Non è mai troppo tardi

Da qualche settimana si era insediato il nuovo direttore amministrativo della nostra ditta. Efficiente
e puntuale, entrava in ufficio tutte le mattine alle nove, per uscirne solo alle sei, salvo il break
dell’una.
Sui trentacinque anni, dai modi cortesi ma decisi, provai ad immaginare, insieme alle mie colleghe,
che genere di donna l’attraesse. Certamente non era il tipo da starsene tranquillo, fuori dal lavoro,
comunque sono certa che non dispiacesse a qualcuna di noi. Un passaggio l’avrebbero arrischiato, e
chissà che non ci sarebbe scappata una promozione o un premio in busta paga…
Le mie colleghe dell’ufficio di ragioneria hanno tutte tra i venticinque e i trentacinque anni. Io sono
la loro ragioniera capo, ho quarantotto anni e non mi sono mai sposata. Nonostante abbia avuto in
passato relazioni con qualcuno dei nostri dirigenti, o ex-dirigenti, mi vanto di essere arrivata al
posto che occupo solo per le mie capacità professionali. Del resto lavoro qui da quando avevo
ventitrè anni, e in un quarto di secolo credo di essere riuscita a dimostrare qualcosa all’azienda.
Eppure mi facevano sorridere le chiacchiere delle altre colleghe. Fantasticavano chissà cosa sul
direttore, quando invece molte di loro non avrebbero mai avuto il coraggio neanche di uscire con lui
per un caffè. Intendiamoci, non mi sono mai piaciuti quelli che usano la loro posizione per
molestare o ricattare sessualmente le loro dipendenti, e credo che sia giusto punirli per legge,
ciononostante credo che la libertà di una donna stia anche nell’andare a letto con chi le piace, e un
uomo abbia il diritto di corteggiare una donna, fosse anche una sua dipendente, nel rispetto però
della persona.
Un giorno volli saggiare con mano “quanto” il giovane dottore fosse interessato al fascino
femminile sul lavoro. Mi vanto di avere un bel corpo, a dispetto dell’età, e porto ancora un costume
taglia 42 al mare. Inoltre non ho un filo di grasso superfluo. Ancora adesso mi ritengo una bella
donna.
Pertanto mi recai, una mattina, al lavoro con una gonna più corta del solito. Quando fui chiamata
dal direttore per il controllo e il visto di alcune fatture, entrai in bagno e mi sfilai le mutandine, poi
passai dalla mia segretaria per farmi dare il pacco di fatture, ed entrai dal direttore. Continua a leggere Non è mai troppo tardi

Club Privee

Io e Marta eravamo sposati da circa 7 anni, tra di noi sul sul piano sessuale tutto sembrava andar
bene, ma più passava il tempo e sia io che Marta, ci accorgevamo che una sterzata alla nostra vita di
coppia ci avrebbe rinvigorito.
Ma ne io ne lei osavamo parlarne.
Fu così che una sera fredda di autunno, era il mese di novembre mentre passeggiavamo sul corso,
notammo un locale notturno, dove avveniva lo scambio delle coppie.
Ne avevamo sentito parlare ma non eravamo mai entrati in un simile locale.
Fu così che con il cuore in gola, mi lasciai scappare
– Chissà come si divertono
– Marta prese la palla al balzo dicendomi
– Perché non entriamo e ci divertiamo pure noi?
Presto detto presto fatto.
Sentivo i battiti pulsare, ed il sangue che ribolliva.
All’ingresso c’era un uomo di colore, che faceva il buttafuori.
Ci chiese se eravamo soci del club. Risposi di no.
L’uomo mi disse che non c’erano problemi e che per renderci conto della situazione, anche perché
capii subito che eravamo sprovveduti ci disse
– Questa sera vi faccio entrare, però se lo spettacolo vi piace dovete tesserarvi, e diventare soci
-Appena entrati, innanzi a noi c’era un palcoscenico, dove c’era un bionda con reggicalze rosse
sdraiata su un materassino, con un uomo di colore al suo fianco impegnato a farsi fare un pompino,
mentre un altro uomo di razza bianca aveva la testa in mezzo alla gambe ed era impegnato a
leccarle la fica. Lo spettacolo era inebriante.
Sulla destra vi erano i tavoli circondati di divani in pelle, dove c’erano delle coppie che si
masturbavano, ed altre avevano superato i preliminari e già stavano facendo l’amore. Marta mi
prese la mano e mi invitò a seguirla.
Ci sedemmo in un tavolo dove non c’era nessuno, e da dove si vedeva benissimo il palcoscenico.
La bionda, in piedi tra i due uomini, veniva presa a sandwich, il nero le stava in fica e pistonava
come un matto, mentre l’altro gli aveva sfondato l’ano e la martellava nel culo.
Era uno spettacolo che avevo solo visto nei films hard, ma mai di presenza.
Marta si alzo la gonna, già corta, e fece scivolare la mano in mezzo alle gambe, cominciando ad
accarerezzarsi la vulva. Io avevo l’uccello ben eretto,
e stava per scoppiare. Continua a leggere Club Privee

INGRAVIDATA DAL FIGLIO (seconda parte)

II Parte

E, furono entrambi, prigionieri del complesso di Edipo; che, alla maniera di Satana, si era impossessato delle loro anime e dei loro corpi, rendendoli animali senza ragione, facendoli godere, come due forsennati.

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Betta: ciao! Giulio, voglio chiederti scusa per quello che è successo ieri l’altro;  in effetti, mi sono resa conto che la colpa, è soltanto mia; credevo, stessi sognando! Ma poi, mi sono resa consapevole che, era una cosa reale; e, di conseguenza, il mio comportamento, è stato quello di un emerita depravata.

Sai, quando si avverte il desiderio di sesso e, non si ha un uomo accanto, s’impazzisce; e, si è costretti all’autoerotismo, insomma, a darsi piacere da sola! Come del resto, accade anche a te; che, nonostante, abbia vent’anni, non conosci ancora un pelo di femmina! Che ne diresti, di far pace e, di ritornare a dormire nel mio lettone?

Giulio: oh! Mammina; io e te, non abbiamo mai litigato. Anzi, devo confessarti  che, hai un corpo stupendo e, delle magnifiche tette, uguali a quelle delle pornoattrici che, vedo nei film!

Betta: eh! Carognone! Allora, ti piaccio! E dimmi,  quante seghe, ti sei fatto, pensando a me!

Giulio: devo esserti sincero, mamma; nemmeno una; sai, fino ad adesso, non suscitavi in me, nessuna attrazione fisica e sessuale; forse, perché, sei mia madre! Ma, dall’altra notte, mi sono reso conto che, oltre ad essere una mamma, meravigliosa e premurosa, sei anche una stupenda femmina da letto; mmm!! Da montare tutta!

Betta: eh, eh, eh! Vedo che, stai superando la timidezza, bel porcellone! Scommetto che, il tuo pisello, sta venendo su duro!

Giulio: emm! In un certo senso si! Continua a leggere INGRAVIDATA DAL FIGLIO (seconda parte)

La mia migliore amica


Mi chiamo Paolo e ho 30 anni e vivo a Milano periferia.
Da tempo conosco una ragazza più vecchia di me di qualche anno di nome Marzia: alta 1,70, mora
con i capelli mossi, un seno da quarta piena, e a mio parere è di quelle ragazze che all’apparenza
sono delle santarelline ma quando le conosci molto bene, capisci che hanno bisogno come te di una
buona dose di sesso sfrenato.
Tra noi non era successo nulla fino a quel giorno, anche se il mio desiderio e i miei pensieri, ci
avevano già coinvolti in un’orgia di erotismo sfrenato, pensando a quelle tette micidiali e a quel
corpo da favola e come ultima la innominabile “passerina”, con tutto il suo pelo nero folto come
piace a me.
Era un venerdì sera e c’eravamo messi d’accordo di trovarci alle 21.00 vicino all’ipermercato.
Lei arrivò con la sua vettura, era bellissima aveva una minigonna molto sexy che in alcune
posizioni lasciava intravedere le mutandine di pizzo bianche, una camicetta con una scollatura
sufficiente da mostrare il solco delle sue belle tette.
Come la vidi i miei sensori del sesso ebbero uno scuotimento; le feci i complimenti per com’era
vestita e le diedi due baci sulle guance.
Salì sulla mia vettura e ci avviammo verso il posto prestabilito, il Night Club.
Andammo li perché io le avevo parlato di quel posto e lei era rimasta incuriosita del mio racconto.
Strada facendo parlavamo del più e del meno, il mio sguardo ricadeva non so come mai, sulle sue
gambe, sperando che qualche movimento di lei mostrasse il desiderio da me più ambito, le
mutandine in pizzo.
Solo al pensiero della visione, sentivo dei brividi lungo la schiena e un nodo alla gola, per non
parlare delle tette, che ad ogni sconnessione della strada, le vedevo sobbalzare. Continua a leggere La mia migliore amica

INGRAVIDATA DAL FIGLIO (prima parte)

Ingravidata dal figlio (prima parte)

By Mimmo story

In uno sperduto paesino del profondo sud, vive Elisabetta, una bellissima insegnante, divorziata, bionda, occhi da cerbiatta e, fisico molto attraente.

Lei, ha un figlio: Giulio, un simpaticissimo ragazzo ventenne, fisico atletico, con un carattere molto chiuso; infatti, non esce mai di casa, non ha amici e, soprattutto, amiche; molto spesso, passa il tempo, guardando film porno, masturbandosi come un dannato.

Una freddissima notte d’inverno, Betta, sentendosi, annoiata ed anche un po’ depressa, per la solitudine, in quell’enorme lettone matrimoniale, rimasto: triste e desolato, per l’assenza di un maschio che, le potesse tener compagnia, s’ alza di soprassalto; e, si reca nella cameretta del figlio, poco distante dalla sua, invitandolo a dormire con lei, quella notte.

Betta: Giulio!? Posso?

Giulio, che, era seminudo: “un attimo, mamma che, mi ricompongo, sono seminudo! Ora, puoi”!

Betta: ascolta, figliolo, stanotte, mi sento, troppo sola ed annoiata; ed ho anche un po’ paura; vorrei, chiederti una gentilezza.

Giulio: dimmi, mamma;  cosa, posso fare per te, vuoi che, chiami qualcuno?

Betta: oh! No! Quanto, sei sciocco ed ingenuo! Voglio, solo chiederti di farmi un po’ di compagnia; insomma, di dormire con me!

Giulio: beh! Se lo vuoi tu! Tanto, sono tuo figlio, non credo, ci sia nulla di male.

Betta: allora, io vado, tesoro! T’aspetto di la!

Continua a leggere INGRAVIDATA DAL FIGLIO (prima parte)

La sorella porcella


Dopo aver goduto come due pazzi ci siamo stesi sul letto, ancora increduli per quanto era successo.
Il senso di colpa che provavo non era abbastanza forte, però, da farmi dimenticare che a fianco a me
stava una ragazza di 23 anni che si era appena fatta scopare; il cazzo rispose all’appello, indurendosi
nuovamente.
A quel punto mia sorella, guardandomi, disse:
“che fai??? Vorresti ricominciare?” e senza darmi il tempo di rispondere iniziò ad accarezzarmi i
coglioni, guardandomi sorridente; ormai che tutti i tabù erano caduti, decisi di vedere fin dove
potevo spingermi, e cosa sarei riuscito a farle. Continua a leggere La sorella porcella

Una sodomia alquanto particolare


Avevo notato in Elisa una certa tristezza nello sguardo e non la vedevo brillante come sempre.
Un certo sguardo di “cane bastonato” frammisto ad un timido sorriso all’angolo della bocca
aleggiava costantemente sul suo viso.
La cosa mi incuriosiva ma anche provavo dispiacere per lei in quanto capivo che qualcosa girava
storto.
Provai a chiederglielo, ma lei con un sorrisino mi rispose
“niente … va tutto bene”.
Ho anche pensato che potesse avere avute conseguenze con la penetrazione del cavallo di quella
sera.
Comunque l’avrei saputo!!
Qualche giorno dopo, in assenza del mio principale, dissi ai colleghi di studio che sarei dovuta
uscire per un’oretta.
Attraverso i meravigliosi vicoli fiorentini giunsi in piazza della Repubblica e da lì mi fù facile
giungere al “porcellino” dove Elisa con il marito avevano un negozietto di paglie e cazzate varie …
tanto amate dai turisti (a giudicare dal loro alto tenore di vita).
Elisa era sola in negozio e ci sedemmo a chiacchierare.
Tornai a chiederle la ragione di quella sua mestizia e dopo tanto insistere lei mi confessò che da
quella sera che aveva avuto il coito con il cavallo … litigava spesso con il marito.
La ragione era che il marito, avendo visto con quanto … trasporto si era fatta penetrare dal cavallo,
adesso chiedeva che il cavallo la sodomizzasse!
Lei non era contraria, anzi la cosa sotto sotto la eccitava e molto, ma aveva il terrore che le
dimensioni del membro equino le procurasse una lacerazione all’ano. Il timore non era avventato!
Cosa avrebbe detto in ospedale? “ricucitemi che sono atterrata sul campanile di Giotto” ?
Io le ricordai che il nostro amico Guelfo era dotato di un “coso” che a vista aveva poche differenze,
almeno in grossezza, con quello del cavallo … allora perché non fare allenamento durante la
settimana? sarebbe servito a rilassare i muscoli dello sfintere ed a verificarne la dilatabilità.
Le ricordai inoltre che nel nostro gruppo NESSUNO era obbligato a fare qualcosa per imposizione
e si sarebbe potuto, anche all’ultimo momento, rifiutare.
Quindi qualora lei avesse voluto io avrei proposto la cosa e lei rimaneva libera di accettare o meno.
Rimanemmo così d’accordo.
Al Sabato sera, come d’accordo, io feci un “bocca a bocca” con gli altri del gruppo in modo da
spingerli a richiedere ad Elisa di farsi sodomizzare dal cavallo, ma avrei potuto fare a meno di far
tanta fatica sarebbe stato sufficiente dirlo solo alla vulcanica Giulia perche’ in brevissimo tempo …
tutto fosse già organizzato e pronto!
Mancava solamente il consenso di Elisa, che un con un po’ ritrosia accettò, ma ponendo la
condizione che se si fosse pentita anche durante il … meeting le sarebbe stato concesso di smettere
immediatamente.
L’entusiasmo fu generale e tutti partimmo verso la stalla.
Ci sistemammo nel vasto spiazzo trepidanti ed eccitatissimi.
Le mani di tutti erano sparite fra le natiche, i seni, le cosce delle donne presenti e si muovevano con
la stessa frenesia che immagino doveva esserci stata a Cape Canaveral subito prima della partanza
del missile per la Luna!
Le donne lasciavano fare distrattamente pregustando lo spettacolino.
Arrivò Giulia dopo aver rassicurato Elisa che in caso di …”incidente” avrebbe provveduto lei stessa
alla …riparazione … non era forse un chirurgo lei?
Subito dopo arrivò Elisa più pallida che mai, più diafana che mai.
I suoi capelli leonini rosso Tiziano facevano da cornice al suo viso spaurito, ma eccitato e ne
facevano risaltare maggiormente la bellezza. Continua a leggere Una sodomia alquanto particolare

La prima volta al campeggio: Sesso in tenda

Quello era il primo anno che andavo ferie con il mio ragazzo: avevamo pochi soldi, decidemmo per
la tenda.
Una mia amica mi aveva raccontato cose folli:
“La tenda avrà un effetto erotico sul tuo Gio! Il fatto di sapere che qualcuno fuori delle tenda sente
tutto, vedrai, lo ecciterà al punto da dargli la carica e di farti urlare: so com’è dotato Gio, sai in
piscina al club ho potuto notare attraverso lo slip minuscolo le dimensioni del suo ferro!
Dai Jenny, se vuoi il fuoco procurati la tenda e via… all’Elba se ne diranno di belle su Gio e Jenny”
Mi adeguai, e fu così, ripeto, che decidemmo per la tenda.
No sto a raccontare il montaggio della tenda, la prima sera, arrivati tardi, al buio, beh…. dormimmo
sotto le stelle, nel sacco a pelo, ed io mi persi “la prima notte in tenda”.
Ma non è tutto.
Non avevo fatto i conti con il blocco dello stimolo del mio Gio!
Infatti la seconda sera dopo una pizza fantastica e qualche bicchiere di buon vino, rientrammo al
campeggio.
Il mio Gio era eccitato, allegro, mi abbracciava sul viottolo che a piedi ci portava alla pineta del
campeggio, indossava una T-shirt e pantaloncini corti aderenti come una seconda pelle.
In pizzeria tutti ammiravano i suoi muscoli delle braccia che lui faceva guizzare di proposito per
farsi ammirare: era il più fusto di tutti fusti!
Un atleta come Gio, anche oggi, non è comune a vedersi, lo avevo scelto con cura.
Al buio mi abbracciava e mi faceva sentire il gonfiore del suo membro sul mio addome lasciato
nudo dal semplice top che indossavo. Continua a leggere La prima volta al campeggio: Sesso in tenda

Festa dell’uva e del vino

Io e la mia migliore amica decidiamo di organizzarci per la serata ed andare a far baldoria. Arriva l’ora. La vado a prendere sotto casa, una casetta in mezzo alla campagna. Eccola arrivare. Bellissima più che mai. Jeans neri attillati che mostrano le sue bellissime forme e un golfino, che una volta salita in macchina si toglie, mostrando una maglia super accollata, la quale mostrava quel bel seno prosperoso.

Ci avviamo verso la festa. Mi accordo di alcuni sguardi vogliosi, più del solito. Ma non ci faccio caso. In fondo è 12 che ci conosciamo, siamo come fratelli, impossibile tutto ciò. Sarò solo io.

Arriviamo alla festa e ordiniamo il primo bicchiere. Un buon valpolicella superiore. Ideale per iniziare la serata.

Nel mentre parliamo del più e del meno, ma in lei mi accordo che il suo sguardo si fa sempre più voglioso.

Aumentano i bicchieri (per lei, io devo guidare), e il suo tasso alcoolico aumenta sempre di più, e, di conseguenza, la discussione cambia verso.

“Marco, il vino mi sta letteralmente dando la testa. Andiamo a sederci sul lungo lago?” Inizia

“Certo cara” rispondo sorridendo “vuoi andare andare alle panche-sdraio? Almeno ti sdrai un attimo e riposi la testa?”

“Ovvio che sì!!!”. Così ci avviamo verso le suddette panchine, in fondo al lungo lago. Arrivati lei si sdraia. E’ un posto molto isolato. E subito ecco una cosa totalmente inaspettata per me.

Girandosi su di un fianco verso di me, cercando di mostrare tutto il possibile del decollte

“Marco, stasera va a quel paese tutto!! Moroso, la nostra amicizia. Stasera mi voglio divertire. E con te!!”

“Eh!!” – ribatto, rimanendo totalmente scioccato – “ma non ci siamo ripromessi mai sesso tra noi? Mai niente tra di noi?”
Continua a leggere Festa dell’uva e del vino

Al cinema

 

La sera con mia moglie, visto che in televisione non c’era niente di
interessante, decidiamo di andare al cinema.
Mentre si prepara capisco che questa sarà una serata molto interessante.
Decide infatti di indossare una gonna molto corta nera, delle calze nere
molto velate con la riga dietro, che mi fanno eccitare solo a vedergliele
addosso, ed una giacca sempre nera con una grande scollatura davanti che
fanno capire che non ha reggiseno. Continua a leggere Al cinema

Da RaccontiEros.it, Racconto: Al cinema

Timida amica barese, iniziazione all’ingoio

Carissimi lettori, carissime lettrici

Questa storia, è una storia di vita vissuta dal sottoscritto, circa un paio d’anni fa.
La protagonista, è Rina(nome di fantasia), una donna barese quarantenne, alta all’incirca un metro e sessanta, settima misura di reggiseno, abbastanza cicciottella, come piace a me.
Lei, non ha un lavoro fisso, è separata con figlia; e, per sbarcare il lunario, s’arrangia, facendo lavoretti saltuari, a volte come badante, cameriera e, dulcis in fundo, qualche marchetta da 20 euro, in auto di nascosto dal suo nuovo compagno. Continua a leggere Timida amica barese, iniziazione all’ingoio

Bagno turco

Avevo indossato il mio costume preferito, nero, attillato e sgambatissimo, per andare nel centro sportivo che ogni tanto frequento. Dopo aver nuotato per circa una mezz’ora, in una piscina pressochè deserta, avevo deciso di rilassarmi un po’ nella cosiddetta “zona termale”, dove , accanto alla vasca da idromassaggio, c’e’ anche un bagno turco ed una sauna. Il bagno turco era deserto, almeno così mi sembrava la stanza, vista attraverso i vapori caldi. Mi sono quindi sdraiata sul marmo e ho chiuso gli occhi, lasciando che il caldo vapore mi accarezzasse il corpo: la sensazione era estremamente piacevole, così mi sono sfilata la parte superiore del costume, rimanendo a seno nudo ed ho iniziato ad accarezzarmi, la mano scorreva senza incontrare alcun ostacolo, il vapore rendeva tutto più scivoloso e le mie dita si soffermavano volentieri sui capezzoli, che si erano induriti. Il caldo ed il vapore danno però delle strane sensazioni, pensavo, visto che mi sembrava sentire una carezza leggera sui fianchi Continua a leggere Bagno turco