Con il prete nel confessionale

Sono un donna giovane di 28 anni, carina con un bel corpo e vi racconto una storia che mi e’ accaduta veramente. Da pochi anni mi ero laureata e da un po’ che frequentavo la chiesa xche’ mi faceva sentire meglio e da li conobbi un prete , un uomo di 55 anni non molto alto di corporatura media ma molto consistente. All’inizio quando lo conobbi provavo inquietudine ma poi incominciare a sentire qualcosa di diverso e forte verso di lui specialmente quando mi fissava con quei occhi profondo , ogni volta che entravo in chiesa. Volevo capire meglio cosa era questa cosa che sentivo e cosi’ un giorno me lo feci presentare da vicino da una donna piu’ grande di me che frequentava anche lei la chiesa, da vicno era molto gentile e aveva una voce piu’ dolce a differenza di quando svolgeva le messe,Cosi’ entrai nelle sue simpatie e incomiciammo a sentirci per telefono e durante le confessioni incominciai a capire che il mio corpo sentiva qualche forte atttrazione improvvisa verso di lui. Ma lui non si tiro’ indietro anzi quando percepi’ questa situazione in me mi invito’ ad un incontro piu’ privato e io accettai All’inizio pensavo che lui scherzasse quando mi aveva detto di recarmi per il nostro incontro. Ma il suo tono di voce, dall’altra parte della cornetta, era assolutamente serio, e sapevo che era già abbastanza eccitato e pieno di aspettativa .Arrivo’ il giorno dell’ incontro e quando arrivai in chiesa il suono dei miei tacchi sul pavimento

si amplificava, riecheggiava, disperdendosi tutt’intorno.
Sedute alla prima panca davanti all’altare stavano due vecchine piegate
su di loro, bisbigliando preghiere con in mano il rosario.
Le vetrare colorate, sulle quali erano ritratti in stile gotico la
Santa Trinità, più numerosi martiri e santi, venivano
colpite dalla luce del sole, che proiettava arcobaleni sfocati sulle
piastrelle.
C’era un clima di pace e serenità. E io mi sentivo così
fuori posto lì dentro, così blasfema. Stavo facendo
entrare il peccato nella casa del Signore.
ammettere alcuna replica. Nè io feci molto per oppormi.
Io rappresentavo la lussuria, lì dentro. In tutta la sua
magnificenza. Lì dove si predicavano la castità, il
matrimonio, la fede e la purezza del corpo e della mente, io varcavo la
soglia vestita dei più sporchi pensieri, di tentazione, di
desideri peccaminosi.
Il cappotto invernale mi copriva del tutto e il collo era protetto
dalla sciarpa. Lui aveva pensato ad un preciso abbigliamento,pudica e semplice.
Percorrevo la navata in silenzio come lui mi avevo detto di fare, guardando il Cristo in Croce, fatto in legno, in alto sopra l’altare.
Mi guardai intorno. Non c’era traccia di lui. Sapevo che era da qualche
parte,
Mi diressi al confessionale e mi ci chiusi dentro.
Dall’altra parte non c’era nessuno, silenzio assoluto.
Il cuore mi martellava in petto ed ero scossa da tremiti per tutto il
corpo, non tanto per il freddo, quanto per l’agitazione. Ero in preda
all’ansia ,secondo la mia visione e l’interpretazione,  era un uomo molto esigente quando si trattava di mettere in pratica i suoi sogni erotici. Doveva essere
tutto come aveva pianificato, la voce i discorsi per cell facevano capire molto.
A un tratto sentii il rumore distinto della porta al di là del
divisorio che si apriva. Un’ombra passò davanti alla grata.
Qualcuno si sedette e chiuse accuratamente la porta.
– Tu non devi ascoltarmi, capito? – si limitò a dirmi, deciso.
Io assentii con la testa, trattenendo il fiato.
– Devi solo fare tutto quello che ti dico.
Feci di nuovo cenno di sì. Dalla mia bocca uscivano piccole nuvolette
di vapore condensato. Osavo a stento respirare, tanto ero nervosa.
Lui emise un sospiro di compiacimento.
– Bellissima sei lo sai , noto in te qualcosa di nascosto ma bello e voglio capirti affondo e mi chiese se avevo mai pensato a lui in questi mesi e io rimasi perplessa in quel momento ma era la verita’ e gli dissi di si..

-Ora apri molto lentamente il cappotto, ma tienilo addosso.
Io portai le mani coperte da un paio di guanti leggerissimi di pizzo al
primo bottone e, con un colpo deciso ma lento, lo sfilai dall’asola.
Accarezzai il tessuto pesante del cappotto, mentre mi accngevo ad
aprire anche il secondo. Feci lo stesso con il terzo ed il quarto. Poi,
con fare seducente, scostai i lembi del cappotto, in modo che potesse
vedere il mio corpo.
Lui ammirò il mio abbigliamento. Portavo dei jeans aderenti con un maglioncino aderente di color rosa, sotto un bel reggiseno nero un po’ trasparente e perizoma.
Il suo respiro si era fatto affannoso, e a volte rantolava. Stava perdendo la testa.
– Brava. Sei stata proprio brava. Sei proprio come ti volevo. –
sussurrò. Poi si alzo’ ,si avvicino’, mi accarezzo’ i cappelli e le tempie mettendosi dietro di me mentre ero seduta e li mi  passo una mano sopra la tua
testa e piano piano scese sul collo, accarezzando la  mia pelle tenera e morbida, sussurandomi: cosa senti ??? e io risposi : padre sento un calore e rilassamento , cosi’ lui mi alzo’ le braccia e con un movimento lento e piacevole mi alzo’ il maglioncino facedomi rimanere solo col reggiseno . La mia eccitazione era evidente tanto che si notavano i capezzoli ingrossati nel reggiseno trasparente, incomincio’ a toccarmi sui fianchi ,la vagina pulsare per l’eccitazione e
presto sentii la vischiosità dei miei umori bagnarmi il perizoma e tutta la
zona del perineo. Colavano, tanto ero eccitata.
– Ora  alzati e mettiti in posizione frontale verso di me e girati, allarga le gambe e  appoggia le mani sulla sedia , cosi’ feci e cosi’ facendo mi sbottono’ i jeans che portavo e con molta destrezza li abbasso e rimasi per in quella posizione mostrando tutto il culo.L’ambiente era
stretto, e la posizione era molto scomoda. Ma l’idea che la mia
fighetta fradicia e  il mio culetto fossero totalmente esposti
alla sua vista mi faceva bagnare copiosamente. Lui se ne accorse e
ghignò.
– Sei proprio una troietta, una cagna vogliosa. Vorresti farti scopare
tutta, non è vero? Vorresti farti montare dal mio cazzo duro,
dillo.
Io esitai, non sapendo se volesse davvero che parlassi o voleva solo insultarmi..
– Dillo – mi ordinò, sibilando.
– Sì, è vero, vorrei farmi montare dal tuo cazzo – esclamai, vogliosa.
– Ti piace, vero, lo vorresti spompinare?
Io annuii.
– Sì, sì, lo vorrei spompinare.
Sentivo il rumore della sua mano che stava masturbando il suo attributo.
– Avanti, dimmi che cosa vorresti fare con il mio cazzo in bocca, descrivimelo. Parla, puttanella.
Il mio respiro era ansante e irregolare. Mi stavo eccitando da morire.
– Vorrei prenderlo in bocca, spingerlo fino alla gola. Leccarlo tutto e
succhiarlo. Vorrei passare la lingua sulla punta del tuo cazzo,
baciarla e stuzzicare la cappella. Vorrei sentirlo riempirmi tutta la
bocca con il suo spessore, sentirlo tutto per intero. Prenderlo in
mano e leccare le palle gonfie e calde.
La sua mano si agitava sempre di più sul suo membro, tra poco sarebbe venuto.
quando si avvicino’ da dietro mi fece alzare e mi incomincio’ a toccarmi sul collo e a baciarmi sul collo e contemporaneamente e leccarli , poi mi tolse il reggiseno e mi fece girare e baciandomi il collo e scendendo sul petto e sui seni , mi piaceva un sacco era dolce ma sentivo che poteva essere anche molto violento..
Avevo i seni gonfi e alti per l’eccitazione e non riuscivo piu’ a controllarmi, lui li stringeva e li sollevava.,mi dovetti mordere la lingua per non cedere
all’impulso di urlare.
In quel momento lui mi disse. Adesso chiudi
il cappotto, esci ed entra qui dove sono io.
Io non me lo feci ripetere due volte.
Mi chiusi stretto, stretto il giubbotto addosso e lo raggiunsi. Le
vecchiette erano sparite, eravamo da soli, ora. Meglio ancora.
Aprii la porta e lo vidi. Si era spogliato del tutto, i vestiti gettati
a terra e il suo enorme cazzo svettante in mano. Avrei voluto farmi
scopare subito.
Lui però aveva ben altro in mente. Chiusi la porta per bene. Continua a leggere Con il prete nel confessionale

Voglia di te. Di ogni singola goccia.

Come una troia succhio e ingoio tutto il suo sperma

Una volta scesa dal treno mi precipitai a prendere un taxi al volo. Pensando
di essere in ritardo. Una donna che si fa attendere è normale, specialmente
al primo incontro, ma sapendo che il tempo che poteva dedicarmi non era tantissimo
non potevo concedermi di fare qualcosa di simile. Arrivammo praticamente insieme
al ristorante che avevamo scelto e dopo esserci presentati di persona, ci
accomodammo al tavolo che già da una settimana avevamo prenotato.
Ripercorrere a voce tutti i pensieri sino ad allora solo scritti tra noi era emozionante,
come del resto era intrigante pensare che c’eravamo sempre ripromessi
che mai ci saremmo incontrati. “Ho deciso che mi tratterò qui qualche giorno. Mi sono
così presa due giorni di “ferie” e mi girerò con calma la tua città.
Le dissi spiazzandolo, mentre assaggiava i vari antipasti.
“E cosa hai detto con tuo marito e figlie?” Non aspettò nemmeno la mia risposta,
e dal modo frettoloso che stava utilizzando, non era difficile comprendere che stava
temendo pretendessi altro del suo tempo per me nei giorni futuri. “Ehi! stai sereno,
non ti chiederò di rincontrarci, so bene che non ti è possibile, e per quanto riguarda
me, se ancora ti interessa, sappi che a casa ho semplicemente detto che sono qui
e intendo visitare con calma la città perchè mi serve staccare la spina”
Si rese conto che avevo percepito la sua paranoia, ma allo stesso tempo
comprese, che davvero avevo bisogno di allontanarmi dai problemi che avevo a
casa e che nessun poteva obbligarmi a non farlo. Continuammo così a parlare
del suo lavoro, dei suoi impegni, dei nostri sogni, anche se ormai l’arrivo del caffè
stava annunciando che a breve ci saremmo dovuti salutare. Non volli farmi cogliere
dalla malinconia, decisi perciò di continuare a godermi gli ultimi nostri attimi nel
migliore dei modi per poi tenere nel nostro cuore per lungo tempo, o sempre,
questa nostra boccata d’aria o finestra, sul chi eravamo o rappresentavamo,
come fosse un premio e non una condanna.
Come da accordi, dividemmo il conto, anche se lui a pagare tutto ci provò più volte
e mentre lo salutai dal taxi, sorrisi come meglio potevo, ma non certo perchè ne
avessi davvero voglia. Un quarto d’ora dopo, mi raggiunse con un sms, dicendomi
che era stato bene e che se fosse stato il nostro unico incontro lo avrebbe portato
con sè per sempre con immenso piacere e che sapevo bene cosa volesse dire con
quelle parole. Non potevo pensarci troppo su, cercai perciò di pensare a cosa
avrei voluto visitare e chiesi qualche consiglio al taxista. Rimasi a bighellonare
per le stradine, perchè di rintanarmi già in albergo non mi andava. E non mi riusciva
pur se avrei voluto, rispondere a quel sms. Ormai mi conosceva bene e quindi
ero certa che immaginasse il perchè del mio silenzio. Il mattino seguente, decisi di dirgli
che da quel momento ero una turista, che stavo uscendo dal Hotel Astor e che senza una meta precisa avrei inziato a girare per la città: in effetti dove andare
lo sapevo bene, ma non volevo potesse sembrargli come un invito a raggiungermi,
perchè anche se mi sarebbe piaciuto moltissimo, sapevo che non poteva permettersi
passi falsi. Camminai sino alle prime ore del pomeriggio, passando da una Chiesa, ad
un Museo, visitando la Piazza e le botteghe che la circondavano.
Era davvero splendida Perugia!
Lo era persino con il cielo che da un attimo all’altro minacciava un temporale.
Mi fermai al bar per farmi un toast e dicendomi che forse era meglio se prendevo
un taxi per tornare in albergo, aspettai di potermi comperare
un ombrello perchè come sempre non lo avevo messo in valigia e se avessi deciso
di uscire di sera, mi sarebbe venuto utile.
Mentre aprivo la porta della mia stanza, il telefonino prese a suonarmi, nel cercarlo pensai alle mie figlie, a mio marito, invece rimasi sorpresa nel vedere sul display il suo nome.
Raccontai che ero stanca ma soddisfatta del mio giro turistico solitario e che
sentivo che mi stava davvero rigenerando, e non nascosi che era mia intenzione
riposarmi qualche ora, per poi dopo cena andare a rintanarmi in un teatro o cinema.
“Se posso ci sentiamo tra poco, ora devo salutarti” mi disse facendomi percepire
che la cosa lo infastidiva ma non poteva fare diversamente.
Mentre facevo la doccia, mi arrivò un suo sms,
dove mi diceva che per farsi perdonare mi aveva appena mandato dei fiori.
Ancora una volta non riuscì a dire una parola di risposta e trovai saggio aspettare
mi venissero consegnati i fiori, per dire un grazie e che era stato un pensiero molto bello,
ma che non doveva farsene alcun problema. Alla porta nel frattempo, qualcuno stava
bussando. Aprì senza nemmeno chiedere chi fosse e rimasi di stucco nel vedere
che un fascio enorme di margherite e gerbere erano consegnate da lui.
Non mi chiese se poteva entrare, entrò mentre credo che con il solo sguardo stessi esternando tutta la mia felicità nel vederlo. Scherzando mi domandò se mai stessi aspettando qualcuno, lo fece avvicinadosi a pochi centimetri da me.
Sentivo il cuore battermi forte in petto, come quando da bambina facevo una marachella e temevo venisse scoperta, e dove puntualmente mi dicevo di non rischiare e invece poi mi ci tuffavo anema e core perchè non sapevo rinunciare a quanto desideravo. Mentre il cuore accellerava, mi ritrovai a sfilargli la maglietta che indossava, lo facevo tra un bacio e una parola, mentre le sue mani facevano cadere a terra il mio accappatoio e mi spingeva verso il letto. Pochi attimi dopo eravamo tra le lenzuola ad arrotolarci con passione, mentre lui mi confessava, che non poteva non rivedermi e che anche se sapeva che stavamo forse sbagliando, di fare quello sbaglio era l’unica cosa che da tempo desiderava ed era certovolessi anche io. In poche ore entrambi avevamo avuto modo di scambiarci diverse vette del nostro piacere più intimo, e ci eravamo completamente dimenticati di tutto quello che fuori dalla stanza era presente. Continua a leggere Voglia di te. Di ogni singola goccia.

Desiderio di sottomissione

uomo schiavo si fa sottomettere dalla sua sexy padrona - bdsm

Inginocchiata davanti a lei, inizio a baciarle e leccarle i piedi, guardandola aspetto un suo cenno per dirigermi più in alto.
aprire i pantaloni e ritrovarmi ad annusare il suo membro, desiderarlo, spostare l’intimo per poi dedicarmi al suo cazzo.
un pompino lungo ne segue, alternato a dolci baci, calde leccate e vogliosi risucchi.
le offro il mio corpo, qualsiasi mio buco è il suo, libero di godere dove più la eccita.
Il mio desiderio piu’ grande è ripulire il suo seme dopo l’orgasmo, per non perderne una sola goccia.
Da brava cagnetta, per farla eccitare ulteriormente, mentre le faccio un pompino passionale,dove accolgo il suo cazzo fino in gola, strofino la mia fica sulla sua gamba, libero di sentire quanto piacere mi procura avere l’onore di leccarla.
Accucciata sulle gambe porto dunque la fica contro le sue caviglie, mi sforzo di venire avanti per strusciarmi a lei, l’immagine che ne deriva è la seguente: le tette alte che poggiano contro le sue palle, i capezzoli turgidi che strofinano su di esse, si bagnano della mia bava mentre ingoio il membro pulsante, le mani lungo il fianco attendono frementi di toccare quella calda carne che scompare nella mia bocca.
….faccio un cenno per farle capire la mia ovvia disponibilità nell’essere scopata, mi stacco dal suo membro per fare una piccola rotazione su me stessa, a quattro zampe mi giro e le offro il mio fondoschiena, lo alzo, per farle capire che se vuole, basta un gesto e potrebbe scoparmi.
Qui la mia immagine cambia: la faccia distesa sul pavimento, le cosce larghe e la mia voce eccitata di sottofondo che implora di essere usata in qualsiasi buco a suo piacimento.
Chiudo gli occhi ed attendo, la sento salire su di me, sulla sua cagna da monta, zuppa dei suoi umori, della saliva che non è riuscita a contenere nella bocca piena del membro, mi tiene per la coda lunga e schiacciandomi a terra mi porta i piedi alle spalle e Ansimando inizio a ringraziarla e a pregarla di sfondarmi, di farmi male, di umiliarmi.
le chiedo di avere l’onore di leccare i suoi piedi mentre lei mi monta.
Meravigliosa è la scena che si crea in quella stanza, io, la sua vacca, sfrontata, elegante, vacca sofisticata, troia, ammiccante….
Lei, un uomo ai miei occhi bellissimo, trasformatosi in Padrone, mi scopa ed ha il pieno controllo su di me.
il piede scivola veloce fino ad arrivare dentro la mia bocca, inizio a leccarlo mentre mi sento allargare il culo, a dovere.
Sento la sua eccitazione crescere insieme alla mia, so che ormai non riuscirebbe piu’ a fermarsi quindi mi lascio andare, mi lascio inculare mentre sento chiaramente dei colpi sul sedere, netti, precisi, costanti, uno schiaffo dopo l’altro fino a sentirmi totalmente in suo possesso. Lei è compiaciuto nello sputarmi in faccia e contemporaneamente nello scoparmi la bocca con il piede.
‘’bestia da cazzo, ora si che sei stupenda’’, ‘’ora si che puoi essere te stessa’’ , sono le uniche parole che sento dopo molto tempo, mai sentite parole piu’ vere, piu’ sentite, piu’ belle.

Ad ogni suo sputo la ringrazio.
la mia bocca,oscenamente larga per accogliere il suo piede, ansimante mi faccio cosi scopare la bocca mentre mi sfonda il culo dolorante ma voglioso, come la mia fica, che cola in modo osceno i miei umori.
sento allentarsi le pareti del mio culo, ogni cosa in me si arrende ai suoi colpi che mi aprono, presa dall’eccitazione inizio a succhiare più forte il piede, mi sento troia, troia come non mai e questo lei lo percepisce e la incita ad aumentare i colpi, gli schiaffi, gli sputi,
siamo ormai in uno stato di degrado, splendido e zuppo di umori.
Ormai arresa ovunque, mi concedo a lei.
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Storia di una schiava (I parte)

Donna schiava legata e ammanettata

Silvia è una splendida trentacinquenne, alta, con lunghi capelli, magnifici fianchi ed eccitantissimi

seni; è un’affermata professionista nella sua città titolare di rinomatissimo studio d’architettura.
Sessualmente trova soddisfazione sia con uomini sia con altre donne.
Marta ha ventitré anni.
Anch’essa è alta, slanciata, splendida ragazza.
Studia all’università.
Abita in provincia ma, per essere più vicina alla facoltà, ha deciso di trasferirsi in città.
Silvia ha messo un annuncio sul giornale per trovare una cameriera che si occupi a mezza giornata
della sua grande casa.
All’annuncio risponde Marta che, per mantenersi agli studi e per vivere in città, vuole trovare un
lavoro part-time che le consenta di guadagnare qualcosa e di avere tempo a disposizione.
La studentessa si reca nello studio di Silvia che, dopo una breve anticamera, la riceve.
La professionista è favorevolmente impressionata dalla ragazza, le piace come tipo.
Anche Marta prova istintivamente simpatia per la donna.
È quasi ora di pranzo.
Per parlare più tranquillamente Silvia invita al ristorante la ragazza.
Questa espone le sue richieste.
Facilmente trovano un accordo.
Poiché Marta deve ancora trovare una casa, Silvia le offre, come parte dello stipendio, l’ospitalità in
casa sua.
Così la ragazza avrà più tempo per studiare non dovendo trasferirsi ogni volta per andare al lavoro.
La ragazza, entusiasta e riconoscente, accetta.
Subito nel pomeriggio si reca nella nuova casa che la ospiterà. Silvia ritorna in ufficio e la ragazza
comincia i primi lavori domestici.
L’attrattiva tra le due donne è forte.
Silvia è una Dominatrice nata.
Le piace sottomettere altre donne o uomini.
Vuole essere servita, adorata, ubbidita, soddisfare sui suoi sottomessi ogni suo istinto.
Marta è ancora molto giovane.
Non ha mai avuto esperienze sessuali diverse da quelle convenzionali.
Tuttavia è fortemente attirata dalla forte personalità della sua datrice di lavoro.
Quando le parla non riesce a sostenere lo sguardo ed abbassa sempre la testa. Silvia nota questa
cosa e le fa piacere.
Probabilmente la sua ospite è una potenziale schiava.
La ragazza vuole fare bella impressione con la donna.
Lavora bene e duramente.
Quando la Signora lavora in casa la sera, senza che le sia stato richiesto, le porta da bere e subito,
silenziosamente, si allontana per non disturbare.
Quando la Signora, accidentalmente, lascia cadere qualche cosa, Marta accorre, si inginocchia e, da
quella posizione, restituisce l’oggetto a Silvia che, riconoscente, lo prende.
Mentre è in ginocchio osserva con attenzione le belle gambe della donna, i magnifici piedi e le
splendide scarpe con il tacco alto che sempre la donna indossa.
Più di una volta ha provato l’istinto, per lei strano, di chinarsi e di baciarle i piedi e le scarpe.
Ma si è sempre trattenuta.
Silvia si rende conto che la ragazza è soggiogata dalla sua forte personalità.
Ogni tanto, quando è un po’
eccitata, lascia cadere appositamente qualcosa.
Marta, durante la giornata mentre studia all’università o mentre lavora in casa, si sorprende più volte
a pensare alla sua datrice di lavoro.
Le rivede le belle gambe che può osservare quando le sta inginocchiata innanzi.
Le rivede le scarpe e, col pensiero, una volta si immagina di leccargliele mentre ancora sono
indossate.
Subito si desta, ma si accorge di essere eccitata.
Non le era mai successo di essere attratta da un’altra donna.
Non le era mai successo di eccitarsi nel pensare di umiliarsi a lei.
Un giorno, mentre riordina la casa, nello spogliatoio trova un paio di mutandine col pizzo della
Signora.
Senza pensarci le porta al naso. L’indumento è stato usato il giorno prima e porta ancora l’odore del
sesso della donna.
Marta prova un fremito.
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Racconto di un pescatore

Marito schiavo calpestato da sua moglie coi tacchi
Giorgio come tutte le domeniche si trovava su una riva di un famoso
fiume della pianura padana.
Il sole stava salendo e lui ormai aveva finito di pescare.
Si mosse con la barca verso l’insenatura che lui ed altri usavano come porticciolo, e noto’ subito che
qualcosa non andava per il verso giusto.
Vide un automobile di grossa cilindrata parcheggiata di fronte al capanno dove metteva a dimora gli
attrezzi e sentiva le urla di un uomo.
Attracco’ cercando di fare meno rumore possibile, scese e si nascose dietro il suo capanno cercando
di guardare da una finestra laterale cose stesse succedendo.
Rimase a bocca aperta nel vedere la scena che si svolgeva nel suo capanno.
Due energumeni vigilavano sulla porta mentre un terzo aiutava una elegantissima donna a
sodomizzare un uomo dall’apparenza insignificante, anche perché’ era nudo e riverso su un lettino e
di piu’ non si riusciva a capire.
Evidentemente era una specie di regolamento di conti che avevano pensato di regolare in un luogo
fuori da occhi indiscreti come quei capanni potevano sembrare a prima vista.
La donna dava ordini e l’energumeno eseguiva.
Il poveretto legato, urlava e supplicava pietà, mentre l’uomo alto circa 2 metri e una vita passata in
palestra gli infliggeva senza battere ciglio le varie punizioni.
La situazione non era del tutto chiara quando dopo pochi minuti, la donna inizio’ a spogliarsi.
Giorgio capì che forse non era un semplice regolamento di conti ma una pratica sessuale di quelle
strane che i ricchi si permettono e si organizzano perché annoiati e senza stimoli.
Nel pensare questo urto’ un attrezzo e fu scoperto.
Fu subito preso e portato in malo modo dentro al capanno.
La donna lo guardava con aria di sfida e mentre lui cercava di spiegare che quello era il suo
capanno lei continuava imperterrita a spogliarsi.
Rimase nuda, completamente nuda, e finalmente gli rivolse la parola.
” e cosi’ sei tu il proprietario di questo letamaio …. Bene per ricompensarti dell’utilizzo che ne
stiamo facendo ti onorero’ con le mie attenzioni sempre che tu non intenda invece essere PAGATO
dai miei ragazzi.”
Giorgio capi’ al volo e rispose che preferiva avere a che fare con lei, e che lui non avrebbe mai detto
nulla a nessuno e anzi se volevano potevano tornare li anche altre volte e lui non avrebbe più
disturbato.
La donna diede ordine ai ragazzi di spogliarlo.
I due giganti eseguirono l’ordine con estrema perizia e delicatezza, Giorgio aveva 23 anni alto 1,75
fisico normale, ma non certo atletico.
Giorgio chiese chi era l’uomo riverso sulla sua branda e la donna gli rispose con una sonora risata
che l’essere era il suo servo – marito.
La donna si avvicino’ a Giorgio, lo annuso’ a distanza e quindi lo tocco, prima sul petto poi scese e
senza tanti giri gli prese in mano il cazzo, aveva un colore scuro e un odore pungente, era sudaticcio
e dava l’impressione di essere molto poco pulito.
La donna lo palpo’ una o due volte e poi si annuso’ le mani e disse:
“Ci si lava poco da queste parti eh ?”
Giorgio arrossi’ e si spavento’ un poco ma la donna lo tranquillizzo’ subito
” ma la cosa non ci dispiace perché’ devi sapere che io ho sempre con me il cesso personale, eccolo
la sul tuo letto”
Il marito venne sbavagliato e gli fu ordinato di pulire con la lingua il cazzo di Giorgio; il quale fu
preso da un senso di angoscia e si senti’ sperduto.
Non aveva mai fatto certe cose e non sapeva come reagire.
Gli fecero capire tutto i due giganti che letteralmente lo sollevarono e lo portarono a portata di
“cesso”.
L’uomo, senza guardarlo neppure, apri’ la bocca e con la lingua si fece scivolare in bocca il cazzo di
Giorgio, che tra l’altro era molle come non mai.
L’uomo inizio’ a leccare esternamente le pelle del prepuzio e inizio’ a leccare le palle pelose e
puzzolenti.
Giorgio non capiva più nulla ma si rendeva conto che la cosa gli provocava un certo turbamento.
Si volto’ verso la donna che nel frattempo aveva iniziato a toccarsi il seno con una mano e la figa
con l’altra.
La donna vedendolo gli ordino’ di urinare nella bocca dell’uomo, ma Giorgio non riusciva proprio a
fare una cosa del genere, sia perché provava pena per l’uomo cesso sia perché non era in condizioni
per pisciare.
La donna glielo urlo’ di nuovo ma nulla!
Finche’ non gli arrivo’ un colpo preciso alla schiena e capi’ che doveva sforzarsi altrimenti le cose
sarebbero andate per il verso sbagliato.
Si concentro’ e finalmente inizio’ a pisciare; ne fece davvero tanta perché’ era da almeno 3 ore che
non pisciava più e rimase senza fiato quando si rese conto che l’uomo con in bocca il suo cazzo
aveva bevuto TUTTO! non gli era sfuggita nemmeno una goccia.
Stranamente finito di urinare si senti’ eccitato e in breve tempo gli si impenno il suo ragguardevole
cazzone.
Pian piano che si induriva gli si scopriva la cappella e cosi’ l’uomo li sotto pote’ con la lingua pulire
anche i residui biancastri e odorosi che si formano sotto il prepuzio.
Erano almeno due giorni che non si lavava e di roba sulla cappella e sotto il fungone ne aveva in
quantità, l’uomo ad un certo punto provo’ una smorfia di disgusto e Giorgio capendolo cerco’ di
ritrarsi, ma fu rimesso a forza al suo posto.
Con il cazzo in tiro al massimo Giorgio inizio’ a provare molto piacere per il pompino da favola che
gli stava facendo l’uomo e gli scappo un mugolio leggerissimo.
La donna a quel punto li interruppe e ordino’ loro di sedersi sul lettino.
Giorgio si sedette e noto’ che l’uomo affianco era completamente depilato e aveva una erezione da
paura.
Non aveva mai visto un uomo depilato e la cosa lo eccitava molto.
La donna se ne accorse e gli ordino’ di giocare con il cazzo del marito mentre le si sarebbe data da
fare con il suo arnese.
Gli si inginocchio’ di fronte e si infilo’ l’enorme cazzo di Giorgio fino in fondo alla gola.
A Giorgio manco’ il fiato per la forza e la precisione con cui si sentiva risucchiare il cazzo. Continua a leggere Racconto di un pescatore

Elena la moglie in calore

Mia moglie Elenza fa la zozza sul letto
Io intanto tornai a casa per aspettare quella troia di mia moglie.
Lei entrò dalla porta ed io feci finta di essere sorpreso ed incazzato.
Lei tentava a malapena di coprirsi i genitali con quella minuscola giacchetta mentre io gli urlavo :
“troia dove sei stata in quelle condizioni”.
Lei farfugliando qualcosa cercò di giustificarsi come al solito di essersi masturbata in strada, io
replicai urlando :
“ma se sei piena di sperma dalla testa ai piedi e puzzi come una latrina, fammi vedere la figa!”.
Lei si mise sul divano e spalancò le gambe, io le mollai una sberla e le dissi:
“guarda in che condizioni ti sei fatta ridurre, hai una fregna viola e tumefatta nella quale ci
passerebbe un treno, senza parlare del buco del culo che sta ancora grondando di sperma e sangue”.
Ricordandomi allora quello che le aveva fatto il padrone del negozio gli infilai tutta la mia mano
dentro la figa, ma per non essere da meno gli misi dentro anche l’altra e cominciai a stantuffare con
tutte e due le mani, intanto feci partire la videocassetta che precedentemente avevo messo nel
videoregistratore.
“Guarda in che condizioni ti sei fatta sfondare puttana”,
urlai a mia moglie; io continuavo ad andare su e giù mentre lei cominciava a godere e la fregna
assumeva dimensioni enormi.
Intanto il filmato partii proprio con la mano del proprietario del negozio tutta dentro la figa di mia
moglie, le se ne accorse e tentò di bloccare la trasmissione io allora la fermai e senza pietà
cominciai ad incularla violentemente.
“E così ti sei masturbata in strada”,
urlai mentre nel video passavano le immagini di Elena chiavata in bocca e nell’ano.
Lei era ammutolita non rispondeva e rivedendosi così troia ricominciava ad eccitarsi nuovamente.
Quando io rividi i cinquanta uomini che entrarono per scoparsi mia moglie le venni violentemente
nell’ano, mentre lei venne masturbandosi con il telecomando quando si rivide pisciata in faccia da
tutti.
Alla fine di tutta la rappresentazione lei si vergognava come una matta e io le dissi che se deve farsi
scopare in quella maniera allora bisognava cercare di guadagnarci qualcosa.
Il giorno dopo andammo da un produttore di film pornografici che mi aveva segnalato il
proprietario del negozio di videocassette.
Ci accolse subito nel suo studio, era un lercio grassone che disse:
“così sua moglie vuole fare l’attrice porno?”
Lei rispose subito:
“Si”,
“bene disse lui”
alzandosi verso di lei ,
“spogliati che vediamo come sei fatta,”
lei mi guardò io acconsentii e lei cominciò a togliersi i vestiti, rimase a seno nudo che il grassone
cominciò subito a palpeggiare, si tolse la gonna e rimase in reggicalze, non si era messa il perizoma
ed il tipo le mise la mano nella figa per vedere quanto grande fosse.
“Bene”, disse
“non sarà difficile farti scopare da tre o quattro uomini, ma all’inizio dovrai cominciare dal basso,
inginocchiati e fammi un pompino!”
Lei subito mi guardò e cominciò a succhiarli l’uccello.
Intanto entrarono due uomini con un grosso cane alano, capìì subito cosa stava per succedere ma
Elena non vedeva dietro le spalle.
Il cane cominciò a leccarli la figa, aveva già il cazzo tutto in tiro,
Elena si accorse di quello che accadeva e smise di spompinare il produttore dicendo che non voleva
farsi penetrare da un cane, lui si sedette e li rimpiazzò la bocca sul suo cazzo dicendo che se voleva
diventare un’attrice porno doveva cominciare dagli animali.
Io ero viola di vergogna e di rabbia non sapevo dove mettermi , il produttore mi guardava ridendo
mentre l’alano avvinghiò mia moglie messa alla pecorina con le zampe anteriori e cominciò a
chiavarla. era una scena torrida mia moglie scopata da un cane che con foga la stantuffava mentre
spompinava l’uccello del grassone, vennero tutti e tre contemporaneamente, il produttore sborrò in
bocca a Elena che con compiacimento di tutti inghiotti tutto lo sperma.
Il cane, che con il suo grosso cazzo rosso paonazzo entrava ed usciva freneticamente dalla figa
enorme di mia moglie, con un mugolio le venne nella fregna ed Elena anche lei da schifosa maiala
si fece venire l’orgasmo dalla penetrazione di un cane.
Dopo che il cazzo del cane non senza difficoltà fu estratto da mia moglie il proprietario cominciò a
tirare fuori i contratti, mentre gli altri due muscolosi buttafuori già nudi ed eccitati con due cazzi
enormi si presero Elena, ancora frastornata, e se la scoparono a sandwich, uno la stantuffava
nell’ano e l’altro in figa contemporaneamente.
Era la prima volta che mia moglie si scopava degli sconosciuti con me presente in sala e questo la
eccitava ancora di più perchè nel mentre che firmavo le formalità lei mi urlava di guardarla come
godeva.
Finito di firmare i contratti presi il cane con il quale mia moglie avrebbe dovuto convivere per un
mese prima del film ed andai a casa lasciando Elena a gambe spalancate e fregna gocciolante che
non aveva ancora finito di essere sbattuta dai due energumeni, le sarebbe servito come allenamento.

QUELLA PORCA DI MIA MADRE 2

Il Culo di mia madre

Era un’estate iniziata come tante altre mia madre mi chiese di accompagnarla in vacanza, mentre mio padre restava a casa dato che doveva lavorare, andammo a stare una settimana nella nostra villetta la mare.
Il giorno dopo che siamo arrivati mia madre mi propone di andare al mare e ci dirigiamo verso la spiaggia però non notai subito che si trattava di una spiaggia per nudisti, a mia madre piace molto stare nuda a prendere il sole,in fatti quando mio padre non c’è in villa prende sempre il sole nuda in terrazzo, ma a me non piaceva, mi sentivo a disagio tutte le volte che mi ha costretto ad accompagnarla e mi mettevo nudo mi veniva sempre il cazzo duro e mi mettevo in imbarazzo anche se negli ultimi anni ho imparato a controllarmi un po’, comunque arriviamo in spiaggia troviamo un posto dove stendere i due asciugamani e poi iniziamo a spogliarci, mia madre inizialmente resta in costume poi toglie il reggiseno mostrando la sua bella quinta naturale e dopo le mutandine mostrando la sua fica pelosa ma ben curata e le sue cosce da 48 enne grosse con un sedere altrettanto grosso anche se con qualche smagliatura,ma nel complesso una donna eccitante, tantè che molti uomini e ragazzi si giravano verso di lei a guardarla.
Mia madre andò a farsi il bagno mentre io restavo sulla spiaggia poi al suo ritorno si asciugò mettendosi al sole ed io mi andai a fare il bagno, dopo un po’ che ero in acqua mi girai verso la spiaggia e notai che mia madre non c’era allora uscii dall’acqua e mi feci un giro per tutto lo stabilimento balneare per trovarla, fino a quando arrivai in una specie di vicoletto e mi ritrovai una scena incredibile mia madre che scopava con tre uomini, uno nella fica, uno nel culo e uno in bocca per la sua insaziabile voglia, mi sono goduto tutta la scena di come la montavano da vera vacca fino a quando le sborrano da per tutto, dopo di che vado via per non farmi vedere ma quella scene mi era rimasta impressa e mi ha eccitato tantissimo, arrivo in spiaggia e una quindicina di minuti dopo arriva mia madre con un aria stremata:
< mi spalmeresti l’abbronzante voglio prendere il sole>
< si certo >
lei si sdraio a pancia sotto ed iniziai a spalmarle sulle spalle e fin sulla schiena l’abbronzante, però mentre lo facevo avevo sempre davanti agli occhi la scena di poco fa e il pene mi veniva durissimo tanto che mentre le spalmavo l’olio il mio cazzo si strusciava prima sul suo culo e poi sulla sua coscia ma lei anche se sono sicuro che se ne era accorta non mi aveva detto nulla, dopo aver finito vada a farmi nuovamente il bagno per cercare di raffreddare i bollori.
Arrivata l’ora di pranzo andiamo a casa e tutta la giornata prosegue normalmente, il giorno dopo andiamo al mare però mi porta presto ad una spiaggia libera dove non c’era nessuno e anche li si mette nuovamente nuda:
< ma qui non è una spiaggia nudisti>
< si lo so ma visto che non c’è nessuno e da qui il nudismo e praticato non ci trovo nulla di male a stare nuda>
<ok>
< dai togli anche tu il costume, se dovesse venir gente allora te lo rimetti>
io avevo il pacco che si stava gonfiando, oltre ad avere sempre quella scena di ieri in testa non scopavo da circa un mese ed avevo le palle davvero gonfie e prima o poi sarei esploso, mia madre nel frattempo si sdraia a pancia sotto sull’asciugamano e mi chiede di spalmarle l’abbronzante io come sempre obbedisco, parto dalle spalle e continuo fino a fermarmi sopra la schiena:
< dai continua anche sul culo e sulle cosce>
< va bene>
continuai ed arrivai a spalmarglielo anche sul suo culone, lo accarezzavo da tutte le parti e a lei sembrava piacere:
< ma lo sai che sei bravo >
< grazie e tu hai davvero un bel culo lo sai?!>
< davvero? Ti ringrazio.allora ti do il permesso di massaggiarlo tutto il tempo che vuoi>
< ti ringrazio >
cosi continuai le accarezzai il culo, nel farlo scesi fra le sue natiche fino a trovare il suo ano, lo massaggiai un po’, poi delicatamente li feci entrare il mio indice destro tutto dentro, lei sobbalzò un attimo e poi inizio a dondolare il suo culo per far meglio entrare il mio dito, iniziai a muoverlo su e giù:
<dai su continua, non ti fermare >
così continuai, poi con le altre dita scesi più giù e le toccai la fica che era tutta bagnata e si stava aprendo per l’eccitazione, a quel punto tolsi l’indice dal culo di mia madre e lo feci entrare insieme al medio nella sua vagina e la masturbai tutta, mentre il pollice lo affondai nel suo ano:
< dai si continua non fermarti sei bravissimo>
lei ansimava sempre di più, mentre nella sua fica sentivo lo sciacquettio delle mie dita segno che si stava bagnando tutta, poi:
< perchè non ti siedi sulle mie gambe e continui da li il tuo massaggio?!>
così feci mi sedetti sulle sue gambe e continuai a masturbarla, mentre con il bacino muovevo avanti e in dietro il mio pene oramai indurito che strusciava fra le sue natiche sfiorando il suo ano, non ce la facevo più dal mio pene iniziavano ad uscire le prime gocce di sperma segno che stavo per cedere, a quel punto tolsi la mano dalla fica di mia madre mi misi su di lei, puntai il mio pene sul suo ano e lo spinsi prima con un po’ di forza e poi entrò tutto dentro il suo culo,lei sbattè un po’ il culo per agevolarmi l’ingresso, la bloccai con le braccia e iniziai a spingere:
< siiii bravissimo continua così più forte dai più forte montami come una puledra fammi sentire tutta la tua mazza dentro il mio culo>
non mi feci pregare e continuai , ma dato che ero straeccitato dopo pochi colpi venni subito e le riempii il culo di sborra, restai un po su di lei e poi le sfilai il cazzo dal culo e mi sedetti accanto a lei, mentre mi stavo alzando per andare a fare il bagno mi fermò:
< bè ora che mi hai messo la voglia ti vuoi fermare così?>
si girò a allargò le gambe come in una spaccata invitandomi ad entrare anche nella sua fica e così feci la presi da sotto le cosce e la penetrai iniziai a pomparla con sempre più forza sempre più velocemente fino a quando non venimmo insieme lei mi bagnò tutto il pene e l’asciugamano dei suoi umori e io le sborrai nella fica tutto lo sperma che mi restava, diedi qualche altro colpo per far uscire anche l’ultima goccia di sperma e poi le sfilai il cazzo dalla fica che lei prontamente prese a leccare tutto, poi mi alzai e andai a farmi il bagno:
< sei stato davvero bravissimo, non pensavo avessi una mazza così grossa e dura, la prossima volta che hai bisogno di sfogarti fammi sapere sono a tua disposizione>
< grazie sei una mamma speciale> e così andai a farmi il bagno ,ma da quel giorno in avanti tutte le volte che dovevo sfogarmi sapevo come fare.

 

By Edo Phoenix

La puledra e il suo stallone

Puledra legata come un salame e scopata dal suo stallone
Paola e Giorgio sono due amanti felici, perche’ fin dal loro primo incontro fu evidente che entrambi
amavano il sesso in tutte le sue manifestazioni comprese le piu’ strane anomalie e perversioni, e
quindi avrebbero potuto trarre dai loro rapporti il massimo piacere. Paola adorava le calze a rete a
mezza coscia, i guanti di pelle nera al gomito, le tute e le scarpe di vernice a tacco alto: cosi’ vestita
si sentiva tremendamente su di giri, pronta a tutto, perversa ed eccitata prima ancora che Giorgio
iniziasse ad esibire il suo robusto membro di proporzioni molto interessanti.
Le piaceva molto iniziare l’incontro pomeridiano in chiave sadomaso: Giorgio era ammanettato e
ridotto alla catena, come un cane in attesa del padrone. Il suo uccello a quel punto era gia’ eretto e
duro e lei si sditalinava con le dita guantate di pelle nera come antipasto, finche’ le prime gocce di
umore non iniziavano a bagnare i guanti attillati ed elastici.
Giorgio doveva renderle un dolce omaggio, passando la punta della sua lingua sulle scarpette di
vernice lucente, finche’ Paola non si dichiarava soddisfatta del suo attaccamento e, fattolo rialzare,
lo ricompensava masturbandolo teneramente, mentre lui fissava in estasi il suo viso truccato da gran
puttana, dagli occhi lucenti e invitanti e dal sorriso avido e lussurioso. Con una mano gli stringeva
al collo ansante una corta catena e con l’altra manovrava decisa il cazzo sussultante, fino a quando
non aveva raggiunto la grandezza e la durezza ottimali per il coito. Allora si stendeva folle di voglia
sul divano ricoperto di pelliccia bianca e mostrava il culo invitante e morbido a Giorgio che si
infilava con un gemito di sconvolgente estasi e libidine nella bella fighetta aperta e rosseggiante tra
il pelo biondo scuro, che attendeva solo quel momento per riempirsi di umori e vibrazioni.
Mentre lui scopava con furia selvaggia, Paola apriva ad una ad una tutte le lampo della tuta di pelle
nera e ne estraeva i seni gonfi di desiderio, che prima avrebbero assaggiato i dolci pizzicotti e le
carezze delicate dei suoi guanti lascivi, e poi le carezze piu’ calde e umide della lingua saettante di
Giorgio… Quando il cazzo si metteva a pulsare sempre piu’ velocemente e Paola si accorgeva che
l’orgasmo era vicino, abilmente si sfilava quel bel pistone di carne dalla figa e, con pochi movimenti
veloci del pugno, lo faceva esplodere con schizzi di sborra calda sul proprio ventre, contratto da
quel piacere intenso ed appassionante.
Era bellissimo infatti costringere poi Giorgio a piegare il viso sudato tra le sue cosce, a strofinare il
naso tra i riccioli biondi del pube, raccogliendo con la lingua le gocce di sperma rimaste invischiate
e ripulendo alla perfezione con colpi magistrali di lingua il suo sesso ancora umido e pulsante. Il
piacere che le procurava tutto questo rituale la eccitava ancora,
e stavolta era la sua bocca calda ed esperta a prendersi cura del cazzone dell’amante, imboccandolo,
lisciandolo con la linguetta agile e maliziosa, succhiandolo teneramente, finche’ il molle ciondolo
non riprendeva vitalita’ e forza e non riempiva di gioia la sua bocca avida di troia navigata.
L’arte del pompino l’aveva imparata da una vecchia zia viziosa di Bologna, che per anni l’aveva
esercitata con entusiasmo e passione, e che l’aveva trasmessa alla nipotina tanto bene che in breve
l’allieva aveva superato la maestra. Paola ricordava ancora, a distanza di anni, i pomeriggi interi
trascorsi a succhiare cazzi finti di pelle e di gomma dura, sotto lo sguardo vigile ed eccitato della zia
Luisa, finche’ non era stata soddisfatta dalla sua perizia di succhiacazzi e le aveva consentito per la
prima volta di sperimentare un cazzo vero, quello sodo ed animalesco del garzone del lattaio, un
ragazzone muscoloso e virile di diciotto anni che la zia aveva traviato un anno prima e che tutti i
giorni si fermava da lei per fornirla oltre che di latte, anche di sperma fresco (o caldo)..
Quando Paola succhiava Giorgio, chiudendo gli occhi, aveva ancora l’impressione di spompinare
quel ragazzo superdotato di cinque anni fa. Dopo di lui era stata la volta di altri trenta, cinquanta,
cento uomini, alcuni presi anche in coppia o addirittura a tre per volta! Fino a quando non aveva
incontrato Giorgio, lei non aveva avuto piu’ ritegno alcuno, e il sesso era diventata l’unica sua
ragione di vita. Ora la verga esigente ed instancabile di Giorgio aveva riempito la sua mente, la sua
vita e sentiva che non ne avrebbe avuto piu’ necessita’ di altri per un bel pezzo.. Anche se non per
sempre! La sua calda sborra era densa e saporita come uno sciroppo, e quando gliela riversava in
bocca o nella fighetta golosa, le pareva di essere in paradiso: la ingoiava avidamente, come un
nettare divino, se la faceva colare lentamente tra le labbra, l’assaporava gioiosa e sensuale come una
cagna in calore. In quei momenti non si sentiva piu’ una dominatrice di uomini sicura di se’ ed
esperta tanto con la frusta che con le catene, ma diventava una puttana vogliosa, una vacca, una
schiava d’amore pronta a tutto pur di godere e di far godere il suo maschione. Si apriva la figa con
entrambi le mani e supplicava Giorgio di possederla fino a farla urlare dal desiderio e dal piacere,
infilandole con violenza il cazzo dentro fin negli intestini, sfondandola davanti e di dietro, e
riempiendola di sperma fino alle orecchie!
In quei momenti lui, da stallone sottomesso, diventava il suo padrone indiscusso ed assoluto, e il
suo uccello era lo strumento della schiavitu’, lo scettro del potere, un vero e proprio bastone del
comando.. Simbolico e letterale.. Le urla di piacere selvaggio di Paola riempivano tutto
l’appartamento mentre Giorgio la violava posteriormente, dilatandole il culetto
deliziosamente stretto e verginale e inculandola con la passione di un uomo delle caverne che abusa
bestialmente per la prima volta della sua donna, e ne scopre inaspettatamente delizie nascoste. Continua a leggere La puledra e il suo stallone

Sesso … da Morire

La mia ragazza fa la troia con le autoreggenti

Finalmente mi ha invitata a cena a casa sua. E sarà una serata davvero speciale visto che ogni volta
che mi vede “mi mangia con gli occhi”. E’ un ragazzo molto bello, alto, muscoloso, capelli neri,
occhi scuri, orecchino (che io trovo molto sensuale), e penso che a letto sia una forza!
Vediamo, cosa mi metto? Qualcosa di molto sexy … reggiseno di pizzo nero, perizoma di pizzo
nero, calze autoreggenti, maglietta di pizzo molto trasparente, minigonna, tacchi alti. Mmmm,
penso proprio di riuscire a fare colpo così.
Trucco leggero, tranne la bocca … rossetto rosso fuoco che evidenzia bene le mie labbra carnose;
capelli lunghi, sciolti, sulle spalle.
Sono già eccitata da morire al pensiero delle sue mani sul mio corpo, della sua bocca che lecca ogni
centimetro di me. Mmmm, ho una voglia incredibile di sesso. Comincio a toccarmi in mezzo alle
gambe, penetrando nella mia fica con quasi tutta la mano … mmmm … non mi basta; vado di là, in
cucina, e prendo uno di quei grossi cetrioli. Sono eccitata e la mia fica è bagnatissima. Allargo le
gambe, tiro su un po’ la gonna, scoprendo del tutto le mie gambe, e appena il mio sedere rotondo e
sodo; scosto un po’ le mutandine e comincio a strusciarmi sulla fica quell’enorme cetriolo … mmmm
… oh Dio ho i brividi che mi percorrono tutto il corpo; me lo infilo tutto dentro, lo tiro dentro e fuori
prima lentamente … così … mmmm … e ora più veloce, veloce … aaahhh … mi sento morire dal
piacere, sto per venire … aaahhh … fantastico!
Sono in ritardo, mi ritocco un po’ il trucco; mi viene un’idea; mi metto un dito in mezzo alle gambe,
tiro fuori un po’ del “mio liquido” e me lo metto sul collo, come profumo. Mi sa che mi salta
addosso appena entro. Va beh, correrò il rischio.
Bene direi che ci siamo. Esco di casa e mi avvio verso il suo appartamento. Per strada tutti mi
guardano. E’ una cosa che mi fa impazzire, tutti questi occhi puntati addosso, che mi desiderano,
che mi vogliono. Mi piace essere bella, sensuale, desiderabile …
Eccomi arrivata. Suono il campanello; lui mi viene ad aprire dopo qualche secondo. Oh Dio è
proprio bello: jeans, maglietta nera, aderente, senza maniche, che mette in risalto tutti i suoi
muscoli; capelli tirati un po’ su, con un po’ di gel. Mi guarda, mi fa i complimenti, mi da due baci
sulla guancia come saluto. Deve aver sentito l’odore della mia fica, che mi sono messa addosso; ho
visto il suo pene indurirsi sotto i pantaloni.
Mi fa entrare, mi offre un bicchiere di spumante, facciamo un brindisi; lui attacca un po’ di musica,
ci mettiamo in divano e chiacchieriamo un po’. Lui mi osserva … mi guarda le gambe quasi
completamente scoperte, il seno che si intravede sotto la maglietta trasparente, la sensuale bocca
rossa. Glielo leggo negli occhi quello che mi vorrebbe fare …
Si avvicina alla mia bocca continuando a fissarla, mi annusa; il mio odore lo fa impazzire. Comincia
a baciarmi e a leccarmi le labbra, il collo. Mi mette una mano sulla gamba e comincia ad
accarezzarmi, salendo sempre più su; mi alza la gonna, scoprendo il mio sedere e la mia fica,
appena coperta dal piccolissimo perizoma di pizzo. Mmmm … mi fa impazzire, sento le sue mani
che scostano le mutandine ed entrano nella mia fica … mmmm e poi risalgono prendendomi il
sedere, e poi più su tirandomi giù il reggiseno, scoprendomi così del tutto i seni, che prende tra le
mani. Sono bagnatissima, eccitata da morire. Voglio sentirlo tutto dentro di me, voglio che mi
faccia morire di piacere.
Continua a toccarmi dappertutto, senza staccare le labbra dalla mia bocca e dal mio collo. Mi
spoglia, completamente nuda; lui ancora vestito mi prende in braccio. Sento i suoi muscoli sul mio
corpo; mi distende delicatamente sul suo letto, continuando a baciarmi e a toccarmi. La sua mano
entra ed esce da me, facendomi impazzire.
Sento la sua lingua, la sua lingua che, dal collo, comincia a scendere … mi prende in bocca i seni ,
mordendoli; poi scende sul ventre, ed arriva alla mia fica. Mmmm me la lecca tutta … mi penetra
con la lingua … me la bacia. Mi fa impazzire. Poi scende ancora e mi lecca le gambe; poi risale e si
ferma ancora a leccarmi la fica … mmmm …e i seni … e il collo … e la bocca.
Mi gira a pancia in giù e ricomincia a baciarmi e a leccarmi la schiena, il sedere, e ancora la fica …
mmmm. Si ferma, si spoglia continuando a guardarmi e a desiderarmi più che mai. E’
completamente nudo anche lui ora; ha un corpo splendido e un pene meraviglioso, grande,
durissimo. Mi avvicino a lui, glielo prendo tra le mani; lui mi guarda eccitatissimo; poi mi avvicino
con la bocca, comincio a leccarglielo, a baciarlo, lo prendo in bocca quasi tutto … mi piace da
morire il suo pene, lo sto facendo impazzire. Continuo a leccarlo, a prenderlo in bocca fino alla
gola, gli faccio passare la mia lingua tutta attorno … mmmm … lo prendo ancora in mano, lo faccio
passare tra i miei seni, lo riprendo in bocca … poi mi fermo, non voglio che goda ora, deve godere
dentro di me; mi rimetto sul letto a pancia in giù; lui si mette sopra di me, e mi penetra da dietro …
mmmm … Appena me lo mette dentro, mi sento già impazzire dal piacere. Comincia ad andare su e
giù, con quel pene durissimo … e dopo qualche secondo … aaahhh … la testa mi gira, i brividi mi
pervadono il corpo, sento il suo respiro sempre più forte su di me, e … godiamo tutti e due insieme
come matti, sento il suo sperma che mi riempie. Oh Dio, fantastico!
Non mi basta, lo voglio ancora, e anche lui, lo sento, ce l’ha ancora duro. Tiro su un po’ il sedere, lui
me lo tira fuori dalla fica e me lo mette nel culo. Il buco è ancora stretto, lo bagna con la lingua …
mmmm … mi fa morire … ed entra lentamente con il pene, piano, un po’ alla volta, ecco è tutto
dentro … aaahhh … muoio … mi piace da morire … mmmm … comincia a muoversi, sento le sue
mani che mi stringono i fianchi, sento il suo respiro … mi fa impazzire … mmmm … e godiamo
ancora tutti e due insieme. Oh Dio ho ancora il corpo che trema dal piacere.
Lo tira fuori, si distende accanto a me, mi mette un braccio sopra il corpo, e ci guardiamo, a lungo,
negli occhi. Non c’è bisogno di parole.

Sara

Mi scopo la mia ex ragazza
Quando entrai, l’ingresso era in penombra, Sara teneva le persiane chiuse per il caldo, entrai e mi
chiusi la porta alle spalle mentre lei si era già incamminata precedendomi, verso camera sua.
Quella casa la conoscevo bene, l’avevo frequentata per anni, eppure mi sembrò estranea, o
cambiata.
In realtà non era cambiato nulla.
Il grande salone a destra dell’ingresso, col pianoforte alla parete, in fondo, e il tavolo quasi al centro
della stanza, i quadri di Enrico Baj e Mirò, la Menorah sul caminetto, la grande libreria dietro il
muretto basso in pietra serena, proprio davanti alla porta.
Sara camminava davanti a me, con indosso una maglietta bianca, a piedi nudi, senza mutande.
La maglietta arrivava appena sotto le cosce, a coprire il bel sedere tondo.
Aprì la porta di camera e andò spedita verso la finestra.
Sotto il davanzale, in terra, una grande busta della spesa piena di roba.
“Tieni” – mi disse e mi porse una bustata di libri e quaderni buttati alla rinfusa.
Presi la busta in braccio e le chiesi se non aveva una borsa di tela o qualcosa che non rischiasse di
rompersi.
“Non ho una borsa da darti, ne hai già una delle mie, anzi la potevi portare eppoi cosa vuoi sei tu
che devi portar via le tue cose per me restano qui”.
Era davvero arrabbiata, gli occhi stretti e tutto il corpo teso, io le dissi parliamo perché la tensione
mi faceva star male e perché andar via così mi era impossibile, la carezzai sul bel viso moro e
abbronzato, voltò la testa di scatto a sinistra, ritraendosi.
Le sfiorai i capelli ricci che sentivo morbidi e bellissimi al tatto, lei allora non si ritrasse, mi
abbracciò forte piangendo e la sentivo tutta addosso a me, quel bel corpo caldo al già caldo
pomeriggio di luglio.
Mi faceva sentire un carnefice.
Poi sapeva bene che questo che succedeva, era un groviglio di contraddizioni.
Di amori che si intrecciavano, di infedeltà incrociate, intrecciate dal tempo nonostante il grande
affetto e l’amore che avevamo da darci.
Anch’io la strinsi forte a me, ero commosso, non sapevo cosa dire, mi veniva da piangere.
Sara mi parlava tra singhiozzi, sospiri, diceva
“io non ce la faccio, non posso non posso mi manchi da impazzire mi manca il tuo bel corpo il tuo
profumo mi manca fare l’amore con te”.
Mi implorava di ripensarci che lei capiva, che mi ero preso una sbandata estiva, che Mariella non
mi amava, e che neanch’io l’amavo, che era un’ipocrita falsa bugiarda, una falsa amica, una troia.
Era vero che non l’amavo. Forse.
Parlava di Mariella e sapevo che aveva anche ragione.
Questo era il problema, sapevo che Mariella era il mio paese dei balocchi, non un amore e che le
prime tempeste ci avrebbero sbriciolato.
Ma adoravo quel Luna Park, quel paese dei balocchi in cui smarrirmi, vendere l’abbecedario,
diventare asino.
Disse “io lo so che non l’ami quella merda e lo so che stai facendoti male per conto tuo. Resta qui
oggi. Non andare. Resta qui e stai con me.”
Si stava così in piedi, in camera sua, abbracciati e stretti e lei mi baciava sul collo, accarezzandomi
la testa.
Le dissi
“Non si può, io ho deciso Sara, non si può continuare così lo sai…”
Mentre parlavo la sua mano si spinse tra di noi, dentro il nostro abbraccio, sulla mia pancia e sotto
la cintura dei pantaloni.
Mi massaggiava e era già duro per conto suo.
Sara si inginocchiò lentamente, dopo avermi sbottonato la camicia, e i pantaloni.
Le tenevo la testa tra le mani chiamandola puttana, tegame, succhialo troia…
Era il nostro modo di giocare.
La sentivo sorridere mentre mi faceva il pompino, ogni tanto alzava la testa e sempre tenendolo in
bocca mi guardava con gli occhi ben aperti.
Mi appoggiai al muro, accanto alla porta di camera.
Le dissi
“Sara, voltati”.
Sara smise di succhiarmelo e si mise a quattro zampe sul pavimento porgendomi il culo. Continua a leggere Sara