Melissa

Non sembrava possibile che, dall’altra parte della terra potesse essere autunno inoltrato, mentre per
noi, fortunati, la primavera australiana ci accoglieva a braccia aperte per una sospirata ed
attesissima settimana di vacanza, intermezzo ‘forzato’ tra due impegni di lavoro in estremo oriente.
L’areoporto di Cairns alle 7 del mattino era per noi come la porta del paradiso.
Otto ragazzi scalmanati in cerca di divertimento ed avventure in un posto nuovo ed accogliente
come la grande barriera corallina. Il caldo dei tropici non si faceva sentire a prima vista, mitigato
dalla brezza di mare, ma le creme protettive abbondavano nella nostra dotazione vacanziera. Il
primo problema si presento’ arrivati in paese, quando dovemmo decidere quale sarebbe stata la
nostra ‘casa’ per il resto della settimana: albergo, bed and breakfast, pensioncina ? le scelte erano
innumerevoli.
Rimasi colpito da un’ insegna che indicava un motel a 300 m., mi avviai in quella direzione e mi
trovai davanti alla soluzione: il POINSETTIA MOTEL!
Una classica costruzione del tipo americano a due piani con camere che davano sul cortile ampio ,
scale d’accesso esterne, lavanderia e distributore automatico di lattine gelate.
I gestori, due simpatici vecchietti, sbrigate le formalita’ del check-in ci scortarono nelle nostre
camere: una doppia e una tripla.
Gli altri avevano deciso per un albergo piu’ lussuoso ma decisamente piu’ caro.
Ci dividemmo, cosi’ , quasi per caso: Gianluca e Davide nella doppia, io,Stefano e Fabio nella
tripla.
A dispetto del prezzo veramente contenuto, le camere erano accoglienti e fresche.
Trascorremmo I primi due giorni in una piccola isola a qualche miglio al largo della costa,
dedicandoci alle classiche occupazioni balneari : windsurf, snorkeling e nuotate nella meravigliosa
laguna naturale della barriera corallina.
Naturalmente le giornate si concludevano con pantagrueliche mangiate di pesce e ispezioni nei vari
localini con la speranza di fare qualche conoscenza interessante.
Tra tutte le birrerie avevamo eletto a ritrovo ufficiale un locale minuscolo e praticamente senza
alcun tipo di arredo ma che possedeva due qualita’ fondamentali: la musica e il prezzo della birra!
Da un paio di casse di dimensioni sproporzionate rispetto a quelle del locale si poteva ascoltare un
repertorio di canzoni decisamente vario ma tutte di ottimo livello:
Clash, Rolling Stones, Prince la facevano da padroni, mentre le caraffe da due litri di birra gelata
costavano 5 Dollari !!! Un vero paradiso….
Si ballava tutti pigiati in una pista che misurava non piu’ di 30 mq.
Le caraffe di birra andavano come l’acqua fresca e l’ambiente era veramente caldo e frizzante.
Le conoscenze fatte fino ad allora non avevano portato a nulla di concreto anche se le ragazze del
posto erano molto cordiali e disponibili.
Una sera, stanchi e sudati, stavamo quasi per andare a dormire quando in pista si presento’ una
ragazza biondina, non tanto alta ma con un corpo ben fatto messo in risalto da una canottiera nera
all’ombelico e da una gonnellina, anch’essa nera, molto corta.
Non ho mai capito se fosse ubriaca o se fingesse di esserlo o , molto piu’ semplicemente, se fosse
solo molto eccitata, ma, ballando, inizio’ ad alzarsi la canottiera e a toccarsi I seni e a strusciarsi
addosso a Davide con la canottiera che ogni tanto saliva fino a far intravedere I capezzoli.
Continuammo a ballare, storditi dalle birre e dal volume della musica fino a quando Gianluca e
Davide decisero di portarsi la ragazza nella loro camera.
Io e Stefano rimanemmo ancora a ballare e a bere per un po’ convinti che la fanciulla non avrebbe
mai accettato le proposte dei nostri amici.
Dopo circa mezz’ora decidemmo di tornare al Motel e con nostra sorpresa vedemmo la luce accesa
nella loro camera.
Decidemmo di far loro una visita di cortesia e bussammo: ci venne ad aprire Gianluca
completamente nudo con il pirillo semirigido ed un sorriso che faceva due volte il giro della testa.
Sul letto trovammo Melissa che, nuda come la sua mamma l’aveva fatta, si pettinava I capelli con
una spazzola che aveva estratto dalla sua borsetta. Continua a leggere Melissa

Da RaccontiEros.it, Racconto: Melissa

MIA MOGLIE IN MEZZO A NOI

Mia moglie in mezzo a noi – prima parte

 

Quello che vado a raccontarvi è un racconto realmente accaduto,

da anni mi passava per la mente di avere,di provare ad avere un rapporto di sesso a tre assieme a mia moglie Daniela,( 37 anni, io 45 ) la quale non cedette mai alle mie numerose richieste fatte nel tempo.

Premetto che all’età di circa 20-25 anni, io provai questo tipo di esperienza con una coppia della mia provincia, trovai questo gioco molto intrigante, eccitante,proibito allo stesso tempo, scopare una donna matura, con il marito nello stesso letto, mi terrorizzò nei primi minuti, poi fui messo a mio agio con le richieste premurose della donna, e da quel momento fu tutto molto più semplice.

Ma torniamo a noi, una sera, dopo cena, parlando con mia moglie le dissi che avevo messo un annuncio su internet, per cercare un singolo che potesse, giocando con noi, stimolare il nostro rapporto, che comunque andava a gonfie vele,la sua risposta fu come sempre che ero il solito porco, e che comunque se avesse accettato di fare sesso in tre, avrebbe preferito una donna,affermando che si sarebbe sentita più a suo agio.

Egoisticamente, a me non interessava avere un’altra donna nel letto, ma bensì un uomo, che mi aiutasse a portarla al massimo dell’eccitazione. Voglio precisare che non sono bsx, ma immaginarla alle prese con due cazzi l’avrei preferito di gran lunga.

Una sere durante un rapporto, gli rammentai come sarebbe stato eccitante per lei avere un’altro cazzo in bocca mentre io la stavo scopando da dietro, lei girandosi verso di me con un dito in bocca mi disse, ( cosi ? ), mentre succhiava il dito facendolo entrare e uscire dalla bocca, le risposi che se preferiva, aveva sempre un’ altro buco libero ed accogliente, disse solo,( poi ci penserò) e finimmo la scopata con una venuta celestiale da parte mia, visto l’eccitamento.

Nei giorni e settimane seguenti, furono in molti a rispondere all’annuncio,molti dei quali con foto (esplicite e non) e numeri di telefono per contattarli. Ero molto felice di ciò, significava che le foto di mia moglie allegate all’annuncio erano gradite a molti. Nonostante tutto, moltissimi ho dovuto cestinarli, rinunciando alla loro offerta, non rientrando nei parametri che mi ero imposto, alcuni eccessivamente giovani, altri troppo anziani,alcuni da come scrivevano, si intuiva che erano già esperti di questo tipo di rapporti e scrivevano dettagliatamente come avrebbero preso mia moglie e quanto l’avrebbero fatta godere, alcuni invece elogiando i loro attributi da bull.

Un pomeriggio uscendo in terrazza, mia moglie si accorse che ero in contatto con qualcuno su skype e volle vedere chi era e cosa ci dicevamo, l’immagine non c’era,perciò non potevamo nemmeno sapere con chi eravamo in contatto, ma a lei piaceva per come parlava o meglio scriveva. Continua a leggere MIA MOGLIE IN MEZZO A NOI

Prima o poi!


Erano le prime ore del pomeriggio, il sole inondava tutto con la sua luce e qualsiasi essere vivente
cercava riparo all’ombra; le piante, poverine, sembravano morte, come schiacciate da un peso
enorme, ma lui sentiva che la vita scorreva dentro i loro rami, le loro foglie.
Gli animali, abbattuti dal gran caldo, oziavano all’ombra, le forze avevano abbandonato i loro corpi
prostrati dalla terribile afa.
Lui passava accanto a quelli senza che avessero la forza di alzare gli occhi per guardarlo.
Se qualcuno lo avesse fatto, avrebbe scorto sul suo viso le molte rughe che testimoniavano i tanti
anni che aveva trascorso su questo mondo, ma avrebbero visto anche l’espressione terribile dei suoi
occhi, tra il soddisfatto e l’impaziente.
Soddisfatto perché aveva percepito la presenza femminile nelle vicinanze, impaziente perché non
era riuscito a trovare ancora nessuno; poteva provare a cercare nel granaio lì vicino per trovare
qualcuno e così fece.
In quel momento la sua ricerca ebbe termine.
Affacciandosi al portone socchiuso del granaio vide le due ragazze distese sulla paglia dorata.
Naturalmente nessuna delle due si accorse della sua presenza.
La più alta, lui aveva la sensazione fosse anche la più grande, aveva lunghi capelli neri che le
scendevano come una cascata sulle spalle, quando si era affacciato, lei si stava alzando a sedere per
massaggiarsi una gamba, la coscia che si restringeva al ginocchio e poi si allargava di nuovo nel
polpaccio per restringersi definitivamente nella sottile caviglia e terminare in un piedino delizioso.
Le lunghe dita affusolate della mano andavano su e giù sulla pelle di seta lasciando delle sottili scie
rosate che subito sparivano ma che ricomparivano al ripassare delle dita.
Poi, come se un pensiero improvviso le avesse attraversato la mente, allungò le gambe davanti a se
stirandosi, poi le attirò al seno, con le mani cinse le ginocchia e disse qualcosa alla sua compagna
che rispose con una risatina.
L’altra era un po’ più bassa dell’amica, aveva i capelli castani però corti, alcuni fili di paglia le si
erano intrecciati ai capelli facendola sembrare più spettinata del vero.
A differenza dell’amica era languidamente distesa con le braccia incrociate sotto la testa a formare
una sorta di cuscino e sembrava stesse assaporando appieno quel momento; l’odore della paglia, il
sole che discretamente penetrava da un finestrone, il caldo che fiaccava le forze e certamente il
ricordo di qualcosa fatto precedentemente che le era particolarmente piaciuto, concorrevano a
rendere quei momenti quasi magici.
I seni le si alzavano ed abbassavano al ritmo del respiro, seni degni delle più belle sculture
classiche, sormontati dai capezzoli scuri, la loro morbida curva
che induceva lo sguardo a scendere più giù al ventre piatto e ancora più giù al luogo considerato da
tutto il mondo il sito del piacere, alle gambe, che non avevano la stessa grazia di quelle dell’amica,
ma che si facevano desiderare lo stesso.
Nessuna delle due aveva nulla addosso, i vestiti erano ammonticchiati poco più in là, sembravano
quasi avvertirle del pericolo imminente, ma loro non si accorsero dell’estraneo che le stava
osservando. Continua a leggere Prima o poi!

Sogno o son desto


Quella sera tornavo dall’ufficio molto stanco ed affaticato per la pesante giornata appena trascorsa.
Mi apprestavo a liberarmi delle pesanti scarpe che avevo calzato per tutto il giorno quando sentii
squillare il telefono.
“Pronto…. pronto” ma non rispose nessuno.
Mi diressi allora verso il bagno dove riempii la vasca di acqua calda, circa 37 gradi, è una mia
fissazione ma mi rilassa tantissimo.
Andai poi in camera da letto dove mi liberai di tutti i vestiti che avevo addosso e camminando con il
mio accappatoio sulla spalla mi diressi in bagno dove la vasca era ormai colma.
Chiusi l’acqua e mi immersi in quella brodaglia fumante di vapori.
Come mi fui rilassato mi sentii osservato e girandomi di scatto verso la porta che avevo lasciato
socchiusa la trovai spalancata.
Sulla soglia stava eretta come una statua di marmo, nella sua immensa bellezza ed apparente
purezza una donna, nuda, bianca come la neve con i capelli neri con riflessi blu, gli occhi neri come
due grotte buie.
I suoi seni erano sodi, non troppo grandi, più tardi scoprii che mi stavano perfettamente nel palmo
della mano.
Ero pietrificato per l’imbarazzo e per l’eccezionale bellezza della sconosciuta quando questa si
avvicinò senza parlare e sempre in silenzio si immerse nella vasca davanti a me.
Come se ci conoscessimo da una vita mi prese le mani e le portò sui suoi seni perfetti, dopo di che
cominciò ad accarezzarmi l’uccello che fino a quel momento mi era rimasto completamente
addormentato ma che si risvegliò con un guizzo al tocco della dea.
Come attratto da una forza irresistibile mi lasciai andare alle sue carezze e nello stesso tempo le
massaggiavo i seni e ogni tanto facevo scivolare una mano verso il suo pube coperto di una folta
peluria riccia e nera.
Non passò molto tempo che mi sollevai davanti a quella stupenda creatura trovandomi con la verga
eretta all’altezza delle sue morbide labbra.
Lei come se non avesse mai fatto altro in vita sua prese a succhiarmelo con vigore, quasi si stesse
chiavando la bocca con il mio cazzo, ma non appena il mio uccello si irrigidì a sufficienza si staccò
dal mio membro e mettendosi carponi si dilatò le natiche accarezzandosi per due volte il roseo buco
con il dito.
Senza farmelo ripetere due volte mi inginocchiai dietro di lei e le appoggiai l’uccello sul culo e con
un colpo secco le sprofondai nell’intestino.
Neanche un gemito e neanche una smorfia furono la risposta della donna che cominciò a muoversi
avanti ed indietro con estrema dolcezza.
Subito eccitatissimo la presi per i fianchi e cominciai a sbatterla con più vigore facendo schizzare
l’acqua della vasca e sbattendo il ventre contro le sue marmoree natiche.
Dopo poco le inondai l’intestino di sperma con un orgasmo che sembrò infinito.
Quando mi estrassi dalle sue terga la donna mi prese a spompinare ed in un batter d’occhio ero di
nuovo in forma.
Senza esitazione si sedette sul bordo della vasca e allargando le cosce vellutate si accarezzò il pelo,
indicandomi l’altro buco. Continua a leggere Sogno o son desto

MIA NIPOTE IN VENDITA (primo capitolo)

Mia nipote in vendita

prologo

 

Filomena, è un’ex infermiera “caposala”, da poco in pensione, bellissima sessantenne, alta 1,60, bruna, capelli cortissimi e ricci, formosetta, quinta abbondante di reggiseno, culo ben sodo e, una figa ancora contornata da una folta “boscaglia nera”.

Lei, rimasta vedova da circa dieci anni, vive di sola pensione che, per le molteplici spese di casa e qualche vizietto, ovviamente non le basta.

Sin da quando viveva il marito che, di professione faceva il pescatore, di conseguenza costretto a restare fuori di casa per parecchie settimane(tranne nel periodo di fermo biologico) ella, aveva “ed Ha” una relazione saltuaria con Marcello “ausiliario socio -sanitario presso l’ospedale dove lavorava”, un bel ragazzo di vent’anni più giovane di lei, castano, alto all’incirca 1,70, corporatura media ed un mediocre arnese; ma, a lei non importava;  in quanto, felicemente appagata ed anche perché lui, è un abile leccatore di fregne.

Filomena “per gli amici e colleghi: Mena la responsabile”, ha una figlia, Mariella, bellissima quarantenne, bruna, sposata con una figlia, Kimberly, stupenda biondina, diciannovenne, alta, fisico da top model, amante del ballo ed esperta in arti marziali.

Con tutta onestà, a Marcello, oltre a Mena, interessavano “sessualmente parlando”, sia Mariella che Kimberly; ma poiché lei, era una donna seria ed onesta  e, la sua relazione con lui “nonostante, fosse vedova”doveva rimanere segreta, non acconsentì mai a creare “si dice dalle nostre parti” una sorta di cooperativa a sfondo sessuale(mamma, figlia, nipote), pur potendone approfittare in quanto, rimaneva quasi sempre al verde; perché, doveva  aiutare per quel che poteva anche sua figlia il cui marito non aveva un lavoro fisso.

Un bel dì di qualche anno addietro “eravamo in piena estate”, a Mariella, si presenta l’urgenza di rifare l’impianto termo-idraulico della sua abitazione perché, obsoleto e faceva acqua da tutte le parti.

Per poter far questo, non avendo a disposizione la somma necessaria, fu costretta a chiedere a sua madre un prestito personale; la quale,  a sua volta,ne fece richiesta presso la banca dov’era accreditata la pensione; ma, affinché tale richiesta andasse a buon fine, la banca, le  chiese  l’avallo di un garante e lei, pensa bene di rivolgersi al suo amico Marcello   che, per pura combinazione, incontrò  davanti al Colorado Caffè; lui, si offrì subito di aiutarla ma in cambio di una prestazione sessuale extra.

All’inizio, si mostra abbastanza titubante, rimproverandolo  di avere sempre un chiodo fisso ovvero, fottersi Mariella e Kimberly, offrendo all’istante il proprio corpo come ha sempre fatto in cambio di qualche regalino saltuario; ma poi, riflettendo un po’ e, sapendo che la nipote è una ragazza: viziata e viziosa, pensa bene di proporre un incontro a tre (Marcello, nonna nipote), in cambio di qualche ricarica telefonica o, al massimo qualche bel braccialetto di bigiotteria per comprare il suo silenzio.           

Capitolo primo

 

 

 

Mena: ciao, Marcello, come va? È da un po’ di tempo che non ti si vede! Che c’è, non ti piaccio più!? Sto iniziando a diventare vecchia, rincoglionita, vero!?

Marcello: no, ma che dici! Sai, ho avuto molto da fare in questo periodo e, non potevo venire a trovarti; sai che, sei la mia zoccolona, responsabile preferita. Tu, come va, sempre alle prese con i soliti problemi!?

Mena: beh, abbastanza bene!Solo, che Mariella, ha necessità di ristrutturare casa, ed ha bisogno di soldi, abbiamo chiesto diecimila euro di prestito personale alla mia banca; e, mi hanno detto che ci vuole un garante e, sinceramente, non so a chi rivolgermi; eventualmente, me lo faresti tu,  questo piccolo piacerino!?

Marcello. Beh! Volendo si potrebbe, dipende da cosa mi “offriresti” in cambio, oltre alla solita scopata saltuaria! Rispose con malizia.

Mena: tu, cosa vorresti in più?

Marcello: mah! Un bell’incontro a tre con tua figlia, magari a cose fatte, incontro al quale, parteciperesti come “maitresse”, guardona che, si masturba vedendo sua figlia scopare!

Mena: ah,ah,ah!!! Ma tu, sei fissato! T’ho già detto un sacco di volte che, mia figlia e mia nipote, non si toccano, non sono in V E N D I T A!  Se vuoi, adesso possiamo andare a casa mia e, possiamo fare una cosa veloce, una sveltina!Ti prometto che a Mariella, te la faccio scopare col pensiero.

Marcello: come sarebbe col pensiero!?

Mena: mentre scopi con me, chiudi gl’occhi e fai finta di scopare con lei! Dai, entriamo nel bar, offrimi un succo di frutta e un gratta e vinci e, ti faccio un bel pompino veloce, Immagina che te lo stia  facendo la mia Mariella.

Marcello: ok, affare fatto! Sai che quando ti vedo mi viene sempre il cazzo duro! Ma, mi prometti che per quell’affare del prestito, ti fai venire qualche idea geniale, insomma mi organizzeresti un giro di zoccole!? Anche vedove mi andrebbero bene; tu, vai sempre al cimitero e, qualche vedova allupata, in calore la trovi sempre.

Mena: ok! Ma, non  ti prometto niente.

Entrarono nel bar e, dopo aver preso il succo di frutta ed il gratta e vinci, si diressero verso casa. Mena, dopo essersi spogliata completamente nuda, mostra a Marcello una foto di sua figlia in mutandine e reggiseno (scattata di nascosto), ponendo in essere una solenne sditalinata in piedi con le cosce aperte di fronte allo specchio dell’armadio della sua camera da letto; e, lo invitò, dapprima a segarsi e, scoparsela col pensiero, poi constatato che il suo arnese era pronto per essere spompinato, lo fece sdraiare sul lettone e iniziò a leccare e succhiare con voluttà.

Mena: questa è la foto di mia figlia; avanti, toglile le mutandine e il reggiseno! Leccale la figa,porco!mentre io, ti guardo e mi faccio un bel ditalino, mmm!!! Si dai, fatti una sega! Sii!! bastardo sii!!ti piace, eh! Ahhh!!!

adesso, scopala,scopala, lurido depravato! Sii!! tutto nella figa, tutto nella figa!mmmm!!! sii!! continua, continua!E tu, troia, accontenta Marcello!

Marcello: Bella troia Mariella! E tu, sei una gran zoccolona, ficcati le dita in quella fregna!

Mena: ti piace, come si masturba la tua zoccola responsabile! Vedo che, il tuo cazzo è diventato duro, mmm!!Adesso, distenditi sul letto, che ti faccio un bel pompino ed ingoio tutta la sborra! Intanto tu, continua a fantasticare su Mariella.

Marcello: ohhh!!! si, Mariella!! leccami pure la cappella; mmm!!! e, leccala, Marièèèè!!!! Adesso, succhialo, succhialo, come fa quella gran troia di tua madre! Ahhh!! Mariella, sborro, sborro, Mariellaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!! Ingoia, ingoia tutto si! Sei brava come quella gran baldracca di tua madre!

Mena: ti è piaciuto!? Allora, sto piacere?

Marcello: si può fare; tu, intanto ricordati di organizzare l’harem delle vedove in calore.

Mena: ascolta, tu sai che il martedì, mi reco al cimitero a trovare mio marito; sicuramente, mi dovrei incontrare con Franca, una mia amica anche lei vedova di pochi anni più grande di me, dovrei chiedere a lei!

Marcello: ehm! Com’è questa Franca!?

Mena: è una bellissima donna, robusta, sesta di reggiseno; solo che, ha i capelli bianchi,penso che, dovrebbe piacerti, no?

Marcello: beh! A prescindere dall’età e dal colore dei capelli, l’importante è che non sia una stecca di bigliardo e, che non abbia una figa simile ad una fettina di carne impanata.

Mena: no, no, ormai, conosco i tuoi gusti, so che a te piace la donna vacca; comunque, ti faccio sapere.

Marcello: va bene! Ora, ti lascio.

Mena: vedo che, ti stai toccando, vuoi farti ancora  una sega?

Marcello: se, lo vuoi tu!

Mena: facciamo una cosa; ora, vado a farmi una doccia, tu mi segui e, mentre m’insaponi la schiena, con l’altra mano, appoggia il cazzo vicino al buco del culo.

Marcello: mmm!! Molto volentieri, tesoro!

E, mentre le insaponava la schiena, Marcello si fece un’altra solenne sega; con la punta della capocchia poggiata vicino allo sfintere della sbrodolosa responsabile, sborrando per l’ennesima volta, invocando il suo nome. “ohhh!! sborr, Menina! Siii!! Meninaaaa”!!!!!

mena: sei proprio un gran porcellone!

Marcello: e tu, sei una gran vacca! Ora, devo proprio  andare, si è ormai fatto tardi; allora, mi fai sapere?

Mena: non preoccuparti; comunque, fatti sentire, sai che a me piace anche essere intrattenuta per telefono!

Marcello: d’accordo, tesoro, ti saluto; ah, ti lascio qualche spicciolino per pagare il caffè a Lisetta, la tua vicina di casa, non si sa mai!

Mena: ah, ma quella non te la dà! Dice che è abbastanza soddisfatta di suo marito.

Marcello: oh! No, non sto dicendo niente! E che, mi eccita sapere che la tua vicina di casa sa che ti fai trombare da uno più giovane.

Mena: uhmm!! Che figlio di buona donna che, sei!

Fine primo capitolo

 

 

 

L’ultima pippa

Doveva essere uno strano periodo per il mio fratellone, chissa’.. Fatto sta che ogni mattina prima di
alzarsi, lo sentivo guaire come un cagnolino e sospirare sempre piu’ forte. Non ci vuol molto a capir
le cose e, ancora prima di appoggiare l’occhio alla toppa della chiave, sapevo bene cosa avrei visto.
Non mi sbagliavo: sdraiato sul letto, il fratello si sparava dei solenni segoni, bello e tranquillo,
senza agitarsi e alla fine sborrava con sussulto un bel getto a fontanella che si sprecava nel pungo
della sua mano dentro ad un fazzoletto. Non sono mai stata una sprecona e, vedendo tutto quel ben
di dio sciupato, mi veniva male. Ma come era possibile?
Ogni mattina la stessa storia, possibile che non trovasse mai soddisfazione la sera a letto con
qualche ragazza? Una mattina mi appostai al buco della serratura troppo tardi e cosi’ mi persi lo
spettacolo abituale. Il fratellone aveva gia’ finito ed ora sembrava addormentato; certo quello era il
suo giorno libero e probabilmente aveva deciso di prendersela con comodo.
Il suo cazzo, benche’ floscio, era comunque grosso e tremendamente invitante! Non so cosa mi
prese in quell’istante, ma la parte della guardona mi ando’ improvvisamente stretta ed entrai nella
stanza… Volevo provare a farlo godere io che non ero certo la ultima arrivata in fatto di sesso,
sapevo come maneggiare un uccello, avevo gia’ fatto godere un sacco di uomini!! Cominciai allora
ad accarezzargli le palle, adagio adagio per non svegliarlo e fargli credere che si trattasse di un bel
sogno. Quando iniziai a sentire i coglioni duri e la pelle che fremeva sotto le mie dita, aprii la bocca
e mi misi a leccare e a succhiare tutta l’asta fino alla cappella rosea e umida. Lo sentivo che si
gonfiava come una torta al lievito dentro la mia bocca e solo allora cominciai a muoverlo con la
mano. In bocca sentivo il sapore dello sperma della sua sega di poco prima ed era una piacevole
anticipazione del sapore che avrei gustato alla fine. Non sapevo come avrebbe reagito lui quando si
fosse svegliato e, nell’incertezza, ero come timorosa che si accorgesse di qualcosa, quindi cercavo di
fare tutto piu’ delicatamente possibile…
Ma ad un pompino e’ sempre un pompino.. Sentii una mano passarmi tra i capelli e poi la stessa mi
spinse la testa contro le sue palle in modo che il suo cazzo mi fini’ in gola, tanto lo avevo ingoiato.
Il fratellone si era svegliato, eccome!! Continuai a leccare come una forsennata ma lui, per farmi
capire esattamente cosa pensasse della situazione, ribalto’ le posizioni. Mi fece sdraiare e senza dire
una parola mi allargo’ le gambe e ando’ a frugare nella mia figa, che a quel punto era fradicia come
un temporale. Frugo’ con le mani, esplorando quella caverna di cui non conosceva il sapore e poi
deciso ci ficco’ dentro la lingua e io mi sentii morire dal piacere.
Il ragazzo ci sapeva fare con l’uccello, eravamo fratelli e quindi avevamo gli stessi gusti… Ad un
certo punto, ci trovammo chissa’ come impegnati in uno di quei sessantanove piu’ porchi e goduriosi
che avessimo mai fatto: io ero in ginocchio e gli sparavo davanti la mia figa bella aperta con tutto il
pelo fradicio e anche il buco del culo godeva! Tornato poi nella mia bocca, il suo cazzo era
divenuto davvero imponente e, piu’ ci lavoravo, piu’ questo si impennava. Avevo una voglia fottuta
di provarlo nella figa e sentirlo battere dentro fino ai reni, ma godevo come una porca e non era
facile staccarsi da quella lingua prodigiosa che mi faceva sbrodolare di piacere. Continua a leggere L’ultima pippa

il sogno perverso di Miriam(ripubblicazione)

Mimmo L scrittore hard production

Il sogno perverso di Miriam

Miriam, è una ragazza di trentatre anni, alta un metro e settanta, bionda, terza misura di reggiseno, insomma, un fisico da bambolina.

Lei, di professione, fa la general manager ed è sempre in giro  per il mondo; si reca spesso nei paesi medio orientali e in uno di quei paesi, prende amicizia con Jonathan, un ragazzo trentenne scuro di carnagione, alto più o meno quanto lei e palestrato, con venticinque centimetri di verga; l’amicizia, si rafforza cosi tanto, fino a diventare amanti.

Miriam, adora i ragazzi bruni, specie stranieri, unitamente ai loro arnesi grossi da sfondamento.

Nella mente di Miriam poiché lei, è sempre in giro per il mondo, ed ha poco tempo da dedicare alla sua passerotta, si sono create, tutta una serie di idee perverse; ad esempio, immagina che il suo John, debba rimanere nudo, mentre lei, stravaccata sulla poltrona, con le sue manine da donna in carriera, si masturba e gode come una dannata.

Miriam: ohh!!, sii!!, John, continua a rimanere nudo!!, mi sto eccitando!!, guarda, come mi apro la fica!!, sii!!, questa, è fica italiana!!, ohh!!, sii!!, ti piace!!!

John; oh!, it’s very good, Miriam! adesso io, masturbare!

Miriam: oh!! sii!! segati! segati! fammi vedere tutto quel tronco carneo scapocchiato!!

Miriam, per pranzo aveva fatto cucinare degli spaghetti all’italiana; ad un certo punto, ordina al suo amico, di prendere il piatto con dentro gli spaghetti, di avvicinarsi a lei, inginocchiandosi, prendere gli spaghetti con le sue possenti mani e di ficcarglierli  uno ad uno dentro la sua fessura, già tutta bagnata fradicia e il clitoride bello duro, pronto per essere succhiato e leccato.

 

La vedova del secondo piano

Quel sabato pareva procedere proprio come l’avevo immaginato.
Monica, mia moglie, era partita la mattina alle 7 per andare a trovare una cara amica ricoverata in una clinica di Bologna e sarebbe ritornata soltanto la sera dopo.
Dopo averla accompagnata alla stazione tornai a casa e per prima cosa iniziai a preparare un buon ragù che mi sarei gustato a cena dopodichè soltanto divano, tv e computer, insomma assoluto relax, proprio come piace a me.
Saranno state le sei del pomeriggio quando sentii suonare alla porta e sbuffando andai ad aprire trovandomi di fronte Mariagrazia, un’inquilina del secondo piano, che da quando un paio d’anni prima era rimasta vedova, ogni tanto veniva a casa nostra per farsi due chiacchiere con Monica.
Devo dire di non averla mai trovata molto simpatica, forse perchè spesso esagera nel piangersi addosso oltre ad essere troppo logorroica; unico punto a suo favore è che malgrado la non più giovane età conserva un fisico asciutto e ancora in forma ma soprattutto non mi dispiacciono affatto le sue gambe, con quella carnagione così chiara, e che non disdegna di mettere in risalto indossando non di rado vestiti piuttosto corti….proprio come in quel tardo pomeriggio settembrino.
Naturalmente cercava mia moglie ma quando le dissi della sua assenza non riuscì a nascondere una certa delusione.
MAR: Peccato, era soltanto per invitarvi dopo cena a bere uno spumantino da me.
Non mi sembrò gentile lasciarla sulla soglia così mi scostai per farla accomodare e subito dopo le chiesi se l’invito era legato a qualche ricorrenza particolare.
MAR: Nulla di eccezionale….visto che oggi sono arrivata alla “tenera età” di 68 anni e mi avrebbe fatto piacere condividere con voi un piccolo brindisi….da sola non è il massimo.
Rimasi nel contempo meravigliato per i suoi anni portati veramente alla grande e un po’ imbarazzato perchè non sapevo se era opportuno farmi avanti per brindare io insieme a lei ma mentre cercavo la soluzione più elegante per trarmi da quell’impaccio fu lei a risolvere subito i miei dubbi…
MAR: Anche se mi farebbe piacere non mi azzardo neppure a chiederti di salire da solo……lo so bene che sei uno che vuole starsene in santa pace…..
Ma quel brindisi mi stava improvvisamente allettando…….
IO: E se ti dicessi che invece mi farebbe piacere?
Mi guardò abbastanza sorpresa poi rispose
MAR: Credi che a Monica possa dar fastidio?
IO: Sai che è gelosa per principio ma visto che si tratta di un semplice brindisi posso anche decidere di non dirle nulla…non ci vedo nulla di male
MAR: Sono molto contenta, adesso mi vado a fare un bel bagno caldo e a mangiare qualcosa…se ti sta bene dalle nove in poi puoi salire quando vuoi.
Le dissi che a quell’ora andava benissimo e lei tornò a casa sua.
Dopo una bella doccia e un bel piatto di tagliatelle al ragù, salii da lei poco dopo le nove e un quarto con una bottiglia di Berlucchi che proprio all’ultimo momento ricordai di avere nel mobile bar.
IO: Mi dispiace che sia ancora da mettere in fresco
MAR: Non dovevi disturbarti ma sono contenta….lo gradisco molto…lo metto subito nel freezer

Poi mi fece accomodare sul suo bel divano a tre posti di tessuto rosso granata e lei nel frattempo andò ad inserire nel lettore dell’impianto stereo un cd di musica classica, dandomi modo di ammirare le sue ancora invidiabili forme tenute così poco nascoste da quel corto vestito di maglina leggera …… mmmmm….l’attempata vedova mi stava facendo eccitare troppo!!
Venne a sedersi sistemandosi sul lato opposto al mio e cominciammo a chiacchierare del più e del meno…… soprattutto lei. Dopo un pò mi disse di avere la necessità di distendere per qualche minuto le gambe sul tavolino di cristallo posto dinanzi al divano chiedendomi se mi avesse dato fastidio. La rassicurai del contrario così lei si sfilò le infradito e facendosi scivolare leggermente sullo schienale si sistemò in quella più comoda posizione.
IO: Hai i piedini di una ragazzina…. complimenti|
MAR: Grazie Claudio, ma ogni tanto mi fanno un pò tribolare per via della circolazione… così sono costretta, soprattutto a fine giornata, a farli riposare insieme alle mie povere gambe.
IO: Non pensi che un bel massaggino sarebbe molto più efficiente?
MAR: Penso di si, qualche volta lo faccio da sola, non è il massimo ma sicuramente costa molto meno……..
IO: Qualcuno dice che me la cavo benino e se ti andasse di provare …. sono più che disponibile.
Girò lo sguardo verso di me sfoderando un sorriso leggermente malizioso…
MAR: Se è gratis…. lo accetto volentieri!
IO: Sono pronto, scendo un attimo a prendere un flaconcino d’unguento profumato per massaggi, chiamo Monica per salutarla e tra cinque minuti sono di ritorno.
MAR: Anche l’unguento…. allora è una cosa seria…. io intanto tolgo lo champagne dal frigo e quando risali lo stappiamo!
Mentre uscivo mi consigliò di mettermi più in libertà visto il caldo afoso che era ricomparso in quei giorni.
Pensai che aveva proprio ragione e prima di risalire indossai una polo e un paio di pantaloncini corti al posto della camicia e dei jeans e ai piedi comode ciabattine da mare a sostituire le ingombranti scarpe da passeggio.

Sul tavolino di cristallo era già pronto il vassoio con il Berlucchi e due flute. Facemmo il primo brindisi di quella calda serata….. e dopo aver nuovamente riempito i bicchieri lei andò a rimettere la bottiglia in fresco. Era arrivato il momento di dedicarmi ai suoi piedini bisognosi di un pò di sollievo.
Mi sedetti ben composto su un lato del divano e a quel punto dissi a Mariagrazia che poteva poggiare i piedi sulle mie gambe. Si levò le ciabattine e si distese poggiando la testa sul bracciolo e subito dopo i miei pantaloncini accolsero le sue sensuali estremità.
Iniziai a toccarli molto delicatamente sul dorso e sotto la pianta per poi dedicarmi un poco alle dita minute dei suoi piedini con quelle molto più vigorose delle mie mani. Erano curati alla perfezione come perfette trovai le sue unghie laccate e lucidissime.
MAR: Ma lo sai che sei bravissimo?
Lo disse a voce bassa, quasi sospirando.
In quei tre o forse quattro minuti il mio sguardo era rimasto concentrato solo in quel punto e quando, alle sue parole, lo spostai sul resto del suo corpo sussultai all’istante. Nel distendere le gambe verso di me il suo mini vestito evidentemente non aveva fatto altrettanto…. lasciandomi godere della inaspettata visione di quelle mutandine di seta bianca sotto le quali il trasparire dell’oscuro cespuglio mi portò ad una eccitazione immediata.
Fortunatamente Mariagrazia, completamente abbandonata al mio “massaggino”, se ne stava ad occhi chiusi e per qualche istante potei continuare ad osservare quello spettacolo in mezzo alle sue gambe……..e per evitare inmbarazzi successivi volli interrompere un momento con la scusa di sorseggiare un po’ di spumante. Le spostai i piedi per potermi sporgere verso il tavolino. Lei probabilmente si accorse di essersi quasi “denudata” si tirò il bordo del vestito verso le ginocchia nel momento in cui si rimetteva seduta per gustarsi con me ancora un pò di “bollicine”.
MAR: Ma hai già finito?
IO: Nooooooo, era solo un breve preliminare…… adesso sarò più professionale…
Ridendo poggiai sul tavolo il mio bicchiere ormai vuoto, lei sorseggiò le ultime gocce e fece altrettanto. Ci rimettemmo subito posizionati come prima ma stavolta la vidi attenta a non scoprirsi oltre il lecito.
Stavolta le mie mani cominciarono a muoversi più decise di prima e dopo qualche minuto notai la sua mano destra abbandonare la spalliera del divano per spostarsi appena sopra il ginocchio tenendo l’altra poggiata appena sotto il suo petto. Io pian piano spostai i suoi piedi dalle mie gambe verso la mia pancia concentrandomi nuovamente sulle dita ora quasi impercettibilmente sudate insieme alla pianta.
MAR: Vorrei andare a lavarmeli, credo sia meglio per te!
Per tutta risposta li avvicinai al mio volto e iniziai ad annusarli voluttuosamente in ogni punto, sopra….sotto….tra le dita…..
IO: Hanno un profumo stupendo…. non pensarci neppure!
Rimase in silenzio per alcuni secondi poi quasi con vergogna cominciò a sussurrare….
MAR: Claudio, ho paura a dirlo ma ti devo confessare una cosa……
IO: Non devi avere paura di nulla….dimmi pure….senza problemi
Ancora attimi di silenzio prima di ascoltare la sua sofferta confessione….
MAR: Mi stai facendo eccitare in un modo inimmaginabile!!!!!
IO: E questo ti fa paura? Io credo di essere eccitato come e più di te!!!!!
MAR: Fermiamoci qui, ti prego, hai trent’anni meno di me e una moglie dolcissima e che mi è amica….. non mi sembra giusto tutto questo…
IO: Forse non è giusto ma in questo momento desidero soltanto continuare a godermi con te questa serata che trovo straordinariamente colma di erotismo….. è il tuo compleanno… e tutti e due abbiamo la stessa voglia…sei davvero convinta di doverci fermare proprio ora?
Mariagrazia si coprì il volto con la mano che prima poggiava sul vestito come a voler meditare sulle mie parole….. poi emise un lungo sospiro che l’aiutò a riprendere fiato….
MAR: No Claudio, non mi voglio fermare!!!!
Ripresi ad accarezzarle i piedi ora poggiati sul mio petto, vidi la mano che poco prima le copriva il viso scivolare in basso per poggiarsi all’altezza del ventre mentre l’altra andò a nascondersi sotto il vestito fermandosi all’interno della coscia destra. Mi chinai quel poco che mi consentisse di inebriarmi ancora del conturbante odore dei suoi piedini sempre più sudati e quando finalmente mi decisi percorrerli con la mia lingua il mio pene divenne duro in pochi istanti. Li leccai provando un gusto sublime che crebbe ancor di più quando. una ad una, presi a succhiarle tutte le dita e a quel punto vidi il repentino movimento della mano di Mariagrazia per spostarsi proprio nel mezzo delle sue cosce ancora nascoste da quel vestitino ormai divenuto superfluo. Cominciò a toccarsi aprendo istintivamente le gambe….il mio sudore non provocato dal caldo ma dall’eccitazione aumentò il suo incedere nel vedere quel dito medio strofinarsi lungo quel tratto di seta già umida. La mia inaspettata compagna di quella notte da favola aprì un momento gli occhi incontrando subito il mio sguardo “estasiato”, mi sorrise e smise di toccarsi spostando la sua mano nuovamente sulla spalliera del divano….. ora la bagnata trasparenza di quella seta mi stava mostrando quel cespuglio nero diviso da un solco roseo spaventosamente dilatato!!!!!!!!
Si alzò quasi di scatto e rimettendosi le infradito mi disse che doveva andare un secondo in bagno chiedendomi intanto di riempire i bicchieri…… cosa che feci molto volentieri.
Tornò in salotto dopo una decina di minuti almeno. Dai movimenti provenienti dal bagno avevo capito che si era voluta fare una veloce doccia anche perchè le punte dei suoi capelli lunghi solo sino alle spalle erano in qualche punto leggermente bagnate. Mancava ormai poco alla mezzanotte e io ridendo le ricordai che quello era l’ultimo brindisi dedicato al suo compleanno.
MAR: Allora finiamo la bottiglia entro dieci minuti…… vorrà dire che dopo la mezzanotte il mio modesto spumante dolce lo berremo brindando solamente a questa pazza e quasi inverosimile serata….
Mariagrazia riportò in cucina bottiglia e flute ormai vuoti e quando rientrò nel salottino feci il cenno di rimettermi a sedere sul divano lei mi afferrò la mano per accompagnarmi nella sua stanza…..
MAR: Qui forse si sta un pò più comodi……
Così dicendo si andò a sedere nel centro del suo lettone e muovendo la mano mi fece cenno di accomodarmi lì sopra con lei. Non aspettavo altro.
MAR: Vuoi continuare il massaggio qui?
IO: Soltanto ai tuoi dolci piedini?
MAR: Decidi tu dove vuoi…..
Le sollevai il vestito di maglina sfilandoglielo per poi riporlo sul fondo del letto. Il suo seno nudo e chiaro come il resto della sua pelle lo trovai perfetto per i miei gusti… non eccessivamente prosperoso e con i capezzoli non troppo accennati…. l’aiutai a distendersi….. si era cambiata le mutandine…. sempre di seta ma di un rosa tenue…. e in trasparenza l’ombra del suo cespuglio…. e la mia voglia ebbe il sopravvento sul “massaggio”….. dovevo subito annusare e assaporare tutto il resto del suo corpo.
Quasi le feci male nella foga di sedermi su di lei ancora vestito per poter iniziare a leccarla sul collo, sulle spalle e poi sul seno iniziando a succhiarle quei capezzoli che sentii inturgidirsi tra le mie labbra…. poi andai più giù per provare i suoi sapori più nascosti…sentii le sue mani quasi strapparmi la Lacoste di dosso e subito dopo afferrarmi e slacciare il bottone che teneva chiusa la parte superiore dei miei pantaloncini…. mi abbassai la lampo e li tolsi gettandoli lontano….. scesi un attimo dal letto per sfilarmi gli slip… il mio cazzo era turgido all’inverosimile… dal mio glande vidi uscire le prime gocce premonitrici….. le vide anche Mariagrazia che alzò il busto per piegarsi verso me…. afferrò le mie natiche con le sue piccole mani e la sua lingua andò a pulire quel mio liquido di piacere prima di sentire la sua bocca vogliosa impossessarsi del mio membro ancor più voglioso….. mi tirai indietro e la spinsi risoluto sulle lenzuola, le aprii le gambe e finalmente tuffai il mio viso in mezzo alle sue cosce……
Le mie narici apirarono l’odore più gratificante mai sentito e la mia bocca fu riempita dall’umore più libidinoso mai assaggiato….. me ne ci cibai in modo forsennato fino a quando sentii Mariagrazia implorarmi di possederla.
Fui subito sopra di lei e la penetrai immediatamente…. il mio membro pulsante scivolò in fondo alla sua caverna infuocata…. la sua bocca andò a cercare la mia prendendo possesso della mia lingua impastata dal suo intimo succo….. le unghie delle sue mani quasi penetrarono la mia schiena….le sue gambe avvinghiate intorno al mio bacino cominciarono a tremare come tutto il resto del suo corpo……poi staccò la sua bocca dalla mia per emettere subito dopo un gemito irreale e mentre il suo orgasmo quasi spasmodico la travolgeva totalmente io cominciai a inondare la sua immensa fica, chissà da quanto tempo inviolata, da una incredibile serie di schizzi del mio bollente sperma.
Trascorsero almeno cinque minuti prima che i nostri corpi trovassero la forza di dividersi dopo quell’amplesso così appagante e coinvolgente……
Indossai i miei vestiti mentre Mariagrazia si mise addosso solo una t-shirt che a malapena le copriva il pube.
Tornammo in salotto e poco dopo ci gustammo beati un bicchiere del fresco spumantino dolce…….non commentammo quanto era appena accaduto…..tutto era stato talmente bello che ad entrambi sembrò la cosa più giusta per non scalfire quell’atmosfera stupenda e forse difficilmente ripetibile. Mi congedai da lei dandole un semplice ma tenero bacio sulle labbra.
Scendendo i primi gradini mi voltai solo un momento per osservare pensieroso la porta ormai chiusa della “vedova del secondo piano”…………………………………………………………….

La fruttivendola

 

 

Le vacanze estive quest’anno le avevo programmato all’insegna del riposo assoluto: due settimane in campagna dai parenti di mia moglie, quindici giorni senza fare assolutamente nulla eccetto mangiare e dormire e soprattutto senza guidare, visto che ogni giorno per lavoro macino chilometri su chilometri. Il primo giorno la mia vacanza ha rispettato in pieno il programma ma il secondo ecco che mia moglie mi chiede di andare a comprare della frutta. A nulla sono valse le mie proteste, sono dovuto andare dal fruttivendolo che, per mia fortuna, distava poco dalla casa ma non tanto da poterci andare a piedi. Con lo stesso entusiasmo con cui si va dal dentista mi sono messo in macchina e, presa la lista, sono partito. Fortunatamente nei paesini di campagna non ci sono problemi di traffico e di parcheggio per cui in pochi minuti sono arrivato proprio davanti alla bottega che mi avevano indicato. Parcheggio, scendo dall’auto, prendo le buste vuote ed entro: mi accoglie una visione da favola. Il fruttivendolo era una fruttivendola e che ragazza! Alta, bruna abbronzata, lunghi capelli corvini raccolti in una coda di cavallo e, soprattutto, un fisico da pin up. Indossava un paio di jeans attillatissimi e una canottiera azzurra che fasciava il suo ampio e sostenuto decolté, un davanzale davvero notevole, non indossava reggiseno e distinguevo chiaramente il rigonfiamento dei capezzoli. Restai letteralmente senza parole, impietrito, all’ingresso del negozio. La ragazza sfoggiò un sorriso a trentadue denti e mi chiese cosa desiderassi. “Frutta” dissi. “Ehm, quale?” mi chiese. “Questa – risposi – me ne dà un chilo.” “Questi sono peperoni” mi fece notare sorridendo ironicamente. Ero nel pallone più totale, fortunatamente mi ricordai di avere la lista, la presi e gliela consegnai. Mentre preparava le cose scritte nell’elenco non le toglievo gli occhi di dosso. Molte cose segnate si trovavano nelle ceste poste in basso per cui ogni volta che si abbassava i miei occhi si tuffavano nella sua scollatura o, se mi dava le spalle, si perdevano nel suo sedere immenso. Aveva quasi finito di preparare il tutto quando mi chiese se fossi del posto. Le risposi che ero in ferie e che sarei rimasto solo due settimane in vacanza. Mi disse che lei era stata in vacanza al mare in Puglia e mi fece vedere alcune foto che aveva sul cellulare. Fui felice di poter ammirare quel capolavoro della natura: un due pezzi ridottissimo copriva a malapena un corpo da favola. Sentivo l’eccitazione crescere in me di pari passo ad una sensazione di calore asfissiante. In realtà il calore non era solo una sensazione perché anche lei si sventolava continuamente ed era madida di sudore. L’idillio fu interrotto dall’ingresso di una cliente, pagai ed uscii. Il resto della giornata fu occupata dal pensiero continuo e martellante della fruttivendola e del suo fisico da sballo. Il giorno dopo alle otto ero già pronto per uscire ed andare a fare la spesa. Mia moglie mi disse: “Sapevo che non avresti resistito a stare senza far nulla tutto il giorno, fortunatamente qui siamo in tanti e occorre comprare qualcosa tutti i giorni.” Annuii con un sorriso e la baciai sulla fronte dicendole “Solo tu mi capisci.” Impiegai ancora meno tempo a raggiungere il negozio.  Giusi – così si chiamava – era dentro, oggi indossava un’altra canottiera e una minigonna che metteva in risalto le lunghe gambe color ambra. Chiacchierammo un po’, si interessò molto al mio lavoro, mi chiese della mia famiglia. Poi mi parlò di lei, mi disse che proprio prima dell’estata era stata mollata dal fidanzato  – che pazzo – e che aveva trascorso le vacanze da sola. Finalmente cominciò a prepararmi le cose che mi occorrevano o meglio quelle che mi venivano in mente perché non avevo la lista e non sapevo assolutamente cosa prendere. Quello che mi interessava era che le cose di trovassero in basso in modo da potermi perdere in quella abbondanza di delizie. Ad un certo punto alzai lo sguardo e vidi alcune bottiglie di vino in alto sugli scaffali. Stranamente non erano a portata di mano ma quasi a tre metri di altezza, per cui occorreva una scaletta per prenderle. Le chiesi il motivo e mi disse che più di una volta i clienti nel prenderle le avevano fatte cadere e visto che nemmeno si vendevano tanto perché erano ritenute costose dalla gente del posto, che il vino se lo faceva da sola,  le aveva messe in alto e le prendeva su richiesta. Mi venne un colpo di genio e le chiesi di prendermene una. Prese la scaletta e vi salì sopra. Le porte del paradiso si aprirono al mio sguardo. Le guardai tra le cosce ammirando quelle due colonne di carne che si riunivano in due colline colore dell’oro ricoperte da minuscole mutandine bianche che lasciavano uscire ciuffetti di peli neri prima di perdersi nel profondo delle natiche. Le chiesi di prendere un’altra bottiglia più distante, si ripresentò la visione celestiale. Ne chiesi una terza e per la terza volta fui elevato nell’empireo. Ero completamente sconvolto, sentivo il mio membro pulsare e premere nei pantaloni. Avrei voluto affondare le mani nei suoi glutei e, ancora sulla scala, infilare la mia lingua nella sua foresta di peli neri. Ovviamente mi astenni dal fare qualcosa. Non ebbi il coraggio di osare per il timore che qualcuno potesse entrare nel negozio. Presi la mia roba, pagai e tornai a casa. Ero così eccitato che non diedi tempo a mia moglie di mettere a posto quello che avevo portato. La cinsi alle spalle, le sollevai la gonna, le abbassai le mutandine e la penetrai da dietro. Bastarono pochi colpi per farmi venire sul suo sedere capiente (anche mia moglie non era per niente male). La feci girare sollevandola e mettendola sul tavolo a gambe aperte, affondai la bocca nella sua vulva ancora bagnata e la leccai in profondità facendola godere.  Non era la prima volta che mi succedeva per cui mia moglie non  trovò nulla di strano nel mio comportamento. Spesso facevamo l’amore appena svegli o al mattino prima di andare al lavoro quando la vedevo uscire dalla doccia o quando ne uscivo io con il pene già eretto. Insomma non mi ci voleva nulla per infiammarmi e prenderla in qualsiasi momento della giornata. Ricordiamo ancora entrambi con piacere una memorabile domenica mattina quando l’avevo montata mentre lei montava a sua volta la panna.   Dopo un’oretta però una spiacevole sorpresa: ero di nuovo eccitato ed il mio pensiero correva a Giusi, alla visione delle sue cosce abbronzate, al suo seno, al suo didietro. Il mattino dopo con la scusa del caldo uscii alle sette. Arrivai al negozio nel paesino deserto, non avevo incontrato anima viva nel pur breve tragitto. Giusi era sulla porta, aveva appena terminato di sistemare la merce e si sventolava con una cartoncino di quelli che usava per scrivere i prezzi. Mi accolse con il solito sorriso e mi chiese se il vino mi era piaciuto. Le risposi che lo avevamo finito e che me ne occorreva altro. “Ne ho quanto ne vuoi” mi disse prendendo la scala. Anche questa mattina indossava la solita canottiera e la minigonna. Salì in alto e rividi  le due corsie dell’autostrada di carne che conduceva alla sua aiuola di peli neri ricoperti di candido pizzo. Mentre ero intento alla celestiale visione mi chiese di tenerle la scala “Non vorrei cadere, è vecchia e poco sicura.” Mi avvicinai al nirvana che si apriva al di sopra del mio capo. Potevo sentire il profumo che emanava dal suo sesso distante non più di un metro dal mio naso. Sentivo l’eccitazione divampare nel mio corpo e concentrarsi nel mio pene turgido di desiderio. Prese una bottiglia di vino e scese dalla scala. Si appoggiò a me che tenevo le due mani sul lati della scala, mi scostai repentinamente per timore che il contatto tradisse il mio stato. Risalì sulla scala per prendere un’altra bottiglia, guardai di nuovo, eccitazione si aggiunse a eccitazione. Ridiscese e ancora una volta sfiorò il mio corpo sospinto verso di lei. Questa volta non mi scostai subito ero teso come un arco ed attendevo solo un minimo cenno da parte sua, un segnale, una parola, per agguantarla e farla mia. Invece con un agile movimento si sottrasse al mio abbraccio e mi chiese cos’altro volessi. Ero confuso, perplesso. Possibile che non si fosse accorta che la desideravo e che mi stava facendo impazzire. Possibile che non si fosse accorta che le guardavo tra le gambe quando montava sulla scala, che scrutavo nella sua scollatura quando si chinava. Possibile che non si fosse accorta del mio membro eretto che formava un evidente rigonfiamento nei pantaloni e che doveva aver sentito quando ci eravamo toccati. Non riuscivo a capire: forse le piaceva essere oggetto del mio desiderio ma non aveva intenzione di concedersi, voleva solo torturarmi e farmi sbavare dietro di lei. Mi sentivo frustrato ma ero impotente, non potevo metterle le mani addosso anche se il suo corpo mi faceva impazzire di desiderio. Mi ripeté la domanda se desiderassi altro. Chiesi altre cose distrattamente e quando le ebbe preparate mi fece il conto. Pagai e stavo per raccogliere la merce ed uscire quando decisi di fare un tentativo per vedere se ci stava o meno. Le dissi “Ma quando mi farai provare la tua roba migliore?” “Quale?” mi rispose. Era il momento, dovevo rischiare il tutto per tutto, se fosse andata bene avrei avute aperte le porte del paradiso, se fosse andata male potevo sempre dire che aveva capito male: “Quella che hai tra le gambe.” Mi guardò un attimo senza dire nulla, non mi sembrava offesa né mi sembrava che non avesse capito bene, dallo sguardo però non riuscivo ad intuire quale sarebbe stata la sua reazione. Poi uscì dal banco e si diresse verso l’ingresso, chiuse la porta di vetro a chiave e girò il cartello da Aperto a Chiuso, quindi si voltò di nuovo verso di me e infilò le due mani nell’ampia scollatura, tirò fuori le due mammelle e mi disse: “Intanto assaggia questi due meloni.” Aveva appena pronunciato l’ultima sillaba che già le mie labbra si erano chiuse su uno dei suoi capezzoli succhiandolo avidamente. Con le mani intanto le avevo afferrato entrambe le natiche e stringevo vigorosamente. Staccai la bocca dal suo seno e la baciai con passione. Le nostre lingue si intrecciarono in un vortice di eccitazione. Sembravamo due assetati che hanno trovato la loro fonte di acqua fresca. Le ficcai un dito nell’ano mentre la spingevo verso il mio sesso turgido ma ancora imprigionato nella sua gabbia di stoffa. “Aspetta – mi disse – non qui, andiamo sul retro.” Entrammo in una porta dietro il bancone e ci trovammo nel retrobottega, un piccolo locale con alcune cassette di frutta e una brandina. Ci buttammo sul giaciglio per consumare il nostro amplesso. Mi tolse la camicia baciandomi sul petto e succhiandomi a sua volta i capezzoli. Io nel frattempo mi ero tolto le scarpe e slacciato la cintura dei pantaloni. Lei completò l’opera aprendo la chiusura a liberando finalmente il mio sesso impennato. Lo impugnò e se lo mise in bocca. Succhiava avidamente dandomi sferzate di piacere. Le sfilai la canottiera afferrandole il seno e ricominciai a tormentarlo con le mani, poi le misi le mani sui lati della testa e cominciai a muoverla su e giù mentre lei teneva sempre in bocca il mio sesso. Mi venne il desiderio di assaporare il suo. La staccai da me, la feci distendere sul letto e le sfilai la minigonna e le mutandine: ai miei occhi si aprì la bellissima foresta nera solcata da una lingua di lava rossa e bagnata. Volli immergere la mia bocca in quel lago a forma di fiore rosso. Mi aprii la strada con la lingua tra gli anfratti della sua caverna di piacere, succhiai il nettare odoroso che mi aveva inebriato quando sulla scala ne avevo sentito l’aroma. Giusi mugolava e mi teneva le mani ben salde sul capo. Leccai, succhiai, rovistai con la lingua finché non mi ordinò, implorandomi, di prenderla. La penetrai dolcemente affondando contemporaneamente il viso nel suo seno immenso. Mi sembrava di essere avvolto completamente da lei, eravamo una sola entità. Cominciai a muovermi dentro di lei affondando la mia verga di carne nelle sue profondità: ogni colpo sempre più forte e sempre più profondo. Aumentai man mano il ritmo assecondando i suoi movimenti e gli incitamenti che mi dava. Il suo ansimare si fece più forte e veloce all’unisono con il mio. Eravamo entrambi madidi di sudore. I nostri respiri componevano una sinfonia ritmata con il cigolio della brandina. Ancora qualche momento ed esplodemmo entrambi nel gran finale: Giusi con un urlo strozzato venne affondandomi le unghie nella schiena e in uno spasmo di piacere io, un attimo dopo di lei, inarcai la schiena e dopo aver dato l’ultimo colpo di reni  estrassi il mio membro dalla sua vulva vibrante per l’orgasmo appena provato. Lo afferrò subito con una mano sostituendola alla vagina e muovendola velocemente. Le venni sul ventre inondandola di caldo umore, poi mi accasciai su di lei, unimmo le nostre labbra e ci abbandonammo esausti al momento catartico che segue l’estasi.

 

 

Oltre ogni limite ! 2a Parte

L’attesa dei miei tre nuovi “amici” si stava facendo più lunga del previsto e cominciai a pensare che forse ci avevano ripensato o magari intendevano soltanto divertirsi un po’ in chat. Per un attimo mi pentii di essermi prestata così facilmente a quel gioco troppo trasgressivo e poi di averli addirittura invitati qui da me senza sapere nulla di loro ma per lo meno a casa mia mi sarei sentita più tranquilla.
Quando suonarono al citofono ero immersa in questi pensieri e sobbalzai sul divano. Andai a rispondere e indicai loro la scala dove abitavo sperando che nessuno dei vicini li vedesse entrare nel mio appartamentino al piano terra alle due e mezza di notte!
Aprii la porta e un attimo dopo comparvero dal cancelletto esterno, feci un cenno con la mano e li feci entrare quasi furtivamente.
Li trovai ancora più desiderabili che in cam e tutti e tre, dopo esserci presentati, dispensarono complimenti per me e per la mia piccola dimora.
Volentieri accettarono un caffè e quando tornai in salotto dopo aver riportato le tazzine in cucina vidi Taribo e Rudy già seduti sul divano mentre Sammy era in piedi di fronte alla libreria a giorno ad osservare i numerosi volumi che ne occupavano almeno tre ripiani. Mi avvicinai a lui chiedendogli se gli piaceva la lettura. Mi rispose che era un lettore incallito e che i classici erano i suoi preferiti. Ne fui contenta perchè anche io amavo molto quel genere.
Quando mi voltai verso gli altri due sentii le mani di Sammy poggiarsi sulle mie spalle per poi andare ad accarezzarmi sul collo…e fui subito attraversata da un lungo e piacevole brivido. Mi bloccai in attesa di conoscere il percorso di quelle due mani forti e delicate nello stesso tempo e quando dal mio collo le sentii infilarsi sotto il colletto della mia maglietta per andare ad accarezzare il mio non abbondante seno capii che ero pronta per abbandonarmi completamente ai miei e ai loro desideri.
Poi pian piano mi sfilò la maglietta, le sue braccia mi cinsero all’altezza dell’ombelico, comincio’ a strusciare i suoi pantaloni contro i miei e percepii distintamente il suo sesso eccitarsi sempre più e quando, tenendo sempre un braccio intorno alla mia vita, l’altro si scostò per consentire alla sua mano di insinuarsi dentro il bordo dei miei pantaloni, la mia voglia aumentò a dismisura come quella di Taribo e Rudy che seduti davanti a me iniziarono a spogliarsi.
Poco dopo li vidi uno affianco all’altro completamente nudi iniziare a masturbarsi con lo sguardo fisso su me e Sammy che togliendo la mano dalle mie mutandine già umide mi portò proprio davanti a Rudy. Lui smise di toccarsi per potermi slacciare i bottoni dei miei pantaloni e farmeli scivolare giù. Sammy mi lasciò libera per qualche istante, lo vidi spogliarsi, si riavvicinò subito dopo per completare anche la mia svestizione….adesso tutti e quattro eravamo completamente nudi e stracolmi di eccitazione…e il gioco stavolta non più virtuale ebbe inizio!!!

Fu Taribo a prendere la mia mano con la sua per farmi sedere sul divano tra lui e Rudy, e tutti e due iniziarono a toccarmi e ad accarezzarmi in ogni parte del corpo mentre Sammy, in piedi dinanzi a noi osservava il tutto muovendo lentamente la mano sul suo fallo in piena erezione. I due accanto cominciarono poi a leccarmi il seno, i capezzoli e poi sul viso, sulle labbra…..aprii la bocca per poter scambiare con loro gli umori delle nostre lingue….sentii le mani di Sammy afferrare le mie caviglie e sollevarle per poi far unire i miei piedi intorno al suo cazzo color ebano iniziando poi a muoverli avanti e indietro gemendo dall’eccitazione che evidentemente gli procurava quella sensualissima masturbazione…..eccitazione che stava travolgendo anche me e subito proposi di trasferirci nella mia camera. I tre amici accettarono molto volentieri….ci alzammo dal divano e poco dopo prendemmo possesso del mio accogliente lettone…

Io mi sdraiai supina proprio al centro mentre Sammy e Taribo, in ginocchio, si misero ai miei lati e Rudy, nella stessa posizione, si pose di fronte. Proprio lui si chinò con il busto e dopo avermi fatto divaricare le gambe vidi il suo volto scendere verso la mia quasi implorante e vogliosa passera. Un istante più tardi la sua lingua iniziò a percorrerla sempre più velocemente lungo tutta la fessura che si schiuse in pochi attimi…. per riceverla al suo interno. Si muoveva in modo sublime e dal profondo della mia caverna cominciò a sgorgare senza sosta il succo procuratomi dal piacere pazzesco che stavo provando. Rudy continuò per almeno un minuto a cibarsi del mio umore sino a quando Sammy quasi lo spinse via per poi iniziare a leccarmela furiosamente sino a farmi giungere al limite dell’orgasmo che cercai in tutti i modi di trattenere e ci riuscii soltanto perchè stavolta fu Taribo a voler prendere il suo posto… ma quando lui, oltre a leccarla, la penetrò con due dita, sentii di nuovo arrivare il momento topico. Gli sollevai il capo appena in tempo….mi sentivo pulsare all’interno delle cosce….volevo soltanto essere posseduta e non seppi più nascondere quel che stavo desiderando immensamente…ormai ero completamente succube dei miei sensi più sfrenati !!!

IO: Mi state facendo impazzire…ho voglia di fare l’amore…non ce la faccio piùùùùùù
SAM: Cristina, sei tu che fai impazzire noi, devi dirci soltanto se vuoi che ci “proteggiamo” e se c’è qualcosa che non ti senti di fare….
IO: Non serve nessuna “protezione” e voglio fare di tutto….basta non ci sia violenza
SAM: Non preoccuparti, vogliamo solo godere e farti godere senza far nulla che tu non voglia……
Appena pronunciate queste parole Sammy si sdraiò sopra di me e subito spalancai le gambe in attesa di accogliere il mio primo membro nero……
A stento trattenni un urlo di piacere quando finalmente fui penetrata….sentii la sua cappella sbattere in fondo al mio utero…accompagnai le sue spinte frenetiche tenendo i suoi glutei con le mie mani…per un attimo guardai intorno a me Taribo e Rudy che si masturbavano…..e stavolta non potei più prolungare l’attesa…
IO: Sammy….io vengooooooooooo!!!!!
Lui non ebbe la forza di rispondermi ma il mio orgasmo fu esplosivo almeno come il fiume di sperma che riuscì a scaricarmi dentro… poi lo vidi togliersi e scendere dal letto….solo pochi istanti e dentro di me c’era già il pene turgido di Taribo che mi riempì dopo pochi secondi….si tolse anche lui e a scoparmi toccò a Rudy che con il suo ritmo pazzesco mi fece arrivare ad un nuovo memorabile orgasmo che subito dopo fu seguito dal suo…..e appena lui fece uscire il suo cazzo appagato, dal mio spacco cominciò a colare sulle lenzuola il biancastro cocktail del loro sperma ………

Mezz’ora dopo i miei tre “amanti scuri” di quella folle notte mi aspettavano in salotto, reduci da una veloce doccia calda, doccia che io feci dopo di loro, e sotto lo scroscio quasi bollente la spugna insaponata si soffermò più a lungo tra le mie cosce come a voler togliere ogni eventuale minima traccia del seme dei miei amici. Abbassai lo sguardo lì in mezzo, vidi la spugna intrisa di schiuma e per un attimo volli immaginare che fosse invece piena della loro sostanza …. e mi eccitai subito come subito rimossi l’idea di “toccarmi”. Di là mi stavano aspettando e mentre mi asciugavo mi resi conto di non essere per nulla ancora sazia…..

Alle 4 del mattino eravamo tutti e quattro nudi, seduti sul divano. Alla mia destra sedeva Sammy, alla sinistra Rudy e accanto a lui Taribo ma c’entravamo abbastanza comodamente. Rimanemmo in silenzio per qualche momento poi Sammy con una mano cominciò ad accarezzare i miei capelli e con l’altra ad accarezzarsi il membro. Girai lo sguardo dall’altra parte del divano e vidi anche gli altri due toccarsi e in quel momento il silenzio fu rotto dalla voce di Sammy …..
SAM: Cristina, manchi solo tu….

Per un istante risi dentro di me perchè per lui e per i suoi due amici oramai io ero soltanto Cristina e in effetti all’anagrafe e sulla patente di guida il mio nome è Stefania Cristina … colpa di una virgola dimenticata al momento della mia nascita. Ma sin dal primo vagito, Stefania l’ho sempre considerato il mio unico nome e tutti quelli che mi conoscono mi chiamano soltanto così. Sammy guardando il mio documento per cercarmi su skype aveva evidentemente preferito il secondo e quando in chat sentii chiamarmi con quel nome pensai di poterlo usare da allora in poi ogni qualvolta la tranquilla “Stefania” avesse avuto il desiderio di trasformarsi nella porca e insaziabile “Cristina” di quella notte!

Sospirai e per qualche secondo rimasi quasi immobile ad osservare come in pochi attimi i loro splendidi cazzi erano già diventati così turgidi, poi la mano libera di Sammy prese la mia, la destra e l’accompagnò tra le mie gambe….
SAM: Mmmmmmm sei già umida…dimmi che hai voglia pure tu
IO: Oh Sammy, ne ho davvero tanta, sapete eccitarmi in modo spaventoso
SAM: Non immagini neppure quanto ci stai eccitando tu
Lasciò libera la mia mano e cominciai a masturbarmi insieme a loro……

Nessuno di noi parlava … il silenzio era scalfito soltanto dal movimento delle nostre mani e da qualche gemito di piacere….dopo 5 minuti cominciai già a dovermi trattenere ma quel continuo rallentare ogni qualvolta che lo sentivo “arrivare” mi fece capire che continuando in quel modo correvo il serio “rischio” di schizzare via tutto…. e forse farlo davanti a qualcuno avrebbe potuto davvero farmi provare vergogna…..ma evidentemente quella notte stava azzerando ogni residuo limite del mio seppur minimo pudore!

Quando Taribo mi chiese se volessi offrire il mio “spettacolo” stando seduta di fronte a loro, ero nuovamente prossima all’ennesimo punto di “arrivo” ma mi interruppi volentieri…. l’idea di vederli lì davanti e il desiderio quasi morboso di assistere alle loro “eruzioni” mi fece accettare la sua proposta senza esitazioni. Mi alzai, presi la piccola poltrona senza braccioli che si trovava a fianco del divano e la posizionai di fronte e al centro, andai in bagno e presi un grande asciugamano col quale coprii la poltroncina e un attimo dopo ero lì seduta con i piedi poggiati sul bordo del divano. I tre si erano leggermente avvicinati tra loro e ripresero a masturbarsi. Allargai le mie cosce spostando i piedi ai lati delle gambe di Rudy che era quello seduto proprio di fronte a me. Ripresi a toccarmi decisa stavolta a non fermarmi per nessun motivo anche per non far crescere il leggero dolore che stava affiorando all’interno della mia intimità, provocato dalle frequenti contrazioni che imponevo a quei muscoli nascosti per bloccare il mio ormai continuo e irrefrenabile bisogno d’orgasmo.

Di nuovo calò il silenzio e quando poco dopo non potei più rinunciare a far penetrare nella mia tana fradicia l’indice e il medio della mano destra si cominciò a sentire distintamente il rumore di sciacquettio provocato dal muoversi di quelle dita tra il liquido copioso di cui ero già colma. E questo provocò sia a loro che a me una repentina scalata di piacere. Sammy, aumentando la velocità della sua mano sul membro pulsante, mi afferrò il piede sinistro per portarselo sul viso iniziando poi a leccarlo avidamente imitato subito dopo da Taribo che si impossessò dell’altro per poggiarlo sul suo cazzo per poi continuare la sua masturbazione con le due mani a cingere il mio piede. Passarono pochi attimi ancora e la visione delle gocce di liquido trasparente, preludio dell’ormai prossimo orgasmo di Rudy, mi fece abbandonare del tutto alla voglia troppo soffocata che avevo nel corpo.

Le mie due dita cominciarono a spingere sempre più forte dentro la parete superiore….solo pochi secondi e mentre il mio corpo si mise a tremare in maniera incontrollata sentii l’interno delle mie cosce bagnarsi repentinamente…..guardai e rimasi io stessa pratcamente allibita!!!
A fiotti, senza sosta, mi stava uscendo un liquido biancastro molto simile a quello maschile e mentre la mia sostanza scorreva come un torrente sull’asciugamano e sulle mie gambe Sammy e Taribo abbandonarono i miei piedi, si alzarono dal divano e continuarono a masturbarsi ai miei lati…..vedere quei due falli neri vibrare così vicini al mio viso mi scatenò l’inferno!!!

Non ebbi neppure il tempo di avvertire il “povero” Rudy che era rimasto davanti a me, seduto a non più di un metro…immaginavo che allentando leggermente la spinta poteva succedere quello che poi accadde. L’orgasmo più sublime era in arrivo…. smisi di colpo di premere e sentii subito la fatidica sensazione….un urlo quasi liberatorio accompagno’ il primo e fortissimo getto liquido che andò a finire violentemente sia sul corpo che sulla sua faccia del mio amico che però, dopo un primo attimo di sorpresa, con la mano libera andò a bagnarla passandola sul petto per poi inebriarsi quando le dita di quella mano entrarono nella sua bocca il gusto del mio succo. Il mio secondo “squirt” lo colpì mentre si stava alzando in piedi e subito dopo. l’ansimare incontrollato di Sammy mi fece voltare verso di lui e vidi il suo membro avvicinarsi ancor di più al mio volto… la sua masturbazione divenne frenetica poi, poggiando l’altra mano sulla mia testa urlò che stava per godere…..e io spalancai le labbra ….sì, stavolta ero davvero pronta……il suo primo spruzzo mi finì direttamente in bocca, la chiusi immediatamente per conoscere finalmente quel sapore che mai avevo voluto provare. Mi pentii all’istante di averne sempre avuto timore….quel sapore indefinibile che da quella notte ribattezzai come “sapore di maschio” ebbe il solo effetto di farmi avvicinare ad un nuovo orgasmo anche se solo da poco avevo finito di “squirtare”. Mentre ingoiavo voluttuosamente quella crema afrodisiaca, gli altri schizzi di Sammy mi finirono sul viso e sui capelli. Poi lui si fece da parte lasciando il posto a Rudy. Lui e Taribo ripresero a masturbarsi lì accanto e io feci lo stesso subito pronta a godere ancora e, stavolta senza schizzi, fui ugualmente travolta da un altro splendido orgasmo non appena i due accanto a me, praticamente insieme, mi scaricarono nella bocca, in faccia e sul petto una quantità pazzesca della loro bollente e divinamente gustosa sborra……..

Dalla finestra del salotto traspariva il primo timido chiarore dell’alba. Nessuno di noi riuscì a dire nulla su ciò che era appena accaduto. Non avevo neppure la forza di sollevarmi da quella poltroncina talmente ero esausta e appagata. Alcune gocce di sperma mi stavano ancora colando lungo il corpo e fu davvero dolcissimo Sammy ad andare di sua iniziativa in bagno, prendere un asciugamano con il quale delicatamente mi pulì.Gli stampai per ringraziarlo un tenero bacio sulle labbra.

Quandò i tre miei stupendi neri si rivestirono per tornare a casa erano già passate le sei del mattino. Preparai un quasi indispensabile caffè e li accompagnai sull’uscio salutandoli con un bacio sulla guancia. Sammy prima di uscire si avvicinò per dirmi di non cancellarlo dai miei contatti di skype. Sorridendo gli risposi che non ci pensavo nemmeno lontanamente……

Uscirono, chiusi la porta. Avrei voluto, prima di addormentarmi, ripassare nella mia mente ogni momento di quella notte incredibile ma, travolta dalla stanchezza crollai non appena andai a distendere sul lettone il mio corpo completamente nudo.

La notte “oltre ogni limite” finiva lì…………

La stazione delle pompe “una benzinaia vogliosa”

La stazione delle pompe

“una benzinaia vogliosa”

 

In una stazione di servizio  di una piccola cittadina del nord Italia, lavora, come benzinaia, una bellissima signora quarantacinquenne, abbastanza piacente e prosperosa.

Sul suo lavoro, nulla da eccepire; ma, a lei piace molto il sesso, ed in modo particolare, adora fare pompini a risucchio ed ingoio; e, quando presso la sua stazione di servizio(dotata fra le altre cose di un retrobottega),approda un qualche attraente baldo giovane che, a lei piace, con la scusante di non avere resto  “a meno ché,non vada con cifra esatta, ”approfitta per fargli la proposta indecente.

A lei, piacciono anche le donne ed un bel dì, si ferma a far gasolio, un jeeppone nel quale vi era una bellissima coppia(marito e moglie), lui, un ragazzo, bruno, trentenne, di bell’aspetto; lei, una biondona venticinquenne, coscia lunga,”occhialoni scuri” e tette da sballo.

Lina, questo, il nome della benzinaia, viene subito attratta dalla lei; ma, anche lui, non dispiaceva; e cosi, si augura che il suo stratagemma vada a buon fine.

Lui: salve, mi fa dieci euro di gasolio, per favore?

Lina: certo, le do anche una lavata ai vetri? Vedo che, sono sporchi.

Lui: d’accordo, faccia pure!

Lina: fatto!

Lui: ok, grazie, mi dia il resto della cento euro.

Lina: oh! Mi dispiace, ma lei, è il primo cliente oggi, non ho resto.

Lui, un po’ seccato: “come sarebbe, non ha resto? E adesso, come facciamo, porca troia!

Lina, con aria da sorniona: “beh! Possiamo sempre rimediare”!

Lui: in che senso? Non capisco!

Lina. Ehm, glielo posso dare in natura, il resto!

Lui, stupito: come!? Si spighi meglio, signora.

Lina. Beh! Di la, ho un retrobottega, possiamo fare qual cosina a tre, coinvolgendo anche  la sua signora; mm!! Ha delle belle “coscie” e, delle stupende tette!

Lui: ma come si permette, brutta lesbicaccia, screanzata! Anzi, faccia una cosa, tenga pure il resto , mi faccia il pieno e siamo alla pari. E, sappi che, non ci metterò mai più piede in questa, in questa .. stazione di servizio, depravata, maniacaa!!

Lina. Va bene, d’accordo, le faccio il pieno; però, le devo dire che, la sua signora, è tutta da leccare! E, mi farei anche una scopata con lei.

Lui: ma, vaffa …. Brutta lesbicona! Fecero gasolio e, se ne andarono, basiti.

Percorso qualche chilometro, la lei, disse a suo marito: “apperò! Niente male, la lady della pompa, quasi, quasi un pensierino ce lo farei”!

Lui: ma, che ti sei messa in testa, quella lesby, t’ha forse contagiato!?

Lei: nooo!!! E che, ogni tanto, bisogna cambiar “minestra”! mangiare sempre la solita “polenta”, prima o poi, stufa, non trovi?

Lui: ho capito, ti sei stancata del mio cazzo; e, vuoi provare qualcosa di diverso.

Lei: ma no!  E poi, trattasi di una donna come me, è sempre una sensazione e, un esperienza diversa.

Lui: ehm! Certo; allora, sei proprio convinta!?

Lei: se vuoi, possiamo anche provare, mi sta venendo voglia di vederti scopare e farti fare un pompino da quella benzinaia.

Lui: ok, d’accordo, tesoro!

Fecero inversione di marcia, e ritornarono alla stazione di servizio.

Lui: salve, signora; ascolti, riguardo a quella sua proposta, ci abbiamo ripensato; io e, la mia signora, abbiamo deciso di accettare.

Lina. Ok, fra qualche minuto, chiudo la stazione e, possiamo accomodarci nel retrobottega.

Erano ormai le 22.00 circa.

Lina: prego, accomodatevi!

Il retrobottega, era una stanza abbastanza grande; nella quale, vi era un letto matrimoniale stile moderno ed una poltrona.

Lui: vedo che, la stanza è sistemata bene! Che fa, ci dorme?

Lina: o, no! E che a me, piace molto fare sesso; e, quando “adocchio” qualcuno che mi piace, uso lo stratagemma del resto, per fargli un pompino ed alla fine, trombarmelo.

Nel frattempo, si erano denudati.

Lina. Ah! Che sbadata! Non mi sono neanche presentata, piacere, Lina, Lina, la benzinaia vogliosa che, pompa e tromba dalla sera alla mattina.

Lui: piacere, Claudio.

Lei: molto lieta, Melania, son rimasta subito attratta dalla sua divisa da benzinaia, molto mascolina!

Lina: uhm! Davvero, ti piace la mia divisa!? Ascolta, adesso, tu ti distendi sul letto, spalanca le cosce, come una spudorata; io, nel frattempo, mi lego i capelli e, mi metto il cappellino in testa; cosi, ti do l’impressione di essere una maschiaccia; e, inizio a leccarti quella stupenda figa, come una dannata!

Claudio: ehm, scusate, io che faccio, vi reggo il moccolo!? Ho il cazzo duro come una pietra!

Lina: tu, non preoccuparti, inizia a guardare e, segarti come un porco; poi, ci pensiamo noi al tuo cazzo, vero Melany!?

Melania: certo, signora! Come vuole lei, lei, comanda il gioco.

Lina: oh! Ti prego, tesoro! Io, non sono signora, sono Lina, dammi del tu.

Melania: ok, Lina! Eccomi, stravaccata sul letto, con le cosce aperte come una spudorata, puoi affondare la tua lingua nella mia bella fregna colante!

Lina: molto volentieri, inizio dai capezzoli!

Melania: ohhh!! Ti prego, ciuccia, ciuccia, i capezzoli, senti come son turgidi! Ahhh!! Siiii!! Ahhh!! Adesso, adesso, ti prego, affonda quella lingua nella mia fregna, Lina, fammi godere e sbrodare come una lurida troia! e tu, porco, guarda e, segati, mi fa eccitare di più!

Claudio. Come vuoi, tesoro, ti guarderò e mi darò piacere, mentre questa porca benzinaia, affonda la sua lingua nella tua bollente e colante fregna! Continua, continua, Lina, falla godere e, squirtare, come una troia; si, come una grande troia, puttana!

Lina: uhm! Ha una bella figa, la tua lady! Si, mi piace!

Melania: ascolta, amore; adesso, voglio provare a leccartela io, ti va?

Lina: oh! Si, son tutta bagnata! Facciamo un bel lesbo – sessantanove; cosi, ce la lecchiamo a vicenda!

Melania: oh! Fantastico, sii!!

Si misero a sessantanove, godendo e gemendo come dannate; per Melania, era la prima volta che, aveva un lesbo. Rapporto.

Intanto, il marito, era felicemente spaparanzato sulla poltrona che, guardava e si segava; ma, all’improvviso: “ ehi! Ragazze? Si, stupende; ma il mio cazzo, scalpita! Qualcuna di voi, me lo venga a succhiare, vi prego, vi supplico, succhiatemelo, non ce la faccio più! Succhiatemelo, per Dioo!!

Lina: tranquillo, tranquillo; adesso, tutte e due, ti facciamo una bella pompa come si deve, vero, Melania!?

Melania: si, certo! Lui, la mia bocca, la conosce bene! Ma prima, dammi qualche sculacciata!

Dopo le sculacciate, le due zoccole, s’inginocchiarono dinanzi ai 22 centimetri di cazzo di Claudio e, iniziarono a succhiarlo e leccarlo voluttuosamente, come insaziabili forsennate, possedute da spiriti immondi; ma, alla fine, Lina, si dimostrò la più ingorda, se lo afferrò in bocca, e lo fece arrivare fin dentro la sua gola profonda.

Melania. Ascolta, Claudio; adesso, mi piacerebbe vederti scopare Lina! Io, guarderò e, mi farò un bel ditalino.

Claudio: come desideri, amore; come vuoi che, la scopi: “a pecora, a spegni moccolo”?

Melania: un po’ a spegni moccolo, un po’ alla pecorina; ma, alla fine, gli devi venire in bocca, si! In bocca, ahh!! Mi sto già eccitando!

Lina: mm!! Viziosa, la signora! Distenditi sul letto, Claudio; che io, intanto monto il tuo bel cazzone! Avanti, facciamo divertire la tua gentil consorte!

Intanto,Melania s’era già spaparanzata sulla poltrona, cosce aperte; e, si stava già ficcando le dita nella figa, sgrillettando il suo turgido clitoride.

Melania: ahh!! mmm!! Si, dai, Lina, cavalca per bene quel cazzo! Si, su e giù, su e giù! Ahhh!! Si! Adesso, mettila alla pecorina! E, inculala, inculala, quella vacca, porco!

Claudio: certo, la sfondo tutta, questa vacca, troia di una benzinaia! Mm!! Ahhh!! Che culone!

Lina: si, dai, sfondami, sfondami tutta, toro arrapato! Ahhh!! si, anche un po’ nella figa!

Melania: ahh! Che spettacolo arrapante! Le mie dita, non ce la fanno più, a tenere a bada questa mia figona, spanata che ha bisogno di un bel palo che la penetri!

Lina: ascolta tesoro,  sotto la poltrona, c’è un grosso fallo di gomma, tiralo fuori e penetra la tua fregna, ficcatelo anche in culo, se ti va.

Melania, tirò fuori il toy; e, se lo conficcò tutto nella fregna, godendo e gemendo come una femmina assatanata e vogliosa di cazzi. Poi, si girò e si auto penetrò il culo; ed alla fine, quando il marito stava per sborrare ….

Claudio: ohhh!! Lina, sto per sborrare come un lurido porco, si! Come un lurido porcoo!!

Melania: aspetta, tira fuori il cazzo dal culo e, vienile in bocca, vienile tutto in bocca, trattala da squaldrina!

Lina: si, vienimi in bocca! Scarica tutta la tua sborra; cosi, la ingoio tutta! Accontenta la libido e la troiagine della tua cara mogliettina.

Melania: da tanto tempo, desideravo vederti fottere con un’altra donna, segretamente, morivo dalla voglia di farmi leccare e, leccare una mia simile.

Claudio: beh! Ho esaudito entrambi i tuoi desideri in un colpo solo, no!?

Melania: grazie, sei un amore! Ma, voglio ringraziare anche la qui presente Lina, benzinaia che pompa, non solo benzina!

Fine.

Si ringrazia la pornostar Evalin la fata del desiderio per aver dato lo spunto per questo racconto, ogni riferimento alla realtà è puramente casuale

Mimmo Story

Oltre ogni limite ! 1a Parte

Dopo un lungo e rilassante bagno caldo indossai il mio pigiamino preferito composto da camicetta e pantaloncini corti di seta rosa. Dopo aver acceso il notebook andai in cucina per prepararmi un buon caffè e dopo averlo gustato mi distesi comodamente sul divano, scaricai prima la posta elettronica e subito dopo aprii skype.
Mi chiamo Stefania, ho da poco compiuto 53 anni, mai sposata e da qualche mese di nuovo single dopo aver messo la parola fine ad un paio d’anni di una convivenza monotona e alla fine tanto noiosa.
Vivere da sola non mi dispiace affatto ma da qualche tempo, forse un effetto provocato dalla mia abbastanza recente menopausa, nel mio corpo si è scatenata una sorta di tempesta per la quale il mio desiderio sessuale è diventato quasi ossessivo al punto di dovermi masturbare sempre più spesso con fantasie erotiche talvolta addirittura indecenti ma che mi aiutano a raggiungere orgasmi paradisiaci e molte volte anche multipli.

Sistemai il mio pc sulla pancia dopo aver poggiato la nuca su un bracciolo del mio divano di stoffa blu. Mi misi online per vedere se tra i miei contatti ci fosse qualcuno in linea alle 11 di sera.
Nessuno era su skype, a quell’ora o dormivano o avevano qualcosa di meglio da fare….. mi accorsi che c’era una nuova richiesta di contatto da parte di un certo Sammy ma lì per lì non riuscii a fare mente locale su chi potesse essere ma la mia curiosità mi spinse ad accettare la richiesta e con “molto gradita” sorpresa mi resi conto che a cercarmi era il proprietario della palestra vicino casa dove da un mese andavo per cercare di mantenere in forma il mio corpo non ancora da “rottamare”….
Il mio gradimento era dovuto al fatto che Sammy era un tipo da urlo, massimo trentenne..fisico da paura..nero come l’ebano..insomma uno per me irraggiungibile…così credevo!
Gli chiesi come avesse fatto a trovarmi e lui mi rispose che era troppo semplice disponendo della lista degli iscritti in palestra e aggiunse che voleva avere tra i suoi contatti la più bella di quella lista. Non volevo credere che potessi davvero averlo colpito, soprattutto dopo essersi visti di sfuggita solo poche volte…la cosa mi stava eccitando!!!
Dopo aver dialogato un po’ tramite tastiera lui mi chiese se poteva invitarmi in videochat e non esitai ad accettare. Mentre sistemavo la cam arrivò la chiamata alla quale risposi subito.

SAM: Sei bellissima anche in televisione!!!
E ridemmo insieme
IO: Grazie, la stessa cosa vale per te!
Mentre la mia cam inquadrava soltanto il mio viso, quella di Sammy aveva una panoramica più ampia e oltre a vederlo a mezzo busto con indosso una bella t-shirt attillata notai dietro di lui passare ogni tanto altre persone anche loro di colore.
IO: Vedo che non sei solo
SAM: No, vivo in questa casa con altri due amici
Così dicendo li chiamò e me li presentò in diretta. Taribo e Rudy erano i loro nomi, anche loro originari del Suriname come il mio nuovo “amico” e come lui giovani e affatto male! Poi i due si allontanarono e li vidi scomparire dallo schermo.
Parlammo del più e del meno ancora un po’ ma poi Sammy ruppe gli indugi……

SAM: Sono indiscreto se ti chiedo come sei vestita?
IO: Non sei indiscreto…sono in pigiama
SAM: Posso vederne un pezzetto?
Io mi accorsi che posizionata così stavo un po’ scomoda allora sistemai il pc sul tavolino di fronte al divano e mi misi seduta di fronte, abbassai un poco la cam e inquadrai la camicettadi seta.
SAM: E’ veramente molto carino e mi pare che sotto la camicia non porti nulla.
IO: Hai indovinato…..
E rialzai nuovamente la cam come prima
SAM: E il pezzo di sotto? Così ho un panorama completo…ma forse chiedo troppo?
IO: OK ma a questo punto sono curiosa pure io…..
Entrambi spostammo l’inquadratura più in basso e la vista dei suoi boxer mi fece subito venire pensieri “strani”….
SAM: Ti trovo molto sexy, ma stavolta non mi azzardo a chiederti cosa indossi lì sotto….
IO: Mi piacciono molto anche i tuoi boxer, comunque sotto non ho nulla
SAM: Non dovevi dirmelo….solo immaginarti mi sta provocando un certo movimento sotto i boxer…scusa se te lo dico
IO: Non mi dispiace molto di farti questo effetto
Sammy sospirò poi mi disse che si doveva assentare per un paio di minuti per un urgente bisognino e lo vidi alzarsi dalla sedia della sua postazione e uscire dalla porta della stanza da dove chattava.
Ne approfittai anche io per andare a fare pipì. Seduta sulla tazza provai ad immaginare lui mentre lì in piedi faceva la stessa cosa e fui assalita dal desiderio quasi morboso di vedere quel cazzo nero nascosto sotto quel boxer color panna e dopo essersi lavata tornò asedersi sul divano. Lui era già lì ma senza maglietta…
La vista di quel corpo scolpito non mi aiutò di certo a placare la voglia crescente che sentivo addossoò
IO: Vedo che hai caldo…o sbaglio?
SAM: Non sbagli ma forse sei che mi fai aumentare il calore della pelle.
IO: Sono sempre più sorpresa da quello che mi dici…non lo immaginavo neppure lontanamente
SAM: E ti dispiace?
IO: Direi l’esatto contrario
SAM: Proposta indecente, ti va di giocare con me in cam?
Sospirai lungamente, la proposta era esattamente quello che speravo mi chiedesse…
IO: Che genere di gioco dovremmo fare?
SAM: Quello che chiamano cybersex ovvero sesso virtuale, ma forse sto esagerando
IO: Non l’ho mai fatto così ma provarlo non mi dispiacerebbe.
SAM: Allora accetti?
IO: Proposta indecente accettata!
SAM: Sono sracontento ma ti dico subito che la regola vuole che ci si possa dire e si possa fare tutto quello che ognuno desidera senza porsi freni di nessun genere e naturalmente se ritieni di voler interrompere lo puoi fare in qualsiasi momento.
IO: Va bene, ho capito le regole e sono pronta.
Sammy non poteva di certo immaginare quanta libido avevo in quel momento dentro di me e quanto fossi disposta a qualsiasi tipo di gioco, avevo troppa voglia di godere…..e tanto!
SAM: Per cominciare dovresti toglierti quella splendida camicetta rosa e allargare l’inquadratura
Col telecomando della videocamera diminuii lo zoom fino a riprendermi dal viso sino al ventre, mi slacciai i bottoncini e un istante dopo per la prima volta il mio seno nudo si mostrava in cam.
SAM: Mi piace da impazzire, accarezzalo un po’
Cominciai a toccarlo delicatamente e appena le mie dita toccarono i capezzoli li sentii subito irrigidirsi e allora le tolsi per mostrarne l’effetto al mio compagno di gioco.
SAM: Mmmmmm quanto mi stai eccitando, voglio masturbarmi davanti ai tuoi occhi, lo posso fare?
IO: Siiii, voglio vedere mentre lo fai
Sammy spostò l’inquadratura e in primo piano adesso c’erano solo i suoi boxer e la sua mano destra a muoversi all’interno.
SAM: Dai Cristina, dimmi che me li devo togliere, dimmelo tu
IO: Si Sammy, toglili, non aspetto altro
Quando finalmente quell’ormai inutile indumento si tolse di mezzo ebbi un sussulto nel trovarmi sullo schermo quel membro nero e già rigido, subito provai il desiderio di poterlo possedere nella realtà ma intanto mi accontentai di quella visione così eccitante
Sammy lo afferrò con una mano, si sedette e cominciò a masturbarsi.
SAM: Adesso impazzirei se pure tu ti togliessi i pantaloni del pigiama per mostrarmi la tua fica
IO: Non credevo di poter arrivare a tanto ma in questo momento non posso dire di no
Come aveva fatto lui spostai la visione all’altezza delle mie parti intime e mi denudai del tutto.
SAM: Mamma mia, il tuo pelo scuro come i tuoi capelli è stupendo, ti prego, apri le gambe, voglio vedere la tua passera in primo piano!
Le aprii subito e guardando nel monitor la finestra della mia trasmissione mi resi conto che lì sotto quelle labbra si erano già dischiuse.
SAM: Sto per svenire dal gusto che mi fai provare, masturbati con me
La mia mano andò subito in mezzo alle mie gambe e appena accennai alle prime carezze la sentii bagnarsi. Vidi quel membro eccitato avvicinarsi alla cam per poi quasi far venire a contatto dell’obiettivo il glande enorme.
SAM: Pensa se te lo trovassi davvero davanti al tuo viso, cosa faresti?
IO: Lo prenderei in mano e inizierei a masturbarlo come sta facendo la tua…
SAM: Solo il pensiero potrebbe farmi venire….e poi cosa faresti?
IO: Comincerei a leccartelo tutto e poi lo farei scivolare nella mia bocca.
SAM: Sto per morire!!! Ti piace il sesso orale?
IO: Da matti
SAM: Ti sei mai fatta venire in bocca?
IO: Mai, ho sempre avuto paura che potesse non piacermi il sapore ma la voglia di provarlo ce l’avrei.
Mentre proferivo queste inusitate parole provai ad immaginare di accogliere nella mia bocca il frutto del desiderio di chi avevo di fronte. Infilai due dita all’interno del mio spacco e le sentii come immergersi in un bicchiere di latte caldo, tra le mie cosce vedevo colare il liquido biancastro che fuoriusciva senzasosta. Potevo godere in pochi istanti ma volevo trattenermi per esplodere insieme a Sammy. Lui rallentò il ritmo della mano sul membro e si spostò un po’ indietro rimettendosi seduto.
SAM: I miei due amici mi stanno chiedendo se possono guardarti un attimo in cam.
IO: Fa parte del gioco?
SAM: Volendo si
IO: Se le regole lo permettono falli pure guardare. Continua a leggere Oltre ogni limite ! 1a Parte

La mia prima volta con una puttana

Avevo già fatto sesso con delle ragazze che aprivano le cosce e mi davano la loro bocca con molta
facilità.
La cosa faceva ovviamente godere anche me, ma non riuscivo a raggiungere l’orgasmo come volevo
io, con queste puttanelle una sveltina dove capitava in ascensore, nei sottopassaggi, in macchina,
con una durante una lezione all’università con un centinaio di ragazzi attenti alla lezione e con il
professore che spiegava, lo fatta sedere sul cazzo e l’ho scopata li davanti a tutti, venendogli tra le
cosce senza che nessuno si accorto del nostro coito.
Volevo provare con una puttana così sono andato nei viali di periferia, ho chiesto ad una troia di
colore (poteva avere si e no 20 anni) quanto voleva per fargli oltre la fica anche il culo, lei mi
rispose “80 mila” mi fece vedere il suo seno sodo, sali che ci divertiamo” gli risposi io.
Arrivati in un luogo appartato abbassai i sedili, cominciò a levarmi i pantaloni
“fammelo diventare duro che voglio fotterti” glielo ordinai e lei iniziò a spompinarmi con le sue
labbra carnose rosse sangue.
Quando l’ho avuto talmente duro da farmi male mi feci mettere da il profilattico che avevo
preparato, fece subito (si vedeva che aveva pratica) stava mettendosi sopra di me ma volevo stare
sopra io cosi l’ho fatta distendere, gli ho aperto le cosce con mio grande stupore mi accorsi che era
completamente depilata non aveva neanche un pelo, gli chiesi il perché lei mi rispose che molti
clienti glielo avevano chiesto perché così sembrava loro di fottere una bambina.
Ripresomi dallo stupore la trapanai con vigore senza curarmi s’era abbastanza lubrificata.
Baciandogli i capezzoli duri e tenendola per le spalle davo dei colpi con le reni come un forsennato
per godermela come meglio potevo, lei mugolava diceva che voleva che glielo sbattessi più in
fondo. Continua a leggere La mia prima volta con una puttana

L’amica di mia figlia

 

Il mio hobby è la fotografia e spesso partecipo a workshop organizzati da fotografi professionisti che offrono delle sessioni di ritratto con modelle e insegnano a fotografarle, a posizionare le luci, a gestirle ecc. Quando posso cerco di partecipare a workshop che si tengano nella mia città, ma spesso sono costretto a spostarmi fino a Roma. Poiché si tengono sempre di pomeriggio e durano 5-6 ore, finiscono a sera tardi, e scocciandomi di mettermi alla guida alle 11 di sera per farmi 2 ore e mezza di autostrada per tornare a casa, rimango a dormire a Roma per poi ripartire il mattino successivo. Anche lo scorso mese di marzo avevo organizzato la partecipazione ad un workshop di fotografia per un venerdì pomeriggio con ritorno il sabato mattina. Esposi la cosa a mia moglie e mia figlia una sera a cena mentre era ospite anche Eleonora,  la migliore amica di mia figlia. Si erano conosciute al liceo ed erano diventate come sorelle, studiando insieme per cinque anni. Farei meglio a dire vivendo insieme perché Eleonora stava sempre a casa nostra. Almeno un paio di volte a settimana le aiutavo nelle materie scientifiche e durante gli esami di maturità avevo patito insieme a loro lo stress da preparazione. Ora però terminato il liceo le loro strade accademiche si erano separate poiché Eleonora era andata all’università a Roma mentre nostra figlia aveva preferito restare a studiare nella sua città. Però si vedevano comunque spessissimo, quasi ogni week end  o perché Eleonora tornava a casa sua o perché mia figlia andava a Roma da lei. Era appunto la settimana precedente il workshop quando dissi alla mia famiglia che il venerdì successivo sarei andato a fare fotografie e che avevo già prenotato il solito albergo per la notte. “Ma non esiste proprio – disse Eleonora – tu dormi da me. Abbiamo una camera disponibile nell’appartamento che condivido e non vedo perché devi spendere i soldi in albergo.” Tentai di rifiutare perché non mi andava per nulla di passare la notte in un appartamento di studentesse che immaginavo non dotato degli stessi confort della camera d’albergo che prendevo di solito. Già mi sembrava di sentire la dura rete di un divano letto in cui mi avrebbero fatto accomodare e la mia schiena già si lamentava. Fu tutto inutile perché le tre donne fecero una coalizione e non ci fu storia, dovetti accettare.  Così il venerdì successivo mi recai a Roma e partecipai al workshop con due bellissime modelle che fotografammo a luce continua e a luce flash. Terminai alle 23.00 e quindi come da accordi chiamai Eleonora al telefono per avvertirla che stavo per raggiungerla a casa. Mi diede l’indirizzo e le indicazioni per raggiungerla e dopo circa 20 minuti ero alla sua porta. Mi accolse con calore a mi fece accomodare in salone dicendomi mi stavano aspettando e che entro dieci minuti avremmo cenato. C’erano anche la sua coinquilina con il suo ragazzo ed un’altra coppia. Cenammo rapidamente e poi ci mettemmo un po’ a chiacchierare e feci anche vedere loro qualche foto scattata nel pomeriggio. Poi la coinquilina ed il ragazzo ci dissero che erano stanchi morti e che andavano a dormire. Lo stesso fece l’altra coppia. Fu a quel punto che Eleonora mi comunicò la novità. Il ragazzo della sua amica si era presentato inaspettatamente con la sorella ed il fidanzato di lei,  per cui Eleonora si era trovata spiazzata e la mia camera non era più disponibile. “Ma perché non me l’hai detto subito – le dissi – avrei preso l’albergo come al solito.” Non ti preoccupare – mi rispose – faremo come quando viene tua figlia, dormiremo entrambi nella mia stanza, ho il letto matrimoniale.” Tentai di oppormi a questa idea balzana ma, vuoi perché non mi andava proprio di cercarmi un albergo alle due di notte, vuoi perché non c’era nemmeno un divano su cui arrangiarmi, dovetti accettare. Indossammo quindi il pigiama e ci sistemammo in camera sua. O meglio io indossai il pigiama, Eleonora si limitò a mettere una t-shirt vecchissima e niente altro. In realtà un po’ la capivo perché faceva molto caldo ed eravamo costretti a dormire scoperti anche se, data la situazione, avrei preferito che indossasse qualcos’altro. Nessuno dei due aveva ancora sonno per cui ci mettemmo un chiacchierare. Dopo una decina di minuti dall’altra stanza ci giunsero dei suoni inequivocabili: la sua amica ed il ragazzo  stavano facendo sesso. Tra cigolii del letto e gridolini strozzati era come se fossimo in camera con loro. Facemmo finta di nulla. Eleonora sorrise divertita e, dopo un po’ ritornò la quiete. Decidemmo di tentare di dormire. Mi girai verso il lato  esterno del letto tentando di prendere sonno. Dopo un po’ la posizione mi risultava scomoda e  mi rigirai dall’altra parte verso la ragazza. Sembrava dormisse ma forse, nel rigirarsi  come avevo fatto io, la maglietta le era risalita scoprendole completamente la parte inferiore del corpo. Nella penombra vidi che indossava  un paio di mutandine bianche molto ridotte che per il movimento le si erano infilate completamente tra le natiche. Avrei voluto coprirla o rigirarmi dall’altra parte ma non riuscii a distogliere lo sguardo dal suo bellissimo sedere. Rimasi incantato a guardare per una decina di minuti mentre una malsana eccitazione mi pervadeva. La sfiorai con la mano destra ritraendola immediatamente. Dopo qualche momento ripetei il gesto. Poi la poggiai di nuovo tenendola lì. Eleonora non si mosse. Feci scorrere la mano sulle sue gambe e poi ancora sul sedere. In quel momento si mosse rigirandosi dall’altro lato, poi dandomi di nuovo le spalle. Nel fare questo movimento però si accostò completamente a me poggiando il suo sedere contro il mio bacino. Mi sentii morire, avevo un’erezione dirompente ed Eleonora era attaccata a me. Tentai di scostarmi ma ero sul bordo del letto e non c’era più spazio. Decisi di rimanere così immobile sperando di riuscire a calmarmi. Avevo il braccio destro sollevato e provai a mettermelo sotto il capo in una specie di auto abbraccio. Dopo un po’ cominciai a sentire dei formicolii nel braccio per cui dovetti toglierlo da quella scomoda posizione. Lo misi intorno alla vita della ragazza. Intanto il mio membro non dava segni di cedimento. Ad un certo punto Eleonora si mosse ancora e poi di nuovo. Ad ogni movimento corrispondeva una scossa che dal suo sedere si trasmetteva al mio membro e di lì al mio cervello. Era una tortura. Avevo un corpo morbido, profumato e dannatamente giovane premuto contro il mio sesso. Non resistetti oltre, infilai la mano che le tenevo in vita sotto la maglietta risalendo fino al suo seno. Era fantastico, aveva due mammelle davvero imponenti, sode. Cominciai a carezzarle, le presi un capezzolo tra le dita poi l’altro. Lei ebbe un fremito poi, senza dire una parola, cercò con la mano l’apertura dei pantaloni del pigiama e impugnò il mio membro. Ero estasiato. Cominciò a muovere la mano lentamente scoprendo il glande turgido e passandoci sopra le dita. Le scosse al mio cervello aumentarono a dismisura. Le infilai una mano nelle mutandine, lei aprì le gambe per agevolarmi la scoperta del suo desiderio. Raggiunsi il suo pube e la sua vagina bagnata. Indugiai con le dita sulle labbra e poi ne introdussi una all’interno. Le sfuggì un gridolino di piacere. Si girò verso di me e ci baciammo con passione. La sua lingua frugava nella mia bocca e io con la mia nella sua. Le sfilai la maglietta e le mutandine. Le baciai, succhiai, morsi il seno. Poi scesi con la bocca verso il basso e le aprii con la lingua lo scrigno del piacere.  Leccavo avidamente spingendo la lingua nei più segreti anfratti, andando sempre più in fondo. Lei mi teneva la testa premuta contro il suo ventre aprendo le gambe sempre di più. Inaspettatamente per me ebbe un orgasmo. Sollevai la testa dal suo grembo e la baciai. Eleonora allora avvicino la bocca al mio membro e prese a leccarlo avidamente. Stringeva delicatamente le lebbra intorno al mio membro turgido passando la lingua sul glande. Scendeva giù fino alla base e con la bocca giocava con i testicoli per poi risalire alla punta. Poi si staccò e si stese a  gambe aperte invitandomi a penetrarla. Anzi con la mano guidò lei stessa il mio membro dentro di lei. Cominciai a spingere dapprima lentamente poi sempre più velocemente e con colpi decisi. Lei aveva sollevato le gambe intrecciandole dietro di me quasi avesse timore che l’abbandonassi. Continuai ad affondare i colpi finché raggiunsi anche io il culmine del piacere. Estrassi repentinamente il membro dal suo grembo e lei, con un movimento fulmineo, scivolando sotto di me lo prese in bocca ricevendo tutto il mio caldo fiotto. Fu una sensazione nuova e inebriante. Rimanemmo esausti stesi uno di fianco all’altro.

Sara

Era una bella donna.
Non raffinatissima, forse; un po’ in carne, se vogliamo; qualcuno l’avrebbe potuta definire
addirittura grassa, ma ormai, diciamocelo, non se ne può più di quelle anoressiche modelle tutte
ossa e silicone.
Quindi, ripeto, era una bella donna.
Con splendidi occhi azzurri e una pelle d’alabastro, specie sul collo, con un lieve accenno di doppio
mento, e giù fino all’attaccatura del seno.
Aveva belle labbra rosse, anche, e tumide, mentre il naso, grosso alla base, aveva una forma
volgare.
Portava i capelli castani raccolti sopra la testa; la nuca e le orecchie -piccole e sensuali- rimanevano
scoperte.
Non era alta, nè certo slanciata; una venere steatopigia dai seni e dai fianchi ampi e voluttuosi.
Era stata assunta da pochi giorni in casa del Dott. Cavalli, un notaio quarantenne affermato e
piuttosto ricco con una bella moglie che esercitava la professione di avvocato.
Avevano una villa grande dove già lavoravano a servizio una cuoca e una governante che non
riuscivano a far fronte a tutti i lavori che erano necessari; si era pertanto deciso di assumere un’altra
donna di servizio per i lavori più faticosi.
La scelta era stata fatta dall’Avvocato, su segnalazione della governante, che le aveva presentato una
giovane sposa, parente di alcuni suoi cugini alla lontana, che non se la passava molto bene -il marito
lavorava molto saltuariamente- e aveva bisogno di guadagnare.
Il notaio la vide per la prima volta un giorno che era rimasto a casa a lavorare nel suo studio una
mattina.
Aveva una pratica molto delicata da svolgere e aveva preferito rimanere in casa per rimanere più
tranquillo.
La vide arrampicata su una seggiola mentre si sollevava sulle punte dei piedi scalzi per spolverare i
libri di uno scaffale.
Passandole vicino non potè fare a meno di osservarle le gambe, bianche come l’avorio, scoperte sino
a metà delle cosce.
Più tardi, lei entrò nel suo studio per portargli il caffè.
Le rivolse la parola cortesemente:
“Lei è la nuova cameriera?”
“Sì, la nuova donna di servizio, dottore”
“Donna di servizio? Bene, bene. E come ti trovi?”
“Sono solo pochi giorni; ma bene, dottore, sono proprio contenta. Anche della paga, sa?”
Le osservò gli occhi di un bel colore azzurro e la pelle del collo morbida e turgida, tesa sino al seno
che si sollevava ritmicamente sul suo respiro affannoso. Sembrava emozionata.
La congedò, senza mancare, prima di chinarsi di nuovo sulle carte, di osservarle da dietro i glutei
ondeggianti sotto il vestito leggero.
Dopo un po’ cominciò ad avvertire una strana sensazione.
Aveva un forte desiderio di rivedere quella donna; sentiva una vero e proprio bisogno fisico di
riaverla vicina, il solo pensiero di lei gli aveva provocato un’erezione.
Si diede dello scemo, poi telefonò perchè gli portassero un altro caffè.
Quando arrivò la governante gli venne quasi un attacco di nervi.
Le disse di lasciare lì il caffè, che non bevve, e si alzò stizzito in cerca della cameriera. La trovò
intenta a lavare i vetri nel salone.
Le si avvicinò da dietro e l’abbracciò tastandole i seni e facendo aderire il suo ventre ai glutei di lei.
La sentì fremere, poi la baciò sul collo che sapeva di sapone.
Dopo un istante lei si divincolò, lo guardò con sguardo supplichevole e scappò via piangendo.
Rimase lì in piedi come un cretino, pieno di vergogna, chiedendosi se qualcuno l’avesse visto.
La mattina dopo decise di rimanere ancora in casa.
La cameriera tornò portargli il caffè.
Con sua sorpresa notò che non appariva per niente turbata nè imbarazzata, anzi sembrava truccata in
modo più accurato e aveva la camicetta sapientemente sbottonata.
“Credo”, cominciò, “di dovermi scusare con lei per ieri.
Posso assicurarle che è la prima volta che mi capita una cosa simile.
Non so proprio perchè mi sono comportato così”.
Lei sorrise:
“E pensare che Lei ha una moglie così bella, così fine. Io non posso davvero competere.”
“Sì, ma non è quello. E’ che non ci si può lasciare andare così. Non so come scusarmi, davvero.”
“Ma non si deve scusare con me. All’inizio mi sono sentita un po’ offesa. Poi, ripensandoci, ho
pensato che se un uomo come lei si sente attratto da una come me, la cosa, beh, un po’ mi lusinga.”
Le prese le mani e l’attirò a sè.
La fece sedere sulle ginocchia e prese a baciarla.
Lei rispose al bacio con una sensualità ed un trasporto che lo sorprese.
Aveva una lingua grossa e dura che si muoveva a scatti come un piccolo animale e che scavava,
esplorava i più luoghi più reconditi della sua bocca, la saliva colava sul suo mento.
Le aprì la camicetta, le abbassò il reggiseno e le scoprì i capezzoli, larghi e scuri che succhiò a
turno.
Lei rovesciò la testa all’indietro, mugolando di piacere.
Le dovette tappare la bocca.
Si alzò ed andò a chiudere la porta.
Si portarono sul divano.
Fecero tutto in fretta.
Lui le tolse le mutande, le sollevò le gambe per aria e la penetrò.
Era calda e bagnata, eccitatissima.
Bastarono pochi colpi per farla venire con un grido soffocato.
Lui era troppo nervoso ed emozionato.
Estrasse il membro ancora rosso e duro.
Lei se ne accorse.
Gli prese delicatamente il membro tra le mani.
Guardando l’uomo negli occhi se lo mise in bocca e prese muoversi delicatamente su e giù
solleticandogli la punta con la lingua.
Ogni tanto lo guardava per vedere se stava godendo.
Era consapevole che gli stava facendo provare sensazioni dolcissime, un piacere immenso.
Lo portò all’orgasmo lentissimamente, facendolo impazzire, poi quando lui cominciò a venire con
scatti nervosi, estrasse il membro dalla bocca e lasciò che lo sperma le si spargesse sulle labbra e sul
mento.
Gli sorrise.
Qualcuno bussò alla porta.
Lui chiese
“Chi è?”.
“Dottore, la sua signora” disse la governante.
“Arrivo!” disse il dottore.
La cameriera si era rivestita in un batter d’occhio, si era pulita lo sperma dalla faccia con un
fazzoletto e gli aveva dato un piccolo bacio sulla bocca.
Poi uscì dal terrazzo.
Si ricompose ed aprì la porta per fare entrare la moglie.
“Come mai ti eri chiuso dentro?”, chiese l’Avvocato.
“Devo fare un lavoro molto riservato. Non volevo che entrasse nessuno.”
“Quanti misteri!”
Gli diede un bacio superficiale sulle labbra.
Si chiese se avesse potuto sentire l’odore di lei, odore da cui lui adesso si sentiva avvolgere
completamente.
Il giorno successivo lui dovette tornare in ufficio, ma il desiderio di lei non lo abbandonò neppure
per un momento.
Telefonò a casa un paio di volte ma gli rispose sempre la governante e dovette inventarsi qualche
scusa.
La sera ritornò a casa molto tardi.
Cenò con la moglie, andarono al cinema e, al ritorno fecero l’amore.
Per riuscire a godere dovette pensare alla cameriera.
Il mattino dopo in uffico ricevette una telefonata: una certa Sara gli dissero, stava per far rispondere
che non era in ufficio, poi gli venne un lampo di comprensione e se la fece passare: era lei.
“Scusi, dottore, se l’ho chiamato, ma volevo sentirla”.
“No, hai fatto bene, ti avrei chiamato io. Sara è il tuo nome?”
La sentì ridere.
“No, mi chiamo Marta, ma ho pensato di dare un nome diverso.”
“Sara mi piace: se vuoi d’ora innanzi per me tu sarai Sara”
“Se le fa piacere, per me va bene. La amo così tanto.”
“Anch’io e ti desidero pazzamente”.
“Quando ci possiamo vedere?”
“Domani pomeriggio, tu sei libera, vero?”
“Sì, sono libera”.
“Abbiamo una casa a venti chilometri da qui. Fatti trovare davanti al Teatro municipale, in Piazza
Agosta, hai presente? alle quattro, ti vengo a prendere”.
Nuda e sdraiata sul letto sembrava ancora più bella.
Bianca di carnagione com’era con quella gran massa di capelli castani sciolti, il pube folto, le
ascelle non rasate.
Aveva seni grandi e sodi e fianchi generosi.
Dopo averla baciata, leccata, morsichiata dappertutto, l’aveva alla fine penetrata, portandola
all’orgasmo assieme a lui.
Era una donna di una sensualità straordinaria che traeva piacere dall’amore
senza pudori e senza svenevolezze, concedendosi senza ritegno, raggiungendo l’orgasmo più e più
volte con facilità.
La scopò per la seconda volta fino a farla bagnare nuovamente, poi le chiese di girarsi.
Aveva un culo suntuoso.
Le separò le natiche per raggiungere il buchino che leccò e cercò di violare con la lingua.
Lei alzò i fianchi e si puntellò sui gomiti per agevolargli il compito.
Le entrò ancora nella vagina per lubrificarsi il membro con gli umori di lei, poi provò a premere
sull’apertura più stretta.
Gli disse di farlo
“Dai, subito, cosa aspetti?”.
Spinse un po’ di più facendolo entrare per un quarto.
Con le mani le solleticava il clitoride.
Diede un colpo di reni e fu dentro. Lei diede un grido.
“Ti faccio male?” le chiese.
Non rispose, ma era evidente che sentiva tutt’altro che male.
Si scaricò tutto dentro di lei.
Poi rimase a lungo, appisolato a giacere sulla sua schiena.
Gli doleva il membro.
Si assopì.
Si risvegliò poco dopo. Lui adesso era sdraiato a bocca in giù e lei gli era sopra.
Gli accarezzava i glutei.
Piano, piano, gli fece entrare un dito nell’ano e cominciò a penetrarlo, mentre con l’altra mano lo
masturbava.
Si lasciò sodomizzare in questo modo finchè non venne nuovamente nella mano di lei.
Lei voleva godere a sua volta e gli chiese di leccarla.
Si gettò su di lei avidamente.
Aveva un odore acre ed un sapore lievemente amaro.
La leccò per alcuni minuti mentre lei pronunciava parole sconnesse frammiste a rauchi gridi.
Quando la sentì fremere su tutto il corpo come pervasa da una scossa elettrica si sentì felice.
Glielo disse.
Lei gli disse “Ti amo”.
Era la prima volta che gli dava del tu.
La sera giunse a casa sfinito con il membro che gli doleva.
Si accoccolò nel letto in un angolo, farfugliò qualche scusa alla moglie e si addormentò pensando a
lei.
Continuarono a vedersi almeno due volte alla settimana, nella casa di campagna.
Quando lui era particolarmente stanco e stressato dal lavoro lei si limitava a prenderglielo in bocca
e a farlo venire lentamente mentre lui giaceva sdraiato con gli occhi chiusi.
Se poi lui si addormentava, si masturbava accanto a lui e si sentiva ugualmente felice.
Era soltanto gelosa della moglie.
Lui, ormai, considerato anche la loro intensa vita sessuale, aveva di molto diradato i rapporti con la
moglie, ma talvolta non poteva proprio sottrarsi, anche per non indurla in sospetto.
A Sara, però, non piaceva neppure questo e non mancava di dirglielo.
Era in questo possessiva.
Lo considerava il suo uomo e lo pretendeva tutto per sè.
Una volta quasi litigarono per questo e lei arrivò a ricattarlo: se non avesse cessato subito di avere
rapporti sessuali con la moglie non sarebbe più uscita con lui.
Sapeva che questo lui non lo avrebbe sopportato.
In quel momento lei lo dominava completamente con la sua sessualità.
Lui ne era completamente soggiogato e non poteva fare a meno di lei.
La assecondò, quindi.
Intanto lei aveva continuato ad andare a servizio nella casa del notaio.
Lui, dopo la prima volta aveva fatto in modo di non incontrarsi con lei in casa loro, anche perchè
sapeva che non avrebbe potuto resistere alla tentazione di saltarle addosso e questo avrebbe potuto
metterli nei guai.
Capitava invece talvolta che lei si incontrasse con la moglie di lui.
L’avvocato molte volte infatti, prima di recarsi in tribunale, rimaneva in casa nelle prime ore della
mattina per svolgere alcune incombenze o soltanto per controllare l’attività delle persone addette
alla casa.
Un mattino si incontrarono nella loro
camera da letto mentre Sara era intenta a pulire l’ampia vetrata della finestra.
Strusciava ansimando per la fatica i vetri con uno straccio, ritta su una sedia, mentre si ergeva sulla
punta dei piedi per arrivare più in alto che poteva.
Era spettinata e sudata.
Portava un vestitello corto che le saliva fino ai glutei.
Era scalza.
Poichè le sembrò che la sedia traballasse la signora si avvicinò per reggerla. In questo modo portò la
sua testa vicina ai fianchi di lei; la resse per la vita, sentendola accaldata.
Era slacciata davanti e si vedevano pertanto anche larghe porzioni del suo seno sballonzolare.
Sentì forte il suo odore che le parve familiare.
Sara saltò giù dalla sedia ridendo e ringraziò la padrona.
“Devi stare attenta”, le disse quest’ultima, Continua a leggere Sara

Da RaccontiEros.it, Racconto: Sara

Il mio primo campeggio

 

Alla fine dell’ultimo anno di ragioneria io ed il mio amico Franco, con il quale avevo condiviso
cinque anni di studio ma anche di corse sfrenate dietro ogni sottana che ci capitava a tiro,
decidemmo do trascorrere le nostre ultime vacanze insieme in un campeggio in Toscana.
All’inizio l’idea non mi entusiasmò più di quel tanto dato che il campeggio, proprio per sua natura, è
scomodo e non mi ha mai dato l’idea che si potessero fare grandi conquiste.
La sera prima di partire Franco mi telefonò affermandomi che c’era un problema a proposito del
viaggio, decisi allora di andare a casa sua per saperne di più.
Giunto da lui mi fece accomodare in salotto e prima che gli chiedessi spiegazioni mi disse che in
campeggio sarebbe venuta anche sua madre.
Per un attimo rimasi senza parole, poi, senza far notare il mio ovvio disappunto, chiesi il motivo di
questa decisione.
Franco mi affermò che la madre, vedova da molti anni, non aveva mai visto la Toscana e che le
sarebbe piaciuto andarci insieme al figlio per trascorrere un mese in sua compagnia dato che
lavorava per il resto dell’anno e non avevano mai il tempo di stare un po’ insieme.
Rassegnati all’idea restammo d’accordo che sarei passato l’indomani mattina all’alba con la mia
macchina.
Il giorno seguente arrivai sotto casa sua e citofonai per farmi aprire il cancello, dopo qualche
minuto vidi Franco scendere le scale carico di valigie e dietro di lui sua madre.
Non era certamente la mamma che mi aspettavo di trovare.
Una donna sui quarant’anni fisico asciutto e ben proporzionato, capelli neri lunghi e ricci, occhi
azzurri viso dolce ma nello stesso tempo malizioso da donna matura, una pelle ancora liscia ed
abbronzata.
Non potei fare a meno di fargli i miei complimenti quando Franco ci presentò.
Passati i convenevoli ci mettemmo in viaggio, io alla guida Franco seduto sul sedile posteriore e sua
mamma Anna accanto a me.
A circa metà strada il mio amico si addormentò, io e sua madre cominciammo a parlare del più e del
meno per smorzare la monotonia del viaggio quando improvvisamente lei cominciò a comportarsi
in modo molto strano.
Si sbottonò la sottile camicetta bianca quasi trasparente, ed il mio sguardo si diresse ovviamente su
quel seno che sembrava quasi traboccare dal reggiseno in pizzo.
Accortasi molto probabilmente del mio interesse nei suoi confronti iniziò ad accavallare le lunghe
gambe chiedendomi se mi sembravano troppo grosse.
Io ingrifato come pochi risposi che aveva due gambe favolose che avrebbero sicuramente fatto
impazzire qualsiasi uomo. Continua a leggere Il mio primo campeggio

Confessione di un fan

Siamo ad una festa di 18 anni di un ragazzo del liceo, uno come tanti, presso la sua villa in campagna, in compagnia dei suoi amici, sua madre e sua sorella maggiore.
La madre una donna di 45 anni mora, fisico formoso,altezza media un culo sodo e una sesta di seno che faceva sognare tutti con le sue generose scollature; la sorella 25 anni, anche lei altezza media, capelli lunghi biondi, fisico asciutto, una terza di seno e un sedere anch’esso sodo.
Tutti sono fuori nel cortile di una sera di primavera a festeggiare il ragazzo, la madre porta la torta e tutti la mangiano, bevono e ballano per festeggiarlo, durante la festa due amici del festeggiato entrano nella villa per andare in bagno quando passano d’avanti alla camera da letto della madre del festeggiato e la trovano sul letto coperta da un lenzuolo bianco mentre dorme, incuriositi entrano nella stanza e risocchiudono la porta alle loro spalle.
La stanza è illuminata dalla luce della luna che filtra dalla finestra, uno dei due ragazzi prende il lenzuolo e la scopre delicatamente per non farla svegliare, fino a scoprirla interamente e vedono il corpo della donna coperto da un reggiseno e mutandine bordò, la donna dorme con le braccia sul cuscino bianco che la scia scoperte le ascelle pelose ma ben curate della donna, l’altro ragazzo mette una mano nelle mutandine della donna e arriva fino alla fica ed inizia a massaggiarla con le dita tanto da iniziare a provocare piacere nella donna, l’altro invece, fa passare una mano sotto le spalle della donna e le slaccia il reggiseno e glielo toglie con molta delicatezza per non farla svegliare ed inizia a stringerli i suoi generosi seni sempre di più provocando nella donna sempre più eccitazione, l’altro a quel punto abbassa delicatamente le mutandine della donna fino a sfilarle completamente e le allarga le gambe e inizia leccarle tutta la fica facendola allargare sempre di più e la donna inizia a gemere nel sonno, la lingua del ragazzo penetra sempre più in profondità nella vagina della donna, facendole piegare le gambe sempre di più e facendola contorcere dal piacere inarcando la schiena e continuando ad ansimare, poi il ragazzo sente il pene venirli durissimo allora di sbottona i pantaloni e le mutande, prende la donna da sotto le cosce e la penetra nella vagina con il suo cazzo grosso e duro, a furia di colpirla ripetutamente per far entrare sempre di più il cazzo la donna si sveglia godendo, Continua a leggere Confessione di un fan

Richiesta Email: Perizoma Perso

Ecco che arriva la mail tanto desiderata. Avevo da qualche tempo ricominciato a frequentare forum per esibizionisti, e così scrivendo trovai una ragazza, che dopo una breve conoscenza su skype mi propose un giochino.

Tieniti pronto perché ti dirò cosa fare.

Così finalmente la mail arrivò. La lessi bene, poi mi organizzai. Andai alla oviesse, e trovai quello che cercavo: un costume rosso ciliegio, osceno, ma che serviva allo scopo della mail.

Rientrai a casa, presi ago e filo, forbici e trasformai quel costume da bagno in un mini perizoma, una di quelli con le bretelle sottili a filo, in cui l’unica stoffa è quella per la sacca per il pisello. Tolsi la retina bianca lasciando solo il tessuto rosso e trasparente. Lo provai un paio di volte, feci delle migliorie, e poi decisi di fare delle prove prima di esaudire la richiesta. Così la sera dopo cena, lo indossai, poi indossai un jeans lasciandoli abbottonati per metà patta e arrotolai la parte superiori in maniera da abbassare ulteriormente la vita. Poi misi una maglietta a maniche corte vecchia che mi stava abbastanza corta, praticamente in linea con la vita dei jeans e uscii. Abitavo a catania, periodo universitario e a maggio a catania si schiatta di caldo anche di notte.

Presi a passeggiare per il quartiere, mani in tasca, per una catania zona piazza europa non molto popolata. Ogni tanto abbasso i jeans tenedo sempre le mani in tasca soprattutto quando incrocio gente e soprattutto quando incontro donne. Ad un certo punto vedo arrivare due donne nella mia direzione, io mi trovo davanti ad una profumeria, e li c’è una panchina in pietra. Così decido di sedermi, abbasso ancora un po i jeans, e alzo poco la maglietta in modo tale che rivolgendo il sedere possa essere a vista il perizoma. Poi prendo il telefono e mi piego ulteriormente , come se fossi intento a scrivere un sms. Le donne arrivano, mi notano, ma si fermano sulla vetrina della profumeria, hanno una discussione in corso, quindi tra una occhiata e l’altra sono ferme dietro di me. Io decido di farmi notare, quindi dapprima mi sventolo con la maglietta, e alzandola, poi tiro indietro il sedere: il jeans, mi è praticamente tutto sceso, sento ormai la pietra col mio sedere. Una delle due donne si gira e mi nota. Mi accorgo che la discussione si interrompe e ridono. Io faccio per sistemarmi meglio, il pisello mi è diventato duro e mi è uscito da perizoma, poi con la mano faccio per grattarmi il fianco e alzo l’elastico del perizoma, poi prendo gli auricolari del telefono e li indosso, senza però accendere la musica, voglio ascoltare e capire cosa dicono di me.

Una delle due donne si viene a sedere sulla panchina, dandomi le spalle e sento che l’amica è li di fronte a lei, sento che prendono delle sigarette e fumano, chiacchierando. Quella seduta tiene la mano sulla panca a pochi centimetri dal mio culo, e ad un certo punto succede l’inevitabile, quella mano poggiata che teneva la sigaretta, si sposta appoggiando la sigaretta accesa al mio sedere! Io scatto in piedi, non mi sarei immaginato quella azione e toccandomi il sedere mi giro. Le donne ridono a crepapelle, io con la mano mi strofino per farmi passare la bruciatura, quando le donne mi riguardano cercando di farfugliare un – tutto bene? – riprendono a ridere a crepapelle, di fatto mi ero girato e il pisello in erezione era fuori dai jeans calati! La donna seduta, quindi si alza e sempre ridendo mi chiede scusa per lo scherzo. Io imbarazzatissimo, faccio un cenno di saluto e me ne vado.

Rientro a casa, sono imbarazzatissimo e paonazzo. Tolgo il perizoma vado a farmi una doccia e mi metto a letto nudo. Passa un po’ di tempo, ma non riesco a dormire, così alzo la serranda ed esco fuori in balcone. Sembra che la strada taccia, e io me ne sto li nudo appoggiato alla ringhiera in ferro del balcone con l’uccello in tiro. Ho un gomito appoggiato e l’altra mano che mi massaggia il pisello. Ho scappellato, e mi sto segando in balcone all’aperto. Mi guardo in torno e non vedo nessuno cosi decido di continuare. Mi sego sempre più forte, bagno la punta con la saliva, e avvicino il pisello alla ringhiera, sono diritto e orgoglioso mi sto facendo una sega su tutta la città. Ho le palle piene e sto per venire, così do un’altra bagnata alla cappella, e riprendo a segarmi. Sto godendo come un matto, mi sento ansimare, e non ho motivo di nasconderlo sento il mio respiro affannoso, piego la testa, sto per venire, prendo un paio di bei respiri mentre riapro gli occhi, guardo al palazzo di fronte, verso quel balcone pieno di piante che sembra una foresta: vedo una luce: una sigaretta! Rimango col fiato sospeso ma non posso più far nulla: sborro vengo dal balcone: una striscia di liquido esce da mio pisello e dopo 3 piani si infrange sul tettuccio di una BMW. So che ormai sono stato visto: faccio finta di nulla e torno a dormire rilassato.

Faccio passare un paio di giorni e poi metto in atto la richiesta.

Rimetto il perizoma, i jeans come avevo fatto in prova, una polo, ed esco di casa. Sono circa le 10 del mattino. Percorro corso italia fino a piazza europa; attraverso la piazzetta e trovo dei ragazzi che hanno fatto buca e che sono li a godersi il sole di maggio. Proseguo e arrivo alla scogliera. Li c’è una piazzetta che si affaccia sugli scogli di pietra lavica dove la gente va a prendere il sole. Su quella piazzetta trovo una comitiva di ragazzine che stanno chiacchierando, con gli zaini accanto, hanno palesemente marinato la scuola. Così entro in azione. Scendo sugli scogli e vado verso il mare, tenendo i jeans più bassi possibili. Scelgo un percorso tra gli scogli che costeggi la piazzetta in modo da essere alla portata delle ragazze. Mi soffermo a guardare il mare, mi alzo la maglietta, mi inginocchio in maniera da far salire il perizoma e far scendere i jeans. Ritorno un po’ indietro poi torno alla scusa del telefono e così faccio una telefonata alla prima persona che mi capita, prendo a chiacchierare al telefono proprio sotto la piazzetta e il bordo della stessa dove le ragazze stanno a sedere. Così mi arrotolo la maglietta mi alzo il perizoma giocando con l’elastico finchè una delle ragazze mi nota e fa notare la scena alle sue amiche, si fa quasi silenzio, si mettono tutte a guardare. Io so di essere guardato e mi abbasso a cercare qualcosa tra gli scogli che in realtà non c’è. Il jeans si abbassa ulteriormente e il pisello invece cresce. Sento le risa, una delle ragazze che dice di fare una foto e con la coda dell’occhio vedo che stanno usando i telefoni per farle. Mi giro dando le spalle e metto una mano nei pantaloni, tiro fuori il pisello, lo scappello, e poi mi giro camminando verso il muretto della piazzetta. Sono imbarazzato ma nello stesso tempo eccitato. Mi accorgo che le ragazze hanno notato il pisello di fuori, alcune si girano altre continuano a guardare. Abbasso la maglietta. Poi passando davanti a loro, dico al telefono, più alle ragazze che alla mia interlocutrice telefonica: Sai ho deciso di andarmi a fare il bagno! Così faccio il giro rientro in piazzetta e passo davanti alla comitiva. Sento farfugliare un idea di seguirmi e io so che ormai lo faranno. Giungo all’altra parte della piazzetta, salo sulla strada che aggira un piccolo promontorio che si trova sul lato opposto rispetto al porticciolo dove, c’è una caletta tra gli scogli da dove è possibile entrare in mare senza problemi e soprattutto è abbastanza riservato. Continua a leggere Richiesta Email: Perizoma Perso