Sorpresa anale

ottobre 5th, 2014 by Lyla | Posted in orgia, trasgressivo, Trio   2 Comments »
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Frequento l’ultimo anno di liceo scientifico e da circa sei mesi sono insieme ad una mia compagna

di classe, Carlotta.
Dopo circa due settimane da quando eravamo insieme me la diede per la prima volta, e da quel
giorno, quasi ogni pomeriggio me la portavo a casa, e sperimentavamo sempre nuove posizioni.
Un pomeriggio le telefonai dicendole che avevo una sorpresa, e la feci venire a casa mia.
Naturalmente capi’ subito di che tipo di sorpresa si trattava, e si presento’ vestita con un paio di
jeans elasticizzati, da cui si potevano vedere il suo culo sodo come il marmo, e il solco della sua
fica, perche’ non aveva le mutandine.
Dopo averla spogliata la misi sul letto matrimoniale dei miei, dove cominciammo subito a fare un
69; mentre lei mi spompinava io potevo sentire i suoi umori caldi cominciare a colare dalla fica, ne
presi un po’ sul dito e gilelo ficcai nel culo per lubrificarlo.
Inizialmente si oppose, ma quando il suo buco vergine cominciava ad allargarsi comincio’ a provare
piacere, e mi disse di continuare a sditalinarla.
Il suo culo si allargava a vista d’occhio, e Carlotta era talmente impegnata a prendersi il mio cazzo
in gola che non si accorse del vibratore che avevo preso in mano, e che subito le ficcai in culo.
Entro’ con una facilita’ estrema, tutto su per lo sfintere, e a questo punto le ficcai pure il mio cazzo,
nella fica grondante.
Potevo sentire il dildo attraverso il sottile strato di pelle tra il suo culo e la fica, e mentre Carlotta
agitava sempre piu’ forte quel vibratore nel suo culo io pompavo con decisione quella fica sbragata.
Tirai fuori il mio cazzo dalla fica, per svuotare subito dopo la mia sborra nella sua bocca, che bevve
tutta avidamente.
Carlotta, lasciandosi il dildo nello sfintere, si arrabbio’ per la velocita’ del mio orgasmo, e mi disse
che voleva sentire il mio cazzo nel suo culo; ma si era dimenticata della sorpresa.
Scesi dal letto, aprii l’armadio e feci uscire mio fratello, che si era nascosto.
Mio fratello ha 28 anni, ed e’ pure fidanzato, ma ero riuscito a convincerlo.
Era gia’ completamente nudo, e Carlotta, senza capire piu’ niente si getto’ sul suo cazzo (che’ ahime’
e’ molto piu’ grande del mio) e lo prese completamente in gola.
Mi stesi sul letto a pancia in su’, adagiai Carlotta sopra di me e la penetrai nuovamente nella fica
bollente, mentre mio fratello comincio’ ad incularla.
I gemiti di Carlotta erano fortissimi mentre io e mio fratello la pompavamo come due dannati, io
nella fica e lui nel culo, e dopo circa 10 minuti di affanni versammo la nostra sborra nuovamente
dentro la sua bocca, e un rivolo di sperma scorreva fuori da essa , scivolando sul collo.

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LA Zia

ottobre 5th, 2014 by Lyla | Posted in Incesto   No Comments »
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Era in estate e venne a trovarci un paio di settimane da noi a casa mia zia la sorella maggiore di mia madre, una donna di 50 anni anche se ne dimostrava 40 , capelli lunghi neri una sesta di seno un culo bello grosso anche se in costume si vedeva un accenno di cellulite sul sedere e le cosce, fianchi larghi e di bellezza normale, io ho sempre avuto un debole per lei sin da piccolo segreto che non ho mai rivelato a nessuno.
Un giorno i miei erano fuori tutto il giorno ed io rimasi a casa da solo con mia zia, il pomeriggio vagavo per casa non sapendo che fare quando d’un tratto mia zia mi chiama e andiamo nel salone e iniziamo a fare due chiacchiere che da tanto che non ne facevamo, infondo con lei mi confidavo molto più che con i miei genitori:
< allora come va l’università?>
< Bene>
<ti vedo inquieto oggi è successo qualcosa?>
< No Zia è solo che non so proprio che fare oggi>
< ti senti annoiato? Con la tua ragazza come va?
< con lei bene>
< fate sesso?>
a quella domanda rimasi di stucco ma risposi:
< si certo>
< e come lo fate?cosa fate di bello in quei momenti?>
< sai le cose classiche ma la cosa che mi piace di più e quando facciamo sesso anale >
a quelle parole la conversazione di venne più intrigante
< davvero ti piace fare sesso anale? Anche a me piace tanto sai ti confido un segreto, mi piace farmi montare e farmi scopare come una troia il culo,però sono tantissimi anni che non lo faccio, miraccomando è un segreto che resta fra noi questo>
< certo Zia >
sa che quello che mi dice resta sempre fra noi
< spero che alla tua ragazza piaccia farlo?>
< non proprio sai però mi piace sentirla godere in quei momenti mi eccito da matti>
< sai la invidio proprio mi piacerebbe farmi inculare >
< peccato però Zia se mi posso permettere tu hai un bellissimo culo e a me piace molto>
< ti ringrazio davvero di piace? Anche se un po’ cellulitico?>
< Si si certo>
d’un tratto si alza viene davanti a me si gira di spalle e si alza la gonna e si abbassa le mutandine
< zia ma che fai?>
< è un mio regalo per il bel complimento che mi hai fatto>
dopo di che si leva completamente le mutandine e rimane senza da sotto la gonna, e mentre si gira le do una pacca sul culo da sotto la gonna e lei ne sembra felice.
< cosa ti piace del mio culo?>
< che è grosso >
< cosi ti piace il culo grosso?>
< anche il seno grosso se per questo>
a quel punto il gioco messo in atto da mia zia continua si alza la maglietta scollata e se la toglie e mi mostra il suo generosissimo seno, prende la mia mano destra e ma la porta sul suo seno
< dai stringilo tranquillo non essere timido >
ed io senza farmi pregare le strinsi il seno con entrambe le mani, dopo di che si rimette la maglietta e mi ringrazia per la mia sincerità ed onestà nei suoi confronti, però sentivo sotto il mio pene che era diventato duro, dopo un po’ che continuava la chiacchierata decido di andare in camera.
Passarono due giorni da quel pomeriggio ed eravamo nuovamente soli in casa, mia zia stava facendo le pulizie ed anche se era in casa indossava una gonna che le arrivava poco sopra il ginocchio e una maglietta scollata e abbastanza trasparente dal quale si vedeva che non portava il reggiseno, mentre era china a raccogliere la polvere da terra le passai a canto e le diedi una pacca sul sedere, lei sobbalzò un attimo e mi sorrise:
< se ti va fallo tutte le volte che vuoi >
< grazie Zia, sei mitica >
dopo l’aiutai a scendere dalla scala mentre toglieva la polvere dalle mensole nel corridoio e l’afferrai per i fianchi, dopo essere scesa dalle scale fa un piccolo saltello dall’ultimo scalino e come oramai avevo avuto il permesso le do un’altra pacca sul sedere e come risposta sempre un suo sorriso, mentre è in bagno davanti alla lavatrice per metterci i panni sporchi mi avvicino e l’abbraccio da dietro:
< che fai?>
< ho voglia di abbracciarti>
il mio pene era duro e anche lei se ne era accorta:
<guarda che da sotto non porto le mutandine>
come sentii quelle parole le misi una mano in mezzo alle gambe fin sotto la gonna per accertarmi che fosse vero ed infatti era senza mutandine, a quella scoperta il mio pene divenne ancora più duro e la voglia salì in me, iniziai a palparle la fica con tutta la mano mentre lei si ritraeva indietro spingendo il suo culo contro il mio pene, poi con le dita piano piano le allargo la patata, fino a farle entrare dentro e iniziare a masturbarla, ad ogni movimento sentivo il suo ansimare sempre più forte e la sua fica bagnarsi sempre di più:
< dai su continua, fammi godere … >
< certo che ti faccio godere>
la faccio abbassare in avanti le alzo la gonna e le inizio a baciare il culo e le faccio divaricare le gambe, poi le infilo le dita nella fica già bagnata ed inizio a masturbarla sempre di più sempre più forte e lei gode come una porca non riesce a trattenersi le piace troppo:
< si continua così, ancora continua più forte>
le alzai completamente la gonna e continuai a masturbarla e sentivo fra le dita lo sciacquettio dei suoi umori che colavano dalla fica sul pavimento sembrava si fosse urinata a dosso e dopo essersi liberata si accasciò ansimante come per una corsa sulla lavatrice gonfiando ripetutamente il suo seno, nel frattempo mi abbasso i pantaloni e le mutande e tiro fuori il mio cazzo oramai durissimo e lo punto sulla fica oramai aperta di mia zia, lei sente il mio glande:
< cosa fai ? Su fallo entrare ho voglia di cazzo>
non me lo feci ripetere due volte e le penetrai e continuai a spingere sempre di più aggrappandomi ai suoi fianchi mentre lei godeva:
< dai si più forte, più forte dai montami, fammi sentire la tua cagna,dimmi che sono una troia!>
< sei la mia troia una puttana da montare!>
< si bravissimo così ancora di più!>
continuai a sbatterla fino a quando non sborrai nella sua fica, le tirai fuori il cazzo lei si girò verso di me e con voce gonfia ed ancora eccitatissima mi dice:
< ne voglio ancora e poi mi devi inculare ricordi che mi piace?! Vieni stallone mio ora ti porto in paradiso>
mi portò in camera sua mentre la sua fica grondava ancora dei suoi umori e di sperma, si spogliò completamente si mise in posizione supina sul letto e li la montai e iniziai a sfondarle il culo facendola urlare di piacere
< si dai continua più forte, spaccami il culo dai lo voglio!>
< certo cara la mia troia che te lo spacco il culo>
e così continuai ancora mentre dalla sua fica i suoi umori avevano oramai bagnato tutte le lenzuola, fino a quando una seconda volta non vengo le faccio un clistere di sborra.
Restai su di lei per un po’ poi le sfilai il cazzo dal culo le si sdraio sul suo letto sfinita e mi ringrazia per la bella scopata:
< ti ringrazio proprio ne avevo davvero una gran voglia>
< tutte le volte che vuoi dimmelo che scopiamo>
< grazie porcellino mio>
dandomi un bacio in bocca e leccandomi il pene.

 

By: Edo Phoenix

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Innamorata e Sottomessa

settembre 26th, 2014 by Bes | Posted in Etero, Racconti Erotici, schiavi & padroni, Sex, trasgressivo   No Comments »
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Marco era rientrato prima quella sera.Convivevamo ormai da un mese e mezzo ,dopo che le nostre strade si erano incontrate casualmente in ambito lavorativo. Lui consulente informatico , io receptionist dell’azienda per la quale lui era diventato consulente.
Sentii la macchina nel vialetto di ghiaia, poi la porta di casa.Entro’ a passi veloci, precipitandosi in cucina senza dire una parola.Si avvicino’ a me lentamente, da dietro.Finsi di non accorgermene.Poi di colpo mi palpo’ il sedere, con forza, mentre finivo di sciacquare l’insalata. Sussultai.
Non mi ero ancora abituata a questo suo nuovo rituale: ogni sera mi strizzava il sedere, come a sottolinearne il possesso.
Lo riteneva la parte più bella del mio corpo ed io apprezzavo questa cosa , anche se i suoi modi non sempre erano dei più delicati : ho sempre pensato che era il suo modo, un po’ rude, di salutarmi. Ma mi coglieva di sorpresa, ogni volta.
Le sue dita affondavano energicamente nelle mie natiche, come artigli.Sentivo il suo respiro, sul collo. Era gia’ eccitato.
La relazione con Marco era nata una sera dopo che usciti a cena eravamo finiti a letto .. trovando un’affinità inaspettata : a lui piaceva condurre il gioco e dominare , a me piaceva essere comandata e giudata al piacere.

Piano piano questa pratica era diventata il nostro modo di amarci , prendendo sempre più piede..ma finendo quasi sempre con coccole e dolcezza.

Poi con una mano sciolse il nodo al grembiule. Tremai. Sapevo cosa mi aspettava.
“Sei splendida..” – mi sussurro’ all’orecchio.
Arrossii, mentre le sue mani si insinuavano sotto le mie braccia.
“Ti voglio..” – sibilo’ accarezzandomi il seno.
Poi di colpo mi strinse entrambe le tette
“Adesso!” – aggiunse, perentorio.
Sospirai.
Una cosa che mi piaceva fare e che sapevo eccitarlo era resistere..farmi desiderare..fare la scontrosa..fare quella che non voleva farsi sottomettere .. resistere il più possibile .. e poi lasciarmi andare e fargli fare tutto ciò che desiderava.
Anche se la sera prima avevo tirato troppo la corda e lui in modo inaspettato ma ancor più eccitante mi aveva punita in modo molto deciso .

“Ora non posso, caro… Devo preparare la cena!” – replicai timidamente.
“Non hai capito: ho detto che ho voglia di te, in questo momento…” -disse “Vuoi farmi perdere altro tempo a discutere?” – aggiunse poi,infilandomi una mano tra le gambe.
Deglutii.
“Cerca di capire…Ho i fornelli da tenere sott’occhio…” sospirai,cercando di non farmi prendere dall’eccitazione ma cercando di sembrare riluttante.

La sua mano saliva tra le coscie, raggiungendo lentamente l’inguine.Tremavo al pensiero di quel che stava per accadere.
“Tu continua a cucinare…” – mormoro’ accarezzandomi l’interno coscia.
“Al resto ci penso io..” – aggiunse con un sorrisetto.
Mi salto’ il cuore in gola.”No, aspetta, dai…” – sussurrai, cercando di allontanargli le mani da sotto la gonna. “Adesso non mi va…” – dissi in tono calmo ma deciso.
“E con questo? ” – replico’ “Non mi sembra d’aver chiesto il tuo consenso…” – sibilo’.
Era vero. Man mano che il nostro rapporto prendeva piede non gli era mai importato nulla della mia disponibilita’ e di soddifare per prima cosa i miei piaceri.. era sempre lui a godere , magari più volte ..e poi a regalarmi come “premio” un’orgasmo.. ma la cosa mi piaceva e mi eccitava in modo incredibile.
Mi sollevo’ la gonna, continuando a frugarmi tra le gambe con l’altra mano.
Io mi bloccai, come parallizata e con una mano tolsi la sua dal mio corpo.
“Spogliati!” – ordino’ a bassa voce.
Chiusi il rubinetto. E gli occhi.
Sentii il rumore della cerniera dei suoi jeans.
“Ti prego, no..” – esclamai, con voce mista tra l’impaurito e l’eccitato. Ero incapace di ribellarmi , sciolta tra le sue mani
Mi sfioro’ il pube, stuzzicandomi attraverso gli slip. Avvampai. Sapeva che non sapevo resistergli. Ma non volevo cedere.
Mi aggrappai ai bordi del lavandino, resi scivolosi dall’acqua.
Poi lentamente sentii le sue dita insinuarsi sotto le mutandine.
“Fermati, per favore…” – sussurrai, rossa in volto. Ma non intendeva ragioni. E lo sapevo.
Cercai di concentrarmi su cio’ che stavo facendo prima del suo arrivo. Non volevo dargli la soddisfazione di arrendermi alle sue avances.
Finsi di occuparmi dell’insalata, prendendo un coltello per tagliarla. Lui se ne accorse e mi blocco’ il polso in una stretta micidiale.
“Cosa hai intenzione di fare, piccola?” – borbotto’, scambiandolo per un gesto di rivolta. Trattenni il respiro.
“Sai che ti potresti ferire giocando con queste cose, vero?” – mi rimprovero’ come fossi una bambina dispettosa.
“Non stringere cosi’, mi fa male…” – supplicai.
“Non mi piacciono le ribellioni… dovresti saperlo!” – affermo’ facendosi serio, mentre raccoglieva il coltello, ancora umido.
“Volevo solo finire di preparare la cena..” – mormorai.
Zitta!” – ribatte’ seccato. “Non cercare scuse…” – disse afferrandomi per i capelli. ”
“E adesso vediamo se hai imparato la lezione” – disse abbassandosi i pantaloni.
Sapevo di non avere scelta ma volevo rendergli la vita difficile e mi divincolai cercando di ricompormi. Mi abbassai istintivamente la gonna.
“Vuoi proprio farmi perdere la pazienza, eh?” – disse sfilandosi la cintura.
“N-no, nooo..” – gridai, quasi in lacrime.
“Guai a te se ti muovi, troietta!” – ringhio’,vavvolgendosi la fibbia nel palmo della mano. Era furibondo.Come la sera prima.
“Perdonami, ti prego.. Faro’ tutto qello che vuoi, ma le frustate come ieri sera noo!” supplicai, terrorizzata.
“Te le risparmio se mi dimostri che hai capito chi comanda!” – sibilo’ gettando a terra la cintura. Con l’altra mano stringeva ancora il coltello. Lo avvicino’alla gonna, infilando la lama sul fianco destro, sotto lo spacco.
Ero sconvolta.Stava diventando sempre piu sadico e perverso e la cosa mi eccitava sempre più.
Con un gesto secco taglio’ un pezzo di stoffa vicino alla mia coscia.
Io sussultai. Un sonoro “STRAAAP!” squarcio’ la gonna.
Lui mugolo’, come una bestia arrapata, stracciandomi il vestito e gettandolo sul pavimento, assieme al coltello.
Tramavo, non solo per il freddo.
“Guarda guarda…sei già bagnata” – mormoro’ sfiorandomi gli slip.
“E questi?” – domando’ con aria inquisitoria. “Allora lo fai apposta?!”
Un brivido mi scosse tutta.
“Quante volte ti ho detto che non sopporto l’intimo che non hai comprato con me, eh?”
“E’ vero, scusami…” – sussurrai intimorita.
“Non ho avuto tempo di cambiarmi tornando dal lavoro…” – aggiunsi – “… eppoi il tuo perizoma preferito era a lavare..” – dissi quasi sottovoce.
Sapevo che non mi avrebbe creduto. E che con quelle scuse correvo il rischio di farlo infuriare ancora di piu’. Ma da una parte non sopportavo che mi imponesse cosa mettere anche quando lui non c’era e di non indossare l’intimo che avevo prima di conoscerlo .. dall’altra , per dirla tutta,il suo arrivo a casa anticipato e le sue voglie improvvise mi avevano colta impreparata.

Lui non disse una parola. Si limito’ a guardarmi e quello sguardo era ancor più eccitante abbinato agli insulti e le minacce.
Io prima rimasi immobile poi mi girai dandogli le spalle. Non avevo il coraggio di voltarmi. All’improvviso sentii le sue mani sui fianchi.
Le sue dita si insinuavano tra l’elastico degli slip e la pelle sudata. Chiusi gli occhi. Ormai non c’era via di scampo e per la verità non vedevo l’ora di continuare.
Mi abbasso’ le mutandine di scatto, facendomi trasalire. “Vedrai che la prossima volta non te lo dimenticherai…” – sibilo’.
Sapeva come farmi eccitare . E ci riusciva sempre.
La vista delle mie natiche nude lo fece gorgogliare. Le afferro’ con entrambe le mani, divaricandole leggermente.
Sudavo freddo, mentre mi massaggiava appassionatamente il sedere.
“Li’ no, ti supplico.. Mi fa ancora male da ieri sera…” – mormorai.
“Peggio per te, troietta..” – sussurrò abbassandosi i boxer.
“Ti chiedo per favore.. abbi pieta’!” – supplicai con finta voce tremula.
“Non ho voglia di discutere.. Spalanca le cosce!” – ordino’ seccato.
Non avevo intenzione di contraddirlo ma neanche di farmi sfondare ancora il sedere come la sera precedente dove per essermi ribellata troppo si vendicò frustandomi e sodomizzandomi fino a farmi sanguinare.
Ma evidentemente non gli era bastato. Sentivo gia’ la punta del pene nell’insenatura tra le natiche. “Allora?” – incalzo’, nervosamente.
Non avevo scelta. Abbassai il capo e divaricai le gambe.
Lui sembrava appagato dalla mia resa. Ma non al punto di rinunciare a godere.
“Fai piano… Ti prego!” – implorai, stringendo i denti.
“Apri le chiappe e chiudi la bocca!” – replico’, prendendoselo in mano.
Era cosi’ umiliante. E lui lo faceva apposta anche perchè sapeva che a me piaceva…
Allargai le natiche per fargli spazio. Poi chiusi gli occhi.
“E adesso godi, puttana!” – urlò’ schiaffandomelo dentro con violenza.
Cacciai un urlo straziato. Che sporco sadico! Chissa’ com’era contento di farmi soffrire cosi’… Di vedermi umiliata, come una baldracca qualunque… di sapermi eccitata come una cagna in calore..
“Toh, prendi..zoccola! Lo devi sentire fino in gola!” – annaspava mentre me lo spingeva sempre piu’ a fondo. Era un animale. E io la sua preda
indifesa. Sentivo la rabbia con cui accompagnava ogni colpo di reni. Mi sconquassava. Dovetti aggrapparmi con tutte le mie forze al lavandino per non finire addosso al muro. Spingeva dentro sempre piu’velocemente. Mi faceva un male , ma il male mi eccitava e sentivo salire in me il piacere
Qualche lacrima colava copiosamente portarono con se il trucco, ormai sfatto. Pompava senza tregua e ogni suo colpo mi sfondava tutta, non solo l’ano..
“Voglio sentirti godere, troia! Partecipa, muovi il culo..!” – mi esortava.
Cercai di resistere. Ma finii per assecondarlo.
“Seee..cosiii’..stringi di piu’ le chiappe, brava!” – mugulo’,afferrandomi per i fianchi e tirandomi a se’. Lo sentii fino in fondo. Mi mancava
l’aria.
“Oooh..che bello..Tutto dentro!” – ribadi’ lui, nel caso non me ne fossi accorta. La sua cappella mi pulsava nello sfintere. Sentivo quel palo di carne che mi stantuffava senza sosta tra le chiappe. Mi sentivo sfondata completamente. Feci un profondo respiro, spossata da tutta quella forza bruta.
Lui si agitava come un ossesso, assaporando ogni spinta pelvica. Non saprei dire quanto duro’ ma sembrava non finire mai.
Avevo ancora gli occhi lucidi quando sentii un caldo e lungo fiotto appiccicoso dentro.
Ansimo’ inondandomi di sperma.
Io ero come drogata. Non riuscivo piu’ a capire cosa stesse accadendo, ne’ dove fossi..
Ma ci penso’ lui a riportarmi alla realta’, estrendo il pene di colpo e schiaffeggiandomi le natiche, ancora gocciolanti.
“Sei sempre più brava, tesoro..ogni giorno di più” – sussurro’ soddisfatto,
Lo vidi ancora in piedi, dietro di me, mentre si sistemava i pantaloni.
Io ero semi-accasciata sul lavandino, cercavo di riprendermi.
“Vatti a lavare, cara..Mi servi pulita..alla cena ci penso io ” – ridacchio’,allacciandosi la cintura.
” La serata è appena cominciata … e ricordati che ti amo..”
“Anche io ..” dissi incredula di me stessa…

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Le vacanze da zia Maria

settembre 21st, 2014 by antonio marino | Posted in Incesto   No Comments »
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Non sono mai andato in vacanza con i miei genitori. Sembra strana questa affermazione ma è la pura verità. I miei genitori non hanno mai preso le ferie estive, avevano il loro negozio di parrucchieri ed hanno sempre lavorato dal martedì al sabato –i lunedì i parrucchieri sono chiusi- la domenica invece lavoravano a porte chiuse (per timore dei vigili urbani) e questo per tutto l’anno agosto compreso. Noi tre figli ogni estate venivamo puntualmente mandati in giro ospiti di parenti che fittavano la casa al mare, in particolare la sorella di mia madre che partiva a giugno e tornava a settembre (allora si poteva fare). Verso i dieci anni però mi proposero di andare un mese in vacanza con una delle poche amiche di mia madre, una certa Maria che viveva con la vecchia madre e non era sposata e che ogni anno faceva due mesi di vacanze al mare. Ci andai poco convinto ma visto che l’alternativa era restare a Napoli a far nulla (nei primi anni 70 la TV iniziava alle cinque del pomeriggio) pensai che almeno avrei potuto fare qualche bagno a mare cosa che adoravo. Appena arrivai a casa dell’amica di mia madre mi accorsi che non ero l’unico ospite perché Maria aveva invitato anche una sua nipote e la figlia di un’altra sua amica entrambe mie coetanee. Devo dire che quell’estate mi divertii moltissimo, oltre a noi c’era anche la sorella di Maria che aveva preso in fitto un’altra casa e aveva quattro figli, tre figlie femmine e un maschio, dai 6 ai 13 anni per cui insieme formavamo un gruppo molto affiatato sia in spiaggia che la sera nelle interminabili passeggiate. Il mese di vacanza passò in un baleno ma l’anno successivo ci ritrovammo ancora tutti insieme per una vacanza spensierata e così anche l’anno dopo. Ormai eravamo diventati tutti una sola famiglia anche se per un solo mese all’anno. Sembravamo davvero una madre con i suoi figli, ricordo che una volta che non so per quale motivo rifiutavo di lavarmi, Maria, che ormai chiamavo zia, mi trascinò di peso in bagno e dopo avermi denudato completamente mi ficcò nella vasca da bagno e mi diede una bella strigliata. La porta del bagno non aveva chiave e così spesso capitava che qualcuno la spalancasse mentre ero dentro o che io entrassi mentre Maria o una delle ragazze lo usava. Ma non c’era malizia perché non ero ancora interessato al sesso. Ricordo che spesso Maria, poiché il bagno era minuscolo, si cambiava il costume in casa davanti alle ragazze e a me mostrandosi completamente nuda. La cosa mi aveva sempre lasciato indifferente anche se Maria aveva due tettone e un culone da sballo. Arrivò così anche l’estate del mio quarto soggiorno estivo con Maria. Avevo ormai 13 anni ed ero passato dalla fanciullezza alla pubertà: mi erano spuntati i primi peli sul pube e, durante l’inverno, avevo scoperto il piacere di toccarmi il cazzo guardando le figure dei giornalini per adulti. Ci ritrovammo di nuovo tutti per riprendere la vita vacanziera di tutti gli anni: bagni di mare, pranzi, passeggiate e giochi di società. Qualcosa in me però era cambiato. Guardavo le femmine con un altro occhio. Anche le ragazze erano cambiate fisicamente, gli erano cresciute le tette e le forme si erano arrotondate. Loro però sembrava che mi trattassero sempre allo stesso modo, come un fratello, ero io che mi sentivo diverso: avevo il cazzo sempre duro e ogni occasione era buona per farmi una sega. Avevo acquistato di nascosto dei giornalini per adulti che tenevo sotto il materasso e ogni pomeriggio, mentre tutti riposavano, io mi facevo delle seghe colossali nella mia stanzetta, immaginando di scoparmi tutte le ragazze e anche la zia Maria. Lei in particolare mi ossessionava anche in sogno. Non aveva smesso di mostrarsi nuda e quelle sue tettone mi facevano letteralmente impazzire, era la protagonista assoluta delle mie fantasie erotiche. Ormai i miei occhi erano costantemente puntati sulle sue tette. Al mattino appena sveglio le vedevo dalla trasparenza della camicia da notte che indossava senza reggiseno, poi le rivedevo al cambio del costume e poi ancora quando usciva dal bagno dopo aver fatto la doccia. Infine la sera si spogliava e rimetteva la camicia da notte trasparente. Era una vera e propria tortura! Ormai me lo menavo almeno tre volte al giorno, in bagno nel mare mentre facevo il bagno ma soprattutto disteso nel mio lettino. La mia stanza era stata ricavata nell’ingresso della casa e quindi chi entrava in casa entrava direttamente nella mia stanzetta e poi tramite una veranda molto ampia, che fungeva anche da soggiorno e stanza da pranzo, si accedeva al resto della casa ed alle stanze dove dormivano la zia Maria e le due ragazze. Il pomeriggio io mi ritiravo nella mia stanza e abbassavo l’avvolgibile della veranda per cui mi isolavo dal resto della casa. Un pomeriggio ero come al solito disteso sul letto della mia stanza con un giornaletto aperto in una mano mentre con l’altra mi toccavo il cazzo, quando bussarono alla porta. Nascosi il fumetto sotto il materasso, mi ricomposi ed aprii la porta. Era Margherita, una delle figlie della sorella di Maria, che aveva litigato con la madre e era venuta dalla zia. Le dissi che tutti riposavano ma lei mi rispose che visto che ormai ero sveglio e che non aveva voglia di ritornare a casa mi avrebbe fatto compagnia. Si sedette sul letto e cominciammo a chiacchierare. Io però ero ancora arrapato visto che ero stato interrotto nel bel mezzo di una sega e il cazzo mi premeva nel costume. Cercai di nascondere la mia evidente erezione ma mi accorsi che gli occhi di Margherita erano fissi sul rigonfiamento che tentavo goffamente di nascondere. Non avevo mai considerato Margherita come oggetto di desiderio in quanto tra tutte quelle ragazze era la più bruttina, senza quasi seno e con un’espressione ebete stampata sul viso, ma l’eccitazione era troppo forte per cui non andai molto per il sottile. Tirai fuori un giornalino da sotto il materasso e le dissi se voleva guardarlo. Pensavo che avrebbe rifiutato invece accettò subito. Si avvicinò a me e cominciò a sfogliare le pagine. Era uno di quei fumetti degli anni 70 che oggi definiremmo erotici, mostravano l’atto sessuale ma senza far vedere i genitali, solo tette e culi, il resto veniva lasciato alla fantasia del lettore. Per i tredicenni dell’epoca però bastava e avanzava. Chiesi a Margherita se le faceva piacere vedere il mio cazzo, lei si mise a ridere ma non disse di no. Eh ma tu cosa mi fai vedere? – le dissi. Mi fai vedere la tua fica? Continuò a ridere facendo di no con la testa. L’espressione sempre più ebete. Dai non vale che io te lo faccio vedere e tu non fai niente – dissi. Ma le sempre ridendo rifiutò ancora. Dai che siamo soli e non ci vede nessuno, insistei, basta che ti alzi la gonna e ti abbassi un po’ le mutandine, solo un attimo. Non si mosse, però non fermò nemmeno la mia mano che le tirava su la gonna, scoprendole le cosce e le mutandine bianche. La vista del candido pezzo di cotone ebbe l’effetto scatenante sulla mia libido, con un rapido gesto mi abbassai il costume liberando il mio cazzo turgido e umido di desiderio. Margherita rimase immobile con gli occhi fissi sul mio membro eretto. Adesso fammela vedere – le dissi – io te l’ho fatto vedere. Visto che non si muoveva mi avvicinai e con un rapido gesto le afferrai le mutandine facendole scivolare verso il basso. Con mia sorpresa sollevò le natiche per farsele sfilare. Adesso eravamo entrambi con il sesso scoperto, io in piedi di fronte a lei seduta sul letto a gambe larghe. Vedevo la sua fichetta coperta di una peluria bionda tra le due cosce aperte. Afferrai il mio cazzo con la mano e cominciai a farmi una sega. Margherita immobile guardava la mia mano scorrere sul mio cazzo e il glande apparire e scomparire. Decisi di osare di più, mi sedetti sul letto a fianco a lei e le presi la mano mettendogliela sul mio cazzo. Non si fece pregare per stingerlo e cominciò a farmi una sega come mi aveva visto fare prima. Io nel frattempo cominciai a toccarle la fica. Durò un attimo perché venni con un gemito riempendole la mano di sperma caldo. Margherita come se si fosse svegliata da un sogno (o da un incubo) si alzò, si ripulì la mano, rimise le mutandine e aperta la porta andò via lasciandomi nudo e svuotato sul lettino. Il resto della giornata trascorse come al solito ma la sera fui costretto a farmi un’altra sega eccitato dalla vista delle tettone di zia Maria. Il giorno dopo non vedevo l’ora che venisse il momento del riposino pomeridiano speranzoso di ripetere l’esperienza con Margherita e appena terminato il pranzo mi ritirai subito in camera. Dopo un po’ tutti gli altri andarono a dormire e nella casa regnò il silenzio. Io ero sul mio lettino ed avevo tirato fuori da sotto il materasso i migliori giornalini che avevo per farmi fare una sega memorabile da Margherita. Dopo un’ora però nessuno si era fatto vivo, avevo sfogliato tutti i giornalini, il cazzo era duro all’inverosimile ma nessuno bussava alla porta. Avevo corso troppo con la fantasia, l’esperienza sarebbe rimasta unica (nel senso di una sola volta). Non mi restava che farmi da solo l’ennesima sega. Presi il giornalino con l’eroina dalle tette più grosse, mi spogliai completamente nudo e con il pensiero rivolto a zia Maria cominciai a menarmelo. Ad un certo punto posai il giornalino e decisi di chiudere gli occhi per concentrarmi meglio su quelle tettone burrose. Dopo qualche istante però ebbi la sensazione di non essere solo, riaprii gli occhi e mi accorsi di avere tragicamente ragione. Zia Maria era lì nelle stanza, in piedi a fianco al mio letto e mi guardava sgomenta. Nella fretta di andare ad aspettare Margherita mi ero dimenticato di abbassare l’avvolgibile della veranda e zia Maria alzatasi per andare in bagno mi aveva visto nudo sul letto. Farfugliai qualche parola di scuse e diventai rosso come un peperone. Lei mi chiese dove avessi preso quei giornalini ed io fui costretto ad ammettere che li avevo comprati tutti di nascosto. Ma quanti ne hai? – mi disse – e soprattutto, dove li tieni? Alzai il materasso e le mostrai la mia collezione. Ero sicuro che mi avrebbe fatto una ramanzina da levarmi la pelle e che mi avrebbe rimandato immediatamente dai miei genitori. Invece cominciò a ridere prima sommessamente e poi a crepapelle. Io intanto da una parte mi sentivo rincuorato ma dall’altra mi vergognavo ancora di più visto che ero ancora completamente nudo anche se il cazzo mi si era completamente smosciato. Zia Maria mi disse che avremmo dovuto parlare un po’ e così dicendo andò ad abbassare l’avvolgibile, poi si sedette a fianco a me sul lettino. Cominciò a farmi il solito discorso sui rischi di una visione distorta del sesso data da quei giornalini e sul rischio di un eccessivo ricorso alla masturbazione, anche se sapeva che alla mia età gli ormoni corrono impazziti. Poi mi chiese quante volte lo facessi. Io risposi timidamente due. Alla settimana? – disse. Al giorno! – risposi. Ma come è possibile? Pensi solo a quello? Tutto il giorno con quei giornalini? Veramente non sono solo i giornalini – le dissi – sei anche tu che ti spogli continuamente e mi fai vedere tutto. Ma l’ho sempre fatto – rispose – non vedi nulla di nuovo. Sì ma quest’anno è diverso, zia, ogni volta che ti vedo nuda sento una cosa che mi tira dentro e poi mi diventa duro. Non è possibile, non me ne sono mai accorta, tu sei ancora un bambino. Cos’è che ti eccita tanto in me? Il tuo grosso seno zia, ogni volta che lo vedo vorrei toccarlo. Ma sono io, la zia Maria, è come se fossi la tua mamma! Ma non sei la mia mamma e le tue tettone mi fanno diventare matto! Mentre dicevo queste parole, che mai avrei pensato di riuscire a dirle, il mio sguardo era fisso sulla scollatura della camicia da notte della zia Maria e, dato che ormai mi ero tranquillizzato circa la reazione della zia, non avevo più vergogna anche se ero ancora nudo. La reazione fu quasi immediata, il cazzo mi divenne duro. Ma guarda questo! – disse – Ma che fai mi guardi le tette e ti arrapi? Ma sei un piccolo maialino! Pensi solo alle cose zozze. Così dicendo la zia tirò fuori una mammella e me la porse. Io la presi in bocca cominciando a succhiare avidamente il capezzolo. Rimasi così attaccato mentre lei mi prendeva il cazzo con la mano e cominciava a menarmelo. Vieni qui – disse – adeso ci pensa la tua zia. Tirò fuori anche l’altra tetta ed io cominciai a succhiare e strizzare anche quella. Che sensazione celestiale, finalmente potevo toccare gli oggetti del mio desiderio. Avrei voluto rimanere con il viso affondato nelle tette di zia Maria per sempre, avrei voluto tenerle sempre strette nelle mie mani. La zia però all’improvviso me le tolse da bocca e lasciò il mio cazzo. Non feci in tempo a mostrarle la mia delusione che me lo prese in bocca cominciando a succhiarlo avidamente. Era troppo per me e venni subito. Si alzò, mi baciò in fronte e mi disse: Da oggi in poi ci pensa la tua zia a te! E così fu, ogni giorno dopo pranzo andavo nella mia stanzetta e dopo un po’ la zia Maria veniva e mi faceva godere delle sue tettone e mi faceva dei memorabili pompini. Purtroppo fu quella l’ultima estate che andai in vacanza con lei.

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Le vacanze da zia Maria

Una ragazza complicata

maggio 12th, 2014 by Bes | Posted in Racconti Erotici   2 Comments »
Racconto letto 790 volte | Voti Totali: 20

Racconti Erotici - Una ragazza complicata

 

Esci con noi una sera . Cosi ti svaghi un pò . Basta pensare al passato e a quella che ha già un’altro nel letto”
“Dai ma sembrerei vostro padre a uscire con voi !”
“Non è vero, se ti dico di uscire con noi è perché mi fa piacere e puoi senza problemi. Abbiamo vent’anni e tu trenta non cinquanta !Sei prenotato per sabato prossimo”.
” Ci penserò”
” No tu vieni. Sabato pomeriggio ti chiamo per l’orario così ti presento qualche mia amica “.
Mia cugina Claudia si era presa a cuore la mia storia personale.
Una delusione d’amore scottante e senza ancora un senso mi aveva affossato nelle ultime settimane e non riuscivo a sorridere.
Una serie di problemi di salute poi mi avevano stroncato la voglia di uscire e reagire.
Anche se devo premettere che la storia appena conclusa era con una ragazza di nove anni più piccola di me, una serata con un gruppo di ragazzi e ragazze di vent’anni mi sembrava un po’ eccessiva.
La paura di sembrare un pesce fuor d’acqua era alta. Erano un’altra generazione al mio confronto.
La settimana passò tra viaggi di lavoro e casini vari: onestamente mi ero programmato un week end di riposo e non avevo nessuna intenzione di chiamarla per prendere accordi per il sabato sera.
Ero più propenso a una serata poco sociale: magari andare con gli amici a vedere la partita e bere una birra in qualche locale. Quella pazza si dimenticherà della “prenotazione” pensavo .
Ma .. è mia cugina e come me ha una memoria di ferro e soprattutto un senso della famiglia Elevato. Aveva deciso che mi avrebbe fatto svagare e niente poteva farle cambiare idea.
Sabato pomeriggio mi recai in biblioteca a prendere un paio di libri che da tempo volevo leggere.
Di rientro mi fermai al parchetto del paese ; nonostante fosse fine ottobre era ancora un pomeriggio dalla temperatura gradevole e quindi trovata una panchina mi misi a leggere .
Preso dalla lettura di quel libro non mi accorsi dell’arrivo di mia cugina e di una sua amica.
“Buon pomeriggio” mi urlò avvicinandosi all’orecchio e facendomi sobbalzare.
“Tu sei fuori .. mi vuoi morto ” le dissi appena riuscii a riprendermi
“Scherzetto ! Cosa leggi di bello ? Le solite cose noiose ?”
“Lascia perdere , abbiamo gusti di lettura diversi lo sai”
“Ok ok . Ma tu la conosci la Ste vero?” mi disse indicandomi la sua amica
“Ehm .. direi di no” le dissi io
“Ops … comunque lei è Stefania. Ste lui è Marco mio cugino quello che stasera si unirà a noi .. perché ti ricordi che stasera tu esci con noi vero?”
Se fino a quel momento avrei cercato di trovare mille scuse pur di non uscire con mia cugina e i suoi amici quella sera ,la visione di Stefania fu invece la molla per far scattare in me la voglia di provare ad uscire con quel gruppo di ventenni.
Stefania appariva tutto il contrario di una ragazza appariscente :indossava dei pantaloni color verde militare, un giubbotto leggero slacciato e sotto un maglioncino lilla ,non era molto truccata (il giusto senza esagerare) e aveva la faccia di una ragazza dolce , timida , riservata e senza troppi grilli per la testa.
L’avevo già vista in paese ma non sapevo fosse una delle migliori amiche di mia cugina ne avevo mai pensato a lei come una possibile conquista.
Mia cugina si accorse subito del modo in cui iniziai a guardare la sua amica e cercò di buttarla sul parlare della serata e di altre cavolate mentre iniziammo a passeggiare.
Io cercavo di stare ai discorsi e di tirare in mezzo anche la sua amica che appariva sempre più come una ragazza timida e senza troppo interesse a parlare.
Sorrideva , annuiva ma credo che in mezzora di chiacchierata e camminata sentii la sua voce 3 volte in tutto .
“Ok cugina mi hai convinto . Ci vediamo stasera. Se è libero porto anche Filippo ok ?( è un mio amico più giovane di me al quale mia cugina fa il filo da mesi) Ti passiamo noi a prendere tanto siamo di strada ok? ”
“Si dai bravo porta Filippo almeno non ti senti solo .”disse mia cugina ridendo
“Dobbiamo essere per le 22 al parcheggio del bowling , poi si decide dove andare” concluse.
Ci salutammo ( riuscii a sentire dire a Stefania un ciao) e loro proseguirono per la strada mentre io mi fermai per aprire il cancello e salire a casa.
Lo ammetto : mi girai di proposito e notai il lato b di Stefania
Ne rimasi subito attratto tanto che salito in casa presi il cellulare e mandai il seguente messaggio a mia cugina ” Ma oltre che un culetto interessante la tua amica ha anche la lingua? Sembra che gli sto già sul culo , stasera mi odierete tutti … ”
Dopo cinque minuti mi rispose ” Ah ah sapevo mi avresti scritto così . E’ molto timida. . guarda che è una tipa complicata ti avverto . Però è single”
Le risposi : ” Dio benedica la complicazione se ha un culo simile. A stasera !”

L’idea di rivedere Stefania mi stuzzicava ed era forse l’unico motivo per il quale quella sera avevo deciso di uscire con un gruppo di ventenni scalmanati e con i quali forse non sarei riuscito ad avere un dialogo sensato ( visto anche il primo approccio pomeridiano).
Chiamai Filippo , non aveva impegni e decise di unirsi a noi . Chiesi a lui informazioni su Stefania e mi disse : ” La vedo spesso , prendiamo lo stesso pullman la mattina per andare alla metropolitana.. credo di non aver mai sentito la sua voce . Carina ma dai .. non fa per te una così . Ti metti in una caccia complicata”.
Andiamo bene !

Uscii di casa verso le 21.50 ; Filippo passò a prendermi in macchina e salito squillai al cellulare di mia cugina come segnale del ” Stiamo arrivando inizia a scendere ”
Arrivammo ed era come sempre era in perenne ritardo.
Suonai al suo citofono e le urlai ” Muoviti sei sempre la solita ”
Lei : ” uffa che palle che sei due minuti e sono giù . Sono sola a casa stasera devo chiudere tutto”
Aspettai armeggiando con la radio della macchina di Filippo cercando di trovare della musica il meno politica possibile tra i suoi cd .
Ad un certo punto sentii aprire il cancello . Era finalmente mia cugina ; per la prima volta la vedevo vestita un po’ più Elegante del solito . Era ora !
” Si va a caccia stasera?” le dissi ridendo mentre saliva in macchina
“Scemo non iniziare e non cercare a tutti i costi di farmi fare qualche brutta figura con i miei amici o non vi porto più”
” Va bene .. sembri più mia mamma che mia cugina” le dissi ” Devo fare le presentazioni o Filippo te lo ricordi?”
Lei arrossi , salutò Filippo e poi iniziò ad armeggiare imbarazzata con il cellulare.
” Io ti ho omaggiato della mia presenza però tu mi fai conoscere meglio la tua amica complicata stasera” le dissi girandomi verso di lei
” Guarda che è davvero complicata , ha gusti difficili e se la tira un po’ . Poi è timidissima lascia perdere.”
“Si vede che è tua amica allora” le dissi ridendo “ok farò tutto da solo”
” Ti avverto che sono molto legata a lei. Per di più stasera si ferma a dormire da me perché papà è al concerto con Federico ( mio cugino) e stanotte sono sola. Cerca di non farla arrabbiare”
“Vi tengo compagnia anche io posso vero? Prometto che non te la ingravido . ”
“Scemo tanto non riuscirai neanche a farti dare il cellulare”
“Punto ad altro”
“Sei sempre il solito.. quasi mi pento di averti invitato!”
1,65,capelli e occhi neri, il seno non grande ma ben definito, quella sera Stefania si presentò con dei jeans chiari aderenti , camicetta e maglioncino con sopra un giubbotto bianco.
La salutai e lei ricambiò con un ciao e un sorriso.
Passi avanti pensai. Dovevo averla fissata per tutto il tempo che ci fermammo nel parcheggio perché risaliti in macchina dopo aver deciso la destinazione , oltre a non aver capito dove eravamo diretti ( scoprì dopo sui navigli) mi subii la ramanzina di mia cugina sul fatto che
” Anche i sassi hanno capito che hai l’ormone vispo per lei..ma cerca di non fare cazzate .. te lo dico per te .. quella non la smolli e se cerchi un’altra delusione è fatta proprio a proposito .. non so più come dirtelo che è complicata”.
Grazie della fiducia e della paternale pensai .
Filippo fu invece molto più maschilista : “Secondo me non l’ha mai data .. quindi in effetti mi sa di missione complicata . E poi .. dai non è niente di eccezionale . Carina ma niente di più ! La conosco di vista ma .. io punterei a qualcuna più facile”. Ecco … il materialista… ma più dicevano cosi più mi sembrava una scommessa da vincere. Continua a Leggere …

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LEGATA

aprile 28th, 2014 by Uno dei Quattro Moschettieri | Posted in schiavi & padroni   1 Comment »
Racconto letto 1,569 volte | Voti Totali: 60

racconti-bondage

 

Laura ha sempre avuto in pugno la via vita sessuale e ha sempre controllato le mie voglie sessuali.
A me piace che sia così, anzi la amo in maniera esagerata anche per questo.
Mi ha preso, usato, umiliato con attenzione ed amore.
La noia che c’era anni fa è scomparsa sommersa da emozioni erotiche complicate, difficili da accettare in un primo momento ma estremamente goduriose dopo.
E ogni tanto anch’io cerco qualche novità, cerco di metterci qualche cosa di mio.
Come sabato scorso…
Ho preparato una cenetta buona buona, atmosfera romantica, per nascondere la mia sorpresa.
Tutto come da copione, baci teneri e carezze.
Finché Laura si è trovata con le braccia legate dietro la schiena, solamente coperta dalla biancheria intima.
All’inizio Laura non capiva.
Era inginocchiata, le mani legate strette, la cera calda che le scorreva sul corpo…
In poco tempo la sua situazione di schiava iniziava a piacerle.
Quel lieve bruciore di cera la eccitava enormemente, l’impossibilità di reagire anche.
E forse si aspettava anche una sorpresa…
E così quando dalla porta si è udito un suono Laura non si è preoccupata più di tanto.
Prima di aprire l’ho bendata con una mia cravatta…
E poco dopo 4 mani percorrevano il corpo di mia moglie, le mie e quelli di un amico, un ragazzo di colore jamaicano che insegna inglese nella mia ditta.
Laura non sapeva che era il terzo …
Non ero un grosso problema però…
Anzi, non sapere che la stesse toccando la eccitava a dismisura.
Un colpo di forbici, reggiseno e slip tolti senza dover scomodare la schiava…
la cera continuava a cadere sui seni, sull’ombelico e sulla piccola parte pelosa della fichetta di Laura.
Lei era immobile, sospirava solamente per il piacere.
Un pene le si appoggiò alle labbra.
La bocca di Laura immediatamente si aprì e lei senza sapere cosa e a chi iniziò a leccare.
Era il mio cazzo, Laura lo riconobbe subito per il suo sapore.
Le labbra e la Lingua di mia moglie sono esperte, avide…
Sembra possa godere a succhiare dei cazzi…
Ho tolto le corde ai polsi di Laura, mi sono seduto e le ho portato la testa vicino al mio cazzo.
Continua a leccare, divorami il cazzo come solo tu sai fare…
E Laura immerge tutta la bocca sul mio cazzo, le arriva in gola provocandole qualche conato.
E adesso così a 4 zampe sul tappeto Laura era una preda perfetta per il ragazzo di colore.
Che senza nessun preambolo, dopo averle sputato sul buchino, le appoggia la sua enorme cappella e
inizia a premere.
Laura capisce che quello che sta premendo sul suo culo è qualche cosa di enorme.
Si ferma un secondo, estrae il cazzo dalla sua bocca e mi sussurra – Mmmhhhh, allora mi vuoi viziare questa sera!
Non ha quasi tempo per finire la frase che l’enorme asta le si conficca tutta nel culo. Continua a Leggere …

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Le avventure di una escort quasi per bene – Io sono Martina e di mestiere sono una escort

aprile 17th, 2014 by taniarossi | Posted in Etero, Racconti Erotici, schiavi & padroni, Sex   1 Comment »
Racconto letto 102 volte | Voti Totali: 7

Ciao, sono Martina, vivo a Torino e sono una escort. Una fantastica e bellissima escort alta e snella, dalla chioma lunga color cioccolato e dagli occhi penetranti. Amo il mio lavoro per la libertà che mi permette e per gli incontri che mi offre. Ho un caratteraccio, sono lunatica, ipersensibile e vanitosa. Adoro i bei vestiti, i pistacchi, il caffé lungo e la musica latina. Infondo dentro sono un po’ tamarra, quando sono in macchina, mi piace ascoltare la radio a tutto volume! Non sopporto la Nutella, la volgarità e la maleducazione per tutto il resto penso che potremo arrivare ad un compromesso.

Sta venendo, lo capisco dal suo sguardo perso e lontano. C’è quasi, così aumento il ritmo, gli lascio cinque secondi e poi, slam! Si affloscia sopra di me e ci rimane a peso morto. Odio quando lo fanno! A malapena riesco a respirare. Subito glisso, – scusami caro, devo andare un attimo in bagno – e scivolo fuori dal letto e mi infilo sotto la doccia.

Quando torno è pronto per un secondo round e siccome non è malaccio sotto le coperte, lo accontento con slancio. Questa volta prendo il controllo e mi piazzo sopra di lui con un’agile mossa onde evitare conclusioni poco piacevoli. Non protesta e io arrivo subito al sodo. Mi muovo al galoppo presa dalla gioia irresistibile del buon sesso e non ci metto molto a venire. Anche lui, sotto la mia foga, mi afferra i seni e ci immerge il viso e dopo poco… Slam!

Cado al suo fianco esausta e quasi mi appisolo, quando sento l’odore irritante del fumo e apro scocciata un occhio. Lui mi guarda sorridendo e inspirando una lunga boccata. I suoi occhi sono dolci e soddisfatti e io mi sforzo per sollevare le labbra verso l’alto e rispondere con il mio sguardo più felice.
Martina, mi sono trovato proprio bene con te – dice quando ci siamo rivestiti, – per questo avrei una richiesta da farti.
Sentiamo.
Lui abbassa gli occhi e sembra imbarazzato. È un omone grande e grosso, con una posizione di tutto rispetto all’interno di una famosa multinazionale. La sua figura mi sovrasta, ma adesso sembra così buffo mentre non osa neppure guardarmi.
È da qualche tempo che ho una fantasia e solo tu puoi realizzarla. Se mia moglie lo sapesse chiederebbe il divorzio immediatamente!
Arriva al dunque?
Vedi mi piacerebbe che tu usassi un po’ di forza con me.
Vuoi che sia più aggressiva? – domando senza capire.
Si, qualcosa del genere. Mi piacerebbe che mi dessi qualche ordine, che mi dicessi cosa fare…
Inizio a capire che cosa ha in mente. – Vuoi essere sottomesso? – sputo fuori.
Esatto! Sapevo che avresti capito! E puoi farlo?
Posso farlo? Penso di si. Rispondo che ci devo pensare e che mi faccio risentire.

Lo richiamo il giorno dopo. Mi sento pronta per questa avventura e fisso un appuntamento per il giovedì seguente, a casa mia alle 13:00. Mi preparo con cura all’incontro, mi iscrivo ad una chat di slave master, mi informo sull’argomento, compro una tutina in latex e stivali alti fino al ginocchio per il vestiario, poi mi procuro un frustino e un paio di manette al sexy shop di fiducia.

Quando arriva giovedì sono pronta! La tutina di latex mi sta da urlo e mi sento una vera dominatrice , non vedo l’ora di provare il mio nuovo giochino che sta arrotolato su una sedia. Si presenta in abiti da ufficio e noto in lui una scintilla nuova negli occhi quando mi vede: è seriamente eccitato! Decidiamo assieme la safe word come si dice in gergo e il gioco ha finalmente inizio!

La mia voce si abbassa subito di due toni mentre scandisco le parole: spogliati e mettiti a quattro zampe.

Lui ubbidisce e inizia a sbottonarsi la camicia.
Come si dice? – chiedo severa bloccandolo.
Si, padrona.
Molto meglio, riprendi pure… schiavo.
Con un gesto rapido prendo il frustino, mentre sento qualcosa impossessarsi di me, è un senso di euforia mai provata prima. Ho in mano la situazione e so esattamente cosa voglio fare!
Dunque procediamo con ordine. La mia vittima si è denudata e si trova a quattro zampe sul mio pavimento. Con un gesto lento e deciso, avvicino lo stivale al suo viso – leccalo! – ordino.
E lui ubbidiente apre la bocca e inizia a passare la lingua sulla superficie liscia della scarpa.
Mettici più impegno!
E lui aumenta il ritmo delle slinguate. Ma siccome non mi sento soddisfatta alzo il frustino e inizio a batterlo sulle sue natiche con la giusta dose di fermezza.
Dì che sono la tua unica padrona!
Sei la mia unica padrona!
Ancora! – e do altri colpi.
Sei la mia unica padrona e signora! – grida lui.
Incredibile, quanto possa essere eccitante indossare un tutino di latex e tenere in mano un frustino! Mi sento potente! Ogni timore è scomparso. Il ruolo mi è entrato come un guanto.

Ho trascorso un’ora che non dimenticherò facilmente. Non so se ripeterò l’esperienza, per ora ho appeso nell’armadio la tutina in latex e ho riposto il frustino nel cassetto delle meraviglie, prima o poi vi racconterò del mio cassetto… ma questa è un’altra storia!
A presto
baci a tutti
Martina

Le mutandine

aprile 10th, 2014 by Lyla | Posted in Etero   No Comments »
Racconto letto 157 volte | Voti Totali: 8

di Veronique Amado
Il professor D. si alzò alla solita ora, fece colazione con caffelatte e biscotti ed accarezzò il suo
cane.
Si pettinò davanti allo specchio del bagno, prese la sua borsa con i libri ed uscì.
Passò davanti alla buca delle lettere, si guardò intorno per controllare che nessuno lo stesse
osservando, la aprì e tirò fuori un paio di mutandine.
Da donna.
Usate.
Questa storia si ripeteva tutte le mattine da oltre un mese: il professore usciva di casa e nella buca
delle lettere trovava delle mutandine da donna già indossate. Quella mattina erano di seta, color
champagne.
Le strofinò tra le mani per sentirne la morbidezza, poi le mise nella tasca del cappotto e si avviò
verso l’università.
Dal primo giorno che aveva ricevuto questa strana missiva, tentava di capire chi poteva essere la
responsabile di ciò.
Stava pensando ad una studentessa, il suo corso era frequentato da molte ragazze e lui riscuoteva un
certo successo con le donne, forse il fascino della cultura, ma non riusciva ad individuarla.
Il professore viveva con la madre, un’anziana donna che trascorreva i mesi invernali in riviera dove
la temperatura mite le calmava i dolori.
Il prossimo fine settimana avrebbe dovuto farle visita, la settimana prima non era andato.
Solitamente prendeva il treno il venerdì alle quindici e dieci ed in un paio d’ore giungeva a
destinazione, ma la settimana precedente era rimasto a casa sperando che la misteriosa “postina” si
rivelasse.
Speranza rimasta vana dato che non aveva ricevuto né visite né telefonate.
Giunse in facoltà con un certo anticipo, si recò in biblioteca a consultare il giornale poi andò
nell’aula 12.
Cominciò la lezione, ma man mano che parlava si accorgeva che la sua mente vagava altrove,
ritornava alla tasca del cappotto dove aveva riposto le mutandine trovate la mattina, e scrutava la
prima fila dove una ragazza bionda pareva sorridergli.
Le parole gli uscivano automaticamente dalla bocca: dopo vent’anni di insegnamento poteva
permettersi di parlare senza doversi concentrare su quello che doveva dire, una parte del suo
cervello ripeteva il contenuto della lezione, mentre i suoi pensieri aleggiavano liberamente.
Guardava la ragazza bionda, avrà avuto una ventina d’anni, aveva i capelli lisci e lunghi che le
incorniciavano il viso illuminato dagli occhi verdi.
Il corpo era magro, ma la maglia lasciava indovinare un seno sodo e grande.
Immaginava di accarezzare quel seno, vedeva le sue mani sulla carne rosa e morbida della ragazza,
l’avrebbe baciata e toccata dappertutto.
Si accorse che stava continuando a fissarla e che stava per avere un’erezione.
Distolse lo sguardo e si impose di concentrarsi sulla lezione.
Alle undici si interruppe: “Bene, per oggi abbiamo finito, riprenderemo il discorso domani.”
Mentre stava raccogliendo i suoi appunti sparsi sul tavolo, si avvicinò la ragazza che aveva fissato.
“Professore, come ha potuto Frazer scrivere “Il ramo d’oro” senza un’osservazione diretta
dell’oggetto della sua ricerca, come si può spiegare un fenomeno senza studiarlo, osservarlo…”
“Perché Frazer, così come facevano i suoi contemporanei, si poneva in un’ottica di superiorità
rispetto agli uomini primitivi, riteneva la cultura occidentale superiore a quella dei primitivi ed in
grado di spiegarla senza dover ricorrere all’osservazione diretta. Solo successivamente si affermò
necessità della ricerca sul campo e di strumenti propri per l’analisi antropologica.”
“Professore, lei dice sempre delle cose così interessanti… domani di cosa ci parlerà?”
“Credo che cominceremo Durkheim.”
“A domani, allora…”
“A domani.”
La guardò allontanarsi e non potè fare a meno di osservarle il sedere modellato dai jeans, piccolo e
sodo, ci avrebbe affondato le mani e non le avrebbe tolte più.
Era lei, sì, doveva essere lei, ne era sicuro.
Lui l’aveva fissata per tutta la lezione, certamente lei se n’era accorta e dopo si era avvicinata con
una scusa.
L’indomani l’avrebbe invitata a prendere un aperitivo dopo la lezione, e magari anche a cena la sera.
Tornò a casa dove Maria, la colf, gli aveva preparato il pranzo e mangiò. Rimasto solo tirò fuori le
mutandine dalla tasca del cappotto, le annusò e se le strofinò sul viso pensando a lei, poi le mise in
una busta di plastica e le infilò nel cassetto dove conservava anche le altre.
Doveva approfittare dell’assenza della madre, dopo la cena al ristorante avrebbe portato la ragazza a
casa.
Il professore era un bell’uomo, dopo la separazione dalla moglie era tornato a vivere con la madre,
non aveva figli.
Mentre la madre era al mare, ne approfittava per portare qualche collega a casa, ma le sue preferite
erano le studentesse, non aveva intenzione di risposarsi, la sua nuova vita gli piaceva ed era
sufficientemente libero, forse avrebbe dovuto trovarsi un pied-à-terre per quando non aveva la casa
a sua disposizione.
Il mattino dopo fece colazione ed uscì.
Quando giunse davanti alla buca delle lettere, si accertò di essere solo e la aprì: pizzo rosso. Le
prese, le avvicinò al viso per annusarle e le mise in tasca.
Arrivato all’università, si fermò a parlare con alcuni colleghi ma continuava a guardarsi intorno per
cercare di vederla passare.
Impresa impossibile, la facoltà a quell’ora brulicava di studenti, dato che la maggior parte dei corsi
stava per iniziare.
Raggiunse l’aula e sistemò gli appunti sulla cattedra, cominciò a parlare introducendo l’argomento
della lezione e con lo sguardo percorse tutta la prima fila.
Nulla. La cercò negli altri posti. Non c’era. Quel giorno lei era assente, eppure le mutandine le
aveva trovate. Perché mettergliele nella buca e poi non farsi vedere? Quella storia lo stava facendo
impazzire, voleva trovare la donna che le aveva indossate, la desiderava, la voleva.
Mentre stava parlando, era trascorsa quasi un’ora, si aprì la porta e la vide entrare.
Percorse le scale dell’aula magna e raggiunse la prima fila dove c’era un posto libero.
Si sedette e gli sorrise. Finalmente era arrivata. Non avrebbe sopportato l’idea di non vederla più.
Alla fine della lezione lei si avvicinò alla cattedra.
“Credo di aver perso gran parte della lezione di oggi.”
E’ fatta – pensò lui – sta cercando una scusa per attaccare discorso.
“Potrei riassumergliela al bar, magari davanti ad un aperitivo, che ne dice?”
“D’accordo, tanto non avrei più nulla da seguire oggi.”
Tra una pizzetta e un salatino riuscì a strapparle un invito a cena.
Quando tornò a casa, avvisò Maria che avrebbe mangiato fuori quella sera.
Passò a prenderla davanti all’università dove si erano dati appuntamento.
Cenetta in un ristorantino tranquillo, poi finalmente a casa.
La guardò spogliarsi, quando tolse il reggiseno vide due seni rosa tondi e sodi come se li era
immaginati.
“Queste le tengo io, ovviamente” disse quando lei si sfilò le mutandine.
La ragazza sorrise e fece finta di non capire.
Si inebriò con il profumo della sua carne, bevve i suoi nettari e la inondò con i propri.
Le ragazze giovani gli davano la carica, la prese ripetutamente, senza stancarsi, finché sfiniti non si
abbandonarono ad un sonno ristoratore.
Ma durò poco, perché lui si svegliò dopo poche ore e ricominciò a possederla alternando il piacere
al riposo, in un gioco che si continuò fino al mattino successivo. Dopo colazione la riaccompagnò a
casa e andò all’università, per fortuna era venerdì ed il giorno successivo non avrebbe avuto lezione.
Quando rientrò a casa, trovò un biglietto di Maria che gli ricordava che la sera sarebbe stata
impegnata nella preparazione della cena a casa del conte e della giovane moglie, un tipo strano, lui,
che chiamava gli amici con dei numeri al posto dei nomi.
Nel biglietto c’erano anche gli auguri di buon compleanno – me ne ero quasi dimenticato – pensò lui
e sul tavolo spiccava un pacchettino infiocchettato.
Lo aprì e c’erano un paio di mutandine.
Da donna.
Usate.

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Le mutandine

Sara (la mia ex)

aprile 4th, 2014 by Lyla | Posted in trasgressivo   No Comments »
Racconto letto 138 volte | Voti Totali: 27

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Quando entrai, l’ingresso era in penombra, Sara teneva le persiane chiuse per il caldo, entrai e mi
chiusi la porta alle spalle mentre lei si era già incamminata precedendomi, verso camera sua.
Quella casa la conoscevo bene, l’avevo frequentata per anni, eppure mi sembrò estranea, o
cambiata.
In realtà non era cambiato nulla.
Il grande salone a destra dell’ingresso, col pianoforte alla parete, in fondo, e il tavolo quasi al centro
della stanza, i quadri di Enrico Baj e Mirò, la Menorah sul caminetto, la grande libreria dietro il
muretto basso in pietra serena, proprio davanti alla porta.
Sara camminava davanti a me, con indosso una maglietta bianca, a piedi nudi, senza mutande.
La maglietta arrivava appena sotto le cosce, a coprire il bel sedere tondo.
Aprì la porta di camera e andò spedita verso la finestra.
Sotto il davanzale, in terra, una grande busta della spesa piena di roba.
“Tieni” – mi disse e mi porse una bustata di libri e quaderni buttati alla rinfusa.
Presi la busta in braccio e le chiesi se non aveva una borsa di tela o qualcosa che non rischiasse di
rompersi.
“Non ho una borsa da darti, ne hai già una delle mie, anzi la potevi portare eppoi cosa vuoi sei tu
che devi portar via le tue cose per me restano qui”.
Era davvero arrabbiata, gli occhi stretti e tutto il corpo teso, io le dissi parliamo perché la tensione
mi faceva star male e perché andar via così mi era impossibile, la carezzai sul bel viso moro e
abbronzato, voltò la testa di scatto a sinistra, ritraendosi.
Le sfiorai i capelli ricci che sentivo morbidi e bellissimi al tatto, lei allora non si ritrasse, mi
abbracciò forte piangendo e la sentivo tutta addosso a me, quel bel corpo caldo al già caldo
pomeriggio di luglio.
Mi faceva sentire un carnefice.
Poi sapeva bene che questo che succedeva, era un groviglio di contraddizioni.
Di amori che si intrecciavano, di infedeltà incrociate, intrecciate dal tempo nonostante il grande
affetto e l’amore che avevamo da darci.
Anch’io la strinsi forte a me, ero commosso, non sapevo cosa dire, mi veniva da piangere.
Sara mi parlava tra singhiozzi, sospiri, diceva
“io non ce la faccio, non posso non posso mi manchi da impazzire mi manca il tuo bel corpo il tuo
profumo mi manca fare l’amore con te”.
Mi implorava di ripensarci che lei capiva, che mi ero preso una sbandata estiva, che Mariella non
mi amava, e che neanch’io l’amavo, che era un’ipocrita falsa bugiarda, una falsa amica, una troia.
Era vero che non l’amavo. Forse.
Parlava di Mariella e sapevo che aveva anche ragione.
Questo era il problema, sapevo che Mariella era il mio paese dei balocchi, non un amore e che le
prime tempeste ci avrebbero sbriciolato.
Ma adoravo quel Luna Park, quel paese dei balocchi in cui smarrirmi, vendere l’abbecedario,
diventare asino.
Disse “io lo so che non l’ami quella merda e lo so che stai facendoti male per conto tuo. Resta qui
oggi. Non andare. Resta qui e stai con me.”
Si stava così in piedi, in camera sua, abbracciati e stretti e lei mi baciava sul collo, accarezzandomi
la testa.
Le dissi
“Non si può, io ho deciso Sara, non si può continuare così lo sai…”
Mentre parlavo la sua mano si spinse tra di noi, dentro il nostro abbraccio, sulla mia pancia e sotto
la cintura dei pantaloni.
Mi massaggiava e era già duro per conto suo.
Sara si inginocchiò lentamente, dopo avermi sbottonato la camicia, e i pantaloni.
Le tenevo la testa tra le mani chiamandola puttana, tegame, succhialo troia…
Era il nostro modo di giocare.
La sentivo sorridere mentre mi faceva il pompino, ogni tanto alzava la testa e sempre tenendolo in
bocca mi guardava con gli occhi ben aperti.
Mi appoggiai al muro, accanto alla porta di camera.
Le dissi
“Sara, voltati”.
Sara smise di succhiarmelo e si mise a quattro zampe sul pavimento porgendomi il culo.
La testa voltata all’indietro, le labbra socchiuse.
Era bagnata, le accarezzai la fica piano piano, poi mi chinai e cominciai a baciargliela.
Aveva solo una maglietta, niente mutande, il culo cosi` all’aria, pronto.
La potta fradicia un po’ per l’eccitazione, un po’ per la mia saliva.
Risalii piano lungo il solco delle natiche, leccandola lungo la schiena, mi misi appiccicato dietro di
lei baciandole il collo, poi mi alzai e inginocchiato dietro di lei, le strinsi le natiche con le mani,
allargandole.
Poggiai il glande sul buco, su quel suo buco che avevo riempito tante volte, riempiendola d’amore e
di sofferenza, come per riempirle l’anima.
Ma le chiedevo sempre se lo voleva.
Era parte della nostra ritualità sessuale e dei nostri giochi tra innamorati.
Le chiesi
“Dove lo vuoi èh troia, dimmi dove lo vuoi”.
Sara rispose con una specie di mugolio, un si e un mugolio
“Inculami” -disse
“Voglio che mi rompi il culo”.
Le tiravo i capelli mentre spingevo e affondavo il cazzo in quel buco meravigliosamente elastico e
dilatato.
Sara aveva sempre degli strani gesti nel rapporto sessuale.
La stavo prendendo dietro, le tiravo i capelli, e lei sporse una mano dietro di se per sentire quanto
fosse dentro.
C’ero appena in punta e lei disse
“di più, inculami, rompimi il culo, voglio sentire il tuo cazzo dentro tutto dentro”.
Sembrava un’invasata, dimenava i glutei perché entrassi più a fondo dentro di lei, in quel buco nero
a precipizio sul suo piacere.
Lentamente entrai fino a metà, Sara continuava a appoggiarsi su una mano sola a terra, con l’altra
mi massaggiava i testicoli, poi tornava a sentire quanto fossi dentro, finché cominciò a masturbarsi.
La guardavo come si guarda una persona estranea, trasfigurata da questa sodomia assurda, da un
chiavata d’addio mentre ci lasciavamo e io ero passato a prendere le mie cose.
Mi pregò di non goderle dentro.
-”Dentro no ti prego, continuo con la bocca, ti faccio venire in bocca”.
Lo tirai fuori e Sara si sdraiò sulla schiena.
Mi masturbavo sopra di lei.
Sorrideva, aveva quella faccia soddisfatta da bambina pigra che aveva sempre dopo un orgasmo.
Mi inarcai sopra di lei e glielo infilai in bocca.
Praticamente la chiavai in bocca, cominciai a sbatterla forte sempre più veloce e non riuscivo a
venire, Sara aveva delle specie di conati, perché le premevo sul palato e sudavo e sbuffavo come un
trattore finché non sentii partire tutto, i miei movimenti, il calore, e fui nel nulla.
Le riempii la gola di sperma, sentivo che tossiva, tossiva e beveva e continuava a ingoiare.
Ricominciai a pensare dopo un secolo o due, non so quanto tempo, per me furono un attimo, o
duecento anni.
Pensai Ingoia, troia.
Ci sdraiammo vicini, sul pavimento.
Il pavimento era fresco, e passava un filo di vento.
Avevo questa brezza addosso.
Alzai un po’ la testa, voltandomi verso Sara che era appoggiata sulla mia spalla.
La giornata era iniziata così.

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Sara (la mia ex)

RICATTATI DAGLI AMICI DI NOSTRO FIGLIO

marzo 30th, 2014 by JACK S. MILTON | Posted in cuckold, gangbang, orgia, Racconti Erotici, trasgressivo   2 Comments »
Racconto letto 225 volte | Voti Totali: 18

Io e mia moglie siamo una coppia trasgressiva, ci piace incontrare altre coppie e singoli trasgressivi. Per farlo frequentiamo club, dove ci sentiamo liberi di vivere la nostra trasgressione. Ovviamente, le nostre scappatelle, le teniamo nascoste a tutti. Soprattutto a nostro figlio Federico.

Quel pomeriggio, quando ho aperto la porta e mi sono ritrovato davanti sei amici di Federico, pensavo che fossero venuti lì per cercarlo.
“Federico è a scuola di pianoforte!” li ho detto io, e uno di quelli mi ha fatto intendere che erano lì per parlare con noi, per questo gli ho fatti accomodare in salotto.

Quando ho visto quelle foto mi sono sentito male. Non so come abbiano fatto, fatto sta, erano riusciti a fotografarci in una delle nostre serate trasgressive. Una decina di foto che ritraevano mia moglie farsi scopare da altre donne, e io vestito da donna farmi fottere da altri uomini.
Ho intuito subito che avevano intenzione di ricattarci. Mi sentivo uno schifo, alla sola idea di essere raggirato da sei ragazzetti appena maggiorenni. Ma tremavo all’idea che Federico scoprisse la bisessualità mia e di sua madre.
“Quanto volete per tenere la bocca chiusa?” li ho chiesto, senza tanti preamboli.
“Voliamo solo una cosa!” mi risponde quello che sembrava essere il boss del gruppo.
“Cioè?” gli chiedo io.
“Cioè, lei!”mi risponde lo stesso, indicando mia moglie.
Era ovvio che da mia moglie non desideravano una torta di mele ma bensì altro, ma io non potevo proprio permettere.
“Non ci penso nemmeno!” è stata la mia risposta.
“Bene!” mi risponde l’amico di mio figlio, “Vorrà dire che Federico saprà i gusti del suo papà!” mi fa, mostrandomi una foto sul suo palmare, con io che prendevo in bocca due cazzi.
A quel punto ho cominciato a trattare offrendo soldi, vacanze, motorini nuovi. Ma loro niente.
Ad un certo punto lo stesso ragazzotto mi minaccia con il palmare in mano.
“O ti decidi, o spediamo le foto a Federico!”

Io e mia moglie a quel punto non abbiamo avuto scelta. Seguendo gli ordini di quei sei, siamo saliti in camera nostra. Mi hanno legato a una poltrona, giusto per impedirmi di avere qualche reazione. Mi hanno tappato persino la bocca, ma non mi hanno bendato, visto che volevano che io vedessi.
Hanno ordinato a mia moglie di spogliarsi completamente nuda, e subito dopo si sono spogliati anche loro.
Tanto per iniziare hanno preteso da lei un pompino a testa con ingoio, poi una volta distesa sul letto hanno iniziato a scoparsela in sei. Tutti e sei contemporaneamente.
L’hanno messa a pecorina. Un cazzo in fica, uno in culo, e due in bocca, e gli altri due individui segati dalle mani di mia moglie.
Di tanto in tanto si davano il cambio. Chi sotto passava sopra, chi dietro davanti. Dalla mano alla fica, dal culo alla bocca.
All’inizio mi veniva la nausea a vederli trattare come una puttana la mia signora, la madre di mio figlio. Poi, davanti a quell’orgia mi sono ritrovavo uno spettatore eccitato.

Sono andati avanti per ore, a usarla a loro piacimento. Quando se ne sono andati pensavo che tutto fosse finito, invece non era così. Il ricatto continua, oramai da mesi.

Ogni giovedì per lavoro mi devo recare a Firenze. Parto alle due, e torno alle nove di sera. Ultimamente chiedo a mio figlio Federico di accompagnarmi, così se mi sento stanco durante il viaggio continua a guidare lui.
Lui, da bravo ragazzo viene con me ogni volta, ma la storia della mia stanchezza è solo una balla. La torbida verità è che ogni giovedì porto mio figlio con me, per permettere ai suoi amici di andare a casa nostra a scoparsi sua madre.

PS : I miei racconti sono storie di fantasia. Nei miei racconti tutti i protagonisti sono maggiorenni e consenzienti. Per quanto spinte o estreme, le mie storie non vogliono essere di cattivo esempio, ma solo divertire letteralmente un pubblico adulto, appassionato del genere erotico

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: RICATTATI DAGLI AMICI DI NOSTRO FIGLIO

SCOPATA DA TUO FIGLIO (storia vera)

marzo 30th, 2014 by JACK S. MILTON | Posted in Incesto, Racconti Erotici   3 Comments »
Racconto letto 520 volte | Voti Totali: 15

Di solito racconto storie estreme, totalmente inventate. Ma questa volta voglio raccontarvi una storia reale al cento per cento, che ha il suo che di estremo.
In quel periodo mi scopavo Anna, una splendida quarant’enne divorziata con figlio di diciannove anni a carico, che avevo conosciuto andandola a trovare a casa sua. Anna faceva e fa tutt’ora l’architetto. Ci siamo conosciuti in una festa, tramite amici comuni, e in poco tempo abbiamo iniziato a frequentarci diventando amici di letto. Non era una vera e propria storia d’amore la nostra, eravamo semplicemente trombamici.
Quando Anna aveva voglia veniva da me. Scopavamo, e poi uscivamo a mangiarci una pizza.
Anche all’epoca mi piaceva scribacchiare e pubblicare racconti osceni, spesso estremi, e Anna li leggeva tutti e le piacevano.
A letto poi, le cose che la eccitavano di più oltre alle leccatine nelle parti intime, erano le parolacce e le porcate che le sussurravo.
Impazziva nel sentirsi chiamare, puttana, zoccola, troia, vacca da monta. Godeva come una pazza quando mentre la scopavo le dicevo che mi sarebbe piaciuto scoparla con altri tre uomini, vederla leccare la fica a un’altra donna, spompinare un senegalese ecc ecc.
Quel pomeriggio, Anna era venuta da me per la solita scopata, ma era stressata al massimo per questioni di lavoro. Io la scopavo, ma lei dallo stress non provava niente, fingeva soltanto di godere.
La sua fica era asciutta, i suoi capezzoli ritirati.
“Se vuoi smettiamo!” le faccio, mentre la sto pompando tra le sue cosce.
“No, continua!”mi fa lei.
“Ma tu non stai godendo!” le dico io.
“Sì scusa, sono stressata!” mi risponde lei.
“Allora smettiamo!” le propongo di nuovo io.
“No!” mi fa lei, “Fammi eccitare, dimmi delle porcate!” mi chiede, e io parto con il mio repertorio.
“Sei proprio una gran troia, una puttana, una vogliosa di cazzo…” vado avanti, ma lei niente, rimane fredda come un manichino.
“Ti scoperei in mezzo a tutti, vorrei vederti prendere tre cazzi contemporaneamente, vorrei vederti leccare la fica alle tue amiche…” e lei niente, fredda, passiva, con una fica asciutta come quella di una novant’enne.
“Di più, di più! Dimmi cose più spinte!” mi chiede lei, e io spingo la mia fantasia al massimo.
“Vorrei vederti stuprare in un cesso pubblico, vorrei vederti scopare con XXXXXX la tua attrice preferita, vorrei vederti sborrare addosso da tutti gli uomini che conosci …” e lei niente, ancora niente, sempre fredda come un pezzo di ghiaccio.
A quel punto, non so come e perché, mi passa proprio per la testa suo figlio. Un bel ragazzo, attraente, con un bel fisico, e spontaneamente me ne esco con quella provocazione.
“Vorrei vederti scopare da tuo figlio!”
“Ma che cazzo stai dicendo!!!” mi grida lei in faccia, e quel suo incazzarsi per quella battuta quasi mi diverte, per questo ne sparo un’altra.
“Secondo me, il tuo Gabry, si infilerebbe volentieri tra le cosce della sua bella mammina!” le dico io, e lei, sotto di me, mi molla un ceffone dritto in faccia. Ma oltre al ceffone, quello che sento in quel momento è la sua fica bagnarsi all’improvviso.
Se fosse stato per quel ceffone, avrei smesso con quella storia di suo figlio, ma nel sentire la sua fica bagnarsi all’improvviso, mi sono ritrovato a pensare che quella fantasia sì la infastidiva, ma sotto sotto la eccitava pure. E il fatto che eccitasse lei, eccitava pure me. Per questo ho continuato, e dopo averla afferrata per i polsi, per evitare che mi arrivassero altre sberle, ho continuato a infierire con quella fantasia.
“Credimi è così, non c’è nulla di male, lui a diciannove anni e gli ormoni a mille, e tu sei una gran bella donna!”
“Ma sono sua madre, testa di cazzo!!!” mi grida in faccia lei.
“La cosa lo eccita di più! Mai sentito parlare del fascino del proibito?” continuo a infierire, e intanto continuo a sentire la sua fica farsi sempre più bagnata.
“Mio figlio non è un pervertito!”grida lei.
“Ho visto come ti guarda il culo!” rispondo io. E anche se sinceramente in quei momenti stavo spudoratamente inventando, e non sapevo e non so tutt’ora se veramente suo figlio nutriva in lei qualche erotica attrazione, comunque, un paio di volte che mi ero fermato a casa sua a cenare, mi era capitato di incrociare gli occhi del giovane Gabriele puntare dritti verso il culetto di mammina, chinata a tirar fuori l’arrosto dal forno. Ma su questo non c’è nulla di male, un bel culo è un bel culo, e vien spontaneo guardarlo, e non importa se è della tua ragazza, dalla tua collega o di tua madre, tua sorella, o tua figlia.
Comunque sono andato avanti, e dalle battutine, sono passato a descriverle quelle perverse fantasie.
“Secondo me prima o poi si infila nel tuo letto, e forte com’è ti costringerà a essere la sua puttana per una notte intera!”
“Smettila!!!” mi grida lei.
“Sentirai il suo cazzo dentro la tua fica, o forse prima te lo sbatterà in bocca, e ti disseterà con la sua sborra, e alla fine piacerà anche a te, adorerai essere la sua troia. Gli concederai di tutto…
Ad un certo punto, Anna non parlava più, mi guardava soltanto, e ansimava di piacere. E a quel punto, ho voluto fare una prova.
“Okay, basta, scusa, sono stato uno scemo!” le sussurro, “Parliamo di quel calciatore che ti piace tanto!”
“No!” mi fa lei, “Continua!” mi chiede, e io a quella richiesta mi sento impazzire.
“Ammettilo che ti piace!” la sfido.
“Sì, mi piace!” mi fa lei, e io riprendo a darci dentro con quella perversa fantasia.
“Secondo me, si fa delle fantasie su di te, Anna! Dovresti provare a provocarlo, per vedere come reagisce, tipo girare semi nuda per la casa, infilarti nel suo letto di notte…”
Anna sotto di me impazziva alle mie parole.
“A dire il vero dovresti scopartelo. Giusto per insegnarli anche come si fa a far godere una donna!”
A un certo punto a voluto stare sopra lei, e non l’ho vista mai, cavalcare così.
“Infondo è anche un tuo diritto. Lo mantieni, gli paghi gli studi e i vizi, è giusto che sia tu la prima a godere del suo cazzo!”
Io continuavo a sparare oscenità, e lei sopra di me impazziva sempre di più. La sua fica era un lago, il suo corpo scottava da sangue che le ribolliva.
“Mio dio, pacherei oro per vederti fargli un pompino. Anzi a essere sincero vorrei scoparti insieme a lui!”
“Sì, sì, sì continua, continua!!!” gridava Anna sopra di me, ad occhi chiusi.
“Potrei insegnarli tante cose sul sesso e sulle donne, e tu faresti da cavia. Ogni madre dovrebbe mettere il proprio corpo a disposizione di suo figlio, e insegnarli l’arte del far godere.”
Ovviamente, non credevo minimamente alle cose che dicevo. Le dicevo soltanto perché eccitava Anna, e il fatto che Anna era eccitata per quelle perverse fantasie, eccitava anche me. E più io mi spingevo a dire cose sempre più perverse, più lei sopra di me godeva come una matta.
“Dovresti scoparti anche la sua ragazza, giusto per vedere se è la ragazza giusta per tuo figlio…”
Continuavo io.
“Anzi, ce la scopiamo in due, davanti ai suoi occhi. Così gli facciamo vedere come deve fare per farla godere.
Andavo avanti,
“Sarebbe anche bello, che tu ti faccia sbattere dai suoi amici, quando non hanno di meglio da fare, e passano pomeriggi interi davanti alla play -station.”
E ancora.
“Visto che i genitori della sua ragazza ti stanno antipatici, perché non li seduci e te li scopi?”
Sparavo stupidagini perverse, senza fermarmi. Poi, ad un certo punto, mi sono alzato sfilandomela da sopra, e con forza l’ho messa a pecorina.
“Ora facciamo un bel gioco!” le ho sussurrato. “Facciamo finta che io sia il tuo Gabriele!”
Ho iniziato a scoparmela così.
“Sei una troia mamma, sei una troia!!!” le gridavo io addosso, sforzandomi persino di imitare la voce di suo figlio.
“Sì Gabriele, amore mio, fai godere mamma!!!” rispondeva lei, e così siamo andati avanti, a suon di battute e risposte, simulando quel rapporto incestuoso tra lei e suo figlio.
Di tutte le scopate con Anna, non ricordo una più intensa.
Dopo essere venuti, nel classico momento post-orgasmo, siamo rimasti per un po’ in silenzio, ognuno a pensare ai fatti propri e a fumarsi una sigaretta.
“Ma davvero una cosa così ti piacerebbe?” le ho chiesto poi spontaneamente, sorridendole.
“Che cosa?” mi chiede lei.
“Farti scopare da tuo figlio!” le rispondo io.
“Ma che cazzo dici, sei fuori!” è stata la sua risposta, prima di alzarsi e andare in bagno.
Quando è tornata in camera, di quella cosa non ne ha più voluto parlare, e più non ne abbiamo parlato, ma comunque non ci sono dubbi, che mentre scopavamo, quelle perverse fantasie su suo figlio, l’avevano mandata in ecstasy.

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: SCOPATA DA TUO FIGLIO (storia vera)

ORGIA IN FAMIGLIA

marzo 29th, 2014 by JACK S. MILTON | Posted in Incesto, orgia, trasgressivo   6 Comments »
Racconto letto 241 volte | Voti Totali: 6

La cazzata l’abbiamo fatta io e mia moglie. Volevamo apparire ai nostri figli come due genitori moderni e alla fine ci siamo ritrovati invischiati in una situazione che mai avremmo pensato.
Tutto è iniziato quando Manuela, mia moglie, ha trovato una canna nel giubbotto di nostro figlio Marco, che a sentir lui gli era stata regalata la sera prima a una festa. Subito è partita la classica discussione in famiglia su droghe leggere, droghe pensanti, su ciò che giusto e ciò che è sbagliato, con io che mi sforzavo di spiegare ai miei figli che una canna può anche passare, basta solo non passare a roba più forte e nociva.
In parole povere, all’apice della discussione, un po’ sfidati da mio figlio Marco, io e Manuela abbiamo deciso di fumarci quella canna in compagnia dei nostri figli, nella tranquillità e nella privacy del salotto di casa nostra. Infondo eravamo tutti convinti che si trattasse solo di una semplice canna.
L’abbiamo accesa, ce la siamo passata, un tiro due tiri, tre tiri. Ho sentito la mia testa leggera, ridevo senza alcun motivo, e intorno a me tutti ridevano. A un certo punto mi è venuta voglia di ballare, mi sono alzato in piedi e mi sono messo a ballare, e tutti intorno a me ballavano. Poi, mi è venuta improvvisamente voglia di spogliarmi, e senza pensarci due volte ho iniziato a spogliarmi, e come mi spogliavo io, si spogliava mia moglie, mia figlia mio figlio.
Quella canna l’abbiamo accesa verso le undici di sera. Alle undici e dieci ballavamo tutti nudi in soggiorno. Alle undici e venti eravamo tutti distesi sul tappeto del soggiorno a toccarci palpeggiarci senza ritegno. E alle undici e vent’otto, eravamo completamente partiti.
Mi sono ritrovato seduto sulla mia poltrona, con mia figlia in ginocchio davanti a me che mi leccava il cazzo.
Manuela, distesa sul tappeto, si faceva sbattere da Marco come una puttana che non vede un cazzo da dieci anni.
Stavo impazzendo dall’eccitazione che mi dava la lingua di mia figlia, e godevo nel vedere come mio figlio si sbattesse mia moglie.
Volevo scopare anch’io. Mi sono alzato dalla poltrona, sul tappeto ho messo Lisa a pecorina, e prendendola per i fianchi ho iniziato a penetrare la sua giovane fica stretta, e mentre me la scopavo, continuavo a guardare mio figlio, sbattersi mia moglie.
“Vieni avanti papà!” mi fa ad un cento punto mio figlio. Le sue intenzioni, le ho già capite. Così con una sculacciata faccio avanzare Lisa, fino a farla ritrovare sopra a sua madre a sessantanove.
Manuela da sotto inizia a leccarmi le palle. Marco divarica ancor più le cosce di sua madre, poi senza farle del male afferra sua sorella per i capelli e le abbassa la testa.
“Lecca la fica di mamma!” le ordina, e Lisa obbedisce, e Manuela da sotto non ci pensa due volte a ricambiarle il favore.
“Dammi il cinque, papà!” mi fa mio figlio.
Inconsciamente, sono venuto dentro mia figlia, e l’orgasmo che ho avuto è stato così forte che oltre aver riempito la mia principessa, sono riuscito pure a sbiancare il volto di mia moglie.
“Voglio due cazzi!” è stata la sua richiesta, una volta che ci siamo sciolti da quella posizione.
Mi sono disteso, il mio cazzo era ancora duro. Mia moglie è montata sopra di me, mentre mio figlio ha iniziato a prenderla analmente da dietro.
“Il marito in fica, e il figlio in culo! Cosa può pretendere di più una donna!” è stata la sua battuta, mentre ce la sbattevamo in due.
“E io, che faccio?” ci ha chiesto Lisa, quasi in disparte.
“Siediti qui sul sofà!” le fa Manuela, e Lisa si è seduta sul sofà, di fronte a sua madre. Manuela le ha aperto le cosce, iniziando avidamente a leccarle la fica. Siamo andati avanti così, finché Manuela non ne ha avuto abbastanza, e Lisa a voluto prendere il suo posto.
A quel punto, ho voluto essere io quello dietro. Sbattevo il cazzo in culo a mia figlia, e intanto spingevo la sua testa tra le cosce di sua madre.
A mezzanotte in punto, siamo caduti esausti sul tappeto, e lì ci siamo addormentati.
Vi lascio solo immaginare l’imbarazzo del risveglio.
“Dimentichiamoci tutto, non è successo niente!” sono state le sole parole di mia moglie.
Sono passate un paio di settimane da quella sera, e io non faccio altro che pensarci e ripensarci. L’effetto della canna è completamente sparito, ma non vi è giorno che non mi prenda la voglia di rifare quell’insana orgia in famiglia.

PS : I miei racconti sono storie di fantasia. Nei miei racconti tutti i protagonisti sono maggiorenni e consenzienti. Per quanto spinte o estreme, le mie storie non vogliono essere di cattivo esempio, ma solo divertire letteralmente un pubblico adulto, appassionato del genere erotico

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: ORGIA IN FAMIGLIA

Orgia a tre

marzo 27th, 2014 by Lyla | Posted in orgia   2 Comments »
Racconto letto 218 volte | Voti Totali: 25

racconti-orgia-erotici

Per fortuna quella noiosissima festa era terminata presto!! Di solito le feste in casa della mia amica
Flavia erano molto diver- tenti, ma quella serata si era risolta in un vero disastro: signore tutte
parate a festa con gioielli e pennacchi, col trucco sfatto per via dei troppi sbadigli.
I signori, invece, in smoking, si lamentavano per il colletto inami- dato, insomma la noia mortale
aveva convinto tutti ad andarsene a ca- sa presto.
Dopo i soliti estenuanti saluti di commiato, nel soggiorno di Flavia eravamo rimasti solo io e Gaia
per il drink della staffa. In fondo e- rano gli amici piu’ cari che io avessi e non me la sentivo di lasciarli
soli a piangere sul fiasco della serata.
Tutto sembrava filare liscio come il solito tra noi, quattro chiac- chiere e qualche whisky, forse uno
di troppo, quando improvvisamente Flavia, con la scusa che stava morendo di caldo, si tolse la
gonna e si sbottono’ il giubbetto scoprendo in un sol colpo le sue splendide tette e la figa pelosa,
sorprendentemente nuda.
Per non mettere in imbarazzo l’amica, anche Gaia dichiaro’ di morire dal caldo e si tolse gli abiti,
mentre io ero stupito ed eccitato al- la vista di tale spettacolo. Non avrei mai immaginato che
fossero cosi’ porche quelle due!!
Sentii l’uccello tra le gambe che si metteva sull’attenti, come vo- lesse portar rispetto alle signore, e
mi levai i pantaloni e i boxer per mostrare a quelle troie le intenzioni del mio cazzo che non ave- va
per nulla caldo, ma che anzi non vedeva l’ora di riscaldarsi in quelle graziose topine…
Ma evidentemente le due avevano ben altri progetti per la testa, in- fatti senza neanche degnarmi di
uno sguardo, cominciarono a toccarsi ridacchiando, aprendosi le gambe ed esplorandosi tra le
pieghe della figa a vicenda, mentre io mi masturbavo come un adolescente. Al momento pero’,
rimasi sconcertato da tanto disinteresse per la mia splendida fava (non fo per vantarmi, ma e’ lunga
ben 24 cm), ma poi capii. Flavia e Gaia, che erano molto amiche, non potevano applicare la legge
del “meta’ per uno” ne’ quella del buon senso che “uno per uno non fa male a nessuno”; preferivano
rinunciare a farsi riempire da me, pur avendone una gran voglia.
Per fortuna io ho lo memoria lunga e mi ricordai che una volta Flavia mi aveva mostrato un cazzo
finto doppio di dimensioni eccezionali, e dopo una breve ricerca nei cassetti di casa, ritornai con
l’oggetto in mano.
Finalmente in “quattro” potevamo iniziare una bella partita a poker, dove il punto vincente sarebbe
stato la doppia coppia svestita. Mi avvicinai alle due e le unii, infilandole contemporaneamente il
fallo di puro lattice. Poi, potei finalmente togliermi lo sfizio di infilare il mio uccellone che stava
per scoppiare in bocca a quella porcona di flavia che parve gradirlo molto da come prese a leccarlo.
Ma da come succhiava era chiaro che aveva una gran voglia di schian- tarselo in figa e dopo aver
scambiato un’occhiata con gaia, decisi che era il momento di accontentare la mia cara amica. Sfilai
il cazzo finto che aveva avuto il merito di rompere il ghiac- cio e liberai le due che trascinai verso il
tavolo, dove mi sdraiai, facendo sedere Flavia sul mio uccello a gambe larghe, pronto ad in- forcarla
come lei desiderava.
Poi volle che le sborrassi in gola e lei bevve tutto senza far uscire neppure una goccia e ando’ ad
offrire la sua bocca piena di sperma, alla sua amica.
Incredibile!!

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Orgia a tre

IL CAVALIERE, LE CORTIGIANE E LE SOUBRETTE(II atto)

marzo 23rd, 2014 by mimmo story | Posted in Incesto, Trio   3 Comments »
Racconto letto 71 volte | Voti Totali: 30

II atto.

Dopo una breve pausa, i due illustri viziosi, chiesero alle due cortigiane di distendersi sul lettone a baldacchino; entrambe in posizione supina, di spalancare le cosce, aprire per bene con le dita le rispettive passere(una pelosa, quella di donna Vittoria, l’altra depilata, quella di Veneranda); perché, avevano voglia d’infilarvi dentro le loro lingue.

 

Il cav: che dici, prof, a queste due nostre cortigiane, le facciamo distendere sul lettone come due vacche e, gli lecchiamo le fighe, facendole sbrodare come due  «Elena di Troie»!?

Il prof: oh! eccellente idea, caro cavaliere! Anche a me, è venuta voglia d’assaporare le passere di queste due dolci signore!

I due, le leccarono appassionatamente, facendole sbrodare per ben due volte; ma poi, la voglia di cazzo si fece più pressante e, allora…….

Donna vittoria: adesso, desidero che un grosso palo di carne sfondi la mia figa! tu, Veneranda?

Veneranda: anch’io! La mia passerona infuocata, desidera essere penetrata da un tronco carneo.

Il cav: che dici, prof, ci distendiamo su questo meraviglioso e soffice lettone a baldacchino e, ci facciamo cavalcare a «spegni moccolo» da queste due belle troie?

IL prof: ottima idea, cav! cosi, le sborro in figa; io, preferirei donna Vittoria.

Il cav: ok, accordato; ma poi, facciamo un breve «changer la Reine »! (cambiare la dama)

Il prof: ma, certamente!

I due illustri pervertiti, si distesero sull’enorme lettone a baldacchino; e le due donne, gli saltarono sopra «a cavalcioni»; e, li cavalcarono a fasi alterne, facendoli sborrare, nelle rispettive fighe.

Donna Vittoria: ahhhhh!!! Sììììì!!!! tutto dentro, tutto dentro, Sìì!! anche un po’ nel culo! Ahhhh!!! Sto scolando sbroda, come una vacca sìììììì!!!!

Veneranda: anch’io, anch’io, scolo, come una lurida vacca! Ahhhh!!!!!!!!

Il cav: mmm!! Bella giumenta; anch’io, sto sborrando come un porco, sì! Come un porco, vengo, vengo, vengooooo!!!! Ohhhhh!!!!

Il prof. dai, troiona, altri due colpi e, vengo anch’io, sììììììììì!!! Sììììì!!! Vengo, sborrooooooooo!!!!!!!! Sììììììììììììììì!!!!1 Uhmmmmm!!!!!!

Il cav: allora, prof, me le procuri, queste pollastre?

Il prof: certo, cavaliere! Le faccio sapere domani nel tardo pomeriggio

Il cav: D’Accordo, aspetto una sua chiamata.

 

L’indomani, donna vittoria, presenta sua figlia Patrizia al cav Cavalcanti.

 

 

“il quale, inizia a palpeggiarla”.

 

Il cav: prego, accomodatevi!

Donna Vittoria: vi presento mia figlia Patty!

Il cav: oh! Molto lieto! Bella  mora, ehm bellissime forme, fisico da top model!

Patty, esclama dentro di se: “proprio, un vecchio depravato, porco pure”!

Patty: ehm! Piacere è mio, cavaliere! Ha visto, che bel fisico; posso fare televisione, posso entrare nel mondo dello spettacolo!?

Il cav: oh! Ma tu, puoi fare tutto quello che vuoi, dolcezza; basta, essere un po’ gentile!

Patty: gentile, in che senso, si spieghi meglio.

Il cav: beh! Per entrare in quel mondo ed avere successo, bisogna: “aprire molte porte ed anche portoni”, bisogna soddisfare le voglie più nascoste e perverse di qualche capo, sia uomo che donna.

Patty: ma poi, la carriera è garantita?

Il cav: beh! Al 90% si!

Patty: capito.

Il cav: beh! Io direi di dare un occhiata alle grazie corporee di questa dolce donzella; che ne pensate, donna Vittoria!?

Donna Vittoria: beh! Non saprei; se lei, vuole!?

Patty: se al cavaliere, fa piacere, potrei anche farlo!

Il cav: perfetto; allora, io direi di fare un bel giochino. Dolcezza, mentre tu, ti spogli, tua madre, inizia a masturbarmi e poi, a farmi una bella pompa; cosi, posso contemplare meglio le tue splendide forme. Oh! Naturalmente, a buon rendere!

Donna vittoria: io ci sto!

Patty: bene; allora, inizio a spogliarmi.

Il cav: bene, che si aprano le “danze”! ah, un momento; qui, ci vuole un sottofondo musicale adatto.

Diede ordine ai suoi servi di mettere come sottofondo musicale un brano adatto alla situazione, eseguito dal mitico: “Fausto Papetti”.

Patty, mentre iniziava a spogliarsi ed ancheggiare lentamente: “le va bene cosi, cavaliere!?

Il cav: mmm!! Va benissimo! Che stupendo corpo, beata quella gran zoccola di tua madre che, t’ha messo al mondo; e che, è qui presente! Ve lo siete fatto scaricare tutto nell’utero da quell’ ufficiale eh! Vi prego, donna vittoria, vi supplico! Continuate, continuate a segarmi, sì, cosi, su e giù, su e giù, con quella mano! Sì, sto godendo come un maiale, sì, come un porco! Ohh!!

Donna Vittoria: certo, cavaliere! E, volete sapere una cosa?

Il cav: ditemi, ditemi, donna vittoria, sono tutt’orecchie, lo sapete che, queste cose, mi fanno salire la libido!

Donna Vittoria: mi è piaciuto molto, farmi scaricare quel fiume di sborra dentro la mia cavità uterina! E cosi, ho concepito e fatto nascere questo bel bocciolo di ragazza!

Il cav: ohhh!!! Divino! Adesso, succhiatelo, succhiatelo a modo vostro; e tu, dolcezza spalanca le gambe e sparati un bel ditalino solenne, sì! Sparati un ditalino, masturbati come una troietta in calore, fammi vedere, come pisci di sbroda!

Patty. Molto volentieri, cavaliere, le faccio pure lo squirting; tanto, non sono più vergine!

Il cav: ah, sìì!! E, chi ti ha sverginata, chi ti ha sverginata!?

Patty: un mio compagno di scuola di colore; un giorno, m’ha ficcato tutti i suoi trenta centimetri di minchia nella figa, deflorandomi e, facendo sgorgare molto sangue “ dalla mia fessura fresca d’apertura”;

sangue che, poi lui, m’ha obbligata  a raccogliere con un cucchiaino,  versare in un bicchiere di vetro e, bere mescolato alla sua calda e densa sborra. È stata per me un’esperienza davvero eccitante!

Il cav: ah, sì! Sei anche un emoporca, adoro le porno- vampire che si eccitano succhiando il sangue delle loro prede; e, le emoporche che si attizzano alla vista del sangue, sei capitata, come il cacio sui maccheroni; nel festino che organizzerò qui, nel mio castello la prossima settimana, ho intenzione di organizzare un piccolo spettacolino di emoporche e porno vampire.

Patty: fantastico, sarà un vero piacere!

Il cav: ti prego, ti prego, Patty, continua, continua a smanettarti quella fighetta! Mmm!!! Sììì!! Cosi!  E voi, donna Vittoria, succhiate con voluttà il mio cazzo! Che scoppia, scoppia di libido!

Patty: ahhh!!! Sììììì, adesso, squirto, squirto mmm!!!! Ahhhhhhhhh!!!!!

Il cav: OHHHH!!! Sìììì!!!! Fammi vedere come squirti! Oh! Che fantastica colata di sbroda! Mmm!!! succhiate, succhiate, donna Vittoria, sto per venire, ahhhh!!! Vengoo!! Sììììì!!! Ingoiate tutttoooooo!!!!!!!

Dopo un breve spuntino, nonostante la sua avanzata età, all’arnese del cavaliere, gli viene di nuovo voglia di eiaculare.

Il cav: carissime dame, mi è venuto duro di nuovo l’uccello; che ne dite di un bel bis!?

Donna Vittoria: vi va bene un fugace pompino, da parte di entrambe, madre e figlia?

Il cav: mmm!!! Intrigante la cosa! Ma poi, mi promettete che vi lesbicate?

Donna Vittoria: eh, eh. Eh, caro cavaliere; qui, dobbiamo salire di prezzo, trattasi di lesbo –incesto!

Il cav: oh, ma per me va benissimo! Vi allettano 2500 euro in più?

Donna Vittoria: ma certamente che, ci fanno gola, vero Patty?

Patty: beh! Potrei comprarmi il nuovo I-phone!

Donna vittoria: col vostro permesso, cavaliere, devo dire una cosa a mia figlia.

Il cav: prego, fate pure!

Donna Vittoria: ascolta, tesoro; questo, è un gran porco, depravato ed anche pervertito, assecondiamolo in tutto e per tutto; cosi, gli spilliamo anche un po’ di soldi; e magari, se fa lo stronzo, potremmo anche ricattarlo, ok?

Patty: d’accordo, mamma! Ma, non credi che adesso, stiamo un po’ esagerando!?

Donna Vittoria: ahh! Tranquilla; lui, è ricco sfondato, possiede un patrimonio di diverse decine di milioni di euro; pensa, che ha un conto in banca destinato solo ai suoi festini bunga -bunga.

Patty: capisco, mamma!

Donna Vittoria: allora, viva il vecchio!

Patty: viva il vecchio imperatore malato di sesso!

Donna Vittoria: caro cavaliere, io e mia figlia, siamo pronte per il lesbo – incesto –show!

Il cav: bene! Iniziate a sbaciucchiarvi lingua contro lingua; poi tu, Patty, afferra in bocca i capezzoli dei grossi seni di tua madre e, ciucciali, ciucciali proprio come facevi da “piccola”, quando lei, t’allattava! Sìì!! Prima il destro, poi il sinistro, ohhh! Questa zoccoletta, allatta ancora al seno di sua madre ahh!! Com’è bello, mi sto deliziando al biondo Dio! Sììì!!! Mmm!!1 ma adesso, distendetevi sul lettone e, fate un bel lesbo –sessantanove! La figlia, lecca la fregna della mamma, e la mamma, delizia la patatina della figlia! Sì, cosi mi piacete, leccatevi come due luride zoccole mmm!!! Ohhh!!

Donna Vittoria: vi stiamo piacendo, cavaliere!?

Il cav: sto godendo veramente! Adesso, venite qua, succhiatemelo ancora, voglio venirvi in faccia e sulle tette!

Donna Vittoria: certo, cavaliere! Noi due, Siam’ qui per esaudire tutti i vostri desideri più proibiti e perversi! (e per spillarvi soldi), pensarono fra di loro.

Il cav: ohhhh!!! Sììì!!! Sto venendo, sto venendo!

Donna vittoria: sì, schizzate pure in faccia, un po’ sulle tette, sì anche a mia figlia! Sì, sulle tette, sulle tette!

Il cav: adesso, io mi distendo sul lettone, nudo, come madre natura m’ha creato, voi due, accovacciatevi su di me; e, bagnate il mio corpo con la vostra calda pioggia dorata! Sììì!!! Ahhh!!! Stupendo, pisciate, piscite come due vacche! Mmm!!!1 ohhhh!!!

Le due: “pisccccc”!!

Donna vittoria: che ne pensate di mia figlia?

Il cav: è una gran puttana, troia come sua madre, talis mater, talis filias, talis!

Frattanto, arriva la telefonata del prof Vaccariello; il quale, comunica al cavaliere di aver trovato le ragazze.

Il cav: chi è che rompe a quest’ora! Pronto!?

Il prof: cav, sono Paolone, ho trovato le pollastre che cercavi!

Il cav: oh! Bene, prof, le facciamo venire qui la prossima settimana, sono belle, ruspanti!?

Il prof: ruspantissime, due vere maiale, le ho collaudate di persona!

Il cav: d’accordo, allora t’aspetto la prossima settimana!

Il prof: d’accordissimo, un salutone!

Il cav. salute a voi!

Fine II atto

 

 

 

 

 

Presentazione standard1threesome

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: IL CAVALIERE, LE CORTIGIANE E LE SOUBRETTE(II atto)

Un compleanno particolare

marzo 19th, 2014 by Lyla | Posted in trasgressivo   1 Comment »
Racconto letto 675 volte | Voti Totali: 7

sesso-sonniferi-racconti-erotici

E’ estate, ho 43 anni, siamo al mare nella nostra casa in Liguria, oggi è il compleanno di mia moglie
Luisa che compie 40 anni, con noi ci sono le due sorelle Paola di 36 e Sandra di 35.
Usciamo al ristorante, è sabato ed è abbastanza affollato, dopo un risotto alla marinara, i tempi si
allungano e siamo al pesce verso le 11, per cui rinunciando al dessert decidiamo di brindare a casa.
Arrivati, mentre le ragazze sono sul balcone a guardare le stelle, prendo dal frigorifero una bottiglia
di Veux Cliquot, nel far questo mi viene una strana idea: se versassi alcune gocce di sonnifero nel
vino potrei realizzare il sogno nascosto ma mai assopito di scoprire le bellezze nascoste di mia
cognata Paola e perché no di baciarla ed accarezzarla nelle parti intime.
Detto fatto aggiungo una decina di gocce a tutti e tre i bicchieri (non posso permettermi che le altre
si sveglino) e con indifferenza offro i bicchieri sul terrazzo.
Passano circa 10 minuti e tutte e tre hanno sonno, dopo un quarto d’ora dormono tutte e tre.
Paola e Sandra sono in un letto matrimoniale, mia moglie nell’altra camera.
Aspetto 20 minuti poi mi alzo e inizialmente con cautela tocco Paola su un fianco, non da nessun
cenno di risposta, tocco anche Sandra ed è lo stesso.
A questo punto abbasso il lenzuolo, Paola è sul fianco destro, con molta cautela sollevo la T-shirt
fino alle spalle, così addormentata pesa un quintale! Con fatica le abbasso lo slip fino alle
ginocchia…
Che culo divino, una rotondità cosi perfetta delle natiche è degna di un’adolescente e tale sembra
anche per le piccole mammelle, il pube dai peli scuri ma radi, i fianchi stretti.
Lentamente e delicatamente penetro con l’indice tra i peli del pube, apro le grandi labbra ed infine
entro nella vagina, mi muovo lentamente, nessun segno di movimento da parte di lei.
Ora esco dalla vagina e mi avvicino al bruno fiore dell’ano dischiudo le natiche e senza fatica sono
dentro di lei, dopo poco c’è un ostacolo.. è la popò!
Estraggo il dito ed annuso è forte ed inebriante!
Mi fermo per un istante a contemplarla il pene ritto, accanto a lei Sandra è prona, le sollevo la corta
camicia da notte, le abbasso le mutandine e a questo punto prendo la telecamera e le riprendo,
avvicinandomi e allontanandomi dai loro culetti nudi.
Appoggio la telecamera, mi avvicino a Paola e, con fatica la giro supina, mi sdraio sopra di lei. il
pene ritto, ma impacciato nella ricerca della sua vagina, al fine sono dentro di lei, mi muovo
lentamente, lei apre gli occhi e dice “è giorno?” per risposta la bacio sulla bocca.
Vengo fuori di lei, in questo, forse per la stimolazione addominale o per il precedente massaggio
rettale, dice con un filo di voce:
“devo andare in bagno”.
L’aiuto ad alzarsi, barcolla, l’accompagno sul w.c., defeca, devo aiutarla in tutto compreso nel
pulirsi. La riaccompagno al letto, la faccio coricare prona. Continua a Leggere …

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Un compleanno particolare

La prima volta

marzo 15th, 2014 by Uno dei Quattro Moschettieri | Posted in trasgressivo   No Comments »
Racconto letto 533 volte | Voti Totali: 12

 

glory-hole-racconti-erotici

Io e Laura eravamo all’estero x lavoro.
era un periodo che il sesso tra di noi era piuttosto monotono, un giro all’estero ci avrebbe sicuramente fatto bene.
Un pomeriggio siamo a camminare in centro.
Vediamo un sexy shop, Laura senza dire nulla si infila dentro.
Potremmo comprare qualche cosa, che dici?
Magari qualche olio, un vibro, delle manette…
Laura sa che io voglio sesso un po’ diverso, qualche cosa di più trasgressivo.
Anche Laura vorrebbe ma manca sempre l’occasione e la volontà vera di rompere il muro della trasgressione.
Giriamo tutto il negozio, passiamo al reparto video e lì ci accorgiamo che c’è una scala che scende.
Prendiamo la scala per vedere cosa c’è di sotto…
Un corridoio lungo con tante cabine dove alcuni uomini e alcune coppiette guardano film porno facendo sesso.
Laura non sembra imbarazzata, anzi sfodera un sorrisetto mai conosciuto.
Poi altre stanze con vetri che circondano una stanzetta dove una coppia stà facendo sesso e facendosi guardare.
Ci fermiamo un po’ lì, guadiamo e ci eccitiamo.
A Laura ripeto che la vorrei vedere soddisfare altri uomini….
Le mi dice che lo sa, e che è comunque la sua stessa fantasia vedermi con un uomo…. Oddio…
Io dalla prima volta che Laura mi ha detto questa cosa ho iniziato a pensarci… e a volerlo!
Comunque usciamo dalla stanzetta, continuiamo questo labirinto di perversione, sperando che ci riservi qualche altra novità.
E così è stato…
In fondo c’è un’altra stanza piccolina, con una sedia e alcuni buchi nelle pareti….
Avevamo visto qualche volta il Glory hole in qualche filmetto porno a casa….
Dai Laura, iniziamo così, nessuno ti vede, fammi vedere mia moglie che succhia un cazzo…
Laura mi dice che non lo sa, mi dice di entrare e vedere e aspettare un pochino…
È eccitata, vorrebbe, ma chissà poi cosa succederà, il nostro rapporto magari si rovina, ecc. ecc.
Comunque già essere dentro per me è una conquista….
Dopo poco, pochissimo spunta un cazzo da un buco…
Dai Laura prendilo almeno in mano, accarezzalo…
Laura lo fa, lo stringe nella sua mano, il cazzo è già duro, ma diventa durissimo…
Ci sono dei buchi dove gli uomini possono guardarti, tirati giù il top e scopri i seni…
Laura lo fa e senza che io aggiunga nulla si inginocchia e prende il cazzo in bocca.
Le fa un pompino stupendo, forse perché è il primo che vedo.
Laura quanto ti amo così…
Marco, mi dice, stà per venire, adesso tocca a te. Continua a Leggere …

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: La prima volta

FINALMENTE UN FRATELLINO

marzo 15th, 2014 by ivan1996 | Posted in Racconti Erotici, Sex, Tradimenti, trasgressivo   No Comments »
Racconto letto 174 volte | Voti Totali: 7

ciao a tutti. Voglio raccontarvi una mia vera esperienza di un annetto fa. Vi spiego meglio: i miei genitori hanno avuto me quand’erano ancora minorenni cioè all’età di 16 anni, poi dopo un paio d’anni volevano un altro figlio, ma purtroppo non arrivava, così hanno provato tutti i metodi esistenti al modo, ospedali, cliniche ecc ma niente ancora, perché mio padre è diventato infertile, e un po’ vi hanno rinunciato.

Adesso, invece, i miei hanno 34 anni e io sono diventato maggiorenne avendo 18 anni, non ci speravo più neanche io oramai. Un detto dice: 2mai dire mai”! Ed infatti, un giorno tornando a casa da scuola, mia madre mi dice: Ivan lo sai che molto probabilmente avrai il tanto desiderato fratellino? E io un pò sorpreso le dico: ma se papà non può più? E lei: giacchè sei diventsto maggiorenne certe cose ormai te le posso dire senza nessun tipo di timore o problemi di nessun tipo…bè ma un ultimo modo rimasto ci sarebbe! Io: e quale sarebbe? Mi spiega: ai mai sentito parlare di uomini che fanno da donatori di sperma, cioè che donano il proprio seme a coppie in difficoltà di avere un figlio come me e papà, chiaramente devono essere sani e “adatti” in tutti i sensi? No mai sentito…non vi potevate ricordare un pò prima? Lei: e ora lo abbiamo appreso e ne abbiamo avuto il coraggio…Io le domando ancora: e chi vi farebbe da donatore di sperma? Lo avete già scelto? Mia mamma: ma certo figlio mio! sarà un collega di lavoro di papà, solo che non sta in ufficio come papà, ma come lavoro fa l’intonachista sempre nella stessa ditta e non è sposato è single. Io: e quanti anni ha? Lei: è più grande di noi, ha 46 anni. Ci a portato tutte le analisi che gli abbiamo chiesto ed è più che consono! Io: a ok bene. Lei: oggi pomeriggio, giacchè io sono nel periodo fertile, quando sia tuo padre che il suo collega finiranno di lavorare, verranno direttamente qui a casa nostra…ma te Ivan…diciamo forse è meglio che esci o vai a casa di qualche amico…vedi un po te…Ma io non capendola molto le chiedo con tono curioso: E perché mai me ne dovrei andare? In che modo te lo donerà il suo sperma? Mia madre arrossendo un pò mi dice: vedi caro figlio mio…lo sai che noi abbiamo provato affinché io rimanessi incinta, già tutti i metodi esistenti e possibili al mondo…e l’unico modo rimasto, efficace e sicuro è…è quello per via naturale capisci….

Io per un po non capisco più niente e alquanto scioccato dopo essere tornato in me…gli rispondo: aaa ecco perché non vuoi che sto anchio…però lo sai che ora mi hai fatto ricordare che proprio tra un po queste cose le studieremo con la prof di scienze? Lei: a bello allora. E io le chiedo: mamma, potrei rimanere anchio quando viene il donatore, così lo conosco anchio, e…se tu e papà me lo acconsentite, vorrei tanto rimanre ad assistere a questa inseminazione naturale perché sono davvero molto curiosio! Allora potrei? Dai su ti prego mami…Lei: ma sei proprio sicuro Ivan? Io: sìì lai detto tu stessa che ora che o 18 anni molte cose le posso vedere, sentire e sapere! Così quando le studieremo a scuola io saprò gia abbastanza di come avviene la donazione di sperma e magari potrò raccontarla a tutta la classe! Lei: e vabbene come vuoi.

Verso le 18.30 sentiamo suonare il campanello: erano mio padre ed il suo collega di lavoro! Mia madre va ad aprire la porta ed ecco che dietro mio padre vedo entrare il futuro donatore: un omone molto alto (poi mi dice che è alto 1.96 cm!), magro, con un aspetto davvero virile, con la barba e piercing alle orecchie, sopracciglio e naso, capelli corti a cresta, vestito ancora con le  robe da lavoro e scarpe antinfortunistiche sudice…ci presentiamo tutti quanti e papà, guardando anche mia mamma mi dice: ma pure tu devi stare qui con noi adesso? Non mi sembra davvero il caso Ivan, penso che tua madre ti abbia già parlato…e io sì sì starò presente pure io…nonché Gino il collega e donatore dice: e che fa fallo stare presente pure lui tanto è grande e pure curioso vero? E io: sìsì ma certo! Dopo aver bevuto delle birre il tizio va a pisciare in bagno e torna in salotto dove stavamo seduti sui divani io mio padre e mia madre sedendo accanto a lei; e incomicia ad accarezzarle le coscie, la faccia, il seno…poi pian piano Gino e mia madre incominciano a limonare, lui la incomincia a spogliare, toglie reggiseno, lei le toglie la tuta di sopra lasciando vedere un fisico davvero imponente: muscoloso, peloso e tatuaggi sulle spalle petto e collo, e le ciuccia le tette, poi il perizoma e gli lecca la passera e le fa i ditalini forti tanto da farle uscire forte più volte il liquido a fontanelle e facendola gia gridare un po’…dopo un po’ Gino si alza in piedi facendo abbassare mia madre che li tocca il suo pacco da cui si riesce già a vedere una verga davvero di grosso calibro…e infatti appena gli abbassa giù la tuta io e mio padre rimaniano a bocca aperta e molto scioccati! Mai visto un cazzone così enorme!! minimo di 22 cm bello largo e venoso e palle grossissime pieno di tanto sperma caldo! Dopo che Gino si toglie del tutto scarpe, tuta e calzini bianchi sporchi così stando a piedi (anzi a piedoni nudi facendo 47! mi disse) nudi non scivola sul pavimento e ce la può montare bene, mia madre incomincia a fargli i bocchini e le spagnole e Gino le sputava in bocca; dopo un po quest’ultimo si siede sul divano e ce la incomincia a montare da dietro sempre più forte tanto che lei incomincia a gridare forte dal piacere però, ma io e mio padre abbiamo avuto paura che le facesse davvero male con quel cazzone da paura!  Poi la mette a pecorina scopandocela tirando schiaffi forti sul sedere tanto da farlo diventare rossissimo; come se non bastasse la prende in braccio e la scopa fortissimo stando in piedi! Dopo un po decidiamo di andare in camera mia anche se i letti erano un po piccoli per Gino che si mette coi piedi fuori e mia madre sopra che li fa qualche altro bocchino, poi ce la tromba dinuovo dietro, ma poi incomincia a scoparsela sempre più forte tanto da sentire i classici rumori forti “scttà sctà scttàà!!” che ce la sbatteva davanti..ed ecco che dopo una decina di minuti sentiamo un grido forte di piacere di Gino mentre inonda di caldo ed abbondante sperma mia madre gemendo pure lei!

Dopo un paio di giorni vediamo che mia madre non è rimasta incinta…infatti ci è voluta una seconda volta per rimanere incinta sempre con io e mio padre presenti ad assistere! E per mia fortuna è un maschio! Un bel fratellino!

Miraccomando a commentare! vi siete eccitati? Chi vuole essere al posto di Gino? ?

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: FINALMENTE UN FRATELLINO

XOGLIE SCBROSE DI UNA MONACA DI CLAUSURA(ripubblicazione)

marzo 11th, 2014 by mimmo story | Posted in Etero, Trio   1 Comment »
Racconto letto 109 volte | Voti Totali: 14

Voglie scabrose di una suora di clausura.

Di Mimmo L scrittore hard production

 

Miei cari/e  amici/e trasgressivi/e

Questa che vi sto per raccontare è la storia di suor Clara(al secolo Alessia), un avvenente quarantenne alta all’incirca un metro e settantacinque, bruna, occhi verdi, quarta abbondante di reggiseno e figa pelosa.

Lei da anni vive in un convento di monache di clausura ed ovviamente, ha fatto voto di castità; ma, come tutte le donne di questa terra, avverte il bisogno materiale di darsi piacere, di esaudire i desideri della carne, mettendosi sola soletta nella sua cella, distesa sul suo lettino, con le cosce spalancate, a volte sditalinandosi, a volte ficcando dentro la sua figa un vibromassaggiatore a batteria che, tiene nascosto sotto il letto, pratica che l’ha portata all’auto sverginamento.

Durante le sue frequenti masturbazioni  i desideri e le sue fantasie erotiche, perverse e,  a volte estreme s’ appollano su padre Andrea un giovane sacerdote trentenne, alto, bruno e ben dotato; anche lui in cerca d’avventure segrete per dare sfogo ed appagare i piaceri della carne che, ufficialmente, non può soddisfare a causa del suo voto di castità e del divieto imposto dalla chiesa ai sacerdoti di convogliare a giuste nozze divieto valevole ovviamente  anche per le suore.

Un bel dì suor Clara si sveglia di buon mattino(quella notte, non era riuscita a prendere sonno a causa delle fantasie perverse su padre Andrea e delle frequenti sditalinate e auto scopate col sexy toy).

Nonostante, avesse raggiunto l’orgasmo diverse volte lei avvertiva il bisogno di ricevere nella sua desolata figa un vero cazzo di carne; che, la potesse appagare definitivamente! E, cosi decise di recarsi dal  sacerdote con la scusa di confessarsi; e, nel segreto della confessione, raccontargli di queste sue fantasie e, tentare di sedurlo.

Suor Clara: buongiorno padre!

Don Andrea: oh! Buongiorno suor Clara; “il signore sia con te”! quale buon vento, ti porta da queste parti stamani!

Suor Clara: “ è con il tuo spirito”! ascolti; è da questa notte, passata insonne che, ho avvertito il bisogno di confessarmi in quanto, ho un grosso problema che, mi turba e, mi assilla che, non riesco a risolvere penso che Satana si sia impossessato della mia anima e di tutta me stessa.

Don Andrea: oh! Questo è molto grave; oltre all’assoluzione c’è bisogno di una vera e propria pratica d’esorcismo per scacciare il demonio che è dentro di te! Prego  mettiti in ginocchio e, sfogati pure.

Suor Clara: ascolti; come tutte le normali donne di questo mondo, ho un irrefrenabile desiderio di appagare i miei piaceri carnali e, nonostante tutte le notti, me la sbrigo ovviamente da sola, masturbandomi e, auto penetrandomi con un giocattolino che, tengo nascosto sotto  il letto, ho sempre voglia, ho voglia di assaporare  un vero membro di carne, di far entrare dentro di me un fiume di sperma(mentre si confessava, iniziava a toccarsi alzandosi l’abito da suora e, mostrando al giovane prete la sua coscia ricoperta da un autoreggente merlettata nera; era molto in calore la sorella quella mattina mmmm)!

Buona musica e tentazione per padre Andrea che le sussurrò: “oh! Questo è molto grave; qui ci vuole subito un rito di esorcismo”! e, alzatosi la tonaca, tirato fuori il suo bel cazzo duro, pregò la monaca che, nel frattempo si era sbottonata  l’abito mettendo in mostra le sue mammelle, inesplorate dalla mano dell’uomo: oh! Ti prego suor Clara inizia a leccarmi il cazzo partendo dalle palle; fallo passare in mezzo alle tette; oh! Come godo, come godo!! Sei sublime! Mmmm!! Bacia la cappella; espia, espia i tuoi peccati; devo ammettere che, sotto l’abito sacro della monaca si nasconde una gran femmina bona e troia! Guarda, guarda come succhia e lecca bene, come fa ballare il mio cazzo in mezzo alle sue tette! Oh! Dai continua, continua suor Clara; il tuo nome da suora è anche arrapante!

Dopo che lo ebbe per bene riscaldato ed eccitato con quel celestiale pompino e, quella meravigliosa spagnoletta, suor Clara supplicò padre Andrea di farle leccare le sue scarpe e odorare i suoi calzini neri

Suor Clara: la supplico padre, mi permetta di levarle le scarpe, me le faccia leccare e, mi faccia odorare i suoi calzini!

Don Andrea:prego ancella del peccato fai pure, prostrati dinanzi a me e dai sfogo alle tue depravazioni, slacciando i miei sandali, leccandoli e odorando i miei calzini!

Suor Clara: mi prostro ai suoi piedi, le tolgo i sandali, li lecco e le odoro i suoi calzini come una fedele serva!

Dopo il rito dei sandali e dei calzini padre Andrea che, nel frattempo si era denudato, si mise faccia al muro con le braccia aperte ad x e implorò suor Clara di leccargli il buco del culo e di dargli anche qualche sculacciata perché a lui piaceva molto.

Don Andrea: ti supplico, t’imploro! Inginocchiati dietro di me! Leccami il buco del culo! E, da molto tempo che desidero che qualcuno me lo faccia; addolcisci le mie ragadi! Mmm!! Che lingua che hai suor Claraaa!!

Ad un certo punto: adesso sculacciami si, sculacciami, puniscimi per il peccato che sto commettendo; sii brava; ti prego, sculacciamiiiii!!!

Suor Clara: adesso desidero anch’io essere punita, voglio essere sculacciata!

E, inarcando la schiena in avanti: “le mostro il mio culo; avanti, mi sculacci per bene! E, poi me lo lecchi; oh! Continui, continui a sculacciarmi; mi faccia spurgare per bene tutto il mio peccato; prima di entrare nel paradiso della goduria”!

Don andrea: contenta sorella peccatrice?

Suor Clara:  si soddisfatta; adesso, voglio godere come un anima dannata, voglio che mi lecchiate il buco del culo ed infine il mio sesso, in modo ch’io possa essere ben lubrificata e purificata per ricevere il vostro tronco carneo!

Don Andrea: ai suoi voleri sorella peccatrice!

Suor Clara nel frattempo si era denudata, rimanendo in autoreggenti e con il copricapo ; padre Andrea aveva in sacrestia  un lettino che, utilizzava per fare la pennichella pomeridiana, si distesero entrambi in posizione sessantanove(detta anche del congresso del corvo) e, suor Clara iniziò a succhiare e leccare quel meraviglioso tronco carneo mai visto prima; e, prima d’infilarselo nella sua accogliente, carnosa e calda bocca esclamò: “sia benedetta questa stupenda e grossa verga di carne che, finalmente ho l’onore di vedere dopo tanti anni di castità; e, che s’appresta ad entrare nella mia bocca carnosa e, successivamente nel mio sesso focoso! Che arde dal desiderio di riceverla! Mmm!!! E, detto questo se la ficcò  quasi con violenza in bocca iniziando a leccare e succhiare forsennatamente e voluttuosamente come un’indemoniata; mentre padre Andrea inizia dapprima ad esplorare con le dita la fregna cespugliosa della monaca peccatrice, sentì  che era bagnata fradicia ed esclamò: “oh! Com’è bagnata questa meravigliosa passera! Oh! Si,si, questa è tutta da leccare ed assaporare con il mio stantuffo! Si vede che sei vogliosa sorella”! e cosi, benedetta la figa anche lui iniziò a leccare ed ingoiare tutta quella sbroda come un essere posseduto dal demonio.

Dopo quel celestiale sessantanove  padre Andrea fece distendere sul lettino con le cosce spalancate la monaca, Le  montò sopra e, Le ficcò tutta la sua verga nella sua accogliente e lubrificatafregna; appena la punta della cappella fece il suo ingresso nella vagina suor Clara dimenticandosi di essere suora e di stare in una sacrestia  pronunciò le seguenti frasi: “ahhhhhh!!!!  Benvenuto, benvenuto cazzo mio! Si! Stantuffami, sfondami tutta, fin dentro le mie viscere! Mi sento una gran puttana e troiaaa!! Sto diventando un colabrodo di sbrodaa”!!

Don Andrea, anche lui dimenticando di essere un prete: si, si prendilo tutto monaca in calore, posseduta dal demonio! E, dimmi ti piacerebbe leccare le fighe delle altre sorelle!

Suor Clara: si! Si! Continua, continua a penetrarmi; lurido porco! Mi piacerebbe leccare la figa della madre superiora; lei è abbastanza in carne e mi piace!

Don Andrea: ah! Allora monaca peccatrice come assoluzione dai tuoi peccati, gli e la dovrai leccare tante volte finché non la farai squirtare tutta!

Suor Clara: ok., ok ma adesso squirto io; squirto, vengo! Sbrodoo!! Ahhhh!!!!! Dio sia benedettooo!!!!!!

Don Andrea; oh! Dio sborro, sborro!(tirò fuori il suo cazzo dalla fregna della monaca e Le schizzò tutta la sua sborra un po’ sulle tette, un po’ in faccia e qualche goccia in bocca; erano piene le palle del prete) ed esclamò: “ave Clara piena di sborraaaa”!!!!!

L’assoluzione

Quello stesso giorno, nel tardo pomeriggio padre Andrea convoca presso la sua canonica suor Clara e la madre superiore suor Celestina(al secolo Sonia),anche lei , un avvenente quarantenne, alta all’incirca un metro e settanta, bionda, abbastanza in carne.

Dopo aver  bevuto un bicchierino  di amaro del frate a testa, padre Andrea prega la madre superiora di sedersi alla poltrona con le cosce spalancate e il vestito alzato e, suor Clara di inginocchiarsi, di spostare leggermente le mutandine classiche nere e, di iniziare a leccare la fregna sella sua diretta superiora; mentre lui le guardava e, si masturbava.

Don Andrea: la prego suor Celestina, si segga alla poltrona, si alzi il vestito e spalanchi le cosce; suor Clara s’inginocchierà al suo cospetto; oh! Meglio d’avanti a sua maestà la figa, Le chiederà perdono dei suoi peccati, Le sposterà le mutandine e, inizierà a leccargliela finchè lei non avrà appagato il suo piacere!

Suor Celestina: beè veramente padre come lei sa questo, va contro le regole del convento; ma, se lei mi concede una piccola trasgressione, farò uno strappo alla regola!

Don andrea: e, quale sarebbe questa piccola trasgressione?

Suor Celestina: avrei bisogno  d’incontrarmi col giardiniere del convento; sa, è un bell’uomo e a me, piace molto!

Don Andrea: d’accordo Le è concesso! Ma, adesso faccia quello che Le ho ordinato, La prego; io mi darò piacere, guardandovi!

Suor Celestina: ai vostri voleri; padre Andrea!

La madre superiora si stravaccò sulla poltrona, aprendo oscenamente le cosce, ordinò a Suor clara di prostrarsi, chiederle perdono ed infine leccargliela di santa ragione fino a strapparle di dosso le mutandine e, farle raggiungere un subliminare orgasmo; mentre padre Andrea ……..

Vi prego, continuate, continuate, monache assatanate!  Ohhh!! Sborroooo!! Io ti assolvo dai tuoi peccati suor Claraaaaa!!! Ohhh!! Che bella goduriaaaa!!! Che, mi avete regalatooo!!

Suor Celestina: mmmm!! Continua, continua, sorella; facciamo divertire questo porco! Vengo, vengo, vengono!! Oh!! Sant’iddio benedetto anime del purgatorioooo!!!

Suor Clara  vide finalmente l’avverarsi  di due sogni; il primo, di sedurre ed essere psseduta  dal giovane prete, il secondo quello di aver leccato la figa della sua diretta superiora. Fine

Note dell’autore

Questo racconto è il frutto della fantasia del sottoscritto pertanto i personaggi sono inventati ed ogni riferimento alla realtà è puramente casuale.

Non vi è nel sottoscritto la benché minima intenzione di offendere la suscettibilità e la coscienza di chi legge; trattasi esclusivamente di una fantasia e di un gioco erotico.

 

Presentazione standard1

 

 

 

 

L’estetista

marzo 11th, 2014 by Lyla | Posted in Trio   2 Comments »
Racconto letto 590 volte | Voti Totali: 44

racconti-erotici-estetista

Ciao, mi chiamo Simona e sono una ragazza di 29 anni di Roma.
Prima di parlarvi della mia ultima avventura, voglio brevemente parlarvi di me.
Sono fidanzata da 8 anni con Flavio, un ragazzo fantastico che mi ha avviato ai piaceri sessuali e mi
ha fatto accumulare tutta l’esperienza che ho.
Lui mi definisce un’acqua cheta in quanto, grazie alla sua teoria che “in amore è vietato vietare”, mi
sono aperta a tutte le esperienze che mi ha proposto e che mi danno e gli danno piacere.
Sono (siamo) dei nudisti, anzi naturisti convinti (e forse anche un po’ esibizionisti), regolarmente
iscritti a una federazione e trascorriamo la maggior parte delle vacanze nei villaggi naturisti o nelle
spiagge libere laziali e toscane dove il nudismo è tollerato.
Giro il più possibile nuda per casa perchè so che a lui piace, ho sperimentato il rapporto anale e il
triangolo con due uomini (Flavio ha voluto farmi sentire al centro dell’attenzione e ho potuto così
tenere in mano e spompinare due cazzi, farmi toccare da altre mani oltre alle sue e sentirmi
finalmente piena in ogni buco).
Ultimamente però ha espresso il desiderio di un triangolo con lui al centro dell’attenzione.
Come per la precedente esperienza non volevamo affidarci a professionisti del sesso ma al giro di
amici che frequentiamo. Io però sono stata presa alla sprovvista.
Amici suoi, single, che mi volevano scopare ne esistono parecchi, amiche mie, single che vogliono
scoparsi il mio uomo non ne ho (sono tutte accoppiate e non mi sento ancora pronta per l’orgia).
Dopo una settimana di meditazioni ecco la botta di fortuna.
Mi recai da Antonella, la mia estetista per la periodica depilazione alle ascelle, in una piovosa
giornata di primavera.
Arrivata arrabbiatissima per l’immancabile blocco della circolazione romana, mi rilassai grazie alle
sue sapienti mani e al teporino del suo centro estetico.
Quel giorno decisi di effettuare anche la depilazione inguinale.
Generalmente è una cosa che faccio io ma quel giorno, per essere più sexy e accontentare le ripetute
richieste di Flavio, decisi di effettuare una depilazione totale lasciando solo un minuscolo ciuffo di
peli sopra il clitoride.
Pensavo che Antonella riuscisse ad effettuare la depilazione con indosso gli slip ma, per come
l’avevo chiesta io, mi disse che mi dovevo togliere le mutandine.
Terminato il lavoro, dopo depilazione, massaggi, creme deinfiammatorie ecc. anche se toccata da
una donna, la temperatura della mia passera cominciava gradualmente a salire.
Antonella se ne accorse e me la massaggiò con maggior delicatezza e sensualità fino a farmi avere
un’erezione del clitoride e un rigonfiamento delle grandi labbra che meravigliò anche me.
Improvvisamente mi disse:
“Hai una fighetta meravigliosa e come te l’ho fatta adesso io è davvero arrapante. Inoltre ho sempre
avuto invidia delle tue poppe grosse e sode (porto la quarta e malgrado passo quasi tutte le ore a
casa nuda non ha cedimenti) mentre le mie sono striminzite e non mi vuole nessuno”.
Io, generalmente non sono portata per l’amore saffico ma quella situazione e quel caldo mi avevano
tremendamente eccitato.
Prontamente dissi: “Le vuoi vedere e toccare?”
Non se lo fece ripetere due volte, mi sfilò il maglioncino e mi slacciò il reggiseno affondando le
mani nelle mie tette e leccandomi i capezzoli già turgidi per l’eccitazione.
Una mano poi abbandonò il mio seno e scese fino alla mia passera, già abbondantemente fradicia
per infilarci senza fatica due dita. Venni in brevissimo tempo e quindi insoddisfatta, nuda e
fremente le dissi:
“Lascia giudicare a me se le tue tette sono striminzite!”.
Si aprì e sfilò il camice: indossava soltanto un perizoma nero e un reggiseno nero di pizzo.
Sfilato quest’ultimo mi apparve un seno di seconda misura turgidissimo con due piccoli ma
durissimi capezzoli che guardavano insù e che avrebbero fatto a felicità di Flavio.
Mi avvinghiai a quelle poppe e successivamente mi dedicai alla sua passera, nascosta da un
triangolino di peli molto curato. Infilai la lingua nella sua figa profondamente, come se fosse un
cazzo e nel giro di breve tempo raggiunse anch’essa l’orgasmo.
Passata la foga, mentre con calma ci rivestivamo, mi disse:
“Simona sei bellissima. Avevo una gran voglia di vederti nuda e di scoparti, ma anche Flavio è un
gran figo. Chissà che scopate ti fai con lui. Non so cosa darei per vedere, sentire e avere un po’ per
me quel meraviglioso cazzo.”
Detto fatto.
Le raccontai di quanto siamo aperti in campo sessuale e che stavamo cercando una focosa ragazza
per un rapporto a tre in cui Flavio fosse il centro dell’attenzione.
Ci accordammo per la sera stessa dopo avere detto a Flavio, via cellulare, che avevo tre sorprese per
quella sera e ospiti a cena.
La sera stessa presentai Antonella a Flavio e la cena trascorse tranquillamente.
Terminato il dessert attaccai con il mio progetto:
“Tesoro, dopo parecchie insistenze guarda che cosa ho fatto oggi grazie ad Antonella” e detto ciò
sollevai la gonna con le autoreggenti mostrando il mio sesso perfettamente rosa e liscio come quello
di una bimba ma con il ciuffo di peli biondi sul clitoride.
Flavio non credette ai suoi occhi, la sua donna che mostra la figa, depilata secondo i suoi canoni, in
presenza di ospiti. Improvvisamente capì e iniziò ad eccitarsi. Io subito aggiunsi:
“….e non è finita, so che Antonella ha delle tettine con i capezzoli all’insù come piacciono a te”;
subito dopo Antonella si tolse il golf lasciando le sue poppe subito in bella vista (avevamo
preventivamente concordato che non doveva portare il reggiseno).
Infine dissi:
“Flavio alzati, la nostra ospite ha espresso il desiderio di vedere e sentire il tuo cazzo”.
Lui si alzò e disse:
“Prego Antonella, serviti pure”.
Mentre Flavio si toglieva la camicia restando a torso nudo, Antonella abbassò i pantaloni e le
mutande al mio uomo dicendo solo
“Cielo! Che spettacolo” e subito dopo fece sparire l’uccello all’interno della sua bocca. Io nel
frattempo mi ero denudata e mi stavo sgrillettando selvaggiamente. Flavio e io denudammo
successivamente Antonella e iniziammo a fare una serie di trenini.
Prima Antonella, inginocchiata, riprese a spompinare Flavio mentre io sdraiata a terra, mentre
ricominciavo a sgrillettarmi, infilai la mia testa tra le sue cosce e ripresi a leccarle la figa come nel
pomeriggio.
Cercai di leccarle anche il perineo e di palparle il culo.
Flavio poi prese Antonella alla pecorina e io mi misi sotto Flavio per leccargli e succhiargli le palle.
Poi venne finalmente il mio turno.
Mi sdraiai e ofrii tutto il mio sesso a Flavio che dopo pochi colpi di lingua mi fece venire e mi disse
“è la figa più liscia che abbia mai leccato” e mentre continuava a slinguazzarmi e farmi urlare di
piacere, Antonella stava dedicando particolare attenzione con le sue mani e la sua bocca alle mie
poppe e ai miei capezzoli.
Fu infine la volta di Flavio sdraiarsi. Io inforcai subito il suo uccello, che ormai aveva la cappella
viola per la congestione e la durata dell’erezione. In fondo Antonella era stata trombata e io ancora
no.
Mentre mi dimenavo con lo smorzacandela (la mia posizione preferita perchè anche se sodi in
quella posizione le mie poppe ondeggiano bene provocando reciproca eccitazione a me e al
partner), Antonella allargò la figa di fronte al viso di Flavio e iniziò a farsela seviziare con la lingua.
Nel frattempo, io accarezzavo e stringevo le poppe ad Antonella e lei continuava a riservare
particolare attenzione a un mio seno (con la mano) e a un mio capezzolo (con la bocca).
Flavio mi esplose dentro una grande quantità di sborra e una volta estratto il suo cazzo, io e
Antonella lo ripulimmo con attenzione.
Fu una serata indimenticabile.
Antonella partecipò spesso ai nostri giochini erotici e ci fece compagnia anche nelle spiagge
nudiste.
Ora stiamo meditando l’orgia (amici accoppiati come detto non mancano).
Non appena lo faremo ve lo racconteremo.

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: L’estetista

Un pomeriggio di fuoco

marzo 11th, 2014 by Lyla | Posted in Etero   No Comments »
Racconto letto 191 volte | Voti Totali: 13

Sembrava un pomeriggio come tanti: cielo coperto, brezza leggera e un freddo che avrebbe
intimorito un orso polare.
Ero solo in casa, immerso nella lettura quando il ronzio del campanello interrompe i miei pensieri.
Non aspettavo visite, così mi reco scocciato alla porta immaginandomi già la faccia del venditore di
enciclopedie.
Apro e rimango di stucco: di fronte a me avevo una ragazza di circa 20 anni, alta, mora, occhi verdi,
e con un seno che a stento stava nel maglione di lana.
Mi porge la mano e mi fa: “ciao, io sono Laura, la nuova vicina.
Sto facendo il giro degli inquilini per conoscerli, ma a quanto pare oggi pomeriggio ci sei solo tu…”.
Rimango per qualche secondo senza parole, poi mi presento a mia volta e la invito a prendere un
caffè.
La faccio accomodare vicino al caminetto e mentre metto su la caffettiera lei si toglie il soprabito.
Indossa una minigonna da urlo, mostrando due gambe mozzafiato.
Cominciamo a parlare delle solite cose, quando d’un tratto lei si blocca e rimane a guardarmi in
silenzio, faccio fatica a sostenere il suo sguardo, ma non c’è né bisogno, le sue labbra si avvicinano
alle mie e ci uniamo in un bacio lungo e appassionato.
Veloci le mie mani corrono sotto il suo maglione, accarezzando quel magnifico seno.
La prendo per mano e la porto in camera da letto. In un lampo siamo nudi, i nostri corpi si
avvinghiano.
Comincio a baciarla sul collo, sulle spalle, sui capezzoli fino a scendere tra le sue gambe, comincio
a giocare con il clitoride, mentre lei si muove a scatti sotto i colpi della mia lingua, pochi secondi e
viene squassata da un lungo orgasmo.
Mi guarda e dice “ora tocca a me”, poi mi spinge dolcemente sul letto e in un secondo ingoia il mio
membro.
Lo lecca come se fosse la cosa più naturale del mondo, cerco di resistere, ma alla fine le scarico il
mio seme in gola.
Non se ne fa sfuggire una goccia, poi risale e mi bacia appassionatamente.
Si sdraia e mi invita ad appoggiare il mio fallo tra i suoi seni. Inizia un massaggio dolcissimo e in
men che non si dica sono di nuovo sull’attenti.
Appena raggiunta la piena erezione mi sposta e mi prega in un orecchio di penetrarla.
Non me lo faccio ripetere, comincio a scivolare lentamente in lei, poi sempre più forte, ma non
voglio venire così: mi giro sulle spalle e la faccio salire su di me, ora e lei a dare il ritmo, sempre
più veloce, sento l’orgasmo salire in lei, veniamo insieme, in un abbraccio lunghissimo.
Mi bacia ancora e mi ringrazia, poi crolla al mio fianco e ci addormentiamo.
Quando mi sveglio la trovo già vestita, accoccolata vicino al fuoco.
Mi rivesto e mi porto alle sue spalle.
La ringrazio in un orecchio e le chiedo di restare a cena da me.
Accetta, ma prima deve andare a fare delle compere.
La lascio andar via, non dopo un ultimo bacio, e mi appresto a preparare la cena, già pregustando
ciò che seguirà…

Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: Un pomeriggio di fuoco

IL CAVALIERE, LE CORTIGIANE E LE SOUBRETTE (I ATTO)

marzo 7th, 2014 by mimmo story | Posted in orgia   No Comments »
Racconto letto 198 volte | Voti Totali: 38

HARDCHANNEL (2)Il cavaliere, le cortigiane e le soubrette

Sit commedyxxx hard

(ogni riferimento è puramente casuale)

Personaggi: “Rodolfo cavalcanti(cavaliere)

Donna Vittoria Montemilone(governante)

Veneranda Torreferlizza(cameriera- cortigiana)

Paolo Vaccariello “detto anche ditta Paolone & Vaccatiello” (professore faccendiere)

Rosi stella Galatini(detta Rosy) soubrette

Caterina, detta ketty(soubrette)

Patty(figlia di donna Vittoria”).

Introduzione

Nello sperduto ed immaginari villaggio di Porcorè, vive e regna un cavaliere: “Rodolfo Cavalcanti”, scapolo ma molto vizioso, ama solitamente organizzare nel suo sontuoso castello, attorniato dalle sue cortigiane, festini a luci rosse con bunga bunga finale.

A tali festini, oltre a cortigiane e concubine, vi partecipavano anche i notabili del villaggio, ivi compreso un professore di origine napoletana, faccendiere e traffichino, grande procacciatore di femmine, ben ammanicato con alti dirigenti  delle tv locali e nazionali: “il prof Paolo vaccariello”, detto anche Paolone;  al quale, il cav, chiede di procurargli un paio di “pollastre” della tv per farle partecipare ad un bunga bunga molto particolare, dandogli carta bianca, ovvero promettere ed offrire loro ciò che desiderano, ivi compresa una brillante carriera politica.

I atto

Cav: donna vittoria! Donna vittò!?

Donna vittoria: comandate, cavaliere eccellenza!

Cav: donna vittoria, quante volte, vi devo dire che, quando vi presentate al mio cospetto, oltre a fare l’inchino, dovete anche sculettare e, mostrare le vostre prorompenti grazie corporee!?

Donna vittoria: perdonate, cavaliere, va bene cosi!?

Cav: che corpo meraviglioso che avete, mi state facendo rizzare il tronco carneo!

Donna vittoria: oh! Se volete, mi posso chinare e andar giù di bocca; cosi, potrete appagare il vostro piacere carnale! Lo sapete che, son brava.

Cav: quasi, quasi una pompa me la farei fare; ma, prima mi dovete fare una cortesia.

Donna Vittoria: dite, sono ai vostri ordini!

Cav: mi dovete cercare il prof. Paolo Vaccariello; e, gli dovete dire che il cavaliere gli vuole parlare.

Donna Vittoria: certo, cavaliere! Lo chiamo subito al suo cellulare.

Cav: aspettate, donna Vittoria, fatemi prima il pompino, poi lo chiamate.

Donna Vittoria: ascoltate, eccellenza, avrei da chiedervi un piccolo favore.

Cav: ditemi, donna Vittoria, tutto quello che volete!

Donna Vittoria: vedete, eccellenza; come Ella ben sa, io ho una figlia “Patty”, nata da una relazione clandestina con un alto ufficiale dell’esercito,ha appena compiuto diciott’anni;  il suo sogno, è quello di fare la ballerina e, magari entrare in televisione. Volevo chiedervi di intercedere presso il suo amico Vaccariello e, domandargli se, poteva far qualcosa per lei.

Cav: certo che, si può fare! Ma prima, questa sua figliola, me la vorrei “un pochettino interrogare”.

Donna Vittoria: interrogare, in che senso? Scusate!

Cav: beh,  nel senso che, intendo verificare se è sessualmente in gamba come sua madre!

Donna vittoria: ma voi, siete un depravato, pervertito! Pure con le diciottenni; ma, non vi vergognate alla vostra età, potreste essere suo nonno!

Cav: oh! Io adoro molto, fare sesso con le diciottenni, mi piace leccare le loro fighette, vedere quando fanno la pipì ed infine, farmelo succhiare!

Donna vittoria: voi, siete proprio malato, perciò, non avete mai preso moglie! Comunque, bando alle ciance; o, mi accontentate, oppure, domani, vi sputtano sui giornali; cosi, tutti sapranno chi è in realtà il cavaliere Cavalcanti.

Cav: ahh!! Non esagerate, donna vittoria! Ogni cosa, ha il suo prezzo; dite, quanto costa il vostro silenzio!?

Donna vittoria: cento mila euro!

Cav: ok, affare fatto! Ma mi raccomando, nessuno dovrà mai venire a sapere di questa mia piccola depravazione.

Donna Vittoria: potete stare tranquillo, cavaliere eccellenza, sarò una tomba!

Cav: adesso, succhiatelo alla vostra maniera, fedele e servile cortigiana!

Donna vittoria: ai vostri ordini, farò uscire dai vostri testicoli fino all’ultima goccia della vostra preziosissima sborra!

Cav: oh! Siete fantastica, donna vittoria con quella carnosa bocca oh!! Succhiatelo, succhiatelo sììì!!! Mmmm!!!! Che fantastica pompa! Mmm!!! Ohhh!!! succhiatelo, leccatelo come una troia vogliosa! Sììììì!!!! Come una zoccola, lurida, concubina! Adesso, sborro, sborro, sììììììììì!!! Ingoia, ingoia tutto che ti fa bene, lurida concubina! Sì, pulisci pure la cappella, da brava lecchina, sguattera! Mmm!! Che gran troia!

Donna vittoria: siete stato soddisfatto, cavaliere!?

Cav: divina come sempre!

Donna Vittoria: adesso, gradirei un piccolo anticipo per quella faccenda di mia figlia.

Cav: oh! Sì, certo! Adesso, vediamo cos’ho nel cassetto della scrivania.

Aprì la scrivania e, tirò fuori un pacchettino nel quale, vi erano, un collier d’oro e diamanti e, una mazzetta da cinquemila euro in banconote da cinquecento.

Cav: prego, madame; questo, è solo un piccolo anticipo, apritelo pure!

Donna Vittoria: oh! Stupendo, grazie! Voi, siete sempre molto generoso con il gentil sesso!

Cav: oh! Ma figuratevi, donna Vittoria! Adesso, aspetto quel “bocciuolo” di vostra figlia.

Donna vittoria: certo, ve la servirò su di un letto a baldacchino oro e argento!

Cav: brava, cosi mi piacciono le mie cortigiane, servili ed ubbidienti ad ogni mio schiocco di dita!  E adesso, telefonate a quel prof Vaccariello.

Donna Vittoria: obbedisco, cavaliere eccellenza! Pronto,  prof vaccariello!?

Prof: sì, qui Vaccariello, con chi ho l’onore d’interloquire!?

Donna vittoria: salve, sono vittoria Montemilone, la governante del cavalier  Cavalcanti; ascolti, il cavaliere, desidera parlarle, glie lo passo!

Prof: sì, sì, me lo passi pure!

Cav: oh! Caro prof, come stai?

Prof: cavaliere illustrissimo! Io, sto bene, tu!?

Cav. Eh! Non c’è male! Ascolta, t’ho chiamato, per chiederti una grossa cortesia.

Prof: dimmi tutto, per il cavaliere Cavalcanti, qualsiasi cosa!

Cav: ma, per telefono, non si può parlare di determinati argomenti delicati, rischieremmo di essere intercettati dalla “madama”(magistratura-polizia).

Prof: ah! Ho capito! Si tratta di festa, eh!?

Cav: esatto! Allora, t’aspetto domattina al castello; cosi, ci mettiamo nella sala “dei letti” e, ne discutiamo con calma.

Prof: d’accordo, cavaliere, a domattina, alle 10.00 in punto.

Cav: mi raccomando, impeccabile come sempre!

Il mattino seguente, il prof Paolone, si presenta al castello e, a riceverlo è direttamente il cav.

Cav: oh! Caro Paolone, prego accomodati pure! Donna vittoria!?

Domma vittoria: comandate, cavaliere eccellenza!

 

cav: ci prepari un ottimo caffè alla napoletana, e, ce lo serva direttamente nella sala dei letti; e, mi raccomando, per nessun motivo, desidero essere disturbato! Ah, dimenticavo, vi presento la ditta Paolone & Vaccariello!

Prof: molto lieto, bellissima donna!

Donna vittoria: incantata!

Cav: ascolta, Paolo, t’ho fatto chiamare, perché la prossima  settimana, avrei intenzione di organizzare una festa di quelle col finale molto piccante!

Prof: insomma, un bunga bunga party!

Cav: esattamente! Ed avrei bisogno che tu, mi procurassi un paio di starlette della televisione, due belle pollastre, una bionda e l’altra bruna, max 25 anni. Ah! Dimenticavo, in quell’occasione, ci sarà anche Patty, la figlia della mia governante, una bellissima ed altissima diciottenne; la quale, vorrebbe far carriera nel mondo dello spettacolo e della tv.

Prof: certo, si può fare; per la figlia della governante, non ci dovrebbero essere grossi problemi; ma, per le altre due, occorre, come dire: “comprare il loro silenzio”, ovvero premettere loro un futuro certo ed anche, sborsare un po’ di moneta liquida.

Cav: oh, caro professore! Lo sa benissimo che con me, non ci sono problemi per queste cose, io non bado a spese, prometta quello che vuole, paghi qualsiasi cifra e, se è necessario, una buona probabilità di entrare in politica; da me, ha carta bianca, l’importante è che si comportino bene e che, soddisfino le nostre porche e perverse voglie carnali.

Prof: Bene, come vuole lei, cavaliere!

Cav: bene, bene, bene! Ed ora, dobbiamo festeggiare con un bel brindisi ed una bella  trombata con le mie due belle cortigiane!  Donna Vittoria!?

Donna Vittoria: comandate, cavaliere eccellenza!

Cav: ascoltate, serviteci due aperitivi analcolici, completi: e poi, fate venire anche Veneranda; cosi, facciamo una bella cosina in quattro!

Donna vittoria: ai vostri ordini, cavaliere!

Passato qualche minuto: “ecco i vostri aperitivi completi”!

Cav: ok, grazie! Adesso, accomodatevi in camera da letto; e, iniziate a prepararvi.

Donna Vittoria: d’accordo, cavaliere! Veneranda!?

Veneranda: dite, donna Vittoria!

Donna Vittoria: hai sentito, il cavaliere? Accomodiamoci in camera da letto e, facciamo il nostro dovere di  zoccole concubine!

Veneranda: agl’ordini, donna Vittoria!

Dopo che i due, ebbero “strafocato”(mangiato come maiali), seguirono le due donne nella camera da letto padronale; dove, le due serve, li deliziarono dapprima, eseguendo uno strip; poi, stravaccandosi sul lettone a baldacchino, li fecero eccitare con un lussurioso e libidinoso lesbo-spettacolo.

Cav: oh! Guardi, guardi, esimio professore! Che gran vacche svizzere! Sì! Leccatevi, leccatevi le fregne, come due luride, zoccole, sgualdrine! Sìììì!! mmm!!! che spettacolo meraviglioso!(frattanto, si denudavano).

Donna Vittoria: hai sentito, il cavaliere!? Continua, continua a leccare, Veneranda! Sì, anche i capezzoli, sì! L’areola! Adesso, mettiamoci un po’ a sessantanove, io lecco te, tu lecchi me!

Veneranda: come desiderate, donna Vittoria! Anche la mia caverna, ha bisogno di lingua; e ……  di un grosso palo di carne che, la sfondi tutta!

Il prof: il lesbo-sessantanove, mi fa impazzire; quasi, quasi, inizio a farmi una sega!

Il cav: sì, io me la sto già facendo; ma adesso, ce lo facciamo succhiare come Dio comanda! Ehi! Voi due, vi siete ben riscaldate!?

Donna vittoria: certo, cavaliere! Le nostre fighe, son già belle e pronte a ricevere i vostri  cazzi  ed anche le vostre lingue; insomma, son cotte e bollenti al punto giusto, pronte per essere sbollentate!

Il cav: prima delle vostre accalorate passere, i nostri cazzi, il mio e, quello del qui presente esimio professore, desiderano essere succhiati e leccati dalle vostre carnose bocche e, dalle vostre abili e biforcute lingue; che, son simili all’ enorme figa spanata d’una vacca!

Donna vittoria: come i signori desiderano, siam’ qui apposta per soddisfare le vostre proibite voglie e soddisfare i vostri più perversi desideri!

Il cav: stupende!  Ora,  prostratevi  dinanzi alle nostre verghe in attesa di eiaculare, leccate prima i testicoli. Poi tutta l’asta ed infine, ficcateveli in bocca e, succhiate, succhiate come due zoccole troie! Sìììì!!! Ohhh!!! Succhiate, leccate entrambi i falli a fasi alterne.

Il prof: siii!! Ohhhh!! Succhiate, spompinate, sguattere, concubine, serve, schiave! Sìììì!!! Ohhh!!! sììì!!!  Ora, sborro, sborro, ohhhhhhhh!!!! Sìììììììììììììì!!!!!!!!!!  Ingoiate, ingoiate tuttooooooo!!!!!!!!!!

Il cav: sì, anch’io, vengo, vengo!   Ohhhh!!! siii!! Stupendo! Meritate un bel premio!

Donna vittoria: che premio?

Il cav: un bel cd del mio cantante preferito; ovviamente “farcito”!

Il prof: ed io vi prometto, donna Vittoria che, m’interesserò per la sua figliola.

Donna Vittoria: oh! Molto gentile, prof Vaccariello!

Prof: ma si figuri!

Fine primo atto

 

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Da: Racconti Erotici RaccontiEros, Racconto Erotico: IL CAVALIERE, LE CORTIGIANE E LE SOUBRETTE (I ATTO)

Il Bagnino pompa sempre due volte

marzo 5th, 2014 by Lyla | Posted in Etero, orgia   No Comments »
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Quell’estate dopo il diploma avevo trovato un posticino da bagnino presso il lido Rivabianca di
Rimini, ed alloggiavo a casa di un mio cugino più grande che mi aveva aiutato a trovare quel
lavoretto.
Era la prima vacanza indipendente, lontano dai miei, e mi ripromettevo di fare follie.
Avevo fatto amicizia con un ragazzo scozzese e con lui ogni sera, ogni notte, facevamo nuove
esperienze.
Le ragazze sembrava che fossero lì ad aspettarci da sempre, era difficile che non si arrivasse al
dunque già la seconda, o terza, volta che ci si incontrava.
Certo Jack lo scozzese, rosso, era un bestione ma anch’io abbronzato e dopo un anno di palestra mi
difendevo bene.
A metà agosto ci procurammo due inviti per la festa di compleanno della contessina Burlenghi (il
nome è di fantasia, la contessina no).
Per l’occasione Jack, che ormai s’era trasferito da me da qualche giorno, mi consigliò di depilarmi
per mettere meglio in rilievo le masse muscolari come faceva lui da anni.
Ci aiutammo reciprocamente per la depilazione, facemmo una doccia e con i nostri vestiti più
aderenti andammo alla festa che si preannunciava ricca di possibilità cuccatorie.
All’inizio la festa si rivelò una mezza delusione, tutto in etichetta, tutto organizzato, molti nobili
genitori che affollavano la pinetina privata.
All’una di notte fu servita la torta al bordo della piscina grande e dopo qualche bicchiere di
champagne molti cominciarono a salutare ed andar via.
Avevo perso di vista Jack, mentre non perdevo di vista una deliziosa biondina di cui non sapevo
definire l’età perchè sotto un viso dolce, quasi infantile, mostrava un corpo niente male.
Mentre la gente diminuiva cercavo di farmi notare dalla ragazza ma intuii che questa
volontariamente mi ignorava.
Non sapevo che fare, la serata era ancora calda e lo champagne stava facendo il suo effetto, andai
un po’ distante fra gli alberi per togliermi la maglietta e rimanere più fresco in canotta.
Nel toglierla sentii dei rumori provenire da dietro un cespuglio, in silenzio mi avvicinai attratto da
quei mugolii che riconoscevo sempre meglio.
Infatti, era Jack che po-derosamente stava scopando con una signora dell’alta società.
Mi allontanai delicatamente e mi sedetti sul bordo della piscina piccola mentre con la mano
massaggiavo il mio membro e lo liberavo mentre cresceva ripensando alla vista di prima.
Ero tentato, in fondo con Jack avevamo fatto trio più volte le sere precedenti, mi specchiai
nell’acqua mi vidi più bello e prestante del solito, mi feci coraggio, mi alzai, mi voltai …e mi
ritrovai di fronte la ragazza di prima che mi aveva seguito.
Istintivamente misi le mani sulla patta dei pantaloni, per coprirmi, ma lei mi fece cenno – con un
dito – di tacere, si avvicinò e mi tolse la canotta.
Le sue mani cominciarono a scorrere sulla mia pelle glabra, che sensazione ! dei brividi sottopelle
pervadevano tutto il mio corpo.
Dai bicipiti passò ai pettorali, quasi massaggiati da un movimento rotatorio che si concluse sui
capezzoli …un pizzicotto, un bacio …ero in estasi …e poi le sue mani cinsero il mio torace toccando
la schiena. Le sue labbra fra i miei seni, la sua lingua umida che scendeva lungo gli addominali
…hummm …ero bloccato ed incredulo nello stesso tempo mentre il mio pene con forza voleva
partecipare.
La rialzai, la penetrai in bocca con la lingua mentre la spogliavo ad occhi chiusi.
Ripetei quasi i suoi gesti …le succhiai i seni e portai la mia faccia di fronte alle sue mutandine di
pizzo ormai umide, le tolsi, stavo per affondare in lei la mia lingua quando mi sentii tirar su a mia
volta.
Ero ancora preso dalle sensazioni che mi dava la mia “nuova pelle” quando mi sfilò i pantaloni, io
mi tolsi i mocassini con i piedi stessi, ero in costume da bagno (indossato per ogni evenienza)
quando mi trascinò nella piscina.
Lì all’ingresso dove l’acqua superava appena la cintura mi abbassò il bianco costume mentre il mio
pene si ergeva con la punta fuori dall’acqua.
Dopo un attimo la sua bocca cinse il glande mentre le sue mani giocavano sott’acqua con le mie
palle, sentivo che stavo per esplodere, l’aiutai portando la mia mano sulla sua testa, …sentii lo
sbattere sul pelo dell’acqua… venni, profondamente, …mi accasciai esausto, nelle sensazioni più che
nelle forze.
Mi sdraiai per terra, sul bordo della piscina, con le gambe aperte nell’acqua mentre lei continuava ad
estrarre da me fino all’ultima goccia di sperma.
Quando riaprii gli occhi vidi Jack e la signora che ci guardavano, …Jack – dissi – ed in quel mentre
la ragazza smise di succhiare e disse “mamma!”.
E sì si trattava proprio di sua madre, la quale però non si scompose per nulla e ad un gesto di Jack
entrarono in piscina, e ci separarono.
La serata cominciata con nuove sensazioni di pelle, proseguì in un modo imprevedibile, in un’orgia
di piaceri indescrivibili.

La figlia era brava, ma la mamma …

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