Giochi Pericolosi

Sentiva il pavimento ruvido pungere sotto le piante dei suoi piedi scalzi mentre cercava a tentoni di muoversi alla ricerca di una via d’uscita. I suoi passi erano incerti,d’altronde non era affatto facile muoversi senza la possibilità di vedere. Però quel gioco era stato iniziato proprio dai suoi desideri,dalla volontà di provare qualcosa di nuovo. Eppure, ora, quel gioco non era più così divertente come all’inizio, quando era ancora distesa sul suo letto, e per di più non aveva la benché minima idea di come fosse giunta in quel posto!

Ricordava di essere a casa, nella sua stanzetta verde, con le pareti piene di caldi panorami immortalati in posti lontani, le mensole sovraccariche dei peluches che conservava gelosamente e l’ambiente caloroso delle mura domestiche.
Faceva molto caldo quel pomeriggio: Miriam era sola a casa, e lo sarebbe stata fino alle 19 circa. Così inizio a saltellare da un sito all’altro su internet. Qualche video su YouTube, qualche barzelletta, poi racconti, sempre meno innocenti, ed una voglia crescente di darsi piacere per un po’. D’un tratto un’idea,letta al volo e subito messa in pratica.

Aprì il secondo cassetto del comodino e riversò tutto il suo contenuto sul suo lettino, poi si adagiò su di esso e si bendò gli occhi con un foulard nero.
Iniziò a correre con la mente, immaginando corpi e luoghi, conosciuti e non, lasciando che le sue mani potessero dare un senso di realtà ai suoi pensieri. Le sue dita sottili si scontravano sul tessuto della canottierina bianca con mille cuori stampati sopra: la stringeva, la tirava, la strofinava sulla sua pelle,quasi graffiandosi. Il suo respiro cresceva ogni attimo di più, Miriam era ormai fuori di se, fuori dal mondo, totalmente immersa nei suoi pensieri.

Un brivido le corse lungo la schiena, le contrazioni involontarie del suo corpo si fecero ritmiche ed i suoi movimenti sempre più scomposti. La mano destra si addentrò sotto le sue mutandine: era fradicia, calda.
Martoriò le grandi labbra con movimenti violenti, poi con la mano tastò il lenzuolo alla ricerca di qualcosa. Qualcosa che aveva precedentemente tolto dal cassetto.
Prese il primo oggetto che il suo tatto riuscì a percepire, lo studiò, cercando di immaginare cosa il caso le avesse assegnato:
Era un vibratore del tutto somigliante ad un reale membro maschile.
Miriam azionò il pulsante per accenderlo e lo portò a contatto con le sue mutandine che, oramai, mostravano un evidente chiazza bagnata. Lo lasciò li fermo per un po’, quindi iniziò a muoverlo su e giù, strofinandolo contro il suo sesso, protetto ancora da un labile tessuto di cotone. Il desiderio di giungere ad uno straripante orgasmo la stava uccidendo eppure adorava restare in quel limbo del ‘vorrei tanto ma non ce la faccio’ , sentirsi sul punto di esplodere, ascoltare i suoi respiri ed i suoi battiti, cedere alle contrazioni sempre più violente dei suoi muscoli. Improvvisamente con un colpo secco strappò le sue mutandine celesti e si lasciò penetrare da quel pene di gomma così possente da concederle l’orgasmo desiderato in pochi istanti.

Da quel momento in poi non ricordava più nulla se non la naturale stanchezza dovuta al piacere procuratosi.
Aveva provato a togliersi ciò che le negava la vista ma si era resa conto che non era il suo foulard,ma una vera e propria maschera para occhi, legata in maniera strana. Avrebbe dovuto poter vedere il nodo per poterlo sciogliere.
L’altra stranezza era il suo abbigliamento,Miriam era vestita! Indossava dei leggings presumibilmente ed una maglietta alquanto scollata che evidenziava il suo seno abbronzato.

Il suo vagare nel vuoto venne d’improvviso destato da una voce flebile, leggermente roca, sicuramente maschile e soprattutto lontana ma non così tanto da sembrare irraggiungibile.
Ripeteva costantemente la stessa frase “Segui me e troverai la luce, trova la luce!”

Miriam non riuscì a capire di chi fosse la voce, eppure non gli sembrava del tutto nuova. Decise di fidarsi, visto che i suoi sensi non riuscivano ad aiutarla poi così tanto. Capì di essere sempre più vicina alla voce che la chiamava, la sentiva quasi accanto ed infatti sentì:
“Eccoti, finalmente …” , la ragazza chiese: “Chi sei? Cosa vuoi?” ma non ebbe risposta,se non “La luce, te l’ho già detto”.
Fece un altro passo cercando di avvicinarsi ancora ma inciampò in qualcosa, un cavo forse.
Era ora a terra, dolorante, cercava di capire ma non ci riusciva, sentiva la presenza girarle intorno,era così spaventata da non poter più proferire parola.

Poi si sentì presa in braccio e pensò ad un’imminente epilogo. Venne adagiata su un letto, molto grande, così grande che non riusciva a trovarne i bordi. Temeva quella posizione: pancia in su, totalmente esposta a chiunque fosse li dentro,così decise di girarsi e mettersi rannicchiata a pancia in giù.

Una mano le accarezzò il capo, respirò profondamente cercando di tranquillizzarsi, poi udì un rumore metallico e sentì di colpo entrambe le sue mani imprigionate a qualcosa di alto, così che il suo busto rimanesse sollevato e poteva poggiarsi solo sulle sue ginocchia. Non solo ora era bendata, ma era anche legata!

Qualcosa di veramente lieve le percorse la schiena, sembrava una piuma, poi la sentì sui fianchi e quindi scendere giù. Fino alle piante dei piedi. Assurdo che in una situazione del genere fosse costretta a ridere per via del solletico che soffriva terribilmente. Lo subì per 30 secondi, poi 1 minuto, due, tre… aveva male allo stomaco e le mancava il fiato anche per singhiozzare. Implorò pietà e d’improvviso le piume divennero due: ancora solletico.
Miriam era esausta, senza fiato, si sentiva quasi male. Voleva piangere, urlare, tornare a casa, eppure non riusciva a fare nessuna di queste cose.
Provò a dimenarsi in qualche modo per convincere il suo aguzzino a smetterla e difatti il solletico si placò. Capì però che si era sdraiato sotto il suo corpo qualcuno, probabilmente la stessa persona che si stava tanto divertendo a farle del male.
“Chi sei? DIMMELO!” Urlò la ragazza, ma la sua bocca venne immediatamente tappata da una lingua e sentì i suoi seni stretti come in una morsa, fortissima. Il dolore la fece urlare come forse non aveva mai fatto in vita sua e si accorse che il solletico non solo le aveva tolto il fiato ma le aveva anche aumentato lo stimolo di fare pipì. Rabbiosamente morse le labbra di quell’uomo che la torturava e l’uomo di scatto le mollò un ceffone in pieno viso.

Miriam sentì la sua guancia prendere fuoco e pulsare dal dolore, voleva sputargli in faccia ma le avrebbe portato solo altri guai. E poi sotto di lei non c’era più nessuno.
“Così mi hai morso,eh? Troietta da 2 soldi, mi stai facendo perdere del sangue, SENTI!”.
Una mano le si strofinò sulle labbra e poté sentire chiaramente il sapore del sangue tra le sue labbra.
“Ora te lo faccio vedere io cosa succede a non rispettare chi cerca di darti una mano”.
Ora era realmente preoccupata,cosa stava per succederle?
Non ebbe molto tempo per pensarci, il dolore la sconquassò. Il suo sedere ricevette uno schiaffo poderoso che la fece vibrare da capo a piedi. Non ebbe modo nemmeno di dire ‘Ahi!’ in quanto non arrivò in gola nemmeno un filo di fiato.
Sperò che la punizione fosse tutta in quello schiaffo e invece i colpi continuarono. Miriam sussurrò “B-Basta … t-ti prego” ma il suo interlocutore le rispose solo con una perfida risata. Il culetto di Miriam era in fiamme, per qualche secondo non ricevette nessuno schiaffo, poi un colpo fortissimo e Miriam perse il controllo.

Sentì una diga rompersi dentro di se, uno spruzzo violento di pipì uscì dalla sua fighetta e rimbalzo contro il tessuto dei leggings. Provò a fermarsi ma non riusciva in nessun modo a controllarla. La pipì usciva e pareva interminabile, caldissima, la sentiva correre lungo le cosce, bagnarla fino al culetto e poi raccogliersi nelle due fossette che le sue ginocchia formavano sul materasso.
Resasi conto che non avrebbe potuto nulla si lasciò definitivamente andare e fu una pipì liberatoria, soprattutto perché per tutto il tempo non ricevette nessuno schiaffo!
Miriam si stava pisciando addosso come una bimba di 8 anni ed era felice, così felice che al termine di quegli interminabili attimi in cui finalmente i suoi muscoli pelvici si erano rilassati, provò sensazioni molto simili a quelle di un orgasmo.

Sospirò in attesa di qualche commento perfido che tuttavia non arrivò. Sentì però il contatto delle mani di quell’uomo sui suoi glutei. Questa volta la palpava, anche delicatamente pareva!
Con un dito le stuzzicava l’ano e poi scendeva giù fino alla fessura della sua passera. Sentì nuovamente entrambe le mani sui glutei, poi di colpo avvertì freddo nelle sue intimità: i leggings erano stati abbassati fino alle ginocchia.

Il freddo passò subito però, sostituito da una sensazione di caldo-umido. Il suo aguzzino le stava leccando la fighetta, peraltro ancora intrisa della sua pipì e lo faceva con avidità, stringendole il sederino e graffiandolo.
Miriam era a pezzi e sperava sempre che ogni azione fosse l’ultima, sospirando piangeva in silenzio.

La lingua aveva ora placato il suo ardore e dopo pochi istanti si distaccò da lei. Avvertì però qualcosa fare capolino all’ingresso del suo sesso, una spinta secca e si sentì piena: il membro dell’uomo era tutto dentro di lei ed era di una durezza notevole. Miriam piangeva, singhiozzava ed ansimava. E sentiva il suo corpo sbattuto con foga contro quello dell’uomo che la stava torturando. Le spinte si fecero sempre più intense,poi di colpo terminarono e sentì la sua fighetta riempirsi di sperma. L’uomo sospirò, poi si tirò fuori da lei e la lasciò lì per un po’.

Miriam, legata ad un letto, con la figa colante di sperma ed intrisa di pipì fino alle ginocchia, aveva un espressione stranamente soddisfatta e prima che l’uomo potesse uscire dalla stanza sussurrò “Non è stata l’ultima volta,vero padrone?”

Il perizoma rosso

Sono dovuta scendere di corsa dal letto perché non ce la facevo più. Dovevo raccontarvi assolutamente questa storia che è successa l’ultima sera di lavoro prima di Natale. Nel frattempo la mia fica è deliziosamente torturata dalle mie dita della mano sinistra. Mi chiamo Marta e ho 35 anni, sono abbastanza alta e ho un folto cespuglio di capelli ricci fin sulle spalle tinti di biondo con la ricrescita naturale castana, un seno normale e un corpo non male, anche se al lavoro uso abiti che nascondono completamente le mie forme. Sono separata da due anni e non ho avuto più rapporti, e come disse tempo fa un mio collega, visto il mio nervosismo, dovrei prendere un po’ di cazzo o trombare un po’. Come dicevo, la sera dell’anti-vigilia, mentre lavoravo, la mia collega Fabiana mi portò un pacchetto regalo che aprì più tardi davanti a lei e alcuni colleghi, verso le 19. Era un perizoma rosso e Fabiana disse che era nella speranza che qualcuno me lo sfilasse la notte di Capodanno. Intanto mi resi conto che qualcuno era entrato: ebbene sì, il mio capo che fece dietrofront senza commentare. Scoppiammo tutti a ridere e io diventai rossa per l’imbarazzo, visto che è un uomo di oltre mezza età e all’apparenza di modi all’antica. Un’ora dopo ero rimasta sola con Ramando, un 22enne che non aveva niente di speciale se non per il fatto che al lavoro mi ha salvata molte volte il culo, nonostante sia apprendista ne sa più di me che sono lì da quasi 10 anni. Intanto mentre scrivo ho raggiunto un orgasmo a forza di sfregarmi la passera e ho bagnato tutta la sedia, ma sono infoiatissima e ho una voglia matta e adesso ho appena preso il vibratore dal cassetto e me lo appoggio sul buchetto del culo, mentre di mano lavoro sempre sulla patata. Successe così una cosa che non mi aspettai da lui, visto che è un ragazzo educatissimo e timido allo stesso modo; mi chiese di fargli vedere come mi stava il perizoma indosso, tanto non c’era nessuno, eravamo rimasti solo noi due a fare straordinario. Come prima reazione volevo dirgli di andare a fanculo, ma poi iniziai a ragionare con la figa e allora accettai l’idea. Mi tolsi il pantalone e invitai Ramando a girarsi, in modo che potessi sfilare le mutande e mettermi il perizoma rosso, mentre ero seduta e comunque se avesse sbirciato non mi avrebbe visto la topa perché tra lui e la sorca c’era il tavolo che faceva da barriera. Mi alzai in piedi e gli chiesi di girarsi per ammirarmi. Lui rimase attonito, poi disse che avevo delle belle gambe e un bel sedere che già un po’ di volte avrebbe voluto palpare, specialmente quando portavo quei pantaloni rossi di una tuta che risaltavano le mie forme sode delle chiappe. Notai che si era messo una mano nella tasca dei jeans e che praticamente si toccava l’uccello in evidente erezione trasversale per via degli indumenti. Gli chiesi allora di mostrarmi come stava lui in boxer e, dopo vari tentennamenti, riuscì a convincerlo a rimanere in mutande. Il suo cazzo era ancora duro e a quel punto non riuscì a fare a meno che arrossire per l’imbarazzo, mentre io mi misi a ridere e gli dissi che gli piacevo, altrimenti non si sarebbe eccitato. Dopotutto mi sentivo in debito con lui, allora gli dissi che avremmo fatto una cosa veloce, e gli chiesi cosa preferiva fare. Lui senza esitazione disse un pompino, non aveva mai avuto un rapporto fino a prima e quella era la cosa che aveva sempre sognato. Io come una porcellina mi avvicinai a lui che salì sul tavolo e strappò letteralmente via le mutande facendo balzare un randello di quasi venti centimetri che mi colpì la guancia. Ridemmo, ma l’eccitazione era tale che risultarono risatine isteriche e brevi, per cui non persi altro tempo e cominciai subito a succhiare quel magnifico pene circonciso, lo lavorai per bene con lingua, mani e bocca. Riuscì a raggiungere le palle e lo tenni in gola per una decina di secondi, fancendolo andare in estasi, quasi non si reggeva in piedi, visto che era vergine. La fichetta però mi bruciava, proprio come adesso, ma al contrario perché esigeva attenzioni, mentre in questo momento ne ha anche troppe visto che col dito mi strofino il clitoride, ho completamente infilato in culo il vibratore (è piccolino) e faccio su e giù con un cazzo finto nella fessura tra le grandi labbra. Quindi non persi altro tempo, lo feci sdraiare sul tavolo e cominciammo un fantastico 69, e nonostante tutto ci seppe fare a succhiarmela. L’eccitazione per lui era troppa ma anche per me, e venne meravigliosamente sul mio viso e in bocca. Succhiai per quanto più possibile la sborra ripulendogli l’uccello e le mie mani con la lingua. Anche lui succhiò i miei umori e disse che erano molto buoni. Dovevamo ancora lavorare un po’, quindi ci ricomponemmo velocemente e finimmo in una mezz’ora. Ci salutammo con un bacio sulle guance e un forte abbraccio, dove lui mi fece sentire sulla coscia il suo cazzo nuovamente duro e io le mie tette coi capezzoli turgidi sul suo petto. Rimanemmo così per un minuto e quel momento fu il più eccitante di tutta la mia vita, fu meglio del sesso, capì che lo amavo e che me ne fregavo che fosse più giovane di me e penso che per lui sia la stessa cosa. Ora mentre mi masturbo penso sempre a lui e a questa esperienza incredibile con la certezza che dopo la Befana, quando si rientrerà dalle ferie, faremo altro straordinario e mostrerò di nuovo qualcosa di rosso… magari un reggiseno o delle calze a rete.

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Così non è tradimento!

Giuliano era da poco tornato a casa da lavorare e trovò un biglietto lasciato sul tavolo della cucina. “Ciao Giuly, sono dovuta andare a fare la spesa, devo passare da due o tre supermercati, preparati la cena da solo perché ci metterò molto, visto il casino per le feste di Natale… baci, Alessia”. Giuliano aveva molta fame, quindi mise una pentola piena d’acqua sulla cucina e cominciò a farla bollire; nel frattempo suonarono alla porta. Giuliano andò ad aprire, era l’amica di Alessia.
“Ciao, c’è la Ale?”
“No, è andare a far spese.”
“Posso aspettarla? Devo consegnarle un regalo.”
“Ci metterà un po’, ma per me non c’è problema, avanti.”
Francesca, l’amica di Alessia, si accomodò sul divano. Era una donna avvenente, capelli color rame, bocca carnosa, seno non troppo grosso ma molto sodo e un fondoschiena strepitoso. D’altro canto anche Alessia non era certo da buttare via, anzi. L’unica grossa differenza era quella di essere bionda e molto più alta di Francesca.
“Sai cosa le ho regalato? Un perizoma rosso!”
“Ah, davvero?” esclamò Giuliano sorridendo
“Si, anche se è un regalo fatto per lei, forse lo sarà di più per te”
“Eh beh, sicuramente. O per quello con cui mi fa le corna”
“Come?” domandò sorpresa Francesca.
“Purtroppo non scherzo, temo che mi tradisca.”
“Ascolta: lei me lo confiderebbe, sono la sua migliore amica. Sai, quando non la conoscevi ancora ed era fidanzata con Anselmo, circa cinque anni fa, mi raccontò che fece un pompino all’idraulico per non pagare, visto che in quel periodo era in cattive acque. Ma se devo essere onesta ti devo dire cosa è successo tre mesi fa, anche se la Ale non mi parlerà più”
“Avanti, sputa il rospo” disse Giuliano che era impaziente.
“Beh, tre mesi fa ero a casa mia e, sai, essendo da sola avevo una voglia matta e così mi stavo trastullando con un cetriolo, lo infilavo fino in fondo nel mio culo e poi lo facevo uscire piano, la mia fica era fradicia e avrei voluto che qualcuno si occupasse di lei.” disse arrossendo Francesca, che si sentiva molto imbarazzata, ma poi trovò il coraggio di andare avanti.
“Si, scusa se mi sono soffermata sui particolari, insomma, mi stavo masturbando, quando arrivò Alessia. Ero al culmine dell’eccitazione, stavo per avere un orgasmo, così mi rimisi un attimo a posto e corsi ad aprire il portone. Non ricordo nemmeno perché ma sai, lo fate soprattutto fra uomini, mi ha detto una frase del tipo “come te la passi bella gnoccolona” dandomi una bella tastata in mezzo alle gambe, manco avessi il cazzo e le palle, e non riuscì a trattenermi. Venni copiosamente e siccome avevo indosso una gonna senza mutande il mio nettare cadde tutto in terra. Alessia rimase stupita, poi cominciò a ridere e a dire “caspita, ti basta una palpata per venire subito? Accidenti sei messa male”. Io non ci ho più visto e le ho detto “mi stavo infilando un cetriolo in culo, poi sei arrivata tu e la mia figa era eccitatissima ed è bastata una palpata” poi le presi la testa con le mani e la feci inginocchiare sulla mia passera e le chiesi di leccarmela. Lei accettò e poi ci divertimmo a infilarci qualunque cosa nei nostri orifizi come due pornostar, e questo è tutto.”
Giuliano era choccato, ma al tempo stesso aveva avuto un erezione evidente sotto i jeans, poi trovò le parole e disse:
“Beh, con la sua amica, non immaginavo proprio che fosse lesbica! In fondo non mi ha tradito, lo facesse con un uomo sì, ma con una donna per me non è tradimento”
“Oh, wow, sono contentissima che per te non sia così brutta la situazione, quindi non le dirai niente?”
Si udì un rumore provenire dalla porta, era una chiave che si infilava nella serratura e si trattava di Alessia.
“Oh, ciao Fra!” esclamò Alessia
“Ciao topolona, auguri.” Disse Francesca mostrando il pacchetto regalo all’amica.
“No, grazie, non dovevi. Ma sai, sono stata a fare shopping natalizio e non mi sono neanch’io dimenticata di te.” Fece Alessia, che aprì una borsa con un regalo per Francesca.
“Ciao amore, ci sono anch’io, anche se eri troppo presa con la tua amica del cuore” disse Giuliano un po’ stizzito.
“Guarda che ti ho visto, tesoro, ciao. Ma cosa ti devo fare, le feste?” disse ridendo Alessia scambiandosi un’occhiata per cercare complicità con Francesca.
“Intanto comincerei con un pompino, visto che la tua amichetta mi ha raccontato le vostre porcate che me lo hanno fatto venire duro.” Tuonò Giuliano.
“C-cosa?” balbettò Alessia.
Giuliano aprì la patta dei jeans e mise in mostra un pene di 22 centimetri in piena erezione.
“Avanti, non ce l’ho con te, ti perdono, ma devi dimostrare alla tua amica che tu ami me, e devi farlo davanti a lei!” disse Giuliano.
“Ok amore, ma prima voglio scartare il mio regalo” fece Alessia.
Era appunto un perizoma rosso, e Alessia disse:
“Me lo metto subito, grazie tesoro”
Nel frattempo anche Francesca scartò il suo regalo. Si trattava di un… dildo.
Giuliano andò su tutte le furie:
“Ah, è così. Allora sei veramente innamorata di lei, visto che le regali un dildo, immagino che lo userete insieme!”
“Tesoro, non ci posso fare niente, ho scoperto di essere bisex da poco ed è bellissimo, dai, ora ti faccio un bel bocchino!”
“No, no. Piuttosto mi vado a fare una sega, ma tu non mi tocchi” disse deciso Giuliano.
“Oh, non fare lo scontroso. Di la verità che se ti fai una sega pensi a me e a Francesca che facciamo le porcelline e che vorresti che ci dividessimo il tuo enorme randello ma non hai il coraggio e vuoi fare la morale!”
“Francesca, mettiti quel fallo, che la sfondiamo in due a ‘sta troia!” ordinò Giuliano.
“Adesso si fa sul serio, stallone! Il tuo cazzo lo voglio in culo, voglio che mi ci sborri dentro amore” chiese Alessia.
“Intanto Francesca fammi un pompino, con quelle labbra che ti ritrovi sei sicuramente meglio di Alessia.” disse Giuliano.
Francesca, che si era messa il dildo sopra il pantalone, si avvicinò al pene dell’uomo e cominciò a ciucciarlo avidamente, usando tanta saliva. Dopo dieci minuti, una volta inzuppato per bene il randello, cominciarono la doppia penetrazione.
“Oddio, sì, sfondami, bastardo. Fra, baciami, limoniamo.” disse Alessia che era tenuta sospesa dalle braccia di Giuliano e davanti a se si ritrovava Francesca.
Le due cominciarono ad intrecciare le loro lingue, anche se risultava difficile dati gli scossoni delle stantuffate della doppia penetrazione.
“Ora ti sborro in culo!” disse Giuliano.
L’uomo venne con sei potenti spruzzate.
“No, no. Aspetta a sfilarlo. Fra, amore, mettiti sotto il mio culo e apri la bocca, preparati a ricevere la sborra.” Ordinò Alessia.
Lo sperma finì per buona parte nella bocca di Francesca che si divertì a scambiarlo con la bocca di Alessia, e dopo un paio di travasi fecero a metà e bevvero tutto il seme.
“Sia chiaro: se te la fai con Francesca mi tradisci, se io me la faccio con lei non è tradimento” osservò Alessia.
“Non ti preoccupare tesoro, visto che ci ho preso gusto a sfondare culi andrò da qualche gay a sfondarglielo, così non è tradimento!” ironizzò Giuliano.

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Morena

Prima Parte del Racconto….scritto a quattro mani da Athos il moschettiere dell’anima e Daniela Dell’occhio….
Un pallido sole riusciva a malapena a filtrare tra gli scuri , Nicola svegliandosi ne avvertì la debole luce come un raggio ghiacciato. Ormai era inverno avanzato ed il pensiero di lasciare il suo caldo giaciglio sotto le coperte lo infastidì non poco stiracchiandosi pigramente decise d’affondare nuovamente la testa sotto il cuscino. Il campanello improvvisamente ruppe il silenzio ed il rumore fastidioso lo capultò giù dal letto.
La sveglia sul comodino occhieggiava l’ora: le 8:00
Si sentiva meglio dopo quattro giorni passati in balia della febbre, infilandosi le pantofole s’avviò alla porta. Era Giulia sua sorella e altre due tipe. Entrarono senza tanti convenevoli e Nicola immediatamente si fece catturare dal fondoschiena dell’ultima che gli scodinzola davanti.
La sorella era stata la sua infermiera personale nei giorni della malattia, fortunatamente lavorava nel bar vicino a casa sua ed aveva potuto aiutarlo a superare l’influenza.
Le sue amiche le conosceva di vista, lavoravano nello stesso locale e non erano affatto male. Floriana era quella dal culo sorridente e osservata meglio in abiti che non fossero la divisa le curve erano ai punti giusti. Ilenia era carina ma Nicola non ne era attratto , la solita bionda che se la tira- pensò.
Giulia mise sul tavolo della cucina le buste con la spesa e il suo pranzo…un pollo da cucinare al forno. Mentre Nicola si destreggiava nella preparazione del caffè il citofono squillò nuovamente. “E’ Morena ha appena parcheggiato l’auto chi gli apre?” disse Floriana.
“Fratellone prepara un litro di caffè arriva un’altra mia amica”
Un leggero bussare annunciò Morena. Floriana aprì la porta e Nicola che era di spalle la percepì dal profumo d’arance che si portava dietro. Senza farsi notare la osservò, aveva una folta massa di capelli ricci che lunghi le scendevano oltre le spalle e tutto il resto era una tentazione. Lei stava dicendo che le arance provenivano dal frutteto del padre “ Sono belle e succose” Da quando aveva rotto con Giovanna così tante donne non erano più entrate nella sua cucina, intanto l’aroma del caffè aveva invaso l’ambiente e mentre lo porgeva a Morena si perse per un attimo dentro ai suoi occhi splendenti quasi raggianti. La sorella e le sue amiche erano una bella compagnia un po’ rumorosa ma allegra. Le loro risate si spandevano nell’aria riempiendo il piccolo locale quando ad un tratto il cellulare di Ilenia ruppe l’incantesimo e lei dopo aver rovistato nella borsa spazientita rispose con un sì diretto …..”vengo…va bene aspettami”…..

Da RaccontiEros.it, Racconto: Morena