Innamorata e Sottomessa

Marco era rientrato prima quella sera.Convivevamo ormai da un mese e mezzo ,dopo che le nostre strade si erano incontrate casualmente in ambito lavorativo. Lui consulente informatico , io receptionist dell’azienda per la quale lui era diventato consulente.
Sentii la macchina nel vialetto di ghiaia, poi la porta di casa.Entro’ a passi veloci, precipitandosi in cucina senza dire una parola.Si avvicino’ a me lentamente, da dietro.Finsi di non accorgermene.Poi di colpo mi palpo’ il sedere, con forza, mentre finivo di sciacquare l’insalata. Sussultai.
Non mi ero ancora abituata a questo suo nuovo rituale: ogni sera mi strizzava il sedere, come a sottolinearne il possesso.
Lo riteneva la parte più bella del mio corpo ed io apprezzavo questa cosa , anche se i suoi modi non sempre erano dei più delicati : ho sempre pensato che era il suo modo, un po’ rude, di salutarmi. Ma mi coglieva di sorpresa, ogni volta.
Le sue dita affondavano energicamente nelle mie natiche, come artigli.Sentivo il suo respiro, sul collo. Era gia’ eccitato.
La relazione con Marco era nata una sera dopo che usciti a cena eravamo finiti a letto .. trovando un’affinità inaspettata : a lui piaceva condurre il gioco e dominare , a me piaceva essere comandata e giudata al piacere.

Piano piano questa pratica era diventata il nostro modo di amarci , prendendo sempre più piede..ma finendo quasi sempre con coccole e dolcezza.

Poi con una mano sciolse il nodo al grembiule. Tremai. Sapevo cosa mi aspettava.
“Sei splendida..” – mi sussurro’ all’orecchio.
Arrossii, mentre le sue mani si insinuavano sotto le mie braccia.
“Ti voglio..” – sibilo’ accarezzandomi il seno.
Poi di colpo mi strinse entrambe le tette
“Adesso!” – aggiunse, perentorio.
Sospirai.
Una cosa che mi piaceva fare e che sapevo eccitarlo era resistere..farmi desiderare..fare la scontrosa..fare quella che non voleva farsi sottomettere .. resistere il più possibile .. e poi lasciarmi andare e fargli fare tutto ciò che desiderava.
Anche se la sera prima avevo tirato troppo la corda e lui in modo inaspettato ma ancor più eccitante mi aveva punita in modo molto deciso .

“Ora non posso, caro… Devo preparare la cena!” – replicai timidamente.
“Non hai capito: ho detto che ho voglia di te, in questo momento…” -disse “Vuoi farmi perdere altro tempo a discutere?” – aggiunse poi,infilandomi una mano tra le gambe.
Deglutii.
“Cerca di capire…Ho i fornelli da tenere sott’occhio…” sospirai,cercando di non farmi prendere dall’eccitazione ma cercando di sembrare riluttante.

La sua mano saliva tra le coscie, raggiungendo lentamente l’inguine.Tremavo al pensiero di quel che stava per accadere.
“Tu continua a cucinare…” – mormoro’ accarezzandomi l’interno coscia.
“Al resto ci penso io..” – aggiunse con un sorrisetto.
Mi salto’ il cuore in gola.”No, aspetta, dai…” – sussurrai, cercando di allontanargli le mani da sotto la gonna. “Adesso non mi va…” – dissi in tono calmo ma deciso.
“E con questo? ” – replico’ “Non mi sembra d’aver chiesto il tuo consenso…” – sibilo’.
Era vero. Man mano che il nostro rapporto prendeva piede non gli era mai importato nulla della mia disponibilita’ e di soddifare per prima cosa i miei piaceri.. era sempre lui a godere , magari più volte ..e poi a regalarmi come “premio” un’orgasmo.. ma la cosa mi piaceva e mi eccitava in modo incredibile.
Mi sollevo’ la gonna, continuando a frugarmi tra le gambe con l’altra mano.
Io mi bloccai, come parallizata e con una mano tolsi la sua dal mio corpo.
“Spogliati!” – ordino’ a bassa voce.
Chiusi il rubinetto. E gli occhi.
Sentii il rumore della cerniera dei suoi jeans.
“Ti prego, no..” – esclamai, con voce mista tra l’impaurito e l’eccitato. Ero incapace di ribellarmi , sciolta tra le sue mani
Mi sfioro’ il pube, stuzzicandomi attraverso gli slip. Avvampai. Sapeva che non sapevo resistergli. Ma non volevo cedere.
Mi aggrappai ai bordi del lavandino, resi scivolosi dall’acqua.
Poi lentamente sentii le sue dita insinuarsi sotto le mutandine.
“Fermati, per favore…” – sussurrai, rossa in volto. Ma non intendeva ragioni. E lo sapevo.
Cercai di concentrarmi su cio’ che stavo facendo prima del suo arrivo. Non volevo dargli la soddisfazione di arrendermi alle sue avances.
Finsi di occuparmi dell’insalata, prendendo un coltello per tagliarla. Lui se ne accorse e mi blocco’ il polso in una stretta micidiale.
“Cosa hai intenzione di fare, piccola?” – borbotto’, scambiandolo per un gesto di rivolta. Trattenni il respiro.
“Sai che ti potresti ferire giocando con queste cose, vero?” – mi rimprovero’ come fossi una bambina dispettosa.
“Non stringere cosi’, mi fa male…” – supplicai.
“Non mi piacciono le ribellioni… dovresti saperlo!” – affermo’ facendosi serio, mentre raccoglieva il coltello, ancora umido.
“Volevo solo finire di preparare la cena..” – mormorai.
Zitta!” – ribatte’ seccato. “Non cercare scuse…” – disse afferrandomi per i capelli. ”
“E adesso vediamo se hai imparato la lezione” – disse abbassandosi i pantaloni.
Sapevo di non avere scelta ma volevo rendergli la vita difficile e mi divincolai cercando di ricompormi. Mi abbassai istintivamente la gonna.
“Vuoi proprio farmi perdere la pazienza, eh?” – disse sfilandosi la cintura.
“N-no, nooo..” – gridai, quasi in lacrime.
“Guai a te se ti muovi, troietta!” – ringhio’,vavvolgendosi la fibbia nel palmo della mano. Era furibondo.Come la sera prima.
“Perdonami, ti prego.. Faro’ tutto qello che vuoi, ma le frustate come ieri sera noo!” supplicai, terrorizzata.
“Te le risparmio se mi dimostri che hai capito chi comanda!” – sibilo’ gettando a terra la cintura. Con l’altra mano stringeva ancora il coltello. Lo avvicino’alla gonna, infilando la lama sul fianco destro, sotto lo spacco.
Ero sconvolta.Stava diventando sempre piu sadico e perverso e la cosa mi eccitava sempre più.
Con un gesto secco taglio’ un pezzo di stoffa vicino alla mia coscia.
Io sussultai. Un sonoro “STRAAAP!” squarcio’ la gonna.
Lui mugolo’, come una bestia arrapata, stracciandomi il vestito e gettandolo sul pavimento, assieme al coltello.
Tramavo, non solo per il freddo.
“Guarda guarda…sei già bagnata” – mormoro’ sfiorandomi gli slip.
“E questi?” – domando’ con aria inquisitoria. “Allora lo fai apposta?!”
Un brivido mi scosse tutta.
“Quante volte ti ho detto che non sopporto l’intimo che non hai comprato con me, eh?”
“E’ vero, scusami…” – sussurrai intimorita.
“Non ho avuto tempo di cambiarmi tornando dal lavoro…” – aggiunsi – “… eppoi il tuo perizoma preferito era a lavare..” – dissi quasi sottovoce.
Sapevo che non mi avrebbe creduto. E che con quelle scuse correvo il rischio di farlo infuriare ancora di piu’. Ma da una parte non sopportavo che mi imponesse cosa mettere anche quando lui non c’era e di non indossare l’intimo che avevo prima di conoscerlo .. dall’altra , per dirla tutta,il suo arrivo a casa anticipato e le sue voglie improvvise mi avevano colta impreparata.

Lui non disse una parola. Si limito’ a guardarmi e quello sguardo era ancor più eccitante abbinato agli insulti e le minacce.
Io prima rimasi immobile poi mi girai dandogli le spalle. Non avevo il coraggio di voltarmi. All’improvviso sentii le sue mani sui fianchi.
Le sue dita si insinuavano tra l’elastico degli slip e la pelle sudata. Chiusi gli occhi. Ormai non c’era via di scampo e per la verità non vedevo l’ora di continuare.
Mi abbasso’ le mutandine di scatto, facendomi trasalire. “Vedrai che la prossima volta non te lo dimenticherai…” – sibilo’.
Sapeva come farmi eccitare . E ci riusciva sempre.
La vista delle mie natiche nude lo fece gorgogliare. Le afferro’ con entrambe le mani, divaricandole leggermente.
Sudavo freddo, mentre mi massaggiava appassionatamente il sedere.
“Li’ no, ti supplico.. Mi fa ancora male da ieri sera…” – mormorai.
“Peggio per te, troietta..” – sussurrò abbassandosi i boxer.
“Ti chiedo per favore.. abbi pieta’!” – supplicai con finta voce tremula.
“Non ho voglia di discutere.. Spalanca le cosce!” – ordino’ seccato.
Non avevo intenzione di contraddirlo ma neanche di farmi sfondare ancora il sedere come la sera precedente dove per essermi ribellata troppo si vendicò frustandomi e sodomizzandomi fino a farmi sanguinare.
Ma evidentemente non gli era bastato. Sentivo gia’ la punta del pene nell’insenatura tra le natiche. “Allora?” – incalzo’, nervosamente.
Non avevo scelta. Abbassai il capo e divaricai le gambe.
Lui sembrava appagato dalla mia resa. Ma non al punto di rinunciare a godere.
“Fai piano… Ti prego!” – implorai, stringendo i denti.
“Apri le chiappe e chiudi la bocca!” – replico’, prendendoselo in mano.
Era cosi’ umiliante. E lui lo faceva apposta anche perchè sapeva che a me piaceva…
Allargai le natiche per fargli spazio. Poi chiusi gli occhi.
“E adesso godi, puttana!” – urlò’ schiaffandomelo dentro con violenza.
Cacciai un urlo straziato. Che sporco sadico! Chissa’ com’era contento di farmi soffrire cosi’… Di vedermi umiliata, come una baldracca qualunque… di sapermi eccitata come una cagna in calore..
“Toh, prendi..zoccola! Lo devi sentire fino in gola!” – annaspava mentre me lo spingeva sempre piu’ a fondo. Era un animale. E io la sua preda
indifesa. Sentivo la rabbia con cui accompagnava ogni colpo di reni. Mi sconquassava. Dovetti aggrapparmi con tutte le mie forze al lavandino per non finire addosso al muro. Spingeva dentro sempre piu’velocemente. Mi faceva un male , ma il male mi eccitava e sentivo salire in me il piacere
Qualche lacrima colava copiosamente portarono con se il trucco, ormai sfatto. Pompava senza tregua e ogni suo colpo mi sfondava tutta, non solo l’ano..
“Voglio sentirti godere, troia! Partecipa, muovi il culo..!” – mi esortava.
Cercai di resistere. Ma finii per assecondarlo.
“Seee..cosiii’..stringi di piu’ le chiappe, brava!” – mugulo’,afferrandomi per i fianchi e tirandomi a se’. Lo sentii fino in fondo. Mi mancava
l’aria.
“Oooh..che bello..Tutto dentro!” – ribadi’ lui, nel caso non me ne fossi accorta. La sua cappella mi pulsava nello sfintere. Sentivo quel palo di carne che mi stantuffava senza sosta tra le chiappe. Mi sentivo sfondata completamente. Feci un profondo respiro, spossata da tutta quella forza bruta.
Lui si agitava come un ossesso, assaporando ogni spinta pelvica. Non saprei dire quanto duro’ ma sembrava non finire mai.
Avevo ancora gli occhi lucidi quando sentii un caldo e lungo fiotto appiccicoso dentro.
Ansimo’ inondandomi di sperma.
Io ero come drogata. Non riuscivo piu’ a capire cosa stesse accadendo, ne’ dove fossi..
Ma ci penso’ lui a riportarmi alla realta’, estrendo il pene di colpo e schiaffeggiandomi le natiche, ancora gocciolanti.
“Sei sempre più brava, tesoro..ogni giorno di più” – sussurro’ soddisfatto,
Lo vidi ancora in piedi, dietro di me, mentre si sistemava i pantaloni.
Io ero semi-accasciata sul lavandino, cercavo di riprendermi.
“Vatti a lavare, cara..Mi servi pulita..alla cena ci penso io ” – ridacchio’,allacciandosi la cintura.
” La serata è appena cominciata … e ricordati che ti amo..”
“Anche io ..” dissi incredula di me stessa…

Le vacanze da zia Maria

Non sono mai andato in vacanza con i miei genitori. Sembra strana questa affermazione ma è la pura verità. I miei genitori non hanno mai preso le ferie estive, avevano il loro negozio di parrucchieri ed hanno sempre lavorato dal martedì al sabato –i lunedì i parrucchieri sono chiusi- la domenica invece lavoravano a porte chiuse (per timore dei vigili urbani) e questo per tutto l’anno agosto compreso. Noi tre figli ogni estate venivamo puntualmente mandati in giro ospiti di parenti che fittavano la casa al mare, in particolare la sorella di mia madre che partiva a giugno e tornava a settembre (allora si poteva fare). Verso i dieci anni però mi proposero di andare un mese in vacanza con una delle poche amiche di mia madre, una certa Maria che viveva con la vecchia madre e non era sposata e che ogni anno faceva due mesi di vacanze al mare. Ci andai poco convinto ma visto che l’alternativa era restare a Napoli a far nulla (nei primi anni 70 la TV iniziava alle cinque del pomeriggio) pensai che almeno avrei potuto fare qualche bagno a mare cosa che adoravo. Appena arrivai a casa dell’amica di mia madre mi accorsi che non ero l’unico ospite perché Maria aveva invitato anche una sua nipote e la figlia di un’altra sua amica entrambe mie coetanee. Devo dire che quell’estate mi divertii moltissimo, oltre a noi c’era anche la sorella di Maria che aveva preso in fitto un’altra casa e aveva quattro figli, tre figlie femmine e un maschio, dai 6 ai 13 anni per cui insieme formavamo un gruppo molto affiatato sia in spiaggia che la sera nelle interminabili passeggiate. Il mese di vacanza passò in un baleno ma l’anno successivo ci ritrovammo ancora tutti insieme per una vacanza spensierata e così anche l’anno dopo. Ormai eravamo diventati tutti una sola famiglia anche se per un solo mese all’anno. Sembravamo davvero una madre con i suoi figli, ricordo che una volta che non so per quale motivo rifiutavo di lavarmi, Maria, che ormai chiamavo zia, mi trascinò di peso in bagno e dopo avermi denudato completamente mi ficcò nella vasca da bagno e mi diede una bella strigliata. La porta del bagno non aveva chiave e così spesso capitava che qualcuno la spalancasse mentre ero dentro o che io entrassi mentre Maria o una delle ragazze lo usava. Ma non c’era malizia perché non ero ancora interessato al sesso. Ricordo che spesso Maria, poiché il bagno era minuscolo, si cambiava il costume in casa davanti alle ragazze e a me mostrandosi completamente nuda. La cosa mi aveva sempre lasciato indifferente anche se Maria aveva due tettone e un culone da sballo. Arrivò così anche l’estate del mio quarto soggiorno estivo con Maria. Avevo ormai 13 anni ed ero passato dalla fanciullezza alla pubertà: mi erano spuntati i primi peli sul pube e, durante l’inverno, avevo scoperto il piacere di toccarmi il cazzo guardando le figure dei giornalini per adulti. Ci ritrovammo di nuovo tutti per riprendere la vita vacanziera di tutti gli anni: bagni di mare, pranzi, passeggiate e giochi di società. Qualcosa in me però era cambiato. Guardavo le femmine con un altro occhio. Anche le ragazze erano cambiate fisicamente, gli erano cresciute le tette e le forme si erano arrotondate. Loro però sembrava che mi trattassero sempre allo stesso modo, come un fratello, ero io che mi sentivo diverso: avevo il cazzo sempre duro e ogni occasione era buona per farmi una sega. Avevo acquistato di nascosto dei giornalini per adulti che tenevo sotto il materasso e ogni pomeriggio, mentre tutti riposavano, io mi facevo delle seghe colossali nella mia stanzetta, immaginando di scoparmi tutte le ragazze e anche la zia Maria. Lei in particolare mi ossessionava anche in sogno. Non aveva smesso di mostrarsi nuda e quelle sue tettone mi facevano letteralmente impazzire, era la protagonista assoluta delle mie fantasie erotiche. Ormai i miei occhi erano costantemente puntati sulle sue tette. Al mattino appena sveglio le vedevo dalla trasparenza della camicia da notte che indossava senza reggiseno, poi le rivedevo al cambio del costume e poi ancora quando usciva dal bagno dopo aver fatto la doccia. Infine la sera si spogliava e rimetteva la camicia da notte trasparente. Era una vera e propria tortura! Ormai me lo menavo almeno tre volte al giorno, in bagno nel mare mentre facevo il bagno ma soprattutto disteso nel mio lettino. La mia stanza era stata ricavata nell’ingresso della casa e quindi chi entrava in casa entrava direttamente nella mia stanzetta e poi tramite una veranda molto ampia, che fungeva anche da soggiorno e stanza da pranzo, si accedeva al resto della casa ed alle stanze dove dormivano la zia Maria e le due ragazze. Il pomeriggio io mi ritiravo nella mia stanza e abbassavo l’avvolgibile della veranda per cui mi isolavo dal resto della casa. Un pomeriggio ero come al solito disteso sul letto della mia stanza con un giornaletto aperto in una mano mentre con l’altra mi toccavo il cazzo, quando bussarono alla porta. Nascosi il fumetto sotto il materasso, mi ricomposi ed aprii la porta. Era Margherita, una delle figlie della sorella di Maria, che aveva litigato con la madre e era venuta dalla zia. Le dissi che tutti riposavano ma lei mi rispose che visto che ormai ero sveglio e che non aveva voglia di ritornare a casa mi avrebbe fatto compagnia. Si sedette sul letto e cominciammo a chiacchierare. Io però ero ancora arrapato visto che ero stato interrotto nel bel mezzo di una sega e il cazzo mi premeva nel costume. Cercai di nascondere la mia evidente erezione ma mi accorsi che gli occhi di Margherita erano fissi sul rigonfiamento che tentavo goffamente di nascondere. Non avevo mai considerato Margherita come oggetto di desiderio in quanto tra tutte quelle ragazze era la più bruttina, senza quasi seno e con un’espressione ebete stampata sul viso, ma l’eccitazione era troppo forte per cui non andai molto per il sottile. Tirai fuori un giornalino da sotto il materasso e le dissi se voleva guardarlo. Pensavo che avrebbe rifiutato invece accettò subito. Si avvicinò a me e cominciò a sfogliare le pagine. Era uno di quei fumetti degli anni 70 che oggi definiremmo erotici, mostravano l’atto sessuale ma senza far vedere i genitali, solo tette e culi, il resto veniva lasciato alla fantasia del lettore. Per i tredicenni dell’epoca però bastava e avanzava. Chiesi a Margherita se le faceva piacere vedere il mio cazzo, lei si mise a ridere ma non disse di no. Eh ma tu cosa mi fai vedere? – le dissi. Mi fai vedere la tua fica? Continuò a ridere facendo di no con la testa. L’espressione sempre più ebete. Dai non vale che io te lo faccio vedere e tu non fai niente – dissi. Ma le sempre ridendo rifiutò ancora. Dai che siamo soli e non ci vede nessuno, insistei, basta che ti alzi la gonna e ti abbassi un po’ le mutandine, solo un attimo. Non si mosse, però non fermò nemmeno la mia mano che le tirava su la gonna, scoprendole le cosce e le mutandine bianche. La vista del candido pezzo di cotone ebbe l’effetto scatenante sulla mia libido, con un rapido gesto mi abbassai il costume liberando il mio cazzo turgido e umido di desiderio. Margherita rimase immobile con gli occhi fissi sul mio membro eretto. Adesso fammela vedere – le dissi – io te l’ho fatto vedere. Visto che non si muoveva mi avvicinai e con un rapido gesto le afferrai le mutandine facendole scivolare verso il basso. Con mia sorpresa sollevò le natiche per farsele sfilare. Adesso eravamo entrambi con il sesso scoperto, io in piedi di fronte a lei seduta sul letto a gambe larghe. Vedevo la sua fichetta coperta di una peluria bionda tra le due cosce aperte. Afferrai il mio cazzo con la mano e cominciai a farmi una sega. Margherita immobile guardava la mia mano scorrere sul mio cazzo e il glande apparire e scomparire. Decisi di osare di più, mi sedetti sul letto a fianco a lei e le presi la mano mettendogliela sul mio cazzo. Non si fece pregare per stingerlo e cominciò a farmi una sega come mi aveva visto fare prima. Io nel frattempo cominciai a toccarle la fica. Durò un attimo perché venni con un gemito riempendole la mano di sperma caldo. Margherita come se si fosse svegliata da un sogno (o da un incubo) si alzò, si ripulì la mano, rimise le mutandine e aperta la porta andò via lasciandomi nudo e svuotato sul lettino. Il resto della giornata trascorse come al solito ma la sera fui costretto a farmi un’altra sega eccitato dalla vista delle tettone di zia Maria. Il giorno dopo non vedevo l’ora che venisse il momento del riposino pomeridiano speranzoso di ripetere l’esperienza con Margherita e appena terminato il pranzo mi ritirai subito in camera. Dopo un po’ tutti gli altri andarono a dormire e nella casa regnò il silenzio. Io ero sul mio lettino ed avevo tirato fuori da sotto il materasso i migliori giornalini che avevo per farmi fare una sega memorabile da Margherita. Dopo un’ora però nessuno si era fatto vivo, avevo sfogliato tutti i giornalini, il cazzo era duro all’inverosimile ma nessuno bussava alla porta. Avevo corso troppo con la fantasia, l’esperienza sarebbe rimasta unica (nel senso di una sola volta). Non mi restava che farmi da solo l’ennesima sega. Presi il giornalino con l’eroina dalle tette più grosse, mi spogliai completamente nudo e con il pensiero rivolto a zia Maria cominciai a menarmelo. Ad un certo punto posai il giornalino e decisi di chiudere gli occhi per concentrarmi meglio su quelle tettone burrose. Dopo qualche istante però ebbi la sensazione di non essere solo, riaprii gli occhi e mi accorsi di avere tragicamente ragione. Zia Maria era lì nelle stanza, in piedi a fianco al mio letto e mi guardava sgomenta. Nella fretta di andare ad aspettare Margherita mi ero dimenticato di abbassare l’avvolgibile della veranda e zia Maria alzatasi per andare in bagno mi aveva visto nudo sul letto. Farfugliai qualche parola di scuse e diventai rosso come un peperone. Lei mi chiese dove avessi preso quei giornalini ed io fui costretto ad ammettere che li avevo comprati tutti di nascosto. Ma quanti ne hai? – mi disse – e soprattutto, dove li tieni? Alzai il materasso e le mostrai la mia collezione. Ero sicuro che mi avrebbe fatto una ramanzina da levarmi la pelle e che mi avrebbe rimandato immediatamente dai miei genitori. Invece cominciò a ridere prima sommessamente e poi a crepapelle. Io intanto da una parte mi sentivo rincuorato ma dall’altra mi vergognavo ancora di più visto che ero ancora completamente nudo anche se il cazzo mi si era completamente smosciato. Zia Maria mi disse che avremmo dovuto parlare un po’ e così dicendo andò ad abbassare l’avvolgibile, poi si sedette a fianco a me sul lettino. Cominciò a farmi il solito discorso sui rischi di una visione distorta del sesso data da quei giornalini e sul rischio di un eccessivo ricorso alla masturbazione, anche se sapeva che alla mia età gli ormoni corrono impazziti. Poi mi chiese quante volte lo facessi. Io risposi timidamente due. Alla settimana? – disse. Al giorno! – risposi. Ma come è possibile? Pensi solo a quello? Tutto il giorno con quei giornalini? Veramente non sono solo i giornalini – le dissi – sei anche tu che ti spogli continuamente e mi fai vedere tutto. Ma l’ho sempre fatto – rispose – non vedi nulla di nuovo. Sì ma quest’anno è diverso, zia, ogni volta che ti vedo nuda sento una cosa che mi tira dentro e poi mi diventa duro. Non è possibile, non me ne sono mai accorta, tu sei ancora un bambino. Cos’è che ti eccita tanto in me? Il tuo grosso seno zia, ogni volta che lo vedo vorrei toccarlo. Ma sono io, la zia Maria, è come se fossi la tua mamma! Ma non sei la mia mamma e le tue tettone mi fanno diventare matto! Mentre dicevo queste parole, che mai avrei pensato di riuscire a dirle, il mio sguardo era fisso sulla scollatura della camicia da notte della zia Maria e, dato che ormai mi ero tranquillizzato circa la reazione della zia, non avevo più vergogna anche se ero ancora nudo. La reazione fu quasi immediata, il cazzo mi divenne duro. Ma guarda questo! – disse – Ma che fai mi guardi le tette e ti arrapi? Ma sei un piccolo maialino! Pensi solo alle cose zozze. Così dicendo la zia tirò fuori una mammella e me la porse. Io la presi in bocca cominciando a succhiare avidamente il capezzolo. Rimasi così attaccato mentre lei mi prendeva il cazzo con la mano e cominciava a menarmelo. Vieni qui – disse – adeso ci pensa la tua zia. Tirò fuori anche l’altra tetta ed io cominciai a succhiare e strizzare anche quella. Che sensazione celestiale, finalmente potevo toccare gli oggetti del mio desiderio. Avrei voluto rimanere con il viso affondato nelle tette di zia Maria per sempre, avrei voluto tenerle sempre strette nelle mie mani. La zia però all’improvviso me le tolse da bocca e lasciò il mio cazzo. Non feci in tempo a mostrarle la mia delusione che me lo prese in bocca cominciando a succhiarlo avidamente. Era troppo per me e venni subito. Si alzò, mi baciò in fronte e mi disse: Da oggi in poi ci pensa la tua zia a te! E così fu, ogni giorno dopo pranzo andavo nella mia stanzetta e dopo un po’ la zia Maria veniva e mi faceva godere delle sue tettone e mi faceva dei memorabili pompini. Purtroppo fu quella l’ultima estate che andai in vacanza con lei.