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Sequestrato

Racconto Erotico BDSM Sequestrato

La mia Padrona era stanca delle mie continue fughe. Era già accaduto troppe volte che mentre lei dormiva io ne approfittassi per sgattaiolare via. Questa volta aveva deciso di impedirmelo, ma io questo non lo sapevo ancora quando la raggiunsi.
Così dopo una serata tutto sommato tranquilla, in cui il mio unico impegno era stato quello di massaggiarle i piedi per rilassarla della giornata di lavoro, mi fece entrare nella sua camera con la borsa dei legacci.
Ero vestito con gli indumenti femminili che di solito indosso quando sono da lei: una guaina costrittiva stretta con gancetti, calze nere fini, scarpe nere di vernice con tacco a spillo di 7 cm, gonna stretch a tubo fin sopra le ginocchia, camicetta di raso.
Mi ordinò di spogliarmi, per cui mi tolsi tutto mentre lei mi esaminava dandomi giudizi sulla mia scelta degli abiti, finche rimasi completamente nudo. Mi fece alzare in piedi e stare di fronte a lei. Prese per primo un vecchio foulard, lo appallottolò ottenendone una palla di circa 6-7 cm di diametro e me lo cacciò ghignando in bocca premendo con due dita finche non scomparve dietro le labbra, che rimasero comunque semiaperte a causa della grandezza della palla.
Tra di esse fece passare una sciarpina lunga e stretta, che annodò con forza dietro la nuca forzando la palla ancora di più in fondo all bocca; non contenta vi appoggiò sopra una corta cinghia di cuoio, sagomata con rientranze all’altezza degli angoli delle labbra per inserirsi tra i denti, e ne tirò la fibbia finche non udì un mio gemito di dolore, dando però poi un ulteriore strappo per tirarla di un buco in più!
Al che il gemito divenne un ululato, mentre l’occhio mi scappava al grande specchio di fronte a me, in cui vedevo la mia faccia deformata da tutte quelle costrizioni.
“Ti piace guardarti allo specchio, eh?”
Feci sì con la testa mentre lei prendeva una cinghia di tela grigia con una fibbia autostringente, lunga un paio di metri, che non aveva mai usato prima. Scartò le manopole senza dita, di stoffa nera, coi lacci, fatte per imprigionarvi
le mani. Ne fui felice perché da come si stavano mettendo le cose immaginavo che volesse bloccarmi la fuga con dei legacci a prova di evasione. Con quelle manopole l’uso delle dita è completamente escluso, se me le avesse messe sarei stato veramente alla sua mercé.
Il fatto che non le usasse mi fece sperare di avere qualche possibilità di fuga. Mi strinse invece la cinghia in vita e la fissò tirandola con una forza tale da farle apparire sul viso l’espressione di chi sta compiendo un grosso sforzo fisico; considerata la sua muscolatura potete quindi immaginare la tensione che stava dando alla cinghia. Me ne accorsi infatti dal senso di soffocamento dato dalla pressione, e dal solco scavato nella carne dei fianchi, cosa che potevo notare nel specchio.
L’estremità libera della cinghia, lunga quasi un metro, la portò dietro, annodandola in mezzo alla schiena con tantissimi nodi per renderne difficoltoso lo scioglimento. Prese poi un legaccio in stoffa verde, lo ripiegò in due, me ne avvolse un’estremità a cappio intorno a un polso e fece per unire anche l’altro dietro la schiena. Poi cambiò idea:
“Non mi piace” disse, incrociandomeli invece davanti.
Strano, pensai, dovrebbe sapere che così è più facile liberarsi, primo perché si può vedere come e dove sono i nodi, poi perché si possono sempre usare i denti, e infine perché risulta comunque più facile muoversi con le mani davanti che dietro. Ma avevo fatto i conti senza l’oste. Strinse i legacci in modo inaudito, provocandomi un dolore sordo già dopo pochi secondi, vedevo la stoffa penetrare per diversi millimetri nel polso, intorno al quale come si sa non vi è ciccia ma solo ossa.
Avvolse ogni polso e poi, con un metodo ormai collaudato, strinse la corda su se stessa tra un polso e l’altro, provocando così l’effetto di uno stringimento ulteriore, per quanto ormai quasi impossibile.
Guardavo la Padrona con espressione supplicante, per farle capire che non potevo reggere tale pressione per molto, avrei perso l’uso delle mani, ma dal suo sguardo beffardo di risposta capivo che non avrebbe avuto alcuna pietà.
Del resto in una lettera precedente avevo fatto l’errore di esprimere una mia opinione poco lusinghiera su di lei, e cioè che stava un po’ perdendo la sua verve di padrona, e questo l’aveva fatta terribilmente incazzare. Ecco perché di quella tensione inaudita attorno ai miei polsi, che stavano subendo la sua giusta ira.
Quando rimase poco più di un metro di corda, la fece passare attorno alla cinghia in vita, in mezzo alla pancia; non fu facile perché non vi era alcun gioco tra la cinghia e la carne ma cercai di agevolare la mia Padrona trattenendo il respiro e stringendo la pancia: riuscii solo a guadagnare un paio millimetri, tanto era tesa la mia costrizione. Fu sufficiente appena a far passare la corda che venne tesa violentemente mandando i polsi a sbattere contro il corpo e bloccando le braccia in una posizione innaturale, leggermente piegate verso l’alto, con i gomiti in fuori. Infatti la lunghezza delle braccia porterebbe normalmente i polsi ad incrociarsi all’altezza dei genitali.
Ma lei sicuramente voleva evitare che io potessi toccarmeli traendo un qualsiasi godimento dalla mia posizione. Per fortuna non pensò di legarmi i polsi ai genitali, altro modo per scoraggiare qualsiasi movimento pena l’autocastrazione. Meglio il suo sistema, pensai sollevato!!!
Anche l’estremità di quei legacci venne portata dietro alla schiena, in posizione centrale, e il motivo mi venne confermato verbalmente dalla Padrona:
“Ora voglio vedere come arrivi ai nodi!”
I polsi mi pulsavano già e cominciavano a diventare insensibili, dopo nemmeno un minuto, come avrei fatto a reggere? Avrei comunque dovuto farlo, questo era certo. Lei mi guardava sorridendo con l’aria di chi pensa
“e ora liberati se ne sei capace!!!”
La vidi prendere un cappuccio di stoffa nera, pesante, che avevo costruito io stesso: uno strumento di costrizione terribile da sopportare, per chi non fosse come me già super addestrato. E’ cucito in modo da adattarsi perfettamente al viso, con un triangolo per contenere il naso, sotto il quale stanno due buchini per la respirazione.
L’interno è foderato, di stoffa rossa, e all’altezza delle orecchie ha due rigonfiamenti pieni di ovatta per isolare anche dai rumori, rendendo ancora più impotente chi lo indossa.
La chiusura dietro la nuca ricorda un corsetto, con occhielli e lacci per stringerlo, cosa che la mia Padrona iniziò subito a fare dopo che me lo ebbe infilato. Sentii la stoffa aderire strettamente al viso, e la pressione contro la bocca già martoriata dal bavaglio lo rese ancora più insopportabile. L’aria che passava dai buchini divenne l’unica fonte di vita, poiché dalla bocca non poteva filtrarne più.
Il naso stesso, stretto anch’esso, iniziò a riempirsi di muco in una narice, riducendo ancora di più l’aria. Respiravo profondamente e velocemente, cercando di non farmi prendere dal panico, cosa terribile in quelle situazioni.
Il brutto venne poi, quando la Padrona iniziò l’attività che più predilige: frustarmi!!! Sentivo inoltre che mi diceva qualcosa, indubbiamente degli ordini, ma tutto quello che le mie orecchie udivano era il fruscio del cappuccio. E lei probabilmente si stava incazzando perché pensava che non l’ascoltassi, infatti i colpi cadevano sempre più violenti sul mio corpo, quasi a stimolarmi, e dalla voce che sentivo alzarsi di tono senza peraltro capirne le parole intuivo che mi stava chiedendo di rispondere, ma a cosa?
I colpi arrivavano dappertutto aumentando la mia difficoltà di respirazione, poiché l’agitazione per evitarli si traduceva in una affannosa ricerca d’aria. Sentii o forse intuii una domanda ironica:
“Allora, ti piace? Va tutto bene? Dimmi si o no.”
Cercai di spiegare che stavo facendo sempre più fatica a respirare ma lei mi urlò vicino alle orecchie
“Ho chiesto di rispondere si o no!!!” accompagnando con un ulteriore colpo di cinghia.
Piansi quasi di rabbia non potendo spiegare cosa mi stava succedendo, e iniziai a tremare quando mi sentii prendere per un braccio e spingere contro un armadio: se mi avesse chiuso lì dentro come aveva già precedentemente minacciato di fare sarei certamente morto soffocato prima di poter lanciare un qualsiasi segnale.
Ma fortunatamente la Padrona cambiò idea e mi fece fermare davanti a lei con le gambe leggermente divaricate. Sentii una pressione localizzata intorno al pene, che si trasformò presto in una sensazione tagliente e. capii che me lo stava avvolgendo con una cordina sottile, stretta attorno alla base con un cappio.
Una volta fissata venne tirata indietro passando in mezzo alle gambe: al momento il pene fece un po’ di resistenza essendo in tensione, poi la trazione della corda ebbe la meglio e sentii che si piegava indietro, non senza dolore. Lei lo tirò finche non si appoggiò praticamente ai testicoli, e lì vi rimase poichè la cordina venne fissata alla cinghia stretta in vita.
Prima di annodarla diede un’ulteriore strattone che mi strappò un mugolio prolungato. Sentii la sua mano che passava sopra il mio sesso bloccato in quella posizione e pregai che non vi indugiasse troppo; non sarebbe stato affatto piacevole infatti venire stimolato in quella situazione, poiché l’eccitazione avrebbe indurito il membro, aumentando la già latente sensazione di dolore dovuta allo strangolamento della corda.
Per fortuna non insistette con quello ma passò a un’altra tortura: iniziò a punzecchiarmi con un ago, sul sedere, sulle gambe, sul petto, sui capezzoli, salendo e scendendo con quella puntura sottile senza sosta. A un certo punto concentrò la sua attenzione sulle parti basse, passando da dietro le gambe: dovette attirarla la punta del pene che faceva capolino perché sentii una fitta proprio sulla cappella, che mi fece scattare in avanti.
Continuò per un po’ le punzecchiature poi smise, e sentii che mi passava una pezzuola sulla punta, come a pulirla, e poi la sentii sfregare il pavimento… intuii che stava pulendo qualcosa che gocciolava da me…. e capii che era il mio sangue!!! La cosa devo ammettere mi impressionò anche perché bendato com’ero non potevo vedere quanto ne perdevo, e la suggestione mi faceva sentire una sensazione strana al pene, come se sentissi il flusso… L’idea di star perdendo sangue, e per di più da lì mi fece girare la testa, mi sentii mancare come per un abbassamento di pressione, sempre per autosuggestione stavo per svenire, mi afflosciai come una pera cotta nelle sue braccia, mentre lei, ignara di quanto mi stava accadendo, mi esortava a stare su dritto.
Mi fermai solo quando fui in ginocchio, e mi calmai con dei respiri profondi, insomma… tanto quanto me lo permetteva lo stretto cappuccio. La sentii armeggiare coi lacci e la ringraziai mentalmente per la sua generosità… o almeno speravo fosse quello il motivo, e non l’intenzione di rincrudire i legamenti!!!
Appena libero presi una gran boccata d’aria, aiutandomi con la bocca per quanto impedita dalla stoffa che la riempiva, finche non mi tolse cinghia e foulard, e per ultima la palla di stoffa, strappandomela letteralmente con relativo ululato dovuto al fatto che era stata inserita a secco, senza bagnarla, e i lembi di essa si erano praticamente incollati al palato; la sensazione fu che mi strappasse la pelle dall’interno della bocca!!!
Vidi il suo sguardo beffardo e il suo sorriso di compiacimento mentre mi chiedeva
“Allora, va meglio ora?” Continua a leggere Sequestrato

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Benvenuti su Racconti Eros

Ciao a tutti, sono Lyla la admin di questo fantastico blog che tratta racconti erotici, racconti porno e racconti eros .

Potrebbero sembrare la stessa cosa ma per quanto mi riguarda i racconti eros sono quei racconti dove e al contrario l’atmosfera è leggera e poetica quasi.I racconti erotici sono quelli più classici di racconti di tradimento, di sesso a tre, di orgie con i vicini, di sesso con la sorella o la cugina etc :) In questi ci sono volgarità e parole/frasi molto hot ! Mentre per i racconti porno io ci catalogo quelli più spinti dove si parla di bdsm, di violenze, di sesso con animali e qualunque altra cosa la nostra perversa fantasia ci fa immaginare 😀

Come avete capito questo blog di racconti è pieno zeppo di storie di sesso che attendono solo qualcuno che le legga e che si masturbi sborrando tantissimo 😉

Oppure di una coppia in cerca di nuove fantasie e di piccanti storie da cui trarre ispirazione!

Buona lettura :)

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Bermuda

 

Sesso selvaggio in spiaggia
Erano arrivati in aereo il giorno prima, faceva molto caldo nonostante fosse autunno inoltrato e sicuramente sarebbe stato possibile fare il bagno ancora per qualche settimana.
All’aeroporto Marco e Licia erano stati accolti da Stefania e Fabio due amici di Licia che si erano trasferiti in quelle isole del sud per motivi di lavoro.
Marco era ormai un medico affermato, Licia dopo l’università aveva fondato una compagnia di import export per il sud America e aveva guadagnato un sacco di soldi.
Erano una coppia molto felice ed affiatata, lavoravano nello stesso campo di Licia, erano i responsabili dell’agenzia di viaggio più importante di Hamilton.
Lei aveva 26 anni, non molto alta, magra e con i capelli lunghi di color rosso, lui invece era alto, muscoloso e con i capelli biondi.
Dopo i soliti saluti e convenevoli li accompagnarono a casa loro, una bella villa in riva al mare, completamente immersa nella ricca vegetazione locale e lontana da tutte le altre case . Marco e Licia erano stanchi e prima di fare un giro dell’isola preferirono riposare un po’ nella loro stanza.
Marco si spogliò prima di sua moglie e sdraiatosi sul letto si mise a guardarla mentre faceva la stessa cosa.
Lei cominciò con il togliersi le scomode scarpe nere con il tacco, quindi slacciò la gonna attillata scoprendo due magnifiche gambe inguainate in collant bianchi molto provocanti.
Licia sapeva di avere addosso lo sguardo attento ed eccitato di Fabio, per questo fece tutti i movimenti in modo molto lento cercando di attrarre la attenzione di lui sulle parti più rotonde e sexy del suo meraviglioso corpo.
Quindi si mise seduta tutta nuda su una sedia aspettando che lui facesse la prima mossa. Marco si abbassò gli slip, mise le mani sul pene e muovendo su e giù in modo regolare lo inturgidì per bene, quindi si alzò e si avvicinò a lei glielo strusciò sulla pelle, prese la sua testa tra le mani e glielo mise in bocca.
Subito si sentì scossa da un brivido, sentiva quel cazzo caldo che scivolava tra le labbra, sentiva che la sua saliva prendeva un sapore diverso, dolciastro, un sapore che conosceva bene, che aveva assaggiato tante volte.
La sua lingua seguiva la curva del glande, quindi scendeva lungo il corpo sino ad arrivare alle palle che poi prendeva in bocca fingendo di morsicarle. Amava il suo uomo, lo aveva sempre amato, non lo avrebbe mai tradito, anche se in passato per una volta sola non era riuscita a trattenersi.
Mentre continuava a leccare il cazzo, si mise a ricordare cosa era successo.
Aveva forse 20 anni ed era al mare con delle amiche; una sera, erano uscite per mangiare una pizza e poco prima di ritornare in campeggio lei e la sua amica Loredana erano state avvicinate da due ragazzi molto belli, di origine tedesca, che volevano portarle a ballare.
Lei non voleva, ma Loredana aveva insistito tanto che alla fine aveva ceduto. I due erano simpatici e avevano dei modi galanti, le avevano fatte ballare per tutta la sera, cosa cui lei non era abituata, e alla fine, forse per il troppo bere, aveva acconsentito ad andare con uno dei due a passeggiare sulla spiaggia.
Mentre lei parlava dei suoi studi, si era accorta che l’atmosfera intorno a loro due stava cambiando; si sentiva strana, tesa, la testa le girava un po’ e quasi per gioco, senza realmente volerlo, le sue mani si erano abbassate ed erano andate appoggiarsi sulla patta di Karl.
Non avrebbe voluto farlo, ma ormai non riusciva a staccare le mani dal quel gonfiore che pian piano andava aumentando di dimensioni.
Sentì un brivido intenso e incontenibile in mezzo alle gambe, delle gocce, non so se di sudore o di eccitazione, le scesero lungo le cosce.
Non osava muoversi, dentro di se pregava che fosse lui a respingerla e a riportarla a casa o a fare la seconda mossa; e infatti Karl liberò dai pantaloncini corti il cazzo e glielo mise tra le mani.
Era un cazzo grosso, non più di quello del suo ragazzo, ma diverso; era la prima volta che ne toccava un altro e si sentiva un po’ a disagio.
Non ricordava bene cosa era successo in seguito se non che lui l’aveva stesa sulla sabbia, le aveva slacciato il body, aperto molto delicatamente la figa e infilato il pene tra le piccole labbra.
Mentre lui si muoveva affannosamente sopra di lei, Licia aveva la mente occupata da tanti pensieri; le piaceva quel ragazzo, le piaceva avere il suo cazzo dentro, le piaceva essere in un luogo pubblico con le gambe aperte all’inverosimile e le piaceva pensare che da li non molto lui le sarebbe venuto addosso e anche lei avrebbe goduto.
E infatti quando il ragazzo le spruzzò il suo seme tra le gambe, sentendo gli
schizzi che le colpivano le pareti della vagina Licia non poté che urlare dal piacere.
Si risvegliò da quel sogno, durato appena un attimo, quando Marco cominciò a passare la lingua tra le sue gambe.
Era molto bravo in quella tecnica, e in quel frangente il presente la eccitava più dei ricordi, per questo smise di pensare e si concentrò solo sulla lingua di suo marito che le frullava il clitoride.
Quella sera stessa, i loro amici li portarono in giro per la città; era un posto pieno di luci e la gente ballava per le strade; la temperatura non era molto alta e Licia aveva indossato un abito corto e stretto di colore rosso, con sotto delle autoreggenti sexy color carne; mentre camminava al fianco dei suoi amici, Licia non poté fare a meno di notare gli sguardi pieni di desiderio che le lanciavano gli uomini del posto; forse, pensò, si era vestita in modo un po’ troppo conturbante, comunque non la offendevano, non erano volgari, ed essere guardata non è che le dispiacesse molto.
Entrarono in un locale moderno, con delle luci al neon dappertutto e una musica tipica che si diffondeva in ogni angolo; bevvero tutti qualcosa di forte, e parlarono per quasi due ore.
Poi ad un certo punto Stefania che era andata alla toilette per sistemarsi un po’ sembrava non dovesse più ritornare al tavolino.
Licia si alzò per andare a vedere se le era successo qualcosa .
Si ritrovò in un corridoio, il posto era molto buio ed umido, non le piaceva essere lì da sola.
Arrivata in bagno poi non aveva trovato Stefania ma, mentre si apprestava a tornare da Marco, sentì delle voci provenire da una porta semichiusa; le era sembrato di udire la voce di Stefania e in effetti quando sbirciò dalla porta la vide.
Dentro c’era un salottino con due divani, e sopra uno di questi era sdraiata Stefania, per terra c’erano le sue scarpe e i collant; aveva un cazzo dentro la fica e un cazzo in bocca, due uomini di colore la stavano sbattendo e non sembrava che le dispiacesse.
Come faceva a fare ciò che stava facendo con suo marito di là che la aspettava?
Licia stava pensando a questo quando improvvisamente sentì delle mani che da dietro le stringevano le natiche e qualcosa di duro le premeva sullo spacco.
Si girò di scatto e si trovò di fronte un negro con un cazzo equino tra le gambe.
Non aveva mai visto un uccello così grande e rimase disorientata.
Il negro approfittò di quell’attimo di confusione mentale, la prese per i fianchi, le tirò fuori le tette e la spinse sul divano libero.
Stefania, sull’altro divano continuava a mugolare e a godere come non mai; guardò in faccia Licia che sembrava un po’ sconcertata e le fece un gesto d’intesa.
In un primo momento Licia avrebbe voluto urlare e scappare via, nessuno la tratteneva, ma la vista della sua amica e di quel cazzo enorme, nero, del colore dell’ebano, l’avevano eccitata moltissimo.
Senza provare sensi di colpa si lasciò sfilare le mutandine e toccare in mezzo alle gambe; era già tutta bagnata e desiderava solo di essere penetrata: chissà che sensazioni avrebbe provato di li a poco nell’avere dentro di se quel cazzo enorme?
Mentre il negro si posizionava bene per poterla sbattere, con la coda dell’occhio vide che uno dei due uomini che si stavano scopando la sua amica, si era staccato da Stefania e con il cazzo ancora duro le si stava avvicinando. In un attimo se lo ritrovò in bocca e cominciò a succhiare con trasporto.
L’altro, che nel frattempo si era posizionato tra le sue gambe aperte le appoggiò il pene gigantesco all’imboccatura della fica e dette un poderoso colpo di reni che la fece rimanere senza fiato.
L’uomo spingeva come un forsennato, non le dava tregua, Licia non faceva in tempo a riprendersi da un affondo che già un altro stava per cominciare.
La fica le faceva male da morire, non era mai stata dilatata così tanto, ma il dolore era misto a piacere e per nulla al mondo ci avrebbe rinunciato. Avrebbe voluto che Marco fosse lì a guardarla mentre quel cazzo enorme le sfondava la fica.
Questo pensiero la fece godere più di una volta in pochissimi minuti.
Non lo aveva mai fatto con due uomini, sentiva una strana sensazione di continuità, come se il suo corpo fosse un ponte di collegamento tra due sponde, da una parte entrava e dall’altra usciva, sembravano uno solo, si confondevano in un’unica meravigliosa immagine di bellezza.
Aveva perso il conto di quante volte era venuta, aveva coscienza solo del cazzo che aveva in bocca, del cazzo che aveva nella fica e della sue bellissime gambe coperte dalle calze soffici sollevate verso il soffitto.
Tutto finì in pochi attimi; sentì delle urla e delle parole in una lingua straniera che non riuscì a decifrare, poi vide arrivarsi addosso un’ondata di sborra che le ricoprì i capelli, gli occhi e le guance.
Anche l’uomo che la stava scopando era sul punto di venire, infatti ad un certo punto smise di penetrarla avvicinandole il cazzo alla bocca.
Visto da così vicino faceva ancora più paura, non riusciva neppure ad imboccare la cappella, con la lingua cercava di stuzzicarne la punta mentre con le due mani cercava di farlo godere.
Il primo e il secondo schizzo le arrivarono direttamente in gola, era così tanta da impedirle di respirare e non poté far altro che deglutire, gli altri schizzi invece le andarono ad inzaccherare i capelli ed il seno.
Sembrava ricoperta di panna montata, si sentiva sazia e sfinita.
Quando si furono lavate e sistemate, le due amiche senza dover dire niente, si misero d’accordo di non dire nulla e ritornarono dai loro mariti.
Licia faceva fatica a camminare, le faceva male il bacino e sentiva la fica tutta arrossata; non riusciva a capire come avesse potuto comportarsi così, tutto sino a quel momento era andato perfettamente tra loro due ma solo a pensare alla situazione in cui si era trovata la faceva tremare tutta dal godimento, lo avrebbe rifatto subito anche in mezzo alla strada.
Il giorno dopo si alzarono tutti molto presto e andarono sulla spiaggia; la giornata prima sembrava un sogno irreale forse un’idea da dimenticare.
Poche barche a vela approfittavano della brezza mattutina per fare una puntata al largo, alcuni pescatori invece lanciavano le canne dal pontile di legno del vecchio porto.
Licia aveva indosso una tuta bianca, molto attillata ed i capelli raccolti in due lunghi codini che le ricadevano sulle spalle, Marco invece portava dei pantaloncini corti con immagini tipiche della flora locale.
Fabio e Stefania li portarono in una piccola baia isolata, in cui le donne, dicevano, avrebbero potuto prendere il sole senza essere disturbate da nessuno.
Arrivati sul posto, dopo un’oretta di corsa le due ragazze si misero in costume e si sdraiarono sugli asciugamani, mentre i due uomini si divertivano a nuotare non lontano dalla riva. Continua a leggere Bermuda

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Due sexy studentesse

 

Due Sexy studentesse in intimo

Sono seduto a studiare nella sala lettura della mia facoltà. All’improvviso sento una voce molto dolce che attira la mia attenzione.
Distolgo per un attimo lo sguardo dai libri e vedo uno spettacolo decisamente sensuale. Lei è seduta di fronte, indossa una minigonna molto corta che le fascia in modo perfetto la parte superiore delle cosce accavallate. Sono belle, interminabili e sode. Indossa un top bianco dal quale s’intravede la forma del seno in tutta la sua bellezza. E’ decisamente bella, capelli neri, lisci, lunghi, un viso dolce e allo stesso tempo malizioso, labbra carnose e occhi neri decisamente espressivi. E’ un angelo, penso che debba avere circa ventidue anni.
Resto incantato per circa 2 minuti finché non si accorge che le sto guardando le gambe sotto la scrivania.
Decido il tutto per tutto, alzo lo sguardo e la fisso negli occhi. Lei mi guarda, un attimo interminabile, mi sorride e, con molta eleganza accavalla le gambe invertendole di posizione. Per un attimo intravedo le sue mutandine di pizzo bianche. Sento un brivido lungo la schiena, mi alzo e m’incammino verso il bagno.
Al ritorno le passo vicino e noto che sulla sua scrivania ci sono gli stessi libri del mio esame, è un’occasione da non perdere, e così m’avvicino, le sorrido.
– Ciao, ti va di avere uno scambio d’opinioni sull’ultima lezione del corso ? -.
Lei mi risponde che in quel momento va molto di fretta, ma mi lascia il suo indirizzo e mi chiede se ho voglia di passare per casa sua in serata.
Così la sera mi preparo e vado da lei. Arrivato sotto casa sua, citofono e una voce mi prega di salire.
Busso alla porta e aspetto finche non viene ad aprirmi una ragazza davvero bella, bionda, alta circa come me (1,77 cm) e con un corpo da modella. Indossa un pigiama molto aderente dal quale si nota la forma del suo seno molto prorompente.
– Sei l’amico di Marina ? –
– Si -, rispondo io, – Ci siamo conosciuti oggi all’Università –
– Bene, Marina sta facendo la doccia, ma cosa fai lì davanti alla porta, entra. –
Così dicendo si gira e comincia a percorrere il corridoio.
Non posso che notare il suo culo perfetto in ogni centimetro che ancheggia in tutta la sua bellezza.
Mi fa accomodare in una stanza molto accogliente, arredata con gusto, con molti pupazzi.
Lei si siede di fronte e mi dice:
– Marina mi ha detto che anche tu stai studiando l’esame di fisica, che palle ! –
– Effettivamente – le rispondo – è molto noioso, ma ci fa capire come funzionano molte cose –
– Ma !, non so cosa ci trovi d’interessante – mi dice. – Io mi chiamo Milena e tu ? –
– Mi chiamo Marco – le rispondo.
Così dopo esserci presentati e aver parlato per circa 5 minuti del più e del meno, appare Marina in tutto il suo splendore, con addosso solo l’accappatoio e i capelli ancora bagnati:
– Ciao Marco – mi dice,
– Ciao Marina, sei bellissima – le rispondo sorridendo.
Non so dove abbia trovato il coraggio di dirle quelle parole, ma davanti a così tanta bellezza è difficile non esprimere i propri pensieri.
Marina guarda l’amica e le sorride.
– Grazie – mi risponde e guardando la mia cartellina mi dice:
– Ma sei pazzo? Cosa hai fatto, hai portato i libri ? –
– Veramente pensavo … – un po’ imbarazzato le rispondo.
– Non m’interessa quello che pensavi – mi risponde in tono secco, ma sorridendo.
– Stasera voglio divertirmi un po’ e mandare affanculo l’Università. Cosa ne dici se mangiamo qualcosa e poi facciamo qualche gioco ? –
– Ok, per me va bene –
– Adesso voltati per favore che voglio vestirmi – mi dice.
Così mi giro verso Milena e, senza farlo apposta, vedo il riflesso di Marina nel vetro dell’infisso del balcone. Ho un erezione istantanea. Inoltre noto Milena che guarda Marina con uno sguardo malizioso che provoca in me un aumento dell’eccitazione. Ha un corpo bellissimo, due gambe meravigliose, il pelo è folto e nero, il culo è qualcosa di stupendo, senza alcuna imperfezione, alto, sodo e carnoso.
La vedo mentre indossa le mutandine, poi il reggiseno e infine una maglietta bianca.
– Bene ora puoi girarti – mi dice.
E’ perfetta, non ho mai visto una ragazza così bella.
– Forza, andiamo a mangiare qualcosa, ho una fame incredibile – dice Milena.
Così ce ne andiamo in cucina dove trovo la tavola apparecchiata per tre, e, al centro del tavolo, una bottiglia di vino rosso da due litri.
Dopo avere cenato e bevuto abbastanza, Marina esce dalla cucina, torna con un mazzo di carte in mano e dice:
– Ora facciamo un gioco. Chi prende la carta più alta è costretto a bersi un bicchiere di vino tutto di un fiato. –
– Io ci sto – risponde Milena sorridendo.
– Anche per me va bene – rispondo io.
Così scherzando e ridendo ci finiamo ben 2 litri di vino.
Tra un bicchiere e l’altro sento un calore diffondersi in tutto il corpo e lo stesso vale per Marina che comincia a farsi vento con il bordo della sua maglietta, scoprendo così le mutandine e il reggiseno.
Mi alzo per andare in bagno, ma mi accorgo che mi tremano le gambe e chiedo aiuto alle ragazze.
Loro mi sorreggono e mi accompagnano.
– Bene, ora faccelo vedere – mi dice Marina guardandomi con aria da fanciulla maliziosa .
Non me lo faccio ripetere due volte e così mi sbottono la cerniera dei pantaloni, tiro fuori il cazzo e faccio una pisciata interminabile.
– Niente male il ragazzo – dice Milena
Appena finito, non mi danno neanche il tempo di pulirmi che sento una mano accarezzarmi il cazzo, lo impugna e lo tira, costringendomi ad andare nella stanza da letto.
Mi sbattono sul letto, accendono lo stereo e una luce soffusa rossa invade la stanza.
Cominciano entrambe a danzare muovendosi in modo sinuoso, abbracciandosi e strofinandosi tra loro.
Si spogliano lentamente mentre si baciano, vedo le loro lingue muoversi e intrecciarsi con estrema abilità percorrendo tutto il corpo.
Restano solo con le mutandine. Milena ha un tanga nero meraviglioso con un filino che gli attraversa le chiappe.
Si avvicinano e mi tolgono tutti i vestiti, non mi sembra vero, sento le loro mani e le lingue dappertutto, mentre cerco in tutti i modi di palpare e di baciare le grosse tette di Milena e le tonde chiappe di Marina.
– Marco, hai un cazzo bellissimo, ne ho visti di più lunghi, ma mai così largo – mi dice Marina.
Milena finisce di spogliarsi e la osservo in tutta la sua bellezza. Ha un seno molto grosso con due capezzoli che sembrano due ciucciotti. Il pelo è biondo e le labbra della fica sembrano una seconda bocca.
– Vogliamo che ci chiavi con forza, in tutte le posizioni e in tutti i buchi, ti faremo godere tantissimo. – Mi dice mentre si lecca la mano e comincia a masturbarmi.
Sento le sue dita che scorrono lungo la mia asta oramai dura come il marmo, nonostante l’alcol mi scorre nel sangue. Continua a leggere Due sexy studentesse

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Siti di Racconti

In questa pagina voglio elencare un po di siti internet in cui scrivo saltuariamente (chi più chi meno) alcuni racconti erotici. I blog sono tutti attivi e recenti e cerco di differenziare le categorie delle mie storie per separare alcuni racconti sensuali magari più leggeri/soft e alcuni racconti porno più duri e trasgressivi con storie di gangbang, tradimenti, cuck old etc etc 😀

Quindi se vi piacciano i racconti e vi eccitano questi siti fanno decisamente voi:

http://www.iraccontierotici.it

http://www.raccontipornoreali.it

http://www.relatos-porno.es/ (in spagnolo ma scritti sempre da me :) )

Così ampliate i racconti su cui eccitarsi e fanstasticare per masturbarsi di piacere o prendere ispirazione per del buon sesso selvaggio con il/la partner 😉

Kiss
Lyla

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Sito Racconti Erotici in Spagnolo

Ciao a tutti, questo non è un racconto ma una semplice news :). Da poco ho iniziato un nuovo progetto, un blog di racconti porno in spagnolo. Sono madrelingua italiana e spagnola ( ho vissuto moltissimi anni in tutte 2 due le nazioni) quindi ho pensato di provare a cimentarmi nei racconti erotici scritti in lingua spagnola sperando che anche a chi parla quella meravigliosa lingua piacciano :D.

Se qualcuno di voi capisce e/o parla lo spagnolo seguitemi anche sul mio blog di racconti erotici per la spagna: www.relatos-porno.es (relatos eroticos autenticos)

Ho aperto anche la pagina facebook per i racconti: https://www.facebook.com/relatos.eroticos.Mas18

Spero di vedervi anche li a leggere una bella storia eccitante che vi farà sborrare tanto 😉

Graciasss.

hasta luego 😉

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Con il prete nel confessionale

Sono un donna giovane di 28 anni, carina con un bel corpo e vi racconto una storia che mi e’ accaduta veramente. Da pochi anni mi ero laureata e da un po’ che frequentavo la chiesa xche’ mi faceva sentire meglio e da li conobbi un prete , un uomo di 55 anni non molto alto di corporatura media ma molto consistente. All’inizio quando lo conobbi provavo inquietudine ma poi incominciare a sentire qualcosa di diverso e forte verso di lui specialmente quando mi fissava con quei occhi profondo , ogni volta che entravo in chiesa. Volevo capire meglio cosa era questa cosa che sentivo e cosi’ un giorno me lo feci presentare da vicino da una donna piu’ grande di me che frequentava anche lei la chiesa, da vicno era molto gentile e aveva una voce piu’ dolce a differenza di quando svolgeva le messe,Cosi’ entrai nelle sue simpatie e incomiciammo a sentirci per telefono e durante le confessioni incominciai a capire che il mio corpo sentiva qualche forte atttrazione improvvisa verso di lui. Ma lui non si tiro’ indietro anzi quando percepi’ questa situazione in me mi invito’ ad un incontro piu’ privato e io accettai All’inizio pensavo che lui scherzasse quando mi aveva detto di recarmi per il nostro incontro. Ma il suo tono di voce, dall’altra parte della cornetta, era assolutamente serio, e sapevo che era già abbastanza eccitato e pieno di aspettativa .Arrivo’ il giorno dell’ incontro e quando arrivai in chiesa il suono dei miei tacchi sul pavimento

si amplificava, riecheggiava, disperdendosi tutt’intorno.
Sedute alla prima panca davanti all’altare stavano due vecchine piegate
su di loro, bisbigliando preghiere con in mano il rosario.
Le vetrare colorate, sulle quali erano ritratti in stile gotico la
Santa Trinità, più numerosi martiri e santi, venivano
colpite dalla luce del sole, che proiettava arcobaleni sfocati sulle
piastrelle.
C’era un clima di pace e serenità. E io mi sentivo così
fuori posto lì dentro, così blasfema. Stavo facendo
entrare il peccato nella casa del Signore.
ammettere alcuna replica. Nè io feci molto per oppormi.
Io rappresentavo la lussuria, lì dentro. In tutta la sua
magnificenza. Lì dove si predicavano la castità, il
matrimonio, la fede e la purezza del corpo e della mente, io varcavo la
soglia vestita dei più sporchi pensieri, di tentazione, di
desideri peccaminosi.
Il cappotto invernale mi copriva del tutto e il collo era protetto
dalla sciarpa. Lui aveva pensato ad un preciso abbigliamento,pudica e semplice.
Percorrevo la navata in silenzio come lui mi avevo detto di fare, guardando il Cristo in Croce, fatto in legno, in alto sopra l’altare.
Mi guardai intorno. Non c’era traccia di lui. Sapevo che era da qualche
parte,
Mi diressi al confessionale e mi ci chiusi dentro.
Dall’altra parte non c’era nessuno, silenzio assoluto.
Il cuore mi martellava in petto ed ero scossa da tremiti per tutto il
corpo, non tanto per il freddo, quanto per l’agitazione. Ero in preda
all’ansia ,secondo la mia visione e l’interpretazione,  era un uomo molto esigente quando si trattava di mettere in pratica i suoi sogni erotici. Doveva essere
tutto come aveva pianificato, la voce i discorsi per cell facevano capire molto.
A un tratto sentii il rumore distinto della porta al di là del
divisorio che si apriva. Un’ombra passò davanti alla grata.
Qualcuno si sedette e chiuse accuratamente la porta.
– Tu non devi ascoltarmi, capito? – si limitò a dirmi, deciso.
Io assentii con la testa, trattenendo il fiato.
– Devi solo fare tutto quello che ti dico.
Feci di nuovo cenno di sì. Dalla mia bocca uscivano piccole nuvolette
di vapore condensato. Osavo a stento respirare, tanto ero nervosa.
Lui emise un sospiro di compiacimento.
– Bellissima sei lo sai , noto in te qualcosa di nascosto ma bello e voglio capirti affondo e mi chiese se avevo mai pensato a lui in questi mesi e io rimasi perplessa in quel momento ma era la verita’ e gli dissi di si..

-Ora apri molto lentamente il cappotto, ma tienilo addosso.
Io portai le mani coperte da un paio di guanti leggerissimi di pizzo al
primo bottone e, con un colpo deciso ma lento, lo sfilai dall’asola.
Accarezzai il tessuto pesante del cappotto, mentre mi accngevo ad
aprire anche il secondo. Feci lo stesso con il terzo ed il quarto. Poi,
con fare seducente, scostai i lembi del cappotto, in modo che potesse
vedere il mio corpo.
Lui ammirò il mio abbigliamento. Portavo dei jeans aderenti con un maglioncino aderente di color rosa, sotto un bel reggiseno nero un po’ trasparente e perizoma.
Il suo respiro si era fatto affannoso, e a volte rantolava. Stava perdendo la testa.
– Brava. Sei stata proprio brava. Sei proprio come ti volevo. –
sussurrò. Poi si alzo’ ,si avvicino’, mi accarezzo’ i cappelli e le tempie mettendosi dietro di me mentre ero seduta e li mi  passo una mano sopra la tua
testa e piano piano scese sul collo, accarezzando la  mia pelle tenera e morbida, sussurandomi: cosa senti ??? e io risposi : padre sento un calore e rilassamento , cosi’ lui mi alzo’ le braccia e con un movimento lento e piacevole mi alzo’ il maglioncino facedomi rimanere solo col reggiseno . La mia eccitazione era evidente tanto che si notavano i capezzoli ingrossati nel reggiseno trasparente, incomincio’ a toccarmi sui fianchi ,la vagina pulsare per l’eccitazione e
presto sentii la vischiosità dei miei umori bagnarmi il perizoma e tutta la
zona del perineo. Colavano, tanto ero eccitata.
– Ora  alzati e mettiti in posizione frontale verso di me e girati, allarga le gambe e  appoggia le mani sulla sedia , cosi’ feci e cosi’ facendo mi sbottono’ i jeans che portavo e con molta destrezza li abbasso e rimasi per in quella posizione mostrando tutto il culo.L’ambiente era
stretto, e la posizione era molto scomoda. Ma l’idea che la mia
fighetta fradicia e  il mio culetto fossero totalmente esposti
alla sua vista mi faceva bagnare copiosamente. Lui se ne accorse e
ghignò.
– Sei proprio una troietta, una cagna vogliosa. Vorresti farti scopare
tutta, non è vero? Vorresti farti montare dal mio cazzo duro,
dillo.
Io esitai, non sapendo se volesse davvero che parlassi o voleva solo insultarmi..
– Dillo – mi ordinò, sibilando.
– Sì, è vero, vorrei farmi montare dal tuo cazzo – esclamai, vogliosa.
– Ti piace, vero, lo vorresti spompinare?
Io annuii.
– Sì, sì, lo vorrei spompinare.
Sentivo il rumore della sua mano che stava masturbando il suo attributo.
– Avanti, dimmi che cosa vorresti fare con il mio cazzo in bocca, descrivimelo. Parla, puttanella.
Il mio respiro era ansante e irregolare. Mi stavo eccitando da morire.
– Vorrei prenderlo in bocca, spingerlo fino alla gola. Leccarlo tutto e
succhiarlo. Vorrei passare la lingua sulla punta del tuo cazzo,
baciarla e stuzzicare la cappella. Vorrei sentirlo riempirmi tutta la
bocca con il suo spessore, sentirlo tutto per intero. Prenderlo in
mano e leccare le palle gonfie e calde.
La sua mano si agitava sempre di più sul suo membro, tra poco sarebbe venuto.
quando si avvicino’ da dietro mi fece alzare e mi incomincio’ a toccarmi sul collo e a baciarmi sul collo e contemporaneamente e leccarli , poi mi tolse il reggiseno e mi fece girare e baciandomi il collo e scendendo sul petto e sui seni , mi piaceva un sacco era dolce ma sentivo che poteva essere anche molto violento..
Avevo i seni gonfi e alti per l’eccitazione e non riuscivo piu’ a controllarmi, lui li stringeva e li sollevava.,mi dovetti mordere la lingua per non cedere
all’impulso di urlare.
In quel momento lui mi disse. Adesso chiudi
il cappotto, esci ed entra qui dove sono io.
Io non me lo feci ripetere due volte.
Mi chiusi stretto, stretto il giubbotto addosso e lo raggiunsi. Le
vecchiette erano sparite, eravamo da soli, ora. Meglio ancora.
Aprii la porta e lo vidi. Si era spogliato del tutto, i vestiti gettati
a terra e il suo enorme cazzo svettante in mano. Avrei voluto farmi
scopare subito.
Lui però aveva ben altro in mente. Chiusi la porta per bene. Continua a leggere Con il prete nel confessionale

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Voglia di te. Di ogni singola goccia.

Come una troia succhio e ingoio tutto il suo sperma

Una volta scesa dal treno mi precipitai a prendere un taxi al volo. Pensando
di essere in ritardo. Una donna che si fa attendere è normale, specialmente
al primo incontro, ma sapendo che il tempo che poteva dedicarmi non era tantissimo
non potevo concedermi di fare qualcosa di simile. Arrivammo praticamente insieme
al ristorante che avevamo scelto e dopo esserci presentati di persona, ci
accomodammo al tavolo che già da una settimana avevamo prenotato.
Ripercorrere a voce tutti i pensieri sino ad allora solo scritti tra noi era emozionante,
come del resto era intrigante pensare che c’eravamo sempre ripromessi
che mai ci saremmo incontrati. “Ho deciso che mi tratterò qui qualche giorno. Mi sono
così presa due giorni di “ferie” e mi girerò con calma la tua città.
Le dissi spiazzandolo, mentre assaggiava i vari antipasti.
“E cosa hai detto con tuo marito e figlie?” Non aspettò nemmeno la mia risposta,
e dal modo frettoloso che stava utilizzando, non era difficile comprendere che stava
temendo pretendessi altro del suo tempo per me nei giorni futuri. “Ehi! stai sereno,
non ti chiederò di rincontrarci, so bene che non ti è possibile, e per quanto riguarda
me, se ancora ti interessa, sappi che a casa ho semplicemente detto che sono qui
e intendo visitare con calma la città perchè mi serve staccare la spina”
Si rese conto che avevo percepito la sua paranoia, ma allo stesso tempo
comprese, che davvero avevo bisogno di allontanarmi dai problemi che avevo a
casa e che nessun poteva obbligarmi a non farlo. Continuammo così a parlare
del suo lavoro, dei suoi impegni, dei nostri sogni, anche se ormai l’arrivo del caffè
stava annunciando che a breve ci saremmo dovuti salutare. Non volli farmi cogliere
dalla malinconia, decisi perciò di continuare a godermi gli ultimi nostri attimi nel
migliore dei modi per poi tenere nel nostro cuore per lungo tempo, o sempre,
questa nostra boccata d’aria o finestra, sul chi eravamo o rappresentavamo,
come fosse un premio e non una condanna.
Come da accordi, dividemmo il conto, anche se lui a pagare tutto ci provò più volte
e mentre lo salutai dal taxi, sorrisi come meglio potevo, ma non certo perchè ne
avessi davvero voglia. Un quarto d’ora dopo, mi raggiunse con un sms, dicendomi
che era stato bene e che se fosse stato il nostro unico incontro lo avrebbe portato
con sè per sempre con immenso piacere e che sapevo bene cosa volesse dire con
quelle parole. Non potevo pensarci troppo su, cercai perciò di pensare a cosa
avrei voluto visitare e chiesi qualche consiglio al taxista. Rimasi a bighellonare
per le stradine, perchè di rintanarmi già in albergo non mi andava. E non mi riusciva
pur se avrei voluto, rispondere a quel sms. Ormai mi conosceva bene e quindi
ero certa che immaginasse il perchè del mio silenzio. Il mattino seguente, decisi di dirgli
che da quel momento ero una turista, che stavo uscendo dal Hotel Astor e che senza una meta precisa avrei inziato a girare per la città: in effetti dove andare
lo sapevo bene, ma non volevo potesse sembrargli come un invito a raggiungermi,
perchè anche se mi sarebbe piaciuto moltissimo, sapevo che non poteva permettersi
passi falsi. Camminai sino alle prime ore del pomeriggio, passando da una Chiesa, ad
un Museo, visitando la Piazza e le botteghe che la circondavano.
Era davvero splendida Perugia!
Lo era persino con il cielo che da un attimo all’altro minacciava un temporale.
Mi fermai al bar per farmi un toast e dicendomi che forse era meglio se prendevo
un taxi per tornare in albergo, aspettai di potermi comperare
un ombrello perchè come sempre non lo avevo messo in valigia e se avessi deciso
di uscire di sera, mi sarebbe venuto utile.
Mentre aprivo la porta della mia stanza, il telefonino prese a suonarmi, nel cercarlo pensai alle mie figlie, a mio marito, invece rimasi sorpresa nel vedere sul display il suo nome.
Raccontai che ero stanca ma soddisfatta del mio giro turistico solitario e che
sentivo che mi stava davvero rigenerando, e non nascosi che era mia intenzione
riposarmi qualche ora, per poi dopo cena andare a rintanarmi in un teatro o cinema.
“Se posso ci sentiamo tra poco, ora devo salutarti” mi disse facendomi percepire
che la cosa lo infastidiva ma non poteva fare diversamente.
Mentre facevo la doccia, mi arrivò un suo sms,
dove mi diceva che per farsi perdonare mi aveva appena mandato dei fiori.
Ancora una volta non riuscì a dire una parola di risposta e trovai saggio aspettare
mi venissero consegnati i fiori, per dire un grazie e che era stato un pensiero molto bello,
ma che non doveva farsene alcun problema. Alla porta nel frattempo, qualcuno stava
bussando. Aprì senza nemmeno chiedere chi fosse e rimasi di stucco nel vedere
che un fascio enorme di margherite e gerbere erano consegnate da lui.
Non mi chiese se poteva entrare, entrò mentre credo che con il solo sguardo stessi esternando tutta la mia felicità nel vederlo. Scherzando mi domandò se mai stessi aspettando qualcuno, lo fece avvicinadosi a pochi centimetri da me.
Sentivo il cuore battermi forte in petto, come quando da bambina facevo una marachella e temevo venisse scoperta, e dove puntualmente mi dicevo di non rischiare e invece poi mi ci tuffavo anema e core perchè non sapevo rinunciare a quanto desideravo. Mentre il cuore accellerava, mi ritrovai a sfilargli la maglietta che indossava, lo facevo tra un bacio e una parola, mentre le sue mani facevano cadere a terra il mio accappatoio e mi spingeva verso il letto. Pochi attimi dopo eravamo tra le lenzuola ad arrotolarci con passione, mentre lui mi confessava, che non poteva non rivedermi e che anche se sapeva che stavamo forse sbagliando, di fare quello sbaglio era l’unica cosa che da tempo desiderava ed era certovolessi anche io. In poche ore entrambi avevamo avuto modo di scambiarci diverse vette del nostro piacere più intimo, e ci eravamo completamente dimenticati di tutto quello che fuori dalla stanza era presente. Continua a leggere Voglia di te. Di ogni singola goccia.

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Desiderio di sottomissione

uomo schiavo si fa sottomettere dalla sua sexy padrona - bdsm

Inginocchiata davanti a lei, inizio a baciarle e leccarle i piedi, guardandola aspetto un suo cenno per dirigermi più in alto.
aprire i pantaloni e ritrovarmi ad annusare il suo membro, desiderarlo, spostare l’intimo per poi dedicarmi al suo cazzo.
un pompino lungo ne segue, alternato a dolci baci, calde leccate e vogliosi risucchi.
le offro il mio corpo, qualsiasi mio buco è il suo, libero di godere dove più la eccita.
Il mio desiderio piu’ grande è ripulire il suo seme dopo l’orgasmo, per non perderne una sola goccia.
Da brava cagnetta, per farla eccitare ulteriormente, mentre le faccio un pompino passionale,dove accolgo il suo cazzo fino in gola, strofino la mia fica sulla sua gamba, libero di sentire quanto piacere mi procura avere l’onore di leccarla.
Accucciata sulle gambe porto dunque la fica contro le sue caviglie, mi sforzo di venire avanti per strusciarmi a lei, l’immagine che ne deriva è la seguente: le tette alte che poggiano contro le sue palle, i capezzoli turgidi che strofinano su di esse, si bagnano della mia bava mentre ingoio il membro pulsante, le mani lungo il fianco attendono frementi di toccare quella calda carne che scompare nella mia bocca.
….faccio un cenno per farle capire la mia ovvia disponibilità nell’essere scopata, mi stacco dal suo membro per fare una piccola rotazione su me stessa, a quattro zampe mi giro e le offro il mio fondoschiena, lo alzo, per farle capire che se vuole, basta un gesto e potrebbe scoparmi.
Qui la mia immagine cambia: la faccia distesa sul pavimento, le cosce larghe e la mia voce eccitata di sottofondo che implora di essere usata in qualsiasi buco a suo piacimento.
Chiudo gli occhi ed attendo, la sento salire su di me, sulla sua cagna da monta, zuppa dei suoi umori, della saliva che non è riuscita a contenere nella bocca piena del membro, mi tiene per la coda lunga e schiacciandomi a terra mi porta i piedi alle spalle e Ansimando inizio a ringraziarla e a pregarla di sfondarmi, di farmi male, di umiliarmi.
le chiedo di avere l’onore di leccare i suoi piedi mentre lei mi monta.
Meravigliosa è la scena che si crea in quella stanza, io, la sua vacca, sfrontata, elegante, vacca sofisticata, troia, ammiccante….
Lei, un uomo ai miei occhi bellissimo, trasformatosi in Padrone, mi scopa ed ha il pieno controllo su di me.
il piede scivola veloce fino ad arrivare dentro la mia bocca, inizio a leccarlo mentre mi sento allargare il culo, a dovere.
Sento la sua eccitazione crescere insieme alla mia, so che ormai non riuscirebbe piu’ a fermarsi quindi mi lascio andare, mi lascio inculare mentre sento chiaramente dei colpi sul sedere, netti, precisi, costanti, uno schiaffo dopo l’altro fino a sentirmi totalmente in suo possesso. Lei è compiaciuto nello sputarmi in faccia e contemporaneamente nello scoparmi la bocca con il piede.
‘’bestia da cazzo, ora si che sei stupenda’’, ‘’ora si che puoi essere te stessa’’ , sono le uniche parole che sento dopo molto tempo, mai sentite parole piu’ vere, piu’ sentite, piu’ belle.

Ad ogni suo sputo la ringrazio.
la mia bocca,oscenamente larga per accogliere il suo piede, ansimante mi faccio cosi scopare la bocca mentre mi sfonda il culo dolorante ma voglioso, come la mia fica, che cola in modo osceno i miei umori.
sento allentarsi le pareti del mio culo, ogni cosa in me si arrende ai suoi colpi che mi aprono, presa dall’eccitazione inizio a succhiare più forte il piede, mi sento troia, troia come non mai e questo lei lo percepisce e la incita ad aumentare i colpi, gli schiaffi, gli sputi,
siamo ormai in uno stato di degrado, splendido e zuppo di umori.
Ormai arresa ovunque, mi concedo a lei.
Continua a leggere Desiderio di sottomissione

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Storia di una schiava (I parte)

Donna schiava legata e ammanettata

Silvia è una splendida trentacinquenne, alta, con lunghi capelli, magnifici fianchi ed eccitantissimi

seni; è un’affermata professionista nella sua città titolare di rinomatissimo studio d’architettura.
Sessualmente trova soddisfazione sia con uomini sia con altre donne.
Marta ha ventitré anni.
Anch’essa è alta, slanciata, splendida ragazza.
Studia all’università.
Abita in provincia ma, per essere più vicina alla facoltà, ha deciso di trasferirsi in città.
Silvia ha messo un annuncio sul giornale per trovare una cameriera che si occupi a mezza giornata
della sua grande casa.
All’annuncio risponde Marta che, per mantenersi agli studi e per vivere in città, vuole trovare un
lavoro part-time che le consenta di guadagnare qualcosa e di avere tempo a disposizione.
La studentessa si reca nello studio di Silvia che, dopo una breve anticamera, la riceve.
La professionista è favorevolmente impressionata dalla ragazza, le piace come tipo.
Anche Marta prova istintivamente simpatia per la donna.
È quasi ora di pranzo.
Per parlare più tranquillamente Silvia invita al ristorante la ragazza.
Questa espone le sue richieste.
Facilmente trovano un accordo.
Poiché Marta deve ancora trovare una casa, Silvia le offre, come parte dello stipendio, l’ospitalità in
casa sua.
Così la ragazza avrà più tempo per studiare non dovendo trasferirsi ogni volta per andare al lavoro.
La ragazza, entusiasta e riconoscente, accetta.
Subito nel pomeriggio si reca nella nuova casa che la ospiterà. Silvia ritorna in ufficio e la ragazza
comincia i primi lavori domestici.
L’attrattiva tra le due donne è forte.
Silvia è una Dominatrice nata.
Le piace sottomettere altre donne o uomini.
Vuole essere servita, adorata, ubbidita, soddisfare sui suoi sottomessi ogni suo istinto.
Marta è ancora molto giovane.
Non ha mai avuto esperienze sessuali diverse da quelle convenzionali.
Tuttavia è fortemente attirata dalla forte personalità della sua datrice di lavoro.
Quando le parla non riesce a sostenere lo sguardo ed abbassa sempre la testa. Silvia nota questa
cosa e le fa piacere.
Probabilmente la sua ospite è una potenziale schiava.
La ragazza vuole fare bella impressione con la donna.
Lavora bene e duramente.
Quando la Signora lavora in casa la sera, senza che le sia stato richiesto, le porta da bere e subito,
silenziosamente, si allontana per non disturbare.
Quando la Signora, accidentalmente, lascia cadere qualche cosa, Marta accorre, si inginocchia e, da
quella posizione, restituisce l’oggetto a Silvia che, riconoscente, lo prende.
Mentre è in ginocchio osserva con attenzione le belle gambe della donna, i magnifici piedi e le
splendide scarpe con il tacco alto che sempre la donna indossa.
Più di una volta ha provato l’istinto, per lei strano, di chinarsi e di baciarle i piedi e le scarpe.
Ma si è sempre trattenuta.
Silvia si rende conto che la ragazza è soggiogata dalla sua forte personalità.
Ogni tanto, quando è un po’
eccitata, lascia cadere appositamente qualcosa.
Marta, durante la giornata mentre studia all’università o mentre lavora in casa, si sorprende più volte
a pensare alla sua datrice di lavoro.
Le rivede le belle gambe che può osservare quando le sta inginocchiata innanzi.
Le rivede le scarpe e, col pensiero, una volta si immagina di leccargliele mentre ancora sono
indossate.
Subito si desta, ma si accorge di essere eccitata.
Non le era mai successo di essere attratta da un’altra donna.
Non le era mai successo di eccitarsi nel pensare di umiliarsi a lei.
Un giorno, mentre riordina la casa, nello spogliatoio trova un paio di mutandine col pizzo della
Signora.
Senza pensarci le porta al naso. L’indumento è stato usato il giorno prima e porta ancora l’odore del
sesso della donna.
Marta prova un fremito.
Continua a leggere Storia di una schiava (I parte)