare-mamma
Era una fredda sera di inverno, mi ricordo che ero completamente scocciato di andare a casa di mio
padre, ormai diventato patetico e poco divertente, si era fatto vecchio, purtroppo.
Arrivai verso le 9.30 tutti avevano cenato e mio padre era gia’ a letto.
Dovete sapere che se anche era cosi ora prima lui era un casanova e tutto ciò lo dimostrava la
moglie che aveva, una donna che solo a guardarla …….ti faceva sognare!! (altro…)

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: La moglie di mio padre

Mamma?

luglio 18th, 2013 by Lyla | Posted in Incesto, Tradimenti   2 Comments »

mamma
Diversi anni fa la squadra di calcio giovanile in cui militavo fu invitata a partecipare ad un torneo
nel sud della Francia.
Alla trasferta, in qualità di accompagnatori, la società invitò a partecipare anche i genitori dei
calciatori.
Molti accolsero l’invito sfruttando l’occasione per un week-end di relax.
Io venni accompagnato da entrambi i genitori.
Altri ragazzi erano con il padre oppure, come nel caso di Osvaldo, il quale aveva perso il padre in
un incidente stradale alcuni anni prima, con la sola madre.
Praticamente occupammo un intero albergo.
Noi ragazzi in camere da due letti.
I genitori in camere matrimoniali o singole a seconda dei casi.
Io ovviamente dormivo con Osvaldo, di cui da tempo ero fraterno amico, e sullo stesso piano,
l’ultimo, avevano la loro camera altri due ragazzi; i miei genitori e la madre di Osvaldo.
Per l’agitazione e l’emozione la prima sera, sia io che Osvaldo, stentavamo a prendere sonno e,
tenendo la TV accesa, parlammo del più e del meno.
Era ormai abbondantemente passata la mezzanotte quando decidemmo di dormire ma, nell’ultima
carrellata dei programmi TV, finimmo su di un canale che trasmetteva un film porno.
Si trattava di un vero e proprio film hard senza alcun tipo di censura come solo in alcune
videocassette, che giravano tra i compagni di classe, mi era capitato di vedere.
Ovviamente restammo svegli ancora a lungo a guardare la TV.
Il mattino seguente, parlando con i compagni di squadra, scoprimmo che non eravamo stati i soli a
rimanere svegli sino a tardi ed inevitabilmente finimmo col perdere il primo incontro.
La sera a letto, nell’attesa dell’inizio di un nuovo film hard, io ed Osvaldo parlammo molto di sesso
e ragazze ma, alla fine, il discorso finì su sua madre. (altro…)

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Mamma?