Postribulus. Al Venus Club. Racconto

Finalmente si incontrarono nel cesso del vecchio cinema a luci rosse di viale Manteca.
Era uno stanzone sporco e puzzolente con quattro pisciatoi luridi e otturati nelle cui vaschette sbeccate stagnava una fetida mistura di sperma rancido e di piscia giallastra e schiumosa. Tutt’attorno, sulle mattonelle semisconnesse delle pareti, si stendevano a perdita d’occhio scritte e disegni osceni, con enormi cazzi in erezione vergati con i pennarelli colorati e i più bizzarri inviti alle ancor più bizzarre pratiche sessuali.
Dopo essersi guardato attorno per qualche secondo, Piero si calò lentamente le brache mostrando il bel cazzo di adolescente, già duro, e il culo glabro, ma assai ben tornito e muscoloso. “Ficcamelo dentro!” – disse con espressione libidinosa, leccandosi le labbra tumide. “Certo, aspettavo che tu me lo chiedessi…io ce l’ho già duro da un pezzo….” – rispose Alberto, aprendosi la patta e tirando fuori un enorme cazzo duro e rugoso, con la cappella gonfia, paonazza e gocciolante che si ergeva in tutta la sua prorompente vitalità da un cespuglio di peli nerissimi e ispidi che coprivano due coglioni di dimensioni impressionanti. Strofinatosi rapidamente con la mano la cappella sempre più fradicia, l’uomo emise un grido gutturale e introdusse il suo membro virile nel buco del culo di Piero, mentre questi incominciava a masturbarsi freneticamente dimenando il deretano. “Cazzo…cazzo…!! Era un secolo che non godevo così!” – disse fra gli spasmi di piacere, mentre i colpi si facevano sempre più rapidi e violenti. In quel momento, nell’attiguo cesso femminile, Marilina, che aveva osservato la scena attraverso un buco della parete, allungava la sua mano leggera lungo il ventre, verso la fica umida e pulsante, godendosi lo spettacolo di quei due magnifici cazzi in azione.
L’uomo e il ragazzo stavano raggiungendo l’orgasmo fra grida di piacere e rauche imprecazioni. Un rutto stereofonico siglò la conclusione dell’inculata: entrambi erano soddisfatti e sazi.
Marilina aveva osservato tutto attentamente dalla sua postazione, masturbandosi in silenzio. Raggiunto che ebbe l’orgasmo, proruppe però in un gridolino di piacere che la tradì. “Piero, hai sentito?” – disse Alberto. “Si, c’è qualcuno nascosto qui”. Ed entrambi spalancarono le porte di tutti i cessi per trovare l’intruso. Nessuno. “Ma io sono sicuro di aver sentito un mugolio e com’è vero iddio mi voglio inculare quello zozzo…”grugnì Alberto uscendo dal cesso maschile ed imboccando la porta dell’attiguo stanzino.
Lo spettacolo che gli si presentò davanti lo lasciò di stucco: una splendida ragazza giaceva accasciata in terra in preda alla spossatezza dell’orgasmo. Era quasi completamente nuda: una camicetta rossa, sbottonata, le copriva a stento le spalle, mostrando due tette dure e sode senza reggipetto. La minigonna nera che si era tolta giaceva abbandonata per terra, insieme con un paio di mutandine di pizzo bianche. La ragazza con le cosce allargate, stava ancora accarezzandosi la fica dalla quale fuorusciva una broda biancastra e profumata. I suoi occhi erano semichiusi. Alberto, nonostante avesse appena terminato di incularsi l’amico, e nonostante la sua netta preferenza per il sesso maschile, venne preso da una improvvisa eccitazione. Con il membro ancora mezzo duro e gocciolante di sperma si avvicinò alla ragazza, la sollevò da terra senza che lei emettesse un grido, le passo alle spalle e le infilò il cazzo in culo. Piero entrò in quel momento, guardò la scena per un attimo, ruttò un’altra volta e, senza pensarci su, mise a sua volta il cazzo davanti alla bocca di Marilina che lo afferrò con le labbra e incomnciò a succhiarlo con voluttà. Stranamente nè l’uno nè l’altro dei due amici pensò minimamente alla splendida fica bagnata che restava abbandonata a se stessa. Marilina, stordita dal suo primo orgasmo e dalla presenza contemporanea di quei due straordinari cazzi, lasciò che Aberto la inculasse, mentre seguitò a spompinare Piero, ma fu stupefatta del fatto che la sua deliziosa fichetta, ella quale andava orgogliosa, fosse così trascurata. Senza riuscire a parlare a causa del cazzo di Piero che le riempiva la bocca, emise un grugnito e indicò con la mano la fica aperta e grondante. I due rimasero indifferenti. Marilina insistette e ricominciò a masturbarsi con forza. Solo a questo punto Piero si rese conto della gaffe, ma non era nella sua natura infilarlo nelle fiche femminili. Senza interrompere il pompino, con alcuni movimenti acrobatici si tolse una scarpa e una calza, ne trasse un piede zozzo e puzzolente, se lo grattò scaccolandosi e quindi, tenendo la fica della ragazza aperta con due dita, le infilò dentro l’alluce, muovendolo in su e in giù e strofinandole il clitoride.
L’effetto fu prodigioso. I tre raggiunsero contemporaneamente l’orgasmo: Alberto, che inculava Marilina, venne ulteriormente stimolato dall’alluce di Piero il cui movimento ritmato egli percepiva attraverso la sottile parete che separava la fica dal buco del culo; Marilina, sottoposta alla duplice pressione e con quel po’ po’ di cazzo fra le labbra, resa ancor più sensibile dalla precedente masturbazione, non resistette a lungo ed esplose in un orgasmo che provocò in lei quasi una convulsione, facendola cadere a terra fra gli spasmi; Piero, che fino a quel momento si era retto su di una gamba sola, cadde fragorosamente per terra in preda all’orgasmo, con l’alluce ancora saldamente conficcato nella fica prensile di Marilina.
Inondata di sperma, la ragazza giaceva supina sul pavimento del cesso. Piero, con il cazzo in mano ancora duro e grondante, ansimava sorridente. Alberto, truce come sempre, bestemmiava di piacere.
Frattanto il capitano Fuck, vecchio porcello impenitente, gran puttaniere e grandissimo ubriacone, frequentatore di sordidi bar e di cinema porno, stava seduto ad un tavolino del “Boston Pub”, proprio di fronte al “Venus Club”, il locale a luci rosse più zozzo della città, massaggiandosi vistosamente il rigonfiamento anteriore dei calzoni. Sotto la patta, un cazzo di considerevoli dimensioni, completamente tatuato, si trovava già in stato di erezione in attesa di un buco dove infilarsi. Il cazzo del capitano puzzava di pesce lontano un miglio e nessuno resisteva a sedersi accanto a lui quando era in erezione (vale a dire quasi sempre). Solo le puttane più arrapate, come la Wilma e la Cynthia, se lo filavano e, passando per le vie del quartiere, riconoscevano l’inconfondibile odore di “orgasmo di mare” che promanava il suo membro. Così lo avvicinavano e se lo portavano al “Venus”. Qui scendevano nel cesso sottostante la sala e si facevano fottere a piacere.
La Cynthia, in particolare, aveva una caratteristica che non dispiaceva affatto a quel porcone del capitano: a causa di un difetto allo sfintere, ogni volta che aveva un orgasmo (e spesso anche un po’ prima) era colta da un piccolo attacco di dissenteria. Un getto tiepido di cacca molle inondava la pancia e le cosce di chi la stava scopando (sempre alla pecoreccia, lei in piedi con torso in avanti, lui alle sue spalle con le chiappe di lei in mano). A volte il getto era così forte da investire anche il petto e la faccia dell’ignaro scopatore. Molti non gradivano e se ne andavano incazzatissimi e schifati. Altri, e tra questi il capitano Fuck, amavano oltre misura il gioco e non perdevano l’occasione per “bersi” un po’ della cacca di Cynthia, che oltretutto puzzava maledettamente perchè la donna mangiava quasi solo porri e fagioli con aglio e cipolle (e forse era questa una delle cause della sua anomalia). Wilma invece aveva un’altra caratteristica che l’aveva resa nota nella zona: si era fatta punzonare sulle grandi labbra della fica cinque bottoni d’argento con la punta all’infuori, cosicchè chiunque se la scopava provava una particolare sensazione. I più delicati subivano qualche piccola lacerazione, ma non era che un’occasione in più per farsi asciugare il sangue con la lingua e prolungare il piacere dopo l’orgasmo.
Uno dei più affezionati clienti della due puttane era Hugo, un senegalse alto due metri e nero come la pece, dotato di un gigantesco membro color cioccolato che le due donne si succhiavano almeno una volta al giorno come un cornetto gelato. Per lo più lo facevano gratis, tale era il piacere che provavano a lavorarsi il cazzo del negrone, il quale non si faceva intimorire nè dalla cacca molle, nè tantomeno dalla fica borchiata, ma godeva come un matto a sbattersi le due amiche contemporaneamente, nel cesso del “Venus” e, qualche volta, di notte, anche sul marciapiede.
Purtroppo Hugo non poteva sopportare l’odore del cazzo del capitano Fuck, così come il capitano non poteva tollerare il colore della pelle del cazzo di Hugo. I due non andavano d’accordo. Anzi non si potevano vedere affatto. L’unica cosa che avevano in comune erano le fiche di Wilma e Cynthia, ma anche questo fatto li rendeva nervosi.
Quel giorno, però, … qualcosa di nuovo era nell’aria: attorno al localaccio frequentato dai nostri amici, si aggirava da qualche giorno un transessuale brasiliano. Una certa Alycia o Lycia, inguainata in un tubino rosso, con un paio di tette al silicone da far venire l’infarto, ma soprattutto con un cazzo dalle stranissime proprietà “retrattili”. All’apparenza era appena un piccolo brandello di carne molliccia che occhieggiava fra i peli del pube, ma se adeguatamente stimolato emergeva in tutta la sua lunghezza e possanza: oltre ventidue centimetri!
La brasiliana attaccò subito discorso con Hugo che l’aveva adocchiata dalla sua postazione di lavavetri, al centro del viale. Incerto sul suo sesso, il negrone le cacciò una mano fra le cosce e, non sentendo niente, si convinse che fosse una donna. Le propose quindi di scendere con lui nel sotterraneo dopo aver concordato un prezzo adeguato. Scendendo le ripide scale Alycia sculettava come una maledetta, mentre il senegalese sentiva il sangue gonfiargli i vasi cavernosi. Seguendola a pochi passi incominciò ad aprirsi la patta estraendo il cazzo rosso e marrone già duro. Giunti davanti alla porta del cesso la brasiliana si voltò e, vedendo quell’affare, esclamò: “Mariajesus! Que mannubrio!”. “Ti piace, piccola?” domandò Hugo facendoglielo dondolare davanti al naso. “Ora lo potrai assaggiare!” e glie lo ficcò in bocca per un primo pompino. Alycia si mise e succhiare e a slinguare con arte sopraffina (solo un uomo sa che cosa significa un vero pompino), eccitandosi, mentre il suo piccolo membro cresceva dentro le mutandine. Quando sentì di averlo ormai completamente duro si alzò, sollevò la gonna, abbassò le mutandine e mostrò con orgoglio i ventidue centimetri di carne in erezione. Il negro rimase allibito: “Tu, tu…tu…” disse in preda allo stupore, ma non fece in tempo a finire la frase che la brasiliana gli era già passata alle spalle e gli aveva infilato il cazzone nel culo. Divincolandosi Hugo cercò di liberarsi, ma non fece altro che accrescere il godimento di Alycia che, stretta a lui in una presa di ferro, andava su e giù come uno stantuffo. Bisogna dire che il negrone non era mai stato inculato in vita sua e aveva sempre tenuto ben distinti i due sessi. Questa volta, però, era stato vittima di un tranello o di un abbaglio. Sta di fatto che si trovava nel cesso del suo localaccio preferito a farsi inchiappettare da un transessuale brasiliano superdotato e la cosa, nonostante lo strepito, non gli dispiaceva affatto. Infatti lasciò fare e lasciò anche che Alycia, impegnata nell’inculata, da dietro gli prendesse in mano il cazzo e gli facesse una supersega. Una doppia sborrata degna delle cascate del Niagara concluse l’operazione.

Anche il capitano Fuck aveva notato la brasiliana dall’altro lato del viale e non tardò ad avvicinarla, preceduto dal suo puzzo segnalatore. Le mise una manaccia sul culo, si toccò il cazzo durissimo e le indicò il cesso sotterraneo. La brasiliana gli sorrise e lo precedette con un cenno d’intesa giù dalle scale. Quando la strafiga si fermò esitò un attimo prima di voltarsi. Poi roteò il culo tenendosi le mani sui fianchi e sollevando lievemente la minigonna fin sopra le giarrettiere. Fu allora che il capitano scorse un grosso membro nero e gommoso che sbrendolava sotto la minigonna appena sollevata. Ad un tocco della mano del capitano il membro incominciò a gonfiarsi e a sollevarsi in tutto il suo splendore: si trattava di un superbo cazzo nero e ben modellato, lungo oltre trenta centimetri e durissimo. Ora stava lì piantato in mezzo alle gambe di quella strafiga, in attesa di essere succhiato dalla bocca avida del capitano. Appena le labbra di lui si dischiusero il cazzone ebbe un fremito, poi il pompino si fece sempre più intenso: con la lingua veloce gli leccava le palle sode, la cappella, gli contornava il glande bruno e percorreva le nervature pulsanti. Dopo qualche minuto di trattamento la strafiga emise un gemito, poi un urlo e sborrò copiosamente nella bocca di Fuck, inondandogli la faccia e la camicia di sperma caldo. Ma non bastava. Il capitano aveva spompinato la brasiliana tenendosi il cazzo tatuato e masturbandosi ferocemente, ma non aveva ancora raggiunto l’orgasmo. Con la bocca ancora piena di sborra, sputazzando a destra e a manca infilò il suo cazzo nel culo della strafiga portando a termine l’operazione con massimo piacere. Un prolungato suono gutturale coronò l’impresa che venne applaudita anche da Piero e Alberto, da Hugo, Cynthia e Wilma i quali avevano assistito allo spettacolo dalla rampa delle scale non resistendo alla tentazione di guardare. Eccitatissimi avevano dato vita ad un’ammucchiata: Alberto si stava inculando Piero che si faceva fare un pompino da Wilma, mentre Hugo si scopava Cynthia che a sua volta stava leccando il buco del culo di Alberto.

Mia Nipote in vendita (capitolo V)

 

 

 

 

 

 

Capitolo V

 

“Nonostante Kimberly non volesse farsi deflorare, desiderava  con ardore che il tronco carneo di Marcello, gli arrivasse fin dentro le viscere, implorandolo di sverginarle il culo. Nonna Mena, in quell’occasione, si dimostrò una vera maitresse e disse: “se vuoi il culo di mia nipote, dovrai mostrarmi  due banconote da cento euro, dovrai farmele annusare, voglio sentire il profumo dei soldi”.

Arriva Kim

Il lunedì, di buon mattino, Kim arriva al paese, a casa di nonna Mena.

Mena: buongiorno Kim! Benarrivata; come mai di buon ora?

Kim: buongiorno, nonna Mena! Sai, non riuscivo a dormire; e cosi, ho pensato bene di alzarmi presto e prendere il primo autobus, come stai?

Mena: io, sto bene, hai fatto colazione?

Kim: veramente si; ma, un caffettino, lo prendo molto volentieri.

Mena: allora, gioia, che mi racconti di bello!

Kim: tutto bene, se non fosse per questo problema della ristrutturazione della casa.

Mena: già, bel problemaccio; per fortuna, grazie alla disponibilità dell’amico Marcello, posso avere il prestito dalla banca; che, vi risolverà il problema dal punto di vista economico. Sai, lui è una persona molto disponibile e brava, solo che, gli piace la figa.

Kim: beh! Io penso che è disponibile solo perché, c’è di mezzo quella, altrimenti …

Mena: ehm in un certo senso sì; ma, è un grande amico, mi avrebbe comunque aiutata. A proposito, proviamo a chiamarlo, vediamo se è disponibile, se si, possiamo fare più tardi, l’incontro; ovviamente se, ti va!

Kim: no, sono stanca del viaggio e poi, ho appena finito il mio ciclo mestruale, possiamo fare per domani.

Mena: ok! Ti vuoi riposare un po’? sono ancora le 7.00 del mattino, non ho rifatto il letto, magari, mi poggio ancora un po’ anch’io.

Kim: ok, cosi, mi riposo le gambe.

Infilatesi nel letto, la nonna, colta da un “improvviso attacco di libido”, inizia ad esplorare il giovane corpo della nipote.

Mena: devo farti un complimento, tesoro!

Kim: dimmi, nonna.

Mena: hai un corpo favoloso, delle stupende cosce ben tornite e, una bella fighetta semi rasata! Mmm!!! La sento molto umida!

Kim: oh! Grazie nonna, non ti conoscevo sotto questo aspetto, devo dedurre che a te, piacciono anche le donne, in modo particolare le ragazze!

Mena: a dir la verità, a me, son sempre piaciuti gli uomini, più giovani di me, ma gli uomini; però, lavorando tanti anni in ospedale, ed avendo visto, oltre ai cazzi di tutte le età e di qualsiasi le misure, anche fighe in qualsiasi maniera(pelose, depilate, giovani, vecchie), mi è entrata dentro di me, un non so Ché di mascolinità; in parole povere, mi stanno incuriosendo anche le donne.

Kim: e brava nonna Mena! Ed ora, che fai, mi sgrilletti!?

Mena: oh! Sì, tesoro! Facciamoci un bel ditalino a vicenda, io a te, tu a me! Sì, tocca, tocca!

Kim: si, anche tu, hai ancora una bella figa, nonostante l’età! Ahhh!! Mi stai facendo eccitareee!! Ahhh!! Continua, nonna, ti prego, continua a sgrillettareee!!!

Mena: anche tu, Kim, vai su e giù, su e giù, si, sul piripicchio! “clitoride” ohhh!!! Continua, con quelle dita ahhh!!!!

Dopo aver raggiunto l’orgasmo, nonna e nipote, s’addormentarono abbracciate; e, quando s’ebbero risvegliate, s’era fatto già mezzogiorno.

Mena:  cavolo, Kim! è già mezzogiorno, menomale che la focaccia la preparai ieri sera.(dopo che ebbero finito di mangiare e preso il caffè).

Kim: buona la focaccia! Ora, che facciamo, nonna, chiamiamo Marcello e, fissiamo per domani?

Mena: certo, tesoro, ora lo chiamiamo.

“pronto, Marcello”?

Marcello. Ciao Mena! Allora, hai fissato l’appuntamento con la banca?

Mena: ho appena chiamato il direttore; e, gli ho detto che, ho trovato il garante; e lui, mi ha fissato l’appuntamento per venerdì mattina alle 10.00.

Marcello: ok, d’accordo; allora, a venerdì mattina!

Mena: ok,va bene.  Senti un po’, ti ho chiamato per chiederti se, potevamo vederci prima.

Marcello: per fare “chèè”!? Non c’è tua nipote?

Mena: beh, si! Ma, non è per quello; è che, ti devo spiegare alcune cose, mia nipote è a conoscenza della realtà oggettiva.

Marcello. Ok, possiamo fare domani mattina al solito orario?

Mena: va bene, ti aspetto! O, giacché ci sei, portami un gratta e vinci; e, se ci riesci un braccialetto di bigiotteria, con perle colorate per mia nipote.

Marcello: va bene!

Mena: a buon rendere!

Marcello: uhm! A buon rendere, quando, quando parte tua nipote?

Mena: tu, sei un *cacacazzo*, “chiaro e tondo”! Tranquillo, con me, nulla è perduto;  non si sa mai, può darsi che, Kim va al mare da sola e noi due, possiamo fare “qualcosa di giorno”.

Marcello: va bene, gioia!

Mena: ehm, senti, tesoro, puoi fare una ricarica sul cellulare di Kim?

Marcello: che tritapalle che, sei! E tu, fammi toccare le cosce.

Mena: tu, vieni preparato “capisci a me”, poi mangiando, mangiando, vien l’appetito!

Marcello: preparato di quanto?

Mena: beh, a me servirebbero due carte verdi, “se per caso, mia nipote non va a mare, con una scusa, ce ne andiamo giù in cantina; lì, ho una branda e, possiamo fare i comodi nostri”.

Marcello: mmm!! Al sol pensiero, mi sta venendo duro; tua nipote, è lì?

Mena si, è su in camera.

Marcello: allora, possiamo fare qualcosa al telefono!

Mena: no, no, adesso, sta per scendere; domani si pensa, ok?

Marcello: ok. Ci vediamo domani al solito orario.

Mena: d’accordo, tesoro, bacio!

È fatta, kim! Domani, gli facciamo la sorpresa.

Kim: certo che, è un tipo di larghe pretese, il tuo Marcello!

Mena: si, ma io riesco ad ottenere qualsiasi cosa in cambio di strane gesta erotico –sessuali, ivi compreso il sesso telefonico.

Kim: e, brava nonna Mena, brava! Sei anche un po’ perversa.

Mena: devo confessarti che, con Marcello, ho imparato tante cose; per esempio lui, è stato il primo a leccarmi la figa, nessuno me l’aveva fatto prima d’allora; e, mi ha anche aperto il culo.

Kim: insomma, a tarda età, hai scoperto le meraviglie del sesso.

Mena: in un certo senso si.

Si era ormai fatta ora di cena; e, nonna Mena aveva preparato: “fettine di carne d’asino arrosto, con contorno di agli sottolio”, piatto molto gradito da Kim che, le chiese da chi avesse avuto la ricetta degli agli, lei, le rispose che glie l’aveva data la sua vicina di casa Lisetta.

Il mattino seguente, Marcello, prima di presentarsi da Mena, le telefona; per chiederle, conferma dell’appuntamento.

Marcello: allora, posso venire?

Mena: certo, tesoro!

Marcello: che facciamo?

Mena, gli risposa un po’ sorniona: “beh! Veramente c’è mia nipote, non credo, possiamo fare un granché”.

Marcello: oh! Per la miseria! Ho portato le carte verdi; avevi detto che ce ne andavamo giù nello scantinato!?

Mena: tu, vieni, poi vediamo; mangiando, mangiando, vien l’appetito!

Marcello, inizia a fregarsi le mani: “allora, mi fai far qualcosina con tua nipote”!?

Mena: ancoraa!! Non stai zitto, * quando parli”!

Non passa neanche un quarto d’ora, e Marcello era già sul posto, citofona e, gli viene a rispondere, niente popò di meno che: “Kimberly”.

Marcello: ehm ciao, sono Marcello, c’è la nonna?

Kim: si, Sali.

Marcello: buongiorno, io sono Marcello.

Kim: ciao, piacere, io son Kimberly, la nipote di Filomena; ma, può chiamarmi anche kim.

Marcello: Kimberly, che strano nome americano che, hai; perché?

Kim: veramente, mia madre, è un’appassionata di fiction americane; e di conseguenza, le piacciono molto anche i nomi dei protagonisti; e cosi, a me, che sono figlia unica, m’ha dato questo nome.

Marcello: complimenti, hai un bel nome e, sei anche una bellissima ragazza. Ma, la nonna dov’è?

Kim: è in bagno che, si sta facendo una doccia; comunque grazie del complimento, anche lei è una persona simpatica, ho sentito la sua voce al telefono; ogni tanto, quando la nonna viene a casa per il week end, rispondo io al suo cellulare.

Marcello: si, mi ricordo, ma ti  prego, dammi del tu; non vergognarti, io e nonna Mena, siamo stati colleghi di lavoro e siamo amici di vecchia data; sai, “io, t’ho vista nascere”.

Kim: ok, va bene, Marcello, ti do del tu! Toglimi una curiosità, quanti anni hai?

Marcello: io, ne ho 43; tu, invece ne hai quasi 20 e, potresti essere mia figlia.

kim: eh! Si, e, sono anche cintura nera di judo. Ah! Ecco che arriva nonna!

Marcello: uhm! Pericolosa la ragazza.

(Mena, era in vestaglia trasparente, autoreggenti e mutandine di pizzo nere).

Mena: ciao, Marcello! allora, hai visto mia nipote!?

Marcello: certo, che l’ho vista, abbiamo anche chiacchierato un po’!

Mena: ehm, ti piace!?

Marcello: beh! Si, è una bellissima ragazza.

Mena: eh! Sì, è come la nonna! Allora, che mi hai portato di bello!

Marcello: beh! Un paio di gratta e vinci, la ricarica e il bracciale per Kimberly.

Kim: wow! Grazie, gentilissimo! Non dovevi disturbarti, posso darti un bacio?

Marcello: certo che puoi, gioia!

E Kim, arrossendo, gli diede un bacio sulla bocca: “mu@@@!! Grazie ancora”!

Mena: allora, tesoro! Vuoi vedere la mia “collezione di farfalle”!?

Marcello: ehm, veramente … ehm! Dove ce l’hai!?

Mena: su, nella cameretta.

Marcello, chiamandola in disparte: “oh! E, a tua nipote, cosa gli racconti!? non avevi detto che, ce ne andavamo giù in cantina”!?

Mena: tranquillo,  ho in serbo una sorpresa; ti piace, come s’è vestita!?

(Kim, indossava un jeans, vita bassa, una canotta rossa molto corta, aveva tutto il ventre e l’ombelico in bella mostra e, si notava il bordo del suo perizoma viola).

Marcello: che gran figlia di …..

Mena: di, di, avanti, continua!?

Marcello: beh! Di una baldracca, vacca svizzera, bagascia!

Mena: si, sono proprio una donna senza pudore, per necessità, metto in vendita il corpo di mia nipote! A proposito, hai portato le carte verdi?

Marcello: t’ho già detto di sì!

Mena: allora, sta zitto e, fa tutto ciò che ti dirò, una raccomandazione, non sverginarla; perché, vuol arrivare vergine all’altare, per una promessa fatta al suo ragazzo.

Marcello: ok, poi mi finisci tu!?

Mena: si, poi alla fine “scopi con me e, sborri nella mia figa”, mi raccomando; che, il tutto rimanga dentro queste quattro mura.

Marcello: tranquilla, tutto ciò che faremo, rimarrà in quella stanzetta; anzi, uscito di qua, non ho fatto niente.

Mena: bravo, cosi mi piaci. Ehm, Kim!?

Kim: si, nonna!?

Mena: accompagnami su, nella stanzetta, facciamo vedere la collezione di farfalle a questo baldo giovanotto!

Kim: d’accordo!

Una volta saliti su, Mena chiede a sua nipote di spogliarsi molto lentamente, per mostrare, le sue tonificate grazie corporee; e, a Marcello, di denudarsi e masturbarsi mentre, guarda entrambe(nipote fare lo strip e nonna, menarsi un solenne ditalino, in piedi a cosce aperte, come piaceva a lui).

Mena: inizia a spogliarti molto lentamente Kim, mostra a questo gran porcone le tue grazie corporee! Sì, cosi , apri bene le gambe! E, smanettati la passerina! Dai, zoccoletta!  E tu, gran porcone, tira giù, pantaloni e mutande, prendi il tuo bel cazzo in mano e, masturbati, menati un “trimone”(menati una sega), mentre io, mi faccio un bel ditalino come piace a te, in piedi, cosce aperte, come una gran vacca! Sìììì!!! Ahhh!!! Sììì!!! Ohhhh!!! Ti piace, gran porcone! Ahhhh!!!!

Marcello: siete proprio due grandi bagasce, nonna e nipote! Sìì!! Continuate cosi, sditalinatevi come due luride troie!

Intanto, Kimberly: “ahhhh!!! Mi sto eccitando come una bella zoccoletta! Sììì!! Ahhhh!!! Voglio che, me la lecchi, Marcello! sì, leccamela, fammi venire come una troia, sì, fammi sbrodare come una lurida! Ahhhh!! Uhmmmm!!! Ahhhh!!! Sìììììììììììììììììììì!!!!!!!!!!!

Mena: aspetta, prima che glie la lecchi, facci un bel ditalino ciascuno; poi, te lo succhiamo a dovere.

Marcello: come desiderate. Oh! Che belle fregne bagnate! Mmm!!! belli i peli! E tu, Kim, ce l’hai semi rasata ed anche bagnata fradicia! Mmm!! Ahhh!!!

Kim: sì, son tutta un colabrodo! Sì, smanetta, smanetta il clitoride! Mmmm!! Toccami, toccami, toccami tutttaaaaaaaaa!!!!!!

Kimberly, raggiunse un primo orgasmo.

Mena: adesso, succhiamoglielo un po’; poi, ce la facciamo leccare entrambe.

Kim: devo confessarti una cosa, nonna; a me, piace molto prenderlo in bocca, sì, a me piace fare i pompini!

Mena: anche nonna, adorava ed adora fare, pompini, ad ingoio e risucchio; solo che, da giovane, li facevo a qualsiasi ragazzo che, mi piaceva; ora, li faccio solo a questo gran porcellone! Come vedi, caro Marcello, ti trovi di fronte ad una nonna zoccola e troia ed una nipote troietta e zoccoletta!

Marcello: sì, Mena, adoro trovarmi in queste situazioni; ma, vi prego, succhiatemelo, succhiatemelo bene, come due insaziabili forsennate! Sì, cosi, leccatemi pure i coglioni! Ah! Che ingorda che, sei, Kim! danne un po’ anche a nonna, sì, cosi! Come due luride “zoccoLE”!

Adesso, prima che, ve le lecchi, desidero vedervi slinguazzare le rispettive fregne in un bel lesbo-sessantanove!

Mena: come vuoi; io, mi stravacco sul letto e, Kim, mi salta sopra con le sue belle coscione divaricate.

Kim: fantastico, cara nonna! Cosi, avrai l’opportunità di assaggiare la mia giovane passera ancora chiusa, ancora inesplorata da un tronco carneo.

Mena: sì, Kim, hai una fighetta fantastica, ancora acerba; ma, colante di piacere, desiderosa d’essere appagata; e, se mi consenti, anche sfondata!

Kim: anche tu, nonna, hai una figa ancora ben lubrificata; mmm!! Sì, mi piace! Se non era per la promessa fatta a Marco, me la farei volentieri sfondare da Marcello; ma, non posso.

Mena: ti prego, Kim, continua a leccare, mi stai facendo sburrare come una vacca quando piscia! Sììììììììììì!!!!! Mmmm!!! Ahhhhh!! Sburroooo!!!!!

Marcello: adesso, venite qua, inginocchiatevi dinanzi al mio cazzo, adoratelo e succhiatelo! Sì, proprio cosi, adoratelo come se fosse un Dio; e, succhiatelo come due troie vogliose.

Mena: certo, come il mio porcellone desidera! Forza Kim, diamoci da fare, soddisfiamo le voglie di questo depravato, pervertito, prostriamoci dinanzi a questo bel  tronco carneo, lecchiamogli prima i coglioni e poi, ce lo ficchiamo in bocca a fasi alterne, prima tu, poi io. Slurp, slurp, mu, mu, mu!

Marcello: oh! Che goduria celestiale! Sìì! Forza, grandi troie! Adorate e venerate il vostro Dio cazzo, sìì! Vai Kim con la lingua su quella cappella, ummm!! Che gran pompinara che, sei! Adesso, stravaccatevi sul letto a mo’ di zoccole, vacche che stanno per figliare, voglio leccarvela ad entrambe, nonna e nipote.

Kim: fantastico!

Mena: eccoti servito su di un “letto d’oro”, una vecchia vacca zoccola e, una giovane vitella in calore.

Kim: che bella lingua che hai Marcèèèè!!!  Ahhh!!! Sìììì!!!! Continua a slinguazzare come un porco! Ahhhhhh!!!! Sìììììììììì!!!!!!!! Mi piaceeeeeee!!!!!!

Mentre Mena si sditalinava: “oh! Marcello, dai una botta anche a me, con quella lingua! Fammi finire di sburrare; ahhhh!! Fantasticoo!! Sburro come una luridaaaa”!!!

Kim: non ci crederete ma, mi è venuta voglia di assaporare il cazzo, voglio sentirlo nelle mie viscere, lo voglio nel culooo!!!

Marcello: se vuoi, te lo posso sverginare io; tanto, non se ne accorgerà nessuno; l’importante è, avere l’imene intatta, non trovi!?

Kim: si! Ti prego, Marcè, fammi il culo; ma, sculacciami un po’, “voglio essere prima punita per aver, in parte, infranto la promessa fatta al mio ragazzo”.

Marcello: come vuoi, se ti piace!

Mena: un momento, tesoro! Se vuoi il culo di mia nipote, dovrai prima mostrarmi le due carte verdi, farmele annusare, voglio sentire il profumo dei soldi!

Marcello: come madame Filomena desidera!  Ti stai comportando come una vera maitresse!

Marcello, con una mano, faceva annusare i soldi, con l’altra, masturbava la figa di Mena.

Mena: adesso, puoi fare del deretano di mia nipote, ciò che desideri.

Marcello: agl’ordini, madame Filomena! Kim, mettiti a pecora; che, inizio a sculacciarti come uno zio, farebbe con la sua nipotina birichina!

Kim: eccomi, zio! Sculacciami per bene; ahhhh!! Ti prego, più forte, ahhhhhh!!! Sìì!!!

Marcello: sei una zoccoletta!?

Kim: sì, sono una zoccoletta, troietta!

Marcello: sei una puttanella!?

Kim: sì, sono una puttanella! Ti prego, più forte con quelle sculacciate, sìììì!!! Ahhh!!! Sì, la mia fighetta gocciola e, il mio culo desidera il tuo cazzo!

Mena: vuoi assaggiare, la cintura  dei pantaloni del nonno, Kim?

Kim. sì, le cintate sono più efficaci.

Mena: tieni, Marcello, frustala a dovere, questa zoccoletta!

Dopo, averle dato numerose cintate, ed averla fatta urlare e, nello stesso tempo godere per il dolore ed il piacere, Marcello deflorò  il rosso culetto di Kimberly; ma prima, cosparse le sue chiappe con dell’olio extravergine d’oliva e, ne mise anche un po’ nello sfintere, al fine di addolcire il bruciore delle frustate ed alleviare il dolore della penetrazione.

Mena: adesso, ficcaglielo in culo, porco! Appoggia la punta della capocchia, piano, piano, dolce, dolce! Sì, cosi, mmm!!! Mi eccita, vederti inculare mia nipote.

Kim: sì, dai, spingi, spingi, ahhhh!! Uhhhh!!! Sììììì!!!!! Com’è belloo!!

Le uscì un po’ di sangue.

Kim: sì, ti prego, continua, continua, fammelo arrivare fino infondo alle viscere! Sì, da bravo, ahhhhh!!! Mmmmm!!!!!

Mena: sì, bravo, sfondale tutto il buco del culo, a quella gran zoccoletta! Sì, bravissimo cosi!  Sto sburrando come una puttana vecchia!

Kim: OH! Sì, Marcello, fa come dice la nonna, sfondami tutta, sfondami! Spaccami le reni, ahhhh!!! Sìììììììììììììììììììì!!!!! Ahhhhhhhhh!!!!!!!!!

Marcello: dolcezza, sto sborrando, sìì!! Sborro mmm!!

Kim: aspetta, tesoro, vienimi in bocca! Sì, in bocca, voglio assaporare ed ingoiare la tua sborra!

Mena: sì, Marcello, sburrale in bocca, a quella gran bucchina, troina!

Marcello: ahhhh!! Tieni, assaggia, sìììììì ahhhh!!! Sborrooooooo!!!!!! Sììììììììì!!!!!!

Mena: dammene un po’ anche a me; sai che, mi piace!

Marcello: ma, non ce n’è più lei, mi ha svuotato tutti i coglioni!

Mena: fa niente, mi accontento di leccarti la capocchia a mo’ di gelato alla fragola, mmm!!! Squisita! Slurp, slurp!  Ahh! Siii!! Fece anche un bel  ruttino.

Mena: hai visto che bella sorpresa, gran porcellone!?

Marcello: lo sapevo che, in un modo o, nell’altro, mi avresti accontentato; per questo, ti voglio bene, grande zoccolona! Possiamo incontrarci qualche altra volta, Kim; o, naturalmente, col consenso ed in presenza della nonna!

Mena: ah, no, no! Non ti fare illusioni; questa, è la prima ed ultima volta; da ora in poi, c’incontreremo solo noi due, come abbiamo sempre fatto.

Marcello: va bene, tesoro, ai tuoi ordini!

Il venerdì della stessa settimana, Marcello “come da promessa”,si presenta in banca; e, oltre a Mena, incontra anche Mariella e Kim.

Mena: lei è Mariella, mia figlia e lei, è “Kimberly, mia nipote”.

Marcello: molto lieto, io sono Marcello, ex collega di lavoro di tua madre.

Mariella: grazie, per quello che, stai facendo per lei, ed anche per me.

E, a quel punto, approfittando dell’assenza momentanea di sua madre che, era andata allo sportello per prelevare un po’ di contante, e di Kimberly che, s’era allontanata perché ricevette una telefonata, gli fa una confessione: “sai, lei mi ha parlato sempre bene di te; ma, ho sempre saputo che, voi due avete una relazione saltuaria; però, lei, non sa  che, io so.

Marcello: hai una mamma meravigliosa, Mariella! Ti posso assicurare che, vi porta sempre nel suo cuore, te e Kim!

Mariella: grazie di cuore, Marcello. (E, gli diede un bacio sulla guancia).

Fine.

Capitoli precedenti.

http://www.raccontieros.it/racconti-erotici-trio/mia-nipote-venditaprimo-capitolo/

http://www.raccontieros.it/incontri/mia-nipote-venditaxapitolo-ii/

http://www.raccontieros.it/racconti-erotici-etero/mia-nipote-venditacapitolo-iii/

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L’IMPROVVISATA

 

Com’è iniziato tutto con Laura?
Ogni volta che facevamo l’amore ci raccontavamo le nostre fantasie.
Vorrei vederti con un altro, vorrei provare l’emozione del tradimento – le mie solite fantasie.
Mmmmmhhhh, non dirmelo con troppo convincimento, lo sai che potrebbe anche succedere, mi rispondeva lei senza imbarazzo.
Era un gioco, solo un gioco per tenere vivo il rapporto .
Poi a volte qualche uscita serale, con Laura che per mia richiesta si vestiva estremamente sexy, con trasparenze, tacchi, lingerie in mostra….
E in quelle serate si parlottava sui maschi che la guardavano, lei ne era compiaciuta, io anche.
Avere una bellissima moglie che accetta di giocare, lasciandoti fissare i limiti del gioco è estremamente interessante.
Perché se io chiedevo cose, lei le faceva…. Sempre però dicendomi “attento, cerca di chiedermi cosa sei in grado di sopportare”
Praticamente io credevo di condurre il gioco, in realtà Laura mi stava trascinando con i suoi ammiccamenti in un mondo nuovo.
Ho avuto una fidanzata anni prima che giocava con queste mie emozioni, aveva fatto un pompino a mio fratello una sera, ma la nostra storia era finita, non c’era stato altro.
Laura sapeva di questo, sapeva che mi ero eccitato molto solamente a raccontarlo.
Comunque le mie fantasie erano quelle, le fantasie di Laura invece non le sapevo, perché ero io a parlare, lei gestiva la cosa di nascosto.
Io ero sempre più insistente, lei cercava ogni situazione per provocarmi e farmi raccontare.
E fu così che successe, nel modo più giusto che doveva succedere, senza programmazione, senza preavviso o preparazione.
Un giorno tornai a casa, dopo il lavoro.
Entrai a casa e non sentii Laura salutarmi.
Mi tolsi le scarpe, cercai in salotto e in cucina. Laura non c’era.
Andai verso la camera da letto.
Sentii dei gemiti che provenivano da lì.
La porta era socchiusa.
Senza farmi sentire guardai dentro.
Laura era a letto con un ragazzo, stava scopando.
Lei era su di lui, rivolta verso la porta.
Lo stava cavalcando come si deve, gemeva godendo.
Le mani di lui le stringevano i seni.
Vedevo il cazzo entrare ed uscire dentro alla fica di mia moglie.
Rimasi bloccato per non so quanto tempo.
Non riuscivo a capire le mie emozioni, volevo entrare nella camera urlando e prendendo a pugni lei e lui.
Ma rimasi bloccato sulla porta, come una statua di marmo.
Mi accorsi però che il mio cazzo era diventato durissimo e gocciolava dall’eccitazione.
Adesso Laura si stava facendo scopare alla pecorina, il cazzo di lui entrava dentro la fica bagnatissima di mia moglie.
Che fare? Cazzo, potevamo parlarne prima, potevamo discutere.
Il ragazzo la sta sbattendo per bene, lei ora è sotto, le gambe si stanno avvinghiando su di lui, si stanno baciando in maniera estremamente erotica….
Vedo la schiena del ragazzo inarcarsi… sento un gemito, un altro… stà schizzando dentro a Laura.
Amore, ti sei goduto lo spettacolo? – mi dice Laura guardandomi negli occhi?
ti ho fatto vedere tutto il film che desideravi, ti è piaciuto?
Io non so come reagire, non posso dirle che è una troia perché le ho sempre detto che quella situazione l’avrei apprezzata, non posso dirle che non sono eccitato visto che i pantaloni non riescono a mascherare la mia eccitazione. Continua a leggere L’IMPROVVISATA

UNA FUGA VELOCE

Avevamo pochissimo tempo, io e Cristina, la mia nuova collega, per poter gustarci una fuga di sesso.
Cristina è una mia nuova collega, 15 anni meno di me, un concentrato di sensualità esagerata, una voglia di trasgredire immensa.
E così dopo poche settimane iniziamo a stuzzicarci via skype….
E dopo poco ci raccontiamo anche le nostre fantasie nascoste.
Comunque, la settimana scorsa mi trovo per combinazione la casa libera.
Perché non proviamo a vedere che succede? – le dico quasi imbarazzato.
Certo, scrivere non mi basta più, ho voglia di vedere se sei veramente così fantasioso, mi risponde lei immediatamente.
Siamo a casa, ci spogliamo e per la prima volta possiamo guardare i nostro corpi.
Cristina è veramente seducente, morbida e burrosa, pelle profumata di femmina, un piccolo ciuffetto sulla fica e un culo splendido.
Ci baciamo appassionatamente, ci tocchiamo, la nostra saliva passa da una bocca all’altra…
Cristina vuole farmi schizzare massaggiandomi la cappella solo con un dito….
Vuole fare godere solo me oggi, vuole sentirsi usata….
Dopo avermi leccato ovunque inizia a premere il tipo sul mio cazzo gonfissimo.
Con l’altra mano però mi stà massaggiando il buco….. Mmmmmhhh che sensazione…. Ogni volta che inizio a godere Cristina si ferma….
Prende le gocce dal mio cazzo con le dita e me le passa a volte sulle labbra e a volte sul buco…..
E poi inizia a massaggiare di nuovo…. E con il dito dell’altra mano preme sul buco….
Senti? Lo sai che hai già due dita infilate dentro? Guardami, adesso le succhio….
E la vedo con le due dita dentro la sua bocca, e di nuovo dentro al culo e ancora in bocca….
Il suo indice massaggia la cappella, vedendola succhiarsi l’altra mano un’eccitazione nuova mi assale…schizzo come una fontana, Cristina spalma tuaa la sperma sulla mia pancia, poi la lecca e poi mi sputa saliva e sperma sulle labbra….
Bevo tutto, la bacio…le chiedo ancora saliva…
E poi ci buttiamo sotto la doccia…. Mi lava, la lavo….
Cristina si inginocchia…. Vuole sentire la mia pipì calda sul suo corpo….
L’accontento, vorrei anch’io la sua….
Mmmmhhhh com’è calda, fammela ovunque….
Appena finito la lavo tutta di nuovo….
Le mi gira, mi appoggia al muro della doccia e mi lecca ancora dietro…..
Aspetta Cristina, alzati – le dico.
Lei si alza, senza dire nulla si gira e appoggia le mani al muro, inarca la schiena….
Insapona bene il mio culo, so quello che vuoi farmi.
Mentre sento le sue parole le stò già versando il doccia schiuma nel buco…
Il mio cazzo è di nuovo durissimo, lo appoggio sul buchino, spingo….
Entra tutto, sento un piccolo grido di dolore…..
Fallo, spingilo dentro tutto, il mio culo non ha mai preso un cazzo…. Sfondami, ti prego….
Inizio a scoparle il culo con forza, le nel frattempo si masturba il clitoride…..
Sento che ha un orgasmo, un altro… trema, e queste vibrazioni mi fanno schizzare di nuovo anche a me….
Le vengo dentro, continuo a scoparla ancora un po’….
E poi sono esausto, lei è esausta……
Mi dice che la prossima volta vorrà più tempo per lei…. Come le avevo promesso vorrà scoparmi anche lei…

Aspettando l’ammucchiata

Al secondo appuntamento, vieni a casa nostra, che mio marito non c’è ancora.
Tu sei molto eccitato dall’idea di quello che faremo (ed anch’io, anche se cerco di non farlo capire) e
vorresti cominciare subito.
Ma io voglio aspettare che arrivi Francesco.
Ci mettiamo in salotto, a chiacchierare, ma dopo un poco tu sei visibilmente distratto dalla visione
delle mie cosce; vengono fuori prepotentemente dalla gonna, che, troppo stretta, è risalita
notevolmente.
Mi metti una mano fra le gambe, ma io sono nervosa.
Ti chiedo di smettere, perché, ti ripeto, voglio aspettare mio marito.
Ti convinci e riprendiamo a chiacchierare.
Ora la gonna è salita davvero un po’ troppo; devono proprio vedersi anche le mutandine!
Le tocchi e sotto senti un paradiso di morbidezze, già umide.
Ti lascio fare per un poco, ma poi, ritornando in me, ti blocco la mano, afferrandoti il polso, e ti
chiedo di smettere.
Ancora chiacchiere, ma ormai la mia mente è partita, il mio pensiero è al sesso, al sesso alla mia
maniera.
Ma perché tarda a venire Francesco?
Non so se riuscirò a resistere ancora!
Tu, lentamente, ma non di nascosto, ti abbassi la lampo.
Seguo i tuoi movimenti con la coda dell’occhio, un po’ sorridendo ed un po’ nervosa. Infili una
mano nella patta e afferri la minchia.
La tiri fuori.
E’ già dura.
La scoppoli completamente, poi, con tutte e due le mani, fai risalire la pelle a ricoprire il glande e la
tieni ben tesa dalla base e, malizioso, mi chiedi se mi piace.
Mi conosco bene, e perciò evito di guardarla.
“Smettila”, ti dico, con un sorrisino.
“Ma guardalo un attimo. Ti piace o no?”, insisti.
Resisto; riesco ancora a resistere.
Ed allora, piano piano, mi sfiori un ginocchio con la cappella.
Abbasso lo sguardo ed appena i miei occhi la incontrano si fanno umidi di desiderio.
Mi porto le mani al seno.
Da sopra la camicia me lo accarezzo, non perdendo di vista il cazzo e leccandomi, nel contempo, le
labbra.
Poi con la destra vengo ad impadronirmene. Continua a leggere Aspettando l’ammucchiata

Il mio fratellone

 

Io e mio fratello siamo quasi coetanei, solo un anno di differenza, ed io sono
la maggiore:
Mi chiamo Sara, ho 27 anni, un mio impiego e vivo in un appartamento in città.
Mio fratello, Ugo, 26 anni, vive nella mia stessa città da solo: è istruttore diplomato ISEF da poco,
campione di arti marziali e di bodybuilding.
Vive facendo l’istruttore in diversi club della città.
Purtroppo e’ imbranato come non mai: alla sua eta’ non ha ancora uno straccio di ragazza, e pensare
che delle mie amiche e colleghe che frequentano due palestre dove lui lavora commentano di lui:
“Ugo tuo fratello? E’ mio istruttore di fitness, me lo mangerei, e’ un fusto immenso!” oppure:
“Ugo non e’ come la sua sorella Sara, pensare che lei se ne fa due al mese di fusti come e meglio di
Ugo: devo dirle di spiegare come e’ fatto il mondo ad Ugo, oppure e’ meglio che gli faccia fare un
po’ di pratica io, cosa ne dici? Hai visto che spalle e che fianchi stretti? Deve avere un…..!” ed
anche:
“Mio fratello lo ha visto in doccia ed in sauna ieri, dice che gli piacerebbe avere la “dotazione” di
Ugo: per non parlare del fisico!” e cosi’ via.
Sono un po’ preoccupata perche’……..no forse devo dire che “ero” un po’ preoccupata. Ma veniamo
al dunque.
Io ed Ugo abbiamo deciso di affittare un miniappartamento all’Elba assieme per un mese: avremmo
potuto dividere le spese, ed approfittare delle due stanzette separate, in caso di conquiste (almeno
cosi’ io gli ho detto).
Normalmente io giro per casa seminuda, sono abituata cosi’ mi piace vedere il mio corpo nei
numerosissimi specchi che nel mio appartamento: faccio un sacco di cose per tenermi in forma e per
migliorare sempre piu’ il mio corpo.
Cosi’ senza falsi pudori in casa con Ugo, in vacanza, mi comportavo come a casa mia: le prime
volte che mi ha visto arrossiva; ed io:
“Ehi fratellone, non scandalizzarti per cosi’ poco, ti ricordi quando eravamo piccoli e facevamo il
bagno o la doccia assieme? Siamo fratelli. Anzi, fatti coraggio e gira anche tu per casa solo con gli
slip!”
Ugo pero’ girava al massimo in canottiera e short!
Ed io ammiravo il suo fisico atletico ed ormai abbronzato, vedevo le sue gambe guizzare di muscoli
ed il petto e le braccia…… mmmmmhhmmmhhhh, peccato che fosse mio fratello!
Doveva proprio essere uno strano periodo per il mio fratellone, chissa’.. forse come avevo sentito
dire stava quasi per fare una conquista e quella tipa non si e’ concessa, oppure chissa’ cosa altro!
Fatto sta che ogni mattina prima di alzarsi, lo sentivo guaire come un cagnolino e sospirare sempre
piu’ forte, attraverso il sottile tavolato che divideva le nostre due stanze del miniappartamento
vacanziero.
Non mi ci vuol molto a capire le cose, anche perche’ la cosa succedeva solo se non avevo “ospiti” in
camera mia per la notte.
Quindi una mattina, sicura di quello che avrei potuto vedere con i miei occhi, mi alzai in silenzio e
mi avvicinai alla porta della stanza di Ugo.
La porta era socchiusa, ed attraverso lo spazio fra lo stipite ed il battente, che quel furbacchione
aveva lasciato, potei constatare che……. non mi sbagliavo: sdraiato sul letto, il fratello si sparava dei
solenni segoni, bello e tranquillo, senza agitarsi e alla fine veniva in un modo veramente potente,
sborrava con sussulto ed un bel getto a fontanella si sprecava nel pugno della sua mano dentro ad un
fazzoletto.
Non sono mai stata una santarellina, ne’ mi e’ mai andato a genio che un ragazzo virile come Ugo
dovesse soddisfarsi da se’ in.
Vedendo tutto quel ben di dio sciupato, mi veniva male.
Ma come era possibile?
Ogni mattina la stessa storia, possibile che non trovasse mai soddisfazione la sera a letto con
qualche ragazza?
Dopo tre o quattro mattine mi appostai alla sua porta troppo tardi e cosi’ mi persi lo spettacolo
abituale.
Il fratellone aveva gia’ finito ed ora sembrava addormentato; certo anche lui era in vacanza, e
probabilmente aveva deciso di prendersela con comodo.
Il suo cazzo, benche’ floscio, era comunque grosso e tremendamente invitante!
Non so cosa mi prese in quell’istante, ma la parte della guardona mi ando’ improvvisamente stretta
ed entrai nella stanza…
Volevo provare a farlo godere io che non ero certo la ultima arrivata in fatto di sesso, sapevo come
maneggiare un uccello, avevo gia’ fatto godere un sacco di uomini!!
Cominciai allora ad accarezzargli le palle, adagio adagio per non svegliarlo e fargli credere che si
trattasse di un bel sogno.
Quando iniziai a sentire i coglioni duri e la pelle che fremeva sotto le mie dita, aprii la bocca e mi
misi a leccare e a succhiare tutta l’asta fino alla cappella rosea e umida.
Lo sentivo che si gonfiava sotto le mie mani e la mia lingua, dentro la mia bocca e solo allora
cominciai a muoverlo con la mano.
In bocca sentivo il sapore dello sperma della sua sega di poco prima ed era una piacevole
anticipazione del sapore che avrei gustato alla fine.
Non sapevo come avrebbe reagito lui quando si fosse svegliato e, nell’incertezza, ero come timorosa
che si accorgesse di qualcosa, quindi cercavo di fare tutto piu’ delicatamente possibile…
Ma ad un pompino e’ sempre un pompino..
Sentii una mano passarmi tra i capelli e poi la stessa mi tirava la testa contro le sue palle in modo
che il suo cazzo mi fini’ in gola, tanto lo avevo ingoiato. Il fratellone si era svegliato, eccome!!
Continuai a leccare come una forsennata ma lui, per farmi capire esattamente cosa pensasse della
situazione, ribalto’ le posizioni.
Mi fece sdraiare e senza dire una parola mi allargo’ le gambe e ando’ a frugare nella mia fica, che a
quel punto era fradicia come un temporale. Continua a leggere Il mio fratellone

Tutti al mare

un giorno una mia amica diciottenne mi invita alla sua casa al mare con sua madre e sua zia, due donne splendide una di 45 anni ( la zia ) e l’altra di 50 anni ( la madre ), la mia amica una ragazza dal fisico asciutto, capelli neri lisci lunghi fino al sedere, una terza di seno, un culo sodo, un viso angelico.
Il giorno della partenza mi vennero a prendere in macchina, scese per prima la mia amica poi a salutarmi la madre e la zia, la madre una donna di altezza media formosa con una sesta di seno come la sorella del resto, bionda tinta con capelli lisci e lunghi, fianchi larghi e coscie belle grosse e un culo grosso con un po’ di cellulite e un po’ di pancetta, e la sorella differiva da lei solo nel colore dei capelli che erano neri, ma nel complesso due belle donne.
Salii in macchina e partimmo, dopo qualche ora di viaggio arrivammo nella loro casa al mare, il primo giorno disfammo valige e ci riposammo, il giorno dopo andammo in spiaggia prendemmo l’ombrellone e ci togliemmo e vestiti e rimanemmo solo con i costumi, per primi fummo io e la zia della mia amica a farci il bagno e durante la nuotata rompemmo il ghiaccio ed entrammo subito in confidenza, poi uscimmo e fu la volta della mia amica con la madre, mentre loro facevano il bagno io e la zia ci sedemmo sugli asciugamani lei si tolse il reggiseno mostrando il suo generosissimo seno e mi chiese se la cosa mi imbarazzasse e io risposi di no dopo di che mi chiese di spalmarle l’abbronzante, si sdraiò di pancia sull’asciugamano ed io iniziai a spalmarglielo scendendo dalle spalle fino giù alla schiena e lei mi chiese anche di spalmarglielo sul sedere e sulle coscie ed io acconsentii, un’oretta dopo si gira e mi chiede di spalmarglielo sul seno ed io inizia a spalmarglielo massaggiando con dolcezza quei seni stupendi quasi a non voler più smettere poi scesi fino al bacino che nonostante un po’ di pancetta era molto bello da massaggiare, poco dopo tornarono dal bagno la mia amica con la madre e si misero anche loro a prendere un po’ di sole e arrivate a mezzogiorno ci rivestimmo ed andammo a casa a pranzare.
Dopo aver finito pulimmo ed andammo a riposarci verso le 18,00 la mia amica e la madre uscirono per fare un po’ di spesa ed io e la zia rimanemmo in casa da soli, io ne approfittati a leggere e sentire un po’ di musica e lei per farsi una doccia.
Dopo che ebbe finito in bagno si asciugò i capelli e si rivestì solo con un asciugamano e poi venne in camera mia e mi chiese se poteva restare li sull’altro letto a mettersi lo smalto rosso sulle unghie dei piedi e così fece, si sedette sul letto e iniziò la sua opera sedendosi l’asciugamani si aprì lasciando trasparire il seno e la fica pelosa, io con la coda dell’occhio la guardai e mi si gonfiarono i pantaloncini, lei se ne accorse e dopo aver finito si sedette sul mio letto ed iniziò ad accarezzarmi sempre di più il pene da sopra i pantaloncini, fino a quando non mi li abbassò ed iniziò a leccarmi il cazzo per farmelo venire ancora più duro, dopo si tolse completamente l’asciugamano e si mise su di me e facemmo un bel 69, io iniziai a leccarle tutta la fica prima le grandi e poi le piccole labbra fino ad entrare nella vagina esplorandola tutta e lei dal canto suo a leccarmi tutto il cazzo iniziava a godere.
Io la feci sdraiare sul letto, le allargai le gambe e la penetrai nella vagina con forza e spingevo sempre di più sempre di più e lei godeva, mentre la afferravo da sotto le cosce, ed entrambi ballavamo insieme al piccolo letto che era per una persona sola, era stupendo vedere quel seno sobbalzare ad ogni colpo e sentirla godere e volerlo sempre più dentro sempre di più, la sua fica si apriva per l’eccitazione, i suoi capezzoli si indurivano come marmo e gridava sempre di più ad ogni colpo che riceveva tanto che la sua fica iniziò a bagnarsi tutta, bagnando il mio cazzo, entrambi continuammo a scopare, ignari che dal balcone aperto coperto solo da una tenda trasparente il nostro vicino si gustava lo spettacolo di me che montavo la zia della mia amica e la scopavo e le che godeva come non mai, e lui iniziò a masturbarsi alla nostra vista, fino a quando non torna in casa eccitato e prende la moglie da parte ed inizia a scoparsela. Continua a leggere Tutti al mare

Inseminazione artificiale

Mi chiamo Marco e vorrei raccontare quanto mi e’ successo alcuni anni fa.
A quel tempo avevo circa 19 anni e stavo con una ragazza di 16 di nome Maria. Era una rossa tutto
pepe e non perdevamo occasione per fare l’amore.
In verità’ la cosa non era cosi’ semplice, la mia famiglia e la sua erano numerose e cosi’ avere un
vero letto a disposizione era cosa ardua.
Ci arrangiavamo in macchina o a casa di amici studenti fuori sede, comunque sempre in situazioni
di fortuna.
I fratelli maggiori di Maria erano sposati ed uno conduceva un ristorante insieme a sua moglie.
Una estate, durante le vacanze, la cognata di Maria mi propose di dare una mano al ristorante per
una settimana.
Lei ed il fratello di Maria abitavano in una villa in campagna e non avrebbero avuto problemi ad
ospitarmi, anche Maria aveva accettato la proposta e cosi’ avremmo potuto stare insieme quasi tutto
il giorno.
Arrivo’ quindi il primo giorno di lavoro: una fatica tremenda, caldo fuori, caldo in cucina ma io già’
mi pregustavo la serata con Maria.
Non potete immaginare la mia sorpresa quando, a sera, mi venne mostrata la mia stanza: il letto era
matrimoniale e, ulteriore sorpresa, avrei diviso la camera con Maria.
Devo riconoscere che ero abbastanza imbarazzato, come a letto insieme a casa di suo fratello ?
Maria si accorse del mio imbarazzo e mi spiego’ che suo fratello e sua cognata Francesca “non
erano alla antica”.
Quella notte fu indimenticabile.
Maria si presento’ a letto vestita con una leggerissima camicia da notte e…niente sotto.
Rimasi basito nel vederla cosi’ bella, i capelli sciolti sulle spalle, la pelle bianca tipica delle rosse, la
camicia da notte che evidenziava i suoi piccoli seni sodi ed i rigonfiamenti dei capezzoli già turgidi.
Lei sali’ in ginocchio sul letto guardandomi dritto negli occhi, poi prese ad accarezzarmi il viso.
“Sei molto simpatico a mio fratello ed a Francesca, anzi lei mi ha detto che ti trova molto bello”.
Dicendo questo era salita a cavalcioni delle mie gambe e lentamente aveva cominciato ad
accarezzarmi il petto indulgendo su i capezzoli.
Mi lasciai fare il suo massaggio diventava sempre più sensuale finche’ si chino’ a baciarmi i
capezzoli, a quel punto il mio cazzo era già in tiro, lei scivolo’ giù e, prendendolo in mano,
comincio’ a succhiarlo.
Era bravissima: le sue labbra lo avvolgevano mentre la sua lingua scorreva lungo il bordo della
cappella. Il suo lavoro ed il vederla china su di me, i rossi capelli arruffati, mi faceva impazzire, ero
immobile, completamente nelle sue mani, anzi nella sua bocca…
Non volevo pero’ venirle in bocca, non quando avevamo finalmente a disposizione un vero letto, la
girai ed iniziai a leccarle la passera.
Era già bagnata e dal ciuffo di peli rossi che la contornava veniva un odore agrodolce che mi
inebriava.
Iniziai a leccarla con più’ impeto, le presi il clitoride tra le labbra, a lei usci’ un gemito.
Cercai di zittirla con una mano, avevo paura che ci sentissero ma lei ansimando mi disse:
“Stai tranquillo, sanno tutto…”.
Non me lo feci ripetere, la portai sulla soglia dell’orgasmo quindi la tirai a me ed iniziai a
penetrarla.
Lei godeva e si dimenava come una pazza io ero sull’orlo di venire e, come al solito, uscii per non
venirle dentro.
Lo facevamo per paura che lei restasse incinta, quindi la feci girare alla pecorina dopo una buona
lubrificazione iniziai ad affondare nel suo meno pericoloso buco del culo.
Non essendo la prima volta non le feci male, lei godeva come una pazza pronunciando mezze frasi
incomprensibili.
Io stantuffavo come un forsennato e sentivo le mie palle sbattere contro la sua figa.
Fu in quel momento che mi accorsi che la porta era socchiusa e che qualcuno ci stava spiando. Mi
fermai un attimo,
“Che fai, non fermarti” disse Maria. Io rimasi interdetto per un momento, certo se quel qualcuno,
suo fratello o sua cognata, avesse avuto qualcosa da dire avrebbe già fatto irruzione nella stanza,
quindi mi sforzai di ignorarlo e ripresi a stantuffare.
Fu un orgasmo tanto violento quello che ci colse che cademmo stravolti sul letto. Rimasi cosi’,
appoggiato alla schiena di Maria finche’ il mio uccello non si sgonfio’ ed usci’ fuori da solo.
Ci addormentammo uno affianco all’altro e dormimmo fino al mattino. Il giorno dopo, mentre
andavamo al ristorante, confidai a Maria quanto era successo la sera prima.
Lei non si mostro’ sorpresa anzi, parlandomi di suo fratello e sua cognata mi disse:
“Mio fratello e Francesca hanno dei problemi, anzi mio fratello ha dei problemi. Stanno cercando di
avere dei bambini attraverso l’inseminazione artificiale. Io e Francesca siamo molto amiche. Lei si
e’ confidata con me, siamo molto amiche. Lei e mio fratello non hanno rapporti da un po’, avrà’
voluto godersi lo spettacolo”.
Devo dire che la naturalezza con cui lo disse mi lasciarono un po’ allibito.
Comunque le notti successive la scena si ripeté e noi continuammo a dare spettacolo.
Il giorno seguente, al ristorante, il fratello di Maria ci disse che avrebbe dovuto allontanarsi per
qualche giorno per partecipare ad una manifestazione fieristica del settore, credo si chiamasse
CIBUS.
Quella sera cenammo in tre: io Maria e Francesca. Maria e Francesca erano veramente molto
amiche nonostante la differenza di età’ (Francesca aveva più di 30 anni) ed io mi immedesimai nel
ruolo dell’uomo di casa.
Stappai il vino, versai da bere, mi offrii di lavare i piatti.
Dopo cena ci sistemammo tutti e tre sul divano per guardare un film.
La pellicola non era male e mi distrassi un attimo, quando posai nuovamente gli occhi su Maria vidi
che si era seduta alle spalle di Francesca sulla spalliera del divano e le massaggiava le spalle.
Francesca indossava una leggerissima canottiera di lino a cui Maria aveva abbassato le spalline per
massaggiarla meglio, cosi’ facendo pero’ l’indumento si era abbassato fino a quasi scoprire il seno di
Francesca.
Iniziai a sudare, le mani di Maria scendevano sulle spalle, poi risalivano, ad un tratto invece di
salire sulla schiena passarono sul davanti e le sue mani cinsero il seno di Francesca.
Francesca aveva gli occhi chiusi, mugolo’ leggermente e reclino’ la testa indietro per appoggiarla sul
grembo di Maria.
Rimasi esterrefatto a guardarle mentre le attenzioni di Maria si erano decisamente spostate sul seno
della cognata e le titilla va i capezzoli.
Il mio cervello scivolo’ tutto lungo la mia spina dorsale arrestandosi solo all’altezza dei coglioni, il
mio cazzo si risveglio’ impetuosamente, la sudorazione aumentava.
Incrociai gli occhi di Maria, aveva un’aria furbetta e maliziosa, pareva che mi provocasse.
Io ero al limite del controllo, il cazzo premeva contro la patta dei pantaloni. Continua a leggere Inseminazione artificiale

Il falegname

Il falegname

Mario, era un bravo falegname, nel settore lui era il migliore.
Un giorno la bella signora del palazzo di fronte la bottega di Mario, scese a trovarlo.
Buongiorno ! mario, Buongiorno !
Lei e’ il famoso signor Mario suppongo ? disse la signora, Mario ancor prima di rispondere , doveva un po’ riprendersi da quella stupefacente visione.
La signora , capelli ricci lunghi e rossi , con un seno prorompente che voleva scappare dalla camicetta appena sbottonata, gonna nera sopra le ginocchia con spacco laterale e autoreggenti con merletto che facevano intravedere la carne di seta.
La signora appunto , non si rendeva ancora conto perche Mario non rispondeva, finche’ mario disse:
oH mi scusi signora ero un po’ svogliato, si sono Mario, per servirla.
Bene !! rispose la sig… mi dovrebbe fare un lavoretto di falegnameria a casa mia , ho alcuni cassetti da farle sistemare e un mobile da costruire per metterci alcuni oggetti di bigiotteria.
Benissimo, disse Mario, saro’ da lei domattina,.
Il giorno dopo alle 9 del mattino Mario il falegname suono’ il campanello della casa dove l’aspettava la signora.
Oh buongiorno !! esclama la signora appena aprendo la porta .
Si accomodi in salotto che arrivo subito, il tempo di dare una cosa alla mia amica e arrivo…
In cucina l’amica intanto aveva un po’ sbirciato curiosa , sentendo la voce di un uomo e quindi chiede all’amica chi fosse , il falegname !! rispose la signora , ma e’ un bell’uomo e che spalle
Enormi ha , bella gente ti porti in casa complimenti !! la signora un po irritata gli risponde : ma cosa dici, l’ho fatto venire per farmi aggiustare i cassetti del mio armadio , non farti strane idee, anzi guarda, resta a farmi compagnia cosi’ stiamo tutti piu’ tranquilli. !!
Con piacere !! rispose l’amica..e si diressero nel salotto.
Bene sig . Mario questa e’ la mia amica Flora… e…e lei come si chiama signora ? disse mario..ha gia’ scusi.. io sono Roberta !!
Bene adesso possiamo vedere il lavoro, andiamo in camera da letto e le faccio vedere l’armadio coi cassetti d’aggiustare.
Mario comincia a controllare e provare , poi ne deduce : ci sono delle piccole modifiche da fare e delle incollature alle guide, lavoro che posso fare anche qui’ se le va bene!! certo che va bene faccia pure quello che deve fare, noi ci metteremo comodi in salotto !
Lentamente Mario incomincia a incollare le guide dei cassetti e intanto una striscia di colla vinilica bianca gli cade sui pantaloni vicino la lampo e non se ne accorge
Poi va nel salotto e chiede alla signora se per caso avesse uno straccio per pulire le entuali gocce cadute x terra …ma..le due donne si accorgono che (sempre stando sedute sul divano) , che.. i pantaloni avevano quella striscia bianca , che faceva presupporre una traccia di sperma, si guardano in faccia e sorridono, poi flora allungando la mano verso i pantaloni di Mario , gli dice …ma che cos’ha nei pantaloni , posso ?? e con un dito raccoglie quella materia bianca , poi porta il dito unto verso il naso per odorare , ma Mario la blocca , credendo che volesse assaggiarlo, ferma !! disse, e’ colla !! cosa credeva che fosse sperma ??….le due donne sbuffarono a ridere e non riuscivano a farmarsi…cosi’ mario penso’ di allontanarsi…ma Roberta lo fermo’ dicendo, scusi Mario ha ragione avevamo capito cosi’…pero’ sa …il colore e la consistenza e’ simile , quindi e’ normale che ci siamo sbagliati….pero’ noto che il discorso lo ha fatto eccitare, perche’ vedo che dove c’era la colla adesso e’ molto piu’ gonfio !! e quindi mette la mano proprio sulla cerniera dove il cazzo era gia’ duro all’estremo e solo al pensiero di quelle due belle gnocche , era quasi x esplodere.
Senza esitare Roberta abbasso’ la lampo e il cazzo schizzo fuori come una molla..zack…e lei subito lo prese in mano e successivamente in bocca…dicendo, mi consente di leccarlo ? Ma certo signora, non chiedo di meglio.
Intanto l’amica sul divano incominciava a lisciarsi una tetta con la mano mentre l’altra era giu’ sulle mutandine che si dimenava…, guardando l’amica succhiare il cazzone di Mario gia’ aveva la figa bagnata e non osava andare dai due che giocavano a pochi metri…ma dopo averlo ciucciato un po’ quel cazzo, Roberta decide di far partecipe anche all’amica e la chiama…Flora dai che c’e’ n’e’ per tutte due , vieni…!! poi la bacia e indirizza la bocca sul cazzo umido di saliva …cosi insieme lo leccarono e insieme si toccavano le fighe , succhiavano il cazzo e si baciavano, le lingue giocavano come trottole attorno quel cazzo , poi Roberta si abbasso’ verso flora e incomincio’ a leccare la figa
E mentre Flora continuava a succhiargli i cazzo, Mario con le dita incomincia a giocare nella figa e nel culo di roberta che si era messa alla pecorina.
Per un po’ di minuti continuarono cosi’…poi Roberta finisce di leccare la figa di flora e si alza allunga le mani nel cazzo dicendo, adesso la sua figa e’ bagnata al punto giusto, pronta per accogliere te !!…e quindi con la mano spinge il cazzo nella figa di flora…
E mario con colpo secco lo mise dentro dicendo : Tutto per te !!
Mario cosi’ incomincio’ a scoparla..ma roberta, non rimase a guardare , anzi si abbasso’ sotto i due e mentre il cazzo scopava flora, lei con la lingua leccava tutto .
Quel cazzo entrava ed usciva e quando usciva l’aspettava la lingua di roberta…che succhiava tutto cio che trovava.
Adesso lo voglio io !! disse Roberta, si mette alla pecorina ed esclama , sfondami !!
Mario non se lo fece ripetere due volte, intanto flora incomincia a slinguarsi Roberta finche’ Mario esclama, adesso ti aspetta il culo !! …esce il cazzo e dopo averlo bagnato di saliva , lo infila nel culo di Roberta che con un grido esclama : siiii !! sfondami falegname , hai un cazzo duro come il legno, sfondami, fammelo sentire quanto e’ duro..e poi; godooooooooooooo !!
Dai bastardo falegname , sfondami, sfondami, fammi sentire questo cazzo duro , dai che vengooooo
Cosi’ Mario con un cazzo pronto come un vulcano in eruzione esce da quel culo ormai bagnato come un bigne’ alla crema…e porta ilcazzo alla bocca delle due donne , esclamando : troie adesso e’ pronto per sborrare, succhiate tutto…e sbrasch !!…esce uno schizzo caldo e possente che riempie le due bocche assetate.
Le due donne leccano fino all’ultima goccia e tra uno scambio di baci e lingue, puliscono perfettamente tutto il cazzo, bevendo tutto quel nettare delizioso.
Accarezzandosi dolcemente con le mani , le due donne e il falegname stanchi e appagati si rilassarono sfiniti.. tutti insieme sul divano.