In giro nel parco

 

Appena ho un momento libero ne approfitto per uscire con la mia fidata macchina fotografica, carico qualche obbiettivo nello zaino e vado in giro alla ricerca di qualche buon soggetto da immortalare. Di solito porto uno zoom tuttofare per le foto di street o reportage, un macro per fotografare fiori e insetti e un altro zoom tele per i soggetti più lontani. Con questi tre obbiettivi riesco ad affrontare ogni situazione. Spesso non ho voglia o tempo di spostarmi molto per cui mi limito ad andare semplicemente sulla spiaggia di fronte a casa mia o in un parco poco distante. Un sabato pomeriggio di dicembre decisi di andare nel parco, poco prima della chiusura, per cercare qualche bel soggetto da fotografare con la luce dorata del sole prossimo al tramonto. Il parco era praticamente deserto, salutai i custodi all’ingresso e mi inoltrai nei vialetti alberati. All’interno del parco c’è anche un laghetto artificiale e di fianco una piccola collinetta ottenuta con la terra dello scavo del laghetto. Si può salire fino in cima alla collinetta percorrendo un vialetto che partendo dalla base in un paio di tornate arriva al culmine da cui si può discendere da una scalinata. Il mattino il parco è molto frequentato da podisti e da gente che ha voglia di fare un po’ di movimento, mentre all’imbrunire ci sono solo anziani che chiacchierano e coppiette in cerca di intimità. Queste ultime si concentrano principalmente sulle panchine nel vialetto che sale sulla collinetta, dove la vegetazione le copre da sguardi indiscreti. Quel pomeriggio però non c’era nessuno ed io mi aggiravo nei vialetti fotografando qualche timido fiorellino invernale o qualche foglia dall’aspetto insolito. Ad un tratto mentre ero chinato a fotografare un fiore sentii un chiacchiericcio provenire alle mie spalle. Era una coppietta di adolescenti che si dirigeva verso la collina. Camminavano abbracciati verso di me sorridendosi e scambiandosi qualche bacio. Decisi di riprenderli così, nonostante avessi un’ottica macro a focale fissa,  puntai l’obbiettivo e scattai un paio di foto. Man mano che si avvicinavano l’inquadratura si restringeva sempre di più e, quando furono a 4-5 metri, li riprendevo in primo piano. I due si accorsero che li fotografavo ma non si mostrarono infastiditi, anzi si arrestarono e la ragazza sfoderò un sorriso sfrontato e sbarazzino. Continuai a scattare divertito e contento di avere trovato due modelli spontanei e disponibili. Feci loro cenno di attendere un momento e velocemente cambiati obbiettivo alla macchina montando lo zoom 24-70 che mi avrebbe consentito inquadrature a figura intera senza dovermi allontanare dalla coppia.  I due cominciarono a mettersi in posa facendo mille espressioni diverse. Lei fece un palloncino con il chewing gum che stava masticando, subito imitata dal ragazzo, poi si baciarono ancora ed infine si abbracciarono tenendo il viso rivolto verso la macchina. In pochi minuti scattai numerose foto. Poi feci per ringraziarli e salutarli ma mi chiesero di aspettare perché volevano fare altre foto. Acconsentii volentieri inquadrandoli di nuovo con la macchina. Questa volta però non fecero le espressioni buffe e spensierate che avevano fatto prima. Lui si mise in piedi mentre lei si inginocchiò davanti a lui cingendogli le gambe con le braccia e guardandolo con il capo sollevato. Poi si piazzarono l’una davanti all’altro e lui la cinse da dietro posizionando una mano sull’orlo dei suoi jeans. Insomma erano pose da modelli di pubblicità sexi. Scattai lo stesso riservandomi poi di scegliere quelle che mi piacevano. Terminai gli scatti, chiesi loro un indirizzo mail per mandargli le foto e li salutai.  Ripresi il mio giro nel parco alla ricerca di qualche altra immagine da portare a casa. Gironzolai un po’ quindi decisi di andare in cima alla collinetta fare qualche ripresa con lo zoom 70-200. Imboccai il vialetto che portava alla cima e dopo cinque minuti ero arrivato alla sommità. Innestai lo zoom e cominciai a scrutare dal mirino alla ricerca di soggetti da riprendere, magari un uccello posato nella vegetazione sottostante. Scrutando nel folto inquadrai invece la coppietta di prima. Erano seduti su una panchina a circa 15-20 metri da me e si scambiavano abbracci ed effusioni. Regolai lo zoom alla focale massima e decisi di fare un po’ il guardone. I due erano avvinghiati e lui le aveva già infilato una mano sotto il maglioncino per toccarle il seno. Le bocche erano incollate e le lingue frugavano avidamente. La ragazza teneva le mani intorno alla testa del fidanzatino mentre questi continuava a carezzarle il seno. Poi le prese una mano e se la mise sulla patta dei pantaloni invitandola a toccargli il membro. La ragazza non si tirò indietro, anzi vedevo benissimo che con la mano tastava il membro ormai duro del ragazzo seppure da sopra la stoffa. Lui si fece più audace e le sollevò il maglioncino per succhiarle il seno. Vidi due belle tette spuntare fuori dal reggiseno e sparire in bocca al ragazzo. Lui le succhiava alternando l’una e l’altra mentre lei muoveva la mano sempre più velocemente sul suo membro costretto nella morsa dei pantaloni. Ad un certo punto lui si staccò e incapace di resistere ulteriormente si sbottonò i pantaloni, aprì la zip tirando fuori il cazzo duro. La ragazza diede un rapido sguardo intorno per accertarsi se arrivasse qualcuno poi, vedendo che non c’era nessuno, impugnò il cazzo del fidanzato muovendo la mano velocemente. A lui però una sega non bastava, voleva di più. Con movimento dolce ma deciso, posò una mano sul capo della ragazza spingendolo verso il basso. Lei lo assecondò e posò la bocca sul membro turgido. Io continuavo a godermi la scena dal mirino della macchina fotografica eccitato dello spettacolo e dal vedere senza essere visto. Scattavo foto e mi sembrava di guardare come dal buco di una serratura. Il ragazzo teneva sempre le mani tra i seni della ragazza che chinata continuava a fargli un pompino. Continuarono così per un po’ fin quando lei sollevo la testa e disse qualcosa all’orecchio di lui. Si alzarono entrambi e la ragazza si sbottonò i jeans abbassandoli alle caviglie, si chinò dando le spalle al ragazzo e, poggiando le mani sulla panchina, gli offrì  la fica spalancata. Lui le fu subito dentro iniziando a darle colpi vigorosi. Fu in quel momento che la ragazza volse il capo nella mia direzione e, forse per un luccichio del sole morente sulla lente del mio obbiettivo, mi individuò. Staccai subito la macchina dall’occhio abbassandola e pensando che i due avrebbero detto o fatto qualcosa; non accadde nulla  invece, i due continuarono come se nulla fosse. Riavvicinai l’occhio al mirino e  inquadrai di nuovo la scena. Vidi la ragazza che teneva la testa rivolta verso di me e mi sorrideva mentre il ragazzo da dietro continuava a stantuffarle la fica. Ad un certo punto la piccola esibizionista mi fece anche un cenno con il pugno chiuso ed il pollice alzato come a dirmi: è tutto ok. Ero un po’ perplesso dall’audacia dei due giovani amanti appassionati. Il ragazzo pompava con foga tenendo le mani strette ai fianchi della ragazza mentre le tette ballonzolavano per i colpi del focoso amante.  I due continuarono ancora per un po’ poi lei si alzò e disse al ragazzo di sedersi sulla panchina, poi voltatasi nella mia direzione, spalancò le gambe e si sedette anche lei sul cazzo ritto del fidanzato. La vedevo cavalcare infilata sul palo di carne mentre con una mano si toccava le mammelle e con l’altra si sditalinava la fica. Era uno spettacolo travolgente per la furia con la quale i due ci davano dentro e per la bellezza del corpo della ninfetta. Improvvisamente si fermarono e lei sempre stando seduta sul cazzo ritto disse qualcosa al ragazzo, li vidi parlottare mentre lei non cessava di muovere il bacino, poi la sentii gridare verso di me: “Ehi fotografo non startene tutto da solo, vieni qua a farti una sega!” Ebbi un attimo di smarrimento per la sorpresa ma poi, incapace di ragionare, abbandonai la mia posizione dirigendomi verso i ragazzi. “Dai tiralo fuori e facci vedere come te lo meni, lo so che ci stai guardando da una vita e che vorresti scoparmi come fa lui.” Come un automa abbassai la lampo dei pantaloni e tirai fuori il cazzo duro e bagnato. Cominciai a farmi una sega mentre i due avevano ripreso a scopare furiosamente. Lei aveva ricominciato a cavalcare furiosamente mentre con la mano si tormentava la fica oscenamente aperta e penetrata dal cazzo del compagno. Teneva gli occhi fissi sul mio cazzo che mi menavo furiosamente. Improvvisamente lei venne e solo perché lui fu lesto a tapparle la bocca non urlò.  Andammo avanti ancora per un po’ fin quando il ragazzo disse che stava per venire. Allora la ragazza si alzò dal suo cazzo e si mise in ginocchio prendendoglielo in bocca, quindi mi fece cenno di avvicinarmi. Obbedii e lei prese a spompinare anche me. Prendeva in bocca alternativamente i due cazzi masturbandoci contemporaneamente. Venimmo insieme irrorandole il viso di sperma caldo. Ci sedemmo tutti e tre sulla panchina. “Voglio tutte le foto” mi disse lei.

 

Buon Natale Matteo!

Avevo guidato poco meno di un paio di ore ed ero finalmente arrivata sotto casa dei miei amici, approfittando dell’assenza dei bambini, senza essere vista, avevo scaricato i doni dalla macchina e proposto a Lupin una simpatica gag notturna …

Quando tutti dormiranno indosserai l’abito di babbo natale ed io ti farò qualche foto con il mio cellulare immortalandoti mentre entri dalla finestra e poni sotto l’albero i regali, così alla mattina, quando i bambini si alzeranno, non solo saranno felici dei regali, ma anche delle foto che sono riuscita a fare a Babbo Natale, che ne dite? La moglie fu entusiasta della cosa, ma sottolineò immediatamente di non contare su di lei in quanto era stanca e sarebbe crollata subito dopo la cena, Lupin invece per strappare un sogno ai bambini accettò immediatamente il ruolo.

L’indomani ci sarebbero stati moltissimi bambini a pranzo e le foto avrebbero acceso sicuramente la loro immaginazione, l’ idea avrebbe quindi di certo fatto parlare con un notevole entusiasmo molti di loro, già li immaginavamo sparlottare di Babbo Natale sotto l’immenso albero in sala splendido come ogni anno, con il presepe posto ai suoi piedi curato in ogni minimo dettaglio ed il suggestivo coro degli angeli, che contribuiva a rendere tutto così fiabesco e magico … sapevamo sarebbe stato un vero “capolavoro” così quando tutti furono a dormire, io e Lupin, iniziammo a mettere i doni nei vari sacchi di juta, incollai la barba e lo invitai ad andare a vestirsi nella sua stanza – rimanendo d’accordo che il colpo di tosse di Babbo Natale avrebbe annunciato il suo ingresso dalla finestra – corsi a spegnere le luci e sgattaiolai nella mia camera, non avevo infatti detto a nessuno che avrei atteso quel magico vecchio dalla lunga barba bianca, vestita da angioletto, oddio … l’intento era di essere un angioletto, ma i miei stivali bianchi sino alle ginocchia, le calze color carne , la minigonna ed il top di latex color ghiaccio arricchiti di ali piumate e una rete d’orata tutto facevano tranne che farmi apparire così paradisiaca, mi misi così dietro la porta e aspettai il segnale stabilito, cenno che tardò ben poco a farsi sentire, fotografai la finestra aperta, e il vecchio uomo che faceva entrare i pesanti sacchi, lo immortalai mentre posizionava i pacchettini tra le luci, bisbigliandogli di tanto in tanto un “gira il viso” – “fatti vedere di più” -”chinati” – “alzati”

tutto era perfetto, l’atmosfera unica e io usci finalmente dalla stanza, lasciando Babbo Natale di stucco per qualche attimo “Lucreziaaaaaaaa, ma come ti sei conciata? sei bellissima!” “fatti fare qualche fotografia pure tu!!” – “solo le ali da dietro …dai!! ” mi fece così’ qualche foto, commentando qualche mia posa non troppo puritana, risi chiedendogli se con un viso come il mio poteva mai aspettarsi qualcosa di troppo serio, abbassò gli occhi, accennando ad un lieve sorriso, sorriso che io mi apprestai a sfiorare con le dita, mentre avvicinando la mia bocca alla sua sussurravo ”Lupin, tra le mille cose, ho dimenticato il tuo regalo a casa, credo sia giusto farmi perdonare ora non trovi?” scostai la barba e presi a frugarlo con la mia lingua, mordendo le sue labbra morbide e maliziose, i miei occhi entrarono dentro i suoi ed io mi ritrovai a spogliare quel Babbo Natale molto velocemente, mentre lui era altrettanto preso a denudare l’angelo più peccaminoso del paradiso, le mie gambe strusciarono e si intrecciarono con le sue, le mie unghie rigarono le sue spalle, i suoi denti mordicchiavano il mio collo, i miei seni eccitati, i brividi percorrevano i nostri corpi, le nostre voglie come l’intermittenza delle luci si alternavano in noi, il suo respiro si intrecciava al mio e i suoni sussurrati tra un bacio e l’altro sembravano vere e propri ululati. Eravamo finalmente distesi sul tappeto, persi e dispersi tra i nostri desideri, io strusciavo il mio corpo sul suo lentamente, la mia lingua lo tesseva in ogni sua parte, godendo di quel suo irrigidirsi, di quel suo membro ormai indecentemente voglioso e duro, So che non dovrei chiederlo ad un angelo, ma desidererei che tu lo prendessi tra le tue labbra Lucrezia, non chiedevo di meglio, feci scivolare la punta della mia lingua dal suo petto verso il basso, solleticando la sua punta che mi seguiva come impazzita, percorsi il suo nervo e raggiunsi i suoi testicoli, li avvolsi con la mia saliva, mordendoli, succhiandoli, mentre lui stringeva i pugni e mi diceva di non fermarmi, continuai così per qualche altro attimo, poi risai sull’asta del piacere, feci sparire il suo membro nella mia gola diverse volte , per poi alzarmi e restare in piedi a guardarlo pochissimi attimi, le sue mani accarezzarono i miei stivali , mentre io scostai lievemente la brasiliana che indossavo , mi chinai su di lui, presi tra le mie dita il suo membro e ci scivolai sopra, godendomi ogni suo centimetro, ogni sua vena, godendomi il suo viso, le smorfie della sua bocca priva di saliva, piano, pianissimo scesi e salì sopra al suo crea popoli, sino a godere insieme …

lo baciai dolcemente rialzandomi, per poi svignarmela sola soletta nella mia stanza

“Buon Natale Matteo!”, dissi chiudendo la porta.

… già Buon Natale!

Tina e lui quinto atto

Come avevo promesso vi racconto un’altra vecchia storia.

In occasione di una vacanza a Parigi, avevo saputo dell’esistenza di una sauna mista frequentata da uomini, ma anche da qualche donna e da travestiti, a me sono sempre piaciuti, la loro femminilità scoppia fuori dai loro corpi e sono capaci di esaltarla al massimo, inoltre l’esperienza col dottore (vedi storia precedente) mi aveva fatto tornare la voglia di assaporare un bel cazzo.

Ne ho parlato con la mia porcellina e, siccome la cosa la eccitava, ci siamo andati.

Il locale non era molto grande, su due piani con cabine private ma anche una grande stanza con specchi e vetri, così chiunque poteva assistere.

Siamo andati di sabato pomeriggio ed era piena di uomini ma anche molti travestiti, donne nessuna, quindi la mia Tina era al centro dell’attenzione già al suo ingresso.

Si era cambiata in uno spogliatoio riservato alla preparazione dei travestiti e, dopo, mi ha confessato che era molto eccitata a vedere queste stupende creature col cazzo che usciva dai microscopici tanga, quindi quando è uscita era tutta bagnata sotto all’asciugamani che aveva intorno alla vita, le splendide tette invece erano fuori alla vista di tutti.

Lentamente siamo scesi nel sottosuolo e dopo aver distrattamente guardato un film porno su uno schermo, lei è entrata nella stanza con specchi e vetri per mettersi in mostra.

Immediatamente fuori la folla di uomini è aumentata e tutti col cazzo in mano mentre sbavavano, senza sapere che sarebbe bastato entrare, ma evidentemente a loro piaceva anche così!

Vedere Tina così ammirata mi ha fatto eccitare a dismisura e, quando una travestita si è avvicinata, non ho resistito ed ho cominciato ad accarezzarla, dopo qualche bacio le ho chiesto se voleva entrare con me per raggiungere Tina ed ha subito accettato.
Appena dentro le ho tolto il reggiseno ed ho scoperto due tette piccole, solo accennate ma deliziose, quindi dopo un po’ di bacini sono sceso giù ad occuparmi del gioiello della deliziosa Sophie.

Con la coda dell’occhio ho visto Tina molto eccitata da questo gioco e soprattutto fuori i cazzi in movimento aumentavano sempre più, davvero fantastico; a quel punto ho cominciato a leccare il bel cazzo e subito dopo l’ho preso in bocca mentre Tina si sgrillettava a più non posso e si avvicinava a noi molto interessata a ciò che avevo in bocca e quasi subito me lo ha tolto ed ha cominciato ad occuparsene lei ordinandomi di leccarle la fica da bravo cagnolino!

La porca stava proprio godendo perché colava come una fontana ed io ero felice di bere tutto, però sapevo che non avrebbe resistito molto, infatti poco dopo si è messa alla pecorina ed ha chiesto a Sophie se voleva scoparla, ma lei ha detto che non voleva la fica, ma il suo buchetto dietro. Naturalmente Tina non ce la faceva più ed ha accettato, ma prima mi ha ordinato di stare sotto a guardare come si faceva inculare da un’altra donna e di leccare tutto quello che usciva.

Godeva come una pazza e il fatto che tanta gente stesse guardando la rendeva ancora più porca, infatti ad un certo punto quasi al massimo del piacere sono cominciate a scendere le prime gocce di pipì che mi ha ordinato di bere, era la prima volta per me, ma devo dire che non mi è dispiaciuto affatto….all’inizio, perché dopo è uscito un getto davvero forte che ho avuto difficoltà ad ingoiare, ma con Tina che mi leccava il cazzo…..ho buttato tutto giù, davvero una leccornia!

Abbiamo goduto come pazzi e quando siamo usciti siamo andati direttamente a farci una doccia e dopo un bel tea ristoratore….

Anche questa è una storia assolutamente vera, ma non è finita qui, abbiamo avuto tante altre esperienze, che forse vi racconterò e tante godute, finché …….è diventata mamma e presa dai gemelli (eh si ne sono arrivati due insieme!)  o forse dalla sua maternità, pian piano ha scordato le stupende esperienze esibizionistiche e non solo…

Oggi il nostro rapporto si è molto raffreddato, praticamente facciamo vite separate, frequentiamo persone diverse, lei casa-chiesa-opere pie ed io sono qui a ricordare e, pur se ho scoperto che scrivere queste avventure così intime mi eccita molto, mi fa soffrire pensare che tutto questo non succederà più!

A meno che non riesca a trovare una signora che voglia diventare prima di tutto mia amica per dividere viaggi e vacanze e poi provare a ricreare insieme situazioni così intriganti per entrambi.

Sarà possibile? Io ci spero sempre ed aspetto commenti o proposte, mi potete inviare email al: [email protected] per corrispondenza e scambi di sogni e desideri. Io continuo a sognare ma vi aspetto e chissà…..

 

VACANZE NATALIZIE A COURMAYEUR

Vacanze natalizie a Courmayeur

Siamo a natale, i coniugi: Aldino Mangiacolombi e, Lauretta Latroietta, l’uno, direttore di banca, l’altra ,prorompente  dottoressa in medicina, decidono di trascorrere le vacanze natalizie, investendo, le loro laute tredicesime, nonostante la crisi e, i debiti accumulati durante l’anno con il vizio del gioco, nella famosa località sciistica valdostana di Courmayeur.

La famiglia Mangiacolombi- Latroietta , è composta, oltre che, da marito e moglie, anche da due figli, Alessandro, ragazzo ventenne, studente in medicina e, Carlotta, di un anno più piccola, diplomata in ragioneria e, disoccupata.

Il loro modello famigliare è di tipo moderno; ovvero, di larghe vedute, specie dal punto di vista erotico- sessuale; loro, non hanno tabu e, quando sono tutti a casa e, ne hanno voglia, non si fanno alcun problema a praticare sesso fra loro, a volte, organizzano festini a luci rosse, coinvolgendo altri amici ed amiche.

Aldino: “ragazzi!  Io, e vostra madre, vi dobbiamo dare una bellissima notizia”!

Alessandro: “quale sarebbe”?

Aldino: “beè! Quest’anno, abbiamo deciso di trascorrere il natale a Courmayeur”!

Carlotta: “Courmayeur!? Ma, è fantastico, papi! Cosi, oltre a sciare, approfittiamo per fare nuove amicizie e, nuove esperienze erotiche; penso che, fra tutta quella gente di media-alta borghesia cioè del nostro rango, ci sarà qualcuno che, la pensi come noi, dal punto di vista sessuale”!

Lauretta: “ certo; contenti, ragazzi”?

Alessandro: “ contentissimi”!

Aldino: io, direi di festeggiare la notizia, con un bel brindisi! E, proporrei a voi due, donne di famiglia, di esibirvi in un eccitante “lesbo- spettacolo”!

Lauretta: io son d’accordo; tu Carlotta?

Carlotta: anch’io mamma!

Dopo , aver sorseggiato un limoncello , le due donne, esaudiscono la richiesta del capo famiglia, eseguendo dapprima un appassionante ed eccitante lesbicata sul divano che, era in cucina; con i due, padre-figlio che, guardavano e, si masturbavano! Per concludere il tutto con un voluttuoso pompino, facendosi venire in bocca, ingoiando tutto lo sperma.

Una volta, giunti sul posto, con la loro fiammante Mercedes rossa, all’ingresso della località sciistica, in mezzo ad una coltre di neve, incontrano una prorompente ragazza dalle curve mozzafiato, da copertina che, attira subito l’attenzione morbosa di Alessandro e Carlotta.

Aldino: scusi! Signorina?

.. prego?

Aldino: emmm!! Stiamo cercando l’hotel Tre meloni.

La ragazza: l’hotel Tre meloni? È proprio qui, a duecento metri sulla destra; comunque, ci lavoro io, come donna delle pulizie; mi presento, mi chiamo Laretta!

Alessandro: mmm!! Laretta, Laretta, che fighetta!!

Carlotta: ehi, porcellino! Sta zitto, un po’ di contegno! Oh! Piace pure a me; visto che, lavora nell’hotel in cui alloggeremo, perché, non escogitiamo uno stratagemma per attirare la sua attenzione?  le sussurrò in un orecchio.

Arrivata in hotel, accompagnata dalla strafiga Laretta, la famiglia Mangiacolombi, si trova di fronte, un portiere d’albergo, di origine romana, bruno, bassino; ma , con un pisellone di 22 centimetri, un po’ ingenuo, bruttino che, di nome, faceva Natalino.

Lauretta: buongiorno, mi scusi, ci dovrebbe essere un prenotazione a nome della famiglia: Mangiacolombi-Latroietta!

Natalino:  ora vediamo.. eccola! Le vostre camere, sono la 122 e la 123!

Lauretta: grazie, gentilissimo!

Natalino: prego! Ma, chi è “la troietta”?

Lauretta: sono io, prego dottoressa Latroietta!! Rispose seccata e, un po’ maliziosa.

Natalino: Latroietta! A troiona!

Lauretta: come a detto scusi?

Natalino: emm! Niente, parlavo de politica!

Laretta: oh! Lo perdoni; è soltanto un po’ ingenuo!

Saliti  e, sistemati in camera, i ragazzi, escogitarono un trucco, per far si che, Laretta, salisse in camera da loro; e cosi, si docciarono , lasciando la porta del box doccia, completamente aperta, in modo da allagare la stanza per giustificare l’intervento della donna delle pulizie.

Entrata in camera, Laretta, si trova di fronte, oltre alla stanza piena d’acqua, ad uno spettacolo a dir poco scandaloso; i due ragazzi, si erano distesi, completamente nudi sul letto, con lei che, maneggiava e slinguettava , il grosso tronco carneo del fratello.

Laretta, all’inizio, restò scandalizzata; tanto che, incominciò a lanciare qualche parolaccia,” in dialetto romanesco” all’indirizzo dei due ragazzi; i quali, le spiegarono che, la loro famiglia, era scevra da ogni tabu; e, le chiesero di unirsi a loro, per fare una cosina a tre; ovvero, un orgetta natalizia.

La ragazza, in un primo momento, gli rispose di no; ma poi, vista l’insistenza dei giovani focosi,  accettò, condizionando la sua partecipazione all’orgetta ad un regalino di natale, che i due, le avrebbero consegnato  durante il cenone.

I ragazzi, acconsentirono e cosi, diedero inizio all’incontro ravvicinato a tre; con Carlotta che, leccava e successivamente  scopava col sexy toy Laretta e, Alessandro che, la penetrava nel culo in un  susseguirsi di scambio di ruoli e posizioni del kamasutra.

Durante il classico cenone natalizio, la famiglia Mangiacolombi, conosce e, prende amicizia con un altra  coppia di coniugi ; anch’essi di mentalità aperta.

Loro sono: il comm Oronzo Scapocchione, titolare dell’omonima ditta di preservativi e sua moglie, Dolores Rodriguez Pelosa di origine spagnola; che, poi si scoprirà essere una vecchia amante di Lauretta.

E, insieme, dopo una sciata, andata non molto bene ad Aldino e, una partitina a poker, dove ad avere la peggio è la famiglia Mangiacolombi, perseguitata dalla sfiga, organizzano una mega, anal-gang bang-bukake, con la partecipazione straordinaria di Laretta e del portiere Natalino; con Dolores e, Lauretta, regine assolute.

Dopo la festa, la tempesta!

Rientrati a casa, i coniugi Mangiacolombi,  si trovarono di fronte a due sgradite sorprese: il conto Bancario di entrambi in rosso di parecchie decine di migliaia di euro e, l’ufficiale giudiziario sulla porta di casa;
che, il dott Aldino tenta di corrompere offrendo in cambio della chiusura di un occhio prestazioni sessuali da parte di moglie e figlia.

Fine.

 

 

 

 

 

LA FORMULA DEL PIACERE [(CULO + CAZZO) + (CAZZO + CULO)]

LA FORMULA DEL PIACERE
[(CULO + CAZZO) + (CAZZO + CULO)]

by
BlueJack

Ecco a voi, un erotico racconto dedicato ai bei tempi del liceo, e delle okkupazioni scolastiche…buona lettura.

Ogni anno al liceo D’Annunzio, nelle due settimane che precedevano le vacanze natalizie, organizzavamo un’occupazione scolastica, e non tanto perché in quel periodo dell’anno vicino al Natale, ci sentivamo più motivati verso i problemi scolastici, politici o sociali in generale, tanto da organizzare un’occupazione. Ma perché ogni anno, arrivati a dicembre, eravamo esausti di interrogazioni, compiti in classe, e ore ed ore passate sui libri. Perciò, ogni anno, con l’occupazione davamo un taglio a tutto.

Durante il giorno, in quelle nostre giornate auto gestite da noi studenti, organizzavamo dei laboratori di studio collettivo, oppure delle discussioni, sui temi forti che ci circondavano di carattere politico e sociale. Infondo, anche in quelle giornate ci si imparava qualcosa.
Di notte invece, le uniche lezioni, l’unico argomento, era il sesso, il puro libero sfrenato piacere.
Dalla mezzanotte in punto, alle sei del mattino del giorno dopo, lungo i corridoi, nelle aule, nei laboratori, nella palestra, nei bagni, e persino nell’aula insegnati del liceo D’Annunzio, c’erano soltanto ragazzi e ragazze che giravano nudi e crudi, e che si accoppiavano nei modi più possibili e immaginabili.
In ogni classe che entravi, c’era una vera e propria orgia in atto. Se volevi, potevi rimanertene da parte a guardare tutto quel guazzabuglio di corpi, di culi, tette, cazzi e fiche che ci davano dentro senza ritegno. Oppure, se volevi, potevi avvicinarti e ficcarti dentro. A volte, c’era persino la gara di chi organizzava l’ammucchiata più numerosa. E una volta, ricordo ancora che si arrivò ad organizzare una mega orgia in palestra, con tutti i studenti presenti all’occupazione. Se non ricordo male, eravamo in tutto un’ottantina tra ragazzi e ragazze. Provatevi soltanto immaginare ottanta adolescenti con gli ormoni a mille, appena maggiorenni, che ci danno dentro in una mega studentesca scopata di gruppo.
Durante quelle occupazioni, riuscivi a sfogarti ogni genere di prurito sessuale. E scopare, durante quelle notti era tassativamente obbligatorio. I studenti che alla mezzanotte in punto non accettavano di spogliarsi nudi, venivano sbattuti fuori dal liceo e potevo rientrare solo la mattina seguente.

Quella notte, io e Lucio c’è ne stavamo rinchiusi per conto nostro nell’aula di matematica, con Katia e Vanessa, due nostre compagne di studi.
Avevamo appena concluso una bella scopata in quattro, quando a un certo punto Katia se ne esce con una novità.
“Vi va di provare la formula del piacere!?” esclamò, guardando me e Lucio.
“Che roba è?” le chiesi io, e lei sorridendo si alzò in piedi raggiunse la lavagna e afferrato un gessetto, iniziò a scrivere una formula matematica alquanto strana.

[(CULO + CAZZO) + (CAZZO + CULO)]

“Che roba è?” le domandai di nuovo io.
“E’ una cosa che abbiamo provato ieri, con due della sezione G!” ci rispose Vanessa.
“Vi va di provare?”domandò poi Katia.
“Se è una cosa per godere, volentieri!”rispose Lucio per tutti e due. E così le ragazze ci invitarono a seguirle alla lettera, e fu Vanessa che cominciò a dare le istruzioni.
Seguendo Vanessa, io e Lucio ci distendemmo a terra, incrociando le gambe, e mettendo i nostri genitali uno addosso all’altro. La sensazione non mi fu piacevole.
“Ma che roba è?” protestò Lucio, con le sue palle e il suo uccello attaccato al mio.
“Se è una roba gay, io non ci sto!”mi misi a brontolare io. Lucio era il mio migliore amico, gli volevo bene, ma non mi andava proprio di fare porcherie con lui, e lui era della mia stessa medesima idea.
“Fidatevi ragazzi!” ci tranquillizzò Katia.
“Però per prima cosa questi due cazzi devono stare belli dritti!” esclamò Vanessa, che piegandosi sui nostri piselli afflosciati, iniziò prima a leccarceli, poi a spompinarceli, e quando i nostri soldatini iniziarono a mettersi sull’attenti, con le sue tette belle sode iniziò a massaggiarceli.
“Voilà!!!” esclamò a un certo punto. Io alzai gli occhi e vidi il mio cazzo eretto, contrapposto al cazzo eretto del mio migliore amico. I nostri due membri erano come due soldatini sull’attenti che si stavamo appoggiando reciprocamente di schiena.
“Ora possiamo cominciare!” sussurrò maliziosamente Vanessa, guardando Katia, e subito dopo si mise a cavalcioni sopra il mio amico, appoggiando il suo bel culo al suo cazzo eretto. Alzai lo sguardo, e vidi il cazzo del mio amico, incastonarsi tra le sode chiappe di Vanessa.
Katia si avvicinò, si mise sopra di me, e fece la stessa medesima cosa che Vanessa aveva fatto con il mio amico.
“Adesso siamo tutti quanti pronti!” esclamò Katia sopra di me, sbattendomi le sue tette in faccia.
“Pronti a fare cosa?” domandai io, già eccitato da quel particolare spinto gioco che stava per iniziare.
“A fare questo!” mi risposero tutte e due in coro, e tutte e due, iniziarono prima a comprimere i loro culetti una addosso all’altra, e poi a muoversi su e giù.
E nel bel mezzo di quei due culi contrapposti, che si muovevano su e giù lentamente, c’erano i nostri due cazzi, spiaccicati uno sull’altro, stretti quasi da far male in quella morsa di chiappe.
Iniziai a godere, e non soltanto io. Le ragazze ci stavano massaggiando, masturbando, scopando con i loro stessi culetti.
Godevo, godevo come un pazzo. Godevo come non avevo mai goduto. Godevo nel sentire il culo di Katia spingere sul mio cazzo, godevo al contatto con quelle quattro chiappe, con quei due culi, e persino il calore che emanavano mi faceva godere. E anche se mi vergognavo ad ammettere persino a me stesso, godevo anche nel sentire il contatto con il cazzo eretto del mio amico, e con le sue stesse palle gonfie, spiaccicate sulle mie. Mi facevano godere le tette di Katia che avevo in faccia, le mie mani che toccavano il suo culo, ma soprattutto la consapevolezza che in quel perverso gioco a quattro, non stavo godendo soltanto io, ma tutti, tutti e quattro.

Il primo a venire fu Lucio. Dal suo cazzo eretto, spiaccicato al mio, eruttò un fiotto di sperma, che ricadde inondando il suo e il mio di membro.
“Scusa amico…” sussurrò lui, con la voce soffocata dall’eccitazione.
“Di niente…”risposi io. Quella cosa, quel suo sperma caldo, più che infastidirmi mi aveva eccitato ancor di più.
Eruttai anch’io, e subito dopo tornò a sborrare pure lui. Sborravamo in continuazione, ma i nostri cazzi continuavano a rimanere eretti, e le nostre palle gonfie. Ci insozzavamo a vicenda, sporcando contemporaneamente i culetti delle ragazze, e tutto quel sperma eruttato andava a lubrificare la meccanica di quel nostro perverso gioco.
A un certo punto, le ragazze aumentarono la velocità e l’intensità di quel loro sbattersi e muoversi di culi. Ad un tratto, sopra di noi parevano due indemoniate. Con quei due loro sodi culetti sembravano volerci spiaccicare i nostri due cazzi, da tanto che ci stringevano nella calda morsa delle loro chiappe. E noi due, io e il mio amico, non facevamo altro che godere e sborrare, sborrare e godere.

Non ricordo più quanto durò il tutto. Il piacere ti fa perdere persino la condizione del tempo. Ricordo che ad un certo punto sentì un liquido caldo, colpire il mio uccello e iniziare a scorrere giù fino alle mie cosce, alle mie palle.
“Ma che stai facendo!?”gridò Katia all’amica.
“Scusatemi…”rispose Vanessa. “Ma quando sono eccitata di brutto non riesco a trattenere la pipì!”
“Falla!” gridai io.
“Che cosa!?” mi domandò lei.
“PISCIAAA!!!” gridò estasiato Lucio.
“Se lo fai tu lo faccio anch’io!!!” mormorò Katia a occhi chiusi.
“Okay…”le rispose Vanessa, e tre secondi dopo, due getti caldi iniziarono a colpire i nostri cazzi spiaccicati uno sull’altro.

Andammo avanti così. Con le due ragazze che continuavamo a masturbarci con i loro due culetti, e a inondarci con la loro urina, mentre io e Lucio non facevamo altro che godere e sborrare, sborrare e godere.
Andammo avanti così, fino alla fine, fino all’apice del piacere più intenso. Fino che le ragazze stesse, stremate da quell’originale perverso gioco a quattro non si abbandonarono esauste su noi stessi.
Quando mi sono rialzato in piedi mi sono avvicinato alla lavagna dove Katia aveva scritto quella formula, e con un sorriso divertito sulle labbra la tornai a rileggere.

[(CULO + CAZZO) + (CAZZO + CULO)]

C’era una cosa che Katia si era dimenticata di scrivere. Il risultato. Afferrai così il gessetto e lo scrissi io.

= GODIMENTO SICURO
Fine

Cari amiche e cari amici, spero che questa mia adolescenziale storia vi sia piaciuta.
Lasciate un commento, voi che di qui passate.
Come dico sempre io, la cosa più divertente nel postare racconti erotici, sia per chi scrive che per chi legge, è il scambiarsi reciprochi commenti dove tra amici sconosciuti (come lo siamo noi) ci si diverte a discutere sulle più proibite erotiche fantasie che noi tutti infondo abbiamo.

Un abbraccio, a presto.
BlueJack

MIA NIPOTE IN VENDITA (capitolo IV)

Mia nipote in vendita

Capitolo IV

Il venerdì, come da accordi presi Marcello si presenta a casa di Mena, al solito orario ovvero, alle11.00, portando in dono un chilo e mezzo di carne d’asino, da mangiare, un po’ cruda e un po’ cotta ed eventualmente improvvisare un giochino erotico un po’ particolare, fuori dalla normale routine.

Mena, poiché faceva molto caldo, per non scontentarlo, lo accolse in sottana ed intimo nero, calze autoreggenti , scarpe decolté tacco 12 ed infine una veletta nera in testa, in parole povere vestendo i panni di una vedova accaldata che aveva bisogno d’esser consolata.

Marcello: buongiorno tesoro! Come promesso, t’ho portato la carne d’asino, spero ti piaccia e, piaccia anche a Mariella.

Mena: oh grazie! Sicuramente le piacerà. Ti piace, come mi sono vestita, con la sottana, autoreggenti e veletta!?

Marcello: mmmm!! Molto arrapante, da vera vedova assatanata, desiderosa di ricevere, condoglianze un po’ particolari!

Mena: sciocchino! Io, sono una vedova, una vedova allegra, molto allegra!

Marcello: dai, forza gioia! Che, mi sta già venendo duro il cazzo.

Mena: mmm! Che porcellone! Aspetta, metto la carne in frigo e, diamo inizio alle nostre porcherie.

Marcello: non vuoi assaggiarla?

Mena:oh! Preferisco la tua, di carne! Comunque, assaggiamone un po’.

Marcello: si, assaggia una fettina e un po’ di salsiccia fatta a punta di coltello.

Mena: squisita! Bravo il macellaio.

Marcello: ti va di fare un giochino erotico strano, con la carne!?

Mena: che giochino?

Marcello: ora, ce ne portiamo un po’ in camera da letto; e, dopo esserti spogliata e stravaccata sul letto, cosce aperte come una balena, ti ficchi un po’ di salsiccia nella fregna e la fettina te la strusci sulle tette.

Mena: che gran porco, pervertito! Comunque, è molto intrigante; e tu, che faresti, ti faresti una sega, guardandomi!?

Marcello: no, io te la leccherò, ingoiando sbroda e salsiccia.

Mena: ok, ci sto! Ma, mi prometti che, mi aiuti?

Marcello: va bene, promesso, ti aiuto!

Mena: e io, ti giuro che sarò la tua zoccola, puttana, finché mi resterà da vivere!

Marcello: mi piaci, Menina, mi sei sempre piaciuta; fin da quando, t’ho vista per la prima volta in ospedale; e, per “attaccare bottoni”, ti ho offerto il cappuccino e il cornetto, sai io ho un debole per le donne mature e robuste, mi fanno impazzire!

Mena: lo so, lo so, porcellino! Me ne ero accorta sin dal primo momento, ti confesso che a me è sempre piaciuto fare l’amore con uomini più giovani; e, di conseguenza, anche tu mi sei piaciuto subito, mi hai ispirato fiducia dal primo istante che t’ho visto, notai che eri un ragazzo diverso dagli altri colleghi; che, stavano lì solo a spettegolare, facendomi passare per una capo troia e non per una caposala. Perciò, ti dissi subito di si.

Marcello: a proposito di colleghi; mi hanno raccontato che, da giovane, ti davi molto da fare, eri una gran pompinara, vero?

Mena: ahh! Non dar retta, sono chiacchiere di corsia, al massimo, avrò fatto qualche pompino, inginocchiandomi sotto la scrivania del direttore sanitario! Per disobbligarmi di qualche piccolo favore ricevuto; come del resto, faccio con te; ma, niente di più.

Intanto, erano già in camera da letto; e Mena, stava per iniziare il suo solito spogliarello preliminare di fronte allo specchio dell’armadio. Ma prima, pregò Marcello di sbaciucchiarla tutta e consolarla come una donna fresca, fresca di vedovanza.

Mena: oh! Ti prego, Marcello, ti supplico! Abbracciami forte, sbaciucchiami tutta, dalle guance fino alle tette! Poi, pian pianino, solleva la veletta; e ……. Saziami, saziami  di bacii!! Desidero essere consolata come si fa con una donna fresca, fresca di vedovanza! Mentre io, con la mano, ti sbottono i pantaloni e, inizio a maneggiare il tuo cazzo che, sento già divenuto duro, cotto al punto giusto, pronto ad entrare nella mia figa che sta già colando di sbroda! Siii!! Mmm!!!  Continua, continua a sbaciucchiarmi tutta!  Ohhhh!!! Dammi la tua lingua! Mmm!! Sii!! Leccami, leccami il collo, bagnalo con la tua saliva! Ahhhh!!! Succhiami, succhiami le orecchie, si, cosi! Prima il destro, poi il sinistro! Ahhhhhhhh!!!!!!!! Mi sono eccitata tuttaaaaaa!!!! Ahhhhhh!!! Siiii!!! Mmmm!!!!! Sono una peccatrice, zoccola, puttana, sgualdrina e latrinaaa!!!!!  Urlò a squarciagola.

Fatti questi preliminari un po’ strani, Marcello le ordinò di posizionarsi di fronte allo specchio; mentre lui, messosi dietro di lei, continuava a baciarle il collo e toccarle il culo, massaggiandole anche un po’ la schiena a direzione dell’osso sacro.

Marcello: ora, mettiti di fronte allo specchio, levati la sottana sculettando come una gran vacca, spalanca le cosce come una lurida e ficcati le dita nella figa; ohhh!! Sii!! Che spettacolo sublime!

Mena: oh! Si, tesoro; a me, piace spogliarmi! Tu continua a sbaciucchiarmi e consolarmi, accarezzami le spalle oh! Si, cosi! Massaggiami la  schiena ohhh!!  Si! A direzione dell’osso sacro! Ahhh!! Sii!! Che sollievo, sai farlo proprio bene, hai le mani d’oro.

Marcello: ora, distenditi sul lettone, fammi  prima vedere come, ti fai il ditalino;  poi, prendi la salsiccia, mettine un po’ in bocca, masticala per bene ed ingoiala,  il resto  ficcatela tutta nella fregna, lurida, bagascia! Che, arrivo io e ti lecco: “figa e mi mangio la salsiccia”, mentre tu, prendi la fettina e te la strusci sul corpo.

Mena: come desideri, gran porcellone! Adesso, sta a vedere cosa ti combina la tua Menina!

Marcello: sii!! Cosi, mi piacii!! Stravaccati  sul letto come una grande balena; e, masturbati, Menina, masturbati  come una zoccola, sei la mia  zoccola, la mia puttana! Ahhh!! Siii!! Mmmm!!!

Mena: guarda, guarda  porcellone, come mi sditalino! Ahhh!! Siii!! Ahhh!! Mmm!!!

Marcello: adesso, ficcati quella salsiccia nella fregna!  Mmm!! Da brava, tutta dentro, tutta dentro!

Mena: ahhh!!! Com’è freddaa!!  Mmm!! Sto godendo come una pazza!  Adesso, leccamela! Ti prego, leccamela, come Dio comanda!

Marcello: certo, grande puttanona, troiona, te la lecco forsennatamente come Dio comanda,  facendoti sbrodare come una lurida zoccola, facendoti sburrare pure l’anima!

Mena: ahhhhh!!! Siii!!! Continua, continua! Mangia pure la carne siii!!! Ahhhhh!!! Sto sburrando, sto sburrandooo!!!  Siii!!! Dammelo in bocca, lo voglio in bocca!

Marcello: certo, tesoro, ti finisco in bocca! Metti la fettina della carne sulle tette, ci metto sopra un po’ di sborra e, ti faccio assaggiare : “carne e sborra”!

Mena: si, si, assaggerò questa prelibatezza, carne alla sborra; ma, adesso dammelo in bocca; che, te lo succhio doverosamente come una serva farebbe col suo porco padrone!

Marcello: oh! Succhialo, succhialo come una puttana latrina! Si! Fino in gola! Pure i coglioni!  Ohhh!! Siii!! Meninaa!! Sborrooo!!! Si, sborro sulla carneeee!!

Mena: si, sborra sulla carne!

Marcello: sborrrr……!!!!!  Siii!!! Uhmmmmm!!!!!  Meninaaaaaaaaaa!!!!!!! Adesso, mangiatela, mangiatela, ohhh!! Ahhh!! Mm!!!

Mena, per la prima volta assaggiò la carne d’asino “cruda”, condita con la sborra di Marcello, trovandola molto saporita e, volle fare il bis.

Mena: sei stato bene con me, oggi? Ci siamo divertiti ed abbiamo fatto un sacco di porcherie.

Marcello: certo, sei stata fantastica, amore! Allora, quando iniziano i lavori a casa di tua figlia!?

Mena: la prossima settimana, dovremmo andare in banca per richiedere il prestito, tu sei disponibile?

Marcello: da lunedì, sto in ferie per  dieci giorni; quando vuoi, mi chiami.

Mena: ok! Ascolta, lunedì, viene a passare un periodo di vacanza da me, mia nipote Kimberly; e, “non credo, possiamo vederci”; comunque , ti chiamo qualche giorno prima per farti sapere, quando dobbiamo andare in banca.

Marcello: mm! Allora, festa grande! Paga tutto, nonna!

Mena: beh! Si, lei per me, stravede, abbiamo un ottimo rapporto; e poi …. L’accontento sempre.

Marcello: ma, le ricariche al cellulare, le faccio io!

Mena: e, io ricambio facendo la zoccola!

Marcello: a me, piacciono questi tipi di rapporto con le donne, se sono più di una, meglio ancora; la donna zoccola, mi piace molto.

Mena: ancora, non la finisci! Ma, vuoi rimanere proprio in mutande!

(Mena, continua ancora a far l’indiana, non dicendogli di Kimberly).

Fine IV capitolo

 

 

 

 

La sostituta

Quando la Signorina Cristina ci lasciò per andare in pensione, nell’ufficio regnava grande
commozione ed autentico rammarico, sarebbe stato difficile sostituirla e tutti noi ne avremmo presto
sentito la mancanza.
Ma tra i più giovani e meno esperti vi era anche la speranza che al suo posto arrivasse qualche
ragazza più carina e meno austera di lei a ravvivare l’ambiente.
Io conoscendo molto bene il nostro Boss, non cullavo certe illusioni, il signor Ringhetti è sempre
stato un uomo tutto d’un pezzo, tutto casa e lavoro e la ragazza che avrebbe sostituito Cristina
sarebbe stata solo più giovane, ma ugualmente austera ed asessuata.
Ed infatti quello che avevo previsto accadde puntualmente ed in ufficio giunse Katia una giovane
appena diplomata, 19 anni, decisamente alta, con un fisico imponente.
Katia si dimostrò subito degna erede di Cristina, efficiente, ma di poche parole, sobria se non
addirittura castigata nel vestire.
Mai un abito troppo aderente o una gonna che fosse al di sopra del ginocchio.
Ben presto anche la fantasia dei più giovani si spense e Katia s’integrò perfettamente nell’ufficio
senza destare alcun disturbo al ritmo regolare del lavoro.
Eppure vi era qualche cosa di strano in quella ragazza, qualche cosa di molto simile ad una
maschera, che nascondeva…… non sapevo nemmeno io dire che cosa, ma lo sentivo, lo intuivo.
All’inizio non feci molto caso a quella sensazione anzi cercai di scacciarla dalla mia mente ed
apparentemente ci riuscii.
Tra le mansioni che svolgo in ufficio, vi è anche quella di gestire la rete informatica ed un giorno
facendo delle normali analisi statistiche mi accorsi che negli ultimi tempi era cresciuto il numero
dei collegamenti ai siti erotici Internet.
Pensai subito che fosse stata la delusione per la sostituzione della signorina Cristina con Katia a
spingere i più giovani alla ricerca di uno sfogo che avevano sperato di trovare nella nuova assunta.
Sono sempre stato accondiscendente verso le evasioni dei giovani dell’ufficio a patto che il lavoro
non ne risenta, ma decisi comunque d’indagare con discrezione per individuare i responsabili dir
loro qualche parola paterna ed evitare che la situazione degenerasse.
Se la cosa fosse giunta alle orecchie di Ringhetti, le conseguenze per i malcapitati avrebbero potuto
essere pesanti…..
La legge impedisce controlli diretti, ma con un minimo d’esperienza, è comunque possibile
individuare con un ragionevole margine d’incertezza che utilizza i terminali per collegarsi ai siti
internet.
Occorre solo un poco di pazienza e di spirito d’osservazione. Incominciai subito ad indagare.
Due giorni dopo me ne stavo alla mia scrivania guardando incredulo il risultato delle mie indagini.
Nessuno dei ragazzi aveva minimamente mutato le proprie abitudini, vi erano collegamenti, ma
episodici, e comunque limitati per frequenza e durata, ma vi era un nuovo utente che usava molto
Internet e quasi sempre per collegarsi a siti erotici.
La mia incredulità era legata al fatto che quell’utente era Katia.
Vi doveva essere un’errore, dovevo svolgere ulteriori indagini, scoprire se qualcuno usava il suo
terminale in sua assenza.
Era l’unica spiegazione possibile.
Mi misi nuovamente all’opera, sorvegliando i collegamenti in rete e girovagando nell’ufficio con
aria indifferente quando si verificavano collegamenti a siti proibiti.
Ma dopo altri due giorni d’incredula osservazione, dovetti arrendermi, il segreto frequentatore di siti
erotici, era proprio lei, l’irreprensibile ed austera Katia.
Arrendermi all’evidenza e ritrovarmi eccitato fu praticamente la stessa cosa.
Allo stesso tempo mi ricordai di quell’iniziale insistita sensazione che aveva caratterizzato i primi
giorni dopo l’arrivo di Katia, ora sapevo che era vero,
Katia nascondeva qualche cosa, e la sua era veramente una maschera e la sua aria da signorina a
modo nascondeva un sangue bollente.
Per alcuni giorni rimasi inerte, senza sapere che cosa fare, ma limitandomi a spiarla nella speranza
che cambiasse atteggiamento, ma nulla accadde se non il crescere della mia eccitazione.
Continuando a spiarla, scoprii che aveva un recapito Email anonimo, ed presone uno anch’io
incominciai ad inviarle messaggi.
All’inizio cercai di trattenermi, di essere molto velato nei miei messaggi, ma le sue risposte furono
talmente eccitanti che ben presto mi ritrovai ad abbandonare ogni inibizione.
Le chiesi d’inviarmi una sua foto, e di nascosto la spiai mentre usava lo scanner dell’ufficio per
digitalizzarla ed inviarla.
Quando finalmente la vidi comparire sullo schermo del computer, stentai a riconoscerla, sembrava
un’altra donna, senza gli occhiali, con un vestitino aderente che metteva in risalto insospettabili
curve, una minigonna generosissima che lasciava quasi interamente scoperte le lunghe e ben tornite
gambe.
Continua ad insistere sino a che lei non m’inviò delle foto nude e poi mi spinsi ancora più in la e la
convinsi a riprendersi mentre si masturbava con gli oggetti più disparati.
Ormai Katia costellava i miei sogni, impazzivo per lei e non pensavo ad altro che a possederla.
Decisi che l’avrei ricattata e costretta a sottostare nella realtà a tutte le voglie sulle quali avevamo
fantasticato via Email.
Una sera la attesi al parcheggio, e quando lei giunse per prendere la sua macchina, scesi e mi parai
davanti a lei.
Katia ebbe un sussulto
“Mario, mi ha spaventata” disse ricomponendosi e riassumendo la maschera impassibile e distaccata
“Smettila di recitare Katia, so benissimo che fingi….” le dissi, e per un attimo Katia parve perdere il
controllo, ma si riprese e ribattè
“E` impazzito, non so di che cosa stia parlando…..” assumendo un’aria indignata.
“Davvero, vediamo se queste ti rinfrescheranno la memoria…..” sogghignai io, e le sciorinai davanti
agli occhi alcune delle sue foto più audaci. Katia sbiancò in volto
“Ma io…….. non capisco, …. come ha fatto” farfugliò continuando a fissare le foto
“Semplice, queste foto me le hai inviate tu, ho meglio le hai inviate a Roberto, che è la stessa
cosa……” le spiegai, continuando a sorridere maliziosamente.
Finalmente Katia sollevò gli occhi fissandomi inorridita
“Cosa vuole, cosa vuole da me …..” disse smarrita
“Voglio tutte le cose che mi hai promesso telematicamente, altrimenti……” dissi io iniziando a
riporre le foto.
Lei con un gesto disperato me le strappò di mano e sibilò
“Bastardo….” io non mi scomposi e continuai a sorridere
“Tienile pure io posso stamparne altre, e domattina Ringhetti potrebbe scoprire quanto si sia
sbagliato nel giudicarti la naturale erede di Cristina…..”
Katia abbassò gli occhi, incapace di fissarmi
“La prego, non lo faccia, farò tutto quello che vuole…..” disse con un filo di voce.
“Prendi la tua macchina e seguimi” le intimai e senza restare a controllare salii in macchina e
l’avviai.
Un quarto d’ora dopo fermavo la macchina davanti a casa mia e poco dopo anche Katia faceva lo
stesso.
Salimmo con l’ascensore, senza pronunciare parola, eravamo soli, ed io approfittai per baciarla e
palparle golosamente i seni grandi e sodi.
Lei rimase immobile come un pezzo di ghiaccio, ma non si sottrasse.
Entrati nell’appartamento, andai a sedermi sulla poltrona, mentre lei rimaneva in piedi
“Ora spogliati, voglio vedere quanto sei troia nella realtà” le dissi, e dopo un lungo e rassegnato
sospiro, Katia iniziò a spogliarsi, ed era ancora più bella che nelle foto.
Come facesse a nascondere quei seni prorompenti, o le natiche impertinenti sotto i vestiti da ufficio
non lo capirò mai, ma la donna di fronte a me era veramente stupenda.
La mia erezione divenne incontenibile quando realizzai che, seguendo quanto le avevo chiesto con
la mia ultima email, si era depilata il pube.
Freneticamente mi slacciai i pantaloni e ne estrassi il cazzo terribilmente eretto
“Ora vedremo se sei veramente la brava pompinara che dici di essere, vieni qui e succhiamelo” le
dissi, e Katia lentamente, si avvicinò ed inginocchiatasi tra le mie gambe, si chinò avvolgendo le
morbide labbra intorno alla mia cappella.
I suoi lunghi capelli lisci iniziarono a solleticarmi il ventre, mentre la sua testa iniziava a muoversi e
la sua lingua prendeva a vellicarmi l’asta. Continua a leggere La sostituta

Il dominatore (2° episodio)

Naturalmente mi sbagliavo e dovevano trascorrere ancora alcuni anni prima che potessi
comprendere pienamente come gestire quello straordinario potere. Ma alla fine imparai che non
esisteva alcuna possibilità di generalizzare, non esisteva alcuna regola fissa, ma che ogni persona
era diversa, ed ad ogni persona occorreva adattarsi, individuandone i punti deboli, per poterli poi
accuratamente sfruttare al momento opportuno.
A 24 anni ero ormai pronto, la fine della mia carriera scolastica mi aprì un nuovo affascinante
mondo. Iniziai a “Lavorare” nell’azienda di famiglia, e decisi che la mia vita sarebbe stata dedicata
allo studio delle persone, delle donne in particolare. Per tanto mi feci assegnare un incarico di
supervisore alla gestione del personale che mi portava continuamente in giro per il mondo,
trascorrendo periodi di tempo abbastanza lunghi nelle varie consociate.
Non avevo e non ho alcuna preferenza particolare in fatto di donne, mi piacciono tutte, e ciò è
perfettamente naturale in quanto ognuna di esse rappresenta non solo un piacere sessuale ma una
sfida con me stesso, quindi ciò che più mi attrae in una donna è la sua inaccessibilità.
Come dimenticare la mia prima esperienza con una sfida impossibile, l’ultimo anno
d’università ????. Lei si chiamava Giovanna, 45 anni ancora decisamente piacente. Era la direttrice
del dipartimento di scienza del comportamento.
Una sfida affascinante per me giovane temerario, bella, matura, intelligente. Sposata, con solida
posizione finanziaria, madre e moglie felice, apparentemente inattaccabile.
Inizia a frequentare assiduamente l’istituto studiandone le abitudini, cogliendo ogni occasione per
parlarle. Divenni uno di casa all’istituto, mi feci amico una delle segretarie, ed in breve divenni
molto più che un amico per lei, e la sfruttai per carpirle informazioni su Giovanna.
Sembrava assolutamente perfetta ed inattaccabile, allora con un’intuizione improvvisa cambia
tattica e incominciai ad indagare sulla famiglia. Il figlio non si prestava allo scopo, troppo giovane,
ma il marito appariva interessante. Cinquantenne di bell’aspetto, affermato medico con ambizioni
politiche, mi parve subito un possibile obiettivo. Concentrai tutte le mie attenzioni su di lui, e mi
avvalsi della collaborazione di un investigatore. Dopo un solo mese, la figura che appariva davanti
ai miei occhi era ben diversa da quella di partenza. Dopo 3 mesi ero assolutamente raggiante e
rimiravo le sue foto in compagnia della giovane amante.
Non mi lasciai prendere dall’euforia e continuai il mio lavoro meticoloso, attendendo con pazienza
l’arma decisiva. E l’arzillo ed arrapato professore non mi fece attendere troppo. Il mio informatore
scoprì che la giovane amante era in realtà solo una delle tante, quasi tutte infermiere degli ospedali
nei quali il professore lavorava, stesi la mia rete e poche settimane dopo il professore era in
trappola.
Poche foto rubate in uno degli sgabuzzini dell’ospedale, ma inequivocabili, una giovane biondina
amorevolmente inginocchiata ai piedi dell’augusto professore, intenta a succhiare amorevolmente il
suo più che rispettabile uccello, o appoggiata al muro con le gambe avvinghiate alla vita dell’uomo.
Ancora non mi accontentai, chiesi al mio informatore più informazioni, gli dissi di concentrarsi
sulla lista delle amanti del professore e di controllarne stipendi carriera, ogni cosa.
Sei mesi dopo l’inizio della mia offensiva ero pienamente soddisfatto, avevo sottomano un dossier
molto ricco, l’elenco completo delle amanti del professore, foto compromettenti ed uno studio
comparative tra le carriere e gli stipendi delle stesse e quelli delle altre infermiere. Ero pronto al
passo finale. Mi preparai accuratamente e mi presentai nell’ufficio di Giovanna “Ciao Claudio,
cercavi me ?” disse lei quando mi vide, con il suo sorriso cordiale.
Io rimasi molto serio “Avrei bisogno di parlarle in privato signora Giovanna” le dissi “Adesso non
posso, potremmo fare più tardi” rispose lei senza curarsi molto di me “Veramente no, è una
questione molto importante e delicata, soprattutto per lei ” calcai la mano, “ma anche molto
urgente” conclusi. Lei smise di sorridere “Non capisco, comunque in questo momento non posso
proprio” rispose infastidita “Debbo insistere, per il suo stesso interesse” insistetti e lei a questo
punto cedette.
“Va bene entra e chiudi la porta” disse e io lo feci “Spero sia veramente importante, farò tardi ad
una riunione importante” disse, io mi ero accomodato sulla poltrona davanti alla sua scrivania
“Allora di che cosa si tratta” mi incalzò spazientita “Io ho un amico giornalista, un giovane di
grande volontà, di recente ha condotto un’inchiesta sul funzionamento degli ospedali Italiani e
proprio ieri me ne ha mostrato i risultati” dissi interrompendomi.
Lei attese qualche istante che riprendessi, poi impaziente intervenne “Che cosa centro io con tutto
questo” disse guardando l’orologio. “Suo marito non è il prof. Lamberti ?” dissi e la vidi trasalire “Il
professor Lamberti primario del San Patrizio ed assessore alla sanità del comune ?” domandai io
con fare sicuro “Certo e con ciò ?” domandò lei, “Il mio amico ora lo conosce probabilmente molto
meglio di lei” dissi e senza attendere la sua risposta, presi dalla borsa il dossier e lo appoggiai sulla
scrivania davanti alle sue mani.
Lei si sforzò di mantenere un atteggiamento compassato “Che cosa ti fa pensare che sia interessata a
questa roba ?” disse io scossi il capo “Non penso che lei sia interessata, ma sono convinto che lei
farebbe meglio ad esserlo, quel dossier può portare un sacco di problemi per lei e suo marito”
risposi con calma, lei mi guardò confusa, poi con le mani che tremavano impercettibilmente, aprì il
dossier.
Per i successivi 5 minuti, non staccò gli occhi dai fogli che lentamente sfogliava. Avevo
opportunamente impaginato il dossier, nella prima parte le considerazioni generiche, rubate
all’interno dell’ospedale, le voci di corridoio. Poi le foto del marito di lei con l’amichetta, e i dati
della ragazza. Poi il lungo elenco delle altre amanti del professore e l’analisi comparativa di carriere
e stipendi, infine a completare il dossier le foto dell’incontro nello sgabuzzino dell’ospedale.
Mentre leggeva il suo viso era lo specchio delle emozioni che provava, ed io potevo leggere il suo
volto come se stessi leggendo i fogli stessi. Quando giunse alle foto finali, chiuse di scatto il dossier
con un gemito soffocato. Era smarrita,. confusa, arrabbiata, si guardava intorno senza sapere che
cosa fare.
“Venga, sarà meglio proseguire altrove, lei è troppo sconvolta” le dissi premuroso, ritirai il dossier e
la aiutai ad infilarsi la giacca, e la condussi fuori dall’ufficio. “Dove mi stai portando ?” domandò,
“In un posto più tranquillo, conosce il bar dall’altra parte della piazza, a questora è abbastanza
tranquillo” “No, potremmo incontrare gente che conosco, o dio dove possiamo andare” gemette lei
“Se vuole, il mio appartamento non dista molto da qui” buttai li io e lei subito accettò “Si andrà
benissimo” disse.
Pochi minuti dopo eravamo nel mio appartamento, la feci accomodare e le diedi qualche cosa di
forte da bere “E` tremendo, tremendo, la mia vita sarà distrutta per colpa di quel porco” disse
mentre sorseggiava il liquore, la lasciai sfogare. Lei continuava a pensare ad alta voce “Che cosa
posso fare cosa posso fare” diceva affranta, poi si riscosse ricordandosi della mia presenza
“Claudio, il tuo amico è proprio intenzionato a pubblicare la ricerca ?” domandò ed io annuì “Non
esiste un modo per convincerlo a non farlo, possiamo pagare, pagare bene” disse Giovanna
disperata “Non fornisca al mio amico altri elementi a supporto della sua ricerca, credo ne abbia già
a sufficienza “Già, hai ragione, ma deve essere possibile fare qualche cosa, non è possibile che la
mia vita e quella di mio figlio vengano spazzate via così” gemette disperata “Forse qualche cosa si
può fare ” dissi io e lei immediatamente reagì.
“Cosa hai detto, si può fare qualche cosa” domandò lei ansiosa “Dimmi ti prego spiegami “Si forse
qualche cosa si può fare, o meglio, posso fare qualche cosa”, dissi con calma “Che cosa per carità
dimmi tutto”. “Il mio amico ha con me un grosso debito, infatti come vedi sono riuscito a farmi dare
copia del dossier, io posso impedirgli di pubblicarlo” dissi con calma, lei parve dapprima sollevata,
poi divenne improvvisamente seria “Tu puoi impedire la pubblicazione di questa roba, ma non l’hai
fatto, allora dimmi che cosa vuoi tu per non pubblicare il dossier” disse dura.
Era veramente intelligente, non vi era ombra di dubbio, di li a pochi minuti avrei saputo se i miei
calcoli erano esatti “Non denaro, stai tranquilla, io ne ho sin troppo. Ma tu sei una donna splendida,
intelligente bella, inaccessibile, ed a me le cose inaccessibili piacciono, piacciono moltissimo.” Feci
una pausa, lei restò immobile “Adesso io mi alzerò e me ne andrò in camera se non vuoi veder
pubblicata quell’inchiesta, spogliati e raggiungimi di la, altrimenti conosci la strada” dissi e mi alzai
sorridendole “Bastardo” sibilò lei io annuì “Questo è certo, come è certo che tu verrai di la, e ti
comporterai come la più perfetta delle puttane, e farai di tutto perché la cosa mi piaccia, dal
momento che da questo dipende la tua vita futura” le dissi gelido, e senza attendere risposta mi
allontanai iniziando a spogliarmi.
Entrai in camera lasciando la porta aperta, accesi la luce e mi spogliai lentamente e mi stesi nudo
sul letto. Ero eccitato, tremendamente eccitato, e non rimasi deluso. Passarono alcuni minuti in cui
lei rimase in assoluto silenzio, poi incominciai a sentire l’eccitante rumore dei vestiti che lei si stava
togliendo e poco dopo lei comparve sulla porta nuda, con le braccia tentava di coprirsi pudicamente.
‘Spegni la luce per favore” disse umilmente “No, voglio vedere tutto, anzi smetti di coprirti” le dissi
autoritario, e lei con rassegnazione tolse la braccia mostrandosi a me.
Era bella, veramente bella, snella, ma con seni pieni ed ancora sodi per i suoi 45 anni, le feci cenno
di raggiungermi, e lei obbedì inginocchiandosi sul letto al mio fianco. Le mie mani presero a
scorrere sul suo corpo, mentre lei si irrigidiva “Rilassati e vedrai sarà meglio di quanto immagini” le
dissi, mentre la mia mano le accarezzava le sode chiappe. Si rilassò, ma s’irrigidì quando le presi
una mano e la portai al cazzo eccitato.
“Coraggio, sembri una ragazzina alle prime armi, una signora come te, deve saper fare molto
meglio” le dissi, e lei si riscosse, le sue carezze diventarono più piacevoli, la accarezzai tra le gambe
e risalii verso il pube, questa volta cnon s’irrigidii nemmeno quando presi ad accarezzarle il
clitoride. La mano scorreva esperta lungo la mia asta, le sue dita solleticavano piacevolmente il
glande eccitato.
“Hai una mano deliziosa Giovanna, ma sono convinto che la tua bocca sarà ancora meglio” dissi.
Lei rassegnata si chinò e le sue labbra raggiunsero il glande. Le dischiuse e lasciò timidamente
affondare il glande nella sua bocca iniziando a leccarlo con la lingua, poi la sua testa iniziò a
muoversi avanti ed indietro “Se lo succhi così capisco perché tuo marito si fa spompinare negli
sgabuzzini. Dovresti guardare quelle foto per imparare, quella ragazza ci sa davvero fare con il
cazzo” le dissi malignamente, lei s’irrigidii ma non smise di succhiare, anzi dopo pochi istanti, la
sua lingua divenne più veloce, la testa accentuò i movimenti ed il mio cazzo incominciò ad
affondare sempre più nella sua bocca. Continua a leggere Il dominatore (2° episodio)

Elena, quella troia di mia moglie in calore (1° episodio)

Mia moglie Elena si eccita solamente se viene guardata da altri uomini nelle parti intime.
Per questo motivo usa solo gonne sempre cortissime e la sua biancheria è composta solamente da
perizomi minuscoli e trasparenti (non trovandoli facilmente sul mercato se li costruisce con del
pizzo).
Usa solo reggicalze che costantemente escono dalla gonna ogni volta che si inchina o si siede, non
porta reggiseno e le sue tette non grandi ma ben formate escono sempre da scollature o camice
trasparenti.
Ogni volta che ci muoviamo in macchina si masturba alzandosi la gonna e togliendosi la camicia in
modo che i passanti le guardino le tette ed i camionisti, da più in alto, la figa sempre depilata ed
umida.
E’ specialista in pompini ne avrà fatti più di 10.000 è gli piace guardare film o foto porno e mentre
mi succhia l’uccello si sditalina freneticamente.
Quando si reca a comprare cassette pornografiche esce di casa completamente nuda (solo con
reggicalze e tacchi a spillo) coperta solo da una piccola giacchetta, percorre a piedi tutto il tragitto
inchinandosi ogni tanto a raccogliere qualcosa, arriva al negozio dove il prorietario un lurido
grassone non la fa mai pagare.
Dopo alcuni mesi ho capito perchè.
Mi sono appostato fuori dalla porta e ho visto mia moglie Elena che si toglieva la giacca davanti a
tutti, rimaneva nuda, il grassone cominciava a toccarli le tette e la figa mentre gli altri uomini si
liberavano l’uccello dai pantaloni. In un batter d’occhio mia moglie stava spompinando il
proprietario e nello stesso momento uno la inculava violentemente mentre un altro la pistonava con
foga in vagina. quando il grassone le sborrò in bocca subito un altro prese il suo posto e così via nel
culo nella vagina ed in bocca per mezz’ora. Continua a leggere Elena, quella troia di mia moglie in calore (1° episodio)

MIA NIPOTE IN VENDITA(capitolo III)

Mia nipote in vendita

Capitolo III

Passa qualche giorno; e, dopo aver riflettuto abbastanza, Franca telefona a Mena per dargli la risposta, risposta aimè negativa.

Franca: pronto, Mena? Ciao, sono Franca.

Mena. Oh! Franca carissima. Allora, qual è la tua decisione?

Franca: ascolta, purtroppo la mia decisione è negativa; perché, dopo aver abbastanza riflettuto, sono giunta alla determinazione che, questa cosa non fa per me. Sai, essendo profondamente cattolica ed avendo giurato fedeltà eterna a mio marito sul letto di morte,  non mi sento portata per  fare questo genere di cose, passerei per una spergiura e, nello stesso tempo,  anche per una “sgualdrina”.

Mena: ohh! Quanti problemi ti fai! Si tratta solo di un oretta, di un incontro  una tantum! E poi, non è che devi fare molto;  può darsi che, appena, inizi a spogliarti, lui sborri in un battibaleno. Ed infine, ti guadagneresti il centone!

Franca: no, Mena, no. Accettando il regalino, mi sentirei mercificata, passerei per prostituta, ti ringrazio per aver pensato a me; ma, non posso accettare.

Mena: ahh! Che bigotta, bizzoca, anche la Maddalena era una prostituta! Poi si convertì.

Dopo aver riagganciato con Franca, squilla di nuovo il cellulare, era Kimberly che, gli chiedeva se poteva andare al paese a passare una settimana di vacanza in sua compagnia.

Kimberly: ciao, nonna, sono Kim! Volevo chiederti se la prossima settimana, posso venire al paese a passare un periodo di relax in tua compagnia.

Mena: ciao, bella di nonna! Certo che puoi; vieni da sola o, col tuo fidanzato?

Kim: no, da sola! Perché, il mio fidanzato è andato in vacanza con i suoi genitori in quel di Gallipoli.

Mena: ah, benissimo! Allora, dormi con me; e, per darti il benvenuto, ti preparo una bella focaccia barese che, a te piace tanto!

Kim: Uhnmm! Wow! “Buena”! Ascolta, nonna, potrei chiederti un piccolo piacerino!?

Mena: dimmi, gioia! Sai che nonna Mena , è sempre pronta a soddisfare tutti i tuoi “capricci,” anche  di nascosto dai tuoi genitori.(rispose in maniera maliziosa).

Kim: ascolta, avrei bisogno di un bel braccialetto con perle colorate “di bigiotteria”, sai che a me piacciono molto! Ed anche dei soldi per pagare la retta della palestra; sai, questo mese, mamma e papà, hanno avuto molte spese e, non hanno potuto pagarla.

Mena: d’accordo per il braccialetto! E dimmi, a quanto ammonta la retta?

Kim:  beh! A circa duecento euro, dai ti prego nonna Mena! altrimenti, non posso partecipare alla gara nazionale di judo che si terrà a Roma il prossimo settembre, ti prometto che ti ci porto assieme!

Mena: ascolta tesoro, io al momento non dispongo di quella cifra; però, potresti guadagnartela, facendo un piccolo lavoretto per me ed indirettamente anche per tua madre e tuo padre che come sai, devono ristrutturare casa ed hanno bisogno del prestito personale che richiederò alla banca, per il quale ci vuole l’avallo di un garante. Però, mi devi promettere che, rimarrà un segreto fra noi due, nessuno deve e dovrà mai venirlo a sapere, ne tantomeno mamma e papà, altrimenti finiamo male entrambe.

Kim: d’accordo nonna! Sarò una tomba, ti giuro che rimarrà un segreto fra noi due. Dimmi, che lavoretto dovrei fare?

Mena: stammi bene a sentire, cocca di nonna; tu, ti ricordi di quel mio ex collega che ogni tanto, mi chiama al cellulare, per sapere come sto?

Kim: chi, Marcello?

Mena: esatto. Devi sapere che con lui, ho una relazione saltuaria fin da quando viveva la buonanima di tuo nonno.

Kim:  eh, eh, eh! Birichina la nonna! Ogni tanto, un piccolo cornino ce lo mettevi al nonno. Perché, ti piace, è un bel ragazzo? Una volta l’ho sentito al telefono ed ha una bella voce.

Mena: beh! Si, mi piace e, mi è sempre piaciuto; poi lui, mi ha risolto parecchi problemi, sia di ordine burocratico, sia di ordine economico; essendo anche sindacalista. Quelle ricariche a sorpresa che arrivano sul tuo cellulare ed anche su quello di tua madre, me le fa lui; in cambio di qualche ora lieta, tu mi capisci.

Kim: ho capito! E lui, che c’entra col prestito?

Mena:  beh, gli ho chiesto di farmi da garante ed ha subito accettato, sai di quei favori bisogna, in un certo qual modo disobbligarsi; e, gli ho promesso un qualcosa di diverso dal solito rapporto sessuale che, abbiamo saltuariamente.

Kim: e cosi, hai pensato di coinvolgere me.

Mena:  in verità, non ho pensato subito a te, ho cercato di coinvolgere una mia amica, anch’essa vedova; ma lei, ha rifiutato perché molto bigotta. E cosi, ho pensato a te; perché, ogni qualvolta vengo a casa tua a passare il week end, sento provenire dalla tua cameretta, dei forti gemiti di piacere; e, di conseguenza, immagino, ti stia sgrillettando come una zoccoletta! E cosi, anch’io apro le cosce e mi smanetto la figa come una dannata, ovviamente pensando a Marcello; ed anche perché, fra noi due c’è una certa complicità.

Kim:beh! Si, nonna ogni tanto, mi masturbo; ma, ti confesso che, sono ancora vergine, col mio ragazzo non ho fatto ancora niente, al massimo un po’ di petting, pomiciata e un “succhiotto”! il rapporto completo e.. “la deflorazione”, solo dopo il matrimonio.

Mena: con lui, non dovrai avere rapporto completo, al massimo uno spogliarello, ti fai dare una leccata alla fighetta e, tutt’al più gli fai un pompino; ovviamente io,  sarò presente, vi guarderò e mi masturberò.

Kim: d’accordo nonna, per te, questo ed altro! L’importante è che non si arrivi al rapporto completo, altrimenti, cosa gli racconto al mio ragazzo?

Mena: non preoccuparti, lascia fare me, io lo conosco bene e, puoi star tranquilla!

Kim: va bene,  nonna; allora, ci vediamo lunedì!?

Mena: d’accordo, tesoro, bacio e, mi raccomando, acqua in bocca.

Kim: tranquilla, [email protected]@@@@!!!

Mena, si fa chiamare da Marcello; ma, non gli dice nulla di Kim “vuole fargli una sorpresa”, anzi lo sgrida nuovamente.

Marcello: ciao, cosa c’è!? Ti prode la figa, vuoi farti un ditalino telefonico!?

Mena: no, no nulla di tutto ciò! Senti un po’, cocco di mamma, cos’hai deciso, mi fai da garante?

Marcello: si, si, si può fare; purché, non mi ritrovi rate insolute da pagare, altrimenti, cosa gli racconto a mia moglie? Tu, piuttosto, hai trovato qualche vedova in calore?

Mena: delle rate, non devi preoccuparti, farò l’addebito sul conto corrente; il garante, è giusto una formalità, per quanto riguarda la vedova, ho chiesto a quella mia amica, Franca e, purtroppo non ne vuol sapere, si vergogna ed è anche bigotta; temo che, dovrai  accontentarti della mia fregna e di quelle di mia figlia e mia nipote, queste ultime  col pensiero, però.

Marcello: cazzarola! E, non gli potevi offrirle qualcosa a quella vedova?

Mena: già fatto, gli ho offerto cento euro ma … niente da fare, è tosta!

Marcello: accidenti! E, ora, come facciamo!?

Mena, con sarcasmo e ironia: “come facevano gli uomini antichi, si mangiavano prima il suolo e poi la mollica”!

Marcello: dai, zoccolona, convinci Mariella e Kim, ti prometto che, oltre al garante, ti faccio un bel regalo!

Mena: oh, allora, sei una testa di rapaa!! Ti ho già detto un sacco di volte che, quelle due, non si toccano; tu, ti venderesti tua figlia?

Marcello: no, no!

Mena: e neanch’io!  Quindi se ti conviene, gioca con me; altrimenti, trovati qualcun’altra, disposta a dividerti con sua figlia, sua nipote! Cosi, ti riduce con le pezze al culo!

Marcello: ok, ok! Accetto il tuo consiglio. Ma, adesso, mi sta venendo il cazzo duro, dove sei?

Mena. sono a casa, spaparanzata sul divano, con la mano dentro il pigiama  e, mi sto già stuzzicando la figa! Tu, dove sei, alla cabina telefonica? Vuoi fare una ricarichetta a Kim?

Marcello: si, sono in cabina, quasi, quasi, mi sparo una sega mettendo la mano in tasca.

Mena: mmm!! Scommetto che, stai pensando a Kim!

Marcello: si! Ho voglia di leccarla tutta, dalle tette alla fighetta!

Mena: mm!! Che porcello! Sai che, adesso s’è fatta più robusta, quella zoccoletta!? Uhmm! Ha certe coscione e un culo da sballo; se la vedi, sborri in men che  non si dica!

Marcello: e infatti, sto sborrando, mi sto sporcando tutte le mutande, ahhh!! Siii!! Kimberly!

Mena: apposto!? Ora, quando ci vediamo?

Marcello: mah, potremmo vederci venerdì mattina, ho il turno di pomeriggio.

Mena: d’accordo! Allora, t’aspetto a casa,  al solito orario, portami una bella cosa!

Marcello: che, vuoi di bello!

Mena. vorrei assaggiare un po’ di carne d’asino cruda, fatta un po’ a fettine e, un po’ a salsiccia, portamene un chilo; cosi, la faccio assaggiare anche a Mariella.

Marcello: ok! E tu, come ti fai trovare?

Mena: tu, come mi desidereresti?

Marcello: vestita tutta di nero, come quelle vedove “siciliane” da consolare.

Mena. ok, accontentato! Mi faccio trovare come una triste vedova che, ha bisogno d’esser consolata e …  “lisciata il pelo”.

Marcello: mmm!! Adesso, mi fai arrivare di nuovo! D’accordo ora, ti do la buona notte!

Mena: bacio a te e, notte!

Fine terzo capitolo

Vacanza a sharm

Estate 2012, vado in vacanza con mia moglie a sharm El sheikh, decidiamo di andare a mangiare in un ristorante italiano e ci fanno accomodare in un’angolo molto tranquillo del ristorante,cominciamo la cena con frutti di mare e spumante, dopo la seconda bottiglia e l’effetto afrodisiaco dei frutti di mare, comincio a fare cattivi pensieri contemplando il décolleté di mia moglie,una quarta molto piena, senza reggiseno, il cazzo comincia a gonfiarsi e a quel punto metto la mano tra le cosce di mia moglie che accetta di buon grado, allargandole al primo sfiorarle, salgo su e mi accorgo che la troia non ha messo le mutande, praticamente era coperta da un leggerissimo abito nero e così mi eccito ancor di più, la sento già bagnata fradicia che con molta facilta il dito medio gli scivola dentro, mi guarda arrapata e si morde le labbra, quasi a dirmi voglio il cazzo, nel frattempo non ci eravamo accorti che un cameriere egiziano aveva visto le nostre movenze, al che mia moglie mi blocca la mano e mi fa segno che il cameriere si è accorto della situazione. Ci ricomponiamo, aspettiamo che il cazzo mi ritorni moscio e andiamo via. Arrivati nel villaggio, saliamo in camera chiudo la porta, mi giro e vedo mia moglie che si piega a 90 gradi, si alza il vestito e mi dice “ora voglio essere scopata come una troia” A queste parole il cazzo mi diventa come il marmo, gli schiaffeggio il culo e mi ci infilo con tutta la lingua, il sapore di fradicio mi cola dai lati della bocca, comincio a infilzarla con le dita e la troia lancia un grido che testimonia l’arrivo del suo primo orgasmo, a quel punto mi spinge spalle alla finestra con l’intento di prenderlo in bocca, e fu in quel momento che decisi di volermela chiavare fuori al balconcino, all’inizio fece un po’ di resistenza ma quando mi accomodai sulla poltroncina in vimini col cazzo in tiro lei non resistette e comincio a ingoiare tutto il palo di carne e nervi, dopo un cinque minuti di pompa, la alzo per sederla sull’asta e di colpo si accorge che il cameriere del ristorante e proprio sotto il balconcino che si sta menando, alla vista dell’uomo mia moglie si ritira giù ma mentre fa capolino lascia cadere l’occhio su un palo di 23 centimetri e a quel punto mi sussurra nell’orecchio ” mamma mia ma hai visto che cazzo che ha?” E io a quelle parole non resisto e gli rispondo” ti piace eh? Puttana! ” E lei di rimando mi fa “voglio che mi scopi mentre lui ci guarda e si masturba” a quel punto mi zittii, la misi a pecora con il volto rivolto all’uomo e cominciai a stantuffarla, la troia godeva talmente tanto che gli orgasmi si susseguivano, si contorceva come una cagnetta posseduta da un asino, e mentre la scopavo continuava a fissare l’uomo che armeggiava il suo grosso cazzo con movimenti lenti ma lunghi e questo faceva si che la grossa rosea cappella venisse fuori come un largo fungo, e più la torace fuori è la zoccola più si eccitava, gli tolsi il cazzo dalla fica e indirizzai il mio cazzo sul buco del culo, ma era talmente facile penetrarla che dopo un dieci minuti di dentro e fuori il cazzo entrava come se stessi scopandole la fica, e a quel punto non potetti resistere alla voglia di svuotarmi,la girai verso di me e mentre lei fissava l’uomo gli versai tutto il mio nettare tra faccia e tette, restammo così per un paio di minuti, ma non perché eravamo stremati ma solo perché la troia mi disse “aspetta voglio vederlo sborrare” e dopo poco l’uomo a mo’ di idrante innaffio i cespugli vicini con quattro getti potentissimi e un paio di colate lente. A quel punto rientrammo e mia moglie mi disse “ringrazia che domani si ritorna in Italia, altrimenti non lo lasciavo più giù!” Fu la prima volta che mia moglie si eccitava alla vista di un terzo personaggio.

In palestra

Finalmente mi ero deciso a iscrivermi in palestra!

Dopo vani tentativi di andare a correre la mattina presto o la sera al ritorno dall’ufficio, tentativi sempre naufragati dopo un paio di giorni, avevo deciso di andare in palestra durante le due ore di spacco che avevo al lavoro. Trovai una palestra vicino al mio ufficio ed il primo settembre cominciai a frequentare. A quell’ora la palestra era praticamente deserta, infatti oltre a me c’erano solo tre culone inchiavabili tipo la Merkel e un  ragazzo di colore che faceva da inserviente al proprietario-istruttore. Avevo tutti gli attrezzi a disposizione ma la voglia non era troppa per cui passavo la maggior parte del tempo sul tapis roulant o alla cyclette. Le tre vegliarde fingevano di  impegnarsi ma in realtà pensavano più a chiacchierare che a fare gli esercizi. L’unico che si impegnava a fondo era Patrick, l’inserviente che, dopo il turno del mattino, ripuliva e metteva  a posto gli attrezzi e poi si metteva anche lui a fare esercizi insieme a noi. Verso le due finalmente smettevo la tortura e andavo nello spogliatoio a fare la doccia per poi tornare al lavoro. Nel primo mese di frequenza scambiai poche parole con gli altri, mi limitavo a fare i miei esercizi da solo senza fare conversazione. Poi col passare del tempo, forse con l’esempio del ragazzo che veramente si impegnava, presi a fare gli esercizi insieme a lui e devo dire che cominciavo anche a vedere qualche (modesto) risultato in termini di tono muscolare. Un giorno, avevo appena terminato la sessione, mi recai nello spogliatoio e vi trovai Patrick che si apprestava a fare la doccia. Mi spogliai e mi infilai sotto il getto dell’acqua calda. La stessa cosa fece il ragazzo e per poco non mi venne un colpo: aveva un cazzo enorme. Ovviamente era in fase di riposo ma già così era lungo il doppio del mio! Non che io sia un buon termine di paragone ma quello era veramente lungo. Patrick si accorse che lo fissavo con un’espressione di sgomento e si mise a ridere. Uscimmo entrambi dalla doccia e cominciammo ad asciugarci con gli asciugamani. Appena lui ebbe finito rimase di nuovo nudo ed io non potei evitare di guardargli ancora l’uccello cercando di immaginare come  sarebbe stato in erezione. Non potei fare a meno di commentare “Con quell’attrezzo che ti ritrovi sarai l’idolo delle ragazze!” “Non posso dire di no – rispose – ma a volte mi imbarazza perché ogni volta che mi spoglio tutti hanno la tua reazione, rimangono a bocca aperta. Spesso evito di fare la doccia con gli altri perché mi scoccia che mi guardino. Con le ragazze però effettivamente me la spasso.” Finimmo di rivestirci e tornai al lavoro. La volta successiva però,  quando mi recai a fare la doccia Patrick mi seguì e cominciò a spogliarsi anche lui. “Ma non hai detto che ti imbarazzava fare la doccia con gli altri?” Mi sorrise e rispose “Non fraintendere è solo un caso, devo andare via anche io”. Fui costretto di nuovo all’umiliazione del confronto. Il mio mi sembrava addirittura più piccolo del solito! Continuavo a fissare il cazzo del ragazzo e mi sorpresi di nuovo a desiderare di vedere quel palo eretto. “Se così è il doppio del mio, quando sei eccitato cosa sarà? – gli dissi – Tu sei una causa di depressione per gli altri uomini.” Sorrise divertito mostrando i suoi denti bianchissimi. “Qualche volta te lo faccio vedere, se prometti di non deprimerti troppo.” Terminai di rivestirmi e ritornai in ufficio. La sera a casa raccontai a mia moglie del ragazzo e del suo uccello notevole e lei, come immaginavo, espresse tutto il suo entusiasmo e la voglia di vederlo da vicino. “Per ora ti devi accontentare di questo” le dissi abbassandomi i pantaloni e ficcandole il mio cazzo in bocca. “Cercherò di farmelo bastare” rispose. Prese a succhiarmelo con piacere, come aveva sempre fatto, ma ben presto mi fece capire che voleva essere scopata per bene. Non ebbi difficoltà ad accontentarla, la feci mettere appoggiata al divano del salone e la scopai da dietro venendole sul capace culo. Appena finimmo mi disse: “E allora quando me lo porti a vedere?” “Presto” risposi. Le volte successive in palestra non ebbi l’occasione di incontrare il ragazzo negli spogliatoi finché un giorno l’istruttore a metà lezione ebbe una telefonata e dovette andare via lasciandoci soli visto che le tre befane quel giorno non erano venute. Finii di fare gli esercizi della scheda e mi avviai verso lo spogliatoio. “Aspetta” mi disse Patrick “Voglio farti vedere una cosa.” Dopo aver chiuso a chiave la porta della palestra mi raggiunse e cominciò a spogliarsi. Appena fu completamente nudo prese il suo smartphone e cominciò ad armeggiare con lo schermo. “Ho bisogno di un piccolo aiuto” disse. In un primo momento non capii, poi vidi che con una mano teneva il telefonino e con l’altra si toccava l’uccello mentre teneva gli occhi incollati allo schermo. Mi avvicinai e vidi che stava guardando un film porno sul telefonino. Ecco l’aiuto di cui parlava! Devo dire che lo stratagemma aveva funzionato benissimo. Il suo cazzo nero si ergeva in tutto il suo splendore. Quasi trenta centimetri di carne turgida sfidava la forza di gravità puntando al cielo. “Posso toccarlo?” gli chiesi. Mi guardo con un’espressione incerta. “Non fraintendere – gli dissi – non sono omosessuale, anzi sono sposato con figli e questa e la prima volta che tocco il cazzo di un altro uomo, se si escludono le seghe fatte in compagnia dei miei amici quando avevo 13 anni.” “Fa pure” rispose. Afferrai l’uccello con la mano destra: era duro come il marmo ma caldo e pulsante. Restai qualche secondo immobile indeciso se lasciarlo o continuare a tenerlo stretto. Decisi di assecondare il mio istinto che mi diceva di non mollarlo. Fissai Patrick negli occhi e non lessi espressioni di fastidio o sgomento, forse non era la prima volta che gli capitava. Non so se consapevolmente iniziai a muovere la mano lentamente. Il ragazzo chiuse gli occhi e inarcò le reni sporgendosi in avanti. Continuai a masturbarlo aumentando il ritmo mentre con l’altra mano gli presi i testicoli, stringendoli leggermente. Continuai a muovere la mano alternando colpi veloci a colpi più lenti. Finalmente Patrick emise un gemito e venne inondando il pavimento di sperma caldo. Non dicemmo nulla mentre ci  rivestivamo, poi ci salutammo e andai al lavoro. La sera a casa raccontai tutto a mia moglie e, come al solito, dovetti spegnere con il mio cazzo l’eccitazione che le avevo provocato. “Voglio vederlo anche io – ribadì – trova il modo di portarlo qui.”  Due giorni dopo ero di nuovo in palestra e appena lo vidi subito mi venne un’idea per portarlo da mia moglie. “Senti Patrick – gli dissi – volevo chiederti se ti andava di farti fare qualche foto, sai ho l’hobby della fotografia ed un amico mi ha chiesto  se gli faccio delle foto per il catalogo della sua fabbrica di intimo. Tu hai “l’attrezzatura” giusta per riempire i boxer da uomo.  Ti porto via solo un paio di ore sabato mattina e guadagni pure qualcosa. Che ne dici?” Accettò volentieri e così ci demmo appuntamento per il sabato successivo a casa mia. Arrivò puntuale e lo introdussi subito nel piccolo studio fotografico che avevo allestito nel garage di casa mia. “Questa è mia moglie e poserà per l’intimo femminile insieme a te” Diedi a Patrick una serie di boxer da indossare e lo accompagnai in una stanzetta a fianco dove avrebbe potuto spogliarsi e indossarli. Mia moglie era già pronta con un completo perizoma e reggiseno pushup che indossava sotto l’accappatoio. In pochi minuti Patrick fu pronto e devo dire che faceva un bellissimo effetto il suo corpo palestrato e muscoloso e quel cazzo statuario che si delineava all’interno dei boxer aderenti. Cominciammo a scattare delle foto con mia moglie che si metteva sempre in modo da stare a contatto con il ragazzo praticamente strusciandosi addosso a lui. Ad un certo punto le dissi di togliersi il reggiseno e di abbracciare Patrick da dietro mettendogli una mano sul bordo dei boxer come se volesse infilarla dentro. Li lasciai in quella posizione per un po’ di tempo fingendo di dover regolare la macchina fotografica e i flash. Vedevo il ragazzo in evidente difficoltà per il contatto con i seni di mia moglie sulla schiena e la mano che si muoveva sul suo ventre. Mi accorsi che il suo cazzo aveva iniziato a crescere. Dissi a mia moglie di infilare la mano un po’ più dentro. Fu la fine, Patrick non riuscì più a controllarsi ed il suo cazzo si erse completamente. “Così non posso scattare” dissi. “Aspetta – disse mia moglie – ci penso io.” Si inginocchiò davanti a Patrick e gli abbassò il boxer liberandogli il cazzo di ebano. Lo prese in bocca ingoiandolo quasi tutto. Patrick mi guardo con sguardo interrogativo ma io lo rassicurai con un sorriso. Mia moglie intanto gli faceva un pompino. Presi a scattare foto forsennatamente, arrapato a mia volta. Mia moglie era assatanata e muoveva le mani e la bocca con voluttà sul cazzo enorme del ragazzo.   Ad un certo punto si staccò da lui, si tolse gli slip e si mise sul divano che era nella stanza con il culo rivolto verso di lui, le gambe spalancate e la fica bagnata di desiderio. “Chiavami Patrick” Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte e le infilò il cazzo nella fica iniziando a fotterla vigorosamente. Mia moglie urlava di piacere, io scattavo foto furiosamente. Vedevo dal mirino della macchina fotografica  il palo d’ebano entrare e uscire dalla fica di mia moglie riempendola tutta. Zoomavo ingrandendo i particolari e scattando foto ravvicinate. Poi posai la macchina e mi avvicinai alla coppia, tirai fuori il cazzo e lo infilai in bocca a mia moglie. Tramite la sua bocca sentivo la veemenza dei colpi che Patrick le dava da dietro. Per un fortunato caso venimmo tutti e tre insieme, io in bocca a lei Patrick nella sua fica, mia moglie contraendo contemporaneamente fica e labbra. Ci abbandonammo esausti sul divano, mia moglie seduta al centro con le mani strette intorno ai due cazzi come se temesse di svegliarsi da un sogno.

LE STATISTICHE DI ANNA

 

Tempo fa scrissi un trattato di statistica. Fece parecchio successo, nonostante io non sia docente il mio trattato è usato per le Tesi di Laurea ad Economia.
La settimana scorsa sono stato chiamato dall’Università per tenere un piccolo corso diciamo “premio” a Claviere, con 5 studenti della facoltà.
Venerdì’, sabato e domenica…. E proprio di questo che vi voglio raccontare.
Arrivo in Albergo, una vera figata, vista sugli impianti già aperti, camere splendide, centro benessere, lounge bar con caminetto…
Mi presento ai ragazzi… mamma mia che invidia, tutti giovani e belli.
Mi colpisce subito una ragazza, Anna, occhi verdi come lo smeraldo, alta, sexy, molto curata….
mi colpisce in modo particolare lo sguardo dolce e innocente in un viso malizioso e provocante.
Inizio la lezione, gli occhi di Anna mi fissano continuamente, quasi mi imbarazzano.
La mattinata scorre veloce, il pomeriggio pure.
Finita la lezione porto i ragazzi a prendere un aperitivo di fronte al caminetto…
Una grolla x 6….. scalda mente e spirito….
Anna mi dice un fiume di cose, piano piano i suoi discorsi scivolano verso la sua passione verso gli uomini più mature di lei…. Ma cazzo, che sfacciata….
E’ un fiume in piena Anna…. Forse la grolla la sta facendo straparlare… Io però inizio a fantasticare su questa giovane ragazza ….
Mi dice che il suo ragazzo è lì con lei, ma pensa più alla pesca e alla PSP che a lei….
Ma dico, se avessi avuto una ragazza così 20 anni fa forse sarei diventato cannibale….
Comunque se ha voglia di divertirsi ha trovato il Prof. giusto… Continua a leggere LE STATISTICHE DI ANNA

MIA NIPOTE IN VENDITA (capitolo II)

Mia nipote in vendita

Capitolo II

L’indomani “era martedì”, Mena si reca , come di consueto al cimitero , per mettere i fiori al marito defunto; e, sull’autobus urbano incontra  l’amica Franca, anch’ella diretta al luogo sacro per far visita al defunto consorte.

Mena: buongiorno Franca! Ci s’incontra il martedì per andare a far visita ai nostri cari mariti defunti; come stai, innanzitutto?

Franca: ah, beh! Non è che li possiamo dimenticare del tutto! Sai, come sono qui in paese, le malelingue, stanno pronte a sforbiciare, io abbastanza bene, tu?

Mena: anch’io, sto bene, solo che è sorto un problema a casa di mia figlia e deve necessariamente ristrutturarla; e, non avendo, disponibilità economica, abbiamo chiesto “un prestito a mio nipote”; sai, quello che ogni tanto viene a farsi l’iniezione ed approfitta per farmi visita.(Marcello, lo spacciò per nipote).

Franca: ah, bene! Ed ha accettato? Visti i tempi che corrono.

Mena: beh! Sai, lui si è dimostrato subito disponibile; perché, ha un debole per me, dice che, sono la sua zietta preferita! Però, vuol essere gratificato in una maniera un po’ particolare.

Franca: questa, non l’ho capita, in che senso, particolare!?

Mena: ehm! Il fatto è che a lui, piace molto fare sesso, nonostante, fosse sposato con una bellissima ragazza, vuol sempre come si dice: “cambiare minestra”, volgarmente detto: “vuol sempre esplorare nuovi “piccioni”.

Franca: mm! Molto vizioso il ragazzo! Beh, sinceramente, non condivido, significa che con la moglie, qualcosa non funziona e allora, gli mette le corna; scommetto che, in cambio del prestito, gli hai promesso che, glie la dai, oppure, glie la da tua figlia, nonché sua cugina!?

Mena: beh, se devo proprio esserti sincera, io glie la do da parecchio tempo, ovvero, abbiamo  una relazione saltuaria, sin da quando viveva la buonanima di mio marito; perché, in realtà, lui mi ha risolto parecchi problemini di ordine burocratico, essendo un sindacalista.

Franca:ah! Mena, Mena! Allora, la storia dell’iniezione, è una scusa!

Mena: mah! Sai com’è? Con rispetto parlando, io i cazzi miei, non li voglio far sapere a nessuno; anche perché, con i familiari di mio marito son rimasta in buoni rapporti e, non voglio che mi si dica che faccio la troia, per giunta anche con mio nipote. E invece tu, come sfoghi i tuoi istinti sessuali? Non mi dire che, ti sei messa il “lucchetto” alla fregna!

Franca: oh! No! Il lucchetto, proprio no! Ogni tanto, quando sono libera e, mi viene il desiderio, mi do piacere da sola, distendendomi sul mio desolato lettone matrimoniale, aprendo le cosce e, sparandomi un ditalino.

Mena: libera! Perché!? Come occupi il tuo tempo, stai facendo qualche assistenza a qualche persona anziana?

Franca:  no, e che, faccio la nonna a tempo pieno! Mia figlia lavora e io, quando mia nipote non va a scuola, faccio da baby sitter.

Mena: ah, molto bene! Ascolta, riguardo a quel discorso di mio nipote; poiché, il favore che ci deve fare, a me e mia figlia, è un qualcosa di eccezionale, volevo organizzare una cosina diversa dal solito.

Franca: cioè?

Mena: organizzare un incontro a tre.

Franca: scommetto che, vorresti coinvolgere tua figlia!?

Mena: no, mia figlia no; lei, non sa della nostra relazione e, ne intendo farglielo sapere. Sinceramente, ho pensato di coinvolgere te, ovviamente, qualora tu accettassi, saresti ben ricompensata.

Franca: me!? Ma, non sarò un po’ troppo vecchia per lui!? e poi, sinceramente, non ho fatto mai cose contro natura, ovvero il rapporto sessuale che, avevo con mio marito, era un rapporto normale, non gli ho mai fatto un pompino e nemmeno, me lo son preso mai nel culo.

Mena: beh! L’età, non è un problema, per quanto riguarda il rapporto, lui te la leccherebbe soltanto, al resto, penserei io.

Franca: ma, veramente io, non ho il corpo come il tuo, sono robusta, quasi cicciona e, le mie tette sono un po’ scadenti; non so, se vedendomi nuda e con tutti questi peli bianchi, raggiungerebbe una buona erezione.

Mena. Ah, tranquilla! A lui, piacciono molto le donne grasse; se, ti vedesse nuda, con quelle cosce enormi, impazzirebbe! Dai, Ciccia, di, di si! Non te ne pentirai, dove lo trovi un giovanotto disposto a trombarti e per giunta con regalino finale! Sai, ci sono in giro donne della nostra età che, pagherebbero e pagano una cifra, pur di assaporare nelle loro mature e ormai scovate fregne un cazzo giovane.

Franca: ehm, quanto sarebbe disposto a spendere?

Mena: sai, per un oretta, ti guadagneresti un bel bigliettone verde da cento euro!

Franca: non male, l’idea; comunque, in questo momento non posso darti una risposta certa, dammi  qualche giorno per riflettere e, ti faccio sapere. Tanto, il tuo numero di cellulare,ce l’ho

Mena: ok, d’accordo, tesoro ci conto!

Intanto, erano arrivate al cimitero e, si accingevano a deporre fiori e pregare sulle tombe dei rispettivi mariti, sepolti l’uno accanto all’altro.

Fine secondo capitolo