Lo voglio anch’io

Gabriella quel giorno si sentiva strana, aveva voglia di qualcosa ma non sapeva bene cosa.
Certo il fatto di dover andare a vedere la partita di suo fratello non è che la entusiasmasse più di tanto, ma volente o nolente glielo aveva promesso.
Oltretutto non si prospettava neanche una bella partita in quanto la squadra avversaria era proprio scarsa, ultima in classifica ancora senza vittorie.
La partita naturalmente andò secondo le previsioni, vittoria schiacciante.
Ma tra gli avversari c’era stato un ragazzo che quantunque l’esito fosse ormai scontato si era dannato l’anima per cercare di svegliare dal torpore i compagni di squadra, era alto, certamente più alto di lei, e l’aspetto deponeva certamente a suo favore.
Gabriella rimase colpita non solo dal suo aspetto fisico ma soprattutto dalla grinta dimostrata in campo e chiedendo informazioni in giro venne a sapere che si chiamava Claudio, e aveva vent’anni, tre più di lei.

Non era come i suoi clienti, sulla 40enni (Gabriella ha un profilo su Escort Padova) … era giovane e con un corpo scolpito …
Senza che neanche lei sapesse il perché decise che lo doveva conoscere, e con la scusa di aspettare suo fratello all’uscita degli spogliatoi, attendeva l’occasione giusta per potergli parlare.
E l’occasione gli si presentò su un cuscino di broccato, infatti suo fratello uscì dallo spogliatoio parlando proprio con Claudio.
Lei, com’era solita fare, s’intromise nel discorso e riuscì a catturare del tutto l’attenzione del ragazzo.
Riuscì a far passare per un’idea di suo fratello l’invito ad andare a bere una bibita a casa loro, tanto lei sapeva che il suo fratellone sarebbe dovuto uscire subito, aveva giusto il tempo per cambiarsi.
Erano seduti in cucina, lui con una Coca in mano e lei per dimostrarsi più grande della sua età con una birra.
L’approccio di Gabriella non fu certo dei migliori ma Claudio capì subito cosa voleva da lui quella ragazzina e non la fece attendere troppo.
Dopo un po’ infatti, le si avvicinò, la prese per la vita e dopo averla attirata a se la baciò sulle labbra.
Gabriella rimase un attimo disorientata da quel bacio ma poi prese a partecipare anche lei e infilò la lingua tra le labbra di Claudio.
La mano di lui le si infilò sotto la magliettina sino ad arrivare al seno che cominciò subito a palpare con un certo gusto.
Gabriella si lasciò andare tra le sue braccia, e mentre la sua manina si avvicinava alla patta dei pantaloni di Claudio, lui le sfilò la maglietta.
Le sue tette non erano grandi ma Claudio non ci fece nemmeno caso, per lui era più importante toccarle, le dimensioni non gli interessavano più di tanto.
Gabriella però non era soddisfatta, infatti allontanò la testa di Claudio e con voce rotta gli disse di leccargliele.
Lui non se lo fece ripetere due volte e con molta calma prese a leccarla, prima un seno poi l’altro, alternandosi tra i due capezzoli che nel frattempo erano diventati di pietra.
Ma la troietta ne voleva di più, si avvinghiò con le gambe a lui e lo fece andare in salotto, lì cominciò prima a togliergli la camicia e, mentre lui continuava da solo lei si stese sul tappeto chiamandolo a se, lui però si sedette su una poltrona perché, disse, si voleva godere lo spettacolo.
Gabriella allora, si sollevò leggermente da terra e si sfilò i jeans, rimanendo con le sole mutandine rosa.
I suoi occhi brillavano per l’eccitazione, tutto il suo corpo era un fremito, voleva che Claudio la penetrasse in quel momento, lo voleva più di ogni altra cosa al mondo.
Claudio in piedi su di lei, la guardava mentre languidamente distesa sul tappeto, gli si offriva.
Ma non aveva intenzione di approfittarne subito, la voleva tenere un po’ sulla corda.
Stava per sfilarsi anche le mutandine ma lui la fermò.
Anche Claudio era nudo quando si inginocchiò su Gabriella poggiando il suo membro tra i suoi seni.
Poi le prese i capezzoli tra le dita e cominciò a stringerli, Gabriella sentì dolore e per non dargliela vinta non disse niente, ma dai suoi occhi sgorgarono due lacrimoni.
Claudio gli vide e desiderò ardentemente penetrare quel corpo giovane e pieno di vita, desideroso di dare e ricevere piacere.
Invece si alzò da lei e la fece girare, poi la fece mettere carponi e le si piazzò dietro. Il respiro di Gabriella si faceva sempre più affannoso, voleva girarsi per guardare cosa faceva lui, ma non ne aveva il coraggio.
Le dita di Claudio cominciarono a carezzarla prima leggere e poi sempre più insistenti, la fece girare di nuovo, negli occhi di Gabriella si leggeva solo la voglia di essere penetrata, di sentire quel cazzo duro dentro di se; Claudio le sfilò le mutandine rosa e le fece allargare le gambe, le appoggiò la mano destra sul monte di Venere avendo l’accortezza di infilarle il medio nella fessura, lei ebbe un sussulto e Claudio ritirò svelto la mano.
Gabriella non ce la faceva più, non capiva più niente, lo voleva dentro in quel preciso momento, più Claudio la toccava, più in lei saliva la curva dell’orgasmo; la voglia la consumava dall’interno, era disperata, voleva che lui la facesse godere.
Claudio allora si sistemò sopra di lei, la punta del pene era appena sopra la sua fessura, poi all’improvviso si lasciò cadere schiacciandola col proprio peso, a Gabriella sfuggì tutta l’aria dai polmoni mentre lui la scopava.
Il corpo di lei si muoveva all’unisono con quello di Claudio. Gemiti le sfuggivano dalla gola, mai in vita sua aveva goduto tanto come in quel momento.
Il peso di lui la schiacciava sul tappeto, ma Gabriella quasi non se ne accorgeva, tutta la sua attenzione era rivolta a quel pene che, duro come la roccia, si muoveva dentro di se facendola godere.
Gabriella sperava che quel momento non avesse mai fine, voleva che tutto ciò che stava avvenendo tra le sue gambe continuasse all’infinito.
La bocca di Claudio si unì alla sua carica di passione.
Gabriella non voleva che finisse tutto e tentò di usare i muscoli interni per bloccarlo, ma lui era troppo forte e continuò a muoversi dentro di lei facendola sentire al settimo cielo.
Gabriella gli strinse le gambe attorno ai fianchi inarcando la schiena, ormai il suo corpo era tutt’uno con quello di Claudio.
Non sapeva se fosse riuscita a resistere ancora a lungo, il piacere era troppo intenso, lo voleva adesso e Claudio parve leggerle nella mente perché subito venne ad ondate dentro di lei!
Ma lui non era ancora soddisfatto, si inginocchiò a fianco a Gabriella e le mise una mano sotto la testa e poi con molta calma la invitò a ripulirgli il cazzo.
Gabriella rimase interdetta, proprio non se l’aspettava, ma non se lo fece ripetere due volte, e sebbene per lei fosse un’esperienza nuova cominciò a leccarglielo con colpetti veloci di lingua.
Ma a Claudio così non andava affatto bene e approfittando di un attimo che il glande era vicino alle labbra di Gabriella le spinse la testa e glielo affondò in gola.
Lei sentendosi quel grosso corpo estraneo in gola ebbe un conato di vomito ma la voce autoritaria di Claudio glielo bloccò.
Claudio si stava eccitando di nuovo sia alla vista dello sguardo supplicante di Gabriella, sia al contatto delle labbra di lei con i suoi peli, e piano piano cominciò a chiavarle la bocca.
E quando lui venne di nuovo nella sua bocca, Gabriella per evitare di soffocare non poté far altro che ingoiare tutto lo sperma che, come un fiume in piena, lui le stava riversando in gola.

Teresa

Racconti Erotici di Escort

Accesi una candela e l’atmosfera fu subito più invitante.
Chiesi a Teresa se voleva fare un bagno con me.
Rispose di si, che si poteva fare.
Ci spogliammo dentro quella penombra, con la candela galleggiante nel bidet, che creava e smorzava ombre su ombre.
Teresa per prima entrò nel bagno e si tolse l’abito bianco, ancora fresco.
Il suo fondoschiena era curvato deliziosamente, come un violino pronto all’uso.
I seni turgidi avrebbero riempito a malapena una scodella, la conoscevo solo da due ore e già ero lì, ad inizio intimità.
L’acqua iniziava a scendere copiosa nella vasca, a giusta temperatura.
Ne troppo calda, ne troppo fredda.
Dentro l’appartamento, il condizionatore era guasto, fuori, l’afa era insopportabile per due corpi congiunti, appiccicosi.
Si versò l’acqua sul capo, distendendola sul collo e sui capelli finto biondi e via via scese sino a bagnarne le labbra.
Ci baciammo, così, ognuno immerso nella propria parte di vasca.
La toccavo, le spiegavo dove toccarmi, per sentire il mio coso che si ingrossava man mano che la sua parte d’acqua si avvicinava alla mia.
Era gradevole, sin troppo.
Una ventina di minuti così, a scoprire la pelle dell’altro.
Poi uscimmo dalla vasca, fuori il caldo era ancora insostenibile, Teresa prese un asciugamano e cinse i seni compatti e pronti ad essere palpeggiati.
Si buttò come un sacco vuoto sul divano e finì di asciugarsi.
Lo feci d’istinto. Continua a leggere Teresa

Roberto, lo schiavo di Sandra al telefono erotico

Per gentile concessione di Roberto (nome di fantasia) vi proponiamo una testimonianza davvero interessante, un racconto che mette a nudo il suo approccio con il vasto e piccante mondo delle linee erotiche.

“Sono Roberto, un ragazzo sulla trentina nato e cresciuto nella periferia di Roma. Ho sempre nutrito una grande passione nei confronti del sesso, anche se ad essere sincero il mio aspetto più perverso mi ha più e più volte trascinato su fronti davvero poco tradizionali! Per dirla in parole povere, sono sempre stato un grande amante del sesso vissuto in maniera passiva, ed è per questo che nutrivo e nutro tuttora molta curiosità verso rapporti dove io figuro come la “vittima” di una donna matura: preferisco femmine stagionate perché dalla loro hanno una miriade di esperienze e di conoscenze che sanno bene come sfruttare per intensificare i rapporti sessuali o che, ancor meglio, sanno dirottare ottimamente a che diventino un’arma per schiavizzare i ragazzi che gli capitano sotto tiro. Le donne mature hanno un loro perché, un fascino particolare, una marcia in più rispetto alle ragazze della mia età.

E proprio grazie al telefono erotico ho avuto l’occasione di diventarlo io, uno di quegli schiavi: una notte di marzo ho deciso di chiamare un numero erotico 899 a basso costo con l’obiettivo di farmi passare una donna matura. Volevo mettermi in contatto con una signora che sapesse eccitarmi, che fosse disposta ad avere un rapporto a distanza con me e a dispensare consigli su come rendermi ancor più attraente agli occhi delle sue coetanee.

Lei aveva poco più di 50 anni e disse di chiamarsi Sandra. Mi raccontava di essere una donna molto provocante (almeno in quanto a tono di voce posso confermare fosse davvero così!), di essere bionda, con una quinta di seno e con qualche ritocchino portato a termine qua e la giusto per rafforzare un’autostima personale già piuttosto spiccata di suo. La telefonista ha così cominciato a chiedermi chi fossi, cosa facessi nella vita, quali fossero i miei interessi e soprattutto di spiegarle le ragioni per le quali nutrissi tanto interesse nei confronti delle donne come lei. Dopo una breve conversazione iniziale la situazione ha via via iniziato a spingersi oltre, tanto è vero che pochi minuti dopo mi sono ritrovato estremamente eccitato e con una gran voglia di proseguire quella meravigliosa avventura a distanza! Anche Sandra cominciava a toccarsi ed io pure.

Ha iniziato a provocarmi con alcune parole mirate, chiedendomi cosa le avrei fatto se mai avessi avuto modo di poterla toccare, anche se il vero apice è stato quando è toccato lei dirmi cosa avrebbe combinato a me nell’ipotesi in cui ci fossimo ritrovati faccia a faccia: impazzivo dalla voglia di provare tutti quei giochi che diceva di voler fare, ed il fatto di esserci conosciuti in un ambiente del tutto virtuale e di non poterla toccare fisicamente mi eccitava ancora di più. La distanza diventava un ulteriore motivo di estasi, anziché figurare come ostacolo.

La conversazione è durata circa un’oretta, al termine della quale ho raggiunto un piacere tanto intenso e appagante da voler riprovare l’esperimento più e più volte nelle settimane a venire! Chi vuol provare qualcosa di nuovo e di realmente piccante dia retta me: chiami un telefono erotico e non se ne pentirà affatto!”

Ecco il sito che Roberto visita abitualmente, alla ricerca di abili centraliniste erotiche, tra cui certamente spicca la Sandra protagonista della storia:

http://www.sandra899.it/

Sequestrato

Racconto Erotico BDSM Sequestrato

La mia Padrona era stanca delle mie continue fughe. Era già accaduto troppe volte che mentre lei dormiva io ne approfittassi per sgattaiolare via. Questa volta aveva deciso di impedirmelo, ma io questo non lo sapevo ancora quando la raggiunsi.
Così dopo una serata tutto sommato tranquilla, in cui il mio unico impegno era stato quello di massaggiarle i piedi per rilassarla della giornata di lavoro, mi fece entrare nella sua camera con la borsa dei legacci.
Ero vestito con gli indumenti femminili che di solito indosso quando sono da lei: una guaina costrittiva stretta con gancetti, calze nere fini, scarpe nere di vernice con tacco a spillo di 7 cm, gonna stretch a tubo fin sopra le ginocchia, camicetta di raso.
Mi ordinò di spogliarmi, per cui mi tolsi tutto mentre lei mi esaminava dandomi giudizi sulla mia scelta degli abiti, finche rimasi completamente nudo. Mi fece alzare in piedi e stare di fronte a lei. Prese per primo un vecchio foulard, lo appallottolò ottenendone una palla di circa 6-7 cm di diametro e me lo cacciò ghignando in bocca premendo con due dita finche non scomparve dietro le labbra, che rimasero comunque semiaperte a causa della grandezza della palla.
Tra di esse fece passare una sciarpina lunga e stretta, che annodò con forza dietro la nuca forzando la palla ancora di più in fondo all bocca; non contenta vi appoggiò sopra una corta cinghia di cuoio, sagomata con rientranze all’altezza degli angoli delle labbra per inserirsi tra i denti, e ne tirò la fibbia finche non udì un mio gemito di dolore, dando però poi un ulteriore strappo per tirarla di un buco in più!
Al che il gemito divenne un ululato, mentre l’occhio mi scappava al grande specchio di fronte a me, in cui vedevo la mia faccia deformata da tutte quelle costrizioni.
“Ti piace guardarti allo specchio, eh?”
Feci sì con la testa mentre lei prendeva una cinghia di tela grigia con una fibbia autostringente, lunga un paio di metri, che non aveva mai usato prima. Scartò le manopole senza dita, di stoffa nera, coi lacci, fatte per imprigionarvi
le mani. Ne fui felice perché da come si stavano mettendo le cose immaginavo che volesse bloccarmi la fuga con dei legacci a prova di evasione. Con quelle manopole l’uso delle dita è completamente escluso, se me le avesse messe sarei stato veramente alla sua mercé.
Il fatto che non le usasse mi fece sperare di avere qualche possibilità di fuga. Mi strinse invece la cinghia in vita e la fissò tirandola con una forza tale da farle apparire sul viso l’espressione di chi sta compiendo un grosso sforzo fisico; considerata la sua muscolatura potete quindi immaginare la tensione che stava dando alla cinghia. Me ne accorsi infatti dal senso di soffocamento dato dalla pressione, e dal solco scavato nella carne dei fianchi, cosa che potevo notare nel specchio.
L’estremità libera della cinghia, lunga quasi un metro, la portò dietro, annodandola in mezzo alla schiena con tantissimi nodi per renderne difficoltoso lo scioglimento. Prese poi un legaccio in stoffa verde, lo ripiegò in due, me ne avvolse un’estremità a cappio intorno a un polso e fece per unire anche l’altro dietro la schiena. Poi cambiò idea:
“Non mi piace” disse, incrociandomeli invece davanti.
Strano, pensai, dovrebbe sapere che così è più facile liberarsi, primo perché si può vedere come e dove sono i nodi, poi perché si possono sempre usare i denti, e infine perché risulta comunque più facile muoversi con le mani davanti che dietro. Ma avevo fatto i conti senza l’oste. Strinse i legacci in modo inaudito, provocandomi un dolore sordo già dopo pochi secondi, vedevo la stoffa penetrare per diversi millimetri nel polso, intorno al quale come si sa non vi è ciccia ma solo ossa.
Avvolse ogni polso e poi, con un metodo ormai collaudato, strinse la corda su se stessa tra un polso e l’altro, provocando così l’effetto di uno stringimento ulteriore, per quanto ormai quasi impossibile.
Guardavo la Padrona con espressione supplicante, per farle capire che non potevo reggere tale pressione per molto, avrei perso l’uso delle mani, ma dal suo sguardo beffardo di risposta capivo che non avrebbe avuto alcuna pietà.
Del resto in una lettera precedente avevo fatto l’errore di esprimere una mia opinione poco lusinghiera su di lei, e cioè che stava un po’ perdendo la sua verve di padrona, e questo l’aveva fatta terribilmente incazzare. Ecco perché di quella tensione inaudita attorno ai miei polsi, che stavano subendo la sua giusta ira.
Quando rimase poco più di un metro di corda, la fece passare attorno alla cinghia in vita, in mezzo alla pancia; non fu facile perché non vi era alcun gioco tra la cinghia e la carne ma cercai di agevolare la mia Padrona trattenendo il respiro e stringendo la pancia: riuscii solo a guadagnare un paio millimetri, tanto era tesa la mia costrizione. Fu sufficiente appena a far passare la corda che venne tesa violentemente mandando i polsi a sbattere contro il corpo e bloccando le braccia in una posizione innaturale, leggermente piegate verso l’alto, con i gomiti in fuori. Infatti la lunghezza delle braccia porterebbe normalmente i polsi ad incrociarsi all’altezza dei genitali.
Ma lei sicuramente voleva evitare che io potessi toccarmeli traendo un qualsiasi godimento dalla mia posizione. Per fortuna non pensò di legarmi i polsi ai genitali, altro modo per scoraggiare qualsiasi movimento pena l’autocastrazione. Meglio il suo sistema, pensai sollevato!!!
Anche l’estremità di quei legacci venne portata dietro alla schiena, in posizione centrale, e il motivo mi venne confermato verbalmente dalla Padrona:
“Ora voglio vedere come arrivi ai nodi!”
I polsi mi pulsavano già e cominciavano a diventare insensibili, dopo nemmeno un minuto, come avrei fatto a reggere? Avrei comunque dovuto farlo, questo era certo. Lei mi guardava sorridendo con l’aria di chi pensa
“e ora liberati se ne sei capace!!!” Continua a leggere Sequestrato

Benvenuti su Racconti Eros

Ciao a tutti, sono Lyla la admin di questo fantastico blog che tratta racconti erotici, racconti porno e racconti eros .

Potrebbero sembrare la stessa cosa ma per quanto mi riguarda i racconti eros sono quei racconti dove e al contrario l’atmosfera è leggera e poetica quasi.I racconti erotici sono quelli più classici di racconti di tradimento, di sesso a tre, di orgie con i vicini, di sesso con la sorella o la cugina etc 🙂 In questi ci sono volgarità e parole/frasi molto hot ! Mentre per i racconti porno io ci catalogo quelli più spinti dove si parla di bdsm, di violenze, di sesso con animali e qualunque altra cosa la nostra perversa fantasia ci fa immaginare 😀

Come avete capito questo blog di racconti è pieno zeppo di storie di sesso che attendono solo qualcuno che le legga e che si masturbi sborrando tantissimo 😉

Oppure di una coppia in cerca di nuove fantasie e di piccanti storie da cui trarre ispirazione!

Buona lettura 🙂

Bermuda

 

Sesso selvaggio in spiaggia
Erano arrivati in aereo il giorno prima, faceva molto caldo nonostante fosse autunno inoltrato e sicuramente sarebbe stato possibile fare il bagno ancora per qualche settimana.
All’aeroporto Marco e Licia erano stati accolti da Stefania e Fabio due amici di Licia che si erano trasferiti in quelle isole del sud per motivi di lavoro.
Marco era ormai un medico affermato, Licia dopo l’università aveva fondato una compagnia di import export per il sud America e aveva guadagnato un sacco di soldi.
Erano una coppia molto felice ed affiatata, lavoravano nello stesso campo di Licia, erano i responsabili dell’agenzia di viaggio più importante di Hamilton.
Lei aveva 26 anni, non molto alta, magra e con i capelli lunghi di color rosso, lui invece era alto, muscoloso e con i capelli biondi.
Dopo i soliti saluti e convenevoli li accompagnarono a casa loro, una bella villa in riva al mare, completamente immersa nella ricca vegetazione locale e lontana da tutte le altre case . Marco e Licia erano stanchi e prima di fare un giro dell’isola preferirono riposare un po’ nella loro stanza.
Marco si spogliò prima di sua moglie e sdraiatosi sul letto si mise a guardarla mentre faceva la stessa cosa.
Lei cominciò con il togliersi le scomode scarpe nere con il tacco, quindi slacciò la gonna attillata scoprendo due magnifiche gambe inguainate in collant bianchi molto provocanti.
Licia sapeva di avere addosso lo sguardo attento ed eccitato di Fabio, per questo fece tutti i movimenti in modo molto lento cercando di attrarre la attenzione di lui sulle parti più rotonde e sexy del suo meraviglioso corpo.
Quindi si mise seduta tutta nuda su una sedia aspettando che lui facesse la prima mossa. Marco si abbassò gli slip, mise le mani sul pene e muovendo su e giù in modo regolare lo inturgidì per bene, quindi si alzò e si avvicinò a lei glielo strusciò sulla pelle, prese la sua testa tra le mani e glielo mise in bocca.
Subito si sentì scossa da un brivido, sentiva quel cazzo caldo che scivolava tra le labbra, sentiva che la sua saliva prendeva un sapore diverso, dolciastro, un sapore che conosceva bene, che aveva assaggiato tante volte.
La sua lingua seguiva la curva del glande, quindi scendeva lungo il corpo sino ad arrivare alle palle che poi prendeva in bocca fingendo di morsicarle. Amava il suo uomo, lo aveva sempre amato, non lo avrebbe mai tradito, anche se in passato per una volta sola non era riuscita a trattenersi.
Mentre continuava a leccare il cazzo, si mise a ricordare cosa era successo.
Aveva forse 20 anni ed era al mare con delle amiche; una sera, erano uscite per mangiare una pizza e poco prima di ritornare in campeggio lei e la sua amica Loredana erano state avvicinate da due ragazzi molto belli, di origine tedesca, che volevano portarle a ballare.
Lei non voleva, ma Loredana aveva insistito tanto che alla fine aveva ceduto. I due erano simpatici e avevano dei modi galanti, le avevano fatte ballare per tutta la sera, cosa cui lei non era abituata, e alla fine, forse per il troppo bere, aveva acconsentito ad andare con uno dei due a passeggiare sulla spiaggia.
Mentre lei parlava dei suoi studi, si era accorta che l’atmosfera intorno a loro due stava cambiando; si sentiva strana, tesa, la testa le girava un po’ e quasi per gioco, senza realmente volerlo, le sue mani si erano abbassate ed erano andate appoggiarsi sulla patta di Karl.
Non avrebbe voluto farlo, ma ormai non riusciva a staccare le mani dal quel gonfiore che pian piano andava aumentando di dimensioni.
Sentì un brivido intenso e incontenibile in mezzo alle gambe, delle gocce, non so se di sudore o di eccitazione, le scesero lungo le cosce.
Non osava muoversi, dentro di se pregava che fosse lui a respingerla e a riportarla a casa o a fare la seconda mossa; e infatti Karl liberò dai pantaloncini corti il cazzo e glielo mise tra le mani.
Era un cazzo grosso, non più di quello del suo ragazzo, ma diverso; era la prima volta che ne toccava un altro e si sentiva un po’ a disagio.
Non ricordava bene cosa era successo in seguito se non che lui l’aveva stesa sulla sabbia, le aveva slacciato il body, aperto molto delicatamente la figa e infilato il pene tra le piccole labbra.
Mentre lui si muoveva affannosamente sopra di lei, Licia aveva la mente occupata da tanti pensieri; le piaceva quel ragazzo, le piaceva avere il suo cazzo dentro, le piaceva essere in un luogo pubblico con le gambe aperte all’inverosimile e le piaceva pensare che da li non molto lui le sarebbe venuto addosso e anche lei avrebbe goduto.
E infatti quando il ragazzo le spruzzò il suo seme tra le gambe, sentendo gli
schizzi che le colpivano le pareti della vagina Licia non poté che urlare dal piacere.
Si risvegliò da quel sogno, durato appena un attimo, quando Marco cominciò a passare la lingua tra le sue gambe.
Era molto bravo in quella tecnica, e in quel frangente il presente la eccitava più dei ricordi, per questo smise di pensare e si concentrò solo sulla lingua di suo marito che le frullava il clitoride.
Quella sera stessa, i loro amici li portarono in giro per la città; era un posto pieno di luci e la gente ballava per le strade; la temperatura non era molto alta e Licia aveva indossato un abito corto e stretto di colore rosso, con sotto delle autoreggenti sexy color carne; mentre camminava al fianco dei suoi amici, Licia non poté fare a meno di notare gli sguardi pieni di desiderio che le lanciavano gli uomini del posto; forse, pensò, si era vestita in modo un po’ troppo conturbante, comunque non la offendevano, non erano volgari, ed essere guardata non è che le dispiacesse molto.
Entrarono in un locale moderno, con delle luci al neon dappertutto e una musica tipica che si diffondeva in ogni angolo; bevvero tutti qualcosa di forte, e parlarono per quasi due ore.
Poi ad un certo punto Stefania che era andata alla toilette per sistemarsi un po’ sembrava non dovesse più ritornare al tavolino.
Licia si alzò per andare a vedere se le era successo qualcosa .
Si ritrovò in un corridoio, il posto era molto buio ed umido, non le piaceva essere lì da sola.
Arrivata in bagno poi non aveva trovato Stefania ma, mentre si apprestava a tornare da Marco, sentì delle voci provenire da una porta semichiusa; le era sembrato di udire la voce di Stefania e in effetti quando sbirciò dalla porta la vide.
Dentro c’era un salottino con due divani, e sopra uno di questi era sdraiata Stefania, per terra c’erano le sue scarpe e i collant; aveva un cazzo dentro la fica e un cazzo in bocca, due uomini di colore la stavano sbattendo e non sembrava che le dispiacesse.
Come faceva a fare ciò che stava facendo con suo marito di là che la aspettava?
Licia stava pensando a questo quando improvvisamente sentì delle mani che da dietro le stringevano le natiche e qualcosa di duro le premeva sullo spacco.
Si girò di scatto e si trovò di fronte un negro con un cazzo equino tra le gambe.
Non aveva mai visto un uccello così grande e rimase disorientata.
Il negro approfittò di quell’attimo di confusione mentale, la prese per i fianchi, le tirò fuori le tette e la spinse sul divano libero.
Stefania, sull’altro divano continuava a mugolare e a godere come non mai; guardò in faccia Licia che sembrava un po’ sconcertata e le fece un gesto d’intesa.
In un primo momento Licia avrebbe voluto urlare e scappare via, nessuno la tratteneva, ma la vista della sua amica e di quel cazzo enorme, nero, del colore dell’ebano, l’avevano eccitata moltissimo.
Senza provare sensi di colpa si lasciò sfilare le mutandine e toccare in mezzo alle gambe; era già tutta bagnata e desiderava solo di essere penetrata: chissà che sensazioni avrebbe provato di li a poco nell’avere dentro di se quel cazzo enorme?
Mentre il negro si posizionava bene per poterla sbattere, con la coda dell’occhio vide che uno dei due uomini che si stavano scopando la sua amica, si era staccato da Stefania e con il cazzo ancora duro le si stava avvicinando. In un attimo se lo ritrovò in bocca e cominciò a succhiare con trasporto.
L’altro, che nel frattempo si era posizionato tra le sue gambe aperte le appoggiò il pene gigantesco all’imboccatura della fica e dette un poderoso colpo di reni che la fece rimanere senza fiato.
L’uomo spingeva come un forsennato, non le dava tregua, Licia non faceva in tempo a riprendersi da un affondo che già un altro stava per cominciare.
La fica le faceva male da morire, non era mai stata dilatata così tanto, ma il dolore era misto a piacere e per nulla al mondo ci avrebbe rinunciato. Avrebbe voluto che Marco fosse lì a guardarla mentre quel cazzo enorme le sfondava la fica.
Questo pensiero la fece godere più di una volta in pochissimi minuti.
Non lo aveva mai fatto con due uomini, sentiva una strana sensazione di continuità, come se il suo corpo fosse un ponte di collegamento tra due sponde, da una parte entrava e dall’altra usciva, sembravano uno solo, si confondevano in un’unica meravigliosa immagine di bellezza.
Aveva perso il conto di quante volte era venuta, aveva coscienza solo del cazzo che aveva in bocca, del cazzo che aveva nella fica e della sue bellissime gambe coperte dalle calze soffici sollevate verso il soffitto.
Tutto finì in pochi attimi; sentì delle urla e delle parole in una lingua straniera che non riuscì a decifrare, poi vide arrivarsi addosso un’ondata di sborra che le ricoprì i capelli, gli occhi e le guance.
Anche l’uomo che la stava scopando era sul punto di venire, infatti ad un certo punto smise di penetrarla avvicinandole il cazzo alla bocca.
Visto da così vicino faceva ancora più paura, non riusciva neppure ad imboccare la cappella, con la lingua cercava di stuzzicarne la punta mentre con le due mani cercava di farlo godere.
Il primo e il secondo schizzo le arrivarono direttamente in gola, era così tanta da impedirle di respirare e non poté far altro che deglutire, gli altri schizzi invece le andarono ad inzaccherare i capelli ed il seno.
Sembrava ricoperta di panna montata, si sentiva sazia e sfinita.
Quando si furono lavate e sistemate, le due amiche senza dover dire niente, si misero d’accordo di non dire nulla e ritornarono dai loro mariti.
Licia faceva fatica a camminare, le faceva male il bacino e sentiva la fica tutta arrossata; non riusciva a capire come avesse potuto comportarsi così, tutto sino a quel momento era andato perfettamente tra loro due ma solo a pensare alla situazione in cui si era trovata la faceva tremare tutta dal godimento, lo avrebbe rifatto subito anche in mezzo alla strada.
Il giorno dopo si alzarono tutti molto presto e andarono sulla spiaggia; la giornata prima sembrava un sogno irreale forse un’idea da dimenticare.
Poche barche a vela approfittavano della brezza mattutina per fare una puntata al largo, alcuni pescatori invece lanciavano le canne dal pontile di legno del vecchio porto.
Licia aveva indosso una tuta bianca, molto attillata ed i capelli raccolti in due lunghi codini che le ricadevano sulle spalle, Marco invece portava dei pantaloncini corti con immagini tipiche della flora locale.
Fabio e Stefania li portarono in una piccola baia isolata, in cui le donne, dicevano, avrebbero potuto prendere il sole senza essere disturbate da nessuno.
Arrivati sul posto, dopo un’oretta di corsa le due ragazze si misero in costume e si sdraiarono sugli asciugamani, mentre i due uomini si divertivano a nuotare non lontano dalla riva. Continua a leggere Bermuda

Due sexy studentesse

 

Due Sexy studentesse in intimo

Sono seduto a studiare nella sala lettura della mia facoltà. All’improvviso sento una voce molto dolce che attira la mia attenzione.
Distolgo per un attimo lo sguardo dai libri e vedo uno spettacolo decisamente sensuale. Lei è seduta di fronte, indossa una minigonna molto corta che le fascia in modo perfetto la parte superiore delle cosce accavallate. Sono belle, interminabili e sode. Indossa un top bianco dal quale s’intravede la forma del seno in tutta la sua bellezza. E’ decisamente bella, capelli neri, lisci, lunghi, un viso dolce e allo stesso tempo malizioso, labbra carnose e occhi neri decisamente espressivi. E’ un angelo, penso che debba avere circa ventidue anni.
Resto incantato per circa 2 minuti finché non si accorge che le sto guardando le gambe sotto la scrivania.
Decido il tutto per tutto, alzo lo sguardo e la fisso negli occhi. Lei mi guarda, un attimo interminabile, mi sorride e, con molta eleganza accavalla le gambe invertendole di posizione. Per un attimo intravedo le sue mutandine di pizzo bianche. Sento un brivido lungo la schiena, mi alzo e m’incammino verso il bagno.
Al ritorno le passo vicino e noto che sulla sua scrivania ci sono gli stessi libri del mio esame, è un’occasione da non perdere, e così m’avvicino, le sorrido.
– Ciao, ti va di avere uno scambio d’opinioni sull’ultima lezione del corso ? -.
Lei mi risponde che in quel momento va molto di fretta, ma mi lascia il suo indirizzo e mi chiede se ho voglia di passare per casa sua in serata.
Così la sera mi preparo e vado da lei. Arrivato sotto casa sua, citofono e una voce mi prega di salire.
Busso alla porta e aspetto finche non viene ad aprirmi una ragazza davvero bella, bionda, alta circa come me (1,77 cm) e con un corpo da modella. Indossa un pigiama molto aderente dal quale si nota la forma del suo seno molto prorompente.
– Sei l’amico di Marina ? –
– Si -, rispondo io, – Ci siamo conosciuti oggi all’Università –
– Bene, Marina sta facendo la doccia, ma cosa fai lì davanti alla porta, entra. –
Così dicendo si gira e comincia a percorrere il corridoio.
Non posso che notare il suo culo perfetto in ogni centimetro che ancheggia in tutta la sua bellezza.
Mi fa accomodare in una stanza molto accogliente, arredata con gusto, con molti pupazzi.
Lei si siede di fronte e mi dice:
– Marina mi ha detto che anche tu stai studiando l’esame di fisica, che palle ! –
– Effettivamente – le rispondo – è molto noioso, ma ci fa capire come funzionano molte cose –
– Ma !, non so cosa ci trovi d’interessante – mi dice. – Io mi chiamo Milena e tu ? –
– Mi chiamo Marco – le rispondo.
Così dopo esserci presentati e aver parlato per circa 5 minuti del più e del meno, appare Marina in tutto il suo splendore, con addosso solo l’accappatoio e i capelli ancora bagnati:
– Ciao Marco – mi dice,
– Ciao Marina, sei bellissima – le rispondo sorridendo.
Non so dove abbia trovato il coraggio di dirle quelle parole, ma davanti a così tanta bellezza è difficile non esprimere i propri pensieri.
Marina guarda l’amica e le sorride.
– Grazie – mi risponde e guardando la mia cartellina mi dice:
– Ma sei pazzo? Cosa hai fatto, hai portato i libri ? –
– Veramente pensavo … – un po’ imbarazzato le rispondo.
– Non m’interessa quello che pensavi – mi risponde in tono secco, ma sorridendo.
– Stasera voglio divertirmi un po’ e mandare affanculo l’Università. Cosa ne dici se mangiamo qualcosa e poi facciamo qualche gioco ? –
– Ok, per me va bene –
– Adesso voltati per favore che voglio vestirmi – mi dice.
Così mi giro verso Milena e, senza farlo apposta, vedo il riflesso di Marina nel vetro dell’infisso del balcone. Ho un erezione istantanea. Inoltre noto Milena che guarda Marina con uno sguardo malizioso che provoca in me un aumento dell’eccitazione. Ha un corpo bellissimo, due gambe meravigliose, il pelo è folto e nero, il culo è qualcosa di stupendo, senza alcuna imperfezione, alto, sodo e carnoso.
La vedo mentre indossa le mutandine, poi il reggiseno e infine una maglietta bianca.
– Bene ora puoi girarti – mi dice.
E’ perfetta, non ho mai visto una ragazza così bella.
– Forza, andiamo a mangiare qualcosa, ho una fame incredibile – dice Milena.
Così ce ne andiamo in cucina dove trovo la tavola apparecchiata per tre, e, al centro del tavolo, una bottiglia di vino rosso da due litri.
Dopo avere cenato e bevuto abbastanza, Marina esce dalla cucina, torna con un mazzo di carte in mano e dice:
– Ora facciamo un gioco. Chi prende la carta più alta è costretto a bersi un bicchiere di vino tutto di un fiato. –
– Io ci sto – risponde Milena sorridendo.
– Anche per me va bene – rispondo io.
Così scherzando e ridendo ci finiamo ben 2 litri di vino.
Tra un bicchiere e l’altro sento un calore diffondersi in tutto il corpo e lo stesso vale per Marina che comincia a farsi vento con il bordo della sua maglietta, scoprendo così le mutandine e il reggiseno.
Mi alzo per andare in bagno, ma mi accorgo che mi tremano le gambe e chiedo aiuto alle ragazze.
Loro mi sorreggono e mi accompagnano.
– Bene, ora faccelo vedere – mi dice Marina guardandomi con aria da fanciulla maliziosa .
Non me lo faccio ripetere due volte e così mi sbottono la cerniera dei pantaloni, tiro fuori il cazzo e faccio una pisciata interminabile.
– Niente male il ragazzo – dice Milena
Appena finito, non mi danno neanche il tempo di pulirmi che sento una mano accarezzarmi il cazzo, lo impugna e lo tira, costringendomi ad andare nella stanza da letto.
Mi sbattono sul letto, accendono lo stereo e una luce soffusa rossa invade la stanza.
Cominciano entrambe a danzare muovendosi in modo sinuoso, abbracciandosi e strofinandosi tra loro.
Si spogliano lentamente mentre si baciano, vedo le loro lingue muoversi e intrecciarsi con estrema abilità percorrendo tutto il corpo.
Restano solo con le mutandine. Milena ha un tanga nero meraviglioso con un filino che gli attraversa le chiappe.
Si avvicinano e mi tolgono tutti i vestiti, non mi sembra vero, sento le loro mani e le lingue dappertutto, mentre cerco in tutti i modi di palpare e di baciare le grosse tette di Milena e le tonde chiappe di Marina.
– Marco, hai un cazzo bellissimo, ne ho visti di più lunghi, ma mai così largo – mi dice Marina.
Milena finisce di spogliarsi e la osservo in tutta la sua bellezza. Ha un seno molto grosso con due capezzoli che sembrano due ciucciotti. Il pelo è biondo e le labbra della fica sembrano una seconda bocca.
– Vogliamo che ci chiavi con forza, in tutte le posizioni e in tutti i buchi, ti faremo godere tantissimo. – Mi dice mentre si lecca la mano e comincia a masturbarmi.
Sento le sue dita che scorrono lungo la mia asta oramai dura come il marmo, nonostante l’alcol mi scorre nel sangue. Continua a leggere Due sexy studentesse

Siti di Racconti

In questa pagina voglio elencare un po di siti internet in cui scrivo saltuariamente (chi più chi meno) alcuni racconti erotici. I blog sono tutti attivi e recenti e cerco di differenziare le categorie delle mie storie per separare alcuni racconti sensuali magari più leggeri/soft e alcuni racconti porno più duri e trasgressivi con storie di gangbang, tradimenti, cuck old etc etc 😀

Quindi se vi piacciano i racconti e vi eccitano questi siti fanno decisamente voi:

http://www.iraccontierotici.it

http://www.raccontipornoreali.it

http://www.relatos-porno.es/ (in spagnolo ma scritti sempre da me 🙂 )

Così ampliate i racconti su cui eccitarsi e fanstasticare per masturbarsi di piacere o prendere ispirazione per del buon sesso selvaggio con il/la partner 😉

Kiss
Lyla

Sito Racconti Erotici in Spagnolo

Ciao a tutti, questo non è un racconto ma una semplice news :). Da poco ho iniziato un nuovo progetto, un blog di racconti porno in spagnolo. Sono madrelingua italiana e spagnola ( ho vissuto moltissimi anni in tutte 2 due le nazioni) quindi ho pensato di provare a cimentarmi nei racconti erotici scritti in lingua spagnola sperando che anche a chi parla quella meravigliosa lingua piacciano :D.

Se qualcuno di voi capisce e/o parla lo spagnolo seguitemi anche sul mio blog di racconti erotici per la spagna: www.relatos-porno.es (relatos eroticos autenticos)

Ho aperto anche la pagina facebook per i racconti: https://www.facebook.com/relatos.eroticos.Mas18

Spero di vedervi anche li a leggere una bella storia eccitante che vi farà sborrare tanto 😉

Graciasss.

hasta luego 😉

Con il prete nel confessionale

Sono un donna giovane di 28 anni, carina con un bel corpo e vi racconto una storia che mi e’ accaduta veramente. Da pochi anni mi ero laureata e da un po’ che frequentavo la chiesa xche’ mi faceva sentire meglio e da li conobbi un prete , un uomo di 55 anni non molto alto di corporatura media ma molto consistente. All’inizio quando lo conobbi provavo inquietudine ma poi incominciare a sentire qualcosa di diverso e forte verso di lui specialmente quando mi fissava con quei occhi profondo , ogni volta che entravo in chiesa. Volevo capire meglio cosa era questa cosa che sentivo e cosi’ un giorno me lo feci presentare da vicino da una donna piu’ grande di me che frequentava anche lei la chiesa, da vicno era molto gentile e aveva una voce piu’ dolce a differenza di quando svolgeva le messe,Cosi’ entrai nelle sue simpatie e incomiciammo a sentirci per telefono e durante le confessioni incominciai a capire che il mio corpo sentiva qualche forte atttrazione improvvisa verso di lui. Ma lui non si tiro’ indietro anzi quando percepi’ questa situazione in me mi invito’ ad un incontro piu’ privato e io accettai All’inizio pensavo che lui scherzasse quando mi aveva detto di recarmi per il nostro incontro. Ma il suo tono di voce, dall’altra parte della cornetta, era assolutamente serio, e sapevo che era già abbastanza eccitato e pieno di aspettativa .Arrivo’ il giorno dell’ incontro e quando arrivai in chiesa il suono dei miei tacchi sul pavimento

si amplificava, riecheggiava, disperdendosi tutt’intorno.
Sedute alla prima panca davanti all’altare stavano due vecchine piegate
su di loro, bisbigliando preghiere con in mano il rosario.
Le vetrare colorate, sulle quali erano ritratti in stile gotico la
Santa Trinità, più numerosi martiri e santi, venivano
colpite dalla luce del sole, che proiettava arcobaleni sfocati sulle
piastrelle.
C’era un clima di pace e serenità. E io mi sentivo così
fuori posto lì dentro, così blasfema. Stavo facendo
entrare il peccato nella casa del Signore.
ammettere alcuna replica. Nè io feci molto per oppormi.
Io rappresentavo la lussuria, lì dentro. In tutta la sua
magnificenza. Lì dove si predicavano la castità, il
matrimonio, la fede e la purezza del corpo e della mente, io varcavo la
soglia vestita dei più sporchi pensieri, di tentazione, di
desideri peccaminosi.
Il cappotto invernale mi copriva del tutto e il collo era protetto
dalla sciarpa. Lui aveva pensato ad un preciso abbigliamento,pudica e semplice.
Percorrevo la navata in silenzio come lui mi avevo detto di fare, guardando il Cristo in Croce, fatto in legno, in alto sopra l’altare.
Mi guardai intorno. Non c’era traccia di lui. Sapevo che era da qualche
parte,
Mi diressi al confessionale e mi ci chiusi dentro.
Dall’altra parte non c’era nessuno, silenzio assoluto.
Il cuore mi martellava in petto ed ero scossa da tremiti per tutto il
corpo, non tanto per il freddo, quanto per l’agitazione. Ero in preda
all’ansia ,secondo la mia visione e l’interpretazione,  era un uomo molto esigente quando si trattava di mettere in pratica i suoi sogni erotici. Doveva essere
tutto come aveva pianificato, la voce i discorsi per cell facevano capire molto.
A un tratto sentii il rumore distinto della porta al di là del
divisorio che si apriva. Un’ombra passò davanti alla grata.
Qualcuno si sedette e chiuse accuratamente la porta.
– Tu non devi ascoltarmi, capito? – si limitò a dirmi, deciso.
Io assentii con la testa, trattenendo il fiato.
– Devi solo fare tutto quello che ti dico.
Feci di nuovo cenno di sì. Dalla mia bocca uscivano piccole nuvolette
di vapore condensato. Osavo a stento respirare, tanto ero nervosa.
Lui emise un sospiro di compiacimento.
– Bellissima sei lo sai , noto in te qualcosa di nascosto ma bello e voglio capirti affondo e mi chiese se avevo mai pensato a lui in questi mesi e io rimasi perplessa in quel momento ma era la verita’ e gli dissi di si..

-Ora apri molto lentamente il cappotto, ma tienilo addosso.
Io portai le mani coperte da un paio di guanti leggerissimi di pizzo al
primo bottone e, con un colpo deciso ma lento, lo sfilai dall’asola.
Accarezzai il tessuto pesante del cappotto, mentre mi accngevo ad
aprire anche il secondo. Feci lo stesso con il terzo ed il quarto. Poi,
con fare seducente, scostai i lembi del cappotto, in modo che potesse
vedere il mio corpo.
Lui ammirò il mio abbigliamento. Portavo dei jeans aderenti con un maglioncino aderente di color rosa, sotto un bel reggiseno nero un po’ trasparente e perizoma.
Il suo respiro si era fatto affannoso, e a volte rantolava. Stava perdendo la testa.
– Brava. Sei stata proprio brava. Sei proprio come ti volevo. –
sussurrò. Poi si alzo’ ,si avvicino’, mi accarezzo’ i cappelli e le tempie mettendosi dietro di me mentre ero seduta e li mi  passo una mano sopra la tua
testa e piano piano scese sul collo, accarezzando la  mia pelle tenera e morbida, sussurandomi: cosa senti ??? e io risposi : padre sento un calore e rilassamento , cosi’ lui mi alzo’ le braccia e con un movimento lento e piacevole mi alzo’ il maglioncino facedomi rimanere solo col reggiseno . La mia eccitazione era evidente tanto che si notavano i capezzoli ingrossati nel reggiseno trasparente, incomincio’ a toccarmi sui fianchi ,la vagina pulsare per l’eccitazione e
presto sentii la vischiosità dei miei umori bagnarmi il perizoma e tutta la
zona del perineo. Colavano, tanto ero eccitata.
– Ora  alzati e mettiti in posizione frontale verso di me e girati, allarga le gambe e  appoggia le mani sulla sedia , cosi’ feci e cosi’ facendo mi sbottono’ i jeans che portavo e con molta destrezza li abbasso e rimasi per in quella posizione mostrando tutto il culo.L’ambiente era
stretto, e la posizione era molto scomoda. Ma l’idea che la mia
fighetta fradicia e  il mio culetto fossero totalmente esposti
alla sua vista mi faceva bagnare copiosamente. Lui se ne accorse e
ghignò.
– Sei proprio una troietta, una cagna vogliosa. Vorresti farti scopare
tutta, non è vero? Vorresti farti montare dal mio cazzo duro,
dillo.
Io esitai, non sapendo se volesse davvero che parlassi o voleva solo insultarmi..
– Dillo – mi ordinò, sibilando.
– Sì, è vero, vorrei farmi montare dal tuo cazzo – esclamai, vogliosa.
– Ti piace, vero, lo vorresti spompinare?
Io annuii.
– Sì, sì, lo vorrei spompinare.
Sentivo il rumore della sua mano che stava masturbando il suo attributo.
– Avanti, dimmi che cosa vorresti fare con il mio cazzo in bocca, descrivimelo. Parla, puttanella.
Il mio respiro era ansante e irregolare. Mi stavo eccitando da morire.
– Vorrei prenderlo in bocca, spingerlo fino alla gola. Leccarlo tutto e
succhiarlo. Vorrei passare la lingua sulla punta del tuo cazzo,
baciarla e stuzzicare la cappella. Vorrei sentirlo riempirmi tutta la
bocca con il suo spessore, sentirlo tutto per intero. Prenderlo in
mano e leccare le palle gonfie e calde.
La sua mano si agitava sempre di più sul suo membro, tra poco sarebbe venuto.
quando si avvicino’ da dietro mi fece alzare e mi incomincio’ a toccarmi sul collo e a baciarmi sul collo e contemporaneamente e leccarli , poi mi tolse il reggiseno e mi fece girare e baciandomi il collo e scendendo sul petto e sui seni , mi piaceva un sacco era dolce ma sentivo che poteva essere anche molto violento..
Avevo i seni gonfi e alti per l’eccitazione e non riuscivo piu’ a controllarmi, lui li stringeva e li sollevava.,mi dovetti mordere la lingua per non cedere
all’impulso di urlare.
In quel momento lui mi disse. Adesso chiudi
il cappotto, esci ed entra qui dove sono io.
Io non me lo feci ripetere due volte.
Mi chiusi stretto, stretto il giubbotto addosso e lo raggiunsi. Le
vecchiette erano sparite, eravamo da soli, ora. Meglio ancora.
Aprii la porta e lo vidi. Si era spogliato del tutto, i vestiti gettati
a terra e il suo enorme cazzo svettante in mano. Avrei voluto farmi
scopare subito.
Lui però aveva ben altro in mente. Chiusi la porta per bene. Continua a leggere Con il prete nel confessionale

Voglia di te. Di ogni singola goccia.

Come una troia succhio e ingoio tutto il suo sperma

Una volta scesa dal treno mi precipitai a prendere un taxi al volo. Pensando
di essere in ritardo. Una donna che si fa attendere è normale, specialmente
al primo incontro, ma sapendo che il tempo che poteva dedicarmi non era tantissimo
non potevo concedermi di fare qualcosa di simile. Arrivammo praticamente insieme
al ristorante che avevamo scelto e dopo esserci presentati di persona, ci
accomodammo al tavolo che già da una settimana avevamo prenotato.
Ripercorrere a voce tutti i pensieri sino ad allora solo scritti tra noi era emozionante,
come del resto era intrigante pensare che c’eravamo sempre ripromessi
che mai ci saremmo incontrati. “Ho deciso che mi tratterò qui qualche giorno. Mi sono
così presa due giorni di “ferie” e mi girerò con calma la tua città.
Le dissi spiazzandolo, mentre assaggiava i vari antipasti.
“E cosa hai detto con tuo marito e figlie?” Non aspettò nemmeno la mia risposta,
e dal modo frettoloso che stava utilizzando, non era difficile comprendere che stava
temendo pretendessi altro del suo tempo per me nei giorni futuri. “Ehi! stai sereno,
non ti chiederò di rincontrarci, so bene che non ti è possibile, e per quanto riguarda
me, se ancora ti interessa, sappi che a casa ho semplicemente detto che sono qui
e intendo visitare con calma la città perchè mi serve staccare la spina”
Si rese conto che avevo percepito la sua paranoia, ma allo stesso tempo
comprese, che davvero avevo bisogno di allontanarmi dai problemi che avevo a
casa e che nessun poteva obbligarmi a non farlo. Continuammo così a parlare
del suo lavoro, dei suoi impegni, dei nostri sogni, anche se ormai l’arrivo del caffè
stava annunciando che a breve ci saremmo dovuti salutare. Non volli farmi cogliere
dalla malinconia, decisi perciò di continuare a godermi gli ultimi nostri attimi nel
migliore dei modi per poi tenere nel nostro cuore per lungo tempo, o sempre,
questa nostra boccata d’aria o finestra, sul chi eravamo o rappresentavamo,
come fosse un premio e non una condanna.
Come da accordi, dividemmo il conto, anche se lui a pagare tutto ci provò più volte
e mentre lo salutai dal taxi, sorrisi come meglio potevo, ma non certo perchè ne
avessi davvero voglia. Un quarto d’ora dopo, mi raggiunse con un sms, dicendomi
che era stato bene e che se fosse stato il nostro unico incontro lo avrebbe portato
con sè per sempre con immenso piacere e che sapevo bene cosa volesse dire con
quelle parole. Non potevo pensarci troppo su, cercai perciò di pensare a cosa
avrei voluto visitare e chiesi qualche consiglio al taxista. Rimasi a bighellonare
per le stradine, perchè di rintanarmi già in albergo non mi andava. E non mi riusciva
pur se avrei voluto, rispondere a quel sms. Ormai mi conosceva bene e quindi
ero certa che immaginasse il perchè del mio silenzio. Il mattino seguente, decisi di dirgli
che da quel momento ero una turista, che stavo uscendo dal Hotel Astor e che senza una meta precisa avrei inziato a girare per la città: in effetti dove andare
lo sapevo bene, ma non volevo potesse sembrargli come un invito a raggiungermi,
perchè anche se mi sarebbe piaciuto moltissimo, sapevo che non poteva permettersi
passi falsi. Camminai sino alle prime ore del pomeriggio, passando da una Chiesa, ad
un Museo, visitando la Piazza e le botteghe che la circondavano.
Era davvero splendida Perugia!
Lo era persino con il cielo che da un attimo all’altro minacciava un temporale.
Mi fermai al bar per farmi un toast e dicendomi che forse era meglio se prendevo
un taxi per tornare in albergo, aspettai di potermi comperare
un ombrello perchè come sempre non lo avevo messo in valigia e se avessi deciso
di uscire di sera, mi sarebbe venuto utile.
Mentre aprivo la porta della mia stanza, il telefonino prese a suonarmi, nel cercarlo pensai alle mie figlie, a mio marito, invece rimasi sorpresa nel vedere sul display il suo nome.
Raccontai che ero stanca ma soddisfatta del mio giro turistico solitario e che
sentivo che mi stava davvero rigenerando, e non nascosi che era mia intenzione
riposarmi qualche ora, per poi dopo cena andare a rintanarmi in un teatro o cinema.
“Se posso ci sentiamo tra poco, ora devo salutarti” mi disse facendomi percepire
che la cosa lo infastidiva ma non poteva fare diversamente.
Mentre facevo la doccia, mi arrivò un suo sms,
dove mi diceva che per farsi perdonare mi aveva appena mandato dei fiori.
Ancora una volta non riuscì a dire una parola di risposta e trovai saggio aspettare
mi venissero consegnati i fiori, per dire un grazie e che era stato un pensiero molto bello,
ma che non doveva farsene alcun problema. Alla porta nel frattempo, qualcuno stava
bussando. Aprì senza nemmeno chiedere chi fosse e rimasi di stucco nel vedere
che un fascio enorme di margherite e gerbere erano consegnate da lui.
Non mi chiese se poteva entrare, entrò mentre credo che con il solo sguardo stessi esternando tutta la mia felicità nel vederlo. Scherzando mi domandò se mai stessi aspettando qualcuno, lo fece avvicinadosi a pochi centimetri da me.
Sentivo il cuore battermi forte in petto, come quando da bambina facevo una marachella e temevo venisse scoperta, e dove puntualmente mi dicevo di non rischiare e invece poi mi ci tuffavo anema e core perchè non sapevo rinunciare a quanto desideravo. Mentre il cuore accellerava, mi ritrovai a sfilargli la maglietta che indossava, lo facevo tra un bacio e una parola, mentre le sue mani facevano cadere a terra il mio accappatoio e mi spingeva verso il letto. Pochi attimi dopo eravamo tra le lenzuola ad arrotolarci con passione, mentre lui mi confessava, che non poteva non rivedermi e che anche se sapeva che stavamo forse sbagliando, di fare quello sbaglio era l’unica cosa che da tempo desiderava ed era certovolessi anche io. In poche ore entrambi avevamo avuto modo di scambiarci diverse vette del nostro piacere più intimo, e ci eravamo completamente dimenticati di tutto quello che fuori dalla stanza era presente. Continua a leggere Voglia di te. Di ogni singola goccia.

Desiderio di sottomissione

uomo schiavo si fa sottomettere dalla sua sexy padrona - bdsm

Inginocchiata davanti a lei, inizio a baciarle e leccarle i piedi, guardandola aspetto un suo cenno per dirigermi più in alto.
aprire i pantaloni e ritrovarmi ad annusare il suo membro, desiderarlo, spostare l’intimo per poi dedicarmi al suo cazzo.
un pompino lungo ne segue, alternato a dolci baci, calde leccate e vogliosi risucchi.
le offro il mio corpo, qualsiasi mio buco è il suo, libero di godere dove più la eccita.
Il mio desiderio piu’ grande è ripulire il suo seme dopo l’orgasmo, per non perderne una sola goccia.
Da brava cagnetta, per farla eccitare ulteriormente, mentre le faccio un pompino passionale,dove accolgo il suo cazzo fino in gola, strofino la mia fica sulla sua gamba, libero di sentire quanto piacere mi procura avere l’onore di leccarla.
Accucciata sulle gambe porto dunque la fica contro le sue caviglie, mi sforzo di venire avanti per strusciarmi a lei, l’immagine che ne deriva è la seguente: le tette alte che poggiano contro le sue palle, i capezzoli turgidi che strofinano su di esse, si bagnano della mia bava mentre ingoio il membro pulsante, le mani lungo il fianco attendono frementi di toccare quella calda carne che scompare nella mia bocca.
….faccio un cenno per farle capire la mia ovvia disponibilità nell’essere scopata, mi stacco dal suo membro per fare una piccola rotazione su me stessa, a quattro zampe mi giro e le offro il mio fondoschiena, lo alzo, per farle capire che se vuole, basta un gesto e potrebbe scoparmi.
Qui la mia immagine cambia: la faccia distesa sul pavimento, le cosce larghe e la mia voce eccitata di sottofondo che implora di essere usata in qualsiasi buco a suo piacimento.
Chiudo gli occhi ed attendo, la sento salire su di me, sulla sua cagna da monta, zuppa dei suoi umori, della saliva che non è riuscita a contenere nella bocca piena del membro, mi tiene per la coda lunga e schiacciandomi a terra mi porta i piedi alle spalle e Ansimando inizio a ringraziarla e a pregarla di sfondarmi, di farmi male, di umiliarmi.
le chiedo di avere l’onore di leccare i suoi piedi mentre lei mi monta.
Meravigliosa è la scena che si crea in quella stanza, io, la sua vacca, sfrontata, elegante, vacca sofisticata, troia, ammiccante….
Lei, un uomo ai miei occhi bellissimo, trasformatosi in Padrone, mi scopa ed ha il pieno controllo su di me.
il piede scivola veloce fino ad arrivare dentro la mia bocca, inizio a leccarlo mentre mi sento allargare il culo, a dovere.
Sento la sua eccitazione crescere insieme alla mia, so che ormai non riuscirebbe piu’ a fermarsi quindi mi lascio andare, mi lascio inculare mentre sento chiaramente dei colpi sul sedere, netti, precisi, costanti, uno schiaffo dopo l’altro fino a sentirmi totalmente in suo possesso. Lei è compiaciuto nello sputarmi in faccia e contemporaneamente nello scoparmi la bocca con il piede.
‘’bestia da cazzo, ora si che sei stupenda’’, ‘’ora si che puoi essere te stessa’’ , sono le uniche parole che sento dopo molto tempo, mai sentite parole piu’ vere, piu’ sentite, piu’ belle.

Ad ogni suo sputo la ringrazio.
la mia bocca,oscenamente larga per accogliere il suo piede, ansimante mi faccio cosi scopare la bocca mentre mi sfonda il culo dolorante ma voglioso, come la mia fica, che cola in modo osceno i miei umori.
sento allentarsi le pareti del mio culo, ogni cosa in me si arrende ai suoi colpi che mi aprono, presa dall’eccitazione inizio a succhiare più forte il piede, mi sento troia, troia come non mai e questo lei lo percepisce e la incita ad aumentare i colpi, gli schiaffi, gli sputi,
siamo ormai in uno stato di degrado, splendido e zuppo di umori.
Ormai arresa ovunque, mi concedo a lei.
Continua a leggere Desiderio di sottomissione

Storia di una schiava (I parte)

Donna schiava legata e ammanettata

Silvia è una splendida trentacinquenne, alta, con lunghi capelli, magnifici fianchi ed eccitantissimi

seni; è un’affermata professionista nella sua città titolare di rinomatissimo studio d’architettura.
Sessualmente trova soddisfazione sia con uomini sia con altre donne.
Marta ha ventitré anni.
Anch’essa è alta, slanciata, splendida ragazza.
Studia all’università.
Abita in provincia ma, per essere più vicina alla facoltà, ha deciso di trasferirsi in città.
Silvia ha messo un annuncio sul giornale per trovare una cameriera che si occupi a mezza giornata
della sua grande casa.
All’annuncio risponde Marta che, per mantenersi agli studi e per vivere in città, vuole trovare un
lavoro part-time che le consenta di guadagnare qualcosa e di avere tempo a disposizione.
La studentessa si reca nello studio di Silvia che, dopo una breve anticamera, la riceve.
La professionista è favorevolmente impressionata dalla ragazza, le piace come tipo.
Anche Marta prova istintivamente simpatia per la donna.
È quasi ora di pranzo.
Per parlare più tranquillamente Silvia invita al ristorante la ragazza.
Questa espone le sue richieste.
Facilmente trovano un accordo.
Poiché Marta deve ancora trovare una casa, Silvia le offre, come parte dello stipendio, l’ospitalità in
casa sua.
Così la ragazza avrà più tempo per studiare non dovendo trasferirsi ogni volta per andare al lavoro.
La ragazza, entusiasta e riconoscente, accetta.
Subito nel pomeriggio si reca nella nuova casa che la ospiterà. Silvia ritorna in ufficio e la ragazza
comincia i primi lavori domestici.
L’attrattiva tra le due donne è forte.
Silvia è una Dominatrice nata.
Le piace sottomettere altre donne o uomini.
Vuole essere servita, adorata, ubbidita, soddisfare sui suoi sottomessi ogni suo istinto.
Marta è ancora molto giovane.
Non ha mai avuto esperienze sessuali diverse da quelle convenzionali.
Tuttavia è fortemente attirata dalla forte personalità della sua datrice di lavoro.
Quando le parla non riesce a sostenere lo sguardo ed abbassa sempre la testa. Silvia nota questa
cosa e le fa piacere.
Probabilmente la sua ospite è una potenziale schiava.
La ragazza vuole fare bella impressione con la donna.
Lavora bene e duramente.
Quando la Signora lavora in casa la sera, senza che le sia stato richiesto, le porta da bere e subito,
silenziosamente, si allontana per non disturbare.
Quando la Signora, accidentalmente, lascia cadere qualche cosa, Marta accorre, si inginocchia e, da
quella posizione, restituisce l’oggetto a Silvia che, riconoscente, lo prende.
Mentre è in ginocchio osserva con attenzione le belle gambe della donna, i magnifici piedi e le
splendide scarpe con il tacco alto che sempre la donna indossa.
Più di una volta ha provato l’istinto, per lei strano, di chinarsi e di baciarle i piedi e le scarpe.
Ma si è sempre trattenuta.
Silvia si rende conto che la ragazza è soggiogata dalla sua forte personalità.
Ogni tanto, quando è un po’
eccitata, lascia cadere appositamente qualcosa.
Marta, durante la giornata mentre studia all’università o mentre lavora in casa, si sorprende più volte
a pensare alla sua datrice di lavoro.
Le rivede le belle gambe che può osservare quando le sta inginocchiata innanzi.
Le rivede le scarpe e, col pensiero, una volta si immagina di leccargliele mentre ancora sono
indossate.
Subito si desta, ma si accorge di essere eccitata.
Non le era mai successo di essere attratta da un’altra donna.
Non le era mai successo di eccitarsi nel pensare di umiliarsi a lei.
Un giorno, mentre riordina la casa, nello spogliatoio trova un paio di mutandine col pizzo della
Signora.
Senza pensarci le porta al naso. L’indumento è stato usato il giorno prima e porta ancora l’odore del
sesso della donna.
Marta prova un fremito.
Continua a leggere Storia di una schiava (I parte)

Racconto di un pescatore

Marito schiavo calpestato da sua moglie coi tacchi
Giorgio come tutte le domeniche si trovava su una riva di un famoso
fiume della pianura padana.
Il sole stava salendo e lui ormai aveva finito di pescare.
Si mosse con la barca verso l’insenatura che lui ed altri usavano come porticciolo, e noto’ subito che
qualcosa non andava per il verso giusto.
Vide un automobile di grossa cilindrata parcheggiata di fronte al capanno dove metteva a dimora gli
attrezzi e sentiva le urla di un uomo.
Attracco’ cercando di fare meno rumore possibile, scese e si nascose dietro il suo capanno cercando
di guardare da una finestra laterale cose stesse succedendo.
Rimase a bocca aperta nel vedere la scena che si svolgeva nel suo capanno.
Due energumeni vigilavano sulla porta mentre un terzo aiutava una elegantissima donna a
sodomizzare un uomo dall’apparenza insignificante, anche perché’ era nudo e riverso su un lettino e
di piu’ non si riusciva a capire.
Evidentemente era una specie di regolamento di conti che avevano pensato di regolare in un luogo
fuori da occhi indiscreti come quei capanni potevano sembrare a prima vista.
La donna dava ordini e l’energumeno eseguiva.
Il poveretto legato, urlava e supplicava pietà, mentre l’uomo alto circa 2 metri e una vita passata in
palestra gli infliggeva senza battere ciglio le varie punizioni.
La situazione non era del tutto chiara quando dopo pochi minuti, la donna inizio’ a spogliarsi.
Giorgio capì che forse non era un semplice regolamento di conti ma una pratica sessuale di quelle
strane che i ricchi si permettono e si organizzano perché annoiati e senza stimoli.
Nel pensare questo urto’ un attrezzo e fu scoperto.
Fu subito preso e portato in malo modo dentro al capanno.
La donna lo guardava con aria di sfida e mentre lui cercava di spiegare che quello era il suo
capanno lei continuava imperterrita a spogliarsi.
Rimase nuda, completamente nuda, e finalmente gli rivolse la parola.
” e cosi’ sei tu il proprietario di questo letamaio …. Bene per ricompensarti dell’utilizzo che ne
stiamo facendo ti onorero’ con le mie attenzioni sempre che tu non intenda invece essere PAGATO
dai miei ragazzi.”
Giorgio capi’ al volo e rispose che preferiva avere a che fare con lei, e che lui non avrebbe mai detto
nulla a nessuno e anzi se volevano potevano tornare li anche altre volte e lui non avrebbe più
disturbato.
La donna diede ordine ai ragazzi di spogliarlo.
I due giganti eseguirono l’ordine con estrema perizia e delicatezza, Giorgio aveva 23 anni alto 1,75
fisico normale, ma non certo atletico.
Giorgio chiese chi era l’uomo riverso sulla sua branda e la donna gli rispose con una sonora risata
che l’essere era il suo servo – marito.
La donna si avvicino’ a Giorgio, lo annuso’ a distanza e quindi lo tocco, prima sul petto poi scese e
senza tanti giri gli prese in mano il cazzo, aveva un colore scuro e un odore pungente, era sudaticcio
e dava l’impressione di essere molto poco pulito.
La donna lo palpo’ una o due volte e poi si annuso’ le mani e disse:
“Ci si lava poco da queste parti eh ?”
Giorgio arrossi’ e si spavento’ un poco ma la donna lo tranquillizzo’ subito
” ma la cosa non ci dispiace perché’ devi sapere che io ho sempre con me il cesso personale, eccolo
la sul tuo letto”
Il marito venne sbavagliato e gli fu ordinato di pulire con la lingua il cazzo di Giorgio; il quale fu
preso da un senso di angoscia e si senti’ sperduto.
Non aveva mai fatto certe cose e non sapeva come reagire.
Gli fecero capire tutto i due giganti che letteralmente lo sollevarono e lo portarono a portata di
“cesso”.
L’uomo, senza guardarlo neppure, apri’ la bocca e con la lingua si fece scivolare in bocca il cazzo di
Giorgio, che tra l’altro era molle come non mai.
L’uomo inizio’ a leccare esternamente le pelle del prepuzio e inizio’ a leccare le palle pelose e
puzzolenti.
Giorgio non capiva più nulla ma si rendeva conto che la cosa gli provocava un certo turbamento.
Si volto’ verso la donna che nel frattempo aveva iniziato a toccarsi il seno con una mano e la figa
con l’altra.
La donna vedendolo gli ordino’ di urinare nella bocca dell’uomo, ma Giorgio non riusciva proprio a
fare una cosa del genere, sia perché provava pena per l’uomo cesso sia perché non era in condizioni
per pisciare.
La donna glielo urlo’ di nuovo ma nulla!
Finche’ non gli arrivo’ un colpo preciso alla schiena e capi’ che doveva sforzarsi altrimenti le cose
sarebbero andate per il verso sbagliato.
Si concentro’ e finalmente inizio’ a pisciare; ne fece davvero tanta perché’ era da almeno 3 ore che
non pisciava più e rimase senza fiato quando si rese conto che l’uomo con in bocca il suo cazzo
aveva bevuto TUTTO! non gli era sfuggita nemmeno una goccia.
Stranamente finito di urinare si senti’ eccitato e in breve tempo gli si impenno il suo ragguardevole
cazzone.
Pian piano che si induriva gli si scopriva la cappella e cosi’ l’uomo li sotto pote’ con la lingua pulire
anche i residui biancastri e odorosi che si formano sotto il prepuzio.
Erano almeno due giorni che non si lavava e di roba sulla cappella e sotto il fungone ne aveva in
quantità, l’uomo ad un certo punto provo’ una smorfia di disgusto e Giorgio capendolo cerco’ di
ritrarsi, ma fu rimesso a forza al suo posto.
Con il cazzo in tiro al massimo Giorgio inizio’ a provare molto piacere per il pompino da favola che
gli stava facendo l’uomo e gli scappo un mugolio leggerissimo.
La donna a quel punto li interruppe e ordino’ loro di sedersi sul lettino.
Giorgio si sedette e noto’ che l’uomo affianco era completamente depilato e aveva una erezione da
paura.
Non aveva mai visto un uomo depilato e la cosa lo eccitava molto.
La donna se ne accorse e gli ordino’ di giocare con il cazzo del marito mentre le si sarebbe data da
fare con il suo arnese.
Gli si inginocchio’ di fronte e si infilo’ l’enorme cazzo di Giorgio fino in fondo alla gola.
A Giorgio manco’ il fiato per la forza e la precisione con cui si sentiva risucchiare il cazzo. Continua a leggere Racconto di un pescatore

Elena la moglie in calore

Mia moglie Elenza fa la zozza sul letto
Io intanto tornai a casa per aspettare quella troia di mia moglie.
Lei entrò dalla porta ed io feci finta di essere sorpreso ed incazzato.
Lei tentava a malapena di coprirsi i genitali con quella minuscola giacchetta mentre io gli urlavo :
“troia dove sei stata in quelle condizioni”.
Lei farfugliando qualcosa cercò di giustificarsi come al solito di essersi masturbata in strada, io
replicai urlando :
“ma se sei piena di sperma dalla testa ai piedi e puzzi come una latrina, fammi vedere la figa!”.
Lei si mise sul divano e spalancò le gambe, io le mollai una sberla e le dissi:
“guarda in che condizioni ti sei fatta ridurre, hai una fregna viola e tumefatta nella quale ci
passerebbe un treno, senza parlare del buco del culo che sta ancora grondando di sperma e sangue”.
Ricordandomi allora quello che le aveva fatto il padrone del negozio gli infilai tutta la mia mano
dentro la figa, ma per non essere da meno gli misi dentro anche l’altra e cominciai a stantuffare con
tutte e due le mani, intanto feci partire la videocassetta che precedentemente avevo messo nel
videoregistratore.
“Guarda in che condizioni ti sei fatta sfondare puttana”,
urlai a mia moglie; io continuavo ad andare su e giù mentre lei cominciava a godere e la fregna
assumeva dimensioni enormi.
Intanto il filmato partii proprio con la mano del proprietario del negozio tutta dentro la figa di mia
moglie, le se ne accorse e tentò di bloccare la trasmissione io allora la fermai e senza pietà
cominciai ad incularla violentemente.
“E così ti sei masturbata in strada”,
urlai mentre nel video passavano le immagini di Elena chiavata in bocca e nell’ano.
Lei era ammutolita non rispondeva e rivedendosi così troia ricominciava ad eccitarsi nuovamente.
Quando io rividi i cinquanta uomini che entrarono per scoparsi mia moglie le venni violentemente
nell’ano, mentre lei venne masturbandosi con il telecomando quando si rivide pisciata in faccia da
tutti.
Alla fine di tutta la rappresentazione lei si vergognava come una matta e io le dissi che se deve farsi
scopare in quella maniera allora bisognava cercare di guadagnarci qualcosa.
Il giorno dopo andammo da un produttore di film pornografici che mi aveva segnalato il
proprietario del negozio di videocassette.
Ci accolse subito nel suo studio, era un lercio grassone che disse:
“così sua moglie vuole fare l’attrice porno?”
Lei rispose subito:
“Si”,
“bene disse lui”
alzandosi verso di lei ,
“spogliati che vediamo come sei fatta,”
lei mi guardò io acconsentii e lei cominciò a togliersi i vestiti, rimase a seno nudo che il grassone
cominciò subito a palpeggiare, si tolse la gonna e rimase in reggicalze, non si era messa il perizoma
ed il tipo le mise la mano nella figa per vedere quanto grande fosse.
“Bene”, disse
“non sarà difficile farti scopare da tre o quattro uomini, ma all’inizio dovrai cominciare dal basso,
inginocchiati e fammi un pompino!”
Lei subito mi guardò e cominciò a succhiarli l’uccello.
Intanto entrarono due uomini con un grosso cane alano, capìì subito cosa stava per succedere ma
Elena non vedeva dietro le spalle.
Il cane cominciò a leccarli la figa, aveva già il cazzo tutto in tiro,
Elena si accorse di quello che accadeva e smise di spompinare il produttore dicendo che non voleva
farsi penetrare da un cane, lui si sedette e li rimpiazzò la bocca sul suo cazzo dicendo che se voleva
diventare un’attrice porno doveva cominciare dagli animali.
Io ero viola di vergogna e di rabbia non sapevo dove mettermi , il produttore mi guardava ridendo
mentre l’alano avvinghiò mia moglie messa alla pecorina con le zampe anteriori e cominciò a
chiavarla. era una scena torrida mia moglie scopata da un cane che con foga la stantuffava mentre
spompinava l’uccello del grassone, vennero tutti e tre contemporaneamente, il produttore sborrò in
bocca a Elena che con compiacimento di tutti inghiotti tutto lo sperma.
Il cane, che con il suo grosso cazzo rosso paonazzo entrava ed usciva freneticamente dalla figa
enorme di mia moglie, con un mugolio le venne nella fregna ed Elena anche lei da schifosa maiala
si fece venire l’orgasmo dalla penetrazione di un cane.
Dopo che il cazzo del cane non senza difficoltà fu estratto da mia moglie il proprietario cominciò a
tirare fuori i contratti, mentre gli altri due muscolosi buttafuori già nudi ed eccitati con due cazzi
enormi si presero Elena, ancora frastornata, e se la scoparono a sandwich, uno la stantuffava
nell’ano e l’altro in figa contemporaneamente.
Era la prima volta che mia moglie si scopava degli sconosciuti con me presente in sala e questo la
eccitava ancora di più perchè nel mentre che firmavo le formalità lei mi urlava di guardarla come
godeva.
Finito di firmare i contratti presi il cane con il quale mia moglie avrebbe dovuto convivere per un
mese prima del film ed andai a casa lasciando Elena a gambe spalancate e fregna gocciolante che
non aveva ancora finito di essere sbattuta dai due energumeni, le sarebbe servito come allenamento.

QUELLA PORCA DI MIA MADRE 2

Il Culo di mia madre

Era un’estate iniziata come tante altre mia madre mi chiese di accompagnarla in vacanza, mentre mio padre restava a casa dato che doveva lavorare, andammo a stare una settimana nella nostra villetta la mare.
Il giorno dopo che siamo arrivati mia madre mi propone di andare al mare e ci dirigiamo verso la spiaggia però non notai subito che si trattava di una spiaggia per nudisti, a mia madre piace molto stare nuda a prendere il sole,in fatti quando mio padre non c’è in villa prende sempre il sole nuda in terrazzo, ma a me non piaceva, mi sentivo a disagio tutte le volte che mi ha costretto ad accompagnarla e mi mettevo nudo mi veniva sempre il cazzo duro e mi mettevo in imbarazzo anche se negli ultimi anni ho imparato a controllarmi un po’, comunque arriviamo in spiaggia troviamo un posto dove stendere i due asciugamani e poi iniziamo a spogliarci, mia madre inizialmente resta in costume poi toglie il reggiseno mostrando la sua bella quinta naturale e dopo le mutandine mostrando la sua fica pelosa ma ben curata e le sue cosce da 48 enne grosse con un sedere altrettanto grosso anche se con qualche smagliatura,ma nel complesso una donna eccitante, tantè che molti uomini e ragazzi si giravano verso di lei a guardarla.
Mia madre andò a farsi il bagno mentre io restavo sulla spiaggia poi al suo ritorno si asciugò mettendosi al sole ed io mi andai a fare il bagno, dopo un po’ che ero in acqua mi girai verso la spiaggia e notai che mia madre non c’era allora uscii dall’acqua e mi feci un giro per tutto lo stabilimento balneare per trovarla, fino a quando arrivai in una specie di vicoletto e mi ritrovai una scena incredibile mia madre che scopava con tre uomini, uno nella fica, uno nel culo e uno in bocca per la sua insaziabile voglia, mi sono goduto tutta la scena di come la montavano da vera vacca fino a quando le sborrano da per tutto, dopo di che vado via per non farmi vedere ma quella scene mi era rimasta impressa e mi ha eccitato tantissimo, arrivo in spiaggia e una quindicina di minuti dopo arriva mia madre con un aria stremata:
< mi spalmeresti l’abbronzante voglio prendere il sole>
< si certo >
lei si sdraio a pancia sotto ed iniziai a spalmarle sulle spalle e fin sulla schiena l’abbronzante, però mentre lo facevo avevo sempre davanti agli occhi la scena di poco fa e il pene mi veniva durissimo tanto che mentre le spalmavo l’olio il mio cazzo si strusciava prima sul suo culo e poi sulla sua coscia ma lei anche se sono sicuro che se ne era accorta non mi aveva detto nulla, dopo aver finito vada a farmi nuovamente il bagno per cercare di raffreddare i bollori.
Arrivata l’ora di pranzo andiamo a casa e tutta la giornata prosegue normalmente, il giorno dopo andiamo al mare però mi porta presto ad una spiaggia libera dove non c’era nessuno e anche li si mette nuovamente nuda:
< ma qui non è una spiaggia nudisti>
< si lo so ma visto che non c’è nessuno e da qui il nudismo e praticato non ci trovo nulla di male a stare nuda>
<ok>
< dai togli anche tu il costume, se dovesse venir gente allora te lo rimetti>
io avevo il pacco che si stava gonfiando, oltre ad avere sempre quella scena di ieri in testa non scopavo da circa un mese ed avevo le palle davvero gonfie e prima o poi sarei esploso, mia madre nel frattempo si sdraia a pancia sotto sull’asciugamano e mi chiede di spalmarle l’abbronzante io come sempre obbedisco, parto dalle spalle e continuo fino a fermarmi sopra la schiena:
< dai continua anche sul culo e sulle cosce>
< va bene>
continuai ed arrivai a spalmarglielo anche sul suo culone, lo accarezzavo da tutte le parti e a lei sembrava piacere:
< ma lo sai che sei bravo >
< grazie e tu hai davvero un bel culo lo sai?!>
< davvero? Ti ringrazio.allora ti do il permesso di massaggiarlo tutto il tempo che vuoi>
< ti ringrazio >
cosi continuai le accarezzai il culo, nel farlo scesi fra le sue natiche fino a trovare il suo ano, lo massaggiai un po’, poi delicatamente li feci entrare il mio indice destro tutto dentro, lei sobbalzò un attimo e poi inizio a dondolare il suo culo per far meglio entrare il mio dito, iniziai a muoverlo su e giù:
<dai su continua, non ti fermare >
così continuai, poi con le altre dita scesi più giù e le toccai la fica che era tutta bagnata e si stava aprendo per l’eccitazione, a quel punto tolsi l’indice dal culo di mia madre e lo feci entrare insieme al medio nella sua vagina e la masturbai tutta, mentre il pollice lo affondai nel suo ano:
< dai si continua non fermarti sei bravissimo>
lei ansimava sempre di più, mentre nella sua fica sentivo lo sciacquettio delle mie dita segno che si stava bagnando tutta, poi:
< perchè non ti siedi sulle mie gambe e continui da li il tuo massaggio?!>
così feci mi sedetti sulle sue gambe e continuai a masturbarla, mentre con il bacino muovevo avanti e in dietro il mio pene oramai indurito che strusciava fra le sue natiche sfiorando il suo ano, non ce la facevo più dal mio pene iniziavano ad uscire le prime gocce di sperma segno che stavo per cedere, a quel punto tolsi la mano dalla fica di mia madre mi misi su di lei, puntai il mio pene sul suo ano e lo spinsi prima con un po’ di forza e poi entrò tutto dentro il suo culo,lei sbattè un po’ il culo per agevolarmi l’ingresso, la bloccai con le braccia e iniziai a spingere:
< siiii bravissimo continua così più forte dai più forte montami come una puledra fammi sentire tutta la tua mazza dentro il mio culo>
non mi feci pregare e continuai , ma dato che ero straeccitato dopo pochi colpi venni subito e le riempii il culo di sborra, restai un po su di lei e poi le sfilai il cazzo dal culo e mi sedetti accanto a lei, mentre mi stavo alzando per andare a fare il bagno mi fermò:
< bè ora che mi hai messo la voglia ti vuoi fermare così?>
si girò a allargò le gambe come in una spaccata invitandomi ad entrare anche nella sua fica e così feci la presi da sotto le cosce e la penetrai iniziai a pomparla con sempre più forza sempre più velocemente fino a quando non venimmo insieme lei mi bagnò tutto il pene e l’asciugamano dei suoi umori e io le sborrai nella fica tutto lo sperma che mi restava, diedi qualche altro colpo per far uscire anche l’ultima goccia di sperma e poi le sfilai il cazzo dalla fica che lei prontamente prese a leccare tutto, poi mi alzai e andai a farmi il bagno:
< sei stato davvero bravissimo, non pensavo avessi una mazza così grossa e dura, la prossima volta che hai bisogno di sfogarti fammi sapere sono a tua disposizione>
< grazie sei una mamma speciale> e così andai a farmi il bagno ,ma da quel giorno in avanti tutte le volte che dovevo sfogarmi sapevo come fare.

 

By Edo Phoenix

La puledra e il suo stallone

Puledra legata come un salame e scopata dal suo stallone
Paola e Giorgio sono due amanti felici, perche’ fin dal loro primo incontro fu evidente che entrambi
amavano il sesso in tutte le sue manifestazioni comprese le piu’ strane anomalie e perversioni, e
quindi avrebbero potuto trarre dai loro rapporti il massimo piacere. Paola adorava le calze a rete a
mezza coscia, i guanti di pelle nera al gomito, le tute e le scarpe di vernice a tacco alto: cosi’ vestita
si sentiva tremendamente su di giri, pronta a tutto, perversa ed eccitata prima ancora che Giorgio
iniziasse ad esibire il suo robusto membro di proporzioni molto interessanti.
Le piaceva molto iniziare l’incontro pomeridiano in chiave sadomaso: Giorgio era ammanettato e
ridotto alla catena, come un cane in attesa del padrone. Il suo uccello a quel punto era gia’ eretto e
duro e lei si sditalinava con le dita guantate di pelle nera come antipasto, finche’ le prime gocce di
umore non iniziavano a bagnare i guanti attillati ed elastici.
Giorgio doveva renderle un dolce omaggio, passando la punta della sua lingua sulle scarpette di
vernice lucente, finche’ Paola non si dichiarava soddisfatta del suo attaccamento e, fattolo rialzare,
lo ricompensava masturbandolo teneramente, mentre lui fissava in estasi il suo viso truccato da gran
puttana, dagli occhi lucenti e invitanti e dal sorriso avido e lussurioso. Con una mano gli stringeva
al collo ansante una corta catena e con l’altra manovrava decisa il cazzo sussultante, fino a quando
non aveva raggiunto la grandezza e la durezza ottimali per il coito. Allora si stendeva folle di voglia
sul divano ricoperto di pelliccia bianca e mostrava il culo invitante e morbido a Giorgio che si
infilava con un gemito di sconvolgente estasi e libidine nella bella fighetta aperta e rosseggiante tra
il pelo biondo scuro, che attendeva solo quel momento per riempirsi di umori e vibrazioni.
Mentre lui scopava con furia selvaggia, Paola apriva ad una ad una tutte le lampo della tuta di pelle
nera e ne estraeva i seni gonfi di desiderio, che prima avrebbero assaggiato i dolci pizzicotti e le
carezze delicate dei suoi guanti lascivi, e poi le carezze piu’ calde e umide della lingua saettante di
Giorgio… Quando il cazzo si metteva a pulsare sempre piu’ velocemente e Paola si accorgeva che
l’orgasmo era vicino, abilmente si sfilava quel bel pistone di carne dalla figa e, con pochi movimenti
veloci del pugno, lo faceva esplodere con schizzi di sborra calda sul proprio ventre, contratto da
quel piacere intenso ed appassionante.
Era bellissimo infatti costringere poi Giorgio a piegare il viso sudato tra le sue cosce, a strofinare il
naso tra i riccioli biondi del pube, raccogliendo con la lingua le gocce di sperma rimaste invischiate
e ripulendo alla perfezione con colpi magistrali di lingua il suo sesso ancora umido e pulsante. Il
piacere che le procurava tutto questo rituale la eccitava ancora,
e stavolta era la sua bocca calda ed esperta a prendersi cura del cazzone dell’amante, imboccandolo,
lisciandolo con la linguetta agile e maliziosa, succhiandolo teneramente, finche’ il molle ciondolo
non riprendeva vitalita’ e forza e non riempiva di gioia la sua bocca avida di troia navigata.
L’arte del pompino l’aveva imparata da una vecchia zia viziosa di Bologna, che per anni l’aveva
esercitata con entusiasmo e passione, e che l’aveva trasmessa alla nipotina tanto bene che in breve
l’allieva aveva superato la maestra. Paola ricordava ancora, a distanza di anni, i pomeriggi interi
trascorsi a succhiare cazzi finti di pelle e di gomma dura, sotto lo sguardo vigile ed eccitato della zia
Luisa, finche’ non era stata soddisfatta dalla sua perizia di succhiacazzi e le aveva consentito per la
prima volta di sperimentare un cazzo vero, quello sodo ed animalesco del garzone del lattaio, un
ragazzone muscoloso e virile di diciotto anni che la zia aveva traviato un anno prima e che tutti i
giorni si fermava da lei per fornirla oltre che di latte, anche di sperma fresco (o caldo)..
Quando Paola succhiava Giorgio, chiudendo gli occhi, aveva ancora l’impressione di spompinare
quel ragazzo superdotato di cinque anni fa. Dopo di lui era stata la volta di altri trenta, cinquanta,
cento uomini, alcuni presi anche in coppia o addirittura a tre per volta! Fino a quando non aveva
incontrato Giorgio, lei non aveva avuto piu’ ritegno alcuno, e il sesso era diventata l’unica sua
ragione di vita. Ora la verga esigente ed instancabile di Giorgio aveva riempito la sua mente, la sua
vita e sentiva che non ne avrebbe avuto piu’ necessita’ di altri per un bel pezzo.. Anche se non per
sempre! La sua calda sborra era densa e saporita come uno sciroppo, e quando gliela riversava in
bocca o nella fighetta golosa, le pareva di essere in paradiso: la ingoiava avidamente, come un
nettare divino, se la faceva colare lentamente tra le labbra, l’assaporava gioiosa e sensuale come una
cagna in calore. In quei momenti non si sentiva piu’ una dominatrice di uomini sicura di se’ ed
esperta tanto con la frusta che con le catene, ma diventava una puttana vogliosa, una vacca, una
schiava d’amore pronta a tutto pur di godere e di far godere il suo maschione. Si apriva la figa con
entrambi le mani e supplicava Giorgio di possederla fino a farla urlare dal desiderio e dal piacere,
infilandole con violenza il cazzo dentro fin negli intestini, sfondandola davanti e di dietro, e
riempiendola di sperma fino alle orecchie!
In quei momenti lui, da stallone sottomesso, diventava il suo padrone indiscusso ed assoluto, e il
suo uccello era lo strumento della schiavitu’, lo scettro del potere, un vero e proprio bastone del
comando.. Simbolico e letterale.. Le urla di piacere selvaggio di Paola riempivano tutto
l’appartamento mentre Giorgio la violava posteriormente, dilatandole il culetto
deliziosamente stretto e verginale e inculandola con la passione di un uomo delle caverne che abusa
bestialmente per la prima volta della sua donna, e ne scopre inaspettatamente delizie nascoste. Continua a leggere La puledra e il suo stallone

Sesso … da Morire

La mia ragazza fa la troia con le autoreggenti

Finalmente mi ha invitata a cena a casa sua. E sarà una serata davvero speciale visto che ogni volta
che mi vede “mi mangia con gli occhi”. E’ un ragazzo molto bello, alto, muscoloso, capelli neri,
occhi scuri, orecchino (che io trovo molto sensuale), e penso che a letto sia una forza!
Vediamo, cosa mi metto? Qualcosa di molto sexy … reggiseno di pizzo nero, perizoma di pizzo
nero, calze autoreggenti, maglietta di pizzo molto trasparente, minigonna, tacchi alti. Mmmm,
penso proprio di riuscire a fare colpo così.
Trucco leggero, tranne la bocca … rossetto rosso fuoco che evidenzia bene le mie labbra carnose;
capelli lunghi, sciolti, sulle spalle.
Sono già eccitata da morire al pensiero delle sue mani sul mio corpo, della sua bocca che lecca ogni
centimetro di me. Mmmm, ho una voglia incredibile di sesso. Comincio a toccarmi in mezzo alle
gambe, penetrando nella mia fica con quasi tutta la mano … mmmm … non mi basta; vado di là, in
cucina, e prendo uno di quei grossi cetrioli. Sono eccitata e la mia fica è bagnatissima. Allargo le
gambe, tiro su un po’ la gonna, scoprendo del tutto le mie gambe, e appena il mio sedere rotondo e
sodo; scosto un po’ le mutandine e comincio a strusciarmi sulla fica quell’enorme cetriolo … mmmm
… oh Dio ho i brividi che mi percorrono tutto il corpo; me lo infilo tutto dentro, lo tiro dentro e fuori
prima lentamente … così … mmmm … e ora più veloce, veloce … aaahhh … mi sento morire dal
piacere, sto per venire … aaahhh … fantastico!
Sono in ritardo, mi ritocco un po’ il trucco; mi viene un’idea; mi metto un dito in mezzo alle gambe,
tiro fuori un po’ del “mio liquido” e me lo metto sul collo, come profumo. Mi sa che mi salta
addosso appena entro. Va beh, correrò il rischio.
Bene direi che ci siamo. Esco di casa e mi avvio verso il suo appartamento. Per strada tutti mi
guardano. E’ una cosa che mi fa impazzire, tutti questi occhi puntati addosso, che mi desiderano,
che mi vogliono. Mi piace essere bella, sensuale, desiderabile …
Eccomi arrivata. Suono il campanello; lui mi viene ad aprire dopo qualche secondo. Oh Dio è
proprio bello: jeans, maglietta nera, aderente, senza maniche, che mette in risalto tutti i suoi
muscoli; capelli tirati un po’ su, con un po’ di gel. Mi guarda, mi fa i complimenti, mi da due baci
sulla guancia come saluto. Deve aver sentito l’odore della mia fica, che mi sono messa addosso; ho
visto il suo pene indurirsi sotto i pantaloni.
Mi fa entrare, mi offre un bicchiere di spumante, facciamo un brindisi; lui attacca un po’ di musica,
ci mettiamo in divano e chiacchieriamo un po’. Lui mi osserva … mi guarda le gambe quasi
completamente scoperte, il seno che si intravede sotto la maglietta trasparente, la sensuale bocca
rossa. Glielo leggo negli occhi quello che mi vorrebbe fare …
Si avvicina alla mia bocca continuando a fissarla, mi annusa; il mio odore lo fa impazzire. Comincia
a baciarmi e a leccarmi le labbra, il collo. Mi mette una mano sulla gamba e comincia ad
accarezzarmi, salendo sempre più su; mi alza la gonna, scoprendo il mio sedere e la mia fica,
appena coperta dal piccolissimo perizoma di pizzo. Mmmm … mi fa impazzire, sento le sue mani
che scostano le mutandine ed entrano nella mia fica … mmmm e poi risalgono prendendomi il
sedere, e poi più su tirandomi giù il reggiseno, scoprendomi così del tutto i seni, che prende tra le
mani. Sono bagnatissima, eccitata da morire. Voglio sentirlo tutto dentro di me, voglio che mi
faccia morire di piacere.
Continua a toccarmi dappertutto, senza staccare le labbra dalla mia bocca e dal mio collo. Mi
spoglia, completamente nuda; lui ancora vestito mi prende in braccio. Sento i suoi muscoli sul mio
corpo; mi distende delicatamente sul suo letto, continuando a baciarmi e a toccarmi. La sua mano
entra ed esce da me, facendomi impazzire.
Sento la sua lingua, la sua lingua che, dal collo, comincia a scendere … mi prende in bocca i seni ,
mordendoli; poi scende sul ventre, ed arriva alla mia fica. Mmmm me la lecca tutta … mi penetra
con la lingua … me la bacia. Mi fa impazzire. Poi scende ancora e mi lecca le gambe; poi risale e si
ferma ancora a leccarmi la fica … mmmm …e i seni … e il collo … e la bocca.
Mi gira a pancia in giù e ricomincia a baciarmi e a leccarmi la schiena, il sedere, e ancora la fica …
mmmm. Si ferma, si spoglia continuando a guardarmi e a desiderarmi più che mai. E’
completamente nudo anche lui ora; ha un corpo splendido e un pene meraviglioso, grande,
durissimo. Mi avvicino a lui, glielo prendo tra le mani; lui mi guarda eccitatissimo; poi mi avvicino
con la bocca, comincio a leccarglielo, a baciarlo, lo prendo in bocca quasi tutto … mi piace da
morire il suo pene, lo sto facendo impazzire. Continuo a leccarlo, a prenderlo in bocca fino alla
gola, gli faccio passare la mia lingua tutta attorno … mmmm … lo prendo ancora in mano, lo faccio
passare tra i miei seni, lo riprendo in bocca … poi mi fermo, non voglio che goda ora, deve godere
dentro di me; mi rimetto sul letto a pancia in giù; lui si mette sopra di me, e mi penetra da dietro …
mmmm … Appena me lo mette dentro, mi sento già impazzire dal piacere. Comincia ad andare su e
giù, con quel pene durissimo … e dopo qualche secondo … aaahhh … la testa mi gira, i brividi mi
pervadono il corpo, sento il suo respiro sempre più forte su di me, e … godiamo tutti e due insieme
come matti, sento il suo sperma che mi riempie. Oh Dio, fantastico!
Non mi basta, lo voglio ancora, e anche lui, lo sento, ce l’ha ancora duro. Tiro su un po’ il sedere, lui
me lo tira fuori dalla fica e me lo mette nel culo. Il buco è ancora stretto, lo bagna con la lingua …
mmmm … mi fa morire … ed entra lentamente con il pene, piano, un po’ alla volta, ecco è tutto
dentro … aaahhh … muoio … mi piace da morire … mmmm … comincia a muoversi, sento le sue
mani che mi stringono i fianchi, sento il suo respiro … mi fa impazzire … mmmm … e godiamo
ancora tutti e due insieme. Oh Dio ho ancora il corpo che trema dal piacere.
Lo tira fuori, si distende accanto a me, mi mette un braccio sopra il corpo, e ci guardiamo, a lungo,
negli occhi. Non c’è bisogno di parole.

Sara

Mi scopo la mia ex ragazza
Quando entrai, l’ingresso era in penombra, Sara teneva le persiane chiuse per il caldo, entrai e mi
chiusi la porta alle spalle mentre lei si era già incamminata precedendomi, verso camera sua.
Quella casa la conoscevo bene, l’avevo frequentata per anni, eppure mi sembrò estranea, o
cambiata.
In realtà non era cambiato nulla.
Il grande salone a destra dell’ingresso, col pianoforte alla parete, in fondo, e il tavolo quasi al centro
della stanza, i quadri di Enrico Baj e Mirò, la Menorah sul caminetto, la grande libreria dietro il
muretto basso in pietra serena, proprio davanti alla porta.
Sara camminava davanti a me, con indosso una maglietta bianca, a piedi nudi, senza mutande.
La maglietta arrivava appena sotto le cosce, a coprire il bel sedere tondo.
Aprì la porta di camera e andò spedita verso la finestra.
Sotto il davanzale, in terra, una grande busta della spesa piena di roba.
“Tieni” – mi disse e mi porse una bustata di libri e quaderni buttati alla rinfusa.
Presi la busta in braccio e le chiesi se non aveva una borsa di tela o qualcosa che non rischiasse di
rompersi.
“Non ho una borsa da darti, ne hai già una delle mie, anzi la potevi portare eppoi cosa vuoi sei tu
che devi portar via le tue cose per me restano qui”.
Era davvero arrabbiata, gli occhi stretti e tutto il corpo teso, io le dissi parliamo perché la tensione
mi faceva star male e perché andar via così mi era impossibile, la carezzai sul bel viso moro e
abbronzato, voltò la testa di scatto a sinistra, ritraendosi.
Le sfiorai i capelli ricci che sentivo morbidi e bellissimi al tatto, lei allora non si ritrasse, mi
abbracciò forte piangendo e la sentivo tutta addosso a me, quel bel corpo caldo al già caldo
pomeriggio di luglio.
Mi faceva sentire un carnefice.
Poi sapeva bene che questo che succedeva, era un groviglio di contraddizioni.
Di amori che si intrecciavano, di infedeltà incrociate, intrecciate dal tempo nonostante il grande
affetto e l’amore che avevamo da darci.
Anch’io la strinsi forte a me, ero commosso, non sapevo cosa dire, mi veniva da piangere.
Sara mi parlava tra singhiozzi, sospiri, diceva
“io non ce la faccio, non posso non posso mi manchi da impazzire mi manca il tuo bel corpo il tuo
profumo mi manca fare l’amore con te”.
Mi implorava di ripensarci che lei capiva, che mi ero preso una sbandata estiva, che Mariella non
mi amava, e che neanch’io l’amavo, che era un’ipocrita falsa bugiarda, una falsa amica, una troia.
Era vero che non l’amavo. Forse.
Parlava di Mariella e sapevo che aveva anche ragione.
Questo era il problema, sapevo che Mariella era il mio paese dei balocchi, non un amore e che le
prime tempeste ci avrebbero sbriciolato.
Ma adoravo quel Luna Park, quel paese dei balocchi in cui smarrirmi, vendere l’abbecedario,
diventare asino.
Disse “io lo so che non l’ami quella merda e lo so che stai facendoti male per conto tuo. Resta qui
oggi. Non andare. Resta qui e stai con me.”
Si stava così in piedi, in camera sua, abbracciati e stretti e lei mi baciava sul collo, accarezzandomi
la testa.
Le dissi
“Non si può, io ho deciso Sara, non si può continuare così lo sai…”
Mentre parlavo la sua mano si spinse tra di noi, dentro il nostro abbraccio, sulla mia pancia e sotto
la cintura dei pantaloni.
Mi massaggiava e era già duro per conto suo.
Sara si inginocchiò lentamente, dopo avermi sbottonato la camicia, e i pantaloni.
Le tenevo la testa tra le mani chiamandola puttana, tegame, succhialo troia…
Era il nostro modo di giocare.
La sentivo sorridere mentre mi faceva il pompino, ogni tanto alzava la testa e sempre tenendolo in
bocca mi guardava con gli occhi ben aperti.
Mi appoggiai al muro, accanto alla porta di camera.
Le dissi
“Sara, voltati”.
Sara smise di succhiarmelo e si mise a quattro zampe sul pavimento porgendomi il culo. Continua a leggere Sara

IL CAVALIERE, LE CORTIGIANE E LE SOUBRETTE(iii ATTO)

III atto
Bunga bunga
La settimana successiva, il prof Paolone, si presenta con le due “pollastre” al castello del cavaliere; e, questa volta, a fare gli onori di casa, è donna Vittoria.
Il prof: buongiorno, donna Vittoria! Ho appuntamento con il cav Rodolfo.
Donna Vittoria: oh! Professore illustrissimo, i miei rispetti! Loro, sono le due ragazze!?
Il prof: sì, ve le presento; lei, è Rosistella Galatini, soubrette; e lei, è Caterina detta Catia, “Velina”. Ragazze, lei è donna Vittoria, la governante del cav Cavalcanti.
Rosy: molto lieta! Mi può chiamare anche Rosy.
Catia: Enchanté!
Donna vittoria: attendete un attimo che, vi annuncio al cavaliere.
Il prof: prego!
Donna vittoria: permesso, cavaliere?
Il cav: avanti!
Donna Vittoria: scusate, cav, di là, c’è il prof Vaccariello con le due ragazze.
Il cav: prego, lo faccia accomodare!
Il cav: oh! Caro professore!
Il prof: esimio cavaliere! Le presento queste due splendide girl’s.
Ul cav: incantato dalla vostra bellezza! Piacere, Rodolfo cavalcanti.
Rosy: grazie, molto gentile; io, sono Rosistella; ma, mi può chiamare pure Rosy; e, sono una showgirl.
Catia: piacere è mio; io, mi chiamo Caterina; ma, tutti mi chiamano Catia e, sono una velina.
Il cav: suppongo che, il qui presente prof Vaccariello, detto simpaticamente: “ditta Paolone & Vaccariello”, per il suo essere traffichino, da buon napoletano, vi abbia già accennato il motivo per cui, vi ho fatte venire qui.
Rosy: sì, sì, ha parlato di una festa in suo onore.
Il cav: trattasi di una festa; ma, contornata da una buona dose di sesso, sesso sfrenato ed anche un pochettino estremo; ovviamente, in cambio di un ottima ricompensa, economica e di carriera, sia nel mondo dello spettacolo , sia nel mondo della politica; il tutto, subordinato alle vostre prestazioni sessuali, ovvero al vostro essere più porche e zoccole possibili.
Rosy: o, se è per questo, non ci sono assolutamente problemi, caro cavaliere! A me, è sempre piaciuta la politica, mi sarebbe piaciuto fare la deputata o, la senatrice; e, per raggiungere tale obbiettivo, sarei disposta a tutto, il mio livello di troiagine non ha limiti, leccherei e succhierei i cazzi di qualsiasi dirigente; e, se fossero donne, la mia lingua, non esiterebbe neanche un minuto a lustrare le loro fighe, mi farei aprire la fregna, penetrare il culo fino a sfondarmi il retto, da qualsiasi cazzo, di qualsiasi misura, anche di colore!
Il cav: bene, bene, grande troia, la ragazza! E tu, Caterina?
Catia: beh! Anch’io, la penso alla stessa maniera; visto che, in buona sostanza, per avere successo nella vita, bisogna vendersi tutto; io, sarei disposta anche a vendermi mia madre, se, ce l’avessi ancora in vita.
Il cav: perfetto, cosi mi piacciono le femmine, servili, luride e sgualdrine, sessualmente parlando. Che dice, prof, le facciamo accomodare nella sala dei letti; cosi, le facciamo esibire in un lesbo-show? So, che a lei piace tanto.
Il prof: ah! Per me non ci sono problemi, le lesbicate, mi fanno impazzire, mi eccito in un battibaleno, quasi, quasi, sborro nelle mutande! Che ne pensate, ragazze?
Rosy: magnifico! Tanto noi, siamo bisex, ogni tanto, una lesbicata fra di noi ce la facciamo, vero Catia?
Catia: confermo, la mia figa, si è già inumidita, cola!
Il cav: perfetto; ora, ci facciamo servire dalle mie cameriere, un ottimo caffè con degli squisiti frollini, fatti dall’esperte mani della governante donna Vittoria!
Dopo che ebbero sorbito il caffè e, mangiato i frollini, i due pervertiti, in compagnia delle due porche ragazze, si accomodarono nella sala dei letti, sala dove, l’arzillo e perverso cavaliere, dava sfogo alle sue voglie più indicibili.
Il lesbo-show, s’aperse con un eccitante strip, con annessa pizzica tarantata, ballo molto gradito ed apprezzato dal cavaliere; che, assieme al suo compagno di merenda Paolone, era seduto in poltrona, con un pizzico di voyeurismo, si masturbava divinamente; pardon, si masturbavano entrambi.
Il cav: guarda, Paolone, che spettacolo meraviglioso! Sì, sì, sculettate e contorcetevi come due zoccole accaldate! Toglietevi le mutandine mentre ballate! Mmm!!! Che gran troia, la Rosy! A questa, gli farei fare la ministra della salute pubblica, sotto la scrivania., però!
Il prof: anche la Catia, è una gran porca, guarda un po’ come sbaciucchia bene! Mmm!!1 sì, cosi, succhia, lecca, torturale i capezzoli a quella troia focosa della Rosy!
Dopo quel lussurioso spettacolo preliminare, le due girl, si distesero sul lettone che, il cavaliere, aveva sistemato appositamente in un angolino della grande sala dei letti; e, inscenarono un bel lesbo-sessantanove.
Rosy: dai, Catia, da brava, ti prego! Affonda la tua bollente lingua fin’infondo alla mia fregna, bagnata fradicia! Ohhh!! Sto sbrodando come una troiaaa!!! Ahhhh!!! Che voglia di cazzo che, mi è venuta!
Catia: anche tu, fa entrare la tua lingua nella mia fighetta colante! Senti, com’è bollente e ben lubrificata! Sììì!!! Ahhh!!!! Giocala , giocala, sul clitorideee!! Mmm!!! Sììì!!! Sei formidabile Rosyy!!
Il cav: che spettacolo arrapante, a momenti sborro!
Il prof: anch’io, anch’io! La mia cappella, ha cambiato colore, da violacea, è diventata rossa!
Rosy: ascolta, Ketty; a me, è venuta voglia di cazzo; vedo che, questi due, stanno godendo come porci nel guardarci. Io, ho nella borsetta, un vibratore bi- fallo; che dici, li stendiamo, facendoli guardare mentre, ci scopiamo a vicenda!?
Catia: bellissima idea!
Rosy, estrasse dalla sua sac à main(borsetta), il vibratore bi- fallo.
Rosy: gentili signori, concludiamo questo lesbo-show, con una vicendevole e solenne scopata fra noi due!
Il cav: prego, fate pure, deliziate i nostri occhi, appagate i nostri cazzi!
Si sedettero, l’una di fronte all’altra; e, si ficcarono quel vibratore nelle rispettive fregne, godendo e, ansimando come due vitelle in procinto di diventare vacche.
Rosy: ti prego, Ketty, ti prego, sfondami tutta, sfondami tutta, fammi sentire, troia delle troie, baldracca delle baldracche, sgualdrina delle sgualdrine, ahhh!! Sììì!!! Mi stai facendo sbrodare pure l’anima! Sìììì!!!! Chiamami puttana delle puttaneee!!
catia: anch’io, sto sbrodando come una lurida puttanella, schifosa! Mmmm!!! Ahhhh!!! Sìììììì!!! Rosyyyyyyy!!!!
Rosy: adesso, tesoro, mi è venuta voglia di prenderlo in culo; ti prego, Caterina, ficcamelo tutto nel culo! Guarda, mi metto a pecora, a 90 gradi, come una lurida vacca zozzona! Sì, sono una zozzona lurida, sfoga cazzi! Darei l’anima al diavolo, pur di diventare una lady in carriera!
Catia: sì, tesoro; adesso, te lo ficco tutto in culo! Anch’io, farei l’impossibile, pur di diventar qualcuno. Mi venderei mia madre, sì, mia madre!
Il prof: visto, caro cav!? le donne, farebbero voto a Satana, pur di diventar famose!(non tutte n d a). guarda, come l’incula, guarda, come l’incula! Sì, sì, sto sborrando!
Il cav: certo! Anch’io, sto venendo; avviciniamoci e, schizziamole addosso, a queste due troiette! Sì! Avviciniamoci e…..
Il prof:sìììì!!! Ohhh!!! Sborrooooo!!!!
Il cav: anch’io! Ahhhhhhh!!! Sìììì!!!!!!!
E, i corpi delle due girl, furono schizzati del loro caldo sperma!
Rosy: i signori, si possono ritenere soddisfatti?
Il cav: sì, è stato stupendo! Ecco un piccolo regalino per voi!(mille euro a cranio).
Rosy: oh! Grazie, molto gentile e generoso, col gentil sesso! Allora, per quando è prevista, la festa bunga bunga?
Il cav: facciamo per questo fine settimana, se non avete nulla in contrario.
Rosy: io, non ho impegni; tu, Catia?
Catia: neanch’io!
Il cav: allora, prof, organizzi per domenica sera.
Il prof: ai suoi comandi, cavaliere!
La domenica sera, si presentarono al castello del cavaliere: “Rosistella, Catia; oltre, naturalmente le dame di corte”(donna Vittoria, accompagnata da sua figlia Patrizia; che a sua volta, era in compagnia dell’amico di colore Mustafà, quello che l’aveva deflorata e di due bellissime e graziosissime girl,Felicia e Natasha, anch’esse amiche di scuola).
La serata, s’aprì con un’apericena di benvenuto e, un balletto introduttivo di pizzica di corteggiamento.
Il cav: buonasera, buonasera a tutti! Un saluto particolare a queste splendide ragazze e, alle mie due fedeli cortigiane, donna vittoria, governante e Veneranda, cameriera. Ora, vi prego di accomodarvi nella sala da pranzo!
Dopo, aver mangiato, ostriche e champagne e, dopo la pizzica, il cav, diede inizio al bunga bunga finale, fece vestire le ragazze a seconda dei suoi gusti, chi da infermiera, chi da suora, chi da poliziotta; quest’ultimo travestimento, venne chiesto con una certa autorità a la Rosy.
S’accomodò in una stanza illuminata con luci rosse, fece mettere le ragazze in fila indiana dietro la porta; ed ognuna di loro, aveva il compito di offrigli uno spettacolino privato, senza che l’una, vedesse l’altra; in parole povere, creando un atmosfera mistery.
Il cav: ora, mie dolcissime ragazze, ad ognuna di voi, affiderò un ruolo; a te, Patrizia, affiderò il ruolo di sexy infermiera, a te, Catia il ruolo di suora in calore e a te, Rosy, il ruolo di sexy poliziotta; perché, questa sera tu, sarai la “maitresse” della casa.
Rosy: perché, proprio a me, cavaliere?
Il cav: perché, mi sei entrata subito nel sangue; e, voglio fare di te, la stella della politica cittadina! E quindi, voglio verificare se, hai un carattere autoritario e, sei in grado di dominare queste ragazze .
Rosy: la ringrazio infinitamente, cavaliere, per la preferenza; farò del mio meglio!
Il cav: bene, le ragazze che ho testé nominato, possono recarsi nel camerino per cambiarsi; lì, troveranno i vestiti, mentre io, mi accomodo nella camera a luci rosse e, mi farò trovare denudato.
Il cav: iniziamo dalla più giovane. Prego, infermiera Patrizia, inizia a mostrare le tue splendide e giovani forme agl’occhi del tuo cavaliere; che, è malato ed ha bisogno delle tue amorevoli cure!
Patty: lo farò con molto piacere, mio dolce cavaliere, afflitto e sconsolato! Adesso, sta a guardare come mi spoglio, eseguendo un bel balletto!
Si tolse il camice da infermiera; e sotto, aveva un bell’intimo di pizzo, composto da peri, autoreggenti , reggicalze e reggiseno bianco, se lo levò molto lentamente, ballando e sculettando come una zoccoletta, troietta, In quella penombra illuminata soltanto da un fil di luce rossa, facendo risvegliare le voglie proibite del cavaliere vizioso!
Il cav: mmm!! che spettacolo lussureggiante! Vieni qua, avvicinati, fatti toccare quella bella figa semi rasata! Ohhh!! Sìììì!! Com’ è bella, umida! Siìììì!!! Adesso, abbassati un pochino, fammi palpeggiare le tette! Sì, le tette! Mmm!!! Come sono belle, gonfie! Spero che presto, ri riempiano di latte! Ohh!! Sìì!! Toccami il cazzo, toccami il cazzo! Sìììì!!! Tocca, tocca, anche le palle! Adesso, succhialo, troietta! So che, ti piace l’asta stagionata!
E, concluse il suo primo prive, con un mezzo voluttuoso pompino.
Il cav: grazie, basta così, Patty, fatti un bel ditalino? Ok!
Avanti la suora!
Catia: ave, mio imperatore! Cosa, posso fare per lei!?
Il cav: ascolti, suor Caterina; io, sono un cavaliere, afflitto e sconsolato! E, solo le tette e la figa di una suora, potranno farmi riacquistare la serenità di cui, ho bisogno.
Prego, suor Caterina, inizi pure la sua opera di bene, si spogli, mi faccia vedere le sue delizie carnali; che, nasconde sotto quell’abito da monaca di clausura in calore!
Catia: certo, lo farò con molto piacere! Guarda e godi, porco! Cosi, riacquisterai la tua serenità interiore!
Il cav: sì, cosi, mi piaci, dammi pure del porco! Perché, io sono un porco, pervertito! Sì, spogliati e sculetta, zoccola di una monaca! Ohh!! Sììì!! Le collant, le collant nere, mi fanno impazzire! Ahhh!! Ora, mi sego come un piorco guardone!
Quando Catia, s’ebbe denudata a metà, rimanendo in perizoma e reggiseno, il cav: “adesso, inginocchiati davanti al fallo del tuo imperatore! Ricordati che, io sono il tuo Dio, il mio cazzo la sostanza che ti sazierà in eterno, facendoti entrare nel paradiso dei piaceri perduti; e, sedere sul trono della lussuria e del peccato e, il mio sperma, la bevanda che, ti disseterà! Avanti, rispondi: “me lo ricorderò per tutta la vita, adorerò il tronco carneo del mio imperatore per l’eternità,nei secoli dei secoli ora pro nobis”!
Catia, ripeté.
Il cav: adesso, fammi mettere la mano in mezzo alle tette; poi, fammi palpare la fregna, mmm!!! Com’è bella, depilata! Mmm!!! Adesso, succhialo, finiscilo di ciucciare come, ha precedentemente fatto quella gran troietta della mia infermiera! Sììì!! Ohhh!! Mmmm!! Sìììì!!! Vengo, vengo uhhh!!1 suor Caterina! Che, fantastica bocca che, hai! Ahhh!!! Sìììì!!! Sborrooooo!!!! Sììì!!! mmm!!!! ahhh!! Sì, ingoia, ingoia tutto! Dissetati col mio prezioso nettare.
Perfetto, puoi andare. Che entri la sexy poliziotta!
Rosy: salute a voi, mio dolcissimo imperatore! Cosa può fare, quest’umile servitrice dello stato per vossignoria!
Il cav: senta, agente, io sono un uomo abituato sempre a comandare; ma, a volte, sento il bisogno interiore d’essere dominato, di provare le brezza d’essere sottomesso, umiliato; ma non da un uomo, da una donna, energica e autoritaria; insomma, una maschiaccia!
Rosy: hah! E allora, io sono l’ispettrice di polizia Galatini, inizia ad inginocchiarti, leccami la punta degli stivaloni, lurido porco!
Il cav: obbedisco, signora ispettrice, m’inginocchierò come un servo, fa col suo padrone, in questo caso, con la sua padrona!
Rosy: bravo. Adesso, mettiti faccia al muro; cosi, t’ammanetto.
Il cav: sì, ammanettami pure; e, dammi qualche sculacciata. Sììì!! Ahh!! Continua, voglio essere il tuo schiavo, il tuo servo! Adesso, denudati, ti supplico! Voglio, prima annusare le tue mutandine e poi, leccare ed adorare la tua figa! Sì, io adoro la figa, ne sono devoto.
Rosy: leccamela come Dio comanda, lurido leccafregne!
Il cav: ti prego, ti supplico, continua ad insultarmi! Sto godendo come un maiale!
Rosy: ah! Ti piace, eh! Depravato; e allora, lecca, lecca come un cane sì, devi leccare tutto, come un cane! Sì, vai sul clitoride! Succhialo, succhialo come un dannato! Adesso, striscia con la lingua sulle cosce, sulle “coscie”!
Mmm!!! bagnale con la tua saliva, lurido verme schifoso! Lecca, lecca con devozione; sì, anche i piedi!
Il cav: adesso, Rosy, ti prego, pisciami, pisciami in faccia!
Rosy: certo! Te, lurido porco, assapora il mio scroscio di pioggia dorata!
Il cav: sei stata sublime; ora, andiamo nella sala dei letti; e, ci godiamo un bel lesbo-incesto.
Il cav: ed ora, miei cari amici ed amiche, vi prego di accomodarvi nella sala dei letti; dove, assisteremo ad un eccitante lesbo-incesto-show, posto in essere dalla mia fedele e servile governante Vittoria assieme a sua figlia Patrizia; mentre tutti noi, formeremo un bel girotondo intorno a loro e, ci masturberemo guardandole; gli uomini, si facciano una sega e le donne un solenne ditalino!
Donna Vittoria: ora, figliola, comincia a sbaciucchiarmi in bocca; mentre io, con la mano inizio a riscaldarti la fighetta!
Patrizia: sei fantastica, mamma; continua, continua a smanettarmi la figa! Mentre io, ti sbaciucchio e, slinguazzo tutta! Sì, cosi, ahhh!!!! Tocca, tocca, toccaaaa!! Facciamo divertire questi porci e queste troie borghesi, unghie pittate, tutte incipriate ed ingioiellate! Guarda, come smanettano le loro fregne infracidite e “represse”, queste gran zoccole!
Donna Vittoria: mmmm!!! Guarda, guarda come si segano quei gran viziosi e pervertiti dei colletti bianchi! Ahh! C’è anche qualcuno col vizietto! Guarda, quei due gay, come si menano la sega a vicenda!
Adesso, io mi distendo sul lettone, tu ti metti a sessantanove; cosi, ci lecchiamo a vicenda le fregne! Poi, li stendiamo con una bella lesbo-scopata! “la mamma, scopa la figlia; cosi, accontentiamo tutta la famiglia”!
Patrizia: iohh!! Mamma! Continua, continua con quella lingua! Sìììì!!! Sul clitoride! Mmm!!! Adesso, voglio un cazzo, sì, un cazzo!
Donna vittoria: anche tu, Patty, mi stai facendo sbrodare come una vecchia puttana-zoccola! E, in questo caso, anche lesby! Ahhh!!! sììì!!! Anch’io, desidero ardentemente un cazzo! Facciamo una cosa; prima tu, scopi me e, mi fai finire di sbrodare, e poi, io trombo te!
Patty: ok. Mamma, come vuoi tu!
Intanto, il cav: “ guardate, guardate, come si trombano a vicenda, quelle due gran troie! Sìììì!!! Ahhhh!!! Sto sborrando come un porco troglodita!
Il prof: stupendo, divino! Anch’io, sto sborrando, come un lurido pervertito! Sìììì!!! Ohhh!!!! Sborrr…..!!!
Veneranda: io, ho squirtato per ben tre volte ed ho la vescica piena, che faccio?
Il cav: avvicinati e, pisciale addosso, pisciale addosso, riempile di pioggia dorata! Anche tu, Rosy ed anche tu, Catia! Ahhh!! Sììì mmm!! Ahhh!!!
Dopo un breve spuntino ricostituente, il cav: “ed ora, miei cari amici, concludiamo questa bellissima festa piccante, con una fantastica ed eccitantissima gang bang bukkake. Prego, signore e signori, divertitevi pure, sfogate cazzi, leccate fregne ed appagate culi”!
In mezzo a tutto quel groviglio di carne umana, cazzi che riempivano bocche focose e carnose; e, sfondavano culi e fighe di signore e “signori” dell’alta società, del mondo dello spettacolo e, della politica; ad avere la meglio, fu la Rosy che, si sorbì i trenta centimetri di minchia nera e scapocchiata di Mustafa, l’amico di Patrizia.
Rosy: mmm!!1 sììì!!! Tutto dentro, tutto dentro, avanti, bel negrone! Sfondami il culo, sfondami il culo! Sììììì!!! Fin dentro l’intestino, lo voglio sentire! Ahhhh!!!!! Uhhhh!!!!
Mustafa: ahhh!!! Sìììì!!! Sboro, sboroooo!!!! Tuttto! Pure coglioni!
Rosy: sì! Riempimi tutto il corpo, sì! Anche un po’ in bocca!
Assieme a Mustafa, anche gli altri eiacularono, riempiendo i corpi femminili di un fiume di calda sborra!
La festa si concluse, con lo show delle sexy vampire di Patty end girl.
Il cav: spero vi siate divertiti, miei cari amici e mie care amiche! Nell’augurarvi una buona notte, vi do appuntamento al prossimo bunga bunga.
Fine
Nota dell’autore
La storia è frutto della mia fantasia, completamente inventata; pertanto, ogni riferimento a fatti e personaggi reali, è puramente casuale
Mimmo L scrittore hard production email: [email protected]