BOOK FOTOGRAFICO

 

Dopo l’ ultima volta in ufficio, i due amanti non si erano più visti, ma erano d’accordo per farlo un’altra volta; magari in questa occasione aggiungendo anche qualche bella foto di lei, visto la passione per la fotografia di lui.
Visto che il ragazzo prese in affitto una piccola villetta a metà strada tra un bel parco un po’ isolato e il mare; decise di chiamare lei.
Appena sentita la notizia la ragazza decise in fretta; avverti come al solito la sua amica per reggerle il gioco nei confronti del partner.
A questo punto arrivata a casa preparò tutto l’ occorrente per poter passare un bellissimo week end.
Lui nel frattempo era già arrivato casa, fece la spesa per i tre giorni seguenti e iniziò a preparare l’ occorrente per il book fotografico.
A questo punto iniziò anche a preparare la cena per la sera, soprattutto un bel aperitivo.
Finito di mettere la tartine in frigo quelle fredde e in forno solo da riscaldare quelle tiepide; mise anche in fresco il vino. Senti squillare il cellulare, un messaggino ….. ‘’ mezzora e sono in stazione ( a capo ) un bacio caro ‘’
A questo punto prese la macchina e si avviò verso la stazione, considerato che ci voleva circa un quarto d’ ora trovò anche il tempo di fermarsi da un fioraio per prendere una rosa da regalare alla ragazza.
Arrivato in stazione e controllato il binario di arrivo del treno, attese con impazienza che la ragazza scese …….
Per prima cosa l’ aiutò con il bagaglio a mano… poi la baciò e le porse la rosa. Continua a leggere BOOK FOTOGRAFICO

La calda mamma del mio amico

 

Era arrivato improvvisamente un acquazzone, cogliendolo di sorpresa e riducendolo ad un pulcino fradicio. Non potendo trovare un riparo più vicino, decise di fermarsi a casa del suo amico, tra l’altro stava cominciando anche a grandinare per giunta. Fece più in fretta possibile, parcheggiò il motorino davanti al cancello e suonò al citofono. Rispose la voce di una donna che, riconoscendolo, gli aprì immediatamente; aprì la porta e lo vide correre sotto la pioggia completamente zuppo dalla testa ai piedi e tentò invano di raggiungerlo con un ombrello. Fu più rapido lui ad entrare in casa, nonostante scivolò su una pozzanghera piena di fango imbrattandosi i pantaloni e le mani. “Salve signora, mi scusi, questi temporali primaverili ti prendono sempre alla sprovvista!” “Non ti preoccupare… Fulvio non c’è però; adesso è a lavorare e non sarà qui prima delle sette”. Stava sgocciolando tutto sul parquet il ragazzo, pieno di fango e acqua piovana, ma la signora Catrini disse di non preoccuparsi. “Sarà meglio che ti vada a prendere i vestiti di mio figlio, tanto più o meno portate la stessa taglia, e che ti dia degli asciugamani… anzi, è meglio che ti fai una doccia prima che ti venga una polmonite! Tra l’altro fa anche freddo, non voglio mica averti sulla coscienza”. Dapprima Federico non voleva essere così d’intralcio, poi dovette accettare. La signora Catrini lo avvolse con un lungo asciugamano da mare per non bagnare ulteriormente il pavimento che era appena stato lucidato a dovere (“dovrei fartelo leccare goccia per goccia, maiale”) da lei stessa, e i suoi sforzi erano stati vanificati da quel bel fusto di 25 anni, venti meno di lei, mentre stavano salendo le scale a chiocciola per dirigersi nel bagno. La signora Catrini mostrò dove si trovava l’accappatoio del figlio e dove si trovava lo shampoo e la schiuma da bagno e gli diede un panno per lavarsi addosso; “adesso ti vado a prendere i vestiti” Federico fece un cenno di assenso e la ringraziò ulteriormente. Una volta solo nel bagno cominciò a spogliarsi, fino a rimanere completamente nudo, e s’infilò nella doccia. Aprì il rubinetto dell’acqua calda giocando con quella fredda per avere una temperatura ideale e cominciò ad insaponarsi i capelli. “Posso entrare? Continua a leggere La calda mamma del mio amico

La professoressa

Quella nuova assistente di fisica aveva tutte le carte in regola per tenere viva l’attenzione della
classe durante la lezione.
Nel sangue aveva sempre avuto la fisica, anche se la sua passione, non facilmente confessabile in un
liceo, era quella dell’uccello.
Le piaceva un mucchio quel tronco di carne dotato di mille piacevolissimi poteri e se forse si era
laureata in quella materia, questo era dovuto proprio ai poteri dell’uccello.
Un cazzo in erezione l’aveva sempre affascinata: le piaceva vedere come, centimetro dopo
centimetro, lievitando lentamente, anche il più insignificante sgorbietto di carne diventava un
nodoso randello.
C’erano poi i suoi studenti che la facevano impazzire.
Alcuni, i più scafati, li guardava davvero con interesse: mentre alla lavagna tracciava formule e
diagrammi, si divertiva a guardare dietro alle ombre che si disegnavano sui loro pantaloni.
Ormai aveva l’occhio clinico: a seconda di come uno accavallava le gambe, di come si vedeva la
piega all’altezza del bacino, lei era in grado, con perfezione scientifica, di capire di che dimensioni
fosse quella nerchia di carne.
Non tutti erano così insignificanti, anzi, alcuni ce l’avevano proprio grosso, di quelli che lei amava
tanto, che è così difficile prendere in bocca o che, talvolta, fa male sentire a freddo nella sorca.
Renato e Bruno trattennero il fiato quando videro chi era la tanto attesa professoressa di fisica.
Si sentirono prendere da una vampata di calore, mentre i loro occhi bramavano nel guardare la veste
ridotta della loro insegnante.
Quella minigonna grigia era un vero portento: lo capivano bene, loro due, che sotto c’era del soffice
burro, in cui sarebbe stato bello affondare il muso.
Che dire poi di quella camicetta bianca attillata, che sembrava proprio sul punto di scoppiare: si
vedeva lontanamente che il seno della nuova insegnante era davvero super, di quelli che, per natura,
sembrano fatti apposta per attaccarsi con la bocca o per infilarci il cazzo, per una splendida sega
spagnola.
Quegli occhi maliziosi, quelle labbra tumide, la stessa acconciatura così sbarazzina completavano il
quadro.
Non sarebbe stata una notte facile, quella, per Bruno. Continua a leggere La professoressa

Colloquio di lavoro

 

Roma, un giovedì di Giugno alle 8 di mattina, sto sulla metro a Rebibbia e ho un colloquio di lavoro all’ EUR per le 9, non c’è tanta gente, ma prevedo il delirio quando arriveremo alla Stazione Termini. Ripenso a come sono riuscito ad ottenere questo appuntamento, alla casualità degli avvenimenti, a Fiorella,

una donna attivissima, incontrata per caso nel supermarket, che ha sentito la mia conversazione con il cassiere che mi chiedeva se ero ancora disoccupato, del modo ammaliatore di come mi ha abbordato proponendomi un’incontro per valutare se fossi idoneo per una mansione alle dipendenze una sua amica dirigente di un’importante ditta, sempre indaffarata e impossibilitata a selezionare personale. Fiorella mi fissò un appuntamento la mattina dopo il nostro incontro e subito mi mise alla prova, neanche entrai nel suo palazzo che dal citofono mi chiese di portarle cappuccino  cornetto e caffè. Quando entrai nel suo appartamento, la trovai ancora in vestaglia e senza trucco, ma la cosa non mi fece né caldo ne freddo. Andammo nel suo studio e mi mise davanti a un computer dove dovetti riscriverle una lettera piena di correzioni ed elaborare una cartella in excel. Avevo già lavorato in un ufficio dietro un pc anche se il mio mondo lavorativo era tutt’altra cosa , quindi superai agevolmente anche quest’altre prove. Poi mi fece rispondere al telefono per finta per sentire come parlavo con il prossimo, alla fine mi condusse in salotto dove al centro della stanza c’era un lettino per massaggi con affianco un tavolinetto con tutto l’occorrente. Si lasciò cadere la vestaglia e rimase nuda davanti ai miei occhi, tranquillamente senza nessun pudore, quasi sfacciatamente e si sdraiò supina sul lettino e mi sfidò chiedendomi che sapevo fare. Risposi che per me non c’erano problemi, tuttavia non volevo ungere il mio bel vestito per un massaggio. Mi disse che per lei me lo potevo togliere tranquillamente , che aveva visto tanti uomini nudi …….  . Continua a leggere Colloquio di lavoro

Bacia mia cugina


Sono cresciuta nella stessa strada di mia cugina, Lisa, che è più giovane
di cinque anni.
Eravamo diventate grandi come sorelle.
Sono alta un metro e sessantuno e peso 50 chili.
I miei capelli sono lunghi, folti e ondulati, di un biondo scuro.
Le ciglia lunghe inquadrano gli occhi verdi e le mie labbra piene chiedono
di essere baciate.
Sono stata benedetta da tette sode, una vita sottile, un culo veramente
bello e rotondo e belle gambe.
Lisa mi assomiglia molto, solo che è più piccola, i suoi occhi sono blu,
le mammelle un po’ più piccole, ma è veramente bella.
Avevo venticinque anni e vivevo sola in un grande appartamento.
Lisa finalmente era riuscita a mettere da parte un po’ di soldi e voleva
lasciare la casa di mia zia per potersi divertire un po’.
Gli ho offerto di venire da me e lei ha preso la palla al balzo.
Lisa era sempre stata un po’ selvaggia, ma a venti anni era irrefrenabile.
Io stessa ero un po’ pazza ed insieme facevamo una coppia incredibile.
Facevamo le cose più incredibili come mostrare le tette nude agli uomini
sull’autostrada, sempre abbracciate ed a baciarci nei locali per cercare
di eccitare gli uomini che pensavano fossimo sorelle e chinate nei negozio
alimentari con minigonne e senza mutandine.
Ci divertivamo a queste bravate. Continua a leggere Bacia mia cugina

Mia cugina Adele


Alle 16.30 esatte rientrai nel mio appartamento dopo aver passato tutta la mattina in piscina.
Presi un birra gelata e cominciai a gustarmela sbracato sulla poltrona.
D’un tratto il mio sguardo si poso’ sulla segreteria telefonica il led segnalava 4 telefonate, per un
attimo pensai di non ascoltare i messaggi, avevo bisogno di rilassarmi e passare l’intera serata a
casa.
Quando ebbi finito di bere mi ficcai sotto la doccia, mi avvolsi nell’accappatoio e mi stravaccai
nuovamente in poltrona.
Il led lampeggiava ancora, cosi’ decisi di ascoltare i messaggi.
I primi due erano di marco che mi proponeva una partita a tennis per il giorno dopo, il terzo
messaggio era di mia madre, il quarto mi lascio’ un po’ perplesso, infatti era mia cugina Adele
“cugina acquisita” che dopo tanti anni ripassava da Roma in transito per la Sicilia e si trovava ospite
da una nostra cugina.
Nel messaggio mi chiedeva di richiamarla perche’ aveva voglia di rivedermi e, visto che si fermava
tre giorni gli serviva qualcuno disposto ad accompagnarla in giro per la citta’.
Non e’ che l’idea mi entusiasmasse piu’ di tanto, erano quasi 20 anni che non la vedevo ne sentivo.
Adele era nata a Roma, e la ricordo come una bella ragazza, magra, bionda e non vi nascondo che a
quei tempi io ero molto piu’ giovane, avevo dedicato a lei pensandola, moltissime seghe.
Cosi’ dopo aver pensato per qualche istante decisi di chiamarla.
Ciao sono Walter……. ciao come staaaaai ?
Bene risposi… e tu?
Benissimo , allora dissi io che vogliamo fare?
Ci vediamo?
D’accordo rispose lei, io sono pronta, capii all’istante che la serata all’insegna del riposo era saltata.
Va bene risposi io tra un’ora sono da te.
Mi vestii con estrema lentezza, uscii da casa, montai in macchina e dopo una mezz’ora arrivai sotto
casa, scesi dall’auto per citofonare quando ad un certo punto mi sentii chiamare…. Walter, sei tu?
Non credevo ai miei occhi, nel girarmi vidi Adele che, nonostante il tempo era rimasta uguale, mi
butto’ le braccia al collo e mi bacio’ sulla guancia.
Salimmo in macchina e le chiesi se preferiva andare in qualche posto in particolare, lei mi rispose
che le sarebbe piaciuto fare un giro per la citta’ visto che erano giusto 20 anni che mancava da
Roma.
Misi in moto e partii cominciando per il centro storico, lei stava li in silenzio si
guardava tutt’intorno, forse ripensando alla sua giovinezza e ai tempi andati.
Ormai si era fatta quasi sera e le proposi di andare a mangiare qualcosa, le chiesi se preferiva
qualcosa di particolare e mi rispose che le sarebbe piaciuto andare fuori Roma ai castelli.
Mi diressi verso Albano a pochi km. da Roma ed entrammo in una trattoria ,
ordinammo la cena, e lei comincio’ a parlare, io non stavo a sentirla piu’ di tanto, ma le guardavo il
contorno degli occhi ormai con qualche ruga, quando ad un tratto comincio’ a parlare del marito,
mio cugino carnale morto ormai da qualche anno.
Sai mi disse sto andando in Sicilia a trovare i suoceri, ormai sono tanti anni che mi chiedono di
andarli a trovare.
Il discorso fu interrotto dal cameriere che ci porto’ due penne all’arrabbiata, poi parlammo d’altro.
Usciti dal ristorante cominciai a prospettargli un programma per il
giorno seguente quando ad un tratto disse……. guarda, hai visto in quel cinema danno il macellaio,
mi piacerebbe molto andarlo a vedere ti va? Continua a leggere Mia cugina Adele

Per te stasera

 

Le tende ondeggiano leggermente, il fresco profumo primaverile delle serenelle soffia attraverso la
finestra.
I delicati colori blu e violetto trasformano la stanza in un tranquillo bozzolo di quiete.
Studio la stanza con grande cura.
Voglio che tutto sia perfetto.
Accendo le candele, le ho messe strategicamente intorno per la stanza.
Il danzare delle fiamme fa apparire la stanza brillante.
La musica dei Masters si diffonde soffice per la stanza.
Sono soddisfatta ora la stanza è perfetta, scendo ad attendere il tuo arrivo.
Stasera desidero dare solo piacere.
Sarà la tua notte.
La notte che ti arrenderai solo alle sensazioni del tuo corpo.
E, nel dartele, so che troverò delizie rare per saziare i miei desideri.
Tu bussi alla porta ed io ritorno al presente.
Prendo un bicchiere di vino freddo, il tuo preferito, e ti vengo incontro alla porta.
Il negligee blu pallido turbina intorno al mio corpo quando apro la porta. Ahhh.
Lo sguardo nei tuoi occhi mi dice che la vista ti diletta.
Un sorriso compare sulle tue labbra mentre fingi di non comprendere questo saluto inaspettato, o il
suo significato.
Prendo la tua mano e ti introduco nell’atrio.
Mi stringi a te, ti pieghi a coprire la mia bocca con la tua, la tua lingua mi scandaglia dolcemente.
Le nostre lingue turbinano l’una nella bocca dell’altro spedendo piacere giù nel mio corpo.
Le mie dita giocherellano coi bottoni sulla tua camicia.
Oh! Si è aperto.
Mentre ti bacio le mie dita scivolano giù al prossimo bottone.
Le tue mani scivolano sopra il mio corpo, muovendo morbidamente tendono i miei nervi al
massimo.
Mentre la tua camicia si apre io mi stringo più vicino a te.
Puoi sentire la durezza delle punte delle mie grandi mammelle che strisciano attraverso il vestito.
Passo passo ci siamo inoltrati nella stanza.
Una lenta ritmica danza ci conduce sempre più vicino al santuario che ho preparato per il piacere di
stasera.
Liberando la camicia dai tuoi pantaloni, l’aiuto a scivolare dal tuo corpo, avevo interrotto il bacio…
solo ritorna a sondarti con la lingua.
Accettando le carezze delle tue mani, non ti permetto ancora di iniziare i colpi di passione.
Tu stai facendo abbastanza per ora.
Entriamo nel santuario.
I tuoi vestiti hanno formato una pista tra la porta d’ingresso e questo luogo tanto privato.
Il letto occupa il centro dell’attenzione, i nostri esseri sono guidati dal suo magnetismo.
Sdraiati attraverso il letto, ci stringiamo.
Carezze. Ancora carezze.
Non ci scambiamo alcuna parola.
Questo non è il momento delle parole.
Facciamo una pausa per centellinare il vino, condividiamo il bicchiere.
Sto in piedi.
Con movimenti da film al rallentatore slego i nastri che trattengono il vestito.
Scende sul pavimento, per prima cosa appaiono le mammelle, i capezzoli sono completamente
eretti.
Scivola sopra la pancia e finalmente rivela il triangolo scuro di peli prima di formare un grazioso
mucchietto sul pavimento.
Rimango ferma per un momento.
Lascio che il tuo sguardo carezzi il mio corpo.
I miei occhi accarezzano la tua virilità così completamente eretta.
I miei occhi viaggiano sopra il tuo corpo.
I nostri sguardi si incontrano.
Registrano una mutua delizia in anticipo su quanto accadrà.
Senza togliere lo sguardo mi avvicino a te.
Mi sdraio vicino a te.
Abbasso la mia faccia verso la tua. Il nostro bacio si serra.
Prolungato. Continua a leggere Per te stasera

L’Inglesina


Un estate di alcuni anni fa ero al mare con i miei genitori e lì avevamo
fatto amicizia con una simpatica coppia di inglesi anche loro in vacanza
al mare assieme ai loro due figli: John e Sarah che allora avevano
rispettivamente otto e dieci anni.
Nei quattro anni seguenti non ci eravamo più visti, ma la nostra amicizia
era rimasta viva grazie ad una reciproca e fitta corrispondenza e qualche
breve telefonata.
Nel frattempo ero arrivato all’ultimo anno delle superiori ed avevo in
vista l’esame di maturità, così durante le vacanze pasquali approfittai
dell’invito ad ospitarmi qualche giorno a casa loro per farmi così
visitare Londra dove abitavano e lavoravano in un sobborgo della grande
metropoli inglese per migliorare il mio inglese.
Così presi un volo diretto a Londra dove trovai la famiglia inglese ad
attendermi all’aeroporto e ad accompagnarmi a casa loro dove fui
alloggiato nella cameretta degli ospiti.
Rividi con piacere quella allegra, gentile ed ospitale coppia della quale
quasi non riconoscevo più la figlia Sarah che in passato avevo conosciuto
quand’era una bambina di dieci anni ed ora a quattordici si era
completamente trasformata.
Di media statura e con un proporzionato rapporto peso altezza, il suo
sviluppo corporeo era già quasi del tutto ultimato, aveva i capelli rossi
non molto lunghi e mossi, le lentiggini sul viso e un simpatico nasino che
girava all’insù, si dimostrò subito simpatica e con un caratterino tutto
pepe.
Durante il nostro primo pranzo mentre scambiavamo tutti e cinque assieme
alcune brevi e semplici battute grazie ad una mia discreta conoscenza
della lingua inglese, mi sentivo costantemente addosso lo sguardo di
Sarah, e se anche cercai di rimanere indifferente a quella imbarazzante
situazione questa si ripetè durante i pasti del giorno seguente. Continua a leggere L’Inglesina