L’inculata del camionista

L’inculata del camionista

Gustavo, è un simpatico quarantenne, bruno, barbuto e panciuto; sposato, di professione camionista, lavora, con il suo autosnodato sulla tratta autostradale Bologna Forlì.

Una notte d’inverno, si ferma, per il solito riposino di rito in un autogrill dove incontra Cornelia, una bellissima travesta venticinquenne, attiva e passiva, alta all’incirca un metro e ottanta, bionda 4^ di seno, coscia lunga e, in mezzo alle gambe un cazzo abbastanza sostanzioso.

Lui, essendo sempre in giro con il suo camion, non ha mai il tempo di farsi una scopata come si deve con sua moglie; e cosi, pensa bene di rimorchiarla, offrendole un drink al bar dell’autogrill, ignaro che fosse una trav; ma “ a lui, arrapato come un matto, non importava nulla anzi” ….

Gustavo: ciao, bellezza! Posso offrirti un drink!?

Cornelia: oh! Ciao, bel maschione, barbuto e panciuto! Una vodka grazie.

Gustavo: dal tuo abbigliamento abbastanza succinto, devo dedurre che, sei una escort.

( Cornelia, indossava un vestito decolté, molto corto, un paio di stivaloni mezza coscia tacco 12, un paio d’orecchini a cerchio, unghie lunghe smaltate di nero ed in bocca, una lunga sigaretta sottile, fumava come una gran porca –troia).

Cornelia: si, sono una escort, una trav–escort, attiva e passiva, t’interesso, tesoro? Slurp, slurp mu@@@@!!

Gustavo: beh! Veramente si, sono due mesi che non chiavo mia moglie, per via del mio lavoro; e, di questi tempi … meglio feriti che morti di figa! Quanto prendi?

Cornelia: cinquanta euro e faccio tutto, bocca e culo;  se poi, hai anche esigenze particolari, mi basta un piccolo regalino in più.

Gustavo: cosa intendi per esigenze particolari!? E poi, a quanto ammonterebbe questo piccolo regalino in più?

Cornelia. T’ho già detto che, sono attiva e passiva; se, desideri essere inculato, posso farlo volentieri, ho una minchia abbastanza sostanziosa! E poi, adoro gli uomini panciuti e pelosi; per quanto riguarda il regalino, vado letteralmente in calore per le collane di perle, oh! Quelle di bigiotteria che, son lì alla cassa.

Gustavo: capisco, come ti chiami?

Cornelia: il mio nome d’arte è Cornelia, sono un’appassionata di storia romana; allora, che facciamo, andiamo, bel maschione!?

Gustavo: si, andiamo, andiamo nel mio camion che è parcheggiato alle spalle dell’autogrill.

Cornelia: ok, d’accordo slurp. E, lo seguì sculettando come una bagascia, “bardolese”(zoccolona).

Salirono sul camion e, Gustavo, distesosi sulla brandina dapprima si fece leccare i coglioni e succhiare voluttuosamente il cazzo, poi glie lo ficcò in culo.

Gustavo: mmm!! Leccami i coglioni, leccami i coglioni, porca, vacca, troia! Ohhh!! Succhiami il cazzo, succhiami il cazzo, ti prego, succhiameloooo!!!

Cornelia: sii!! Mmm!! Prima, fammi leccare questo petto villoso e questo enorme e lardoso trippone! Slurp, slurp! Adesso, mi mangio i coglioni e poi, ti lecco tutta l’asta! Sluap, sluap!! Mmm!!!

Gustavo: ti prego, Cornelia, ficcatelo tutto in bocca si, tutto in bocca, fino in gola! Ahhh!! Dai, tira, tira! Lecca la cappella, lecca la cappella! Ahhhh sìììììì!!! Troia, zoccola! Voglio incularti, voglio sborrarti nel culo!

Cornelia: prego, spaccami il culo, panciuto, riempimi il retto di sborra!

Gustavo: si, senza vasellina, te lo ficco in culo! Ahhh! Sii!! Prendilo tutto in culo, prendilo tutto, prendilo tutto, sgualdrina di “un travestito”!

Cornelia: si, si, sfondami, sfondami tutta, fino a farmi cagare diarrea! Ahhh!! Sbatti quella pancia vicino alle mie chiappe! Ciach, ciach! Ahhhhh!!!!

Gustavo: che fantastica inculata! Ma adesso, ti dispiace se ti tocco un po’ il cazzo!?

Cornelia: toccami il cazzo, toccami il cazzo, segami “froscione”! ahhh!!!mmm!!!

Gustavo: ahhh!! Sborro, ohhhh!! Uhhh!!

Cornelia: sborrami in culo, sborrami in culo ahhhh!! Siii!! Adesso, mi sego.

Gustavo: aspetta, ti compro due collane di perle, fammelo prendere in bocca; e poi, desidero essere inculato.

Cornelia: ah! Le collane di perle, mi fanno eccitare! Inginocchiati, porco e succhialo, succhialo come un troione, zoccolo!

Gustavo: si, chiamami pure zoccolo, chiamami puttano ahh!!

Cornelia: dai, troione, barbuto! Succhiamelo, voglio sentire la tua barba pungere la mia cappella ohhhh!! Mmmm!!!! Adesso, voglio incularti, “froscione”.

Gustavo: si, si un attimo che, mi metto a pecora, ti piace il mio culone peloso!?

Cornelia: certo che mi piace, i peli sul culo, mi fanno eccitare molto! Aspetta, che ti lecco un po’ il buco.

Gustavo: oh! Si, ti prego, ti supplico, leccamelo! Ti riempio di collane, perle e diamanti, ti prego, leccamelooo!!

Cornelia: il tuo sfintere, assaporerà la mia lingua mm!! Tienila, è tutta per te!

Gustavo: ahhh!! Che bella sensazione, inumidisci, con la tua saliva le mie emorroidi ahhh!!! Adesso, sculacciami, t’imploro, sculacciami ahhh!!! ancora, ancoraa!! Ahhhh!!!!!

Cornelia: si, ma adesso, tesoro, il mio cazzo ha voglia di sborrare, posso sbattertelo nel culo!?

Gustavo: si, certo, amorino, ficcamelo tutto in culo, tutto in culo; ma, attenta alle mie emorroidi.

Cornelia. non preoccuparti, lo ficco piano, piano!

Gustavo: si, piano, piano, piano, piano, ahhhhhh!!! Uhhhhhhh!!! Che doloreeeeee!!!!

Cornelia. sìììììììììì!!!! Adesso sborrooo!! Ahhhh!! Ahhh!!! Ohhhh!!! Mmmm!!!! Sborroooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!

Gustavo: si, sborrami in culo! Addolcisci le mie emorroidi con la tua calda e densa sborra! Ahhhh!!! Siiii!!!! Adesso, sto meglio. Devo correre in bagno a farmi un bidet, ho la calotta del culo che mi brucia ahh!! Ohhh!! Uhhh!!

Cornelia:  andiamo insieme; anch’io, devo farmi una doccia.

E, dopo essersi lavati, Gustavo, come promesso, regala a Cornelia un set di collane e bracciali di perle di bigiotteria, acquistate presso la cassa dell’autogrill, oltre alla normale prestazione; e, gli fece una proposta “indecente”.

Gustavo: bene, Cornelia, contenta!?

Cornelia: sii! Sei un tesoro!

Gustavo: che ne diresti, se un giorno, t’invitassi a casa mia e, ti scopassi mia moglie!? ti prometto che, io guarderò e, in quell’occasione,  indosserò il gonnellino scozzese.

Cornelia: oh! Molto volentieri, se lei ci sta!

Si salutarono, scambiandosi i rispettivi numeri di cellulare; e Gustavo, proseguì il suo viaggio, consapevole di essere diventato un futuro “se non lo era già a sua insaputa” cornuto e un povero rott’in culo, sventurato.

Fine

Quella stronza di mia moglie

Salve! Mi chiamo Mario, ho 37 anni e voglio raccontarvi quello che mi è successo un pomeriggio…
il pomeriggio più eccitante che abbia mai vissuto.
Sono sposato da 8 anni, mia moglie è una donna bellissima e desiderabile… e dopo tanti anni
passati insieme, compresi i 4 di fidanzamento, mi piace ancora molto scopare con lei…
Sono comunque sempre stato fedele a mia moglie, però negli ultimi mesi mi sono sorpreso più volte
a pensare di farmi una amante. Il fatto è che, forse per il nervosismo dovuto al mio lavoro e a quello
di mia moglie, litigavamo spessissimo e alla sera eravamo troppo arrabbiati l’uno con l’altro per
mettere da parte l’orgoglio e ammettere di desiderare una bella scopata!
A volte io ci provavo…e capivo che anche lei ne aveva voglia…
Ma lei se ne usciva con delle scuse banali e litigavamo di nuovo. A volte finivamo persino per
dormire in stanze diverse.
Dopo 5 mesi di questo andazzo stavo proprio scoppiando….e non capivo come facesse lei a non
desiderare di scopare. Ero sicuro che non avesse nessun altro…quindi decisi che se a lei stava bene
l’astinenza sessuale, a me non stava bene affatto.
Però fui fortunatissimo. Non dovetti andare a cercare lontano una amante. Perchè mi venne
direttamente in casa.
Siccome sono Ingegnere, un inquilino del mio palazzo, che abitava nell’appartamento proprio sopra
il mio, mi aveva chiesto se a titolo di favore potevo aiutare sua figlia Laura, di 19 anni, a preparare
un esame universitario di Matematica. Non accettai nessun compenso per le lezioni ma chi
immaginava che sarei stato ripagato da Laura con una tale altra moneta?
Già dalle prime lezioni mi accorsi di quanto era bella e appetitosa la ragazza. L’avevo incrociata più
volte per le scale ma faceva ben altro effetto l’averla davanti agli occhi per un ora e più, per tre volte
alla settimana, seduto affianco a lei…potendo sentire il suo profumo, immaginando di infilare il mio
cazzo in quella bocca splendida, con quelle labbra carnose…immaginando di sbatterla contro il
muro e strapparle i vestiti di dosso mentre le premevo il mio cazzo sulla fica…per poi farla girare e
scoparmela alla pecorina mentre le afferravo i capelli.
Più volte mi ero trattenuto, mentre la vedevo intenta nei suoi esercizi, dall’afferrarle uno di quegli
splendidi seni, o dall’infilarle una mano sotto la cortissima gonna.
Nelle prime settimane in cui facevo lezione a Laura, la mia frustrazione sessuale aumentò…
Mi eccitavo da morire ad averla affianco e quando andava via mi ritrovavo con la mia mogliettina,
sempre più ostinata e frigida. Che rabbia!…
Un pomeriggio però le cose cambiarono…
Laura arrivò….e io stavo finendo di lavorare a certi documenti sul computer…quindi le dissi di
accomodarsi e aspettarmi per un po’. Mentre lavoravo lei però fece cadere (accidentalmente?) una
penna sotto la mia larga scrivania di mogano…
Si chinò per prenderla, ma poiché sembrava non trovarla, finì per infilarsi completamente sotto la
scivania. Potete capire la mia eccitazione. Io seduto e lei in ginocchio fra le mie
gambe…”chissa’”…mi domandai…” se si rende conto di quanto sia equivoca e eccitante la
situazione..?”
Se ne rendeva conto eccome…!!!!
Mi posò una mano sulla patta dei pantaloni…
“Hai del lavoro da fare?”, disse…”Bene! Continua pure il tuo lavoro perché qui sotto ho da fare un
lavoro anche io!”…
Con un sorriso beato sulle labbra, tentai davvero di finire il mio lavoro…
o meglio, feci finta di continuare perché faceva parte del gioco…ma era impossibile, specie nel mio
stato, concentrarsi su nient’altro che quella meravigliosa bocca di velluto da teen-ager e le sue
meravigliose abilità di professionista del pompino. Quanti studentelli suoi coetanei doveva aver
succhiato per raggiungere una tale abilità di pompinara?
Mi abbassò la zip e mi prese il cazzo in bocca senza preavviso…
Sentivo le sue labbra avvolte strettamente su tutta l’asta…Il suo faticoso respiro, mentre si faceva
scopare la gola….Le sue splendide mani accarezzarmi le palle…
Fra mugolii, rumori di suzione e affannosi sospiri, mi disse che m’aveva sentito più volte la sera,
dall’appartamento di sopra, che litigavo con mia moglie e che sapeva che avevo tanto “bisogno”….
Disse proprio così:”Bisogno!”
…solo che ora non parlava più a me ma al mio cazzo….
Non me ne fotteva niente di starla a sentire…Fintanto che parlava non aveva il mio cazzo
completamente in bocca…quindi la afferrai dietro la testa e le ricacciai il cazzo in gola….
“Succhiami e non parlarmi, stronza!!!”
Mi godevo quel pompino meraviglioso….stavo quasi per venire quando all’improvviso…..
NELLA STANZA ENTRO’ MIA MOGLIE…
Non la avevo sentita tornare a casa…
Dall’altro lato della scrivania mia moglie non poteva vedere Laura. Ma sia io che Laura ci
fermammo, paralizzati dall’emozione….Lei con il mio cazzo in bocca, respirava piano e sentivo il
suo fiato sul mio pube….
Io intanto mi allontanai dall’orgasmo che stava per arrivare a causa di quella interruzione del
pompino.
Mia moglie non si era accorta neanche che Laura era venuta a casa per la lezione. Credendo che
fossimo soli si sedette su una poltroncina, di fronte alla scrivania, e cominciò a raccontarmi alcune
cose che le erano successe sul lavoro….forse voleva sfogarsi un pò…ma già sapevo che se le avessi
espresso la mia sincera opinione avremmo finito per litigare…
Così mi ripresi dallo shock della sua entrata, ricominciai a far finta di lavorare al computer, mentre
facevo anche finta di ascoltare la mogliettina ignara e diedi un eccitantissimo schiaffettino sulla
guancia a Lauretta, sotto la scrivania, perché portasse a termine il suo bravo compito!
La porcellina capii e piano piano, controllando il respiro e senza far rumore, continuò a succhiarmi
divinamente…
Ora la situazione era eccitante il doppio di prima. Quella stronza frigida di mia moglie mi parlava di
cazzate che io non ascoltavo per nulla e quella grande arrapantissima puttanella di Laura mi
spompinava sotto la scrivania. Continua a leggere Quella stronza di mia moglie

Una settimana sconvolgente…4a e ultima parte

Laura accese la luce della mensola sopra la spalliera del letto. Erano le 11 del mattino ma sembrava notte.
Si distesero supine una accanto all’altra e Cristina si portò subito la mano tra le gambe iniziando a toccarsi. Laura la guardò in viso per qualche momento per poi far scendere anche la sua mano.
Si masturbarono per un paio di minuti nel silenzio interrotto solamente dai loro gemiti sino a quando Cristina andò ad offrire le sue dita bagnate alla bocca dell’amica che subito ne imitò il gesto. Dopo essersi gustate a vicenda il frutto della loro eccitazione finirono per mischiarne i sapori con un lungo e voluttuoso bacio terminato il quale Laura osservò Cristina scendere dal letto per prendere quella custodia di stoffa e poggiarla sul comodino…
CRI – Ti andrebbe di giocare un po’?
LAU – Mmmmmm….con te giocherei tutta la giornata
CRI – Mi ecciti da impazzire
LAU – Con te voglio godere in tutte le maniere sino allo sfinimento
CRI – Si, non desidero altro, mi sembra di vivere un sogno
A quel punto disse all’amica che aveva bisogno di lavarsi un attimo e mentre Laura le porgeva un asciugamano pulito la pregò di non sbirciare in quella borsetta…doveva essere una sorpresa.
Quando, dopo qualche minuto, uscì dal bagno per rimettersi nel letto fu Laura ad entrarvi e dopo un accuratissimo lavaggio delle parti intime era di nuovo accanto alla sua amica.
Cristina aprì quella custodia misteriosa e ne estrasse due dildi identici nella forma ma non nei colori, uno infatti era argentato e l’altro nero lucido, di diametro non eccessivo e lunghi una ventina di centimetri. Laura guardò la scena sorridendo e alla richiesta di scelta optò per quello color argento lasciando l’altro all’amica. E il gioco iniziò……..
Cristina si mise in ginocchio accanto a lei distesa supina, prese l’oggetto lucido e cominciò a passarle la punta sul seno e sul collo, lo fece lentamente scendere sino al pube per poi spostarlo sul clitoride. Laura chiuse gli occhi e allargò un po’ le gambe. Sentì il dildo accarezzarle la fessura bagnandosi quasi subito e il suo piacere aumentò repentinamente quando lo sentì strusciare in tutta la sua lunghezza. Cristina vide le intime labbra dell’amica schiudersi come ad invitare l’oggetto che teneva tra le dita ad andare ad esplorare la calda caverna e allora dopo averne fatto leggermente roteare la punta sull’ingresso lo fece scivolare all’interno. Cominciò a farlo muovere in ogni maniera, roteandolo, alzandolo e abbassandolo per farlo sbattere sulla parete su periore e inferiore e poi spingendolo su e giù fino in fondo cambiando continuamente ritmo. Laura aveva la bocca spalancata, ansimava senza sosta, ormai prossima a godere quando l’amica lo fece scivolare fuori, aprì gli occhi e la vide infilarsi in bocca il dildo per poi succhiarlo avidamente..
LAU – Così impazzisco….stavo per venire
CRI – Me ne ero accorta ma non ho finito qui….
La prese per le mani e la tirò leggermente a se, poi la invitò a girarsi per mettersi a pecorina. Laura eseguì e poggiò le mani sul cuscino davanti al suo viso. L’amica, inginocchiata dietro di lei, l’aiutò ad aprire di più le gambe per ritrovarsi davanti ai suoi occhi il fantastico spacco dilatato e intriso di umori. Si gettò subito lì in mezzo con la sua bocca avida iniziando a leccare senza sosta, poi la sua lingua si spostò appena più su per assaporare il buco più nascosto. Aiutandosi con i pollici allargò i glutei e così riuscì a farne entrare leggermente all’interno la punta provando un piacere immenso, forse pari a quello di Laura che continuava a gemere in attesa di esplodere.
Cristina si staccò malvolentieri dall’intimità più nascosta ma era arrivato il momento di far venire la compagna di letto. Così riprese tra le sue dita il dildo che fece nuovamente scivolare nella fica fradicia che aveva lì davanti. Lo fece lubrificare in pochi secondi poi lo tirò fuori e subito poggiò la punta sopra l’ingresso più stretto. Provò a spingerlo pianissimo per assicurarsi di non provocarle dolore ma evidentemente si era talmente lubrificato che quasi non incontrò resistenza. Vide quell’ingresso pulsare davanti ai suoi occhi, spinse ancora e un istante dopo lo fece scivolare dentro per quasi metà della lunghezza, quasi risucchiato dal desiderio di Laura che iniziò ad emettere continui urli soffocati dal cuscino sopra il quale spingeva il viso. Il dildo a muoversi su e giù con ritmo vertiginoso, Cristina le infilò nella fica due dita della mano rimasta libera per masturbarla selvaggiamente e poco dopo un urlo pazzesco annunciò il sopraggiungere dell’orgasmo dell’amica. Laura sollevò il capo e subito dopo esplose accompagnata da un tremore che si placò a fatica almeno un minuto dopo. Cristina sfilò lentamente da quel buchetto il luccicante oggetto del piacere e dopo essersi accasciata accanto al corpo esausto di Laura se lo fece scivolare in bocca……..
Cinque minuti di silenzio seguirono a quei momenti di straordinaria libidine, poi Laura ebbe la forza di scendere dal letto e andò a lavarsi.
Uscita dal bagno ritrovò Cristina in veranda, naturalmente nuda, intenta a preparare un caffè che si gustarono poco dopo lì fuori anche perchè il tempaccio si era nuovamente allontanato.
Dovevano ancora alzarsi da tavola quando videro in lontananza il piccolo furgoncino adibito alla raccolta dei rifiuti all’interno del campeggio e certamente a breve sarebbe arrivato ai secchioni vicini ai loro bungalow.
LAU – Ci tocca rientrare
CRI – Aspetta,fammi vedere prima chi c’è sopra
Così dicendo si affacciò all’esterno della veranda sbirciando in lontananza. Il furgoncino si era fermato per la raccolta ad una trentina di metri da lì. Cristina tornò indietro e si sedette davanti a Laura.
CRI – Sono in due di colore, un po’ giovani ma non male, almeno da lontano
LAU – E con questo?
CRI – Che ne pensi se gli offriamo un caffè?
LAU – Sei proprio mattacchiona, magari rimanendo così come siamo!
CRI – Certo, mi eccita l’idea di vedere se si eccitano davanti a due non giovincelle, dai, questa deve essere la nostra giornata pazza o no?
LAU – E vada per la giornata pazza ma magari neppure accettano
CRI – Non penso ma almeno proviamo a vedere come reagiscono
LAU – E va bene ma proponi tu
CRI – OK
Un istante dopo il furgoncino si fermò li fuori ma da dove dovevano raccogliere i rifiuti non si poteva vedere dentro la veranda di Laura così Cristina non fece altro che alzarsi e uscire all’esterno e dirigersi così come stava verso di loro. Laura si sentiva molto imbarazzata e quasi sperò che i due tipi rifiutassero quel pazzo invito ma qualche istante li vide arrivare sulla soglia insieme all’amica.
CRI – Lei è la mia amica Laura
Così disse Cristina ai due per rompere il ghiaccio. A quel punto Laura fu costretta ad alzarsi dalla sedia e ad avvicinarsi a loro stupiti di quanto gli stava accadendo. Erano davvero molto giovani ma davvero niente male. Tommy e Taribo erano i loro nomi. E parlavano abbastanza bene l’italiano anche se erano arrivati dal Senegal solo da due anni. Accettarono molto volentieri l’invito per il caffè ma dissero che avrebbero finito il turno di lavoro tra un paio d’ore.
CRI – Allora vi aspettiamo per le 15, va bene?
Ai due andava più che bene e dopo averle osservate con particolare attenzione tornarono al lavoro.
Cristina aspettò che i furgone si allontanasse prima di andare a rimettersi seduta.
CRI – Mi sembra non abbiano rifiutato
LAU – Siamo matte da legare
CRI – Chissà cosa succede dopo il caffè
LAU – Intanto ho voglia di rientrare e sai perchè
L’amica sorridendo si alzò insieme a lei e rientrarono.
Stavolta fu Laura a far distendere l’amica mentre la sua mano prendeva possesso del dildo nero lucido. Si chinò subito di fronte alle gambe già aperte ma prima di iniziare il gioco non riuscì a trattenere il desiderio di farla eccitare con la lingua. Ci volle pochissimo per sentire il sapore del liquido che iniziava ad uscire. Ancora doveva capire se le dava più gusto il sapore di quel nettare o l’odore che spargeva la sorca di Cristina quando si eccitava…….ma in quel momento era un quesito di poca importanza e soddisfatte le sue papille gustative prese l’oggetto che aveva accanto per farlo entrare nell’alveo già pronto ad accoglierlo. La velocità con la quale si avvicinava l’estasi spinse Cristina a implorare l’amica di penetrarla nell’altro buco. Subito Laura lo estrasse da lì…..il dildo nero era quasi completamente ricoperto dal liquido biancastro che la sua bocca ancora assetata lo ripulì voluttuosamente. Poi vide l’amica sollevare le gambe aiutandosi con le mani per offrire il suo buchino al giocattolo che immediatamente e senza la minima resitenza penetrò all’interno. Laura cominciò a manovrarlo spingendolo freneticamente su e giù, sentì ansimare Cristina, allora si piegò ricominciando ancora una volta a leccare quella passera insaziabile aumentando contemporaneamente il movimento del dildo. L’ansimare dell’amica cominciò ad accompagnarsi a gemiti sempre più forti e mentre la sentiva gridare e avvertire che stava per godere nella sua bocca cominciarono ad arrivare schizzi del piacere di Cristina sempre più frequenti sino a quando l’urlo quasi inumano almeno quanto l’incredibile getto di umore che le finì direttamente in gola accompagnò il devastante orgasmo della sua straordinariamente sensuale amica.
Il bacio che si scambiarono poco dopo fu un miscuglio di dolcezza e voluttà. Sapevano entrambe che probabilmente quei tre giorni sarebbero stati soltanto una breve ma intensa parentesi colma di straordinaria attrazione sessuale.
Cristina sarebbe ritornata al suo Centro Benessere con una bellissima avventura in più e Laura alla sua solita vita con la fantastica scoperta di un lato sino allora sconosciuto e mai immaginato della sua sessualità.
P.S. Volutamente ho voluto soprassedere su come andò a finire l’incontro con i due senegalesi…lasciando a chi legge immaginarselo…..
Volevo che questo racconto in quattro parti vedesse protagoniste soltanto loro due…….Laura e Cristina

Fausto e Rosanna

Non credo che sia molto eccitante per me scrivere e per chi legge immaginare storie fantastiche,
perciò mi limito, come un cronista, a riportare un episodio realmente accadutomi.
Io e la mia ragazza, dopo aver affrontato serenamente il discorso, decidemmo di rispondere a degli
annunci di coppie che cercavano altre coppie per incontri.
Dopo aver incontrato diverse persone che non facevano, per vari motivi, al caso nostro,
conoscemmo una giovane coppia che, come noi sembrava alle prime armi; erano entrambi
simpatici, certo lui non era un adone, ma lei era quello che si definisce una donna stuzzicante: mora,
occhi verdi, bel sorriso e voce sensuale, leggermente rauca.
La mia Federica era estremamente sensuale: magra, capelli nerissimi e corti, occhi cangianti dal
castano al verde, fisico asciutto ma curve decisamente interessanti.
Dopo una prima serata ³interlocutoria², ci incontrammo un¹altra volta.
Per farla breve, ci ritrovammo seduti gli uni di fronte agli altri, io vicino a Rosanna, che quella sera
indossava un attillato abito corto verde petrolio che metteva in luce tutte le sue grazie, e Fausto e
Federica seduti su di un divano.
Comprendendo la loro timidezza, io iniziai ad accarezzare Rosanna sulle gambe mentre
continuavamo a chiacchierare, mentre Fausto non sembrava ancora pronto a prendere l¹iniziativa.
Invertimmo allora le posizioni; Rosanna sedette vicino a suo marito e Federica sedette accanto a me
ed iniziò a toccarmi il cazzo che sotto i pantaloni si faceva via via più duro.
Proposi di scivolare nella vicina camera da letto, decisamente più comoda.
Sembravamo quattro bambini che si apprestavano a giocare ad un gioco innocente.
Iniziammo a baciare appassionatamente le nostre donne, mentre i corpi vicini si strofinavano l¹un
l¹altro.
Federica e Rosanna toccavano le nostre parti basse ed iniziavano ad alternare le attenzioni all¹uno e
all’altro di noi. Continua a leggere Fausto e Rosanna

Il lato B

 

Non l’avevo mai presa in considerazione finché, ad una riunione aziendale, non le guardai il culo. Era bello sporgente e ben proporzionato e stava su una meraviglia. Ma guarda, pensai, non me ne ero mai accorto. La mia collega Loana era ritenuta da tutti simpatica ma poco attraente: aveva circa 35 anni,  magra, seno inesistente, viso ordinario, insomma nulla che ti facesse pensare a fare sesso con lei. Dalla sua aveva una enorme simpatia e molta disponibilità nel lavoro. Poi quel giorn,o guardandola da dietro appoggiata alla scrivania, mi accorsi che una qualità ce l’aveva: il culo. Glielo dissi apertamente, con tono scherzoso,  durante una telefonata “Sai, pensavo che tu fossi completamente da buttare ed invece guardandoti bene ho visto che hai un bel lato B.” Lei come al solito rispose simpaticamente circa le sue qualità nascoste che non si fermavano al suo sedere. Da quel giorno ogni volta che ci sentivamo al telefono lei mi diceva “Ciao, sono lato B.” La cosa con l’andar del tempo mi stuzzicava sempre più e volli vedere se era possibile approfondire l’argomento. Durante un’ennesima telefonata le dissi “Ma qualcun altro lo ha apprezzato o me ne sono accorto solo io?” “Beh adesso vuoi sapere troppo, mi rispose, ma poi perché ti interessa, hai sempre detto che sono brutta.” Effettivamente aveva ragione, non avevo mai pensato a lei come partner per un incontro piccante ma da quando mi ero accorto di quel culo così ben fatto mi era venuta la voglia di, scusate il gioco di parole, toccare con mano. L’occasione si presentò ad una successiva riunione alla quale Loana si presentò con un pantalone bianco di lino. Praticamente era come se non avesse nulla addosso, vedevo il rosa della sua carne al di sotto dei pantaloni ed un perizoma bianco che da sotto la cintura spariva tra le sue natiche. Prestai poca attenzione a quello che si disse nella riunione, stavo solo attento a puntare gli occhi sul suo culo ogni volta che si alzava e, ora che ci rifletto, mi sembrò che si alzasse spesso. Alla fine della riunione con mia grande sorpresa mi chiese se l’accompagnavo a casa visto che ero di strada ed io ovviamente accettai con entusiasmo. Ci mettemmo in macchina e in una decina di minuti giungemmo davanti a casa sua, una villetta bifamiliare che condivideva con i genitori. “Ti inviterei a bere qualcosa – mi disse – ma stasera sono davvero stanchissima e vorrei andare subito a letto, tanto più che sono sola in casa.” Avevo sperato in un fine serata diverso ma non sono il tipo insistente che cerca a tutti i costi di infilarsi nel letto di una donna, per cui le augurai buona notte, anche se erano le 9 di sera, e le aprii lo sportello dall’interno dell’auto sperando almeno di guardarle il sedere mentre scendeva. Loana scese dall’auto e si avviò verso la porta di ingresso ma, fatto solo qualche passo, cadde rovinosamente a terra. Balzai giù dall’auto e corsi verso di lei per vedere cosa fosse accaduto. Mi tranquillizzò dicendomi di essere inciampata e di non essersi fatta niente, per cui l’aiutai a rialzarsi. Appena poggiò il piede a terra però lanciò un urlo di dolore: si era procurata una distorsione e non poteva stare in piedi. La presi in braccio e la portai dentro casa. Mi chiese di portarla direttamente in camera da letto e di poggiarla sul letto, poi mi pregò di uscire per permetterle di svestirsi ed indossare qualcosa di più comodo.  Obbedii e mi recai nel salone. Dopo qualche minuto mi richiamò in camera; aveva indossato una vestaglia e stava stesa sul letto dove l’avevo lasciata. Le chiesi di lasciarmi guardare il piede che le faceva male, mi sedetti sul letto e lei mi porse il piede infortunato. A prima vista non sembrava avere nulla di rotto e non era nemmeno gonfio, comunque le consigliai di mettere del ghiaccio. Mi disse che l’avrebbe fatto senz’altro. Poi all’improvviso cominciò a ridere. Le chiesi perché ridesse. “Quello che mi fa male – rispose – non è il piede, ma il lato B che ho battuto cadendo.” “Dovresti mettere qualcosa anche lì – le risposi – non vorrei che si rovinasse l’unica cosa bella che ti rimane.” Sorridendo mi mandò a quel paese, poi aggiunse: “Ma se chiedessi di mettermi un po’ di crema sul sedere visto che io non ci riesco ti scandalizzeresti?” “Ma se non aspetto altro, risposi, finalmente ho l’occasione di vedere questo tuo bel culetto.” “Sì ma solo perché sono immobilizzata e non ho altri a cui chiedere, comunque penserò che sono al mare e che mi stai spalmando l’abbronzante così non mi vergogno.” Detto questo mi mise tra le mani un tubetto e, messasi a pancia in sotto, aprì la vestaglia e la sollevò fino alla vita.  Rimasi senza fiato, aveva un culo perfetto, come era stato possibile che nessuno di noi se ne fosse mai accorto.  E non solo il culo era perfetto ma tutto il lato inferiore, due cosce tornite bellissime che finivano con due natiche statuarie. Mi ricordava quella famosa pubblicità di uno slip femminile che per anni aveva tappezzato di manifesti tutta la città facendo camminare noi uomini a naso all’aria. “Cavolo – le dissi – e tu tenevi questo ben di dio e non lo dicevi a nessuno?” “Ma siete stati voi a non guardare bene – mi rispose – vi siete sempre fermati al lato superiore senza andare oltre. E’ vero non ho le tette ma ho questo culetto delizioso. Comunque non sei qui per guardare ma per mettermi la crema, quindi bando alle ciance e datti da fare.” La mia intenzione era proprio quella di darmi da fare ma non nel senso che intendeva lei, quel culo mi era entrato nel cervello e di lì l’immagine si trasmetteva direttamente al mio uccello che già dava segni di irrequietezza. Cominciai quindi a spalmarle la crema sulle natiche: erano così lisce e sode! Coprii di crema ogni centimetro di pelle facendo in modo che venisse assorbita tutta, poi con nonchalance infilai un dito sotto il filo del perizoma e lo feci scendere giù fino al buchetto del suo culo. Cominciai a girare intorno col dito mentre con l’altra mano massaggiavo le natiche, Loana non disse nulla e questo mi incoraggiò ad essere più audace. Spinsi il dito più in basso verso la sua fica e, aprendole le labbra, lo infilai dentro. Era completamente bagnata! Presi a sditalinarla prima dolcemente poi sempre più velocemente. Contemporaneamente mi sbottonai i pantaloni estraendo il mio cazzo ormai ritto e duro. Come se avesse avuto gli occhi dietro la testa Loana allungò la mano impugnandolo e iniziando a muoverla su e giù. Poi si voltò, si tolse completamente la vestaglia e chinandosi sul mio cazzo lo prese in bocca. La sua lingua si muoveva freneticamente sul mio glande, mentre le sue labbra stringevano il mio cazzo in un morbido morso, alzava e abbassava la testa facendolo sparire tutto nelle sua bocca. Era davvero brava, ma io a quel punto volevo scoparmela. Le tolsi il cazzo dalla bocca e le aprii le gambe, lei con le mani si aprì la vulva invitandomi a penetrarla. Lo infilai tutto dentro e cominciai a scoparla forsennatamente, lei mi avvolse le gambe dietro la schiena imprigionandomi. Puntai i piedi sul letto e affondai i colpi nella sua fica. Venne mugolando di piacere stringendo il mio cazzo dentro di lei. “Adesso ti darò anche quello che tu vuoi – mi disse – il mio lato B.” Si rimise a pancia in sotto offrendomi quel capolavoro della natura. Puntai il mio cazzo ancora bagnato dei suoi umori e lo infilai nel suo culo. Le afferrai i fianchi con le mani e cominciai a pompare. Bastarono pochi colpi per farmi venire inondandole il culo di un caldo fiotto di sperma. Mi abbandonai su di lei e rimanemmo lunghi attimi esausti e appagati. Da quel giorno ogni riunione si concluse puntualmente a casa sua dove godevo di quel culo perfetto.

Da RaccontiEros.it, Racconto: Il lato B

Michela la figona

Quella mattina stavo giocando a calcio con la mia squadra, in trasferta.
Eravamo in vantaggio per 2-0 quando mi accorsi che Michela, una mia amica, mi stava guardando
giocare.
Visto che era una grande figa, mi eccitavo mortalmente.
A 10 minuti dalla fine venni sostituito e riuscii a finire di fare la doccia prima che la partita finisse.
Sotto l’acqua bollente mi feci una sega, pensando alla mia amica.
Quando uscii dagli spogliatoi incontrai Michela che mi chiese:
“I miei genitori non sono in casa. Che ne dici di venire a mangiare a casa mia?”.
Io accettai subito.
Dopo cena ci sedemmo sul divano e accendemmo la televisione.
Non trovando niente di bello, Michela mi propose di vedere un film porno:
“Ciucciami la passera” con Selen.
La protagonista era una bagnina che aveva fatto una scommessa con una sua amica: chi sarebbe
passato davanti a lei con un rigonfiamento poco normale sotto gli slip, avrebbe dovuto scopare con
Selen in una cabina pubblica.
Passarono un gran numero di persone, fra le quali un diciottenne che prese molto seriamente la
proposta della bagnina sexy e, dopo essersela portata in una cabina, iniziò a scoparsela con un gran
numero di particolari.
Vedendo quelle scene e avendo il seno di Michela a pochi centimetri dal naso, coperto solo da una
magliettina aderente, non mi trattenni.
Allungai la mano e palpai la tetta destra di Michela che mi guardò perplessa, ma poi si tolse la
maglietta: spuntarono le sue tette, che come pensavo, non erano coperte dal reggiseno.
I capezzoli erano piccoli e rosei, ma erano lunghi e duri come chiodi e la sua areola era larga 3-4
centimetri.
Cominciai a baciarle e a leccarle. Presi in bocca un capezzolo eretto e cominciai a succhiarlo.
Mentre succhiavo, giocavo con l’altra tetta, stringendola e palpandola, era un sogno!
Le sue mani cercarono il mio membro e cominciarono piano ad accarezzarlo mentre baciavo i suoi
seni con avidità.
Si chinò su di me e se lo introdusse in bocca succhiando e pompando.
Dopo qualche pompata le dissi che stavo arrivando e lei, per tutta risposta, aumentò la velocità,
bevendosi tutta la mia calda sborra che un po’ finì sulle sue labbra.
Mi gettai a leccare la tenera fichetta, e Michela gemette spalancando la bocca.
E’ stato un piacere succhiare il suo nettare e sentirla fremere ad ogni colpo di lingua.
Ho continuato così a lungo, delicatamente, sollecitandole il clitoride alternativamente con un dito e
con la lingua.
Le labbra si bagnarono immediatamente e potei assaporare il profumo di lei, reso più forte e salato
dal sudore…
La cosa certo non dispiaceva a Michela che presto, inarcando la schiena raggiunse il suo primo
orgasmo della giornata.
Con la punta della lingua le ripassai i lobi delle orecchie poi la baciai sul collo, iniziammo a
baciarci con foga e dopo qualche minuto spingendola lentamente verso il basso si ritrovò distesa ed
io sopra di lei.
Le aprii le cosce. Michela non oppose resistenza e quando le fui sopra e le dissi:
“Michela, voglio scoparti!”, lei mi rispose:
“Fai pure! Ma fallo in fretta…”.
Michela mi passò le cosce intorno alla vita aiutandomi a scivolare in lei.
Il suo pube prese ad assecondare il mio ed ben presto il ritmo dell’amplesso divenne frenetico.
“Sborra, sborrami dentro” gemette lei esaltata mentre con le mani mi afferrava le natiche e mi
aiutava ad accentuare ancor di più il ritmo. Continua a leggere Michela la figona

IL LETTO IN SALOTTO

 

Mia madre aveva preparato il letto per Barbara, la mia fidanzata di allora.
Mia madre aveva garantito alla sua che ci avrebbe controllato, di stare tranquilla.
Invece eravamo nel letto avvinghiati l’un l’altro.
Barbara era molto svogliata quella sera. Aveva un completino nuovo in seta, culottes e toppino in seta.
Io appena entrato nel letto, dopo aver aspettato che i miei si fossero addormentati, ero già eccitato da impazzire.
L’avevo vista indossare quella meraviglia, non pensavo ad altro che a scopare.
Ma quella sera Barbara non voleva proprio sentirmi….
Io avevo il cazzo in mano, ogni tanto smettevo di massaggiarlo e provavo a toccare lei, che regolarmente mi toglieva la mano.
Senti, io stasera di far sesso con te non ne ho voglia, se vuoi mi alzo e vado in camera di tuo fratello e gli faccio un pompino almeno ti puoi masturbare pensando a questo.
Ero giovane allora, forte, ma quelle parole furono come un pugno nello stomaco.
Mi feci raccontare come avrebbe fatto, sperando che la cosa fosse solo un modo per iniziare un rituale erotico un po’ diverso….
Però invece ad un certo punto Barbara si alza, percorre il corridoi scalza senza far il minimo rumore.
Entra in camera mia e di mio fratello.
io sono appena dietro, la stò vedendo nella penombra.
Alza le lenzuola del letto di mio fratello, lui si sveglia e vede barbara in fronte a lui.
Prova a dire qualche cosa, lei gli fa un dolcissimo SSShhhhhhhhhh, si accuccia, gli tira fuori il cazzo ancora mollo e inizia a succhiarglielo. Continua a leggere IL LETTO IN SALOTTO

Una settimana sconvolgente 3a Parte

 

Lampi, tuoni, pioggia torrenziale e forte vento di maestrale!!!
Laura si rassegnò senza particolare dispiacere all’idea di non potersi godere una giornata di sole e così decise di poltrire ancora un po’ nel suo letto. Non aveva minimamente sonno anche se aveva dormito non più di quattro ore. Quando quella notte era rientrata nel suo bungalow era talmente spossata che dopo nemmeno un minuto si era già ritrovata nel mondo dei sogni. Pensò per un istante che avrebbe dovuto farsi una bella doccia ma la rimandò di qualche minuto per tenersi ancora addosso gli aromi rimasti dal suo travolgente incontro ravvicinato con Cristina. Si rannicchiò in posizione fetale e mentre si mise a ripercorrere col pensiero quei momenti di sesso pazzesco la sua mano si infilò dentro le mutandine iniziò a toccarsi. Si bagnò quasi all’istante, si fece scivolare dentro l’indice e il medio mentre con il pollice si accarezzava il clitoride. Si accorse subito che sarebbe venuta di lì a poco, sfilò le due dita impregnate del suo umore, le portò alla sua bocca per poi leccarle e succhiarle inebriandosi col sapore del suo dolcissimo succo. Stava per riportarle all’interno del suo “nascondiglio” infuocato quando sentì bussare delicatamente alla porta-persiana. Fu quasi felice per quella interruzione improvvisa…..alla porta poteva esserci soltanto lei….
“Arrivooooo”, disse Laura a voce alta, e andò ad aprire dopo essersi infilata al volo una felpa leggera.
Cristina le apparve con quel sorriso dolce e accattivante dal quale era rimasta così colpita non appena conosciuta solo poche ore prima. Indossava una tuta azzurra e scarpe da passeggio, le stampò un bacio sulle labbra mentre poggiava sulla tavola una bustina di carta con qualcosa dentro.
CRI – Ciao bellissima! Ho portato dei cornetti e adesso preparo del caffè, ti andrebbe di fare colazione insieme?
LAU – Sei unica. Certo che voglio, dammi soltanto un quarto d’ora per docciarmi.
CRI – Benissimo, mi dai una voce quando sei pronta così metto su il caffè.
Mentre l’amica tornava nel suo bungalow Laura si infilò in bagno per uscirne dopo una ventina di minuti. Rifece il letto e dopo essersi infilata jeans e felpa si affacciò alla veranda attigua per avvertire Cristina che era pronta. Poco dopo Laura la vide arrivare con la caffettiera e mentre la posava sul tavolo sentì squillare il cellulare. Tornò con l’aria un po’ rabbuiata e si sedette a tavola.
LAU – E’ successo qualcosa?
CRI – Purtroppo si è ammalata l’altra fisioterapista donna e domani devo rientrare …..uffaaaaaaa
LAU – Sai che mi dispiace da morire?
CRI – Tantissimo anche a me e non tanto per la vacanza……ma non posso fare altro….è uno dei lati negativi dell’essere comproprietari di quella struttura……è già capitato altre volte…pazienza.
Diede un lungo sospiro poi si alzò per riportare la caffettiera di là e dopo tre passi si voltò fermandosi un istante
CRI – Mi piacerebbe stare con te tutta la giornata, voglio troppo?
LAU – Speravo proprio me lo chiedessi, stiamo qui da me se ti va.
CRI – Tra mezzora al massimo sarò qua
Rientrò nel suo bungalow per la seconda doccia di giornata mentre Laura andò a lavarsi i denti, telefonò alla madre e si rimise in veranda ad attendere l’amica mentre il temporale riprese più forte di prima.
Cristina tornò con in mano una piccola valigetta rossa che incuriosì molto l’amica che si alzò dalla sedia e pochi istanti dopo si chiusero dentro.
Si tolsero le scarpe e si distesero l’una accanto all’altra proprio mentre un fortissimo rombo di tuono le fece sobbalzare.
LAU – Mi piace stare nel letto quando c’è il temporale….oggi in modo particolare
CRI – Allora spero che duri tutto il giorno…..
Poi voltandosi poggiò una mano sulla felpa di Laura poco sotto il seno. Cominciò a muoverla con movimento circolare spostandola pian piano sempre più in basso, arrivò ai jeans, slacciò l’unico bottone per poi abbassarne la lampo. Laura a quel punto girò il suo volto verso quello dell’amica, le accarezzò per qualche secondo i capelli, poi il collo sino a quando le loro bocche non si unirono per permettere alle due lingue di unirsi…di mordersi…..di succhiarsi per almeno cinque minuti colmi di libidine smisurata quasi da togliere loro il respiro. Poi Cristina spostò il suo viso poggiandolo sul petto volgendo lo sguardo verso il jeans slacciato di Laura per poter osservare la sua mano infilarsi là sotto…….
La fece scivolare sopra la mutandina cominciando a masturbarla strofinandovi il dito medio e ogni tanto spingendolo dentro quell’anfratto affamato insieme al piccolo ritaglio di seta blu. Laura iniziò ad ansimare completamente in balia del piacere che l’amica le stava procurando in quel modo. Cercò di allargare le gambe ma i jeans erano troppo stretti per poterlo fare. Cristina si accorse di questo, scese dal letto e glieli sfilò tirandoli via dai bordi inferiori. Risalì immediatamente sul letto per rimettersi nella stessa posizione di prima e ricominciare a toccarla in quel modo.
Laura piegò le ginocchia e aprì le cosce. Poco dopo sentì la seta della mutandina penetrarla spinta all’interno dalle dita di quella inaspettata e straordinaria compagna di vacanza che poco dopo si fermò. La voleva completamente nuda per poter iniziare qualche gioco erotico che aveva in mente. Le sfilò quell’indumento ormai completamente fradicio di umore e lo fece cadere a terra di fianco al letto. Si tolse la tuta e la t-shirt tenendosi le mutandine poi sfilò la felpa alla sua amica che a sua volta, dopo essersi seduta sul letto fece pian piano scendere lo slip di Cristina poggiandolo sul comodino; adesso su quel letto c’erano due corpi completamente nudi e affamati di sesso.
La bufera di fine estate che si era abbattuta sul campeggio si era finalmente placata al punto che timidi raggi di sole trasparivano tra le fessure della porta di legno del bungalow.
CRI – Che ne dici di una pausa caffè?
LAU – Dico che mi sembra un’ottima idea
CRI – Lo vado a preparare ma prima voglio farmi una doccia
LAU – Ti aspetto e intanto la saccio anch’io
Cristina scese dal lettone, fece scorrere la porta del bungalow e prima di uscire senza essersi messa nulla addosso si girò verso Laura
CRI – Esco così, tanto non c’è anima viva qui intorno….eppoi mi piace stare nuda all’aperto….
LAU – Vorrà dire che dopo la doccia ti aspetto in veranda senza mettermi nulla…l’idea mi solletica
CRI – mmmmmm così ci beviamo il caffè in veranda tutte nude….va bene per te?
LAU – Ci sto, ti aspetto
Laura, terminata la doccia, indossò l’accappatoio e uscì in veranda. La comparsa di quel timido sole aveva reso più tiepida l’aria e dopo essersi sommariamente asciugata con quel che aveva indosso se lo tolse posandolo sullo stendino poi apri la sdraia e vi si accomodò guardando di fronte a se la stradina sterrata in mezzo alle piante di ulivo. L’idea che lì ci potesse stare qualcuno a spiare di nascosto invece di spaventarla la eccitava…..la sua libido tenuta sempre nascosta stava improvvisamente uscendo allo scoperto in maniera forse sin troppo prorompente ma lei forse non aspettava altro.
Cristina arrivò con i caffè dopo qualche minuto. Il tempo di sorseggiarlo lì fuori in “costume adamitico” che alcune folate di vento fecero da anticamera ad una nuova burrasca. Infatti appena rientrate al coperto e richiusa la serranda il cielo riprese a brontolare e a riversare abbondanti scrosci d’acqua. Ma quella specie di tempesta fu poca cosa rispetto ad un tutt’altro genere di tempesta che stava per scatenarsi all’interno di quel piccolo ma accogliente bungalow………………………..

Il club DOMINA

Il club era stato ideato da una comitiva di donne che avevano in comune la pratica sessuale della
dominazione del maschio. Le donne che ne facevano parte appartenevano a due distinte classi:le
vere dominatrici (vere e proprie sadiche già pratiche) le curiose e/o provette dominatrici che erano
donne che si avvicinavano per la prima volta a tale pratica sessuale. Sicuramente tutte le donne che
andavano al club ci andavano per lo stesso scopo: sottomettere un maschio.
Spesso, quando anche il proprio partner era consensiente, venivano organizzate feste con coppie
formate da una dominatrice ed uno schiavo, in tal caso i poveri mariti o fidanzati subivano una vera
e proprio iniziazione; a tali feste partecipavano vere professioniste della dominazione e gli uomini
venivano addestrati a dovere.
Normalmente la serata si organizzava in modo da far eseguire uno spogliarello ad un professionista
e poi si passava a varie pratiche di torture dei malcapitati poveretti che, inizialmente divertiti,
avevano accettato l’invito.
Il locale era un vero paradiso delle donne. I camerieri, tutti bellissimi uomini, erano vestiti solo con
uno slip (che spesso veniva strappato subito da qualche donna brilla) ed una cravattiva a farfalla. I
camerieri erano addestrati per soddisfarre qualunque richiesta delle ospiti, anche le più strane. Al
piano superiore c’erano varie stanze attrezzate anche con strumenti hard (catene, pinzette, fruste). In
effetti non tutte le donne prediligevano l’hard, molte di esse volevano solamente avere un uomo a
totale disposizione, farci sesso e magari maltrattarlo un pò.
Quella sera Anna disse ad Antonio, che aveva conosciuto da poco a casa di amici, “andiamo in un
localino dove possiamo divertirci un poco?”. Tale richiesta fu fatta con un sorriso ironico mentre
accavallava le gambe ed aspirava una boccata di fumo. Antonio, pur non capendo a quale locale lei
si potesse riferire, guardando la grande disponibilità di anna, le sue splendide gambe, il seno
prepotente che voleva scoppiare fuori dalla camicetta, rispose di si ed andarono.
Già all’ingresso Antonio vide un ambiente strano: alla porta aveva aperto un uomo seminudo che
salutò Anna “Buonasera, signora” inchinandosi quasi fino a toccarle le scarpe, poi sentiva,
camminando in un corridoio, grandi risate di donne ed urla strozzate di uomini. “Molto strano”,
pensò. Non riuscì a terminare il pensiero che Anna lo invitò a sedersi ad un tavolo. La sala era
semibuia, riusciva a vedere molte donne sedute e quasi nessun uomo. Il fumo delle sigarette
ricopriva quasi tutte le loro teste. Ad un certo punto un uomo si presentò al centro della sala ed
iniziò a spogliarsi mentre una musica partì. Tutte le donne in sala inveivano contro lo spogliarellista
con frasi oscene e sembravano divertirsi molto. Anna, nel mentre, mise mano alla patta dei suoi
pantaloni e ne estrasse il membro eretto iniziandolo a masturbare. Antonio rimase sconcertato, non
sapeva cosa fare. Ad un certo punto Anna si alzò, lo prese per mano e, sempre con il membro eretto,
lo condusse fuori dalla sala. Nel percorso che fece alcune donne allungarono le manu sul suo
membro e, qualcuna, gli fece pure male. Arrivati fuori Anna lo spinse all’interno di uno stanzino
tapezzato con velluto rosa e lo invitò a svestirsi mentre lei si sedette su di una poltroncina a
guardarlo. Continua a leggere Il club DOMINA

LA DOMESTICA UCRAINA

 

 

Quando decisi di assumere Olga, lo feci perché necessitavo di un’altra presenza che potesse darmi una mano a sistemare e riordinare per bene casa, visto che sono sempre stato uno scansafatiche e un confusionario.
Lei si presentò come una donna volenterosa, umile; come una donna che aveva bisogno a tutti i costi di un lavoro come quello per guadagnare dei soldi che le avrebbero permesso di sistemarsi e di dare un equilibrio alla propria vita.

Al suo primo giorno di lavoro, le feci vedere la casa e le illustrai le varie stanze dell’appartamento: era molto concentrata e seguiva bene le mie indicazioni. Dimostrava perfettamente di avere i requisiti che cercavo.

Dopo una settimana, cominciai a vederla molto più sciolta e cominciammo anche a conversare nei momenti in cui io ritornavo stanco da lavoro e lei smontava. Mi faceva molte domande sulla mia vita, curiosando soprattutto sul mio attuale stato sentimentale.

Un giorno, dopo essere rientrato da lavoro, la trovai con la sua solita tenuta da domestica, ma con l’aggiunta di tacchi e calze a rete che avvaloravano le sinuose gambe e le splendide caviglie che madre natura le aveva donato: era molto diversa da come l’avevo vista nei giorni precedenti, e sembrava aver perso quell’imbarazzo e quella timidezza iniziali; era molto più sicura e mi rivolgeva la parola in modo diverso:

“Già tornato? Stavo prendendomi una pausa.”
“Beh, sì. Oggi sono piuttosto stanco e ho deciso di tornare prima per schiacciare un riposino e recuperare le forze.”

Lei annuì e, senza dirmi nulla, si alzò e tornò 5 minuti dopo con una tisana preparatami allo scopo di rilassarmi e distendere la mente.

“Grazie, ma non dovevi. Il tuo orario lavorativo è finito e non sei più tenuta a pormi i tuoi “servigi”.”
“Ma no, si figuri. Lo faccio con piacere. Ho trovato raramente persone come lei che mi ascoltano e che si interessano un po’ della mia vita.”

La conversazione ebbe fine in quel momento, e Olga prese le sue cose e uscì di casa.

Il giorno dopo, dopo aver fatto ritorno a casa lei non c’è, ma notai delle macchie di non so che sul letto che ho in camera; inoltre le lenzuola erano tutte stropicciate, come se ci avesse dormito o saltato qualcuno sopra. Mi avvicinai per vedere cosa fossero quelle macchie, e non riuscii a capira cosa fossero: era un liquido attaccaticcio che mi unse subito le mani.

Successivamente ritornai a casa con l’intento di chiedere spiegazioni ad Olga di quanto trovato il giorno prima nella mia camera:

“Olga, mi spieghi perché ieri la mia camera era ridotta così? Ho trovato, per giunta, delle macchie sulle lenzuola di non so cosa. Sapresti darmi una spiegazione?”

Silenzio.

Le riformulai la domanda, e la seconda volta questa fu la sua risposta:

“Signor N., ieri decisi di schiacciare un pisolino vista la mia stanchezza…per quanto riguarda le macchie, non saprei dirle…mi scusi tanto.”

Per un attimo notai di nuovo la Olga timida e inibita che ho conosciuto 2 settimane prima circa, alché le dico di non preoccuparsi e di fare più attenzione la prossima volta.

La volta successiva, salito a casa, vidi un’Olga che mai prima ebbi potuto ammirare: mezza nuda con calze a rete, tacchi e reggiseno; trucco agli occhi ammaliante, e rossetto rosso messo su delle labbra da fare invidia. Mi trovai un po’ spiazzato e le chiesi come mai si fosse fatta trovare da me in questo modo:

“Olga, come mai sei “vestita” in questo modo? Vorrei me lo spiegassi”

“Ma come.. davvero non lo capisce? Ora le do qualche indizio che potrà farle capire cosa erano quelle macchie che erano presenti ieri sul suo letto…”

Neanche il tempo di finire di dire quella frase, che si alzò e mi infilò la lingua in bocca mantenendomi la testa con la mano sinistra; mentre con la destra aveva stretto il mio cazzo in una morsa. Mi accorsi che era davvero vogliosa e che tutte le volte precedenti mi aveva fatto il filo ed io come uno stupido non abboccai. Continua a leggere LA DOMESTICA UCRAINA

Una settimana sconvolgente (Seconda Parte)

 

 

Laura, dopo essersi di nuovo tolta il minivestito, si coricò subito sul letto ma Cristina le disse che adesso si sarebbe dovuta mettere supina e non appena lei si girò le coprì il pube con il piccolo asciugamano per alleviarla dal malcelato imbarazzo. Poi salì a sua volta sul letto standole sopra inginocchiandosi con legambe al lato dei fianchi dell’amica. Le versò alcune gocce dell’olio profumato sul collo, sulle spalle e nel mezzo dei seni. Posò la bottiglietta sul comodino e le sue mani ripresero a muoversi sapientemente sul corpo di Laura provocandole subito sensazioni straordinarie. Dal collo passò alle spalle per poi scendere lungo le braccia distese, le prese le mani massaggiandole le dita e i palmi per qualche minuto, le lasciò per dedicarsi a quei due seni desiderosi del suo contatto. Laura, con gli occhi chiusi, quando sentì quelle dita iniziare a sfiorarla in quel punto ebbe un fremito che si trasformò in pura eccitazione quando si sentì toccare le aureole. Identiche sensazioni stava provando Cristina che a stento trattenne il desiderio di sostituire con la lingua le sue dita. Allora decise di scendere più in basso. Versò dell’olio ancora, stavolta tra l’ombelico e il ventre facendovi poi scorrere le sue mani che pian piano si spostarono sui fianchi per arrivare poco dopo all’altezza del pube. Staccò per un momento le sue mani dal corpo di Laura e quasi le sussurrò.
CRI – Posso togliere l’asciugamano?
LAU – Toglilo pure
Finalmente Cristina potè godersi da vicino il pube dell’amica ricoperto da una peluria curata ma non foltissima e anche se istintivamente avrebbe subito voluto farle allargare le gambe ancora una volta riuscì a frenarsi. Prese altro unguento versandone un poco sul pube e sulle cosce e riprese a massaggiarla. Scese poi nuovamente dal letto per dedicarsi ancora ai due piedini ai quali si dedicò con gioia per qualche minuto. Poi li abbandono’ tornando ad inginocchiarsi di fronte a Laura, fece salire le mani su su per le gambe sino a raggiungere le cosce tenute ancora ben chiuse. Laura sentì quelle mani insinuarsi verso l’interno quasi impercettibilmente e a quel punto capì che il desiderio stava per sopraffarla del tutto. Aprì prima gli occhi incontrando quelli di Cristina. Le sorrise e subito dopo allargò le gambe. L’amica le sorrise a sua volta e tutte e due capirono che il momento era ormai giunto.
LAU – Mi stai facendo impazzire, non vuoi spogliarti anche tu?
CRI – Io sono già impazzita, ti desidero da morire
Così dicendo si tolse il camice e dopo essere scesa un momento dal letto si sfilò le mutandine di seta sotto le quali si nascondeva un magnifico cespuglio biondo scuro come il colore dei suoi capelli. Si rimise sul letto ma non per continuare il massaggio.
Si distese al fianco di Laura e cominciò ad accarezzarle i capelli e la fece rabbrividire di piacere quando un attimo dopo iniziò a leccarle il collo e i lobi delle orecchie poi la sua lingua andò a cercare la bocca che si schiuse per accoglierla. Fu un bacio colmo di voluttà che sembrava volesse non finire mai. Cristina si mise a cavalcioni all’altezza del ventre di Laura per poi chinarsi prima per baciarle poi per leccarle il seno fino a succhiarle i capezzoli. Subito dopo iniziò a scendere cercando di assaporare ogni parte di quel corpo completamente abbandonato a lei. Giunse al pube per poi spostare la sua bocca su entrambe le cosce. Il suo viso si spostò lì in mezzo. Laura piegò leggermente le ginocchia e aprì le gambe mostrando a Cristina la sua fica già aperta e bagnata. Subito dopo sentì la lingua di lei insinuarsi lì in mezzo. Scivolava da sopra a sotto poi da sotto a sopra a ritmo sempre più frenetico, poi la senti roteare sul clitoride e poco dopo la implorò di fermarsi sollevandole nel contempo il viso.
CRI – Perchè mi devo fermare, il tuo odore il tuo sapore mi stanno facendo impazzire
LAU – Mi stavi facendo venire ma prima ti voglio anche io così Continua a leggere Una settimana sconvolgente (Seconda Parte)

Schiava per un giorno

A distanza di giorni Fiorina era ancora sconvolta e sorpresa. In vita sua non aveva mai nemmeno
pensato che potesse accaderle una cosa del genere. Non era una brutta ragazza, tutt’altro, ma non
poteva certo definirsi una bellezza, una di quelle donne per cui gli uomini farebbero follie.
Venticinque anni da poco compiuti, piuttosto piccola, poco sopra il metro e sessanta, capelli scuri e
lisci, quasi corvini, un viso sottile ed aggraziato, su un corpo tendente al grassottello. Seni quarta
misura, fianchi rotondetti, gambe carine, ma con cosce un poco troppo potenti.
Lavorava in una concessionaria di auto, come addetta alle vendite, ormai da 3 anni, qualche cliente
l’aveva cortesemente flirtata durante le trattative, ma niente di più. Sino a quel giorno. Lui era un
signore sulla quarantina, elegantemente vestito, raffinato e colto, lo si sentiva dal modo di parlare.
Fiorina, aveva ormai acquisito la capacità indispensabile per il suo mestiere, di capire rapidamente
le persone che si trovavano di fronte, ma con lui non vi era riuscita, lo giudicava enigmatico,
almeno sino a quel giorno.
La vendita di una lussuosa auto era stata perfezionata alcune settimane prima, ma lui era tornato più
volte, per il disbrigo delle pratiche o semplicemente per informarsi sulle previsioni di consegna. Era
gentile, persino troppo gentile, e lei pensò che la stesse corteggiando e ne fu lusingata.
Il giorno della consegna della vettura Sentini, questo era il suo nome, prima di lasciare la rivendita,
passò da lei a salutarla e la invitò a prendere un caffè al bar di fronte. Fiorina accettò. Lui la
ringraziò per l’efficienza e la sollecitudine, poi, poco prima di salutarla, le fece la proposta che
ancora la sconvolgeva.
“Signorina, io sono un uomo ricco forse troppo ricco, e a volte la ricchezza rovina le persone” iniziò
a dirle, e lei lo guardò imbarazzata da quel discorso, senza sapere cosa dire “per cui non si meravigli
di quanto le dirò tra poco. Ascolti, cerchi di rimanere serena e si conceda di rifletterci, a lungo se
riterrà opportuno. Qualora quello che le dirò potesse poi risultare di suo interesse, potrà contattarmi
in qualunque momento a questo numero” continuò, e le diede un biglietto da visita, Fiorina lo prese
continuando a guardarlo imbarazzata e stupita da quanto lui diceva.
“Fiorina, lei è una di quelle donne che stimolano la mia fantasia” riprese dopo una breve pausa “Da
quando l’ho conosciuta, desidero una sola cosa e, dal momento che sono un uomo ricco, sono
disposto a pagare per averla. Io le offro 100 milioni per essere la mia schiava per un giorno, ci pensi
un giorno solamente, ci rifletta mia cara” disse, e prima che Fiorina, arrossita violentemente e
scandalizzata potesse replicare, lui l’aveva salutata con un sorriso ed un gesto della mano e se ne era
andato.
La rabbia di Fiorina, non aveva potuto scaricarsi e le rimase a lungo dentro, costringendola a
pensare all’episodio ed alla proposta, che altrimenti avrebbe rifiutato immediatamente senza più
pensarci.
Così i giorni erano passati, e mille domande erano sorte nella mente incredula di Fiorina. Si sa la
curiosità è donna, e così, un paio di settimane dopo, Fiorina chiamò da casa il numero che lui le
aveva dato “Solo per curiosità, non intendo certo accettare” si disse a giustificazione.
Quando lui rispose, la riconobbe subito “Fiorina, che piacevole sorpresa, sentirla nuovamente, a
cosa devo la sua telefonata” disse “Non è che abbia intenzione di accettare la sua proposta, ma
volevo solo cercare di capire meglio, capisce, sgombrare il campo da possibili malintesi, capisce, la
sua proposta, è così assurda da sembrare una burla” disse con voce seria “Certo, più che naturale,
ma le assicuro che non si tratta di una burla, nel caso accettasse, le assicuro che avrebbe le massime
garanzie, entrambi avremmo le massime garanzie di piena soddisfazione” rispose lui “Sicuro, ma al
momento non pensavo nemmeno a questi aspetti, volevo solo capire meglio cosa intendesse lei con
la parola schiava” disse Fiorina “Molto semplice mia cara, la mia fantasia è di averla per un giorno
a mia disposizione, totale disposizione, sessualmente per chiarirle meglio la cosa. Per 24 ore, un
poco meno dal momento che anch’io dormo, lei dovrebbe soddisfare ogni mio desiderio, non
importa quanto insolito strano sia” le chiarì lui.
Fiorina malgrado fosse tanto distante da lui, arrossì violentemente, si sentì assalire dall’angoscia e
cercò di chiudere rapidamente il discorso “Non posso accettare, sa io non la conosco, ed esistono
certi matti in giro, io alla mia incolumità ci tengo” farfugliò. “Non le verrà fatto alcun male, nulla di
grave almeno, le assicuro che lei il giorno seguente potrebbe tornare tranquillamente a casa e
riprendere la sua vita, anche su questò se accettasse avrebbe le massime garanzie” rispose lui con
calma.
Fiornia, incapace di controllarsi chiuse la conversazione riattaccando il telefono. Era sconvolta e si
maledisse per aver telefonato. Si ripropose di non pensarci più, ma il tarlo ormai era
irrimediabilmente entrato nella sua mente, un unico ricorrente pensiero che la tormentava di giorno
ed animava i suoi sogni la notte.
Nemmeno lei saprebbe spiegare se a spingerla ad accettare la proposta sia stata la sua innata
curiosità, il fascino dell’ignoto e del proibito, o più semplicemente l’enorme quantità di denaro
guadagnato in un solo giorno, ma alla fine ritelefonò per dire che accettava.
All’inizio, le parve tutto così strano, irreale, lui la andò a prendere a casa, e la trattò con la solita
cortesia. La portò a fare compere, prima biancheria intima molto raffinata e sexy, poi un vestito,
scarpe nuove, la portò in giro per la città nei posti più esclusivi, quasi volesse pavoneggiarsi con lei
a fianco. Fiorina che non si riteneva una bellezza, non capiva, ma si guardava bene dal fare
domande.
Nel pomeriggio, quando lui in macchina le disse di togliersi le mutandine, vi sembrerà incredibile,
ma accolse quella richiesta quasi come una liberazione, era la prima in linea con quanto si era
aspettata, tutto il resto della giornata, per lei era stata un’incomprensibile sorpresa.
Più difficile fu accettare la sua successiva richiesta, la portò davanti ad un negozio di scarpe, e
prima di entrare, le disse “Adesso, scegli il commesso più giovane, chiedi di provare vari modelli, e
mentre lui te le farà provare, fai in modo che possa vedere bene sotto la tua gonna”. Fiorina arrossì
violentemente, avrebbe voluto dire qualche cosa, ma lui la gelò con uno sguardo “Ricordati
l’accordo” le disse solamente.
Entrarono ed imbarazzatissima, Fiorina fece quello che lui le aveva chiesto, quando per la prima
volta dischiuse le cosce davanti al volto del giovane, che ebbe così libera vista sotto la corta gonna,
i due arrossirono entrambi, poi lentamente Fiorina incominciò a rilasarsi, ed a divertirsi per
l’imbarazzo del giovane.
Il commesso a sua volta si sbloccò, e nel farle provare le scarpe, non si lasciò sfuggire l’occasione di
accarezzarle le gambe, anche un poco più in alto di quanto fosse normalmente lecito. Sentini
intervenne e mise fine al gioco non comperarono niente e se ne andarono. Il gioco si ripetè più
volte, in vari negozi, persino in un bar all’aperto, nel quale lui le chiese di farsi guardare dagli
stupefatti passanti.
Verso le dicannove lui la condusse a casa sua, un lussuoso attico, sul più alto edificio della città,
ormai Fiorina si sentiva a proprio agio, e cullava persino l’idea di potersela cavare a buon mercato.
Era stata dopo tutto una giornata insolita ed eccitante.
La accompagnò nel salotto, si accomodarono sul divano “Gradisci un’aperitivo mia cara” le
domandò lui “Volentieri” rispose lei, “Te ne farò portare uno speciale” disse lui con aria enigmatica,
e premette un pulsante. Poco dopo nella stanza entrava un cameriere “Il signore ha chiamato” disse
“Si Giorgio, vieni qui per favore” disse Sentini. L’uomo si avvicinò fermandosi davanti a loro “La
signorina gradirebbe un aperitivo, il tuo personale, quello speciale” disse lui.
“Subito signor Sentini” rispose l’uomo.
Sino a quel momento Fiorina se ne era stata rilassata sul divano, ma ad un tratto s’irrigidì mentre
guardava inorridita il cameriere che si slacciava i pantaloni estraendone il cazzo ancora flaccido “Se
vuole servirsi signorina” le disse l’uomo con un sorriso malizioso, Fiorina istintivamente rivolse lo
sguardo a Sentini “Volevi un aperitivo ? Succhialo e fallo venire nella tua bocca, e mi raccomando,
bevi tutto, sino all’ultima goccia” le disse lui guardandola impassibile, mentre Fiorina si sentiva
venir meno.
Esitò a lungo, ma nessuno dei due uomini si mosse, e Sentini questa volta non ebbe bisogno di
ricordarle l’accordo.
Fiorina, si spostò verso l’uomo, sedendosi in punta al divano e la sua piccola mano prese il fallo ora
semi eretto e lo condusse alle labbra. Le dischiuse e lo accolse in bocca, iniziando a succhiarlo e
masturbarlo.
Pochi istanti dopo il cazzo si ergeva prepotentemente eccitato, dilatandole oscenamente le labbra, il
cameriere le pose una mano sulla nuca ed iniziò a guidare il ritmo del pompino. Sentini si mise a
darle istruzioni, e lei le seguì, giocando con la tumida lingua sul glande, leccando l’asta per tutta la
lunghezza, succhiando i coglioni del cameriere, che se ne stava in piedi di fronte a lei, in silenzio ad
occhi chiusi gustandosi quel fantastico pompino.
Le istruzioni di Sentini prolungarono il gioco a lungo, dopo un po lui si avvicinò a loro per guardare
meglio, e lei sentì la sua mano infilarsi tra le sue coscie, sollevarle la gonna ed iniziare ad
accarezzarle abilmente la vagina, solleticandole irresistibilmente il clitoride. Malgrado, la
situazione, suo malgrado Fiorina si bagnò.
Alla fine lui si decise e le chiese di farlo godere. Fiorina fece nuovamente penetrare il glande nella
bocca prendendo dolcemente a leccare il glande, mentre la mano si agitava freneticamente sull’asta.
Il cameriere iniziò a gemere , il suo pube prese a muoversi impercettibilmente avanti ed indietro,
mimando l’amplesso e poco dopo esplose con un grugnito di piacere, scaricandole il suo copioso
seme in bocca.
I fiotti copiosi si susseguirono, mentre Sentini la avvivava con voce minacciosa “Inghiotti, inghiotti
sino all’ultima goccia., e lei lo fece e per la prima volta in vita sua bevve lo sperma. Lentamente,
l’uomo si rilassò ed il cazzo prese ad afflosciarsi, mentre lei continuava a succhiarlo e leccarlo.
L’uomo si ritrasse e si ricompose e se ne andò salutando rispettosamente Sentini.
“Brava, sei stata veramente brava, continua così, volgio che tu ti scaldi, lasciati andare, eccitati” le
disse, mentre la sua mano continuava ad accarezzarla”. Sentini suonò nuovamente il campanello e
pochi istanti dopo, la porta si aprì nuovamente, e questa volta comparve una cameriera, portava un
vassoio, suo quale era posto uno strano occetto, del quale Fiorina non capì subito la funzione
“Brava Michela, hai portato l’occorrente, potete procedere” disse Sentini e si staccò da Fiorina.
La ragazza posò il vassoio e si avvicinò a Fiorina, le porse le mani e l’aiutò ad alzarsi, Fiorina
guardò il suo padrone con aria interrogativa “Si hai capito bene mia cara, voglio vederti fare
all’amore con Michela. Vedrai, ti piacerà, lei è bravissima” disse lui. Ormai Fiorina aveva imparato
a non obiettare, così, quando Michela la prese tra le braccia e la baciò non si sottrasse. La cameriera
continuò a baciarla, mentre le mani abili la spogliavano. Il vestito cadde a terra, poi le tolse il
reggiseno ed i grandi morbidi seni sobbalzarono elastici nell’aria.
Michela interruppe il bacio e si gettò avidamente sui grandi e scuri capezzoli, leccandoli
amorevolmente, succhiandoli con passione, mordicchiandoli perversamente quando si
inturgidirono. “Adesso splgliala tu” disse Sentini, Fiorina slacciò la divisa della cameriera e si
accorse che sotto era completamente nuda.
Michela la fece stendere sul divano, con la testa vicina a Sentini, le sfilò le mutandine ed immerse il
volto tra le potenti coscie di Fiorina e lei s’irrigidì quando sentì la tumida lingua della donna
scorrerle sulla vagina e risalire sino al clitoride. Un gemito le sfuggì dalle labbra, “Leccala” le
intimò lui e Fiorina timidamente iniziò a passare la lingua sulle grandi labbra di Michela.
Ben presto si era lasciata andare, e leccava cercando di imitare i raffinati tocchi della lingua di
Michela sulla propria vagina, Sentini nel frattempo le accarezzava le tette. Michela fu scossa da un
orgasmo e gli umori incominciarono a colare copiosi dal suo sesso ricoprendo la bocca di Fiorina
che a sua volta venne poco dopo. Michela si staccò da lei, ed andò a prendere l’oggetto che aveva
lasciato sul vassoio. Fiorina vide che si trattava di uno strano cilindro di lattice, guardò meglio e
vide che alle due estremità imitava l’oscena forma di un fallo eccitato, vide Michela affondarsene
una parte nella vagina ed emettere un gemito soffocato. Poi la giovane cameriera impugnata l’altra
estremità andò ad affondarla nel caldo ventre di Fiorina.
Le due donne si ritrovarono penetrate e congiunte da quello strano oggetto, Michela provò ad
ondeggiare i fianchi ed il fallo iniziò a muoversi con le, affondando e fuoriuscendo dalle vagine
madide d’umori, le mani di Sentini, tormentavano ormai ininterrottamente i seni di Fiornia,
stropicciandole i duri e grossi capezzoli, regalandole irresistibili fitte di piacere e lei ormai gemeva
in continuazione e ben presto entrambe le donne furono nuovamente scosse da un nuovo orgasmo,
abbandonandosi esauste sul divano.
Michela prese si rivestì e se ne andò, lasciandoli soli, ma poco dopo la porta si aprì di nuovo.
Michela rientrò, ma questa volta era accompagnata da 5 uomini, erano tutti giovani, nudi ed eccitati,
Fiornina li guardò stupefatta, senza riuscire ad evitare che il suo sguardo si posasse sui membri.
“Mia cara, questi giovani sono qui per te e Michela, vai a darle una mano”, le disse Sentini.
Fiorina con apprensione si alzò, raggiungendo il gruppo. I giovani impazienti avevano incominciato
a spogliare Michela che rapidamente era rimasta nuda. Le due donna furono presto circondate e
fatte inginocchiare ed i cazzi impazienti presero a premere sulle labbra delle due, a strusciare sulla
pelle dei loro visi, mentre le mani dei maschi, cercavano di accarezzare i seni.
Fiorina non sapeva che fare, mentre Michela prese subito ad accarezzare e succhiare tutti i cazzi che
le capitavano a tiro. Lentamente anche Fiornia si adeguò iniziando a lavorare di bocca e di mani. I
giovani si davano rapidamente il cambio, vagando in continuazione tra le due, affondando i cazzi
ora nella bocca dell’una, ora dell’altra, Sentini, continuava ad osservare la scena.
Il gioco si protrasse alcuni minuti, poi un maschio impaziente prese Fiornia e la stese a terra,
penetrandola lo fece con decisione, quasi con violenza e la brunetta, malgrado fosse ancora ben
lubrificata, lanciò un gridolino di dolore, subito soffocato dal cazzo di un secondo maschio che le si
affondò in gola iniziando a chiavarla in bocca. Incredula Fiorina vide un terzo maschio salire a
cavallo infilando il membro nel profondo solco dei grossi seni, stringere le morbide carni intorno
all’asta, ed iniziare a muoversi, mimando oscenamente l’atto amoroso.
Fiornina era travolta dalla foga dei tre, scossa dai loro colpi frenetici, non capiva più nulla, e non
riuscì a farlo per parecchio tempo. Poi il maschio che stava facendosi succhiare si staccò imitato
dagli altri, e lei riuscì a vedere Michela, che carponi sul pavimento, veniva scopata alla pecorina da
un giovane mentre un’altro la chiavava in bocca afferrandola per i capelli e spingendole
completamente il cazzo in gola.
Anche Fiornia venne fatta mettere carponi e presa allo stesso modo mentre il terzo maschio si
stendeva sotto di lei, facendosi massaggiare il cazzo dalle morbide tette che sobbalzavano sotto la
brunetta.
Il tempo scorreva veloce, ma i maschi parevano instancabili e continuavano a scopare le due con
vigore, ad un cero punto, Fiorina vide il maschio che in quel momento lei stava succhiando,
allontanmarsi e raggiungere Michela e gli altri due maschi. Continua a leggere Schiava per un giorno

Una settimana sconvolgente (Prima Parte)

Laura raggiunse finalmente il suo accogliente bungalow situato nel campeggio dove da anni andava a trascorrere almeno una settimana di vacanza. All’ultimo momento la sua amica Olga fu costretta a rinunciare alle sue ferie ma lei, seppur dispiaciuta, non rinunciò a trascorrere da sola quei sette giorni tanto desiderati e soprattutto necessari a staccare un po’ la spina dalla vita quotidiana. Dopo aver disfatto i bagagli esistemato le sue cose si infilò sotto la doccia calda per poi prepararsi a scendere in spiaggia per godersi il primo bagno di quel magnifico sole settembrino. Prima di scendere diede uno sguardo al magnifico panorama dell’arcipelago della Maddalena ben visibile dalla sua veranda e dopo un lungo sospiro pieno di soddisfazione prese il suo borsone di paglia e scese al mare.
Laura aveva da poco compiuto 53 anni portati benissimo. Capelli scuri con qualche sfumatura tendente al rossiccio, occhi verdescuro, terza misura di un seno ancora in forma al punto di non avere alcun problema nel prendere la tintarella rigorosamente in topless. Insomma, nel complesso un fisico davvero invidiabile per la sua età e il piccolo accenno di cellulite sui glutei era soltanto un quasi insignificante dettaglio che non le impediva agli occhi di molti di essere una donna davvero desiderabile. Separata da un paio d’anni si era adattata alla grande alla sua nuova vita da single e per questo non aveva più avuto storie. Era entrata in menopausa un anno prima o poco più e dopo i primi mesi di adattamento fisico e mentale al nuovo status adesso si sentiva nuovamente in piena armonia con se stessa. Ma un particolare davvero importante era prepotentemente emerso in quell’ultimo periodo……un risveglio prepotente e quasi incontrollabile di sesso come mai ne aveva avuto sino ad allora. Ormai per lei la pratica dell’autoerotismo era divenuta indispensabile e la accompagnava con fantasie sempre più erotiche e di ogni genere che spessissimo l’aiutavano a raggiungere orgasmi celestiali.
Distese il suo telo rosso sulla sabbia, si tolse il pareo e andò sulla battigia per prendere contatto con l’acqua di quel mare limpido, tornò per distendersi finalmente al sole dopo essersi tolta il pezzo di sopra del suo costume. La spiaggia era quasi deserta ma il mese di Settembre era quasi alla fine e il fatto era più che normale. Erano le quattro del pomeriggio e pensò che almeno un paio d’ore sarebbe potuta rimanere a crogiuolarsi.
Era trascorsa una mezzora quando udì dapprima dei passi e poi qualcuno fermarsi a poca distanza da lei. Volto’ lo sguardo e noto’ una tipa, più o meno della sua età guardarsi intorno per qualche istante per poi sistemare per bene il proprio telo dove si sedette per un paio di minuti necessari a spalmarsi la crema solare; poi la vide togliersi il reggiseno e distendersi. Laura notò che era proprio una bella donna e si sorprese nel trovarla nel suuo insieme quasi eccitante. Rimosse quella sensazione strana andando a fare il primo bagno della vacanza in quell’acqua critallina pur se abbastanza fredda. Fece una bella nuotata poi qualche brivido di troppo la fece tornare a riva ad asciugarsi. La tipa la stava osservando e quando Laura le passò accanto la vide sorriderle e domandarle se era consigliabile fare un tuffo. Le rispose che era piuttosto fredda, almeno per i suoi gusti. Nel ringraziarla per il consiglio la donna si alzo’ in piedi e si avvicino’ a lei per presentarsi. Il suo nome era Cristina. Parlarono per una decina di minuti, il tempo necessario a Laura per sapere che anche Cristina era lì da sola da giorno prima, che era proprietaria insieme ad altri soci di un centro benessere in Toscana rimanendo molto sorpresa nell’apprendere che aveva la bellezza di 58 anni!
Poco dopo Laura raccolse le sue cose riavviandosi al bungalow per finire di sistemare quel che era rimasto in sospeso. Si diedero appuntamento lì in spiaggia per il mattino seguente. Durante il breve tragitto Laura ripensò al sorriso particolare della nuova conoscenza….quella donna l’aveva colpita……..in modo strano!
Dopo aver messo tutto in ordine decise di sedersi qualche minuto in veranda per meditare su cosa mangiare per cena. Poco dopo rimase molto sorpresa nel veder arrivare verso il bungalow proprio Cristina che nel vederla rimase ancor più sorpresa di lei. Coincidenza aveva voluto che i loro alloggi fossero proprio quei due bungalow a schiera e per di più abbastanza isolati dagli altri. Laura la fece accomodare in veranda e quando la nuova amica le propose di andare a mangiarsi una pizza al ristorante del campeggio accettò stravolentieri. Si diedero appuntamento per le venti. Poi entrambe andarono a farsi una doccia e a prepararsi. Poco dopo l’orario stabilito andarono a cena.
A tavola parlarono molto di loro e in breve entrambe entrarono in una sintonia sin troppo palese e coinvolgente e quando alzatesi da tavola e incamminatesi verso i loro bungalow Cristina chiese a Laura se le facesse piacere un massaggio relax lei rispose che non avrebbe desiderato di meglio. Arrivate alle loro dimore Cristina disse all’amica di raggiungerla dopo una decina di minuti ed entrò per preparare l’occorrente per quel massaggio extra……in fondo era la sua attività principale al centro benessere.
Laura intanto si volle fare un’altra velocissima doccia calda, poi indossò l’intimo di seta blu e un vestitino di cotone molto corto. Si lavò accuratamente i denti e si spostò nel bungalow accanto dove trovò Cristina ad attenderla in veranda con indosso un camice bianco. Quasi si eccitò nel vederla in quella tenuta da….lavoro!
Prima di entrare si sulla panca di legno per gustarsi un bicchierino di mirto gelato. Mentre sorseggiavano Laura pensava al massaggio…al fatto che l’amica a tavola le aveva confessato di essere bsx per cui adorava fare sesso indifferentemente con uomini o con donne….e non solo……ma soltanto se era molto attratta dal o dalle partner. Era nello stesso momento impaurita e attratta da quello che sarebbe potuto accadere di lì a poco….ma pensò anche che magari tutto sarebbe finito in semplice e piacevole massaggio….
Entrarono all’interno del bungalow. Cristina spense la luce della veranda e chiuse la porta a persiana tirando la tenda scura. Accese la luce delle due piccole abat-jour poste sui comodini ai lati del lettone e spense la luce principale. Sul comò di fronte al letto due candele profumate contribuivano a rendere più coinvolgente l’atmosfera. Tutto il contorno era ormai pronto……………………
CRI – Laura, adesso puoi spogliarti e sdraiarti sul letto a pancia sotto.
LAU – Devo togliermi anche le mutandine? Continua a leggere Una settimana sconvolgente (Prima Parte)

Il Milanese

 

Il volo proveniente da Milano stava per atterrare, e dentro quell’aereo c’era lui , Il Milanese

Avevo un ansia tremenda, quell’aereo che atterrava e la voglia di conoscerlo, era tanta
…poi finalmete arrivo’.
In un primo momento avrei voluto andarmene, ero quasi pentita , ma la voglia di assaporare quel momento era grande e cosi’ mi feci coraggio.
E poi quell’uomo conosciuto in chat , mi piaceva, anche se era piu’ grande di me.
L’ho riconosciuto subito, ci siamo subito abbracciati e poi salimmo nella mia auto.
Per strada gia’ notavo che lui mi guardava tutta , come se mi stesse facendo una radiografia e comunque , lo lasciai fare, poi mi fermai in un bar e ci sedemmo un po’ a parlare , davanti ad una bella tazza di caffe’.
Ero gia’ tutta bagnata sotto, solo al pensiero di averlo accanto e quando parlava mi eccitavo sempre di piu’.
Speravo che quella giornata finisse insieme a lui dentro un letto, la voglia era tantissima , ma non sapevo come fare per farglielo capire.
Poi mentre parlavamo lui mi accarezza la mano e io sento un brivido di freddo che mi assaliva per tutto il corpo, cosi’ lui lo capi’ subito e mi strinse la mano.
Poi mi dice : Che si fa di bello ??
bhe, gli rispondo : Potremmo andare un poi’ in giro a vedere la zona , ti potrei far vedere le bellezze del posto….lui mi blocca dicendo : Ma gia’ di bello qui’ ci sei solo tu..e poi a me basta stare con te,se ho fatto tutta questa strada , l’ho fatta solo per conoscere te e non per conoscere i luoghi.
Quella frase mi ha provocato un battito cardiaco incontrollabile e da quel momento capi’ che quel milanese poteva chiedermi qualsiasi cosa…..
Cosi’ si siamo di nuovo messi in macchina senza nessuna meta e intanto parlavamo….ma..
Per puro caso abbiamo incrociato una grossa insegna con su scritto : bed & breakfast, ci guadammo in faccia e tutte due abbiamo esclamato : Ci andiamo ??…Detto, fatto.
Un localino veramente carino e tranquillo, ci accomodammo in camera, che poi era un mini appartamentino con cucinino , camera da letto e un bel bagno.
Cosi’ pensammo di pranzare nello stesso…ma prima di fare la spesa , il Milanese voleva farsi una doccia.
Cosi’ va nella camera da letto e si spoglia per entrare in bagno. Io intanto in cucina , istintivamente accendo la tv.
Si sentiva l’acqua scendere e pensavo a lui … nudo e bagnato , ero tutta bagnata anche io e la mano mi scendeva giu’ , sentivo che stavo per venire e sento chiamare , era lui che mi diceva : perche’ non vieni anche tu a farti la doccia qui’ con me ??…arrivo !! …risposi
Immediatamente mi spogliai lasciando tutto durante il tragitto , tra la cucina e il bagno , a terra c’erano la mia gonna , le scarpe, le mutandine , il reggiseno , la maglietta….tutto sparso per terra.
Lui era pronto ad attendermi, li’ nudo col suo cazzo gia’ duro , pronto per me, …io entrai e lui incomincio’ lentamente ad insaponarmi, le sue mani si dimenavano nel mio corpo , io avevo chiuso gli occhi e lo lasciavo fare
Lentamente insaponava e massaggiava il collo, poi il seno stringendomi dolcemente i capezzoli, poi lungo la schiena fino al sedere e poi m’insapono’ la figa.
Massaggio dopo massaggio…l’acqua caldissima scendeva su di noi e i nostri corpi si attorcigliavano fra di essa…
Le sue mani erano ovunque, ,nella bocca ,nelle orecchie , nel collo dentro , di proprio dentro la mia fighetta bagnata di acqua e di piacere…ed entravano, uscivano, entravano, allargavano, stringevano…poi incomincio’ a leccarmela….continuamente senza stancarsi. Continua a leggere Il Milanese

Il sogno

Mentre esce dall’acqua ha una brevissima esitazione.
Mi considera fissandomi. Improvvisamente, senza piu` il minimo imbarazzo, si sfila le spalline del
costume bianco ad un pezzo e se lo arrotola ai fianchi.
La guardo avvicinarsi: il pube nero e selvatico che traspare dalla stoffa tesa e bagnata, i grandi seni
nudi che accompagnano ritmicamente il movimento dei fianchi sottili.
Sono i primi giorni di giugno e la spiaggia poco frequentata; non ci sono bambini e madri; una
giovane ragazza, nera di sole, legge mollemente sdraiata sulla sabbia un libro.
Lungo la battigia passeggiano due ragazzi nudi; si muovono femminei lanciando occhiate agli
uomini che, dalle dune, li salutano.
La spiaggia di Castelporziano, in questa stagione, trasuda trasgressione e peccato.
Mentre lei si inginocchia accanto a me e sistema il telo su cui sdraiarsi, le guardo i seni pesare, una
goccia d’acqua tremare su un capezzolo turgido e nero dal freddo.
Sento crescermi dentro l’inquietudine; la voce mi si spezza; ho il timore di non riuscire a controllare
i miei movimenti.
Ho chiara la sensazione di trovarmi impreparato ad un punto di non ritorno.
Devo fare uno sforzo per appoggiare la mano sull’incavo dei suoi reni: temo un sussulto, un rifiuto;
ma, piu` ancora, temo il suo assenso.
La mia mano piano, timida, accenna un dolce movimento, una carezza circolare che vuole infondere
calore.
Il cerchio si allarga fino a raggiungere la base del collo. “Lei” abbandonata a pancia in giu’ sul telo,
le braccia sopra la testa, il viso protetto da un’ascella.
Il sole le asciuga il corpo, tra la morbida peluria delle braccia brilla qualche grano di sale.
Mi sono calmato; ora il sole alto nel cielo intorpidisce anche me.
Continuo ad accarezzarle la schiena; tento, con le dita leggere, di darle qualche piccolo brivido di
piacere.
A tratti la sua pelle s’accappona ridiventando, dopo poco, liscia e morbida.
La mia mano ormai coraggiosa: nel suo girovagare, sempre pi spesso, insinua la punta delle dita
sotto il costume ad accarezzare con discrezione i glutei.
Col viso affondato nei suoi capelli, ne aspiro l’odore. Le accarezzo il collo, la nuca, i riccioli
bagnati.
Parliamo sdraiati, ci diciamo cose inutili:
-Ti piace se t’accarezzo qui?-
-Lo fa sempre mio padre, mi piace.-
Si gira. Si contorce un poco, sinuosa, per scavare con i glutei e le spalle un giaciglio nella sabbia.
E’ abbronzata, ha un capezzolo contratto, l’altro no.
Le scorro un dito piano, leggero, giu`, dal mento per il collo, in mezzo ai seni, attorno all’ombelico
fino all’ostacolo del costume arrotolato.
Passo alla coscia, al ginocchio e poi torno su, piano, leggero.
Le si accappona la pelle.
Ora l’accarezzo con tutta la mano aperta sfiorandole col palmo aperto il capezzolo che si
inturgidisce.
Sento la presenza degli altri sulla spiaggia.
Mi trattengo, ma non sono imbarazzato.
La desidero.
Accavallo una gamba sulla sua, premo il ventre sul suo fianco, con le dita mi insinuo sotto il
costume dall’inguine, le sfioro i peli forti.
Le bacio il lobo dell’orecchio, lo succhio.
Le sfioro le labbra con le labbra.
Ci baciamo.
Ha la bocca fredda -io brucio- e grande, i suoi denti toccano i miei. Continua a leggere Il sogno

Da RaccontiEros.it, Racconto: Il sogno

La donna delle pulizie


Ho assunto una giovane nigeriana come donna delle pulizie.
Viene nel mio appartamento di scapolo ogni martedì mattina e lo rimette a posto.
Ero a letto quel martedì quando l’ho vista che passava davanti la porta della mia camera.
– Le vuoi centomila di più?
– Certo, ha detto lei entrando.
Butto via il lenzuolo che mi copre e le faccio vedere una bella erezione.
Si siede sul letto e sorridendo lo prende in mano e poi gli si avvicina con la bocca.
Prende a succhiarlo divinamente e il torpore del risveglio si trasforma in un sonnacchioso
godimento.
Appena solleva gli occhi un momento per guardarmi le faccio:
– Be’, per centomila vorrei dell’altro.
– E cioè?
Mi giro a pancia in sotto.
– Che ne dici di darmi una buona leccata anche di là?
Senza perdere tempo mi infila una lingua di dimensioni davvero improprie nel buco del culo e
comincia a ruotarla come un trapano.
La spalma poi lungo tutta l’attaccatura delle natiche per rinfilarla ancora dentro.
Fa così per un quarto d’ora almeno, finché non dice:
– Me le sono guadagnate allora?
– E vuoi lasciarmi così senza… concludere?
– Eh, il tempo è scaduto…
– Vabbè, altre cinquanta e fammi sborrare.
Riprende il cazzo tra le labbra e con un paio di succhiate mi fa spruzzare fuori anche l’anima.
Mi stendo rilassato mentre lei riprende a lavorare per casa.
Prima di andarsene viene a prendersi la paga del giorno più l’extra. La ringrazio e le chiedo:
– Martedì prossimo porta un’amica.
– Alziamo le richieste eh?
– Non mi pare che fossi tanto contraria.
– Mi servono i quattrini.
– E non sarai l’unica puttana in circolazione no? Ne conosci un’altra?
– Vedremo.
Il martedì dopo arriva in camera mia.
– E allora sei da sola?
– No.
– E dov’è?
– Di là in cucina che fa il caffè.
– Allora possiamo cominciare noi.
– Vuole 150 mila pure lei.
– Va bene, dico io.
Lei chiude la finestra e la stanza diventa buia.
Non mi dispiace.
– Girati, mi fa.
Mi rimetto come la volta precedente e sento la sua lingua che mi affonda ancora nel culo.
Dai passi capisco che è arrivata anche l’amica.
Sento che le mani che si poggiano sulla mia schiena e sul mio sedere sono quattro, mentre la lingua
nel culo è sempre la stessa.
Mi allargo con le mani le chiappe e dico:
– Ne voglio due di lingue là dentro.
Di colpo un fuoco.
– Agggrrrh, grido io.
Un cazzo enorme, d’un sol colpo, m’incula. Continua a leggere La donna delle pulizie

Il mio migliore amico

 

Ci incontrammo per caso dopo circa dieci anni dall’ultima volta che ci eravamo visti. Marco era di tre anni più giovane di me ed era il fratello del mio compagno di studi Andrea. Avevo frequentato casa loro quotidianamente per moltissimi anni dalla scuola media all’università finché, dopo la laurea, ognuno aveva preso la sua strada e la frequentazione si era fatta più rada. Poi io mi ero sposato e dopo un paio di anni anche Marco aveva impalmato una ragazza di Bergamo andando a vivere nella città della moglie. Ed ora dopo dieci anni ci incontravamo di nuovo a Napoli. Quanti ricordi! Praticamente ero cresciuto a casa loro e con Marco in particolare c’era stato sempre un rapporto privilegiato. Con il fratello avevo frequentato le stesse scuole, la stessa facoltà, poi il pomeriggio mi trasferivo a casa loro per studiare insieme. Dopo lo studio spesso capitava che  Andrea dovesse andare da qualche parte con il fratello più grande o con un genitore ed io rimanevo con Marco aspettando mio padre che venisse a riprendermi. Nei primi anni quando capitava questa cosa ci mettevamo a leggere o guardavamo la televisione o giocavamo a qualcosa, poi verso i 15 anni (lui ne aveva 13) scoprimmo qualcosa di più divertente da fare: il sesso. La loro casa era molto grande e c’erano molti posti in cui stare in santa pace. In uno di questi, un locale adibito a ripostiglio, scoprimmo che il padre conservava la rivista Playmen, la versione italiana di Playboy! Per degli adolescenti in piena tempesta ormonale era una vera e propria manna. Appena rimanevamo soli in casa ci fiondavamo a guardare le ragazze nude ritratte nella rivista. Dal guardare al toccarsi il passo fu breve e, oserei dire, obbligato. Dopo aver sfogliato un po’ di riviste, sceglievamo la ragazza che ci piaceva e tiravamo fuori i nostri membri masturbandoci. Un giorno mentre eravamo intenti a questa pratica mi venne l’impulso di provare una sensazione nuova. Avevamo sfogliato già qualche rivista e stavamo scegliendo la ragazza su cui fantasticare, avevamo i pantaloni già abbassati per sfogare ancora una volta i nostri istinti quando mi venne la voglia di provare a toccare il pene di Marco. Lui mi lasciò fare e così continuai a tenerglielo in mano. Come sensazione non era un gran che. Poi cominciai a sentire che diveniva duro e la cosa mi piacque. Iniziai a muovere la mano su e giù, prima lentamente poi più velocemente. Intanto anche il mio membro si era eretto. Invitai Marco a toccarmi anche lui. Lo fece. Aumentai il ritmo del movimento e Marco dopo qualche secondo mi venne in mano. Poi cominciò a muovere la sua mano e a masturbarmi. In breve venni anche io. La cosa ci piacque moltissimo per cui da allora ci toccavamo a vicenda rendendo la masturbazione una pratica molto più appagante. Ovviamente quando eravamo da soli continuavamo a toccarcelo per conto nostro, ma quando eravamo insieme uno masturbava l’altro. Una sera che i  genitori erano fuori città  miei amici mi chiesero di restare a dormire da loro. Andrea andò a dormire in una stanza con la nonna mentre io ero  in camera con Marco. Dopo un po’ che eravamo a letto sentii Marco infilarsi nel mio letto e accendere una torcia elettrica. Vidi che sorrideva e che aveva una rivista. “Oggi facciamo una cosa diversa – mi disse – e aprì la rivista.” Non era una delle solite, era una rivista porno. C’erano amplessi di ogni tipo. In breve tempo i nostri membri erano belli duri e già l’uno teneva in pugno il pene dell’altro. Marco mi fermò la mano. “Aspetta, voglio fare una cosa. Però mi devi promettere che dopo fai lo stesso anche a me.” Promisi. Marco prese il mio membro e se lo mise in bocca. Cominciò a leccarlo tutto. La sensazione che provavo era bellissima anche se ovviamente nessuno dei due aveva mai fatto o ricevuto quella cosa. Il fatto che me lo leccasse mi eccitava moltissimo e all’improvviso venni. Marco si ripulì il viso e poi mi indicò il suo membro che era già duro. Non ebbi alcun problema a prenderglielo in bocca. Come avevo fatto io anche Marco venne quasi subito.  La nostra esperienza omosessuale però si fermò lì. Non provammo mai ad avere rapporti anali. Non rinnego nulla pur essendo consapevole di essere fondamentalmente eterosessuale. Mi piaceva quel che facevamo insieme. Abbiamo continuato a masturbarci a vicenda  per anni anche quando io ero fidanzato con quella che poi sarebbe diventata mia moglie. L’ultima volta che lo facemmo fu a casa mia qualche mese dopo che mi ero sposato. Marco era venuto per dare un’occhiata al mio pc che aveva qualche problema e dopo che lo aveva sistemato io gli dissi se voleva vedere una cosa interessante. Aprii una cartella di foto e avviai la presentazione. Erano foto che avevo scattato a mia moglie con la macchinetta digitale. Erano foto di nudo. Avevo ripreso mia moglie in ogni posizione, ma soprattutto a gambe aperte. Vedevo Marco guardare il grosso sedere di mia moglie, la vulva pelosa oscenamente spalancata con le dita, il seno abbondante. Ci toccammo ancora una volta  l’un l’altro e poi ce lo prendemmo in bocca reciprocamente. Dopo qualche mese Marco, come detto,  si fidanzò con una ragazza di Bergamo e se ne andò a vivere da lei. Ora dopo più di dieci anni ci incontravamo ancora. Mi raccontò che la sua storia era finita e che era tornato a Napoli a casa dei suoi. Chiacchierammo ancora un po’ del più e del meno poi mi sembrò naturale invitarlo a cena per quella sera. Accettò di buon grado dicendo che gli avrebbe fatto bene distrarsi un po’. Quella sera verso le otto venne a casa nostra portando in dono una bottiglia di vino. Mia moglie lo salutò con gran calore e la cena si svolse in un’atmosfera di serena amicizia. Dopo cena ci mettemmo comodi seduti sui divani a continuare la chiacchierata. Mia moglie conosceva Marco da quanto conosceva me e quindi si era vestita in maniera informale, aveva un corto abitino di maglina, molto aderente in verità. L’abito la fasciava completamente mettendo in risalto le forme generose di cui era dotata. Non indossava il reggiseno, come faceva sempre quando stava a casa. Si vedevano chiaramente i capezzoli sotto la leggera stoffa del vestitino, così come i contorni del minuscolo tanga. Più di una volta vidi Marco sbirciare nella profonda scollatura dell’abito di mia moglie o guardarle le gambe mentre stava seduta ed il sedere quando era in piedi. La cosa non mi infastidiva minimamente, anzi mi eccitava.  Eravamo seduti sul divano, mia moglie alla mia destra e Marco sulla poltrona a fianco. Quando mia moglie si alzò per prendere dei bicchieri in cucina le diedi una pacca sul sedere, quando si risedette le misi un braccio intorno alle spalle facendo ricadere la mano sul suo seno. Continuammo a parlare ed io con indifferenza le infilai una mano nella scollatura toccandole un seno. Marco non sembrava per nulla infastidito o turbato dal mio comportamento e continuava a chiacchierare normalmente. Vidi però che spesso il suo sguardo cadeva tra le gambe di mia moglie semiaperte a causa della seduta bassa del divano. L’abito era molto corto e stando seduta le si vedevamo le mutandine candide. Chiesi a mia moglie di andare a fare del caffè e quando rimanemmo soli dissi ridendo a Marco “Ha finito di guardare tra le gambe di mia moglie?” “Capirai – mi rispose – non vedo nulla di nuovo, ti ricordi quando mi facesti vedere quelle foto? Ho visto Elena nuda in tutte le posizioni, quindi non cambia nulla se le guardo le mutandine. Continua a leggere Il mio migliore amico

Sulla navetta …

Come sempre facciamo in estate, io e mia moglie, eravamo in vacanza …Questa volta in Sardegna… Abitavamo in una villetta un po’ lontanuccia dal mare ma per fortuna c’erano le “navette”, piccoli autobus che ci accompagnavano in spiaggia e ci riportavano alla villa, alla fine della giornata. Erano bellissimi posti, magici… Lei stava, come sempre, in topless anche se in spiaggia, chissà perché , le donne senza top erano pochissime… Comunque spesso mia moglie, volendosi godere il mare, stava in acqua molto tempo e spesso all’ora dell’ultima navetta si ritrovava con le mutandine del costume bagnate o umide quindi le toglieva e indossava una gonna, sempre mini, non molto al di sotto alle natiche… Durante il viaggio di ritorno, l’autobus era sempre pieno e spesso ci ritrovavamo appiccicati anche contro la nostra volontà…Un giorno salimmo separati e lei si ritrovò un ragazzo perfettamente incollato dietro… Lei non fece nulla per spostarsi accettando il contatto. Mi guardò e i suoi occhi mi dicevano tutte le sue emozioni … Doveva essere “grosso” e duro, perché lei spalancava gli occhi ad ogni contatto. Il ragazzo, poi mi raccontò, non solo era appoggiato al suo culo con il suo grosso affare ma in realtà aveva cominciato a scalare le gambe con le mani raggiungendo il culo…Appena resosi conto che lei fosse senza mutandine, si bloccò per un attimo, forse perplesso per la sorpresa, ma poi aveva ricominciato a salire, senza alcuna opposizione da parte di mia moglie. Arrivò al punto di avere tutta la figa nel palmo della sua mano come per goderne in tutte le sue parti … Poi cominciò ad accarezzare il clitoride e cominciò a sfregarlo per masturbarla, penetrandola col dito di tanto in tanto … lentamente … Lei continuava a guardarmi con gli occhi sempre più languida, fino a quando non la vidi aprire la bocca e poi mordersi il labbro inferiore e ho capito cosa stava succedendo… stava godendo!   Continua a leggere Sulla navetta …

La mia avventura con Julius

Passarono degli anni e la mia famiglia si trasferì in città.
Ci sistemammo in una villetta di due piani in periferia, isolata ed immersa nel verde. Io avevo
ripreso gli studi superiori, mia sorella si era sposata ed erano solamente ricordi i momenti delle
magnifiche scopate con lei e i miei amici.
Da quando mi ero allontanato da loro non avevo più fatto esperienze del genere.
Stavo da qualche mese con una ragazza, ma niente di particolare: scopare con lei era una noia
mortale, solo posizioni scontate e nessuna vera emozione.
Avevo una voglia tremenda di riprendere un cazzo in bocca, ma a scuola non trovavo il coraggio di
mettere a nudo la mia vera natura; non mi ricordo più le seghe che mi sono tirato pensando al bel
biondino che stava in prima fila davanti a me: m’immaginavo mentre me lo metteva in culo e mi
sbatteva fino a venirmi dentro e il vero problema veniva quando tutti insieme scendevamo in
palestra e ci si preparava per la lezione d’educazione fisica.
Cazzo! Vedere tutti quei membri all’aria mi faceva letteralmente impazzire, non capisco come non
abbiano fatto i miei compagni a non accorgersene.
In ogni modo la situazione favorevole mi si presentò circa due settimane dopo, precisamente la
domenica prima di Pasqua, quando conobbi casualmente Julius.
Quel sabato io ero rimasto a casa da solo, mentre mio padre era al lavoro e mia madre era al
supermercato a fare la spesa.
Verso le 9:00 mentre ero ancora a letto, sentii il campanello di casa suonare; generalmente non sono
il tipo che si alza per andare a vedere chi è, ma quella volta lo feci.
Lo spettacolo che mi si presentò andava oltre tutte le mie attese.
Dallo spioncino vidi che si trattava di un ragazzo negro con una borsa a tracollo, sicuramente uno di
quei venditori di cianfrusaglie che girano porta a porta nella speranza di riuscire a convincere
qualcuno a comprargli qualsiasi cosa.
Qualcosa dentro di me si mise in moto e mi convinsi ad aprirgli la porta.
Era un ragazzo sui 27 -30 anni, con i tratti somatici tipici dei paesi centro africani, molto scuro di
pelle, capelli cotonati, una meravigliosa dentatura candida che era resa ancora più evidente dal tipo
di carnagione ed un enooorme pacco (Dio, quanto lo avevo desiderato!) che a mala pena veniva
nascosto dalla borsa tenuta sul davanti.
Con un cenno lo convinsi ad entrare e vidi sul suo viso un’espressione di stupore; difatti era molto
difficile che qualcuno li facesse accomodare all’interno della casa.
“Viene, entra pure, non fare complimenti, io mi chiamo Alex.” – fece per entrare e per un attimo la
borsa si allontanò dal basso ventre mostrando in tutta la sua magnificenza quella grossa
protuberanza sul davanti.
“Parli italiano?” – gli chiesi – “Si – rispose – ma non molto bene, è poco che sono qui in Italia”.
“Non mi sembra, lo parli molto bene, complimenti, ma prego mettiti comodo” e gli feci cenno di
andare in cucina.
Lui non capiva ancora bene, si diresse nel locale e appoggiò la sua borsa sul tavolo, cominciando a
tirare fuori la sua mercanzia: calzettoni, delle magliette, e qualche collanina.
“Scusa se te lo dico, ma veramente non mi interessa la tua roba e cominciai a posare lo sguardo sul
suo pacco”.
Compresi dalla sua espressione che non aveva ancora capito ed allora esplicitamente gli chiesi – “Tu
andresti con un ragazzo?”
A quelle parole scattò subito come una molla, per un momento credevo che volesse menarmi, ma si
limitò a cominciare a riporre la sua roba nella borsa, allora io continuai :- “Aspetta, scusa, ma forse
non mi sono spiegato: io voglio vedere solo il tuo uccello, lo voglio solo tenere in bocca o in mano.”
A quelle parole si fermò un momento e visto che si deve battere il ferro finché è caldo aggiunsi :”Ti
do 100.000 lire se me lo fai fare”.
Anche l’ultimo muro era sfondato!
Smise di mettere dentro la sua roba, ci pensò per un paio di secondi che per me sembrarono
un’eternità e poi guardandomi mi disse – “Solo perché mi servono quei soldi!”.
Ero al settimo cielo, pregustavo già il momento in cui quell’immane cazzo mi sarebbe scivolato
dentro la bocca, credo di essere anche venuto nelle mutande.
Gli dissi di finire di mettere la sua roba a posto e poi mi feci seguire fino al secondo piano dentro al
bagno.
“Non ti preoccupare faccio tutto io”.
Lo feci mettere davanti allo specchio e gli dissi di togliersi i pantaloni; aveva un paio di jeans
vecchi con la chiusura a bottoni; lentamente cominciò a sbottonarsi, si tolse la cintura e si calò a
metà gamba i pantaloni.
“Togliteli completamente!” – gli ordinai, e lui ubbidientemente si tolse prima le mocassino e poi i
pantaloni: portava un paio di mutande da uomo che poco nascondevano dei suoi genitali.
“E ora – avvicinandomi a lui – togliamo le mutande”; comincia a fare scivolare via dal suo corpo
l’ultimo indumento che mi ostacolava dalla visione del suo sesso.
Non vi erano parole! Non vi erano parole per descrivere quel suo organo, mai più visto qualcosa di
cosi eccezionalmente grande nella mia vita: malgrado non fosse per nulla in tiro era già lungo si e
no 20 cm, nero come la pece, una specie di tronco con una cappella di un colore mai visto che
spuntava da un cespuglio di peli neri e riccioluti.
Rimasi per alcuni secondi a mirarlo e rimirarlo esterrefatto, poi gli feci segno di posizionarsi sul
bidè in modo da rimanere con le spalle al getto d’acqua.
Mi misi chino su il suo grembo e aprii l’acqua calda; presi del sapone e comincia a lavargli il cazzo;
ad ogni movimento vedevo il suo uccello diventare lentamente più grosso: leggevo la sua vergogna
scritta nella faccia, malgrado tutto la cosa cominciava a piacergli.
“Ecco un bell’alzabandiera – cominciai a dirgli – non mi sembra che ti dispiaccia molto”.
L’asta era ora alla sua massima estensione.
Cazzo, era più lunga di 25- 27 cm, ero tentato di andare a prendere il metro per vedere di preciso la
sua lunghezza ma non riuscivo a staccare gli occhi da quello spettacolo.
Pulsava come se vivesse di vita propria, le mie mani lo esploravano lentamente centimetro per
centimetro, e sotto le mie carezze sentivo il contrarsi dei suoi testicoli gonfi di sborra calda.
Avvicinai guardandolo fisso la mia bocca alla sua cappella, la spalancai e mi preparai ad ospitarla
dentro di me: chiusi gli occhi e la introdussi dentro.
Il sapore che sentii era diverso dagli altri, oppure era troppo tempo che non ne assaggiavo uno.
Lo estrassi subito e cominciai a leccare l’asta, piano, piano, fino a scendergli alle palle, poi risalii
verso la cappella: era un tragitto molto lungo, vedevo le sue vene affiorare in superficie, mentre ne
leccavo con molta cura ogni sua parte.
Lo ripresi in bocca deciso ad iniziare il pompino; lo avevo già contro il palato e non avevo ingoiato
neppure metà di quel magnifico cazzone.
Mi davo da fare, ma vedevo che lui, malgrado la sua eccitazione non collaborava molto.
“Dai sciogliti un poco, non c’è niente di male se ti piace, è normale, chiudi gli occhi e pensa che sia
una donna che ti sta facendo una pompa”.
Lui mi ubbidii ed io ripresi a lavorarmi il pene; ad un certo punto sentii la sua mano spingere contro
la mia testa, in modo da aiutarmi nei miei affondi; il ghiaccio era rotto, pensai.
Difatti cominciò a mugolare piano piano, ad aumentava la pressione della mano contro la testa, in
modo che ogni colpo era più profondo del primo: non credevo che sarei arrivato ad una simile
profondità, avevo la bocca spalancata al massimo e me la sentivo completamente piena di carne
vibrante.
Ad un certo punto sentii i suoi mugolii di piacere aumentare, allora gli chiesi “vorrei che tu mi
venissi in faccia, mi piace molto!” Per tutta risposta si alzò dal bidè, e si mise a masturbarsi mentre
io ero rimasto ginocchioni a terra; i suoi movimenti erano esperti, gli ci volevano entrambe le mani
per masturbarsi completamente, poi ad un certo punto iniziò a farfugliare qualcosa in lingua
africana, mentre cominciava ad ansimare sempre di più fino a che tutto ad un tratto cominciò a
sputarmi sborra dal suo cazzo.
Io avevo la bocca aperta in modo che mi centrasse dentro, ma il porco faceva di tutto per colpirmi la
faccia.
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Una sposa in Bianco (in attesa del primo figlio)

Eravamo partiti presto quella mattina per andare al mare.
Il viaggio che ci attendeva era lungo ed io che ero incinta di 4 mesi ormai mi stancavo facilmente e
non volevo trovarmi in autostrada con il sole a picco.
Il pancione mi dava anche altri problemi, ogni ora circa ero costretta a far fermare quel poveraccio
di mio marito all’autogrill, per poter fare la pipì.
Quando fummo all’altezza di Bologna gli chiesi nuovamente di accostare ; trovammo una piccola
area di sosta proprio appena fuori la circonvallazione, quando la strada inizia a salire verso gli
Appennini.
Erano circa le 8 di mattina e il parcheggio era praticamente deserto, se non per qualche camion che
era li dalla notte prima.
Uscìì dalla macchina da sola, mentre Marco mi disse che ne avrebbe approfittato per schiacciare un
sonnellino.
L’aria era pungente, la sentivo attraversare il mio largo vestito.
Vidi che la toilette si trovava un poco più distante, in mezzo ad un praticello, all’ombra di alcuni
alberi.
In quel momento arrivò nel parcheggio un altro TIR che andò a parcheggiare proprio davanti alla
nostra macchina, nascondendomene la vista; ne scesero tre uomini di carnagione scura,
probabilmente meridionali, non ci feci molto caso ed entrai in bagno.
Una volta dentro ,sollevai la gonna e abbassai le calze.
Poi sentii aprirsi la porta, quasi d’istinto disse che era occupato ed una voce di uomo mi rispose :
-ci scusi signorina, ma questo è l’unico bagno che funziona e noi avremmo fretta di fare un
lavoretto, non vorremmo importunarla, ma sa certe cose non si possono rimandare-.
Iniziai a fare la pipì nel più completo silenzio, ero imbarazzatissima.
Feci più in fretta che potevo, mi alzai ed iniziai a rivestirmi.
Quando aprii la porta mi trovai davanti i tre uomini che avevo visto scendere dal camion, sembrava
quasi che mi impedissero il passaggio, e infatti quando cercai di farmi strada loro mi si strinsero
contro iniziando a palpeggiarmi.
Cercai di ribellarmi ma loro mi tenevano stretta ed ebbi paura anche solo di fiatare.
Mi tolsero il vestito, sfilandolo dalla testa, mentre il reggiseno mi venne strappato verso il basso e
due grosse mani circondarono le mie tette.
Altre mani cercavano di accarezzarmi l’interno cosce attraverso il nylon della calze.
Li vidi tirar fuori i loro cazzi e mi ordinarono di sdraiarmi in terra.
Poi uno di loro mi tolse scarpe e collant e disse:
-adesso vorremmo tanto portare un salutino al tuo bambino, di persona si intende-.
Detto questo mi divaricò le gambe e con violenza si mise a scoparmi.
Dopo un attimo ne dovetti prendere uno anche in bocca; aveva un odore forte, sicuramente era poco
pulito.
Si dettero il cambio dentro di me e dentro la mia bocca.
Mi fecero mettere anche alla pecorina e mentre il più dotato dei tre mi sodomizzava gli altri
cercavano di mettermi contemporaneamente i loro cazzi in bocca.
-Quasi quasi andiamo a chiamare il maritino qui fuori così può vedere come è puttana questa
mammina. Cosa ne dici , Troia ? !-
Feci cenno di no con la testa ,e sempre lo stesso che aveva parlato prima disse:
-forse è meglio di no, se ti vedesse così potrebbero anche venirgli dei dubbi sulla paternità- i tre si
misero a ridere:
-dicci la verità, di chi è il bambino che porti ? di quel cornuto la fuori o di qualche altro cazzuto?.
non volevo rispondere e allora iniziarono a scoparmi con più foga dandomi delle spinte violente
sulla mascella e dentro la pancia.
-se non rispondi guarda che lo vado a chiamare sul serio- sopraffatta dalla paura e per farli smettere
dissi che il bambino era del padre di mio marito, che mi aveva scopato il giorno delle nozze.
Da quel momento iniziarono a darmi della troia.
Proprio in quel momento sentii la voce di mio marito fuori dal bagno che mi chiamava.
Loro mi dissero di rispondere ed io togliendomi un cazzo dalla bocca gli dissi che sarei uscita di li
ad attimo.
Quindi ricominciai a succhiare e dopo un istante venni ricoperta di sborra.
Uno venne dentro la mia figa gli altri due invece vollero sborrare sui miei vestiti che erano in terra.
Le calze erano completamente inzaccherate, mentre il vestito aveva due o tre macchie grosse che
cercai di pulire con l’acqua prima di uscire dal bagno.
I tre si rivestirono e mi baciarono con la lingua in bocca.
Mio marito che li vide uscire corse subito dentro a vedere se mi era successo qualcosa, ma io per
fortuna ero entrata nel bagno ed ebbi almeno il tempo di ripulirmi la sborra dalle coscie con dei
fazzolettini inumiditi.
MI infilai le calze inzuppate di sperma, quindi feci un bel respiro ed uscii facendo finta di nulla.
Lui mi disse d’aver visto tre loschi figuri uscire dal bagno, ma io gli risposi che non me ne ero
neppure accorta e che probabilmente avevano sbagliato porta.
Insomma cerca di stare calmo, mica sono tutti in giro a farsi le mogli degli altri e poi con questa
pancia che mi ritrovo chi vuoi che mi desideri ?!