Culo per malocchio

Saresti disposto a lasciarti toccare le parti intime da un uomo?
Ma come ti salta in mente e perchè?
Perchè se vuoi annullare le negatività di cui ti lamenti sarà necessario che tu acconsenta!
Ma perchè?
Perchè la persona che vorrebbe entrare in intimità con te ha attivato una procedura così efficace che io posso solo descriverti la qualità dei suoi desideri e dirti che ne riceverai la manifestazione oggi stesso!
E da te che ci sono venuto a fare?
Perche questa è la modalità che lui ha scelto per averti?
E io dovrei prestarmi al suo luridume senza poter reagire?
Ti posso solo dire che non te ne dovrai pentire!
Ah, pure questo! Mi fidavo di te anche come donna. E tu mi vendi a un omosessuale….
Ma io non ti vendo a nessuno, tu sei venuto a chiedere quello che vedevo e che sei stato tu a provocare!
Come sono stato io a provocare?
Si, sei stato tu a cominciare e poi ti sei tirato indietro!
Ma tu sei matta: è stato quello che mi ha toccato quando non potevo muovermi!
Bè, tu ti sei fatto “assaggiare”, diciamo!
Insomma non posso sfuggire…a…a… questo schifo!
Ma è proprio questo che ti piacerà di più… godere di schifo!
Fu quando tornai in spiaggia nel pomeriggio. Entrai nella cabina per mettermi il costume e lui apparve mentre mi ero già tolto shorts e mutande ed ero nudo.
Ecco che ti posso ammirare in tutto il tuo splendore!
Restai fermo e lasciai che si avvicinasse. Feci anche per mollargli una specie di ceffone e fu allora che afferrandomi la mano in aria, mi fece ruotare e con l’altra mano mi entrò fra le natiche e mi afferrò per i testicoli, immobilizzandomi istantaneamente e facendomi allargare le gambe.
Ero faccia alla parete di legno e improvvisamente lo sentii tutto dietro con… la lingua. Poi con entrambe le mani mi afferrò le due mele e le divaricò mentre si abbassava in ginocchio e io lo lasciai leccare come un forsennato.
Sentii la sua lingua nel buco…sul buco… che cominciava ad entrare…il calore della saliva e la lingua che…non riscivo a scacciare. Ora le sue mani mi palpeggiavano il pube liberamente, mi afferravano il pene, lo scappucciavano, lo facevano gonfiare…ne spremevano sfacciatamente le prime gocce di liquido prostatico e mi strappavano orribili mugolii di un piacere che, terribile ma vero, era già orgasmo.
Mi piegai spontaneamente in avanti, poggiando le mani su una traversa di legno della parete e lasciai che mi penetrasse con due dita, lentamente, volgarmente, trattandomi come una cagna in calore e…e facendomi venire subito e subito sborrandomi dentro completamente.
Anche ui versai il mio latte sul pavimento e fra le sue mani che ne raccolsero una parte, lo mescolarono al suo e salirono fino alla mia faccia…alla mia bocca, forzandomi ad assaggiarlo, annusarlo e berlo.
Poi mi voltò e cominciò ad agitarmi in faccia il suo pene, il suo ventre e il suo petto villoso, i capezzoli che spuntavano oscenamente rosei, come il suo glande, il suo cazzo che emergeva nel pelo nero schiacciandomelo sulla bocca. Non aveva fretta di incularmi ancora, evidentemente certo di non destare più reazioni ostili.
Lecca, ragazzo…lecca e fammi godere. Godrai anche tu…ancora! Ho visto che lo sperma ti piace!
Brutto frocio! – Sbottai nonostante lo stato di godimento che stavo subendo.
Mi pare che non ti dispiaccia poi tanto…quindi sappi che c’è un buchino nella parete dietro di noi e che occhi indiscreti hanno visto tutto e sono pronti ad ampliare l’orizzonte del tuo ingresso nel mondo omosessuale.
Cominciò a chiavarmi la bocca freneticamente per interrompere le mie possibilitò di parola mentre uno scricchiolio mi avvertiva del nuovo ingresso. Vidi con la coda dell’occhio l’altro che entrava.
Il ragazzo è veramente carino e pure consenziente, alla fine, io tuttavia lo legherei al carretto.
Aveva in mano una specie di rotolo di corda.
Fagli finire il pompino! – poi rivolto a me – si chiama fellazio, sono sicuro che detto così ti piacerà anche di più, lecca caro, voglio sentire la punta della tua lingua sull’uretere!
Sentii che ce l’aveva aperto come una fichetta e feci quello che chiedeva. Il fiiotto di sperma mi colpì in faccia, mi entrò nel naso e in bocca ed era…era buono.
Ora avevo anche l’altro di fronte che mi prese le mani, mi diede un paio di giri intorno ai polsi e avvolse l’altro capo alla traversa della parete mantenendo in mano l?estremità, poi mi scivolò sotto e mi fece chinare sopra di lui e la sua nudità, impalandomi sul suo membro eretto.
Fui penetrato anche da lui e, mentre mi alzava ritmicamente, anche l’altro cominciò a premermi il buco con il suo pene ancora intriso di sperma.
Mi stavano scopando in due, avevo dentro due cazzi e miagolavo senza ritegno, ma piano, per non farmi udire oltre le pareti della cabina, speravo, perchè il godimento era una specie di fiume che mi invadeva a ondate o come una cascata che toglieva il respiro e mi sbatteva da una parete all’altra di un “canion” di vergognoso piacere.
I due si incitavano a a sborrarmi dentro l’uno sul glande dell’altro, stretti dall’anello del mio sfintere e sfondandolo come la fica di una vacca.
Mi chiavarono per un tempo infinito e quando vennero uno sopra l’altro e dentro di me, io ero venuto già tre o quattro volte e l’odore di sperma aveva ormai impregnato, credo, anche il legno delle pareti.

La Vigilessa

Mi trovavo a Milano per un concorso ed ero ospitato a casa di mio zio.
C’era una festa rionale ed incuriositi io e mio zio eravamo andati a vedere le maschere.
Ad un certo punto mentre stavamo camminando, notammo un posto di blocco della polizia
municipale e vidi mio zio avvicinarsi alla macchina: conosceva la vigilessa e me la presentò.
Rosaria, questo era il suo nome, era stupenda, bionda, occhi cerulei, una bellissima bocca con un
rossetto rosso fiammante, altissima all’incirca 1.80, aveva delle gambe lunghe ed affusolate, dei seni
duri e prosperosi che sembrava volessero bucare la giacca, ed indossava il solito completo dei vigili
(gonna, camicia, cravatta e giacca).
Non riuscivo a distoglierle gli occhi da dosso e penso che lei se ne accorse.
La salutammo e ce ne andammo.
Chiesi a mio zio se Rosaria fosse fidanzata, ma lui mi freddò dicendomi che era addirittura sposata
e madre di due bambini; al ché pensai che sarebbe stata la protagonista di qualche mio sogno
erotico.
Tuttavia, non riuscivo a distogliere il pensiero da lei, addirittura nel pomeriggio mi tirai una sega
pensando a lei.
Il giorno dopo uscii, questa volta da solo, per andare a fare qualche compera.
All’improvviso mi sento chiamare e non posso credere ai miei occhi:
“E’ Rosaria”.
Mi fermo a salutarla ed incominciamo a discorrere del più e del meno. Lei mi dice che non ha molta
fretta, tanto i bambini li ha lasciati alla baby-sitter e quindi la invito al bar.
Ci sediamo e lei mi fa le solite domande di routine, poi all’improvviso mi chiede se ho la ragazza ed
io rispondo di sì, anche se in questo periodo c’è un po’ di burrasca tra di noi.
Ad un certo punto accavalla le gambe e noto che indossa un paio di mutandine di pizzo bianco e
quasi svengo per l’eccitazione.
Il tempo vola, non ce ne accorgiamo e vista l’ora lei deve andare.
Pago il conto e la accompagno a prendere la macchina.
Lei pretende di accompagnarmi a casa, mentre stiamo in auto, lei mi fa:
“Hai impegni per stasera?”, alla mia risposta negativa, lei
“Stasera non posso uscire, mio ma rito è fuori per lavoro, la mia baby-sitter non c’è ed io mi annoio
a restare in casa da sola.
Ti va di farmi compagnia?
Ti preparerò anche la cena”.
Non posso rifiutare una serata così allettante, la sua sola presenza mi inebria ed accetto la proposta.
Quando ci salutiamo mi dice di non dire dell’appuntamento allo zio.
La sera, mi ritrovo davanti alla sua porta con un mazzo di fiori.
Busso il campanello e dopo un po’ me la ritrovo sull’uscio più stupenda che mai ed indossa una tuta
felpata e da come le ballonzolano i seni non indossa il reggiseno.
Mi saluta dandomi un bacio sulla guancia e togliendomi i fiori dalle mani ringraziandomi.
La cena è già pronta e ci accomodiamo a tavola uno di fronte all’altro ed io le chiedo dove siano i
suoi figli e lei mi dice che sono passati i nonni e li hanno portati a casa loro.
Noto che nella cena lei ha abbondato con spezie ed aromi vari e già pregusto, forse soprattutto
spero, in un finale a sorpresa.
Dopo la cena la aiuto a lavare i piatti e più di una volta, le struscio addosso la patta dura.
Ci accomodiamo sul divano, lei prima si sdraia appoggiando la testa sulle mie gambe, poi si rialza e
mi chiede di farle un massaggio.
La incomincio a massaggiare, lei chiude gli occhi e geme, poi mentre sembra in estasi la massaggio
sempre più giù fino ad incontrare il suo seno sodo e turgido.
A questo punto le infilo la mano sotto la felpa, le incomincio a titillare le aureole ed i capezzoli e lei
sembra come ipnotizzata.
Quando sono in procinto di cacciare il mio uccello dalla patta, lei si rialza di scatto e, scura in viso,
mi dice
“Vado a mettermi qualcosa di più comodo”.
Ormai pensando, di aver affrettato i tempi e di aver fatto una brutta figura, mi rassegno all’idea di
dovermene andare, quando la vedo entrare; indossa la divisa di quando la incontrai la prima volta e
mi dice:
“L’altra volta, ho notato come mi guardavi con la divisa, l’ho indossata per te, ma tu devi farmi
godere come una porca”.
Mi avvicino a lei ed incomincio ad accarezzarla sulla divisa, le pastrugno il seno ed il culo alto e
sodo, e ci baciamo molto profondamente, la sua lingua sembra un frullatore, mi lecca dappertutto,
mi leva la cravatta e quasi mi soffoca. Io le sollevo la gonna e le abbasso le mutandine e le sfrego
l’uccello in mezzo alle gambe senza penetrarla.
Lei si dimena e geme come indemoniata, continua a bacia
rmi ed a leccarmi su tutto il corpo(io sono ormai nudo).
Le tolgo la giacca, la cravatta, la gonna e la camicetta.
Anche lei ormai è nuda, è bellissima ha una pelle bianchissima, ha una grande fica con una peluria
bionda, i seni sono più belli di quanto non avessi immaginato ed il culo è sensazionale.
La bacio e l’abbraccio appassionatamente e lei mi dice che non ha mai tradito il marito, ma dal
primo giorno che mi ha visto ha desiderato farsi scopare da me.
Lei si inginocchia e incomincia a spompinarmi, non è molto esperta però è lei che è una bomba e
dopo un po’ mi fa venire come un torrente in piena.
Lo sperma le impiastriccia i capelli, il viso, il seno. Io lo raccolgo con le dita e glielo offro da bere e
lei per niente schifata se lo ingoia estasiata.
A questo punto è il suo turno e le infilo la testa tra le belle cosce e comincio a slinguazzarle la fica
che è un mare caldo di umori. Continua a leggere La Vigilessa

La cugina bisbetica domata

Mia cugina si fa scopare sul divano

 

“Ciao Franco!

“Silvia?
“Si! Sono io!
“Chi non muore si risente!
“E già! Ti chiederai perché ti sto chiamando?
Silvia e Franco sono cugini, figli di due fratelli. Si
erano persi di vista da circa quattro anni, dai funerali del nonno. Due settimane prima c’erano stati quelli della nonna.
Franco per motivi di salute non aveva potuto partecipato alle esequie.
“Già! Di cosa si tratta!
“Per telefono non posso dirti nulla! Potremmo incontrarci da
me! Nel mio ufficio!
“Che cosa devi dirmi di così importante!
“Te l’ho detto! Per telefono è meglio evitare! Allora quando
potresti venire? Fissiamo un appuntamento! Adesso!
“Mi hai messo addosso una curiosità fastidiosa! Ti conosco
bene e so che, una del tuo ceto, deve avere dei seri motivi per scomodarsi a
contattare un parente che non frequenta da molti anni! Ho una proposta da
farti! Potresti venire tu da me, considera che sono ancora convalescente!
“Va bene! Ma preferirei incontrarti da solo!
“Sono da solo! Caterina ha accompagnato Luca ad Alessandria,
per i campionati nazionali under sedici di Volley, quindi, oggi pomeriggio
potrebbe andare!
Caterina è la moglie di Franco.
“Va bene! Ci vediamo oggi pomeriggio! verso le tre! Ciao
“Ciao!
Silvia amministra un’azienda che opera nel settore
dell’editoria.
E’ una donna in carriera, cinica e determinata. Ha una forte
personalità, con un super ego che è intollerante verso chiunque tocchi o sfiori
i suoi interessi. Ha un carattere indisponente e interpreta la vita come una
competizione, da vincere ad ogni costo. E’ un tipo ostico e non accetta sconfitte
umilianti che possano metterla in ridicolo. 
Nonostante sia una donna attraente
e di aspetto incantevole, gli uomini gli girano alla larga, per evitare di
doversi scontrare con il suo brutto carattere. Si è diffusa la voce che sia una
donna frigida.
E’ stata sposata con un imprenditore che operava nel settore
dell’edilizia. Dopo appena due anni di matrimonio, è fuggito disperato,
sputtanandola come donna cinica e fredda, che pensa solo alla carriera e alle apparenze.
Lei, vendicativa come Medea, ha utilizzato le sue influenze autorevoli
per rendergli la vita difficile, fino a farlo fallire.
Quel pomeriggio arrivò con la Mercedes grigia metallizzata che parcheggiò nel cortile della casa di Franco.
Silvia scese con eleganza dal l’auto, con passo sicuro
salì i due gradini che portavano alla porta d’ingresso.
Franco era in accappatoio di flanella. Alcuni colpi di tosse
segnalarono una condizione di salute ancora precaria.
“Ciao Franco!
“Ciao Silvia! Vieni! Accomodati in salotto! Ti va un caffè?
Ho messo la caffettiera sul fuoco!
“Si volentieri!
Franco ritornò con un vassoio sul quale c’erano due tazzine
fumanti e alcuni biscotti.
“Allora? Che cosa spinge una donna del tuo livello a far
visita ad un umile parente?
“Tua moglie! O dovrei dire quella zoccola di tua moglie!
Franco, si bloccò con un biscotto in mano, allibito, restando
con la bocca aperta.
“Mia moglie? Scusami ma non capisco?
“O sei un ingenuo oppure non capisci un cazzo delle donne!
“Senti vieni qui, chiami zoccola mia moglie e poi mi
insulti? Ma chi cazzo ti credi di essere!
“A tutto c’è una spiegazione!
“Dammela!
“Due settimane fa, ai funerali della nonna, ho avuto un
confronto duro con tua moglie! Da come parlava e cosa diceva mi sono resa conto
che quella puttana conosceva molti particolari della mia vita privata! Aspetti
che solo quel coglione del mio ex marito sapeva. La faccenda mi puzzava. Così
ho incaricato un’agenzia d’investigazione di seguire quello stronzo e cosa
scopro? Che s’incontra con quella zoccola di tua moglie, di nascosto, e cosa
fantastica, scopano come maiali alle tue spalle!
Ecco queste sono le foto! Come
vedi! Dall’espressione del volto di quella troiona si intuisce il suo estremo diletto
a chiavare con il mio ex marito!
Franco raccolse le foto, che Silvia aveva gettato sul
tavolino. Le passò in rassegna, fissandole con un’espressione indefinibile. Si
grattò un sopracciglio e si morse le labbra, senza dire nulla.
Silvia studiava il volto di Franco, cercando di capire che
cosa stesse passando per la testa del cugino.
Lei sperava di farla pagare a quella troia della moglie, che
l’aveva offesa e sfidata. Si stava prendendo la sua vendetta. IL cugino la
prenderà male e, sicuramente, l’avrebbe cacciata fuori di casa. Così quella
troia imparava, una volta per tutte, la sua lezione di vita.
Franco raccolse le foto facendo un mazzetto. Poi fissando
Silvia le posò a fianco del vassoio del caffè.
Con un dito si grattò il labbro inferiore.
Lei aspettava compiaciuta che lui parlasse.
Però il sorriso gli rimase impresso sulle labbra, quando un
manrovescio colpì violentemente il suo bel visino. Lo schiaffo fu talmente energico
che la donna fu scaraventata a terra.
Silvia si toccò le labbra doloranti. I polpastrelli si erano
sporcati di sangue. Dopo essersi ripresa dallo shock, alzò il capo.
“Che cazzo ti è preso! Sei impazzito!
Franco si tolse l’accappatoio rimanendo in boxe. Grugnisce e
stringendo i denti, si avventa su di lei come un feroce rapace. Gli afferra i
capelli e la trascina fino ad una cassettiera posta nel corridoio.
“Cazzo! Sei impazzito! Ma che fai? Mi stai facendo male!
aaaaaaaaaaaaaa
Silvia, nel parapiglia generale, cercò di afferrare la
borsetta per prendere il cellulare. Ma fu anticipata da Franco che con una
mossa da calciatore la fece volare oltre il divano.
“Sei impazzito! Stronzo! Lasciami! mi fai male!
Il cugino si siede sopra di lei e dopo una violenta lotta, riesce a bloccargli le
braccia dietro le spalle. Nello stesso istante, premendo il ginocchio sopra la
zona lombare, la tiene placcata con la faccia schiacciata a terra. Poi da un
cassetto estrae un paio di manette e le chiude attorno ai suoi polsi.
“Dio mio! Sei impazzito! Toglile! Hai capito! Che cazzo vuoi
fare! Ti faccio arrestare Bastardo!
“Ti presenti qui! Come una stronza! Animata da spirito di
vendetta! Per il tuo orgoglio da quattro soldi ferito! Mi insulti! E poi mi mostri le foto del misfatto! Hai violato la privacy di mia moglie! Sei arrogante
e stronza! Non hai pensato ad una variante?
“Quale?
“Io e Caterina condividiamo tutto! Siamo una coppia aperta! Lei
scopa con chi gli aggrada, poi mi racconta tutto!
Silvia rimase basita e senza parole. Poi….
“Bastardo! Pervertito e Cornuto! Lasciami andare! Perché mi
hai picchiata e ammanettata?
“Perché ho capito che razza di donna sei! Vuoi dominare
tutti quelli che ti stanno attorno! vero? Ma adesso sarai tu la schiava! Cagna!
Silvia per quanto si sforzasse di ribellarsi, dentro di se
sentiva che quella violenza gli suscitava dei sentimenti contraddittori, che
prima di allora non aveva mai provato. Il suo corpo fremeva e quella
sottomissione forzata gli provocava sensazioni quasi piacevoli.
“Per prima cosa! Via i vestiti! Ti voglio vedere nuda come
un verme!
Lei strabuzzò gli occhi, ma non disse nulla.
Lui si accanì su sua cugina come una furia cieca. Gli
strappò la camicetta; tirò via la gonna e le scarpe, lasciandola con gli
autoreggenti. Poi afferrò gli orli delle mutande e le lacerò. Il reggiseno fece
la stessa fine.
Silvia era scioccata e confusa, guardava il cugino come una
bestia braccata dalla paura; si sentiva in trappola, ipnotizzata dalla ferocia
di quel folle pervertito. Era impaurita. Respirava con affanno. Avvertiva il
pericolo in ogni suo gesto. Gli tremava la schiena, la pelle reagiva rabbrividendo,
come se fosse colpita da un vento gelido.
Era la prima volta che si trovava in una situazione di totale
sottomissione, in cui non era lei a comandare. Si sentiva come un oggetto in
balia delle onde. 
IL cugino la guardava con uno sguardo glaciale, dalla testa
ai piedi.
“E’ mai possibile che una donna bella come te! Sia frigida?
Lo so! Stronza! So tutto di te! Caterina mi ha raccontato tutto! E ho capito
che razza di donna sei! Mi sei sempre stata sulle palle! Anche da ragazza
quando te la tiravi avrei voluto prenderti a calci nel culo! Ora guardati! Sei
ammanettata e stesa a terra nuda! La grande Manager, che fa tremare i suoi
dipendenti! Ora sei li, a terra, nuda come un verme! Lo sai che posso fare di
te quello che voglio!
“Ti prego lasciami andare! Che cazzo ti sei messo in testa?
Ti mando in galera! Bastardo! Cornuto!
“Voglio darti una lezione di vita! Voglio insegnarti la
differenza sottile che c’è tra un dominatore e un pezzo di merda cinico e
indifferente al piacere come te!
“non me ne fotte un cazzo dei tuoi insegnamenti di merda!
Stronzo liberami subito!
“Lo sai che cosa vuol dire dominare? e sai quale è
differenza tra il piacere e il dolore?
“Dimmela! visto che non posso fare altro che ascoltare le
tue stronzate!
“Il dominatore prova piacere nell’infliggere dolore alla sua
schiava! Lo scopo del dominatore non è quello di dare piacere, perché sa che la
schiava potrebbe fingere. Il piacere gli deriva dalla certezza che le sue
torture producono dolore e sofferenza. Più la schiava soffre e più gode!
“Queste sono le farneticazioni di uno scellerato maniaco
sessuale!
“Ti sbagli! Sono attitudini del tutto naturali! Che madre
natura ha elargito

generosamente all’uomo! Se la dominazione e il sopruso fossero stati un
crimine insensato, la natura li avrebbe soppressi o negati! Ma tu sai che
l’ingiustizia e la prepotenza producono benessere mentre la virtù solo povertà!
E’ la legge del più forte sul debole la vera regola di vita! che governa le
umane vicende, sublimati nella ferocia dei predatori come il lupo e il leone! La
vita si regge sull’equilibrio del bene e del male, con pari dignità. Dalla
distruzione nasce sempre qualcosa di nuovo e costruttivo! L’ordine e le regole,
senza il male, non producono nulla, si ridurrebbero a noia e avvilimento della
vita!

“Che cazzo di filosofia di vita è questa! Bastardo fascista!
“E’ una filosofia che tu applichi tutti i giorni e, direi,
nel modo sbagliato! Ora ho intenzione di correggerti!
“Vai a fanculo! Stronzo!
La voce di Silvia celava uno stato di tensione dei sensi
eccitati. Lo sguardo era lucido e il corpo fremeva, ma non di paura.
“Mi eccita vederti implorare! Guarda! ho il cazzo che non
sta più nelle mutande! Mmm
Così dicendo lo tirò fuori, poi si inginocchiò davanti a lei,
e afferrandogli i capelli la costrinse ad alzare la testa. Poi brandendo il nerbo
puntò la cappella contro la sua faccia. Umiliandola,la schiaffeggiò con il nerbo che
brandiva come una mazza!
“Maniaco! Sono tua cugina cazzo! Lo sai?
“mmm questo rende la situazione più eccitante! Mmm
l’incesto! Mi piace! Succhia! cagna! Lo sai riconoscere un cazzo? To! Per una
volta fammi vedere che sai fare un pompino! come una vera vacca!
“Che cazzo! Sei un maniaco! Lasciami iiiiii mmmmmmmm
La grossa cappella era completamente schiacciata contro le
labbra. Franco strappò con forza i capelli, il dolore la costrinsero ad aprire
la bocca.
Alla fine Silvia si arrese al male lancinante del cuoio
capelluto. Aprì la bocca e il cazzo si infilò come un serpente nelle gote, fino
alla gola.
“To to to to.. cagna maledetta! Succhia il cazzo di tuo
cugino! Mmm è incesto! Non ti fa sballare l’idea? ahahahahah
Silvia, con il cazzo infilato nella bocca, non riusciva ad
emettere alcun suono, oltre a mugugni soffocati dal grosso cazzo che entrava
senza alcun riguardo. Lo stato di soggezione, incoscientemente la costringeva
ad assecondare quel folle dominatore, quasi rassegnata al ruolo di schiava.

Franco la teneva ferma spingendo il cazzo in profondità.
Nello stesso tempo tirava i capelli con forza. Ad un tratto si accorge che gli
occhi azzurri di Silvia erano stralunati e lei arrancava con il petto cercando
di respirare. La saliva usciva dai lati della bocca sotto forma di bollicine
schiumose.
Capisce che la cugina è in difficoltà e lo sfila via.
Subito dopo la vede tossire e sputare rivoli di saliva e
vomito.
“Bastardo! Stavo … sof..f.. focando ooooooo aiutoo iiiiii
“E tu collabora! Cagna! Devi accettare il dolore! Per
compiacermi!
Silvia, riprese fiato,  ricambiava il suo sguardo con la stessa
intensità. C’era una luce strana. L’aggressività di Franco stava producendo un
effetto inaudito.
“Riprendi a succhiare cagna!
Silvia, riluttante, iniziò a sottostare a quella protervia
senza replicare. Ci fu solo un tentativo di ribellione, ma poi si fermò. Lui,
incalzò quella labile reazione con una serie di schiaffi.
“Aaaaaaaaaaaaaa bastardooooooooooo
“Tu collabora!
Con forza gli prese la testa e puntò di nuovo il cazzo
contro la sua bocca. Usando le stesse manieri forti, tirando con forza i
capelli, quasi a volerglieli staccare. Stavolta lei lo accolse.
“Così mi piaci! Mmmmmm cazzo ora si che si ragiona!
Dopo…
“Toglimi le manette!
Franco guardò sua cugina. Il tono della voce era cambiato.
“No! Non ancora! Anzi ho ancora una cosa da fare! Scommetto
che ti piacerà!
Si allontanò per pochi minuti e ritornò con una pallina da ping
pong e un foulard.
“Che cazzo vuoi fare!
“Per quello che ho intenzione di fare per te è meglio se
taci!
“No ooooo sei pazzo ooo!
Tenendogli la testa bloccata gli infilò la pallina in bocca
imbavagliandola con il fazzoletto.
“mmmmmm mmmmmm
“non capisco cosa vuoi dirmi! Hahahahahahah
Franco costrinse sua cugina a sdraiarsi con il ventre sul
pavimento. Gli girò attorno per alcuni minuti. Lei cercava di seguirlo con lo
sguardo, girando il capo. I suoi occhi erano terrorizzati.
“Il tuo culo è bello! Il punto d’incontro delle cosce è
quanto di meglio abbia mai visto finora! Si! Lo ammetto! Sei un gran pezzo di
fica! Lo hai mai preso nel culo?

“mmmmmmmmmmm

“Guarda il mio cazzo! È bello duro e pronto a invadere la
corsia di emergenza, a tutta velocità! Hahahah Ma non è come tu credi! La
sodomia deve avere come compagna la forza dell’aria!
“mmmmmmmm – (Silvia si agitava preoccupata da quelle parole
inquietanti).
Franco si procurò un lungo cordolo. Da una parte fece un
occhiello dentro il quale ci infilò il capo opposto. Era un cappio.
“Il patibolo è pronto! Ora vediamo cosa sai fare!
Avvolse il cappio attorno al collo di Silvia. Si piazzò
dietro di lei, costringendola ad allargare le gambe, mettendogli a disposizione
del suo sguardo le parti intime.
“Bene! Bene! Mmmm certo che hai un culo che invoglia a
penetrarlo! Sono impressionato! Stimola molta lussuria! Chissà quanti
maschietti che hai torturato hanno sognato di poterlo sfondare!
Mentre parlava con il dito medio iniziò a lavorarsi gli orli
del pertugio. Spinse forte fino a farlo entrate tutto nell’ano.
“mmmmmmmmmmmm (singulto di sofferenza di Silvia)
“ahahahahah  Cazzo!
Non l’hai mai preso nel culo! Ahahah sono fortunato! Direi che sei pronta ad
affrontare la prova del fuoco! Si sarà per te un rito d’iniziazione hahahahaha.
Così dicendo s’impossessò di un grosso cuscino del divano e
lo collocò sotto il ventre di Silvia, in modo tale che il suo posteriore puntasse
verso l’alto.
“Sai! Prima di violare questo tempio sacro, vorrei divertirmi
con la bocca!
Franco si tuffò gioioso tra i glutei candidi e sobri, e
separandoli espose alla sua lussuria il pertugio dell’ano. Era ancora stretto e
chiuso. Le rigature dell’orifizio erano attaccate e ci volle forza per
separarli e mettere in luce le parti interne. La bocca, attratta da quelle
delizia, si attaccò come una ventosa e la lingua razzolava furiosa con la punta
nel piccolo foro. La saliva lo aveva lubrificato a dovere. Un dito sostituì la
lingua e s’insinuò per due terzi all’interno.
“mmmmmmmmmmmmmm (singulto di Silvia)
Franco era super eccitato da quella visione superba. Il buco
era stato dilatato con una trivellazione forzata. Così tenendogli le gambe
aperte al massimo si inginocchiò in mezzo, avvicinandosi con il bacino il più
possibile. Quando la cappella del cazzo urtò contro l’apertura anale, fece
scendere un grosso rivolo di sputo che impregnò la cappella e il foro, poi la spalmò
con cura attorno ai bordi. La punta del pungolo iniziò a spingere con energia.
“mmmmmmmmmmmm (singulto di Silvia)
Il buco era troppo stretto, così al primo tentativo il nerbo
scivolò verso il basso, penetrando per due terzi nella fenditura della fica
grondante di umori vaginali, che ne avevano facilitato l’ingresso in modo involontario.
“Cazzo! Sei bagnata come una fontana! Ahahah stai godendo
ahahahaha a quello ci penserò dopo! Ora voglio sfondarti il culo!
“mmmmmmmmmmmmmm (singulti di rabbia e di ribellione)
“Riproviamo!
Punto nuovamente la cappella contro il buco anale, ma prima penetrò
nuovamente con due dita, facendoli girare come un mestolo. I bordi dell’ano lentamente
cedettero, adattandosi alle dimensioni dell’invasore.
“Ora non potrai più sfuggirmi! Ahahah
La punta del cazzo stavolta scivolò dentro quel tempio allargando
con forza l’orifizio anale.
“mmmmmmmmmmmmmmmmm (singulto di dolore)
“to stronza! Ora di spacco il culo!
Una possente spinta permise di far penetrare l’intero corno nel
pertugio, e nello stesso istante, il corpo di Silvia sussultò come se fosse
stato colpito da un potente saetta.

Franco afferrò il cordolo e spingeva dentro lo sfintere di
sua cugina, tenendo teso al massimo il laccio e costringendola ad agitarsi,
mentre il cappio si stringeva attorno al collo.
“vedi! Stai facendo il gioco del nemico! Più ti agiti e più
godo e più tu rischi di soffocare!
“mmmmmmmmmm (singulti indecifrabili)
Il gioco della sodomia e della forza dell’aria andò avanti
per parecchi minuti. Silvia si stava sfiancando, e non riusciva più a tenere la
posizione ideale per evitare di soffocarsi. Franco colse quel cedimento e
lentamente lasciò le briglie.
Dopo alcuni colpi profondi e secchi si staccò da sua cugina.
Gli tolse il bavaglio e le manette.
“Ba….. bastardo oooooo stavo soffo….candoooooooooo
“Se provi a scappare ti lego pure la gambe!
Dopo un intenso sguardo:
“Non scappo!
Dopo alcuni minuti di indecisione. Gli tolse le manette. Silvia
non si mosse, restando adagiata sul pavimento, rassegnata nel suo ruolo di
schiava.
Lui sorrise in segno di trionfo. La bisbetica sembrava
domata. Ma c’era ancora tanto da fare.
Lei, su invito di Franco, dopo averlo segato, riprese
nuovamente a succhiare il cazzo. Sembrava più docile e ubbidiente.
La sua personalità sembrava addomesticata, apparendo docile come una cavalla selvaggia domata dal suo
padrone.
Franco, non ancora convinto, per sicurezza tenne il cappio, per prevenire eventuali tentativi di fuga, ma anche incitarla con
forza quando il pompino rallentava.
“Basta ora! Cammina a quattro zampe!
“Cosa?
Franco in risposta gli posò un piede sul collo e la spinse giù,
fino a schiacciare la guancia del viso sul pavimento.
“Non devi replicare! Sono io il padrone! Hai capito?
“Si!
Silvia attaccò a camminare a carponi, girando attorno a suo
cugino. Stava aspettando con ansia, che lui facesse qualcosa o l’obbligasse a
soddisfare i suoi desideri folli, di qualunque genere.
Franco la fissava con bramosia, mentre gattonava ai suoi
piedi. Ogni tanto la toccava con la pianta dei piedi lisciandogli la schiena e
le natiche.
Quei tocchi fugaci facevano venire i brividi a Silvia.
L’attesa l’eccitavano e la rendevano impaziente.
“Cribbio! Hai un corpo stupendo! Tutti questi anni a
preservalo per chi? Quando avresti potuto goderti la vita! Una carriera? Per
quale scopo? Solo per far soffrire la gente? Ora sarai tu a soffrire! Cagna!
Franco si era procurato un frustino da fante. L’ippica era
la sua passione e quando poteva faceva dei lunghi itinerari al galoppo della
sua cavalla preferita.
La bacchetta di cuoio veniva maneggiata con destrezza, e
piegata davanti allo sguardo eccitato di Silvia. Lui si era avvicinato al suo
viso e con un sorriso malizioso sfregò il frustino nella sua bocca bagnandolo
con la saliva, poi lo passò in quella di Silvia e lei reagì mostrando i denti
come i cani rognosi.
“Sei ancora selvaggia! Ora il tuo padrone ti addomestica!
Vuoi?
“Si! mmmmmmmm
Si sedette sul culo di Silvia. Da dietro iniziò a sferzare
dei colpi secchi che impattarono violentemente sulla pelle candida delle
natiche, lasciando dei segni rossi.
“aaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaa
“galoppa cavallina storna! Op! Op! Dai fammi vedere come sai
correre!

Ogni volta che il frustino si abbatteva sui glutei suscitava
un dolore acuto.
Silvia, nonostante il male lancinante, sopportava tutto. La
sottomissione la poneva in una condizione di grazia ascetica. Era piacevole giacere
alla volontà di un altro. La sua figa fremeva e il suo basso ventre tremava dal
piacere, provocati dalle sferzate della frusta, ma soprattutto, quello che la
faceva impazzire era la mente di suo cugino. Il suo atteggiamento perverso l’aveva
affascinata. Sentirsi alla mercè di quel folle era una sensazione straordinaria.
Da brividi.
“Ho la figa in tumulto! Chiavami bastardo! Violentami!
Chiavami ora! Monta la tua cagna! Completa la tua nefanda azione incestuosa!
Le suppliche di Silvia, erano un vero e proprio trionfo per
Franco, che sentiva il suo potere incidere sul carattere della cugina. La
temibile manager infine era domata ed era ai suoi piedi. Implorante.
“A suo tempo! Non ho ancora finito!
Silvia ebbe un brivido alla schiena e quelle parole la
mettevano in agitazione perché il cugino era imprevedibile! Ma la condizione di
assoluta dipendenza dalla voluttà traviata di Franco gli faceva sballare la
testa.
Lui l’afferrò di nuovo dai capelli. Lei lo seguì senza
opporre alcuna resistenza. Come un docile agnellino. Il cappio si era stretta
attorno al collo e quando lui tirava, si stringeva fino a bloccargli il
respiro.
La trascinò in camera da letto. La prese in braccio e la
gettò sul materasso a gambe all’aria. Riprese le manette. Gliele serrò attorno
ai polsi assicurandoli alla barra della spalliera.
Poi si procurò una cravatta e la bendò.
“Devi sentirti in completa balia degli eventi! Devi avvertire
sulla tua pelle le

sensazioni che si provano, quando dipendi dalla follia di un
altro! Ti piaceva sottomettere i tuoi dipendenti? Imponendo la tua volontà
nevrotica? Anche quella era una forma di eccitazione! Comandare è come
chiavare! Ma nel tuo caso era puro cinismo isterico! Ora sentirai sulla tua
pelle quelle umilianti sensazioni!

“Franco! Sto impazzendo! Sei diabolico! Mi stai facendo
provare sensazioni incredibili!
Non ottenne risposta. Si accorse di essere sola, avvolta in
un silenzio inquietante.
“Dove sei? Franco?
Franco sapeva dosare i momenti di attesa con quelli di
accanimento.
Silvia, era sul letto bendata e assicurata con le manette
alla spalliera. Si sentiva smarrita. Il suo corpo vibrava e fremeva, come se
fosse stato lanciato nel vuoto assoluto senza punti di riferimento.
Poi sentì il respiro di Franco attorno al suo collo e quella
improvvisa comparsa gli fece rabbrividire la pelle dall’emozione.
Nello stesso istante, percepì qualcosa di freddo che stava carezzando
i suoi capezzoli. Era una sensazione gelida ma dannatamente piacevole.
“mmmmm mi piace mmmm mmmmmmm
Erano stimoli estremi, che si contrapponevano, come il buio
e la luce. Silvia era in affanno. Il suo corpo veniva cotto a fuoco lento. Cibo
che Franco masticava lentamente, cercando il punto adatto che potesse dargli
piacere, il suo dolore.
Silvia tremava come un fuscello, il suo fisico trasalì,
quando avvertì che il freddo si stava spandendo fino a raggiungere le sue parti
intime.
Il clitoride bruciava come se qualcuno lo stesse riscaldando
con la fiamma ossidrica. IL gelo si era trasformato in qualcosa di rovente. Era
una sensazione che la scombussolava dandogli delle impressioni troppo forti. Ma
quello che accendeva la sua mente era la situazione di completa sottomissione a
suo cugino. Si trovava totalmente soggiogata al suo perverso gioco erotico. Una
situazione mentale assolutamente eccitante che la proiettava in un limbo sublime
di puro godimento estetico.
Franco prese a leccare i capezzoli, mordendoli con le labbra
tra i denti.
I cubetti di ghiaccio raffreddavano i capezzoli ed il
clitoride e quando li sentiva gelidi, tale da sciogliere l’algido solido in
rivoli di acqua, si avvicinava con la bocca e succhiava con forza, dissetando
la sete di sesso, che agitava il corpo di entrambi gli amanti.
Mmmmmmmm diooooooooooo sto impazzendooooo! Franco chiavami iiiiii
ora aaaaa
Si spostava su e giù, poi si concentro sui capezzoli duri
come fragole, e dopo averli congelati con il ghiaccio, faceva colare cera
liquida, caldissima, provocando un salto termico sconvolgente.
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa oddio oooooooooo
aaaaaaaaaaaaaaaa
Franco, si era eccitato da quella situazione incandescente, guardava
sua cugina fremere, mentre il cazzo duro, pulsava  dalla voglia di possedere quel corpo
infiammato dal desiderio e pronto a immolarsi alle sue perversioni.
Alla fine, vinto dalla brama, si gettò tra le sue cosce
aperte. Prima di penetrarla l’abbracciò toccandola con foga. La bocca di lei si
fuse alla sua, fino a togliergli il fiato.
Silvia sembrava posseduta dal demonio dell’eros. Esaltata
dalla consistenza del cazzo di Franco, che premeva contro il suo pube.
Simultaneamente avvertiva il corpo del cugino che pesava sul suo schiacciato
contro il materasso. Le sue mani erano fissate alla spalliera, unite alle
manette. Avrebbe voluto liberarsi per poter stringere quell’uomo diabolico.
Graffiarlo, toccarlo, tirarlo, possederlo fisicamente. La sua mente era
infuocata dalla lussuria e fremeva come le fiamme dell’inferno. Cieca e madida
di sudore, respirava con affanno, come una preda in trappola. Suo cugino
odorava di maschio, lo percepiva attraverso la pelle accaldata e bagnata, resa
sensibile da quella situazione estrema.
Franco capì che era arrivato il momento di scatenare
quell’uragano.
“Ti prego liberami!
Franco fece scattare le manette e sciolse i polsi di Silvia.
Lei non perse tempo, agguantò suo cugino fino a
disarcionarlo. Ora lui era sotto di lei. Silvia sentiva il volume del cazzo che
premeva contro le fenditure della sua figa infiammata dalla brama di essere
posseduta.
Non attese neanche un secondo. Il gesto fu fulmineo. Il
cazzo entrò profondamente nella vagina affamata di nuove sensazioni.
“aaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmm si iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii è
meraviglioso

oooo finalmente eeeeeee sei mio ooooooo mmmmmmmmmmm bastardo,
cornuto mmmm

“cagna…. Muoviti… fammi godere….. voglio sentire il tuo
corpo bruciare come le fiamme dell’inferno ooooo
“Si si mmmmmmmm godo oooooooooooooooo godo oooooooooo sei
un diavolo! meraviglioso e perverso come me …. Mmmm aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaagggfff
Alla fine Silvia si lasciò andare, inebriandosi la mente di
nuove sensazioni ed ebbe il suo primo orgasmo.
La bisbetica era stata domata dal suo padrone.
Così va la vita
Guzzon59

Il pompino

Tutto ebbe inizio con un banale incidente.
Il natale scorso stavamo trascorrendo la settimana bianca presso una ridente e pittoresca località di montagna. Mia moglie Caterina, che vantava un trascorso sportivo invernale amatoriale di tutto rispetto, volle esagerare cimentandosi nella discesa libera, su un tratto fuori pista, scosceso e pericoloso.
Risultato: perse il controllo e nella caduta libera si procurò la frattura multipla della gamba sinistra e la lesione composta della scapola destra, ergo, sessanta giorni di convalescenza.
I problemi della vita si annunciarono subito difficoltosi.
In primis: Caterina dovendo restare a casa ferma, non poteva più accompagnare nostra figlia Chiara a Scuola, quindi toccava a me provvedere.
In secondo: Eravamo comproprietari di un bar, che Caterina gestiva insieme alla sorella Emilia, una ragazzina di quaranta anni, singola, libertina e poco affidabile.
Terzo: Mio fratello Arturo, religioso, in quel periodo si trovava missionario all’estero, perciò su di lui non si poteva fare alcun affidamento.
Quarto: L’unico genitore in vita, era anziano, rimbambito e ospite di una casa di riposo.
Risultato:
Oltre a dover accompagnare Chiara a scuola, avrei dovuto ridimensionare l’impegno di lavoro, di commercialista, ed occuparmi del Bar, destino crudele, perché voleva significare una gestione condivisa con quella pazza di mia cognata.
Per quanto riguardava il mio lavoro, non c’erano problemi, perché Ugo, il socio in affari, offrì subito il suo sostegno, occupandosi dell’ufficio e di tutte le scartoffie finanziarie.
Mia figlia Chiara, è una deliziosa teenager, alle soglie dei diciotto anni, incasinata, all’epoca frequentava il quarto anno del liceo linguistico, presso una scuola situata in località periferica distante più di trenta chilometri.
Per raggiungere l’istituto avrebbe potuto utilizzare il treno, ma tale scelta ci era apparsa gravosa e pericoloso per una giovane ragazza, perché l’obbligava a partire alle sei del mattino per arrivare in orario a scuola. Ci sembrò un sacrificio enorme.
Così, tutte le mattine, alle sette e mezza e il pomeriggio, alle tre, mi occupavo del trasporto di Chiara.
Ora torniamo alla natura di questo racconto.
Erano le tre del pomeriggio del quattordici febbraio, il giorno di S.Valentino, stavo riportando Chiara a casa, quando suonò il cellulare.
Era Emilia.
“Dovresti correre subito qui!
“Sto accompagnando Chiara a casa!
“E’ urgente! Porta anche lei!
Mi rivolsi a Chiara:
“Tesoro c’è un cambiamento di programma! La zia Emilia mi vuole subito al Bar! Dobbiamo raggiungerla per sapere che cosa è successo!
“Tranquillo papà! Con la mamma era la regola!
Ripresi il cellulare:
“Va bene! Arriviamo tra dieci minuti!
Giunti al bar.
“Allora?
“Devo correre a casa! L’amministratore condominiale mi ha informato che l’appartamento sotto il mio è allegato. Ha già chiamato un idraulico e mi sta aspettando per aprire la porta! Ciao ci vediamo dopo!
Pensai: pazza com’è probabile che sia stata lei a lasciare il rubinetto del bagno aperto!
Saltellando sui tacchi scappò via.
Il Bar era affollato di ragazzini, il garzone si dava da fare a servire bevande e quanto altro chiedeva la clientela. Dietro il bancone c’era Ilary, la sua ragazza.
“Tutto a posto?
“Si! Va bene!
Chiara si sedette ad un tavolino tra il bancone e le toilette. Tirò fuori alcuni libri e iniziò a leggere.
“Tesoro hai fame? Vuoi qualcosa?
“Una cioccolata e una brioche se non disturbo!
“Ci penso io! Vedrai è la migliore cioccolata che tu abbia mai degustato! In questo mese è quello che ho imparato a fare meglio! Ahahah
Dopo alcuni minuti gliela servì. Mi ringraziò facendomi cenno con il capo, un gesto che mosse i lunghi capelli biondi che ondeggiarono sui libri.
Era trascorso già una mezzora abbondante ed Emilia non si vedeva ancora.
Chiamai Giorgio (il garzone).
“Giò, dovrei andare al bagno! Ci pensi tu alla cassa?
“Certo!
Appena libero corsi di filato nei bagni, cercando di trattenere l’impellente bisogno fisiologico.
Dentro c’erano alcuni ragazzini che stavano chiacchierando davanti ai lavandini. Il primo bagno era occupato, così entrai in quello successivo che era a ridosso del muro. Dall’altra parte c’erano i bagni delle ragazze.
Sapevo che il terzo bagno delle donne, quello che condivideva lo stesso muro con il mio, era da tempo fuori uso.
Dopo alcuni minuti, mentre ero intento a pisciare, percepì dei rumori che provenivano dal bagno delle donne, e precisamente da quello attiguo.
Qualche imbecille di ragazza aveva ignorato il cartello fuori uso e si era infilato dentro. Mi ripromisi di dire ad Ilary di andare a verificare ed eventualmente di chiudere lo stanzino a chiave.
La tipa che in quel momento stava dall’altra parte, si muoveva con la delicatezza di un elefante. Sentivo urti, fregamenti e colpi secchi contro la parete,
La tramezza di cartongesso, non attutiva il rumore perché era spessa pochi centimetri.
Pensai: ma che cazzo stava combinando quella?
Stavo imprecando, quando un particolare attirò la mia attenzione. In passato non ci avevo fatto caso, ma guardandolo attentamente, notai che il porta sapone era molto distante dal lavabo. Inoltre dai lati filtrava una strana luminosità. Incuriosito lo afferrai senza alcuna precauzione e me lo trovai in mano, staccato dal muro.
Rimasi basito, quando vidi che cosa celava sotto. C’era un foro largo circa sei centimetri. Mi abbassai e cosa sconvolgente vidi qualcuno che si muoveva dall’altra parte.
Fui assalito da un forte imbarazzo che mi spinse velocemente a spegnere la luce. Volevo evitare che la tipa dall’altro lato del muro facesse la stessa cosa o notasse la luminosità e scoprisse il foro da guardone pervertito.
In quel momento capì anche il motivo per il quel il bagno era fuori uso.
Stavo attendendo, che si spegnesse la luce dall’altra parte, quando mi assalì una forte curiosità di sbirciare attraverso il foro.
Esitai prima di fare quel gesto, ma lo sforzo di rispettare la privacy della sconosciuta cedette alla volontà morbosa di spiare e cosi, mi inginocchiai appoggiando un occhio sul foro.
Il buco era esattamente posto all’altezza del grembo della sconosciuta. Il bacino era scoperto. In quel momento la ragazza mostrava il culo.
Con una mano si teneva la gonna in jeans alzata. L’altra non la vedevo perché mi dava la schiena.
Non potei fare a meno di apprezzare le fattezze perfette di quel sedere.
Era rotondo come un mandolino e dalla tonicità dei glutei s’intuiva che la ragazza doveva essere molto giovane.
In quel momento mi assalì una voglia di guardare ogni particolare di quel corpo tondo e ben tornito. Fui anche fortunato perché avvenne il miracolo che speravo. La tipa si girò verso di me mostrandomi una fica imberbe, completamente rasata.
Fui sorpreso, quando scoprì dove era finita l’altra mano e osservando con attenzione mi resi conto di un particolare che mi sconvolse l’inguine. La tipa si stava sgrillettando la figa.
La ragazza teneva le gambe allargate quel tanto da permettere alle dita della mano di razzolare nell’incavo vaginale. Il foro era esattamente allineato alla sua figa e potevo vedere quel gesto nei minimi particolari. Le labbra grosse e paffute si erano già arrossate.
La sua mano indugiava nervosa nella vagina strofinando con forza le grosse labbra.
Concentrai subito l’attenzione su quel gesto e mi parve persino di sentirla ansimare.
La scena mi eccitò a tal punto che mi venne la voglia di tirarlo fuori e accordarmi alle note piacevoli di quella sinfonia sensuale.
Continuai a stare in ginocchio, a spiare eccitato quella ragazza che si stava sditalinando con frenesia la fregna.
Alla fine, prevalse l’istinto animalesco primordiale. La scena era troppo appetitosa per la mia fantasia infiammata, che del resto non dovette sforzarsi eccessivamente ad immaginare, considerato che l’oggetto del desiderio era lì davanti, in bella vista.
La cerniera lampo in ogni caso era già aperta, quindi fu sufficiente tirarlo fuori e iniziare una piacevole pugnetta, e così feci.
La situazione in pochi minuti cambiò completamente.
C’era solo una sottile parete a dividere un desiderio morboso condiviso, che come una malattia contagiosa aveva infettato i miei sensi e quelli della ragazza.
Ci muovevamo all’unisono, in una perfetta sinergia corporea, lei a sgrillettarsi la figa e io a strapazzare un cazzo che era diventato duro e voluminoso.
Stavo menando il palo, incantato ad ammirare l’incavo vaginale della ragazza, quando mi venne in mente un episodio accaduto alcuni mesi prima.
All’improvviso dentro di me si fece strada un’idea folle che una persona ragionevole l’avrebbe ritenuta da manicomio, ma in quel momento, con la testa arroventata dal desiderio, parve un azzardo che poteva avere successo.
Un mese primo, beccai il mio socio Ugo a navigare in siti porno. Non era una novità, perché conoscevo la mente contorta di quel maiale.
Ma la cosa che mi colpì quel giorno fu la visione di alcuni video clip che Ugo, mi mostrava con risate sguaiate.
Un video in particolare mi aveva colpito, quello in cui si vedeva una ragazza, chiusa in bagno, mentre s’impegnava a far un succulento pompino a uno sconosciuto, che aveva infilato il cazzo nel buco della tramezza divisoria, uguale a quello che avevo davanti. Il genere si chiamava gloryhole.
Pensai: la situazione è la stessa, che cosa sarebbe successo se lo avessi fatto? in quel momento un’azione del genere poteva avere successo?
Era eccitato come un montone in calore. La mano menava con frenesia un cazzo che per durezza avrebbe potuto sollazzare le dolci morbidezze di quel postribolo di piacere.
L’occasione fa l’uomo ladro….
Accadde in modo meccanico, pensiero e azione, agirono d’istinto, mi alzai e spinsi la cappella nel foro e lo penetrai fino in fondo.
La parete non era spessa quindi una parte abbondante del cazzo si era senz’altro manifestato dall’altra parte, come un miraggio.
I rumori, infatti, cessarono all’istante, persino il respiro della tipa. Il mio invece riprese in modo convulso, caratterizzando una attesa snervante che mi stava facendo impazzire i sensi.
Ero completamente calcato contro la parete, con il cazzo duro infilato nel foro in attesa del miracolo, o per lo meno mi aspettavo una reazione simile a quella che avevo visto nei video clip.
Si dice che la fortuna aiuta gli audaci, e così fu.
Con mio grande gaudio avvenne il primo e sublime contatto.
Una mano della sconosciuta si era stretta attorno al cazzo e lo accarezzava con dolcezza, come se fosse un animale vivo. La delicatezza di quel contatto mi fece capire che la ragazza doveva essere molto eccitata.
Il gesto, con il passare del tempo, diventò sempre più sicuro e determinato, fino a trasformarsi in una sublime e veloce pugnetta.
Gemevo in silenzio per paura di rompere quell’incantesimo. La ragazza mi stava praticando una sega vigorosa e continua.
Le sue mani si muovevano lungo l’asta con una stretta energica e decisa. Ogni tanto percepivo un contatto sulla cappella, poi capì che era la sua lingua.
Quei contatti fugaci con la lingua mi fecero sperare di poter avere una attenzione particolare anche dalla sua bocca.
Così fu, per la mia gran gioia! quando attaccò a succhiare stavo quasi per perdere le forze nelle gambe.
Mi abbracciai il muro immaginando quella stupenda ragazza dall’altra parte che si stava accanendo sul mio cazzo.
Il pompino si rivelò un gesto divino, perché era ben fatto, e la tipo dimostrava di avere talento e dimestichezza con il cazzo, una vera esperta in materia.
La sua bocca ingollava il cazzo stimolandolo con le labbra e la lingua.
La zona lombare fu aggredita da brividi profondi che mi davano un senso di vertigine pazzesco.
Stentavo a credere che quello che stava succedendo, ma stava accadendo veramente, una esperienza unica e straordinaria.
La tipo alternava a momenti di sega a quelli del pompino. Agiva frenetica e con grande slancio emotivo. Il cazzo era in suo completo potere e lo stava stimolando come meglio gradiva, persino con le tette.
Ma alcuni minuti dopo, lo scenario cambiò completamente. Stavolta rimasi sconvolto, perché il contatto mi sembrava diverso e le parti più morbido.
All’improvviso capì, una luce illumino subito la mia mente, cazzo non poteva essere vero, era pazzesco, ma quei teneri contatti erano le sue parti intime, che si avvolgevano attorno al cazzo.
Mio dio, il sogno si era realizzato. Il cazzo si trovava incuneato in mezzo allo scoscio della ragazza e stava strofinando con forza la nicchia vaginale, nel punto d’unione delle cosce, stimolando le parti molle e umide della fica imberbe.
Mi girava la testa. La ragazza si era scatenata senza porsi limiti, agendo come una baccante ubriaca e indemoniata dal dio Eros.
Percepivo il dolce tepore delle parti molli arrossate dal desiderio, che strisciavano sul volume del cazzo, che scorrendo le trascinava con se.
Non era finito li. Le sorprese erano solo all’inizio.
Perché, all’improvviso, la tipa tenendo saldo il cazzo iniziò a schiacciare la cappella tra le labbra vaginale e dopo aver rovistato con insistenza, come d’incanto, avvertì un caldo infernale avvolgere il cazzo.
Tutto mi sembrava assurdo, ma la ragazza era riuscita nel suo intendo di infilare il cazzo nella fica e subito iniziare a muoveva il bacino per darsi piacere.
Mi vennero le vertigini e stavo letteralmente perdendo il controllo, perché avrei voluto distruggere quel muro.
La sconosciuta, intanto, coinvolta emotivamente in quel pazzesco rapporto, si muoveva verso il muro, probabilmente si era messa a pecorina, gustandosi il voluminoso cazzo interamente ficcato nella fica.
In quei momenti restavo pressato contro il muro, fermo, totalmente schiacciato contro la parete, per favorire l’azione della sconosciuta, che muoveva il suo bacino verso il muro tenendosi il cazzo saldamente ficcato nella vagina.
Fu una esperienza incredibile e mi sembrava di impazzire e avrei voluto annientare la tramezza per poter entrare in quel bagno. La mia fantasia galoppava a cento all’ora, immaginando quella splendida fanciulla a pecora, mentre si muoveva davanti a me. Cribbio doveva essere una scena infernale.
Il caldo cunicolo vaginale avvolgeva e scivolata attorno al cazzo, suscitandomi sensazioni sublimi e meravigliose.
In quelle circostanze era impossibile resistere oltre a quelle sensazioni da brivido, così in pochi minuti arrivai a capolinea. Dalle radici del cazzo si svilupparono gli stimoli che preannunciavano un imminente sborrata, una colata lavica che stava esplodendo come un vulcano impazzito.
I conati furono talmente forti che, nel delirio dei sensi, afferrai qualsiasi cosa che avesse consistenza. Il bordo del lavandino, il rubinetto, la carte igienica che presi a morsi a causa del godimento intenso che si stava sprigionando dall’inguine.
“Mmmmmmmmmmmmm oooooooooooooooo
Era una situazione infernale e troppo eccitante per poter resistere oltre.
Mi abbandonai ad una copiosa sborrata, che finì tutta dentro la fica di quella sconosciuta donna passionale.
Il corpo, totalmente schiacciato contro la parete, tremava tutto.
Dopo alcuni minuti di stasi ripresi fiato e mi trovai con il cazzo ancora infilato nel buco. Dall’altra parte non si sentivano più rumori. Una folata di aria fresca colpi il membro avvisandomi che oltre quella parete non c’era più nessuno nessuna fonte di calore a dargli conforto.
Lo tirai subito fuori e notai che il tronco era completamente coperto di una sostanza spessa e limacciosa. Impregnai un dito e l’annusai.
Erano gli umori vaginali della ragazza, segno che anche lei aveva goduto.
Mi sistemai in fretta.
Quando uscì dal bagno trovai Chiara immersa nella lettura, Ilary impegnata a pulire il bancone ed Emilia, sopraggiunta durante la mia assenza, che stava servendo alcuni clienti.
Tutte e tre si girarono verso di me, in un perfetto sincronismo, sorridendo.
Alcuni minuti dopo fui assalito da un dilemma angosciante:
Notai che l’unica donna ad indossare la gonna in jeans era mia figlia Chiara.
Così va la vita
Guzzon59

Da RaccontiEros.it, Racconto: Il pompino

La sega.

Mi fa un pompino micidiale
..mi chiamo Giulia, ho trenta due anni, sono singola e vivo a Roma.
Nel mese di Marzo dell’anno scorso ho ospitato per alcuni giorni il mio fratellino Roberto, poiché doveva partecipare ad un concorso pubblico per un impiego statale.
Il fratellino, in quel periodo, si era lanciato negli studi con molto accanimento e, somatizzando lo stress del momento, si aggirava per casa come uno zombi, soppesando libri e fogli che leggeva nervoso dove gli capitava.
In quei giorni, per evitare di disturbarlo, gli avevo lasciato a disposizione l’appartamento e, adeguandomi alle sue esigenze di studio, mi ero trasferita a casa di un amico.
Alla vigilia della prova d’esame telefonai a Roberto, per accertare che stesse bene e fargli gli auguri. Lo chiamai più volte, senza ottenere alcuna risposta, anzi, dopo alcuni minuti, era la segreteria telefonica a rispondere.
Cominciai a preoccuparmi.
Cosi decisi di raggiungerlo e dissi al mio amico che forse sarebbe stato meglio se avessi passato la vigilia degli esami a casa, accanto a mio fratello, per dargli fiducia e sicurezza. Era il mio fratellino e come sorella maggiore avevo il dovere morale di sostenerlo in quella prova così importante per la sua vita.
Appena arrivata, trovai la casa immersa in un silenzio totale. Non si sentiva volare una mosca. Pensai che stesse studiando nella sua stanza. Andai in camera da letto, posai la borsa e dopo aver fatto toilette mi avviai verso la camera occupata da Roberto. Lui non c’era. Il letto era completamente disfatto e coperto di fogli e libri sparsi in ogni dove. Sulla poltrona giacevano i vestiti e un accappatoio di spugna, che era ancora umido.
Mi avviai allora verso il salottino. La stanza era in penombra, illuminata a tratti dalla luce proiettata dal televisore, acceso senza il sonoro.
La porta era semiaperta. Mi avvicinai e, prima di spalancarla, mi bloccai all’istante, perché attraverso la fessura vidi una scena che mi lasciò basita.
La natura intima di quel gesto consigliava di allontanarsi immediatamente dal posto.
Ma era anche una scena di straordinaria carica sensuale ed emotiva.
Roberto era adagiato sul divano completamente nudo. Il suo corpo muscoloso occupava tutto il mio campo visivo. La testa era appoggiata all’indietro. Gli occhi erano chiusi.
Ma quello che contorse le mie budella fu la sua mano destra. Era saldamente attaccata al cazzo e si muoveva lentamente su e giù.
Il membro di Roberto, mi colpì come una folgore, perché era grosso, rigido e s’innalzava dal suo grembo piatto come un possente obelisco. Un magnifico esemplare di cazzo. La cappella grossa e rotonda, rifletteva la luce intermittente del televisore.
Roberto non stava guardando nulla, ma dall’espressione del viso s’intuiva che lo stato d’estasi stava immaginando fantastici scenari erotici.
Seguivo coinvolta la sua mano, scendere su e giù, e dentro di me cominciai a sentire un forte turbamento, che scombussolava tutto il basso ventre.
Il suo corpo era scolpito magnificamente, nulla a che vedere con quello adiposo e flaccido del mio amico. Un giovane bello e prestante.
La virilità del suo membro, rispecchiava palesemente una forza e un’energia che solo ad immaginarla scatenata dentro di me, mi faceva increspare la pelle.
In pochi minuti fui completamente ipnotizzata dal suo cazzo. Lo fissavo e fremevo a vederlo torturato insistentemente dalla sua mano.
Mi venne una gran voglia di toccarmi la figa, già abbondantemente fradicia. Le dita si impregnarono subito del fluido umorale secreto in abbondanza, affondando entro labbra infiammata dal desiderio, e quel contatto mi fece subito tremare il corpo.
Mi toccai con violenza il seno, e trovai una forte sensibilità nei capezzoli turgidi come granelli di diamante.
Roberto intanto, ignaro della situazione, continuava a darsi piacere e io a restare li, come una scema a fissarlo, intensamente, in silenzio, senza perdermi nulla di ogni piccolo particolare. Un adone, con il petto spazioso, le braccia forti, il ventre piatto, le gambe robuste, ed un cazzo maestoso, che mi aveva completamente sedotto.
Fratello o no, in quel momento vedevo un meraviglioso esemplare di maschio che mi stava suscitando una libidine che a stento riuscivo a controllare.
Dopo l’ennesimo strofinamento della vulva vaginale, mi assalì una gran voglia di toccare quello scettro, di sentirlo palpitare tre le mani. Di strapazzarlo, baciarlo, leccarlo come il più squisito gelato cha abbia mai assaggiato.
Pensiero e azione, si susseguirono automaticamente e mi inginocchiai ed entrai nella stanza gattonando come un perfido felino, in procinto di saltare su quella prelibata preda.
Roberto continuava ignaro a tenere gli occhi chiusi, e a darsi il sublime piacere.
Quando gli fui a ridosso, finalmente potei vedere quella meraviglia a distanza ravvicinata. Cribbio, quanto era possente!
Mi soffermai incantata ad ammirare il palo fraterno, le nervature, il prepuzio robusto e la bellissima cappella, divisa divinamente dalle due parti del glande in tensione.
L’apertura in cima era cosparsa di liquido seminale, la pelle era talmente tirata che potevo vedere i reticolati delle venature che si dipanavano come fiumi in piena. I coglioni, grossi e pendenti, si muovevano al ritmo della mano. Le gambe erano aperte e io potevo indugiare in mezzo, in ginocchio, a fissare ammaliata quel miracolo della natura.
Lentamente mi spogliai, via la camicetta, via la gonna, restando in reggiseno e mutande.
Mi accostai con la faccia per annusare l’odore del suo sesso. Nello stesso istante avevo ripreso a stimolarmi la figa.
La situazione era incredibilmente eccitante: Roberto stravaccato sul divano, con le gambe aperte, a masturbarsi con gusto, ed io, inginocchiata tra le sue cosce, a seguire l’evoluzione di quel gesto conturbante e a dare piacere alla vulva vaginale, infiammata dal desiderio.
Alla fine, travolta da una follia erotica impossibile da gestire, appoggiai le labbra sulla cappella e presi a leccare il glande e nello stesso istante le mani si strinsero attorno a quella di Roberto accompagnandola nella sua corsa di piacere.
“Che cazzo? Giulia? Ma che cazzo!
“SSSS ti prego! Lasciami fare! Ti prego!
Roberto si era destato dall’estasi e sgranando gli occhi mi fissava come se avesse davanti a se un’aliena sbarcata da chissà quale mondo lontano. Mi guardava impacciato. Tentò di ritrarsi, stringendo le gambe per cercare di allontanarsi da me, ma gli fu impossibile disfarsi della mia presenza, perché mantenni la posizione, come un valoroso soldato, tenendomi saldamente attaccata al suo scettro che serravo con forza e con entrambi le mani.
“Roby… ti prego! Lasciami fare! Ti prego ooooo
Ero talmente eccitata di stringere in mano il suo cazzo, che in quel momento lo avrei ammazzato se solo mi avesse impedito di andare oltre.
L’effetto piacevole della sega stava comunque avendo la meglio.
Le mie mani continuarono il lavoretto al posto delle sue, e suo malgrado, un po alla volta stava abbassando la barriera di imbarazzo alzata a difesa delle sue ultime forze.
“Giulia! È… è sbagliato!
“Non m’importa nulla! Ho voglia di darti piacere! Di toccare questo cazzo meraviglioso! Lasciami fare!
“Io ti lascio fare! Sei la sorella maggiore! Ma mettiti nei miei panni?
“Ci sono! Sono tua sorella! E allora?
“Be! Se non ci vedi nulla di sbagliato! È tutto tuo!
“mmmm così mi piace mmmmmmm
Finalmente cedette. Mi sedetti al suo fianco completamente esposta sul suo ventre, a deliziarmi e a giocare con il suo cazzo duro.
Lo segavo, lo leccavo, lo succhiavo soppesando i suoi stupendi coglioni, sodi e duri come roccia.

Da RaccontiEros.it, Racconto: La sega.

COSTRETTI A FARLO (una perversa eccitante disavventura in famiglia)

 

Non avrei mai pensato di ritrovarmi in un’esperienza del genere. Avevo sentito parlare del tizio che entrava nelle case, faceva rapine, e poi costringeva i mal capitati a compiere atti osceni. Ma mai avrei pensato che fosse capitato a me.
Doveva essere una cena in famiglia, io, la mia Alessia, e i nostri rispettivi genitori.
C’è ne stavamo in salotto, a prenderci il caffè e il digestivo, quando quello ci è apparso davanti, vestito tale e quale come il protagonista di Arancia meccanica.
Prima ci ha chiesto di tirare fuori soldi e gioielli, poi, ci ha obbligato a passarci una canna, e infine a spogliarsi tutti quanti nudi. Io, la mia ragazza, i miei genitori, e i suoi genitori.
E a quel punto, approfittandosi della pistola che aveva in mano, e della roba che avevamo fumato, ha dato il via al suo perverso gioco.
Senza rendermene nemmeno conto, mi sono ritrovato inginocchiato sul tappeto del salotto. Le mie mani stringevano i fianchi di mia madre, e con colpi ripetuti mi spingevo dentro di lei, spingendo il mio cazzo dentro la sua fica.
Sotto di noi, distesa sotto a mia madre a sessantanove, c’era Barbara, la mamma di Alessia, la mia futura suocera, costretta da quel pazzo a leccare la passera di mia madre, e a massaggiarmi le palle.
Davanti a mia madre, seduti sul divano, c’era mio padre e Alessia. Erano seduti una sopra l’altro, mio padre stando sotto Alessia era costretto a penetrarla, mentre mia madre, con la testa fra le loro cosce era costretta a leccarle il clitoride.
Ovviamente in quel perverso gioco, c’era anche il padre della mia Alessia, costretto, in piedi sopra al divano, a infialare il cazzo in bocca della figlia.
Ero sconvolto, spaventato ma anche terribilmente eccitato. Forse per la cosa che avevo fumato, o forse molto semplicemente perché godevo nel fare quello che stavo facendo.
Per un po’ mi sentì in colpa per questo, ma poi mi resi conto che infondo non ero l’unico lì dentro a godere di quel perverso gioco, e la cosa, mi fece sentire in un certo senso apposto con la mia coscienza, e libero di assaporare quel perverso piacere che provavo.
Tutti lì dentro stavano godendo, di quel depravato gioco.
Godeva mia madre, e lo intuivo dai suoi sgorganti umori, dalle contrazioni della sua fica, e dallo stesso modo che mi sculettava addosso. Godeva Barbara, la mamma di Alessia, e questo lo capivo semplicemente nel modo in cui mi toccava le palle. E quando per un attimo il cazzo mi scivolò fuori dalla fica di mia madre, senza che nessuno le dicesse niente, me lo succhiò, per poi rifilarmelo dentro.
Godeva Alessia, la mia Alessia. Lo capivo dalle sue guance rosse, dai suoi capezzoli turgidi, dalla sua fica bagnata, e dal modo che si muoveva sopra a mio padre, e spompinava il suo.
E ovviamente, godeva anche mio padre e il suo, nel fare quello che stavano facendo.
Ed io ero eccitatissimo di tutto quello che vedevo e provato.
Poi, ad un certo punto, il tizio, quel pazzo che ci aveva costretti a quel gioco, iniziò a spogliarsi, abbandonò persino la sua pistola, che a guardar bene mi accorsi che era niente di più che una pistola giocattolo, e nudo e disarmato, quel ragazzo di colore, si avvicinò a noi.
A quel punto, avremmo potuto prenderlo, fermarlo, e mettere fine al tutto. Infondo, eravamo tre uomini, contro uno.
Potevamo benissimo farlo, ma non lo abbiamo fatto.
“Mettiglielo al culo!” ha sussurrato a mio padre. E lui, senza controbattere ha sollevato la mia ragazza, infilando il suo cazzo rigido su per il suo culetto.
“Fammi un po’ di posto!” a domandato poi quel pazzo a mia madre, e piazzandosi davanti alla mia ragazza glielo ha sbattuto dentro.
Avrei dovuto incazzarmi per una cosa così, invece mi sono ritrovato eccitato ancora di più all’idea che la mia Alessia, si stava facendo sbattere da mio padre e da uno sconosciuto di colore.
A nessuno gli venne in mente di fermare quel gioco. Oramai da vittime di quel pazzo, ci eravamo trasformati in suoi complici.
Mia madre, senza che lui glielo chiedesse, iniziò a leccarli quella sue nere chiappe, come se fossero di cioccolata, per poi iniziare con la punta della lingua a leccagli il buco del culo.
Alessia, la mia Alessia gridava dal piacere, e mio padre e quel pazzo se la pompavano a dovere.
Andammo avanti così, finché quel pazzo non decise di rendere quel perverso gioco ancor più perverso di quello che già era.
“La tua mammina, con la sua lingua mi ha fatto venire voglia!” mi disse. “Mettimelo al culo!” mi ordinò poi. A quel punto, avrei potuto dirgli di no, mettergli le mani intorno al collo e immobilizzarlo. Ma non l’ho fatto. E quello che ho fatto, è stato semplicemente continuare a obbedire.
Così, senza tanto pensarci, glielo ho infilato in culo, a quel perfetto sconosciuto che continuava a pomparsi la mia ragazza. E quello, poi, ha ordinato a mia madre di mettersi dietro di me, e di aiutarmi nel farlo godere. A Barbara, la mamma di Alessia, ha chiesto di farle succhiare le sue belle tette. E ad Enzo, il papà di Alessia, di sbatterglielo in bocca a mio padre.
Nessuno di noi si è rifiutato, tutti hanno accettato di continuare in quel suo perverso gioco.
Io, per la prima volta nella mia vita, mi sono ritrovato a inculare un uomo, e mentre lo facevo, sentivo il pube di mia madre spingersi contro le mie chiappe, mentre lei mi sussurrava:
“Bravo, così! Inculalo! Inculalo!”
Trovai persino eccitante, vedere mio padre fare un pompino ad un altro uomo. A guardar bene la cosa non sembrava proprio dispiacere, ne a lui, ne a Enzo.
Alessia e quel pazzo, si misero a giocare con le tette di sua madre, una quarta gonfia di latte, visto che stava ancora allattando il fratellino di Alessia, che quella sera era rimasto a casa con la babysitter.
Alessia e quel pazzo, le palpavano le tette, e da quei turgidi capezzoli il latte schizzava fuori.
Ad un certo punto, continuando a incularmi quel pazzo, mi allungai, e mi feci spruzzare del latte in bocca.
“Dammene un po’ anche a me!” mi chiese mia madre, e prendendomi per i capelli, mi fece girare il volto, per poi appoggiare le sue labbra alle mie, e iniziare a limonare, con quel latte materno in bocca.

Per il momento ci fermiamo qui. Se la storia è troppo forte per i vostri gusti, vi chiediamo scusa.
Se invece volete conoscere il seguito, fateci sapere con un semplice messaggio qui sotto, e saremmo entusiasti di accontentarvi.
BlueJack

Carmen La Meretrice(poesia erotica ripubblicazione)

Carmen la meretrice di Mimmo L scrittore hard production

Poesia erotica

Introduzione

La prostituzione, per essere più eleganti, il meretricio, è stato ed è il mestiere più antico del mondo.

Nei tempi passati, quando la prostituzione era legale, era anche fonte di guadagno primario, sia per quelle donne coraggiose, che andavano a fare la quindicina nei casini, sia per quelle donne, o ragazze, che tale coraggio non avevano, e allora, si mettevano ad esercitare, il cosiddetto meretricio abusivo in proprio.

Negli anni trenta e quaranta, quando la guerra imperversava, e la fame, si faceva sentire, molte ragazze, anche sedicenni, si davano a questo tipo di mestiere, le trovavi nelle stradine strette e chiuse dei centri storici delle città(parlo della puglia), sedute vicino alle porte delle loro case, seminude, per attrarre l’attenzione dei ragazzi che all’epoca, non si potevano permettere di frequentare i casini, in quanto, il  costo della prestazione, era cinquanta lire.

E, allora, per dare sfogo alle loro esigenze di natura sessuale, andavano da queste ragazze, le quali, si prendevano dalle cinque alle dieci lire a prestazione, incorrendo molto spesso nel pericolo delle malattie veneree (scolo, sifilide), per via della mancanza di controllo igienico sanitario.

Questi brevi versi, sono dedicati, ad una signora che, all’indomani della chiusura delle case di tolleranza, continuò ad esercitare il mestiere, fino a tarda età, nella sua abitazione nel centro storico di un paese in provincia di Bari.

Il suo nome, ovviamente di fantasia, è Carmen, Carmen la meretrice, onore ed eterno riposo a lei.

 

Affacciata alla finestra fin dal mattino, aspettava qualche ragazzo, per fargli un bel pompino!

e. quando ne adocchiava uno!, lo chiamava: Sali!, Sali!, bel giovanotto, che con cinquemila lire, ti faccio un bel chinotto!

Dai!, su!, non aver paura, non ti mangio mica!, ti faccio assaggiare la mia bella fica!

Lei, era bionda come il sole! E in estate, portava in bella mostra, le sue belle tettone!

Quando un cazzo non gli garbava, lei da grande esperta esclamava:oh!, bel giovanotto, quest’arnese, è proprio un bel casotto!

 

Non posso nemmeno scapocchiarlo!, perché ha la cresta del gallo!

E, quando un ragazzo raggiungeva l’orgasmo! Ahh!, gemeva, e avvertiva come suo dovere, far finta di godere!

Eri davvero una grande porno attrice, ora riposa in pace, Carmen la meretrice!