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Mia Nipote in vendita (capitolo V)

gennaio 23rd, 2014 by mimmo story | Posted in Incesto, incontri   No Comments »

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Capitolo V

 

“Nonostante Kimberly non volesse farsi deflorare, desiderava  con ardore che il tronco carneo di Marcello, gli arrivasse fin dentro le viscere, implorandolo di sverginarle il culo. Nonna Mena, in quell’occasione, si dimostrò una vera maitresse e disse: “se vuoi il culo di mia nipote, dovrai mostrarmi  due banconote da cento euro, dovrai farmele annusare, voglio sentire il profumo dei soldi”.

Arriva Kim

Il lunedì, di buon mattino, Kim arriva al paese, a casa di nonna Mena.

Mena: buongiorno Kim! Benarrivata; come mai di buon ora?

Kim: buongiorno, nonna Mena! Sai, non riuscivo a dormire; e cosi, ho pensato bene di alzarmi presto e prendere il primo autobus, come stai?

Mena: io, sto bene, hai fatto colazione?

Kim: veramente si; ma, un caffettino, lo prendo molto volentieri.

Mena: allora, gioia, che mi racconti di bello!

Kim: tutto bene, se non fosse per questo problema della ristrutturazione della casa.

Mena: già, bel problemaccio; per fortuna, grazie alla disponibilità dell’amico Marcello, posso avere il prestito dalla banca; che, vi risolverà il problema dal punto di vista economico. Sai, lui è una persona molto disponibile e brava, solo che, gli piace la figa.

Kim: beh! Io penso che è disponibile solo perché, c’è di mezzo quella, altrimenti …

Mena: ehm in un certo senso sì; ma, è un grande amico, mi avrebbe comunque aiutata. A proposito, proviamo a chiamarlo, vediamo se è disponibile, se si, possiamo fare più tardi, l’incontro; ovviamente se, ti va!

Kim: no, sono stanca del viaggio e poi, ho appena finito il mio ciclo mestruale, possiamo fare per domani.

Mena: ok! Ti vuoi riposare un po’? sono ancora le 7.00 del mattino, non ho rifatto il letto, magari, mi poggio ancora un po’ anch’io.

Kim: ok, cosi, mi riposo le gambe.

Infilatesi nel letto, la nonna, colta da un “improvviso attacco di libido”, inizia ad esplorare il giovane corpo della nipote.

Mena: devo farti un complimento, tesoro!

Kim: dimmi, nonna.

Mena: hai un corpo favoloso, delle stupende cosce ben tornite e, una bella fighetta semi rasata! Mmm!!! La sento molto umida!

Kim: oh! Grazie nonna, non ti conoscevo sotto questo aspetto, devo dedurre che a te, piacciono anche le donne, in modo particolare le ragazze!

Mena: a dir la verità, a me, son sempre piaciuti gli uomini, più giovani di me, ma gli uomini; però, lavorando tanti anni in ospedale, ed avendo visto, oltre ai cazzi di tutte le età e di qualsiasi le misure, anche fighe in qualsiasi maniera(pelose, depilate, giovani, vecchie), mi è entrata dentro di me, un non so Ché di mascolinità; in parole povere, mi stanno incuriosendo anche le donne.

Kim: e brava nonna Mena! Ed ora, che fai, mi sgrilletti!?

Mena: oh! Sì, tesoro! Facciamoci un bel ditalino a vicenda, io a te, tu a me! Sì, tocca, tocca!

Kim: si, anche tu, hai ancora una bella figa, nonostante l’età! Ahhh!! Mi stai facendo eccitareee!! Ahhh!! Continua, nonna, ti prego, continua a sgrillettareee!!!

Mena: anche tu, Kim, vai su e giù, su e giù, si, sul piripicchio! “clitoride” ohhh!!! Continua, con quelle dita ahhh!!!!

Dopo aver raggiunto l’orgasmo, nonna e nipote, s’addormentarono abbracciate; e, quando s’ebbero risvegliate, s’era fatto già mezzogiorno.

Mena:  cavolo, Kim! è già mezzogiorno, menomale che la focaccia la preparai ieri sera.(dopo che ebbero finito di mangiare e preso il caffè).

Kim: buona la focaccia! Ora, che facciamo, nonna, chiamiamo Marcello e, fissiamo per domani?

Mena: certo, tesoro, ora lo chiamiamo.

“pronto, Marcello”?

Marcello. Ciao Mena! Allora, hai fissato l’appuntamento con la banca?

Mena: ho appena chiamato il direttore; e, gli ho detto che, ho trovato il garante; e lui, mi ha fissato l’appuntamento per venerdì mattina alle 10.00.

Marcello: ok, d’accordo; allora, a venerdì mattina!

Mena: ok,va bene.  Senti un po’, ti ho chiamato per chiederti se, potevamo vederci prima.

Marcello: per fare “chèè”!? Non c’è tua nipote?

Mena: beh, si! Ma, non è per quello; è che, ti devo spiegare alcune cose, mia nipote è a conoscenza della realtà oggettiva.

Marcello. Ok, possiamo fare domani mattina al solito orario?

Mena: va bene, ti aspetto! O, giacché ci sei, portami un gratta e vinci; e, se ci riesci un braccialetto di bigiotteria, con perle colorate per mia nipote.

Marcello: va bene!

Mena: a buon rendere!

Marcello: uhm! A buon rendere, quando, quando parte tua nipote?

Mena: tu, sei un *cacacazzo*, “chiaro e tondo”! Tranquillo, con me, nulla è perduto;  non si sa mai, può darsi che, Kim va al mare da sola e noi due, possiamo fare “qualcosa di giorno”.

Marcello: va bene, gioia!

Mena: ehm, senti, tesoro, puoi fare una ricarica sul cellulare di Kim?

Marcello: che tritapalle che, sei! E tu, fammi toccare le cosce.

Mena: tu, vieni preparato “capisci a me”, poi mangiando, mangiando, vien l’appetito!

Marcello: preparato di quanto?

Mena: beh, a me servirebbero due carte verdi, “se per caso, mia nipote non va a mare, con una scusa, ce ne andiamo giù in cantina; lì, ho una branda e, possiamo fare i comodi nostri”.

Marcello: mmm!! Al sol pensiero, mi sta venendo duro; tua nipote, è lì?

Mena si, è su in camera.

Marcello: allora, possiamo fare qualcosa al telefono!

Mena: no, no, adesso, sta per scendere; domani si pensa, ok?

Marcello: ok. Ci vediamo domani al solito orario.

Mena: d’accordo, tesoro, bacio!

È fatta, kim! Domani, gli facciamo la sorpresa.

Kim: certo che, è un tipo di larghe pretese, il tuo Marcello!

Mena: si, ma io riesco ad ottenere qualsiasi cosa in cambio di strane gesta erotico –sessuali, ivi compreso il sesso telefonico.

Kim: e, brava nonna Mena, brava! Sei anche un po’ perversa.

Mena: devo confessarti che, con Marcello, ho imparato tante cose; per esempio lui, è stato il primo a leccarmi la figa, nessuno me l’aveva fatto prima d’allora; e, mi ha anche aperto il culo.

Kim: insomma, a tarda età, hai scoperto le meraviglie del sesso.

Mena: in un certo senso si.

Si era ormai fatta ora di cena; e, nonna Mena aveva preparato: “fettine di carne d’asino arrosto, con contorno di agli sottolio”, piatto molto gradito da Kim che, le chiese da chi avesse avuto la ricetta degli agli, lei, le rispose che glie l’aveva data la sua vicina di casa Lisetta.

Il mattino seguente, Marcello, prima di presentarsi da Mena, le telefona; per chiederle, conferma dell’appuntamento.

Marcello: allora, posso venire?

Mena: certo, tesoro!

Marcello: che facciamo?

Mena, gli risposa un po’ sorniona: “beh! Veramente c’è mia nipote, non credo, possiamo fare un granché”.

Marcello: oh! Per la miseria! Ho portato le carte verdi; avevi detto che ce ne andavamo giù nello scantinato!?

Mena: tu, vieni, poi vediamo; mangiando, mangiando, vien l’appetito!

Marcello, inizia a fregarsi le mani: “allora, mi fai far qualcosina con tua nipote”!?

Mena: ancoraa!! Non stai zitto, * quando parli”!

Non passa neanche un quarto d’ora, e Marcello era già sul posto, citofona e, gli viene a rispondere, niente popò di meno che: “Kimberly”.

Marcello: ehm ciao, sono Marcello, c’è la nonna?

Kim: si, Sali.

Marcello: buongiorno, io sono Marcello.

Kim: ciao, piacere, io son Kimberly, la nipote di Filomena; ma, può chiamarmi anche kim.

Marcello: Kimberly, che strano nome americano che, hai; perché?

Kim: veramente, mia madre, è un’appassionata di fiction americane; e di conseguenza, le piacciono molto anche i nomi dei protagonisti; e cosi, a me, che sono figlia unica, m’ha dato questo nome.

Marcello: complimenti, hai un bel nome e, sei anche una bellissima ragazza. Ma, la nonna dov’è?

Kim: è in bagno che, si sta facendo una doccia; comunque grazie del complimento, anche lei è una persona simpatica, ho sentito la sua voce al telefono; ogni tanto, quando la nonna viene a casa per il week end, rispondo io al suo cellulare.

Marcello: si, mi ricordo, ma ti  prego, dammi del tu; non vergognarti, io e nonna Mena, siamo stati colleghi di lavoro e siamo amici di vecchia data; sai, “io, t’ho vista nascere”.

Kim: ok, va bene, Marcello, ti do del tu! Toglimi una curiosità, quanti anni hai?

Marcello: io, ne ho 43; tu, invece ne hai quasi 20 e, potresti essere mia figlia.

kim: eh! Si, e, sono anche cintura nera di judo. Ah! Ecco che arriva nonna!

Marcello: uhm! Pericolosa la ragazza.

(Mena, era in vestaglia trasparente, autoreggenti e mutandine di pizzo nere).

Mena: ciao, Marcello! allora, hai visto mia nipote!?

Marcello: certo, che l’ho vista, abbiamo anche chiacchierato un po’!

Mena: ehm, ti piace!?

Marcello: beh! Si, è una bellissima ragazza.

Mena: eh! Sì, è come la nonna! Allora, che mi hai portato di bello!

Marcello: beh! Un paio di gratta e vinci, la ricarica e il bracciale per Kimberly.

Kim: wow! Grazie, gentilissimo! Non dovevi disturbarti, posso darti un bacio?

Marcello: certo che puoi, gioia!

E Kim, arrossendo, gli diede un bacio sulla bocca: “mu@@@!! Grazie ancora”!

Mena: allora, tesoro! Vuoi vedere la mia “collezione di farfalle”!?

Marcello: ehm, veramente … ehm! Dove ce l’hai!?

Mena: su, nella cameretta.

Marcello, chiamandola in disparte: “oh! E, a tua nipote, cosa gli racconti!? non avevi detto che, ce ne andavamo giù in cantina”!?

Mena: tranquillo,  ho in serbo una sorpresa; ti piace, come s’è vestita!?

(Kim, indossava un jeans, vita bassa, una canotta rossa molto corta, aveva tutto il ventre e l’ombelico in bella mostra e, si notava il bordo del suo perizoma viola).

Marcello: che gran figlia di …..

Mena: di, di, avanti, continua!?

Marcello: beh! Di una baldracca, vacca svizzera, bagascia!

Mena: si, sono proprio una donna senza pudore, per necessità, metto in vendita il corpo di mia nipote! A proposito, hai portato le carte verdi?

Marcello: t’ho già detto di sì!

Mena: allora, sta zitto e, fa tutto ciò che ti dirò, una raccomandazione, non sverginarla; perché, vuol arrivare vergine all’altare, per una promessa fatta al suo ragazzo.

Marcello: ok, poi mi finisci tu!?

Mena: si, poi alla fine “scopi con me e, sborri nella mia figa”, mi raccomando; che, il tutto rimanga dentro queste quattro mura.

Marcello: tranquilla, tutto ciò che faremo, rimarrà in quella stanzetta; anzi, uscito di qua, non ho fatto niente.

Mena: bravo, cosi mi piaci. Ehm, Kim!?

Kim: si, nonna!?

Mena: accompagnami su, nella stanzetta, facciamo vedere la collezione di farfalle a questo baldo giovanotto!

Kim: d’accordo!

Una volta saliti su, Mena chiede a sua nipote di spogliarsi molto lentamente, per mostrare, le sue tonificate grazie corporee; e, a Marcello, di denudarsi e masturbarsi mentre, guarda entrambe(nipote fare lo strip e nonna, menarsi un solenne ditalino, in piedi a cosce aperte, come piaceva a lui).

Mena: inizia a spogliarti molto lentamente Kim, mostra a questo gran porcone le tue grazie corporee! Sì, cosi , apri bene le gambe! E, smanettati la passerina! Dai, zoccoletta!  E tu, gran porcone, tira giù, pantaloni e mutande, prendi il tuo bel cazzo in mano e, masturbati, menati un “trimone”(menati una sega), mentre io, mi faccio un bel ditalino come piace a te, in piedi, cosce aperte, come una gran vacca! Sìììì!!! Ahhh!!! Sììì!!! Ohhhh!!! Ti piace, gran porcone! Ahhhh!!!!

Marcello: siete proprio due grandi bagasce, nonna e nipote! Sìì!! Continuate cosi, sditalinatevi come due luride troie!

Intanto, Kimberly: “ahhhh!!! Mi sto eccitando come una bella zoccoletta! Sììì!! Ahhhh!!! Voglio che, me la lecchi, Marcello! sì, leccamela, fammi venire come una troia, sì, fammi sbrodare come una lurida! Ahhhh!! Uhmmmm!!! Ahhhh!!! Sìììììììììììììììììììì!!!!!!!!!!!

Mena: aspetta, prima che glie la lecchi, facci un bel ditalino ciascuno; poi, te lo succhiamo a dovere.

Marcello: come desiderate. Oh! Che belle fregne bagnate! Mmm!!! belli i peli! E tu, Kim, ce l’hai semi rasata ed anche bagnata fradicia! Mmm!! Ahhh!!!

Kim: sì, son tutta un colabrodo! Sì, smanetta, smanetta il clitoride! Mmmm!! Toccami, toccami, toccami tutttaaaaaaaaa!!!!!!

Kimberly, raggiunse un primo orgasmo.

Mena: adesso, succhiamoglielo un po’; poi, ce la facciamo leccare entrambe.

Kim: devo confessarti una cosa, nonna; a me, piace molto prenderlo in bocca, sì, a me piace fare i pompini!

Mena: anche nonna, adorava ed adora fare, pompini, ad ingoio e risucchio; solo che, da giovane, li facevo a qualsiasi ragazzo che, mi piaceva; ora, li faccio solo a questo gran porcellone! Come vedi, caro Marcello, ti trovi di fronte ad una nonna zoccola e troia ed una nipote troietta e zoccoletta!

Marcello: sì, Mena, adoro trovarmi in queste situazioni; ma, vi prego, succhiatemelo, succhiatemelo bene, come due insaziabili forsennate! Sì, cosi, leccatemi pure i coglioni! Ah! Che ingorda che, sei, Kim! danne un po’ anche a nonna, sì, cosi! Come due luride “zoccoLE”!

Adesso, prima che, ve le lecchi, desidero vedervi slinguazzare le rispettive fregne in un bel lesbo-sessantanove!

Mena: come vuoi; io, mi stravacco sul letto e, Kim, mi salta sopra con le sue belle coscione divaricate.

Kim: fantastico, cara nonna! Cosi, avrai l’opportunità di assaggiare la mia giovane passera ancora chiusa, ancora inesplorata da un tronco carneo.

Mena: sì, Kim, hai una fighetta fantastica, ancora acerba; ma, colante di piacere, desiderosa d’essere appagata; e, se mi consenti, anche sfondata!

Kim: anche tu, nonna, hai una figa ancora ben lubrificata; mmm!! Sì, mi piace! Se non era per la promessa fatta a Marco, me la farei volentieri sfondare da Marcello; ma, non posso.

Mena: ti prego, Kim, continua a leccare, mi stai facendo sburrare come una vacca quando piscia! Sììììììììììì!!!!! Mmmm!!! Ahhhhh!! Sburroooo!!!!!

Marcello: adesso, venite qua, inginocchiatevi dinanzi al mio cazzo, adoratelo e succhiatelo! Sì, proprio cosi, adoratelo come se fosse un Dio; e, succhiatelo come due troie vogliose.

Mena: certo, come il mio porcellone desidera! Forza Kim, diamoci da fare, soddisfiamo le voglie di questo depravato, pervertito, prostriamoci dinanzi a questo bel  tronco carneo, lecchiamogli prima i coglioni e poi, ce lo ficchiamo in bocca a fasi alterne, prima tu, poi io. Slurp, slurp, mu, mu, mu!

Marcello: oh! Che goduria celestiale! Sìì! Forza, grandi troie! Adorate e venerate il vostro Dio cazzo, sìì! Vai Kim con la lingua su quella cappella, ummm!! Che gran pompinara che, sei! Adesso, stravaccatevi sul letto a mo’ di zoccole, vacche che stanno per figliare, voglio leccarvela ad entrambe, nonna e nipote.

Kim: fantastico!

Mena: eccoti servito su di un “letto d’oro”, una vecchia vacca zoccola e, una giovane vitella in calore.

Kim: che bella lingua che hai Marcèèèè!!!  Ahhh!!! Sìììì!!!! Continua a slinguazzare come un porco! Ahhhhhh!!!! Sìììììììììì!!!!!!!! Mi piaceeeeeee!!!!!!

Mentre Mena si sditalinava: “oh! Marcello, dai una botta anche a me, con quella lingua! Fammi finire di sburrare; ahhhh!! Fantasticoo!! Sburro come una luridaaaa”!!!

Kim: non ci crederete ma, mi è venuta voglia di assaporare il cazzo, voglio sentirlo nelle mie viscere, lo voglio nel culooo!!!

Marcello: se vuoi, te lo posso sverginare io; tanto, non se ne accorgerà nessuno; l’importante è, avere l’imene intatta, non trovi!?

Kim: si! Ti prego, Marcè, fammi il culo; ma, sculacciami un po’, “voglio essere prima punita per aver, in parte, infranto la promessa fatta al mio ragazzo”.

Marcello: come vuoi, se ti piace!

Mena: un momento, tesoro! Se vuoi il culo di mia nipote, dovrai prima mostrarmi le due carte verdi, farmele annusare, voglio sentire il profumo dei soldi!

Marcello: come madame Filomena desidera!  Ti stai comportando come una vera maitresse!

Marcello, con una mano, faceva annusare i soldi, con l’altra, masturbava la figa di Mena.

Mena: adesso, puoi fare del deretano di mia nipote, ciò che desideri.

Marcello: agl’ordini, madame Filomena! Kim, mettiti a pecora; che, inizio a sculacciarti come uno zio, farebbe con la sua nipotina birichina!

Kim: eccomi, zio! Sculacciami per bene; ahhhh!! Ti prego, più forte, ahhhhhh!!! Sìì!!!

Marcello: sei una zoccoletta!?

Kim: sì, sono una zoccoletta, troietta!

Marcello: sei una puttanella!?

Kim: sì, sono una puttanella! Ti prego, più forte con quelle sculacciate, sìììì!!! Ahhh!!! Sì, la mia fighetta gocciola e, il mio culo desidera il tuo cazzo!

Mena: vuoi assaggiare, la cintura  dei pantaloni del nonno, Kim?

Kim. sì, le cintate sono più efficaci.

Mena: tieni, Marcello, frustala a dovere, questa zoccoletta!

Dopo, averle dato numerose cintate, ed averla fatta urlare e, nello stesso tempo godere per il dolore ed il piacere, Marcello deflorò  il rosso culetto di Kimberly; ma prima, cosparse le sue chiappe con dell’olio extravergine d’oliva e, ne mise anche un po’ nello sfintere, al fine di addolcire il bruciore delle frustate ed alleviare il dolore della penetrazione.

Mena: adesso, ficcaglielo in culo, porco! Appoggia la punta della capocchia, piano, piano, dolce, dolce! Sì, cosi, mmm!!! Mi eccita, vederti inculare mia nipote.

Kim: sì, dai, spingi, spingi, ahhhh!! Uhhhh!!! Sììììì!!!!! Com’è belloo!!

Le uscì un po’ di sangue.

Kim: sì, ti prego, continua, continua, fammelo arrivare fino infondo alle viscere! Sì, da bravo, ahhhhh!!! Mmmmm!!!!!

Mena: sì, bravo, sfondale tutto il buco del culo, a quella gran zoccoletta! Sì, bravissimo cosi!  Sto sburrando come una puttana vecchia!

Kim: OH! Sì, Marcello, fa come dice la nonna, sfondami tutta, sfondami! Spaccami le reni, ahhhh!!! Sìììììììììììììììììììì!!!!! Ahhhhhhhhh!!!!!!!!!

Marcello: dolcezza, sto sborrando, sìì!! Sborro mmm!!

Kim: aspetta, tesoro, vienimi in bocca! Sì, in bocca, voglio assaporare ed ingoiare la tua sborra!

Mena: sì, Marcello, sburrale in bocca, a quella gran bucchina, troina!

Marcello: ahhhh!! Tieni, assaggia, sìììììì ahhhh!!! Sborrooooooo!!!!!! Sììììììììì!!!!!!

Mena: dammene un po’ anche a me; sai che, mi piace!

Marcello: ma, non ce n’è più lei, mi ha svuotato tutti i coglioni!

Mena: fa niente, mi accontento di leccarti la capocchia a mo’ di gelato alla fragola, mmm!!! Squisita! Slurp, slurp!  Ahh! Siii!! Fece anche un bel  ruttino.

Mena: hai visto che bella sorpresa, gran porcellone!?

Marcello: lo sapevo che, in un modo o, nell’altro, mi avresti accontentato; per questo, ti voglio bene, grande zoccolona! Possiamo incontrarci qualche altra volta, Kim; o, naturalmente, col consenso ed in presenza della nonna!

Mena: ah, no, no! Non ti fare illusioni; questa, è la prima ed ultima volta; da ora in poi, c’incontreremo solo noi due, come abbiamo sempre fatto.

Marcello: va bene, tesoro, ai tuoi ordini!

Il venerdì della stessa settimana, Marcello “come da promessa”,si presenta in banca; e, oltre a Mena, incontra anche Mariella e Kim.

Mena: lei è Mariella, mia figlia e lei, è “Kimberly, mia nipote”.

Marcello: molto lieto, io sono Marcello, ex collega di lavoro di tua madre.

Mariella: grazie, per quello che, stai facendo per lei, ed anche per me.

E, a quel punto, approfittando dell’assenza momentanea di sua madre che, era andata allo sportello per prelevare un po’ di contante, e di Kimberly che, s’era allontanata perché ricevette una telefonata, gli fa una confessione: “sai, lei mi ha parlato sempre bene di te; ma, ho sempre saputo che, voi due avete una relazione saltuaria; però, lei, non sa  che, io so.

Marcello: hai una mamma meravigliosa, Mariella! Ti posso assicurare che, vi porta sempre nel suo cuore, te e Kim!

Mariella: grazie di cuore, Marcello. (E, gli diede un bacio sulla guancia).

Fine.

Capitoli precedenti.

http://www.raccontieros.it/racconti-erotici-trio/mia-nipote-venditaprimo-capitolo/

http://www.raccontieros.it/incontri/mia-nipote-venditaxapitolo-ii/

http://www.raccontieros.it/racconti-erotici-etero/mia-nipote-venditacapitolo-iii/

http://www.raccontieros.it/racconti-erotici-etero/mia-nipote-venditacapitolo-iv/

 

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Mia Nipote in vendita (capitolo V)

In giro nel parco

dicembre 25th, 2013 by antonio marino | Posted in incontri, Racconti Erotici, Sex, trasgressivo, Trio   No Comments »

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Appena ho un momento libero ne approfitto per uscire con la mia fidata macchina fotografica, carico qualche obbiettivo nello zaino e vado in giro alla ricerca di qualche buon soggetto da immortalare. Di solito porto uno zoom tuttofare per le foto di street o reportage, un macro per fotografare fiori e insetti e un altro zoom tele per i soggetti più lontani. Con questi tre obbiettivi riesco ad affrontare ogni situazione. Spesso non ho voglia o tempo di spostarmi molto per cui mi limito ad andare semplicemente sulla spiaggia di fronte a casa mia o in un parco poco distante. Un sabato pomeriggio di dicembre decisi di andare nel parco, poco prima della chiusura, per cercare qualche bel soggetto da fotografare con la luce dorata del sole prossimo al tramonto. Il parco era praticamente deserto, salutai i custodi all’ingresso e mi inoltrai nei vialetti alberati. All’interno del parco c’è anche un laghetto artificiale e di fianco una piccola collinetta ottenuta con la terra dello scavo del laghetto. Si può salire fino in cima alla collinetta percorrendo un vialetto che partendo dalla base in un paio di tornate arriva al culmine da cui si può discendere da una scalinata. Il mattino il parco è molto frequentato da podisti e da gente che ha voglia di fare un po’ di movimento, mentre all’imbrunire ci sono solo anziani che chiacchierano e coppiette in cerca di intimità. Queste ultime si concentrano principalmente sulle panchine nel vialetto che sale sulla collinetta, dove la vegetazione le copre da sguardi indiscreti. Quel pomeriggio però non c’era nessuno ed io mi aggiravo nei vialetti fotografando qualche timido fiorellino invernale o qualche foglia dall’aspetto insolito. Ad un tratto mentre ero chinato a fotografare un fiore sentii un chiacchiericcio provenire alle mie spalle. Era una coppietta di adolescenti che si dirigeva verso la collina. Camminavano abbracciati verso di me sorridendosi e scambiandosi qualche bacio. Decisi di riprenderli così, nonostante avessi un’ottica macro a focale fissa,  puntai l’obbiettivo e scattai un paio di foto. Man mano che si avvicinavano l’inquadratura si restringeva sempre di più e, quando furono a 4-5 metri, li riprendevo in primo piano. I due si accorsero che li fotografavo ma non si mostrarono infastiditi, anzi si arrestarono e la ragazza sfoderò un sorriso sfrontato e sbarazzino. Continuai a scattare divertito e contento di avere trovato due modelli spontanei e disponibili. Feci loro cenno di attendere un momento e velocemente cambiati obbiettivo alla macchina montando lo zoom 24-70 che mi avrebbe consentito inquadrature a figura intera senza dovermi allontanare dalla coppia.  I due cominciarono a mettersi in posa facendo mille espressioni diverse. Lei fece un palloncino con il chewing gum che stava masticando, subito imitata dal ragazzo, poi si baciarono ancora ed infine si abbracciarono tenendo il viso rivolto verso la macchina. In pochi minuti scattai numerose foto. Poi feci per ringraziarli e salutarli ma mi chiesero di aspettare perché volevano fare altre foto. Acconsentii volentieri inquadrandoli di nuovo con la macchina. Questa volta però non fecero le espressioni buffe e spensierate che avevano fatto prima. Lui si mise in piedi mentre lei si inginocchiò davanti a lui cingendogli le gambe con le braccia e guardandolo con il capo sollevato. Poi si piazzarono l’una davanti all’altro e lui la cinse da dietro posizionando una mano sull’orlo dei suoi jeans. Insomma erano pose da modelli di pubblicità sexi. Scattai lo stesso riservandomi poi di scegliere quelle che mi piacevano. Terminai gli scatti, chiesi loro un indirizzo mail per mandargli le foto e li salutai.  Ripresi il mio giro nel parco alla ricerca di qualche altra immagine da portare a casa. Gironzolai un po’ quindi decisi di andare in cima alla collinetta fare qualche ripresa con lo zoom 70-200. Imboccai il vialetto che portava alla cima e dopo cinque minuti ero arrivato alla sommità. Innestai lo zoom e cominciai a scrutare dal mirino alla ricerca di soggetti da riprendere, magari un uccello posato nella vegetazione sottostante. Scrutando nel folto inquadrai invece la coppietta di prima. Erano seduti su una panchina a circa 15-20 metri da me e si scambiavano abbracci ed effusioni. Regolai lo zoom alla focale massima e decisi di fare un po’ il guardone. I due erano avvinghiati e lui le aveva già infilato una mano sotto il maglioncino per toccarle il seno. Le bocche erano incollate e le lingue frugavano avidamente. La ragazza teneva le mani intorno alla testa del fidanzatino mentre questi continuava a carezzarle il seno. Poi le prese una mano e se la mise sulla patta dei pantaloni invitandola a toccargli il membro. La ragazza non si tirò indietro, anzi vedevo benissimo che con la mano tastava il membro ormai duro del ragazzo seppure da sopra la stoffa. Lui si fece più audace e le sollevò il maglioncino per succhiarle il seno. Vidi due belle tette spuntare fuori dal reggiseno e sparire in bocca al ragazzo. Lui le succhiava alternando l’una e l’altra mentre lei muoveva la mano sempre più velocemente sul suo membro costretto nella morsa dei pantaloni. Ad un certo punto lui si staccò e incapace di resistere ulteriormente si sbottonò i pantaloni, aprì la zip tirando fuori il cazzo duro. La ragazza diede un rapido sguardo intorno per accertarsi se arrivasse qualcuno poi, vedendo che non c’era nessuno, impugnò il cazzo del fidanzato muovendo la mano velocemente. A lui però una sega non bastava, voleva di più. Con movimento dolce ma deciso, posò una mano sul capo della ragazza spingendolo verso il basso. Lei lo assecondò e posò la bocca sul membro turgido. Io continuavo a godermi la scena dal mirino della macchina fotografica eccitato dello spettacolo e dal vedere senza essere visto. Scattavo foto e mi sembrava di guardare come dal buco di una serratura. Il ragazzo teneva sempre le mani tra i seni della ragazza che chinata continuava a fargli un pompino. Continuarono così per un po’ fin quando lei sollevo la testa e disse qualcosa all’orecchio di lui. Si alzarono entrambi e la ragazza si sbottonò i jeans abbassandoli alle caviglie, si chinò dando le spalle al ragazzo e, poggiando le mani sulla panchina, gli offrì  la fica spalancata. Lui le fu subito dentro iniziando a darle colpi vigorosi. Fu in quel momento che la ragazza volse il capo nella mia direzione e, forse per un luccichio del sole morente sulla lente del mio obbiettivo, mi individuò. Staccai subito la macchina dall’occhio abbassandola e pensando che i due avrebbero detto o fatto qualcosa; non accadde nulla  invece, i due continuarono come se nulla fosse. Riavvicinai l’occhio al mirino e  inquadrai di nuovo la scena. Vidi la ragazza che teneva la testa rivolta verso di me e mi sorrideva mentre il ragazzo da dietro continuava a stantuffarle la fica. Ad un certo punto la piccola esibizionista mi fece anche un cenno con il pugno chiuso ed il pollice alzato come a dirmi: è tutto ok. Ero un po’ perplesso dall’audacia dei due giovani amanti appassionati. Il ragazzo pompava con foga tenendo le mani strette ai fianchi della ragazza mentre le tette ballonzolavano per i colpi del focoso amante.  I due continuarono ancora per un po’ poi lei si alzò e disse al ragazzo di sedersi sulla panchina, poi voltatasi nella mia direzione, spalancò le gambe e si sedette anche lei sul cazzo ritto del fidanzato. La vedevo cavalcare infilata sul palo di carne mentre con una mano si toccava le mammelle e con l’altra si sditalinava la fica. Era uno spettacolo travolgente per la furia con la quale i due ci davano dentro e per la bellezza del corpo della ninfetta. Improvvisamente si fermarono e lei sempre stando seduta sul cazzo ritto disse qualcosa al ragazzo, li vidi parlottare mentre lei non cessava di muovere il bacino, poi la sentii gridare verso di me: “Ehi fotografo non startene tutto da solo, vieni qua a farti una sega!” Ebbi un attimo di smarrimento per la sorpresa ma poi, incapace di ragionare, abbandonai la mia posizione dirigendomi verso i ragazzi. “Dai tiralo fuori e facci vedere come te lo meni, lo so che ci stai guardando da una vita e che vorresti scoparmi come fa lui.” Come un automa abbassai la lampo dei pantaloni e tirai fuori il cazzo duro e bagnato. Cominciai a farmi una sega mentre i due avevano ripreso a scopare furiosamente. Lei aveva ricominciato a cavalcare furiosamente mentre con la mano si tormentava la fica oscenamente aperta e penetrata dal cazzo del compagno. Teneva gli occhi fissi sul mio cazzo che mi menavo furiosamente. Improvvisamente lei venne e solo perché lui fu lesto a tapparle la bocca non urlò.  Andammo avanti ancora per un po’ fin quando il ragazzo disse che stava per venire. Allora la ragazza si alzò dal suo cazzo e si mise in ginocchio prendendoglielo in bocca, quindi mi fece cenno di avvicinarmi. Obbedii e lei prese a spompinare anche me. Prendeva in bocca alternativamente i due cazzi masturbandoci contemporaneamente. Venimmo insieme irrorandole il viso di sperma caldo. Ci sedemmo tutti e tre sulla panchina. “Voglio tutte le foto” mi disse lei.

 

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MIA NIPOTE IN VENDITA (capitolo II)

dicembre 1st, 2013 by mimmo story | Posted in incontri   No Comments »

Mia nipote in vendita

Capitolo II

L’indomani “era martedì”, Mena si reca , come di consueto al cimitero , per mettere i fiori al marito defunto; e, sull’autobus urbano incontra  l’amica Franca, anch’ella diretta al luogo sacro per far visita al defunto consorte.

Mena: buongiorno Franca! Ci s’incontra il martedì per andare a far visita ai nostri cari mariti defunti; come stai, innanzitutto?

Franca: ah, beh! Non è che li possiamo dimenticare del tutto! Sai, come sono qui in paese, le malelingue, stanno pronte a sforbiciare, io abbastanza bene, tu?

Mena: anch’io, sto bene, solo che è sorto un problema a casa di mia figlia e deve necessariamente ristrutturarla; e, non avendo, disponibilità economica, abbiamo chiesto “un prestito a mio nipote”; sai, quello che ogni tanto viene a farsi l’iniezione ed approfitta per farmi visita.(Marcello, lo spacciò per nipote).

Franca: ah, bene! Ed ha accettato? Visti i tempi che corrono.

Mena: beh! Sai, lui si è dimostrato subito disponibile; perché, ha un debole per me, dice che, sono la sua zietta preferita! Però, vuol essere gratificato in una maniera un po’ particolare.

Franca: questa, non l’ho capita, in che senso, particolare!?

Mena: ehm! Il fatto è che a lui, piace molto fare sesso, nonostante, fosse sposato con una bellissima ragazza, vuol sempre come si dice: “cambiare minestra”, volgarmente detto: “vuol sempre esplorare nuovi “piccioni”.

Franca: mm! Molto vizioso il ragazzo! Beh, sinceramente, non condivido, significa che con la moglie, qualcosa non funziona e allora, gli mette le corna; scommetto che, in cambio del prestito, gli hai promesso che, glie la dai, oppure, glie la da tua figlia, nonché sua cugina!?

Mena: beh, se devo proprio esserti sincera, io glie la do da parecchio tempo, ovvero, abbiamo  una relazione saltuaria, sin da quando viveva la buonanima di mio marito; perché, in realtà, lui mi ha risolto parecchi problemini di ordine burocratico, essendo un sindacalista.

Franca:ah! Mena, Mena! Allora, la storia dell’iniezione, è una scusa!

Mena: mah! Sai com’è? Con rispetto parlando, io i cazzi miei, non li voglio far sapere a nessuno; anche perché, con i familiari di mio marito son rimasta in buoni rapporti e, non voglio che mi si dica che faccio la troia, per giunta anche con mio nipote. E invece tu, come sfoghi i tuoi istinti sessuali? Non mi dire che, ti sei messa il “lucchetto” alla fregna!

Franca: oh! No! Il lucchetto, proprio no! Ogni tanto, quando sono libera e, mi viene il desiderio, mi do piacere da sola, distendendomi sul mio desolato lettone matrimoniale, aprendo le cosce e, sparandomi un ditalino.

Mena: libera! Perché!? Come occupi il tuo tempo, stai facendo qualche assistenza a qualche persona anziana?

Franca:  no, e che, faccio la nonna a tempo pieno! Mia figlia lavora e io, quando mia nipote non va a scuola, faccio da baby sitter.

Mena: ah, molto bene! Ascolta, riguardo a quel discorso di mio nipote; poiché, il favore che ci deve fare, a me e mia figlia, è un qualcosa di eccezionale, volevo organizzare una cosina diversa dal solito.

Franca: cioè?

Mena: organizzare un incontro a tre.

Franca: scommetto che, vorresti coinvolgere tua figlia!?

Mena: no, mia figlia no; lei, non sa della nostra relazione e, ne intendo farglielo sapere. Sinceramente, ho pensato di coinvolgere te, ovviamente, qualora tu accettassi, saresti ben ricompensata.

Franca: me!? Ma, non sarò un po’ troppo vecchia per lui!? e poi, sinceramente, non ho fatto mai cose contro natura, ovvero il rapporto sessuale che, avevo con mio marito, era un rapporto normale, non gli ho mai fatto un pompino e nemmeno, me lo son preso mai nel culo.

Mena: beh! L’età, non è un problema, per quanto riguarda il rapporto, lui te la leccherebbe soltanto, al resto, penserei io.

Franca: ma, veramente io, non ho il corpo come il tuo, sono robusta, quasi cicciona e, le mie tette sono un po’ scadenti; non so, se vedendomi nuda e con tutti questi peli bianchi, raggiungerebbe una buona erezione.

Mena. Ah, tranquilla! A lui, piacciono molto le donne grasse; se, ti vedesse nuda, con quelle cosce enormi, impazzirebbe! Dai, Ciccia, di, di si! Non te ne pentirai, dove lo trovi un giovanotto disposto a trombarti e per giunta con regalino finale! Sai, ci sono in giro donne della nostra età che, pagherebbero e pagano una cifra, pur di assaporare nelle loro mature e ormai scovate fregne un cazzo giovane.

Franca: ehm, quanto sarebbe disposto a spendere?

Mena: sai, per un oretta, ti guadagneresti un bel bigliettone verde da cento euro!

Franca: non male, l’idea; comunque, in questo momento non posso darti una risposta certa, dammi  qualche giorno per riflettere e, ti faccio sapere. Tanto, il tuo numero di cellulare,ce l’ho

Mena: ok, d’accordo, tesoro ci conto!

Intanto, erano arrivate al cimitero e, si accingevano a deporre fiori e pregare sulle tombe dei rispettivi mariti, sepolti l’uno accanto all’altro.

Fine secondo capitolo

 

 

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La vedova del secondo piano

novembre 14th, 2013 by kikkus | Posted in incontri, Racconti Erotici, Tradimenti   No Comments »

Racconti Porno - www.raccontieros.itQuel sabato pareva procedere proprio come l’avevo immaginato.
Monica, mia moglie, era partita la mattina alle 7 per andare a trovare una cara amica ricoverata in una clinica di Bologna e sarebbe ritornata soltanto la sera dopo.
Dopo averla accompagnata alla stazione tornai a casa e per prima cosa iniziai a preparare un buon ragù che mi sarei gustato a cena dopodichè soltanto divano, tv e computer, insomma assoluto relax, proprio come piace a me.
Saranno state le sei del pomeriggio quando sentii suonare alla porta e sbuffando andai ad aprire trovandomi di fronte Mariagrazia, un’inquilina del secondo piano, che da quando un paio d’anni prima era rimasta vedova, ogni tanto veniva a casa nostra per farsi due chiacchiere con Monica.
Devo dire di non averla mai trovata molto simpatica, forse perchè spesso esagera nel piangersi addosso oltre ad essere troppo logorroica; unico punto a suo favore è che malgrado la non più giovane età conserva un fisico asciutto e ancora in forma ma soprattutto non mi dispiacciono affatto le sue gambe, con quella carnagione così chiara, e che non disdegna di mettere in risalto indossando non di rado vestiti piuttosto corti….proprio come in quel tardo pomeriggio settembrino.
Naturalmente cercava mia moglie ma quando le dissi della sua assenza non riuscì a nascondere una certa delusione.
MAR: Peccato, era soltanto per invitarvi dopo cena a bere uno spumantino da me.
Non mi sembrò gentile lasciarla sulla soglia così mi scostai per farla accomodare e subito dopo le chiesi se l’invito era legato a qualche ricorrenza particolare.
MAR: Nulla di eccezionale….visto che oggi sono arrivata alla “tenera età” di 68 anni e mi avrebbe fatto piacere condividere con voi un piccolo brindisi….da sola non è il massimo.
Rimasi nel contempo meravigliato per i suoi anni portati veramente alla grande e un po’ imbarazzato perchè non sapevo se era opportuno farmi avanti per brindare io insieme a lei ma mentre cercavo la soluzione più elegante per trarmi da quell’impaccio fu lei a risolvere subito i miei dubbi…
MAR: Anche se mi farebbe piacere non mi azzardo neppure a chiederti di salire da solo……lo so bene che sei uno che vuole starsene in santa pace…..
Ma quel brindisi mi stava improvvisamente allettando…….
IO: E se ti dicessi che invece mi farebbe piacere?
Mi guardò abbastanza sorpresa poi rispose
MAR: Credi che a Monica possa dar fastidio?
IO: Sai che è gelosa per principio ma visto che si tratta di un semplice brindisi posso anche decidere di non dirle nulla…non ci vedo nulla di male
MAR: Sono molto contenta, adesso mi vado a fare un bel bagno caldo e a mangiare qualcosa…se ti sta bene dalle nove in poi puoi salire quando vuoi.
Le dissi che a quell’ora andava benissimo e lei tornò a casa sua.
Dopo una bella doccia e un bel piatto di tagliatelle al ragù, salii da lei poco dopo le nove e un quarto con una bottiglia di Berlucchi che proprio all’ultimo momento ricordai di avere nel mobile bar.
IO: Mi dispiace che sia ancora da mettere in fresco
MAR: Non dovevi disturbarti ma sono contenta….lo gradisco molto…lo metto subito nel freezer

Poi mi fece accomodare sul suo bel divano a tre posti di tessuto rosso granata e lei nel frattempo andò ad inserire nel lettore dell’impianto stereo un cd di musica classica, dandomi modo di ammirare le sue ancora invidiabili forme tenute così poco nascoste da quel corto vestito di maglina leggera …… mmmmm….l’attempata vedova mi stava facendo eccitare troppo!!
Venne a sedersi sistemandosi sul lato opposto al mio e cominciammo a chiacchierare del più e del meno…… soprattutto lei. Dopo un pò mi disse di avere la necessità di distendere per qualche minuto le gambe sul tavolino di cristallo posto dinanzi al divano chiedendomi se mi avesse dato fastidio. La rassicurai del contrario così lei si sfilò le infradito e facendosi scivolare leggermente sullo schienale si sistemò in quella più comoda posizione.
IO: Hai i piedini di una ragazzina…. complimenti|
MAR: Grazie Claudio, ma ogni tanto mi fanno un pò tribolare per via della circolazione… così sono costretta, soprattutto a fine giornata, a farli riposare insieme alle mie povere gambe.
IO: Non pensi che un bel massaggino sarebbe molto più efficiente?
MAR: Penso di si, qualche volta lo faccio da sola, non è il massimo ma sicuramente costa molto meno……..
IO: Qualcuno dice che me la cavo benino e se ti andasse di provare …. sono più che disponibile.
Girò lo sguardo verso di me sfoderando un sorriso leggermente malizioso…
MAR: Se è gratis…. lo accetto volentieri!
IO: Sono pronto, scendo un attimo a prendere un flaconcino d’unguento profumato per massaggi, chiamo Monica per salutarla e tra cinque minuti sono di ritorno.
MAR: Anche l’unguento…. allora è una cosa seria…. io intanto tolgo lo champagne dal frigo e quando risali lo stappiamo!
Mentre uscivo mi consigliò di mettermi più in libertà visto il caldo afoso che era ricomparso in quei giorni.
Pensai che aveva proprio ragione e prima di risalire indossai una polo e un paio di pantaloncini corti al posto della camicia e dei jeans e ai piedi comode ciabattine da mare a sostituire le ingombranti scarpe da passeggio.

Sul tavolino di cristallo era già pronto il vassoio con il Berlucchi e due flute. Facemmo il primo brindisi di quella calda serata….. e dopo aver nuovamente riempito i bicchieri lei andò a rimettere la bottiglia in fresco. Era arrivato il momento di dedicarmi ai suoi piedini bisognosi di un pò di sollievo.
Mi sedetti ben composto su un lato del divano e a quel punto dissi a Mariagrazia che poteva poggiare i piedi sulle mie gambe. Si levò le ciabattine e si distese poggiando la testa sul bracciolo e subito dopo i miei pantaloncini accolsero le sue sensuali estremità.
Iniziai a toccarli molto delicatamente sul dorso e sotto la pianta per poi dedicarmi un poco alle dita minute dei suoi piedini con quelle molto più vigorose delle mie mani. Erano curati alla perfezione come perfette trovai le sue unghie laccate e lucidissime.
MAR: Ma lo sai che sei bravissimo?
Lo disse a voce bassa, quasi sospirando.
In quei tre o forse quattro minuti il mio sguardo era rimasto concentrato solo in quel punto e quando, alle sue parole, lo spostai sul resto del suo corpo sussultai all’istante. Nel distendere le gambe verso di me il suo mini vestito evidentemente non aveva fatto altrettanto…. lasciandomi godere della inaspettata visione di quelle mutandine di seta bianca sotto le quali il trasparire dell’oscuro cespuglio mi portò ad una eccitazione immediata.
Fortunatamente Mariagrazia, completamente abbandonata al mio “massaggino”, se ne stava ad occhi chiusi e per qualche istante potei continuare ad osservare quello spettacolo in mezzo alle sue gambe……..e per evitare inmbarazzi successivi volli interrompere un momento con la scusa di sorseggiare un po’ di spumante. Le spostai i piedi per potermi sporgere verso il tavolino. Lei probabilmente si accorse di essersi quasi “denudata” si tirò il bordo del vestito verso le ginocchia nel momento in cui si rimetteva seduta per gustarsi con me ancora un pò di “bollicine”.
MAR: Ma hai già finito?
IO: Nooooooo, era solo un breve preliminare…… adesso sarò più professionale…
Ridendo poggiai sul tavolo il mio bicchiere ormai vuoto, lei sorseggiò le ultime gocce e fece altrettanto. Ci rimettemmo subito posizionati come prima ma stavolta la vidi attenta a non scoprirsi oltre il lecito.
Stavolta le mie mani cominciarono a muoversi più decise di prima e dopo qualche minuto notai la sua mano destra abbandonare la spalliera del divano per spostarsi appena sopra il ginocchio tenendo l’altra poggiata appena sotto il suo petto. Io pian piano spostai i suoi piedi dalle mie gambe verso la mia pancia concentrandomi nuovamente sulle dita ora quasi impercettibilmente sudate insieme alla pianta.
MAR: Vorrei andare a lavarmeli, credo sia meglio per te!
Per tutta risposta li avvicinai al mio volto e iniziai ad annusarli voluttuosamente in ogni punto, sopra….sotto….tra le dita…..
IO: Hanno un profumo stupendo…. non pensarci neppure!
Rimase in silenzio per alcuni secondi poi quasi con vergogna cominciò a sussurrare….
MAR: Claudio, ho paura a dirlo ma ti devo confessare una cosa……
IO: Non devi avere paura di nulla….dimmi pure….senza problemi
Ancora attimi di silenzio prima di ascoltare la sua sofferta confessione….
MAR: Mi stai facendo eccitare in un modo inimmaginabile!!!!!
IO: E questo ti fa paura? Io credo di essere eccitato come e più di te!!!!!
MAR: Fermiamoci qui, ti prego, hai trent’anni meno di me e una moglie dolcissima e che mi è amica….. non mi sembra giusto tutto questo…
IO: Forse non è giusto ma in questo momento desidero soltanto continuare a godermi con te questa serata che trovo straordinariamente colma di erotismo….. è il tuo compleanno… e tutti e due abbiamo la stessa voglia…sei davvero convinta di doverci fermare proprio ora?
Mariagrazia si coprì il volto con la mano che prima poggiava sul vestito come a voler meditare sulle mie parole….. poi emise un lungo sospiro che l’aiutò a riprendere fiato….
MAR: No Claudio, non mi voglio fermare!!!!
Ripresi ad accarezzarle i piedi ora poggiati sul mio petto, vidi la mano che poco prima le copriva il viso scivolare in basso per poggiarsi all’altezza del ventre mentre l’altra andò a nascondersi sotto il vestito fermandosi all’interno della coscia destra. Mi chinai quel poco che mi consentisse di inebriarmi ancora del conturbante odore dei suoi piedini sempre più sudati e quando finalmente mi decisi percorrerli con la mia lingua il mio pene divenne duro in pochi istanti. Li leccai provando un gusto sublime che crebbe ancor di più quando. una ad una, presi a succhiarle tutte le dita e a quel punto vidi il repentino movimento della mano di Mariagrazia per spostarsi proprio nel mezzo delle sue cosce ancora nascoste da quel vestitino ormai divenuto superfluo. Cominciò a toccarsi aprendo istintivamente le gambe….il mio sudore non provocato dal caldo ma dall’eccitazione aumentò il suo incedere nel vedere quel dito medio strofinarsi lungo quel tratto di seta già umida. La mia inaspettata compagna di quella notte da favola aprì un momento gli occhi incontrando subito il mio sguardo “estasiato”, mi sorrise e smise di toccarsi spostando la sua mano nuovamente sulla spalliera del divano….. ora la bagnata trasparenza di quella seta mi stava mostrando quel cespuglio nero diviso da un solco roseo spaventosamente dilatato!!!!!!!!
Si alzò quasi di scatto e rimettendosi le infradito mi disse che doveva andare un secondo in bagno chiedendomi intanto di riempire i bicchieri…… cosa che feci molto volentieri.
Tornò in salotto dopo una decina di minuti almeno. Dai movimenti provenienti dal bagno avevo capito che si era voluta fare una veloce doccia anche perchè le punte dei suoi capelli lunghi solo sino alle spalle erano in qualche punto leggermente bagnate. Mancava ormai poco alla mezzanotte e io ridendo le ricordai che quello era l’ultimo brindisi dedicato al suo compleanno.
MAR: Allora finiamo la bottiglia entro dieci minuti…… vorrà dire che dopo la mezzanotte il mio modesto spumante dolce lo berremo brindando solamente a questa pazza e quasi inverosimile serata….
Mariagrazia riportò in cucina bottiglia e flute ormai vuoti e quando rientrò nel salottino feci il cenno di rimettermi a sedere sul divano lei mi afferrò la mano per accompagnarmi nella sua stanza…..
MAR: Qui forse si sta un pò più comodi……
Così dicendo si andò a sedere nel centro del suo lettone e muovendo la mano mi fece cenno di accomodarmi lì sopra con lei. Non aspettavo altro.
MAR: Vuoi continuare il massaggio qui?
IO: Soltanto ai tuoi dolci piedini?
MAR: Decidi tu dove vuoi…..
Le sollevai il vestito di maglina sfilandoglielo per poi riporlo sul fondo del letto. Il suo seno nudo e chiaro come il resto della sua pelle lo trovai perfetto per i miei gusti… non eccessivamente prosperoso e con i capezzoli non troppo accennati…. l’aiutai a distendersi….. si era cambiata le mutandine…. sempre di seta ma di un rosa tenue…. e in trasparenza l’ombra del suo cespuglio…. e la mia voglia ebbe il sopravvento sul “massaggio”….. dovevo subito annusare e assaporare tutto il resto del suo corpo.
Quasi le feci male nella foga di sedermi su di lei ancora vestito per poter iniziare a leccarla sul collo, sulle spalle e poi sul seno iniziando a succhiarle quei capezzoli che sentii inturgidirsi tra le mie labbra…. poi andai più giù per provare i suoi sapori più nascosti…sentii le sue mani quasi strapparmi la Lacoste di dosso e subito dopo afferrarmi e slacciare il bottone che teneva chiusa la parte superiore dei miei pantaloncini…. mi abbassai la lampo e li tolsi gettandoli lontano….. scesi un attimo dal letto per sfilarmi gli slip… il mio cazzo era turgido all’inverosimile… dal mio glande vidi uscire le prime gocce premonitrici….. le vide anche Mariagrazia che alzò il busto per piegarsi verso me…. afferrò le mie natiche con le sue piccole mani e la sua lingua andò a pulire quel mio liquido di piacere prima di sentire la sua bocca vogliosa impossessarsi del mio membro ancor più voglioso….. mi tirai indietro e la spinsi risoluto sulle lenzuola, le aprii le gambe e finalmente tuffai il mio viso in mezzo alle sue cosce……
Le mie narici apirarono l’odore più gratificante mai sentito e la mia bocca fu riempita dall’umore più libidinoso mai assaggiato….. me ne ci cibai in modo forsennato fino a quando sentii Mariagrazia implorarmi di possederla.
Fui subito sopra di lei e la penetrai immediatamente…. il mio membro pulsante scivolò in fondo alla sua caverna infuocata…. la sua bocca andò a cercare la mia prendendo possesso della mia lingua impastata dal suo intimo succo….. le unghie delle sue mani quasi penetrarono la mia schiena….le sue gambe avvinghiate intorno al mio bacino cominciarono a tremare come tutto il resto del suo corpo……poi staccò la sua bocca dalla mia per emettere subito dopo un gemito irreale e mentre il suo orgasmo quasi spasmodico la travolgeva totalmente io cominciai a inondare la sua immensa fica, chissà da quanto tempo inviolata, da una incredibile serie di schizzi del mio bollente sperma.
Trascorsero almeno cinque minuti prima che i nostri corpi trovassero la forza di dividersi dopo quell’amplesso così appagante e coinvolgente……
Indossai i miei vestiti mentre Mariagrazia si mise addosso solo una t-shirt che a malapena le copriva il pube.
Tornammo in salotto e poco dopo ci gustammo beati un bicchiere del fresco spumantino dolce…….non commentammo quanto era appena accaduto…..tutto era stato talmente bello che ad entrambi sembrò la cosa più giusta per non scalfire quell’atmosfera stupenda e forse difficilmente ripetibile. Mi congedai da lei dandole un semplice ma tenero bacio sulle labbra.
Scendendo i primi gradini mi voltai solo un momento per osservare pensieroso la porta ormai chiusa della “vedova del secondo piano”…………………………………………………………….

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: La vedova del secondo piano

La fruttivendola

novembre 14th, 2013 by antonio marino | Posted in incontri, Racconti Erotici, Sex, Tradimenti, trasgressivo   No Comments »

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Le vacanze estive quest’anno le avevo programmato all’insegna del riposo assoluto: due settimane in campagna dai parenti di mia moglie, quindici giorni senza fare assolutamente nulla eccetto mangiare e dormire e soprattutto senza guidare, visto che ogni giorno per lavoro macino chilometri su chilometri. Il primo giorno la mia vacanza ha rispettato in pieno il programma ma il secondo ecco che mia moglie mi chiede di andare a comprare della frutta. A nulla sono valse le mie proteste, sono dovuto andare dal fruttivendolo che, per mia fortuna, distava poco dalla casa ma non tanto da poterci andare a piedi. Con lo stesso entusiasmo con cui si va dal dentista mi sono messo in macchina e, presa la lista, sono partito. Fortunatamente nei paesini di campagna non ci sono problemi di traffico e di parcheggio per cui in pochi minuti sono arrivato proprio davanti alla bottega che mi avevano indicato. Parcheggio, scendo dall’auto, prendo le buste vuote ed entro: mi accoglie una visione da favola. Il fruttivendolo era una fruttivendola e che ragazza! Alta, bruna abbronzata, lunghi capelli corvini raccolti in una coda di cavallo e, soprattutto, un fisico da pin up. Indossava un paio di jeans attillatissimi e una canottiera azzurra che fasciava il suo ampio e sostenuto decolté, un davanzale davvero notevole, non indossava reggiseno e distinguevo chiaramente il rigonfiamento dei capezzoli. Restai letteralmente senza parole, impietrito, all’ingresso del negozio. La ragazza sfoggiò un sorriso a trentadue denti e mi chiese cosa desiderassi. “Frutta” dissi. “Ehm, quale?” mi chiese. “Questa – risposi – me ne dà un chilo.” “Questi sono peperoni” mi fece notare sorridendo ironicamente. Ero nel pallone più totale, fortunatamente mi ricordai di avere la lista, la presi e gliela consegnai. Mentre preparava le cose scritte nell’elenco non le toglievo gli occhi di dosso. Molte cose segnate si trovavano nelle ceste poste in basso per cui ogni volta che si abbassava i miei occhi si tuffavano nella sua scollatura o, se mi dava le spalle, si perdevano nel suo sedere immenso. Aveva quasi finito di preparare il tutto quando mi chiese se fossi del posto. Le risposi che ero in ferie e che sarei rimasto solo due settimane in vacanza. Mi disse che lei era stata in vacanza al mare in Puglia e mi fece vedere alcune foto che aveva sul cellulare. Fui felice di poter ammirare quel capolavoro della natura: un due pezzi ridottissimo copriva a malapena un corpo da favola. Sentivo l’eccitazione crescere in me di pari passo ad una sensazione di calore asfissiante. In realtà il calore non era solo una sensazione perché anche lei si sventolava continuamente ed era madida di sudore. L’idillio fu interrotto dall’ingresso di una cliente, pagai ed uscii. Il resto della giornata fu occupata dal pensiero continuo e martellante della fruttivendola e del suo fisico da sballo. Il giorno dopo alle otto ero già pronto per uscire ed andare a fare la spesa. Mia moglie mi disse: “Sapevo che non avresti resistito a stare senza far nulla tutto il giorno, fortunatamente qui siamo in tanti e occorre comprare qualcosa tutti i giorni.” Annuii con un sorriso e la baciai sulla fronte dicendole “Solo tu mi capisci.” Impiegai ancora meno tempo a raggiungere il negozio.  Giusi – così si chiamava – era dentro, oggi indossava un’altra canottiera e una minigonna che metteva in risalto le lunghe gambe color ambra. Chiacchierammo un po’, si interessò molto al mio lavoro, mi chiese della mia famiglia. Poi mi parlò di lei, mi disse che proprio prima dell’estata era stata mollata dal fidanzato  – che pazzo – e che aveva trascorso le vacanze da sola. Finalmente cominciò a prepararmi le cose che mi occorrevano o meglio quelle che mi venivano in mente perché non avevo la lista e non sapevo assolutamente cosa prendere. Quello che mi interessava era che le cose di trovassero in basso in modo da potermi perdere in quella abbondanza di delizie. Ad un certo punto alzai lo sguardo e vidi alcune bottiglie di vino in alto sugli scaffali. Stranamente non erano a portata di mano ma quasi a tre metri di altezza, per cui occorreva una scaletta per prenderle. Le chiesi il motivo e mi disse che più di una volta i clienti nel prenderle le avevano fatte cadere e visto che nemmeno si vendevano tanto perché erano ritenute costose dalla gente del posto, che il vino se lo faceva da sola,  le aveva messe in alto e le prendeva su richiesta. Mi venne un colpo di genio e le chiesi di prendermene una. Prese la scaletta e vi salì sopra. Le porte del paradiso si aprirono al mio sguardo. Le guardai tra le cosce ammirando quelle due colonne di carne che si riunivano in due colline colore dell’oro ricoperte da minuscole mutandine bianche che lasciavano uscire ciuffetti di peli neri prima di perdersi nel profondo delle natiche. Le chiesi di prendere un’altra bottiglia più distante, si ripresentò la visione celestiale. Ne chiesi una terza e per la terza volta fui elevato nell’empireo. Ero completamente sconvolto, sentivo il mio membro pulsare e premere nei pantaloni. Avrei voluto affondare le mani nei suoi glutei e, ancora sulla scala, infilare la mia lingua nella sua foresta di peli neri. Ovviamente mi astenni dal fare qualcosa. Non ebbi il coraggio di osare per il timore che qualcuno potesse entrare nel negozio. Presi la mia roba, pagai e tornai a casa. Ero così eccitato che non diedi tempo a mia moglie di mettere a posto quello che avevo portato. La cinsi alle spalle, le sollevai la gonna, le abbassai le mutandine e la penetrai da dietro. Bastarono pochi colpi per farmi venire sul suo sedere capiente (anche mia moglie non era per niente male). La feci girare sollevandola e mettendola sul tavolo a gambe aperte, affondai la bocca nella sua vulva ancora bagnata e la leccai in profondità facendola godere.  Non era la prima volta che mi succedeva per cui mia moglie non  trovò nulla di strano nel mio comportamento. Spesso facevamo l’amore appena svegli o al mattino prima di andare al lavoro quando la vedevo uscire dalla doccia o quando ne uscivo io con il pene già eretto. Insomma non mi ci voleva nulla per infiammarmi e prenderla in qualsiasi momento della giornata. Ricordiamo ancora entrambi con piacere una memorabile domenica mattina quando l’avevo montata mentre lei montava a sua volta la panna.   Dopo un’oretta però una spiacevole sorpresa: ero di nuovo eccitato ed il mio pensiero correva a Giusi, alla visione delle sue cosce abbronzate, al suo seno, al suo didietro. Il mattino dopo con la scusa del caldo uscii alle sette. Arrivai al negozio nel paesino deserto, non avevo incontrato anima viva nel pur breve tragitto. Giusi era sulla porta, aveva appena terminato di sistemare la merce e si sventolava con una cartoncino di quelli che usava per scrivere i prezzi. Mi accolse con il solito sorriso e mi chiese se il vino mi era piaciuto. Le risposi che lo avevamo finito e che me ne occorreva altro. “Ne ho quanto ne vuoi” mi disse prendendo la scala. Anche questa mattina indossava la solita canottiera e la minigonna. Salì in alto e rividi  le due corsie dell’autostrada di carne che conduceva alla sua aiuola di peli neri ricoperti di candido pizzo. Mentre ero intento alla celestiale visione mi chiese di tenerle la scala “Non vorrei cadere, è vecchia e poco sicura.” Mi avvicinai al nirvana che si apriva al di sopra del mio capo. Potevo sentire il profumo che emanava dal suo sesso distante non più di un metro dal mio naso. Sentivo l’eccitazione divampare nel mio corpo e concentrarsi nel mio pene turgido di desiderio. Prese una bottiglia di vino e scese dalla scala. Si appoggiò a me che tenevo le due mani sul lati della scala, mi scostai repentinamente per timore che il contatto tradisse il mio stato. Risalì sulla scala per prendere un’altra bottiglia, guardai di nuovo, eccitazione si aggiunse a eccitazione. Ridiscese e ancora una volta sfiorò il mio corpo sospinto verso di lei. Questa volta non mi scostai subito ero teso come un arco ed attendevo solo un minimo cenno da parte sua, un segnale, una parola, per agguantarla e farla mia. Invece con un agile movimento si sottrasse al mio abbraccio e mi chiese cos’altro volessi. Ero confuso, perplesso. Possibile che non si fosse accorta che la desideravo e che mi stava facendo impazzire. Possibile che non si fosse accorta che le guardavo tra le gambe quando montava sulla scala, che scrutavo nella sua scollatura quando si chinava. Possibile che non si fosse accorta del mio membro eretto che formava un evidente rigonfiamento nei pantaloni e che doveva aver sentito quando ci eravamo toccati. Non riuscivo a capire: forse le piaceva essere oggetto del mio desiderio ma non aveva intenzione di concedersi, voleva solo torturarmi e farmi sbavare dietro di lei. Mi sentivo frustrato ma ero impotente, non potevo metterle le mani addosso anche se il suo corpo mi faceva impazzire di desiderio. Mi ripeté la domanda se desiderassi altro. Chiesi altre cose distrattamente e quando le ebbe preparate mi fece il conto. Pagai e stavo per raccogliere la merce ed uscire quando decisi di fare un tentativo per vedere se ci stava o meno. Le dissi “Ma quando mi farai provare la tua roba migliore?” “Quale?” mi rispose. Era il momento, dovevo rischiare il tutto per tutto, se fosse andata bene avrei avute aperte le porte del paradiso, se fosse andata male potevo sempre dire che aveva capito male: “Quella che hai tra le gambe.” Mi guardò un attimo senza dire nulla, non mi sembrava offesa né mi sembrava che non avesse capito bene, dallo sguardo però non riuscivo ad intuire quale sarebbe stata la sua reazione. Poi uscì dal banco e si diresse verso l’ingresso, chiuse la porta di vetro a chiave e girò il cartello da Aperto a Chiuso, quindi si voltò di nuovo verso di me e infilò le due mani nell’ampia scollatura, tirò fuori le due mammelle e mi disse: “Intanto assaggia questi due meloni.” Aveva appena pronunciato l’ultima sillaba che già le mie labbra si erano chiuse su uno dei suoi capezzoli succhiandolo avidamente. Con le mani intanto le avevo afferrato entrambe le natiche e stringevo vigorosamente. Staccai la bocca dal suo seno e la baciai con passione. Le nostre lingue si intrecciarono in un vortice di eccitazione. Sembravamo due assetati che hanno trovato la loro fonte di acqua fresca. Le ficcai un dito nell’ano mentre la spingevo verso il mio sesso turgido ma ancora imprigionato nella sua gabbia di stoffa. “Aspetta – mi disse – non qui, andiamo sul retro.” Entrammo in una porta dietro il bancone e ci trovammo nel retrobottega, un piccolo locale con alcune cassette di frutta e una brandina. Ci buttammo sul giaciglio per consumare il nostro amplesso. Mi tolse la camicia baciandomi sul petto e succhiandomi a sua volta i capezzoli. Io nel frattempo mi ero tolto le scarpe e slacciato la cintura dei pantaloni. Lei completò l’opera aprendo la chiusura a liberando finalmente il mio sesso impennato. Lo impugnò e se lo mise in bocca. Succhiava avidamente dandomi sferzate di piacere. Le sfilai la canottiera afferrandole il seno e ricominciai a tormentarlo con le mani, poi le misi le mani sui lati della testa e cominciai a muoverla su e giù mentre lei teneva sempre in bocca il mio sesso. Mi venne il desiderio di assaporare il suo. La staccai da me, la feci distendere sul letto e le sfilai la minigonna e le mutandine: ai miei occhi si aprì la bellissima foresta nera solcata da una lingua di lava rossa e bagnata. Volli immergere la mia bocca in quel lago a forma di fiore rosso. Mi aprii la strada con la lingua tra gli anfratti della sua caverna di piacere, succhiai il nettare odoroso che mi aveva inebriato quando sulla scala ne avevo sentito l’aroma. Giusi mugolava e mi teneva le mani ben salde sul capo. Leccai, succhiai, rovistai con la lingua finché non mi ordinò, implorandomi, di prenderla. La penetrai dolcemente affondando contemporaneamente il viso nel suo seno immenso. Mi sembrava di essere avvolto completamente da lei, eravamo una sola entità. Cominciai a muovermi dentro di lei affondando la mia verga di carne nelle sue profondità: ogni colpo sempre più forte e sempre più profondo. Aumentai man mano il ritmo assecondando i suoi movimenti e gli incitamenti che mi dava. Il suo ansimare si fece più forte e veloce all’unisono con il mio. Eravamo entrambi madidi di sudore. I nostri respiri componevano una sinfonia ritmata con il cigolio della brandina. Ancora qualche momento ed esplodemmo entrambi nel gran finale: Giusi con un urlo strozzato venne affondandomi le unghie nella schiena e in uno spasmo di piacere io, un attimo dopo di lei, inarcai la schiena e dopo aver dato l’ultimo colpo di reni  estrassi il mio membro dalla sua vulva vibrante per l’orgasmo appena provato. Lo afferrò subito con una mano sostituendola alla vagina e muovendola velocemente. Le venni sul ventre inondandola di caldo umore, poi mi accasciai su di lei, unimmo le nostre labbra e ci abbandonammo esausti al momento catartico che segue l’estasi.

 

 

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L’amica di mia figlia

novembre 6th, 2013 by antonio marino | Posted in incontri, Racconti Erotici, trasgressivo   No Comments »

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Il mio hobby è la fotografia e spesso partecipo a workshop organizzati da fotografi professionisti che offrono delle sessioni di ritratto con modelle e insegnano a fotografarle, a posizionare le luci, a gestirle ecc. Quando posso cerco di partecipare a workshop che si tengano nella mia città, ma spesso sono costretto a spostarmi fino a Roma. Poiché si tengono sempre di pomeriggio e durano 5-6 ore, finiscono a sera tardi, e scocciandomi di mettermi alla guida alle 11 di sera per farmi 2 ore e mezza di autostrada per tornare a casa, rimango a dormire a Roma per poi ripartire il mattino successivo. Anche lo scorso mese di marzo avevo organizzato la partecipazione ad un workshop di fotografia per un venerdì pomeriggio con ritorno il sabato mattina. Esposi la cosa a mia moglie e mia figlia una sera a cena mentre era ospite anche Eleonora,  la migliore amica di mia figlia. Si erano conosciute al liceo ed erano diventate come sorelle, studiando insieme per cinque anni. Farei meglio a dire vivendo insieme perché Eleonora stava sempre a casa nostra. Almeno un paio di volte a settimana le aiutavo nelle materie scientifiche e durante gli esami di maturità avevo patito insieme a loro lo stress da preparazione. Ora però terminato il liceo le loro strade accademiche si erano separate poiché Eleonora era andata all’università a Roma mentre nostra figlia aveva preferito restare a studiare nella sua città. Però si vedevano comunque spessissimo, quasi ogni week end  o perché Eleonora tornava a casa sua o perché mia figlia andava a Roma da lei. Era appunto la settimana precedente il workshop quando dissi alla mia famiglia che il venerdì successivo sarei andato a fare fotografie e che avevo già prenotato il solito albergo per la notte. “Ma non esiste proprio – disse Eleonora – tu dormi da me. Abbiamo una camera disponibile nell’appartamento che condivido e non vedo perché devi spendere i soldi in albergo.” Tentai di rifiutare perché non mi andava per nulla di passare la notte in un appartamento di studentesse che immaginavo non dotato degli stessi confort della camera d’albergo che prendevo di solito. Già mi sembrava di sentire la dura rete di un divano letto in cui mi avrebbero fatto accomodare e la mia schiena già si lamentava. Fu tutto inutile perché le tre donne fecero una coalizione e non ci fu storia, dovetti accettare.  Così il venerdì successivo mi recai a Roma e partecipai al workshop con due bellissime modelle che fotografammo a luce continua e a luce flash. Terminai alle 23.00 e quindi come da accordi chiamai Eleonora al telefono per avvertirla che stavo per raggiungerla a casa. Mi diede l’indirizzo e le indicazioni per raggiungerla e dopo circa 20 minuti ero alla sua porta. Mi accolse con calore a mi fece accomodare in salone dicendomi mi stavano aspettando e che entro dieci minuti avremmo cenato. C’erano anche la sua coinquilina con il suo ragazzo ed un’altra coppia. Cenammo rapidamente e poi ci mettemmo un po’ a chiacchierare e feci anche vedere loro qualche foto scattata nel pomeriggio. Poi la coinquilina ed il ragazzo ci dissero che erano stanchi morti e che andavano a dormire. Lo stesso fece l’altra coppia. Fu a quel punto che Eleonora mi comunicò la novità. Il ragazzo della sua amica si era presentato inaspettatamente con la sorella ed il fidanzato di lei,  per cui Eleonora si era trovata spiazzata e la mia camera non era più disponibile. “Ma perché non me l’hai detto subito – le dissi – avrei preso l’albergo come al solito.” Non ti preoccupare – mi rispose – faremo come quando viene tua figlia, dormiremo entrambi nella mia stanza, ho il letto matrimoniale.” Tentai di oppormi a questa idea balzana ma, vuoi perché non mi andava proprio di cercarmi un albergo alle due di notte, vuoi perché non c’era nemmeno un divano su cui arrangiarmi, dovetti accettare. Indossammo quindi il pigiama e ci sistemammo in camera sua. O meglio io indossai il pigiama, Eleonora si limitò a mettere una t-shirt vecchissima e niente altro. In realtà un po’ la capivo perché faceva molto caldo ed eravamo costretti a dormire scoperti anche se, data la situazione, avrei preferito che indossasse qualcos’altro. Nessuno dei due aveva ancora sonno per cui ci mettemmo un chiacchierare. Dopo una decina di minuti dall’altra stanza ci giunsero dei suoni inequivocabili: la sua amica ed il ragazzo  stavano facendo sesso. Tra cigolii del letto e gridolini strozzati era come se fossimo in camera con loro. Facemmo finta di nulla. Eleonora sorrise divertita e, dopo un po’ ritornò la quiete. Decidemmo di tentare di dormire. Mi girai verso il lato  esterno del letto tentando di prendere sonno. Dopo un po’ la posizione mi risultava scomoda e  mi rigirai dall’altra parte verso la ragazza. Sembrava dormisse ma forse, nel rigirarsi  come avevo fatto io, la maglietta le era risalita scoprendole completamente la parte inferiore del corpo. Nella penombra vidi che indossava  un paio di mutandine bianche molto ridotte che per il movimento le si erano infilate completamente tra le natiche. Avrei voluto coprirla o rigirarmi dall’altra parte ma non riuscii a distogliere lo sguardo dal suo bellissimo sedere. Rimasi incantato a guardare per una decina di minuti mentre una malsana eccitazione mi pervadeva. La sfiorai con la mano destra ritraendola immediatamente. Dopo qualche momento ripetei il gesto. Poi la poggiai di nuovo tenendola lì. Eleonora non si mosse. Feci scorrere la mano sulle sue gambe e poi ancora sul sedere. In quel momento si mosse rigirandosi dall’altro lato, poi dandomi di nuovo le spalle. Nel fare questo movimento però si accostò completamente a me poggiando il suo sedere contro il mio bacino. Mi sentii morire, avevo un’erezione dirompente ed Eleonora era attaccata a me. Tentai di scostarmi ma ero sul bordo del letto e non c’era più spazio. Decisi di rimanere così immobile sperando di riuscire a calmarmi. Avevo il braccio destro sollevato e provai a mettermelo sotto il capo in una specie di auto abbraccio. Dopo un po’ cominciai a sentire dei formicolii nel braccio per cui dovetti toglierlo da quella scomoda posizione. Lo misi intorno alla vita della ragazza. Intanto il mio membro non dava segni di cedimento. Ad un certo punto Eleonora si mosse ancora e poi di nuovo. Ad ogni movimento corrispondeva una scossa che dal suo sedere si trasmetteva al mio membro e di lì al mio cervello. Era una tortura. Avevo un corpo morbido, profumato e dannatamente giovane premuto contro il mio sesso. Non resistetti oltre, infilai la mano che le tenevo in vita sotto la maglietta risalendo fino al suo seno. Era fantastico, aveva due mammelle davvero imponenti, sode. Cominciai a carezzarle, le presi un capezzolo tra le dita poi l’altro. Lei ebbe un fremito poi, senza dire una parola, cercò con la mano l’apertura dei pantaloni del pigiama e impugnò il mio membro. Ero estasiato. Cominciò a muovere la mano lentamente scoprendo il glande turgido e passandoci sopra le dita. Le scosse al mio cervello aumentarono a dismisura. Le infilai una mano nelle mutandine, lei aprì le gambe per agevolarmi la scoperta del suo desiderio. Raggiunsi il suo pube e la sua vagina bagnata. Indugiai con le dita sulle labbra e poi ne introdussi una all’interno. Le sfuggì un gridolino di piacere. Si girò verso di me e ci baciammo con passione. La sua lingua frugava nella mia bocca e io con la mia nella sua. Le sfilai la maglietta e le mutandine. Le baciai, succhiai, morsi il seno. Poi scesi con la bocca verso il basso e le aprii con la lingua lo scrigno del piacere.  Leccavo avidamente spingendo la lingua nei più segreti anfratti, andando sempre più in fondo. Lei mi teneva la testa premuta contro il suo ventre aprendo le gambe sempre di più. Inaspettatamente per me ebbe un orgasmo. Sollevai la testa dal suo grembo e la baciai. Eleonora allora avvicino la bocca al mio membro e prese a leccarlo avidamente. Stringeva delicatamente le lebbra intorno al mio membro turgido passando la lingua sul glande. Scendeva giù fino alla base e con la bocca giocava con i testicoli per poi risalire alla punta. Poi si staccò e si stese a  gambe aperte invitandomi a penetrarla. Anzi con la mano guidò lei stessa il mio membro dentro di lei. Cominciai a spingere dapprima lentamente poi sempre più velocemente e con colpi decisi. Lei aveva sollevato le gambe intrecciandole dietro di me quasi avesse timore che l’abbandonassi. Continuai ad affondare i colpi finché raggiunsi anche io il culmine del piacere. Estrassi repentinamente il membro dal suo grembo e lei, con un movimento fulmineo, scivolando sotto di me lo prese in bocca ricevendo tutto il mio caldo fiotto. Fu una sensazione nuova e inebriante. Rimanemmo esausti stesi uno di fianco all’altro.

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Una settimana sconvolgente…4a e ultima parte

ottobre 30th, 2013 by kikkus | Posted in concorso2013, incontri, Racconti Erotici   No Comments »

Racconti Porno - www.raccontieros.itLaura accese la luce della mensola sopra la spalliera del letto. Erano le 11 del mattino ma sembrava notte.
Si distesero supine una accanto all’altra e Cristina si portò subito la mano tra le gambe iniziando a toccarsi. Laura la guardò in viso per qualche momento per poi far scendere anche la sua mano.
Si masturbarono per un paio di minuti nel silenzio interrotto solamente dai loro gemiti sino a quando Cristina andò ad offrire le sue dita bagnate alla bocca dell’amica che subito ne imitò il gesto. Dopo essersi gustate a vicenda il frutto della loro eccitazione finirono per mischiarne i sapori con un lungo e voluttuoso bacio terminato il quale Laura osservò Cristina scendere dal letto per prendere quella custodia di stoffa e poggiarla sul comodino…
CRI – Ti andrebbe di giocare un po’?
LAU – Mmmmmm….con te giocherei tutta la giornata
CRI – Mi ecciti da impazzire
LAU – Con te voglio godere in tutte le maniere sino allo sfinimento
CRI – Si, non desidero altro, mi sembra di vivere un sogno
A quel punto disse all’amica che aveva bisogno di lavarsi un attimo e mentre Laura le porgeva un asciugamano pulito la pregò di non sbirciare in quella borsetta…doveva essere una sorpresa.
Quando, dopo qualche minuto, uscì dal bagno per rimettersi nel letto fu Laura ad entrarvi e dopo un accuratissimo lavaggio delle parti intime era di nuovo accanto alla sua amica.
Cristina aprì quella custodia misteriosa e ne estrasse due dildi identici nella forma ma non nei colori, uno infatti era argentato e l’altro nero lucido, di diametro non eccessivo e lunghi una ventina di centimetri. Laura guardò la scena sorridendo e alla richiesta di scelta optò per quello color argento lasciando l’altro all’amica. E il gioco iniziò……..
Cristina si mise in ginocchio accanto a lei distesa supina, prese l’oggetto lucido e cominciò a passarle la punta sul seno e sul collo, lo fece lentamente scendere sino al pube per poi spostarlo sul clitoride. Laura chiuse gli occhi e allargò un po’ le gambe. Sentì il dildo accarezzarle la fessura bagnandosi quasi subito e il suo piacere aumentò repentinamente quando lo sentì strusciare in tutta la sua lunghezza. Cristina vide le intime labbra dell’amica schiudersi come ad invitare l’oggetto che teneva tra le dita ad andare ad esplorare la calda caverna e allora dopo averne fatto leggermente roteare la punta sull’ingresso lo fece scivolare all’interno. Cominciò a farlo muovere in ogni maniera, roteandolo, alzandolo e abbassandolo per farlo sbattere sulla parete su periore e inferiore e poi spingendolo su e giù fino in fondo cambiando continuamente ritmo. Laura aveva la bocca spalancata, ansimava senza sosta, ormai prossima a godere quando l’amica lo fece scivolare fuori, aprì gli occhi e la vide infilarsi in bocca il dildo per poi succhiarlo avidamente..
LAU – Così impazzisco….stavo per venire
CRI – Me ne ero accorta ma non ho finito qui….
La prese per le mani e la tirò leggermente a se, poi la invitò a girarsi per mettersi a pecorina. Laura eseguì e poggiò le mani sul cuscino davanti al suo viso. L’amica, inginocchiata dietro di lei, l’aiutò ad aprire di più le gambe per ritrovarsi davanti ai suoi occhi il fantastico spacco dilatato e intriso di umori. Si gettò subito lì in mezzo con la sua bocca avida iniziando a leccare senza sosta, poi la sua lingua si spostò appena più su per assaporare il buco più nascosto. Aiutandosi con i pollici allargò i glutei e così riuscì a farne entrare leggermente all’interno la punta provando un piacere immenso, forse pari a quello di Laura che continuava a gemere in attesa di esplodere.
Cristina si staccò malvolentieri dall’intimità più nascosta ma era arrivato il momento di far venire la compagna di letto. Così riprese tra le sue dita il dildo che fece nuovamente scivolare nella fica fradicia che aveva lì davanti. Lo fece lubrificare in pochi secondi poi lo tirò fuori e subito poggiò la punta sopra l’ingresso più stretto. Provò a spingerlo pianissimo per assicurarsi di non provocarle dolore ma evidentemente si era talmente lubrificato che quasi non incontrò resistenza. Vide quell’ingresso pulsare davanti ai suoi occhi, spinse ancora e un istante dopo lo fece scivolare dentro per quasi metà della lunghezza, quasi risucchiato dal desiderio di Laura che iniziò ad emettere continui urli soffocati dal cuscino sopra il quale spingeva il viso. Il dildo a muoversi su e giù con ritmo vertiginoso, Cristina le infilò nella fica due dita della mano rimasta libera per masturbarla selvaggiamente e poco dopo un urlo pazzesco annunciò il sopraggiungere dell’orgasmo dell’amica. Laura sollevò il capo e subito dopo esplose accompagnata da un tremore che si placò a fatica almeno un minuto dopo. Cristina sfilò lentamente da quel buchetto il luccicante oggetto del piacere e dopo essersi accasciata accanto al corpo esausto di Laura se lo fece scivolare in bocca……..
Cinque minuti di silenzio seguirono a quei momenti di straordinaria libidine, poi Laura ebbe la forza di scendere dal letto e andò a lavarsi.
Uscita dal bagno ritrovò Cristina in veranda, naturalmente nuda, intenta a preparare un caffè che si gustarono poco dopo lì fuori anche perchè il tempaccio si era nuovamente allontanato.
Dovevano ancora alzarsi da tavola quando videro in lontananza il piccolo furgoncino adibito alla raccolta dei rifiuti all’interno del campeggio e certamente a breve sarebbe arrivato ai secchioni vicini ai loro bungalow.
LAU – Ci tocca rientrare
CRI – Aspetta,fammi vedere prima chi c’è sopra
Così dicendo si affacciò all’esterno della veranda sbirciando in lontananza. Il furgoncino si era fermato per la raccolta ad una trentina di metri da lì. Cristina tornò indietro e si sedette davanti a Laura.
CRI – Sono in due di colore, un po’ giovani ma non male, almeno da lontano
LAU – E con questo?
CRI – Che ne pensi se gli offriamo un caffè?
LAU – Sei proprio mattacchiona, magari rimanendo così come siamo!
CRI – Certo, mi eccita l’idea di vedere se si eccitano davanti a due non giovincelle, dai, questa deve essere la nostra giornata pazza o no?
LAU – E vada per la giornata pazza ma magari neppure accettano
CRI – Non penso ma almeno proviamo a vedere come reagiscono
LAU – E va bene ma proponi tu
CRI – OK
Un istante dopo il furgoncino si fermò li fuori ma da dove dovevano raccogliere i rifiuti non si poteva vedere dentro la veranda di Laura così Cristina non fece altro che alzarsi e uscire all’esterno e dirigersi così come stava verso di loro. Laura si sentiva molto imbarazzata e quasi sperò che i due tipi rifiutassero quel pazzo invito ma qualche istante li vide arrivare sulla soglia insieme all’amica.
CRI – Lei è la mia amica Laura
Così disse Cristina ai due per rompere il ghiaccio. A quel punto Laura fu costretta ad alzarsi dalla sedia e ad avvicinarsi a loro stupiti di quanto gli stava accadendo. Erano davvero molto giovani ma davvero niente male. Tommy e Taribo erano i loro nomi. E parlavano abbastanza bene l’italiano anche se erano arrivati dal Senegal solo da due anni. Accettarono molto volentieri l’invito per il caffè ma dissero che avrebbero finito il turno di lavoro tra un paio d’ore.
CRI – Allora vi aspettiamo per le 15, va bene?
Ai due andava più che bene e dopo averle osservate con particolare attenzione tornarono al lavoro.
Cristina aspettò che i furgone si allontanasse prima di andare a rimettersi seduta.
CRI – Mi sembra non abbiano rifiutato
LAU – Siamo matte da legare
CRI – Chissà cosa succede dopo il caffè
LAU – Intanto ho voglia di rientrare e sai perchè
L’amica sorridendo si alzò insieme a lei e rientrarono.
Stavolta fu Laura a far distendere l’amica mentre la sua mano prendeva possesso del dildo nero lucido. Si chinò subito di fronte alle gambe già aperte ma prima di iniziare il gioco non riuscì a trattenere il desiderio di farla eccitare con la lingua. Ci volle pochissimo per sentire il sapore del liquido che iniziava ad uscire. Ancora doveva capire se le dava più gusto il sapore di quel nettare o l’odore che spargeva la sorca di Cristina quando si eccitava…….ma in quel momento era un quesito di poca importanza e soddisfatte le sue papille gustative prese l’oggetto che aveva accanto per farlo entrare nell’alveo già pronto ad accoglierlo. La velocità con la quale si avvicinava l’estasi spinse Cristina a implorare l’amica di penetrarla nell’altro buco. Subito Laura lo estrasse da lì…..il dildo nero era quasi completamente ricoperto dal liquido biancastro che la sua bocca ancora assetata lo ripulì voluttuosamente. Poi vide l’amica sollevare le gambe aiutandosi con le mani per offrire il suo buchino al giocattolo che immediatamente e senza la minima resitenza penetrò all’interno. Laura cominciò a manovrarlo spingendolo freneticamente su e giù, sentì ansimare Cristina, allora si piegò ricominciando ancora una volta a leccare quella passera insaziabile aumentando contemporaneamente il movimento del dildo. L’ansimare dell’amica cominciò ad accompagnarsi a gemiti sempre più forti e mentre la sentiva gridare e avvertire che stava per godere nella sua bocca cominciarono ad arrivare schizzi del piacere di Cristina sempre più frequenti sino a quando l’urlo quasi inumano almeno quanto l’incredibile getto di umore che le finì direttamente in gola accompagnò il devastante orgasmo della sua straordinariamente sensuale amica.
Il bacio che si scambiarono poco dopo fu un miscuglio di dolcezza e voluttà. Sapevano entrambe che probabilmente quei tre giorni sarebbero stati soltanto una breve ma intensa parentesi colma di straordinaria attrazione sessuale.
Cristina sarebbe ritornata al suo Centro Benessere con una bellissima avventura in più e Laura alla sua solita vita con la fantastica scoperta di un lato sino allora sconosciuto e mai immaginato della sua sessualità.
P.S. Volutamente ho voluto soprassedere su come andò a finire l’incontro con i due senegalesi…lasciando a chi legge immaginarselo…..
Volevo che questo racconto in quattro parti vedesse protagoniste soltanto loro due…….Laura e Cristina

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Il lato B

ottobre 30th, 2013 by antonio marino | Posted in incontri, Racconti Erotici, sesso al lavoro, trasgressivo   No Comments »

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Non l’avevo mai presa in considerazione finché, ad una riunione aziendale, non le guardai il culo. Era bello sporgente e ben proporzionato e stava su una meraviglia. Ma guarda, pensai, non me ne ero mai accorto. La mia collega Loana era ritenuta da tutti simpatica ma poco attraente: aveva circa 35 anni,  magra, seno inesistente, viso ordinario, insomma nulla che ti facesse pensare a fare sesso con lei. Dalla sua aveva una enorme simpatia e molta disponibilità nel lavoro. Poi quel giorn,o guardandola da dietro appoggiata alla scrivania, mi accorsi che una qualità ce l’aveva: il culo. Glielo dissi apertamente, con tono scherzoso,  durante una telefonata “Sai, pensavo che tu fossi completamente da buttare ed invece guardandoti bene ho visto che hai un bel lato B.” Lei come al solito rispose simpaticamente circa le sue qualità nascoste che non si fermavano al suo sedere. Da quel giorno ogni volta che ci sentivamo al telefono lei mi diceva “Ciao, sono lato B.” La cosa con l’andar del tempo mi stuzzicava sempre più e volli vedere se era possibile approfondire l’argomento. Durante un’ennesima telefonata le dissi “Ma qualcun altro lo ha apprezzato o me ne sono accorto solo io?” “Beh adesso vuoi sapere troppo, mi rispose, ma poi perché ti interessa, hai sempre detto che sono brutta.” Effettivamente aveva ragione, non avevo mai pensato a lei come partner per un incontro piccante ma da quando mi ero accorto di quel culo così ben fatto mi era venuta la voglia di, scusate il gioco di parole, toccare con mano. L’occasione si presentò ad una successiva riunione alla quale Loana si presentò con un pantalone bianco di lino. Praticamente era come se non avesse nulla addosso, vedevo il rosa della sua carne al di sotto dei pantaloni ed un perizoma bianco che da sotto la cintura spariva tra le sue natiche. Prestai poca attenzione a quello che si disse nella riunione, stavo solo attento a puntare gli occhi sul suo culo ogni volta che si alzava e, ora che ci rifletto, mi sembrò che si alzasse spesso. Alla fine della riunione con mia grande sorpresa mi chiese se l’accompagnavo a casa visto che ero di strada ed io ovviamente accettai con entusiasmo. Ci mettemmo in macchina e in una decina di minuti giungemmo davanti a casa sua, una villetta bifamiliare che condivideva con i genitori. “Ti inviterei a bere qualcosa – mi disse – ma stasera sono davvero stanchissima e vorrei andare subito a letto, tanto più che sono sola in casa.” Avevo sperato in un fine serata diverso ma non sono il tipo insistente che cerca a tutti i costi di infilarsi nel letto di una donna, per cui le augurai buona notte, anche se erano le 9 di sera, e le aprii lo sportello dall’interno dell’auto sperando almeno di guardarle il sedere mentre scendeva. Loana scese dall’auto e si avviò verso la porta di ingresso ma, fatto solo qualche passo, cadde rovinosamente a terra. Balzai giù dall’auto e corsi verso di lei per vedere cosa fosse accaduto. Mi tranquillizzò dicendomi di essere inciampata e di non essersi fatta niente, per cui l’aiutai a rialzarsi. Appena poggiò il piede a terra però lanciò un urlo di dolore: si era procurata una distorsione e non poteva stare in piedi. La presi in braccio e la portai dentro casa. Mi chiese di portarla direttamente in camera da letto e di poggiarla sul letto, poi mi pregò di uscire per permetterle di svestirsi ed indossare qualcosa di più comodo.  Obbedii e mi recai nel salone. Dopo qualche minuto mi richiamò in camera; aveva indossato una vestaglia e stava stesa sul letto dove l’avevo lasciata. Le chiesi di lasciarmi guardare il piede che le faceva male, mi sedetti sul letto e lei mi porse il piede infortunato. A prima vista non sembrava avere nulla di rotto e non era nemmeno gonfio, comunque le consigliai di mettere del ghiaccio. Mi disse che l’avrebbe fatto senz’altro. Poi all’improvviso cominciò a ridere. Le chiesi perché ridesse. “Quello che mi fa male – rispose – non è il piede, ma il lato B che ho battuto cadendo.” “Dovresti mettere qualcosa anche lì – le risposi – non vorrei che si rovinasse l’unica cosa bella che ti rimane.” Sorridendo mi mandò a quel paese, poi aggiunse: “Ma se chiedessi di mettermi un po’ di crema sul sedere visto che io non ci riesco ti scandalizzeresti?” “Ma se non aspetto altro, risposi, finalmente ho l’occasione di vedere questo tuo bel culetto.” “Sì ma solo perché sono immobilizzata e non ho altri a cui chiedere, comunque penserò che sono al mare e che mi stai spalmando l’abbronzante così non mi vergogno.” Detto questo mi mise tra le mani un tubetto e, messasi a pancia in sotto, aprì la vestaglia e la sollevò fino alla vita.  Rimasi senza fiato, aveva un culo perfetto, come era stato possibile che nessuno di noi se ne fosse mai accorto.  E non solo il culo era perfetto ma tutto il lato inferiore, due cosce tornite bellissime che finivano con due natiche statuarie. Mi ricordava quella famosa pubblicità di uno slip femminile che per anni aveva tappezzato di manifesti tutta la città facendo camminare noi uomini a naso all’aria. “Cavolo – le dissi – e tu tenevi questo ben di dio e non lo dicevi a nessuno?” “Ma siete stati voi a non guardare bene – mi rispose – vi siete sempre fermati al lato superiore senza andare oltre. E’ vero non ho le tette ma ho questo culetto delizioso. Comunque non sei qui per guardare ma per mettermi la crema, quindi bando alle ciance e datti da fare.” La mia intenzione era proprio quella di darmi da fare ma non nel senso che intendeva lei, quel culo mi era entrato nel cervello e di lì l’immagine si trasmetteva direttamente al mio uccello che già dava segni di irrequietezza. Cominciai quindi a spalmarle la crema sulle natiche: erano così lisce e sode! Coprii di crema ogni centimetro di pelle facendo in modo che venisse assorbita tutta, poi con nonchalance infilai un dito sotto il filo del perizoma e lo feci scendere giù fino al buchetto del suo culo. Cominciai a girare intorno col dito mentre con l’altra mano massaggiavo le natiche, Loana non disse nulla e questo mi incoraggiò ad essere più audace. Spinsi il dito più in basso verso la sua fica e, aprendole le labbra, lo infilai dentro. Era completamente bagnata! Presi a sditalinarla prima dolcemente poi sempre più velocemente. Contemporaneamente mi sbottonai i pantaloni estraendo il mio cazzo ormai ritto e duro. Come se avesse avuto gli occhi dietro la testa Loana allungò la mano impugnandolo e iniziando a muoverla su e giù. Poi si voltò, si tolse completamente la vestaglia e chinandosi sul mio cazzo lo prese in bocca. La sua lingua si muoveva freneticamente sul mio glande, mentre le sue labbra stringevano il mio cazzo in un morbido morso, alzava e abbassava la testa facendolo sparire tutto nelle sua bocca. Era davvero brava, ma io a quel punto volevo scoparmela. Le tolsi il cazzo dalla bocca e le aprii le gambe, lei con le mani si aprì la vulva invitandomi a penetrarla. Lo infilai tutto dentro e cominciai a scoparla forsennatamente, lei mi avvolse le gambe dietro la schiena imprigionandomi. Puntai i piedi sul letto e affondai i colpi nella sua fica. Venne mugolando di piacere stringendo il mio cazzo dentro di lei. “Adesso ti darò anche quello che tu vuoi – mi disse – il mio lato B.” Si rimise a pancia in sotto offrendomi quel capolavoro della natura. Puntai il mio cazzo ancora bagnato dei suoi umori e lo infilai nel suo culo. Le afferrai i fianchi con le mani e cominciai a pompare. Bastarono pochi colpi per farmi venire inondandole il culo di un caldo fiotto di sperma. Mi abbandonai su di lei e rimanemmo lunghi attimi esausti e appagati. Da quel giorno ogni riunione si concluse puntualmente a casa sua dove godevo di quel culo perfetto.

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Il lato B

Il mio migliore amico

ottobre 22nd, 2013 by antonio marino | Posted in gangbang, incontri, orgia, trasgressivo, Trio   No Comments »

 threesome

Ci incontrammo per caso dopo circa dieci anni dall’ultima volta che ci eravamo visti. Marco era di tre anni più giovane di me ed era il fratello del mio compagno di studi Andrea. Avevo frequentato casa loro quotidianamente per moltissimi anni dalla scuola media all’università finché, dopo la laurea, ognuno aveva preso la sua strada e la frequentazione si era fatta più rada. Poi io mi ero sposato e dopo un paio di anni anche Marco aveva impalmato una ragazza di Bergamo andando a vivere nella città della moglie. Ed ora dopo dieci anni ci incontravamo di nuovo a Napoli. Quanti ricordi! Praticamente ero cresciuto a casa loro e con Marco in particolare c’era stato sempre un rapporto privilegiato. Con il fratello avevo frequentato le stesse scuole, la stessa facoltà, poi il pomeriggio mi trasferivo a casa loro per studiare insieme. Dopo lo studio spesso capitava che  Andrea dovesse andare da qualche parte con il fratello più grande o con un genitore ed io rimanevo con Marco aspettando mio padre che venisse a riprendermi. Nei primi anni quando capitava questa cosa ci mettevamo a leggere o guardavamo la televisione o giocavamo a qualcosa, poi verso i 15 anni (lui ne aveva 13) scoprimmo qualcosa di più divertente da fare: il sesso. La loro casa era molto grande e c’erano molti posti in cui stare in santa pace. In uno di questi, un locale adibito a ripostiglio, scoprimmo che il padre conservava la rivista Playmen, la versione italiana di Playboy! Per degli adolescenti in piena tempesta ormonale era una vera e propria manna. Appena rimanevamo soli in casa ci fiondavamo a guardare le ragazze nude ritratte nella rivista. Dal guardare al toccarsi il passo fu breve e, oserei dire, obbligato. Dopo aver sfogliato un po’ di riviste, sceglievamo la ragazza che ci piaceva e tiravamo fuori i nostri membri masturbandoci. Un giorno mentre eravamo intenti a questa pratica mi venne l’impulso di provare una sensazione nuova. Avevamo sfogliato già qualche rivista e stavamo scegliendo la ragazza su cui fantasticare, avevamo i pantaloni già abbassati per sfogare ancora una volta i nostri istinti quando mi venne la voglia di provare a toccare il pene di Marco. Lui mi lasciò fare e così continuai a tenerglielo in mano. Come sensazione non era un gran che. Poi cominciai a sentire che diveniva duro e la cosa mi piacque. Iniziai a muovere la mano su e giù, prima lentamente poi più velocemente. Intanto anche il mio membro si era eretto. Invitai Marco a toccarmi anche lui. Lo fece. Aumentai il ritmo del movimento e Marco dopo qualche secondo mi venne in mano. Poi cominciò a muovere la sua mano e a masturbarmi. In breve venni anche io. La cosa ci piacque moltissimo per cui da allora ci toccavamo a vicenda rendendo la masturbazione una pratica molto più appagante. Ovviamente quando eravamo da soli continuavamo a toccarcelo per conto nostro, ma quando eravamo insieme uno masturbava l’altro. Una sera che i  genitori erano fuori città  miei amici mi chiesero di restare a dormire da loro. Andrea andò a dormire in una stanza con la nonna mentre io ero  in camera con Marco. Dopo un po’ che eravamo a letto sentii Marco infilarsi nel mio letto e accendere una torcia elettrica. Vidi che sorrideva e che aveva una rivista. “Oggi facciamo una cosa diversa – mi disse – e aprì la rivista.” Non era una delle solite, era una rivista porno. C’erano amplessi di ogni tipo. In breve tempo i nostri membri erano belli duri e già l’uno teneva in pugno il pene dell’altro. Marco mi fermò la mano. “Aspetta, voglio fare una cosa. Però mi devi promettere che dopo fai lo stesso anche a me.” Promisi. Marco prese il mio membro e se lo mise in bocca. Cominciò a leccarlo tutto. La sensazione che provavo era bellissima anche se ovviamente nessuno dei due aveva mai fatto o ricevuto quella cosa. Il fatto che me lo leccasse mi eccitava moltissimo e all’improvviso venni. Marco si ripulì il viso e poi mi indicò il suo membro che era già duro. Non ebbi alcun problema a prenderglielo in bocca. Come avevo fatto io anche Marco venne quasi subito.  La nostra esperienza omosessuale però si fermò lì. Non provammo mai ad avere rapporti anali. Non rinnego nulla pur essendo consapevole di essere fondamentalmente eterosessuale. Mi piaceva quel che facevamo insieme. Abbiamo continuato a masturbarci a vicenda  per anni anche quando io ero fidanzato con quella che poi sarebbe diventata mia moglie. L’ultima volta che lo facemmo fu a casa mia qualche mese dopo che mi ero sposato. Marco era venuto per dare un’occhiata al mio pc che aveva qualche problema e dopo che lo aveva sistemato io gli dissi se voleva vedere una cosa interessante. Aprii una cartella di foto e avviai la presentazione. Erano foto che avevo scattato a mia moglie con la macchinetta digitale. Erano foto di nudo. Avevo ripreso mia moglie in ogni posizione, ma soprattutto a gambe aperte. Vedevo Marco guardare il grosso sedere di mia moglie, la vulva pelosa oscenamente spalancata con le dita, il seno abbondante. Ci toccammo ancora una volta  l’un l’altro e poi ce lo prendemmo in bocca reciprocamente. Dopo qualche mese Marco, come detto,  si fidanzò con una ragazza di Bergamo e se ne andò a vivere da lei. Ora dopo più di dieci anni ci incontravamo ancora. Mi raccontò che la sua storia era finita e che era tornato a Napoli a casa dei suoi. Chiacchierammo ancora un po’ del più e del meno poi mi sembrò naturale invitarlo a cena per quella sera. Accettò di buon grado dicendo che gli avrebbe fatto bene distrarsi un po’. Quella sera verso le otto venne a casa nostra portando in dono una bottiglia di vino. Mia moglie lo salutò con gran calore e la cena si svolse in un’atmosfera di serena amicizia. Dopo cena ci mettemmo comodi seduti sui divani a continuare la chiacchierata. Mia moglie conosceva Marco da quanto conosceva me e quindi si era vestita in maniera informale, aveva un corto abitino di maglina, molto aderente in verità. L’abito la fasciava completamente mettendo in risalto le forme generose di cui era dotata. Non indossava il reggiseno, come faceva sempre quando stava a casa. Si vedevano chiaramente i capezzoli sotto la leggera stoffa del vestitino, così come i contorni del minuscolo tanga. Più di una volta vidi Marco sbirciare nella profonda scollatura dell’abito di mia moglie o guardarle le gambe mentre stava seduta ed il sedere quando era in piedi. La cosa non mi infastidiva minimamente, anzi mi eccitava.  Eravamo seduti sul divano, mia moglie alla mia destra e Marco sulla poltrona a fianco. Quando mia moglie si alzò per prendere dei bicchieri in cucina le diedi una pacca sul sedere, quando si risedette le misi un braccio intorno alle spalle facendo ricadere la mano sul suo seno. Continuammo a parlare ed io con indifferenza le infilai una mano nella scollatura toccandole un seno. Marco non sembrava per nulla infastidito o turbato dal mio comportamento e continuava a chiacchierare normalmente. Vidi però che spesso il suo sguardo cadeva tra le gambe di mia moglie semiaperte a causa della seduta bassa del divano. L’abito era molto corto e stando seduta le si vedevamo le mutandine candide. Chiesi a mia moglie di andare a fare del caffè e quando rimanemmo soli dissi ridendo a Marco “Ha finito di guardare tra le gambe di mia moglie?” “Capirai – mi rispose – non vedo nulla di nuovo, ti ricordi quando mi facesti vedere quelle foto? Ho visto Elena nuda in tutte le posizioni, quindi non cambia nulla se le guardo le mutandine. (altro…)

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Un aperitivo al cioccolato

ottobre 4th, 2013 by SAMYGRANDE | Posted in incontri, Racconti Erotici, Sex, Tradimenti, trasgressivo   No Comments »

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L’acqua calda della doccia scende lungo il mio corpo nudo, mi massaggio delicatamente il corpo col bagnoschiuma. Una profumazione orientale si sprigiona nella stanza da bagno, facendo vagare la mia mente in luoghi lontani,paradisiaci, spiagge bianche,  mare azzurro e giornate piene di sole. Sono rilassata e compiaciuta, mi accarezzo i seni con le mani, massaggiandoli lentamente e delicatamente, scendo lungo il mio ventre piatto e poi dietro suimiei glutei sodi.

Verso sulla mani un altro po’ di bagnoschiuma ed inizio a massaggiarmi i piedi, salendo su per le caviglie, fino alle cosce affusolate.
Il mio corpo è così tonico, la palestra ha un effetto veramente positivo sulla mia forma fisica, non solo per gli attrezzi che uso, ma per gli incontri che faccio e che mi consento un’attività aerobica extra almeno tre volte la settimana. Come mi piacciono gli uomini muscolosi, i bicipiti pulsanti da accarezzare, i pettorali da leccare, le gambe muscolose da cui farsi stringere,i glutei solidi che nascondono il buchetto dell’ano da slinguacciare, i cazzi duri che ti scopano in tutti i buchi e posizioni…. mmm.

Ecco cosa manca sulla spiaggia un bel bagnante moro e abbronzato.

Ho ancora voglia, quanta voglia.
Inizio a sciacquarmi usando l’acqua fredda, i capezzoli sono sempre più dritti e duri, dirigo il getto freddo sulla mia vagina, apro le grandi labbra e inizio a massaggiarmi. L’eccitazione cresce, voglio un orgasmo! Continuo a risciacquare il mio corpo eliminando ogni residuo di sapone. Infilo un ditino nel culetto è aperto e voglioso anche lui, ne infilo un altro e stantuffo un altro po’.

Chiudo l’acqua ed esco dalla doccia, mi asciugo delicatamente ed inizio a prepararmi per la serata, resistendo all’impulso di masturbarmi e arrivare così all’appuntamento con un bel po’ di fame…

Non trascuro alcun particolare: Carlo adora i piedini ben curati, li massaggio con un olio
idratante e rifinisco la manicure con uno smalto rosso brillante, infilo le autoreggenti nere, con il bordo di pizzo alto, proprio come piace a lui,completo l’intimo con un body nero e rosso di pizzo aperto sia sul seno che sulle mie parti basse.

E’ da molto che non ci vediamo e, soprattutto, che non ci facciamo una bella scopata.

Un vestitino a fascia nero mi aderisce completamente al corpo, arrivando a coprirmi fino a metà coscia, stivali di pelle nera coi tacchi a spillo chiodo di pelle e un tocco di profumo… ok sono pronta. Mi specchio e non posso fare a meno di eccitarmi di nuovo, farei perdere la testa a chiunque.

Suona il campanello, chi può essere rischio di fare tardi al mio appuntamento… uff!!!
E’ Tinè, il ragazzo capoverdiano che fa da badante al mio vicino Umberto. E’ un bel ragazzone creolo, prima di venire in Italia faceva l’animatore turistico  in un villaggio, è lì che ha imparato molto bene l’italiano.  Non ci siamo mai parlati, anche se ha un corpo statutario.
Apro la porta: “Ciao”.
“Ciao, avrei finito lo zucchero e Umberto vuole un caffè. Puoi prestarmene un po’?”.
“Certo, ora lo prendo”.

Mi piego verso lo scaffale basso in cucina, sento il vestito che sale scoprendo le gambe e avvolgendo, se possibile, ancora di più il mio sedere.

Sento una mano infilarsi fra le mie cosce e arrivare alla mia fighetta, che era pronta ad esplodere già da un pezzo. Resto in quella posizione, sono già eccitata e disponibile. Sento un dito sfregarmi le grandi labbra ed impregnarsi dei miei umori. Ora gira la mano inducendomi ad allargare le gambe. Infila un dito nella fighetta e poi subito un altro, inizia a stantuffarmi delicatamente  facendomi gemere di piacere. Mi solleva il vestito e con una mano mi spinge la schiena verso il basso, mettendo così in bella mostra la mia fighetta rasata di fresco.
Sento qualcosa di duro poggiarsi sul mio clitoride e strusciarsi contro di esso furiosamente facendomi gemere ancora di più. Mi allarga la fighetta con le mani e lo sento entrare, finalmente! Grosso e duro, entra dentro lentamente, poco alla volta. Inizio ad urlare dal piacere, i suoi movimenti sono lenti e delicati, accendendo in me ancora più desiderio.

Sono al limite del piacere, lo voglio sentire in tutta la sua forza: “Scopami, dai più forte! Fammi tua!!” E all’improvviso i suoi movimenti si fanno più veloci e, cazzo! sento un bruciore improvviso e caccio un urlo di dolore e piacere: “E’ enorme!” Ora sento le sue palle gonfie sbattere contro la mia fighetta accaldata e dolorante. Mi possiede tutta, con forza e vigore, urlo come un’assatanata senza mai riprendere fiato.

Con una mano mi sgrilletto il clitoride e esplodo in un’enorme orgasmo, bagnando tutto quel lungo cazzone coi miei umori.

Esce dalla mia fighetta e risistema quell’enorme pacco nei pantaloni, non dandomi neanche il tempo di poterci giocare un po’.

Si piega, prende lo zucchero e si gira verso la porta.
“Devo andare, il caffè sarà venuto su ormai.”
“Aspetta, io… stanotte posso prepararti un buon caffè se ti và.”
“Verrò a suonare alla tua porta quando rientri” e chiuse la porta dietro di sé.

Sistemo il vestito, un ultimo sguardo allo specchio e mi avvio, Carlo mi sta aspettando, certo dopo questo aperitivo speriamo che la cena sia sostanziosa, male che va c’è lo spuntino di mezzanotte ad aspettarmi…

 

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Un aperitivo al cioccolato

[ CONCORSO 2013 ] – La Rossa

settembre 16th, 2013 by scopodonnexsetteore | Posted in concorso2013, Etero, incontri, orgia, Racconti Erotici, Sex, trasgressivo, Trio   No Comments »

Erotici Racconti Porno

Rammento che tutti i miei racconti sono veri, situazioni e nomi compresi. Liberissimi di non credermi…
Su un noto socialnetwork ho conosciuto Paola. Ci siamo scambiati il nostro indirizzo di posta e successivamente il telefono. Lei, sposata con un notaio, senza figli, abita a in una città a pochi  chilometri da me. Iniziamo la nostra frequentazione virtuale, nel mondo dove puoi dire tutto, fare tutto…metterti a nudo, sicuro e protetto dallo schermo di un PC. Mi racconta del marito che ama e che l’ama ma, preso dal suo lavoro, la trascura mentre lei a 43 anni si sente ancora nel pieno della vita. Certo le assicura un tenore di vita elevato ma, mi dice, che non si vive di solo pane…e per questo ha iniziato a conoscere persone nuove anche se solo virtualmente. Mi racconta che il PC portatile regalatole dal marito e Internet le hanno aperto un mondo nuovo. Ha iniziato con la navigazione in siti porno e di racconti erotici, spesso riconoscendosi nelle fantasie delle protagoniste  e che mi ha contattato per curiosità a causa del mio nick. Iniziamo un fitto scambio di mail, mi confida le sue fantasie…io le mie…decidiamo di incontrarci per il solito caffè. Ci vediamo di mattina in un anonimo bar della sua città. E’ bella, alta, formosa, solare ma soprattutto è Rossa, come non ne avevo mai viste…di quelle dai riccioli rossi, con le lentiggini sul viso e sul decoltè. Dice di trovarmi simpatico che con me riesce ad aprirsi…facciamo un giro in macchina facendomi giurare che non la sfiorerò. Nel tepore dell’auto mi confida che ha tre desideri che vorrebbe realizzare: fare l’amore con due uomini contemporaneamente di cui uno negro e mostruosamente dotato, fare la puttana in un albergo e incontrare una coppia con lei bisex. Le dico che se vuole posso realizzare i suoi desideri, nel rispetto della persona e della privacy dicendole il mestiere che faccio e spingerla a fidarsi di me…cosa che avviene. Le racconto cosa vorrei fare per realizzare i suoi desideri e noto che le guance diventano rosse e inizia a muoversi sul sedile stringendo e allargando le gambe. Le chiedo se è eccitata, mi risponde di sì…le tocco un ginocchio…si ritrae…le dico che se dobbiamo scopare seppure con altri prima o poi la dovrò pur toccare…si rilassa. Inizio a massaggiarle il ginocchio..poi la coscia infilando la mano sotto la gonna fino ad arrivare alla sua fica che inizio a massaggiare seppur coperta da collant e mutandine…Le prendo la mano e me la porto sul pacco. Dapprima timidamente poi con maggior vigore inizia a massaggiarmelo. Mi sbottono, abbasso lo slip e salta fuori come una molla…lei sgrana gli occhi dallo stupore..me lo impugna e inizia a segarmelo. Le prendo la testa, la faccio piegare e le dico che voglio un anticipo…(fortuna che siamo in un posto isolato). Mi dice che non l’ha mai fatto, io le rispondo che è ora di incominciare visto anche ciò che dovrà affrontare per soddisfare i suoi desideri e dapprima solo con la lingua poi con le labbra inizia a succhiarmelo. La sua inesperienza si vede e…si sente (con i denti), ma gradualmente le dico come fare e sempre gradualmente viene fuori un talento naturale. Se lo succhia, se lo lecca come un calippo…se lo ingoia…mentre io scosto collant e mutandine e seppur a fatica inizio a sditalinarla…Inizia il suo su e giù, stringendo le labbra quando scende e risucchiando quando risale…il trattamento dà i suoi frutti e dopo un pò le riempio la gola di sperma…Lei fà per ritirarsi ma le spingo la testa sul cazzo obbligandola a ingoiare tutto. Quando ha finito si rialza..ha il viso sconvolto..-Mi è piaciuto-, mi dice, -anche se ora ci vorrebbe altro, ma non posso trattenermi, devo correre a casa…ma tu organizzami una mattina di fuoco al più presto possibile, mi raccomando-. -Tranquilla le dico, al più presto avrai mie notizie…-. Ci salutiamo con un bacio.

Prima di realizzare i tuoi desideri voglio averti prima da solo perchè, per ciò che ho in mente, dopo non sarai più la stessa. La mia proposta non ammetteva repliche e ci incontrammo a casa sua in una giornata che il marito era fuori città per lavoro, mi accolse con una gonna sopra il ginocchio, calze nere sorrette da reggicalze, camicetta a fiori che a stento conteneva le sue tettone. Mi offrì da bere sedendosi sul divano accanto a me, presi a carezzarla le gambe, ancora un pò irrigidita mi lasciò fare, finchè arrivai al suo nido che trovai caldo e umido. Sembrò sciogliersi e prese a massaggiarmi il cazzo sopra il pantalone, mi sbottonò e inizio a spompinarmi, oramai aveva imparato come fare e la sua lingua saettava lungo l’asta leccandomi anche i coglioni. La stesi, le sfilai le mutandine e presi a leccarle la fica, era dolce, succosa e più leccavo più si bagnava, le presi il clito tra le labbra succhiandoglielo come un piccolo cazzo. Iniziò a dimenarsi – o cazzo…che bello…succhiami…fammi godere – le infilai due dita mentre leccavo e lei partì per il primo orgasmo. Senza darle il tempo di riprendersi le alzai le gambe e la infilzai in profondità finchè non sentii il collo dell’utero sotto la mia cappella. La pompai in velocità, dando bordate sempre più forti e profonde – daiiiii…di più….scopami…spaccami…fammi sentire una zoccola…sono una zoccola, la tua zoccola….fammi godere…godooooo….vengooooooo – me la scopai per una mezz’ora senza darle il tempo di riprendersi da un orgasmo all’altro finchè anche io, la limite, le sborrai dentro tutto il mio succo…- AHHHH…come sei caldo….ti sento tutto…riempimi….che bello…come godo…ancora un pò daiiiiiii…vengo di nuovo…. – Dopo gli ultimi colpi ci stendemmo su letto, rilassati a coccolarci. Ci misi poco per riprendermi, del resto con una donna del genere ci vuole veramente poco. Iniziai a titillarle i capezzoli che si indurirono subito e che presi subito a succhiare impastandole le tette con le mani. Ricoprivo di baci la sua bocca, il viso, dietro le orecchie, scendendo sul collo e risalendo. La portai di nuovo al massimo della eccitazione tanto che riapri le gambe per accogliermi di nuovo. Sprofondai in lei come un coltello caldo nel burro, era bagnatissima anche a causa dei precedenti orgasmi e presi a pomparmela di gusto. Ora però volevo assaggiare il suo culetto che tanto mi faceva impazzire, tenendola distesa le alzai le gambe e con la cappella iniziai a titillarle il buco del culo, alternando leggere penetrazioni a raccolta dei suoi succhi per lubrificarla bene..-Fai piano – mi disse, – è la prima volta – Fui delicatissimo come al mio solito, lasciai passare la cappella faceldola abituare alla intrusione, poi presi a fare dei leggeri movimenti avanti e indietro, sentendola di volta in volta sempre più ricettiva. Nel frattempo lubrificavo l’asta con la saliva e i suoi succhi che raccoglievo dalla fica, finchè il mio cazzo riuscì a scorrere per bene. Mi accorsi che non le facevo male…aveva una dote naturale a prenderlo dietro. Iniziai a pomparmela alternando colpi in fica e nel culo, lei si dimenava in preda ai continui orgasmi, quando la inculavo le infilavo un pollice in fica e quando me la scopavo le mettevo un dito nel culo. Questa sorta di doppia penetrazione la fece esplodere in un potente orgasmo, il suo corpo sembrava scosso dalle convulsioni, le sue tette ballavano, il viso era di un rosso acceso, le tappai la bocca con un bacio quasi a raccogliere il suo piacere dentro di me. Infine si accasciò quasi senza forze mentre continuavo a pomparla – basta -, mi disse – non ne posso più, lasciami abituare, non ho mai goduto così intensamente -. Mi sfilai con l’uccello ancora duro, mi stesi, le presi la testa e le guidai la bocca sul mio cazzo. Prese a succhiarmelo come le avevo insegnato, le dissi di farlo più velocemente, lei obbedì, andava su e giù con la testa sempre più velocemente, finchè sentii la sborra montarmi dai coglioni, la bloccai e le scaricai in bocca tutto il mio succo. Lei tentò di divincolarsi come la prima volta, ma non glielo permisi, anzi, le turai il naso costringendola ad ingoiare tutto. Stanco e soddisfatto ci fumammo una sigaretta con lei accoccolata sul mio petto. Mi chiese – come hai intenzione di realizzare le mie fantasie? – Le risposi: – Per fare la puttana ho un amico che gestisce un albergo, prendiamo una camera lì, metto un annuncio per reperire maschi, decidiamo il giorno e ti regalo la tua giornata da vera puttana, ovviamente dovrai dargliela anche al mio amico. Per la coppia con lei bisex, nessun problema, ho una coppia di amici ospitali e per il Superdodato ne conosco uno ma è pericoloso.- Perchè?- mi chiese, -perchè è dotato in modo mostruoso e poi una volta iniziato non si ferma davanti a niente, quindi eventualmente devi decidere prima fin dove vuoi arrivare perchè se è vero che i limiti non li supera è anche vero che se decidi di prenderlo e dove prenderlo poi devi farlo perchè un colosso del genere non posso fermarlo.- -E’ un mio desiderio farlo con un superdotato e comunque se mi sarai vicino credo di riuscire a farlo e poi se ci passa un bambino credo ci passa un cazzo no? Il culo però no, almeno per il momento…quello lo prenderai tu insieme a lui, per il resto seghe, spagnole, pompini e penetrazione in fica-. Ci lasciammo con la promessa che ci saremmo rivisti presto. (altro…)

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: [ CONCORSO 2013 ] – La Rossa

[CONCORSO 2013] -Il parcheggio del sesso

settembre 16th, 2013 by zeus | Posted in concorso2013, cuckold, gangbang, incontri, orgia   2 Comments »

loveme

Era una serata  come tante, una serata come tante ma…ben presto divenne una serata molto speciale.

sono tornato a casa un po’ prima, dico a mia moglie :preparati che usciamo,lei: dove andiamo ?…io : non fare domande, preparati e basta , intanto io faccio la doccia.

Ci vestimmo con molta fretta, era da tanto che avevo sentito dire di quel posto e quella sera volevo vederci chiaro, volevo davvero capire cosa ci fosse di strano in quel parcheggio.

Pero’ pensai bene di far vestire mia moglie in modo provocante , non so perche’ ma volevo essere preparato.

Allora gli dico : mettiti il completino di seta che ti ho regalato per S. Valentino, una gonna non troppo lunga e le calze autoreggenti.

Lei stupita, ma senza fare domande, fa come le ho chiesto e intanto si truccava.

Sei pronta ?…si solo qualche minuto e andiamo…ok, rispondo.

Salimmo in macchina e ci avviammo verso l’uscita della citta’…quella gonna corta faceva vedere il merletto del gambaletto e gia’ mi faceva ingrossare il cazzo solo al pensiero, cosi’ allungai la mano nella sua fica e gli infilai subito il dito e intanto con l’altra mano guidavo.

Lei era zitta e  con la sua mano mi aiutava a far entrare meglio il mio dito nella sua fica caldissima, che gia’ incomincio a bagnarsi tutta, le nostre dita bagnate finirono prima nella sua lingua e poi nella mia…e intanto mi avviavo.

Ad un certo punto, svoltai oltre un bivio e mi addentrai dentro un immenso parcheggio pulmann dismesso, pieno di grandi alberi e cespugli, poco illuminato e molto frequentato da coppie in auto.

Era quello il posto, mi avevano detto che si scambiavano le coppie e che era molto frequentato da cercatori incalliti di sesso.

In effetti ho notato diverse persone , tutte molto educate e discrete.

Noi ci fermammo in un angolo coi fari spenti e i finestrini abbassati col davanti dell’auto verso l’entrata.

Mia moglie senza fare domande guardava quelle auto che entravano e giravano in giro lampeggiando o fermandosi e accendendo e spegnendo la lucina interna dell’abitacolo

Intanto io ho allungato di nuovo la mano per non fare raffreddare quella sua fica vogliosa e incomincio a lavorare col tutta la mano…cosi’ lei mi abbassa la zip dei pantaloni e incomincia a maneggiare lentamente il mio cazzo, ormai duro.

Poi si abbassa la testa verso quel cazzo e se lo mette in bocca incominciandolo a leccare di gusto.

Cosi’ mentre io non capivo piu’ nulla, si avvicinano due uomini, bussano nel finestrino mezzo abbassato e chiedono: scusate , abbiamo visto che non siete appartati e quindi credevamo cercavate compagnia, quindi , se cercate compagnia noi siamo  qui’ per questo.

Io in un primo momento rifiutai,e gentilmente risposi: no ragazzi , grazie ma noi cerchiamo solo coppie .

Cosi’ salutando si allontanarono, ma erano sempre sul posto a cercare altro sesso.

Mia moglie che in quel momento si era fermata di leccare il mio cazzo mi domanda cosa o chi  dovevamo aspettare, io gli risposi che non lo sapevo e che se capitava una coppia piacevole magari potevamo provare qualcosa di particolare con loro.

Passo’ un altro po’ di tempo non so se 15, o 30 minuti e intanto lei era bagnatissima, sara’ venuta almeno 3 volte…che arriva una macchina con due persone , erano appunto una coppia, ci affianca e abbassando il finestrino ci chiede :

Siete qui’ per giocare ?…io rispondo: certo !! quindi escono dall’auto e si presentano..con lo sguardo chiedo a mia moglie se erano di suo gradimento , specialmente lui..tanto a me lei mi piacque subito , era una gran bella figona con la faccia da porca, un culo enorme e una figa tutta da gustare.

Non sapendo al momento dove andare decidemmo di mettere le macchine  unendo i due frontali e allargando il di dietro in modo da fare un triangolo , in un angolo molto appartato del parcheggio, posto tra due grandi cespugli e tre alberi.

Cosi’ con gli sportelli aperti le due donne si sedettero nelle rispettive auto coi piedi verso l’asfalto, praticamente meta’ dentro l’auto e meta’ fuori ,Mentre noi uomini restammo all’impiedi fuori.

Nessuno poteva vederci, nemmeno passando perche eravamo sistemati bene.

Io mi avvicinai alla moglie di quell’uomo appena conosciuto…e intanto lei seduta aveva allargato le gambe e incominciava a toccarsi la fica.

Cosi’ mi abbassai dolcemente la testa e incominciai col leccare la caviglia , pian piano con la mia lingua salivo leccando la gamba e sempre lentamente arrivai alla sua enorme figa.

Era gia’ un vulcano rovente , tutta depilata e infuocata, cosi’ incominciai a leccare ,leccare , leccare

Leccavo sempre di piu’…mentre lei con la mano spingeva la mia testa verso la sua fica e schizzava continuamente.

Poi mi allontana la testa e mi abbassa la zip dei pantaloni, il cazzo era gia’ durissimo e aspettava proprio la sua bocca.

Non ebbi nemmeno il tempo di fiatare che gia’ lo leccava, se lo infilava in bocca arrivando fino in gola, riuscivo a sentire le sue calde tonsille.

Menava, succhiava, leccava, leccava menava succhiava..era golosa di cazzo e godeva come una troia.

Intanto che lei succhiava il mio cazzo.

Io pensai di girarmi x vedere cosa facesse mia moglie , che era messa a pecorina nel sedile posteriore col culo fuori dall’auto ,mentre lui che gli infilava un dito nella figa e un altro nel culo e di tanto in tanto la leccava.

Mi rigiro eccitato al massimo e gli dico  allarga le gambe che ti sfondo col mio cazzo !! (altro…)

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L’estate è carica di emozioni

agosto 29th, 2013 by Lyla | Posted in Gay, incontri, Trio   No Comments »

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Trovarsi in una spiaggetta paradisiaca e solamente con poche persone con Laura non può che riservare piacevoli sorprese.
Ma ieri è stato piacevolissimo e particolarissimo.
Sbarcati da una barchetta ci siamo trovati su una spiaggia isolata, con un baretto stile messicano sulla spiaggia, musica di sotto sfondo e mare cristallino.
Sulla barca, non so neppure io perché, mi sono messo a fissare il rigonfiamento che un ragazzo aveva in mezzo alle gambe.
Laura, senza dire nulla, ovviamente si accorge dei miei sguardi.
Dopo poco che siamo in spiaggia, mi dice di essere particolarmente eccitata.
Mi dice pure che mi vuole vedere con il cazzo di quel ragazzo in bocca.
Ma cosa dici Laura, abbiamo sempre fatto le cose assieme, calmati.
Laura con calma appunto mi sussurra nell’orecchio: non te lo stò mica chiedendo, lo devi fare e basta, ti ho visto che gli stavi guardando il cazzo, datti da fare immediatamente.
Lo so che quando Laura fa così non c’è modo di dissuaderla…
La cosa però ovviamente mi stuzzica, conquistare il ragazzo e farmi spiare da Laura non mi dispiace.
Mi alzo e passeggio per la spiaggia.
Vedo il ragazzo al bar, mi avvicino.
Scambio due chiacchere, bevo una cosa con lui.
Non so proprio come iniziare la cosa, gli occhi mi cadono sempre sul suo cazzo, lui se né accorto e sembra assolutamente non infastidito.
Senti, è inutile che ci giriamo troppo in giro, vorrei farti un pompino, vorrei raccontarlo a mia moglie e vorrei che lei ci spiasse.
Luca mi risponde che però vuole vedere chi è mia moglie, io la indico, è la donna in topless sulla sdraio rossa.
Il ragazzo si incammina verso Laura, vedo che si stringono la mano, parlano 1 minuto e lui torna indietro.
Laura deve essere proprio porcellina, mi piace pensare che mi succhierai il cazzo per farle un piacere…
Pochi passi all’interno dalla spiaggia, bella vegetazione che regala fresco e intimità.
Luca si accorge che facendo quei pochi passi il mio cazzo è diventato durissimo, anche il suo sembra già pronto.
Lui si appoggia ad un albero, io senza dire più nulla mi inginocchio e tiro giù il costume.
Ha un cazzo bello grosso, già pronto. (altro…)

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Avventura con Cristina

luglio 17th, 2013 by Lyla | Posted in incontri, Sex   No Comments »

cristina-lo-prende-in-bocca
Sono in aereo. Sono seduto in prima classe e poco dopo che io mi sia seduto, arriva un volto
conosciuto. Cristina Quaranta.
Elegantissima, stupendamente sexy come sempre, ingioiellatissima, si siede esattamente nella fila
prima della mia.
E’ sola e questo mi fa uno strano effetto: eccitazione e al tempo stesso frenesia.
E’ troppo sexy!
Per tutto il viaggio legge una rivista, con un paio di occhiali neri che la fanno così intellettuale e allo
stesso tempo eroticamente travolgente che ad un certo punto, notando che il posto vicino al suo è
libero, mi alzo e mi vado a sedere accanto a lei.
Lei mi nota a malapena, inizialmente.
Sembra completamente assorta nella sua lettura.
Da vicino è ancora più bella.
Ha un tailleur nero con uno spacco vertiginoso che mi permette di lanciare occhiate ai suoi seni
sodissimi.
La gonna è piuttosto corta, così ammiro anche le sue gambe abbronzate ed ancora muscolose.
Le sue caviglie sono tremendamente arrapanti, così come i piedi, che sono smaltati di nero.
Trascorro gran parte del viaggio ad ammirarla estasiato.
Lei se ne accorge dopo un po’ e sembra giocarci su.
Inizia ad incivettirsi nei movimenti, aumentando la sua incredibile carica erotica.
Così prendo coraggio e fissandola per un po’ provoco la sua attenzione. lei si volta e mi fa col suo
solito tono dolce-sexy
“Si?”. io le dico prontamente
“Posso dirle una cosa?”.
E lei “Certamente. Dica”. (altro…)

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Porno casalingo

luglio 15th, 2013 by Lyla | Posted in incontri, Sex, Trio   No Comments »

sex_racconti_erotici_sesso
Era un po¹ di tempo che le serate a casa dei nostri amici Luigi ed Anna si trasformavano in tavole
rotonde sul sesso; le ultime volte ci eravamo spinti a guardare insieme delle videocassette hard
fingendo di fare commenti ironici sugli attori e sulle situazioni poco verosimili che venivano
riprodotte in questi filmati.
In realtà tutti e quattro avevamo una gran voglia di fare un¹orgia, ma nessuno di noi aveva il
coraggio di ammetterlo.
Una sera avevamo bevuto un po¹ più del solito ed io presi il coraggio di proporre di girare una
ripresa in cui a turno noi e l¹altra coppia ci saremmo dovuti esibire in un amplesso.
Per nulla imbarazzati, ma divertiti, Luigi ed Anna si iniziarono a spogliare. Una timida mano
femminile iniziò a praticare una masturbazione a un cazzo che si andava ingrossando a vista
d¹occhio.
Anna aveva 37 anni, il suo fisico era leggermente ammorbidito, ma aveva un non so che di
eccitante; sarà stata quella risata voluttuosa, quella voce perennemente conturbante o gli occhi vivi
ed allegri.
La vidi sorridere mentre si apprestava a prendere in bocca il cazzo di suo marito, continuava a
sembrare una bambina divertita da un gioco.
Luigi nel frattempo si perdeva nelle sue fantasie, già pregustava la prossima scopata con Gabriella.
Mentre loro si abbandonavano ai preliminari, io filmavo eccitatissimo quella scena di sesso
coniugale che forse per la prima volta usciva dal chiuso della stanza da letto.
Mi avvicinavo per riprendere da vicino Anna che spompinava Luigi e la esortavo a essere più calata
nella parte.
Lei sembrava un po¹ bloccata, ma mano a mano che il pene di Luigi si ingrossava, sembrava
addirittura sorpresa.
Poi fu il turno suo.
Si mise a cosce aperte sul divano, la sua fica era un vello di pelo completamente bagnato in cui la
faccia di chiunque si sarebbe persa a trovare il clitoride.
Non vennero, ma ci chiesero di dar loro il cambio.
Fu allora che Gabriella si spogliò in un batter d¹occhio.
Forse prevedendo la situazione, aveva indossato un reggiseno a balconcino che metteva in evidenza
le sue abbondanti tette; il reggicalze, tolte le mutandine, sagomava il suo culo che tante volte avevo
aperto per sfondarne l¹apertura. Iniziammo a baciarci appassionatamente, un numero eccezionale
per i nostri amici incuriositi ed arrapati.
Quando me lo prese in bocca, iniziò ad affondarlo per tutta la sua lunghezza e vidi Luigi che si
avvicinava sempre più con l¹obiettivo della videocamera per riprendere quel magistrale pompino.
Poi la feci girare alla pecorina e le iniziai a leccare la fica da dietro, insalivando anche il suo
apparentemente inespugnabile buchetto.
La vista del culo di lei e il pensiero di essere guardato dai nostri amici mi eccitò come non mai e ci
mancò poco che venni senza muovermi.
Luigi, in preda al massimo dell¹eccitazione, mi propose di filmare sua moglie e Gabriella mentre a
turno si passavano in bocca il suo cazzo.
Gabriella accettò di buon grado. Lo fecero distendere a gambe aperte sul divano e iniziarono a
leccarlo con avidità mentre io, con lo zoom della videocamera, indugiavo sulle loro lingue saettanti.
Luigi sembrava impazzito; emetteva gemiti di piacere e con le mani spingeva la testa di Gabriella e
di sua moglie sempre più verso il suo inguine. Vedevo il suo cazzo scomparire nella bocca di
Gabriella, che si dimostrava come sempre un¹abilissima pompinara, mentre Anna le leccava le palle
inturgidite.
Il pompino durò alcuni minuti, dopodiché Luigi esclamò
-sto venendo! – quando ormai era già troppo tardi per espellere la sua cappella dalla bocca
desiderosa di sperma di Gabriella.
Lei non potè che tentare di frenare l¹eiaculazione di Luigi trattenendogli nel palmo della mano la
sua verga vibrante; un attimo dopo vidi un fiotto di liquido bianco e cremoso spargersi
scompostamente sulle labbra e sulle guance di Gabriella, mentre Anna, che era ancora alle prese
con lo scroto, fece appena in tempo a catturare il secondo o terzo getto di sborra che Gabriella,
sapientemente, le aveva indirizzato in gola.
Le due donne iniziarono allora a baciarsi, passandosi da una bocca all¹altra lo sperma di Luigi che
ormai si diluiva nella loro saliva.
La pulizia fu molto accurata e al termine la cappella di Luigi e le loro bocche erano perfettamente
asciutte. Io avevo da un po¹ abbandonato la videocamera per farmi una vigorosa sega preparatoria.
Poiché nessuna delle due troie aveva goduto, avevo solo l¹imbarazzo della scelta.
Proposi ad Anna di provare a sbocchinare un uomo diverso da suo marito e non ci fu bisogno di
insistere.
Me la ritrovai con la chioma disordinata sul mio uccello ormai in preda allo spasmo.
Faceva fatica ad ingoiarlo per intero, ma la cosa non sembrava intimidirla.
La vidi sorprendentemente eccitata mentre si frugava la fica con le due dita della mano sinistra (la
destra era impegnata ad impugnare il cazzo del sottoscritto); le dette una mano Gabriella, che
sdraiandosi sul tappeto si ritrovò con la faccia in mezzo alle cosce di Anna e cominciò a
masturbarla con la sua lingua affusolata che ben conoscevo.
Stetti un po¹ a godere di quel bocchino insolito, ma non volevo venire così. Volevo vedere la mia
Gabriella penetrata da due cazzi e così chiesi a Luigi se se la sentiva di ricominciare.
Anche se c¹era una leggera differenza di dimensioni a mio vantaggio, cominciai a leccare il foro del
culo di Gabriella determinato a sfondarglielo. Lei si era già posta sul palo di Luigi e aveva iniziato
una danza con il suo bacino abbondante e staccato dall¹addome da un vitino sottile.
Non ricordo se chiesi ad Anna di portarmi del burro o qualcosa del genere; fatto sta che, unto ben
bene il roseo pertugio del culo di Gabriella, le affondai tutto d¹un colpo il mio cazzo duro come non
lo era mai stato.
La vidi trasalire per il dolore, ma fu un attimo, perché da quel momento cominciò ad urlare di
piacere e a esortarci
-dai, sfondatemi tutta! –
Luigi era esaltato alla vista di quella che era una sua vecchia amica trasformata in una troia
goduriosa e io stesso non credevo che Gabriella avrebbe goduto tanto nel farsi possedere da due
maschi.
Anna continuava a sfregarsi il clitoride e tutta l¹apertura della fica ormai abbondantemente bagnata.
Fu un crescendo. Luigi e Gabriella vennero contemporaneamente con un fremito incontenibile. Io
feci appena in tempo a sfilare dal culo di Gabriella il mio cazzo bollente e a raggiungere la bocca
spalancata di Anna, che ingoiò senza farsi pregare il potente schizzo di sborra che uscì.
Credo di non aver mai espulso tanto sperma, ma Anna fu brava, venuta anche lei, a spargerselo su
tutta la faccia, sul collo e sul seno.
Una risata fragorosa di Anna mise fine a quella indimenticabile serata.
Molto meglio dei film porno!

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