Le avventure di una escort quasi per bene – Io sono Martina e di mestiere sono una escort

aprile 17th, 2014 by taniarossi | Posted in Etero, Racconti Erotici, schiavi & padroni, Sex   No Comments »
Racconto letto 81 volte | Voti Totali: 4

Ciao, sono Martina, vivo a Torino e sono una escort. Una fantastica e bellissima escort alta e snella, dalla chioma lunga color cioccolato e dagli occhi penetranti. Amo il mio lavoro per la libertà che mi permette e per gli incontri che mi offre. Ho un caratteraccio, sono lunatica, ipersensibile e vanitosa. Adoro i bei vestiti, i pistacchi, il caffé lungo e la musica latina. Infondo dentro sono un po’ tamarra, quando sono in macchina, mi piace ascoltare la radio a tutto volume! Non sopporto la Nutella, la volgarità e la maleducazione per tutto il resto penso che potremo arrivare ad un compromesso.

Sta venendo, lo capisco dal suo sguardo perso e lontano. C’è quasi, così aumento il ritmo, gli lascio cinque secondi e poi, slam! Si affloscia sopra di me e ci rimane a peso morto. Odio quando lo fanno! A malapena riesco a respirare. Subito glisso, – scusami caro, devo andare un attimo in bagno – e scivolo fuori dal letto e mi infilo sotto la doccia.

Quando torno è pronto per un secondo round e siccome non è malaccio sotto le coperte, lo accontento con slancio. Questa volta prendo il controllo e mi piazzo sopra di lui con un’agile mossa onde evitare conclusioni poco piacevoli. Non protesta e io arrivo subito al sodo. Mi muovo al galoppo presa dalla gioia irresistibile del buon sesso e non ci metto molto a venire. Anche lui, sotto la mia foga, mi afferra i seni e ci immerge il viso e dopo poco… Slam!

Cado al suo fianco esausta e quasi mi appisolo, quando sento l’odore irritante del fumo e apro scocciata un occhio. Lui mi guarda sorridendo e inspirando una lunga boccata. I suoi occhi sono dolci e soddisfatti e io mi sforzo per sollevare le labbra verso l’alto e rispondere con il mio sguardo più felice.
Martina, mi sono trovato proprio bene con te – dice quando ci siamo rivestiti, – per questo avrei una richiesta da farti.
Sentiamo.
Lui abbassa gli occhi e sembra imbarazzato. È un omone grande e grosso, con una posizione di tutto rispetto all’interno di una famosa multinazionale. La sua figura mi sovrasta, ma adesso sembra così buffo mentre non osa neppure guardarmi.
È da qualche tempo che ho una fantasia e solo tu puoi realizzarla. Se mia moglie lo sapesse chiederebbe il divorzio immediatamente!
Arriva al dunque?
Vedi mi piacerebbe che tu usassi un po’ di forza con me.
Vuoi che sia più aggressiva? – domando senza capire.
Si, qualcosa del genere. Mi piacerebbe che mi dessi qualche ordine, che mi dicessi cosa fare…
Inizio a capire che cosa ha in mente. – Vuoi essere sottomesso? – sputo fuori.
Esatto! Sapevo che avresti capito! E puoi farlo?
Posso farlo? Penso di si. Rispondo che ci devo pensare e che mi faccio risentire.

Lo richiamo il giorno dopo. Mi sento pronta per questa avventura e fisso un appuntamento per il giovedì seguente, a casa mia alle 13:00. Mi preparo con cura all’incontro, mi iscrivo ad una chat di slave master, mi informo sull’argomento, compro una tutina in latex e stivali alti fino al ginocchio per il vestiario, poi mi procuro un frustino e un paio di manette al sexy shop di fiducia.

Quando arriva giovedì sono pronta! La tutina di latex mi sta da urlo e mi sento una vera dominatrice , non vedo l’ora di provare il mio nuovo giochino che sta arrotolato su una sedia. Si presenta in abiti da ufficio e noto in lui una scintilla nuova negli occhi quando mi vede: è seriamente eccitato! Decidiamo assieme la safe word come si dice in gergo e il gioco ha finalmente inizio!

La mia voce si abbassa subito di due toni mentre scandisco le parole: spogliati e mettiti a quattro zampe.

Lui ubbidisce e inizia a sbottonarsi la camicia.
Come si dice? – chiedo severa bloccandolo.
Si, padrona.
Molto meglio, riprendi pure… schiavo.
Con un gesto rapido prendo il frustino, mentre sento qualcosa impossessarsi di me, è un senso di euforia mai provata prima. Ho in mano la situazione e so esattamente cosa voglio fare!
Dunque procediamo con ordine. La mia vittima si è denudata e si trova a quattro zampe sul mio pavimento. Con un gesto lento e deciso, avvicino lo stivale al suo viso – leccalo! – ordino.
E lui ubbidiente apre la bocca e inizia a passare la lingua sulla superficie liscia della scarpa.
Mettici più impegno!
E lui aumenta il ritmo delle slinguate. Ma siccome non mi sento soddisfatta alzo il frustino e inizio a batterlo sulle sue natiche con la giusta dose di fermezza.
Dì che sono la tua unica padrona!
Sei la mia unica padrona!
Ancora! – e do altri colpi.
Sei la mia unica padrona e signora! – grida lui.
Incredibile, quanto possa essere eccitante indossare un tutino di latex e tenere in mano un frustino! Mi sento potente! Ogni timore è scomparso. Il ruolo mi è entrato come un guanto.

Ho trascorso un’ora che non dimenticherò facilmente. Non so se ripeterò l’esperienza, per ora ho appeso nell’armadio la tutina in latex e ho riposto il frustino nel cassetto delle meraviglie, prima o poi vi racconterò del mio cassetto… ma questa è un’altra storia!
A presto
baci a tutti
Martina

Le mutandine

aprile 10th, 2014 by Lyla | Posted in Etero   No Comments »
Racconto letto 141 volte | Voti Totali: 7

di Veronique Amado
Il professor D. si alzò alla solita ora, fece colazione con caffelatte e biscotti ed accarezzò il suo
cane.
Si pettinò davanti allo specchio del bagno, prese la sua borsa con i libri ed uscì.
Passò davanti alla buca delle lettere, si guardò intorno per controllare che nessuno lo stesse
osservando, la aprì e tirò fuori un paio di mutandine.
Da donna.
Usate.
Questa storia si ripeteva tutte le mattine da oltre un mese: il professore usciva di casa e nella buca
delle lettere trovava delle mutandine da donna già indossate. Quella mattina erano di seta, color
champagne.
Le strofinò tra le mani per sentirne la morbidezza, poi le mise nella tasca del cappotto e si avviò
verso l’università.
Dal primo giorno che aveva ricevuto questa strana missiva, tentava di capire chi poteva essere la
responsabile di ciò.
Stava pensando ad una studentessa, il suo corso era frequentato da molte ragazze e lui riscuoteva un
certo successo con le donne, forse il fascino della cultura, ma non riusciva ad individuarla.
Il professore viveva con la madre, un’anziana donna che trascorreva i mesi invernali in riviera dove
la temperatura mite le calmava i dolori.
Il prossimo fine settimana avrebbe dovuto farle visita, la settimana prima non era andato.
Solitamente prendeva il treno il venerdì alle quindici e dieci ed in un paio d’ore giungeva a
destinazione, ma la settimana precedente era rimasto a casa sperando che la misteriosa “postina” si
rivelasse.
Speranza rimasta vana dato che non aveva ricevuto né visite né telefonate.
Giunse in facoltà con un certo anticipo, si recò in biblioteca a consultare il giornale poi andò
nell’aula 12.
Cominciò la lezione, ma man mano che parlava si accorgeva che la sua mente vagava altrove,
ritornava alla tasca del cappotto dove aveva riposto le mutandine trovate la mattina, e scrutava la
prima fila dove una ragazza bionda pareva sorridergli.
Le parole gli uscivano automaticamente dalla bocca: dopo vent’anni di insegnamento poteva
permettersi di parlare senza doversi concentrare su quello che doveva dire, una parte del suo
cervello ripeteva il contenuto della lezione, mentre i suoi pensieri aleggiavano liberamente.
Guardava la ragazza bionda, avrà avuto una ventina d’anni, aveva i capelli lisci e lunghi che le
incorniciavano il viso illuminato dagli occhi verdi.
Il corpo era magro, ma la maglia lasciava indovinare un seno sodo e grande.
Immaginava di accarezzare quel seno, vedeva le sue mani sulla carne rosa e morbida della ragazza,
l’avrebbe baciata e toccata dappertutto.
Si accorse che stava continuando a fissarla e che stava per avere un’erezione.
Distolse lo sguardo e si impose di concentrarsi sulla lezione.
Alle undici si interruppe: “Bene, per oggi abbiamo finito, riprenderemo il discorso domani.”
Mentre stava raccogliendo i suoi appunti sparsi sul tavolo, si avvicinò la ragazza che aveva fissato.
“Professore, come ha potuto Frazer scrivere “Il ramo d’oro” senza un’osservazione diretta
dell’oggetto della sua ricerca, come si può spiegare un fenomeno senza studiarlo, osservarlo…”
“Perché Frazer, così come facevano i suoi contemporanei, si poneva in un’ottica di superiorità
rispetto agli uomini primitivi, riteneva la cultura occidentale superiore a quella dei primitivi ed in
grado di spiegarla senza dover ricorrere all’osservazione diretta. Solo successivamente si affermò
necessità della ricerca sul campo e di strumenti propri per l’analisi antropologica.”
“Professore, lei dice sempre delle cose così interessanti… domani di cosa ci parlerà?”
“Credo che cominceremo Durkheim.”
“A domani, allora…”
“A domani.”
La guardò allontanarsi e non potè fare a meno di osservarle il sedere modellato dai jeans, piccolo e
sodo, ci avrebbe affondato le mani e non le avrebbe tolte più.
Era lei, sì, doveva essere lei, ne era sicuro.
Lui l’aveva fissata per tutta la lezione, certamente lei se n’era accorta e dopo si era avvicinata con
una scusa.
L’indomani l’avrebbe invitata a prendere un aperitivo dopo la lezione, e magari anche a cena la sera.
Tornò a casa dove Maria, la colf, gli aveva preparato il pranzo e mangiò. Rimasto solo tirò fuori le
mutandine dalla tasca del cappotto, le annusò e se le strofinò sul viso pensando a lei, poi le mise in
una busta di plastica e le infilò nel cassetto dove conservava anche le altre.
Doveva approfittare dell’assenza della madre, dopo la cena al ristorante avrebbe portato la ragazza a
casa.
Il professore era un bell’uomo, dopo la separazione dalla moglie era tornato a vivere con la madre,
non aveva figli.
Mentre la madre era al mare, ne approfittava per portare qualche collega a casa, ma le sue preferite
erano le studentesse, non aveva intenzione di risposarsi, la sua nuova vita gli piaceva ed era
sufficientemente libero, forse avrebbe dovuto trovarsi un pied-à-terre per quando non aveva la casa
a sua disposizione.
Il mattino dopo fece colazione ed uscì.
Quando giunse davanti alla buca delle lettere, si accertò di essere solo e la aprì: pizzo rosso. Le
prese, le avvicinò al viso per annusarle e le mise in tasca.
Arrivato all’università, si fermò a parlare con alcuni colleghi ma continuava a guardarsi intorno per
cercare di vederla passare.
Impresa impossibile, la facoltà a quell’ora brulicava di studenti, dato che la maggior parte dei corsi
stava per iniziare.
Raggiunse l’aula e sistemò gli appunti sulla cattedra, cominciò a parlare introducendo l’argomento
della lezione e con lo sguardo percorse tutta la prima fila.
Nulla. La cercò negli altri posti. Non c’era. Quel giorno lei era assente, eppure le mutandine le
aveva trovate. Perché mettergliele nella buca e poi non farsi vedere? Quella storia lo stava facendo
impazzire, voleva trovare la donna che le aveva indossate, la desiderava, la voleva.
Mentre stava parlando, era trascorsa quasi un’ora, si aprì la porta e la vide entrare.
Percorse le scale dell’aula magna e raggiunse la prima fila dove c’era un posto libero.
Si sedette e gli sorrise. Finalmente era arrivata. Non avrebbe sopportato l’idea di non vederla più.
Alla fine della lezione lei si avvicinò alla cattedra.
“Credo di aver perso gran parte della lezione di oggi.”
E’ fatta – pensò lui – sta cercando una scusa per attaccare discorso.
“Potrei riassumergliela al bar, magari davanti ad un aperitivo, che ne dice?”
“D’accordo, tanto non avrei più nulla da seguire oggi.”
Tra una pizzetta e un salatino riuscì a strapparle un invito a cena.
Quando tornò a casa, avvisò Maria che avrebbe mangiato fuori quella sera.
Passò a prenderla davanti all’università dove si erano dati appuntamento.
Cenetta in un ristorantino tranquillo, poi finalmente a casa.
La guardò spogliarsi, quando tolse il reggiseno vide due seni rosa tondi e sodi come se li era
immaginati.
“Queste le tengo io, ovviamente” disse quando lei si sfilò le mutandine.
La ragazza sorrise e fece finta di non capire.
Si inebriò con il profumo della sua carne, bevve i suoi nettari e la inondò con i propri.
Le ragazze giovani gli davano la carica, la prese ripetutamente, senza stancarsi, finché sfiniti non si
abbandonarono ad un sonno ristoratore.
Ma durò poco, perché lui si svegliò dopo poche ore e ricominciò a possederla alternando il piacere
al riposo, in un gioco che si continuò fino al mattino successivo. Dopo colazione la riaccompagnò a
casa e andò all’università, per fortuna era venerdì ed il giorno successivo non avrebbe avuto lezione.
Quando rientrò a casa, trovò un biglietto di Maria che gli ricordava che la sera sarebbe stata
impegnata nella preparazione della cena a casa del conte e della giovane moglie, un tipo strano, lui,
che chiamava gli amici con dei numeri al posto dei nomi.
Nel biglietto c’erano anche gli auguri di buon compleanno – me ne ero quasi dimenticato – pensò lui
e sul tavolo spiccava un pacchettino infiocchettato.
Lo aprì e c’erano un paio di mutandine.
Da donna.
Usate.

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Le mutandine

Sara (la mia ex)

aprile 4th, 2014 by Lyla | Posted in trasgressivo   No Comments »
Racconto letto 133 volte | Voti Totali: 9

sara-racconti-erotici-trasgressivi

Quando entrai, l’ingresso era in penombra, Sara teneva le persiane chiuse per il caldo, entrai e mi
chiusi la porta alle spalle mentre lei si era già incamminata precedendomi, verso camera sua.
Quella casa la conoscevo bene, l’avevo frequentata per anni, eppure mi sembrò estranea, o
cambiata.
In realtà non era cambiato nulla.
Il grande salone a destra dell’ingresso, col pianoforte alla parete, in fondo, e il tavolo quasi al centro
della stanza, i quadri di Enrico Baj e Mirò, la Menorah sul caminetto, la grande libreria dietro il
muretto basso in pietra serena, proprio davanti alla porta.
Sara camminava davanti a me, con indosso una maglietta bianca, a piedi nudi, senza mutande.
La maglietta arrivava appena sotto le cosce, a coprire il bel sedere tondo.
Aprì la porta di camera e andò spedita verso la finestra.
Sotto il davanzale, in terra, una grande busta della spesa piena di roba.
“Tieni” – mi disse e mi porse una bustata di libri e quaderni buttati alla rinfusa.
Presi la busta in braccio e le chiesi se non aveva una borsa di tela o qualcosa che non rischiasse di
rompersi.
“Non ho una borsa da darti, ne hai già una delle mie, anzi la potevi portare eppoi cosa vuoi sei tu
che devi portar via le tue cose per me restano qui”.
Era davvero arrabbiata, gli occhi stretti e tutto il corpo teso, io le dissi parliamo perché la tensione
mi faceva star male e perché andar via così mi era impossibile, la carezzai sul bel viso moro e
abbronzato, voltò la testa di scatto a sinistra, ritraendosi.
Le sfiorai i capelli ricci che sentivo morbidi e bellissimi al tatto, lei allora non si ritrasse, mi
abbracciò forte piangendo e la sentivo tutta addosso a me, quel bel corpo caldo al già caldo
pomeriggio di luglio.
Mi faceva sentire un carnefice.
Poi sapeva bene che questo che succedeva, era un groviglio di contraddizioni.
Di amori che si intrecciavano, di infedeltà incrociate, intrecciate dal tempo nonostante il grande
affetto e l’amore che avevamo da darci.
Anch’io la strinsi forte a me, ero commosso, non sapevo cosa dire, mi veniva da piangere.
Sara mi parlava tra singhiozzi, sospiri, diceva
“io non ce la faccio, non posso non posso mi manchi da impazzire mi manca il tuo bel corpo il tuo
profumo mi manca fare l’amore con te”.
Mi implorava di ripensarci che lei capiva, che mi ero preso una sbandata estiva, che Mariella non
mi amava, e che neanch’io l’amavo, che era un’ipocrita falsa bugiarda, una falsa amica, una troia.
Era vero che non l’amavo. Forse.
Parlava di Mariella e sapevo che aveva anche ragione.
Questo era il problema, sapevo che Mariella era il mio paese dei balocchi, non un amore e che le
prime tempeste ci avrebbero sbriciolato.
Ma adoravo quel Luna Park, quel paese dei balocchi in cui smarrirmi, vendere l’abbecedario,
diventare asino.
Disse “io lo so che non l’ami quella merda e lo so che stai facendoti male per conto tuo. Resta qui
oggi. Non andare. Resta qui e stai con me.”
Si stava così in piedi, in camera sua, abbracciati e stretti e lei mi baciava sul collo, accarezzandomi
la testa.
Le dissi
“Non si può, io ho deciso Sara, non si può continuare così lo sai…”
Mentre parlavo la sua mano si spinse tra di noi, dentro il nostro abbraccio, sulla mia pancia e sotto
la cintura dei pantaloni.
Mi massaggiava e era già duro per conto suo.
Sara si inginocchiò lentamente, dopo avermi sbottonato la camicia, e i pantaloni.
Le tenevo la testa tra le mani chiamandola puttana, tegame, succhialo troia…
Era il nostro modo di giocare.
La sentivo sorridere mentre mi faceva il pompino, ogni tanto alzava la testa e sempre tenendolo in
bocca mi guardava con gli occhi ben aperti.
Mi appoggiai al muro, accanto alla porta di camera.
Le dissi
“Sara, voltati”.
Sara smise di succhiarmelo e si mise a quattro zampe sul pavimento porgendomi il culo.
La testa voltata all’indietro, le labbra socchiuse.
Era bagnata, le accarezzai la fica piano piano, poi mi chinai e cominciai a baciargliela.
Aveva solo una maglietta, niente mutande, il culo cosi` all’aria, pronto.
La potta fradicia un po’ per l’eccitazione, un po’ per la mia saliva.
Risalii piano lungo il solco delle natiche, leccandola lungo la schiena, mi misi appiccicato dietro di
lei baciandole il collo, poi mi alzai e inginocchiato dietro di lei, le strinsi le natiche con le mani,
allargandole.
Poggiai il glande sul buco, su quel suo buco che avevo riempito tante volte, riempiendola d’amore e
di sofferenza, come per riempirle l’anima.
Ma le chiedevo sempre se lo voleva.
Era parte della nostra ritualità sessuale e dei nostri giochi tra innamorati.
Le chiesi
“Dove lo vuoi èh troia, dimmi dove lo vuoi”.
Sara rispose con una specie di mugolio, un si e un mugolio
“Inculami” -disse
“Voglio che mi rompi il culo”.
Le tiravo i capelli mentre spingevo e affondavo il cazzo in quel buco meravigliosamente elastico e
dilatato.
Sara aveva sempre degli strani gesti nel rapporto sessuale.
La stavo prendendo dietro, le tiravo i capelli, e lei sporse una mano dietro di se per sentire quanto
fosse dentro.
C’ero appena in punta e lei disse
“di più, inculami, rompimi il culo, voglio sentire il tuo cazzo dentro tutto dentro”.
Sembrava un’invasata, dimenava i glutei perché entrassi più a fondo dentro di lei, in quel buco nero
a precipizio sul suo piacere.
Lentamente entrai fino a metà, Sara continuava a appoggiarsi su una mano sola a terra, con l’altra
mi massaggiava i testicoli, poi tornava a sentire quanto fossi dentro, finché cominciò a masturbarsi.
La guardavo come si guarda una persona estranea, trasfigurata da questa sodomia assurda, da un
chiavata d’addio mentre ci lasciavamo e io ero passato a prendere le mie cose.
Mi pregò di non goderle dentro.
-”Dentro no ti prego, continuo con la bocca, ti faccio venire in bocca”.
Lo tirai fuori e Sara si sdraiò sulla schiena.
Mi masturbavo sopra di lei.
Sorrideva, aveva quella faccia soddisfatta da bambina pigra che aveva sempre dopo un orgasmo.
Mi inarcai sopra di lei e glielo infilai in bocca.
Praticamente la chiavai in bocca, cominciai a sbatterla forte sempre più veloce e non riuscivo a
venire, Sara aveva delle specie di conati, perché le premevo sul palato e sudavo e sbuffavo come un
trattore finché non sentii partire tutto, i miei movimenti, il calore, e fui nel nulla.
Le riempii la gola di sperma, sentivo che tossiva, tossiva e beveva e continuava a ingoiare.
Ricominciai a pensare dopo un secolo o due, non so quanto tempo, per me furono un attimo, o
duecento anni.
Pensai Ingoia, troia.
Ci sdraiammo vicini, sul pavimento.
Il pavimento era fresco, e passava un filo di vento.
Avevo questa brezza addosso.
Alzai un po’ la testa, voltandomi verso Sara che era appoggiata sulla mia spalla.
La giornata era iniziata così.

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Sara (la mia ex)

RICATTATI DAGLI AMICI DI NOSTRO FIGLIO

marzo 30th, 2014 by JACK S. MILTON | Posted in cuckold, gangbang, orgia, Racconti Erotici, trasgressivo   No Comments »
Racconto letto 155 volte | Voti Totali: 4

Io e mia moglie siamo una coppia trasgressiva, ci piace incontrare altre coppie e singoli trasgressivi. Per farlo frequentiamo club, dove ci sentiamo liberi di vivere la nostra trasgressione. Ovviamente, le nostre scappatelle, le teniamo nascoste a tutti. Soprattutto a nostro figlio Federico.

Quel pomeriggio, quando ho aperto la porta e mi sono ritrovato davanti sei amici di Federico, pensavo che fossero venuti lì per cercarlo.
“Federico è a scuola di pianoforte!” li ho detto io, e uno di quelli mi ha fatto intendere che erano lì per parlare con noi, per questo gli ho fatti accomodare in salotto.

Quando ho visto quelle foto mi sono sentito male. Non so come abbiano fatto, fatto sta, erano riusciti a fotografarci in una delle nostre serate trasgressive. Una decina di foto che ritraevano mia moglie farsi scopare da altre donne, e io vestito da donna farmi fottere da altri uomini.
Ho intuito subito che avevano intenzione di ricattarci. Mi sentivo uno schifo, alla sola idea di essere raggirato da sei ragazzetti appena maggiorenni. Ma tremavo all’idea che Federico scoprisse la bisessualità mia e di sua madre.
“Quanto volete per tenere la bocca chiusa?” li ho chiesto, senza tanti preamboli.
“Voliamo solo una cosa!” mi risponde quello che sembrava essere il boss del gruppo.
“Cioè?” gli chiedo io.
“Cioè, lei!”mi risponde lo stesso, indicando mia moglie.
Era ovvio che da mia moglie non desideravano una torta di mele ma bensì altro, ma io non potevo proprio permettere.
“Non ci penso nemmeno!” è stata la mia risposta.
“Bene!” mi risponde l’amico di mio figlio, “Vorrà dire che Federico saprà i gusti del suo papà!” mi fa, mostrandomi una foto sul suo palmare, con io che prendevo in bocca due cazzi.
A quel punto ho cominciato a trattare offrendo soldi, vacanze, motorini nuovi. Ma loro niente.
Ad un certo punto lo stesso ragazzotto mi minaccia con il palmare in mano.
“O ti decidi, o spediamo le foto a Federico!”

Io e mia moglie a quel punto non abbiamo avuto scelta. Seguendo gli ordini di quei sei, siamo saliti in camera nostra. Mi hanno legato a una poltrona, giusto per impedirmi di avere qualche reazione. Mi hanno tappato persino la bocca, ma non mi hanno bendato, visto che volevano che io vedessi.
Hanno ordinato a mia moglie di spogliarsi completamente nuda, e subito dopo si sono spogliati anche loro.
Tanto per iniziare hanno preteso da lei un pompino a testa con ingoio, poi una volta distesa sul letto hanno iniziato a scoparsela in sei. Tutti e sei contemporaneamente.
L’hanno messa a pecorina. Un cazzo in fica, uno in culo, e due in bocca, e gli altri due individui segati dalle mani di mia moglie.
Di tanto in tanto si davano il cambio. Chi sotto passava sopra, chi dietro davanti. Dalla mano alla fica, dal culo alla bocca.
All’inizio mi veniva la nausea a vederli trattare come una puttana la mia signora, la madre di mio figlio. Poi, davanti a quell’orgia mi sono ritrovavo uno spettatore eccitato.

Sono andati avanti per ore, a usarla a loro piacimento. Quando se ne sono andati pensavo che tutto fosse finito, invece non era così. Il ricatto continua, oramai da mesi.

Ogni giovedì per lavoro mi devo recare a Firenze. Parto alle due, e torno alle nove di sera. Ultimamente chiedo a mio figlio Federico di accompagnarmi, così se mi sento stanco durante il viaggio continua a guidare lui.
Lui, da bravo ragazzo viene con me ogni volta, ma la storia della mia stanchezza è solo una balla. La torbida verità è che ogni giovedì porto mio figlio con me, per permettere ai suoi amici di andare a casa nostra a scoparsi sua madre.

PS : I miei racconti sono storie di fantasia. Nei miei racconti tutti i protagonisti sono maggiorenni e consenzienti. Per quanto spinte o estreme, le mie storie non vogliono essere di cattivo esempio, ma solo divertire letteralmente un pubblico adulto, appassionato del genere erotico

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: RICATTATI DAGLI AMICI DI NOSTRO FIGLIO

SCOPATA DA TUO FIGLIO (storia vera)

marzo 30th, 2014 by JACK S. MILTON | Posted in Incesto, Racconti Erotici   No Comments »
Racconto letto 255 volte | Voti Totali: 14

Di solito racconto storie estreme, totalmente inventate. Ma questa volta voglio raccontarvi una storia reale al cento per cento, che ha il suo che di estremo.
In quel periodo mi scopavo Anna, una splendida quarant’enne divorziata con figlio di diciannove anni a carico, che avevo conosciuto andandola a trovare a casa sua. Anna faceva e fa tutt’ora l’architetto. Ci siamo conosciuti in una festa, tramite amici comuni, e in poco tempo abbiamo iniziato a frequentarci diventando amici di letto. Non era una vera e propria storia d’amore la nostra, eravamo semplicemente trombamici.
Quando Anna aveva voglia veniva da me. Scopavamo, e poi uscivamo a mangiarci una pizza.
Anche all’epoca mi piaceva scribacchiare e pubblicare racconti osceni, spesso estremi, e Anna li leggeva tutti e le piacevano.
A letto poi, le cose che la eccitavano di più oltre alle leccatine nelle parti intime, erano le parolacce e le porcate che le sussurravo.
Impazziva nel sentirsi chiamare, puttana, zoccola, troia, vacca da monta. Godeva come una pazza quando mentre la scopavo le dicevo che mi sarebbe piaciuto scoparla con altri tre uomini, vederla leccare la fica a un’altra donna, spompinare un senegalese ecc ecc.
Quel pomeriggio, Anna era venuta da me per la solita scopata, ma era stressata al massimo per questioni di lavoro. Io la scopavo, ma lei dallo stress non provava niente, fingeva soltanto di godere.
La sua fica era asciutta, i suoi capezzoli ritirati.
“Se vuoi smettiamo!” le faccio, mentre la sto pompando tra le sue cosce.
“No, continua!”mi fa lei.
“Ma tu non stai godendo!” le dico io.
“Sì scusa, sono stressata!” mi risponde lei.
“Allora smettiamo!” le propongo di nuovo io.
“No!” mi fa lei, “Fammi eccitare, dimmi delle porcate!” mi chiede, e io parto con il mio repertorio.
“Sei proprio una gran troia, una puttana, una vogliosa di cazzo…” vado avanti, ma lei niente, rimane fredda come un manichino.
“Ti scoperei in mezzo a tutti, vorrei vederti prendere tre cazzi contemporaneamente, vorrei vederti leccare la fica alle tue amiche…” e lei niente, fredda, passiva, con una fica asciutta come quella di una novant’enne.
“Di più, di più! Dimmi cose più spinte!” mi chiede lei, e io spingo la mia fantasia al massimo.
“Vorrei vederti stuprare in un cesso pubblico, vorrei vederti scopare con XXXXXX la tua attrice preferita, vorrei vederti sborrare addosso da tutti gli uomini che conosci …” e lei niente, ancora niente, sempre fredda come un pezzo di ghiaccio.
A quel punto, non so come e perché, mi passa proprio per la testa suo figlio. Un bel ragazzo, attraente, con un bel fisico, e spontaneamente me ne esco con quella provocazione.
“Vorrei vederti scopare da tuo figlio!”
“Ma che cazzo stai dicendo!!!” mi grida lei in faccia, e quel suo incazzarsi per quella battuta quasi mi diverte, per questo ne sparo un’altra.
“Secondo me, il tuo Gabry, si infilerebbe volentieri tra le cosce della sua bella mammina!” le dico io, e lei, sotto di me, mi molla un ceffone dritto in faccia. Ma oltre al ceffone, quello che sento in quel momento è la sua fica bagnarsi all’improvviso.
Se fosse stato per quel ceffone, avrei smesso con quella storia di suo figlio, ma nel sentire la sua fica bagnarsi all’improvviso, mi sono ritrovato a pensare che quella fantasia sì la infastidiva, ma sotto sotto la eccitava pure. E il fatto che eccitasse lei, eccitava pure me. Per questo ho continuato, e dopo averla afferrata per i polsi, per evitare che mi arrivassero altre sberle, ho continuato a infierire con quella fantasia.
“Credimi è così, non c’è nulla di male, lui a diciannove anni e gli ormoni a mille, e tu sei una gran bella donna!”
“Ma sono sua madre, testa di cazzo!!!” mi grida in faccia lei.
“La cosa lo eccita di più! Mai sentito parlare del fascino del proibito?” continuo a infierire, e intanto continuo a sentire la sua fica farsi sempre più bagnata.
“Mio figlio non è un pervertito!”grida lei.
“Ho visto come ti guarda il culo!” rispondo io. E anche se sinceramente in quei momenti stavo spudoratamente inventando, e non sapevo e non so tutt’ora se veramente suo figlio nutriva in lei qualche erotica attrazione, comunque, un paio di volte che mi ero fermato a casa sua a cenare, mi era capitato di incrociare gli occhi del giovane Gabriele puntare dritti verso il culetto di mammina, chinata a tirar fuori l’arrosto dal forno. Ma su questo non c’è nulla di male, un bel culo è un bel culo, e vien spontaneo guardarlo, e non importa se è della tua ragazza, dalla tua collega o di tua madre, tua sorella, o tua figlia.
Comunque sono andato avanti, e dalle battutine, sono passato a descriverle quelle perverse fantasie.
“Secondo me prima o poi si infila nel tuo letto, e forte com’è ti costringerà a essere la sua puttana per una notte intera!”
“Smettila!!!” mi grida lei.
“Sentirai il suo cazzo dentro la tua fica, o forse prima te lo sbatterà in bocca, e ti disseterà con la sua sborra, e alla fine piacerà anche a te, adorerai essere la sua troia. Gli concederai di tutto…
Ad un certo punto, Anna non parlava più, mi guardava soltanto, e ansimava di piacere. E a quel punto, ho voluto fare una prova.
“Okay, basta, scusa, sono stato uno scemo!” le sussurro, “Parliamo di quel calciatore che ti piace tanto!”
“No!” mi fa lei, “Continua!” mi chiede, e io a quella richiesta mi sento impazzire.
“Ammettilo che ti piace!” la sfido.
“Sì, mi piace!” mi fa lei, e io riprendo a darci dentro con quella perversa fantasia.
“Secondo me, si fa delle fantasie su di te, Anna! Dovresti provare a provocarlo, per vedere come reagisce, tipo girare semi nuda per la casa, infilarti nel suo letto di notte…”
Anna sotto di me impazziva alle mie parole.
“A dire il vero dovresti scopartelo. Giusto per insegnarli anche come si fa a far godere una donna!”
A un certo punto a voluto stare sopra lei, e non l’ho vista mai, cavalcare così.
“Infondo è anche un tuo diritto. Lo mantieni, gli paghi gli studi e i vizi, è giusto che sia tu la prima a godere del suo cazzo!”
Io continuavo a sparare oscenità, e lei sopra di me impazziva sempre di più. La sua fica era un lago, il suo corpo scottava da sangue che le ribolliva.
“Mio dio, pacherei oro per vederti fargli un pompino. Anzi a essere sincero vorrei scoparti insieme a lui!”
“Sì, sì, sì continua, continua!!!” gridava Anna sopra di me, ad occhi chiusi.
“Potrei insegnarli tante cose sul sesso e sulle donne, e tu faresti da cavia. Ogni madre dovrebbe mettere il proprio corpo a disposizione di suo figlio, e insegnarli l’arte del far godere.”
Ovviamente, non credevo minimamente alle cose che dicevo. Le dicevo soltanto perché eccitava Anna, e il fatto che Anna era eccitata per quelle perverse fantasie, eccitava anche me. E più io mi spingevo a dire cose sempre più perverse, più lei sopra di me godeva come una matta.
“Dovresti scoparti anche la sua ragazza, giusto per vedere se è la ragazza giusta per tuo figlio…”
Continuavo io.
“Anzi, ce la scopiamo in due, davanti ai suoi occhi. Così gli facciamo vedere come deve fare per farla godere.
Andavo avanti,
“Sarebbe anche bello, che tu ti faccia sbattere dai suoi amici, quando non hanno di meglio da fare, e passano pomeriggi interi davanti alla play -station.”
E ancora.
“Visto che i genitori della sua ragazza ti stanno antipatici, perché non li seduci e te li scopi?”
Sparavo stupidagini perverse, senza fermarmi. Poi, ad un certo punto, mi sono alzato sfilandomela da sopra, e con forza l’ho messa a pecorina.
“Ora facciamo un bel gioco!” le ho sussurrato. “Facciamo finta che io sia il tuo Gabriele!”
Ho iniziato a scoparmela così.
“Sei una troia mamma, sei una troia!!!” le gridavo io addosso, sforzandomi persino di imitare la voce di suo figlio.
“Sì Gabriele, amore mio, fai godere mamma!!!” rispondeva lei, e così siamo andati avanti, a suon di battute e risposte, simulando quel rapporto incestuoso tra lei e suo figlio.
Di tutte le scopate con Anna, non ricordo una più intensa.
Dopo essere venuti, nel classico momento post-orgasmo, siamo rimasti per un po’ in silenzio, ognuno a pensare ai fatti propri e a fumarsi una sigaretta.
“Ma davvero una cosa così ti piacerebbe?” le ho chiesto poi spontaneamente, sorridendole.
“Che cosa?” mi chiede lei.
“Farti scopare da tuo figlio!” le rispondo io.
“Ma che cazzo dici, sei fuori!” è stata la sua risposta, prima di alzarsi e andare in bagno.
Quando è tornata in camera, di quella cosa non ne ha più voluto parlare, e più non ne abbiamo parlato, ma comunque non ci sono dubbi, che mentre scopavamo, quelle perverse fantasie su suo figlio, l’avevano mandata in ecstasy.

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: SCOPATA DA TUO FIGLIO (storia vera)

ORGIA IN FAMIGLIA

marzo 29th, 2014 by JACK S. MILTON | Posted in Incesto, orgia, trasgressivo   No Comments »
Racconto letto 127 volte | Voti Totali: 5

La cazzata l’abbiamo fatta io e mia moglie. Volevamo apparire ai nostri figli come due genitori moderni e alla fine ci siamo ritrovati invischiati in una situazione che mai avremmo pensato.
Tutto è iniziato quando Manuela, mia moglie, ha trovato una canna nel giubbotto di nostro figlio Marco, che a sentir lui gli era stata regalata la sera prima a una festa. Subito è partita la classica discussione in famiglia su droghe leggere, droghe pensanti, su ciò che giusto e ciò che è sbagliato, con io che mi sforzavo di spiegare ai miei figli che una canna può anche passare, basta solo non passare a roba più forte e nociva.
In parole povere, all’apice della discussione, un po’ sfidati da mio figlio Marco, io e Manuela abbiamo deciso di fumarci quella canna in compagnia dei nostri figli, nella tranquillità e nella privacy del salotto di casa nostra. Infondo eravamo tutti convinti che si trattasse solo di una semplice canna.
L’abbiamo accesa, ce la siamo passata, un tiro due tiri, tre tiri. Ho sentito la mia testa leggera, ridevo senza alcun motivo, e intorno a me tutti ridevano. A un certo punto mi è venuta voglia di ballare, mi sono alzato in piedi e mi sono messo a ballare, e tutti intorno a me ballavano. Poi, mi è venuta improvvisamente voglia di spogliarmi, e senza pensarci due volte ho iniziato a spogliarmi, e come mi spogliavo io, si spogliava mia moglie, mia figlia mio figlio.
Quella canna l’abbiamo accesa verso le undici di sera. Alle undici e dieci ballavamo tutti nudi in soggiorno. Alle undici e venti eravamo tutti distesi sul tappeto del soggiorno a toccarci palpeggiarci senza ritegno. E alle undici e vent’otto, eravamo completamente partiti.
Mi sono ritrovato seduto sulla mia poltrona, con mia figlia in ginocchio davanti a me che mi leccava il cazzo.
Manuela, distesa sul tappeto, si faceva sbattere da Marco come una puttana che non vede un cazzo da dieci anni.
Stavo impazzendo dall’eccitazione che mi dava la lingua di mia figlia, e godevo nel vedere come mio figlio si sbattesse mia moglie.
Volevo scopare anch’io. Mi sono alzato dalla poltrona, sul tappeto ho messo Lisa a pecorina, e prendendola per i fianchi ho iniziato a penetrare la sua giovane fica stretta, e mentre me la scopavo, continuavo a guardare mio figlio, sbattersi mia moglie.
“Vieni avanti papà!” mi fa ad un cento punto mio figlio. Le sue intenzioni, le ho già capite. Così con una sculacciata faccio avanzare Lisa, fino a farla ritrovare sopra a sua madre a sessantanove.
Manuela da sotto inizia a leccarmi le palle. Marco divarica ancor più le cosce di sua madre, poi senza farle del male afferra sua sorella per i capelli e le abbassa la testa.
“Lecca la fica di mamma!” le ordina, e Lisa obbedisce, e Manuela da sotto non ci pensa due volte a ricambiarle il favore.
“Dammi il cinque, papà!” mi fa mio figlio.
Inconsciamente, sono venuto dentro mia figlia, e l’orgasmo che ho avuto è stato così forte che oltre aver riempito la mia principessa, sono riuscito pure a sbiancare il volto di mia moglie.
“Voglio due cazzi!” è stata la sua richiesta, una volta che ci siamo sciolti da quella posizione.
Mi sono disteso, il mio cazzo era ancora duro. Mia moglie è montata sopra di me, mentre mio figlio ha iniziato a prenderla analmente da dietro.
“Il marito in fica, e il figlio in culo! Cosa può pretendere di più una donna!” è stata la sua battuta, mentre ce la sbattevamo in due.
“E io, che faccio?” ci ha chiesto Lisa, quasi in disparte.
“Siediti qui sul sofà!” le fa Manuela, e Lisa si è seduta sul sofà, di fronte a sua madre. Manuela le ha aperto le cosce, iniziando avidamente a leccarle la fica. Siamo andati avanti così, finché Manuela non ne ha avuto abbastanza, e Lisa a voluto prendere il suo posto.
A quel punto, ho voluto essere io quello dietro. Sbattevo il cazzo in culo a mia figlia, e intanto spingevo la sua testa tra le cosce di sua madre.
A mezzanotte in punto, siamo caduti esausti sul tappeto, e lì ci siamo addormentati.
Vi lascio solo immaginare l’imbarazzo del risveglio.
“Dimentichiamoci tutto, non è successo niente!” sono state le sole parole di mia moglie.
Sono passate un paio di settimane da quella sera, e io non faccio altro che pensarci e ripensarci. L’effetto della canna è completamente sparito, ma non vi è giorno che non mi prenda la voglia di rifare quell’insana orgia in famiglia.

PS : I miei racconti sono storie di fantasia. Nei miei racconti tutti i protagonisti sono maggiorenni e consenzienti. Per quanto spinte o estreme, le mie storie non vogliono essere di cattivo esempio, ma solo divertire letteralmente un pubblico adulto, appassionato del genere erotico

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: ORGIA IN FAMIGLIA

Orgia a tre

marzo 27th, 2014 by Lyla | Posted in orgia   1 Comment »
Racconto letto 200 volte | Voti Totali: 24

racconti-orgia-erotici

Per fortuna quella noiosissima festa era terminata presto!! Di solito le feste in casa della mia amica
Flavia erano molto diver- tenti, ma quella serata si era risolta in un vero disastro: signore tutte
parate a festa con gioielli e pennacchi, col trucco sfatto per via dei troppi sbadigli.
I signori, invece, in smoking, si lamentavano per il colletto inami- dato, insomma la noia mortale
aveva convinto tutti ad andarsene a ca- sa presto.
Dopo i soliti estenuanti saluti di commiato, nel soggiorno di Flavia eravamo rimasti solo io e Gaia
per il drink della staffa. In fondo e- rano gli amici piu’ cari che io avessi e non me la sentivo di lasciarli
soli a piangere sul fiasco della serata.
Tutto sembrava filare liscio come il solito tra noi, quattro chiac- chiere e qualche whisky, forse uno
di troppo, quando improvvisamente Flavia, con la scusa che stava morendo di caldo, si tolse la
gonna e si sbottono’ il giubbetto scoprendo in un sol colpo le sue splendide tette e la figa pelosa,
sorprendentemente nuda.
Per non mettere in imbarazzo l’amica, anche Gaia dichiaro’ di morire dal caldo e si tolse gli abiti,
mentre io ero stupito ed eccitato al- la vista di tale spettacolo. Non avrei mai immaginato che
fossero cosi’ porche quelle due!!
Sentii l’uccello tra le gambe che si metteva sull’attenti, come vo- lesse portar rispetto alle signore, e
mi levai i pantaloni e i boxer per mostrare a quelle troie le intenzioni del mio cazzo che non ave- va
per nulla caldo, ma che anzi non vedeva l’ora di riscaldarsi in quelle graziose topine…
Ma evidentemente le due avevano ben altri progetti per la testa, in- fatti senza neanche degnarmi di
uno sguardo, cominciarono a toccarsi ridacchiando, aprendosi le gambe ed esplorandosi tra le
pieghe della figa a vicenda, mentre io mi masturbavo come un adolescente. Al momento pero’,
rimasi sconcertato da tanto disinteresse per la mia splendida fava (non fo per vantarmi, ma e’ lunga
ben 24 cm), ma poi capii. Flavia e Gaia, che erano molto amiche, non potevano applicare la legge
del “meta’ per uno” ne’ quella del buon senso che “uno per uno non fa male a nessuno”; preferivano
rinunciare a farsi riempire da me, pur avendone una gran voglia.
Per fortuna io ho lo memoria lunga e mi ricordai che una volta Flavia mi aveva mostrato un cazzo
finto doppio di dimensioni eccezionali, e dopo una breve ricerca nei cassetti di casa, ritornai con
l’oggetto in mano.
Finalmente in “quattro” potevamo iniziare una bella partita a poker, dove il punto vincente sarebbe
stato la doppia coppia svestita. Mi avvicinai alle due e le unii, infilandole contemporaneamente il
fallo di puro lattice. Poi, potei finalmente togliermi lo sfizio di infilare il mio uccellone che stava
per scoppiare in bocca a quella porcona di flavia che parve gradirlo molto da come prese a leccarlo.
Ma da come succhiava era chiaro che aveva una gran voglia di schian- tarselo in figa e dopo aver
scambiato un’occhiata con gaia, decisi che era il momento di accontentare la mia cara amica. Sfilai
il cazzo finto che aveva avuto il merito di rompere il ghiac- cio e liberai le due che trascinai verso il
tavolo, dove mi sdraiai, facendo sedere Flavia sul mio uccello a gambe larghe, pronto ad in- forcarla
come lei desiderava.
Poi volle che le sborrassi in gola e lei bevve tutto senza far uscire neppure una goccia e ando’ ad
offrire la sua bocca piena di sperma, alla sua amica.
Incredibile!!

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Orgia a tre

IL CAVALIERE, LE CORTIGIANE E LE SOUBRETTE(II atto)

marzo 23rd, 2014 by mimmo story | Posted in Incesto, Trio   No Comments »
Racconto letto 42 volte | Voti Totali: 29

II atto.

Dopo una breve pausa, i due illustri viziosi, chiesero alle due cortigiane di distendersi sul lettone a baldacchino; entrambe in posizione supina, di spalancare le cosce, aprire per bene con le dita le rispettive passere(una pelosa, quella di donna Vittoria, l’altra depilata, quella di Veneranda); perché, avevano voglia d’infilarvi dentro le loro lingue.

 

Il cav: che dici, prof, a queste due nostre cortigiane, le facciamo distendere sul lettone come due vacche e, gli lecchiamo le fighe, facendole sbrodare come due  «Elena di Troie»!?

Il prof: oh! eccellente idea, caro cavaliere! Anche a me, è venuta voglia d’assaporare le passere di queste due dolci signore!

I due, le leccarono appassionatamente, facendole sbrodare per ben due volte; ma poi, la voglia di cazzo si fece più pressante e, allora…….

Donna vittoria: adesso, desidero che un grosso palo di carne sfondi la mia figa! tu, Veneranda?

Veneranda: anch’io! La mia passerona infuocata, desidera essere penetrata da un tronco carneo.

Il cav: che dici, prof, ci distendiamo su questo meraviglioso e soffice lettone a baldacchino e, ci facciamo cavalcare a «spegni moccolo» da queste due belle troie?

IL prof: ottima idea, cav! cosi, le sborro in figa; io, preferirei donna Vittoria.

Il cav: ok, accordato; ma poi, facciamo un breve «changer la Reine »! (cambiare la dama)

Il prof: ma, certamente!

I due illustri pervertiti, si distesero sull’enorme lettone a baldacchino; e le due donne, gli saltarono sopra «a cavalcioni»; e, li cavalcarono a fasi alterne, facendoli sborrare, nelle rispettive fighe.

Donna Vittoria: ahhhhh!!! Sììììì!!!! tutto dentro, tutto dentro, Sìì!! anche un po’ nel culo! Ahhhh!!! Sto scolando sbroda, come una vacca sìììììì!!!!

Veneranda: anch’io, anch’io, scolo, come una lurida vacca! Ahhhh!!!!!!!!

Il cav: mmm!! Bella giumenta; anch’io, sto sborrando come un porco, sì! Come un porco, vengo, vengo, vengooooo!!!! Ohhhhh!!!!

Il prof. dai, troiona, altri due colpi e, vengo anch’io, sììììììììì!!! Sììììì!!! Vengo, sborrooooooooo!!!!!!!! Sììììììììììììììì!!!!1 Uhmmmmm!!!!!!

Il cav: allora, prof, me le procuri, queste pollastre?

Il prof: certo, cavaliere! Le faccio sapere domani nel tardo pomeriggio

Il cav: D’Accordo, aspetto una sua chiamata.

 

L’indomani, donna vittoria, presenta sua figlia Patrizia al cav Cavalcanti.

 

 

“il quale, inizia a palpeggiarla”.

 

Il cav: prego, accomodatevi!

Donna Vittoria: vi presento mia figlia Patty!

Il cav: oh! Molto lieto! Bella  mora, ehm bellissime forme, fisico da top model!

Patty, esclama dentro di se: “proprio, un vecchio depravato, porco pure”!

Patty: ehm! Piacere è mio, cavaliere! Ha visto, che bel fisico; posso fare televisione, posso entrare nel mondo dello spettacolo!?

Il cav: oh! Ma tu, puoi fare tutto quello che vuoi, dolcezza; basta, essere un po’ gentile!

Patty: gentile, in che senso, si spieghi meglio.

Il cav: beh! Per entrare in quel mondo ed avere successo, bisogna: “aprire molte porte ed anche portoni”, bisogna soddisfare le voglie più nascoste e perverse di qualche capo, sia uomo che donna.

Patty: ma poi, la carriera è garantita?

Il cav: beh! Al 90% si!

Patty: capito.

Il cav: beh! Io direi di dare un occhiata alle grazie corporee di questa dolce donzella; che ne pensate, donna Vittoria!?

Donna Vittoria: beh! Non saprei; se lei, vuole!?

Patty: se al cavaliere, fa piacere, potrei anche farlo!

Il cav: perfetto; allora, io direi di fare un bel giochino. Dolcezza, mentre tu, ti spogli, tua madre, inizia a masturbarmi e poi, a farmi una bella pompa; cosi, posso contemplare meglio le tue splendide forme. Oh! Naturalmente, a buon rendere!

Donna vittoria: io ci sto!

Patty: bene; allora, inizio a spogliarmi.

Il cav: bene, che si aprano le “danze”! ah, un momento; qui, ci vuole un sottofondo musicale adatto.

Diede ordine ai suoi servi di mettere come sottofondo musicale un brano adatto alla situazione, eseguito dal mitico: “Fausto Papetti”.

Patty, mentre iniziava a spogliarsi ed ancheggiare lentamente: “le va bene cosi, cavaliere!?

Il cav: mmm!! Va benissimo! Che stupendo corpo, beata quella gran zoccola di tua madre che, t’ha messo al mondo; e che, è qui presente! Ve lo siete fatto scaricare tutto nell’utero da quell’ ufficiale eh! Vi prego, donna vittoria, vi supplico! Continuate, continuate a segarmi, sì, cosi, su e giù, su e giù, con quella mano! Sì, sto godendo come un maiale, sì, come un porco! Ohh!!

Donna Vittoria: certo, cavaliere! E, volete sapere una cosa?

Il cav: ditemi, ditemi, donna vittoria, sono tutt’orecchie, lo sapete che, queste cose, mi fanno salire la libido!

Donna Vittoria: mi è piaciuto molto, farmi scaricare quel fiume di sborra dentro la mia cavità uterina! E cosi, ho concepito e fatto nascere questo bel bocciolo di ragazza!

Il cav: ohhh!!! Divino! Adesso, succhiatelo, succhiatelo a modo vostro; e tu, dolcezza spalanca le gambe e sparati un bel ditalino solenne, sì! Sparati un ditalino, masturbati come una troietta in calore, fammi vedere, come pisci di sbroda!

Patty. Molto volentieri, cavaliere, le faccio pure lo squirting; tanto, non sono più vergine!

Il cav: ah, sìì!! E, chi ti ha sverginata, chi ti ha sverginata!?

Patty: un mio compagno di scuola di colore; un giorno, m’ha ficcato tutti i suoi trenta centimetri di minchia nella figa, deflorandomi e, facendo sgorgare molto sangue “ dalla mia fessura fresca d’apertura”;

sangue che, poi lui, m’ha obbligata  a raccogliere con un cucchiaino,  versare in un bicchiere di vetro e, bere mescolato alla sua calda e densa sborra. È stata per me un’esperienza davvero eccitante!

Il cav: ah, sì! Sei anche un emoporca, adoro le porno- vampire che si eccitano succhiando il sangue delle loro prede; e, le emoporche che si attizzano alla vista del sangue, sei capitata, come il cacio sui maccheroni; nel festino che organizzerò qui, nel mio castello la prossima settimana, ho intenzione di organizzare un piccolo spettacolino di emoporche e porno vampire.

Patty: fantastico, sarà un vero piacere!

Il cav: ti prego, ti prego, Patty, continua, continua a smanettarti quella fighetta! Mmm!!! Sììì!! Cosi!  E voi, donna Vittoria, succhiate con voluttà il mio cazzo! Che scoppia, scoppia di libido!

Patty: ahhh!!! Sììììì, adesso, squirto, squirto mmm!!!! Ahhhhhhhhh!!!!!

Il cav: OHHHH!!! Sìììì!!!! Fammi vedere come squirti! Oh! Che fantastica colata di sbroda! Mmm!!! succhiate, succhiate, donna Vittoria, sto per venire, ahhhh!!! Vengoo!! Sììììì!!! Ingoiate tutttoooooo!!!!!!!

Dopo un breve spuntino, nonostante la sua avanzata età, all’arnese del cavaliere, gli viene di nuovo voglia di eiaculare.

Il cav: carissime dame, mi è venuto duro di nuovo l’uccello; che ne dite di un bel bis!?

Donna Vittoria: vi va bene un fugace pompino, da parte di entrambe, madre e figlia?

Il cav: mmm!!! Intrigante la cosa! Ma poi, mi promettete che vi lesbicate?

Donna Vittoria: eh, eh. Eh, caro cavaliere; qui, dobbiamo salire di prezzo, trattasi di lesbo –incesto!

Il cav: oh, ma per me va benissimo! Vi allettano 2500 euro in più?

Donna Vittoria: ma certamente che, ci fanno gola, vero Patty?

Patty: beh! Potrei comprarmi il nuovo I-phone!

Donna vittoria: col vostro permesso, cavaliere, devo dire una cosa a mia figlia.

Il cav: prego, fate pure!

Donna Vittoria: ascolta, tesoro; questo, è un gran porco, depravato ed anche pervertito, assecondiamolo in tutto e per tutto; cosi, gli spilliamo anche un po’ di soldi; e magari, se fa lo stronzo, potremmo anche ricattarlo, ok?

Patty: d’accordo, mamma! Ma, non credi che adesso, stiamo un po’ esagerando!?

Donna Vittoria: ahh! Tranquilla; lui, è ricco sfondato, possiede un patrimonio di diverse decine di milioni di euro; pensa, che ha un conto in banca destinato solo ai suoi festini bunga -bunga.

Patty: capisco, mamma!

Donna Vittoria: allora, viva il vecchio!

Patty: viva il vecchio imperatore malato di sesso!

Donna Vittoria: caro cavaliere, io e mia figlia, siamo pronte per il lesbo – incesto –show!

Il cav: bene! Iniziate a sbaciucchiarvi lingua contro lingua; poi tu, Patty, afferra in bocca i capezzoli dei grossi seni di tua madre e, ciucciali, ciucciali proprio come facevi da “piccola”, quando lei, t’allattava! Sìì!! Prima il destro, poi il sinistro, ohhh! Questa zoccoletta, allatta ancora al seno di sua madre ahh!! Com’è bello, mi sto deliziando al biondo Dio! Sììì!!! Mmm!!1 ma adesso, distendetevi sul lettone e, fate un bel lesbo –sessantanove! La figlia, lecca la fregna della mamma, e la mamma, delizia la patatina della figlia! Sì, cosi mi piacete, leccatevi come due luride zoccole mmm!!! Ohhh!!

Donna Vittoria: vi stiamo piacendo, cavaliere!?

Il cav: sto godendo veramente! Adesso, venite qua, succhiatemelo ancora, voglio venirvi in faccia e sulle tette!

Donna Vittoria: certo, cavaliere! Noi due, Siam’ qui per esaudire tutti i vostri desideri più proibiti e perversi! (e per spillarvi soldi), pensarono fra di loro.

Il cav: ohhhh!!! Sììì!!! Sto venendo, sto venendo!

Donna vittoria: sì, schizzate pure in faccia, un po’ sulle tette, sì anche a mia figlia! Sì, sulle tette, sulle tette!

Il cav: adesso, io mi distendo sul lettone, nudo, come madre natura m’ha creato, voi due, accovacciatevi su di me; e, bagnate il mio corpo con la vostra calda pioggia dorata! Sììì!!! Ahhh!!! Stupendo, pisciate, piscite come due vacche! Mmm!!!1 ohhhh!!!

Le due: “pisccccc”!!

Donna vittoria: che ne pensate di mia figlia?

Il cav: è una gran puttana, troia come sua madre, talis mater, talis filias, talis!

Frattanto, arriva la telefonata del prof Vaccariello; il quale, comunica al cavaliere di aver trovato le ragazze.

Il cav: chi è che rompe a quest’ora! Pronto!?

Il prof: cav, sono Paolone, ho trovato le pollastre che cercavi!

Il cav: oh! Bene, prof, le facciamo venire qui la prossima settimana, sono belle, ruspanti!?

Il prof: ruspantissime, due vere maiale, le ho collaudate di persona!

Il cav: d’accordo, allora t’aspetto la prossima settimana!

Il prof: d’accordissimo, un salutone!

Il cav. salute a voi!

Fine II atto

 

 

 

 

 

Presentazione standard1threesome

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: IL CAVALIERE, LE CORTIGIANE E LE SOUBRETTE(II atto)

Un compleanno particolare

marzo 19th, 2014 by Lyla | Posted in trasgressivo   1 Comment »
Racconto letto 664 volte | Voti Totali: 6

sesso-sonniferi-racconti-erotici

E’ estate, ho 43 anni, siamo al mare nella nostra casa in Liguria, oggi è il compleanno di mia moglie
Luisa che compie 40 anni, con noi ci sono le due sorelle Paola di 36 e Sandra di 35.
Usciamo al ristorante, è sabato ed è abbastanza affollato, dopo un risotto alla marinara, i tempi si
allungano e siamo al pesce verso le 11, per cui rinunciando al dessert decidiamo di brindare a casa.
Arrivati, mentre le ragazze sono sul balcone a guardare le stelle, prendo dal frigorifero una bottiglia
di Veux Cliquot, nel far questo mi viene una strana idea: se versassi alcune gocce di sonnifero nel
vino potrei realizzare il sogno nascosto ma mai assopito di scoprire le bellezze nascoste di mia
cognata Paola e perché no di baciarla ed accarezzarla nelle parti intime.
Detto fatto aggiungo una decina di gocce a tutti e tre i bicchieri (non posso permettermi che le altre
si sveglino) e con indifferenza offro i bicchieri sul terrazzo.
Passano circa 10 minuti e tutte e tre hanno sonno, dopo un quarto d’ora dormono tutte e tre.
Paola e Sandra sono in un letto matrimoniale, mia moglie nell’altra camera.
Aspetto 20 minuti poi mi alzo e inizialmente con cautela tocco Paola su un fianco, non da nessun
cenno di risposta, tocco anche Sandra ed è lo stesso.
A questo punto abbasso il lenzuolo, Paola è sul fianco destro, con molta cautela sollevo la T-shirt
fino alle spalle, così addormentata pesa un quintale! Con fatica le abbasso lo slip fino alle
ginocchia…
Che culo divino, una rotondità cosi perfetta delle natiche è degna di un’adolescente e tale sembra
anche per le piccole mammelle, il pube dai peli scuri ma radi, i fianchi stretti.
Lentamente e delicatamente penetro con l’indice tra i peli del pube, apro le grandi labbra ed infine
entro nella vagina, mi muovo lentamente, nessun segno di movimento da parte di lei.
Ora esco dalla vagina e mi avvicino al bruno fiore dell’ano dischiudo le natiche e senza fatica sono
dentro di lei, dopo poco c’è un ostacolo.. è la popò!
Estraggo il dito ed annuso è forte ed inebriante!
Mi fermo per un istante a contemplarla il pene ritto, accanto a lei Sandra è prona, le sollevo la corta
camicia da notte, le abbasso le mutandine e a questo punto prendo la telecamera e le riprendo,
avvicinandomi e allontanandomi dai loro culetti nudi.
Appoggio la telecamera, mi avvicino a Paola e, con fatica la giro supina, mi sdraio sopra di lei. il
pene ritto, ma impacciato nella ricerca della sua vagina, al fine sono dentro di lei, mi muovo
lentamente, lei apre gli occhi e dice “è giorno?” per risposta la bacio sulla bocca.
Vengo fuori di lei, in questo, forse per la stimolazione addominale o per il precedente massaggio
rettale, dice con un filo di voce:
“devo andare in bagno”.
L’aiuto ad alzarsi, barcolla, l’accompagno sul w.c., defeca, devo aiutarla in tutto compreso nel
pulirsi. La riaccompagno al letto, la faccio coricare prona. Continua a Leggere …

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Un compleanno particolare

La prima volta

marzo 15th, 2014 by Uno dei Quattro Moschettieri | Posted in trasgressivo   No Comments »
Racconto letto 444 volte | Voti Totali: 4

 

glory-hole-racconti-erotici

Io e Laura eravamo all’estero x lavoro.
era un periodo che il sesso tra di noi era piuttosto monotono, un giro all’estero ci avrebbe sicuramente fatto bene.
Un pomeriggio siamo a camminare in centro.
Vediamo un sexy shop, Laura senza dire nulla si infila dentro.
Potremmo comprare qualche cosa, che dici?
Magari qualche olio, un vibro, delle manette…
Laura sa che io voglio sesso un po’ diverso, qualche cosa di più trasgressivo.
Anche Laura vorrebbe ma manca sempre l’occasione e la volontà vera di rompere il muro della trasgressione.
Giriamo tutto il negozio, passiamo al reparto video e lì ci accorgiamo che c’è una scala che scende.
Prendiamo la scala per vedere cosa c’è di sotto…
Un corridoio lungo con tante cabine dove alcuni uomini e alcune coppiette guardano film porno facendo sesso.
Laura non sembra imbarazzata, anzi sfodera un sorrisetto mai conosciuto.
Poi altre stanze con vetri che circondano una stanzetta dove una coppia stà facendo sesso e facendosi guardare.
Ci fermiamo un po’ lì, guadiamo e ci eccitiamo.
A Laura ripeto che la vorrei vedere soddisfare altri uomini….
Le mi dice che lo sa, e che è comunque la sua stessa fantasia vedermi con un uomo…. Oddio…
Io dalla prima volta che Laura mi ha detto questa cosa ho iniziato a pensarci… e a volerlo!
Comunque usciamo dalla stanzetta, continuiamo questo labirinto di perversione, sperando che ci riservi qualche altra novità.
E così è stato…
In fondo c’è un’altra stanza piccolina, con una sedia e alcuni buchi nelle pareti….
Avevamo visto qualche volta il Glory hole in qualche filmetto porno a casa….
Dai Laura, iniziamo così, nessuno ti vede, fammi vedere mia moglie che succhia un cazzo…
Laura mi dice che non lo sa, mi dice di entrare e vedere e aspettare un pochino…
È eccitata, vorrebbe, ma chissà poi cosa succederà, il nostro rapporto magari si rovina, ecc. ecc.
Comunque già essere dentro per me è una conquista….
Dopo poco, pochissimo spunta un cazzo da un buco…
Dai Laura prendilo almeno in mano, accarezzalo…
Laura lo fa, lo stringe nella sua mano, il cazzo è già duro, ma diventa durissimo…
Ci sono dei buchi dove gli uomini possono guardarti, tirati giù il top e scopri i seni…
Laura lo fa e senza che io aggiunga nulla si inginocchia e prende il cazzo in bocca.
Le fa un pompino stupendo, forse perché è il primo che vedo.
Laura quanto ti amo così…
Marco, mi dice, stà per venire, adesso tocca a te. Continua a Leggere …

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: La prima volta

FINALMENTE UN FRATELLINO

marzo 15th, 2014 by ivan1996 | Posted in Racconti Erotici, Sex, Tradimenti, trasgressivo   No Comments »
Racconto letto 172 volte | Voti Totali: 6

ciao a tutti. Voglio raccontarvi una mia vera esperienza di un annetto fa. Vi spiego meglio: i miei genitori hanno avuto me quand’erano ancora minorenni cioè all’età di 16 anni, poi dopo un paio d’anni volevano un altro figlio, ma purtroppo non arrivava, così hanno provato tutti i metodi esistenti al modo, ospedali, cliniche ecc ma niente ancora, perché mio padre è diventato infertile, e un po’ vi hanno rinunciato.

Adesso, invece, i miei hanno 34 anni e io sono diventato maggiorenne avendo 18 anni, non ci speravo più neanche io oramai. Un detto dice: 2mai dire mai”! Ed infatti, un giorno tornando a casa da scuola, mia madre mi dice: Ivan lo sai che molto probabilmente avrai il tanto desiderato fratellino? E io un pò sorpreso le dico: ma se papà non può più? E lei: giacchè sei diventsto maggiorenne certe cose ormai te le posso dire senza nessun tipo di timore o problemi di nessun tipo…bè ma un ultimo modo rimasto ci sarebbe! Io: e quale sarebbe? Mi spiega: ai mai sentito parlare di uomini che fanno da donatori di sperma, cioè che donano il proprio seme a coppie in difficoltà di avere un figlio come me e papà, chiaramente devono essere sani e “adatti” in tutti i sensi? No mai sentito…non vi potevate ricordare un pò prima? Lei: e ora lo abbiamo appreso e ne abbiamo avuto il coraggio…Io le domando ancora: e chi vi farebbe da donatore di sperma? Lo avete già scelto? Mia mamma: ma certo figlio mio! sarà un collega di lavoro di papà, solo che non sta in ufficio come papà, ma come lavoro fa l’intonachista sempre nella stessa ditta e non è sposato è single. Io: e quanti anni ha? Lei: è più grande di noi, ha 46 anni. Ci a portato tutte le analisi che gli abbiamo chiesto ed è più che consono! Io: a ok bene. Lei: oggi pomeriggio, giacchè io sono nel periodo fertile, quando sia tuo padre che il suo collega finiranno di lavorare, verranno direttamente qui a casa nostra…ma te Ivan…diciamo forse è meglio che esci o vai a casa di qualche amico…vedi un po te…Ma io non capendola molto le chiedo con tono curioso: E perché mai me ne dovrei andare? In che modo te lo donerà il suo sperma? Mia madre arrossendo un pò mi dice: vedi caro figlio mio…lo sai che noi abbiamo provato affinché io rimanessi incinta, già tutti i metodi esistenti e possibili al mondo…e l’unico modo rimasto, efficace e sicuro è…è quello per via naturale capisci….

Io per un po non capisco più niente e alquanto scioccato dopo essere tornato in me…gli rispondo: aaa ecco perché non vuoi che sto anchio…però lo sai che ora mi hai fatto ricordare che proprio tra un po queste cose le studieremo con la prof di scienze? Lei: a bello allora. E io le chiedo: mamma, potrei rimanere anchio quando viene il donatore, così lo conosco anchio, e…se tu e papà me lo acconsentite, vorrei tanto rimanre ad assistere a questa inseminazione naturale perché sono davvero molto curiosio! Allora potrei? Dai su ti prego mami…Lei: ma sei proprio sicuro Ivan? Io: sìì lai detto tu stessa che ora che o 18 anni molte cose le posso vedere, sentire e sapere! Così quando le studieremo a scuola io saprò gia abbastanza di come avviene la donazione di sperma e magari potrò raccontarla a tutta la classe! Lei: e vabbene come vuoi.

Verso le 18.30 sentiamo suonare il campanello: erano mio padre ed il suo collega di lavoro! Mia madre va ad aprire la porta ed ecco che dietro mio padre vedo entrare il futuro donatore: un omone molto alto (poi mi dice che è alto 1.96 cm!), magro, con un aspetto davvero virile, con la barba e piercing alle orecchie, sopracciglio e naso, capelli corti a cresta, vestito ancora con le  robe da lavoro e scarpe antinfortunistiche sudice…ci presentiamo tutti quanti e papà, guardando anche mia mamma mi dice: ma pure tu devi stare qui con noi adesso? Non mi sembra davvero il caso Ivan, penso che tua madre ti abbia già parlato…e io sì sì starò presente pure io…nonché Gino il collega e donatore dice: e che fa fallo stare presente pure lui tanto è grande e pure curioso vero? E io: sìsì ma certo! Dopo aver bevuto delle birre il tizio va a pisciare in bagno e torna in salotto dove stavamo seduti sui divani io mio padre e mia madre sedendo accanto a lei; e incomicia ad accarezzarle le coscie, la faccia, il seno…poi pian piano Gino e mia madre incominciano a limonare, lui la incomincia a spogliare, toglie reggiseno, lei le toglie la tuta di sopra lasciando vedere un fisico davvero imponente: muscoloso, peloso e tatuaggi sulle spalle petto e collo, e le ciuccia le tette, poi il perizoma e gli lecca la passera e le fa i ditalini forti tanto da farle uscire forte più volte il liquido a fontanelle e facendola gia gridare un po’…dopo un po’ Gino si alza in piedi facendo abbassare mia madre che li tocca il suo pacco da cui si riesce già a vedere una verga davvero di grosso calibro…e infatti appena gli abbassa giù la tuta io e mio padre rimaniano a bocca aperta e molto scioccati! Mai visto un cazzone così enorme!! minimo di 22 cm bello largo e venoso e palle grossissime pieno di tanto sperma caldo! Dopo che Gino si toglie del tutto scarpe, tuta e calzini bianchi sporchi così stando a piedi (anzi a piedoni nudi facendo 47! mi disse) nudi non scivola sul pavimento e ce la può montare bene, mia madre incomincia a fargli i bocchini e le spagnole e Gino le sputava in bocca; dopo un po quest’ultimo si siede sul divano e ce la incomincia a montare da dietro sempre più forte tanto che lei incomincia a gridare forte dal piacere però, ma io e mio padre abbiamo avuto paura che le facesse davvero male con quel cazzone da paura!  Poi la mette a pecorina scopandocela tirando schiaffi forti sul sedere tanto da farlo diventare rossissimo; come se non bastasse la prende in braccio e la scopa fortissimo stando in piedi! Dopo un po decidiamo di andare in camera mia anche se i letti erano un po piccoli per Gino che si mette coi piedi fuori e mia madre sopra che li fa qualche altro bocchino, poi ce la tromba dinuovo dietro, ma poi incomincia a scoparsela sempre più forte tanto da sentire i classici rumori forti “scttà sctà scttàà!!” che ce la sbatteva davanti..ed ecco che dopo una decina di minuti sentiamo un grido forte di piacere di Gino mentre inonda di caldo ed abbondante sperma mia madre gemendo pure lei!

Dopo un paio di giorni vediamo che mia madre non è rimasta incinta…infatti ci è voluta una seconda volta per rimanere incinta sempre con io e mio padre presenti ad assistere! E per mia fortuna è un maschio! Un bel fratellino!

Miraccomando a commentare! vi siete eccitati? Chi vuole essere al posto di Gino? ?

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: FINALMENTE UN FRATELLINO

XOGLIE SCBROSE DI UNA MONACA DI CLAUSURA(ripubblicazione)

marzo 11th, 2014 by mimmo story | Posted in Etero, Trio   1 Comment »
Racconto letto 64 volte | Voti Totali: 14

Voglie scabrose di una suora di clausura.

Di Mimmo L scrittore hard production

 

Miei cari/e  amici/e trasgressivi/e

Questa che vi sto per raccontare è la storia di suor Clara(al secolo Alessia), un avvenente quarantenne alta all’incirca un metro e settantacinque, bruna, occhi verdi, quarta abbondante di reggiseno e figa pelosa.

Lei da anni vive in un convento di monache di clausura ed ovviamente, ha fatto voto di castità; ma, come tutte le donne di questa terra, avverte il bisogno materiale di darsi piacere, di esaudire i desideri della carne, mettendosi sola soletta nella sua cella, distesa sul suo lettino, con le cosce spalancate, a volte sditalinandosi, a volte ficcando dentro la sua figa un vibromassaggiatore a batteria che, tiene nascosto sotto il letto, pratica che l’ha portata all’auto sverginamento.

Durante le sue frequenti masturbazioni  i desideri e le sue fantasie erotiche, perverse e,  a volte estreme s’ appollano su padre Andrea un giovane sacerdote trentenne, alto, bruno e ben dotato; anche lui in cerca d’avventure segrete per dare sfogo ed appagare i piaceri della carne che, ufficialmente, non può soddisfare a causa del suo voto di castità e del divieto imposto dalla chiesa ai sacerdoti di convogliare a giuste nozze divieto valevole ovviamente  anche per le suore.

Un bel dì suor Clara si sveglia di buon mattino(quella notte, non era riuscita a prendere sonno a causa delle fantasie perverse su padre Andrea e delle frequenti sditalinate e auto scopate col sexy toy).

Nonostante, avesse raggiunto l’orgasmo diverse volte lei avvertiva il bisogno di ricevere nella sua desolata figa un vero cazzo di carne; che, la potesse appagare definitivamente! E, cosi decise di recarsi dal  sacerdote con la scusa di confessarsi; e, nel segreto della confessione, raccontargli di queste sue fantasie e, tentare di sedurlo.

Suor Clara: buongiorno padre!

Don Andrea: oh! Buongiorno suor Clara; “il signore sia con te”! quale buon vento, ti porta da queste parti stamani!

Suor Clara: “ è con il tuo spirito”! ascolti; è da questa notte, passata insonne che, ho avvertito il bisogno di confessarmi in quanto, ho un grosso problema che, mi turba e, mi assilla che, non riesco a risolvere penso che Satana si sia impossessato della mia anima e di tutta me stessa.

Don Andrea: oh! Questo è molto grave; oltre all’assoluzione c’è bisogno di una vera e propria pratica d’esorcismo per scacciare il demonio che è dentro di te! Prego  mettiti in ginocchio e, sfogati pure.

Suor Clara: ascolti; come tutte le normali donne di questo mondo, ho un irrefrenabile desiderio di appagare i miei piaceri carnali e, nonostante tutte le notti, me la sbrigo ovviamente da sola, masturbandomi e, auto penetrandomi con un giocattolino che, tengo nascosto sotto  il letto, ho sempre voglia, ho voglia di assaporare  un vero membro di carne, di far entrare dentro di me un fiume di sperma(mentre si confessava, iniziava a toccarsi alzandosi l’abito da suora e, mostrando al giovane prete la sua coscia ricoperta da un autoreggente merlettata nera; era molto in calore la sorella quella mattina mmmm)!

Buona musica e tentazione per padre Andrea che le sussurrò: “oh! Questo è molto grave; qui ci vuole subito un rito di esorcismo”! e, alzatosi la tonaca, tirato fuori il suo bel cazzo duro, pregò la monaca che, nel frattempo si era sbottonata  l’abito mettendo in mostra le sue mammelle, inesplorate dalla mano dell’uomo: oh! Ti prego suor Clara inizia a leccarmi il cazzo partendo dalle palle; fallo passare in mezzo alle tette; oh! Come godo, come godo!! Sei sublime! Mmmm!! Bacia la cappella; espia, espia i tuoi peccati; devo ammettere che, sotto l’abito sacro della monaca si nasconde una gran femmina bona e troia! Guarda, guarda come succhia e lecca bene, come fa ballare il mio cazzo in mezzo alle sue tette! Oh! Dai continua, continua suor Clara; il tuo nome da suora è anche arrapante!

Dopo che lo ebbe per bene riscaldato ed eccitato con quel celestiale pompino e, quella meravigliosa spagnoletta, suor Clara supplicò padre Andrea di farle leccare le sue scarpe e odorare i suoi calzini neri

Suor Clara: la supplico padre, mi permetta di levarle le scarpe, me le faccia leccare e, mi faccia odorare i suoi calzini!

Don Andrea:prego ancella del peccato fai pure, prostrati dinanzi a me e dai sfogo alle tue depravazioni, slacciando i miei sandali, leccandoli e odorando i miei calzini!

Suor Clara: mi prostro ai suoi piedi, le tolgo i sandali, li lecco e le odoro i suoi calzini come una fedele serva!

Dopo il rito dei sandali e dei calzini padre Andrea che, nel frattempo si era denudato, si mise faccia al muro con le braccia aperte ad x e implorò suor Clara di leccargli il buco del culo e di dargli anche qualche sculacciata perché a lui piaceva molto.

Don Andrea: ti supplico, t’imploro! Inginocchiati dietro di me! Leccami il buco del culo! E, da molto tempo che desidero che qualcuno me lo faccia; addolcisci le mie ragadi! Mmm!! Che lingua che hai suor Claraaa!!

Ad un certo punto: adesso sculacciami si, sculacciami, puniscimi per il peccato che sto commettendo; sii brava; ti prego, sculacciamiiiii!!!

Suor Clara: adesso desidero anch’io essere punita, voglio essere sculacciata!

E, inarcando la schiena in avanti: “le mostro il mio culo; avanti, mi sculacci per bene! E, poi me lo lecchi; oh! Continui, continui a sculacciarmi; mi faccia spurgare per bene tutto il mio peccato; prima di entrare nel paradiso della goduria”!

Don andrea: contenta sorella peccatrice?

Suor Clara:  si soddisfatta; adesso, voglio godere come un anima dannata, voglio che mi lecchiate il buco del culo ed infine il mio sesso, in modo ch’io possa essere ben lubrificata e purificata per ricevere il vostro tronco carneo!

Don Andrea: ai suoi voleri sorella peccatrice!

Suor Clara nel frattempo si era denudata, rimanendo in autoreggenti e con il copricapo ; padre Andrea aveva in sacrestia  un lettino che, utilizzava per fare la pennichella pomeridiana, si distesero entrambi in posizione sessantanove(detta anche del congresso del corvo) e, suor Clara iniziò a succhiare e leccare quel meraviglioso tronco carneo mai visto prima; e, prima d’infilarselo nella sua accogliente, carnosa e calda bocca esclamò: “sia benedetta questa stupenda e grossa verga di carne che, finalmente ho l’onore di vedere dopo tanti anni di castità; e, che s’appresta ad entrare nella mia bocca carnosa e, successivamente nel mio sesso focoso! Che arde dal desiderio di riceverla! Mmm!!! E, detto questo se la ficcò  quasi con violenza in bocca iniziando a leccare e succhiare forsennatamente e voluttuosamente come un’indemoniata; mentre padre Andrea inizia dapprima ad esplorare con le dita la fregna cespugliosa della monaca peccatrice, sentì  che era bagnata fradicia ed esclamò: “oh! Com’è bagnata questa meravigliosa passera! Oh! Si,si, questa è tutta da leccare ed assaporare con il mio stantuffo! Si vede che sei vogliosa sorella”! e cosi, benedetta la figa anche lui iniziò a leccare ed ingoiare tutta quella sbroda come un essere posseduto dal demonio.

Dopo quel celestiale sessantanove  padre Andrea fece distendere sul lettino con le cosce spalancate la monaca, Le  montò sopra e, Le ficcò tutta la sua verga nella sua accogliente e lubrificatafregna; appena la punta della cappella fece il suo ingresso nella vagina suor Clara dimenticandosi di essere suora e di stare in una sacrestia  pronunciò le seguenti frasi: “ahhhhhh!!!!  Benvenuto, benvenuto cazzo mio! Si! Stantuffami, sfondami tutta, fin dentro le mie viscere! Mi sento una gran puttana e troiaaa!! Sto diventando un colabrodo di sbrodaa”!!

Don Andrea, anche lui dimenticando di essere un prete: si, si prendilo tutto monaca in calore, posseduta dal demonio! E, dimmi ti piacerebbe leccare le fighe delle altre sorelle!

Suor Clara: si! Si! Continua, continua a penetrarmi; lurido porco! Mi piacerebbe leccare la figa della madre superiora; lei è abbastanza in carne e mi piace!

Don Andrea: ah! Allora monaca peccatrice come assoluzione dai tuoi peccati, gli e la dovrai leccare tante volte finché non la farai squirtare tutta!

Suor Clara: ok., ok ma adesso squirto io; squirto, vengo! Sbrodoo!! Ahhhh!!!!! Dio sia benedettooo!!!!!!

Don Andrea; oh! Dio sborro, sborro!(tirò fuori il suo cazzo dalla fregna della monaca e Le schizzò tutta la sua sborra un po’ sulle tette, un po’ in faccia e qualche goccia in bocca; erano piene le palle del prete) ed esclamò: “ave Clara piena di sborraaaa”!!!!!

L’assoluzione

Quello stesso giorno, nel tardo pomeriggio padre Andrea convoca presso la sua canonica suor Clara e la madre superiore suor Celestina(al secolo Sonia),anche lei , un avvenente quarantenne, alta all’incirca un metro e settanta, bionda, abbastanza in carne.

Dopo aver  bevuto un bicchierino  di amaro del frate a testa, padre Andrea prega la madre superiora di sedersi alla poltrona con le cosce spalancate e il vestito alzato e, suor Clara di inginocchiarsi, di spostare leggermente le mutandine classiche nere e, di iniziare a leccare la fregna sella sua diretta superiora; mentre lui le guardava e, si masturbava.

Don Andrea: la prego suor Celestina, si segga alla poltrona, si alzi il vestito e spalanchi le cosce; suor Clara s’inginocchierà al suo cospetto; oh! Meglio d’avanti a sua maestà la figa, Le chiederà perdono dei suoi peccati, Le sposterà le mutandine e, inizierà a leccargliela finchè lei non avrà appagato il suo piacere!

Suor Celestina: beè veramente padre come lei sa questo, va contro le regole del convento; ma, se lei mi concede una piccola trasgressione, farò uno strappo alla regola!

Don andrea: e, quale sarebbe questa piccola trasgressione?

Suor Celestina: avrei bisogno  d’incontrarmi col giardiniere del convento; sa, è un bell’uomo e a me, piace molto!

Don Andrea: d’accordo Le è concesso! Ma, adesso faccia quello che Le ho ordinato, La prego; io mi darò piacere, guardandovi!

Suor Celestina: ai vostri voleri; padre Andrea!

La madre superiora si stravaccò sulla poltrona, aprendo oscenamente le cosce, ordinò a Suor clara di prostrarsi, chiederle perdono ed infine leccargliela di santa ragione fino a strapparle di dosso le mutandine e, farle raggiungere un subliminare orgasmo; mentre padre Andrea ……..

Vi prego, continuate, continuate, monache assatanate!  Ohhh!! Sborroooo!! Io ti assolvo dai tuoi peccati suor Claraaaaa!!! Ohhh!! Che bella goduriaaaa!!! Che, mi avete regalatooo!!

Suor Celestina: mmmm!! Continua, continua, sorella; facciamo divertire questo porco! Vengo, vengo, vengono!! Oh!! Sant’iddio benedetto anime del purgatorioooo!!!

Suor Clara  vide finalmente l’avverarsi  di due sogni; il primo, di sedurre ed essere psseduta  dal giovane prete, il secondo quello di aver leccato la figa della sua diretta superiora. Fine

Note dell’autore

Questo racconto è il frutto della fantasia del sottoscritto pertanto i personaggi sono inventati ed ogni riferimento alla realtà è puramente casuale.

Non vi è nel sottoscritto la benché minima intenzione di offendere la suscettibilità e la coscienza di chi legge; trattasi esclusivamente di una fantasia e di un gioco erotico.

 

Presentazione standard1

 

 

 

 

L’estetista

marzo 11th, 2014 by Lyla | Posted in Trio   1 Comment »
Racconto letto 342 volte | Voti Totali: 17

racconti-erotici-estetista

Ciao, mi chiamo Simona e sono una ragazza di 29 anni di Roma.
Prima di parlarvi della mia ultima avventura, voglio brevemente parlarvi di me.
Sono fidanzata da 8 anni con Flavio, un ragazzo fantastico che mi ha avviato ai piaceri sessuali e mi
ha fatto accumulare tutta l’esperienza che ho.
Lui mi definisce un’acqua cheta in quanto, grazie alla sua teoria che “in amore è vietato vietare”, mi
sono aperta a tutte le esperienze che mi ha proposto e che mi danno e gli danno piacere.
Sono (siamo) dei nudisti, anzi naturisti convinti (e forse anche un po’ esibizionisti), regolarmente
iscritti a una federazione e trascorriamo la maggior parte delle vacanze nei villaggi naturisti o nelle
spiagge libere laziali e toscane dove il nudismo è tollerato.
Giro il più possibile nuda per casa perchè so che a lui piace, ho sperimentato il rapporto anale e il
triangolo con due uomini (Flavio ha voluto farmi sentire al centro dell’attenzione e ho potuto così
tenere in mano e spompinare due cazzi, farmi toccare da altre mani oltre alle sue e sentirmi
finalmente piena in ogni buco).
Ultimamente però ha espresso il desiderio di un triangolo con lui al centro dell’attenzione.
Come per la precedente esperienza non volevamo affidarci a professionisti del sesso ma al giro di
amici che frequentiamo. Io però sono stata presa alla sprovvista.
Amici suoi, single, che mi volevano scopare ne esistono parecchi, amiche mie, single che vogliono
scoparsi il mio uomo non ne ho (sono tutte accoppiate e non mi sento ancora pronta per l’orgia).
Dopo una settimana di meditazioni ecco la botta di fortuna.
Mi recai da Antonella, la mia estetista per la periodica depilazione alle ascelle, in una piovosa
giornata di primavera.
Arrivata arrabbiatissima per l’immancabile blocco della circolazione romana, mi rilassai grazie alle
sue sapienti mani e al teporino del suo centro estetico.
Quel giorno decisi di effettuare anche la depilazione inguinale.
Generalmente è una cosa che faccio io ma quel giorno, per essere più sexy e accontentare le ripetute
richieste di Flavio, decisi di effettuare una depilazione totale lasciando solo un minuscolo ciuffo di
peli sopra il clitoride.
Pensavo che Antonella riuscisse ad effettuare la depilazione con indosso gli slip ma, per come
l’avevo chiesta io, mi disse che mi dovevo togliere le mutandine.
Terminato il lavoro, dopo depilazione, massaggi, creme deinfiammatorie ecc. anche se toccata da
una donna, la temperatura della mia passera cominciava gradualmente a salire.
Antonella se ne accorse e me la massaggiò con maggior delicatezza e sensualità fino a farmi avere
un’erezione del clitoride e un rigonfiamento delle grandi labbra che meravigliò anche me.
Improvvisamente mi disse:
“Hai una fighetta meravigliosa e come te l’ho fatta adesso io è davvero arrapante. Inoltre ho sempre
avuto invidia delle tue poppe grosse e sode (porto la quarta e malgrado passo quasi tutte le ore a
casa nuda non ha cedimenti) mentre le mie sono striminzite e non mi vuole nessuno”.
Io, generalmente non sono portata per l’amore saffico ma quella situazione e quel caldo mi avevano
tremendamente eccitato.
Prontamente dissi: “Le vuoi vedere e toccare?”
Non se lo fece ripetere due volte, mi sfilò il maglioncino e mi slacciò il reggiseno affondando le
mani nelle mie tette e leccandomi i capezzoli già turgidi per l’eccitazione.
Una mano poi abbandonò il mio seno e scese fino alla mia passera, già abbondantemente fradicia
per infilarci senza fatica due dita. Venni in brevissimo tempo e quindi insoddisfatta, nuda e
fremente le dissi:
“Lascia giudicare a me se le tue tette sono striminzite!”.
Si aprì e sfilò il camice: indossava soltanto un perizoma nero e un reggiseno nero di pizzo.
Sfilato quest’ultimo mi apparve un seno di seconda misura turgidissimo con due piccoli ma
durissimi capezzoli che guardavano insù e che avrebbero fatto a felicità di Flavio.
Mi avvinghiai a quelle poppe e successivamente mi dedicai alla sua passera, nascosta da un
triangolino di peli molto curato. Infilai la lingua nella sua figa profondamente, come se fosse un
cazzo e nel giro di breve tempo raggiunse anch’essa l’orgasmo.
Passata la foga, mentre con calma ci rivestivamo, mi disse:
“Simona sei bellissima. Avevo una gran voglia di vederti nuda e di scoparti, ma anche Flavio è un
gran figo. Chissà che scopate ti fai con lui. Non so cosa darei per vedere, sentire e avere un po’ per
me quel meraviglioso cazzo.”
Detto fatto.
Le raccontai di quanto siamo aperti in campo sessuale e che stavamo cercando una focosa ragazza
per un rapporto a tre in cui Flavio fosse il centro dell’attenzione.
Ci accordammo per la sera stessa dopo avere detto a Flavio, via cellulare, che avevo tre sorprese per
quella sera e ospiti a cena.
La sera stessa presentai Antonella a Flavio e la cena trascorse tranquillamente.
Terminato il dessert attaccai con il mio progetto:
“Tesoro, dopo parecchie insistenze guarda che cosa ho fatto oggi grazie ad Antonella” e detto ciò
sollevai la gonna con le autoreggenti mostrando il mio sesso perfettamente rosa e liscio come quello
di una bimba ma con il ciuffo di peli biondi sul clitoride.
Flavio non credette ai suoi occhi, la sua donna che mostra la figa, depilata secondo i suoi canoni, in
presenza di ospiti. Improvvisamente capì e iniziò ad eccitarsi. Io subito aggiunsi:
“….e non è finita, so che Antonella ha delle tettine con i capezzoli all’insù come piacciono a te”;
subito dopo Antonella si tolse il golf lasciando le sue poppe subito in bella vista (avevamo
preventivamente concordato che non doveva portare il reggiseno).
Infine dissi:
“Flavio alzati, la nostra ospite ha espresso il desiderio di vedere e sentire il tuo cazzo”.
Lui si alzò e disse:
“Prego Antonella, serviti pure”.
Mentre Flavio si toglieva la camicia restando a torso nudo, Antonella abbassò i pantaloni e le
mutande al mio uomo dicendo solo
“Cielo! Che spettacolo” e subito dopo fece sparire l’uccello all’interno della sua bocca. Io nel
frattempo mi ero denudata e mi stavo sgrillettando selvaggiamente. Flavio e io denudammo
successivamente Antonella e iniziammo a fare una serie di trenini.
Prima Antonella, inginocchiata, riprese a spompinare Flavio mentre io sdraiata a terra, mentre
ricominciavo a sgrillettarmi, infilai la mia testa tra le sue cosce e ripresi a leccarle la figa come nel
pomeriggio.
Cercai di leccarle anche il perineo e di palparle il culo.
Flavio poi prese Antonella alla pecorina e io mi misi sotto Flavio per leccargli e succhiargli le palle.
Poi venne finalmente il mio turno.
Mi sdraiai e ofrii tutto il mio sesso a Flavio che dopo pochi colpi di lingua mi fece venire e mi disse
“è la figa più liscia che abbia mai leccato” e mentre continuava a slinguazzarmi e farmi urlare di
piacere, Antonella stava dedicando particolare attenzione con le sue mani e la sua bocca alle mie
poppe e ai miei capezzoli.
Fu infine la volta di Flavio sdraiarsi. Io inforcai subito il suo uccello, che ormai aveva la cappella
viola per la congestione e la durata dell’erezione. In fondo Antonella era stata trombata e io ancora
no.
Mentre mi dimenavo con lo smorzacandela (la mia posizione preferita perchè anche se sodi in
quella posizione le mie poppe ondeggiano bene provocando reciproca eccitazione a me e al
partner), Antonella allargò la figa di fronte al viso di Flavio e iniziò a farsela seviziare con la lingua.
Nel frattempo, io accarezzavo e stringevo le poppe ad Antonella e lei continuava a riservare
particolare attenzione a un mio seno (con la mano) e a un mio capezzolo (con la bocca).
Flavio mi esplose dentro una grande quantità di sborra e una volta estratto il suo cazzo, io e
Antonella lo ripulimmo con attenzione.
Fu una serata indimenticabile.
Antonella partecipò spesso ai nostri giochini erotici e ci fece compagnia anche nelle spiagge
nudiste.
Ora stiamo meditando l’orgia (amici accoppiati come detto non mancano).
Non appena lo faremo ve lo racconteremo.

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: L’estetista

Un pomeriggio di fuoco

marzo 11th, 2014 by Lyla | Posted in Etero   No Comments »
Racconto letto 186 volte | Voti Totali: 12

Sembrava un pomeriggio come tanti: cielo coperto, brezza leggera e un freddo che avrebbe
intimorito un orso polare.
Ero solo in casa, immerso nella lettura quando il ronzio del campanello interrompe i miei pensieri.
Non aspettavo visite, così mi reco scocciato alla porta immaginandomi già la faccia del venditore di
enciclopedie.
Apro e rimango di stucco: di fronte a me avevo una ragazza di circa 20 anni, alta, mora, occhi verdi,
e con un seno che a stento stava nel maglione di lana.
Mi porge la mano e mi fa: “ciao, io sono Laura, la nuova vicina.
Sto facendo il giro degli inquilini per conoscerli, ma a quanto pare oggi pomeriggio ci sei solo tu…”.
Rimango per qualche secondo senza parole, poi mi presento a mia volta e la invito a prendere un
caffè.
La faccio accomodare vicino al caminetto e mentre metto su la caffettiera lei si toglie il soprabito.
Indossa una minigonna da urlo, mostrando due gambe mozzafiato.
Cominciamo a parlare delle solite cose, quando d’un tratto lei si blocca e rimane a guardarmi in
silenzio, faccio fatica a sostenere il suo sguardo, ma non c’è né bisogno, le sue labbra si avvicinano
alle mie e ci uniamo in un bacio lungo e appassionato.
Veloci le mie mani corrono sotto il suo maglione, accarezzando quel magnifico seno.
La prendo per mano e la porto in camera da letto. In un lampo siamo nudi, i nostri corpi si
avvinghiano.
Comincio a baciarla sul collo, sulle spalle, sui capezzoli fino a scendere tra le sue gambe, comincio
a giocare con il clitoride, mentre lei si muove a scatti sotto i colpi della mia lingua, pochi secondi e
viene squassata da un lungo orgasmo.
Mi guarda e dice “ora tocca a me”, poi mi spinge dolcemente sul letto e in un secondo ingoia il mio
membro.
Lo lecca come se fosse la cosa più naturale del mondo, cerco di resistere, ma alla fine le scarico il
mio seme in gola.
Non se ne fa sfuggire una goccia, poi risale e mi bacia appassionatamente.
Si sdraia e mi invita ad appoggiare il mio fallo tra i suoi seni. Inizia un massaggio dolcissimo e in
men che non si dica sono di nuovo sull’attenti.
Appena raggiunta la piena erezione mi sposta e mi prega in un orecchio di penetrarla.
Non me lo faccio ripetere, comincio a scivolare lentamente in lei, poi sempre più forte, ma non
voglio venire così: mi giro sulle spalle e la faccio salire su di me, ora e lei a dare il ritmo, sempre
più veloce, sento l’orgasmo salire in lei, veniamo insieme, in un abbraccio lunghissimo.
Mi bacia ancora e mi ringrazia, poi crolla al mio fianco e ci addormentiamo.
Quando mi sveglio la trovo già vestita, accoccolata vicino al fuoco.
Mi rivesto e mi porto alle sue spalle.
La ringrazio in un orecchio e le chiedo di restare a cena da me.
Accetta, ma prima deve andare a fare delle compere.
La lascio andar via, non dopo un ultimo bacio, e mi appresto a preparare la cena, già pregustando
ciò che seguirà…

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Un pomeriggio di fuoco

IL CAVALIERE, LE CORTIGIANE E LE SOUBRETTE (I ATTO)

marzo 7th, 2014 by mimmo story | Posted in orgia   No Comments »
Racconto letto 195 volte | Voti Totali: 38

HARDCHANNEL (2)Il cavaliere, le cortigiane e le soubrette

Sit commedyxxx hard

(ogni riferimento è puramente casuale)

Personaggi: “Rodolfo cavalcanti(cavaliere)

Donna Vittoria Montemilone(governante)

Veneranda Torreferlizza(cameriera- cortigiana)

Paolo Vaccariello “detto anche ditta Paolone & Vaccatiello” (professore faccendiere)

Rosi stella Galatini(detta Rosy) soubrette

Caterina, detta ketty(soubrette)

Patty(figlia di donna Vittoria”).

Introduzione

Nello sperduto ed immaginari villaggio di Porcorè, vive e regna un cavaliere: “Rodolfo Cavalcanti”, scapolo ma molto vizioso, ama solitamente organizzare nel suo sontuoso castello, attorniato dalle sue cortigiane, festini a luci rosse con bunga bunga finale.

A tali festini, oltre a cortigiane e concubine, vi partecipavano anche i notabili del villaggio, ivi compreso un professore di origine napoletana, faccendiere e traffichino, grande procacciatore di femmine, ben ammanicato con alti dirigenti  delle tv locali e nazionali: “il prof Paolo vaccariello”, detto anche Paolone;  al quale, il cav, chiede di procurargli un paio di “pollastre” della tv per farle partecipare ad un bunga bunga molto particolare, dandogli carta bianca, ovvero promettere ed offrire loro ciò che desiderano, ivi compresa una brillante carriera politica.

I atto

Cav: donna vittoria! Donna vittò!?

Donna vittoria: comandate, cavaliere eccellenza!

Cav: donna vittoria, quante volte, vi devo dire che, quando vi presentate al mio cospetto, oltre a fare l’inchino, dovete anche sculettare e, mostrare le vostre prorompenti grazie corporee!?

Donna vittoria: perdonate, cavaliere, va bene cosi!?

Cav: che corpo meraviglioso che avete, mi state facendo rizzare il tronco carneo!

Donna vittoria: oh! Se volete, mi posso chinare e andar giù di bocca; cosi, potrete appagare il vostro piacere carnale! Lo sapete che, son brava.

Cav: quasi, quasi una pompa me la farei fare; ma, prima mi dovete fare una cortesia.

Donna Vittoria: dite, sono ai vostri ordini!

Cav: mi dovete cercare il prof. Paolo Vaccariello; e, gli dovete dire che il cavaliere gli vuole parlare.

Donna Vittoria: certo, cavaliere! Lo chiamo subito al suo cellulare.

Cav: aspettate, donna Vittoria, fatemi prima il pompino, poi lo chiamate.

Donna Vittoria: ascoltate, eccellenza, avrei da chiedervi un piccolo favore.

Cav: ditemi, donna Vittoria, tutto quello che volete!

Donna Vittoria: vedete, eccellenza; come Ella ben sa, io ho una figlia “Patty”, nata da una relazione clandestina con un alto ufficiale dell’esercito,ha appena compiuto diciott’anni;  il suo sogno, è quello di fare la ballerina e, magari entrare in televisione. Volevo chiedervi di intercedere presso il suo amico Vaccariello e, domandargli se, poteva far qualcosa per lei.

Cav: certo che, si può fare! Ma prima, questa sua figliola, me la vorrei “un pochettino interrogare”.

Donna Vittoria: interrogare, in che senso? Scusate!

Cav: beh,  nel senso che, intendo verificare se è sessualmente in gamba come sua madre!

Donna vittoria: ma voi, siete un depravato, pervertito! Pure con le diciottenni; ma, non vi vergognate alla vostra età, potreste essere suo nonno!

Cav: oh! Io adoro molto, fare sesso con le diciottenni, mi piace leccare le loro fighette, vedere quando fanno la pipì ed infine, farmelo succhiare!

Donna vittoria: voi, siete proprio malato, perciò, non avete mai preso moglie! Comunque, bando alle ciance; o, mi accontentate, oppure, domani, vi sputtano sui giornali; cosi, tutti sapranno chi è in realtà il cavaliere Cavalcanti.

Cav: ahh!! Non esagerate, donna vittoria! Ogni cosa, ha il suo prezzo; dite, quanto costa il vostro silenzio!?

Donna vittoria: cento mila euro!

Cav: ok, affare fatto! Ma mi raccomando, nessuno dovrà mai venire a sapere di questa mia piccola depravazione.

Donna Vittoria: potete stare tranquillo, cavaliere eccellenza, sarò una tomba!

Cav: adesso, succhiatelo alla vostra maniera, fedele e servile cortigiana!

Donna vittoria: ai vostri ordini, farò uscire dai vostri testicoli fino all’ultima goccia della vostra preziosissima sborra!

Cav: oh! Siete fantastica, donna vittoria con quella carnosa bocca oh!! Succhiatelo, succhiatelo sììì!!! Mmmm!!!! Che fantastica pompa! Mmm!!! Ohhh!!! succhiatelo, leccatelo come una troia vogliosa! Sììììì!!!! Come una zoccola, lurida, concubina! Adesso, sborro, sborro, sììììììììì!!! Ingoia, ingoia tutto che ti fa bene, lurida concubina! Sì, pulisci pure la cappella, da brava lecchina, sguattera! Mmm!! Che gran troia!

Donna vittoria: siete stato soddisfatto, cavaliere!?

Cav: divina come sempre!

Donna Vittoria: adesso, gradirei un piccolo anticipo per quella faccenda di mia figlia.

Cav: oh! Sì, certo! Adesso, vediamo cos’ho nel cassetto della scrivania.

Aprì la scrivania e, tirò fuori un pacchettino nel quale, vi erano, un collier d’oro e diamanti e, una mazzetta da cinquemila euro in banconote da cinquecento.

Cav: prego, madame; questo, è solo un piccolo anticipo, apritelo pure!

Donna Vittoria: oh! Stupendo, grazie! Voi, siete sempre molto generoso con il gentil sesso!

Cav: oh! Ma figuratevi, donna Vittoria! Adesso, aspetto quel “bocciuolo” di vostra figlia.

Donna vittoria: certo, ve la servirò su di un letto a baldacchino oro e argento!

Cav: brava, cosi mi piacciono le mie cortigiane, servili ed ubbidienti ad ogni mio schiocco di dita!  E adesso, telefonate a quel prof Vaccariello.

Donna Vittoria: obbedisco, cavaliere eccellenza! Pronto,  prof vaccariello!?

Prof: sì, qui Vaccariello, con chi ho l’onore d’interloquire!?

Donna vittoria: salve, sono vittoria Montemilone, la governante del cavalier  Cavalcanti; ascolti, il cavaliere, desidera parlarle, glie lo passo!

Prof: sì, sì, me lo passi pure!

Cav: oh! Caro prof, come stai?

Prof: cavaliere illustrissimo! Io, sto bene, tu!?

Cav. Eh! Non c’è male! Ascolta, t’ho chiamato, per chiederti una grossa cortesia.

Prof: dimmi tutto, per il cavaliere Cavalcanti, qualsiasi cosa!

Cav: ma, per telefono, non si può parlare di determinati argomenti delicati, rischieremmo di essere intercettati dalla “madama”(magistratura-polizia).

Prof: ah! Ho capito! Si tratta di festa, eh!?

Cav: esatto! Allora, t’aspetto domattina al castello; cosi, ci mettiamo nella sala “dei letti” e, ne discutiamo con calma.

Prof: d’accordo, cavaliere, a domattina, alle 10.00 in punto.

Cav: mi raccomando, impeccabile come sempre!

Il mattino seguente, il prof Paolone, si presenta al castello e, a riceverlo è direttamente il cav.

Cav: oh! Caro Paolone, prego accomodati pure! Donna vittoria!?

Domma vittoria: comandate, cavaliere eccellenza!

 

cav: ci prepari un ottimo caffè alla napoletana, e, ce lo serva direttamente nella sala dei letti; e, mi raccomando, per nessun motivo, desidero essere disturbato! Ah, dimenticavo, vi presento la ditta Paolone & Vaccariello!

Prof: molto lieto, bellissima donna!

Donna vittoria: incantata!

Cav: ascolta, Paolo, t’ho fatto chiamare, perché la prossima  settimana, avrei intenzione di organizzare una festa di quelle col finale molto piccante!

Prof: insomma, un bunga bunga party!

Cav: esattamente! Ed avrei bisogno che tu, mi procurassi un paio di starlette della televisione, due belle pollastre, una bionda e l’altra bruna, max 25 anni. Ah! Dimenticavo, in quell’occasione, ci sarà anche Patty, la figlia della mia governante, una bellissima ed altissima diciottenne; la quale, vorrebbe far carriera nel mondo dello spettacolo e della tv.

Prof: certo, si può fare; per la figlia della governante, non ci dovrebbero essere grossi problemi; ma, per le altre due, occorre, come dire: “comprare il loro silenzio”, ovvero premettere loro un futuro certo ed anche, sborsare un po’ di moneta liquida.

Cav: oh, caro professore! Lo sa benissimo che con me, non ci sono problemi per queste cose, io non bado a spese, prometta quello che vuole, paghi qualsiasi cifra e, se è necessario, una buona probabilità di entrare in politica; da me, ha carta bianca, l’importante è che si comportino bene e che, soddisfino le nostre porche e perverse voglie carnali.

Prof: Bene, come vuole lei, cavaliere!

Cav: bene, bene, bene! Ed ora, dobbiamo festeggiare con un bel brindisi ed una bella  trombata con le mie due belle cortigiane!  Donna Vittoria!?

Donna Vittoria: comandate, cavaliere eccellenza!

Cav: ascoltate, serviteci due aperitivi analcolici, completi: e poi, fate venire anche Veneranda; cosi, facciamo una bella cosina in quattro!

Donna vittoria: ai vostri ordini, cavaliere!

Passato qualche minuto: “ecco i vostri aperitivi completi”!

Cav: ok, grazie! Adesso, accomodatevi in camera da letto; e, iniziate a prepararvi.

Donna Vittoria: d’accordo, cavaliere! Veneranda!?

Veneranda: dite, donna Vittoria!

Donna Vittoria: hai sentito, il cavaliere? Accomodiamoci in camera da letto e, facciamo il nostro dovere di  zoccole concubine!

Veneranda: agl’ordini, donna Vittoria!

Dopo che i due, ebbero “strafocato”(mangiato come maiali), seguirono le due donne nella camera da letto padronale; dove, le due serve, li deliziarono dapprima, eseguendo uno strip; poi, stravaccandosi sul lettone a baldacchino, li fecero eccitare con un lussurioso e libidinoso lesbo-spettacolo.

Cav: oh! Guardi, guardi, esimio professore! Che gran vacche svizzere! Sì! Leccatevi, leccatevi le fregne, come due luride, zoccole, sgualdrine! Sìììì!! mmm!!! che spettacolo meraviglioso!(frattanto, si denudavano).

Donna Vittoria: hai sentito, il cavaliere!? Continua, continua a leccare, Veneranda! Sì, anche i capezzoli, sì! L’areola! Adesso, mettiamoci un po’ a sessantanove, io lecco te, tu lecchi me!

Veneranda: come desiderate, donna Vittoria! Anche la mia caverna, ha bisogno di lingua; e ……  di un grosso palo di carne che, la sfondi tutta!

Il prof: il lesbo-sessantanove, mi fa impazzire; quasi, quasi, inizio a farmi una sega!

Il cav: sì, io me la sto già facendo; ma adesso, ce lo facciamo succhiare come Dio comanda! Ehi! Voi due, vi siete ben riscaldate!?

Donna vittoria: certo, cavaliere! Le nostre fighe, son già belle e pronte a ricevere i vostri  cazzi  ed anche le vostre lingue; insomma, son cotte e bollenti al punto giusto, pronte per essere sbollentate!

Il cav: prima delle vostre accalorate passere, i nostri cazzi, il mio e, quello del qui presente esimio professore, desiderano essere succhiati e leccati dalle vostre carnose bocche e, dalle vostre abili e biforcute lingue; che, son simili all’ enorme figa spanata d’una vacca!

Donna vittoria: come i signori desiderano, siam’ qui apposta per soddisfare le vostre proibite voglie e soddisfare i vostri più perversi desideri!

Il cav: stupende!  Ora,  prostratevi  dinanzi alle nostre verghe in attesa di eiaculare, leccate prima i testicoli. Poi tutta l’asta ed infine, ficcateveli in bocca e, succhiate, succhiate come due zoccole troie! Sìììì!!! Ohhh!!! Succhiate, leccate entrambi i falli a fasi alterne.

Il prof: siii!! Ohhhh!! Succhiate, spompinate, sguattere, concubine, serve, schiave! Sìììì!!! Ohhh!!! sììì!!!  Ora, sborro, sborro, ohhhhhhhh!!!! Sìììììììììììììì!!!!!!!!!!  Ingoiate, ingoiate tuttooooooo!!!!!!!!!!

Il cav: sì, anch’io, vengo, vengo!   Ohhhh!!! siii!! Stupendo! Meritate un bel premio!

Donna vittoria: che premio?

Il cav: un bel cd del mio cantante preferito; ovviamente “farcito”!

Il prof: ed io vi prometto, donna Vittoria che, m’interesserò per la sua figliola.

Donna Vittoria: oh! Molto gentile, prof Vaccariello!

Prof: ma si figuri!

Fine primo atto

 

2641064-tre-uomini-seduti-davanti-donna-in-camera-oscura-la-ricerca-sono-confuso-e-sconvolto-vista-frontale

 

 

 

 

 

 

 

 

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: IL CAVALIERE, LE CORTIGIANE E LE SOUBRETTE (I ATTO)

Il Bagnino pompa sempre due volte

marzo 5th, 2014 by Lyla | Posted in Etero, orgia   No Comments »
Racconto letto 257 volte | Voti Totali: 6

raccontieros-donne_bagnino_parco_acquatico_sexy_bikini

Quell’estate dopo il diploma avevo trovato un posticino da bagnino presso il lido Rivabianca di
Rimini, ed alloggiavo a casa di un mio cugino più grande che mi aveva aiutato a trovare quel
lavoretto.
Era la prima vacanza indipendente, lontano dai miei, e mi ripromettevo di fare follie.
Avevo fatto amicizia con un ragazzo scozzese e con lui ogni sera, ogni notte, facevamo nuove
esperienze.
Le ragazze sembrava che fossero lì ad aspettarci da sempre, era difficile che non si arrivasse al
dunque già la seconda, o terza, volta che ci si incontrava.
Certo Jack lo scozzese, rosso, era un bestione ma anch’io abbronzato e dopo un anno di palestra mi
difendevo bene.
A metà agosto ci procurammo due inviti per la festa di compleanno della contessina Burlenghi (il
nome è di fantasia, la contessina no).
Per l’occasione Jack, che ormai s’era trasferito da me da qualche giorno, mi consigliò di depilarmi
per mettere meglio in rilievo le masse muscolari come faceva lui da anni.
Ci aiutammo reciprocamente per la depilazione, facemmo una doccia e con i nostri vestiti più
aderenti andammo alla festa che si preannunciava ricca di possibilità cuccatorie.
All’inizio la festa si rivelò una mezza delusione, tutto in etichetta, tutto organizzato, molti nobili
genitori che affollavano la pinetina privata.
All’una di notte fu servita la torta al bordo della piscina grande e dopo qualche bicchiere di
champagne molti cominciarono a salutare ed andar via.
Avevo perso di vista Jack, mentre non perdevo di vista una deliziosa biondina di cui non sapevo
definire l’età perchè sotto un viso dolce, quasi infantile, mostrava un corpo niente male.
Mentre la gente diminuiva cercavo di farmi notare dalla ragazza ma intuii che questa
volontariamente mi ignorava.
Non sapevo che fare, la serata era ancora calda e lo champagne stava facendo il suo effetto, andai
un po’ distante fra gli alberi per togliermi la maglietta e rimanere più fresco in canotta.
Nel toglierla sentii dei rumori provenire da dietro un cespuglio, in silenzio mi avvicinai attratto da
quei mugolii che riconoscevo sempre meglio.
Infatti, era Jack che po-derosamente stava scopando con una signora dell’alta società.
Mi allontanai delicatamente e mi sedetti sul bordo della piscina piccola mentre con la mano
massaggiavo il mio membro e lo liberavo mentre cresceva ripensando alla vista di prima.
Ero tentato, in fondo con Jack avevamo fatto trio più volte le sere precedenti, mi specchiai
nell’acqua mi vidi più bello e prestante del solito, mi feci coraggio, mi alzai, mi voltai …e mi
ritrovai di fronte la ragazza di prima che mi aveva seguito.
Istintivamente misi le mani sulla patta dei pantaloni, per coprirmi, ma lei mi fece cenno – con un
dito – di tacere, si avvicinò e mi tolse la canotta.
Le sue mani cominciarono a scorrere sulla mia pelle glabra, che sensazione ! dei brividi sottopelle
pervadevano tutto il mio corpo.
Dai bicipiti passò ai pettorali, quasi massaggiati da un movimento rotatorio che si concluse sui
capezzoli …un pizzicotto, un bacio …ero in estasi …e poi le sue mani cinsero il mio torace toccando
la schiena. Le sue labbra fra i miei seni, la sua lingua umida che scendeva lungo gli addominali
…hummm …ero bloccato ed incredulo nello stesso tempo mentre il mio pene con forza voleva
partecipare.
La rialzai, la penetrai in bocca con la lingua mentre la spogliavo ad occhi chiusi.
Ripetei quasi i suoi gesti …le succhiai i seni e portai la mia faccia di fronte alle sue mutandine di
pizzo ormai umide, le tolsi, stavo per affondare in lei la mia lingua quando mi sentii tirar su a mia
volta.
Ero ancora preso dalle sensazioni che mi dava la mia “nuova pelle” quando mi sfilò i pantaloni, io
mi tolsi i mocassini con i piedi stessi, ero in costume da bagno (indossato per ogni evenienza)
quando mi trascinò nella piscina.
Lì all’ingresso dove l’acqua superava appena la cintura mi abbassò il bianco costume mentre il mio
pene si ergeva con la punta fuori dall’acqua.
Dopo un attimo la sua bocca cinse il glande mentre le sue mani giocavano sott’acqua con le mie
palle, sentivo che stavo per esplodere, l’aiutai portando la mia mano sulla sua testa, …sentii lo
sbattere sul pelo dell’acqua… venni, profondamente, …mi accasciai esausto, nelle sensazioni più che
nelle forze.
Mi sdraiai per terra, sul bordo della piscina, con le gambe aperte nell’acqua mentre lei continuava ad
estrarre da me fino all’ultima goccia di sperma.
Quando riaprii gli occhi vidi Jack e la signora che ci guardavano, …Jack – dissi – ed in quel mentre
la ragazza smise di succhiare e disse “mamma!”.
E sì si trattava proprio di sua madre, la quale però non si scompose per nulla e ad un gesto di Jack
entrarono in piscina, e ci separarono.
La serata cominciata con nuove sensazioni di pelle, proseguì in un modo imprevedibile, in un’orgia
di piaceri indescrivibili.

La figlia era brava, ma la mamma …

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Il Bagnino pompa sempre due volte

Culo per malocchio

febbraio 25th, 2014 by terenzio | Posted in Racconti Erotici   No Comments »
Racconto letto 188 volte | Voti Totali: 5

Saresti disposto a lasciarti toccare le parti intime da un uomo?
Ma come ti salta in mente e perchè?
Perchè se vuoi annullare le negatività di cui ti lamenti sarà necessario che tu acconsenta!
Ma perchè?
Perchè la persona che vorrebbe entrare in intimità con te ha attivato una procedura così efficace che io posso solo descriverti la qualità dei suoi desideri e dirti che ne riceverai la manifestazione oggi stesso!
E da te che ci sono venuto a fare?
Perche questa è la modalità che lui ha scelto per averti?
E io dovrei prestarmi al suo luridume senza poter reagire?
Ti posso solo dire che non te ne dovrai pentire!
Ah, pure questo! Mi fidavo di te anche come donna. E tu mi vendi a un omosessuale….
Ma io non ti vendo a nessuno, tu sei venuto a chiedere quello che vedevo e che sei stato tu a provocare!
Come sono stato io a provocare?
Si, sei stato tu a cominciare e poi ti sei tirato indietro!
Ma tu sei matta: è stato quello che mi ha toccato quando non potevo muovermi!
Bè, tu ti sei fatto “assaggiare”, diciamo!
Insomma non posso sfuggire…a…a… questo schifo!
Ma è proprio questo che ti piacerà di più… godere di schifo!
Fu quando tornai in spiaggia nel pomeriggio. Entrai nella cabina per mettermi il costume e lui apparve mentre mi ero già tolto shorts e mutande ed ero nudo.
Ecco che ti posso ammirare in tutto il tuo splendore!
Restai fermo e lasciai che si avvicinasse. Feci anche per mollargli una specie di ceffone e fu allora che afferrandomi la mano in aria, mi fece ruotare e con l’altra mano mi entrò fra le natiche e mi afferrò per i testicoli, immobilizzandomi istantaneamente e facendomi allargare le gambe.
Ero faccia alla parete di legno e improvvisamente lo sentii tutto dietro con… la lingua. Poi con entrambe le mani mi afferrò le due mele e le divaricò mentre si abbassava in ginocchio e io lo lasciai leccare come un forsennato.
Sentii la sua lingua nel buco…sul buco… che cominciava ad entrare…il calore della saliva e la lingua che…non riscivo a scacciare. Ora le sue mani mi palpeggiavano il pube liberamente, mi afferravano il pene, lo scappucciavano, lo facevano gonfiare…ne spremevano sfacciatamente le prime gocce di liquido prostatico e mi strappavano orribili mugolii di un piacere che, terribile ma vero, era già orgasmo.
Mi piegai spontaneamente in avanti, poggiando le mani su una traversa di legno della parete e lasciai che mi penetrasse con due dita, lentamente, volgarmente, trattandomi come una cagna in calore e…e facendomi venire subito e subito sborrandomi dentro completamente.
Anche ui versai il mio latte sul pavimento e fra le sue mani che ne raccolsero una parte, lo mescolarono al suo e salirono fino alla mia faccia…alla mia bocca, forzandomi ad assaggiarlo, annusarlo e berlo.
Poi mi voltò e cominciò ad agitarmi in faccia il suo pene, il suo ventre e il suo petto villoso, i capezzoli che spuntavano oscenamente rosei, come il suo glande, il suo cazzo che emergeva nel pelo nero schiacciandomelo sulla bocca. Non aveva fretta di incularmi ancora, evidentemente certo di non destare più reazioni ostili.
Lecca, ragazzo…lecca e fammi godere. Godrai anche tu…ancora! Ho visto che lo sperma ti piace!
Brutto frocio! – Sbottai nonostante lo stato di godimento che stavo subendo.
Mi pare che non ti dispiaccia poi tanto…quindi sappi che c’è un buchino nella parete dietro di noi e che occhi indiscreti hanno visto tutto e sono pronti ad ampliare l’orizzonte del tuo ingresso nel mondo omosessuale.
Cominciò a chiavarmi la bocca freneticamente per interrompere le mie possibilitò di parola mentre uno scricchiolio mi avvertiva del nuovo ingresso. Vidi con la coda dell’occhio l’altro che entrava.
Il ragazzo è veramente carino e pure consenziente, alla fine, io tuttavia lo legherei al carretto.
Aveva in mano una specie di rotolo di corda.
Fagli finire il pompino! – poi rivolto a me – si chiama fellazio, sono sicuro che detto così ti piacerà anche di più, lecca caro, voglio sentire la punta della tua lingua sull’uretere!
Sentii che ce l’aveva aperto come una fichetta e feci quello che chiedeva. Il fiiotto di sperma mi colpì in faccia, mi entrò nel naso e in bocca ed era…era buono.
Ora avevo anche l’altro di fronte che mi prese le mani, mi diede un paio di giri intorno ai polsi e avvolse l’altro capo alla traversa della parete mantenendo in mano l?estremità, poi mi scivolò sotto e mi fece chinare sopra di lui e la sua nudità, impalandomi sul suo membro eretto.
Fui penetrato anche da lui e, mentre mi alzava ritmicamente, anche l’altro cominciò a premermi il buco con il suo pene ancora intriso di sperma.
Mi stavano scopando in due, avevo dentro due cazzi e miagolavo senza ritegno, ma piano, per non farmi udire oltre le pareti della cabina, speravo, perchè il godimento era una specie di fiume che mi invadeva a ondate o come una cascata che toglieva il respiro e mi sbatteva da una parete all’altra di un “canion” di vergognoso piacere.
I due si incitavano a a sborrarmi dentro l’uno sul glande dell’altro, stretti dall’anello del mio sfintere e sfondandolo come la fica di una vacca.
Mi chiavarono per un tempo infinito e quando vennero uno sopra l’altro e dentro di me, io ero venuto già tre o quattro volte e l’odore di sperma aveva ormai impregnato, credo, anche il legno delle pareti.

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Culo per malocchio

La Vigilessa

febbraio 24th, 2014 by Lyla | Posted in Etero   No Comments »
Racconto letto 669 volte | Voti Totali: 37

raccontieros-sexy-vigilessa

Mi trovavo a Milano per un concorso ed ero ospitato a casa di mio zio.
C’era una festa rionale ed incuriositi io e mio zio eravamo andati a vedere le maschere.
Ad un certo punto mentre stavamo camminando, notammo un posto di blocco della polizia
municipale e vidi mio zio avvicinarsi alla macchina: conosceva la vigilessa e me la presentò.
Rosaria, questo era il suo nome, era stupenda, bionda, occhi cerulei, una bellissima bocca con un
rossetto rosso fiammante, altissima all’incirca 1.80, aveva delle gambe lunghe ed affusolate, dei seni
duri e prosperosi che sembrava volessero bucare la giacca, ed indossava il solito completo dei vigili
(gonna, camicia, cravatta e giacca).
Non riuscivo a distoglierle gli occhi da dosso e penso che lei se ne accorse.
La salutammo e ce ne andammo.
Chiesi a mio zio se Rosaria fosse fidanzata, ma lui mi freddò dicendomi che era addirittura sposata
e madre di due bambini; al ché pensai che sarebbe stata la protagonista di qualche mio sogno
erotico.
Tuttavia, non riuscivo a distogliere il pensiero da lei, addirittura nel pomeriggio mi tirai una sega
pensando a lei.
Il giorno dopo uscii, questa volta da solo, per andare a fare qualche compera.
All’improvviso mi sento chiamare e non posso credere ai miei occhi:
“E’ Rosaria”.
Mi fermo a salutarla ed incominciamo a discorrere del più e del meno. Lei mi dice che non ha molta
fretta, tanto i bambini li ha lasciati alla baby-sitter e quindi la invito al bar.
Ci sediamo e lei mi fa le solite domande di routine, poi all’improvviso mi chiede se ho la ragazza ed
io rispondo di sì, anche se in questo periodo c’è un po’ di burrasca tra di noi.
Ad un certo punto accavalla le gambe e noto che indossa un paio di mutandine di pizzo bianco e
quasi svengo per l’eccitazione.
Il tempo vola, non ce ne accorgiamo e vista l’ora lei deve andare.
Pago il conto e la accompagno a prendere la macchina.
Lei pretende di accompagnarmi a casa, mentre stiamo in auto, lei mi fa:
“Hai impegni per stasera?”, alla mia risposta negativa, lei
“Stasera non posso uscire, mio ma rito è fuori per lavoro, la mia baby-sitter non c’è ed io mi annoio
a restare in casa da sola.
Ti va di farmi compagnia?
Ti preparerò anche la cena”.
Non posso rifiutare una serata così allettante, la sua sola presenza mi inebria ed accetto la proposta.
Quando ci salutiamo mi dice di non dire dell’appuntamento allo zio.
La sera, mi ritrovo davanti alla sua porta con un mazzo di fiori.
Busso il campanello e dopo un po’ me la ritrovo sull’uscio più stupenda che mai ed indossa una tuta
felpata e da come le ballonzolano i seni non indossa il reggiseno.
Mi saluta dandomi un bacio sulla guancia e togliendomi i fiori dalle mani ringraziandomi.
La cena è già pronta e ci accomodiamo a tavola uno di fronte all’altro ed io le chiedo dove siano i
suoi figli e lei mi dice che sono passati i nonni e li hanno portati a casa loro.
Noto che nella cena lei ha abbondato con spezie ed aromi vari e già pregusto, forse soprattutto
spero, in un finale a sorpresa.
Dopo la cena la aiuto a lavare i piatti e più di una volta, le struscio addosso la patta dura.
Ci accomodiamo sul divano, lei prima si sdraia appoggiando la testa sulle mie gambe, poi si rialza e
mi chiede di farle un massaggio.
La incomincio a massaggiare, lei chiude gli occhi e geme, poi mentre sembra in estasi la massaggio
sempre più giù fino ad incontrare il suo seno sodo e turgido.
A questo punto le infilo la mano sotto la felpa, le incomincio a titillare le aureole ed i capezzoli e lei
sembra come ipnotizzata.
Quando sono in procinto di cacciare il mio uccello dalla patta, lei si rialza di scatto e, scura in viso,
mi dice
“Vado a mettermi qualcosa di più comodo”.
Ormai pensando, di aver affrettato i tempi e di aver fatto una brutta figura, mi rassegno all’idea di
dovermene andare, quando la vedo entrare; indossa la divisa di quando la incontrai la prima volta e
mi dice:
“L’altra volta, ho notato come mi guardavi con la divisa, l’ho indossata per te, ma tu devi farmi
godere come una porca”.
Mi avvicino a lei ed incomincio ad accarezzarla sulla divisa, le pastrugno il seno ed il culo alto e
sodo, e ci baciamo molto profondamente, la sua lingua sembra un frullatore, mi lecca dappertutto,
mi leva la cravatta e quasi mi soffoca. Io le sollevo la gonna e le abbasso le mutandine e le sfrego
l’uccello in mezzo alle gambe senza penetrarla.
Lei si dimena e geme come indemoniata, continua a bacia
rmi ed a leccarmi su tutto il corpo(io sono ormai nudo).
Le tolgo la giacca, la cravatta, la gonna e la camicetta.
Anche lei ormai è nuda, è bellissima ha una pelle bianchissima, ha una grande fica con una peluria
bionda, i seni sono più belli di quanto non avessi immaginato ed il culo è sensazionale.
La bacio e l’abbraccio appassionatamente e lei mi dice che non ha mai tradito il marito, ma dal
primo giorno che mi ha visto ha desiderato farsi scopare da me.
Lei si inginocchia e incomincia a spompinarmi, non è molto esperta però è lei che è una bomba e
dopo un po’ mi fa venire come un torrente in piena.
Lo sperma le impiastriccia i capelli, il viso, il seno. Io lo raccolgo con le dita e glielo offro da bere e
lei per niente schifata se lo ingoia estasiata.
A questo punto è il suo turno e le infilo la testa tra le belle cosce e comincio a slinguazzarle la fica
che è un mare caldo di umori. Continua a Leggere …

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: La Vigilessa

La cugina bisbetica domata

febbraio 19th, 2014 by Guzzon 59 | Posted in Incesto   No Comments »
Racconto letto 302 volte | Voti Totali: 35

Racconti Erotici Incestuosi

 

“Ciao Franco!

“Silvia?
“Si! Sono io!
“Chi non muore si risente!
“E già! Ti chiederai perché ti sto chiamando?
Silvia e Franco sono cugini, figli di due fratelli. Si
erano persi di vista da circa quattro anni, dai funerali del nonno. Due settimane prima c’erano stati quelli della nonna.
Franco per motivi di salute non aveva potuto partecipato alle esequie.
“Già! Di cosa si tratta!
“Per telefono non posso dirti nulla! Potremmo incontrarci da
me! Nel mio ufficio!
“Che cosa devi dirmi di così importante!
“Te l’ho detto! Per telefono è meglio evitare! Allora quando
potresti venire? Fissiamo un appuntamento! Adesso!
“Mi hai messo addosso una curiosità fastidiosa! Ti conosco
bene e so che, una del tuo ceto, deve avere dei seri motivi per scomodarsi a
contattare un parente che non frequenta da molti anni! Ho una proposta da
farti! Potresti venire tu da me, considera che sono ancora convalescente!
“Va bene! Ma preferirei incontrarti da solo!
“Sono da solo! Caterina ha accompagnato Luca ad Alessandria,
per i campionati nazionali under sedici di Volley, quindi, oggi pomeriggio
potrebbe andare!
Caterina è la moglie di Franco.
“Va bene! Ci vediamo oggi pomeriggio! verso le tre! Ciao
“Ciao!
Silvia amministra un’azienda che opera nel settore
dell’editoria.
E’ una donna in carriera, cinica e determinata. Ha una forte
personalità, con un super ego che è intollerante verso chiunque tocchi o sfiori
i suoi interessi. Ha un carattere indisponente e interpreta la vita come una
competizione, da vincere ad ogni costo. E’ un tipo ostico e non accetta sconfitte
umilianti che possano metterla in ridicolo. 
Nonostante sia una donna attraente
e di aspetto incantevole, gli uomini gli girano alla larga, per evitare di
doversi scontrare con il suo brutto carattere. Si è diffusa la voce che sia una
donna frigida.
E’ stata sposata con un imprenditore che operava nel settore
dell’edilizia. Dopo appena due anni di matrimonio, è fuggito disperato,
sputtanandola come donna cinica e fredda, che pensa solo alla carriera e alle apparenze.
Lei, vendicativa come Medea, ha utilizzato le sue influenze autorevoli
per rendergli la vita difficile, fino a farlo fallire.
Quel pomeriggio arrivò con la Mercedes grigia metallizzata che parcheggiò nel cortile della casa di Franco.
Silvia scese con eleganza dal l’auto, con passo sicuro
salì i due gradini che portavano alla porta d’ingresso.
Franco era in accappatoio di flanella. Alcuni colpi di tosse
segnalarono una condizione di salute ancora precaria.
“Ciao Franco!
“Ciao Silvia! Vieni! Accomodati in salotto! Ti va un caffè?
Ho messo la caffettiera sul fuoco!
“Si volentieri!
Franco ritornò con un vassoio sul quale c’erano due tazzine
fumanti e alcuni biscotti.
“Allora? Che cosa spinge una donna del tuo livello a far
visita ad un umile parente?
“Tua moglie! O dovrei dire quella zoccola di tua moglie!
Franco, si bloccò con un biscotto in mano, allibito, restando
con la bocca aperta.
“Mia moglie? Scusami ma non capisco?
“O sei un ingenuo oppure non capisci un cazzo delle donne!
“Senti vieni qui, chiami zoccola mia moglie e poi mi
insulti? Ma chi cazzo ti credi di essere!
“A tutto c’è una spiegazione!
“Dammela!
“Due settimane fa, ai funerali della nonna, ho avuto un
confronto duro con tua moglie! Da come parlava e cosa diceva mi sono resa conto
che quella puttana conosceva molti particolari della mia vita privata! Aspetti
che solo quel coglione del mio ex marito sapeva. La faccenda mi puzzava. Così
ho incaricato un’agenzia d’investigazione di seguire quello stronzo e cosa
scopro? Che s’incontra con quella zoccola di tua moglie, di nascosto, e cosa
fantastica, scopano come maiali alle tue spalle!
Ecco queste sono le foto! Come
vedi! Dall’espressione del volto di quella troiona si intuisce il suo estremo diletto
a chiavare con il mio ex marito!
Franco raccolse le foto, che Silvia aveva gettato sul
tavolino. Le passò in rassegna, fissandole con un’espressione indefinibile. Si
grattò un sopracciglio e si morse le labbra, senza dire nulla.
Silvia studiava il volto di Franco, cercando di capire che
cosa stesse passando per la testa del cugino.
Lei sperava di farla pagare a quella troia della moglie, che
l’aveva offesa e sfidata. Si stava prendendo la sua vendetta. IL cugino la
prenderà male e, sicuramente, l’avrebbe cacciata fuori di casa. Così quella
troia imparava, una volta per tutte, la sua lezione di vita.
Franco raccolse le foto facendo un mazzetto. Poi fissando
Silvia le posò a fianco del vassoio del caffè.
Con un dito si grattò il labbro inferiore.
Lei aspettava compiaciuta che lui parlasse.
Però il sorriso gli rimase impresso sulle labbra, quando un
manrovescio colpì violentemente il suo bel visino. Lo schiaffo fu talmente energico
che la donna fu scaraventata a terra.
Silvia si toccò le labbra doloranti. I polpastrelli si erano
sporcati di sangue. Dopo essersi ripresa dallo shock, alzò il capo.
“Che cazzo ti è preso! Sei impazzito!
Franco si tolse l’accappatoio rimanendo in boxe. Grugnisce e
stringendo i denti, si avventa su di lei come un feroce rapace. Gli afferra i
capelli e la trascina fino ad una cassettiera posta nel corridoio.
“Cazzo! Sei impazzito! Ma che fai? Mi stai facendo male!
aaaaaaaaaaaaaa
Silvia, nel parapiglia generale, cercò di afferrare la
borsetta per prendere il cellulare. Ma fu anticipata da Franco che con una
mossa da calciatore la fece volare oltre il divano.
“Sei impazzito! Stronzo! Lasciami! mi fai male!
Il cugino si siede sopra di lei e dopo una violenta lotta, riesce a bloccargli le
braccia dietro le spalle. Nello stesso istante, premendo il ginocchio sopra la
zona lombare, la tiene placcata con la faccia schiacciata a terra. Poi da un
cassetto estrae un paio di manette e le chiude attorno ai suoi polsi.
“Dio mio! Sei impazzito! Toglile! Hai capito! Che cazzo vuoi
fare! Ti faccio arrestare Bastardo!
“Ti presenti qui! Come una stronza! Animata da spirito di
vendetta! Per il tuo orgoglio da quattro soldi ferito! Mi insulti! E poi mi mostri le foto del misfatto! Hai violato la privacy di mia moglie! Sei arrogante
e stronza! Non hai pensato ad una variante?
“Quale?
“Io e Caterina condividiamo tutto! Siamo una coppia aperta! Lei
scopa con chi gli aggrada, poi mi racconta tutto!
Silvia rimase basita e senza parole. Poi….
“Bastardo! Pervertito e Cornuto! Lasciami andare! Perché mi
hai picchiata e ammanettata?
“Perché ho capito che razza di donna sei! Vuoi dominare
tutti quelli che ti stanno attorno! vero? Ma adesso sarai tu la schiava! Cagna!
Silvia per quanto si sforzasse di ribellarsi, dentro di se
sentiva che quella violenza gli suscitava dei sentimenti contraddittori, che
prima di allora non aveva mai provato. Il suo corpo fremeva e quella
sottomissione forzata gli provocava sensazioni quasi piacevoli.
“Per prima cosa! Via i vestiti! Ti voglio vedere nuda come
un verme!
Lei strabuzzò gli occhi, ma non disse nulla.
Lui si accanì su sua cugina come una furia cieca. Gli
strappò la camicetta; tirò via la gonna e le scarpe, lasciandola con gli
autoreggenti. Poi afferrò gli orli delle mutande e le lacerò. Il reggiseno fece
la stessa fine.
Silvia era scioccata e confusa, guardava il cugino come una
bestia braccata dalla paura; si sentiva in trappola, ipnotizzata dalla ferocia
di quel folle pervertito. Era impaurita. Respirava con affanno. Avvertiva il
pericolo in ogni suo gesto. Gli tremava la schiena, la pelle reagiva rabbrividendo,
come se fosse colpita da un vento gelido.
Era la prima volta che si trovava in una situazione di totale
sottomissione, in cui non era lei a comandare. Si sentiva come un oggetto in
balia delle onde. 
IL cugino la guardava con uno sguardo glaciale, dalla testa
ai piedi.
“E’ mai possibile che una donna bella come te! Sia frigida?
Lo so! Stronza! So tutto di te! Caterina mi ha raccontato tutto! E ho capito
che razza di donna sei! Mi sei sempre stata sulle palle! Anche da ragazza
quando te la tiravi avrei voluto prenderti a calci nel culo! Ora guardati! Sei
ammanettata e stesa a terra nuda! La grande Manager, che fa tremare i suoi
dipendenti! Ora sei li, a terra, nuda come un verme! Lo sai che posso fare di
te quello che voglio!
“Ti prego lasciami andare! Che cazzo ti sei messo in testa?
Ti mando in galera! Bastardo! Cornuto!
“Voglio darti una lezione di vita! Voglio insegnarti la
differenza sottile che c’è tra un dominatore e un pezzo di merda cinico e
indifferente al piacere come te!
“non me ne fotte un cazzo dei tuoi insegnamenti di merda!
Stronzo liberami subito!
“Lo sai che cosa vuol dire dominare? e sai quale è
differenza tra il piacere e il dolore?
“Dimmela! visto che non posso fare altro che ascoltare le
tue stronzate!
“Il dominatore prova piacere nell’infliggere dolore alla sua
schiava! Lo scopo del dominatore non è quello di dare piacere, perché sa che la
schiava potrebbe fingere. Il piacere gli deriva dalla certezza che le sue
torture producono dolore e sofferenza. Più la schiava soffre e più gode!
“Queste sono le farneticazioni di uno scellerato maniaco
sessuale!
“Ti sbagli! Sono attitudini del tutto naturali! Che madre
natura ha elargito

generosamente all’uomo! Se la dominazione e il sopruso fossero stati un
crimine insensato, la natura li avrebbe soppressi o negati! Ma tu sai che
l’ingiustizia e la prepotenza producono benessere mentre la virtù solo povertà!
E’ la legge del più forte sul debole la vera regola di vita! che governa le
umane vicende, sublimati nella ferocia dei predatori come il lupo e il leone! La
vita si regge sull’equilibrio del bene e del male, con pari dignità. Dalla
distruzione nasce sempre qualcosa di nuovo e costruttivo! L’ordine e le regole,
senza il male, non producono nulla, si ridurrebbero a noia e avvilimento della
vita!

“Che cazzo di filosofia di vita è questa! Bastardo fascista!
“E’ una filosofia che tu applichi tutti i giorni e, direi,
nel modo sbagliato! Ora ho intenzione di correggerti!
“Vai a fanculo! Stronzo!
La voce di Silvia celava uno stato di tensione dei sensi
eccitati. Lo sguardo era lucido e il corpo fremeva, ma non di paura.
“Mi eccita vederti implorare! Guarda! ho il cazzo che non
sta più nelle mutande! Mmm
Così dicendo lo tirò fuori, poi si inginocchiò davanti a lei,
e afferrandogli i capelli la costrinse ad alzare la testa. Poi brandendo il nerbo
puntò la cappella contro la sua faccia. Umiliandola,la schiaffeggiò con il nerbo che
brandiva come una mazza!
“Maniaco! Sono tua cugina cazzo! Lo sai?
“mmm questo rende la situazione più eccitante! Mmm
l’incesto! Mi piace! Succhia! cagna! Lo sai riconoscere un cazzo? To! Per una
volta fammi vedere che sai fare un pompino! come una vera vacca!
“Che cazzo! Sei un maniaco! Lasciami iiiiii mmmmmmmm
La grossa cappella era completamente schiacciata contro le
labbra. Franco strappò con forza i capelli, il dolore la costrinsero ad aprire
la bocca.
Alla fine Silvia si arrese al male lancinante del cuoio
capelluto. Aprì la bocca e il cazzo si infilò come un serpente nelle gote, fino
alla gola.
“To to to to.. cagna maledetta! Succhia il cazzo di tuo
cugino! Mmm è incesto! Non ti fa sballare l’idea? ahahahahah
Silvia, con il cazzo infilato nella bocca, non riusciva ad
emettere alcun suono, oltre a mugugni soffocati dal grosso cazzo che entrava
senza alcun riguardo. Lo stato di soggezione, incoscientemente la costringeva
ad assecondare quel folle dominatore, quasi rassegnata al ruolo di schiava.

Franco la teneva ferma spingendo il cazzo in profondità.
Nello stesso tempo tirava i capelli con forza. Ad un tratto si accorge che gli
occhi azzurri di Silvia erano stralunati e lei arrancava con il petto cercando
di respirare. La saliva usciva dai lati della bocca sotto forma di bollicine
schiumose.
Capisce che la cugina è in difficoltà e lo sfila via.
Subito dopo la vede tossire e sputare rivoli di saliva e
vomito.
“Bastardo! Stavo … sof..f.. focando ooooooo aiutoo iiiiii
“E tu collabora! Cagna! Devi accettare il dolore! Per
compiacermi!
Silvia, riprese fiato,  ricambiava il suo sguardo con la stessa
intensità. C’era una luce strana. L’aggressività di Franco stava producendo un
effetto inaudito.
“Riprendi a succhiare cagna!
Silvia, riluttante, iniziò a sottostare a quella protervia
senza replicare. Ci fu solo un tentativo di ribellione, ma poi si fermò. Lui,
incalzò quella labile reazione con una serie di schiaffi.
“Aaaaaaaaaaaaaa bastardooooooooooo
“Tu collabora!
Con forza gli prese la testa e puntò di nuovo il cazzo
contro la sua bocca. Usando le stesse manieri forti, tirando con forza i
capelli, quasi a volerglieli staccare. Stavolta lei lo accolse.
“Così mi piaci! Mmmmmm cazzo ora si che si ragiona!
Dopo…
“Toglimi le manette!
Franco guardò sua cugina. Il tono della voce era cambiato.
“No! Non ancora! Anzi ho ancora una cosa da fare! Scommetto
che ti piacerà!
Si allontanò per pochi minuti e ritornò con una pallina da ping
pong e un foulard.
“Che cazzo vuoi fare!
“Per quello che ho intenzione di fare per te è meglio se
taci!
“No ooooo sei pazzo ooo!
Tenendogli la testa bloccata gli infilò la pallina in bocca
imbavagliandola con il fazzoletto.
“mmmmmm mmmmmm
“non capisco cosa vuoi dirmi! Hahahahahahah
Franco costrinse sua cugina a sdraiarsi con il ventre sul
pavimento. Gli girò attorno per alcuni minuti. Lei cercava di seguirlo con lo
sguardo, girando il capo. I suoi occhi erano terrorizzati.
“Il tuo culo è bello! Il punto d’incontro delle cosce è
quanto di meglio abbia mai visto finora! Si! Lo ammetto! Sei un gran pezzo di
fica! Lo hai mai preso nel culo?

“mmmmmmmmmmm

“Guarda il mio cazzo! È bello duro e pronto a invadere la
corsia di emergenza, a tutta velocità! Hahahah Ma non è come tu credi! La
sodomia deve avere come compagna la forza dell’aria!
“mmmmmmmm – (Silvia si agitava preoccupata da quelle parole
inquietanti).
Franco si procurò un lungo cordolo. Da una parte fece un
occhiello dentro il quale ci infilò il capo opposto. Era un cappio.
“Il patibolo è pronto! Ora vediamo cosa sai fare!
Avvolse il cappio attorno al collo di Silvia. Si piazzò
dietro di lei, costringendola ad allargare le gambe, mettendogli a disposizione
del suo sguardo le parti intime.
“Bene! Bene! Mmmm certo che hai un culo che invoglia a
penetrarlo! Sono impressionato! Stimola molta lussuria! Chissà quanti
maschietti che hai torturato hanno sognato di poterlo sfondare!
Mentre parlava con il dito medio iniziò a lavorarsi gli orli
del pertugio. Spinse forte fino a farlo entrate tutto nell’ano.
“mmmmmmmmmmmm (singulto di sofferenza di Silvia)
“ahahahahah  Cazzo!
Non l’hai mai preso nel culo! Ahahah sono fortunato! Direi che sei pronta ad
affrontare la prova del fuoco! Si sarà per te un rito d’iniziazione hahahahaha.
Così dicendo s’impossessò di un grosso cuscino del divano e
lo collocò sotto il ventre di Silvia, in modo tale che il suo posteriore puntasse
verso l’alto.
“Sai! Prima di violare questo tempio sacro, vorrei divertirmi
con la bocca!
Franco si tuffò gioioso tra i glutei candidi e sobri, e
separandoli espose alla sua lussuria il pertugio dell’ano. Era ancora stretto e
chiuso. Le rigature dell’orifizio erano attaccate e ci volle forza per
separarli e mettere in luce le parti interne. La bocca, attratta da quelle
delizia, si attaccò come una ventosa e la lingua razzolava furiosa con la punta
nel piccolo foro. La saliva lo aveva lubrificato a dovere. Un dito sostituì la
lingua e s’insinuò per due terzi all’interno.
“mmmmmmmmmmmmmm (singulto di Silvia)
Franco era super eccitato da quella visione superba. Il buco
era stato dilatato con una trivellazione forzata. Così tenendogli le gambe
aperte al massimo si inginocchiò in mezzo, avvicinandosi con il bacino il più
possibile. Quando la cappella del cazzo urtò contro l’apertura anale, fece
scendere un grosso rivolo di sputo che impregnò la cappella e il foro, poi la spalmò
con cura attorno ai bordi. La punta del pungolo iniziò a spingere con energia.
“mmmmmmmmmmmm (singulto di Silvia)
Il buco era troppo stretto, così al primo tentativo il nerbo
scivolò verso il basso, penetrando per due terzi nella fenditura della fica
grondante di umori vaginali, che ne avevano facilitato l’ingresso in modo involontario.
“Cazzo! Sei bagnata come una fontana! Ahahah stai godendo
ahahahaha a quello ci penserò dopo! Ora voglio sfondarti il culo!
“mmmmmmmmmmmmmm (singulti di rabbia e di ribellione)
“Riproviamo!
Punto nuovamente la cappella contro il buco anale, ma prima penetrò
nuovamente con due dita, facendoli girare come un mestolo. I bordi dell’ano lentamente
cedettero, adattandosi alle dimensioni dell’invasore.
“Ora non potrai più sfuggirmi! Ahahah
La punta del cazzo stavolta scivolò dentro quel tempio allargando
con forza l’orifizio anale.
“mmmmmmmmmmmmmmmmm (singulto di dolore)
“to stronza! Ora di spacco il culo!
Una possente spinta permise di far penetrare l’intero corno nel
pertugio, e nello stesso istante, il corpo di Silvia sussultò come se fosse
stato colpito da un potente saetta.

Franco afferrò il cordolo e spingeva dentro lo sfintere di
sua cugina, tenendo teso al massimo il laccio e costringendola ad agitarsi,
mentre il cappio si stringeva attorno al collo.
“vedi! Stai facendo il gioco del nemico! Più ti agiti e più
godo e più tu rischi di soffocare!
“mmmmmmmmmm (singulti indecifrabili)
Il gioco della sodomia e della forza dell’aria andò avanti
per parecchi minuti. Silvia si stava sfiancando, e non riusciva più a tenere la
posizione ideale per evitare di soffocarsi. Franco colse quel cedimento e
lentamente lasciò le briglie.
Dopo alcuni colpi profondi e secchi si staccò da sua cugina.
Gli tolse il bavaglio e le manette.
“Ba….. bastardo oooooo stavo soffo….candoooooooooo
“Se provi a scappare ti lego pure la gambe!
Dopo un intenso sguardo:
“Non scappo!
Dopo alcuni minuti di indecisione. Gli tolse le manette. Silvia
non si mosse, restando adagiata sul pavimento, rassegnata nel suo ruolo di
schiava.
Lui sorrise in segno di trionfo. La bisbetica sembrava
domata. Ma c’era ancora tanto da fare.
Lei, su invito di Franco, dopo averlo segato, riprese
nuovamente a succhiare il cazzo. Sembrava più docile e ubbidiente.
La sua personalità sembrava addomesticata, apparendo docile come una cavalla selvaggia domata dal suo
padrone.
Franco, non ancora convinto, per sicurezza tenne il cappio, per prevenire eventuali tentativi di fuga, ma anche incitarla con
forza quando il pompino rallentava.
“Basta ora! Cammina a quattro zampe!
“Cosa?
Franco in risposta gli posò un piede sul collo e la spinse giù,
fino a schiacciare la guancia del viso sul pavimento.
“Non devi replicare! Sono io il padrone! Hai capito?
“Si!
Silvia attaccò a camminare a carponi, girando attorno a suo
cugino. Stava aspettando con ansia, che lui facesse qualcosa o l’obbligasse a
soddisfare i suoi desideri folli, di qualunque genere.
Franco la fissava con bramosia, mentre gattonava ai suoi
piedi. Ogni tanto la toccava con la pianta dei piedi lisciandogli la schiena e
le natiche.
Quei tocchi fugaci facevano venire i brividi a Silvia.
L’attesa l’eccitavano e la rendevano impaziente.
“Cribbio! Hai un corpo stupendo! Tutti questi anni a
preservalo per chi? Quando avresti potuto goderti la vita! Una carriera? Per
quale scopo? Solo per far soffrire la gente? Ora sarai tu a soffrire! Cagna!
Franco si era procurato un frustino da fante. L’ippica era
la sua passione e quando poteva faceva dei lunghi itinerari al galoppo della
sua cavalla preferita.
La bacchetta di cuoio veniva maneggiata con destrezza, e
piegata davanti allo sguardo eccitato di Silvia. Lui si era avvicinato al suo
viso e con un sorriso malizioso sfregò il frustino nella sua bocca bagnandolo
con la saliva, poi lo passò in quella di Silvia e lei reagì mostrando i denti
come i cani rognosi.
“Sei ancora selvaggia! Ora il tuo padrone ti addomestica!
Vuoi?
“Si! mmmmmmmm
Si sedette sul culo di Silvia. Da dietro iniziò a sferzare
dei colpi secchi che impattarono violentemente sulla pelle candida delle
natiche, lasciando dei segni rossi.
“aaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaa
“galoppa cavallina storna! Op! Op! Dai fammi vedere come sai
correre!

Ogni volta che il frustino si abbatteva sui glutei suscitava
un dolore acuto.
Silvia, nonostante il male lancinante, sopportava tutto. La
sottomissione la poneva in una condizione di grazia ascetica. Era piacevole giacere
alla volontà di un altro. La sua figa fremeva e il suo basso ventre tremava dal
piacere, provocati dalle sferzate della frusta, ma soprattutto, quello che la
faceva impazzire era la mente di suo cugino. Il suo atteggiamento perverso l’aveva
affascinata. Sentirsi alla mercè di quel folle era una sensazione straordinaria.
Da brividi.
“Ho la figa in tumulto! Chiavami bastardo! Violentami!
Chiavami ora! Monta la tua cagna! Completa la tua nefanda azione incestuosa!
Le suppliche di Silvia, erano un vero e proprio trionfo per
Franco, che sentiva il suo potere incidere sul carattere della cugina. La
temibile manager infine era domata ed era ai suoi piedi. Implorante.
“A suo tempo! Non ho ancora finito!
Silvia ebbe un brivido alla schiena e quelle parole la
mettevano in agitazione perché il cugino era imprevedibile! Ma la condizione di
assoluta dipendenza dalla voluttà traviata di Franco gli faceva sballare la
testa.
Lui l’afferrò di nuovo dai capelli. Lei lo seguì senza
opporre alcuna resistenza. Come un docile agnellino. Il cappio si era stretta
attorno al collo e quando lui tirava, si stringeva fino a bloccargli il
respiro.
La trascinò in camera da letto. La prese in braccio e la
gettò sul materasso a gambe all’aria. Riprese le manette. Gliele serrò attorno
ai polsi assicurandoli alla barra della spalliera.
Poi si procurò una cravatta e la bendò.
“Devi sentirti in completa balia degli eventi! Devi avvertire
sulla tua pelle le

sensazioni che si provano, quando dipendi dalla follia di un
altro! Ti piaceva sottomettere i tuoi dipendenti? Imponendo la tua volontà
nevrotica? Anche quella era una forma di eccitazione! Comandare è come
chiavare! Ma nel tuo caso era puro cinismo isterico! Ora sentirai sulla tua
pelle quelle umilianti sensazioni!

“Franco! Sto impazzendo! Sei diabolico! Mi stai facendo
provare sensazioni incredibili!
Non ottenne risposta. Si accorse di essere sola, avvolta in
un silenzio inquietante.
“Dove sei? Franco?
Franco sapeva dosare i momenti di attesa con quelli di
accanimento.
Silvia, era sul letto bendata e assicurata con le manette
alla spalliera. Si sentiva smarrita. Il suo corpo vibrava e fremeva, come se
fosse stato lanciato nel vuoto assoluto senza punti di riferimento.
Poi sentì il respiro di Franco attorno al suo collo e quella
improvvisa comparsa gli fece rabbrividire la pelle dall’emozione.
Nello stesso istante, percepì qualcosa di freddo che stava carezzando
i suoi capezzoli. Era una sensazione gelida ma dannatamente piacevole.
“mmmmm mi piace mmmm mmmmmmm
Erano stimoli estremi, che si contrapponevano, come il buio
e la luce. Silvia era in affanno. Il suo corpo veniva cotto a fuoco lento. Cibo
che Franco masticava lentamente, cercando il punto adatto che potesse dargli
piacere, il suo dolore.
Silvia tremava come un fuscello, il suo fisico trasalì,
quando avvertì che il freddo si stava spandendo fino a raggiungere le sue parti
intime.
Il clitoride bruciava come se qualcuno lo stesse riscaldando
con la fiamma ossidrica. IL gelo si era trasformato in qualcosa di rovente. Era
una sensazione che la scombussolava dandogli delle impressioni troppo forti. Ma
quello che accendeva la sua mente era la situazione di completa sottomissione a
suo cugino. Si trovava totalmente soggiogata al suo perverso gioco erotico. Una
situazione mentale assolutamente eccitante che la proiettava in un limbo sublime
di puro godimento estetico.
Franco prese a leccare i capezzoli, mordendoli con le labbra
tra i denti.
I cubetti di ghiaccio raffreddavano i capezzoli ed il
clitoride e quando li sentiva gelidi, tale da sciogliere l’algido solido in
rivoli di acqua, si avvicinava con la bocca e succhiava con forza, dissetando
la sete di sesso, che agitava il corpo di entrambi gli amanti.
Mmmmmmmm diooooooooooo sto impazzendooooo! Franco chiavami iiiiii
ora aaaaa
Si spostava su e giù, poi si concentro sui capezzoli duri
come fragole, e dopo averli congelati con il ghiaccio, faceva colare cera
liquida, caldissima, provocando un salto termico sconvolgente.
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa oddio oooooooooo
aaaaaaaaaaaaaaaa
Franco, si era eccitato da quella situazione incandescente, guardava
sua cugina fremere, mentre il cazzo duro, pulsava  dalla voglia di possedere quel corpo
infiammato dal desiderio e pronto a immolarsi alle sue perversioni.
Alla fine, vinto dalla brama, si gettò tra le sue cosce
aperte. Prima di penetrarla l’abbracciò toccandola con foga. La bocca di lei si
fuse alla sua, fino a togliergli il fiato.
Silvia sembrava posseduta dal demonio dell’eros. Esaltata
dalla consistenza del cazzo di Franco, che premeva contro il suo pube.
Simultaneamente avvertiva il corpo del cugino che pesava sul suo schiacciato
contro il materasso. Le sue mani erano fissate alla spalliera, unite alle
manette. Avrebbe voluto liberarsi per poter stringere quell’uomo diabolico.
Graffiarlo, toccarlo, tirarlo, possederlo fisicamente. La sua mente era
infuocata dalla lussuria e fremeva come le fiamme dell’inferno. Cieca e madida
di sudore, respirava con affanno, come una preda in trappola. Suo cugino
odorava di maschio, lo percepiva attraverso la pelle accaldata e bagnata, resa
sensibile da quella situazione estrema.
Franco capì che era arrivato il momento di scatenare
quell’uragano.
“Ti prego liberami!
Franco fece scattare le manette e sciolse i polsi di Silvia.
Lei non perse tempo, agguantò suo cugino fino a
disarcionarlo. Ora lui era sotto di lei. Silvia sentiva il volume del cazzo che
premeva contro le fenditure della sua figa infiammata dalla brama di essere
posseduta.
Non attese neanche un secondo. Il gesto fu fulmineo. Il
cazzo entrò profondamente nella vagina affamata di nuove sensazioni.
“aaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmm si iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii è
meraviglioso

oooo finalmente eeeeeee sei mio ooooooo mmmmmmmmmmm bastardo,
cornuto mmmm

“cagna…. Muoviti… fammi godere….. voglio sentire il tuo
corpo bruciare come le fiamme dell’inferno ooooo
“Si si mmmmmmmm godo oooooooooooooooo godo oooooooooo sei
un diavolo! meraviglioso e perverso come me …. Mmmm aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaagggfff
Alla fine Silvia si lasciò andare, inebriandosi la mente di
nuove sensazioni ed ebbe il suo primo orgasmo.
La bisbetica era stata domata dal suo padrone.
Così va la vita
Guzzon59

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: La cugina bisbetica domata

Il pompino

febbraio 17th, 2014 by Guzzon 59 | Posted in Incesto   No Comments »
Racconto letto 357 volte | Voti Totali: 36
Tutto ebbe inizio con un banale incidente.
Il natale scorso stavamo trascorrendo la settimana bianca presso una ridente e pittoresca località di montagna. Mia moglie Caterina, che vantava un trascorso sportivo invernale amatoriale di tutto rispetto, volle esagerare cimentandosi nella discesa libera, su un tratto fuori pista, scosceso e pericoloso.
Risultato: perse il controllo e nella caduta libera si procurò la frattura multipla della gamba sinistra e la lesione composta della scapola destra, ergo, sessanta giorni di convalescenza.
I problemi della vita si annunciarono subito difficoltosi.
In primis: Caterina dovendo restare a casa ferma, non poteva più accompagnare nostra figlia Chiara a Scuola, quindi toccava a me provvedere.
In secondo: Eravamo comproprietari di un bar, che Caterina gestiva insieme alla sorella Emilia, una ragazzina di quaranta anni, singola, libertina e poco affidabile.
Terzo: Mio fratello Arturo, religioso, in quel periodo si trovava missionario all’estero, perciò su di lui non si poteva fare alcun affidamento.
Quarto: L’unico genitore in vita, era anziano, rimbambito e ospite di una casa di riposo.
Risultato:
Oltre a dover accompagnare Chiara a scuola, avrei dovuto ridimensionare l’impegno di lavoro, di commercialista, ed occuparmi del Bar, destino crudele, perché voleva significare una gestione condivisa con quella pazza di mia cognata.
Per quanto riguardava il mio lavoro, non c’erano problemi, perché Ugo, il socio in affari, offrì subito il suo sostegno, occupandosi dell’ufficio e di tutte le scartoffie finanziarie.
Mia figlia Chiara, è una deliziosa teenager, alle soglie dei diciotto anni, incasinata, all’epoca frequentava il quarto anno del liceo linguistico, presso una scuola situata in località periferica distante più di trenta chilometri.
Per raggiungere l’istituto avrebbe potuto utilizzare il treno, ma tale scelta ci era apparsa gravosa e pericoloso per una giovane ragazza, perché l’obbligava a partire alle sei del mattino per arrivare in orario a scuola. Ci sembrò un sacrificio enorme.
Così, tutte le mattine, alle sette e mezza e il pomeriggio, alle tre, mi occupavo del trasporto di Chiara.
Ora torniamo alla natura di questo racconto.
Erano le tre del pomeriggio del quattordici febbraio, il giorno di S.Valentino, stavo riportando Chiara a casa, quando suonò il cellulare.
Era Emilia.
“Dovresti correre subito qui!
“Sto accompagnando Chiara a casa!
“E’ urgente! Porta anche lei!
Mi rivolsi a Chiara:
“Tesoro c’è un cambiamento di programma! La zia Emilia mi vuole subito al Bar! Dobbiamo raggiungerla per sapere che cosa è successo!
“Tranquillo papà! Con la mamma era la regola!
Ripresi il cellulare:
“Va bene! Arriviamo tra dieci minuti!
Giunti al bar.
“Allora?
“Devo correre a casa! L’amministratore condominiale mi ha informato che l’appartamento sotto il mio è allegato. Ha già chiamato un idraulico e mi sta aspettando per aprire la porta! Ciao ci vediamo dopo!
Pensai: pazza com’è probabile che sia stata lei a lasciare il rubinetto del bagno aperto!
Saltellando sui tacchi scappò via.
Il Bar era affollato di ragazzini, il garzone si dava da fare a servire bevande e quanto altro chiedeva la clientela. Dietro il bancone c’era Ilary, la sua ragazza.
“Tutto a posto?
“Si! Va bene!
Chiara si sedette ad un tavolino tra il bancone e le toilette. Tirò fuori alcuni libri e iniziò a leggere.
“Tesoro hai fame? Vuoi qualcosa?
“Una cioccolata e una brioche se non disturbo!
“Ci penso io! Vedrai è la migliore cioccolata che tu abbia mai degustato! In questo mese è quello che ho imparato a fare meglio! Ahahah
Dopo alcuni minuti gliela servì. Mi ringraziò facendomi cenno con il capo, un gesto che mosse i lunghi capelli biondi che ondeggiarono sui libri.
Era trascorso già una mezzora abbondante ed Emilia non si vedeva ancora.
Chiamai Giorgio (il garzone).
“Giò, dovrei andare al bagno! Ci pensi tu alla cassa?
“Certo!
Appena libero corsi di filato nei bagni, cercando di trattenere l’impellente bisogno fisiologico.
Dentro c’erano alcuni ragazzini che stavano chiacchierando davanti ai lavandini. Il primo bagno era occupato, così entrai in quello successivo che era a ridosso del muro. Dall’altra parte c’erano i bagni delle ragazze.
Sapevo che il terzo bagno delle donne, quello che condivideva lo stesso muro con il mio, era da tempo fuori uso.
Dopo alcuni minuti, mentre ero intento a pisciare, percepì dei rumori che provenivano dal bagno delle donne, e precisamente da quello attiguo.
Qualche imbecille di ragazza aveva ignorato il cartello fuori uso e si era infilato dentro. Mi ripromisi di dire ad Ilary di andare a verificare ed eventualmente di chiudere lo stanzino a chiave.
La tipa che in quel momento stava dall’altra parte, si muoveva con la delicatezza di un elefante. Sentivo urti, fregamenti e colpi secchi contro la parete,
La tramezza di cartongesso, non attutiva il rumore perché era spessa pochi centimetri.
Pensai: ma che cazzo stava combinando quella?
Stavo imprecando, quando un particolare attirò la mia attenzione. In passato non ci avevo fatto caso, ma guardandolo attentamente, notai che il porta sapone era molto distante dal lavabo. Inoltre dai lati filtrava una strana luminosità. Incuriosito lo afferrai senza alcuna precauzione e me lo trovai in mano, staccato dal muro.
Rimasi basito, quando vidi che cosa celava sotto. C’era un foro largo circa sei centimetri. Mi abbassai e cosa sconvolgente vidi qualcuno che si muoveva dall’altra parte.
Fui assalito da un forte imbarazzo che mi spinse velocemente a spegnere la luce. Volevo evitare che la tipa dall’altro lato del muro facesse la stessa cosa o notasse la luminosità e scoprisse il foro da guardone pervertito.
In quel momento capì anche il motivo per il quel il bagno era fuori uso.
Stavo attendendo, che si spegnesse la luce dall’altra parte, quando mi assalì una forte curiosità di sbirciare attraverso il foro.
Esitai prima di fare quel gesto, ma lo sforzo di rispettare la privacy della sconosciuta cedette alla volontà morbosa di spiare e cosi, mi inginocchiai appoggiando un occhio sul foro.
Il buco era esattamente posto all’altezza del grembo della sconosciuta. Il bacino era scoperto. In quel momento la ragazza mostrava il culo.
Con una mano si teneva la gonna in jeans alzata. L’altra non la vedevo perché mi dava la schiena.
Non potei fare a meno di apprezzare le fattezze perfette di quel sedere.
Era rotondo come un mandolino e dalla tonicità dei glutei s’intuiva che la ragazza doveva essere molto giovane.
In quel momento mi assalì una voglia di guardare ogni particolare di quel corpo tondo e ben tornito. Fui anche fortunato perché avvenne il miracolo che speravo. La tipa si girò verso di me mostrandomi una fica imberbe, completamente rasata.
Fui sorpreso, quando scoprì dove era finita l’altra mano e osservando con attenzione mi resi conto di un particolare che mi sconvolse l’inguine. La tipa si stava sgrillettando la figa.
La ragazza teneva le gambe allargate quel tanto da permettere alle dita della mano di razzolare nell’incavo vaginale. Il foro era esattamente allineato alla sua figa e potevo vedere quel gesto nei minimi particolari. Le labbra grosse e paffute si erano già arrossate.
La sua mano indugiava nervosa nella vagina strofinando con forza le grosse labbra.
Concentrai subito l’attenzione su quel gesto e mi parve persino di sentirla ansimare.
La scena mi eccitò a tal punto che mi venne la voglia di tirarlo fuori e accordarmi alle note piacevoli di quella sinfonia sensuale.
Continuai a stare in ginocchio, a spiare eccitato quella ragazza che si stava sditalinando con frenesia la fregna.
Alla fine, prevalse l’istinto animalesco primordiale. La scena era troppo appetitosa per la mia fantasia infiammata, che del resto non dovette sforzarsi eccessivamente ad immaginare, considerato che l’oggetto del desiderio era lì davanti, in bella vista.
La cerniera lampo in ogni caso era già aperta, quindi fu sufficiente tirarlo fuori e iniziare una piacevole pugnetta, e così feci.
La situazione in pochi minuti cambiò completamente.
C’era solo una sottile parete a dividere un desiderio morboso condiviso, che come una malattia contagiosa aveva infettato i miei sensi e quelli della ragazza.
Ci muovevamo all’unisono, in una perfetta sinergia corporea, lei a sgrillettarsi la figa e io a strapazzare un cazzo che era diventato duro e voluminoso.
Stavo menando il palo, incantato ad ammirare l’incavo vaginale della ragazza, quando mi venne in mente un episodio accaduto alcuni mesi prima.
All’improvviso dentro di me si fece strada un’idea folle che una persona ragionevole l’avrebbe ritenuta da manicomio, ma in quel momento, con la testa arroventata dal desiderio, parve un azzardo che poteva avere successo.
Un mese primo, beccai il mio socio Ugo a navigare in siti porno. Non era una novità, perché conoscevo la mente contorta di quel maiale.
Ma la cosa che mi colpì quel giorno fu la visione di alcuni video clip che Ugo, mi mostrava con risate sguaiate.
Un video in particolare mi aveva colpito, quello in cui si vedeva una ragazza, chiusa in bagno, mentre s’impegnava a far un succulento pompino a uno sconosciuto, che aveva infilato il cazzo nel buco della tramezza divisoria, uguale a quello che avevo davanti. Il genere si chiamava gloryhole.
Pensai: la situazione è la stessa, che cosa sarebbe successo se lo avessi fatto? in quel momento un’azione del genere poteva avere successo?
Era eccitato come un montone in calore. La mano menava con frenesia un cazzo che per durezza avrebbe potuto sollazzare le dolci morbidezze di quel postribolo di piacere.
L’occasione fa l’uomo ladro….
Accadde in modo meccanico, pensiero e azione, agirono d’istinto, mi alzai e spinsi la cappella nel foro e lo penetrai fino in fondo.
La parete non era spessa quindi una parte abbondante del cazzo si era senz’altro manifestato dall’altra parte, come un miraggio.
I rumori, infatti, cessarono all’istante, persino il respiro della tipa. Il mio invece riprese in modo convulso, caratterizzando una attesa snervante che mi stava facendo impazzire i sensi.
Ero completamente calcato contro la parete, con il cazzo duro infilato nel foro in attesa del miracolo, o per lo meno mi aspettavo una reazione simile a quella che avevo visto nei video clip.
Si dice che la fortuna aiuta gli audaci, e così fu.
Con mio grande gaudio avvenne il primo e sublime contatto.
Una mano della sconosciuta si era stretta attorno al cazzo e lo accarezzava con dolcezza, come se fosse un animale vivo. La delicatezza di quel contatto mi fece capire che la ragazza doveva essere molto eccitata.
Il gesto, con il passare del tempo, diventò sempre più sicuro e determinato, fino a trasformarsi in una sublime e veloce pugnetta.
Gemevo in silenzio per paura di rompere quell’incantesimo. La ragazza mi stava praticando una sega vigorosa e continua.
Le sue mani si muovevano lungo l’asta con una stretta energica e decisa. Ogni tanto percepivo un contatto sulla cappella, poi capì che era la sua lingua.
Quei contatti fugaci con la lingua mi fecero sperare di poter avere una attenzione particolare anche dalla sua bocca.
Così fu, per la mia gran gioia! quando attaccò a succhiare stavo quasi per perdere le forze nelle gambe.
Mi abbracciai il muro immaginando quella stupenda ragazza dall’altra parte che si stava accanendo sul mio cazzo.
Il pompino si rivelò un gesto divino, perché era ben fatto, e la tipo dimostrava di avere talento e dimestichezza con il cazzo, una vera esperta in materia.
La sua bocca ingollava il cazzo stimolandolo con le labbra e la lingua.
La zona lombare fu aggredita da brividi profondi che mi davano un senso di vertigine pazzesco.
Stentavo a credere che quello che stava succedendo, ma stava accadendo veramente, una esperienza unica e straordinaria.
La tipo alternava a momenti di sega a quelli del pompino. Agiva frenetica e con grande slancio emotivo. Il cazzo era in suo completo potere e lo stava stimolando come meglio gradiva, persino con le tette.
Ma alcuni minuti dopo, lo scenario cambiò completamente. Stavolta rimasi sconvolto, perché il contatto mi sembrava diverso e le parti più morbido.
All’improvviso capì, una luce illumino subito la mia mente, cazzo non poteva essere vero, era pazzesco, ma quei teneri contatti erano le sue parti intime, che si avvolgevano attorno al cazzo.
Mio dio, il sogno si era realizzato. Il cazzo si trovava incuneato in mezzo allo scoscio della ragazza e stava strofinando con forza la nicchia vaginale, nel punto d’unione delle cosce, stimolando le parti molle e umide della fica imberbe.
Mi girava la testa. La ragazza si era scatenata senza porsi limiti, agendo come una baccante ubriaca e indemoniata dal dio Eros.
Percepivo il dolce tepore delle parti molli arrossate dal desiderio, che strisciavano sul volume del cazzo, che scorrendo le trascinava con se.
Non era finito li. Le sorprese erano solo all’inizio.
Perché, all’improvviso, la tipa tenendo saldo il cazzo iniziò a schiacciare la cappella tra le labbra vaginale e dopo aver rovistato con insistenza, come d’incanto, avvertì un caldo infernale avvolgere il cazzo.
Tutto mi sembrava assurdo, ma la ragazza era riuscita nel suo intendo di infilare il cazzo nella fica e subito iniziare a muoveva il bacino per darsi piacere.
Mi vennero le vertigini e stavo letteralmente perdendo il controllo, perché avrei voluto distruggere quel muro.
La sconosciuta, intanto, coinvolta emotivamente in quel pazzesco rapporto, si muoveva verso il muro, probabilmente si era messa a pecorina, gustandosi il voluminoso cazzo interamente ficcato nella fica.
In quei momenti restavo pressato contro il muro, fermo, totalmente schiacciato contro la parete, per favorire l’azione della sconosciuta, che muoveva il suo bacino verso il muro tenendosi il cazzo saldamente ficcato nella vagina.
Fu una esperienza incredibile e mi sembrava di impazzire e avrei voluto annientare la tramezza per poter entrare in quel bagno. La mia fantasia galoppava a cento all’ora, immaginando quella splendida fanciulla a pecora, mentre si muoveva davanti a me. Cribbio doveva essere una scena infernale.
Il caldo cunicolo vaginale avvolgeva e scivolata attorno al cazzo, suscitandomi sensazioni sublimi e meravigliose.
In quelle circostanze era impossibile resistere oltre a quelle sensazioni da brivido, così in pochi minuti arrivai a capolinea. Dalle radici del cazzo si svilupparono gli stimoli che preannunciavano un imminente sborrata, una colata lavica che stava esplodendo come un vulcano impazzito.
I conati furono talmente forti che, nel delirio dei sensi, afferrai qualsiasi cosa che avesse consistenza. Il bordo del lavandino, il rubinetto, la carte igienica che presi a morsi a causa del godimento intenso che si stava sprigionando dall’inguine.
“Mmmmmmmmmmmmm oooooooooooooooo
Era una situazione infernale e troppo eccitante per poter resistere oltre.
Mi abbandonai ad una copiosa sborrata, che finì tutta dentro la fica di quella sconosciuta donna passionale.
Il corpo, totalmente schiacciato contro la parete, tremava tutto.
Dopo alcuni minuti di stasi ripresi fiato e mi trovai con il cazzo ancora infilato nel buco. Dall’altra parte non si sentivano più rumori. Una folata di aria fresca colpi il membro avvisandomi che oltre quella parete non c’era più nessuno nessuna fonte di calore a dargli conforto.
Lo tirai subito fuori e notai che il tronco era completamente coperto di una sostanza spessa e limacciosa. Impregnai un dito e l’annusai.
Erano gli umori vaginali della ragazza, segno che anche lei aveva goduto.
Mi sistemai in fretta.
Quando uscì dal bagno trovai Chiara immersa nella lettura, Ilary impegnata a pulire il bancone ed Emilia, sopraggiunta durante la mia assenza, che stava servendo alcuni clienti.
Tutte e tre si girarono verso di me, in un perfetto sincronismo, sorridendo.
Alcuni minuti dopo fui assalito da un dilemma angosciante:
Notai che l’unica donna ad indossare la gonna in jeans era mia figlia Chiara.
Così va la vita
Guzzon59

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Il pompino

La sega.

febbraio 9th, 2014 by Lyla | Posted in Incesto   No Comments »
Racconto letto 747 volte | Voti Totali: 26
racconti erotici la sega
..mi chiamo Giulia, ho trenta due anni, sono singola e vivo a Roma.
Nel mese di Marzo dell’anno scorso ho ospitato per alcuni giorni il mio fratellino Roberto, poiché doveva partecipare ad un concorso pubblico per un impiego statale.
Il fratellino, in quel periodo, si era lanciato negli studi con molto accanimento e, somatizzando lo stress del momento, si aggirava per casa come uno zombi, soppesando libri e fogli che leggeva nervoso dove gli capitava.
In quei giorni, per evitare di disturbarlo, gli avevo lasciato a disposizione l’appartamento e, adeguandomi alle sue esigenze di studio, mi ero trasferita a casa di un amico.
Alla vigilia della prova d’esame telefonai a Roberto, per accertare che stesse bene e fargli gli auguri. Lo chiamai più volte, senza ottenere alcuna risposta, anzi, dopo alcuni minuti, era la segreteria telefonica a rispondere.
Cominciai a preoccuparmi.
Cosi decisi di raggiungerlo e dissi al mio amico che forse sarebbe stato meglio se avessi passato la vigilia degli esami a casa, accanto a mio fratello, per dargli fiducia e sicurezza. Era il mio fratellino e come sorella maggiore avevo il dovere morale di sostenerlo in quella prova così importante per la sua vita.
Appena arrivata, trovai la casa immersa in un silenzio totale. Non si sentiva volare una mosca. Pensai che stesse studiando nella sua stanza. Andai in camera da letto, posai la borsa e dopo aver fatto toilette mi avviai verso la camera occupata da Roberto. Lui non c’era. Il letto era completamente disfatto e coperto di fogli e libri sparsi in ogni dove. Sulla poltrona giacevano i vestiti e un accappatoio di spugna, che era ancora umido.
Mi avviai allora verso il salottino. La stanza era in penombra, illuminata a tratti dalla luce proiettata dal televisore, acceso senza il sonoro.
La porta era semiaperta. Mi avvicinai e, prima di spalancarla, mi bloccai all’istante, perché attraverso la fessura vidi una scena che mi lasciò basita.
La natura intima di quel gesto consigliava di allontanarsi immediatamente dal posto.
Ma era anche una scena di straordinaria carica sensuale ed emotiva.
Roberto era adagiato sul divano completamente nudo. Il suo corpo muscoloso occupava tutto il mio campo visivo. La testa era appoggiata all’indietro. Gli occhi erano chiusi.
Ma quello che contorse le mie budella fu la sua mano destra. Era saldamente attaccata al cazzo e si muoveva lentamente su e giù.
Il membro di Roberto, mi colpì come una folgore, perché era grosso, rigido e s’innalzava dal suo grembo piatto come un possente obelisco. Un magnifico esemplare di cazzo. La cappella grossa e rotonda, rifletteva la luce intermittente del televisore.
Roberto non stava guardando nulla, ma dall’espressione del viso s’intuiva che lo stato d’estasi stava immaginando fantastici scenari erotici.
Seguivo coinvolta la sua mano, scendere su e giù, e dentro di me cominciai a sentire un forte turbamento, che scombussolava tutto il basso ventre.
Il suo corpo era scolpito magnificamente, nulla a che vedere con quello adiposo e flaccido del mio amico. Un giovane bello e prestante.
La virilità del suo membro, rispecchiava palesemente una forza e un’energia che solo ad immaginarla scatenata dentro di me, mi faceva increspare la pelle.
In pochi minuti fui completamente ipnotizzata dal suo cazzo. Lo fissavo e fremevo a vederlo torturato insistentemente dalla sua mano.
Mi venne una gran voglia di toccarmi la figa, già abbondantemente fradicia. Le dita si impregnarono subito del fluido umorale secreto in abbondanza, affondando entro labbra infiammata dal desiderio, e quel contatto mi fece subito tremare il corpo.
Mi toccai con violenza il seno, e trovai una forte sensibilità nei capezzoli turgidi come granelli di diamante.
Roberto intanto, ignaro della situazione, continuava a darsi piacere e io a restare li, come una scema a fissarlo, intensamente, in silenzio, senza perdermi nulla di ogni piccolo particolare. Un adone, con il petto spazioso, le braccia forti, il ventre piatto, le gambe robuste, ed un cazzo maestoso, che mi aveva completamente sedotto.
Fratello o no, in quel momento vedevo un meraviglioso esemplare di maschio che mi stava suscitando una libidine che a stento riuscivo a controllare.
Dopo l’ennesimo strofinamento della vulva vaginale, mi assalì una gran voglia di toccare quello scettro, di sentirlo palpitare tre le mani. Di strapazzarlo, baciarlo, leccarlo come il più squisito gelato cha abbia mai assaggiato.
Pensiero e azione, si susseguirono automaticamente e mi inginocchiai ed entrai nella stanza gattonando come un perfido felino, in procinto di saltare su quella prelibata preda.
Roberto continuava ignaro a tenere gli occhi chiusi, e a darsi il sublime piacere.
Quando gli fui a ridosso, finalmente potei vedere quella meraviglia a distanza ravvicinata. Cribbio, quanto era possente!
Mi soffermai incantata ad ammirare il palo fraterno, le nervature, il prepuzio robusto e la bellissima cappella, divisa divinamente dalle due parti del glande in tensione.
L’apertura in cima era cosparsa di liquido seminale, la pelle era talmente tirata che potevo vedere i reticolati delle venature che si dipanavano come fiumi in piena. I coglioni, grossi e pendenti, si muovevano al ritmo della mano. Le gambe erano aperte e io potevo indugiare in mezzo, in ginocchio, a fissare ammaliata quel miracolo della natura.
Lentamente mi spogliai, via la camicetta, via la gonna, restando in reggiseno e mutande.
Mi accostai con la faccia per annusare l’odore del suo sesso. Nello stesso istante avevo ripreso a stimolarmi la figa.
La situazione era incredibilmente eccitante: Roberto stravaccato sul divano, con le gambe aperte, a masturbarsi con gusto, ed io, inginocchiata tra le sue cosce, a seguire l’evoluzione di quel gesto conturbante e a dare piacere alla vulva vaginale, infiammata dal desiderio.
Alla fine, travolta da una follia erotica impossibile da gestire, appoggiai le labbra sulla cappella e presi a leccare il glande e nello stesso istante le mani si strinsero attorno a quella di Roberto accompagnandola nella sua corsa di piacere.
“Che cazzo? Giulia? Ma che cazzo!
“SSSS ti prego! Lasciami fare! Ti prego!
Roberto si era destato dall’estasi e sgranando gli occhi mi fissava come se avesse davanti a se un’aliena sbarcata da chissà quale mondo lontano. Mi guardava impacciato. Tentò di ritrarsi, stringendo le gambe per cercare di allontanarsi da me, ma gli fu impossibile disfarsi della mia presenza, perché mantenni la posizione, come un valoroso soldato, tenendomi saldamente attaccata al suo scettro che serravo con forza e con entrambi le mani.
“Roby… ti prego! Lasciami fare! Ti prego ooooo
Ero talmente eccitata di stringere in mano il suo cazzo, che in quel momento lo avrei ammazzato se solo mi avesse impedito di andare oltre.
L’effetto piacevole della sega stava comunque avendo la meglio.
Le mie mani continuarono il lavoretto al posto delle sue, e suo malgrado, un po alla volta stava abbassando la barriera di imbarazzo alzata a difesa delle sue ultime forze.
“Giulia! È… è sbagliato!
“Non m’importa nulla! Ho voglia di darti piacere! Di toccare questo cazzo meraviglioso! Lasciami fare!
“Io ti lascio fare! Sei la sorella maggiore! Ma mettiti nei miei panni?
“Ci sono! Sono tua sorella! E allora?
“Be! Se non ci vedi nulla di sbagliato! È tutto tuo!
“mmmm così mi piace mmmmmmm
Finalmente cedette. Mi sedetti al suo fianco completamente esposta sul suo ventre, a deliziarmi e a giocare con il suo cazzo duro.
Lo segavo, lo leccavo, lo succhiavo soppesando i suoi stupendi coglioni, sodi e duri come roccia.

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: La sega.

COSTRETTI A FARLO (una perversa eccitante disavventura in famiglia)

febbraio 4th, 2014 by BlueJack | Posted in Incesto, orgia, Racconti Erotici   12 Comments »
Racconto letto 989 volte | Voti Totali: 50

dominatore-racconti-erotici

 

Non avrei mai pensato di ritrovarmi in un’esperienza del genere. Avevo sentito parlare del tizio che entrava nelle case, faceva rapine, e poi costringeva i mal capitati a compiere atti osceni. Ma mai avrei pensato che fosse capitato a me.
Doveva essere una cena in famiglia, io, la mia Alessia, e i nostri rispettivi genitori.
C’è ne stavamo in salotto, a prenderci il caffè e il digestivo, quando quello ci è apparso davanti, vestito tale e quale come il protagonista di Arancia meccanica.
Prima ci ha chiesto di tirare fuori soldi e gioielli, poi, ci ha obbligato a passarci una canna, e infine a spogliarsi tutti quanti nudi. Io, la mia ragazza, i miei genitori, e i suoi genitori.
E a quel punto, approfittandosi della pistola che aveva in mano, e della roba che avevamo fumato, ha dato il via al suo perverso gioco.
Senza rendermene nemmeno conto, mi sono ritrovato inginocchiato sul tappeto del salotto. Le mie mani stringevano i fianchi di mia madre, e con colpi ripetuti mi spingevo dentro di lei, spingendo il mio cazzo dentro la sua fica.
Sotto di noi, distesa sotto a mia madre a sessantanove, c’era Barbara, la mamma di Alessia, la mia futura suocera, costretta da quel pazzo a leccare la passera di mia madre, e a massaggiarmi le palle.
Davanti a mia madre, seduti sul divano, c’era mio padre e Alessia. Erano seduti una sopra l’altro, mio padre stando sotto Alessia era costretto a penetrarla, mentre mia madre, con la testa fra le loro cosce era costretta a leccarle il clitoride.
Ovviamente in quel perverso gioco, c’era anche il padre della mia Alessia, costretto, in piedi sopra al divano, a infialare il cazzo in bocca della figlia.
Ero sconvolto, spaventato ma anche terribilmente eccitato. Forse per la cosa che avevo fumato, o forse molto semplicemente perché godevo nel fare quello che stavo facendo.
Per un po’ mi sentì in colpa per questo, ma poi mi resi conto che infondo non ero l’unico lì dentro a godere di quel perverso gioco, e la cosa, mi fece sentire in un certo senso apposto con la mia coscienza, e libero di assaporare quel perverso piacere che provavo.
Tutti lì dentro stavano godendo, di quel depravato gioco.
Godeva mia madre, e lo intuivo dai suoi sgorganti umori, dalle contrazioni della sua fica, e dallo stesso modo che mi sculettava addosso. Godeva Barbara, la mamma di Alessia, e questo lo capivo semplicemente nel modo in cui mi toccava le palle. E quando per un attimo il cazzo mi scivolò fuori dalla fica di mia madre, senza che nessuno le dicesse niente, me lo succhiò, per poi rifilarmelo dentro.
Godeva Alessia, la mia Alessia. Lo capivo dalle sue guance rosse, dai suoi capezzoli turgidi, dalla sua fica bagnata, e dal modo che si muoveva sopra a mio padre, e spompinava il suo.
E ovviamente, godeva anche mio padre e il suo, nel fare quello che stavano facendo.
Ed io ero eccitatissimo di tutto quello che vedevo e provato.
Poi, ad un certo punto, il tizio, quel pazzo che ci aveva costretti a quel gioco, iniziò a spogliarsi, abbandonò persino la sua pistola, che a guardar bene mi accorsi che era niente di più che una pistola giocattolo, e nudo e disarmato, quel ragazzo di colore, si avvicinò a noi.
A quel punto, avremmo potuto prenderlo, fermarlo, e mettere fine al tutto. Infondo, eravamo tre uomini, contro uno.
Potevamo benissimo farlo, ma non lo abbiamo fatto.
“Mettiglielo al culo!” ha sussurrato a mio padre. E lui, senza controbattere ha sollevato la mia ragazza, infilando il suo cazzo rigido su per il suo culetto.
“Fammi un po’ di posto!” a domandato poi quel pazzo a mia madre, e piazzandosi davanti alla mia ragazza glielo ha sbattuto dentro.
Avrei dovuto incazzarmi per una cosa così, invece mi sono ritrovato eccitato ancora di più all’idea che la mia Alessia, si stava facendo sbattere da mio padre e da uno sconosciuto di colore.
A nessuno gli venne in mente di fermare quel gioco. Oramai da vittime di quel pazzo, ci eravamo trasformati in suoi complici.
Mia madre, senza che lui glielo chiedesse, iniziò a leccarli quella sue nere chiappe, come se fossero di cioccolata, per poi iniziare con la punta della lingua a leccagli il buco del culo.
Alessia, la mia Alessia gridava dal piacere, e mio padre e quel pazzo se la pompavano a dovere.
Andammo avanti così, finché quel pazzo non decise di rendere quel perverso gioco ancor più perverso di quello che già era.
“La tua mammina, con la sua lingua mi ha fatto venire voglia!” mi disse. “Mettimelo al culo!” mi ordinò poi. A quel punto, avrei potuto dirgli di no, mettergli le mani intorno al collo e immobilizzarlo. Ma non l’ho fatto. E quello che ho fatto, è stato semplicemente continuare a obbedire.
Così, senza tanto pensarci, glielo ho infilato in culo, a quel perfetto sconosciuto che continuava a pomparsi la mia ragazza. E quello, poi, ha ordinato a mia madre di mettersi dietro di me, e di aiutarmi nel farlo godere. A Barbara, la mamma di Alessia, ha chiesto di farle succhiare le sue belle tette. E ad Enzo, il papà di Alessia, di sbatterglielo in bocca a mio padre.
Nessuno di noi si è rifiutato, tutti hanno accettato di continuare in quel suo perverso gioco.
Io, per la prima volta nella mia vita, mi sono ritrovato a inculare un uomo, e mentre lo facevo, sentivo il pube di mia madre spingersi contro le mie chiappe, mentre lei mi sussurrava:
“Bravo, così! Inculalo! Inculalo!”
Trovai persino eccitante, vedere mio padre fare un pompino ad un altro uomo. A guardar bene la cosa non sembrava proprio dispiacere, ne a lui, ne a Enzo.
Alessia e quel pazzo, si misero a giocare con le tette di sua madre, una quarta gonfia di latte, visto che stava ancora allattando il fratellino di Alessia, che quella sera era rimasto a casa con la babysitter.
Alessia e quel pazzo, le palpavano le tette, e da quei turgidi capezzoli il latte schizzava fuori.
Ad un certo punto, continuando a incularmi quel pazzo, mi allungai, e mi feci spruzzare del latte in bocca.
“Dammene un po’ anche a me!” mi chiese mia madre, e prendendomi per i capelli, mi fece girare il volto, per poi appoggiare le sue labbra alle mie, e iniziare a limonare, con quel latte materno in bocca.

Per il momento ci fermiamo qui. Se la storia è troppo forte per i vostri gusti, vi chiediamo scusa.
Se invece volete conoscere il seguito, fateci sapere con un semplice messaggio qui sotto, e saremmo entusiasti di accontentarvi.
BlueJack