Le vacanze da zia Maria

Non sono mai andato in vacanza con i miei genitori. Sembra strana questa affermazione ma è la pura verità. I miei genitori non hanno mai preso le ferie estive, avevano il loro negozio di parrucchieri ed hanno sempre lavorato dal martedì al sabato –i lunedì i parrucchieri sono chiusi- la domenica invece lavoravano a porte chiuse (per timore dei vigili urbani) e questo per tutto l’anno agosto compreso. Noi tre figli ogni estate venivamo puntualmente mandati in giro ospiti di parenti che fittavano la casa al mare, in particolare la sorella di mia madre che partiva a giugno e tornava a settembre (allora si poteva fare). Verso i dieci anni però mi proposero di andare un mese in vacanza con una delle poche amiche di mia madre, una certa Maria che viveva con la vecchia madre e non era sposata e che ogni anno faceva due mesi di vacanze al mare. Ci andai poco convinto ma visto che l’alternativa era restare a Napoli a far nulla (nei primi anni 70 la TV iniziava alle cinque del pomeriggio) pensai che almeno avrei potuto fare qualche bagno a mare cosa che adoravo. Appena arrivai a casa dell’amica di mia madre mi accorsi che non ero l’unico ospite perché Maria aveva invitato anche una sua nipote e la figlia di un’altra sua amica entrambe mie coetanee. Devo dire che quell’estate mi divertii moltissimo, oltre a noi c’era anche la sorella di Maria che aveva preso in fitto un’altra casa e aveva quattro figli, tre figlie femmine e un maschio, dai 6 ai 13 anni per cui insieme formavamo un gruppo molto affiatato sia in spiaggia che la sera nelle interminabili passeggiate. Il mese di vacanza passò in un baleno ma l’anno successivo ci ritrovammo ancora tutti insieme per una vacanza spensierata e così anche l’anno dopo. Ormai eravamo diventati tutti una sola famiglia anche se per un solo mese all’anno. Sembravamo davvero una madre con i suoi figli, ricordo che una volta che non so per quale motivo rifiutavo di lavarmi, Maria, che ormai chiamavo zia, mi trascinò di peso in bagno e dopo avermi denudato completamente mi ficcò nella vasca da bagno e mi diede una bella strigliata. La porta del bagno non aveva chiave e così spesso capitava che qualcuno la spalancasse mentre ero dentro o che io entrassi mentre Maria o una delle ragazze lo usava. Ma non c’era malizia perché non ero ancora interessato al sesso. Ricordo che spesso Maria, poiché il bagno era minuscolo, si cambiava il costume in casa davanti alle ragazze e a me mostrandosi completamente nuda. La cosa mi aveva sempre lasciato indifferente anche se Maria aveva due tettone e un culone da sballo. Arrivò così anche l’estate del mio quarto soggiorno estivo con Maria. Avevo ormai 13 anni ed ero passato dalla fanciullezza alla pubertà: mi erano spuntati i primi peli sul pube e, durante l’inverno, avevo scoperto il piacere di toccarmi il cazzo guardando le figure dei giornalini per adulti. Ci ritrovammo di nuovo tutti per riprendere la vita vacanziera di tutti gli anni: bagni di mare, pranzi, passeggiate e giochi di società. Qualcosa in me però era cambiato. Guardavo le femmine con un altro occhio. Anche le ragazze erano cambiate fisicamente, gli erano cresciute le tette e le forme si erano arrotondate. Loro però sembrava che mi trattassero sempre allo stesso modo, come un fratello, ero io che mi sentivo diverso: avevo il cazzo sempre duro e ogni occasione era buona per farmi una sega. Avevo acquistato di nascosto dei giornalini per adulti che tenevo sotto il materasso e ogni pomeriggio, mentre tutti riposavano, io mi facevo delle seghe colossali nella mia stanzetta, immaginando di scoparmi tutte le ragazze e anche la zia Maria. Lei in particolare mi ossessionava anche in sogno. Non aveva smesso di mostrarsi nuda e quelle sue tettone mi facevano letteralmente impazzire, era la protagonista assoluta delle mie fantasie erotiche. Ormai i miei occhi erano costantemente puntati sulle sue tette. Al mattino appena sveglio le vedevo dalla trasparenza della camicia da notte che indossava senza reggiseno, poi le rivedevo al cambio del costume e poi ancora quando usciva dal bagno dopo aver fatto la doccia. Infine la sera si spogliava e rimetteva la camicia da notte trasparente. Era una vera e propria tortura! Ormai me lo menavo almeno tre volte al giorno, in bagno nel mare mentre facevo il bagno ma soprattutto disteso nel mio lettino. La mia stanza era stata ricavata nell’ingresso della casa e quindi chi entrava in casa entrava direttamente nella mia stanzetta e poi tramite una veranda molto ampia, che fungeva anche da soggiorno e stanza da pranzo, si accedeva al resto della casa ed alle stanze dove dormivano la zia Maria e le due ragazze. Il pomeriggio io mi ritiravo nella mia stanza e abbassavo l’avvolgibile della veranda per cui mi isolavo dal resto della casa. Un pomeriggio ero come al solito disteso sul letto della mia stanza con un giornaletto aperto in una mano mentre con l’altra mi toccavo il cazzo, quando bussarono alla porta. Nascosi il fumetto sotto il materasso, mi ricomposi ed aprii la porta. Era Margherita, una delle figlie della sorella di Maria, che aveva litigato con la madre e era venuta dalla zia. Le dissi che tutti riposavano ma lei mi rispose che visto che ormai ero sveglio e che non aveva voglia di ritornare a casa mi avrebbe fatto compagnia. Si sedette sul letto e cominciammo a chiacchierare. Io però ero ancora arrapato visto che ero stato interrotto nel bel mezzo di una sega e il cazzo mi premeva nel costume. Cercai di nascondere la mia evidente erezione ma mi accorsi che gli occhi di Margherita erano fissi sul rigonfiamento che tentavo goffamente di nascondere. Non avevo mai considerato Margherita come oggetto di desiderio in quanto tra tutte quelle ragazze era la più bruttina, senza quasi seno e con un’espressione ebete stampata sul viso, ma l’eccitazione era troppo forte per cui non andai molto per il sottile. Tirai fuori un giornalino da sotto il materasso e le dissi se voleva guardarlo. Pensavo che avrebbe rifiutato invece accettò subito. Si avvicinò a me e cominciò a sfogliare le pagine. Era uno di quei fumetti degli anni 70 che oggi definiremmo erotici, mostravano l’atto sessuale ma senza far vedere i genitali, solo tette e culi, il resto veniva lasciato alla fantasia del lettore. Per i tredicenni dell’epoca però bastava e avanzava. Chiesi a Margherita se le faceva piacere vedere il mio cazzo, lei si mise a ridere ma non disse di no. Eh ma tu cosa mi fai vedere? – le dissi. Mi fai vedere la tua fica? Continuò a ridere facendo di no con la testa. L’espressione sempre più ebete. Dai non vale che io te lo faccio vedere e tu non fai niente – dissi. Ma le sempre ridendo rifiutò ancora. Dai che siamo soli e non ci vede nessuno, insistei, basta che ti alzi la gonna e ti abbassi un po’ le mutandine, solo un attimo. Non si mosse, però non fermò nemmeno la mia mano che le tirava su la gonna, scoprendole le cosce e le mutandine bianche. La vista del candido pezzo di cotone ebbe l’effetto scatenante sulla mia libido, con un rapido gesto mi abbassai il costume liberando il mio cazzo turgido e umido di desiderio. Margherita rimase immobile con gli occhi fissi sul mio membro eretto. Adesso fammela vedere – le dissi – io te l’ho fatto vedere. Visto che non si muoveva mi avvicinai e con un rapido gesto le afferrai le mutandine facendole scivolare verso il basso. Con mia sorpresa sollevò le natiche per farsele sfilare. Adesso eravamo entrambi con il sesso scoperto, io in piedi di fronte a lei seduta sul letto a gambe larghe. Vedevo la sua fichetta coperta di una peluria bionda tra le due cosce aperte. Afferrai il mio cazzo con la mano e cominciai a farmi una sega. Margherita immobile guardava la mia mano scorrere sul mio cazzo e il glande apparire e scomparire. Decisi di osare di più, mi sedetti sul letto a fianco a lei e le presi la mano mettendogliela sul mio cazzo. Non si fece pregare per stingerlo e cominciò a farmi una sega come mi aveva visto fare prima. Io nel frattempo cominciai a toccarle la fica. Durò un attimo perché venni con un gemito riempendole la mano di sperma caldo. Margherita come se si fosse svegliata da un sogno (o da un incubo) si alzò, si ripulì la mano, rimise le mutandine e aperta la porta andò via lasciandomi nudo e svuotato sul lettino. Il resto della giornata trascorse come al solito ma la sera fui costretto a farmi un’altra sega eccitato dalla vista delle tettone di zia Maria. Il giorno dopo non vedevo l’ora che venisse il momento del riposino pomeridiano speranzoso di ripetere l’esperienza con Margherita e appena terminato il pranzo mi ritirai subito in camera. Dopo un po’ tutti gli altri andarono a dormire e nella casa regnò il silenzio. Io ero sul mio lettino ed avevo tirato fuori da sotto il materasso i migliori giornalini che avevo per farmi fare una sega memorabile da Margherita. Dopo un’ora però nessuno si era fatto vivo, avevo sfogliato tutti i giornalini, il cazzo era duro all’inverosimile ma nessuno bussava alla porta. Avevo corso troppo con la fantasia, l’esperienza sarebbe rimasta unica (nel senso di una sola volta). Non mi restava che farmi da solo l’ennesima sega. Presi il giornalino con l’eroina dalle tette più grosse, mi spogliai completamente nudo e con il pensiero rivolto a zia Maria cominciai a menarmelo. Ad un certo punto posai il giornalino e decisi di chiudere gli occhi per concentrarmi meglio su quelle tettone burrose. Dopo qualche istante però ebbi la sensazione di non essere solo, riaprii gli occhi e mi accorsi di avere tragicamente ragione. Zia Maria era lì nelle stanza, in piedi a fianco al mio letto e mi guardava sgomenta. Nella fretta di andare ad aspettare Margherita mi ero dimenticato di abbassare l’avvolgibile della veranda e zia Maria alzatasi per andare in bagno mi aveva visto nudo sul letto. Farfugliai qualche parola di scuse e diventai rosso come un peperone. Lei mi chiese dove avessi preso quei giornalini ed io fui costretto ad ammettere che li avevo comprati tutti di nascosto. Ma quanti ne hai? – mi disse – e soprattutto, dove li tieni? Alzai il materasso e le mostrai la mia collezione. Ero sicuro che mi avrebbe fatto una ramanzina da levarmi la pelle e che mi avrebbe rimandato immediatamente dai miei genitori. Invece cominciò a ridere prima sommessamente e poi a crepapelle. Io intanto da una parte mi sentivo rincuorato ma dall’altra mi vergognavo ancora di più visto che ero ancora completamente nudo anche se il cazzo mi si era completamente smosciato. Zia Maria mi disse che avremmo dovuto parlare un po’ e così dicendo andò ad abbassare l’avvolgibile, poi si sedette a fianco a me sul lettino. Cominciò a farmi il solito discorso sui rischi di una visione distorta del sesso data da quei giornalini e sul rischio di un eccessivo ricorso alla masturbazione, anche se sapeva che alla mia età gli ormoni corrono impazziti. Poi mi chiese quante volte lo facessi. Io risposi timidamente due. Alla settimana? – disse. Al giorno! – risposi. Ma come è possibile? Pensi solo a quello? Tutto il giorno con quei giornalini? Veramente non sono solo i giornalini – le dissi – sei anche tu che ti spogli continuamente e mi fai vedere tutto. Ma l’ho sempre fatto – rispose – non vedi nulla di nuovo. Sì ma quest’anno è diverso, zia, ogni volta che ti vedo nuda sento una cosa che mi tira dentro e poi mi diventa duro. Non è possibile, non me ne sono mai accorta, tu sei ancora un bambino. Cos’è che ti eccita tanto in me? Il tuo grosso seno zia, ogni volta che lo vedo vorrei toccarlo. Ma sono io, la zia Maria, è come se fossi la tua mamma! Ma non sei la mia mamma e le tue tettone mi fanno diventare matto! Mentre dicevo queste parole, che mai avrei pensato di riuscire a dirle, il mio sguardo era fisso sulla scollatura della camicia da notte della zia Maria e, dato che ormai mi ero tranquillizzato circa la reazione della zia, non avevo più vergogna anche se ero ancora nudo. La reazione fu quasi immediata, il cazzo mi divenne duro. Ma guarda questo! – disse – Ma che fai mi guardi le tette e ti arrapi? Ma sei un piccolo maialino! Pensi solo alle cose zozze. Così dicendo la zia tirò fuori una mammella e me la porse. Io la presi in bocca cominciando a succhiare avidamente il capezzolo. Rimasi così attaccato mentre lei mi prendeva il cazzo con la mano e cominciava a menarmelo. Vieni qui – disse – adeso ci pensa la tua zia. Tirò fuori anche l’altra tetta ed io cominciai a succhiare e strizzare anche quella. Che sensazione celestiale, finalmente potevo toccare gli oggetti del mio desiderio. Avrei voluto rimanere con il viso affondato nelle tette di zia Maria per sempre, avrei voluto tenerle sempre strette nelle mie mani. La zia però all’improvviso me le tolse da bocca e lasciò il mio cazzo. Non feci in tempo a mostrarle la mia delusione che me lo prese in bocca cominciando a succhiarlo avidamente. Era troppo per me e venni subito. Si alzò, mi baciò in fronte e mi disse: Da oggi in poi ci pensa la tua zia a te! E così fu, ogni giorno dopo pranzo andavo nella mia stanzetta e dopo un po’ la zia Maria veniva e mi faceva godere delle sue tettone e mi faceva dei memorabili pompini. Purtroppo fu quella l’ultima estate che andai in vacanza con lei.

In giro nel parco

 

Appena ho un momento libero ne approfitto per uscire con la mia fidata macchina fotografica, carico qualche obbiettivo nello zaino e vado in giro alla ricerca di qualche buon soggetto da immortalare. Di solito porto uno zoom tuttofare per le foto di street o reportage, un macro per fotografare fiori e insetti e un altro zoom tele per i soggetti più lontani. Con questi tre obbiettivi riesco ad affrontare ogni situazione. Spesso non ho voglia o tempo di spostarmi molto per cui mi limito ad andare semplicemente sulla spiaggia di fronte a casa mia o in un parco poco distante. Un sabato pomeriggio di dicembre decisi di andare nel parco, poco prima della chiusura, per cercare qualche bel soggetto da fotografare con la luce dorata del sole prossimo al tramonto. Il parco era praticamente deserto, salutai i custodi all’ingresso e mi inoltrai nei vialetti alberati. All’interno del parco c’è anche un laghetto artificiale e di fianco una piccola collinetta ottenuta con la terra dello scavo del laghetto. Si può salire fino in cima alla collinetta percorrendo un vialetto che partendo dalla base in un paio di tornate arriva al culmine da cui si può discendere da una scalinata. Il mattino il parco è molto frequentato da podisti e da gente che ha voglia di fare un po’ di movimento, mentre all’imbrunire ci sono solo anziani che chiacchierano e coppiette in cerca di intimità. Queste ultime si concentrano principalmente sulle panchine nel vialetto che sale sulla collinetta, dove la vegetazione le copre da sguardi indiscreti. Quel pomeriggio però non c’era nessuno ed io mi aggiravo nei vialetti fotografando qualche timido fiorellino invernale o qualche foglia dall’aspetto insolito. Ad un tratto mentre ero chinato a fotografare un fiore sentii un chiacchiericcio provenire alle mie spalle. Era una coppietta di adolescenti che si dirigeva verso la collina. Camminavano abbracciati verso di me sorridendosi e scambiandosi qualche bacio. Decisi di riprenderli così, nonostante avessi un’ottica macro a focale fissa,  puntai l’obbiettivo e scattai un paio di foto. Man mano che si avvicinavano l’inquadratura si restringeva sempre di più e, quando furono a 4-5 metri, li riprendevo in primo piano. I due si accorsero che li fotografavo ma non si mostrarono infastiditi, anzi si arrestarono e la ragazza sfoderò un sorriso sfrontato e sbarazzino. Continuai a scattare divertito e contento di avere trovato due modelli spontanei e disponibili. Feci loro cenno di attendere un momento e velocemente cambiati obbiettivo alla macchina montando lo zoom 24-70 che mi avrebbe consentito inquadrature a figura intera senza dovermi allontanare dalla coppia.  I due cominciarono a mettersi in posa facendo mille espressioni diverse. Lei fece un palloncino con il chewing gum che stava masticando, subito imitata dal ragazzo, poi si baciarono ancora ed infine si abbracciarono tenendo il viso rivolto verso la macchina. In pochi minuti scattai numerose foto. Poi feci per ringraziarli e salutarli ma mi chiesero di aspettare perché volevano fare altre foto. Acconsentii volentieri inquadrandoli di nuovo con la macchina. Questa volta però non fecero le espressioni buffe e spensierate che avevano fatto prima. Lui si mise in piedi mentre lei si inginocchiò davanti a lui cingendogli le gambe con le braccia e guardandolo con il capo sollevato. Poi si piazzarono l’una davanti all’altro e lui la cinse da dietro posizionando una mano sull’orlo dei suoi jeans. Insomma erano pose da modelli di pubblicità sexi. Scattai lo stesso riservandomi poi di scegliere quelle che mi piacevano. Terminai gli scatti, chiesi loro un indirizzo mail per mandargli le foto e li salutai.  Ripresi il mio giro nel parco alla ricerca di qualche altra immagine da portare a casa. Gironzolai un po’ quindi decisi di andare in cima alla collinetta fare qualche ripresa con lo zoom 70-200. Imboccai il vialetto che portava alla cima e dopo cinque minuti ero arrivato alla sommità. Innestai lo zoom e cominciai a scrutare dal mirino alla ricerca di soggetti da riprendere, magari un uccello posato nella vegetazione sottostante. Scrutando nel folto inquadrai invece la coppietta di prima. Erano seduti su una panchina a circa 15-20 metri da me e si scambiavano abbracci ed effusioni. Regolai lo zoom alla focale massima e decisi di fare un po’ il guardone. I due erano avvinghiati e lui le aveva già infilato una mano sotto il maglioncino per toccarle il seno. Le bocche erano incollate e le lingue frugavano avidamente. La ragazza teneva le mani intorno alla testa del fidanzatino mentre questi continuava a carezzarle il seno. Poi le prese una mano e se la mise sulla patta dei pantaloni invitandola a toccargli il membro. La ragazza non si tirò indietro, anzi vedevo benissimo che con la mano tastava il membro ormai duro del ragazzo seppure da sopra la stoffa. Lui si fece più audace e le sollevò il maglioncino per succhiarle il seno. Vidi due belle tette spuntare fuori dal reggiseno e sparire in bocca al ragazzo. Lui le succhiava alternando l’una e l’altra mentre lei muoveva la mano sempre più velocemente sul suo membro costretto nella morsa dei pantaloni. Ad un certo punto lui si staccò e incapace di resistere ulteriormente si sbottonò i pantaloni, aprì la zip tirando fuori il cazzo duro. La ragazza diede un rapido sguardo intorno per accertarsi se arrivasse qualcuno poi, vedendo che non c’era nessuno, impugnò il cazzo del fidanzato muovendo la mano velocemente. A lui però una sega non bastava, voleva di più. Con movimento dolce ma deciso, posò una mano sul capo della ragazza spingendolo verso il basso. Lei lo assecondò e posò la bocca sul membro turgido. Io continuavo a godermi la scena dal mirino della macchina fotografica eccitato dello spettacolo e dal vedere senza essere visto. Scattavo foto e mi sembrava di guardare come dal buco di una serratura. Il ragazzo teneva sempre le mani tra i seni della ragazza che chinata continuava a fargli un pompino. Continuarono così per un po’ fin quando lei sollevo la testa e disse qualcosa all’orecchio di lui. Si alzarono entrambi e la ragazza si sbottonò i jeans abbassandoli alle caviglie, si chinò dando le spalle al ragazzo e, poggiando le mani sulla panchina, gli offrì  la fica spalancata. Lui le fu subito dentro iniziando a darle colpi vigorosi. Fu in quel momento che la ragazza volse il capo nella mia direzione e, forse per un luccichio del sole morente sulla lente del mio obbiettivo, mi individuò. Staccai subito la macchina dall’occhio abbassandola e pensando che i due avrebbero detto o fatto qualcosa; non accadde nulla  invece, i due continuarono come se nulla fosse. Riavvicinai l’occhio al mirino e  inquadrai di nuovo la scena. Vidi la ragazza che teneva la testa rivolta verso di me e mi sorrideva mentre il ragazzo da dietro continuava a stantuffarle la fica. Ad un certo punto la piccola esibizionista mi fece anche un cenno con il pugno chiuso ed il pollice alzato come a dirmi: è tutto ok. Ero un po’ perplesso dall’audacia dei due giovani amanti appassionati. Il ragazzo pompava con foga tenendo le mani strette ai fianchi della ragazza mentre le tette ballonzolavano per i colpi del focoso amante.  I due continuarono ancora per un po’ poi lei si alzò e disse al ragazzo di sedersi sulla panchina, poi voltatasi nella mia direzione, spalancò le gambe e si sedette anche lei sul cazzo ritto del fidanzato. La vedevo cavalcare infilata sul palo di carne mentre con una mano si toccava le mammelle e con l’altra si sditalinava la fica. Era uno spettacolo travolgente per la furia con la quale i due ci davano dentro e per la bellezza del corpo della ninfetta. Improvvisamente si fermarono e lei sempre stando seduta sul cazzo ritto disse qualcosa al ragazzo, li vidi parlottare mentre lei non cessava di muovere il bacino, poi la sentii gridare verso di me: “Ehi fotografo non startene tutto da solo, vieni qua a farti una sega!” Ebbi un attimo di smarrimento per la sorpresa ma poi, incapace di ragionare, abbandonai la mia posizione dirigendomi verso i ragazzi. “Dai tiralo fuori e facci vedere come te lo meni, lo so che ci stai guardando da una vita e che vorresti scoparmi come fa lui.” Come un automa abbassai la lampo dei pantaloni e tirai fuori il cazzo duro e bagnato. Cominciai a farmi una sega mentre i due avevano ripreso a scopare furiosamente. Lei aveva ricominciato a cavalcare furiosamente mentre con la mano si tormentava la fica oscenamente aperta e penetrata dal cazzo del compagno. Teneva gli occhi fissi sul mio cazzo che mi menavo furiosamente. Improvvisamente lei venne e solo perché lui fu lesto a tapparle la bocca non urlò.  Andammo avanti ancora per un po’ fin quando il ragazzo disse che stava per venire. Allora la ragazza si alzò dal suo cazzo e si mise in ginocchio prendendoglielo in bocca, quindi mi fece cenno di avvicinarmi. Obbedii e lei prese a spompinare anche me. Prendeva in bocca alternativamente i due cazzi masturbandoci contemporaneamente. Venimmo insieme irrorandole il viso di sperma caldo. Ci sedemmo tutti e tre sulla panchina. “Voglio tutte le foto” mi disse lei.

 

In palestra

Finalmente mi ero deciso a iscrivermi in palestra!

Dopo vani tentativi di andare a correre la mattina presto o la sera al ritorno dall’ufficio, tentativi sempre naufragati dopo un paio di giorni, avevo deciso di andare in palestra durante le due ore di spacco che avevo al lavoro. Trovai una palestra vicino al mio ufficio ed il primo settembre cominciai a frequentare. A quell’ora la palestra era praticamente deserta, infatti oltre a me c’erano solo tre culone inchiavabili tipo la Merkel e un  ragazzo di colore che faceva da inserviente al proprietario-istruttore. Avevo tutti gli attrezzi a disposizione ma la voglia non era troppa per cui passavo la maggior parte del tempo sul tapis roulant o alla cyclette. Le tre vegliarde fingevano di  impegnarsi ma in realtà pensavano più a chiacchierare che a fare gli esercizi. L’unico che si impegnava a fondo era Patrick, l’inserviente che, dopo il turno del mattino, ripuliva e metteva  a posto gli attrezzi e poi si metteva anche lui a fare esercizi insieme a noi. Verso le due finalmente smettevo la tortura e andavo nello spogliatoio a fare la doccia per poi tornare al lavoro. Nel primo mese di frequenza scambiai poche parole con gli altri, mi limitavo a fare i miei esercizi da solo senza fare conversazione. Poi col passare del tempo, forse con l’esempio del ragazzo che veramente si impegnava, presi a fare gli esercizi insieme a lui e devo dire che cominciavo anche a vedere qualche (modesto) risultato in termini di tono muscolare. Un giorno, avevo appena terminato la sessione, mi recai nello spogliatoio e vi trovai Patrick che si apprestava a fare la doccia. Mi spogliai e mi infilai sotto il getto dell’acqua calda. La stessa cosa fece il ragazzo e per poco non mi venne un colpo: aveva un cazzo enorme. Ovviamente era in fase di riposo ma già così era lungo il doppio del mio! Non che io sia un buon termine di paragone ma quello era veramente lungo. Patrick si accorse che lo fissavo con un’espressione di sgomento e si mise a ridere. Uscimmo entrambi dalla doccia e cominciammo ad asciugarci con gli asciugamani. Appena lui ebbe finito rimase di nuovo nudo ed io non potei evitare di guardargli ancora l’uccello cercando di immaginare come  sarebbe stato in erezione. Non potei fare a meno di commentare “Con quell’attrezzo che ti ritrovi sarai l’idolo delle ragazze!” “Non posso dire di no – rispose – ma a volte mi imbarazza perché ogni volta che mi spoglio tutti hanno la tua reazione, rimangono a bocca aperta. Spesso evito di fare la doccia con gli altri perché mi scoccia che mi guardino. Con le ragazze però effettivamente me la spasso.” Finimmo di rivestirci e tornai al lavoro. La volta successiva però,  quando mi recai a fare la doccia Patrick mi seguì e cominciò a spogliarsi anche lui. “Ma non hai detto che ti imbarazzava fare la doccia con gli altri?” Mi sorrise e rispose “Non fraintendere è solo un caso, devo andare via anche io”. Fui costretto di nuovo all’umiliazione del confronto. Il mio mi sembrava addirittura più piccolo del solito! Continuavo a fissare il cazzo del ragazzo e mi sorpresi di nuovo a desiderare di vedere quel palo eretto. “Se così è il doppio del mio, quando sei eccitato cosa sarà? – gli dissi – Tu sei una causa di depressione per gli altri uomini.” Sorrise divertito mostrando i suoi denti bianchissimi. “Qualche volta te lo faccio vedere, se prometti di non deprimerti troppo.” Terminai di rivestirmi e ritornai in ufficio. La sera a casa raccontai a mia moglie del ragazzo e del suo uccello notevole e lei, come immaginavo, espresse tutto il suo entusiasmo e la voglia di vederlo da vicino. “Per ora ti devi accontentare di questo” le dissi abbassandomi i pantaloni e ficcandole il mio cazzo in bocca. “Cercherò di farmelo bastare” rispose. Prese a succhiarmelo con piacere, come aveva sempre fatto, ma ben presto mi fece capire che voleva essere scopata per bene. Non ebbi difficoltà ad accontentarla, la feci mettere appoggiata al divano del salone e la scopai da dietro venendole sul capace culo. Appena finimmo mi disse: “E allora quando me lo porti a vedere?” “Presto” risposi. Le volte successive in palestra non ebbi l’occasione di incontrare il ragazzo negli spogliatoi finché un giorno l’istruttore a metà lezione ebbe una telefonata e dovette andare via lasciandoci soli visto che le tre befane quel giorno non erano venute. Finii di fare gli esercizi della scheda e mi avviai verso lo spogliatoio. “Aspetta” mi disse Patrick “Voglio farti vedere una cosa.” Dopo aver chiuso a chiave la porta della palestra mi raggiunse e cominciò a spogliarsi. Appena fu completamente nudo prese il suo smartphone e cominciò ad armeggiare con lo schermo. “Ho bisogno di un piccolo aiuto” disse. In un primo momento non capii, poi vidi che con una mano teneva il telefonino e con l’altra si toccava l’uccello mentre teneva gli occhi incollati allo schermo. Mi avvicinai e vidi che stava guardando un film porno sul telefonino. Ecco l’aiuto di cui parlava! Devo dire che lo stratagemma aveva funzionato benissimo. Il suo cazzo nero si ergeva in tutto il suo splendore. Quasi trenta centimetri di carne turgida sfidava la forza di gravità puntando al cielo. “Posso toccarlo?” gli chiesi. Mi guardo con un’espressione incerta. “Non fraintendere – gli dissi – non sono omosessuale, anzi sono sposato con figli e questa e la prima volta che tocco il cazzo di un altro uomo, se si escludono le seghe fatte in compagnia dei miei amici quando avevo 13 anni.” “Fa pure” rispose. Afferrai l’uccello con la mano destra: era duro come il marmo ma caldo e pulsante. Restai qualche secondo immobile indeciso se lasciarlo o continuare a tenerlo stretto. Decisi di assecondare il mio istinto che mi diceva di non mollarlo. Fissai Patrick negli occhi e non lessi espressioni di fastidio o sgomento, forse non era la prima volta che gli capitava. Non so se consapevolmente iniziai a muovere la mano lentamente. Il ragazzo chiuse gli occhi e inarcò le reni sporgendosi in avanti. Continuai a masturbarlo aumentando il ritmo mentre con l’altra mano gli presi i testicoli, stringendoli leggermente. Continuai a muovere la mano alternando colpi veloci a colpi più lenti. Finalmente Patrick emise un gemito e venne inondando il pavimento di sperma caldo. Non dicemmo nulla mentre ci  rivestivamo, poi ci salutammo e andai al lavoro. La sera a casa raccontai tutto a mia moglie e, come al solito, dovetti spegnere con il mio cazzo l’eccitazione che le avevo provocato. “Voglio vederlo anche io – ribadì – trova il modo di portarlo qui.”  Due giorni dopo ero di nuovo in palestra e appena lo vidi subito mi venne un’idea per portarlo da mia moglie. “Senti Patrick – gli dissi – volevo chiederti se ti andava di farti fare qualche foto, sai ho l’hobby della fotografia ed un amico mi ha chiesto  se gli faccio delle foto per il catalogo della sua fabbrica di intimo. Tu hai “l’attrezzatura” giusta per riempire i boxer da uomo.  Ti porto via solo un paio di ore sabato mattina e guadagni pure qualcosa. Che ne dici?” Accettò volentieri e così ci demmo appuntamento per il sabato successivo a casa mia. Arrivò puntuale e lo introdussi subito nel piccolo studio fotografico che avevo allestito nel garage di casa mia. “Questa è mia moglie e poserà per l’intimo femminile insieme a te” Diedi a Patrick una serie di boxer da indossare e lo accompagnai in una stanzetta a fianco dove avrebbe potuto spogliarsi e indossarli. Mia moglie era già pronta con un completo perizoma e reggiseno pushup che indossava sotto l’accappatoio. In pochi minuti Patrick fu pronto e devo dire che faceva un bellissimo effetto il suo corpo palestrato e muscoloso e quel cazzo statuario che si delineava all’interno dei boxer aderenti. Cominciammo a scattare delle foto con mia moglie che si metteva sempre in modo da stare a contatto con il ragazzo praticamente strusciandosi addosso a lui. Ad un certo punto le dissi di togliersi il reggiseno e di abbracciare Patrick da dietro mettendogli una mano sul bordo dei boxer come se volesse infilarla dentro. Li lasciai in quella posizione per un po’ di tempo fingendo di dover regolare la macchina fotografica e i flash. Vedevo il ragazzo in evidente difficoltà per il contatto con i seni di mia moglie sulla schiena e la mano che si muoveva sul suo ventre. Mi accorsi che il suo cazzo aveva iniziato a crescere. Dissi a mia moglie di infilare la mano un po’ più dentro. Fu la fine, Patrick non riuscì più a controllarsi ed il suo cazzo si erse completamente. “Così non posso scattare” dissi. “Aspetta – disse mia moglie – ci penso io.” Si inginocchiò davanti a Patrick e gli abbassò il boxer liberandogli il cazzo di ebano. Lo prese in bocca ingoiandolo quasi tutto. Patrick mi guardo con sguardo interrogativo ma io lo rassicurai con un sorriso. Mia moglie intanto gli faceva un pompino. Presi a scattare foto forsennatamente, arrapato a mia volta. Mia moglie era assatanata e muoveva le mani e la bocca con voluttà sul cazzo enorme del ragazzo.   Ad un certo punto si staccò da lui, si tolse gli slip e si mise sul divano che era nella stanza con il culo rivolto verso di lui, le gambe spalancate e la fica bagnata di desiderio. “Chiavami Patrick” Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte e le infilò il cazzo nella fica iniziando a fotterla vigorosamente. Mia moglie urlava di piacere, io scattavo foto furiosamente. Vedevo dal mirino della macchina fotografica  il palo d’ebano entrare e uscire dalla fica di mia moglie riempendola tutta. Zoomavo ingrandendo i particolari e scattando foto ravvicinate. Poi posai la macchina e mi avvicinai alla coppia, tirai fuori il cazzo e lo infilai in bocca a mia moglie. Tramite la sua bocca sentivo la veemenza dei colpi che Patrick le dava da dietro. Per un fortunato caso venimmo tutti e tre insieme, io in bocca a lei Patrick nella sua fica, mia moglie contraendo contemporaneamente fica e labbra. Ci abbandonammo esausti sul divano, mia moglie seduta al centro con le mani strette intorno ai due cazzi come se temesse di svegliarsi da un sogno.

La fruttivendola

 

 

Le vacanze estive quest’anno le avevo programmato all’insegna del riposo assoluto: due settimane in campagna dai parenti di mia moglie, quindici giorni senza fare assolutamente nulla eccetto mangiare e dormire e soprattutto senza guidare, visto che ogni giorno per lavoro macino chilometri su chilometri. Il primo giorno la mia vacanza ha rispettato in pieno il programma ma il secondo ecco che mia moglie mi chiede di andare a comprare della frutta. A nulla sono valse le mie proteste, sono dovuto andare dal fruttivendolo che, per mia fortuna, distava poco dalla casa ma non tanto da poterci andare a piedi. Con lo stesso entusiasmo con cui si va dal dentista mi sono messo in macchina e, presa la lista, sono partito. Fortunatamente nei paesini di campagna non ci sono problemi di traffico e di parcheggio per cui in pochi minuti sono arrivato proprio davanti alla bottega che mi avevano indicato. Parcheggio, scendo dall’auto, prendo le buste vuote ed entro: mi accoglie una visione da favola. Il fruttivendolo era una fruttivendola e che ragazza! Alta, bruna abbronzata, lunghi capelli corvini raccolti in una coda di cavallo e, soprattutto, un fisico da pin up. Indossava un paio di jeans attillatissimi e una canottiera azzurra che fasciava il suo ampio e sostenuto decolté, un davanzale davvero notevole, non indossava reggiseno e distinguevo chiaramente il rigonfiamento dei capezzoli. Restai letteralmente senza parole, impietrito, all’ingresso del negozio. La ragazza sfoggiò un sorriso a trentadue denti e mi chiese cosa desiderassi. “Frutta” dissi. “Ehm, quale?” mi chiese. “Questa – risposi – me ne dà un chilo.” “Questi sono peperoni” mi fece notare sorridendo ironicamente. Ero nel pallone più totale, fortunatamente mi ricordai di avere la lista, la presi e gliela consegnai. Mentre preparava le cose scritte nell’elenco non le toglievo gli occhi di dosso. Molte cose segnate si trovavano nelle ceste poste in basso per cui ogni volta che si abbassava i miei occhi si tuffavano nella sua scollatura o, se mi dava le spalle, si perdevano nel suo sedere immenso. Aveva quasi finito di preparare il tutto quando mi chiese se fossi del posto. Le risposi che ero in ferie e che sarei rimasto solo due settimane in vacanza. Mi disse che lei era stata in vacanza al mare in Puglia e mi fece vedere alcune foto che aveva sul cellulare. Fui felice di poter ammirare quel capolavoro della natura: un due pezzi ridottissimo copriva a malapena un corpo da favola. Sentivo l’eccitazione crescere in me di pari passo ad una sensazione di calore asfissiante. In realtà il calore non era solo una sensazione perché anche lei si sventolava continuamente ed era madida di sudore. L’idillio fu interrotto dall’ingresso di una cliente, pagai ed uscii. Il resto della giornata fu occupata dal pensiero continuo e martellante della fruttivendola e del suo fisico da sballo. Il giorno dopo alle otto ero già pronto per uscire ed andare a fare la spesa. Mia moglie mi disse: “Sapevo che non avresti resistito a stare senza far nulla tutto il giorno, fortunatamente qui siamo in tanti e occorre comprare qualcosa tutti i giorni.” Annuii con un sorriso e la baciai sulla fronte dicendole “Solo tu mi capisci.” Impiegai ancora meno tempo a raggiungere il negozio.  Giusi – così si chiamava – era dentro, oggi indossava un’altra canottiera e una minigonna che metteva in risalto le lunghe gambe color ambra. Chiacchierammo un po’, si interessò molto al mio lavoro, mi chiese della mia famiglia. Poi mi parlò di lei, mi disse che proprio prima dell’estata era stata mollata dal fidanzato  – che pazzo – e che aveva trascorso le vacanze da sola. Finalmente cominciò a prepararmi le cose che mi occorrevano o meglio quelle che mi venivano in mente perché non avevo la lista e non sapevo assolutamente cosa prendere. Quello che mi interessava era che le cose di trovassero in basso in modo da potermi perdere in quella abbondanza di delizie. Ad un certo punto alzai lo sguardo e vidi alcune bottiglie di vino in alto sugli scaffali. Stranamente non erano a portata di mano ma quasi a tre metri di altezza, per cui occorreva una scaletta per prenderle. Le chiesi il motivo e mi disse che più di una volta i clienti nel prenderle le avevano fatte cadere e visto che nemmeno si vendevano tanto perché erano ritenute costose dalla gente del posto, che il vino se lo faceva da sola,  le aveva messe in alto e le prendeva su richiesta. Mi venne un colpo di genio e le chiesi di prendermene una. Prese la scaletta e vi salì sopra. Le porte del paradiso si aprirono al mio sguardo. Le guardai tra le cosce ammirando quelle due colonne di carne che si riunivano in due colline colore dell’oro ricoperte da minuscole mutandine bianche che lasciavano uscire ciuffetti di peli neri prima di perdersi nel profondo delle natiche. Le chiesi di prendere un’altra bottiglia più distante, si ripresentò la visione celestiale. Ne chiesi una terza e per la terza volta fui elevato nell’empireo. Ero completamente sconvolto, sentivo il mio membro pulsare e premere nei pantaloni. Avrei voluto affondare le mani nei suoi glutei e, ancora sulla scala, infilare la mia lingua nella sua foresta di peli neri. Ovviamente mi astenni dal fare qualcosa. Non ebbi il coraggio di osare per il timore che qualcuno potesse entrare nel negozio. Presi la mia roba, pagai e tornai a casa. Ero così eccitato che non diedi tempo a mia moglie di mettere a posto quello che avevo portato. La cinsi alle spalle, le sollevai la gonna, le abbassai le mutandine e la penetrai da dietro. Bastarono pochi colpi per farmi venire sul suo sedere capiente (anche mia moglie non era per niente male). La feci girare sollevandola e mettendola sul tavolo a gambe aperte, affondai la bocca nella sua vulva ancora bagnata e la leccai in profondità facendola godere.  Non era la prima volta che mi succedeva per cui mia moglie non  trovò nulla di strano nel mio comportamento. Spesso facevamo l’amore appena svegli o al mattino prima di andare al lavoro quando la vedevo uscire dalla doccia o quando ne uscivo io con il pene già eretto. Insomma non mi ci voleva nulla per infiammarmi e prenderla in qualsiasi momento della giornata. Ricordiamo ancora entrambi con piacere una memorabile domenica mattina quando l’avevo montata mentre lei montava a sua volta la panna.   Dopo un’oretta però una spiacevole sorpresa: ero di nuovo eccitato ed il mio pensiero correva a Giusi, alla visione delle sue cosce abbronzate, al suo seno, al suo didietro. Il mattino dopo con la scusa del caldo uscii alle sette. Arrivai al negozio nel paesino deserto, non avevo incontrato anima viva nel pur breve tragitto. Giusi era sulla porta, aveva appena terminato di sistemare la merce e si sventolava con una cartoncino di quelli che usava per scrivere i prezzi. Mi accolse con il solito sorriso e mi chiese se il vino mi era piaciuto. Le risposi che lo avevamo finito e che me ne occorreva altro. “Ne ho quanto ne vuoi” mi disse prendendo la scala. Anche questa mattina indossava la solita canottiera e la minigonna. Salì in alto e rividi  le due corsie dell’autostrada di carne che conduceva alla sua aiuola di peli neri ricoperti di candido pizzo. Mentre ero intento alla celestiale visione mi chiese di tenerle la scala “Non vorrei cadere, è vecchia e poco sicura.” Mi avvicinai al nirvana che si apriva al di sopra del mio capo. Potevo sentire il profumo che emanava dal suo sesso distante non più di un metro dal mio naso. Sentivo l’eccitazione divampare nel mio corpo e concentrarsi nel mio pene turgido di desiderio. Prese una bottiglia di vino e scese dalla scala. Si appoggiò a me che tenevo le due mani sul lati della scala, mi scostai repentinamente per timore che il contatto tradisse il mio stato. Risalì sulla scala per prendere un’altra bottiglia, guardai di nuovo, eccitazione si aggiunse a eccitazione. Ridiscese e ancora una volta sfiorò il mio corpo sospinto verso di lei. Questa volta non mi scostai subito ero teso come un arco ed attendevo solo un minimo cenno da parte sua, un segnale, una parola, per agguantarla e farla mia. Invece con un agile movimento si sottrasse al mio abbraccio e mi chiese cos’altro volessi. Ero confuso, perplesso. Possibile che non si fosse accorta che la desideravo e che mi stava facendo impazzire. Possibile che non si fosse accorta che le guardavo tra le gambe quando montava sulla scala, che scrutavo nella sua scollatura quando si chinava. Possibile che non si fosse accorta del mio membro eretto che formava un evidente rigonfiamento nei pantaloni e che doveva aver sentito quando ci eravamo toccati. Non riuscivo a capire: forse le piaceva essere oggetto del mio desiderio ma non aveva intenzione di concedersi, voleva solo torturarmi e farmi sbavare dietro di lei. Mi sentivo frustrato ma ero impotente, non potevo metterle le mani addosso anche se il suo corpo mi faceva impazzire di desiderio. Mi ripeté la domanda se desiderassi altro. Chiesi altre cose distrattamente e quando le ebbe preparate mi fece il conto. Pagai e stavo per raccogliere la merce ed uscire quando decisi di fare un tentativo per vedere se ci stava o meno. Le dissi “Ma quando mi farai provare la tua roba migliore?” “Quale?” mi rispose. Era il momento, dovevo rischiare il tutto per tutto, se fosse andata bene avrei avute aperte le porte del paradiso, se fosse andata male potevo sempre dire che aveva capito male: “Quella che hai tra le gambe.” Mi guardò un attimo senza dire nulla, non mi sembrava offesa né mi sembrava che non avesse capito bene, dallo sguardo però non riuscivo ad intuire quale sarebbe stata la sua reazione. Poi uscì dal banco e si diresse verso l’ingresso, chiuse la porta di vetro a chiave e girò il cartello da Aperto a Chiuso, quindi si voltò di nuovo verso di me e infilò le due mani nell’ampia scollatura, tirò fuori le due mammelle e mi disse: “Intanto assaggia questi due meloni.” Aveva appena pronunciato l’ultima sillaba che già le mie labbra si erano chiuse su uno dei suoi capezzoli succhiandolo avidamente. Con le mani intanto le avevo afferrato entrambe le natiche e stringevo vigorosamente. Staccai la bocca dal suo seno e la baciai con passione. Le nostre lingue si intrecciarono in un vortice di eccitazione. Sembravamo due assetati che hanno trovato la loro fonte di acqua fresca. Le ficcai un dito nell’ano mentre la spingevo verso il mio sesso turgido ma ancora imprigionato nella sua gabbia di stoffa. “Aspetta – mi disse – non qui, andiamo sul retro.” Entrammo in una porta dietro il bancone e ci trovammo nel retrobottega, un piccolo locale con alcune cassette di frutta e una brandina. Ci buttammo sul giaciglio per consumare il nostro amplesso. Mi tolse la camicia baciandomi sul petto e succhiandomi a sua volta i capezzoli. Io nel frattempo mi ero tolto le scarpe e slacciato la cintura dei pantaloni. Lei completò l’opera aprendo la chiusura a liberando finalmente il mio sesso impennato. Lo impugnò e se lo mise in bocca. Succhiava avidamente dandomi sferzate di piacere. Le sfilai la canottiera afferrandole il seno e ricominciai a tormentarlo con le mani, poi le misi le mani sui lati della testa e cominciai a muoverla su e giù mentre lei teneva sempre in bocca il mio sesso. Mi venne il desiderio di assaporare il suo. La staccai da me, la feci distendere sul letto e le sfilai la minigonna e le mutandine: ai miei occhi si aprì la bellissima foresta nera solcata da una lingua di lava rossa e bagnata. Volli immergere la mia bocca in quel lago a forma di fiore rosso. Mi aprii la strada con la lingua tra gli anfratti della sua caverna di piacere, succhiai il nettare odoroso che mi aveva inebriato quando sulla scala ne avevo sentito l’aroma. Giusi mugolava e mi teneva le mani ben salde sul capo. Leccai, succhiai, rovistai con la lingua finché non mi ordinò, implorandomi, di prenderla. La penetrai dolcemente affondando contemporaneamente il viso nel suo seno immenso. Mi sembrava di essere avvolto completamente da lei, eravamo una sola entità. Cominciai a muovermi dentro di lei affondando la mia verga di carne nelle sue profondità: ogni colpo sempre più forte e sempre più profondo. Aumentai man mano il ritmo assecondando i suoi movimenti e gli incitamenti che mi dava. Il suo ansimare si fece più forte e veloce all’unisono con il mio. Eravamo entrambi madidi di sudore. I nostri respiri componevano una sinfonia ritmata con il cigolio della brandina. Ancora qualche momento ed esplodemmo entrambi nel gran finale: Giusi con un urlo strozzato venne affondandomi le unghie nella schiena e in uno spasmo di piacere io, un attimo dopo di lei, inarcai la schiena e dopo aver dato l’ultimo colpo di reni  estrassi il mio membro dalla sua vulva vibrante per l’orgasmo appena provato. Lo afferrò subito con una mano sostituendola alla vagina e muovendola velocemente. Le venni sul ventre inondandola di caldo umore, poi mi accasciai su di lei, unimmo le nostre labbra e ci abbandonammo esausti al momento catartico che segue l’estasi.

 

 

L’amica di mia figlia

 

Il mio hobby è la fotografia e spesso partecipo a workshop organizzati da fotografi professionisti che offrono delle sessioni di ritratto con modelle e insegnano a fotografarle, a posizionare le luci, a gestirle ecc. Quando posso cerco di partecipare a workshop che si tengano nella mia città, ma spesso sono costretto a spostarmi fino a Roma. Poiché si tengono sempre di pomeriggio e durano 5-6 ore, finiscono a sera tardi, e scocciandomi di mettermi alla guida alle 11 di sera per farmi 2 ore e mezza di autostrada per tornare a casa, rimango a dormire a Roma per poi ripartire il mattino successivo. Anche lo scorso mese di marzo avevo organizzato la partecipazione ad un workshop di fotografia per un venerdì pomeriggio con ritorno il sabato mattina. Esposi la cosa a mia moglie e mia figlia una sera a cena mentre era ospite anche Eleonora,  la migliore amica di mia figlia. Si erano conosciute al liceo ed erano diventate come sorelle, studiando insieme per cinque anni. Farei meglio a dire vivendo insieme perché Eleonora stava sempre a casa nostra. Almeno un paio di volte a settimana le aiutavo nelle materie scientifiche e durante gli esami di maturità avevo patito insieme a loro lo stress da preparazione. Ora però terminato il liceo le loro strade accademiche si erano separate poiché Eleonora era andata all’università a Roma mentre nostra figlia aveva preferito restare a studiare nella sua città. Però si vedevano comunque spessissimo, quasi ogni week end  o perché Eleonora tornava a casa sua o perché mia figlia andava a Roma da lei. Era appunto la settimana precedente il workshop quando dissi alla mia famiglia che il venerdì successivo sarei andato a fare fotografie e che avevo già prenotato il solito albergo per la notte. “Ma non esiste proprio – disse Eleonora – tu dormi da me. Abbiamo una camera disponibile nell’appartamento che condivido e non vedo perché devi spendere i soldi in albergo.” Tentai di rifiutare perché non mi andava per nulla di passare la notte in un appartamento di studentesse che immaginavo non dotato degli stessi confort della camera d’albergo che prendevo di solito. Già mi sembrava di sentire la dura rete di un divano letto in cui mi avrebbero fatto accomodare e la mia schiena già si lamentava. Fu tutto inutile perché le tre donne fecero una coalizione e non ci fu storia, dovetti accettare.  Così il venerdì successivo mi recai a Roma e partecipai al workshop con due bellissime modelle che fotografammo a luce continua e a luce flash. Terminai alle 23.00 e quindi come da accordi chiamai Eleonora al telefono per avvertirla che stavo per raggiungerla a casa. Mi diede l’indirizzo e le indicazioni per raggiungerla e dopo circa 20 minuti ero alla sua porta. Mi accolse con calore a mi fece accomodare in salone dicendomi mi stavano aspettando e che entro dieci minuti avremmo cenato. C’erano anche la sua coinquilina con il suo ragazzo ed un’altra coppia. Cenammo rapidamente e poi ci mettemmo un po’ a chiacchierare e feci anche vedere loro qualche foto scattata nel pomeriggio. Poi la coinquilina ed il ragazzo ci dissero che erano stanchi morti e che andavano a dormire. Lo stesso fece l’altra coppia. Fu a quel punto che Eleonora mi comunicò la novità. Il ragazzo della sua amica si era presentato inaspettatamente con la sorella ed il fidanzato di lei,  per cui Eleonora si era trovata spiazzata e la mia camera non era più disponibile. “Ma perché non me l’hai detto subito – le dissi – avrei preso l’albergo come al solito.” Non ti preoccupare – mi rispose – faremo come quando viene tua figlia, dormiremo entrambi nella mia stanza, ho il letto matrimoniale.” Tentai di oppormi a questa idea balzana ma, vuoi perché non mi andava proprio di cercarmi un albergo alle due di notte, vuoi perché non c’era nemmeno un divano su cui arrangiarmi, dovetti accettare. Indossammo quindi il pigiama e ci sistemammo in camera sua. O meglio io indossai il pigiama, Eleonora si limitò a mettere una t-shirt vecchissima e niente altro. In realtà un po’ la capivo perché faceva molto caldo ed eravamo costretti a dormire scoperti anche se, data la situazione, avrei preferito che indossasse qualcos’altro. Nessuno dei due aveva ancora sonno per cui ci mettemmo un chiacchierare. Dopo una decina di minuti dall’altra stanza ci giunsero dei suoni inequivocabili: la sua amica ed il ragazzo  stavano facendo sesso. Tra cigolii del letto e gridolini strozzati era come se fossimo in camera con loro. Facemmo finta di nulla. Eleonora sorrise divertita e, dopo un po’ ritornò la quiete. Decidemmo di tentare di dormire. Mi girai verso il lato  esterno del letto tentando di prendere sonno. Dopo un po’ la posizione mi risultava scomoda e  mi rigirai dall’altra parte verso la ragazza. Sembrava dormisse ma forse, nel rigirarsi  come avevo fatto io, la maglietta le era risalita scoprendole completamente la parte inferiore del corpo. Nella penombra vidi che indossava  un paio di mutandine bianche molto ridotte che per il movimento le si erano infilate completamente tra le natiche. Avrei voluto coprirla o rigirarmi dall’altra parte ma non riuscii a distogliere lo sguardo dal suo bellissimo sedere. Rimasi incantato a guardare per una decina di minuti mentre una malsana eccitazione mi pervadeva. La sfiorai con la mano destra ritraendola immediatamente. Dopo qualche momento ripetei il gesto. Poi la poggiai di nuovo tenendola lì. Eleonora non si mosse. Feci scorrere la mano sulle sue gambe e poi ancora sul sedere. In quel momento si mosse rigirandosi dall’altro lato, poi dandomi di nuovo le spalle. Nel fare questo movimento però si accostò completamente a me poggiando il suo sedere contro il mio bacino. Mi sentii morire, avevo un’erezione dirompente ed Eleonora era attaccata a me. Tentai di scostarmi ma ero sul bordo del letto e non c’era più spazio. Decisi di rimanere così immobile sperando di riuscire a calmarmi. Avevo il braccio destro sollevato e provai a mettermelo sotto il capo in una specie di auto abbraccio. Dopo un po’ cominciai a sentire dei formicolii nel braccio per cui dovetti toglierlo da quella scomoda posizione. Lo misi intorno alla vita della ragazza. Intanto il mio membro non dava segni di cedimento. Ad un certo punto Eleonora si mosse ancora e poi di nuovo. Ad ogni movimento corrispondeva una scossa che dal suo sedere si trasmetteva al mio membro e di lì al mio cervello. Era una tortura. Avevo un corpo morbido, profumato e dannatamente giovane premuto contro il mio sesso. Non resistetti oltre, infilai la mano che le tenevo in vita sotto la maglietta risalendo fino al suo seno. Era fantastico, aveva due mammelle davvero imponenti, sode. Cominciai a carezzarle, le presi un capezzolo tra le dita poi l’altro. Lei ebbe un fremito poi, senza dire una parola, cercò con la mano l’apertura dei pantaloni del pigiama e impugnò il mio membro. Ero estasiato. Cominciò a muovere la mano lentamente scoprendo il glande turgido e passandoci sopra le dita. Le scosse al mio cervello aumentarono a dismisura. Le infilai una mano nelle mutandine, lei aprì le gambe per agevolarmi la scoperta del suo desiderio. Raggiunsi il suo pube e la sua vagina bagnata. Indugiai con le dita sulle labbra e poi ne introdussi una all’interno. Le sfuggì un gridolino di piacere. Si girò verso di me e ci baciammo con passione. La sua lingua frugava nella mia bocca e io con la mia nella sua. Le sfilai la maglietta e le mutandine. Le baciai, succhiai, morsi il seno. Poi scesi con la bocca verso il basso e le aprii con la lingua lo scrigno del piacere.  Leccavo avidamente spingendo la lingua nei più segreti anfratti, andando sempre più in fondo. Lei mi teneva la testa premuta contro il suo ventre aprendo le gambe sempre di più. Inaspettatamente per me ebbe un orgasmo. Sollevai la testa dal suo grembo e la baciai. Eleonora allora avvicino la bocca al mio membro e prese a leccarlo avidamente. Stringeva delicatamente le lebbra intorno al mio membro turgido passando la lingua sul glande. Scendeva giù fino alla base e con la bocca giocava con i testicoli per poi risalire alla punta. Poi si staccò e si stese a  gambe aperte invitandomi a penetrarla. Anzi con la mano guidò lei stessa il mio membro dentro di lei. Cominciai a spingere dapprima lentamente poi sempre più velocemente e con colpi decisi. Lei aveva sollevato le gambe intrecciandole dietro di me quasi avesse timore che l’abbandonassi. Continuai ad affondare i colpi finché raggiunsi anche io il culmine del piacere. Estrassi repentinamente il membro dal suo grembo e lei, con un movimento fulmineo, scivolando sotto di me lo prese in bocca ricevendo tutto il mio caldo fiotto. Fu una sensazione nuova e inebriante. Rimanemmo esausti stesi uno di fianco all’altro.

Il lato B

 

Non l’avevo mai presa in considerazione finché, ad una riunione aziendale, non le guardai il culo. Era bello sporgente e ben proporzionato e stava su una meraviglia. Ma guarda, pensai, non me ne ero mai accorto. La mia collega Loana era ritenuta da tutti simpatica ma poco attraente: aveva circa 35 anni,  magra, seno inesistente, viso ordinario, insomma nulla che ti facesse pensare a fare sesso con lei. Dalla sua aveva una enorme simpatia e molta disponibilità nel lavoro. Poi quel giorn,o guardandola da dietro appoggiata alla scrivania, mi accorsi che una qualità ce l’aveva: il culo. Glielo dissi apertamente, con tono scherzoso,  durante una telefonata “Sai, pensavo che tu fossi completamente da buttare ed invece guardandoti bene ho visto che hai un bel lato B.” Lei come al solito rispose simpaticamente circa le sue qualità nascoste che non si fermavano al suo sedere. Da quel giorno ogni volta che ci sentivamo al telefono lei mi diceva “Ciao, sono lato B.” La cosa con l’andar del tempo mi stuzzicava sempre più e volli vedere se era possibile approfondire l’argomento. Durante un’ennesima telefonata le dissi “Ma qualcun altro lo ha apprezzato o me ne sono accorto solo io?” “Beh adesso vuoi sapere troppo, mi rispose, ma poi perché ti interessa, hai sempre detto che sono brutta.” Effettivamente aveva ragione, non avevo mai pensato a lei come partner per un incontro piccante ma da quando mi ero accorto di quel culo così ben fatto mi era venuta la voglia di, scusate il gioco di parole, toccare con mano. L’occasione si presentò ad una successiva riunione alla quale Loana si presentò con un pantalone bianco di lino. Praticamente era come se non avesse nulla addosso, vedevo il rosa della sua carne al di sotto dei pantaloni ed un perizoma bianco che da sotto la cintura spariva tra le sue natiche. Prestai poca attenzione a quello che si disse nella riunione, stavo solo attento a puntare gli occhi sul suo culo ogni volta che si alzava e, ora che ci rifletto, mi sembrò che si alzasse spesso. Alla fine della riunione con mia grande sorpresa mi chiese se l’accompagnavo a casa visto che ero di strada ed io ovviamente accettai con entusiasmo. Ci mettemmo in macchina e in una decina di minuti giungemmo davanti a casa sua, una villetta bifamiliare che condivideva con i genitori. “Ti inviterei a bere qualcosa – mi disse – ma stasera sono davvero stanchissima e vorrei andare subito a letto, tanto più che sono sola in casa.” Avevo sperato in un fine serata diverso ma non sono il tipo insistente che cerca a tutti i costi di infilarsi nel letto di una donna, per cui le augurai buona notte, anche se erano le 9 di sera, e le aprii lo sportello dall’interno dell’auto sperando almeno di guardarle il sedere mentre scendeva. Loana scese dall’auto e si avviò verso la porta di ingresso ma, fatto solo qualche passo, cadde rovinosamente a terra. Balzai giù dall’auto e corsi verso di lei per vedere cosa fosse accaduto. Mi tranquillizzò dicendomi di essere inciampata e di non essersi fatta niente, per cui l’aiutai a rialzarsi. Appena poggiò il piede a terra però lanciò un urlo di dolore: si era procurata una distorsione e non poteva stare in piedi. La presi in braccio e la portai dentro casa. Mi chiese di portarla direttamente in camera da letto e di poggiarla sul letto, poi mi pregò di uscire per permetterle di svestirsi ed indossare qualcosa di più comodo.  Obbedii e mi recai nel salone. Dopo qualche minuto mi richiamò in camera; aveva indossato una vestaglia e stava stesa sul letto dove l’avevo lasciata. Le chiesi di lasciarmi guardare il piede che le faceva male, mi sedetti sul letto e lei mi porse il piede infortunato. A prima vista non sembrava avere nulla di rotto e non era nemmeno gonfio, comunque le consigliai di mettere del ghiaccio. Mi disse che l’avrebbe fatto senz’altro. Poi all’improvviso cominciò a ridere. Le chiesi perché ridesse. “Quello che mi fa male – rispose – non è il piede, ma il lato B che ho battuto cadendo.” “Dovresti mettere qualcosa anche lì – le risposi – non vorrei che si rovinasse l’unica cosa bella che ti rimane.” Sorridendo mi mandò a quel paese, poi aggiunse: “Ma se chiedessi di mettermi un po’ di crema sul sedere visto che io non ci riesco ti scandalizzeresti?” “Ma se non aspetto altro, risposi, finalmente ho l’occasione di vedere questo tuo bel culetto.” “Sì ma solo perché sono immobilizzata e non ho altri a cui chiedere, comunque penserò che sono al mare e che mi stai spalmando l’abbronzante così non mi vergogno.” Detto questo mi mise tra le mani un tubetto e, messasi a pancia in sotto, aprì la vestaglia e la sollevò fino alla vita.  Rimasi senza fiato, aveva un culo perfetto, come era stato possibile che nessuno di noi se ne fosse mai accorto.  E non solo il culo era perfetto ma tutto il lato inferiore, due cosce tornite bellissime che finivano con due natiche statuarie. Mi ricordava quella famosa pubblicità di uno slip femminile che per anni aveva tappezzato di manifesti tutta la città facendo camminare noi uomini a naso all’aria. “Cavolo – le dissi – e tu tenevi questo ben di dio e non lo dicevi a nessuno?” “Ma siete stati voi a non guardare bene – mi rispose – vi siete sempre fermati al lato superiore senza andare oltre. E’ vero non ho le tette ma ho questo culetto delizioso. Comunque non sei qui per guardare ma per mettermi la crema, quindi bando alle ciance e datti da fare.” La mia intenzione era proprio quella di darmi da fare ma non nel senso che intendeva lei, quel culo mi era entrato nel cervello e di lì l’immagine si trasmetteva direttamente al mio uccello che già dava segni di irrequietezza. Cominciai quindi a spalmarle la crema sulle natiche: erano così lisce e sode! Coprii di crema ogni centimetro di pelle facendo in modo che venisse assorbita tutta, poi con nonchalance infilai un dito sotto il filo del perizoma e lo feci scendere giù fino al buchetto del suo culo. Cominciai a girare intorno col dito mentre con l’altra mano massaggiavo le natiche, Loana non disse nulla e questo mi incoraggiò ad essere più audace. Spinsi il dito più in basso verso la sua fica e, aprendole le labbra, lo infilai dentro. Era completamente bagnata! Presi a sditalinarla prima dolcemente poi sempre più velocemente. Contemporaneamente mi sbottonai i pantaloni estraendo il mio cazzo ormai ritto e duro. Come se avesse avuto gli occhi dietro la testa Loana allungò la mano impugnandolo e iniziando a muoverla su e giù. Poi si voltò, si tolse completamente la vestaglia e chinandosi sul mio cazzo lo prese in bocca. La sua lingua si muoveva freneticamente sul mio glande, mentre le sue labbra stringevano il mio cazzo in un morbido morso, alzava e abbassava la testa facendolo sparire tutto nelle sua bocca. Era davvero brava, ma io a quel punto volevo scoparmela. Le tolsi il cazzo dalla bocca e le aprii le gambe, lei con le mani si aprì la vulva invitandomi a penetrarla. Lo infilai tutto dentro e cominciai a scoparla forsennatamente, lei mi avvolse le gambe dietro la schiena imprigionandomi. Puntai i piedi sul letto e affondai i colpi nella sua fica. Venne mugolando di piacere stringendo il mio cazzo dentro di lei. “Adesso ti darò anche quello che tu vuoi – mi disse – il mio lato B.” Si rimise a pancia in sotto offrendomi quel capolavoro della natura. Puntai il mio cazzo ancora bagnato dei suoi umori e lo infilai nel suo culo. Le afferrai i fianchi con le mani e cominciai a pompare. Bastarono pochi colpi per farmi venire inondandole il culo di un caldo fiotto di sperma. Mi abbandonai su di lei e rimanemmo lunghi attimi esausti e appagati. Da quel giorno ogni riunione si concluse puntualmente a casa sua dove godevo di quel culo perfetto.

Il mio migliore amico

 

Ci incontrammo per caso dopo circa dieci anni dall’ultima volta che ci eravamo visti. Marco era di tre anni più giovane di me ed era il fratello del mio compagno di studi Andrea. Avevo frequentato casa loro quotidianamente per moltissimi anni dalla scuola media all’università finché, dopo la laurea, ognuno aveva preso la sua strada e la frequentazione si era fatta più rada. Poi io mi ero sposato e dopo un paio di anni anche Marco aveva impalmato una ragazza di Bergamo andando a vivere nella città della moglie. Ed ora dopo dieci anni ci incontravamo di nuovo a Napoli. Quanti ricordi! Praticamente ero cresciuto a casa loro e con Marco in particolare c’era stato sempre un rapporto privilegiato. Con il fratello avevo frequentato le stesse scuole, la stessa facoltà, poi il pomeriggio mi trasferivo a casa loro per studiare insieme. Dopo lo studio spesso capitava che  Andrea dovesse andare da qualche parte con il fratello più grande o con un genitore ed io rimanevo con Marco aspettando mio padre che venisse a riprendermi. Nei primi anni quando capitava questa cosa ci mettevamo a leggere o guardavamo la televisione o giocavamo a qualcosa, poi verso i 15 anni (lui ne aveva 13) scoprimmo qualcosa di più divertente da fare: il sesso. La loro casa era molto grande e c’erano molti posti in cui stare in santa pace. In uno di questi, un locale adibito a ripostiglio, scoprimmo che il padre conservava la rivista Playmen, la versione italiana di Playboy! Per degli adolescenti in piena tempesta ormonale era una vera e propria manna. Appena rimanevamo soli in casa ci fiondavamo a guardare le ragazze nude ritratte nella rivista. Dal guardare al toccarsi il passo fu breve e, oserei dire, obbligato. Dopo aver sfogliato un po’ di riviste, sceglievamo la ragazza che ci piaceva e tiravamo fuori i nostri membri masturbandoci. Un giorno mentre eravamo intenti a questa pratica mi venne l’impulso di provare una sensazione nuova. Avevamo sfogliato già qualche rivista e stavamo scegliendo la ragazza su cui fantasticare, avevamo i pantaloni già abbassati per sfogare ancora una volta i nostri istinti quando mi venne la voglia di provare a toccare il pene di Marco. Lui mi lasciò fare e così continuai a tenerglielo in mano. Come sensazione non era un gran che. Poi cominciai a sentire che diveniva duro e la cosa mi piacque. Iniziai a muovere la mano su e giù, prima lentamente poi più velocemente. Intanto anche il mio membro si era eretto. Invitai Marco a toccarmi anche lui. Lo fece. Aumentai il ritmo del movimento e Marco dopo qualche secondo mi venne in mano. Poi cominciò a muovere la sua mano e a masturbarmi. In breve venni anche io. La cosa ci piacque moltissimo per cui da allora ci toccavamo a vicenda rendendo la masturbazione una pratica molto più appagante. Ovviamente quando eravamo da soli continuavamo a toccarcelo per conto nostro, ma quando eravamo insieme uno masturbava l’altro. Una sera che i  genitori erano fuori città  miei amici mi chiesero di restare a dormire da loro. Andrea andò a dormire in una stanza con la nonna mentre io ero  in camera con Marco. Dopo un po’ che eravamo a letto sentii Marco infilarsi nel mio letto e accendere una torcia elettrica. Vidi che sorrideva e che aveva una rivista. “Oggi facciamo una cosa diversa – mi disse – e aprì la rivista.” Non era una delle solite, era una rivista porno. C’erano amplessi di ogni tipo. In breve tempo i nostri membri erano belli duri e già l’uno teneva in pugno il pene dell’altro. Marco mi fermò la mano. “Aspetta, voglio fare una cosa. Però mi devi promettere che dopo fai lo stesso anche a me.” Promisi. Marco prese il mio membro e se lo mise in bocca. Cominciò a leccarlo tutto. La sensazione che provavo era bellissima anche se ovviamente nessuno dei due aveva mai fatto o ricevuto quella cosa. Il fatto che me lo leccasse mi eccitava moltissimo e all’improvviso venni. Marco si ripulì il viso e poi mi indicò il suo membro che era già duro. Non ebbi alcun problema a prenderglielo in bocca. Come avevo fatto io anche Marco venne quasi subito.  La nostra esperienza omosessuale però si fermò lì. Non provammo mai ad avere rapporti anali. Non rinnego nulla pur essendo consapevole di essere fondamentalmente eterosessuale. Mi piaceva quel che facevamo insieme. Abbiamo continuato a masturbarci a vicenda  per anni anche quando io ero fidanzato con quella che poi sarebbe diventata mia moglie. L’ultima volta che lo facemmo fu a casa mia qualche mese dopo che mi ero sposato. Marco era venuto per dare un’occhiata al mio pc che aveva qualche problema e dopo che lo aveva sistemato io gli dissi se voleva vedere una cosa interessante. Aprii una cartella di foto e avviai la presentazione. Erano foto che avevo scattato a mia moglie con la macchinetta digitale. Erano foto di nudo. Avevo ripreso mia moglie in ogni posizione, ma soprattutto a gambe aperte. Vedevo Marco guardare il grosso sedere di mia moglie, la vulva pelosa oscenamente spalancata con le dita, il seno abbondante. Ci toccammo ancora una volta  l’un l’altro e poi ce lo prendemmo in bocca reciprocamente. Dopo qualche mese Marco, come detto,  si fidanzò con una ragazza di Bergamo e se ne andò a vivere da lei. Ora dopo più di dieci anni ci incontravamo ancora. Mi raccontò che la sua storia era finita e che era tornato a Napoli a casa dei suoi. Chiacchierammo ancora un po’ del più e del meno poi mi sembrò naturale invitarlo a cena per quella sera. Accettò di buon grado dicendo che gli avrebbe fatto bene distrarsi un po’. Quella sera verso le otto venne a casa nostra portando in dono una bottiglia di vino. Mia moglie lo salutò con gran calore e la cena si svolse in un’atmosfera di serena amicizia. Dopo cena ci mettemmo comodi seduti sui divani a continuare la chiacchierata. Mia moglie conosceva Marco da quanto conosceva me e quindi si era vestita in maniera informale, aveva un corto abitino di maglina, molto aderente in verità. L’abito la fasciava completamente mettendo in risalto le forme generose di cui era dotata. Non indossava il reggiseno, come faceva sempre quando stava a casa. Si vedevano chiaramente i capezzoli sotto la leggera stoffa del vestitino, così come i contorni del minuscolo tanga. Più di una volta vidi Marco sbirciare nella profonda scollatura dell’abito di mia moglie o guardarle le gambe mentre stava seduta ed il sedere quando era in piedi. La cosa non mi infastidiva minimamente, anzi mi eccitava.  Eravamo seduti sul divano, mia moglie alla mia destra e Marco sulla poltrona a fianco. Quando mia moglie si alzò per prendere dei bicchieri in cucina le diedi una pacca sul sedere, quando si risedette le misi un braccio intorno alle spalle facendo ricadere la mano sul suo seno. Continuammo a parlare ed io con indifferenza le infilai una mano nella scollatura toccandole un seno. Marco non sembrava per nulla infastidito o turbato dal mio comportamento e continuava a chiacchierare normalmente. Vidi però che spesso il suo sguardo cadeva tra le gambe di mia moglie semiaperte a causa della seduta bassa del divano. L’abito era molto corto e stando seduta le si vedevamo le mutandine candide. Chiesi a mia moglie di andare a fare del caffè e quando rimanemmo soli dissi ridendo a Marco “Ha finito di guardare tra le gambe di mia moglie?” “Capirai – mi rispose – non vedo nulla di nuovo, ti ricordi quando mi facesti vedere quelle foto? Ho visto Elena nuda in tutte le posizioni, quindi non cambia nulla se le guardo le mutandine. Continua a leggere Il mio migliore amico

La visita inattesa

 

Mi apprestavo a passare un’altra serata davanti al televisore quando suonò il citofono: era mia figlia. La visita era inaspettata, mi venne il dubbio che mi avesse avvertito con una telefonata o un sms, ma nei miei ricordi non c’era nulla quindi potevo esprimere la mia sincera sorpresa senza timore di passare per il solito distratto. A dire il vero negli ultimi due anni le mie facoltà mentali avevano subito un notevole rallentamento a causa della separazione da mia moglie. Vivevo in un limbo fatto di ricordi e dei bei momenti passati insieme alla mia famiglia. Il mio cervello si era fermato a quella fatidica data di due anni prima quando mia moglie mi aveva confessato di avere un altro e di volere stare con lui. In realtà non me lo aveva confessato, mi aveva solo informato. Avevamo subito iniziato le pratiche per la separazione e in pochi mesi avevamo venduto la casa dove abitavamo ed avevamo acquistato due appartamenti più piccoli ai capi opposti della città, onde evitare di incontrarci anche per caso. Mia figlia era rimasta a vivere con la madre per mera comodità: era vicino all’università, i suoi amici vivevano quasi tutti in zona compreso il suo ragazzo. Mia moglie aveva poi preferito mantenere la sua indipendenza rimanendo a vivere da sola senza trasferirsi a casa dell’amante.  Di tanto in tanto, spesso in verità,  mia figlia veniva a passare qualche giorno da me, preavvisandomi con una telefonata o un sms. Questa volta però non lo aveva fatto ma, ovviamente, non c’era alcun problema, visto che non avevo nulla a fare o qualcuno da vedere, come ogni sera da due anni. Appena entrò dalla porta vidi che aveva un espressione corrucciata sul volto. Ci sedemmo in salotto e tentai di capire cosa avesse. Le chiesi se per caso aveva litigato con la madre, ma mi rispose che andava tutto bene. Le chiesi quindi se le fosse successo qualcosa, ma mi tranquillizzò dicendomi che andava tutto bene, che stava bene e che non le era successo nulla di grave: il problema era il suo ragazzo. Mi tranquillizzai, era un problema di cuore. Ero stato sempre il confidente privilegiato per gli affari di cuore di mia figlia. Conoscevo tutto della sua vita sentimentale e sessuale. Non so il motivo ma Eliana preferiva parlare con me piuttosto che con la madre dei suoi problemi di cuore. Aveva iniziato a dodici anni a chiedermi spiegazioni di tutto ciò che non conosceva nel campo dei sentimenti e del sesso ed io avevo cercato di rispondere nel modo più naturale e semplice possibile. Mi aveva raccontato di tutti i suoi flirt, di tutti i ragazzi che le facevano la corte, avevamo parlato del suo corpo e della sua sessualità. Avevo dovuto vincere la naturale ritrosia e l’imbarazzo che un uomo prova nel parlare di certi argomenti con la propria figlia ma, alle soglie della adolescenza, Eli era una persona informata e cosciente di quello che avviene quando un uomo e una donna decidono di stare insieme. Mia moglie aveva lasciato che le cose proseguissero in quel modo non so se per convinzione che fosse meglio così o perché le faceva comodo. A quindici anni mia figlia aveva avuto le sue prime esperienze sessuali, qualche palpeggiamento e qualche carezza intima, mi aveva raccontato della prima volta che aveva visto e toccato il membro eretto di un suo fidanzatino e avevamo riso del suo imbarazzo e della sua reazione quando il ragazzo le era venuto nella mano. Un giorno mi aveva quasi fatto venire un colpo quando mi aveva chiesto di parlare del sesso orale,  l’idea che mia figlia prendesse in bocca il membro di un ragazzo non mi faceva impazzire ma pensai che tanto comunque l’avrebbe fatto e che quindi era meglio se lo faceva preparata. A diciassette poi aveva fatto l’amore per la prima volta. Me ne aveva parlato con la massima naturalezza e tranquillità ed io l’avevo ascoltata e rassicurata nei suoi dubbi. Aveva poi avuto un paio di relazioni con altri ragazzi prima di conoscere Riccardo, il suo attuale ragazzo, con cui stava da circa un anno. A dire il vero Riccardo non incontrava tutte le mie simpatie ma, pur esprimendo le mie perplessità,  rispettavo la volontà di mia figlia. Negli ultimi tempi però avevo notato che tra i due i litigi erano abbastanza frequenti. Ero convinto che avessero poco o nulla in comune e che questo fosse motivo di continui attriti tra i due. Ritenevo Riccardo meno maturo rispetto ad Eliana che spesso mi parlava di sue richieste che somigliavano più a capricci di un bambino che a reali esigenze.  Mia figlia però diceva di amarlo ed io ne prendevo atto.  Visto che eravamo in periodo pre vacanze estive, pensai che avessero litigato per decidere dove andare ma mia figlia mi disse che non era quello il motivo. Le chiesi allora cosa fosse successo.   Mi disse che quella sera Riccardo era andata da lei a casa visto che mia moglie avrebbe trascorso la notte a casa del suo amante e anche loro ne avevano approfittato per stare un po’ tranquilli. Dopo aver mangiato una pizza avevano cominciato a scambiarsi qualche effusione, poi carezze sempre più audaci finché si erano ritrovati nudi e eccitati entrambi.  A quel punto però Riccardo aveva cercato di penetrarla nell’ano. Lei si era divincolata e lui si era arrabbiato moltissimo dicendole che ne aveva voglia e che lei doveva starci. Mia figlia aveva cercato di fargli capire che certe decisioni vanno prese insieme e che le cose come un rapporto anale vanno fatte solo se condivise e volute da entrambi. Il ragazzo però non aveva voluto sentire ragioni, aveva tentato di bloccarla sotto il suo peso e di penetrarla ancora nell’ano. Mia figlia a quel punto aveva reagito con violenza alla violenza colpendolo nel basso ventre e lasciandolo a terra dolorante. Si era rivestita e uscendo gli aveva detto che tra loro era tutto finito e di non farsi trovare lì al suo ritorno. Aveva bisogno di raccontare l’accaduto a qualcuno di cui si fidasse pienamente e quindi era venuta da me, che mi ero sempre dimostrato pronto ad ascoltarla senza giudicare.  In effetti avrei voluto dirle che avevo cercato di farle capire quanto quel ragazzo non fosse adatto a lei ma ritenni che ormai l’avesse capito da sola e che era giusto così, che lei facesse le sue esperienze, per quanto dolorose fossero. Mi disse che aveva voglia di farsi una doccia perché non sopportava di avere addosso il suo odore ed anche perché sentiva un certo fastidio, come un bruciore,  nel punto in cui lui aveva cercato di penetrarla, forse con un po’ di acqua fredda sarebbe passato. Andò in bagno ed aprì l’acqua della doccia, attese che divenisse calda e ci si infilò sotto per lavare via il suo dolore insieme all’odore del suo ormai ex fidanzato. Dopo una mezz’ora circa uscì dal bagno avvolta in un candido accappatoio e con i capelli ancora bagnati, si sedette sul divano di fianco a me e mi appoggiò le gambe in grembo. Rimanemmo  qualche attimo in silenzio poi ci guardammo negli occhi e scoppiammo a ridere entrambi. “Che imbecille – disse – e che idiota io a innamorarmi di lui. Se ripenso a tutto il tempo che siamo stati insieme non riesco a trovare nemmeno una cosa degna di essere conservata nella memoria. Ma è meglio così, che non mi resti più nulla di lui nemmeno il ricordo. Anzi, per ora una cosa di lui mi rimane.” “Cosa?” le chiesi. Mi guardo sorridendo e mi disse “Il bruciore al sedere!” Riprendemmo a ridere. “No davvero, non scherzo, ho provato a metterci un po’ di acqua fredda ma il bruciore non passa. Inoltre non riesco a vedere cosa ho, perché non ci dai tu un occhiata?” La richiesta di mia figlia non mi sorprese più di tanto. Ero abituato a vederla nuda e lei era abituata a vedere nudi noi genitori. Spesso, quando vivevamo ancora tutti insieme entrava nel bagno mentre ero intento a fare la doccia o a radermi per fare la pipì che, a suo dire, non poteva più trattenere. Andammo quindi in camera sua dove si tolse l’accappatoio stendendosi sul letto a pancia in sotto e divaricando leggermente le gambe. Mi sedetti a fianco a lei e con le dita le divaricai leggermente le natiche. A prima vista sia l’ano che l’area più scura intorno non presentavano lesioni o ferite. “Eppure mi brucia – mi disse – proprio al centro. Forse quello stupido è riuscito a infilarmelo un po’ dentro.” “Aspetta vedo se ho qualcosa da mettere” le dissi. Andai in bagno e tra le varie creme e pomate riuscii a trovare qualcosa che mi sembrava adatto alla bisogna. Ritornai in camera da letto dove Eliana stava ancora stesa a pancia in sotto e di nuovo con le dita le allargai leggermente le natiche spalmandole un po’ di crema intorno all’orifizio anale. Continuai con il dito a stendere ben bene la crema sull’area intorno e, ad un certo punto sentii mia figlia mugolare. “Ti ho fatto male?” le chiesi. “No, no, – mi rispose – continua, questo massaggio mi rilassa molto.” Ripresi a massaggiarle l’ano e poi man mano passai alle natiche, alla schiena, alle gambe ed infine all’interno delle cosce.  Qui, nello sfiorare la sua fessura mi accorsi che era bagnata!  Mia figlia si stava eccitando al tocco delle mie mani! Mi fermai ritraendo la mano. “Perché ti fermi?” mi disse girandosi sulla schiena. Vedevo mia figlia nuda stesa sul letto, con la testa alzata e le gambe leggermente divaricate e sollevate. La guardai al centro del folto pube di peli neri e vidi chiaramente le rosse labbra umide. “Eliana, tu ti stai eccitando, – le dissi – io sono tuo padre e tu ti fai toccare e ti ecciti.” “Preferisco che mi tocchi tu piuttosto che quell’idiota” mi rispose. E così dicendo mi prese la mano e se la mise sul suo seno. Sentivo sotto le mani la sua bella mammella soda che riempiva completamente la mia mano. Fui incapace di toglierla. Eliana mi prese l’altra mano e se la mise tra le cosce stringendole. La sua vulva calda e bagnata premeva contro le mie dita. Ero però paralizzato e rimasi immobile. Fu ancora mia figlia a scuotermi dicendo “Dai papà, infilami un dito dentro. Lo so che anche tu sei eccitato.” Così dicendo mi mise una mano sul ventre toccandomi il membro eretto da sopra la stoffa. Ero completamente frastornato ma, reagendo come un automa, le infilai un dito nella vagina e cominciai a spingerlo a fondo. Eliana nel frattempo mi aveva sbottonato i pantaloni, aveva tirato fuori il mio pene ed aveva iniziato a succhiarlo avidamente. Mi lasciai andare all’estasi del momento, erano due anni che non stavo con una donna e fino ad ora avevo soddisfatto le mie voglie masturbandomi come un adolescente. Eliana tirò fuori il mio membro dalla bocca e mi baciò, poi mi disse “Prendimi papà, voglio sentirti dentro di me.” Mi alzai in piedi per mettermi su di lei e penetrarla tra le gambe ma Eliana mi fermò e mi disse “Lo voglio nel culo, così quell’imbecille impara!” Si voltò mettendosi a pancia in sotto e con la schiena inarcata mi offrì il suo sedere. Presi il mio membro con un mano e lo puntai verso il suo orifizio. Il mio glande era turgido e umido per la saliva di mia figlia, il suo orifizio era morbido per l’abbondante crema che avevo spalmato. Fu necessaria solo una piccola pressione perché l’ano di mia figlia si aprisse accogliendo tutto il mio membro ritto. Eliana non emise una parola. Cominciai a spingere delicatamente poi, man mano, aumentai il ritmo. Con le mani le afferrai le mammelle che ballonzolavano per i colpi che le davo e le strinsi. Affondai nel suo sfintere con maggior vigore pompando sempre più intensamente. Mia figlia mi incitava a spingere più forte e a non fermarmi. Dopo qualche istante la sentii fremere sotto di me e, urlando di piacere, ebbe un orgasmo dirompente. Il suo godimento ebbe su di me un effetto scatenante per cui anche io venni e le inondai l’ano di sperma caldo.

 

Le ripetizioni di letteratura

 

Ero arrabbiato con mia moglie. Ancora una volta mi aveva coinvolto senza dirmi nulla. E non era la prima volta che succedeva. Mia moglie è specializzata nel promettere miei favori alle persone. Se qualcuno va a chiederle che io faccia qualcosa lei accetta per me senza dirmi nulla, così io mi trovo impegnato a mia insaputa. Questa volta si trattava di dar ripetizioni di italiano alle due figlie della nostra portinaia. Le due ragazze avevano rimediato un debito in italiano e la madre aveva chiesto a mia moglie se io avessi potuto dare loro qualche ripetizione. Mia moglie aveva ovviamente accettato con entusiasmo assicurandole che anche io sarei stato felice di farlo e mi trovai coinvolto in una serie di lezioni da tenere un paio di pomeriggi la settimana per tutto il mese di luglio. E così il lunedì successivo alle 15 si presentarono le mie due allieve, Naomi ed Ester  che frequentavano la stessa classe perché Ester, la più grande, aveva perso un anno. Erano davvero carine, piccole, more con una frangetta sbarazzina che incorniciava un visino delizioso. Sembravano gemelle, si somigliavano in tutto, anche nel fisico, minuto ma fornito di un bel seno abbondante che notai sotto la candida maglietta che lo ricopriva.   Durante la prima lezione mi resi subito conto che il loro livello di preparazione era davvero bassissimo. Feci fare loro un tema che poi leggemmo insieme, non c’era una frase scritta correttamente! Visto che ormai ero in ballo decisi di fare le cose seriamente e quindi dissi loro di venire ogni giorno per tutto il mese. Facemmo una settimana di temi a ripetizione per cercare di migliorare un po’ l’esposizione e l’ortografia. La seconda settimana decisi di  far leggere loro ogni giorno un brano da commentare. Alle 15, come al solito, si presentarono a casa mia. Notai subito un cambiamento: entrambe indossavano un paio di pantaloncini cortissimi e una canottiera bianca abbastanza larga da lasciare vedere benissimo che sotto non indossavano reggiseno. Ebbi il mio bel da fare per non cadere continuamente in tentazione e guardare le loro bellissime mammelle che sembravano voler saltare fuori ad ogni minimo movimento.  Anche il secondo giorno si presentarono puntuali e vestite come il giorno prima. Si sedettero al tavolo di studio posizionandosi una alla mia destra e l’altra alla mia sinistra. Cominciammo a leggere da un unico testo che tenevo davanti a me. Poiché il libro da cui leggevamo era unico si avvicinarono a me unendo le loro sedie alla mia, mettendo un braccio dietro di me per vedere meglio il libro al centro. Io tenevo le mie braccia in grembo sotto il tavolo e sentivo il contatto dei loro seni appoggiati alle mie braccia. Mi sentivo un po’ a disagio ma non mi mossi continuando a leggere. Al termine del brano chiesi loro di spostarsi con le sedie mettendosi di fronte a me e di dirmi  cosa avessero capito di quello che avevamo letto.  Si misero sull’altro lato del tavolo e mentre la più grande iniziava a parlare, la più piccola si mise in ginocchio sulla sedia poggiando mi gomiti sul tavolo. Attraverso la scollatura della maglietta vedevo il suo seno nudo e i capezzoli. Prestai poca attenzione a quello che diceva la sorella. Quando la prima ebbe finito di commentare, iniziò a parlare l’altra mentre anche Ester assumeva la sua stessa posizione. Adesso avevo due bellissimi seni da guardare e l’attenzione per quello che dicevano era nulla, guardavo solo senza sentire nulla. Finalmente quella lezione finì e ci demmo appuntamento al giorno successivo.  Per la terza lezione dissi alla grande di sedersi di fronte a me e scrivere una relazione su quanto avevamo letto il giorno prima mentre l’altra si mise al mio fianco per leggere un altro brano. Questa volta misi io il mio braccio sullo schienale della sua sedia alla mia destra mentre lei si accostava a me per leggere. Dopo qualche minuto che leggeva feci scivolare la mia mano dallo schienale alla sua spalla. Non disse nulla continuando a leggere. Dopo qualche minuto Naomi cambiò posizione poggiando un braccio sul tavolo, io allora feci scivolare la mia mano sotto la sua ascella sfiorando con le dita la sua mammella. Mi feci più audace e le diedi un leggero pizzicotto sulla mammella che avevo sfiorato. Non disse nulla. Infilai una mano nell’apertura della canottiera e le afferrai il seno. Lo racchiusi nella mia mano e rimasi immobile, tenni la mano in quella posizione fin quando finì di leggere il brano. A quel punto si alzò in piedi cedendo il posto alla sorella. Anche Ester si posizionò seduta alla mia destra e iniziò a leggere ed io ripetei l’operazione che avevo fatto in precedenza con la sorella toccandole il seno. Anche lei non disse nulla e lasciò che la palpeggiassi fino alla fine del brano. Terminammo la lezione e prima di andarsene mi salutarono entrambe con un bacio sulla guancia lasciandomi solo con il mio membro eretto stretto nei pantaloni. Attesi con ansia l’inizio della quarta lezione. Puntuali come i giorni precedenti le due ragazze bussarono alla mia porta: indossavano entrambe un corta gonna e la solita canottiera. Come il giorno precedente dissi ad una di scrivere la relazione mentre l’altra avrebbe letto un brano. Fu a quel punto che Naomi mi disse “Professore, poiché ho difficoltà a leggere, le spiace se mi siedo sulle sue ginocchia?” Annuii e la ragazza si sollevo la gonna per non sedercisi sopra e poggiò le nude membra sulla mia gambe. La sorella intanto si era posizionata di fronte a noi, in ginocchio sulla sedia e scriveva tenendo i gomiti poggiati sul tavolo. Praticamente dalla scollatura vedevo le due mammelle nude penzolare. Attraverso la leggera stoffa dei pantaloni sentivo il sesso caldo della ragazzina poggiato sulle mie gambe. L’erezione fu immediata. Il mio membro premeva contro le natiche di Naomi che continuava a leggere tranquilla. Non resistetti più di tanto e le infilai le mani sotto la gonna accarezzandole le cosce lisce, poi feci risalire le mani verso il suo ventre. Ebbe un sussulto. “Mi fa il solletico” mi disse.   “Scusa, non volevo, – risposi imbarazzato – smetto subito.” “No, no tenga pure la mano, se vuole, mi fa piacere.” Intanto Ester aveva interrotto la scrittura della relazione e mi guardava con un sorriso sfrontato. “A mia sorella piace essere accarezzata, professore, a me invece piace accarezzare.” Ero sbalordito e colto di sorpresa dalla sfrontatezza delle due ragazze. Decisi di stare al gioco. “E cosa ti piace accarezzare?” le dissi. “Beh mi piace accarezzare i ragazzi o anche mia sorella.” “E cosa ti piace accarezzare dei ragazzi?” le chiesi conoscendo già la risposta. Infatti mi disse “Professore non faccia l’ingenuo, lo sa cosa piace farsi accarezzare  ai ragazzi. Ce l’hanno sempre duro e come lo tocco un po’ mi vengono in mano.” Ero sbalordito dalla sfacciataggine della ragazza. Continuò “Recentemente poi ho imparato una cosa nuova che mia sorella non conosce ancora. Se vuole le mostro cosa so fare. “ “Fammi vedere allora” le dissi. Si avvicino a noi e fece alzare Naomi dalla mie gambe, poi si mise in ginocchio davanti a me e disse alla sorella più piccola di fare lo stesso. Mi sbottonò i pantaloni ed estrasse il mio membro eretto. “Guardi cosa ho imparato a fare – mi disse – so che ai ragazzi piace molto.” Così dicendo si infilò il mio pene in bocca e cominciò a leccarmelo. Continua a leggere Le ripetizioni di letteratura

[ CONCORSO 2013 ] – Harry Potter e il culo di Hermione

 

 

Anche quell’estate Harry Potter stava trascorrendo le vacanza in casa degli zii che, come sempre,  non mancarono di ricordargli quanto dovesse essere grato per la loro ospitalità. Ormai Harry era adulto e non ne poteva più di stare chiuso in quella casa dove era malvoluto e soprattutto dove non aveva  ragazze sotto mano. Dopo l’ultima avventura conclusa con la morte di Lord Voldemort, Harry era considerato un eroe da tutti gli alunni di Hogwarts che facevano a gara per congratularsi con lui e stare in sua compagnia. Le alunne poi se lo contendevano apertamente e per Harry era una vera cuccagna, le aveva tutte a sua disposizione e lui approfittava volentieri di tutto quel ben di dio. Aveva una sua personalissima classifica delle specialità delle appartenenti alle varie case, così le ragazze del Grifondoro erano le migliori a fare le seghe, mentre quello della Serpeverde lo facevano impazzire con i pompini, il culo più bello lo avevano quelle del Corvonero, la fica più accogliente le ragazze del Tassorosso. Non passava giorno che Harry non si facesse un’alunna, a volte anche due per volta, il massimo lo aveva però raggiunto quando si era scopato una ragazza volando  sulla sua scopa da Quidditch. Quell’estate però Harry si era consumato la mano a furia di farsi seghe chiuso in camera sua pensando all’unica ragazza che non era riuscito a scoparsi: Hermione. La fidanzata del suo amico Ron era diventata il suo chiodo fisso. Si conoscevano da bambini ed avevano passato insieme mille avventure, poi Hermione si era innamorata di Ron e Harry Potter aveva preso atto della sua scelta, ma ora che erano cresciuti lei era diventata una fica da sballo con un culo da leggenda. E proprio il culo di Hermione era diventata la fissazione di Harry. Quante volte si era menato il cazzo pensando di infilarlo nel buco del culo di Hermione, quante volte aveva pensato a lei mentre si scopava le altre ragazze. Purtroppo Hermione era la ragazza del suo amico fraterno Ron  e lui non poteva tradire così un’amicizia.

Finalmente l’estate terminò e, come al solito, si ritrovarono tutti al binario 9 e ¾ della stazione di King’s Cross per prendere il treno che li avrebbe condotti al Castello di Hogwarts.   Il viaggio si rivelò una vera e propria tortura per Harry che assisteva nello scompartimento alle effusioni di Ron e Hermione, avrebbe volentieri voluto essere al posto del suo amico per baciare le labbra della ragazza e farsi fare un pompino. Ad un certo punto non potendo più resistere uscì dalla scompartimento e si chiuse nel bagno con una ragazza della casa Serpeverde che gli fece un pompino con ingoio che manco un dissennatore, ma Harry se ne accorse appena, preso com’era dal desiderio del culo di Hermione.  Giunsero in serata al castello e si divisero nelle varie case. Dopo la cena ed il solito discorso di benvenuto si ritirarono nelle loro stanze. Harry era inquieto, il desiderio di Hermione e del suo culo era insopportabile, il solo pensiero glielo faceva diventare duro come l’acciaio e a nulla valse farsi l’ennesima sega. Decise che non poteva più andare avanti così: quel culo doveva essere suo. Uscì dalla sua stanza e si diresse verso le stanze delle ragazze, bussò piano alla porta della camera di Hermione e, quando la ragazza aprì la porta, la invitò ad uscire dicendole che doveva comunicarle una cosa della massima importanza. La condusse nella Camera dei Segreti e Harry si rinchiuse la porta alle spalle dopo aver controllato che nessuno li avesse seguiti. Hermione indossava solo una camicia da notte molto trasparente e Harry intravedeva benissimo sotto l’indumento le bellissime tette nude della ragazza con i capezzoli appuntiti. Posò poi lo sguardo sul culo di Hermione che era praticamente scoperto visto che indossava solo un minuscolo perizoma. La sola vista gli provocò un’erezione che gli gonfiò i pantaloni del pigiama facendo emergere il suo cazzo al di sotto dell’indumento. Hermione se ne accorse subito e gli chiese cosa avesse in tasca.  “Proprio di questo volevo parlarti – rispose lui – siamo di nuovo in pericolo. Una nuova oscura minaccia incombe su tutti noi, qualcosa di inimmaginabile e di talmente potente da far impallidire il ricordo di Lord Voldemort.” Hermione lo guardò con occhi terrorizzati, era ancora viva nel suo animo la sofferenza provata nella guerra vittoriosa contro il signore oscuro, conclusasi da poco a prezzo di tante morti. Abbracciò forte Harry stringendosi a lui con quanta forza aveva in corpo. Ad Harry sembrò di impazzire, la abbracciò a sua volta facendo pian piano scendere la mano all’altezza del suo culo. “Non preoccuparti mia cara abbiamo un’arma molto potente che ci aiuterà a sconfiggere il male anche questa volta. Se ben ricordi abbiamo dovuto già usare le bacchette magiche di sambuco e di quercia per avere la meglio sul nostro nemico, ma questa volta ci vorrà una bacchetta molto più potente: la bacchetta di carne!” “E dove si trova questa bacchetta?” disse la ragazza. “Ne ho qua una io – rispose Harry – ma ha bisogno di essere attivata e potenziata.” “E come possiamo fare?” disse Hermione. “Occorre che sia infilata nel culo di una vergine.” “Ma io non sono vergine,  – disse la ragazza – lo sai che con Ron ci diamo dentro.” “Basta che il culo sia vergine – rispose Harry – il tuo lo è?” “Sì – disse Hermione – a Ron non lo ho ancora dato.” “Vuoi sacrificarti per il bene di tutti – le chiese Harry – come sacrifico io la mia bacchetta?” “Certo, Harry, farò tutto quello che occorre.”  A quel punto Harry Potter si sbottonò i pantaloni del pigiama calandoseli alle caviglie e mettendo in mostra il suo cazzo duro ed eretto. “Ecco, Hermione, questa è la bacchetta che ci farà vincere anche questa volta. Diamo inizio all’incantesimo di attivazione e potenziamento.” “Cosa dobbiamo fare?” chiese la ragazza. “Per prima cosa deve essere bagnata con la saliva di una vergine.” “Ma già ti ho detto che non lo sono.” “Basta il culo intatto, Hermione. Ecco prendilo in bocca e leccalo ben bene.” La ragazza fece come le era stato chiesto, si inginocchiò e si mise in bocca il cazzo di Harry, cominciando a leccarlo. Harry vide che Hermione ci metteva tutto il suo impegno e le pose in testa entrambe le mani guidandola nel movimento. Dopo qualche istante le chiese di alzarsi in piedi e di stendersi sul divano che era nella stanza. Le sollevò la camicia da notte e le sfilò le mutandine. La fica di Hermione si rivelò in tutta la sua bellezza. Harry ci infilò subito il suo cazzo e cominciò a spingere. “Harry, ma non doveva essere attivata nel culo? Lì non sono vergine” osservò la ragazza. “E’ meglio che facciamo una doppia attivazione – rispose Harry – non si sa mai, per ora la attivo qui poi te lo metto nel culo.” “Va bene Harry, tu sai cosa fare.” Harry continuò a stantuffare nella fica di Hermione afferrandole le tette con le mani e stuzzicandole i capezzoli, poi glieli leccò succhiandoli avidamente. Alla fine decise che era il momento di prenderla da dietro. Si staccò da lei e la fece girare a pancia in sotto. Rimase incantato dalla perfezione del culo di Hermione, lo accarezzo a lungo, poi con le dita dischiuse le soffici natiche rivelando il delizioso buchetto che come un fiore si celava fra le due semisfere. Lo baciò e con la lingua esplorò ogni millimetro di quella rosa di carne. Hermione mugolava di piacere e si protendeva verso di lui offrendogli il premio tanto ambito. Harry prese il suo cazzo e lo puntò verso il buco del culo della ragazza iniziando a spingere per allargarlo. Hermione emise un lieve lamento ma subito lo rassicurò dicendogli “Forza Harry attiviamo questa bacchetta magica.” Harry Potter incoraggiato dall’invito della ragazza spinse con energia fino in fondo penetrando nei reconditi anfratti del culo di Hermione. Finalmente! Continua a leggere [ CONCORSO 2013 ] – Harry Potter e il culo di Hermione

l’infermiera di notte

 

Avevo 20 anni quando improvvisamente mi dovetti ricoverare  in clinica per operarmi di appendicite. Non avevo mai avuto fastidi ma il medico chirurgo da cui fui visitato per una irritazione al colon disse che andavo operato abbastanza in fretta. Entrai in clinica un lunedì ed iniziai una serie di accertamenti e di cure disintossicanti perché avevo preso troppi medicinali. Non sapevo il giorno in cui mi avrebbero operato e quindi mi preparai ad una lunga permanenza. Non avevo nulla da fare e spesso me ne andavo in giro per il reparto scambiando qualche parola con gli altri pazienti e con il personale. Avevo già adocchiato un paio di infermiere che sotto il bianco camice mostravano belle rotondità ma quella che colpì la mia attenzione particolare fu una infermiera che faceva sempre il turno di notte. Era una signora sui 35-38 anni, mora, labbra carnose, occhi verdi. Aveva lunghi capelli che ovviamente portava sempre raccolti in una cuffietta e delle curve mozzafiato a malapena contenute nella stretta uniforme che indossava. Fin dal primo giorno che l’avevo vista la avevo anche desiderata. Avrei voluto affondare la testa nel suo procace seno e stringere tra le mani le sue mammelle che vedevo costrette nel camice da lavoro. Nonostante diversi approcci non riuscii a scambiare più di qualche parola con lei, forse per la differenza di età visto che avrebbe potuto essere mia madre. Venni però a sapere che faceva sempre il turno di notte in quanto era separata dal marito e di giorno non aveva a chi lasciare la figlia piccola che invece di notte dormiva con una cugina. Trascorse qualche altro giorno e un pomeriggio sul tardi venni chiamato da uno dei medici che mi comunicò che l’indomani mattina sarei stato operato. Mi diedero un purgante e mi dissero di prepararmi per la tricotomia, ossia per la rasatura completa dei peli sul ventre e sul pube. Chiesi un rasoio per compiere da solo l’operazione ma mi fu detto che era previsto che l’eseguisse il personale paramedico e di andare in camera e aspettare. Feci come mi avevano detto e mi misi a letto a leggere. Trascorsero alcune ore, si fece quasi buio ma nessuno veniva a radermi. Attesi un altro po’ di tempo, poi spazientito andai in medicheria per vedere che fine avevano fatto. Trovai la signora che aveva preso servizio per il turno di notte e le spiegai che aspettavo qualcuno per prepararmi all’intervento. Rosaria, così si chiamava, guardò negli ordini di servizio e vide che il mio nome era in lista. “Come è possibile – mi disse – si sono dimenticati di mandarti l’infermiere?” “E ora come si fa? – risposi – mica mi posso operare senza tricotomia? Vabbè mi dia l’attrezzatura che faccio da solo.” “Non è possibile – rispose – è vietato dal regolamento, se ti ferisci passo un guaio.” “Effettivamente non sono molto esperto –le dissi- però non dovrebbe essere una cosa complicata.” Fece qualche telefonata per vedere se negli altri reparti ci fosse qualche suo collega che potesse fare l’operazione ma quella sera non c’erano infermieri uomini disponibili in tutta la clinica. Nel reparto di medicina c’erano solo lei è una ragazzina di 20 anni appena assunta. “Sembra proprio che dovrò provvedere io –mi disse- va in camera che arrivo.”   “Come sarebbe a dire provvedo io? –risposi- avrei qualcosa da obiettare.” “Senti, o così o niente. Se non ti fai radere da me domani non ti operi e poi mi fai prendere una cazziata dal direttore. Dai cosa vuoi che sia, cinque minuti ed abbiamo finito.” “Ma lei mi deve radere i peli del pube! Io dovrei stare nudo mentre lei mi insapona e mi rade proprio sul mio …ehm coso?” “Non sarà il primo che vedo e, spero, neanche l’ultimo” mi disse con un sorriso ammiccante. “Forza, va in camera che arrivo.” Mio malgrado dovetti andare in camera e aspettare l’infermiera per compiere l’operazione di rasatura, mi stesi sul letto ed abbassai il pantalone del pigiama in modo da scoprire solo il ventre e il pube tenendo ben celato il mio membro. Dopo pochi minuti Rosaria venne in camera con in mano un bacile di metallo, un rasoio e degli asciugamani. Appena mi vide scoppiò a ridere “Ma che fai – mi disse – ti scopri a metà? Devi togliere i pantaloni del pigiama sennò si bagnano e inoltre devo raderti anche intorno al tuo “coso” come lo chiami tu. Forza, non mi dire che non ti fai vedere nudo da tua madre.” “Sì – risposi – ma lei non mi tocca lì” “Ma io non ti “tocco”, io devo compiere un’operazione precisa, medica, professionale e poi vedi indosso anche i guanti di gomma.” Mi rassegnai e mi sfilai i pantaloni del pigiama rimanendo nudo dalla cintola in giù, Rosaria posizionò l’asciugamani sotto il mio sedere e poi cominciò a tagliare i peli con le forbici. Quando ebbero raggiunto una lunghezza minima cominciò ad insaponarmi il ventre e quello che rimaneva del mio povero pube. Devo dire che un po’ perché ero molto imbarazzato, un po’ perché cercavo di non pensare a quello che stava succedendo, un po’ perché lei era molto professionale non ebbi alcuna reazione particolare al maneggio del mio membro, rimasi tranquillo osservandola mentre compiva l’operazione. Uno dei motivi della mia riluttanza era dipeso anche dal fatto che temevo che il fatto che una donna mi toccasse il membro avrebbe potuto scatenare qualche reazione molto imbarazzante per me. Invece tutto sembrava andare per il giusto verso. Dopo avere insaponato, Rosaria iniziò la rasatura dei peli rimanenti. In breve tempo terminò l’operazione  riducendomi come un pollo spennato. “Non ti muovere -mi disse- vado a prendere una cosa.” Uscì dalla stanza per rientrare poco dopo con un vasetto di crema. “Così non soffrirai per l’irritazione della pelle.” Aprì il vasetto e prese un’abbondante quantità di crema che cominciò a spalmarmi sulla parte depilata. Spalmò la crema sul ventre poi sul pube e all’interno delle cosce, poi me ne spalmò anche un po’ sulla base del mio membro. Fu allora che iniziai ad avvertire un certo turbamento, cercai di distrarmi guardando il soffitto e pensando ad altro, ma avvertivo il tocco della mano di Rosaria, che nel frattempo aveva tolto i guanti, sul mio pene e cominciai ad eccitarmi. In pochi istanti il mio membro cominciò a crescere nelle mani dell’infermiera. Avrei voluto scomparire. “Scusa –le dissi- è una reazione involontaria.” Lei sorrise, “non ti preoccupare, è normale, sto qui a toccarti da mezzora sarebbe stato anormale che non fosse successo nulla.” Mentre parlava però non aveva smesso di spalmare la crema ed il mio membro non aveva smesso di crescere raggiungendo in breve una completa erezione. Rosaria mi guardò negli occhi e disse “Aspetta ora ci penso io.” Lo impugnò e spingendo la mano in basso scopri il mio glande rosso e umido. Cominciò a muovere la mano su e giù stringendo forte, poi abbassò la testa e lo prese in bocca. Continua a leggere l’infermiera di notte

L’archivista

 

 

Nell’azienda in cui lavoro abbiamo un addetto all’archiviazione dei documenti, il signor Lucio, un signore in pensione, sulla settantina, lontano parente del titolare, che se ne sta in uno stanzone enorme pieno di scaffali e scatole di documenti. Il suo lavoro consiste nell’archiviare ogni documento prodotto dall’azienda passandolo in uno scanner per averne una copia in pdf e poi riponendolo in una scatola sugli scaffali divisi per mese e anno. Inevitabilmente ogni volta che uno di noi va in archivio per una pratica è costretto a scambiare qualche parola con lui e invariabilmente il discorso cade sulle donne e sulle sue avventure sessuali al limite dell’incredibile. Nella sua vita fare sesso è stata l’occupazione principale e, a suo dire, ha avuto centinaia di donne di ogni età, spesso anche più donne nella stessa giornata. La più grossa l’ha sparata ultimamente quando ci ha raccontato che una volta di mattina si è fatto due prostitute, il pomeriggio è stato con l’amante e la sera a casa con la moglie. Tra di noi impiegati è diventata quasi una barzelletta e quando qualcuno racconta qualcosa di poco credibile lo prendiamo in giro chiamandolo signor Lucio. Visto che però siamo anche abbastanza affiatati tra di noi e pronti allo scherzo abbiamo deciso di giocarne uno al signor Lucio. Abbiamo approfittato del fatto che nella settimana di ferragosto siamo rimasti solo in sei in azienda, senza direttore e titolare, per organizzare un brutto tiro al nostro archivista. Uno di noi che si occupa della manutenzione degli apparati elettronici dell’azienda ha installato una webcam in archivio proprio alle spalle della sua scrivania e poi abbiamo contattato una escort chiedendole di venire una mattina in azienda per un regalo ad un amico. Volevamo vedere la sua reazione con una ragazza pronta a starci, eravamo sicuri che avrebbe dovuto accontentarsi, data l’età, di sbavarle dietro. La ragazza si è presentata  in azienda di mattina verso le dieci ed io le ho fatto indossare il camice della donna delle pulizie spiegandole cosa avrebbe dovuto fare. L’ho accompagnata nell’archivio e ho detto al signor Lucio che la ragazza era l’addetta alle pulizie che sostituiva quella solita che era in ferie e che si sarebbe trattenuta un’oretta nella stanza per mettere a posto e pulire. L’ho lasciata lì e sono corso nella stanza dei miei colleghi che già erano davanti al pc pronti a farsi quattro risate alle spalle dell’ignaro vecchietto. La ragazza quindi a cominciato a far finta di pulire gironzolando nei pressi della scrivania del signor Lucio. Sotto il camice aveva indossato solo la biancheria intima, perizoma e reggiseno a balconcino, e calze autoreggenti. Aveva poi abbottonato solo qualche bottone in modo che si potesse sbirciare facilmente all’interno. Ed infatti il nostro amico non le toglieva gli occhi di dosso. Lo vedevamo seguire ogni minimo movimento della ragazza e addirittura sporgersi per vedere meglio quando lei è salita su una scala per pulire più in alto. Noi intanto sghignazzavamo dandoci gomitate di complicità al pensiero della tortura che stavamo infliggendo allo sfortunato archivista. Ad un certo punto la ragazza ha iniziato a spolverare sulla scrivania del signor Lucio sporgendosi in avanti con la scollatura del camice ben aperta. Poi si è spostata dall’altra parte facendogli  scostare la sedia e mettendosi tra lui e la scrivania con il sedere all’altezza del suo viso. Si è chinata in avanti mettendoglielo sotto il naso. A quel punto il signor Lucio non ha resistito più, le ha infilato le mani sotto il camice afferrandole le natiche dicendo ”Ma tu sei proprio zoccola!” Noi quasi cadevamo dalle sedie per il troppo ridere. Ma improvvisamente le risate si sono arrestate in gola. Il signor Lucio ha fatto sedere la ragazza al suo posto,  si è sbottonato i pantaloni ed ha estratto un cazzo di notevolissime dimensioni, ritto e duro, e glielo ha messo in bocca. Continua a leggere L’archivista

I nuovi amici.

Anna era entusiasta di aver partecipato a quel campo lavoro di un mese in Africa. A venti anni aveva vissuto un’esperienza bellissima ed era ritornata a casa arricchita nello spirito e con un mare di nuove conoscenze, ragazzi e ragazze conosciuti al campo e che adesso avrebbe rivisto in Italia per coltivare l’amicizia appena nata. Decisero di vedersi a casa di Beppe, un ragazzo piemontese che viveva in un casolare in campagna e che poteva ospitarli tutti. Beppe era un tipo alto, magro,  con lunghi capelli e folta barba: di poche parole e gran lavoratore, le aveva fatto un po’ la corte lì in Africa ma Anna non aveva dato seguito alla cosa perché non era nello spirito adatto, si era lasciata da poco con il ragazzo, e perché Beppe era molto più grande di lei visto che aveva superato la trentina anche se fisicamente lo trovava molto attraente. Appena arrivarono nel casolare fu tutta una profusione di baci e abbracci, poi visto che era pomeriggio inoltrato, pensarono ad organizzare la cena per tutti. Beppe mise a disposizione ogni ben di dio, salumi, formaggi, vino, tutta roba genuina e prodotta dalla sua famiglia. Dopo la cena accesero un gran falò nell’aia del casolare e passarono il resto della serata a bere vino e a cantare. Per dormire Beppe aveva messo a disposizione un grosso stanzone nel sottotetto in cui tutti misero i sacchi a pelo e brandine da campo e si sistemarono  per la notte. Tutti insistettero perché anche Beppe rimanesse con loro a dormire e il ragazzo accettò di buon grado. Si stese anche lui in un sacco a pelo proprio vicino ad Anna che invece aveva una brandina. A causa delle abbondanti bevute caddero tutti addormentati in pochi minuti. Durante la notte Anna ebbe sete e si alzò, facendo attenzione a non svegliare nessuno,  e andò di sotto a bere, dopodiché tornò al suo posto. Forse per la scomodità del giaciglio o per l’ambiente nuovo ebbe difficoltà a riaddormentarsi, per cui stanca di stare a fissare la parete alla sua destra si girò dall’altra parte verso i ragazzi che dormivano. Proprio vicino a lei c’era Beppe, nella penombra Anna distingueva benissimo il suo barbone, e il torace nudo ricoperto di peli. Dato il caldo estivo Beppe, come tutti gli altri ragazzi, indossava solo un pantaloncino corto e null’altro. Lo sguardo di Anna si posò sul suo pantaloncino e si accorse che al di sotto dell’indumento il ragazzo aveva un membro eretto di notevoli dimensioni. Anna avrebbe voluto guardare altrove e soprattutto pensare ad altro ma non riuscì a distogliere lo sguardo. Poi, forse per effetto del vino bevuto e incurante del fatto che si trovava a dormire in una stanza con una decina di persone, le venne voglia di toccarlo. Poggiò delicatamente due dita sul pantaloncino di Beppe alla base del suo membro e le fece scorrere per tutta la lunghezza.  Ritrasse immediatamente la mano e si rigirò verso il muro. Dopo un po’ si girò di nuovo verso il ragazzo che nel frattempo non si era mosso di un millimetro e continuava a dormire. Anna poggiò di nuovo la mano sul membro eretto del ragazzo. Sotto la stoffa senti che era duro come l’acciaio. Provò a stringere un po’, Beppe ebbe un leggero sussulto e lei ritrasse la mano. Rimase lì a fissarlo con gli occhi semichiusi fingendo di dormire. Dopo qualche minuto riprese a guardare il membro eretto di Beppe al di sotto dei pantaloncini la cui punta arrivava quasi al bordo dell’indumento. Le venne voglia di sentire ancora con la mano la durezza del pene di Beppe. La poggiò ancora una volta sul pantaloncino e la lasciò lì leggermente stretta intorno a quel membro di marmo. Anna sentiva crescere in lei una strana eccitazione e le venne voglia di toccarsi. Indossava solo una maglietta e un paio di mutandine, infilò una mano sotto la maglietta e le mutandine raggiungendo il suo pube. Di lì proseguì verso le sue grandi labbra e le aprì con un dito. Iniziò a massaggiarsi mentre con l’altra mano teneva stretto il pene del ragazzo. Poi con decisione si infilò un dito nella fessura ormai bagnata di desiderio. Cominciò a muovere all’unisono le due mani masturbandosi e masturbando il ragazzo che dormiva. Ormai non aveva più inibizioni voleva solo godere e stringere tra le mani quel membro vigoroso. Si fermò un attimo ma solo per infilare la mano nel pantaloncino del ragazzo e sentire il contatto con la carne del suo pene. Lo afferrò e ricominciò a muoverla su e giù riprendendo anche il movimento del dito nella sua vagina. In quel momento Beppe aprì gli occhi e si trovò gli occhi di Anna puntati addosso.  Non fece un movimento né disse una parola, rimase lì a fissare la ragazza che si agitava nel suo lettino. Ad un certo punto si irrigidirono entrambi, Anna affondò il viso nel cuscino mordendolo e venne, Beppe le eiaculò nella mano dividendo il suo seme tra il suo ventre e la mano di Anna.

L’ospite inatteso

Kareem era un giovanissimo extracomunitario che una sera, tornando da lavoro, avevo notato singhiozzare silenziosamente seduto su una panchina in un angolo nascosto del parco dove vivevo. Mi ero avvicinato e mi ero seduto vicino a lui cercando di capire quale problema avesse. Parlava poco o nulla di italiano dato che era appena arrivato nel nostro paese; in compenso parlava abbastanza bene l’inglese che nel suo paese era la seconda lingua ufficiale. Mi spiegò che era venuto in Italia per cercare uno dei suoi  fratelli e che nel viaggio in treno dalla Sicilia, dove era sbarcato, aveva conosciuto dei suoi connazionali che gli avevano fatto credere di  sapere dove fosse il fratello e che lo avrebbero aiutato a raggiungerlo. Invece, giunti a Napoli, gli avevano rubato i pochi soldi che aveva lasciandolo solo in una città sconosciuta. Ovviamente non aveva idea di dove fosse il fratello e senza soldi non sapeva come fare per cercarlo. Stanco e  disperato si era seduto su quella panchina non sapendo dove andare e cosa fare. Sembrava poco più che adolescente, era magro, molto alto e con un fisico atletico. Cercai di consolarlo e fargli coraggio ma effettivamente si trovava in un vicolo cieco da cui non avrebbe potuto uscire senza aiuto. Visto che ormai era sera gli disse di venire con me a casa, qui avrebbe potuto mangiare qualcosa e trovare un letto per la notte; il giorno dopo dato che era sabato, non avendo da lavorare lo avrei aiutato a cercare il fratello. Salimmo quindi a casa dove in poche parole spiegai l’accaduto a mia moglie. Lei non trovò nulla da ridire per l’ospite inatteso ed anzi andò subito a preparare la stanza per lui visto che nostro figlio, pressappoco delle stessa età, era all’estero in vacanza. Kareem intanto era rimasto impalato nell’ingresso e non si muoveva quasi avesse paura quell’ambiente totalmente nuovo. Lo condussi in salone facendolo sedere sul divano e dicendogli che da lì a qualche minuto avremmo finalmente cenato. Effettivamente dopo dieci minuti ci mettemmo a tavola e il ragazzo si rivelò di buon appetito divorando tutto quello che gli mettevamo nel piatto. Dopo cena ci facemmo raccontare in po’ la sua storia, da dove veniva, come era la vita nel suo paese,  come era arrivato in Italia. Sapemmo così che aveva 19 anni ed era l’ultimo di cinque fratelli tutti emigrati all’estero. Lo rassicurammo ancora una volta che l’indomani avremmo iniziato a cercare il fratello e dopo un po’ gli facemmo vedere la camera di mio figlio dove avrebbe dormito e mia moglie gli diede un pigiama visto che non aveva altro  a parte quello che aveva addosso. A questo punto mia moglie mi disse “Forse è meglio che gli prepari un buon bagno, così si rilassa un po’ e io ne approfitto per mettere i suoi vestiti in lavatrice in modo che domani saranno puliti, anche se ci sono anche quelli di nostro figlio tra cui sicuramente troveremo qualcosa che gli vada.”  Comunicai la cosa a Kareem il quale accettò di buon grado. Normalmente quando qualcuno fa il bagno a casa nostra lasciamo sempre la porta aperta e uno di noi si intrattiene con l’altro per motivi di sicurezza. Un nostro parente aveva rischiato di morire annegato nella vasca da bagno a causa di un malore e da allora avevamo adottato questa precauzione. Mi recai quindi in bagno con Kareem il quale si spogliò e si immerse nella vasca che a malapena lo conteneva tutto visto quanto era alto. In realtà oltre all’altezza avevo notato anche che aveva un membro di dimensioni notevoli e questo già a riposo. Non osavo immaginare come sarebbe stato in erezione. Comunque mi sedetti su uno sgabello e mi misi a sfogliare una rivista. Ad un certo punto squillò il telefono e mia moglie rispose: era per me, un mio collega doveva chiedermi dei chiarimenti su alcune pratiche.  Uscii dal bagno e mentre rispondevo al telefono mia moglie mi disse “Vado io, non lo lascio certo da solo.” Sinceramente non pensai al fatto che il ragazzo era ovviamente  nudo e che avrebbe potuto provare imbarazzo in presenza di una donna,  ma fu una cosa automatica visto che  di solito facevamo così quando a fare il bagno era nostro figlio. E così prese il mio posto. Stetti al telefono circa un quarto d’ora poi riuscii a liberarmi e finalmente riattaccai. Mi diressi quindi di nuovo verso il bagno per dare il cambio a mia moglie ma prima di entrare sentii mia moglie che diceva al ragazzo di alzarsi in piedi così avrebbe potuto aiutarlo a liberarsi della schiuma che lo ricopriva tutto. Kareem obbedì alla richiesta di mia moglie alzandosi in piedi ma, forse per pudore, si mise di spalle. Io stavo fuori dal bagno dietro la porta ma seguivo tutta la scena guardando nello specchio che era sul lavabo di fronte alla vasca da bagno. Vidi mia moglie che aveva iniziato a  passargli la spugna sulla schiena poi con la manichetta della doccia lo sciacquava liberandolo dalla schiuma. Quindi lo fece girare verso di lei per compiere la stessa operazione sul davanti. Il ragazzo aveva davvero un fisico bellissimo, armonico con i muscoli che si vedevano chiaramente sotto la pelle e  reso lucente dall’acqua e sapone che mia moglie gli passava in continuazione dappertutto.   Mia moglie intanto aveva iniziato a fare la stessa operazione di lavaggio sul suo petto. Il ragazzo non sembrò particolarmente turbato dalla cosa anche quando mia moglie,  ad un certo punto, cominciò ad insaponargli il ventre e poi anche il membro con gesti molto naturali. Sembrava una mamma che lava il proprio figlio.  Ed infatti spesso aveva fatto lo stesso con nostro figlio, solo che aveva smesso quando il ragazzo era divenuto adolescente limitandosi solo ad assistere quando faceva il bagno.  La vidi passargli la spugna tra le gambe e poi sul membro, poi di nuovo sulle gambe  e quindi ancora sul membro. Ad un certo punto posò la spugna ma, invece di prendere la manichetta della doccia ed aprire l’acqua comincio ad usare solo le mani per detergere il corpo di Kareem. La vidi prendere il membro del ragazzo con la mano e sollevarlo poi, facendo scorrere indietro la pelle del prepuzio, fece fuoriuscire il glande e gli versò sopra dell’acqua. La vidi quindi ripetere l’operazione alcune volte. Lui non disse una parola ma, come immaginavo, il suo membro cominciò  a ergersi ed in breve tempo aveva raggiunto un’erezione ragguardevole. Mia moglie gli sorrise mentre quel palo di carne cresceva tra le sue mani che continuavano ad andare su e giù. Lo stava chiaramente  masturbando! Devo confessare che la scena mi eccitava moltissimo. Una delle nostre fantasie erotiche preferite era immaginare che mia moglie facesse sesso con altri uomini o che io facessi sesso con altre donne. Spesso, a letto, ci piaceva che l’uno o l’altro raccontasse di rapporti veri o immaginari con altre persone.  Non soffrivamo di gelosia anzi ci eccitava sentire quello che avevamo fatto o immaginavamo di fare con altri partners. Ora una di quelle nostre fantasie si stava realizzando! Vedevo mia moglie  seduta su uno sgabello a fianco alla vasca da bagno con il pene del ragazzo che gli arrivava all’altezza del viso. Indossava solo una lunga t-shirt molto scollata che lasciava vedere chiaramente che sotto non portava nulla se non le mutandine. Per effetto del movimento i suoi seni abbondanti ballonzolavano e vidi che Kareem li guardava dall’alto. Mia moglie, nella foga aveva anche spalancato le gambe mostrando il minuscolo perizoma che a malapena copriva il suo pube. Ad un certo punto il ragazzo allungò una mano e le afferrò un seno. Lei non fece o disse nulla, anzi fece scendere la maglietta dalle spalle rimanendo a seno nudo. Poi gli prese il membro in bocca. Lo leccava in tutta la sua lunghezza chiudendo le labbra sul suo glande. Lo faceva sparire quasi tutto nella sua bocca mentre con una mano non cessava di masturbarlo. Era sempre stata esperta di sesso orale e con quell’attrezzo a disposizione dava il meglio di sé. I suoi movimenti si fecero sempre più veloci ed il ragazzo cominciò a mugolare fin quando con un urlo strozzato le venne in faccia riempiendole il viso ed il seno di sperma caldo. Mia moglie, si ripulì con un asciugamani,  gli sorrise, si alzò ed uscì dal bagno.  Io ero fuori la porta e la guardavo sorpreso e divertito. Lei allora mi prese per mano per condurmi in camera da letto. Si tolse la maglietta ed il perizoma e si sdraiò sul letto con le gambe spalancate oscenamente. La sua vulva rossa era grondante di desiderio e voleva solo essere penetrata. Anche il mio membro non era meno desideroso, eccitato com’era dalla scena a cui aveva appena assistito. Mi spogliai in un attimo e le salii sopra penetrandole la vagina bagnata. Cominciai a spingere mentre lei mi afferrava le spalle. Bastarono pochi colpi per farla godere mentre mi diceva di non fermarmi. Avrei voluto continuare a lungo ma l’eccitazione era ormai giunta all’apice per cui venni anche io inondandole il ventre di sperma. Poi mi distesi su di lei e ci baciammo appassionatamente. Fu a quel punto che mi disse “Sai mentre facevamo l’amore pensavo al membro del ragazzo.” Per nulla infastidito da quella rivelazione le dissi “Pensa pure a chi vuoi, purché facciamo sempre l’amore così.”

La ragazza delle pulizie

L’appuntamento era alle 12 di ogni giorno nel nostro ufficio. A quell’ora Sabrina l’addetta alle pulizie smetteva di lavorare e veniva nella nostra stanza per firmare il foglio presenze. Il foglio  si trovava strategicamente  sulla scrivania posta al centro della stanza cosi che, quando lei si chinava per firmare, quelli delle scrivanie davanti si godevano lo spettacolo della sua profonda scollatura e quelli delle scrivanie di dietro godevano della vista del perizoma che immancabilmente usciva dai suoi pantaloni a vita bassa. L’appuntamento era sacro, dal lunedì al venerdì. E ne valeva la pena. Sabrina era una maggiorata con un fisico e atteggiamenti da pornostar. Tutti avevamo perso la testa per lei. Durante l’orario di lavoro indossava un ampio camice che copriva tutto, ma al momento di andare via lasciava bene in vista le grazie abbondanti di cui madre natura l’aveva fornita. Un seno monumentale e una sedere scultoreo fasciati da abiti attillatissimi. Tutti più o meno ci avevano provato con lei ma nessuno, a quanto mi risulta, era riuscito ad avere successo. In effetti anche io avevo fatto le mie avances ricevendo un cortese ma fermo rifiuto. Era successo un sabato mattina quando Sabrina mi aveva chiesto se l’accompagnavo ad acquistare una macchina fotografica compatta da portare in vacanza, visto che mi intendevo di fotografia. Dopo l’acquisto ci eravamo fermati nella mia auto nel parcheggio del centro commerciale a chiacchierare un po’. Quel giorno indossava una minigonna che lasciava poco all’immaginazione e, stando seduta, le vedevo chiaramente le mutandine candide tra le cosce tornite. Sopra poi aveva un corpetto di pizzo nero che le conteneva a fatica il seno prorompente. Vedendo che non le staccavo gli occhi di dosso, mi chiese “Ti piace il mio corpetto?” Io le risposi che mi piaceva il corpetto ed anche quello che conteneva e che era crudele a torturarmi in quel modo. Lei sorrise e poi mi disse “Guarda fin che vuoi ma fermati lì. Non ho intenzione di iniziare storie con persone dello stesso ambiente lavorativo. Per cui nessuno di voi ragazzi ha alcuna speranza di portarmi a letto anche se ci avete provato tutti.” Rimasi un po’ deluso ma rispettai il suo volere trovandomi effettivamente d’accordo con lei. Meglio tenere separati i due ambiti. Passarono così parecchi mesi senza che si presentasse un’occasione per ritornare sull’argomento. Tutti noi continuavamo a goderci lo spettacolo quotidiano e a fare commenti e battute tra di noi, ma nessuno riuscì a colpire nel segno. Un giorno recandomi in archivio per cercare alcune pratiche la trovai mentre faceva un po’ di pulizia sugli scaffali che erano stati appena liberati da vecchi documenti che avevamo mandato al macero.  Mi sorrise e mi disse “Posso chiederti una cosa?” “Dimmi pure risposi.” “Ho un problema un po’ particolare e non so come risolverlo. Sono stata invitata ad una serata trasgressiva in un club privato e vorrei indossare un tanga in strass con sopra due copricapezzoli dello stesso tipo. Ho comprati questi due on line ma non mi vanno.” Così dicendo mi mostrò due dischetti di strass rossi del diametro di  7-8 cm con una cordicella dorata ed un fiocchettino al centro. “Scusa che vuol dire non mi vanno? Mica li fanno di diverse misure? Li predi li attacchi sui capezzoli e basta.” “Effettivamente è come dici tu – rispose – ma quelli che ho comprati mi coprono i capezzoli ma lasciano scoperta parte dell’aureola intorno.”  “Non è possibile – le dissi – li avrai messi male.” “No, li ho messi bene, è che ho le aureole intorno ai capezzoli troppo grandi e questi cosi non le coprono tutte.” Il clima si stava facendo caldo, il pensiero del seno di Sabrina con i due capezzoli e le due aureole che immaginavo enormi mi faceva salire il sangue alla testa. Me ne uscii con una frase scema. “Avrei bisogno di vedere, non è possibile.” Invece di mandarmi a quel paese, Sabrina mi disse “Beh, qui non è possibile, facciamo così incontriamoci al parcheggio B del centro commerciale stasera quando esci dal lavoro così ti faccio vedere che ho ragione io.” E, così dicendo, uscì dall’archivio lasciandomi da solo incapace di ricordarmi perché mi trovavo lì.  Inutile dire che le ore successive mi videro molto poco applicato al lavoro, guardavo solo l’orologio aspettando l’orario di uscita. Finalmente la giornata lavorativa finì e mi fiondai in macchina, mi diressi al centro commerciale e parcheggiai dove lei mi aveva indicato. Dopo qualche minuto lei giunse, parcheggiò di fianco a me e salì sulla mia auto. Indossava dei jeans a vita bassa praticamente cuciti addosso e un maglioncino bianco con scollo a V che lasciava vedere l’abbondante decolté. “Allora – le dissi – hai portato il completo?” “Certo.” E così dicendo tirò fuori i due copricapezzoli rossi che mi aveva mostrato al mattino. “E tu dici che ti vanno piccoli?” Senza parlare infilò una mano nella scollatura e tirò fuori una mammella poggiandoci sopra il copricapezzolo. Effettivamente un’area di circa un centimetro di aureola rimaneva scoperta. “Vedi che mi vanno piccoli? Come faccio? Non mi piace così, la devono coprire tutta.” Lanciò via l’oggetto rimanendo con il seno scoperto al di fuori del maglioncino. Con un gesto fulmineo ci posi sopra la mia mano. Lei non disse nulla ed io la tenni lì carezzandole il seno. Poi fattomi coraggio infilai la mano nel maglioncino tirando fuori anche l’altra mammella. Che sensazione stupenda! Avevo le mani piene dei suoi seni, stringevo i capezzoli tra le dita poi soppesavo le mammelle e poi ancora stringevo leggermente per apprezzarne la morbidezza e la consistenza. La baciai, sempre tenendole il seno tra le mani. Avevo desiderato quel momento per anni ed ora finalmente potevo toccare l’oggetto del mio desiderio. Avvicinai la testa al suo seno e cominciai a succhiarlo. Che sensazione inebriante, sentivo con la lingua i suoi capezzoli farsi turgidi, affondavo completamente in quella collina burrosa.   La attrassi a me facendola stendere sulle mie gambe. Aveva il viso rivolto verso di me e la nuca poggiata sul mio grembo. La baciai ancora una volta e poi ripresi ad armeggiare con il suo seno. Avrei voluto avere altre mani perché due mi sembravano insufficienti. Mi feci più audace e infilai la mano destra nei suoi pantaloni. Incontrai subito il suo pube  che mi accorsi essere completamente depilato. Mi spinsi più in basso mentre lei per agevolarmi si sbottonò i pantaloni aprendo le gambe. Raggiunsi la sua vulva bagnata e ci infilai il dito medio. Era completamente inondata di umore vaginale, spinsi a fondo il dito muovendolo delicatamente. Sabrina mugolava di piacere. Ad un certo punto mi disse “Tirati giù i pantaloni voglio succhiartelo.” Non me lo feci ripetere due volte e in un baleno di sbottonai i pantaloni tirandoli giù fino al ginocchio insieme ai boxer. Il mio membro si ergeva turgido, Sabrina lo impugno facendo emergere il glande lucido e lo mise in bocca. Ero in Paradiso. La sua lingua percorreva ogni centimetro del mio membro, succhiando avidamente. Rimanemmo così interminabili istanti poi lei mi disse “Adesso prendimi.” Reclinai il sedile passeggero e lei si sfilò completamente i pantaloni stendendosi ed aprendo le gambe. Incurante del fatto che eravamo in un parcheggio dove avrebbero potuto vederci mi misi sopra di lei e la penetrai. Ero estasiato. Con entrambe le mani stringevo i suoi seni, con la bocca cercavo la sua. Cominciai a spingere prima dolcemente poi aumentando leggermente il ritmo. Sabrina cominciò a mugolare, poi emise degli urli strozzati, poi cominciò a dire “Sì,sì!” Ad un certo punto non si contenne più e ad alta voce mi esortava a spingere più intensamente. Finalmente, con un urlo liberatorio, venne. Io che non avevo ancora raggiunto l’apice del piacere continuavo stare dentro di lei e a muovermi con colpi sempre più violenti e ravvicinati. Poi, quando sentii di essere ad un passo dall’orgasmo estrassi repentinamente il membro dalla sua vagina e Sabrina lo afferrò con una mano guidandomi verso di lei e muovendo la mano velocemente. Le venni addosso inondandole il ventre di sperma caldo. Poi mi adagiai su di lei baciandola ripetutamente. Con le mani giocherellavo ancora con il suo seno accarezzandolo e stuzzicandole i capezzoli. Appena ci fummo un po’ ripresi dall’estasi del sesso le chiesi “Ma come mai hai cambiato idea? Non dicevi di non volere mischiare lavoro e rapporti personali?” “Non ho cambiato idea – mi disse – è cambiata la situazione. In realtà ho sempre desiderato fare l’amore con te, ma fino ad oggi non potevo.” “Perché, – le chiesi – cosa è successo oggi?” “Ho dato le dimissioni.”

Lei dorme fino a tardi

Eravamo nella casa di campagna di mio cognato, il fratello di mia moglie,  per trascorrere qualche giorno di vacanza lontano dal caos cittadino. Quella mattina ero uscito di buon ora, da solo, per andare a fare qualche fotografia nei dintorni. Feci un bel giro scattando di tanto in tanto qualche foto a fiori, insetti, paesaggi, sassi dalle forme strane e tutto ciò che attirava la mia attenzione. Verso le undici mi misi sulla strada del ritorno e in una mezzora rientrai a casa. Mi recai direttamente in bagno e feci una doccia poi, infilatomi l’accappatoio, andai a vedere se c’era qualcuno. In casa regnava il silenzio assoluto. In cucina, attaccato al frigo, trovai un post it, scritto dalla moglie di mio cognato, che recitava “Siamo andati tutti al centro commerciale, in casa ci siete solo tu e Giulia. Torneremo per ora di pranzo. Per favore se per mezzogiorno Giulia non si è svegliata chiamala e falla alzare.” Giulia era mia nipote, una ragazza di diciotto anni che normalmente, quando non andava a scuola, era solita stare sveglia a chattare su facebook fino alle due-tre del mattino per poi dormire fino a ora di pranzo. Salii al piano superiore per eseguire gli ordini della madre. La casa di mio cognato si sviluppa su tre livelli e dal piano terra si può accedere agli altri piani o tramite scale esterne o tramite una scala a chiocciola interna che porta direttamente al primo e secondo piano che sono ambienti unici senza stanze eccetto il bagno. Mia nipote, come previsto, dormiva ancora. La chiamai un paio di volte senza ottenere risposta. Provai a scuoterla ma senza risultato. Era stesa nel letto sulla pancia  con il viso sotto il cuscino, indossava solo una maglietta e delle mutandine bianche che le lasciavano scoperto gran parte del sedere. Le diedi uno schiaffetto su una natica chiamandola ancora e dicendole di svegliarsi. Mi rispose con un grugnito che interpretai come “Dai zio lasciami dormire.” Le diedi un pizzicotto sul sedere.  Si rigirò su se stessa mettendosi a pancia all’aria e con il cuscino in faccia. Il movimento aveva fatto risalire ancora di più la maglietta che ora le arrivava quasi al seno e lasciava scoperta tutta la parte inferiore del corpo. Mi sedetti sul letto di fianco a lei. Provai a richiamarla e le diedi qualche colpetto sulle gambe. Niente, non dava segni di volersi svegliare. Le feci un po’ di solletico e lei ebbe un sussulto e mi bloccò la mano sulla sua pancia. Me la teneva ferma sul suo ventre impedendomi di solleticarla ancora. Restammo così qualche minuto, poi sentii che mi spingeva la mano verso il basso. Assecondai il movimento e mi spinse la mano sull’orlo delle sue mutandine. Indugiò ancora  un attimo  e poi spinse ancora più in basso. Infilai la mano nelle sue mutandine e accarezzai il pube morbido e setoso. Avanzai ancora verso il basso mentre lei apriva le gambe. Raggiunsi la fessura celata nel mezzo. Cominciai a passare le dita sulle labbra della sua vagina. Aprì le gambe invitandomi ad entrare. Introdussi il dito medio nella sua vulva ormai bagnata e iniziai a spingerlo in profondità. Giulia nel frattempo si era sollevata completamente la maglietta scoprendosi il seno. Aveva due mammelle bellissime, grandi, sode e con i capezzoli scuri e eretti per l’eccitazione. Con la mano libera cominciai a carezzarle entrambe. Le stringevo i capezzoli tra le dita strizzandoli leggermente mentre con l’altra mano continuavo a masturbala. Giulia ormai era ben sveglia e si era liberata del cuscino che aveva sul volto. Mi fissava con sguardo voglioso e mi disse “Sì, così zio, non ti fermare.” Non ne avevo alcuna intenzione, anche perché ero eccitatissimo anche io ed il membro era eretto sotto l’accappatoio. Quasi mi avesse letto nel pensiero, Giulia mi slacciò la cintura dell’accappatoio aprendolo, afferrò il mio pene con una mano e iniziò a masturbarmi. Faceva scorrere la mano su e giù coprendo e scoprendo il glande bagnato del mio membro turgido. Mi distaccai da lei alzandomi in piedi, le sfilai le mutandine e affondai il mio viso nella sua vulva bagnata. Con la lingua iniziai ad esplorare il suo sesso gonfio di desiderio. Concentrai il movimento sul suo clitoride leccandolo furiosamente. In pochi istanti ebbe un orgasmo liberatorio. Mi sollevai di nuovo mettendomi in piedi di fianco al letto. Lei si mise a sedere e prendendo il mio membro con una mano se lo mise in bocca. Cominciò a leccarmelo percorrendo ogni centimetro di pelle. Con la mano continuava a masturbarmi mentre lo teneva stretto tra le sue labbra. Le venni in bocca e lei ingoiò ogni goccia del mio umore.